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MODIFICAZIONI NATURALI DEL SENO NEL POST GRAVIDANZA

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Dopo la gravidanza il primo traguardo per la madre è l’avvio dell’alimentazione al seno, gesto naturale e istintivo, pieno di tenerezza, che fa bene sia alla mamma che al bambino perchè non si tratta semplicemente di offrire del latte, ma di creare un legame.

Come diceva il grande Winnicot, noto pediatra e psicanalista britannico, l’allattamento al seno rappresenta la prima forma di comunicazione in grado di trasmettere al neonato esperienze relazionali, oltre a dargli nutrimento e anticorpi. Si tratta di piccole percezioni, il contatto con la pelle, il calore, l’odore, il suono della voce, che cominciano a dare un senso alla vita del bambino. Tanto più questo contatto si verifica in modo armonioso, lontano da situazioni caotiche e stressanti, tanto più il piccolo riceverà sensazioni di un mondo esterno sereno che vale la pena di essere esplorato e vissuto. Come in una specie di danza i due corpi si fondono fino a creare un ritmo, una musica alla quale non è dato accesso al mondo esterno, creando una relazione magica capace di influire sulla biologia degli stessi.

 

Per questo è di fondamentale importanza che la mamma e il neonato passino entrambi da questa esperienza, che dovrà essere vissuta con assoluta naturalezza e lontano da preoccupazioni ed esitazioni legate alla preservazione estetica”, afferma il Dott. Luca Spaziante, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Certo non si può non considerare il fatto che il seno rappresenti una parte anatomica particolare per una donna: oltre che strumento di nutrizione, il seno è una caratteristica sessuale con una sua valenza simbolica che già nelle epoche più remote ignoti artisti hanno glorificato come prezioso attributo della femminilità.

 

La più antica testimonianza può essere considerata la Venere di Willendorf del Kunsthistoriches Museum di Vienna, risalente al Paleolitico, una Dea dell’amore e della fertilità caratterizzata da un seno molto prominente. In questa Venere le forme femminili sono esasperate oltre misura, lontano dal concetto di estetica, concetto che comincerà ad affermarsi soltanto a partire dal classicismo ellenico. Ogni donna vive il periodo della gravidanza con un particolare orgoglio e ammirazione per il proprio seno perchè l’azione degli ormoni contribuisce in questa fase della vita a rendere il seno sodo, pieno e rotondo. Dopo il parto però, e soprattutto dopo mesi di allattamento, il seno si svuota e la sua pelle perde tonicità ed elasticità. Ecco che nasce allora nella donna il desiderio di ritoccare il proprio décolleté. Secondo l’American Society of Plastic Surgeons, gli interventi chirurgici che riguardano il sollevamento del seno sono aumentati del 75% negli ultimi 10 anni e la maggiore percentuale di questi numeri è rappresentata proprio dalle neomamme che vogliono migliorare l’aspetto del loro seno post parto.

 

La chirurgia plastica ricostruttiva può essere d’aiuto, aggiunge il Dott. Spaziante, ma è opportuno intervenire quando non ci sia più l’intenzione di avere figli perché una nuova gravidanza andrebbe a compromettere il risultato ottenuto. E’ bene aspettare almeno 6 mesi dopo il parto o l’allattamento per procedere all’operazione perché è necessario che i tessuti si siano sgonfiati e stabilizzati. Normalmente sono due le tipologie di interventi più frequenti: la mastopessi, che consiste nel risollevamento del seno e la mastoplastica additiva, che prevede l’inserimento di protesi all’interno delle mammelle. La mastopessi è un intervento chirurgico indicato per le pazienti che presentano un seno svuotato e/o cadente (ptosico), con perdita di tonicità della mammella. Si effettua così un lifting dei tessuti in grado di risollevare e rassodare il seno rilassato, il tutto senza l’utilizzo delle protesi (pertanto non è prevista la variazione del volume della mammella).

Spesso la ptosi mammaria (solitamente bilaterale) si può verificare non solo in seguito ad una gravidanza, ma anche a causa di una notevole riduzione del peso corporeo. L’intervento consiste nel rimodellamento della mammella attraverso l’asportazione della cute in eccesso ricreando una tonicità ed una elasticità cutanea che erano andate perdute; per il lifting della ghiandola viene spesso utilizzata la tecnica dell’autoprotesi (la ghiandola mammaria stessa viene rimodellata come se ci fosse una protesi, al fine di dare la giusta proiezione ed il corretto risollevamento). Le incisioni chirurgiche sono limitate esclusivamente a livello periareolare con un’eventuale incisione verticale.

 

L’intervento viene eseguito in anestesia generale con ricovero di un giorno e posizionamento a volte di due drenaggi che verranno rimossi al massimo entro un paio di giorni. Il dolore è contenuto e controllato da analgesici assunti per via orale. La paziente indosserà un reggiseno contenitivo che dovrà portare continuativamente per 1 mese dopo l’intervento. La ripresa lavorativa è prevista dopo 1 settimana, ma nel caso di attività pesanti è necessario un periodo di convalescenza più lungo. L’intervento di mastoplastica additiva è indicato invece per chi ha il desiderio di aumentare il volume del seno. Consente di modificare la forma e/o le dimensioni di un seno troppo piccolo o di correggere un’asimmetria mammaria migliorando l’armonia del corpo, con un risultato dall’aspetto naturale. Oggi, per ottenere dei risultati più naturali nel tempo, le protesi vengono poste frequentemente sotto il muscolo per evitare che possano essere visibili sotto la cute. A volte, quando lo spessore del sottocute non penalizza il risultato finale, le protesi possono essere collocate anche in sede sottoghiandolare. Le protesi vengono inserite prevalentemente per via sottomammaria. L’intervento viene eseguito in Day-Hospital o con una sola notte di degenza, preferibilmente in anestesia generale. Talvolta sono previsti drenaggi. La cute viene chiusa con punti sottocutanei riassorbibili, la paziente può riprendere le sue attività dopo 3-4 giorni senza sforzi mentre per l’attività fisica si dovrà attendere circa 1 mese. Non vengono applicate fastidiose fasciature dopo l’intervento, ma solo un reggiseno contenitivo.

 

“La maternità è il più grande privilegio della vita”, sostiene Mary R. Cocker.

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Chirurghi specializzati e referenziati, conclude il Dott. Spaziante, sono disposti a dare il loro supporto perché questo privilegio continui ad essere riconosciuto da tutte le mamme che si dedicano alla crescita delle loro creature, riconoscendo con consapevolezza e giusta informazione il più corretto percorso verso il loro benessere fisico e mentale, un percorso che assicuri autostima e possibilità di piacersi ancora.

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NATALE CON VALENTINA

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E’ il personaggio più noto nel mondo della letteratura per l’infanzia, ha conquistato milioni di lettrici, soprattutto, e i suoi libri sono letti non solo dai piccoli ma anche dai grandi, adottati nelle scuole e tradotti in varie lingue europee

 

Angelo Petrosino scrive libri per bambini e ragazzi da trent’anni. Il personaggio più noto da lui creato è VALENTINA. Il primo libro a lei dedicato uscì nel 1995. Valentina è una bambina-adolescente torinese che si racconta attraverso varie serie di libri che la vedono crescere progressivamente: alcuni quando è alla scuola elementare, altri alla scuola media, altri al liceo. Su di lei l’autore ha scritto più di 150 libri, tutti di grande successo. Oggi il personaggio di Valentina è il più noto nel mondo della letteratura per l’infanzia, ha conquistato milioni di lettrici, soprattutto, e i suoi libri sono letti non solo dai piccoli ma anche dai grandi, adottati nelle scuole e tradotti in varie lingue europee. La città nella quale si svolgono le sue avventure è naturalmente Torino, descritta puntualmente in decine di storie. Ma nei suoi libri Valentina viaggia tanto, perciò spesso la troviamo aggirarsi non solo in diverse città italiane, ma anche europee: Londra, Parigi, Zurigo, Madrid e così via. Tutte città conosciute personalmente dall’autore, che ha potuto ambientare così le sue storie in contesti   ben definiti. Nei suoi libri Valentina parla di sé, della sua crescita personale, dei rapporti che intrattiene in famiglia, a scuola, con i suoi amici, delle sue prime relazioni sentimentali. Spesso finisce col trovarsi in situazioni intriganti e intricate, per venire fuori dalle quali deve ricorrere alla sua intelligenza e alla sua forza interiore. Dunque nei libri non mancano misteri da svelare e gialli da risolvere. Alcuni collocati in contesti torinesi ben riconoscibili.

Quest’anno Valentina riserva alle sue lettrici e ai suoi lettori una strenna natalizia speciale. Si tratta di IL LIBRO CUORE DI VALENTINA

 Un libro interamente ambientato a Torino. La novità è rappresentata da una Valentina diventata adulta e docente di lettere in una scuola media secondaria di primo grado a Torino. Valentina tiene un diario del suo lavoro di insegnante, racconta le storie varie e complesse dei suoi alunni e, alla fine di ogni mese scolastico, regala loro un racconto. Dieci mesi di scuola, dieci racconti. Ogni racconto è la storia di un bambino o di un adulto, o di un rapporto significativo tra un adulto e un bambino. Sono racconti attraverso i quali Petrosino(Valentina) racconta tutti gli aspetti della nostra società e del nostro Paese in questi anni. Perciò il libro è, nello stesso tempo, un ritratto della scuola oggi, quello di una città(Torino), di un Paese, della condizione dell’infanzia che abbiamo intorno a noi. Il libro, volutamente, si ispira alla cornice del Cuore di De Amicis, specchio di una Torino e di una Italia oggi totalmente mutate.

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www.angelopetrosino.com

 

 

 

 

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Archivio R: teste, mani, competenza

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Qui aleggia non solo professionalità, cortesia, creatività. Anche il cliente , nell’approcciarsi al panorama della sua identità , diviene libero di esprimersi nella sua essenza più autentica, indossando così capi originali, costituiti da materie prime di eccellenza con tagli moderni, pratici all’uso e altamente personalizzabili

Sartoria contemporanea per Archivio R (5, via Giolitti – Torino – www.archivior.com – 011.533263) è un progetto innovativo che vede collaborare le teste, le mani e la competenza , la più sapiente, di un team di lavoro eccellente all’interno di un atelier ubicato nel cuore di Torino, gestito e rappresentato da Luca Rossi . Luca Rossi , torinese doc, dopo una laurea in ingegneria gestionale, inizia la propria carriera al Gruppo Finanziario Tessile (Gft) , realtà prodigio del territorio torinese , che raggiunge i suoi massimi livelli con marchi d’avanguardia come Armani, Valentino, Ungaro, Montanà e tanti altri….Egli inizia dunque ad affacciarsi al settore del fashion. Un mondo questo per lui molto incentivante , che lo affascina, perché in esso si coniugano creatività, artigianalità , gestione industriale e logistica. Dopo una breve parentesi al di fuori del settore dell’abbigliamento, entra a far parte del Gruppo Armani , dove per 16 anni si costruisce un’esperienza davvero promettente, affinando grande sensibilità nei riguardi della qualità del prodotto e dello stile, oltre a maturare un’ indiscussa esperienza gestionale. Luca Rossi però non si limita più solo a sostare in quel mondo già indubbiamente affermato , ma decide , spinto da quella sua grande passione per la sartoria di alto livello e dalla sua capacità di unire creatività e gestione, di far nascere “Archivio R, una sartoria contemporanea a tutti gli effetti, dove la mente , la creatività, l’esperienza e l’appartenenza al gusto raffinato volto all’innovazione degli stili , sono di casa e al completo servizio della clientela.

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Archivio R costruisce cosi un vero e proprio simposio delle emozioni, dove aleggia non solo professionalità, cortesia, creatività e competenza , ma dove anche il cliente ,nell’approcciare al panorama della sua identità , diviene libero di esprimersi nella sua essenza più autentica, indossando così capi originali, costituiti da materie prime di eccellenza con tagli moderni, pratici all’uso e altamente personalizzabili , al fine di ottenere davvero pezzi “unici”, atti alla soddisfazione di coloro che vogliano creare modelli assolutamente differenti dai soliti . Un’avventura, quella di Luca Rossi, davvero assoluta e molto innovativa. Le idee e i sogni quindi si concretizzano anche tramite il valore dei tessuti prestigiosi come quelli di Zegna, Loro Piana, Reda , Albini e molti altri. Attualmente “Archivio R si rivolge ad un pubblico prettamente maschile, con alcune stimolanti divagazioni però anche volte al mondo femminile, attualmente in fase sperimentale ma assai promettente per lo stato di fatto dei prototipi in essere che stanno già riscontrando notevole successo. La varietà e l’alta qualità dei suoi prodotti, per unicità dei tessuti e loro praticità, permettono all’Archivio R di fornire davvero una gamma di opportunità atta a soddisfare le esigenze di tutti, dal taglio classico, a quello sportivo e non solo. Il progetto Archivio R è stato studiato ed elaborato nei minimi dettagli . dalla scelta ed allestimento dei locali, alla condivisione di intenti con una squadra di professionisti di assoluto valore , capace di soddisfare i suoi clienti, abbracciando davvero le esigenze di ognuno oltre che in termini stilistici anche logistici; Per l’appunto Archivio R non solo opera nel suo showroom, ma è anche in grado di far vivere la stessa esperienza sartoriale presso il domicilio di casa o ufficio dei suoi clienti più fidelizzati , con la possibilità di ordinare nuovi capi, visionare cartelle di tessuti innovativi e originali sul posto e anche “rinfrescare” capi a cui si è particolarmente affezionati.

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Per molti di noi può forse risultare difficile coniugare la tradizione con l’innovazione richiesta dal mercato di oggi , ma Archivio R ci consola dimostrandoci che si può fare. Esiste sicuramente una componente “conservativa” inscindibile dal prodotto che si costruisce , quella che ci connota nel magico mondo della manualità, dai punti dati a mano al taglio con le forbici , allo stiro col ferro. Tutti elementi che determinano la distinzione tra un’abito di sartoria ed uno di serie, seppure di lusso. Persino la deontologia , la più sostanziale, fa da padrona per il raggiungimento di un’innovazione estremamente preziosa. Oggi purtroppo le vetrine sfoderano molto spesso un trionfo di etichette enormi ed abbaglianti su abiti dal dubbio taglio e dai materiali scadenti. Molto spesso ci si riconosce nella qualità forse solo indossando un abito del passato, magari dal sapore un po’ retrò ma eccellentemente a pennello su chi lo indossa , dove il tessuto è di pregio , performante, duraturo e dal filato nobile. La formula poi del “comprare meno” ma “comprare meglio” si è sperduta per una ondata di massa forse ormai troppo perseguitata dal mito dell’apparenza e non della sostanza. Nell’atelier di Luca Rossi – Archivio R, oltre a riscoprire l’alta qualità dei prodotti e della confezione, ci si può davvero ritrovare con se stessi, supportati da eccellenze sorprendenti , sgombre da false etichette di massa ma semplicemente accarezzati dal buon gusto e da un’ innovazione senza precedenti. Una passerella davvero da non perdere!

Monica Di Maria di Alleri

 

 

 

 

 

 

 

ADIPOSITA’ LOCALIZZATA: COME COMBATTERLA

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“Imprigionato in ogni obeso c’è un magro che fa segnali disperati implorando di essere liberato”, scriveva lo scrittore e critico letterario britannico Cyril Connolly, ne “La tomba inquieta”.

 

La motivazione a perdere peso e a migliorare la forma del proprio corpo è sostenuta per lo più da una motivazione estetica, soprattutto nelle donne, più che dalla reale preoccupazione per la propria salute, ma il desiderio di intervento avviene anche per le fortissime limitazioni nella vita quotidiana che gli accumuli adiposi, specialmente riguardanti zone specifiche del corpo, possono comportare. Esiste una stretta associazione tra l’eccesso di peso (specialmente quando associato ad accumuli adiposi localizzati che tolgono armonia alla figura) e l’insoddisfazione della propria immagine corporea: le persone che ne sono affette sono spinte verso continue lotte interne sia con sè stesse, per la non accettazione del proprio corpo, sia con il mondo circostante, per il desiderio di guadagnarsi la stima e il riconoscimento altrui. La donna di oggi è tanto lontana dalle donne di Rubens che si scoprivano senza vergognarsi delle proprie rotondità, rappresentando i canoni di bellezza propri del Seicento. Nei dipinti di Rubens l’approccio al corpo femminile non cambia sia che si tratti di iconografia storica, allegorica o temi religiosi: sono sempre donne rappresentate con le rotondità e i difetti che a quei tempi le rendevano uniche. Donne che con le loro rotondità ricordano l’accoglienza materna e la sicurezza del rifugio. Donne molto più vicine alle forme di Marilyn Monroe, Sofia Loren e Rita Hayworth piuttosto che alle star contemporanee, sempre attente ad indossare una taglia sotto la 40. Le donne del 2000 così non si piacciono perché nei Paesi occidentali soprattutto, il mito sociale della magrezza e della perfezione fisica oggi è predominante: nell’immaginario comune la si associa a idee di giovinezza, bellezza, sex appeal, migliore capacità lavorativa e successo, ancora prima che alla salute.

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L’adipe localizzato, ci spiega il Dott. Luca Spaziante, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, è tipico di persone con una percentuale media o elevata di grasso corporeo, ma è frequente anche nei soggetti più magri. In questi casi una parte del grasso corporeo si concentra in specifiche regioni che diventano il serbatoio preferenziale di accumulo dei lipidi in eccesso. Esiste una predisposizione genetica e una suscettibilità a disturbi circolatori – aggiunge il Dott. Spaziante – che sono fortemente implicati nella distribuzione del grasso corporeo, ma l’adiposità localizzata è influenzata anche dai livelli plasmatici di diversi ormoni. Modificazioni fisiologiche importanti come un calo degli estrogeni nelle femmine e del testosterone nei maschi, associate ad un’aumentata resistenza all’insulina, tendono a favorire l’accumulo di grasso in determinate zone corporee. Per esempio, un basso livello di testosterone associato ad un elevato livello di cortisolo tende a favorire l’adiposità addominale. Alti livelli di estrogeni, invece, si associano ad un aumento delle pliche tricipitali, delle cosce e dei glutei. Come sottolinea il Dott. Spaziante, per ovviare a questi inestetismi nei casi in cui le adiposità localizzate persistano nonostante l’adozione scrupolosa di uno stile di vita adeguato, si può intervenire con la chirurgia plastica.

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L’addominoplastica e la miniaddominoplastica (adatta nel caso in cui l’eccesso adipo-cutaneo non sia estremamente eccessivo) consistono nella rimozione dell’eccesso di cute e di grasso dalla parte superiore e inferiore dell’addome migliorando l’aspetto di un addome rilassato e/o prominente. E’ un tipo di intervento verso il quale mostrano molto interesse gli uomini, le donne che hanno avuto una gravidanza e quei pazienti che a causa di un’età non più giovane hanno difficoltà di dimagrimento.L’addominoplastica si esegue in anestesia generale, cioè a paziente completamente addormentato ed ha una durata di circa 3 ore. Generalmente sono necessarie due incisioni: una nella porzione bassa dell’addome appena sopra la linea dei peli del pube che si prolunga lateralmente; la seconda è di forma circolare intorno all’ombelico, verrà effettuata solo se sarà necessario riposizionarlo più in alto per conferire un aspetto naturale. Durante l’intervento la cute ed il tessuto adiposo sottocutaneo sono scollati e sollevati dai piani sottostanti, se necessario si accostano i muscoli retti dell’addome, quindi viene asportato l’eccesso di cute e di grasso. Due piccoli tubi di drenaggio morbidi vengono inseriti in prossimità della ferita al fine di raccogliere il sangue ed il siero che eventualmente potrebbe accumularsi. Tali drenaggi vengono rimossi senza dolore alle prime medicazioni. Infine viene applicata una medicazione compressiva.

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Dopo l’intervento i pazienti dovranno rimanere a riposo per almeno 48 ore. Il dolore è generalmente minimo e controllabile con i comuni farmaci analgesici. La medicazione compressiva applicata alla fine dell’intervento verrà rimossa dopo 24 – 48 ore e sostituita da una guaina elastica con apertura anteriore che il paziente avrà acquistato in precedenza. Una sensazione di costrizione nella parte più bassa dell’addome sarà presente dopo l’intervento e potrà costringere a posizioni obbligate. Ciò si verifica per un tempo abbastanza breve e generalmente scompare dopo 7-10 giorni. I punti di sutura, qualora fossero esterni, vengono rimossi dopo 7-10 giorni. E’ consigliabile riposare quanto più è possibile a letto per la prima settimana senza decubitare sull’addome per le prime due settimane.

L’attività fisica andrà ripresa gradualmente solo dalla settimana successiva l’intervento.

Dopo l’intervento è sempre presente una perdita di sensibilità cutanea nella parte inferiore dell’addome che è generalmente temporanea e che scompare dopo alcuni mesi. La liposcultura (lipoaspirazione o liposuzione) è uno degli interventi principali nella chirurgia del rimodellamento corporeo: consiste nell’aspirare il grasso sottocutaneo in eccesso con l’utilizzo di microcannule. La liposuzione è un intervento particolarmente indicato in persone di peso relativamente normale e con una cute che permetta questo trattamento, infatti, le pelli poco elastiche e rilassate non rappresentano un buon punto di partenza. Questo difetto non è soltanto legato all’età avanzata, ma si trova anche in pazienti giovani che siano andate incontro a gravidanze e/o a dimagramenti importanti, che abbiano assunto anticoncezionali per lunghi periodi, che siano forti fumatrici.

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Le aree in cui può essere praticata la Liposcultura sono le guance, il collo, le braccia, il torace (per esempio nella pseudo-ginecomastia negli uomini), l’addome e i fianchi, le cosce (interno ed esterno), i polpacci e le caviglie. L’intervento può essere eseguito in regime di Day-Hospital o con un ricovero che non supera, generalmente, le 24 ore, con anestesia locale, spinale/epidurale o, in alcuni casi, generale. La liposuzione ha come obiettivo l’aspirazione, cioè la sottrazione del grasso, mediante l’azione di una cannula collegata ad un apparecchio aspirante o attraverso una speciale siringa o microcannula introdotta attraverso una piccola incisione della cute (circa 2-3 mm). Nel postoperatorio possono essere presenti ecchimosi (lividi) per 1-2 settimane ed è consigliabile indossare in maniera continuativa una guaina compressiva per almeno 30 giorni. L’esposizione al sole è consentita solo dopo qualche mese mentre può essere utile un ciclo di massaggi a distanza di 15 giorni e la ripresa dell’attività fisica appena possibile.

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CHIRURGIA PLASTICA: CORREGGERE SENZA STRAVOLGERE

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Dal Botticelli a Botero, da Magritte a Chagall e Modigliani, i migliori artisti che dipinsero i corpi dalle forme più diverse, morbide, rotonde, sinuose o filiformi, rappresentarono la meraviglia delle fisionomie insieme al mistero della bellezza

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In effetti non esiste una definizione ben precisa del concetto di bellezza. Il bello è qualcosa che attrae, che colpisce, che ci spinge a soffermare lo sguardo senza necessariamente richiamare un canone di piacevolezza ben preciso.

“Ciò che è bello è buono” scrisse Platone.

 

Difficile quindi stabilire cosa sia veramente la bellezza. Questa potrebbe essere semplicemente definita come una proprietà preziosa dei corpi e dei volti, proprietà che viene osservata da sempre, ma forse mai potrà essere compresa appieno, né tantomeno definita in modo univoco. Da tempo illustri filosofi, letterati ed artisti si sono posti la domanda sul concetto di bellezza femminile coniando innumerevoli aforismi. Per Seneca la bellezza più autentica è essenza di armonia e proporzione, mentre Alexander Pope, poeta inglese del Settecento, diceva che “Non è un labbro o un occhio quello che chiamano bellezza, ma la forza globale e il risultato finale di tutte le parti.” Una cosa è assolutamente inconfondibile: la bellezza è qualcosa che genera piacere in chi la possiede, in chi la elabora e in chi la osserva. Da sempre le donne hanno il desiderio di essere belle, ma soprattutto nella società di oggi il culto del corpo e la bellezza esteriore sembrano essere più importanti di altre qualità. Spesso si rischia di cadere nell’ossessione di voler raggiungere un obiettivo a tutti i costi con una lotta disperata contro il tempo che rischia però di far divenire l’ideale corporeo innaturale.

 

L’ideale estetico è frutto di costruzioni socioculturali, spesso modellato e plasmato dalla società e dalla cultura del momento, pertanto è soggetto a mutare a seconda delle mode, dei costumi e delle consuetudini. Nel corso della storia le donne si sono dovute sacrificare per il loro aspetto rasentando la pura sofferenza per apparire come desideravano. Intervenivano sul proprio corpo in modo violento, sottoponendosi a vere e proprie torture, pur di valorizzare al meglio i canoni di bellezza di quel periodo, dai busti di stecche, utilizzati dalle donne del Settecento e Ottocento, ai più recenti tacchi a spillo vertiginosi indossati per rendere le gambe più lunghe e slanciate. La filosofia del Dott. Luca Spaziante, chirurgo plastico torinese, rispetta pienamente il concetto di naturalezza, intervenendo sulle imperfezioni del corpo e del volto senza necessariamente stravolgerne l’essenza e l’autenticità.

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E’ possibile ovviare a un trucco eccessivo o a grossi occhiali per nascondere un naso troppo pronunciato, evitare ingombranti reggiseni push-up per alzare o ingrandire il seno e gonne necessariamente lunghe per coprire gambe poco sinuose. Ci si può rivolgere tranquillamente alla chirurgia estetica senza il “terrore” di stravolgere i propri tratti somatici perché questa branca ha affinato tecniche sicure che garantiscono risultati naturali e soddisfacenti quando abbinate alla serietà professionale e allo spiccato senso estetico di un chirurgo competente e corretto. Nella Chirurgia Estetica (otoplastica, blefaroplastica, lifting facciale, liposcultura, addominoplastica, mastoplastica additiva, ecc…) così come nella Chirurgia Ricostruttiva (ricostruzione mammaria, rimodellamento corporeo, ecc…) e nella Medicina Estetica (filler, tossina botulinica, biorivitalizzazione, PRP, ecc.) per il Dott. Luca Spaziante l’ispirazione e le tecniche innovative rappresentano fondamentali strumenti per ottenere risultati che mai andranno a stravolgere l’equilibrio e l’armonia di un corpo, assolutamente da conservare nella sua più preziosa eleganza ed esclusività.

La Medicina e la Chirurgia Estetica dovrebbero promuovere un miglioramento progressivo senza creare artificiosità ma, incrementando l’equilibrio e la proporzione tra le parti del corpo.

Voler correggere un difetto o voler modificare, nei limiti del possibile e del buon senso, un aspetto del nostro corpo, aggiunge il Dott. Luca Spaziante, non deve certamente diventare un tabù e fortunatamente oggi molte persone si avvicinano alla chirurgia plastica con un atteggiamento molto più realistico. Un chirurgo plastico competente e professionale è assolutamente in grado di accompagnare un paziente nella scelta dell’intervento più adatto alla sua figura e alle sue forme fisiche naturali, rifiutandosi di eseguire interventi sproporzionati e troppo invasivi, che perdono il senso della misura e possono dare vita a dei veri e propri mostri. Le cosiddette “labbra a canotto”, i seni esagerati, gli zigomi gonfi come quelli di un pugile dopo un incontro e altre operazioni che, alla fine, modificano l’aspetto di una persona spesso in senso negativo, dovrebbero essere bandite a priori. Il Comitato Nazionale di Bioetica ha pubblicato per questo motivo un documento che richiama i chirurghi plastici al rispetto della deontologia. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica British Journal for the Philosophy of Science ha analizzato i risvolti psicologici, sociali ed affettivi degli interventi di chirurgia plastica su circa duecento persone ed è emerso chiaramente un miglioramento in diversi aspetti quali l’autostima, l’umore, l’accettazione di sé stessi, lo stress, la depressione, la timidezza, la qualità della vita e le relazioni sociali. E’chiaro che un intervento di chirurgia plastica non può e non deve essere considerato una soluzione per i disagi psicologici ed è importante che il chirurgo sia in grado di riconoscere la natura dei disagi e stabilire se vi siano le premesse affinché l’intervento sia risolutivo e realmente efficace per il bene del paziente. Soprattutto deve assicurare sempre un risultato che corregga senza stravolgere.

 

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LE CICATRICI: I TRATTAMENTI PIU’ UTILI PER MIGLIORARLE

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Victor Hugo diceva: “La giovinezza è la stagione delle pronte suture e delle cicatrici rapide, a quell’età le facce parlano apertamente e la parola è inutile: ci sono giovani di cui si potrebbe dire che la loro fisionomia discorre“.

Anche nella spensieratezza e nella magica interpretazione dell’arte gli inestetismi prendono a volte il posto delle meraviglie, come quando per esempio i giapponesi riparano un oggetto prezioso rotto, valorizzandone la crepa riempiendo la spaccatura con la colatura di oro puro. Nascono così le cosiddette “cicatrici d’oro“. Essi credono infatti che, quando qualcosa abbia subito una ferita ed appartenga ad un’antica storia, la crepa diventi sinonimo di bellezza rendendo così all’arte la sua preziosità.

 

Ma nell’epoca corrente, la più metropolitana, difficilmente le deturpazioni della pelle divengono vezzo nè tantomeno cosa facile da sfumare o da far sparire definitivamente. Molto spesso poi, l’inestetismo di una cicatrice diviene tramite assolutamente negativo per la consapevolezza di noi stessi e del nostro essere volto alla propria “apparenza positiva“.

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Come sostiene il Dott. Luca Spaziante, Specialista in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, “Cicatrice e psiche spesso hanno un effetto molto contrastante sull’individuo”. Lo rammenta anche un sondaggio condotto da Opinion Health nel Regno Unito su 1000 persone. L’impatto psicologico di una vita “segnata” da una cicatrice su alcune persone può diventare così pesante a tal punto da far cadere l’individuo in una depressione profonda. Il ricordo poi perpetuo dell’evento traumatico che ha causato la cicatrice potrebbe benissimo diventare una ferita che non segna solo il fisico, ma anche la mente. Infatti molte donne intervistate a riguardo di questo fenomeno dichiarano di non vivere più serenamente neppure il rapporto con il proprio corpo e con il proprio partner. La disarmonia tra cicatrice e psiche è agevolata dal fatto che sovente non viene chiesto un aiuto o un consiglio nemmeno al proprio medico. Si tende sempre a dire : “tanto non si può fare nulla“, quando invece è assolutamente errato. Il percorso di accettazione di una cicatrice non è certo focalizzato sull’ignorare la cicatrice facendo finta che non esista, ma nel prendere coscienza dello stato di fatto e agire facendosi aiutare da specialisti seri e preparati.

Il Dott. Spaziante descrive la cicatrice come un tessuto fibroso che si crea per riparare una lesione (patologica o traumatica) ed è dovuta alla proliferazione del derma e dell’epidermide lasciando un segno sulla pelle più o meno inciso. Nel processo di cicatrizzazione si possono presentare svariate alterazioni. Queste avvengono per eccesso (cicatrice ipertrofica) o per difetto (cicatrice atrofica). Nella cicatrice ipertrofica il tessuto dermico si forma in ampia quantità rimanendo spesso molto in rilievo e dolente, mentre nella cicatrice atrofica il tessuto è del tutto insufficiente e le ferite, che apparentemente sembrano rimarginate, a volte si riaprono. La cicatrice può apparire piana, rilevata o infossata, di un colorito più chiaro o più scuro rispetto al tessuto circostante; su di essa non sono presenti né peli né aperture ghiandolari né solchi cutanei.

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La terapia delle cicatrici – aggiunge il Dott. Spaziante – cambia in rapporto al tipo di cicatrizzazione. E’ fondamentale distinguere la cicatrice ipertofica dal cheloide ai fini terapeutici: nel secondo caso è bene evitare l’asportazione chirurgica che rischierebbe di peggiorare la situazione. Nel caso di cheloidi i trattamenti più indicati restano la crioterapia, l’infiltrazione di corticosteroidi e l’applicazione di gel/cerotti al silicone. Il camouflage rientra ovviamente in un “rituale” solamente momentaneo, ma assolutamente non efficace al fine di eliminare il problema radicalmente. Il laser CO2, invece, è un trattamento efficace e sicuro in grado di determinare una importante contrazione delle fibre collagene ed elastiche presenti nel derma, rendendo così la cute molto più tonica. La profondità del trattamento è basata fondamentalmente sulla quantità di energia CO2 utilizzata e dal numero di passaggi eseguiti anche a seconda della patologia del paziente. Il laser CO2 emette radiazioni nella banda degli infrarossi che distruggono le cellule per vaporizzazione del contenuto acquoso. La durata delle sedute dipende ovviamente dall’entità, dal numero e dalla localizzazione anatomica delle cicatrici da trattare.

Per le cicatrici inestetiche, non cheloidee, si consiglia spesso una revisione chirurgica. Cicatrici depresse, sporgenti, orientate male rispetto alle normali pieghe e rughe della pelle, possono compromettere l’equilibrio estetico di alcune zone delicate del corpo. Le alterazioni che maggiormente possono beneficiare di questo tipo di strategia terapeutica sono le cicatrici post-traumatiche del volto e le cicatrici post chirurgiche. Gli interventi di revisione delle cicatrici implicano una profonda conoscenza di tutti i meccanismi di riparazione dei tessuti in modo da poter intervenire con un tempismo corretto al fine di una buona guarigione.

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La chirurgia plastica ricostruttiva – conclude il Dott. Spaziante – utilizza tutte le moderne tecniche chirurgiche per migliorare il più possibile l’aspetto estetico e funzionale delle cicatrici. Nei casi più complessi le cicatrici vengono asportate totalmente o parzialmente, riorientando e riposizionando i margini per renderle più “naturali” e dunque “meno visibili“. Purtroppo le cicatrici non si possono cancellare radicalmente, ma sicuramente si può migliorare di gran lunga il loro aspetto, attenuandone gli inestetismi associati e rilassandone le retrazioni cicatriziali. Come spesso sottolinea il Dott. Spaziante ai suoi pazienti: “Non esistono cicatrici invisibili, esistono cicatrici belle e cicatrici brutte“, che dipendono in parte dall’esperienza del chirurgo ed in parte dalla capacità di cicatrizzazione del paziente. Anche in questo caso quindi basta approfondire l’argomento con medici altamente specializzati, senza avere il timore di chiedere nè di affrontare il problema.

Scriveva Paulo Coelho: “Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei“.

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Come intervenire con la chirurgia plastica dopo una gravidanza

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La gravidanza è per la donna una parentesi meravigliosa e se anche il fisico subirà una mutazione nulla ovviamente importa perché il protagonista primario è il nascituro, tramite indispensabile che dona alla futura mamma un’amabile sensazione di appartenenza e di miglioria alla propria vita. Ci si dimentica di essere donne e si vive solo ed esclusivamente con l’abito da mamma, ampio e delicato, che non evidenzia certo le nostre forme, ma l’essenza ed il ruolo di quel momento così unico. Il fisico comincia a cambiare e accusa stanchezza fisica e mentale in quei lunghi nove mesi in cui nascono anche preoccupazioni tra cui, agli sgoccioli della nascita del proprio figlio, l’ansia per ciò che si dovrà sostenere anche dopo aver partorito. Cominciano allora ad accumularsi libri e riviste informative con nozioni sull’estetica per capire come ritrovare la propria fisicità dopo un parto, i corsi di ginnastica vanno in pole position sulla lista delle priorità e gli alimenti più sani e ipocalorici compaiono sulla lista della spesa del giorno In molti casi però purtroppo la ginnastica, le creme e le diete restrittive non bastano per ritornare alla forma desiderata ed è necessario intervenire sulle imperfezioni di una pelle poco compatta, su un seno rilassato o sulle smagliature, con qualcosa in più. E’ sempre più diffuso il fenomeno del Mommy Makeover riferito a tutte quelle donne che, appena dopo il parto, si sottopongono ad interventi di chirurgia estetica per migliorare le parti del loro corpo in qualche modo compromesse dalla gravidanza. Da una recente indagine dell’American Society of Plastic Surgeon – spiega il Dott. Luca Spaziante, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica – emerge che il 60% delle neo mamme americane si sottopone almeno ad un intervento chirurgico dopo il parto. Nel 2007 erano circa 365mila le donne tra i 20 e i 29 anni che avevano deciso di ricorrere alla chirurgia, e non si tratta solo di attrici o di protagoniste del mondo dello spettacolo. Gli interventi più richiesti – aggiunge il Dott. Spaziante – sono la mastoplastica additiva, che prevede l’inserimento di una protesi riempitiva all’interno delle mammelle, la mastopessi che consiste nel sollevamento del seno, l’addominoplastica, la liposcultura, ecc. L’intervento di mastoplastica additiva viene eseguito dopo aver visionato tutti gli esami clinici richiesti durante una visita preoperatoria dove si discuterà anche il tipo di protesi da inserire. Per ottenere dei risultati sempre naturali, le protesi vengono poste frequentemente sotto il muscolo per evitare la mancata naturalezza che spesso si può notare sotto forma di due protesi semi-sferiche a livello del torace. Le protesi anatomiche sono la scelta più idonea per quelle pazienti prive di adeguato tessuto, per cui è necessario intervenire sia sul volume che sulla forma della mammella.

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Le protesi rotonde vengono invece utilizzate quando il seno necessita di un semplice aumento volumetrico, senza che se ne debba modificare la forma. Quando lo spessore del sottocute non penalizza il risultato finale, le protesi possono essere collocate in sede sottoghiandolare. La mastoplastica additiva si effettua in anestesia totale ed ha una durata di circa un’ora. La cute viene chiusa con punti sottocutanei riassorbibili e/o colla cutanea, la paziente può riprendere le sue attività dopo 3-4 giorni senza sforzi mentre per l’attività fisica si dovrà attendere circa 1 mese. Non vengono applicate fastidiose fasciature dopo l’intervento, ma solo un reggiseno contenitivo. L’intervento di mastopessi invece consiste nel rimodellamento della ghiandola mammaria asportando la cute in eccedenza e ricreando una conicità ed una elasticità cutanea che erano andate perdute. Per il lifting della ghiandola viene utilizzata la tecnica dell’autoprotesi, ossia la ghiandola mammaria stessa viene rimodellata come se funzionasse da protesi per dare la giusta proiezione ed il corretto risollevamento della mammella. Le incisioni chirurgiche, un tempo molto estese, grazie agli sviluppi avvenuti anche nell’ambito della chirurgia mammaria riduttiva, sono oggi molto più ridotte e limitate esclusivamente a livello periareolare più un’eventuale incisione verticale. Il dolore è contenuto, controllato da analgesici per bocca e la paziente indosserà un reggiseno contenitivo che dovrà portare continuativamente per 1 mese dopo l’intervento. Dopo un parto cesareo che prevede un’incisione e il taglio della fascia muscolare, si può presentare un problema estetico all’addome, dalla cicatrice antiestetica alla cosiddetta “pancia a grembiule” che si forma soprattutto in conseguenza di uno stato di sovrappeso della paziente (striscia di pelle sovrastante la cicatrice che va come ad appoggiarsi formando uno scalino). In questo caso la chirurgia estetica può essere d’aiuto con una mini-addominoplastica. La mini-addominoplastica si esegue in day-hospital con anestesia locale e sedazione e prevede la rimozione di una striscia di pelle con il grasso eccedente, subito sopra la cicatrice del taglio cesareo. Con questo intervento si ottiene un addome nuovamente piatto e tonico e l’eliminazione di eventuali smagliature. L’addominiplastica si effettua quando invece è un po’ tutta la zona del ventre ad essere compromessa. Si esegue in anestesia generale, cioè a paziente completamente addormentata ed ha una durata di circa 3 ore. Generalmente sono necessarie due incisioni: una nella porzione bassa dell’addome, appena sopra la linea dei peli del pube che si prolunga lateralmente; la seconda è di forma circolare intorno all’ombelico e verrà effettuata solo se sarà necessario riposizionarlo più in alto per conferire un aspetto naturale. Dopo l’intervento è consigliabile riposare quanto più è possibile a letto per la prima settimana ed aumentare l’attività gradualmente dalla settimana successiva.

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Spesso in seguito ad una gravidanza – precisa il Dott. Spaziante – al semplice rilassamento dell’addome può associarsi la diastasi addominale, un problema molto sentito dalle donne nel post-parto. Nonostante non se ne parli moltissimo, si tratta di un disturbo assai diffuso: il 30% delle neo-mamme ne soffre, spesso in maniera inconsapevole. La diastasi addominale, infatti, è normalissima durante la gravidanza, ma si risolve in maniera spontanea nel post-parto, dopo circa 4-5 mesi dalla nascita del bebè. Alcune donne, però, continuano ad avere la pancia gonfia e il muscolo addominale sporgente anche nei mesi successivi. Se in alcuni casi finisce col trattarsi solo di un problema di tipo estetico, in altri può portare complicazioni e diventare una vera e propria patologia. La diastasi addominale consiste nella scissione in linea longitudinale delle due parti che costituiscono il muscolo principale della parete addominale, il cosiddetto “retto dell’addome”. Le due parti si allontanano l’una dall’altra in maniera eccessiva per via della pressione esercitata dall’utero in crescita durante la gravidanza: sulla linea che li separa (la “linea alba”) viene a crearsi un vero e proprio buco. In realtà, le cause che provocano la diastasi addominale non sono ancora del tutto chiare: pare ci siano ulteriori fattori a determinarla, oltre alla crescita dell’utero, quali la predisposizione ereditaria, l’età elevata della donna o un feto molto pesante (o gemellare). Parrebbe inoltre che un eccessivo esercizio fisico nell’ultimo trimestre di gravidanza possa portare ulteriori controindicazioni. Se dopo 4-5 mesi il buco non sparisce, la diastasi del retto diventa un problema estetico evidente, che rischia addirittura di peggiorare e portare altri disturbi quali dolori addominali e alla schiena, lombalgie, incontinenza, nausea e perfino difficoltà di respirazione e digestione. A volte la diastasi può portare anche alla formazione di ernie epigastriche o addominali. Nei casi più gravi, quando cioè le due fasce muscolari arrivano a distanziarsi di oltre 6 centimetri, sarà necessario ricorrere ad un intervento chirurgico di correzione.

Oltre agli interventi chirurgici sopra citati – conclude il Dott. Spaziante – anche la medicina estetica ha ottimizzato moltissimi trattamenti (biorivitalizzazione, filler, peeling, laser, mesoterapia, ecc.) per far fronte ai principali inestetismi cutanei post-partum:

  • la cellulite favorita dalla ritenzione idrica tipica della gravidanza;
  • le teleangectasie degli arti inferiori, dilatazioni di piccoli vasi ematici venule, arteriole, ben visibili oltre la pelle;
  • le smagliature, causate dall’aumento e dalla perdita di peso;
  • il volto invece può essere interessato dal cosiddetto melasma, detto anche cloasma. Questo inestetismo è caratterizzato da un imbrunimento a chiazze della cute, causato da un accumulo eccessivo di melanina, causato dagli sbalzi ormonali.

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RINGIOVANIRE IL COLLO PER CONSERVARE ELEGANZA E SENSUALITA’

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Le nonne, sagge donne, una volta dicevano che il collo di una donna tradisce la sua età. Al loro tempo non si dava molta importanza a queste verità e forse la nostra giovane età spensierata, lontana dal porsi il problema, ci portava a trascurarlo. Dimenticando il collo ponevamo tutta la nostra attenzione solo sul viso, con creme, ombretti e rossetti.

Ma oggi, cresciute e cambiate, se ci guardiamo bene allo specchio, capiamo perfettamente che le loro osservazioni e i loro consigli sarebbero stati utili già allora perché è vero che sul collo di una donna è scritta la sua età, come sulle sue mani. Un collo avvizzito e cadente fa pensare ad una donna non più tanto giovane, ed è un chiaro ed esplicito segno del tempo che passa inesorabile lasciando le sue tracce sul nostro corpo. La cura del collo per una donna è importante e determinante per la sua disinvoltura. E’ una delle zone del corpo che più evoca sensualità. Per questo artisti di ogni tempo, pittori e scrittori antichi e moderni, si sono spesso soffermati su questa parte del corpo delle donne, descrivendola in versi o attraverso dipinti. Per citare un quadro famoso ricordiamo il Ritratto di Jeanne Hébuterne, dipinto da Modigliani (1917), il grande pittore che accentrò sulla fisionomia del collo una vera e propria legge di forza e bellezza. “Collo da cigno, sinonimo di portamento elegante e potente arma di seduzione” erano sue parole. E Boris Leonidovic Pasternak scriveva : “Pure, io, di fronte al prodigio di mani di donna, del dorso e delle spalle e del collo, con la devozione d’un servo tutta la mia vita benedico“.

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Chi non ha mai desiderato , anche solo per un istante, di avere il collo lungo e armonioso come quello di un cigno? Ne sono un esempio le divine Audrey Hepburn, Grace Kelly e persino Marella Agnelli, che lo portavano fiere, utilizzandolo come arma di seduzione, fino a trasformarlo in un vero e proprio punto di forza e unicità. Impariamo anche quindi dalle celebrità, con i loro colli elegantemente sfoggiati, il valore della bellezza e il modo di allontanare i segni dell’età senza nasconderli sotto sciarpe e foulard , che se pur tramiti chic e alla moda non potranno mai prendere il posto della nostra pelle. La pelle del collo – spiega Il Dott. Luca Spaziante, Specialista in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica – invecchia assai più velocemente di quella del viso a causa dei fenomeni tipici dell’avanzamento dell’età, quali la riduzione della produzione di collagene, la diminuzione dello spessore del derma, il diradamento delle fibre elastiche.

I fattori che comportano un invecchiamento precoce di questa parte del corpo derivano dal fatto che la pelle di questa zona è molto sottile e ed è sostenuta da una minor quantità di tessuto adiposo rispetto alla pelle del viso. La tonicità dei muscoli del collo inoltre si riduce molto nel tempo e per questo la cute si rilassa e si allunga provocando i “cordoni” o le “banderelle”. Una eventuale malnutrizione della cute inoltre, insieme al rallentamento della microcircolazione del sangue, potrebbe causare un forte aumento delle rugosità. La chirurgia e la medicina estetica – aggiunge il Dott. Spaziante – permettono oggi di ringiovanire l’aspetto del collo in modo del tutto naturale in quanto il risultato artefatto non è mai frutto dell’intervento in sé ma della mancata esperienza del professionista. Come mi ha sempre ripetuto in tutti questi anni il mio maestro, il Prof. Stefano Bruschi, Direttore della Chirurgia Plastica Universitaria della Città della Salute e della Scienza, “l’invasività non è legata all’intervento ma alle mani del chirurgo e di conseguenza anche i risultati“.A seconda della gravità e del tipo di inestetismo si può decidere di intervenire con la medicina estetica o con la chirurgia o spesso con entrambe. Quando la pelle inizia a manifestare un aspetto stanco ed invecchiato con presenza di fini rugosità, significa che il collagene si è alterato quantitativamente e qualitativamente perdendo la sua funzione di plasticità e sostegno. La medicina estetica, con cicli di biostimolazione o biorivitalizzazione a base di acido ialuronico e vitamine, provvede a restituire alla pelle la sua elasticità, compattezza e freschezza, conferendo da una parte idratazione e dall’altra stimolazione dei fibroblasti, le cellule responsabili della produzione di collagene. La biorivitalizzazione consiste nell’effettuare microiniezioni su precise zone del collo e del decoltè o nell’introdurre fili biostimolanti opportunamente posizionati. Il risultato di questa terapia è visibile dopo circa 1-2 mesi dal trattamento. L’effetto si mantiene nel tempo e necessita di terapia di mantenimento a cadenza variabile in base al prodotto che si utilizza e al tipo di pelle sulla quale viene effettuato il trattamento.

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Questi trattamenti offrono risultati assolutamente soddisfacenti, ma è opportuno affidarsi a professionisti seri, referenziati, con eccellente preparazione e che utilizzino tecniche e prodotti sicuri. Da un punto di vista chirurgico – sottolinea il Dott. Spaziante – l’intervento più indicato è il lifting. Le incisioni effettuate con questo intervento sono minime e i tempi di ripresa sono molto rapidi. Le cicatrici restano praticamente invisibili poiché sono poste in zone poco visibili. Il riposizionamento dei tessuti è molto preciso e tutta la pelle in eccesso viene eliminata garantendo un risultato altamente naturale. L’intervento – spiega il Dott. Spaziante – consiste nell’effettuare una piccola incisione proprio davanti all’attaccatura dell’orecchio che viene poi prolungata dietro nel padiglione auricolare, attraverso la quale si interviene riposizionando e rimettendo in tensione i tessuti, in modo da ottenere un ringiovanimento del collo. Il rispetto per la delicatezza e per la bellezza femminile chiama “Collana di Venere” quella serie di rughe che il tempo cinge attorno al collo di una donna, ma la medicina e la chirurgia estetica permettono ad ogni donna di portare con disinvoltura la propria collana, quella che più ama. E come sostiene Desmond Morris, importante divulgatore scientifico e autore di libri sulla sociobiologia umana, Dalle collane allo smalto per le unghie, ogni modo di adornare il corpo resterà con noi fino a quando la nostra specie camminerà sul pianeta.

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LA PELLE: UN ORGANO DA TRATTARE CON CURA

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David Le Breton, Professore presso l’Università Marc Bloch di Strasburgo e autore di numerosi saggi sull’antropologia del corpo, descrive la pelle come un sottile foglio di tessuto che avvolge il corpo, un organo piuttosto semplice, ma che dal punto di vista sociale e psicologico, diventa invece un organo altamente complesso: “…è un confine tra il mondo esterno e quello interno, tra l’ambiente e il proprio sé”. La pelle è il mezzo con cui comunichiamo con chi ci sta vicino e attraverso essa riceviamo contatti ed emozioni dal mondo che ci circonda. E’ per noi un segno indelebile del nostro benessere fisico e psicologico e insieme filtro e barriera rispetto a ciò che desideriamo o che respingiamo. La pelle è un organo che sovrintende al buon funzionamento del nostro intero organismo con una funzione importante quanto quella degli organi interni. Si tratta infatti di una funzione emuntoria secondaria, essenziale per l’eliminazione delle sostanze di rifiuto, che accumulandosi provocherebbero stati tossici, che interviene quando gli organi emuntori primari (fegato e reni) siano stati sovraccaricati e sovraffaticati. La nostra pelle per essere sana e luminosa e diventare espressione del nostro benessere va quindi nutrita e curata con interventi di tipo medico. A differenza degli altri organi (reni, fegato, cuore), deve essere trattata dall’interno, mediante una nutrizione adeguata ricca di minerali, vitamine ed acqua, ma nello stesso tempo può anche essere curata sia dall’interno che dall’esterno attraverso percorsi di medicina estetica. Il Dott. Luca Spaziante, Specialista in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, ci illustra come si può intervenire sugli inestetismi estetici che tolgono luminosità e tono alla pelle, nel rispetto assoluto delle proporzioni e con un’estrema attenzione a non perderne l’aspetto naturale.

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“Per risolvere gli inestetismi della parte alta del volto è necessario impiegare la tossina botulinica – spiega il Dott. Spaziante – perché è l’unico trattamento che permette di alleggerire quelle piccole rughe presenti sulla fronte e intorno agli occhi (“zampe di gallina”). Con questo tipo di approccio in una sola seduta si riesce ad ottenere un miglioramento immediato che durerà fino a circa 6 mesi. Stessi effetti duraturi si hanno con l’impiego dei filler a base di acido ialuronico, una molecola del tessuto connettivo che il nostro stesso organismo produce e che è totalmente riassorbibile. “I filler servono a riempire i solchi del volto – spiega il Dott. Spaziante – e a ripristinarne i volumi bilanciandone le proporzioni”. Anche in questo caso basterà un’unica seduta da ripetere ogni sei mesi circa. Altra tecnica che garantisce buoni risultati è la biorivitalizzazione, che leviga le piccole rughe superficiali del volto nell’area delle guance e intorno alla bocca. Il ciclo completo comprende 6 sedute ogni 7-14 giorni, da ripetere ogni 6-12 mesi. Il Dott. Spaziante impiega anche la tecnologia laser, utile per la rimozione di capillari, per le macchie della pelle e per un ringiovanimento generale del volto. In questo caso il numero di sedute varia in base al tipo di inestetismo da trattare.

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Sfruttando le proprietà delle cellule staminali è invece possibile sottoporsi a un trattamento con PRP”, (Platlet Rich Plasma), una sorta di siero naturale che noi stessi produciamo naturalmente. L’utilizzo del plasma arricchito di piastrine è una tecnica scientifica utilizzata già da molti anni in chirurgia plastica, nella cura, ad esempio, delle ustioni e su quei pazienti con ferite che hanno serie difficoltà di guarigione con tecniche convenzionali. I fattori di crescita racchiusi nelle piastrine sono capaci di stimolare diversi meccanismi cellulari richiamando e attivando le cellule staminali con l’obiettivo di migliorare lo stato della cute e di tutti gli annessi cutanei della zona trattata. I fattori di crescita possono essere iniettati (attraverso microiniezioni) nel volto, per favorirne il ringiovanimento o in caso di acne, o anche a livello dei capelli per contrastarne la caduta. Altro trattamento che spesso viene richiesto al Dott. Spaziante è il peeling, ovvero l’esfoliazione e la rimozione degli strati superficiali della cute del volto attraverso alcuni acidi specifici opportunamente dosati e applicati. Questo tipo di intervento si dimostra molto efficace soprattutto nel miglioramento dell’acne e degli esiti di acne o semplicemente per rendere la cute più compatta e luminosa prevenendo i segni del tempo. “La scelta del trattamento più indicato – conclude il Dott. Spaziante – deve essere sempre concordata con il paziente dopo un’accurata visita per definire insieme un programma personalizzato”. Solo così si potrà arrivare ad una ritrovata freschezza del volto senza un’alterazione delle sue caratteristiche naturali perché comunque “ La pelle con le sue caratteristiche di colore, odore, rugosità, con gli elementi suoi propri, permette di evidenziare una individualità unica ed irripetibile: ogni individuo possiede la sua pelle personale” (Didier Anzieu, psicoanalista francese).

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Chirurgia Plastica Post-Bariatrica: un’alleata contro l’obesità

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“Grasso è bello”…si sentiva ripetere nello scorso ventennio, creando un alibi a tutti coloro che non trovavano la forza per il sacrificio e che preferivano abbandonarsi al piacere della buona tavola.

Marylin Monroe diceva: “A tutte voi ragazze che pensate di essere grasse perché non siete una taglia zero. Siate belle, è la società che è brutta“, ma lei intendeva donne in carne e non donne obese…un po’ come lei d’altronde, affascinante femmina dall’aspetto esaltante e conturbante.

L’obesità purtroppo è tutt’altro…

Il grande Francesco De Gregori compose una fantastica fiaba in musica, “La donna cannone”, che diceva: “E non avrò paura se non sarò bella come dici tu, ma voleremo in cielo in carne ed ossa non torneremo più…“. Ovviamente quest’ultima è una metafora che ci sussurra il dovere di doversi accettare per come siamo, senza alterare troppo la nostra natura, se pur non definita eccellentemente come vorremmo. Giusto! Ma solo quando il problema si dimostra lieve e non causa di una condizione che va davvero a mettere a rischio la nostra salute e addirittura la nostra vita. L’incidenza del sovrappeso e dell’obesità, anche infantile, è cresciuta con un andamento esponenziale rispetto a qualche anno fa, portando il fenomeno ad essere definito una sorta di epidemia. Il sovrappeso è una concausa di innumerevoli disturbi che possono cominciare a verificarsi già nell’infanzia e nell’adolescenza: diabete di tipo 2, coronaropatie e ictus, sindrome metabolica, apnee del sonno, fegato grasso e complicazioni in gravidanza. Studi recenti internazionali confermano purtroppo questa realtà a livello mondiale anche se l’Italia fortunatamente un po’ si esime da questi dati, forse per merito della dieta mediterranea. Diviene altresì importantissimo non dormire su questo fenomeno così dilagante, imponendoci di seguire uno stile di vita sano e cercando il più possibile di ovviare a questo problema in modo immediato e mirato.

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Esistono diversi strumenti per renderci consapevoli del nostro stato di salute e del nostro stato ponderale. Possiamo per esempio misurare il nostro girovita, oltre a controllare il nostro peso: questo tipo di verifica certo non ci da la massima certezza del nostro stato di salute, ma sicuramente ci indica se abbiamo grasso in eccesso sull’addome e questo rappresenta un dato importantissimo, perché il grasso accumulato in questa parte del corpo potrebbe far aumentare il rischio di malattia molto più del grasso presente nelle altre parti del nostro corpo. Le donne che avranno un girovita maggiore di 88 cm e gli uomini con girovita maggiore di 102 cm, correranno sicuramente maggiori rischi di soffrire di disturbi legati all’obesità. E’ giusto quindi lottare contro questo orribile fenomeno, senza confondersi con le persone che condannano l’obesità attraverso le umiliazioni più bieche, affrontando il problema con serenità e metodo. Il primo passo da fare è quello di dare spazio ad una giusta informazione, utilizzando fonti attendibili. Il tema primario è sicuramente quello della sana alimentazione e della dieta bilanciata, di quell’abbandono delle abitudini errate che mette a dura prova le persone obese, per la difficoltà di eliminare nell’immediato tutto ciò che risulta dannoso al proprio organismo, soprattutto il cibo spazzatura in cui spesso si ricerca un conforto e un sostegno per combattere lo stress, la depressione e la mancanza di affetto.


Spesso nel percorso si possono avere risvolti psicologici importanti perché la difficoltà nell’accedere a quella sana rettitudine per assumere un’alimentazione adeguata può far sentire deboli e fragili. Oltre a non sentirsi belli e attraenti per come si è fisicamente, si rischia di cadere ancor più nel baratro per non sentirsi all’altezza di combattere, per non riuscire a dimostrare a sé stessi di avere il carattere e la tenacia capaci di farci uscire dal tunnel.Il percorso terapeutico per combattere l’obesità si costruisce tramite diverse fasi e attraverso approcci integrati: una perdita di peso così marcata richiede l’utilizzo delle diete più efficaci , ma anche del movimento corporeo costante e mirato, delle tecniche chirurgiche più avanzate, del sostegno psicologico. E una volta raggiunto l’obbiettivo relativo alla perdita del peso cosa succederà? Si presenterà un nuovo problema da affrontare: la pelle del paziente perderà il suo tono e diverrà cadente , apparendo non solo antiestetica, ma trasformandosi anche in un vero e proprio ostacolo per la mobilità del paziente.

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La Chirurgia Plastica Post-Bariatrica – spiega il Dott. Luca Spaziante (Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttica ed Estetica, nella foto sopra) – ha fatto passi da gigante a riguardo ed è proprio in questa fase che potrà entrare in scena per poter favorire il rimodellamento della figura corporea (body contouring o body reshaping). La fase del rimodellamento corporeo – aggiunge il Chirurgo – non si potrà ottenere tramite un solo intervento chirurgico, ma è assolutamente doveroso attenersi ad una sequenza definita di procedure. I diversi interventi chirurgici avranno l’obiettivo di rimodellare e riequilibrare le diverse aree corporee interessate (addome, arti superiori e inferiori, mammelle) al fine di ripristinare le corrette proporzioni. Come sottolinea il Dott. Spaziante gli interventi che il paziente potrebbe dover affrontare durante questo percorso sono l’addominoplastica, la liposuzione, la brachioplastica, il lifting delle cosce, la mastopessi con autoprotesi. La Chirurgia Plastica Post-Bariatrica – aggiunge il Dott. Spaziante – non è Chirurgia Estetica ma Chirurgia Plastica Ricostruttiva con finalità estetica. Ogni paziente deve essere valutato singolarmente ed attentamente per definire l’iter terapeutico più appropriato. Questa chirurgia è gravata da numerose complicanze legate alla patologia di base e pertanto va affrontata con molta preparazione e con un approccio multidisciplinare. Il sostegno psicologico del paziente è fondamentale per portare avanti un percorso impegnativo e difficile, ma che darà risultati davvero sorprendenti. Questo lungo percorso verso il miglioramento di sè stessi – spiega il Dott. Spaziante – necessita della massima professionalità del Chirurgo Plastico, che con il suo team possa svolgere un lavoro multidisciplinare di eccellenza che farà ritrovare la serenità e la salute al proprio paziente, con un notevole miglioramento della sua qualità di vita.

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