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A Leo il premio “Mario Soldati” per la Cultura

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Si può dire che Giampiero Leo abbia iniziato a fare politica ben prima della Laurea in Giurisprudenza conseguita a pieni voti:  fin dalle elementari, da quando, come primo della classe, rifiutò l’invito della maestra a fare il capoclasse perchè non era stato eletto democraticamente, e non accettò l’incarico finchè non venne votato all’unanimità dai suoi compagni

Pier Franco Quaglieni e Giampiero Leo a Palazzo Cisterna durante la premiazione

Aperto e stimato esponente del mondo cattolico italiano, Giampiero Leo ha attraversato la rivoluzione studentesca, gli anni di piombo, la politica della prima e della seconda Repubblica rispondendo con il dialogo anche a chi, con violenza, voleva impedirgli di esprimersi, e mantenendo sempre intatto il suo autentico idealismo, che trova radici ben salde non solo nel movimento “Comunione e Liberazione”, ma anche nella sua appassionata dedizione al mondo dei giovani, della cultura, dei diritti umani che ha espresso in ogni ruolo politico, dalla carica di primo Assessore alla Gioventù d’Italia all’ultradecennale esperienza di Assessore Regionale alla Cultura-straordinaria, tale da farlo apparire come ideale Assessore alla Cultura anche in futuro- , fino alla vice Presidenza del Comitato dei diritti umani della Regione Piemonte.  Se non ci fosse, Giampiero Leo lo si dovrebbe inventare: la sua continua ricerca di un confronto positivo attraverso il dialogo, l’autentico entusiasmo  che contagia interlocutori di ogni credo e ideologia gli hanno fatto conseguire un consenso trasversale, come raro esempio di un primo della classe benvoluto da tutti, a dimostrazione, caso anche più raro, di come l’intelligenza del cuore possa convivere con la vocazione politica.

 

VALLI DI LANZO: DA CANTOIRA IN DONO A TORINO LA ‘CAMPANA DELLE GRAZIE’

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A omaggiarla al Monastero di Casanova di Carmagnola i torinesi Paolo Garrone e Maurizio Scandurra in segno di stima a Don Adriano Gennari. Sarà benedetta e inaugurata domenica 9 Giugno.

Una campana per il Monastero Abbaziale di Casanova, che troverà collocazione definitiva nel suggestivo chiostro colonnato in quarzo rosa di Baveno.

L’antica struttura cistercense risalente al 1150 d.C. sita nell’omonima frazione di Carmagnola (TO) il prossimo 9 giugno – durante la grande celebrazione eucaristica delle ore 15.30 per la Solennità di Pentecoste (sono attesi centinaia di fedeli da Piemonte, Liguria, Val d’Aosta e Lombardia) – riceverà un dono unico nel suo genere: un sacro bronzo realizzato artigianalmente con fusione manuale a crogiolo, tecnica plurisecolare dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, in Molise, dallAnno Mille a oggi la prima e più antica fabbrica di campane e arte sacra al mondo, già sito dichiarato ‘Patrimonio dell’Umanità’ dell’Unesco.

Il pregiato manufatto, finemente decorato a mano – il cui studio complessivo è stato affidato all’Architetto Maurizio Chiocchetti (tra i più noti restauratori di plessi religiosi italiani) – ha un diametro di 39 cm, pesa 40 Kg e suona nota La Diesis, porta il nome di ‘Campana delle Grazie’ e reca fusi su di sé anche l’immagine di San Giuseppe Benedetto Cottolengo e l’Occhio di Dio, simbolo cristiano della Divina Provvidenza.

Autori del gesto di benemerenza, l’imprenditore piemontese Paolo Garrone, professionista stimato del settore turistico e il giornalista cattolico e campanologo Maurizio Scandurra.

Ho deciso di affidare al Signore Gesù il mio nuovo ‘Holiday Resort Piccola Fonte’ che sta prendendo vita a Cantoira, nella Valli di Lanzo. Un punto di massima accoglienza e moderna concezione in stile green nel rispetto delle peculiarità tipico-paesaggistiche delle nostre montagne per rilanciare il turismo in Valle creando nuova occupazione stabile nel tempo. Un sogno in costruzione, dopo anni di duro lavoro, grazie anche alle gradite e potenti preghiere di intercessione del sacerdote cottolenghino Don Adriano Gennari del ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione’ che mi accompagna spiritualmente da tempo nel mio cammino di uomo e professionista“, esordisce Paolo Garrone.

Gli antichi dicevano spesso, a ragione, ‘Vox populi, vox dei’. Le campane rappresentano il punto mediano tra terra e Cielo, esattamente proprio come le preghiere di affidamento che hanno reso amatissimo e popolare tra i cattolici il caro Don Adriano Gennari e il Monastero Abbaziale di Casanova, risorto a nuova vita proprio grazie al suo incessante impegno, e oggi meta costante di intenso pellegrinaggio da tutta Italia anche per le preghiere di intercessione che lo stimato sacerdote eleva instancabilmente all’Altissimo in favore dei malati, poveri e sofferenti”, prosegue Maurizio Scandurra, tra l’altro designer della ‘Campana delle Grazie’ e Testimonial della ‘Pontificia Fonderia Marinelli’.

“La ‘Campana delle Grazie’ – continua il giornalista – presenta due particolarità: è uno dei rarissimi esemplari recanti impressa sul bronzo la duplice firma dei fonditori Fratelli Armando e Pasquale. Inoltre, suonerà manualmente, a corda, come facevano un tempo i monaci dell’Abbazia di Casanova. Ed è altresì inceppata ‘a slancio puro’, il primo e più antico e primitivo metodo di suono di cui, in Piemonte, è di fatto il primo esemplare, essendo invece per lo più in voga nella nostra regione il sistema di suono cosiddetto ‘Ambrosiano’, con le grandi ruote applicate alle campane, così come è facile notare in tutti i campanili. Un dono concreto per ricordare che tutto ottiene l’uomo che si abbandona fiducioso alla Divina Provvidenza, come insegna il grande santo sociale torinese San Giuseppe Benedetto Cottolengo di cui sia l’imprenditore Paolo Garrone che il sottoscritto siamo profondamente grati e devoti“, conclude entusiasta Scandurra.

Insieme alla campana, inoltre, a Don Adriano Gennari dai Fratelli Armando e Pasquale, contitolari della ‘Pontificia Fonderia Marinelli’, verrà omaggiata anche una seconda campana del diametro di 20 centimetri finemente incisa a mano.

E altresì donata una preziosa targa commemorativa a ricordo della nobile iniziativa generosamente fatta realizzare artigianalmente dallo stimato imprenditore, ingegnere e mecenate torinese Cristiano Bilucaglia, già benefattore della torinese ‘Mensa dei Poveri’ di Don Adriano Gennari che sostiene da sempre grazie ai risparmi prodotti con ‘Zero’, il primo social utility network italiano nato nel capoluogo piemontese nel 2015 che azzera le bollette di luce e gas, Canone Rai e accise incluse.

 

Abitudini, nuove tendenze e internet cambiano i funerali

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Le pagine web consentono di reperire nuove informazioni, scoprire offerte convenienti, apprezzare opportunità alternative nell’organizzazione di un funerale

Un momento estremo e ricco di emotività come il funerale si rapporta inevitabilmente ai cambi a cui è soggetta la società. Il decesso di un amico o di un congiunto è causa di sofferenza, ma per chi è impegnato professionalmente nel settore delle onoranze funebri è motivo di profitto e lavoro. Al lato emotivo quindi si contrappone un settore imprenditoriale attento ai desideri, alle richieste e alle tendenze di una comunità che cambia e si rivela più attenta all’ambiente. Una società che desidera essere meno formale e dare un’impronta nuova all’evento con occasioni che puntano a integrarsi perfettamente nella vita di un individuo. L’ultimo saluto si celebra all’insegna della creatività, gli eventi perdono quell’aplomb troppo formale e non rappresentano l’eccezione le cerimonie che si tengono al sorgere di un nuovo giorno così come al tramonto, salutate dall’accensione di tante fiammelle o dall’ascesa al cielo di lanterne luminose. Consuete soprattutto all’estero stanno prendendo campo anche in Italia le onoranze funebri caratterizzate dalla presenza musicale, così come dallo spargimento delle ceneri in un luogo caro dal deceduto. Le urne strizzano l’occhio alla sostenibilità, e le imprese di onoranze funebri propongono prodotti biodegradabili, illuminati da supporti green.
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Chi sceglie la cremazione può optare per la sepoltura dell’urna in un bosco, ai piedi di un bellissimo albero dove verrà collocata una targhetta ricordo e il denaro per la collocazione potrà essere reinvestito in natura, per la crescita di nuovo verde. Religiose o laiche le cerimonie funebri non sono più imbrigliate da regole ferree. Considerando i funerali Torino non è da meno e il saluto al caro estinto viene proposto in chiave green, o sfruttando le tendenze delle nuove tecnologie. Un cambio all’insegna delle proposte meno convenzionali, della cremazione e di internet Anche in Italia il rapporto con l’estremo saluto sta cambiando, seppur più lentamente rispetto ad altri paesi. Il primo cambio avviene all’insegna della perdita di interesse verso le religioni tradizionali. Un’inversione di tendenza che sta aprendo la strada a riti funebri meno convenzionali. Nonostante gli italiani rispetto ad altri popoli si dimostrino meno propensi alla cremazione, la scelta di considerare una pratica molto antica come questa sta crescendo anche nel nostro paese perché permette di risparmiare e favorisce l’ambiente, grazie al minor impatto. In terzo luogo a modificare gli usi e i costumi nell’organizzazione di un funerale è internet. Se la rete ha modificato e continua a farlo la quotidianità dei vivi, vanta un’incursione concreta in un settore come quello della morte.
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Lastello.it rivoluziona l’organizzazione di un funerale
Le pagine web consentono di reperire nuove informazioni, scoprire offerte convenienti, apprezzare opportunità alternative nell’organizzazione di un funerale. In Italia dal 1996 opera con successo Lastello.it, il primo comparatore di funerali e agenzie funebri online. Il portale permette in pochi clic di selezionare una tipologia di funerale, scegliere i principali componenti, e comparare le offerte delle agenzie funebri italiane, classificandole per prezzo o vicinanza. Una volta selezionati prodotti e materiali si ottiene un ventaglio di preventivi fra i quali, senza alcun obbligo, si può scegliere l’agenzia alla quale rivolgersi, dove poi recarsi materialmente.
 
 

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Il fascino dei Jukebox

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Tra i primi in Italia  a costruirli ci fu la Microtecnica di Torino, un’azienda con sede in piazza Arturo Graf, nei pressi  via Madama Cristina

juke boxEra un mercoledì, il 22 giugno del 1927. Un giorno apparentemente come tanti altri se non fosse che proprio quel mercoledì vennero messi in vendita i primi Jukebox. E fu una vera e propria rivoluzione per la musica. Bastava introdurre una moneta e girare una manovella per selezionare un disco tra quelli esposti in una vetrina rettangolare. Così funzionavano i fonografi a moneta, antesignani dei jukebox moderni, che furono messi in commercio per la prima volta dalla Ami, un’azienda già nota per la produzione di pianoforti a gettoni, la cui diffusione aveva aperto la strada ai mitici “contenitori armonici” (traduzione letterale del termine). Le prime versioni di jukebox erano in legno e contenevano 12 dischi a 78 giri. I prodotti Ami si affermarono soprattutto in Europa mentre negli Usa conquistarono il mercato marchi come Wurlitzer, Seeburg e Rock-Ola. Tra i primi in Italia  a costruirli – su licenza della Ami – ci fu la Microtecnica di Torino, un’azienda con sede in piazza Arturo Graf, nei pressi  via Madama Cristina, nel rione di San Salvario, specializzata nelle lavorazioni meccaniche di precisione. I cari, vecchi jukebox, hanno sempre esercitato un grande fascino, offrendo la colonna sonora per intere generazioni che si sono incrociate, magari nel lido di una spiaggia o in un bar di uno sperduto paesino. Del jukebox , i meno giovani, rammentano non solo i motivi delle canzoni ma anche il rumore del gettone o della moneta, il clank clank della meccanica che si muoveva per selezionare il disco, il fruscio dei 45 giri di vinile suonati decine di volte al giorno. Injuke box 2 Italia il jukebox divenne celebre grazie al Festivalbar, trasmissione che premiava la canzone più “gettonata” nei jukebox di tutto il paese. Non si contano i film dove i  jukebox accompagnano le scene, come in Grease ma non vi è dubbio che una delle figure mitiche è stata quella di Arthur Fonzarelli, il “Fonzie” della  famosissima serie televisiva Happy Days, che faceva partire quello del ristorante diArnold’s con un pugno, ascoltando i successi di Elvis Presley. Poi, nel tempo,  sono venuti i mangiadischi (i giradischi portatili), le audio cassette da infilare nel registratore o nell’autoradio,  i cd dei Walkman  e infine i lettori Mp3 e chissà qual’altra diavoleria. Ma il jukebox rimane il jukebox. E niente e nessuno potrà prenderne il posto nella storia.

 

Marco Travaglini

A tu per tu con la scrittrice Giulia Fagiolino

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“Quel giorno”

Caterina sta attraversando un periodo difficile della sua vita. La separazione dal marito causata dalla scoperta di un tradimento. Lui la tradiva con la sua collega e amica. Fino a quel momento, fino a quel giorno, non si era mai messa in discussione, tutto amava come doveva andare, quel file non doveva aprirsi, quel fallimento non era previsto.

Non aveva passioni particolari Caterina, non aveva avuto bisogno di averle, lei viveva in simbiosi con quell’uomo, la sua vita era uno specchio. L’imprevisto trauma emotivo la porta a riconsiderare da un’altra prospettiva la sua vita.

Rabbia, frustrazione, desolazione, solitudine, la attanagliano, fino a quando un giorno, fuori città scopre una grotta, un luogo ameno, abbandonato…, poco sicuro e pieno di misteri. E’ dentro questa grotta che Caterina inizia un percorso interiore che la porterà a scoprire emozioni che non conosceva, verità che aveva ignorato. Sarà proprio da qui che lei inizierà a fare pace con il suo passato e raggiungere una piena consapevolezza di sè.

L’autrice
Giulia Fagiolino è nata a Siena nel 1986 e vive in  provincia di Viterbo. Dopo gli studi classici, ha conseguito la laurea  in giurisprudenza presso l’università degli studi di Siena. Attualmente è  avvocato presso uno studio di Orvieto. Fa parte di un laboratorio di  scrittura creativa. Ha dei progetti letterari in cantiere, al momento  ‘top secret’. “Ho da sempre avuto la passione per la scrittura e la lettura,  sarà anche per i miei studi classici. Faccio anche parte di un circolo  di scrittura creativa – ci racconta l’autrice de Quel giornoda  tempo volevo scrivere un libro, ho preso coraggio e l’ho scritto.  Volevo mettere su carta qualcosa legato al mistero che tenesse alta  l’attenzione del lettore. Con dei lati introspettivi, che delineassero la personalità della protagonista, che per me è centrale.Il romanzo in questione è stato ispirato, come sottolineato dalla sua creatrice, dal libro Cuore di Tenebra per  lo studio interiore del protagonista. A ciò si aggiungono gli episodi  di separazione, a cui è andata incontro anche la protagonista del  romanzo, che l’autrice ha visto e conosciuto sia per la sua professione  di avvocato, sia personalmente (chi dei lettori non ha sentito o dovuto  affrontare una separazione, che sia di un familiare, amico?).  Inoltre,  hanno giocato un ruolo importante l’attrazione verso il mistero, il  thriller e il desiderio di giungere a una ‘soluzione’ di rinascita.
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I riconoscimenti
Dal giugno 2018, data di pubblicazione del libro, ha vinto 3 premi letterari:  premio speciale circoli culturali il porticciolo al premio letterario internazionale montefiore 2018, segnalazione al merito al premio internazionale Michelangelo buonarroti di forte dei marmi 2018, menzione d’onore al premio letterario residenze gregoriane di Tivoli 2018. Ha esordito partecipando al Caffeina Festival di Viterbo, ed è stata presente anche a “Più libri più liberi” a Roma
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Lo stile

Giulia Fagiolino ha uno stile asciutto, lineare,  diretto, essenziale. Senza dubbio, nel suo modo di scrivere, l’autrice  ha sentito l’influenza degli scrittori che più ha letto e amato: “Per citare tre opere direi Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen; Camera con vista di E.M.Forster e Cuore di Tenebra di Conrad.  Nello specifico, i libri della Austen mi hanno sempre attratto,  descrivono un mondo tanto diverso dal nostro, ma al tempo stesso  familiare. Mi piace la personalità dei protagonisti che è centrale in  tutti i suoi romanzi. Così come per Forster che con il suo Camera con  vista arriva all’apice del suo romanticismo. Conrad con Cuore di tenebra  descrive molto l’interiorità del protagonista. Non a caso vi ho preso  spunto per scrivere il mio romanzo. Tornando allo stile, mi piace molto  quello di Jane Austen, come racconta, come incuriosisce…e anche lo stile  di Dacia Maraini, diretto, fluido.” In Quel giorno c’è anche qualcosa di autobiografico: “C’è sicuramente la voglia di andare avanti e di affrontare le difficoltà. Penso che la società di oggi abbia bisogno di stimoli positivi – incalza Giulia Fagiolinosiamo  nell’epoca dei social network, quindi tutti dovrebbero essere molto  aperti al mondo, al domani. Invece paradossalmente la società di oggi è  sempre più chiusa e si nasconde dietro realtà virtuali fondate solo  sull’apparenza. Il mio romanzo va un po’ controcorrente, è come se  dicesse apritevi al mondo, affrontate la vita rimanendo sempre voi stessi.

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YSENGARD. La maledizione della vergine nera

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Una intera fortezza, di costruzione longobarda, è sparita completamente dalle mappe, non è rimasta pietra, nessun rudere, nulla, solo mistero, forse una maledizione ancestrale…

 

Incontriamo Andrea Zombolo, geometra, professionista tecnico, al suo esordio con il romanzo fiction, YSENGARD La Maledizione della vergine nera. Perché questo titolo?

Z: Ysengard è un luogo perduto, in cui si è consumato uno dei momenti più oscuri del tardo medioevo misterioso nel biellese. Una intera fortezza, di costruzione longobarda, è sparita completamente dalle mappe, non è rimasta pietra, nessun rudere, nulla, solo mistero, forse una maledizione ancestrale.

 

Su cosa è incentrata la storia di Ysengard?

Z: Nelle Prealpi a nord del territorio di Wehr Celt, (oggi Vercelli) lo stupendo altopiano celtico di Ysengard custodisce, fin dalla notte dei tempi, una verità che fa gola a troppi potenti.

In quel paradiso, la costruzione della Fortezza romana, ne violenta l’argilla sacra e fragile e divora l’Universo primordiale del Sarf, il torrente tumultuoso che scorre dal Much-Runa, la grande montagna sacra. In quel punto, sperduto nel mondo, si intersecano, a stella, le linee dello spazio e del tempo, le vite di uomini e donne che cambiano la Storia, e si fondono tra personaggi del passato, le verità mai raccontate e le nuove paure che divorano i corpi, le vite, le cose, i luoghi.

 

Si tratta di una storia attuale o sperduta nella storia ?

Z: si tratta di entrambe le cose. Jurgen, longobardo fino alla radice, si prende cura della giovane ebrea italiana Sarah, che lo entusiasma e lo porta a Wehr-Celt, a scontrarsi con l’avidità di chi vuole svelare l’enigma di Ysengard. L’incontro tra il tedesco e l’ebrea forgia il dualismo che supera le vicende del nazismo e ne scopre vicende inquietanti che sono esplose nei secoli coinvolgendo l’Arca dell’Alleanza, fin dentro le viscere dell’altopiano. Hitler vuole anche quella reliquia a tutti i costi e la sua ingordigia lo divora. L’Energia elettromagnetica che si sprigiona dalla potente reliquia biblica non dà pace, sconvolge la vita degli uomini e donne legati dalle vicende della Storia e li getta a raffica sul palco dell’Europa, sino al Medio Oriente, insinuandosi tra le rocce dure del Santuario di Oropa, che racchiude nel sacello prove e testimonianze imperdibili per Jurgen e Sara.

 

Vuole svelare una anticipazione ai lettori? Un flash avventuroso dei personaggi principali?

Z: La Verità, li innamora tra i misteri di Vercelli, la più antica città celtica della penisola, e li spinge a Canderium, nel vecchio villaggio fortificato, verso la vera Fortezza scomparsa, e li modella verso altre vite, altre storie, guidati da una forza spirituale che li lega sin dal passato. Ysengard è condannata, la vergine nera si è vendicata del suo ingiusto destino e lascia la sua maledizione in eredità a Jurgen e Sarah che, insieme, scioglieranno quegli elementi negativi, per fonderli, con caparbietà, in una nuova Vita e renderanno giustizia all’altopiano dell’Universo.

 

Perché ha scritto questo romanzo?

Z: è una storia strana, che forse mi è stata suggerita da una energia cosmica sconosciuta, che ha coinvolto numerosi studiosi dell’energia elettromagnetica che pervade l’universo, e che da una dimensione sconosciuta mi hanno trasmesso le connessioni storiche degli elementi.

 

Il libro è disponibile su Youcanprint,  IL MIOLIBRO, AMAZON e altri store e in versione ebook.  Inoltre è in rete il sito di riferimento, confezionato sul personaggio di SARAH LEVI, il protagonista femminile: http://www.ysengard.com

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Il fascino dei Jukebox

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Tra i primi in Italia  a costruirli ci fu la Microtecnica di Torino, un’azienda con sede in piazza Arturo Graf, nei pressi  via Madama Cristina

juke boxEra un mercoledì, il 22 giugno del 1927. Un giorno apparentemente come tanti altri se non fosse che proprio quel mercoledì vennero messi in vendita i primi Jukebox. E fu una vera e propria rivoluzione per la musica. Bastava introdurre una moneta e girare una manovella per selezionare un disco tra quelli esposti in una vetrina rettangolare. Così funzionavano i fonografi a moneta, antesignani dei jukebox moderni, che furono messi in commercio per la prima volta dalla Ami, un’azienda già nota per la produzione di pianoforti a gettoni, la cui diffusione aveva aperto la strada ai mitici “contenitori armonici” (traduzione letterale del termine). Le prime versioni di jukebox erano in legno e contenevano 12 dischi a 78 giri. I prodotti Ami si affermarono soprattutto in Europa mentre negli Usa conquistarono il mercato marchi come Wurlitzer, Seeburg e Rock-Ola. Tra i primi in Italia  a costruirli – su licenza della Ami – ci fu la Microtecnica di Torino, un’azienda con sede in piazza Arturo Graf, nei pressi  via Madama Cristina, nel rione di San Salvario, specializzata nelle lavorazioni meccaniche di precisione. I cari, vecchi jukebox, hanno sempre esercitato un grande fascino, offrendo la colonna sonora per intere generazioni che si sono incrociate, magari nel lido di una spiaggia o in un bar di uno sperduto paesino. Del jukebox , i meno giovani, rammentano non solo i motivi delle canzoni ma anche il rumore del gettone o della moneta, il clank clank della meccanica che si muoveva per selezionare il disco, il fruscio dei 45 giri di vinile suonati decine di volte al giorno. Injuke box 2 Italia il jukebox divenne celebre grazie al Festivalbar, trasmissione che premiava la canzone più “gettonata” nei jukebox di tutto il paese. Non si contano i film dove i  jukebox accompagnano le scene, come in Grease ma non vi è dubbio che una delle figure mitiche è stata quella di Arthur Fonzarelli, il “Fonzie” della  famosissima serie televisiva Happy Days, che faceva partire quello del ristorante diArnold’s con un pugno, ascoltando i successi di Elvis Presley. Poi, nel tempo,  sono venuti i mangiadischi (i giradischi portatili), le audio cassette da infilare nel registratore o nell’autoradio,  i cd dei Walkman  e infine i lettori Mp3 e chissà qual’altra diavoleria. Ma il jukebox rimane il jukebox. E niente e nessuno potrà prenderne il posto nella storia.

 

Marco Travaglini

ADDOME TONICO: QUAL E’ L’INTERVENTO PIU’ INDICATO?

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Chi non ha mai sognato di avere una linea perfetta?

Quello di apparire in forma, con un corpo snello e tonico è sostanzialmente uno dei desideri più frequenti non solo delle donne, ma anche degli uomini. Chi per una ragione, chi per un’altra infatti, molti non sono soddisfatti dell’immagine che rimanda lo specchio e tra le parti più autocriticate c’è proprio l’addome. Le donne si perdonano dei fianchi morbidi, una linea un po’ appesantita, ma la pancia proprio no. I pantaloni tirano, le maglie fanno difetto, gli abiti segnano: inutile avere gambe da gazzella se il ventre è gonfio. Per un’italiana su due (secondo un’indagine di Astra Ricerche su 1.245 donne), la pancetta è una vera ossessione: il 54% delle intervistate dichiara di considerarlo il cruccio estetico più difficile da sopportare, seguito a grande distanza dalle gambe (38%). Più ossessione che cruccio dal momento che l’aspirazione di un ventre piatto secondo lo studio inciderebbe anche sul benessere psicologico (83%), sulla qualità della vita (67%) e sulla serenità personale (58%). Scultori di ogni epoca, da Michelangelo a Canova a Bernini, rappresentarono torsi celebri la cui turgida muscolatura esaltava la plasmabilità del corpo nelle sue forme e nella sua armonia. Il Dott. Luca Spaziante, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, si ispira spesso all’arte quando descrive un suo intervento e ricorda i tratti delle pitture e delle sculture, sostenendo la grande importanza delle proporzioni, annoverando nella sua filosofia la frase epica di Michelangelo che diceva: “Tu vedi un blocco, pensa all’immagine: l’immagine è dentro, basta soltanto spogliarla”.  Delicata appartenenza la sua ad una sensibilità elegante e attenta, capace di estrapolare dall’insieme delle proporzioni l’essenza della reale bellezza. La tonicità del proprio corpo è diventata una necessità personale che spesso, quando lontana dal nostro ideale, ci porta a disapprovare la nostra figura e a nasconderla con vergogna. E’ importante cercare di supportare i tessuti dell’addome, apportando a questi la cura indispensabile capace di sostenerne il volume e l’armonia, ma è ancor più necessario saper distinguere innanzitutto quale sia il reale problema esistente. L’addome è una parte del corpo difficile da modellare – spiega il Dott. Spaziantepoiché richiede uno sforzo e cure costanti per riuscire a combatterne la flaccidità e a conservarne la tonicità nel tempo“. La mancanza di esercizio fisico e una dieta disordinata, troppo ricca di zuccheri, sono le cause principali di uno stato di ipotonia e di accumulo di grasso addominale. “Spesso le persone lamentano presenza di adipe localizzato, ma altrettanto spesso riferiscono uno stato di gonfiore addominale che potrebbe essere correlato a problemi di natura diversa, pertanto è indispensabile la valutazione di ogni singolo caso da parte del giusto professionista” – afferma il Chirurgo. Saper discriminare un ventre atono da un ventre con accumuli adiposi è fondamentale. Spesso infatti i “rotolini“, tanto odiati dalle donne quanto dagli uomini, non rispecchiano accumuli adiposi, ma una lassità cutanea che richiede un tipo di intervento risolutivo diverso.

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Una tecnica chirurgica di rimodellamento dell’addome che può portare a ritrovare una buona tonicità è l’addominoplastica. L’intervento di addominoplastica consiste nella rimozione della cute e del tessuto adiposo in eccesso nella parte centrale e bassa dell’addome, al di sotto dell’ombelico, al fine di tendere la parete addominale e risistemare la parete muscolare.  Questo tipo di intervento è indicato per un addome prominente e ptosico (pancia a grembiule), con presenza o meno di evidente diastasi (separazione) dei muscoli retti dell’addome. Viene effettuato in anestesia generale, cioè a paziente completamente addormentato, ed ha una durata di circa 3-4 ore. Generalmente sono necessarie due incisioni: una nella porzione bassa dell’addome appena sopra la linea dei peli del pube che si prolunga lateralmente, mentre la seconda è di forma circolare intorno all’ombelico. Quest’ultima verrà effettuata solo se sarà necessario riposizionarlo più in alto per conferire un aspetto naturale. Durante il corso dell’intervento la cute ed il tessuto adiposo sottocutaneo verranno scollati e sollevati dai piani sottostanti e, se necessario, si accosteranno i muscoli retti dell’addome, asportando quindi l’eccesso di cute e di grasso. Due piccoli tubicini di drenaggio morbidi verranno inseriti in prossimità della ferita al fine di raccogliere il sangue ed il siero che eventualmente potrebbe accumularsi. Tali drenaggi verranno poi rimossi senza alcun dolore alle prime medicazioni. Dopo l’intervento i pazienti dovranno rimanere a riposo per almeno 48 ore. Il dolore generalmente è controllabile con i comuni farmaci analgesici. Dopo l’intervento sarà sempre presente una perdita di sensibilità temporanea nella parte inferiore dell’addome che scompare dopo alcuni mesi. Il benessere psicofisico di una persona nasce da un delicato equilibrio che va ben oltre l’essere in salute dal punto di vista clinico. L’accettazione del proprio aspetto fisico e il conseguimento di un’immagine esteriore che non sia in contrasto con l’interiorità di una persona, sono obiettivi raggiungibili attraverso un rigoroso lavoro su sè stessi e attraverso uno stile di vita sano supportato da tutto ciò che intervenendo può far ritrovare una serenità persa. Un bravo chirurgo plastico – conclude il Dott. Spaziantesarà colui che dopo aver ascoltato molto attentamente il suo paziente si interrogherà sull’impatto che l’intervento avrà non solo sul corpo ma soprattutto sull’emotività e sulla psiche della persona e dovrà essere in grado di far conciliare il desiderio di cambiamento del suo paziente con la necessità di ottenere un risultato del tutto reale e naturale, senza il minimo stravolgimento“.

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www.chirurgiaplasticaestetica360.it   

info@chirurgiaplasticaestetica360.it

TORINO –  ALBA –  ASTI

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Venaria reale, non solo la Reggia

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Quando pensiamo a Venaria Reale ci viene in mente subito la Reggia, una delle famose Residenze Sabaude, patrimonio UNESCO, progettata dall’architetto Amedeo di Castellamonte su commissione del Duca Carlo Emanuele II e successivamente ripresa da Garove e Juvarra. Bellissimi spazi espositivi, la Galleria Grande, la Chiesa di Sant’Umberto, la Galleria dei Ritratti della dinastia Savoia, i Giardini, mostre itineranti, sculture moderne, la Reggia è un vero capolavoro fatto di spazi imponenti e testimonianze storiche preziose.

Venaria Reale è anche un bellissimo borgo. Un luogo che ci porta indietro, ci ridimensiona con la sua struttura antica e l’atmosfera d’altri tempi, magica e incantata. Un proverbio piemontese dice “Chi vede Torino e non Venaria, vede la madre ma non la figlia.” E’ l’unico comune italiano insieme a Ceresole a vantare il titolo Reale e possiede un suo proprio stemma.

Una volta Altessano, con fondazione di origine romana, Venaria Reale ha un incantevole piccolo centro storico, progettato da Castellamonte, dominato da una strada centrale “Contrada Granda”, oggi via Mensa, dove piccoli ristoranti, bar e botteghe rendono il passeggio gradevole e rilassante. La pianta del borgo ricorda il Collare dell’Annunziata, massima onorificenza della Casa Savoia presente nello stemma. Piazza dell’Annunziata, che rappresenta l’ elemento centrale del blasone, è un bell’esempio di architettura barocca, la chiesa della Natività di Maria Vergine edificata nel 166471 fu ristrutturata su progetto di Benedetto Alfieri negli anni 175355, l’idea originaria era di costruire due chiese gemelle ma cambiò e si costruì invece dell’Ospedale Civico la cui facciata corrisponde a quella della chiesa. Piacevole e romantica la vista sul torrente Ceronda.

Il comune comprende il Parco della Mandria, il più grande parco cintato d’Europa, che ospita all’interno il Borgo con il Castello omonimo e gli ottocenteschi Appartamenti Reali, la Villa dei Laghi, la Cascina Rubbianetta con la chiesetta di San Giuliano del 1250 decorata con preziosi affreschi. La fauna, ricca e varia, comprende specie interessanti e magnifiche come il Picchio Nero, tassi, volpi e civette e nel bosco si trovano noccioli, faggi, salici.

Storia, arte, natura, paesaggi e architettura, visitare Venaria Reale vale davvero la pena, pranzare in uno dei ristoranti in centro, fare spese nei piccoli negozi, fermarsi, guardarsi attorno e proiettarsi in un altro periodo godendosi le piccole e grandi cose di questo affascinante gioiello piemontese.

Maria La Barbera

 

 

 

 

 

“un tè da matti” a Dreamers 03: artigianalità e sostenibilità

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Il brand piemontese un tè da matti”, durante la settimana dell’arte torinese, nell’ambito della manifestazione Dreamers 03, che si terrà al Toolbox Coworking dall’1 al 4 novembre, esporrà la sua nuova collezione invernale

E’ Re Wear, Il tema della rassegna ideata e curata da Barbara Casalaspro e Ludovica Gallo Orsi, ed invita i partecipanti a riflettere su “Una nuova estetica basata sul riciclo e il riuso, sulla qualità artigianale e la sperimentazione, con una filosofia schierata contro la cultura dell’usa e getta, per riscoprire il valore di ciò che indossiamo”

 

La collezione presentata dalla designer albese, Sara Battaglino, creatrice e fondatrice del marchio, comprende una capsule in pelle e pura lana rigenerata da coperte militari anni ’60, ritinte a mano con lo shibori, antica tecnica di tintura giapponese: legature e piegature del tessuto creano motivi e geometrie sempre diverse , rendendo così ogni pezzo unico. Zaini e borse dall’aspetto vissuto, leggere e morbide si affiancano poi a micro borsette, pochettes e tracolline a busta , impreziosite da motivi geometrici a righe e a pois, dipinte a mano.

Al terzo anno dalla sua nascita ,un tè da matti , che conta già una quarantina di negozi rivenditori in Italia, Europa ma anche Russia, Korea e USA, inaugurerà il 24 novembre prossimo un punto vendita ad Alba, negozio e bottega, ma anche showroom e luogo di condivisione, dove verranno proposte anche creazioni di altri designers ed artigiani italiani per promuovere un Made in Italy raffinato e di ricerca.

 

Via Mazzini, 6/d Alba

Ph. +39 3939405761

info@untedamatti.com

www.untedamatti.com

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