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“I colori della fragilità”

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Informazione promozionale       IL ROMANZO DELLA SCRITTRICE  TERESA GIULIETTI / Laura è una quarantenne che scrive romanzi e sceneggiature. Dopo anni in giro per l’Italia, decide di fare ritorno alla città natale, Parma. Ma l’incontro con i nuovi vicini di casa si rivela sorprendente: a cominciare da June, scultrice ruvida e seducente, con la quale nasce un sodalizio che abbatte molti luoghi comuni sull’amore.

Più di tutti però viene travolta da Lorenzo, il bambino del primo piano, dodici anni, arguto e premuroso, cinico e pungente, dotato di un’intelligenza formidabile, ma affetto da una grave malattia, la sindrome delle ossa di vetro, che gli impedisce di frequentare la scuola. Sua madre chiede a Laura di affiancarlo nella sua preparazione umanistica. Ogni ora trascorsa col suo omino dalle ossa fragili è per lei un tuffo rinnovato nelle profondità dell’inconscio, da cui riaffiorano timori e incertezze. Lorenzo, con il suo misto di innocenza e sagacia, mette Laura con le spalle al muro e la costringe a rileggere le proprie paure e i suoi reali desideri. “Ormai, l’avevo imparato: il passato non può essere allontanato con un colpo di spugna, non è una macchia di vino caduta sul tavolo, o un disegno fatto a matita che può essere cancellato. Resta impresso sulla pelle, in ogni contorno e lo ridefinisce. Mia madre con tutte le sue ansie, i suoi amori usa e getta, mi aveva definita, tracciando contorni incerti dentro di me. Ero una donna emotivamente in bilico, strattonata da stati d’animo contrastanti che mi sforzavo di contenere, fingendo, atteggiandomi, recitando una parte…”.

Teresa Giulietti è nata e vive a Parma. Lavora come ghostwriter per varie case editrici. Laureata in lettere moderne, ha frequentato la scuola di ayurveda e la scuola Riza di Naturopatia Psicosomatica. Tiene corsi di naturopatia presso scuole per operatori del benessere e associazioni culturali. Ha pubblicato: Le due età (Marsilio, 1989), La mercenaria dei sogni (Borelli, 2001), Pura vida (Edigiò, 2008), C’era una volt@ (Battei, 2012), Le quattro stagioni (Dante Alighieri, 2012), Parma meravigliosa (EDS Edizioni della Sera, 2019) e – per le edizioni Cosmopolis – i volumi Bellezza etica, etica della bellezza: curarsi dentro e fuori nel rispetto della natura (2013) e La bellezza è nel cuore. Un viaggio per imparare a conoscerne ragioni e linguaggio (2016).

Teresa Giulietti I COLORI DELLA FRAGILITÀ –  ZONA Contemporanea romanzo pp. 240 – EURO 18 – ISBN 9788864388960

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Laura, in buona parte sono io. Dopo anni di assiduo lavoro come ghostwriter, occupandomi delle vite altrui, sono tornata al romanzo e l’ho voluto fare mettendomi alla prova, con i sentimenti di cui ho sempre avuto più paura. Scrivendo mi sono tolta maschere e ho allentato molte censure.

La protagonista del mio romanzo è una bella quarantenne, vulnerabile e idealista, che come ghostwriter scrive romanzi per ricchi committenti e sceneggiature per la televisione. Dopo parecchi anni in giro per l’Italia, lavorando ai suoi progetti di scrittura, decide di fare ritorno nella piccola città natale, Parma, approdando in quella che sente immediatamente “la sua casa”: un appartamento ad archi affrescati, appartenuto a una vecchia contessa, e inserito in un palazzetto ottocentesco che si affaccia su Via Nazario Sauro.

Animo tormentato da un’infanzia complessa, segnata dalla presenza ingombrante di una madre artista, tanto seducente quanto vulnerabile, Laura vive da qualche tempo una relazione clandestina con Francesco, l’uomo che fugge, il prototipo del narciso incontentabile, da cui viene ossessivamente coinvolta.

E pensare che lei, “accudita da Simone de Beauvoir e Lady Oscar” avrebbe voluto solo un’amante, come le donne emancipate che ha sempre ammirato! E, invece, ne finisce stritolata, accanto a Francesco diventa la donnina di marzapane con le ginocchia che tremano. Quell’ordinarietà da cui si illudeva di poter fuggire, ora diventa la sua fissazione.

Finché l’incontro con i nuovi coinquilini non la trasporta in un vortice di emozioni sconosciute: la scultrice June, che viene ad abitare sopra di lei e martella di notte prendendosela con la materia, bellezza ruvida e sfrontata, uguale a Frida Kahlo nel volto e nell’urgenza delle mani, con la quale nasce un sodalizio magnetico.

E poi, Lorenzo, il bambino dalle ossa color vento, che vive al primo piano con i genitori e Cip, il suo cane filosofo. Un personaggio a cui sono particolarmente affezionata. Anni fa ho avuto modo di conoscere un bimbo come lui, affetto da una grave forma di osteogenesi imperfetta, più conosciuta come sindrome delle ossa di vetro; il padre mi chiese di scrivere la sua storia da regalare al fratellino. Un giorno così…

Era un bambino unico, caparbio, intuitivo, capace di lasciarti senza parole. Ora Lorenzo vive tra le pagine di questo romanzo; l’ho voluto custodire, preservare dalla morte perché almeno i libri hanno il potere di rendere i bambini come Lorenzo dei supereroi.

Laura, su richiesta della madre, accetta di affiancare Lorenzo nella sua preparazione umanistica poiché la sua malattia e i frequenti ricoveri in ospedale gli impediscono di frequentare la scuola. Fin dal primo incontro, Laura si sente attratta dalla genialità di questa creatura tanto arguta e premurosa quanto cinica e pungente, dotata di un’intelligenza selettiva che mette a soqquadro ogni sua indulgenza. Lorenzo è ambizioso, vuole diventare il Van Gogh del 2000, nonostante le sue mani tremino e i suoi polsi siano di ceralacca.

Assegna un colore a tutti, inventa un nome per ogni persona che insegue ogni giorno dalla sua finestra. Legge con voracità biografie dei grandi artisti, romanzi che raccontano dei più grandi amori e divide ogni ora della sua vita con Cip, un cane meticcio molto saggio che lui chiama il Filosofo. Laura capisce subito di non poter avere scampo con lui; con quel misto di innocenza e sagacia, il bambino dalle ossa di vetro mette Laura con le spalle al muro e la costringe a rileggere le sue paure e i suoi reali desideri, attraverso una lente nuova e illuminante: la fragilità da cui tentava di fuggire diventa la chiave interpretativa nella quale ritrovare slancio e significato.

In questo romanzo mi ritrovo spesso e quasi ovunque: nell’uso calibrato e sonoro delle parole, nella mia passione per il colore, la poesia, la musica dei cantautori francesi e gli animali che da sempre difendo. Nella curiosità verso ogni forma di amore e nell’idea del ritorno. Anche io, dopo aver vissuto in altre città, ho deciso di far ritorno a Parma, una città di cui mi sono innamorata con un discreto ritardo ma che ora considero il nido sempre pronto ad accogliermi.

 

“Prede e predatori”, il romanzo di Giuseppe Pierdomenico

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Informazione promozionale    Un’opera di straordinario impatto e potenza, primo capitolo di una trilogia in fase di definizione. Prezioso l’appello contenuto nelle prime pagine del romanzo, dove è racchiusa una originale proposta su come arginare il fenomeno della immigrazione

Abruzzo, anni settanta. Giuseppe è poco più che adolescente  quando per caso si imbatte in una caverna alle pendici della Maiella; lì sono occultati dei preziosi che l’ultimo Re d’Italia, in fuga verso Pescara, tentò di trafugare nel lontano 1943. La straordinaria scoperta rimane segreta; passano gli anni e Giuseppe attingerà più volte a quel tesoro, potendo così sostenersi negli studi al Politecnico di Torino e progettando il suo avvenire. Decisivo sarà in tal senso l’incontro con Mirjam, una splendida ragazza maliana, i cui racconti sul paese d’origine convinceranno Giuseppe a farsi carico di importanti responsabilità verso la popolazione locale. I sogni dei due innamorati trovano “campo fertile” nell’arida Africa sub-sahariana ma vengono ostacolati dagli intestini contrasti tra le autorità religiose che si contendono il territorio. Ha qui inizio un’avventura ricca di colpi di scena e capovolgimenti di ruoli e situazioni, dove si fa sempre più difficile de finire prede e predatori, persino quando “entra in gioco” uno spietato terrorista islamico… Un’opera di straordinario impatto e potenza, primo capitolo di una trilogia in fase di definizione. Prezioso l’appello contenuto nelle prime pagine del romanzo, dove è racchiusa una originale proposta su come arginare il fenomeno della immigrazione.
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Giuseppe Pierdomenico laureato in ingegneria al Politecnico di Torino, nel 1998 ha fondato una sua azienda che ha operato in Libya per oltre venti anni. Nel 2011 era presente a Tripoli durante la rivoluzione di febbraio. È rimasto in questo paese fino a fine maggio, fintanto che non è riuscito a far rimpatriare tutti i suoi tecnici e operai, non solo europei. Nel 2015, dopo un attacco dei miliziani dell’Isis a un sito petrolifero di Mabruk, l’uccisione di nove militari e il rapimento di tre operai filippini, ha condotto le trattative per il loro rilascio; dopo circa quattro mesi gli ostaggi sono stati liberati e rimpatriati. L’esperienza vissuta è stata spunto per la narrazione del presente romanzo. Parte del ricavato dalla vendita di questo libro sarà destinato alla realizzazione e al sostegno dei laboratori solidali di scrittura LetterariaMente.
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“Prede e predatori” di Giuseppe Pierdomenico – Edizioni Albatros

Riparazione Tapparelle Torino

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Informazione promozionale  “Il nostro lavoro è la riparazione, sostituzione e motorizzazione di tapparelle. I nostri punti di forza sono: la specializzazione nel settore delle tapparelle, il preventivo gratuito, non avere nessun costo d’uscita e per i problemi più comuni offrire un preventivo telefonico ai clienti”

 

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Da Borello Supermercati sei come a casa

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Da Borello Supermercati sei a casa. Questa la filosofia su cui si fonda l’insegna che, a partire dal 2015, ha iniziato a diffondersi in svariate località del Piemonte.

La catena di supermercati infatti, fa della tradizione e della vicinanza al cliente i suoi punti cardine, puntando alla realizzazione di luoghi in cui le persone possano sentirsi a casa anche mentre fanno la spesa

 


L’insegna prende il nome dell’imprenditore che l’ha fondata, Fiorenzo Borello, che dopo oltre quarant’anni di esperienza nel settore della distribuzione, ha deciso di comunicare ai propri clienti, a partire dal nome, che si esponeva in prima persona, “mettendoci la faccia”.


La sua identità è un attestato della nascita di una nuova insegna, i cui valori fondanti sono la fiducia, la semplicità, ma soprattutto la tradizione. Non si tratta solo di valori, si tratta di una vera e propria filosofia basata sulla vicinanza con il cliente. Il fondatore del marchio sabaudo infatti, conosce personalmente i suoi clienti e ha fatto del rapporto umano, il suo tratto distintivo, declinandolo anche attraverso una formazione attenta del suo personale che quotidianamente si contraddistingue per cortesia e disponibilità.


Un seguito decisamente cresciuto nell’arco dell’ultimo anno, in cui l’insegna è divenuta portatrice di un messaggio importante: fare la spesa in maniera consapevole, acquistando il giusto ed evitando gli sprechi. Messaggi in controtendenza con le logiche della distribuzione organizzata ma che stanno dalla parte dei clienti e che trovano riscontro nei canali social e web ed all’interno dei punti vendita: conservare bene il cibo, acquistare prodotti di stagione, informazioni nutrizionali e consigli di preparazione per sensibilizzare il cliente “verso una spesa consapevole”, come compare all’ingresso di ogni supermercato.


Un marchio attento alla sostenibilità ambientale, ma anche alla piacevolezza degli spazi. Tutti i punti vendita progettati e realizzati con impianti ed attrezzature a basso impatto ambientale, hanno un’identità fortemente riconoscibile basata su una serie di elementi visuali che saltano all’occhio appena si entra: il punto croce come elemento ricorrente, il trattamento anticato delle immagini, l’utilizzo delle cementine che riportano all’autenticità del passato.


La ricerca dei prodotti in assortimento è un altro elemento determinante: il Sig. Borello infatti, conosce personalmente molti dei suoi fornitori e seleziona i prodotti tipici del territorio oltre a tutti quelli in grado di soddisfare un certo standard di qualità senza dimenticare la convenienza, che è un tratto distintivo della catena. E poi alcune specialità firmate Borello Supermercati, tipiche della tradizione piemontese: tre etichette di vino (Barbera, Piemonte Albarossa e Malvasia) che ben si accompagnano al formaggio da grattugia, anch’esso a marchio Borello, dal gusto dolce e rotondo.


Tutti i freschi, dall’ortofrutta alla gastronomia, macelleria e pescheria, sono il fiore all’occhiello dell’insegna: se hai qualche dubbio su come cucinare un piatto o su quale formaggio scegliere, il personale sarà pronto ad offrirti consulenza e supporto!


Da circa un anno è stata introdotta anche la tessera fedeltà, la “CiapaPunt” che permette ai clienti di raccogliere punti vincendo buoni spesa.  Borello Supermercati è presente in modo capillare nel territorio torinese, astigiano e canavese con 41 punti vendita.  Vuoi scoprire dove si trova il punto vendita a te più vicino? Sul sito (www.borellosupermercati.it) troverai tutte le informazioni che cerchi, oltre alle promozioni in corso e tante ricette gustose!

 

 

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“Attraverso la parete”, la storia di Sofia narrata da Evelina Proli

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Informazione promozionale / Ci sono alcuni strappi che non possono essere ricuciti, mancanze che si avvertono nel profondo dell’animo e che fanno sentire soli in maniera inconfondibile.

Lo sa bene Sofia, giovane musicista di Roma, sempre alla ricerca di quello che manca senza mai diventare protagonista delle proprie giornate. La distanza emotiva della giovane donna sembra quasi trovare conferma nella sua decisione di passare qualche tempo, da sola, nella casa al lago della propria famiglia. Tuttavia, è proprio nella solitudine autoimposta che Sofia si troverà faccia a faccia con i propri demoni interiori e le proprie paure, per non perdere una felicità che ora, finalmente, può percepire come autentica.
 
L’AUTRICE
Evelina Proli è nata a Tarquinia nel 1964. Dopo la maturità scientifica intraprende il percorso di studi in  Scienze Infermieristiche e  poi quello in in Ostetricia. Ostetrica per circa vent’anni esercita in seguito  la professione di informatore medico-scientifico  Si trasferisce a Viterbo nel 2008 dove vive con i suoi due figli e due amatissimi cagnolini. La lettura è stata sempre la sua passione, insieme alla musica, all’arte in genere e alla natura. A luglio 2020 pubblica con Edizioni Dialoghi nella collana Intrecci “attraverso la parete”.
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Tutto ciò che devi sapere sui filtri auto

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Ogni veicolo utilizza degli elementi consumabili per poter funzionare impeccabilmente, i filtri dell’auto sono tra questi elementi. Il filtro serve a evitare che un impianto dell’auto subisca contaminazione. Ne esistono di diversi tipi.

Quali sono le principali tipologie di filtri?

Filtri aria. Questi filtri sono costruiti con materiali fibrosi o porosi. Servono a eliminare vari detriti e particelle contaminanti, come muffe, sabbia, batteri, polline. Ci sono filtri aria per il motore (aspirazione) e filtri aria per l’abitacolo. I filtri aria del collettore di aspirazione servono a pulire l’aria che entra nel motore, mentre i filtri aria per l’abitacolo purificano l’aria che entra all’interno del veicolo, eliminando sia particelle contaminanti che cattivi odori. In genere, questi filtri sono fatti di cotone, di carta, di gommapiuma.

Filtri olio. Questi filtri sono fatti di solito in microglass o cellulosa. I filtri olio si possono trovare in vari impianti del veicolo: servono a filtrare il lubrificante dell’impianto idraulico, della trasmissione, del motore e di altri impianti. Si tratta di elementi incredibilmente importante, perché consentono a gruppi e componenti essenziali del veicolo di funzionare impeccabilmente.

Filtri carburante. Questi filtri servono a purificare il carburante che deve raggiungere il motore. Nei veicoli diesel, il filtro carburante serve anche a intrappolare l’acqua presente nel carburante. Si tratta di elementi a forma di ciotola, in cui l’acqua si accumula nel fondo, perché è più pesante del carburante. Nei veicoli con motore a benzina, di solito ci sono due filtri, uno per la filtrazione grossolana, l’altro per la filtrazione fine.

Filtri Diesel Anti-particolato (DPF). I filtri di questo tipo sono presenti solo nelle vetture con motore diesel. Questi filtri servono a ridurre le emissioni tossiche scaricate nell’atmosfera.

Alcuni modelli di auto possono avere in dotazione anche altri tipi di filtri, che dipendono anche dalla configurazione ed all’anno di produzione: per esempio, il filtro del ricircolo degli scarichi (EGR) o il filtro della ventilazione positiva del basamento (PCV).

Bisogna sempre ricordare che i filtri sono elementi consumabili, quindi vanno sostituiti a intervalli precisi.

Quando è ora di controllare gli ammortizzatori?

Gli intervalli di sostituzione dei filtri variano a seconda delle condizioni di guida ed è il tipo di filtro. Tutte queste informazioni si trovano nel manuale del veicolo. In media, gli intervalli di sostituzione sono i seguenti:

Filtri aria collettore aspirazione (motore) – ogni 25 000 km;

Filtri aria abitacolo – 15 000 – 25 000 km, se si marcia spesso in zone particolarmente sabbiose – solo circa 6 000 – 7 000 km;

Filtri olio – ogni 12 mesi o una volta ogni 10 000 – 15 000 km. I filtri olio vanno sostituiti quando si cambia l’olio.

Filtri carburante – vanno sostituiti all’incirca ogni 45 000 – 55 000 km.

Sul mercato, l’offerta dei filtri è davvero enorme. Si tratta di componenti prodotte da aziende molto importanti, come Bosch, K&N, Mann Filter, AEM Dryflow, FRAM, Purolator e tante altre.

 

Euautopezzi.it è un negozio ricambi leader nel settore

Devi cambiare l’olio e i filtri della tua vettura? Da noi troverai una vasta gamma di prodotti, tutti compatibili con il tuo veicolo: spazzole tergicristallo, candele, dischi freno, pastiglie freno, ecc. La tua auto potrà continuare a funzionare impeccabilmente senza spendere troppo, grazie ai nostri prezzi accessibili, ai costi di spedizione ragionevoli, agli sconti, alle occasioni e alle offerte promozionali. Compra e risparmia, con Euautopezzi.it!

“Hotel Ghiffa” un albergo storico direttamente sul Lago Maggiore

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Informazione promozionale / La storia dellAlbergo Ghiffa inizia così, su quel ramo del Lago Maggiore che si affaccia verso la Svizzera e offre uno scenario pittoresco per tutte le ville ed edifici che riflettono le loro bellezze nelle acque del Verbano. 

Il complesso originario è stato edificato nel 1875 quando, in seguito al completamento dei lavori per la costruzione della strada litoranea (già strada militare Massimo DAzeglio), il paese di Ghiffa si trova ad essere ben collegato con la Svizzera. 

La struttura in stile Liberty  dellalbergo, nonostante negli anni sia stata ampliata e ristrutturata più volte, mantiene tuttora la classe e leleganza del tempo in cui fu costruita. 

Quello che oggi ci appare come uno degli hotel più belli della zona, pone tra i suoi plus la sua stessa storia. Dove oggi troviamo la vicina passeggiata sul lago, un tempo sorgeva un giardino con una stalla, luogo dove i viaggiatori potevano far riposare i propri cavalli prima di raggiungere e varcare il confine elvetico. 

Negli anni della Belle Époque, lintero Lago Maggiore diventa meta turistica privilegiata di tutta quella parte di nobiltà europea e delle élite colte e raffinate che popolavano lItalia del tempo. Sono gli anni in cui anche lAlbergo Ghiffa vede il suo primo ampliamento, in linea con lestetica del tempo e adeguato alla raffinatezza della clientela, diventando uno degli alberghi più moderni dItalia. Immerso tra le bellissime ville che si affacciano sul lago, case immerse nella vegetazione o circondate da pittoreschi giardini, non tarda a saltare allattenzione delle cerchie di intellettuali e industriali più famosi del Novecento. Tra le sue mura infatti erano soliti incontrarsi personaggi come lo scultore Paolo Troubetzkoy, i pittori Daniele Ranzoni e Augusto Laforêt e i proprietari della casa automobilistica Isotta Fraschini.

Senza mai chiudere, nemmeno durante le due Guerre Mondiali, lalbergo rimane punto di riferimento turistico della zona da oltre un secolo. 

Nel 1954 viene acquistato dalla famiglia degli attuali proprietari che, mantenendo intatto il prestigio della struttura, hanno negli anni ristrutturato e ampliato ledifico rendendolo un hotel quattro stelle  perfettamente in armonia con gli standard attuali. Nel 1993 è stata costruita la piscina e sono stati ampliati il terzo e quarto piano mentre, il 2018, è stato lanno della costruzione di una nuova grande spiaggia che, risaputamene, è oggi definita una delle più belle del Lago.

Oggi allHotel Ghiffa è possibile raggiungere il ristorante con le sue terrazze sul lago, aperto anche ai clienti esterni, anche in motoscafo tramite lo storico pontile ristrutturato. Una nota di modernità è data dal fatto che presso la struttura sia possibile noleggiare vespe e motoscafi (senza patente) che permettono ai clienti di visitare in autonomia le Isole Borromee, Santa Caterina del Sasso e tutte le imparagonabili bellezze che il lago offre. 

Con il pontile cullato dalla corrente e la sua struttura raffinata e maestosa, lHotel Ghiffa rimane a oggi uno degli scorci più sublimi del Lago Maggiore.

Lisa Finetti

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Marco Fontolan: “Il successo nella società della performance”

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informazione promozionale / UNA PROSPETTIVA EDUCATIVA     Marco Fontolan è nato nel 1980, si è laureato in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”; ha svolto per alcuni anni il lavoro di educatore presso Comunità Terapeutiche.

Negli ultimi anni ha intrapreso il percorso filosofico-teologico e pedagogico-didattico conseguendo la Laurea Magistrale in Scienze Religiose presso l’Istituto “Redemptoris Mater” delle Marche. Attualmente è docente di Religione Cattolica.

Attraverso l’ideale Scout ha fatto del Servizio il suo “life motive”, ottenendo così successo in famiglia e nello scoutismo.

Cresce nelle campagne marchigiane dove incontra il gruppo scout, vero percorso pieno di avventure dove scopre divertimento e servizio, dove percepisce crescendo che l’altro è importante, che la relazione sta alla base dell’esistenza umana, perché ne è intrisa. Nell’ambiente scout sente per la prima volta la parola Successo pronunciata in contesti e dimensioni diversi, attraverso i testi di Baden Powell approfondisce la parola successo percependola legata indelebilmente alla felicità. Avere successo nella vita significa essere felici e molto altro, da questa “scoperta” nell’adolescenza nasce e cresce il desiderio di scrivere un testo dedicato a questo termine tanto gettonato quanto discusso.

Prende forma così un testo che vuole riscoprire il termine “successo”, una parola usata spesso, con significati profondamente contrastanti, promotore di vittorie, dispensatore di momenti indimenticabili e compagno di progetti realizzati. Allo stesso tempo, però, orizzonte irraggiungibile, sede di speranze insperate, contenitore di responsabilità che ci opprimono, fautore della nostra fama e della nostra miseria.

Cosa s’intende quando si parla di successo? Tutti possono conquistarlo? Che caratteristiche ha il protagonista?
Successo – felicità – eccedenza, una prospettiva per l’ad – venire.

Ecco come acquistare il libro: https://susiledizioni.com/libri-ed-ebook/libri-pubblicati/anno-2020/il_successo_nella_societa_della_performance–562.html

Una lettera alla figlia scritta dietro al banco di un’edicola

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Informazione promozionale / Il libro di Adelio Tamburrini è ricco di tutto ciò che dovremmo avere il coraggio e l’onestà di dire e raccontare ai bambini: che la vita corre veloce ma in quella velocità dovranno trovare il tempo di fermarsi,  che durante il cammino troveranno tante persone,  ma solo poche busseranno alla porta nel momento in cui ne avranno bisogno, che l’amore tra due persone può anche finire ma l’amore per i figli no, che il verbo “imparare” non conosce età e ti accompagna semplicemente per tutta la vita, che la vita non è sempre giusta e non va quasi mai come vorremmo e a volte ci ritroviamo a salutare anche le persone a noi più importanti, ma bisogna rimettersi in piedi.

Adelio Tamburrini nasce professionalmente come Operatore Macchine Utensili, cresciuto e maturato nel settore aeronautico. Nel corso di questi anni si prende una pausa dal “suo” settore e si dedica a tutt’altro, riscoprendo sé stesso. Un uomo con molti interessi, dall’estro creativo versatile e dinamico, un Padre molto presente che regala, con questo libro, un ricordo per la vita a sua figlia, suo punto di forza.

Nasce da qui “dall’altro lato del bancone”, una lettera alla figlia in cui Adelio racconta, a carte scoperte, gli ultimi anni vissuti dietro al banco di un’edicola, la sua crescita, le sue cadute e le brillanti risalite, la forza che può portare il diventare padre, la realtà del sentirsi persi ed avere la forza di trovare la strada o semplicemente di reinventarsela. Le parole scorrono davanti agli occhi veloci, vere e commoventi, pagina dopo pagina ti immergi nel racconto di una vita che non conosci ed è un po’ come stessi guardando un film seduto su una seggiola, immagini tutte le persone che in questo libro vengono descritte e presentate, ti perdi nelle ambientazioni e in ciò che può portare l’amore di un padre per la figlia. “questa non è una di quelle favole a cui sei abituata” scrive l’autore alla figlia e io aggiungerei, questa è molto meglio! Perché nella sensibilità e dolcezza che si nasconde dietro a ogni parola c’è la vita raccontata a una bimba che ha dimostrato fin da subito di avere in sé tutta la forza del mondo. Ritroviamo tra le righe la gioia e la delusione, la rabbia e la tristezza e tutti gli insegnamenti che un padre può dare a una figlia oggi, in un momento in cui i bambini hanno più che mai bisogno di realtà.
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Queste pagine sono ricche di tutto ciò che dovremmo avere il coraggio e l’onestà di dire e raccontare ai bambini: che la vita corre veloce ma in quella velocità dovranno trovare il tempo di fermarsi,  che durante il cammino troveranno tante persone,  ma solo poche busseranno alla porta nel momento in cui ne avranno bisogno, che l’amore tra due persone può anche finire ma l’amore per i figli no, che il verbo “imparare” non conosce età e ti accompagna semplicemente per tutta la vita, che la vita non è sempre giusta e non va quasi mai come vorremmo e a volte ci ritroviamo a salutare anche le persone a noi più importanti, ma bisogna rimettersi in piedi. Questa lettera è stata scritta in uno dei periodi più strani che un italiano può aver vissuto, in piena quarantena mentre la tv ci bombarda di notizie terrificanti e i bambini disegnano arcobaleni con su scritto andrà tutto bene, come definito nel finale, è una lotta dell’autore con sé stesso mentre il mondo intero sta lottando con un nemico comune. Un modo per ricordare la forza individuale di ogni uomo in questi giorni bui.
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