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Chi è Cristina Portinaro, founder dell’omonimo brand di cosmetica creativa

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Cristina Portinaro

Rubrica a cura di ScattoTorino

Cristina Portinaro è un mix di scienza e innovazione. Farmacista e cosmetologa, la sua visione originale del mondo della beauté ha fatto di lei un punto di riferimento per chi vuole sviluppare delle linee cosmetiche tailor made. Grazie ad un team multi-disciplinare segue i clienti in tutte le fasi del progetto: dalla strategia di mercato alla selezione dei prodotti, dalla scelta degli ingredienti, alla creazione di formule esclusive, dal packaging alla produzione che abbatte i minimi d’ordine e si basa sulle necessità commerciali e sulla capacità di investimento di ciascun cliente. L’approccio sartoriale, che rispetta l’unicità di ogni brand, permette di creare prodotti innovativi e di alta qualità nei quali gli ingredienti attivi e le fragranze si trasformano in una coccola sensoriale. La cosmetics designer collabora con case di moda, produttori di eccellenze alimentari, agriturismi, spa, hotels e aziende vinicole che ad una linea cosmetica richiedono formulazioni customizzate, texture golose, principi attivi innovativi e performanti. Sciatrice e velista, insieme con l’imprenditrice Maria Elena Udali ha creato il brand FreeRide Cosmetics pensato per chi ama lo sport e le attività outdoor. La linea cosmetica green, prodotta nel totale rispetto dell’ambiente, è distribuita in farmacia e nei più prestigiosi alberghi, chalet e negozi di sport. Last but not least, la Dottoressa Portinaro firma anche una gamma di prodotti igienizzanti e nutrienti studiati insieme con l’agenzia di comunicazione Perabite, tra cui spicca il gel mani igienizzante, una referenza quanto mai attuale che alla qualità delle materie prime green unisce principi attivi lenitivi e delicatezza della profumazione.

Cristina PortinaroQuando è nata la passione per la beauté?

“Come per molte donne è una passione che ho sempre avuto, sin da ragazzina. Tutto nasce da un viaggio in Medio Oriente: approfondendo lo studio relativo agli usi e ai costumi dell’Antico Egitto sono stata attratta dal fatto che nella civiltà egizia la cosmesi aveva significati diversi, era considerata un elemento ornamentale, spesso utilizzata per la cura e l’igiene del corpo, ma aveva anche una funzione religiosa e funeraria. Mi hanno sempre colpito i dipinti, le statue, i sarcofagi raffiguranti personaggi con gli occhi truccati e tutti gli oggetti usati dalle donne egizie per la cura del corpo. Mi sono laureata in Farmacia con specializzazione cosmetica e la mia tesi è stata “La cosmesi nell’antico Egitto: fonte di curiosità e di informazioni per il cosmetologo di oggi” per gli ingredienti che venivano utilizzati e che sono attuali ancora oggi. L’argomento scelto è stato molto interessante e mi ha permesso di frequentare il Museo Egizio di Torino in qualità di ricercatrice. Prima di fondare la mia azienda ho lavorato nel laboratorio di ricerca e sviluppo del team rossetti e gloss della Intercos, grande azienda cosmetica a livello mondiale che produce make-up conto terzi e ha come clienti grandi firme del panorama beauty, e in seguito come collaboratrice farmacista dove seguivo il laboratorio di preparazioni galeniche e il reparto dermocosmetico.

Cosa significa avere un approccio sartoriale alla cosmesi?

“Significa sedersi a fianco di altri imprenditori, ascoltare le loro esigenze, capire il loro business nel profondo e interpretarlo con una linea di prodotti cosmetici che rispecchi e soprattutto trasmetta i valori dell’impresa. Grazie alla ricerca chimica e alle tecnologie più avanzate concepiamo i nuovi prodotti creando formule esclusive con texture particolari e principi attivi innovativi e performanti, oltre che con aromi e fragranze selezionati in base alle esigenze di ogni cliente. Infine creiamo il progetto di identity per caratterizzare la nuova linea utilizzando il logo del committente e scegliendo i packaging che possano interpretare al meglio lo spirito del brand. Rispetto ad altre aziende concorrenti offriamo la possibilità di produrre piccoli lotti; inoltre utilizziamo formule green, un aspetto fondamentale nella cosmesi di oggi”.

Come avviene la selezione degli ingredienti?

“Gli ingredienti devono avere due caratteristiche fondamentali: la funzionalità cosmetica, per cui devono garantire al consumatore un risultato coerente con la promessa del prodotto, e la caratterizzazione, cioè la capacità di rendere il prodotto rappresentativo dei valori del brand. Un esempio di risultato coerente con la promessa del prodotto è l’aceto balsamico di Modena IGP che contiene polifenoli dell’uva con azione antiossidante. Tutti gli ingredienti hanno una funzionalità specifica per il benessere e la bellezza della pelle”.

Chi sono i vostri clienti?

“Il nostro è un lavoro molto stimolante anche grazie alla varietà di clienti che serviamo, tenendo presente che ogni settore merceologico ha differenti caratteristiche, bisogni e approcci: lavoriamo con il turismo ovvero con alberghi, resort e ristoranti, con il settore del benessere ossia farmacie, SPA, centri estetici e studi medici, con l’agroalimentare, con la moda e con il design”.

Gel mani Cristina PortinaroCi presenta i gel mani e i saponi igienizzanti?

Anche noi, come molte imprese in Italia, spaventati  per gli effetti del lockdown, che ha impattato in maniera grave i business di molti dei nostri clienti, ci siamo domandati cosa potevamo fare in quel frangente per dare il nostro piccolo contributo e quando è stato evidente che servivano prodotti igienizzanti, senza indugi ci siamo messi al lavoro creando diversi prodotti: gel mani igienizzante, sapone mani igienizzante, spray igienizzanti superfici e spray mascherine igienizzante. Per dare visibilità a questa nuova linea, grazie a Perabite agenzia di comunicazione nostra partner, abbiamo realizzato a tempo di record, il sito in cui presentiamo le caratteristiche dei nostri prodotti e dove si possono acquistare on line. Inoltre offriamo alle aziende la possibilità di personalizzare questi prodotti con il proprio logo sull’etichetta, realizzando una linea cosmetica esclusiva. Oggi continuiamo a lavorare soprattutto sul gel mani igienizzante di alta qualità, che garantisce una protezione efficace e sicura e nel contempo idrata la pelle. Abbiamo anche creato uno spray igienizzante per le mascherine in tessuto ed un gel igienizzante per bambini sopra i tre anni. Poiché infine in questo periodo ci si lava spesso le mani, abbiamo creato una crema e una maschera per proteggerle”.

FreeRide Cosmetics è la linea protettiva per chi pratica sport outdoor. Come è nata?

FreeRide Cosmetics è nata sulle piste da sci, quasi per scherzo, con mio marito e con la nostra amica Maria Elena Udali, che oggi è nostra socia in questa avventura a cui teniamo molto e che vedrà delle importanti evoluzioni. Ci siamo ispirate alla natura e agli sport legati al mare e alla montagna e abbiamo creato un balsamo per le labbra e per le zone sensibili del viso con protezione solare e resistente all’acqua, disponibile in quattro diversi colori (azzurro, bianco, fucsia e arancione). La novità del 2020 è il balsamo nell’attualissimo color nude. Inoltre abbiamo sviluppato due linee per proteggere la pelle in inverno e in estate: la Winter Collection si compone di una crema viso protezione freddo e vento, un solare anti-age, una crema mani e un balsamo labbra riparatore per labbra secche e screpolate, mentre la Summer Collection conta sei referenze: lo shampoo-doccia per acqua di mare e per acqua dolce, l’olio nutriente e protettivo per capelli, viso e corpo, lo spray viso e corpo desalinizzante-restitutivo, la maschera per capelli e due creme solari anti-age viso e corpo. Tutti i prodotti FreeRide Cosmetics sono green, made in Italy e hanno un packaging in alluminio riciclabile”.

Torino per lei è?

“Torino è molto di più della mia città natale, è la città in cui ho scelto esplicitamente di vivere. Quando mi sono sposata con mio marito vivevamo a Milano e abbiamo rifiutato un’occasione importante per trasferirci all’estero: il nostro piano era di tornare a Torino e lo abbiamo fatto”.

Un ricordo legato alla città?

Le olimpiadi invernali del 2006: eravamo appunto appena tornati torinesi ed è stato un sogno vivere quelle settimane in cui la nostra città era diventata il centro del mondo!”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto

Il civismo autentico di Alex Zanardi

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Anche Papa Francesco ha voluto interessarsi di Zanardi ,i politici per fortuna si sono astenuti dalla solita passerella mediatica. Forse solo Pertini sarebbe accorso  al suo capezzale, ma Pertini con la sua limpidezza poteva permetterselo perché aveva stabilito con gli Italiani un rapporto speciale, direi unico. Alex Zanardi è  un grande italiano oltre che uno sportivo eccezionale. E’ uomo che non si è mai arreso di fronte al dolore e alle prove a cui è stato costretto ad assoggettarsi. E’ uno che non molla.

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In una società in cui i valori sono calpestati ed ignorati e tutto si riduce ad un relativismo etico che umilia le coscienze, Zanardi ci ha indicato la via del sacrificio e di valori etici decisivi. Questa in cui viviamo – secondo il laico Valerio Zanone – non è una società laica, ma una società profana senza valori.
E’una società in cui il televisore o l’automobile sono i  riferimenti a cui guardare. Lo si è visto durante la pandemia, quando molti pensavano non tanto a riflettere sul valore della vita e sulla morte che poteva incombere, ma sui ristoranti che dovevano disertare. E’ stato impedito persino di confessarsi o andare in chiesa a pregare singolarmente, quasi privandoci di un diritto sancito dalla Costituzione che è un modello di laicità. Zanardi non so se sia credente o no, certo ci offre un orizzonte di vita in cui il sacrificio e il  dolore sono valori dirimenti molto alti. Simile a lui, in tutt’altro ambito, io ho conosciuto solo il grande invalido della Grande Guerra in cui perse la vista e le mani Carlo Delcroix che già dopo Caporetto andò a parlare con la  sua eloquenza vibrante ed  eccezionale, mostrando i moncherini e invitando alla resistenza sul Piave. Dopo la guerra divenne l’indomito cantore dell’eroismo dei soldati  e  della storia patria.  Ricordo di averlo sentito, già anziano, a Torino in piazza San Carlo nel 1963. Il mio compagno di ginnasio  Minoli, il futuro giornalista, mi disse di  essere rimasto ammirato di questo cieco che cantava la luce degli ideali più alti.  In molti in quella piazza si commossero fino alle lacrime ascoltando la sua parola alata in tempi in cui nessuno parlava di Patria .  In televisione  qualche sera fa c’e’stato chi ha paragonato Zanardi a Delcroix. Mi ha fatto piacere sentire che il nome dell’eroe di guerra non sia stato dimenticato. Nel nuovo secolo Zanardi è la forza  della volontà e del coraggio e del più autentico civismo. Auguri di ripresa al grande sportivo che non si arrende e lotta per la vita.
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Ghiaccioli ai mirtilli e lamponi, sani e rinfrescanti

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Ghiaccioli mirtilli e lamponi

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Alzi la mano, chi è sempre in cerca di una merenda sana per i propri bambini! Finalmente è arrivata l’estate e a merenda si pensa spesso al gelato! Ultimamente si trovano facilmente anche dei ghiaccioli o sorbetti a base di frutta “vera” (non al gusto di frutta, intendo…). Segno che qualcosa sta cambiando e che siamo sempre più attenti alla qualità di quello che mangiamo. Il fatto però è che spesso contengono moltissimo zucchero.

Ecco allora questi ghiaccioli, senza zucchero e con i frutti di bosco estivi. Sono davvero buonissimi… ancora di più di quelli che si comprano di solito al bar. Tutti naturali.

I lamponi mi fanno venire in mente le mie estati in campagna, quando ero piccola. Lungo la strada c’erano centinaia di piante, cariche di lamponi, e noi passavamo i pomeriggi a raccoglierli. Ancora adesso, quando mangio un lampone maturo, torno indietro in un baleno a quei pomeriggi d’estate…

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • In questo ghiacciolo non c’è neanche un grammo di zucchero tra gli ingredienti! Pensate: dovremmo usarne circa 70 g e invece utilizziamo due dolcificanti alternativi (sciroppo di riso e eritritolo), grazie ai quali possiamo farne a meno. Risultato: -30% di calorie e -60% di zuccheri semplici rispetto ad alcuni stecchi alla frutta che si trovano in commercio.
  • Lo sciroppo di riso è un dolcificante che si ottiene in modo naturale, è dolce e ricorda molto il miele, ma contiene la metà degli zuccheri semplici rispetto allo zucchero. E’ quindi una buona alternativa per una merenda sana, perché i nostri bambini hanno bisogno di energia, ma i cibi troppo ricchi di zuccheri non sono raccomandati!
  • L’eritritolo è un dolcificante naturale, alternativo allo zucchero, a zero calorie e indice glicemico pari a zero. 
  • mirtilli hanno un basso contenuto di carboidrati, sono ricchi di sostanze antiossidanti e di vitamina A, utile per la vista. Per gli adulti, aiutano combattere la fragilità capillare e hanno proprietà antinfiammatorie (in particolare contro la cistite).
LEGGI ANCHE: CROSTATA DI CILIEGIE FRESCHE E CREMA PASTICCERA VANTAGGIOSA 

Sciroppo-di-riso ghiaccioli

Tempi: Preparazione (20 min); Riposo in freezer (8 ore); 

Attrezzatura necessaria: Casseruola piccola, frullatore a immersione, 4 stampini per ghiaccioli

Difficoltà (da 1 a 3): 1

Costo totale: 4,96 € 

Ingredienti per 4 ghiaccioli

Per lo sciroppo: 

  • Sciroppo di riso  – 40 g
  • Eritritolo – 30 g  (oppure dolcificante dalle foglie di stevia – 7 g)
  • Acqua – 40 g

Per la frutta: 

  • Mirtilli – 125 g
  • Lamponi – 125 g
  • Succo di un limone – 25-30 g max
  • Scorza di un limone – 5 g

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link).

In caso di allergie…

Allergeni presenti: nessun allergene

Preparazione dei ghiaccioli

FASE 1: LA PREPARAZIONE DELLO SCIROPPO

Per preparare la vostra merenda sana, prima di tutto mettete in una casseruola piccola l’acqua e portatela a bollore. Versate quindi lo sciroppo di riso e l’eritritolo, fate sciogliere e lasciate cuocere a fuoco medio alto per 2-3 minuti. Mescolate di tanto in tanto agitando la casseruola, senza immergere nessun utensile per mescolare! Si formerà uno sciroppo liquido ma leggermente denso e di colore ambrato. Versate nello sciroppo caldo la scorza di limone e fate raffreddare completamente.

FASE 2: LA PREPARAZIONE DEI GHIACCIOLI

Sciacquate la frutta, se non è biologica, e asciugatela delicatamente sulla carta da cucina. Frullate insieme mirtilli e lamponi con il succo di limone, ma in modo grossolano. Unite lo sciroppo e frullate ancora con il mixer per pochi secondi.

Ora vi basterà versare il composto nella forma dei ghiaccioli, fino all’orlo. Mettete nel surgelatore per circa 8 ore.

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Chi è La Cuoca Insolita

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari. 

Tante ricette sono pensate anche per i bambini (perché non sono buone solo le merende succulente delle pubblicità). Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie prodotti di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale. Usa solo attrezzature normalmente a disposizione in tutte le case, per essere alla portata di tutti.

La Venezia di Cipriani e Brugnaro

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni / Tra i tanti Sindaci che sono stati e sono inesistenti o controproducenti o fanno i grilli parlanti (Appendino, Raggi, Sala,De Magistris, Orlando-Cascio) di fronte alla ripresa dopo il superamento temporaneo della pandemia, c’è un solo Sindaco che si è speso per il rilancio appassionato della sua città. E’ Luigi Brugnaro, veneziano che ama la sua città ed è consapevole di cosa significhi quella che con Thomas Mann potremmo definire “Morte a Venezia“,  plasticamente rappresentata nel grande film di Visconti.

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Solo chi ha letto Mann ed ha visto Visconti può immaginare cosa è stata Venezia per tre mesi. Mentre altri Sindaci come Sala si sono mossi goffamente durante la pandemia e anche in maniera sconsiderata, proponendo di riaprire la città, salvo poi decidere di chiudere tutto, mentre altri Sindaci come Appendino sono stati palesemente inerti o hanno consentito con grave superficialità e imprudenza assembramenti per le Frecce tricolori, Brugnaro ha seguito le indicazioni di Zaia che si è rivelato il miglior Presidente di Regione, come mi conferma Arrigo Cipriani, patron dello storico Harry’s Bar, che si è battuto a fianco del Sindaco come un vero leone di Venezia,  per rilanciare la città del turismo per eccellenza.
Siamo in tanti ad avere il desiderio  di tornare a Venezia, città unica, dal fascino straordinario in tutte le stagioni. Apollinaire la definiva “ventre caldo d’Europa“ per la sensualità di certi angoli che esprimono la gioia di vivere, il piacere del sesso e dell’amore che può cogliere  solo chi è stato a Venezia, innamorato con una donna innamorata al suo fianco. Ma anche la piazza San Marco con “Florian” e i suoi concerti un po’ decaduti, anche il ponte di Rialto, l’Accademia, la Giudecca, Torcello, Murano sono luoghi del cuore dove si deve tornare. Stando in quei posti, come scrisse Valdo Fusi per la  piazza Carignano di Torino, si sente il dispiacere che si dovrà morire e può venirci il magone. Ma è anche la Venezia delle sue trattorie da “Altanella” al” Bacareto”, dalla “Corte sconta” all”’Antica Mola”, per non dire del gran ristorante del Monaco Gran Canal davanti alla punta della Dogana con la grande palla d‘oro. Cipriani è il nuovo Marco Polo della venezianità nel mondo. Da decine d’anni.  L’accoppiata del Sindaco e di Cipriani è vincente. Oggi Cipriani non parla più come nei mesi scorsi, ma sta lavorando sodo. Ha riaperto il suo locale, malgrado le difficoltà, il segno di un’imprenditoria che sa rischiare. Non attende aiuti che invece dovrebbero arrivare e non arrivano perché mi il Governo ha trascurato il turismo, in modo irresponsabile affidato ad un ministro politicamente inadeguato come Franceschini che non riuscì a diventare neppure segretario del Pd. Il turismo è stato abbandonato al suo destino, ma Brugnaro e Cipriani non si arrendono. Il Sindaco ha promosso tanti eventi, pur nel distanziamento. E’ forse l’unico Sindaco capace di assumersi responsabilità.  Altri cincischiano e alla fine di giugno hanno solo deciso di annullare i grandi eventi, senza programmare tanti micro eventi compatibili con la sicurezza. Se il Sindaco- filosofo Cacciari era apparso un buon Sindaco , Brugnaro lo ha superato. Il Sindaco – imprenditore, apparentemente lontano dalla grande Venezia della cultura, è quello che segnerà la rinascita della città di San Marco.
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Torino dei miracoli

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Torino, bellezza, magia e mistero

Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo 1: Torino geograficamente magica
Articolo 2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo 3: I segreti della Gran Madre
Articolo 4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo 5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo 6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo 7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo 8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo 9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo 10: Torino dei miracoli

Articolo 10: Torino dei miracoli

Torino è talmente magica che c’è spazio anche per i miracoli.
Data: 29 aprile 1644. Alla periferia di Torino, in riva al Po, nell’attuale C.so Casale 195, c’era solo un pilone votivo dedicato alla Madonna. Nei pressi si trovava un mulino ad acqua, e lì si stavano dirigendo Margherita Mollar e la figlia di 11 anni. Mentre la madre affidava al mugnaio il sacco di farina, la figlia si allontanò per giocare in riva al fiume. In un attimo la piccola cadde nell’acqua, la corrente la stava trascinando via tra le sue grida spaventate e le urla terrorizzate della madre. Quando tutto sembrava ormai perduto, la mamma della piccola, disperata, non trovò sostegno se non nell’invocare un’altra Madre. Ed ecco il miracolo: una bianca signora comparve sull’acqua, prese per mano la bambina e la accompagnò fino alla riva. Il prodigio ebbe larga eco e per volontà della reggente Maria Cristina di Francia, nello stesso luogo, l’anno seguente venne eretta una chiesa che fu aperta ai fedeli il 25 maggio del 1645, chiamata ancora oggi “Madonna del Pilone”.

Dunque, se i miracoli non avvengono qui a Torino, dove è conservata la Santa Sindone e dove pare sia nascosto il Santo Graal, allora dove dovrebbero avvenire? Andando indietro nel tempo, l’urbe augustea fu sede di un altro avvenimento soprannaturale, conosciuto come il miracolo del SS Sacramento. Siamo nel 1453, la Francia e il Ducato di Piemonte-Savoia sono in guerra, Renato d’Angiò vuole riconquistare il Regno di Napoli e, per nascondere la vera motivazione dello scontro, addita l’unione tra Carlotta di Savoia e il figlio di re Carlo VII, Luigi. Proprio in questo periodo turbolento e tumultuoso, l’esercito piemontese saccheggiò Exilles, senza risparmiare la chiesa del paese, da cui alcuni soldati sottrassero l’ostensorio con l’ostia consacrata. Quegli stessi uomini, il 6 giugno, festa del Corpus Domini, tornarono in città, a Torino, per vendere la merce rubata e ricavarne qualche soldo. Accadde a questo punto che il mulo che trasportava la refurtiva decise di sdraiarsi, facendo così cadere giù dalle borse tutto il bottino: gli oggetti rotolarono rumorosamente a terra, attirando l’attenzione della gente, invece l’ostia consacrata fuoriuscì dal sacco aleggiando nell’aria e risplendendo come un piccolo sole.

Nel trambusto un sacerdote alzò il calice verso l’ostia, e questa si inserì al suo interno, il calice venne portato in processione nella cattedrale di S. Giovanni. Ben undici persone confermarono l’accaduto, firmando un documento ufficiale andato ovviamente perduto. Sul luogo in cui accadde il miracolo venne dapprima eretta una colonna, poi un’intera chiesa, denominata Corpus Domini.  Anche l’unica prova tangibile dell’avvenimento è andata distrutta, l’ostia, venerata per anni, fu consumata per ordine della Santa Sede, “per non obbligare Dio a fare un continuo miracolo, conservandola intatta”.  Pare che l’avvenimento divino abbia ispirato molti uomini a dedicarsi a Dio e all’aiuto del prossimo; se sia stato per questo motivo o meno, è indubbio che nel XIX secolo il Piemonte abbia dato i natali a religiosi illustri e magnanimi, come Don Bosco, Cottolengo o Cafasso.  Proprio a Torino si tenne, nel 1953, il Congresso Eucaristico Nazionale, in cui intervenne colui che in futuro sarebbe stato Papa Giovanni XXIII. Certo queste storie appartengono ad un tempo in cui nessuno avrebbe messo in discussione la veridicità di tali avvenimenti, quando fede e magia impregnavano la quotidianità e davano rapide ed esaustive risposte per quasi ogni cosa, e c’era una frase, un ritornello, un’esclamazione adatta a chiedere aiuti divini o per scongiurare il malocchio.

“Sant’Antòini pien ëd virtù, fame trové lòn ch’a l’hai përdu”, e subito venivano fuori le chiavi, le penne, gli occhiali e tutti quegli oggetti che costantemente “non si vogliono” far trovare; per il meteo valevano i “di’d marca”, decisamente più veritieri ed immediati delle applicazioni sui cellulari; e per essere pronti ad ogni evenienza bastava fare attenzione ai pruriti, per esempio se dava fastidio il palmo della mano destra presto sarebbero arrivati dei soldi, al contrario “sente’l nas a smangè, a l’é quaidun ch’a veul rusé”; attenzione invece ai bambini che sentivano i genitori dire “i-t l’as la schin-a ch’a t’smangia!” E poi badate alle orecchie, “oria drita paròla mal dita, oria manca paròla franca”.  Tempi tanto lontani che pure non se ne vanno, perché gli usi si sono radicati nei nostri comportamenti, essi continuano a vivere nei nostri gesti quotidiani, solo che non ne conosciamo il vero significato. Quante volte diciamo “salute” a chi starnutisce, è una semplice reazione di cortesia, no? Affatto, sono dei demoni che solleticano il naso, in modo che l’anima esca dal corpo, e allora ecco l’esortazione di augurio, affinché i satanassi si allontanino e lascino in pace il malcapitato. Possiamo allora giocare a fare meno gli scettici, e finché ci sarà ancora un innamorato pronto a staccare i petali di una margherita chiedendo “m’ama, non m’ama”, la magia sarà con noi, almeno un pizzico, a consigliarci come agire in queste nostre esistenze così razionali.

Alessia Cagnotto

Requiem per la scuola italiana

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / E’ molto difficile conciliare le esigenze del distanziamento sociale con quelle della scuola e chiunque ci fosse al ministero, si troverebbe in difficoltà. La ministra Azzolina e il suo staff brillano però per incompetenza, volendo scaricare il problema sui presidi e sull’autonomia delle scuole secondo la peggiore tradizione dello scarica- barile.

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La ministra è andata oltre il  ridicolo plexiglas che avrebbe dovuto dividere gli alunni, ma con le sue linee- guida non ha risolto i problemi, ma dimostrato grande superficialità. La presenza in classe sarà molto limitata e si prevedono lezioni nei prati e nei musei che oggi hanno ben altri problemi che accogliere ragazzi nei loro locali per far lezione.
Le linee-guida sono un progetto vago, non supportato da un adeguato impegno finanziario che scontenta studenti, genitori, professori, bidelli, presidi. Cent’anni fa era ministro della PI Benedetto Croce nell’ultimo governo Giolitti. Cercò di arginare il lassismo post – bellico regnante nella scuola. Oggi siamo alla prese con la quadratura del cerchio, un problema molto difficile da risolvere perché le nostre scuole sono fatte da banchi a due posti  e da aule tradizionali che mal si conciliano con la lotta al Covid. Ma la Francia ha già riaperto le aule, noi siamo ancora qui a discutere con il metro in mano su come distanziare gli alunni. Mentre si prevedono riduzioni di orario e di parti di programma, non si  è delineato un programma di ripresa serio e non si è ancora stabilito chi risponderebbe in caso di contagio degli alunni. Invece Azzolina vorrebbe imporre agli alunni di tre anni l’educazione civile e ambientale: una vera sciocchezza. Hanno tolto Fioravanti per mettere Azzolina, ma i grillini a viale Trastevere sono una mina vagante, incapaci di governare una scuola in tempesta. E nei fastosi Stati Generali la scuola, i docenti, i presidi non sono stati ascoltati. In un paese civile la scuola dovrebbe essere in uno dei primi posti. Nell’Italia di oggi la scuola è diventata una cenerentola. La scuola sta morendo. Dovremmo tutti rendercene conto prima che sia tardi. Tra i vari politici  del momento non vedrei purtroppo nessuno in grado di provvedervi in modo adeguato. Stiamo tornando ad un nuovo ‘68 in cui la pandemia ha preso il posto delle ubriacature ideologiche di oltre 50 anni fa.
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Biondi, grande avvocato e uomo libero

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / E’ mancato Alfredo Biondi, il decano dei liberali italiani. Uomo di spirito e animo indipendente, fu eletto deputato e senatore per nove volte e fu ministro. In tre dicasteri. Divenne anche segretario del PLI dopo Zanone e prima di Altisssimo. Grande avvocato  di  processi importanti, fu inizialmente difensore di Enzo Tortora, mentre il PLI si disinteressò del suo dramma giudiziario che solo Pannella seppe capire.

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Biondi era un pisano trapiantato a Genova. Una straordinaria mescolanza di toscanità colta e di genovesità generosa. Ci siamo conosciuti ed abbiamo anche fatto delle cose insieme. Era sicuramente un grande liberale colto, parlatore raffinato e appassionante. Esempio di un politico oggi del tutto scomparso.
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E’ morto a 92 anni. Una lunga vita dedicata alla toga, alle istituzioni, all’idea liberale . Rispetto a tanti liberali pieni di sé e chiusi nel loro sfrenato individualismo, Alfredo sapeva distinguersi per l’equilibrio dei suoi modi gentili , anche se la sua fermezza liberale era assoluta. Era un laico sincero, senza le asprezze laiciste di Zanone. Come ministro della Giustizia tentò di opporsi con coraggio a Di Pietro e Borrelli ed ai loro devastanti teoremi giudiziari che avevano affondato la Prima Repubblica . Da avvocato e da parlamentare fu sempre impegnato contro lo strapotere della magistratura, i suoi abusi e le sue invadenze che offendevano lo Stato di diritto e la stessa Costituzione. Una volta mi disse: l’indipendenza dei magistrati è un loro dovere, non solo  un loro diritto. Sarebbe stato interessante conoscere il suo pensiero sullo scandalo del  CSM e su Palamara. Nel 2011 ottenne la nomina a Cavaliere di gran croce dal Presidente della Repubblica  e nel 2018 venne festeggiato a Genova dal Consiglio comunale in cui fu eletto molte volte. Il Centro Pannunzio della Liguria lo propose come senatore a vita. Sarebbe stato un giusto riconoscimento ad uno statista autentico. Vennero preferiti altri personaggi nefasti come Mario Monti che devastarono l’economia italiana con l’ossessione del rigore e dell’austerità. A me  Biondi è  sempre apparso un uomo intero, capace di essere sé stesso in tempi di meschinità, di ignoranza e di compromissioni. L’essere un grande avvocato lo rendeva libero dalla politica politicante. In questo senso è stato l’ultimo erede dei grandi parlamentari che sapevano rappresentare la Nazione , come afferma la Costituzione, consapevoli del grave e solenne impegno a cui dovevano adempiere.  Pensiamo ai De Nicola, ai De Marsico, ai Leone principi del Foro come Biondi. Ma Alfredo era anche molto altro. Ci si vedeva da” Zeffirino” a Genova in via XX settembre e si mangiava e si beveva gagliardamente. Era un uomo simpatico e libero. Non solo al ristorante , ma nella vita quotidiana ed anche in politica. La sua opera parla crocianamente per lui. Croce fu l’elemento che ci unì fin dal primo nostro  incontro e viene naturale ricordare per lui il famoso “Soliloquio“ crociano: la vita intera è preparazione alla morte. Una lunga vita limpida, appassionata, coraggiosa, libera.

Lunga vita ad Antonio Ricci

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni / Il 26 giugno Antonio Ricci compirà 70 anni. E’ un protagonista di prima grandezza della televisione italiana, l’inventore del telegiornale satirico “Striscia la notizia“ che è più veritiero e più  coraggioso rispetto a qualsiasi Tg “serio“.

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E’ un ligure che non ama la ribalta ed è geloso custode delle tradizioni della sua Albenga. E’ , come si dice,un fieu dei carugi  di uno dei più preziosi centri storici italiani. Ma dietro le sue trasmissioni scintilla la sua intelligenza , la sua inventiva , la sua indipendenza di giudizio.
Non è facile in questa Italia scombinata, come avrebbe detto Salvemini, rimanere se’ stessi. Ricci ha avuto il coraggio di restare sè  stesso con i  suoi legami storici con la Resistenza,  testimoniata per tanti anni il 2 giugno  a fianco di “Fischia il Vento”, l’associazione creata insieme al giornalista Romano Strizioli che mi ha fatto conoscere Ricci tanti anni fa. Ebbe anche il Premio Pannunzio che gli consegnai a Torino  nel 2008. Lui, scherzosamente, mi inviò a Natale un tapiro. Recentemente ha rilasciato una bella intervista al “Corriere della Sera“ in cui, tra l’altro, dice  che il politicamente corretto e’ “qualcosa di aberrante, di liberticida, che conduce alla censura più bieca e alla reazione più reazionaria“. Ed ancora : “Sono senz’altro inviso alle “belle persone“. Meno male. Non ho problemi con l’odio. Sono misantropo, misogino e omofobo. Molto sospettoso su tutti i generi umani, anche quelli futuri perché l’idiozia e’ democratica e trasversale“. Qual è oggi l’intellettuale italiano che avrebbe il coraggio di dire certe cose? Nessuno. Nelle trasmissioni televisive “serie“ sentiamo dei soloni banali e dei giornalisti a libro paga. Come sarebbe importante l’irruzione sulla scena di Antonio Ricci che ha la cultura, l’equilibrio e l’ironia che non ha il suo amico Grillo.  Se agli Stati Generali fosse andato il creatore di “Striscia la notizia“ l’Italia reale sarebbe stata rappresentata al meglio rispetto alle tante comparse che non hanno detto nulla di utile per salvare questo disgraziato Paese. Mille auguri di lunga vita ad Antonio Ricci!
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Quale bestemmia?

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Il “Fatto quotidiano”, organo del Governo Conte ,che bacchetta tutto e tutti, salvando solo i grillini e il Governo, riprende per la seconda volta  la bufala – sparata in prima pagina –  della bestemmia in aula della Presidente Elisabetta Casellati che ha esclamato “per Dio” che, secondo i dizionari più accreditati, è un’esclamazione rafforzativa, ma non ha certo il significato di una bestemmia.  La Presidente Casellati è una cattolica credente, praticante e tollerante. Ed è persona di stile inimitabile. Io l’ho conosciuta e l’ho ascoltata. E’ l’unica figura istituzionale in cui mi ritrovi pienamente

Una volta assunta la seconda carica dello Stato, la Casellati ha mantenuto una posizione di terzietà come i grandi presidenti del Senato ,da Merzagora a Spadolini che uscì dal Pri di cui era stato Segretario.

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Attaccare la Casellati per un’esclamazione in un momento di grave tensione nei lavori del Senato è il segno di una faziosità senza limiti ed anche di una ignoranza abissale. Infatti nessun giornale ha ripreso la notizia che in effetti non è neppure una notizia ma una bufala. La Casellati che all’apparenza può sembrare una donna fragile, è invece una persona capace di affrontare tutte le situazioni anche  perché è una giurista di vasta cultura. Gli errori sono altri. Ricordo, ad esempio, che il mio amico Spadolini, che pure fu un grande presidente del Senato, non ebbe il coraggio nel 1992 di impedire la gazzarra dei senatori leghisti che agitavano il cappio nell’Aula del Senato. Marcello Staglieno, che fu eletto con la Lega e divenne successivamente vice Presidente del Senato, mi disse il suo raccapriccio per quell’episodio così populista e violento, espressione di un giacobinismo forcaiolo, forse inconsapevole, data l’incultura e la rozzezza ruspante  dei primi leghisti delle origini. La Casellati, da quando è stata eletta Presidente del Senato, ha partecipato a migliaia di incontri con una attenzione e una presenza senza pari. Anche durante la pandemia non ha mai cessato di essere presente   indossando sempre la mascherina … Il “Fatto”  dovrebbe spiegarci come ha ottenuto 2 milioni e mezzo di prestito garantiti dallo Stato, mentre le aziende produttive boccheggiano e rischiano di chiudere. Lasci stare invece Elisabetta Casellati che in quest’occasione, rivolgendosi ai commessi del Senato che, invece di intervenire, stavano filmando la scena con il telefonino, ha rivelato un’umanità che la rende ancora più vicina alle persone normali che a volte perdono la pazienza. I politici spesso non sono più persone normali, a volte diventano persone spregevoli, a volte sono nullità senza arte né parte scelte per premere un pulsante al momento di votare. La Casellati è altro. E’ una donna fuori ordinanza, avrebbe detto Mario Soldati.

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“Na partìa a ciance”, un simpatico detto piemontese

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Ciance Centro studi piemontesi

Rubrica a cura di Centro Studi Piemontesi 

Ciance è parola assai nota (e praticata!): chiacchiere! Ciancé, cianciare, fare discorsi futili e oziosi, chiacchierare del più e del meno. Di qui derivano ad esempio ciancèt, chiacchierone; ciancëtta, parlantina, ma anche persona che parla molto; e tanti bei modi di dire e proverbi: avèj mach ëd ciancia, essere vuoto; le ciance a fan nen maja, le chiacchiere non fanno maglia, non producono; Le panse a s’ampinisso nen ëd ciace, le pance non si riempiono di chiacchiere (di grande attualità!). Però quella che mi piace di più è l’espressione Na partìa a ciance, o fé na man a ciance: una partita, una mano (un giro) a chiacchiere!, perché dà l’idea di amici che si incontrano, si ritrovano per contarsela, conversare, stare insieme per “giocare” a parlare. Per l’etimologia di ciancé …cicaleccio vedi Repertorio Etimologico Piemontese REP, a cura di Anna Cornagliotti, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015.

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