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Dal Sasso del Ferro, uno sguardo sul lago

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sasso-lago-5Il battello si stava staccando lentamente dal molo. Liberato l’ormeggio,  sfilando e recuperando la grossa sagola, dopo aver ritirato la  passerella , il capitano ed il suo equipaggio si preparavano a far rotta verso l’isola Madre. L’Helvetia si muoveva al rallentatore come se fosse restia a prendere il largo. Sembrava quasi che gli piacesse l’attracco al punto da confidare nell’accoglienza dell’imbarcadero e fermarsi un po’  più a lungo, magari per prender fiato e riposare il suo scafo provato da decenni di onorato servizio sulle acque del Verbano. Ma le due eliche, mosse dalla potenza dei quattrocento cavalli a motore, facevano ribollire l’acqua e – pur con un certo rimpianto e di malavoglia – l’Helvetia seguì l’ordine di partenza. Solo una coppia di turisti stranieri, probabilmente inglesi, era salita a Baveno. E più di tre quarti dei 360 posti a sedere erano vuoti. Non c’era da stupirsi. La bella stagione era ormai uno sbiadito ricordo e, per di più, si era a metà settimana. Solo il sabato e, soprattutto, la domenica c’era qualche turista in più sulle rotte tra isole e terraferma. Il lago era calmo e l’aria appena mossa da una brezza leggera e per nulla fastidiosa. Si poteva quasi star fuori, faccia all’aria, anche se le cime imbiancate dei monti che segnavano il confine tra Piemonte, Lombardia e Svizzera rammentavano che l’inverno era in procinto d’agguantarci con il suo gelido abbraccio. Attraverso il tondo dell’oblò della porta d’accesso al ponte di coperta verso  prua, dov’erano stivati i grossi salvagente rigidi, bianchi e rossi, s’intravedeva un gabbiano. Pur essendo sasso-lago1uccelli di mare, diverse colonie di gabbiani vivono sui grandi laghi del nord, dal Maggiore al Como fino al Garda. E quello lì, con una certa insistenza, guardava fisso l’interno del battello con i suoi occhietti mobili. Ritto sulle zampette, con un fare allegro, se ne stava appollaiato sul parapetto, con le sue lunghe ali raccolte, muovendo il becco adunco e robusto. Sembrava volesse parlare. Lo guardammo tutti con curiosità. Forse troppa perché, qualche minuto dopo, prese il volo e si diresse sasso-lago-4verso l’isola dei Pescatori, lanciando le sue grida un po’ rauche. Il battello, dopo aver attraccato all’isola Madre – la più grande e lussureggiante delle isole Borromee – e a Pallanza, arrivò puntuale al porto di Intra. Da lì, con la motonave traghetto San Cristoforo, raggiunsi la sponda lombarda. Appena messo piede a terra, guardai verso la montagna che avevo di fronte. La meta che mi ero prefisso di raggiungere stava lì, sopra di me:il Sasso del Ferro , che dai suoi 1062 metri, sovrasta Laveno Mombello. Da lì si può spaziare sul panorama  del lago Maggiore e su buona parte della catena alpina dominata dal massiccio del monte Rosa alla sommità del quale svettano –ben oltre i quattromila – le sue quattro “punte”: Dufour, Nordend, Zumstein e Gnifetti. Al Sasso del Ferro ci si può salire con la bidonvia che, dalla stazione della funivia del Lago, nei pressi della via Lumaca,  in meno di un quarto d’ora , “salta” il dislivello che separa Laveno dalla piazzola del Poggio di Sant’Elsa. E’ da lì che, quando fa bello ed il vento soffia in quota,  gli spericolati praticanti del ‘volo libero’ , si lanciano con deltaplani e parapendii, volteggiando sul lago. Io, però, andandoci spesso, preferisco salire sull’erta con il “cavallo di San Francesco”, cioè a piedi. Non prima di aver fatto una bella colazione, all’inglese, in località Acquanegra, al “Porticciolo” dove – attraverso i finestroni – si gode un magnifico colpo d’occhio sul lago. Da lì, attraversato il centro storico, si sale in direzione delle frazioni di Brenna , Monteggia  e delle Cascine. Lasciate alle spalle le ultime abitazioni, seguendo il segnavia  sulla sasso-lago3mulattiera acciottolata che attraversa  i  boschi di castagni e robinie, si giunge alle Casere. Da qui, con buon passo, senza perdere di vista il segnavia , passando in rassegna i faggi maestosi e le boschine, senza la fretta che può tagliare il fiato, si arriva alla meta. E’ sempre una gran bella soddisfazione sedersi lì, fuori dal bar, su una comoda sedia impagliata, con una birra fresca in mano, a contemplare il panorama. Dal Poggio  si domina l’insenatura di Laveno e buona parte del Lago Maggiore con le montagne che lo circondano, dal Mottarone alla Zeda, con la catena alpina delle Lepontine a far da sfondo. C’è da riempirsi gli occhi con tanta bellezza. Basta un buon binocolo per cercare i particolari. Ecco un gregge di pecore che sale lento sulla strada tra Campino e Someraro e, più a destra, le macchine da cava che si muovono sotto i lastroni di granito rosa a Baveno. Sul lago una barca che si muove lenta, pescando a tirlindana, tra   l’isola Madre e Pallanza mentre le lenzuola bianche stese, sasso-lago2fresche di bucato, nelle prime case a ridosso del lungolago di Griffa, svolazzano all’aria. Volendo si può andare più in su, dal Poggio S.Elsa , imboccando un ripido sentiero, fino alla vetta al Sasso del Ferro, dove la vista spazia sul più ampio panorama tra lago e montagne. Salire al Mottarone o allo Spalavera, in punta al Monte Rosso o – come in questo caso – al Sasso del Ferro è questione di punti di vista, d’angolo di visuale. Un modo per guardare, dall’alto, il bacino argenteo del lago che “salda” le terre che lo circondano. Ognuno con i suoi occhi e la sua sensibilità, come fece anche Stendhal, confidando al suo diario la “deliziosa vista” da una terrazza sull’Isola Bella: “A sinistra, l’isola Madre e una parte di Pallanza, quindi il ramo del lago che più in là entra in Svizzera; di fronte, Laveno; a destra, il ramo di Sesto. Cinque o sei profili di montagne velate dalle nubi. Questo panorama fa il paio con quello del golfo di Napoli e parla ancor meglio al cuore. A mio parere queste isole risvegliano il sentimento del bello ancor più di San Pietro. Finalmente il mio spirito, che per amore di un bello troppo bello trova sempre da criticare, ha incontrato qualcosa in cui nulla v’è di criticabile”.

Marco Travaglini

Susanna Di Martino: “I sussurri segreti del vento”

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Una storia d’amore. Di libera scelta. Di risveglio al proprio essere

Un incontro casuale. O forse no.

Con una donna donna misteriosa, che porta in sé il sussurro segreto del Vento.

Che riconduce a verità profonde.

Sepolte da strati di maschere, apparentemente necessarie.

Una storia d’amore. Di libera scelta. Di risveglio al proprio essere.

Di fuoriuscita, dalle paure potenti, che ci chiudono alla vita.

La vita vera col suo carico di straordinaria possibilità.

Un uomo. Una donna. Il mistero di ciò che non si vede, ma.

La storia di ciascuno di noi.

Se decidiamo di ascoltarli certi sussurri.

E di abbandonarci. Alla forza impetuosa del vento.

All’energia misteriosa e profonda che certi soffi interni sanno risvegliare in noi.

Se lasciamo che ritrovino la via del Cuore. L’unica possibile.

Un giorno ti capita un libro fra le mani. Ti sembra di sceglierlo, o forse è lui che sceglie te, chissà.

È qualcosa nel titolo, che tocca corde profonde. O nell’immagine di copertina. L’odore della carta.

O più semplicemente l’energia che emana. Non te lo sai spiegare, ma sai che è lui. Che donerà alla tua anima una piccola chiave preziosa. Che avrai la possibilità di utilizzare o meno. Per compiere un minuscolo passo. O per trasformare completamente te stesso in qualcos’altro. Non è questo, forse, l’importante. Ciò che conta è che arriva il momento in cui il misterioso richiamo, quel vento interiore che ha sempre abitato certe regioni profonde del tuo essere, emana un refolo di riconoscimento. Generato da una storia. E niente sarà più come prima.

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Susanna Di Martino : Nata sotto il segno dei pesci, in una terra di giganti ed antichissima energia. Un isola di mare, straordinariamente e sfacciatamente bello, e di vento, perennemente intenso e libero. Vive, lavora, fotografa e scrive, a stretto contatto con questi elementi, fra i quali, in particolare, la forza e l’energia del mare sono compagne di viaggio amorevolmente indispensabili. Psicoterapeuta, formatrice e ricercatrice spirituale, si occupa da tempo di psicologia alchemica, di come cioè l’incontro tra la psicologia, la spiritualità, e la fisica quantistica, possa condurre, concretamente, alla creazione della realtà che desideriamo, finalmente svincolata da retaggi esterni, credenze limitanti e cortocircuiti mentali.

 

Informazione promozionale

 

“Variazioni armoniche”, le opere di Donatella Strada in mostra al Brunitoio

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Sabato 10 Novembre, alle 17,30,presso la Sala Esposizioni Panizza di Ghiffa (Vb), l’Officina di Incisione e Stampa in Ghiffa “Il Brunitoio” inaugura la mostra di Donatella Strada “Variazioni armoniche”

 L’evento sarà presentato dal critico Francesco Pagliari. ”Nelle opere di Donatella Strada si dispiega un campo complesso di riflessioni”, scrive Pagliari.”Rappresenta stati di sensibilità, ricorrendo ad elementi intensamente geometrici; percorre superfici, analizza linee sensibili, traccia flussi di forza che impongono direzioni visive rilevanti”. Aggiungere e togliere, nel lavoro di Donatella Strada, divengono procedimenti espressivi, attorno a punti fondativi che agiscono come un “basso continuo”,un tessuto nel quale si introducono le variazioni, le contrapposizioni”, sostiene Pagliari.La mostra sarà visitabile dal 10 novembre al 2 dicembre, dal giovedì alla domenica, dalle 16.00 alle 19.00 nella sala Esposizioni Panizza in Corso Belvedere 114 a Ghiffa (Vb). Il rinfresco dell’inaugurazione sarà curato dall’Osteria del Castello di Verbania.

M.Tr.

La classicità moderna di Colonna

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“Giorno e notte”, museo civico Moncalvo. A cura di ALERAMO ONLUS.Sino al 16 dicembre – Sabato e domenica 10-19. Altri giorni su appuntamento tel  3277841338

Gianni Colonna possiede ricchezza di formazione, approfondimento di esperienze e incontri sviluppati creativamente in cui si intrecciano passato e presente attraverso particolari sovrapposizioni.

Il rigoroso mestiere, a sostegno della propria poetica, lo fa approdare ad una intensità di risultati in cui l’idea si concretizza grazie alla figurazione; mai cede a lusinghe di mode effimere che imitano, banalizzandole, le geniali intuizioni delle avanguardie storiche che hanno valore solo se irrepetibili mentre il nichilismo attuale impoverisce l’arte e quindi la conoscenza del mondo. A Colonna non serve l’annullamento iconico per creare il Nuovo poiché lo trova appropriandosi degli artisti del passato “dipingendovi sopra”, come suole dire, con libertà stilistica. Si tratta di una moderna classicità non sottoposta a sterili mode del momento bensì è vocazione alla Bellezza delle immagini che durano nel tempo, è un ritorno all’ordine che recupera simboli, miti e l’alchimia dei contrari che si avvicendano perennemente come in un processo vichiano. Ad ogni opera, qualunque sia la tematica, dà lo stesso titolo “Giorno notte”, a cui non è estraneo il richiamo alla Tomba Medicea di Michelangelo, uno degli artisti che maggiormente ammira. Nel tema dei paesaggi, naturalistici, silenti e misteriosi, si attua un processo di semplificazione stilistica, di essenzialità spaziale di sublimata purezza che quasi si incammina verso l’astrazione; tutto è immobilizzato in una sorta di realismo magico che l’artista, torinese, ha assorbito dalla atmosfera della “città metafisica” di De Chirico, Nietzsche e Casorati, suo maestro, ma che risentono soprattutto il senso di calma e di cosmica fratellanza di Piero Della Francesca. La collina monferrina, pura e incontaminata, costantemente sotto la luna, diventa simbolo dell’eterno riconciliarsi degli opposti di alba e tramonto tra luci e colori. Se nel tema del paesaggio non compare figura umana, alla cui presenza allude la luce che esce dalla porta spalancata della casa, il tema sacro, poco trattato nell’arte moderna e contemporanea passata dal trascendente all’immanente, è al contrario umanizzato per l’esigenza di mantenere in vita la nostra cultura millenaria che rischia di disperdersi.

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Il crocifisso, simbolo irrinunciabile, sovrapposto a modelli del Cristo patiens col capo reclinato sulla spalla ma con gli occhi aperti, privo di ferite sanguinanti e di chiodi a mani e piedi, vivo nel preannunciare la resurrezione, è reso attuale inserendolo tra i vigneti del Monferrato.In alcuni quadri il luogo è immediatamente riconoscibile nell’” Angolo di giardino alla Colma” di Angelo Morbelli, il più osservante del Divisionismo, a cui Colonna rende omaggio rispettando la stesura a puntini e trattini della vegetazione in cui il Cristo è incluso.La Vergine, dipinta su opere di Simone Martini, di Van Eyck, Orazio Gentileschi con libertà stilistica, nella Pietà rivela un tacito tranquillo colloquio tra Madre e Figlio differenziandosi per l’essenzialità e per il sentimento di speranza che si distacca anche dalla dolorosa elegia di Giambellino e dalla tragedia cosmica di Sebastiano Del Piombo, spesso citati. La Madonna, dipinta su quella di De La Tour, umile nella stanzetta rischiarata dalla luce di una immaginaria candela, è attorniata da antichi libri che spesso Colonna immette nei quadri, per avvalorare l’importanza della cultura umanistica che sta alla base della propria pittura. La Vergine, sovrapposta alla” Annunciazione” del Beato Angelico è timida e timorosa all’apparire dell’angelo che le offre una rosa rossa al posto del candido giglio, mantenendo ricordi anche di Simone Martini e Lorenzo Lotto.Trattata con attenzione ai modelli di riferimento, la figura femminile sovrappone contenuti e invenzioni formali personalissimi: La Venere di Velasquez, privata dei particolari del letto, dello specchio e dell’angelo, giace nuda sul terreno avvolta in una atmosfera blu ad indicare il primigenio congiungimento di uomo e natura, terra e cielo. Riprendendo il “Riposo nella fuga in Egitto” di Caravaggio, l’angelo musicante si trasforma in figura femminile allo stesso modo in cui il Cristo della” Flagellazione” di Piero è sostituito da una donna alludendo al problema attuale del femminicidio.

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Essendo uomo del proprio tempo, Colonna è sensibile a quanto avviene intorno a lui come pure è aperto a movimenti artistici moderni e contemporanei che rispettino il passato pur nell’innovazione; ama quindi Picasso, Carrà, Balthus e altri grandi artisti delle avanguardie che non hanno annullato completamente la figurazione; alcune figure muliebri, svuotate del corpo avvolto in linee curve e col volto privo di lineamenti, fanno pensare a una affinità con Kostabi. Le nature morte abbinano particolari realistici come il pollo della” Cena in Emmaus” caravaggesca a enigmatici straniamenti dechirichiani, un autoritratto contiene la citazione della barca di Carrà come desiderio di avventurarsi in sperimentazioni e, ancora,” la foresta” di Max Ernst viene posta su una mentale isola bianca, levigata e lucida come la seta, sospesa in un cielo striato di blu, mentre “La notte” di Michelangelo è accostata ad un notturno di Magritte. Per la prima volta in assoluto, inoltre, è esposto, nella mostra in corso nel Museo di Moncalvo, un quadro giovanile di Colonna ispirato dal tema circense del periodo blu e rosa di Picasso. Sempre aleggia nei dipinti un senso di serenità, sono pochi i momenti in cui Colonna mostra pessimismo ed è quando medita sul rischio della perdita della bellezza e della tradizione tracciando sulle opere una riga simile ad una ferita per simboleggiare la morte dell’Arte che egli ritiene avvenga nei giorni nostri. La convinzione che la forza dell’Arte sia vincente gli fa però continuare il cammino intrapreso che, ponendolo in posizione isolata, paradossalmente lo rende un artista rivoluzionario.

 

Giuliana Romano Bussola

 

 

 

FLAUTO & VARIAZIONI

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L’Accademia “Flauto e Variazioni” APS nasce a Ferrara nel 2015 da un’idea dei flautisti Emmanuela Susca e Filippo Mazzoli. Lo scopo è quello di offrire, attraverso lezioni magistrali, un perfezionamento per il flauto nel suo repertorio solistico, cameristico e d’orchestra

 

L’esigenza nasce dal fatto di coprire un bacino di utenza abbastanza scarso di offerte di questo tipo. Se si esclude l’esclusiva Accademia “Incontri col Maestro” di Imola (Bo) i giovani flautisti delle province di Ferrara, Ravenna, Rimini e anche Rovigo terminati gli studi tradizionali del Conservatorio, fino ad oggi non avevano la possibilità di perfezionarsi vicino a casa senza dover aggiungere oltre ai costi del Corso quello del viaggio, del vitto e dell’alloggio. “Flauto&Variazioni” offre lezioni individuali con il maestro principale (Mazzoli), lezioni specifiche di tecnica con l’assistente (Susca) oltre a master class dove vengono invitati i principali flautisti italiani ed europei (Francesco Loi, Matteo Evangelisti solo per citarne alcuni). I 6 incontri annuali si svolgono a Ferrara normalmente il sabato e la domenica, per un totale di almeno 12 lezioni individuali oltre alle attività di gruppo: concerti, seminari e conferenze a cui tutti gli iscritti possono liberamente partecipare. Durante le lezioni individuali è sempre a disposizione un pianista accompagnatore per lo studio del repertorio e dei passi d’orchestra. L’anno accademico si sviluppa normalmente da gennaio a luglio, mentre nel mese di dicembre si riapre e festeggia con un concerto degli allievi e la consegna della borsa di studio per lo studente più meritevole. Nel maggio del 2018 è partita una collaborazione con uno studio pianistico romagnolo: la “Ceroni Piano School”. Unendo le forze si è creato un laboratorio di musica da camera (duo flauto e pianoforte) il cui risultato finale è stata l’esibizione dei migliori allievi presso il Teatro Comunale “Dante Alighieri” di Ravenna in un concerto pubblico. Durante i mesi primaverili ed estivi “Flauto&Variazioni” ha fondato “Festival&Variazioni” che da la possibilità ai suoi iscritti di partecipare a diverse collaborazioni con altre istituzioni pubbliche e private del territorio, qualifica zone della città dove la musica non arriva con semplicità e propone concerti ed eventi che escono dalla musica classica. Il festival partirà dal 29 Ottobre ore 21 presso il Consorzio Factory Grisù a Ferrara con un concerto jazz del Duo Rubin-Brunelli (pianoforte e contrabbasso) per poi proseguire per tutto l’anno.

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Le iscrizioni alla masterclass sono aperte dal 1 al 15 Gennaio (MAX 8 ISCRITTI)

Per info: flautovariazioni@gmail.com

FB: Flauto&Variazioni

 

 

 

 

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Informazione commerciale

Le offerte di lavoro? In vetrina sul portale

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Le offerte di lavoro e formazione messe a disposizione dai Centri per l’Impiego e dalle agenzie per il lavoro piemontesi, le attività per lo sviluppo dell’occupazione finanziate dal Fondo sociale europeo, le iniziative di orientamento e le opportunità all’estero gestite dalla rete Eures sono da oggi conglobate nel nuovo portale Informalavoro Torino Piemonte. Frutto di un’intesa istituzionale tra Regione Piemonte e Città di Torino, in collaborazione con Agenzia Piemonte Lavoro.

l’iniziativa si propone di valorizzare l’esperienza che la Città di Torino porta avanti da anni con la testata Informalavoro, che viene così arricchita, grazie alla sinergia tra gli enti, nei contenuti e resa fruibile a livello regionale. Finanziato grazie alle risorse previste dal piano di comunicazione del Fondo sociale europeo, il portale presenta una specifica sezione con più di 300 offerte di lavoro, oltre a concorsi, borse di studio, stage e ricerche rivolte alle alte professionalità. Dall’home page si può inoltre accedere al sistema della formazione professionale e degli Istituti tecnici superiori, nonché alle sezioni dedicate all’orientamento alle professioni e alla normativa sul mercato del lavoro. In evidenza, un focus sull’auto-imprenditoria, con informazioni sul programma regionale Mip-Mettersi in Proprio e consigli rivolti a chi ha un’idea d’impresa, approfondimenti sulle politiche attive del lavoro (dall’assegno di ricollocazione nazionale al Buono servizi della Regione) e notizie in evidenza con appuntamenti utili per chi cerca un’occupazione. Come ha dichiarato l’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, durante la presentazione svolta il 23 luglio con l’assessore al Lavoro del Comune di Torino, Alberto Sacco, e il direttore dell’Agenzia Piemonte Lavoro, Claudio Spadon, “pur senza pretese di esaustività assoluta, pensiamo che riunire in un unico contenitore le informazioni rivolte a chi sta cercando lavoro, o vuole migliorare le proprie competenze, rappresenti un utile servizio per i cittadini piemontesi. Grazie alla collaborazione con Città di Torino e Apl, inoltre, consolidiamo una buona pratica e permettiamo una diffusione più capillare delle opportunità messe in campo dalla Regione grazie al Fondo sociale e delle attività dei Centri per l’impiego, di cui è stato, tra l’altro, recentemente definito il nuovo assetto”. Concepito per una facile consultazione anche da dispositivi mobili, il portale viene costantemente aggiornato da una redazione dedicata, composta da operatori dei tre enti interessati. “Anche questo nuovo portale – ha poi rimarcato Pentenero – segna che siamo alla conclusione della pagina difficile e complicata vissuta dai Centri per l’impiego negli ultimi due anni. Dopo la lunga transizione aperta dalla legge Delrio, dal 1° ottobre la gestione passerà definitivamente all’Agenzia Piemonte Lavoro, con la contestuale stabilizzazione dei precari che si erano creati trasferendo le competenze dalle Province alla Regione. Oggi abbiamo in Piemonte 30 Centri con 45 sedi e 430 operatori, a fronte dei 550 presenti all’inizio del processo. Ma abbiamo una dotazione europea di 4 milioni, che investiremo in progetti in grado di portare 106 persone in più a lavorare nella rete dei Centri”.

 

Gianni Gennaro

www.regione.piemonte.it

Estate al museo (e non solo) a Torino e fuori porta

in Cosa succede in città/vetrina8

Con l’avvicinarsi delle vacanze estive aumenta il tempo libero da dedicare alla scoperta delle bellezze culturali e paesaggistiche del Piemonte. Perché dunque non farlo insieme ad Abbonamento Musei Torino Piemonte, l’unica tessera che consente l’accesso libero e illimitato ad oltre 200 realtà culturali piemontesi, fra musei, residenze reali, castelli, giardini e fortezze di Torino e del Piemonte visitabili per 365 giorni dal momento della sottoscrizione: un prodotto già scelto da oltre 130.000 abbonati che possono sempre avere a portata di tessera l’intero patrimonio culturale della Regione.

 

Tra i tantissimi castelli e residenze sabaude con parchi e giardini dove i visitatori potranno passeggiare all’aria aperta e conoscere da vicino i preziosi arredi troviamo il Castello di Racconigi e il Castello di AglièVilla della Regina sulla collina di Torino o poco fuori città la Palazzina di Caccia di Stupinigi o gli appartamenti reali del Castello de La Mandria.

Presso La Venaria Reale sarà possibile trascorrere un’intera giornata visitando gli ampi giardini, straordinario connubio tra antico e moderno, tra insediamenti archeologici e opere contemporanee, che possono essere esplorati in maniera divertente da tutta la famiglia, con il trenino Freccia di Diana, la gondola o la carrozza a cavallo. Inoltre, con l’Abbonamento Musei Torino Piemonte, sono visitabili gratuitamente presso la Reggia numerose mostre davvero da non perdere tra cui la nuova Easy Rider. Il mito della motocicletta come arte.

 

Presso i Musei Reali – Galleria Sabauda è in corso Il silenzio sulla tela. Natura morta spagnola da Sánchez Cotán a Goyaun percorso sul genere della natura morta dalla sua nascita negli ultimi decenni del Cinquecento fino all’inizio dell’Ottocento.

 

Altre imperdibili mostre sono quelle ospitate dal Forte di Bard, in valle d’Aosta: la mostra Landscapespresenta 105 immagini in bianco e nero personalmente selezionate da Henri Cartier-Bresson, scattate tra gli anni Trenta e gli anni Novanta fra Europa, Asia e America. Henri Matisse. Sulla scena dell’arte sviluppa una tematica centrale all’interno della vasta vita artistica di Henri Matisse: il rapporto con il teatro e la produzione di opere legate alla drammaturgia, attraverso novanta opere realizzate in 35 anni, dal 1919 fino alla morte dell’artista.

Prosegue fino al 16 settembre Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari presso il Palazzo dei Musei di Varallo, in Valsesia. La mostra è l’occasione per scoprire la grandezza di Gaudenzio Ferrari, un maestro assoluto del Rinascimento dal linguaggio semplice, teatrale e devozionale, che ha lasciato sul territorio piemontese la parte più importante della sua produzione artistica.

Si potrà scoprire anche la maestosità dei forti piemontesi, come il Forte di Fenestrelle, di Bramafam e quello di Exilles in val Susa, o il Forte di Gavi e di Vinadio. Una gita fuori porta a Oropa, nel Biellese, permetterà di esplorare il Giardino Botanico e il Museo dei Tesori del Santuario, incastonati nell’ambiente del Sacro Monte.

Da non perdere l’Ecomuseo delle Miniere in Val Germanasca, con oltre 4 km di gallerie e due diversi percorsi di visita attrezzati nelle miniere di talco più grandi d’Europa, e il Centro Uomini e Lupi a Entracque, il primo centro faunistico delle Alpi italiane interamente dedicato al lupo ed allestito con scenografie multimediali e approfondimenti sul rapporto uomo-lupo dai miti dell’antica Roma.

L’Abbonamento Musei è acquistabile e rinnovabile on-line, sul sito www.abbonamentomusei.it, presso i punti vendita e numerosi musei della rete. Per maggiori informazioni è possibile contattare il numero verde 800/329.329.

Quaglieni e il “Pannunzio” nell’intervista su Torino Magazine di luglio

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Di lui Aldo Cazzullo scrisse sul Corriere della Sera che è “un cavaliere solitario che tiene viva la memoria di una grande tradizione culturale, spesso misconosciuta». E’ pier Franco  Quaglieni, il professore, liberale di rango, cultore e difensore -forse l’unico rimasto- delle idee liberali. Il suo Centro Pannunzio, fucina di idee e di migliaia di iniziative culturali (una per tutte la grande mostra torinese dei disegni di Leonardo, nel 1975, con 150 mila visitatori) ha compiuto 50 anni. Dal 1968, anno della sua fondazione, il Centro si muove nel solco tracciato dal ‘ Mondo’ di Mario Pannunzio. A  Pier Franco Quaglieni, figura di spicco della comunità intellettuale torinese e italiana, docente e saggista di Storia Contemporanea, che fu amico di Mario Soldati e stimato da Indro Montanelli, la rivista “Torino Magazine” ha dedicato nel numero in edicola,  un’ampia intervista che vi consigliamo di leggere. Quaglieni ha di recente pubblicato il libro ‘Grand’Italia’ (Golem Edizioni, 2018) che segue ‘Figure dell’Italia Civile’ (Golem Edizioni, 2017) dedicati ai grandi personaggi del più recente passato che, con le loro idee, hanno saputo caratterizzare la storia italiana contemporanea. Guardando la città da un punto di vista culturale, – gli chiede il giornalista di “Torino Magazine” – può farci un confronto tra la Torino di ieri e quella di oggi? «La Torino di 50 anni fa era caratterizzata da grandi figure, oggi non ci sono

Torino 22-05-2017 Foto Daniele Solavaggione CONCERTO DEL PIANISTA SANDRETTO PER I 50 ANNI DEL CENTRO PANNUNZIO NELL’AULA MAGNA DEL RETTORATO

eredi di quegli uomini. Era anche una città chiusa, un po’ provinciale, in cui la Fiat aveva un ruolo dominante. Oggi è una città che cerca nel turismo la sua nuova vocazione. Quasi tutti dicono che le Olimpiadi invernali del 2006 hanno cambiato Torino. In parte è vero, ma c’è anche molta esagerazione. Oggi io vedo una città ripiegata su se stessa, dubbiosa rispetto all’impresa delle grandi opere. Persino il Salone del Libro è oggetto di polemiche aspre…». Sante parole.

BIJOUX DI DESIGN, OPERE D’ARTE DA INDOSSARE

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“Non ho mai odiato un uomo a tal punto da restituirgli i gioielli ricevuti in regalo”

(Zsa Zsa Gabor)

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Uniche, eleganti e senza tempo: sono proprio così le creazioni di Barbara Mogni, designer torinese ideatrice del brand BMcreativelab. I suoi gioielli sono intriganti e innovativi, quanto di più originale si possa scoprire in un mercato così vasto come quello dei bijoux moderni

I pezzi cult sono realizzati con un approccio completamente artigianale, libero da vincoli e costruito con la massima cura e attenzione a dettagli e materiali di alta gamma. La sua mano sembra modellare i gioielli sul corpo delle donne, con quei tratti distintivi di essenzialità e linearità delle forme, che completano la naturale bellezza di orecchini, anelli e collane. Un animo romantico quello di Barbara, che cresce respirando la moda. Dopo il liceo scientifico decide di entrare nell’Accademia di Brera, dove studia Storia dell’arte e dove capisce di avere una particolare predisposizione “per le cose belle”. “Ho lavorato – spiega Barbara – in un noto studio di architettura ad Asti e proprio lì ho cominciato anche ad occuparmi di grafica fino ad arrivare, dopo la laurea, ad affiancare per un paio di anni la costumista di Giorgio Strehler. Nasce poi per caso la prima collezione di bijoux che mi permette di avviare una collaborazione con ‘Poncif’, boutique di abbigliamento all’avanguardia del salotto sabaudo. Sui tessuti scelti per le collezioni ho disegnato i miei primi veri gioielli”. Quando il talento è nel sangue il passo verso il successo è breve: una collana BMcreativelab sfila tra le acconciature di Aldo Coppola, i rappresentanti si incuriosiscono, il mercato è stuzzicato dall’originalità e si parla sempre di più delle sue creazioni raffinate, insolite e ricercate. Il “White”, vetrina internazionale della moda contemporary, segna infine il salto di qualità: in uno dei più dinamici e vitali fashion district si consacra il brand BMcreativelab.

 

A chi sono dedicate le tue collezioni?

Certamente a chi ama indossare qualcosa di insolito, innovativo nelle forme e nei materiali, a chi vuole esibire qualcosa di unico. Le collane, così come gli orecchini, sono studiate per non passare inosservate e accompagnare ogni genere di abito. Le collezioni che propongo hanno sempre un fil rouge che le lega: dai cerchi, al giaietto, alle pietre utilizzate, che spesso si rincorrono nelle diverse stagioni, fino ai simboli e ai colori che mi ispirano.Dietro ogni creazione c’è tanto studio, molta fatica e infinite ore passate a confezionare artigianalmente ogni prodotto per il quale uso esclusivamente materiali naturali”.Impreziosite dalle galvaniche prodotte dalla celebre ditta Menoni Milano, gli oggetti di BMcreativelab si arricchiscono di geometrie armoniche dove graniti, cristalli di rocca, coralli, labradorite e perle coltivate sono protagonisti e rappresentano un viaggio all’insegna di una moda che unisce il gioiello all’accessorio.

Quali saranno le tendenze per la prossima stagione?

Credo da sempre in un prodotto romantico, con un’allure molto francese, delicata, mai invadente, ma ci saranno anche degli “esperimenti”… senza anticipare troppo, i colori presentati saranno pochi e in collezione si vedrà anche qualche pezzo dalle sfumature rock.

Cosa caratterizza BMcreativelab?

La cura e la ricerca. Quello che sorprende maggiormente le mie clienti è anche il packaging, a cui dedico molta attenzione, i miei gioielli sono accompagnati da tagli di stoffe, nastri e sacchetti creati appositamente. Il mio marchio di fabbrica è poi completato dal fil rouge di cui parlavamo, che non è solo metaforico, ma si esprime attraverso una piccola goccia di smalto Rouge noir di Chanel tra le iniziali del mio nome.

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Un estro inesauribile che Barbara ha tradotto anche in una collezione basica di abbigliamento, monotaglia, con dettagli in ecopelle. Un’artista, una donna, un vulcano di idee che non si ferma mai e che guarda, osserva e sperimenta. “Non disegno ma creo prototipi su cui lavorare e mi piace pensare che ogni mio oggetto sia interpretato dalle donne in modo sempre diverso”. I progetti di BMcreativelab sono in continuo fermento, “voglio continuare a crescere facendo questo mestiere al meglio, sperimentando, costruendo, curiosando”. Sarà questo il segreto di Barbara Mogni: uno sguardo insolito e appassionato che dà vita a gioielli unici per vestire, ogni giorno e con amore, le donne moderne.

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MARCELLO PASQUALI, E’ ‘18’ IL NUOVO ALBUM DEL CROONER TORINESE

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S’intitola semplicemente ‘18’, come il numero delle tracce che contiene, il nuovo album di Marcello Pasquali (www.marcellopasqualiofficial.com), stimato è un cantante, cantautore, compositore e crooner italiano. Il disco è disponibile in tutti gli stores digitali, e in formato fisico su Amazon.

Segno zodiacale bilancia ma con ascendente Ariete, nato a Torino ma veronese d’adozione, il virtuoso artista ritorna sulle scene con un progetto discografico – il terzo della sua carriera – pubblicato per la storica etichetta indipendente torinese ‘Capogiro Records’ (distribuzione ‘Believe Digital’), fondata e diretta dal valente Biagio Puma che vanta negli anni collaborazioni importanti con artisti del calibro di Gerardina Trovato, Franco Tozzi (fratello del celebre Umberto), Piero Chiambretti, Mario Lavezzi, Rita Pavone e Danilo Ballo, affermato arrangiatore dei migliori dischi dei mitici Pooh. In scaletta, una carrellata di grandi successi della migliore musica mondiale di ogni tempo riletti con voce intima e calda, come solo un cantante di razza sa fare. Brani, tra i tanti reinterpretati con gusto e classe, in equilibrio tra originalità e new sound, di Tiziano Ferro (‘Non me lo spiegare’), Fred Buscaglione (‘Buonasera Signorina’), Edith Piaf (‘La vie en rose’), Mina e Celentano (‘Acqua e sale’), Sting (‘Fragile’). Con uno spazio importante al miglior Songbook americano, di cui un riuscito esempio è ‘The Girl of Ipanema’ portata al successo nel 1962 dall’immortale Frank Sinatra, e felici incursioni nel mondo del miglior musical moderno di sempre, di cui l’intensa e struggente ‘Il tempo delle cattedrali’ (canzone di punta a firma Riccardo Cocciante della colonna sonora di ‘Notre-Dame de Paris’) tocca la vetta più alta del disco, con al suo interno anche un difficilissimo cambio di tonalità che ben si sposa con l’ambientazione tutta emozionalmente orchestrale del brano. Un disco maturo e consapevole, in cui Pasquali rivela un notevole eclettismo musicale nella scelta di un repertorio eterogeneo, nonché altrettanto complesso e virtuoso insieme. Scopo di questo album era fare della voce un filo conduttore fra generi diversi. Entrando in punta piedi nella magia delle emozioni di canzoni difficilissime anche solo da sfiorare con una nota, per farle mie, vestendole di sonorità senza tempo ed eterne, quali quelle legate al mondo dei crooners, di cui faccio parte, ma nel rispetto delle stesure originali. Fondendo strumenti ed elettronica, ritmiche di ieri e di oggi. Cercando, insomma, un filone espressivo nuovo in cui sentirmi totalmente a mio agio, in questo viaggio-omaggio a quei grandi maestri di oggi e di ieri cui sono grato per ispirare continuamente la mia musica”, dichiara soddisfatto Marcello Pasquali, fra l’altro anche Opinionista di Sanremonews.it durante il Festival di Sanremo 2018 insieme, tra gli altri, ai Matia Bazar, Gatto Panceri, Le Deva, Tony Maiello, Andrea Mingardi, Jessica Casula e i noti giornalisti e critici musicali Alba Cosentino (settimanali ‘DI TUTTO’ e ‘IN FAMIGLIA’), Maurizio Scandurra e Lele Boccardo (‘Civico20News’).

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Marcello Pasquali Biografia Breve.

Marcello Pasquali ha alle spalle. una storia artistica importante. Nel 1989 si iscrive alla SIAE con la qualifica di Melodista Compositore. Nello stesso anno scrive e pubblica il primo singolo con cui debutta a pieno titolo nel mondo della dance internazionale: Every Day, realizzato dal valente Franco Diaferia presso gli storici studio Dox Dora a Torino, vende molto bene nel Sud est asiatico e negli USA. Il brano viene inserito anche all’interno della tracklist di una prestigiosa compilation ‘Garage House’ che riscuote un notevole consenso di pubblico. Trasmesso nella playlist di svariate radio, ‘Radio Company’ una su tutte, ‘Every day’ si piazza per ben 18 settimane nei primissimi posti delle classifiche di gradimento, persino per 15 giorni in posizione più alta rispetto alla grandiosa e splendida Ivana Spagna, allora regina indiscussa e altrettanto incontrastata della miglior dance internazionale. Nel corso degli anni, l’evoluzione artistica e la maturità espressiva hanno accompagnato Marcello Pasquali verso approdi sonori più ampi, che strizzano felicemente l’occhio al cantautorato e alla dimensione retrò tipica da big band del mondo dei crooners. Nasce così la felice collaborazione con lo stimato Maestro Piero Salvaggio, preparatore tecnico dell’Orchestra Arena di Verona, affermato compositore classico e jazz, già Pianista del Teatro alla Scala di Milano e autore di colonne sonore per RaiTrade: per Marcello Pasquali compone Ti regalerò una stella, firmata a quattro mani insieme a Stefano Tonellotto, con gli arrangiamenti del valente Massimiliano ‘Rio’ Riolfo, stimato music-maker, consulente musicale Rai (Vivere il mare, Unomattina, Linea Verde, Linea Verde Orizzonti) e collaboratore di nomi di primo piano della scena musicale italiana quali Deborah Iurato, Cheope, Mario Lavezzi, Nicolò Fragile e Daniele Stefani. I frutti della collaborazione tra Marcello Pasquali e il team Salvaggio giungono in fretta: grazie al brano Broken Vow di Josh Groban, affidato alla voce dell’Artista dall’azzeccata intuizione di Pietro Salvaggio, Pasquali si aggiudica il podio di un prestigioso casting artistico allora presieduto dall’indimenticato Franco Nisi, Direttore di Radio Italia solo musica italiana, che gli vale un nuovo contratto discografico con la ST di Cologno Monzese (MI), guidata da Stefano Timolina. Marcello Pasquali pubblica così Lasciami pensare, singolo di lancio dell’omonimo EP scritto da Massimiliano ‘Rio’ Riolfo e relativo videoclip per la regia di Danilo Manara.

 

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