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Rubriche - page 35

Il senso del momento

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PAROLE ROSSE di Roberto Placido   Ha fatto molto parlare, specialmente a sinistra o presunta tale, la somma, dieci milioni di euro, che Silvio Berlusconi e, per fortuna anche altri, ha destinato al sostegno dell’azione delle istituzioni per combattere la pandemia di Corona Virus

L’elenco è lungo e comprende singoli, appunto Silvio Berlusconi, e aziende come Ferrero, dieci milioni, la famiglia Agnelli, altri dieci, la Reale Mutua, cinque milioni, Giovanni Rana, il Gruppo Miroglio con la produzione, donata alla Regione Piemonte di 700.000 mascherine ed è stato, cosa importante, lo stimolo per altre aziende a riprendere la produzione di mascherine chirurgiche quanto mai necessarie in questo momento.

E poi ancora il Gruppo Generali Assicurazioni, con un fondo di 100 milioni di euro, Apple, Pirelli, Snam, Benetton, Moncler, Barilla, UBI Banca, Novartis, Amadori, Unipol, giocatori di calcio e di altri sport, e tanti altri ancora con un elenco che si allunga sempre di più. Le critiche, dico subito che non condivido, specialmente rivolte a Berlusconi, che nonostante i suoi 84 anni ha dimostrato ancora una volta di essere veloce e di cogliere l’attimo essendo stato il primo dell’elenco sopra indicato. Qualche giornale, il Fatto Quotidiano, ha elencato alcune delle “grandi evasioni” o leggi ad personam che hanno favorito lui, le sue aziende o la sua famiglia, confondendo a mio parere, le cose ed i momenti, definendola carità pelosa. Non si tratta di azioni caritatevoli pur nel rispetto del senso cristiano di carità e dell’essere una delle virtù teologali. Non è nemmeno e non potrebbe comunque esserlo un’indulgenza come fece nel lontano 1515 Leone X che, per pagare la costruzione della Basilica di San Pietro a Roma, decise di venderle in tutta la Germania. In tanti ne approfittarono convinti così di acquistare, dopo la morte, il lasciapassare per il Paradiso. Per i reati, sia quelli fiscali, che quelli penali, servono condoni ed amnistie. Per i secondi se ne sta parlando con sempre maggiore insistenza e quanto prima ci sarà sicuramente. Il nostro paese non è in grado, in questo momento, di gestire troppe emergenze. Tornando al tema, quanto fatto è un’azione di solidarietà in un momento drammatico per l’Italia. La solidarietà, lo sa bene chi è di sinistra, non è solo un sostantivo, ma un impegno etico-sociale in determinati momenti e situazioni. Con dieci milioni non si cancellano le leggi ad personam e tutto il resto per Silvio Berlusconi, non si cancellano le responsabilità per il crollo del ponte Morandi per il Gruppo Benetton e così via. Di queste e di altre vicende se n’è occupata e se ne occuperà la magistratura. Ora è il momento della solidarietà e della coesione a tutti i livelli e non dei distinguo e delle polemiche. In una situazione così drammatica non ce lo possiamo permettere. Arriverà il momento per ragionare sui ritardi del governo, della Protezione Civile, delle Regioni, dei singoli cittadini che non rispettano, sciaguratamente, le disposizioni, che vive lo stare in casa come un sacrificio insopportabile dimostrando la fragilità di milioni di italiani mentre tutto il sistema sanitario, medici, infermieri, paramedici e tanti altri fanno i veri sacrifici. Ogni cosa a suo tempo. Ora è il momento dell’impegno e della solidarietà e ben vengano sottoscrizioni come quella lanciata, oltre quattro milioni di euro, da Chiara Ferragni e da Fedez, o da quotidiani ed emittenti televisive. L’Italia ha bisogno che prevalga la parte migliore, ha bisogno, oltre che di solidarietà, di unità.

Chi è Luca Vicini, bassista dei Subsonica, producer e scrittore

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Luca Vicini bassista dei Subsonica

Rubrica a cura di ScattoTorino

Non si può parlare di musica a Torino senza parlare dei Subsonica. Grazie alla band, infatti, la nostra città – un tempo simbolo industriale – si è fatta conoscere anche per le sue sonorità. I “5 di piazza Vittorio” hanno saputo segnare una svolta nel panorama musicale italiano e internazionale, come dimostrano i tanti riconoscimenti: dal disco di platino per Microchip Emozionale (2000), Amorematico (2002) e Terrestre (2005) ai due MTV Music Awards come Best Italian Act (nel 2000 e nel 2002). ScattoTorino ha incontrato Luca Vicini, in arte Vicio, che oltre ad essere il bassista dei Subsonica è anche un producer affermato e autore di due libri: Il silenzio tra le note, edito da Ultra, e Quattro corde pubblicato da Arcana.

L’amore per la musica quado è nato?

“Mia madre dice che a quattro anni imitavo Riccardo Cocciante e cantavo Bella senz’anima. A otto anni una cugina mi ha fatto scoprire Message in a bottle dei Police e sono impazzito. Mi piaceva il rock e avevo un animo da dj: mi divertivo a far sentire la musica agli altri e con un amico giocavamo alla radio”.

Luca Vicini bassista dei Subsonica

E la passione per il basso?

“Ero al liceo e seguivo gruppi dark e punk, ma soprattutto metal. Suonavo la chitarra, ma mi piacevano le band dove il basso era in evidenza e così ho cambiato strumento. Sono entrato in un gruppo, ma ero autodidatta. Solo in seguito ho studiato al Centro jazz di Torino”.

L’avventura Subsonica come è iniziata?

“Quando sono nati i Subs il bassista era Pierfunk. Poi lui ha abbandonato la band mentre io ero in Spagna con una persona amica del loro fonico che mi ha suggerito di farmi avanti. Ho chiamato Boosta (il tastierista n.d.r.), che conoscevo, e da lì è nato tutto”.

Ci presenti il Punto V?

È il mio studio di registrazione. Un luogo accogliente in bassa Valle di Susa in cui io, ma anche tanti musicisti, possiamo creare, arrangiare e registrare. Ci sono sintetizzatori analogici, strumenti etnici, percussioni, e naturalmente bassi di ogni tipo”.

Da lì sono nati tanti progetti. Ce ne segnali qualcuno?

“All’interno del Punto V hanno preso forma produzioni come i singoli The Color Inside Her di Jeffrey Jey, Show Me The Way To Heaven di Raf, la traccia su album La sedia di Lillà di Antonella Ruggero. Ho collaborato con Ermal Meta a La vita migliore che è nell’album Vietato morire e sono passati dal Punto V artisti come Antonello Venditti e Zero Assoluto”.

Il tuo ultimo libro è Quattro corde. Di cosa tratta?

Il sottotitolo è Passato, presente, futuro e Subsonica. È uscito a fine febbraio e si compone di dodici capitoli che prendono spunto da alcune canzoni cruciali per il mio sviluppo come persona e come bassista dei Subsonica. Sono canzoni che oggi non hanno più un significato specifico per me e che sono fuori dal tempo. Quelle che racconto sono storie singole e storie che si intrecciano. Sono ricordi semplici, divertenti e a volte dolorosi, ma che fanno parte di me. Descrivo anche come sono arrivato ai Subsonica e i primi momenti di condivisione con la band. Attimi simili ad un amore, fatto di sentimenti positivi e negativi, di avvicinamenti e allontanamenti, ma anche parentesi di stabilità come quello che sto e stiamo vivendo adesso. Purtroppo lo scenario nazionale attuale ha imposto di far slittare le presentazioni del libro. Quando si tornerà alla normalità ricomincerò a promuoverlo e sarà bello condividere senza essere ad un metro di distanza”.

Luca Vicini bassista dei SubsonicaHai altri progetti extra Subsonica?

Come producer sto curando il primo lavoro da solista di Linda Messerklinger e tutto sta procedendo velocemente e in maniera entusiasmante. Si tratta di un progetto musicale che dedicherà molta attenzione a ciò che ognuno di noi è chiamato a vivere quotidianamente. Tra le tracce ci sono alcuni mash up di brani rivisitati in chiave nuova, che potete ascoltare su Spotify, Apple Music e su tutte le principali piattaforme di streaming: Enjoy the silence dei Depeche mode con Moments in love degli Art of noise e In our sleep di Laurie Anderson con All is full of love di Bjork. Ci saranno anche pezzi inediti scritti da lei e accompagnati da me per la parte musicale: il primo è Voyage dans la lune il cui titolo si rifà al film di George Meliès e che presto sarà accompagnato da un video curato da Alla Chiara Luzzitelli e Linda Messerklinger in cui si parla di temi contemporanei: dall’utilizzo delle biotecnologie alla sostenibilità. Tra i protagonisti ci saranno il designer Piergiorgio Robino, il filosofo Leonardo Caffo, il sottoscritto e molti altri personaggi di rilievo del panorama italiano”.

Torino per te è?

“Anche se da tempo ho scelto di vivere in Valle di Susa, ci ho abitato dai 30 ai 37 anni. Mi piace stare vicino alla natura, ma ho comunque bisogno di avere una metropoli accanto perché ho costantemente contatti con la cultura, con l’arte e con tutto ciò che è in fermento all’ombra della Mole. Per me è fondamentale uscire, andare ai concerti, scoprire nuovi luoghi in cui bere un aperitivo e ritrovare un ambiente stimolante dove spesso nascono le idee, i progetti artistici e le stesse unioni che servono per far crescere la società. Non potrei mai stare troppo lontano da Torino”.

Un ricordo legato alla città?

“Ero single e vivevo nella zona del Balon. Una sera doveva passare da me Maurizio Lobina degli Eiffel 65, che si è presentato a casa alle 2.30 del mattino. Decisamente molto dopo rispetto all’orario che mi aveva detto. Insieme siamo usciti per andare ai Murazzi e siamo rientrati alle 8. Quel ricordo è legato ad un momento nostalgico, un periodo leggero in cui la musica era sempre dietro l’angolo e insieme abbiamo composto molti lavori. Un altro ricordo è legato a piazza Vittorio quando ancora il parcheggio era sterrato. Era la piazza dove c’era Casasonica, ma anche il simbolo di un tempo passato, di una Torino diversa e meno sterile”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Foto Luca Vicini in bianco e nero – Ph: Luca Carlino
Foto Subsonica – Ph: Pasquale Modica

 

Contacc, una parola piemontese per indicare il contagio

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Contacc Centro Studi Piemontesi

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi 

Contacc! Parola che negli anni ha assunto un significato “quasi” simpatico, come espressione di meraviglia, o dispetto. Pensiamo alla poesia Ij Bogianen di Angelo Brofferio; all’uso che ne fecero Cavour o Massimo d’Azeglio (se ne trova traccia nei rispettivi Epistolari).
Letteralmente da tradurre con Contagio! “Espressione divulagata in ambiente medico e sanitario e riferita al pericolo di pestilenza, soprattutto durante le epidemie di peste del 1559 e del 1630, disatrose anche in Piemonte…” (per storia e etimologia vedi REP Repertorio Etimologico Piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015).

Il fattore “C”

in prima pagina/Rubriche

PAROLE ROSSE di Roberto Placido / Neanche tanti anni fa si sarebbe detto il fattore “K” ma oggi non può che dirsi, pena l’incomprensione da parte di molti, il fattore “C”. Naturalmente la lettera sta ad indicare il Corona Virus o Covid 19 che dir si voglia ma anche, aggiungo io, Cina e Cuba

Non ritorno sulla gestione iniziale, altalenante, della Pandemia ma su quello che stiamo vivendo in questi giorni di chiusura totale di tutto il paese. Il provvedimento, dopo le critiche o le sottovalutazioni di altre nazioni, penso che sarà il riferimento per molti governi e stati ma su quanto è emerso, sono venuti a galla tutti gli errori di gestione della Sanità pubblica degli ultimi dieci anni. Alcuni gravi e che rischiano di diventare tragici, altri meno ma che pesano terribilmente nella situazione che si è creata a causa della pandemia da Covid 19.

Il decennio indicato è stato costellato da tagli indiscriminati e pesanti alla sanità pubblica. Dove più dove meno le regioni, sia quelle di sinistra che di destra, hanno calcato pesantemente la mano. Senza un piano strategico nazionale e nemmeno nelle singole regioni. Si è permesso così di non difendere, ma questo purtroppo è avvenuto sciaguratamente in tutti i settori. Aziende strategiche per l’interesse nazionale che non vuol dire solo i camion pesanti o qualche infrastruttura ma, abbiamo scoperto ora, anche la produzione di mascherine o di respiratori, vendute o delocalizzate senza che i vari governi avessero nulla da obiettare. In Piemonte ha risposto in uno slancio di generosità il Gruppo Miroglio Tessile di Alba, marchi Vestebene , Elena Mirò ed altri, con la produzione straordinaria e manuale di circa 700.000 mascherine di stoffa lavabili e riutilizzabili una decina di volte. A costo zero per la Regione Piemonte! Il tutto coperto da “monsù” Miroglio e d altre realtà cuneesi. In tema di mascherine fanno da contraltare quelle, incredibili, inviate dalla Protezione Civile nazionale nelle varie regioni ed anche in Piemonte, una specie di striscia di carta igienica inutilizzabile, che tanto hanno fatto infuriare il mitico presidente lombardo, quello del video della mascherina, Attilio Fontana ed il suo assessore alla sanità Giulio Gallera. La Lombardia paga la scelta di avere puntato tanto e per tanti anni sulla sanità privata ed ora si trova drammaticamente senza posti letto sufficienti, senza posti di terapia intensiva e tutto il seguito ad essi legati. La situazione piemontese merita qualche approfondimento, sia per i posti letto che per la gestione complessiva. Scrivevo prima del dissennato taglio dei posti letto e degli investimenti degli ultimi dieci anni, va bene scendere da quasi 4 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti alla media europea di tre ma , in una gara suicida, negli ultimi anni sono arrivato a 2,5 e di conseguenza il numero dei letti di terapia intensiva. Alle critiche ed osservazioni che molti a sinistra facevamo le risposte erano i dati del bilancio che imponevano i tagli quando andava bene se non risposte a noi di essere “statalisti e passatisti” se non spallucce di scherno in qualche caso.

Così senza i numeri della Lombardia abbiamo Torino che regge, in affanno il Maria Vittoria ed in parte il San Giovanni Bosco, ancora bene le Molinette, saturo un reparto su tre, mentre in difficoltà sono le altre parti della regione. Ad Alessandria sono bastate poche monache con alcune linee di febbre o risultate positive per intasare l’ospedale. Ospedali che hanno i Pronto Soccorso praticamente vuoti in quanto non solo i codici bianchi e verdi sono scomparsi, ma anche molti codici gialli. Per paura del contagio non portano le persone o non vanno in ospedale e molte di queste persone muoiono di altre patologie ma hanno evitato, “per fortuna”, il contagio. Anche in Piemonte una protezione civile debole e non guidata lascia le farmacie senza mascherine da oramai un mese per non parlare degli operatori, dai quali dipende tutto il funzionamento del sistema, lasciati quasi completamente senza strumenti come mascherine, guanti, occhiali ecc. Pensiamo che al tempo della SARS (Severe Acute Respiratory) sindrome acuta respiratoria grave, che nel 2002-2003 causò circa 8 mila casi e oltre 700 morti nel mondo, tutti i medici di famiglia ricevettero, mai usate, una tuta con tanto di casco scafandro tipo Guerre Stellari che ancora fanno mostra di se in qualche armadio o vetrina di studi medici. In compenso si sta dimostrando all’altezza della situazione il presidente della Regione Alberto Cirio che seppur positivo al Covid 19 ed in quarantena domestica interviene con toni adeguati, positivi, nel senso non medico, e determinati. Ma tornando al “fattore C” assistiamo al comportamento della Cina, di sostegno materiale, un intero aereo carico di respiratori, mascherine ed altro materiale medico ed una squadra di nove medici esperti nella lotta al Virus. Esperienza fatta al centro del problema e cioè nella città di Wuhan. L’iniziativa dell’Associazione Italia-Cina che ha destinato un importante quantitativo di materiale sanitario alla nostra regione ed il bel video di sostegno ed incitamento all’Italia ed agli italiani di decine di cinesi di ogni età. Questo da un paese al quale, unici, abbiamo chiuso i voli diretti e mentre i paesi amici ci hanno rifiutato persino quantitativi di mascherine già ordinate e pronte alla spedizione.

E poi l’offerta arrivata dalla storica associazione Italia-Cuba di medici cubani, formatisi in Africa nella lotta all’Ebola. Dal comportamento e dall’atteggiamento di Cina e Cuba una riflessione viene spontanea, in quei paesi dove il servizio sanitario è garantito dallo stato la lotta a fenomeni come il Corona Virus sono più facili da contrastare alla faccia del liberismo e del mercato regolatore. La cosa positiva, l’ho già scritto, è la risposta della stragrande maggioranza degli italiani, al netto dei deficienti di ritorno, quelli che sono tornati al sud e nelle isole da mammà, o degli imperterriti di parchi e camminate inutili, degli operatori della sanità pubblica e dei lavoratori delle aziende che, giustamente, pretendono maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro. In attesa di vedere cosa succede nel sud Italia, potrebbe essere drammatico l’evolversi della pandemia per la carenza e la colpevole inadeguatezza delle strutture mediche, bisogna incominciare a pensare al dopo. Il comportamento e la reazione degli italiani con video, canzoni, messaggi da l’idea di un senso di paese quanto mai utile in un momento molto difficile e per certi versi drammatici per il nostro paese. Mi è tornata in mente una frase molto bella di Enrico Berlinguer: ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno. Speriamo che la lezione serva ad invertire la riduzione dei posti letto negli ospedali, dei posti di terapia intensiva, ne abbiamo molto meno di Francia e Germania e degli stessi Stati Uniti dove la sanità pubblica di fatto non esiste. Speriamo si faccia un piano sulle aziende strategiche dei vari settori del nostro paese e non solo quello medico-sanitario, si utilizzino risorse nel medio lungo periodo per modernizzare il paese e le strutture ed infrastrutture altrimenti ancora una volta avremo sprecato risorse ingenti sempre e solo in termini emergenziali.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Omaggio a Re Vittorio, padre della Patria  – L’emergenza impone responsabilità – Massimo Numa – Putin fino al 2036

Omaggio a Re Vittorio, padre della Patria

Avrei dovuto sabato deporre in omaggio a Vittorio Emanuele II, primo Re d’ Italia  a Palazzo Carignano, dove nacque il 14 marzo 1820, una corona d’alloro a nome del Centro “Pannunzio” che, seguendo le idee del direttore del “ Mondo”, sentì sempre un forte legame ideale con il Risorgimento e in modo particolare con Cavour. Insieme a Rosario Romeo e Adolfo Omodeo e allo stesso Benedetto Croce ,sentimmo la necessità di difendere le ragioni del Risorgimento rispetto alle critiche dell’ “orianesimo” giornalistico gobettiano e al marxismo di scuola gramsciana volto a ridurre il moto risorgimentale a conquista regia.
Per questi motivi avremmo voluto onorare il Re che contribuì ad unire l’Italia dopo secoli di divisioni facendo della sua Casa il fulcro su cui fare leva per realizzare il processo di unificazione, come ben vide Giuseppe Garibaldi che abbandonò Mazzini ai suoi sogni rivoluzionari. Vittorio Emanuele non ebbe la tempra di un Emanuele Filiberto e di un Vittorio Amedeo II, ma creò il nuovo Stato unitario,vincendo mille resistenze e affrontando due guerre per l’indipendenza. L’unità d’Italia aveva tanti nemici e l’impresa, riconobbe Salvemini, era davvero titanica. Stando ad alcuni suoi contemporanei, non fu un uomo di particolari qualità ,anche se fu un ottimo e coraggioso soldato ,ma le testimonianze occasionali possono solo  dare l’ idea dell’uomo privato non del Re che prese il Piemonte nel 1849 pesantemente sconfitto a Novara e giunse fino a Roma capitale e alla Sinistra di Depretis al potere. Vittorio Emanuele, non particolarmente versato negli studi, al contrario di suo padre Carlo Alberto,venne educato militarmente secondo le tradizioni sabaude e il modello a cui guardavano i suoi precettori era il re assoluto. Carlo Alberto era rimasto ondeggiante tra i moti carbonari del 1821 e il Trocadero dove combatté i liberali spagnoli ,anche se nel 1848 si decise a concedere lo Statuto,a dichiarare guerra all’Austria e a far suo il vessillo italiano ,una bandiera nata repubblicana è financo giacobina. Carlo Alberto nel suo periodo di regno realizzò anche una politica di riforme degna di essere ricordata, come sosteneva Narciso Nada, lo storico degli antichi Stati italiani prima dell’ Unità.
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Vittorio Emanuele, che aveva una madre e una moglie appartenenti alla famiglia degli Asburgo, ereditò all’ improvviso un trono dopo l’abdicazione di Carlo Alberto e di fatto fu il primo Re costituzionale che sperimentò lo Statuto . Non fu un’ esperienza facile e l’aver avuto un capo del Governo come Massimo d’Azeglio gli giovò sicuramente molto .Non è vero che fu accondiscendente verso l’Austria con cui riuscì a trattare una pace meno onerosa di quella prevista a Vignale nell’incontro con Radetzky. Fu elemento di equilibrio tra un Parlamento riottoso alla pace e l’Austria che voleva occupare parte del territorio piemontese, tra cui la fortezza di Alessandria . Il Proclama di Moncalieri e l’ iniziativa diplomatica di d’Azeglio furono passaggi importanti per superare difficoltà apparse in alcuni momenti insormontabili. Il fatto incontrovertibile è che egli non revocò lo Statuto e fu fedele al giuramento prestato,mentre tutti gli altri principi italiani tornarono sui loro passi e rinnegarono le Costituzioni concesse. Fu d’ Azeglio a considerare il Re un galantuomo,poi i cortigiani, i retori,gli agiografi esagerarono nel mitizzarlo. Ma resta indubbio che il Re seppe  circondarsi di uomini straordinari come d’Azeglio e soprattutto Cavour con cui ebbe anche momenti di scontro; fu sostanzialmente fermo nel sostenere il processo di laicizzazione di un Piemonte che aveva al suo interno nemici nella Chiesa locale e al suo esterno nemici come il Papa e la Chiesa Romana.  Riuscì ad attrarre il consenso di uomini come  Francesco De Sanctis, Daniele Manin e soprattutto Garibaldi che fece suo il motto ” Italia e Vittorio Emanuele”. Accolse a Torino  esuli provenienti da tutta Italia,garantendo la libertà di stampa e di satira. Sacrificò una figlia alla Causa italiana, destinandola ad un matrimonio infelice con Girolamo Bonaparte e rinunciò alla culla della sua Casa , cedendo la Savoia alla Francia per poter affrontare l’Austria a fianco dei Francesi nel 1859, nel 1864 accettò di trasferire la capitale da Torino a Firenze cominciando a diventare vero Re di tutti gli italiani , nel 1869, con la nascita a Napoli del nipote, riuscì in quell’opera di avvicinamento agli ex borbonici che radicherà profondamente la Dinastia sabauda al sud ,come dimostrò persino il referendum del 2 giugno 1946 ,malgrado una guerra perduta.
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Riuscì anche per i suoi rapporti con le dinastie regnanti europee ,malgrado le sue non grandi doti diplomatiche, a rinsaldare le sorti della neonata Italia. Nel 1870 entrò in Roma finalmente capitale del nuovo Regno ,senza urtare il Papa come volevano gli anticlericali ed i massoni .Con la legge delle Guarentigie furono regolati in modo esemplare i rapporti con la Chiesa cattolica garantendole indipendenza assoluta, come riconobbe Arturo Carlo Jemolo. Una libertà che si manifestò anche durante la Grande Guerra quando il Papa ebbe modo di intrattenere rapporti anche con le potenze nemiche dell’Italia. Il fatto che gli piacessero le donne fu un particolare di colore insignificante che di fronte ad un ragionamento storico non assume nessuna importanza. Riuscì ad essere un Re popolare ed anche amato e questo resta invece un fatto che non si può ignorare. Dei quattro sovrani d’ Italia fu sicuramente il migliore e seppe realizzare la sua missione. Non fu solo fortuna ,come alcuni faziosi superficiali hanno sostenuto .Cosi come non fu solo legato all’ iniziativa del Re il successo del moto risorgimentale come ritennero gli agiografi a partire da Vittorio Bersezio. Anche Francesco Cognasso fu troppo monarchico per dare giudizi distaccati, malgrado la sua assoluta onestà intellettuale. Ma il repubblicano Luigi Salvatorelli seppe trovare un punto di equilibrio che merita di essere indicato come capacità di riflettere storicamente con il necessario distacco critico. Un suo articolo del 1961 è emblematico di come si possa essere repubblicani , non avendo stima per i Savoia ,e riconoscere il ruolo storico del Sovrano che venne apprezzato anche da Walter Maturi. Appaiono  invece miserevoli le pagine di Denis Mack Smith. Già tanti anni fa un cattolico giacobino come Ettore Passerin d’ Entreves mi invitava a diffidare di lui che considerava non uno studioso ,ma <<un pasticcione>>  .Usò proprio questa definizione sprezzante.
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Il professore di storia medievale di Vercelli Alessandro Barbero, chiamato a scrivere sul quotidiano “ La Stampa”, ancora una volta ha dimostrato di non voler  capire cosa sia la storiografia risorgimentale, confondendola con i pettegolezzi e con le battute ad effetto. Le sue argomentazioni non meritano risposte perché sono prive di ragionamento storiografico e prenderle in considerazione per confutarle significa abbassare il discorso a quello del gossip. L’aver poi definito Vittorio Emanuele un populista che  oggi sarebbe  molto piaciuto rivela la non volontà di contestualizzare nella sua epoca un personaggio storico, ma di estrapolarlo in modo arbitrario e fantasioso .Definire il  Re un arciitaliano alla maniera di Alberto Sordi appare  un’ affermazione strampalata che solo chi non conosce nulla della storia risorgimentale può apprezzare e condividere. Non è bastato il lucido intervento di Gianni Oliva ospitato dalla “ Stampa”  a riequilibrare la posizione di un giornale che nel 1961 pubblicava Luigi Salvatorelli  ed oggi Barbero, il segno di una decadenza  davvero inarrestabile . Oliva ha cercato di correggere il tiro di Barbero ,ma la caduta anche di gusto, oltre che di carattere  storico , è apparsa davvero incorreggibile. L’emergenza epidemica ha fatto annullare ogni evento celebrativo, ma non ci risulta che fossero programmati omaggi istituzionali delle alte cariche dello Stato  che sarebbero stati doverosi. Giorgio Napolitano nel 2011 non esitò a recarsi al Pantheon in visita al primo Capo dello stato unitario. Fu un gesto che gli fa molto onore  e che va ricordato perché stabiliva un rapporto storico tra il passato e il presente della storia italiana.

L’emergenza impone responsabilità

Da questa domenica mi astengo  da ogni critica che possa suonare sfiducia al governo in carica . Restano le mie riserve ,ma ritengo mio dovere di italiano evitare commenti che possano suonare critici. Oggi l’emergenza impone un comportamento responsabile da parte di tutti. Le osservazioni critiche vanno rinviate a dopo,augurandoci che il dopo arrivi presto. Sospendo anche la rubrica di lettere ,non volendo censurare nessuno.
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Massimo Numa

Dopo lunga malattia è  mancato il giornalista Massimo Numa che io conobbi a Savona quando era agli esordi. A Savona ebbe il coraggio di steccare nel coro del conformismo locale, denunciando gli eccessi partigiani, tra cui l’uccisione di una tredicenne. Trasferito alla “ Stampa” di Torino, seppe raccontare fatti scomodi come una vicenda legata al tribunale di Asti che portò l’ex Procuratore Generale Silvio Pieri a prendere una coraggiosa posizione critica.  I suoi articoli vennero presto dimenticati e  non ebbero seguito. Denuncio ‘ anche l’estremismo terroristico dei No Tav per cui venne minacciato e dovette vivere sotto scorta. Ho conosciuto Numa e ho considerato un grande onore averlo frequentato. Ha saputo onorare la professione giornalistica come pochi altri. Era un uomo coraggioso che non ragionava in base  agli steccati ideologici e politici. Se la  sua malattia non l’avesse impedito, avrei voluto conferirgli il Premio Pannunzio Alassio. L’avrebbe meritato più di ogni altro.Era un uomo che non conosceva cosa fosse il conformismo e la convenienza  personale.
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Putin fino al 2036

La notizia rischia  di passare nell’indifferenza ,ma la riforma costituzionale che azzera i mandati di Putin e gli consente di restare al potere fino al 2036 dovrebbe far riflettere su un regime autoritario e personale come quello russo. Le elezioni ,se ci saranno, saranno una mera consuetudine formale. L’ipoteca di altri 16 anni di regime putiniano rivela in maniera scoperta e persino beffarda i connotati inequivocabili di una condizione di totale anomalia. Putin irride i regimi liberali,ma in effetti calpesta le regole più evidenti della democrazia, stravolgendone a piacimento le regole che sono  alla base della democrazia. Sub lege libertas, dicevano gli antichi.Qui la legge viene letteralmente stravolta e la libertà viene minacciata,se non eliminata. E’ un segnale molto preoccupante di regressione  antidemocratica  per il quale bisogna lanciare un grido di allarme.

Canto popolare… una storia senza fine!

in Rubriche

Rubrica a cura di Mamme in Sol

Da sempre la musica è sinonimo di condivisione e crescita per adulti e bambini. Incredibile strumento utilizzato per tramandare, insegnare e divertire, racchiude in un repertorio vastissimo sia espressioni sonore indirizzate ai bambini, come le ninna nanne o i giochi infantili, che espressioni utilizzate dagli adulti, come le rime, le conte o le filastrocche.

Il rapporto tra genitore e figlio si crea anche grazie a questo: basti pensare che una delle prime forme di contatto sonoro tra mamma e bambino è proprio la ninna nanna.

Il canto per tranquillizzare il bambino, ma non solo

L’aspetto più difficile da cogliere è che il gesto del cantare al proprio bimbo svolge molte più funzioni di quelle che pensiamo. Non solo la mamma (o chi per lei) riesce spesso a tranquillizzarlo, ma questo consente anche al bambino di apprendere inconsapevolmente insegnamenti e un buon numero di vocaboli legati alla vita quotidiana e comprendere situazioni a lui vicine.

Il canto popolare… e i bambini!

L’intento del canto popolare è quello di esprimere il proprio stato d’animo, narrare o insegnare. Le canzoni popolari nascono insieme alla civiltà umana e con essa si sviluppano nel corso del tempo, giungendo fino a noi grazie ai nostri antenati che le hanno tramandate oralmente. All’inizio era soltanto suono, forse solo una nota, arricchita poi dalla voce umana che ha iniziato a modulare vari intervalli e linee melodiche.

Il canto popolare è da sempre molto presente nella vita quotidiana poiché viene accostato a occasioni come rituali, imprese eroiche, attività lavorative da cui scaturiscono filastrocche, ninne nanne, inni.

Mamme in sol accompagna le mamme nella vita quotidiana

Il percorso di accompagnamento delle mamme nella loro vita di tutti i giorni è seguito da “Mamme in Sol”, il dolcissimo libro che fa da cuore pulsante di tutta l’associazione, e che, canzone dopo canzone, aiuta i genitori nei loro difficili compiti di tutti i giorni offrendo momenti di spensieratezza tutti da cantare!

Mamme in Sol Canto PopolareStelle frittelle: il vecchio canto popolare da cantare ai bimbi

Tra le tante, la simpatica filastrocca “Stelle frittelle” riprende il vecchio canto popolare. Ottima da cantare in cucina, da sempre luogo d’incontro e condivisione per eccellenza. Può però trasformarsi facilmente anche in momento di gioco e divertimento per i più piccoli!

L’inizio del brano è molto caratteristico, e conduce subito gli ascoltatori in cucina. I suoni, infatti, sono stati registrati con veri utensili da cucina, per ricreare l’atmosfera della tradizionale balera di paese e dare l’idea di un luogo familiare, sicuro.

Da ritmare, cantare o sussurrare, la filastrocca può essere accompagnata da un ovetto musicale o un tamburello, per poi concludersi con un momento di suspence e allegria! Attraverso questi semplici trucchi, la mamma crea le basi per una vera interazione con il bambino, che lo stimoleranno al gioco e alla partecipazione, rendendolo attento e reattivo allo stimolo musicale della mamma.

Ascolta qui Stelle Frittelle

 

Quando i torinesi dicono sì. Le sfide e i tour di Somewhere Tour&Events

in Rubriche
Somewhere Tour & Events

Rubrica a cura di Somewhere Tour & Events

La nostra zona di comfort, come Somewhere Tours&Events, è sempre stata nel turismo e nella passione per la Torino esoterica. In questi 22 anni di lavoro abbiamo cercato di uscire sempre di più da questa zona, seppur per noi più sicura. Ed ecco che abbiamo iniziato a condividere la nostra passione con i torinesi, cercando un codice linguistico adeguato, un percorso faticoso ma interessante, grazie anche al confronto con scrittori come Giuditta Dembech e Renzo Rossotti, che ha deciso di lasciare a noi il suo archivio, come eredità culturale. Così è nato ad esempio il tour Torino Magica®.

Ogni tour una nuova sfida

A quali forze ed energie abbiamo attinto per accettare le sfide dei nostri sì che hanno portato alla nascita degli altri nostri tours? Lo ha raccontato molto bene Laura Audi – socia fondatrice di Somewhere Tours and Events insieme a Nicoletta Ambrogio, durante l’intervista rilasciata ai nostri amici di Rotta su Torino, nella rubrica i TorineSì.

Sicuramente rifiutare è sempre più facile che accettare, poiché il rifiuto non comporta mai decisioni e rischi.
Dire di no dà sicurezza, ma non permette di andare avanti, soprattutto in un mondo in costante evoluzione come quello del turismo. Rifiutare spesso non significa solo non avanzare, ma anche retrocedere, perdere terreno nei confronti degli altri.

La Notte Bianca del 2000 al Balon

Ci sono sì che possono essere detti istintivamente ed altri sui quali è necessario meditare.
Il sì più folle pronunciato da Somewhere è stato quello detto al Comune di Torino per organizzare la Notte Bianca del 2000, al Balon. È stata la prima a Torino, non si sapeva come sarebbe andata ed è stata un grande rischio, ma alla fine è stato un successo incredibile. Possiamo considerarlo come il primo segno di cambiamento di Torino, che da quel momento ha iniziato lentamente ad aprirsi e a rinnovare la sua identità. Ma non è sempre tutto così facile.

Il tour della Torino Sotterranea

Il sì più faticoso è stato l’invenzione della Torino Sotterranea: abbiamo inventato la sera come momento turistico. Prima di noi, quali musei o luoghi accettavano di aprire dopo cena e chi usciva di casa per andare a scoprire la propria città alla sera? È stato un successo strabiliante, molto amato dai torinesi, oltre che dai turisti. Un altro sì importante è stato quello alle Olimpiadi, con l’accettazione di un rischio: Torino ha dovuto cambiare pelle nel momento in cui la Fabbrica non assicurava più le certezze di prima.

Un nuovo turismo culturale

Sono anche tanti gli enti pubblici e privati che vogliono uscire dalla propria zona comfort, per creare un nuovo turismo culturale. E proprio in questa categoria di consensi rientra l’ultimo sì di cui siamo particolarmente orgogliosi: quello della preziosa collaborazione di cui facciamo parte e che ha portato all’apertura straordinaria serale dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. L’Accademia è stata la prima scuola d’arte d’Italia ed ora intende farsi conoscere non solo come il Museo che è, ma anche come scuola, con visite guidate serali anche alle sue aule, generalmente non aperte al pubblico, che proponiamo in diverse occasioni durante l’anno.

Un incredibile e saporito ragù senza carne!

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Ragù senza carne

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Chi mi conosce già, sa che io non sono vegana, né vegetariana, né… Insomma, non posso essere definita con un’etichetta. Cerco solo di proporre delle alternative ad alcuni ingredienti che, si sa, è meglio mangiare con moderazione. Prendiamo ad esempio la carne rossa: a me piace molto, ma ne mangio poca. Questa volta ho voluto vedere se riuscivo a fare un buon ragù, escludendo però il famigerato ingrediente: proprio la carne tritata. Ho così dato il nome a questo sugo, che secondo me ha veramente un sapore, un colore e una consistenza incredibilmente paragonabili al ragù della tradizione italiana. Come al solito vi dico “provare per credere”. 

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Contiene la metà dei grassi e il 77% di grassi saturi in meno rispetto alla ricetta tradizionale fatta con la carne. Le calorie sono il 23% in meno.
  • Grazie alle numerose verdure impiegate, questo ragù è ricchissimo di fibre (quattro volte in più a confronto con la ricetta tradizionale).
  • Stenterete a credere che non sia fatto con la carne per il suo sapore così intenso. La ricetta è adatta anche a chi segue una dieta vegana.

Tempi: Preparazione (20 min); Cottura (50 min);
Attrezzatura necessaria: Tegame antiaderente diam. 24 cm, tagliere e coltello a lama liscia, robot tritatutto per piccole quantità.
Difficoltà (da 1 a 3): 2
Costo totale: 3,89 €

 

Ragù senza carneIngredienti per 500 g di ragù senza carne

(4 porzioni da 125 g)

  • Granulare di soia – 70 g 
  • Passata di pomodoro – 300 g
  • Carote – 50 g
  • Cipolla – 75 g
  • Sedano – 1/2 gambo 
  • Aglio – 1/2 spicchio grande 
  • Rosmarino – 1 rametto grande
  • Salvia – 10 foglie medie 
  • Olio extra vergine di oliva – 2 cucchiai 
  • Acqua – 100 g
  • Vino rosso – 50 ml
  • Sale fino integrale – 1 cucchiaino raso 
  • Pepe – alcune macinate generose, se gradito

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

In caso di allergie… Allergeni presenti: Soia, sedano, anidride solforosa e solfiti (da vino)

Preparazione del ragù senza carne

Fase 1: L’ammollo della soia

Mettete in ammollo in acqua di rubinetto il granulare di soia per almeno 30 minuti. Quando la soia sarà reidratata, strizzatela bene con le mani per eliminare l’acqua in eccesso.

Fase 2: Il pomodoro e le altre verdue

Lavate il sedano, pulite e sbucciate la cipolla e la carota e tritate finemente queste tre verdure insieme. Separate le foglioline di rosmarino dai rametti e tritatele insieme a salvia e aglio

Fase 3: La cottura

Mettete un cucchiaio di olio in una pentola antiaderente e fatelo scaldare, quindi soffriggete per pochi secondi il trito di erbe aromatiche e aglio; aggiungete poi le tre verdure tritate e fate rosolare per 5 minuti a calore sostenuto. Versate la soia reidratata nella pentola e fatela insaporire per altri 5 minuti, aggiungendo l’acqua e un cucchiaio di olio. Versate il vino rosso e fatelo evaporare. Aggiungete la passata di pomodoro, salate e pepate. Fate cuocere a calore molto basso e coperto per 35 minuti. Se resta ancora un po’ di liquido sul fondo della pentola proseguite ancora la cottura senza coperchio per il tempo necessario.

In estate, al posto della passata di pomodoro, questa ricetta si può preparare con i pomodori freschi, spelati e tagliati a dadini.

Chi è La Cuoca Insolita?

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Lotta alle zanzare, individuata nuova specie in Piemonte

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Zanzare IPLA

Rubrica a cura di IPLA – Istituto per le Piante da Legno e per l’Ambiente

Proprio in queste settimane è in fase di discussione l’avvio del progetto di lotta alle zanzare per l’anno 2020. Le temperature miti dell’inverno favoriscono una partenza dei cicli biologici delle zanzare anticipata rispetto agli anni passati. Occorre quindi monitorare e partire con le azioni di lotta tempestivamente.

Lotta alle zanzare

Nella scorsa annata, nell’ambito del progetto regionale di monitoraggio e lotta contro le zanzare, l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente di Torino (IPLA SpA) che dal 2007 gestisce il progetto di contrasto alle zanzare per conto della Regione Piemonte, ha individuato alcuni esemplari di Aedes japonicus, una specie di zanzara fino a ora non presente in regione, giunta da noi dal vicino Canton Ticino dove è segnalata dal 2017. Questa nuova specie di zanzara è stata individuata in 6 comuni della provincia del Verbano-Cusio-Ossola (Verbania, Cannero Riviera, Oggebbio, Stresa, Crodo e Gravellona Toce) ma il suo areale è sicuramente più ampio di quello che è stato possibile accertare. L’indagine è tuttora in corso e proseguirà.

Aedes japonicus, una specie invasiva

Aedes japonicus è considerata una delle specie più invasive, tanto da essere stata inclusa nella lista del Global Invasive Species Database. Originaria delle zone temperate dell’estremo oriente, ha raggiunto gli Stati Uniti orientali alla fine del secolo scorso probabilmente con il commercio dei copertoni usati. Da allora è stata segnalata in più di 30 stati degli USA e in Canada. La prima segnalazione per l’Europa risale al 2000, in Francia, dopodiché è stata rinvenuta in numerosi Paesi, tra cui Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Germania, Austria, Slovenia, Ungheria e Croazia.

Il primo esemplare in Italia nel 2015

In Italia il primo esemplare è stato trovato nel 2015 in provincia di Udine, non distante dal confine con l’Austria. Da lì ha colonizzato almeno 58 comuni tra le province di Udine e Belluno, ad un’altitudine compresa tra i 99 e i 1263 m slm, anche in zone finora precluse alla zanzara tigre (Aedes albopictus). Le sue larve sono state ritrovate in varie tipologie di focolai: copertoni, vasi, sottovasi, tombini, vasche di fontane e recipienti di varie dimensioni.

Si tratta di una specie che dimostra una buona adattabilità e che è capace di colonizzare aree e ambienti anche differenti da quanto fatto finora dalla zanzara tigre. Essendo di recente introduzione, occorrerà considerare anche gli effetti di competizione nei focolai larvali con le specie autoctone o di precedente introduzione.

Le zanzare veicolano patologie

Aedes japonicus è considerata un vettore di patologie poco importante rispetto ad altre sue congeneriche, quali la zanzara tigre. Nonostante ciò, in laboratorio è stato possibile accertare la sua competenza per la trasmissione di nematodi (filarie) e alcuni virus che possono colpire l’uomo. Se il progetto sarà approvato dalla Regione Piemonte, le azioni di monitoraggio e lotta che realizzeremo saranno anche volte alla verifica della diffusione di questa nuova specie e al suo contenimento.

Per maggiori informazioni sulla lotta alle zanzare.

Torototela, qual è il significato di questa parola piemontese?

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Nino Costa poesia Torototela quadro "Trebbiatura nella campagna romana"

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Torototela: È il titolo di una bella poesia di Nino Costa (1886-1945). La traduzione potrebbe essere “cantastorie”; così lo cita in esergo di poesia Costa: “Menestrello campagnolo, estroso e vagabondo, di cara e giocosa memoria. Nelle feste e nelle baldorie paesane improvvisava, non senza grazia, la poesia la canzone e la satira di circostanza”.

Ma anche “antico e rozzo strumento musicale”. Il REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015) spiega come etimologia “Voce imitativa…dei ritornelli delle canzoni popolari e del suono dello strumento con cui il cantastorie si accompagnava”. E cita una fonte che affianca questo strumento al “corrispondente arabo Arababbah”.

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