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Rubriche - page 3

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

L’uscita della Gran Bretagna dalla UE – Il coronavirus – Libia 1970 – Taglio parlamentari, il No dell’associazione Pannella – Lettere 

L’uscita della Gran Bretagna dalla UE

Non è una notizia entusiasmante se non per chi non ha mai creduto all’Europa. E’ una notizia molto triste per chi, malgrado tutto, resta europeista. La mia generazione ha amato l’Europa unita ed ha contribuito con passione alla sua realizzazione . I potentati economici e finanziari hanno stravolto l’ Europa nata dai Patti di Roma. L’ Inghilterra non è mai stata autenticamente europeista ,come invece  lo fu Churchill, non aderì all’euro, tenendosi la sterlina. Per questo può uscire dall’EU con maggiore facilità. Non credo che sia un bene per gli Inglesi indebolire l’Europa, anche se l’attuale EU non può trovare il consenso neppure degli europeisti della seconda ora, se non della prima, come chi scrive.

Si vanifica un sogno. Ma i problemi dell’Inghilterra, dall’Irlanda alla Scozia, restano. Il referendum ha stabilito il distacco, ma esso si è rivelato uno strumento grezzo di democrazia con il suo sì ed il suo no, perché la Brexit andava affrontata in modo più articolato. E’ un avvertimento molto forte all’EU, anche se l’euro impedirà quasi sicuramente  altri  abbandoni. Anche in Italia gli europeisti sono calati di numero e i vecchi hanno perso gli entusiasmi e quasi non si sentono più nel dibattito pubblico. Il MFE e’ quasi inesistente almeno in Italia.  Questo è un giorno triste, ripeto, e le feste in cui gli Inglesi hanno dimostrato giubilo rivelano il ritorno di un nazionalismo pericoloso  e incompatibile con l’idea stessa di Europa, come avrebbe detto Federico Chabod. L’Europa è stato e continua ad essere un grande, se non unico, antidoto alle guerre.

Il coronavirus

La diffusione dell’epidemia in Cina e le false notizie almeno iniziali sulla sua diffusione nel Paese rivelano che un regime totalitario come la Cina può occultare le notizie , creando un grave danno agli altri Paesi. La Cina è un Paese fortemente industrializzato ma con strutture mediche e modi di vita e di alimentazione molto arretrati in cui la salute dei cinesi è assai poco considerata. La trasparenza non è certo una caratteristica della Cina, come non lo fu dell’ URSS davanti alla tragedia atomica di Cernobyl di cui neppure oggi conosciamo le vere conseguenze. Il coronavirus può essere una grave minaccia anche per il nostro Paese dove esistono numerose comunità cinesi integrate , ma anche  piuttosto opache come quella di Prato, ad esempio. Il Governo Italiano finora ha assunto provvedimenti un po’ tardivi, ma condivisibili.  Io non ho fiducia né in Conte , né in Di Maio né in Speranza che sono dei dilettanti impreparati, ma  questo non è il momento degli attacchi alla Salvini. Gli Italiani devono restare uniti e disciplinati. Certo in questo clima  di paura il Governo, se saprà ben operare, e da italiano, non posso non augurarmelo,  uscirà rafforzato. Se disgraziatamente fallirà, scriverà con le sue mani la parola fine. Non dimentichiamo, tra l’altro, le gravi ricadute sul turismo e sul commercio che determineranno l’assenza di turisti cinesi in Italia.

Libia 1970

Ricorrono cinquant’anni da quando gli Italiani di Libia vennero cacciati e ad essi vennero sequestrati tutti i beni da parte del colonnello Gheddafi. Una pagina nera di storia italiana con un ministro degli Esteri come Aldo Moro che non seppe o non volle difendere i legittimi interessi degli Italiani di Libia .Non rivelò  certo le doti di statista che gli vennero attribuite dopo la morte atroce   ad opera delle Br . Nella trasmissione” Rai Storia” Paolo Mieli, invece di dire che gli Italiani vennero cacciati , ha usato l’espressione falsa <<partirono>>, come se si fossero trasferiti in Italia di loro volontà .e il vecchio Sergio Romano ha incredibilmente finito per giustificare Gheddafi. Un’altra verità su quella tragica storia è che nell’Italia porca dei contestatori sessantottini e dei sindacalisti  reduci  dell’autunno caldo, i profughi vennero accolti in Italia  con le grida scomposte di << fascisti e colonialisti>>. Accadde qualcosa di simile a quello a cui  dovettero sottostare gli esuli dell’Istria , Dalmazia e Fiume dopo il 1947. Due vergogne nazionali  Si tratta di una pagina di storia presto dimenticata che riemerge ancora  oggi a fatica . La colpa degli espulsi dalla Libia viene addossata a Mussolini e al regime fascista , mentre gli Italiani di Libia vivevano e lavoravano pacificamente a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale . Anche la condanna in blocco del regime coloniale italiano  senza distinguo è sbagliata , perché il  Governo di Italo Balbo fu illuminato, come riconosce perfino “Rai Storia”, malgrado faccia sue le vulgate dell’ex fascista Del Boca  che ha scritto infamie sul regime coloniale  italiano.Gli Italiani in Africa portarono anche scuole, ospedali, strade, case. Gli Italiani portarono anche benessere  e non furono mai  rapaci  come gli inglesi. Alla fine lasciarono un buon ricordo di se’.

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Taglio parlamentari, il No dell’associazione Pannella

Sabato mattina per iniziativa dell’ associazione “Marco Pannella” di Torino ha mosso i primi passi il coordinamento per il No al referendum confermativo del taglio dei parlamentari  che si terrà il 26 marzo. Una data troppo vicina, scelta del governo con finalità partigiane, per soffocare e ridurre al minimo  i tempi di un  adeguato ed ampio dibattito nel Paese. I giornali del tema referendario non parlano affatto e si da’ per scontata  l’approvazione di una legge non inserita in quadro di cambiamento  costituzionale come sarebbe stato invece  necessario. Un provvedimento populista e giacobino per accontentare il popolino e per dare un colpo a quella casta, inventata da Stella e socio  per delegittimare e infangare  la politica, partendo da  eclatanti casi particolari. Su questo tema le sardine sono mute come dei veri  pesci. Eppure dovrebbe  nascere un dibattito, anche se troppi che hanno votato per il taglio grillino,  hanno di fatto  svenduto le loro opinioni e contraddetto il loro voto precedente.Andrebbe aperta una discussione ampia sugli effetti del taglio in termini di rappresentatività territoriale. Le spese per il funzionamento della democrazia parlamentare non vanno confuse con quelle per la politica ,come hanno lasciato intendere demagogicamente  i grillini e i loro alleati di governo. Anche i leghisti hanno votato per il taglio ,dimostrando il loro evidente  populismo . Il referendum può essere l’occasione per riflettere sul futuro della sempre più vacillante democrazia liberale italiana.

Lettere  scrivere a quaglieni@gmail.com

Il Salone di Torino 

Una intervista al “ Corriere della Sera”, Riccardo Franco Levi, Presidente degli Editori, ha parlato di Salone nazionale del Libro di Torino. Ma non era Internazionale ?      Ugo Zito 

Ha detto bene  Levi ,definendolo Nazionale perché Internazionale lo fu solo di nome, ma non di fatto. Non basta invitare un Paese straniero per diventare internazionali . Ci vorrebbero editori stranieri che non ci sono mai stati come ci sono invece alla Fiera  di Francoforte. Noi, in compenso, siamo tutti concentrati a cacciare Altaforte, rasentando il ridicolo e dimostrando un tasso di faziosità incompatibile con i libri e la cultura. In questo senso siamo davvero nazionali…

 

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La Cavallerizza

I Grillini non vogliono la Compagnia di San Paolo alla Cavallerizza. Fanno bene o fanno male ?    Bice Campini

Fanno benissimo. La Compagnia ha già dato pessima prova di sé con il Polo del 900, una realtà a senso unico in termini politici.  Con un nuovo polo la Compagnia vuole egemonizzare anche la Cavallerizza che deve restare patrimonio pubblico. Per una volta do ragione ai Grillini.

Cronaca di una morte annunciata

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PAROLE ROSSE di Roberto Placido   La storia si ripete, sempre uguale nella sua diversità. Nel senso che rivedo gli stessi errori compiuti nel passato, recente

La storia in questione sono le manovre, partite da tempo, per le elezioni amministrative del 2021 che decideranno anche il nuovo Sindaco della città di Torino. Tralasciando il giudizio sull’attuale amministrazione, ne abbiamo già parlato e torneremo a parlarne, sulla quale si esprimeranno i torinesi nell’unico giudizio che conta, quello elettorale, osservo quanto succede tra gli “addetti ai lavori” o presunti tali. Le schermaglie tra gli aspiranti candidati nel principale partito del centrosinistra, il Partito Democratico, sono partite da tempo, senza una regia anzi, uno contro l’altro armati. L’epilogo non potrà che portare ad una candidatura esterna a quel partito ed ai partiti in generale. La morte a cui mi riferisco nel titolo, utilizzando quel grande libro di Gabriel Garcia Marquez, è appunto quella dei candidati di partito e del PD (Partito Democratico) in particolare.

Viene fuori chiaramente la mancanza di una leadership, di un progetto comune da proporre alla ipotetica coalizione, ai torinesi, alla città. Si ripete quanto successe nel 2011 dove i tre più quotati candidati di allora non riuscendo a fare sintesi aprirono la strada all’arrivo ed alla candidatura di quel Piero Fassino con i risultati sia amministrativi che elettorali che tutti conoscono. Allora le divisioni locali favorirono il partito nazionale che voleva sbarazzarsi di un ex segretario nazionale ingombrante e lo stesso che pensava di utilizzare la candidatura come trampolino di lancio per altre opportunità non avendo grande interesse a restare a Torino. Ora le divisioni e la debolezza dei partiti, sia di chi è all’opposizione, il PD, che di chi guida l’amministrazione cittadina, il Sindaco Chiara Appendino, aiutano ad andare verso una soluzione che taglia fuori tutti i pretendenti e va verso una candidatura esterna.

La collaborazione nel governo nazionale e la frantumazione del Movimento cinque stelle fa il resto. Quindi tutto deciso? Non è detto. Come al solito tendono a fare i conti senza l’oste che in questo caso sono i cittadini torinesi, la coalizione di centro e cosa potrebbe sorgere o restare esclusa da un’operazione del genere. Per quanto riguarda la coalizione di centro destra, argomento che merito un ragionamento a se stante, per la prima volta ha l’occasione straordinaria di potere vincere le elezioni amministrative in quello che una volta era, per il centro sinistra, il “villaggio di Asterix”, Torino.

Street food, alle origini di un evento diventato moda

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Street food

Articolo a cura di Somewhere Tour & Events.

Lo Street Food reinventa il rapporto millenario di una cultura con il proprio cibo e con le proprie radici in forma innovativa, sorprendente, pratica e soprattutto gustosa. Parliamo continuamente del “cibo da strada”, complici fiere ed eventi che lo portano in ogni angolo del nostro paese. D’altronde la tendenza non sembra conoscere crisi e confini, perché è una vera e propria arte, tutta da conoscere ed apprezzare. Morso dopo morso!

Anche l’occhio vuole la sua parte. Ed ecco che il Food Truck, il mezzo attrezzato alla vendita di queste prelibatezze, diventa anche “veicolo” d’immagine. Certo, oltre all’apparenza esteriore, alla base deve esserci un concept di assoluta solidità e le parole d’ordine devono essere sempre freschezza e qualità della materia prima.

Ma come è nato il trend culinario che sta spopolando nel nuovo millennio? Le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono ai greci ed agli egizi, che avevano l’usanza di friggere il pesce e venderlo sul momento. Da qui, la tradizione si è diffusa nel mondo degli antichi romani, arricchendosi e trasformandosi in innumerevoli varianti, considerando che le classi urbane meno abbienti vivevano in abitazioni per la maggior parte sprovviste di cucina.

Questo è forse il grande equivoco che riguarda questa tipologia culinaria: poiché nasce povera, dall’esigenza di nutrire il popolo a poco costo, è sempre stata considerata di poco conto. Invece, con il processo della globalizzazione, è diventato l’ultimo baluardo della tradizione e dell’identità di un territorio. Lo Street Food ci identifica e ci distingue, mantenendo vivo un aspetto tra i più importanti della nostra cultura, quello del costume alimentare.

Lo Street Food rappresenta quindi una grande opportunità per chi ha creatività e voglia di fare e non ha paura di mettersi in gioco. Il sogno è aperto a tutti, perché l’investimento iniziale è più modesto rispetto ad un ristorante “tradizionale” e perché ciò che conta è soprattutto quanto sei bravo ed originale, quanto è buono il tuo prodotto e quanto sei in grado di comunicarlo alle persone.

Oggi il cibo di strada ha assunto uno stile più nobile, con eventi dedicati che vedono tante persone interessate ed incuriosite dalle numerose proposte, sempre in più varianti, italiane ed etniche, per celebrare le rispettive tradizioni.

Pronti a gustare lo Street Food d’Autore tra le vie di Torino?

Orto fritto, la ricetta gluten free de La Cuoca Insolita

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Orto Fritto

Articolo a cura de La Cuoca Insolita.

A Torino l’aperitivo è irrinunciabile. Buonissimo. Però spesso si propongono molte cose a base di pane, pasta e focacce. I fritti sono spesso a base di patate, o riso, e come se non bastasse tante volte sono ripieni di carne, formaggio e salumi. Verdura? Poca. Per chi non vuole rinunciare agli aperitivi e alla frittura, ma tiene alla linea, c’è una soluzione: friggere la verdura e renderla poco unta. In autunno si cominciano a trovare i broccoli e il cavolo nero, per esempio. La forza di questa ricetta sta in più cose: la prima è che è incredibilmente croccante come le patatine, la seconda è che questa croccantezza resta per ore (anzi, anche un giorno intero), la terza è che è gluten free e fatta con la farina integrale

 

Tempi: Preparazione (15 min); Cottura (15 min);
Attrezzatura necessaria: Contenitore rotondo a bordi alti, frusta, tagliere e coltello a lama liscia,  casseruola a bordi alti per friggere, schiumarola, carta assorbente. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure farete più in fretta a preparare le carote.
Difficoltà (da 1 a 3): 1
Costo totale: 3,55 € 

Orto fritto, ingredienti per 4 persone

Per la pastella

  • Farina di riso bianca – 100 g
  • Farina di riso integrale – 100 g
  • Acqua gasata fredda – 300 ml 

Per friggere 

  • Olio di arachidi – 1 L

Verdure autunnali da friggere 

  • Carote grandi – circa 2 (200 g)
  • Broccoli – 1 intero (350 g) 
  • Cavolo nero – 3 foglie (100 g)
  • Sale fino integrale di Sicilia – 1 cucchiaino (4 g)

Perché questa ricetta?

  • La frittura fa preservare l’80% della vitamina C dei broccoli e del cavolo nero! La vitamina C è un potente antiossidante. In 100 g di broccoli c’è più Vitamina C che in 100 g di arance o di limoni! La crosticina che si forma sulla frittura protegge la verdura dal contatto con l’ossigeno, mantenendo quindi le proprietà antiossidanti della vitamina C! 
  • La farina di riso assorbe poco olio (per 100 g di orto fritto, solo 125 Kcal e 6,5 g di grassi).
  • Una porzione di frittura contiene il 25% circa della RDA della quantità di fibre. Alle quelle delle verdure infatti, si aggiungono le fibre della farina di riso integrale.
  • L’olio di arachidi, insieme all’olio extra vergine di oliva, è molto adatto all’uso in frittura perché resiste bene alle alte temperature (massimo 170-175° C), limitando quindi la produzione di sostanze dannose alla salute.  

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

 

Orto Fritto

FASE 1: LA PREPARAZIONE DELLE VERDURE

Lavate e asciugate molto bene le verdure prima di immergerle nella pastella, altrimenti l’olio fritto schizzerà molto. Pelate le carote e tagliatele in due o tre parti per avere dei pezzi di circa 7-8 cm. Poi affettatele per lungo, con uno spessore di circa 3-4 mm. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure sarà più facile avere delle fette regolari. Più sottili saranno le fettine, meglio sarà per avere una frittura croccante. Preparate i broccoli a piccoli tocchetti, grossi come una noce al massimo (il gambo di ogni pezzetto deve essere molto sottile). Tagliate il cavolo nero a piccoli rettangoli (circa 5 cm di lato). Asportate la parte centrale della foglia dove è troppo spessa, altrimenti resterà troppo dura anche dopo la frittura. Spelate lo zenzero e….

FASE 2: LA PASTELLA

Pesate nel contenitore a bordi alti le due farine e miscelatele con l’acqua gasata (fredda di frigo). Mescolate con la frusta finché il composto diventa omogeneo. Non aggiungete sale.

FASE 3: LA FRITTURA

Intanto mettete l’olio a scaldare a fuoco abbastanza alto. Usate tutta la bottiglia di olio perché, se la verdura non è immersa bene nell’olio, impiegherà più tempo a friggere e quindi sarà più unta. L’olio non dovrà mai fumare (se avete un termometro, verificate che non si superi la temperatura di 170-175° C). Immergete nella pastella un tipo di verdura alla volta e provate ad affogarne un pezzo nell’olio: se inizia a sfrigolare è ora di iniziare a friggere! Immergete le verdure (in modo da riempire tutta la superficie della casseruola). Il tempo di cottura dei pezzi è di circa 3 minuti (girando una volta a metà cottura). Scolate con la schiumarola e posate su carta assorbente per eliminare l’olio in accesso. Salate da ogni lato.

FASE 4: TEMPI DI CONSERVAZIONE

Potete preparare la frittura anche il giorno prima e conservarla in frigorifero, in un contenitore chiuso. Rimarrà perfettamente croccante. Al momento di servire, potrete passare in forno a 100° C per un paio di minuti e sarà perfetta. Se invece la preparate solo qualche ora prima, potete anche conservarla a temperatura ambiente e non ci sarà neanche bisogno di scaldarla. 

Chi è La Cuoca Insolita?

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Il Piemonte all’avanguardia nel contrasto ai danni da ozono

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Articolo a cura di IPLA – Istituto per le piante da legno e per l’ambiente

IPLA, con un finanziamento europeo collabora a individuare tecniche selvicolturali per ridurre gli impatti in ambito forestale

L’ozono troposferico (strati bassi dell’atmosfera) è un inquinante “secondario”, cioè non viene immesso direttamente in atmosfera, ma si forma per reazioni catalizzate dalla radiazione solare con altri composti definiti “precursori”. Questi “precursori” di origine antropica sono dovuti all’inquinamento, ma hanno anche origine naturale (ossidi di azoto e composti organici volatili).

Sin dagli anni ’80 l’Europa è interessata dai danni da ozono. Ma è soltanto negli ultimi 20 anni che l’impatto potenziale dell’ozono è diventato oggetto di studio per i suoi effetti sulla vegetazione. L’ozono è un inquinante che, con il contributo dei venti, può essere trasportato anche ad elevate distanze rispetto ai luoghi di origine. E proprio nelle aree rurali e montane, dove si accumula, produce danni elevati.

Cosa sono i danni da ozono

Le concentrazioni dell’ozono presenti in atmosfera sono causa di numerosi effetti per la vegetazione. Tra questi: lesioni visibili sulle foglie, riduzione della crescita, e una sensibilità alterata a stress biotici ed abiotici. Si può concludere che l’aumento della concentrazione di ozono non solo ha un effetto negativo sulla produzione di legno (sono riportati decrementi fino al 10%). Tuttavia può anche portare ad avere condizioni ecologiche instabili, che possono tradursi in una minore capacità adattativa a nuovi stress nel futuro. Così, effetti a lungo termine possono indebolire la funzione degli ecosistemi forestali.

IPLA danni da ozono

E minare il loro ruolo nel bilancio idrico ed energetico, nella protezione del suolo contro l’erosione e nella copertura vegetazionale nelle aree aride. Alcuni tra gli impatti più incisivi sulle comunità di piante possono consistere in un cambiamento della composizione delle specie, in una diminuzione della biodiversità e in un cambiamento della composizione genetica, in particolare perché il Sud Europa possiede un gran numero di specie di piante endemiche.

IPLA monitora i danni da ozono

Il monitoraggio dei danni da ozono sulla vegetazione realizzato da IPLA rientra nel progetto Interreg Mitimpact, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Interreg Alcotra. Si tratta del quinto progetto che a partire dagli anni 2000 ha visto collaborare l’Istituto con l’ARPA Piemonte, il CNR e i partners francesi di GIEFS e GeographR. Il progetto si propone di quantificare i danni da ozono sulle foreste, di definire soglie di concentrazione del gas sostenibili e di proporre strategie per limitare e attenuare gli effetti. In Italia i rilievi, nell’ambito di 21 siti di monitoraggio collocati nei comuni di Demonte, Pontechianale e Pietraporzio in Provincia di Cuneo, hanno riguardato tre specie forestali target.

IPLA danni da ozono

Nello specifico faggio, pino cembro e pino silvestre. Il monitoraggio è stato effettuato per due anni consecutivi tra il 2018 e il 2019.  nel periodo compreso tra metà agosto e metà settembre, ha comportato l’analisi al microscopio di oltre 5000 foglie di faggio e di 31500 aghi di pino. Particolarmente elevato è risultato il danno su faggio mentre sui pini non si è evidenziato con altrettanta intensità. Tra le misure di mitigazione vi è sicuramente la riduzione dei gas inquinanti cosiddetti “precursori”. C’è anche la possibilità di attuare strategie di adattamento in particolare nella gestione forestale, favorendo le specie meno sensibili e più adatte ad affrontare un clima che in futuro sarà sempre più caldo e arido.

Chi si ricorda della “bota con la bija”?

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Parole Cose Storie

Per la rubrica Parole Cose Storie, a cura di Centro Studi Piemontesi

La bota con la bija/la biciclëtta. Mitica bottiglia della gaseus (la gazzosa), preparata “con acqua dolcificata e aromatizzata con essenze varie, nella quale era sciolta anidride carbonica, con chiusura a pressione mediante una pallina di vetro” (la bija!), incorporata nel collo della bottiglia.
(Domenio Musci, Còse ëd na vòlta, Torino, Il Punto/Piemonte in Bancarella, 2015).

 

Centro Studi Piemontesi 

Oligarchia Italia

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Di Roberto Placido  La legge elettorale Mattarella o Mattarellum prende il nome dal suo relatore, l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo il Referendum del 18 aprile del 1993 con l’approvazione avvenuta il 4 agosto dello stesso anno si passa da un sistema totalmente proporzionale, quello entrato in vigore don la nascita della Repubblica nel 1945, ad uno in prevalenza maggioritario

 

Per la Camera dei Deputati il 75% dei seggi viene determinato dai nuovi collegi elettorali con sistema maggioritario a turno unico ed il restante 25% proporzionale con liste bloccate. Per il Senato le stesse percentuali con il 25% recuperato proporzionalmente tra i più votati con un meccanismo di “scorporo”. Questo ibrido tra due sistemi con gli elettori, nella sostanza, privati della libertà di scegliere gli eletti, venne anche chiamato “Minotauro” in ricordo del mitologico mostro. Per finire uno sbarramento del 4% alla Camera. Così passammo, dopo quasi cinquant’anni, da un sistema elettorale ad un altro. Il Mattarellum restò in vigore fino al 2005 quando venne soppiantato con la legge Calderoli la 270 del 21 dicembre 2005 meglio conosciuta con il nome che il suo primo firmatario gli affibbiò, ritenendola una vera porcata, “Porcellum”. Nuova legge elettorale con premio di maggioranza a liste bloccate. Il Porcellum resistette, attraverso le elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013, fino al gennaio del 2014 quando fu dichiarata, dalla Corte Costituzionale, parzialmente incostituzionale. Furono quindi apportate alcune modifiche, l’eliminazione del premio di maggioranza e la possibilità di esprimere un voto di preferenza. La nuova legge prese il nome di “Consultellum” e restò in vigore, senza essere praticamente utilizzata, fino al 1 luglio 2016, quando fu sostituita con “Italicum” per la Camera e fino al novembre 2017 per il Senato quando entrò in vigore il “Rosatellum”.

 

Anche l’Italicum, voluto da Matteo Renzi non entrò mai in vigore e fu dichiarata parzialmente illegittimo. Così si arriva al 2019 ed al provvedimento del taglio dei parlamentari, uno dei cavalli di battaglia del M5S, che passano da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. Essendo, la riduzione dei parlamentari, una modifica della Costituzione, è possibile chiedere un Referendum confermativo da un quinto degli eletti della Camera dei Deputati o del Senato, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Avendo raccolto le firme necessarie al senato il prossimo mese di marzo od aprile si dovrebbe svolgere il Referendum confermativo della riduzione degli eletti alla Camera ed al Senato. La riduzione del numero dei parlamentari comporta la necessità di modificare la legge elettorale in senso proporzionale per ridurre la soglia di accesso, che altrimenti, con il Rosatellum, sarebbe altissima con oltre il 20%, per l’elezione di un parlamentare. La costante che lega tutte le nuove leggi elettorali sono le liste bloccate o il sistema, spesso contorto e di difficile comprensione per i cittadini, per determinare gli eletti. Nella sostanza gli elettori sono stati espropriati della possibilità di scegliere gli eletti come fanno attraverso l’espressione della preferenza per le elezioni dei Consigli Circoscrizionali, dei Consigli Comunali, Consigli Regionali, per il Parlamento Europeo.

 

Sostenendo che il voto di preferenza spesso è sinonimo di malaffare per le elezioni politiche l’hanno di fatto eliminata portando nelle mani di sei o sette segretari nazionali di partito il potere di decidere e scegliere gli eletti. Creando la nuova figura dei parlamentari non scelti dal popolo al quale rispondono ma dai segretari di partito. Dei veri e propri “dipendenti”. Quando mai un parlamentare voterà in senso contrario a quanto gli è stato ordinato se la sua elezione dipende dal suo “capo” e non dai cittadini? Una delle conseguenze è un terribile abbassamento della qualità degli eletti con ripercussioni sul livello delle leggi e del funzionamento dei due rami parlamentari. Fino a quando non si ridarà il potere ai cittadini di scegliere chi eleggere noi vivremo in una democrazia indebolita, in una oligarchia. Voglio ricordare che la parola oligarchia, dal greco antico, significa letteralmente governo di pochi. Un regime politico, un governo, caratterizzato dal potere effettivo nelle mani di poche persone.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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La giornata della memoria che non basta più – Vittorio Emanuele II e il presidente Mattarella – Un elefante in una cristalleria – Le sardine – Lettere

 

La giornata della memoria che non basta più

Insieme al giorno del ricordo delle foibe e dell’ esodo Giuliano – Dalmata, la giornata della Memoria va festeggiata in tutta Italia e in tutte le scuole  ed io stesso sono stato oratore di quella giornata a Savona su invito del Prefetto. Ma oggi con un antisemitismo montante di cui non ci capisce la ragione storica, un antisemitismo presente in tutta Europa che ha consigliato molti ebrei ad emigrare in Israele anche sull’onda del violento  fanatismo arabo che organizza attentati terroristici, la giornata della Memoria  appare un ” pannicello caldo”. Se ci troviamo al punto in cui ci troviamo, ciò è responsabilità della scuola che non ha adempiuto al suo compito di formare, e anche delle associazioni preposte come l’Anpi che si limitano a sterili celebrazioni ogni 25 aprile o si distinguono in manifestazioni di faziosità politica spesso  non giustificate.
Il reducismo appare patetico ai giovani e anche le scolaresche cammellate in piazza il  25 aprile non sono affatto contente di essere utilizzate ,come facevano i fascisti per le loro adunate con i balilla. Un piano per combattere l’antisemitismo non c’è e spesso la critica astiosa ad Israele è partita proprio da sinistra . Un Paese non antisemita come l’Italia lo sta parzialmente diventando. Di chi la colpa ? Ma soprattutto che fare per stare vicini fattivamente alle Comunità israelitiche  con solo con le parole stantie e usurate di un passato che non torna ? Occorrono iniziative straordinarie e nuove  soprattutto di carattere storico, del tutto estranee alla propaganda.
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Vittorio Emanuele II e il presidente Mattarella

Il 14 marzo ricorrerà il bicentenario della nascita a Torino di Vittorio Emanuele II,  artefice con Cavour, Garibaldi  e Mazzini del Risorgimento, Padre della Patria, primo Re d’Italia. Nacque a Palazzo Carignano. Finora nessuna iniziativa di ricordo sembra  essere in  cantiere né a livello nazionale né a livello locale. L’Associazione “Regina Elena “ renderà omaggio al Re Galantuomo ,ma deve essere la Repubblica a farlo. Il Presidente Napolitano nel 2011 andò al Pantheon a rendergli omaggio.Il presidente  Mattarella dovrebbe venire a Torino a Palazzo Carignano  a fare altrettanto, a nome di tutta la Nazione, non del Paese che è un linguaggio non consono per quel Re che  fece l’Italia.
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Le sardine

Si stanno rivelando scopertamente  truppe di  riserva del Pd  se non della sinistra di Grasso e Bersani, malgrado il giovane capo in tv abbia dichiarato  in modo subdolo, ingenuo  e anche sprovveduto  che il voto è segreto e non abbia risposto alla domanda sulla prescrizione. Il leaderino, andando in Tv, si è montato la testa, proprio lui che, ultratrentenne, è ancora studente. Il leaderino di Bologna usa anche lui l’arroganza di certi politici per non essere da meno di loro? Volevano essere i paladini della  tolleranza, ma forse non sanno che la vera tolleranza si esercita soprattutto con coloro con i quali si dissente. Così diceva Voltaire. Ma forse questi giovani non hanno mai letto Voltaire. E verso uno che subì un odio feroce come Pansa le sardine non hanno detto una parola in suo ricordo, forse perché non sanno neppure chi sia. Eppure Pansa fu oggetto di odio cieco, totalizzante, epilettico (come diceva Lussu di certo anticomunismo)  che gli impedì di presentare i suoi libri.
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Un elefante in una cristalleria

Il Predidente Trump ancora una volta si è comportano in modo difforme dai  suoi predecessori e soprattutto rispetto al suo ruolo istituzionale. Un Presidente  sui temi etici deve rimanere super partes per garantire la libertà di coscienza  dei  cittadini. Invece il presidente USA si è schierato in modo netto contro l’aborto. Io sono stato tiepido sul tema dell’aborto in Italia. Ho votato contro l’abrogazione della legge 197 , ma non ho fatto campagna elettorale,  come avevo fatto invece  per il divorzio  a fianco di Pannella. Condividevo infatti  i dubbi  etici dell’amico – maestro Norberto Bobbio che era perplesso.  Non ho mai voluto avere  contatti con certi medici ex lotta continua che identificano  l’aborto con “le magnifiche sorti e progressive dell’ umanità”. Ritengo che per una donna l’aborto sia sempre un dramma. Ma la presa di posizione del Presidente USA  mette in discussione la stessa laicità dello Stato  in modo rozzo e strumentale,  come è nello stile di Trump , vero elefante in una cristalleria.

Lettere      scrivere a quaglieni@gmail.com

Il Salone del libro e la censura
Al salone del libro di Torino, dopo aver invitato la casa editrice Altavista per errore, una gaffe ridicola, adesso vogliono respingerlo come lo scorso anno. Cosa ne pensa?  Gino Tino
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Non c’è più il fazioso Chia mparino, ma il liberale Cirio; la faziosa sindaca grillina non deve trovare sponde nella Regione Piemonte. Sembra che Lagi oia  stia scrivendo un codice etico ridicolo, come gli venne consigliato niente di meno che dal  folcloristico e, a suo modo intollerante  Pride. Il notaio Biino del Circolo dei Lettori si è opposto dicendo che il Salone deve essere aperto a tutti, come fece Ernesto Ferrero. E “La Stampa” ha titolato finalmente nel modo giusto parlando di censura. Biino si sta rivelando degno del massimo rispetto e spero che Cirio vorrà far sentire la sua voce, stoppando la sindaca. Biino che conobbi come notaio, aveva già espresso dubbi lo scorso anno sulle decisioni talebane del duo chiappendinesco.
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L’archimandrita ortodosso Gregorio Baccolini
Ha conosciuto l’archimandrita ortodosso Gregorio Baccolini? Lui una volta mi parlò di lei. Lo ricorda?     Eusebio Indemini
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Sì, l’ ho conosciuto. Qualche volta andavamo a cena insieme. Era un uomo pieno di dignità ed era poverissimo .Invitarlo a cena era l’unico modo per aiutarlo .Aveva avuto una vita avventurosa . Era stato un abate benedettino ed era stato il capo dei cappellani della Rsi. Poi la conversione alla ortodossia russa di cui divenne vescovo.
Una volta nel 1967 volle conoscere Umberto II e io lo accompagnai a Nizza. Re Umberto lo ricevette in udienza privata, riconoscendogli il rango arcivescovile . Insegnava filosofia in una scuola privata . Lui, poverissimo, manteneva due bambini  trovatelli. Quando non indossava  la talare, si vestiva con abiti russi. Era quasi una curiosità di San Salvario, anche se il portamento austero dell’uomo induceva al rispetto. Era un uomo colto e raffinato con cui faceva piacere parlare . Non mi disse  mai del suo periodo repubblichino e io non gli chiesi mai nulla. Scrisse anche un articolo per la rivistina  che dirigevo allora. Poi i nostri  rapporti si interruppero e seppi che si era trasferito e aveva cambiato chiesa, rimanendo sempre nell’ ortodossa. Era un inquieto. Era un uomo libero e intelligente e così lo ricordo.Fu un amico della mia giovinezza.

Canto carnatico: cos’è e quali sono i suoi benefici

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Canto Carnatico

Articolo a cura di Mamme in Sol

E’ possibile unire la pratica dello yoga in gravidanza con il suono della voce? Studi e ricerche effettuate in tutto il mondo dimostrano l’importanza della musica, della voce e del canto della mamma per lo sviluppo del feto nel grembo materno. Ma non solo: utilizzare la voce durante la gravidanza apporta enormi benefici anche alla donna, la aiuta a rilassarsi e a vivere in modo consapevole l’attesa. 

Nel grembo materno il bimbo è immerso in una vera e propria orchestra sonora: il battito del cuore, il respiro della mamma, il flusso sanguigno, i gorgoglii dell’intestino si mescolano alle voci di chi si avvicina e parla vicino alla pancia e alla musica che c’è nell’ambiente. Il risultato? Il bimbo è immerso in un mondo sonoro ricchissimo di cui fa esperienza in modo sereno e protetto. C’è un suono in particolare che accompagna il bimbo e lo culla durante tutta la gravidanza: la voce della mammaPartendo da queste premesse abbiamo voluto approfondire e creare un percorso che utilizzasse il suono e la voce di mamma per accompagnare mamme e bimbi a nascere in modo sereno e consapevole, nel rispetto uno dell’altro e nella conoscenza reciproca. Come? 

Canto carnatico: in cosa consiste?

La proposta per le mamme in attesa, qui a Mamme in Sol, è la pratica del canto carnatico – associato al percorso di yoga in gravidanza. Il canto carnatico, tipico dell’India del Sud, si è diffuso in Europa grazie a Frédérick Leboyer, ginecologo francese ideatore e promotore del parto dolce. 

Yoga in gravidanza bambina

Le gestanti sono invitate a sperimentare e ad utilizzare la respirazione addominale, quindi abbassare il diaframma e spingere fuori l’addome quando si inspira ed emettere suoni e vocali quando si espira, il tutto supportato dal sottofondo sonoro della tampura, uno strumento musicale indiano che riproduce l’accordo di do maggiore.

Oltre ad essere molto utile durante tutta la gravidanza, risulta un ottimo strumento di supporto anche durante il travaglio e il parto: emettere suoni e utilizzare la voce durante le contrazioni aiuta ad allentare la tensione e a rilassarsi e permette di entrare in contatto con il bambino che viene cullato dalle vibrazioni.

Prezioso anche nel postparto

Per fare tutto ciò ovviamente è necessario fare un po’ di pratica! Ma la cosa più bella è che il canto carnatico si rivela prezioso anche nel postparto: il piccolo impara a riconoscere i suoni già nella pancia e, sentendoli appena nato, li riconosce e si tranquillizza. Mamma e bimbo iniziano così la loro avventura in musica fin dai primi attimi di vita.

 

Dove e quando

YOGA IN GRAVIDANZA E CANTO CARNATICO
Tutti i lunedì ore 13:00 – 14:30
Tutti i mercoledì ore 18:45 – 20:15

MAMME IN SOL

Via Giulia di Barolo 11 – Torino
info@mammeinsol.it
011 7633664 – 3914729388

 

La Bellezza e l’Orrore, un viaggio nell’Accademia Albertina

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Accademia Albertina

Articolo a cura di Somewhere Tour & Events.

È molto difficile descrivere l’importanza dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino dal punto di vista artistico e culturale, ma è proprio questa difficoltà che la rende uno dei palazzi storici più affascinanti, inesplorati e sconosciuti di Torino.

Uno dei luoghi più intriganti della città

L’Accademia venne progettata e realizzata tra il 1820 e il 1930 da Giuseppe Talucchi e può essere considerata una delle più antiche d’ItaliaCon il passare degli anni l’Accademia Albertina si è continuamente trasformata e rinnovata, promuovendo numerose iniziative didattiche e culturali. In particolare e relativamente agli ultimi anni, ci sono sicuramente la riorganizzazione e la riapertura al pubblico della Pinacoteca e l’importante e bellissimo restauro dei sotterranei a cura della Fondazione Intesa San Paolo. 

La Pinacoteca fu costituita con finalità dichiaratamente didattiche. Inoltre, nel tempo, ha collezionato numerose opere, spesso frutto di donazioni, fino a diventare un rilevante patrimonio museale, un’importante gipsoteca e una vasta biblioteca, che raccoglie accanto a volumi preziosi, stampe, disegni e fotografie di valore inestimabile. La Rotonda, all’interno del cortile dell’Accademia, è stata riaperta dopo un poderoso intervento di restauro rivelando ambienti suggestivi e inattesi, molto curati. L’intervento ha visto il recupero dell’intero edificio dal punto di vista architettonico, strutturale e funzionale, dotandolo di nuovi servizi. Nell’ampia e scenografica sala sotterranea è stato allestito un nuovo suggestivo spazio espositivo per mostre ed eventi

Un tour per immergersi nell’arte

La nostra collaborazione con l’Accademia Albertina, nata in occasione della notte di Halloween e durante la quale abbiamo proposto un evento a porte chiuse per visitare l’Accademia e i suoi sotterranei, continua ora con grande soddisfazione e si traduce nella proposta regolare di questo tour: Viaggio tra Bellezza ed Orrore – Accademia in Chiaroscuro.

Un’esperienza imperdibile, unica ed esclusiva nel suo genere, durante la quale le porte dell’Accademia verranno aperte in notturna, in esclusiva per noi, per permettere di scoprire l’iconica bellezza dei classici e la crudezza delle sezioni anatomiche, il tutto svelato tra inquietanti scheletri e figure anatomiche, teche contenenti diverse parti del corpo utilizzate in passato per aiutare gli allievi nello studio e nella creazione delle figure umane e animali. 

Questo affascinante viaggio nel passato ci porterà anche alla scoperta delle antiche, ma attuali aule di pittura, anatomia e scultura. Avremo l’onore e l’occasione di ammirare alcuni dei preziosi volumi ottocenteschi, solitamente custoditi nel caveau dell’Accademia, per preservare il loro inestimabile valore e non esporli a condizioni che potrebbero danneggiarli. 

Per immergerti in una notte di mistero e arte, scopri il tour dedicato all’Accademia Albertina di Somewhere Events.  

 

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