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Rubriche - page 22

La foto di Vincenzo Solano

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Magnifica Torino / Il nuovo cielo di fine agosto in città

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

L’estate delle donne – Il col. Enzo Fedeli – Lettere

L’estate delle donne

Lilli Gruber in questa estate travagliata su Sette del “Corriere della Sera“ da’vita ad un interessante dibattito relativo alla  nudità femminile in spiaggia che sarebbe un diritto della donna per godere del sole, senza intendimenti seduttivi, giungendo a citare Adamo ed Eva che nel Paradiso terrestre giravano nudi. Tanga e mini bikini sono quindi semplici atti di libertà personale che non debbono riguardare altri. Ma poi Lilli trascura il fatto che i progenitori si sentirono a disagio ad essere nudi e cercarono di coprirsi. A me fa piacere avere vicine di ombrellone donne semi nude che danno un tono di allegria alla gioia di vivere oggi così minacciata, ma esiste anche il comune senso del pudore che è cambiato con gli anni, ma che anche in una società profana come quella in cui viviamo  esiste per alcuni se non per tutti. Far l’amore in macchina o in un prato non è ancora consentito, ad esempio. Io ricordo che, bambino, vedendo  in Francia la prima donna, neppure bellissima, in bikini sentii  un rimescolio mai provato prima. Su “Il Mondo“ Guido Calogero apri’ un  dibattito sul nudo femminile senza limitarsi, come la Gruber, ai centimetri quadrati di pelle abbronzata in più che un abbigliamento succinto consente. Calogero sapeva guardare senza ipocrisia al sesso e all’erotismo e alle loro seduzioni.
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Il col. Enzo Fedeli

Avevo promesso ad un lettore che mi aveva scritto,di ricordare più diffusamente il colonnello dei Barsaglieri Enzo Fedeli , unico vero leader monarchico in Piemonte . Fondatore del gruppo “La Mole“, prima di essere stato tra i fondatori del Partito Nazionale Monarchico. Fedeli era nato ad Osimo nel 1905, era stato un valoroso combattente durante la II Guerra Mondiale dove si guadagnò una Medaglia d’argento al V.m. . Durante la guerra di Liberazione si impegnò attivamente nella Resistenza, senza mai vantare nulla  di quel periodo che lui considerò di guerra civile tra  Italiani. Creò il settimanale “La Mole“ che Carlo Delcroix definì il più vecchio e strenuo foglio monarchico, la casa editrice Superga che sfornò tanti libri su Casa Savoia e pubblicò saggi di Mario Viana sulla Monarchia e il fascismo di rara importanza. Fu un oratore splendido che riusciva a suscitare l’entusiasmo.Fu consigliere comunale di Torino per tre mandati dal 1956 al 1975, molto attivo e presente in aula. Gli sarebbe spettato di rappresentare il Piemonte in Parlamento, ma la presenza di un candidato industriale che finanziava il partito Monarchico, lo impedì . “La Mole” sopravvisse ai Partiti Monarchici. Fedeli fu anche il capo del personale della CEAT  dove dimostrò polso, equilibrio ed umanità. Ritengo che averlo conosciuto sia stata una grande opportunità. Era un uomo intero, avrebbe detto Pannunzio, che detestava le mezze verità. Nel 1968 ricordammo insieme, ad un mese dalla morte, Giovannino Guareschi e ripenso alla sua invocazione di allora: i monarchici debbono essere i migliori Italiani. Un insegnamento valido per tutti. Fu anche scrittore in proprio su temi storici e militari e di un romanzo “Quando non si aspetta più“, non privo di interesse. Insieme a lui vanno ricordati Aldo Piazza, Nino Cavallotti e Gianluigi Boveri che furono i suoi  più stretti collaboratori.
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Lettere      scrivere a quaglieni@gmail.com

Referendum: il perché del No
Ho letto i suoi interventi a favore del no al prossimo referendum sul taglio dei parlamentari e condivido le sue riflessioni. Vorrei aggiungere che un effetto negativo ulteriore sarebbe trasformare l’Italia in una oligarchia  partitocratica peggiore dell’attuale. Sarebbe la fine della democrazia liberale fondata sulle competenze,  con un parlamento formato di nominati.  E votare no sarebbe anche un bel contributo a mandare a casa il Governo Conte bis.                      Gino Atri
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Condivido totalmente le sue opinioni e le faccio mie. Un’analisi perfetta. Grazie

L’aperitivo che ci piace

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MANGIARE CHIARO / Ormai si parla sempre più di “sano stile di vita”, associato ad una sana alimentazione e a del movimento costante. Ed è in effetti fondamentale per mantenersi quanto più possibile in salute e ridurre il rischio di insorgenza di patologie cronico-degenerative.

Ma è altrettanto importante evitare di sfociare nell’ossessione dell’healthy a tutti i costi, con il rischio di privarsi di tasselli fondamentali di quello stesso sano stile di vita che tanto si va ricercando. Tasselli come la convivialità, ad esempio.

E diciamocelo, soprattutto in estate, quanto fa star bene un aperitivo in relax con gli amici?

Forse dovrei dirvi che l’assunzione di alcol dovrebbe essere pari a zero, dato che è classificato come sicuramente cancerogeno (classe 1) dall’IARC, ma siamo onesti: ogni tanto uno spritz in compagnia è indiscussa fonte di gioia. Quindi no, non sono qui per consigliarvi di ordinare un estratto di verdura al prossimo aperitivo che avete in programma.
Ci tengo tuttavia a darvi qualche dritta, perché di fronte ad una bottiglia di rosso e ad un tagliere è davvero facile fare il pieno di calorie.

Drink →  1 birra da 33 cl, 1 bicchiere di prosecco, 1 spritz, 1 calice di vino: una volta ogni tanto ce li si può concedere senza problemi. Se dovessero capitare più aperitivi nella stessa settimana, le altre volte sarebbe preferibile ordinare un analcolico.
Un esempio salutare? Personalmente trovo squisito il succo di pomodoro condito con tabasco, limone e un pizzico di sale!

Food → potendo scegliere, perché non optare per crudités di verdure accompagnate da hummus o da un formaggio spalmabile? Un’idea può essere anche di stuzzicare della frutta secca tostata non salata: mandorle, pistacchi, anacardi, noccioline. Con moderazione però, si tratta sì di alimenti sani, ma pur sempre ad alta densità calorica! Oppure, perché no, delle olive potrebbero essere una valida alternativa. E se ci sono solo arachidi salate e patatine fritte? Basta assaggiarne una piccola manciata, ma senza esagerare per non fare il pieno di sale.
E ancora… che fare davanti ad un buffet con i fiocchi? Non ci si può certamente limitare a guardare! L’aperitivo si trasforma in una cena, cercando di scegliere comunque con criterio e moderazione, et voilà, il gioco è fatto!

L’importante è ricordare sempre che non è l’eccezione a fare la regola, bensì la somma di tutte le nostre scelte quotidiane.

Vittoria Roscigno

Vittoria Roscigno, classe 1995, laureata con lode in Dietistica presso l’Università degli studi di Torino e con il massimo dei voti nella Magistrale in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università degli studi di Firenze. Ha conseguito i titoli di “Esperta in nutrizione sportiva” e “Nutrition expert” mediante due corsi annuali e sta attualmente frequentando un Master di II livello in Dietetica e Nutrizione Clinica presso l’Università degli studi di Pavia. Lavora in qualità di dietista presso le strutture Humanitas Gradenigo e Humanitas Cellini, oltre a svolgere attività di libera professione a Torino.

 

“Che la scienza e la buona forchetta siano sempre con te”.

Sito: vittoriaroscigno.it
Instagram: @dietistavittoriaroscigno
Facebook: Dott.ssa Vittoria Roscigno – Dietista

No al moralismo populista

in POLITICA/Rubriche

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni / La questione del referendum sul taglio dei parlamentari è questione squisitamente politica, con risvolti chiaramente costituzionali.

La coscienza non c’entra nulla e il Pd, che si è convertito di recente al  sì al taglio, non può contemporaneamente dirsi per il sì e lasciar liberi i suoi elettori.

 

Un partito politico, specie un partito che afffonda le sue radici nel vecchio PCI,  non può, su una questione del genere, oscillare per motivi di governo e di trasformismo.  E questo vale  anche per il centro-destra che pavidamente ha votato la legge e oggi riscopre in parte le ragioni del no. Guardando ai parlamentari attuali, esclusi pochissimi, verrebbe voglia di mandarli a casa con un taglio che impedisca  a molti di tornare. Ma chi ci dà la garanzia che verranno ricandidati i migliori? Nessuno, perché i parlamentari restano designati dai partiti e messi in ordine di preferenza. Il ritorno alla preferenza nessuno lo vuole. Il risparmio rappresentato dal taglio è minimo, semmai bisognerebbe tagliare l’indennità e abolire i rimborsi spesa. In ogni caso il taglio riduce la rappresentatività del Parlamento sia in sede territoriale sia in rapporto alle minoranze. Non sono un fanatico del no, ma non riesco a capire i partiti politici che si schierano e poi danno libertà agli elettori. Amalia Guglielminetti parlava di vergini folli, adesso si potrebbe parlare, come ha detto un’amica giornalista, di vergini incinte. La politica appare davvero finita e quindi la stessa democrazia è in crisi. I referendum non ammettono il ni, bisogna scegliere. Neppure su divorzio ed aborto, dove era  realmente in gioco la coscienza dei credenti e  la laicità dello Stato, vennero fatte scelte ambigue, forse obbligati da Pannella che era il leone che ruggiva in difesa dei referendum. In ogni caso va respinto il populismo moralistico di stampo qualunquistico che da Giannini a Stella confondono  la  Politica con la casta. L’unica cosa giusta della legge sul taglio  è  quella di contenere i senatori a vita in carica e non consentire ad ogni presidente di nominare senatori che possono alterare le maggioranze  parlamentari in modo penoso con senatori a vita che sorreggevano il governo Prodi. La legge avrebbe dovuto abolire e non ridurre i parlamentari eletti all’estero, un’esperienza non riuscita, anche se apparentemente giusta. I parlamentari venuti dall’estero si sono rivelati trasformisti e mediocri. In ogni caso chi non paga le tasse in Italia non deve poter votare. La legge del taglio è errata e demagogica. La cultura liberale non può non schierarsi con chiarezza per il No

 

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La dittatura degli algoritmi o i voti regalati dai prof compiacenti?

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COMMENTARII  di Augusto Grandi / Da settimane si sta sviluppando una polemica internazionale, partita dalla Gran Bretagna, sulla dittatura degli algoritmi.

Il casus belli è stato originato dai voti assegnati agli studenti che hanno terminato le scuole superiori britanniche. Voti assegnati, appunto, dagli algoritmi e non dagli insegnanti. Secondo alcuni, infatti, gli algoritmi sarebbero stati predisposti sulla base dei pregiudizi di chi li ha definiti. E questo avrebbe portato a penalizzare le scuole meno prestigiose e, di conseguenza, i rispettivi studenti.

Sarà sicuramente vero, ed è inevitabile in ogni settore che chiunque sia impegnato ad indicare regole e criteri sia condizionato dalla propria visione del mondo. Ma non è solo una questione di algoritmi. In Italia, immancabilmente, le valutazioni degli studenti evidenziano una drammatica ignoranza generale (dalla matematica alla banale comprensione di un testo in italiano) proprio in molte di quelle scuole che, a fine anno, elargiscono votazioni altissime ad autentici somari…

… continua a leggere:

La dittatura degli Algoritmi o i voti regalati dai prof compiacenti?

Covid ed etica della responsabilità

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni/

Marco Revelli che con gli anni migliora sempre rispetto agli anni ruggenti della sua giovinezza, ha scritto un magistrale articolo su “La Stampa“, denunciando come a Cuneo si facciano ordinanze per impedire certi spazi della città ai clochard, citando persino un passo di Baudelaire che si commuove di fronte ad un padre con due figlioletti che vedono, sgranando gli occhi, un bel caffè parigino. 
Certo è inumano essere così insensibili da non vedere certe realtà e volerle respingere sotto il tappeto. Non è solo il marxista Revelli a sentire così, ma anche chi è credente e anche chi possegga un’etica laica e solidale. Solo l’egoismo edonista può chiudere gli occhi e voler allontanare da sè certi spettacoli poco edificanti e poco piacevoli. Il sindaco di Cuneo Borgna ha replicato, elencando le iniziative messe in atto dal Comune  per affrontare il problema dei senza tetto. Ma ha anche aggiunto che ci sono dei limiti invalicabili oltre i quali non si può andare. E‘ la famosa etica della responsabilità che deve animare i pubblici amministratori, mentre l’etica dei principi è quella che anima i poeti come Baudelaire o comunque le singole persone. Anch’io provo grande pena per queste persone indigenti che si sono trovate senza casa. Ma cosa può fare un Comune oltre un certo limite? Eppure bisognerebbe fare di più per un fatto che Revelli ignora: il Covid 19. Il virus espone queste persone al contagio ed esse possono esserne veicolo. Siamo un Paese dai mille problemi irrisolti perché in epoche normali abbiamo fatto troppo poco ed oggi ci troviamo montagne di realtà irrisolte che il povero Sindaco di Cuneo non può certo risolvere da solo. Appendino lascia invadere via Roma dai senza tetto, ma non mi risulta che  Revelli ne abbia mai scritto.

Arrigo Levi, addio all’ultimo grande direttore

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / La morte di Arrigo Levi priva il giornalismo dell’ ultimo grande direttore e di uno degli ultimi giornalisti di alta professionalità e di sicura onestà intellettuale. Ci siamo conosciuti e frequentati durante tutto il suo periodo di direzione alla  “Stampa”, un periodo funestato dal terrorismo e dalla morte di Carlo Casalegno, vicedirettore del giornale e vittima delle Br.

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Levi era andato volontario nella prima guerra – arabo israeliana nel 1948 in difesa dello Stato di Israele, un’ idea che mantenne coerente per tutta la sua vita, cantando, in fin di vita, in ospedale, l’Inno di Israele. Era un uomo di respiro  internazionale e credo che il clima torinese un po’ provinciale gli stesse stretto anche se cercò di dialogare con la città.
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 Volle continuare l’opera di Alberto Ronchey  di cui fu successore, nell’aprire il giornale a contributi e idee diverse, rispetto ad un principio liberale che egli sentiva profondamente. Tra i nuovi collaboratori ci furono Manlio Brosio e Aldo Garosci. Chiese delle vignette al grande Mino Maccari, creando una speciale terza pagina della domenica.  A presentarmelo durante un pranzo al “Cambio” fu il direttore uscente Ronchey  che volle raccomandargli il <<suo Pannunzio >> che durante la direzione di Levi  divenne luogo prediletto degli incontri fantasiosi del Conte di Cavour immaginati da Stefano Reggiani su idea Ferruccio Borio. Credo che gli stesse stretta una parte di redazione e un’altra parte che fiancheggiava i terroristi rappresentasse una vera spina nel fianco. Fu lui a non volere la direzione di “Stampa sera“ , covo di estrema sinistra, che fino ad allora aveva per direttore lo stesso giornalista che dirigeva l’edizione del mattino. Aveva tra i suoi redattori uno dei più grandi giornalisti, Vittorio Messori, che forse non poté valorizzare come avrebbe meritato. Stiamo già sentendo con fastidio  le voci dei giornalistini egocentrici e narcisisti che si autodefiniscono  il  braccio destro” del direttore e ne tessono le lodi post mortem.  Ricordo che quando Gheddafi chiese la sua testa per un elzeviro scherzoso di Fruttero e Lucentini, il Centro “Pannunzio” fece affiggere un manifesto in tutta Torino di solidarietà a Levi. Conservo una sua lettera molto affettuosa di ringraziamento. Poi il  rapporto continuò durante il settennato di Ciampi alla presidenza della Repubblica. Ebbi più consuetudine con Gaetano Gifuni, segretario generale, ma spesso mi sentii anche con Levi che una volta venne su mio invito a ricordare Casalegno insieme al direttore Marcello Sorgi al liceo d’Azeglio durante la presidenza di Giovanni Ramella.  Mi permisi nel mio intervento di definire Casalegno un moderato, considerando che altri lo ritenevano impropriamente uomo di destra. Moderato, dissi, in opposizione ad estremista. Levi non accettò questa tesi e sostenne che Carlo era un <<estremista della democrazia >>, una tesi  che lasciò perplessa  la vedova di Carlo Dedy  che condivideva le mie idee. Poi alla cena al “Cambio” che seguì nacque un confronto molto affettuoso ma vivace tra Dedi e Levi su Casalegno. In seguito parlammo noi due a lungo di Ciampi di cui era Consigliere: mi disse di lui delle cose molto affettuose e intime che rivelano la grandezza umana ed intellettuale del Presidente di cui ho scritto in un mio libro. Poteva apparire strano che una grande penna del giornalismo internazionale rinunciasse alla scrittura per servire un Capo dello Stato, ma capii che Levi lo fece, sentendolo come una missione civile. Prima di tutto è stato un grande italiano fedele alle Istituzioni della Repubblica. E  anche come tale gli va reso grazie.
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

La foto di Vincenzo Solano

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Magnifica Torino / Si ritorna in città dopo le vacanze. Tanti torinesi in arrivo alla stazione di Porta Nuova

I musei di Torino. La Gam

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Torino e i suoi musei

Con questa serie di articoli vorrei prendere in esame alcuni musei torinesi, approfondirne le caratteristiche e “viverne” i contenuti attraverso le testimonianze culturali di cui essi stessi sono portatori. Quello che vorrei proporre sono delle passeggiate museali attraverso le sale dei “luoghi delle Muse”, dove l’arte e la storia si raccontano al pubblico attraverso un rapporto diretto con il visitatore, il quale può a sua volta stare al gioco e perdersi in un’atmosfera di conoscenza e di piacere.
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1 Museo Egizio
2 Palazzo Reale-Galleria Sabauda
3 Palazzo Madama
4 Storia di Torino-Museo Antichità
5 Museo del Cinema (Mole Antonelliana)
6 GAM
7 Castello di Rivoli
8 MAO
9 Museo Lomboso- antropologia criminale
10 Museo della Juventus
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6 La GAM

Tra i musei torinesi, la GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna) è sicuramente la mia preferita. Si trova in via Magenta 31, edificio dalla forma più che riconoscibile, ma per i più distratti un inequivocabile indizio è offerto dall’imponente opera di Penone, intitolata “In limine”, realizzata in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia su commissione della Fondazione De Fornaris. La monumentale opera dell’artista, posta
di fronte alla GAM, funge simbolicamente da ingresso al Museo. La scultura è stata inaugurata dal Presidente Giorgio Napolitano il 18 marzo 2011, ed è di diversi materiali: marmo di Carrara, bronzo, tiglio ed edera. È lo stesso Penone a spiegare la sua opera: “Nasce con l’intenzione di creare un segno che indichi il passaggio dalla spazialità della città alla spazialità sacrale del museo, nelle cui opere risiedono valori e significati che motivano la nostra esistenza. Ogni volta che si varca la sua porta ritroviamo il passato e ci proiettiamo nel futuro”. La Galleria fa parte della Fondazione Torino Musei, che comprende il MAO, Palazzo Madama, il Museo Civico d’Arte Antica e il Borgo e la Rocca medievali. La storia della collezione inizia nel 1863. Torino fu la prima città in Italia a promuovere una raccolta pubblica di arte moderna. Tale raccolta stava inizialmente con altri reperti di Arte Antica in un edificio presso laMole Antonelliana.
Dal 1895 al 1942 la collezione fu esposta in un padiglione in corso Siccardi (ora corso Galileo Ferraris) che rimase distrutto durante i bombardamenti angloamericani durante la II Guerra Mondiale. Nello stesso luogo iniziò la costruzione dell’edificio progettato da Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, inaugurato nel 1959. Le opere vennero poi spostate in Via Magenta 31, dove sono fruibili ancora oggi. Nel 2009 la collezione è stata riorganizzata senza più seguire la successione cronologica delle opere esposte, bensì una trama logica di “Veduta, Genere, Infanzia e Specularità”. In seguito alla nuova riorganizzazione del 2013, in occasione del 150º anniversario delle collezioni GAM, sono stati istituiti i percorsi “Infinito”, “Velocità”, “Etica e Natura”. Il patrimonio della Galleria si compone di oltre 47.000 opere tra dipinti, sculture, installazioni e video.
Il primo ricordo che ho della GAM risale al periodo delle elementari, quando le maestre ci avevano portato a vedere una mostra sul “Puntinismo”, a cui era seguito un divertente laboratorio creativo che ci invitava a sperimentare la tecnica pittorica. Non so che cosa avrebbe pensato dei nostri piccoli risultati Pellizza da Volpedo, ma rammento che ci eravamo divertiti tutti moltissimo. Credo che la GAM sia la Galleria che ho visitato più volte, non solo per godermi le mostre temporanee, sempre interessanti e conformi ai miei personali interessi, ma perché penso mi abbia silenziosamente accompagnato verso il percorso interiore che mi ha condotto prima ad amare l’arte, poi ad apprezzarla ed
infine a concepirla come il mezzo di comunicazione a me più affine.
In quelle che ora sono coloratissime sale espositive, il visitatore si trova a confrontarsi con diverse tipologie di opere artistiche, spaziando tra le varie epoche, fino a doversi per forza scontrare con alcune opere contemporanee, che scherzosamente potrei definire “di ostica comprensione”.
Ad oggi il piano interrato è dedicato al contemporaneo, il primo piano al Novecento e il secondo all’Ottocento.Certo è che l’arte contemporanea non è di immediata fruizione, i lavori artistici vanno contestualizzati con precisione e spiegati e, per comprenderli appieno, ci vogliono pazienza, sforzo intellettuale e competenza, tuttavia una volta capito il meccanismo non si torna più indietro: si spalanca la possibilità di un mondo di riflessioni e opinioni, un aiuto e una marcia in più per avvicinarci alla complessa realtà in cui viviamo.
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Vi propongo alcune opere.
“Orange Car Crash” (5 Deaths 11 Times in Orange) (Orange Disaster), serigrafia di acrilico su tela, realizzata nel 1963 da Andy Warhol. Siamo negli anni Cinquanta del Novecento, Warhol è affascinato dai New Dadaisti Jasper Johns e Robert Rauschemberg, i quali utilizzano un innovativo procedimento artistico che prevede la rappresentazione della quotidianità banale e ordinaria, tendente ad una pittura asettica, calibrata sulle immagini trasmesse dalla pubblicità. Ne consegue uno stravolgimento del ruolo dell’artista, che non interpreta più la realtà ma semplicemente la ripete meccanicamente come in un infinito processo industriale, specchio della società di massa. A partire dagli anni Sessanta, Warhol abbandona la pittura per la serigrafia, tecnica decisamente più impersonale e replicabile e che calza a pennello con la nuova poetica che l’artista decide di abbracciare fino alla morte. Nel 1963 egli realizza il ciclo “Death and disaster”, che riproduce
fedelmente la prima pagina del “New York Mirror” del 4 giugno 1963, dedicata al terribile disastro aereo in cui perirono 129 persone. L’artista estrapola un frammento di realtà e lo inserisce in un contesto diverso, estetico, dove i valori vengono sfalsati e il significato originario si disperde. Il soggetto viene replicato più e più volte, in tal maniera l’artista crea una sorta di assuefazione visiva che comporta uno svuotamento di significato della sequenza, è così che Warhol prova a contrastare le forti emozioni della vita. Altro autore che genera grandi dubbi negli spettatori è Lucio Fontana, uno degli esponenti del filone “signico” dell’Arte Informale, insieme a Capogrossi, Wols e Mathieu. L’artista affronta il problema dello spazio pittorico, arrivando a perforare o tagliare la tela, come esplicano i “Concetti spaziali” degli anni Cinquanta; il suo segno è un’azione che rende unica l’opera d’arte, determinando lo spazio in maniera univoca. Si tratta di tele monocrome caratterizzate da uno o più tagli disposti o casualmente o secondo un ordine regolare. Attraverso i tagli si concretizza uno spazio tridimensionale, in cui le ombre generate dalle fenditure sono reali. L’osservatore è così invitato ad entrare nello spazio del quadro, ad andare oltre, in una dimensione infinita. In questa serie viene meno la distinzione tra pittura, scultura e spazio dell’osservatore.
Fontana realizza poi il ciclo delle “Attese”, la cui titolazione si riferisce al tempo che intercorre tra l’ideazione dell’opera e il momento fondamentale del taglio; questi lavori si rifanno ad un atteggiamento contemplativo, vicino alle tematiche dell’arte metafisica. Alla GAM sono esposti vari elaborati di Fontana, tra cui il giallo “Concetto spaziale” del 1952.
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Siccome tre è il numero perfetto, vorrei parlarvi ancora di uno degli esponenti più importanti dell’Arte Povera e che amo profondamente: il pugliese Pino Pascali. È stato artista eclettico, scultore, scenografo e performer; nei suoi lavori, caratterizzati da una visione ludica dell’arte, emergono elementi facilmente
riconducibili alle sue radici mediterranee, come i campi, il mare e la terra. Alcune elaborazioni assomigliano ad enormi giocattoli, ad esempio la serie delle “armi”, realizzate con materiali di recupero quali metalli, paglia e corde; altra serie assai nota è quella volta a riproporre le icone ed i feticci della cultura dei consumi. Alla Galleria è esposta l’opera realizzata nel 1964, “Omaggio a Billie Holiday”. Tale lavoro fu esposto alla V Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio nell’aprile del 1965 e vuole essere una celebrazione della strabiliante cantante di colore. Ci troviamo dunque davanti ad un oggetto ambiguo e di difficile comprensione, definibile sia come scultura dipinta sia come pittura tridimensionale; si tratta di un gigantesco parallelepipedo nero sulla cui parte superiore sovrastano due enormi labbra rosso fuoco, l’opera, dal sorprendente effetto erotico, simboleggia i tratti di una figura femminile drasticamente schematizzata attraverso una procedura che da una parte ricorda i lavori di Tom Wesselmann e dall’altra rimanda inconsciamente alla scultura africana che Pascali tanto amava. La GAM ospita tantissime opere relative a celebri autori, tra i quali Giulio Paolini, Marc Chagal, Modigliani, Rama, Burri, Merz, Hans Harp, Capogrossi e molti altri, e ognuno di essi meriterebbe un degno approfondimento, ma siccome questa non è la giusta occasione, non vi rimane, cari lettori, che andare a curiosare di persona.
Alessia Cagnotto 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Cesare Romiti, Novelli e Valletta – Le sardine dicono no – Sanità e irresponsabili – Lettere

 

Cesare Romiti, Novelli e Valletta

Il personaggio di Cesare Romiti suscita reazioni diverse anche a cadavere caldo. Piero Fassino con stile rende l’onore delle armi ad un avversario politico. Il novantenne Diego Novelli, intervistato dal  Manifesto”, vomita tutto l’astio possibile contro Romiti, tentando di ridurre anche la portata della marcia dei quarantamila che  secondo lui sarebbero stati circa quindicimila. Il vecchio fazioso non vuole capire neppure  a tanti anni di distanza che nel 1980 Romiti, insieme a Cesare Annibaldi, ebbe il coraggio di dire no ai terroristi e ai loro sostenitori che in fabbrica  creavano un  violento clima da guerra civile. Poi si può discutere sulla grandezza o meno di Romiti. Certo Umberto Agnelli fu messo in ombra da Romiti e questo fu un errore di Gianni Agnelli. E andrebbe aggiunto che il grande costruttore della Fiat fu Vitttorio Valletta, odiatissimo da don Diego, che invece andrebbe totalmente rivalutato anche rispetto a Romiti che piegò il sindacato, ma non riuscì a vincere la partita con il mercato. Il grande, anche rispetto all’ avvocato Agnelli, fu Valletta che costruì e ricostruì la Fiat, portandola al successo internazionale ed ebbe a che fare anche lui con gruppi di comunisti sabotatori in azienda.

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Le sardine dicono no

Ritornano le sardine che si schierano per il no al referendum sul taglio dei parlamentari. Ritornano esaltando il loro leader Santori, trasformandolo in una sorta di guru. Dopo mesi di silenzio riemergono dal mare o dalle loro scatolette per manifestare una scelta opposta a 5 Stelle e Pd, Lega e centro – destra. Qui è in gioco non tanto il taglio dei parlamentari ,ma la rappresentatività territoriale del Parlamento e delle minoranze. Si tratta di una riforma grillina per tagliare un po’ di teste senza preoccuparsi delle conseguenze. Una riforma  totalmente  decontestualizzata da una riforma istituzionale e soprattutto elettorale , che è una mina vagante per la democrazia. E’ incredibile che altri partiti per mere questioni di potere si siano piegati al si’.Va dato atto alle sardine di aver fatto una scelta giusta e controcorrente.
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Sanità   e irresponsabili

L’assessore alla sanità della Regione Piemonte, il leghista Luigi Icardi non ha certo brillato durante la pandemia, al pari del Presidente Cirio che ha perso molto del suo smalto iniziale, deludendo anche molti suoi sostenitori. 400 persone in coda all’Ospedale Amedeo di Savoia per sottoporsi al tampone sono un segno della inadeguatezza del servizio Sanitario piemontese; il fatto dimostra anche l’insipienza di tanti che sono andati irresponsabilmente in ferie all’estero in paesi a rischio Covid. Un segno di stupidità davvero ingiustificabile .

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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

Il treno senza ferrovieri

Ho letto del treno che è partito senza il personale a bordo che era in pausa caffè ed ha percorso dieci chilometri abbandonato a sé stesso. Sono episodi che rivelano lo sfascio del Paese anche nelle cose più banali.     Anita Bigi.

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Non è cosa banale, ma è un fatto gravissimo aver lasciato un treno senza freno e di questo i due ferrovieri dovranno rispondere anche per il grave danno creato alle Ferrovie, cioè ai contribuenti. Sono fatti intollerabili che dovrebbero essere sanzionati con severità, sindacati permettendo.

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Eccesso di pessimismo   

Non sono d’accordo con il suo articolo un cui paragona la situazione odierna con quella dell’8 settembre 1943 . Lei non è uno storico, ma un disfattista. Mi ha deluso molto.  Luigi De Castro

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Rispetto la sua opinione, io ho scritto che chiunque fosse al governo si troverebbe in difficoltà; temo che pandemia e crisi economica possano piegare un Paese fragile come l’ Italia ed anche mal governato. Certo da italiano che ama disperatamente l’Italia, mi auguro che ciò non accada. Quindi respingo l’accusa di disfattismo. Il richiamo all’8 settembre è una metafora per dire che siamo ad un punto limite che temo purtroppo inevitabile. Ovviamente mi auguro di sbagliare.

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