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Rubriche - page 31

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Lenin – Gabriele Pajno Ferrara – Lettere

Lenin

Ricorrono centocinquant’anni dalla nascita di Vladimir Il’ic Ul’janov,  più noto con il nome di Lenin, il grande rivoluzionario russo a cui si deve la Rivoluzione d’Ottobre. Mio suocero Rogier Pegnaieff mi raccontava che suo padre l’aveva conosciuto in Svizzera e che appariva una persona molto cordiale, amante delle vacanze a Capri e in montagna. Era un intellettuale che scriveva saggi destinati ad avere una grande fortuna, ma era un rivoluzionario molto deciso  Nei tempi successivi soprattutto si rivelò un grande uomo d’azione che saldò  la lezione del giacobinismo francese della Rivoluzione con il realismo spietato e sanguinario definito marxismo- leninismo. Dietro Lenin c’era la grande lezione di Machiavelli. Egli fu capace di tradurre la filosofia marxiana in prassi politica vincente, cogliendo il momento dell sconfitta russa durante la Grande Guerra nel 1917. Lenin pensava fin dall’inizio di trasformare la guerra europea in una grande rivoluzione socialista. Riuscì ad arrivare in Russia con l’aiuto dei Tedeschi e il suo ritorno in patria significò una svolta storica. Nel più arretrato dei Paesi europei nascevano i Soviet socialisti. Chi scrive è molto lontano dal leninismo , ma non si può non riconoscere la grande strategia  di Lenin che capì anche come l’estremismo fosse una malattia infantile del comunismo, un’idea che in Italia non venne compresa negli Anni Venti del secolo scorso e neppure nel 1968. L’uso della violenza come arma politica , la negazione della verità giustificata dal superiore  fine politico possono sembrare aberranti, ma nella visione leninista furono nobilitate dal fine rivoluzionario, anche se sono responsabili di vere e proprie carneficine. Così va la storia e bisogna tentare di comprenderla prima di giudicarla.Lenin dimostra che senza una grande guida le masse si rivelano impotenti di fronte alla storia. Un dato di fatto che smentisce che la storia sia fatta dalle masse. Senza Lenin non ci sarebbe stata l’Unione Sovietca. E’ falso il dire che Stalin fece degenerare in violenza il regime sovietico perché la spietatezza di Lenin non fu da meno. Il primo creò un nuovo Stato,al secondo toccò di difenderlo. Consolidare il regime fu ancora più difficile che crearlo. Ci furono forti dissensi tra Lenin e Stalin considerato  troppo “rozzo“ da Lenin, ma i metodi usati furono gli stessi, anche se Stalin fu più spietato. Il marxismo – leninismo conteneva in sé i germi di una violenza incompatibile con la democrazia di cui solo molto in ritardo i comunisti italiani si resero conto. La democrazia e gli stessi valori umani erano incompatibili con il comunismo sovietico, come denunciò Norberto Bobbio.

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Gabriele Pajno Ferrara

Leggo una bella testimonianza di Jolanda Bonino,ex responsabile dell’archivio del gruppo Rivetti che ricorda Gabriele Pajno Ferrara, mancato cinque anni fa.Fu uno dei massimi dirigenti industriali del Gruppo GFT e toccò a lui il compito difficilissimo di chiudere gli stabilimenti e di procedere ai licenziamenti. La storia del GFT non è stata ancora scritta e ritengo che la grande finanza abbia schiacciato la famiglia Rivetti che aveva creato un’impresa di fama internazionale nel campo dell’abbigliamento  che rappresentò Torino, capitale della Moda, distrutta dalla concorrenza milanese e dall’autolesionismo dei torinesi che si lasciarono rubare il Salone della Moda. Avevo frequentato con lui gli ultimi due anni di Liceo e tra di noi era nata un’amicizia sincera. Ricordo la sua intelligenza ,la sua cordialità ed anche la sua eleganza già da studente. Allora tutti o quasi, a scuola,si andava in giacca e cravatta, ma lui era quasi ricercato nel vestire e tale credo sia rimasto sempre. Una persona raffinata e di sentimenti veri. All’ Università si iscrisse a Legge e fu tra i primi soci del Centro” Pannunzio” nel 1968. Divenne il primo segretario del Centro, prima che Arrigo Olivetti decidesse di creare la carica di direttore. Anche Gabriele era preoccupato per la deriva del ‘68 e per le ubriacature ideologiche che ne derivavano. Poi dopo la laurea si inserì subito nel lavoro e il nostro rapporto fu occasionale, ma non si interruppe mai perché c’erano tante occasioni di incontro all’Unione Indudtriale, al Centro Congressi e anche con Marco Rivetti con cui ebbi un cordiale rapporto. Era un uomo mite, ma determinato. Rivetti mi parlò di lui come di un collaboratore fidato e insostituibile e Sergio Pininfarina, che era stato Presidente dell’Unione industriale e di Confindustria, mi diceva che Pajno era un uomo di fiducia su cui contare. Una volta all’Unione Industriale durante gli anni di piombo mi confessò  l’angoscia di essere nel mirino delle Br.Avrei desiderato riallacciare rapporti stabili con lui ,ma la sorte me lo ha impedito. E’ morto cinque anni fa ,divorato da un male incurabile. Era un uomo per bene che sapeva essere equilibrato anche quando era giovane studente. E non è cosa da poco per le persone della nostra generazione. E’ scandaloso che su internet non si trovi una sua fotografia nel guazzabuglio di immagini, anche le più incredibili e stupide.

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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

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Il Salone ai tempi del virus

Ho letto  del nuovo Salone del libro non più al Lingotto ma sparpagliato per la  città. Mi sembra un ‘idea non condivisibile. Lei cosa ne pensa ?    Ludovico Antonio Bendo

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Mi sembra , da quanto ho letto, un’idea non positiva. Al Lingotto si potevano creare spazi sicuri, in giro per la città gli spazi sicuri sono pochi. Non vorrei che fosse come il Salone on line riservato solo agli amici degli amici. Con la scusa della mancanza di spazi.  Sarà comunque un Salone minore che non era il caso di fare. Una idea della Regione non condivisibile.

 

Recovery Fund? I problemi iniziano adesso

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COMMENTARII  di Augusto Grandi / Se Napoleone avesse avuto a disposizione i media oggi al servizio di Giuseppe Conte, Waterloo sarebbe diventata una replica di Austerlitz. Indubbiamente la battaglia per il Recovery Fund non si è conclusa con una disfatta per l’Italia, ma bisogna essere ben bugiardi per sostenere che lo sconfitto è Rutte, per rimembrare il “cucchiaio” di Totti proprio contro l’Olanda.

I Paesi Sado hanno ottenuto colossali sgravi nelle quote che avrebbero dovuto pagare all’Europa. Soldi puliti, non prestiti da restituire.

L’Italia, al contrario, i soldi ottenuti in prestito dovrà restituirli. E dovrà anche pagare, pro quota, quelli ottenuti teoricamente a fondo perduto. Però va bene così, quei soldi servono subito. Peccato che arriveranno solo il prossimo anno. Ma con qualche magheggio contabile ci si arrangerà. Sino a qui, tutto bene…

… continua a leggere:

Recovery Fund? I problemi iniziano adesso

Moussakà super-light, per volare in Grecia con il suo profumo

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Moussakà

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Moussakà super-light, ma che bisogno c’era? Per chi è stato in Grecia o ha già provato un ristorante greco, si ricorderà del suo profumo. Un piatto unico delizioso, che tanti chiamano “la parmigiana dei Balcani”. La prima versione nasce nel XIII secolo, ma solo nei secoli successivi sarà rivista fino a diventare quella di oggi, completa di carne, besciamella, patate e melanzane fritte. In parole povere, è buonissima ma è molto nutriente e può risultare un pochino difficile da digerire. 

Ho voluto quindi provare ad alleggerirla e il risultato vi sorprenderà. Potrete mangiarla senza timori e fare anche il bis: vi sentirete leggeri come una piuma! Questa versione è adatta anche se avete qualche problema con colesterolo alto, formaggi e glutine.

Tempi: Ammollo (30 min); Preparazione (2 ore); Cottura (40); 

Difficoltà (da 1 a 3): 2

Costo totale: 8,80 € 

Attrezzatura necessaria: Padella antiaderente diam. 30 cm, pentola con cestello per cottura a vapore, casseruola diam. 15, affettatrice (non obbligatoria), tagliere e coltello a lama liscia, frusta da cucina, teglia da forno, robot tritatutto per piccole quantità (se avete i bocconcini di soia da tritare dopo l’ammollo).

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link: https://www.lacuocainsolita.it/ingredienti/).

In caso di allergie…

Allergeni presenti: Soia, sedano, anidride solforosa e solfiti. Si possono impiegare olio di oliva (per friggere le melanzane) e farina di riso (per la besciamella “benedetta”) in caso di allergia ad arachidi e glutine.

Moussakà

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Fa veramente bene allo spirito perché è davvero buona e cremosa.
  • Valori nutrizionali: rispetto alla ricetta tradizionale fatta con carne, latte e formaggio e melanzane fritte, queste sono le differenze: Calorie -46% (sì, avete letto bene: il 46% in meno), Grassi -56%, di cui saturi -78%.
  • Una porzione di Moussakà super-light da 350 g ha la stessa quantità di grassi presenti in soli 100 g di mozzarella di bufala!
  • Melanzane e patate non sono fritte ma cotte a vapore e poi grigliate con pochissimo olio.
  • Usiamo la besciamella “benedetta”, questa ricetta diventa adatta anche a chi ha problemi con latte, formaggi e glutine.

Ingredienti per la Moussakà super-light

(6-8 persone) 

Per il ragù vegetale:

  • Granulare di soia – 90 g 
  • Aglio – 1 spicchio
  • Gusti (1 rametto rosmarino, 15 foglie salvia)
  • Carota, sedano, cipolla – 200 g in tutto
  • Olio extra vergine – 2 cucchiaini
  • Acqua – mezzo bicchiere
  • Vino rosso – 60 ml
  • Pomodoro – 350 g
  • Cannella – meno di ½ cucchiaino
  • Sale (1 cucchiaino), pepe

Per la besciamella “benedetta”:

  • Latte di soia – 750 g
  • Farina a scelta (di riso per versione gluten free) – 75 g
  • Olio e.v.o. –2 cucchiai
  • Sale – 1 cucchiaino scarso

Per le verdure:

  • Melanzane – 600 g
  • Patate – 300 g
  • Olio arachidi o oliva – 4 cucchiai 

 

Preparazione della Moussakà super-light

Fase 1: IL RAGU’ DI SOIA

Mettete in ammollo il granulare di soia per almeno 30 minuti in acqua. Intanto tritate insieme salvia, rosmarino e aglio. Fate lo stesso con la costa di sedano, la cipolla e la carota. Quando la soia sarà reidratata, strizzatela bene con le mani per eliminare l’acqua in eccesso. Mettete quindi l’olio nella padella antiaderente e fatelo scaldare, quindi soffriggete per pochi secondi il trito di erbe aromatiche e aglio; aggiungete poi le verdure tritate finemente e fate rosolare per qualche minuto. Infine, aggiungete la soia reidratata e fatela insaporire per 5 minuti, bagnando con un bicchiere di acqua e l’olio. Versate il vino rosso e fatelo evaporare a calore sostenuto. Aggiungete sale, pepe e cannella. Nel frattempo, mettete in acqua bollente i pomodori, dopo aver fatto un’incisione lunga ma superficiale sulla buccia. Dopo 3 minuti, scolate, togliete la buccia e tagliate a dadini, che verserete quindi nella pentola con la soia. Fate cuocere coperto a calore molto basso per 30 minuti. Se resta ancora un po’ di liquido sul fondo della pentola proseguite ancora la cottura senza coperchio per il tempo necessario. 

FASE 2: LE VERDURE

Lavate le melanzane e le patate e tagliatele a fette di spessore 5 mm (se avete l’affettatrice è più semplice; sennò usate un coltello ben affilato a lama liscia). Cuocetele a vapore, rispettivamente per 4 minuti e 6 minuti (la metà del tempo in pentola a pressione). In una padella antiaderente, friggete le melanzane e le patate in olio di arachidi o di oliva e un po’ di acqua.

FASE 3: LA BESCIAMELLA BENEDETTA

Mettete la farina e l’olio in una tazza e mescolate con un cucchiaio fino ad ottenere un roux omogeneo. Unite una piccola parte del latte (freddo) e mescolate finché non ci saranno più grumi. Scaldate bene il resto del latte in una casseruola e quando sarà ben caldo aggiungetelo a poco a poco al roux nella ciotola. Trasferite tutto nella casseruola, che porterete sul fuoco a calore molto basso, mescolando con la frusta continuamente fino a quando il composto diventerà cremoso e denso. Per conoscere tutti i trucchi per avere una besciamella senza grumi.

FASE 4: LA COTTURA

Accendete il forno a 180° C. Nel frattempo preparate la teglia di Moussakà super-light (ad ogni strato aggiungete un pizzico di sale): uno strato con le patate, poi uno con la metà delle melanzane, poi la metà del ragù mescolato con 100 g circa di besciamella. Poi di nuovo uno strato con il resto delle melanzane, ragù che vi resta con altri 100 g circa di besciamella, infine tutta la besciamella da sola che è rimasta (saranno circa 500 g). Livellate la superficie e infornate per 40 minuti. L’ideale è mangiarla quasi subito, ma anche il giorno dopo, riscaldata, sarà più compatta e forse ancora più gustosa…

Chi è La Cuoca Insolita

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari. Tante ricette sono pensate anche per i bambini (perché non sono buone solo le merende succulente delle pubblicità). Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie prodotti di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale. Usa solo attrezzature normalmente a disposizione in tutte le case, per essere alla portata di tutti.

Pertini, antifascista e antimonarchico

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / E’ sicuramente giusto che Savona abbia una piazza intitolata a Sandro  Pertini . Chi scrive si è battuto Inutilmente  perché il ponte di Genova gli fosse intitolato. Pertini appartiene alla migliore storia d’Italia. La sindaca di Savona  Caprioglio ha inaugurato la piazza Pertini in maggio secondo le norme restrittive del Covid.

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In polemica con la Sindaca   un non meglio identificato Comitato antifascista e antirazzista  con l’appoggio di Anpi e istituto storico della Resistenza, adesso vuole riinagurare  “a livello popolare“ la piazza il 24 luglio, vigilia  del voto al Gran Consiglio del Fascismo che sfiduciò Mussolini. Quel comitato antifascista forse non sa che il protagonista del 25 luglio fu l’odiato re Vittorio Emanuele III. Quindi quella data è poco consona per ricordare Sandro Pertini che fu sempre ferocemente anti monarchico. Il comitato antifascista  e antirazzista vuole anche impedire a Forza nuova di aprire una sua sede a Savona. Siamo tornati, dopo i mesi di clausura per il virus, alle solite tiritere intolleranti che violano le libertà costituzionali di associazione. Forza nuova è quanto di più lontano dal nostro modo di pensare, ma in una libera democrazia c’è spazio per tutti, a meno che si commettano reati. Ma i reati di opinione sono reati  solo per gli intolleranti che negano il diritto di pensare liberamente. L’Anpi fa il suo mestiere di sempre, ma l’istituto  Storico della Resistenza non può abbassarsi a fare politica in modo sfrontato. Ha un passato da rispettare quando ebbe grandi presidenti che pensarono a libri e convegni e non alle manifestazioni di piazza. Soprattutto si sente l’assenza della Federazione Volontari della Libertà – la FVIL – che a Savona si identificò nobilmente con il comandante Lelio Speranza – che avrebbe dovuto prendere  con fermezza le distanze da fascisti travestiti da antifascisti come sono i pochi che fanno dell’estremismo intollerante la loro bandiera. Il 24 luglio non avranno sicuramente problemi a rispettare le distanze di sicurezza perché sono rimasti per fortuna davvero in pochi.  E saranno sempre meno. La sindaca Caprioglio  in maggio ha proceduto ad una parziale riapertura di una porzione di strada al fine di iniziare a far lavorare alcuni esercizi commerciali appena aperti nel nuovo complesso. L’inaugurazione ufficiale avvera’ non appena il cantiere sarà chiuso perché ad oggi non è ancora terminato, vi sono ancora le gru e le recinzioni presso una porzione di cantiere.La piazza verrà inaugurata  il 25 settembre,  se sarà per quella data smantellato il cantiere.
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Scuola e Università, troppi problemi alla ripresa

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / La scuola resta uno dei problemi irrisolti e la sua riapertura – al di là dal Covid  che potrebbe impedirla – resta una questione aperta. Occorrono spazi che non ci sono, banchi ed attrezzature informatiche di cui le scuole e gli studenti  non dispongono per lezioni a distanza 

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Il tentativo della ministra è stato quello di scaricare il problema sui presidi che non erano assolutamente in grado di provvedere con gli strumenti a loro disposizione alla ripresa a settembre. Sia pure in ritardo è stato nominato un commissario che ha fatto un bando per nuovi banchi monoposto. Ma il problema è più complesso perché riguarda nuovi orari, distanziamento negli ingressi e nelle uscite e lezioni da remoto.
In questo ultimo mese in cui i docenti dovrebbero essere a disposizione delle scuole perché il congedo per ferie  prevede un mese di vacanza, quasi sempre coincidente con il mese di agosto, non sono stati attivati dei corsi per preparare i docenti alla didattica a distanza a cui la maggioranza degli insegnati era e resta  impreparata. Ora la ministra più che pensare seriamente a risolvere i problemi dell’ apertura dell’anno scolastico,rilascia interviste raffica in cui dice di essere ingiustamente criticata  perché giovane e donna. Ha anche detto che vuole dei banchi con le ruote per poterli riutilizzare – dopo la pandemia – per la didattica di gruppo. I cosiddetti lavori di gruppo- va ricordato –  sono una delle sciocchezze nate nel ‘68 e che, dove applicate, crearono danni gravi agli studenti lasciati in balia di se’ stessi perché, secondo la demagogia corrente, dovevano essere rigorosamente autogestiti: i docenti erano considerati degli esperti da sentire solo in caso di bisogno. Ci furono scuole che abolirono i libri di testo per usare biblioteche di classe  del tutto inadeguate con pochi libri, quasi tutti riguardanti autori marxisti di stretta osservanza. Gli allievi furono privati della lezione frontale dei docenti, l’unica davvero importante ed  insostituibile quando i docenti sono all’altezza del loro compito. Sembra che la ministra voglia anche reclutare come docenti  studenti universitari  e qui si tratta di scelte senza precedenti che ci auguriamo siano fantasie di certi giornali. Vedremo cosa succederà, ma resta in dubbio una riapertura normale delle scuole, come è avvenuto in altri paesi europei. In Italia da sempre la scuola non è mai stata considerata una priorità. Oggi ancora più che in passato, malgrado siano stati bruciati quattro mesi e l’anno si sia concluso con promozioni politiche che forse non si erano viste neppure nei tempi di guerra. Il corpo docente non è stato coinvolto in una prospettiva di ripresa e non c’è stato quello sforzo collettivo che andava richiesto. Infatti tutti i sindacati della scuola, dalla Cgil alla Gilda, si sono espressi in termini negativi sull’operato della ministra dicendo che in queste condizioni  non è possibile riaprire a settembre. E’ stata una presa di posizione criticata  come corporativa che invece mette in luce il disagio dei docenti che –  al di là delle demagogie –  sono gli attori più importanti della scuola. Un discorso diverso riguarda l’Università dove la didattica a distanza ha funzionato perché docenti e allievi erano già abituati all’uso degli strumenti informatici. Ma anche l’Università’ ha bisogno di lezioni frontali. Sarebbe impossibile pensare di limitarsi ad ascoltare alcuni maestri da remoto, anche se i maestri di oggi appaiono n prevalentemente dei maestrini rispetto a quelli della mia generazione che ha avuto i Bobbio, i Venturi, i Firpo che alcuni di noi commisero l’errore di contestare come baroni, mentre erano uomini di scienza e maestri nel senso più ampio della parola. Scrisse Italo Calvino: “ Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da temere “. Meglio non si potrebbe dire, neppure oggi.
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Una marenda sinòira “poetica” proposta da Tavo Burat

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Marenda sinòira salumi e formaggi

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontese

Na marenda sinòira poetica proposta da Tavo Burat (1932-2009)

Na tomatica

doe feuje ‘d basiricò

‘nt ël tond un drapò.

Un pomodoro/ due foglie di basilico/ nel piatto di terra una bandiera.

(Tavo Burat, Poesìe, Torino, Ca dë Studi Piemontèis, 2008)

Il grande accordo di Bruxelles: cosa accadrà?

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Le decisioni prese a Bruxelles dal Consiglio europeo dopo quattro giorni di discussioni non possono essere valutate oggi. Certamente può esaltarle, considerandole storiche, il presidente del Consiglio che ha rivelato indubbiamente una certa capacità che  non era così scontata; possono considerale un traguardo determinate forze politiche, mentre le opposizioni possono legittimamente essere critiche e sospettose, anche se le parole di Salvini appaiono ancora una volta eccessive.

Stupisce che il Presidente della Repubblica abbia espresso il suo pubblico plauso  al Presidente del Consiglio, instaurando un precedente che, in termini istituzionali, non ci piace. Credo che il presidente Conte debba al più presto riferire in Parlamento e quindi al Paese della sua missione europea. Conte certamente si è giocato tutto a Bruxelles, ma solo quando si passerà, nel 2021 inoltrato, a ricevere i fondi europei a titolo di prestito e a titolo di aiuti a fondo perduto (più i primi che i secondi) sarà possibile valutare in concreto se l’Italia ha fatto un buon affare.
Oggi bisogna augurarci  per il bene dell’Italia che a Bruxelles Conte abbia avuto successo, ma non ci sono certezze in proposito. All’indomani della trattativa europea emergono anche preoccupazioni sulle condizionalità connesse agli aiuti e ai prestiti. È un tema che va approfondito e chiarito subito perché l’esempio della Grecia commissariata e sfruttata dai vertici europei non si può dimenticare. L’Italia è oggi prostata dal Covid 19 e da una crisi economica che può distruggerci. I fondi europei arriveranno il prossimo anno. Si pone il problema di come affrontare i problemi dell’oggi e dell’autunno prossimo.Qui il governo rivela molta improvvisazione e tanta intempestività. Molte imprese sono state abbandonate a se’ stesse, il turismo sta boccheggiando in modo allarmante e il governo non è riuscito a far qualcosa di concreto per affrontare la crisi con il rilancio dell’economia. La politica dei sussidi non può certamente rivitalizzare  il Paese, ma può  solo creare dei nuovi poveri alle dipendenze dello Stato padrone . Molte scelte economiche, da Alitalia ad Autostrade, rivelano un nuovo statalismo, in alcuni casi assistenziale. L’esatto opposto di un’economia liberale. Con queste premesse sarà difficile usare i fondi europei nel modo giusto perché certi pregiudizi ideologici continueranno a pesare. Da europeista convinto da sempre ,non mi ritengo soddisfatto di quanto e’ stato deciso a Bruxelles. Non è una pagina storica perché  ci rivela un’Europa divisa e gretta, persino un’Europa che passa sopra al fatto che Orban ha travalicato le regole europee della democrazia liberale. E’ un’Europa migliore rispetto a quella che abbiamo visto negli ultimi anni, ma un’Europa lontanissima da quella sognata dai padri fondatori. Mancano i grandi statisti europei e dobbiamo accontentarci di surrogati. Merkel al posto di Adenauer, Conte al posto di De Gasperi sono segni evidenti di un  forte degrado della politica. Ed anche le versioni al femminile dell’ Europa non sono purtroppo delle soluzioni salvifiche  ai gravi problemi che  ci troviamo di fronte. Anche questo si è visto a Bruxelles negli ultimi giorni che andranno valutati sulla lunga distanza e non certo oggi.Oggi vale la sospensione di giudizio, quella che i Greci chiamavano Epoke’. Una sospensione critica perché ci sono comunque elementi allarmanti per il futuro che si vedono già oggi. Non appare neppure chiaro se vorranno o meno richiedere il Mes , una questione che divide il Governo e che appariva molto importante ed oggi è stata derubricata come secondaria. Anche in questa direzione le idee appaiono piuttosto confuse , malgrado riguardino la spesa sanitaria.
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Senso di responsabilità, perché il virus è ancora un pericolo

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / I 19 contagi  Covid di Savona relativi ad una cena in un ristorante a causa di un dipendente del locale infetto hanno coinvolto circa 200 persone in osservazione. Il giorno prima su questo giornale denunciammo la scarsa responsabilità di molti nella Riviera di Ponente e non solo in quella.

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Il Sindaco di Albenga, il medico Riccardo Tomatis, che è stato in prima linea durante la pandemia nella sua duplice veste, ha nuovamente richiamato al senso di responsabilità e alla cautela, dicendo che il virus è  ancora un pericolo. L’esempio di Savona deve allarmare e comporta dei  comportamenti adeguati innanzi tutto da parte dei ristoratori che debbono mettere in atto tutte le attenzioni per prevenire: controlli ferrei in cucina tra il personale, distanziamento  nei tavoli di almeno un metro.
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Ma soprattutto gli avventori devono essere cauti. Un amico mi diceva che ieri era andato  in tre pasticcerie per comprare delle paste ed aveva fatto a meno di comprarle perché nessuno dei tre negozianti aveva la mascherina. Siamo tutti sulla stessa barca. Bisogna che tutti siano consapevoli del momento difficile. Non siamo nella normalità, senza essere nell’emergenza. Siamo anche nell’ansia per cosa accadrà in autunno. Un autunno caldo per pandemia e crisi economica, una miscela esplosiva che può provocare una devastazione. Non voglio fare la Cassandra, non voglio rovinare le ferie a nessuno, ma bisogna essere accorti e responsabili. Il valore della vita è preminente. La nostra vita e quella degli altri. Quella che Mario Berrino ad Alassio  definiva la “Gran Cagnara“ estiva, quest’anno non è possibile. I ristoratori per  poter recuperare debbono garantire condizioni di sicurezza ai clienti come fanno alcuni e non altri.  Anche nelle spiagge occorrono controlli. Può sembrare un un non senso perché la spiaggia e il mare si identificano con l’idea della libertà, del piacere della libertà. Quest’anno volevo andare in vacanza a Santorini, ho scelto responsabilmente di stare in Italia, ma chiedo almeno il rispetto delle norme preventive minime a cui io mi adeguo con disciplina. Aver tolto l’obbligo delle mascherine nel Budello di Alassio e’ stato un errore perché il distanziamento e’ impossibile e l’assembramento è sicuro. Non voglio essere ripetitivo come Catone con il suo “Delenda Carthago”, ma credo sia un dovere morale mettere in guardia contro un pericolo che non conosciamo. Oggi tacciono persino gli scienziati che hanno pontificato per mesi, creando paura e confusione. Il fatto che tacciano non è di per sè tranquillizzante, se non pensando che anche loro sono andati in vacanza … Noi dobbiamo comportarci come se potesse tornare una seconda ondata, rinviando le leggerezze alla prossima estate. Se poi non verrà, vivremo sereni. L’esempio di Savona e dei migranti infetti scappati dai centri di raccolta ci richiama alla dura realtà del momento che ha portato a chiudere le frontiere, ma incredibilmente non i porti. Un altro aspetto di questa Italia provvisoria, come la definiva Guareschi, che ci inquieta.
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La foto di Vincenzo Solano

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Magnifica Torino / Il monumento a Carlo Alberto nell’omonima piazza torinese

“Chiudi gli occhi. Lascia entrare il ritmo in te”

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Music Tales, la rubrica musicale. Racconti, curiosità ed eventi

 

Chiudi gli occhi

Lascia entrare il ritmo in te

non provare a contrastarlo

non c’è niente che tu possa fare

rilassa la tua mente

sdraiati e muoviti con me

Devi sentire quel calore

così possiamo cavalcare il boogie

condividere quel ritmo d’amore”

Rock with You è un singolo scritto da Rod Temperton ed interpretato dal cantante statunitense Michael Jackson, il secondo estratto dal suo quinto album in studio Off the Wall e pubblicato il 3 novembre 1979.

La canzone fu una delle ultime in stile “disco dance” della popstar. Conquistò la posizione numero uno in diverse classifiche ed è uno dei suoi brani più amati dal pubblico.

Il 27 febbraio 2006 Rock with You venne ripubblicato in formato DualDisc ed incluso anche

nel videoalbum Visionary: The Video Singles.

Il videoclip del brano ritrae Jackson in una stanza nera con un sfondo di luci colorate. Il video è stato trasmesso per la prima volta da MTV e compare spesso negli speciali anni Ottanta.

Un brano che fa ballare, anche il testo invita semplicemente a “rockeggiare” insieme fino all’alba, e che è stato riproposto da Brandy, ma, oggi, per augurarvi una settimana frizzante, ve ne propongo una versione che mi ha fatto scoprire un’ amica, più che amica, e di cui non ero affatto a conoscenz ma che mi ha colpita, e per la voce del buon Teddy Swims, e per la sua immagine…come dire….singolare.

Mi piace, eccovela:cotta e mangiata!

Cantate e danzate insieme e siate felici, ma fate in modo che ognuno di voi sia anche solo, come sono sole le corde di un liuto, sebbene vibrino alla stessa musica.”

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=hTU6ib45t1U

 

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Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

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