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L’esito del voto guardando a Torino

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / I risultati delle elezioni regionali rivelano che il Pd tiene le sue posizioni e anche il centro- destra  riesce ad ottenere buoni risultati, anche se non riesce a vincere in Toscana, in Campania e in Puglia. Le amministrative rivelano risultati a macchia di leopardo.

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La guida del centro – destra da parte di Salvini appare non condivisa dall’elettorato  liberale e moderato e la stessa Lega sembra aver perso attrattività, almeno al centro e al Sud. Le autonomie regionali appaiono molto rafforzate e i candidati presidenti  si sono rivelati determinanti, come rivelano Zaia, De Luca ed Emiliano.
Il contraccolpo sul governo è tale da stabilizzarlo, malgrado il crollo dei Cinque Stelle. Il risultato del referendum a favore del si’ appariva scontato perché la furia anti-casta ha avuto modo di esprimersi, al di là del ragionamenti dei sostenitori del No. Siamo di fronte ad un governo che non ha la maggioranza nel Paese, perché il cedimento dei pentastellati toglie un numero  consistente di consensi. In queste condizioni pensare ad un governo che duri fino alla scadenza della legislatura appare un fatto anomalo rispetto ad una maggioranza netta di regioni governate dal centro-destra. Sarà difficile trovare un’intesa tra governo centrale e governo regionale. Soprattutto preoccupa un governo che governa con con decreti legge che snaturano la lettera e lo spirito della Costituzione. Nel 2021 si voterà per il Sindaco di Torino. Appendino appare dopo la condanna fuori gioco. La lezione del 20 settembre andrà riletta per le elezioni torinesi. Occorrerà trovare candidati validi che finora non ci sono stati. Ma occorreranno anche e soprattutto  alleanze che sia nel centro – sinistra sia nel centro – destra siano diverse da quelle viste per le regionali. Torino ha sensibilità particolari. I partiti debbono riflettere e proporre idee e schieramenti capaci di far uscire dallo stagno la città.
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Rock Jazz e dintorni Arrivano i Bud Spencer Blues Explosion e la Banda Osiris

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Gli appuntamenti musicali della settimana

 

Martedì.  Al Blah Blah si esibisce il cantautore Bob Priori. All’Hiroshima Mon Amour Lodo Guenzi e Bebo Guidetti componenti de Lo Stato Sociale, propongono un reading tra Tondelli e Calvino.

Mercoledì. Al Blah Blah è di scena Francesco Stabile. All’Off Topic si esibisce la cantautrice Rosita.

Giovedì. Al Jazz Club suonano i pianisti Emanuele Sartoris e Massimiliano Gènot impegnati ad eseguire il “Totentanz” di Franz Liszt. Allo Spazio 211 si esibiscono i Rock’nRoll Kamikazes mentre al Blah Blah si esibisce Skulla.

Venerdì. Al Jazz Club è di scena il trio della cantante Sonia Schiavone.  All’Hiroshima si esibisce il rapper Murubutu. Al Cafè Neruda il chitarrista Luigi Tessarollo si esibisce in duo con il pianista Riccardo Ruggeri.

Sabato. Allo Spazio 211 suonano i Bud Spencer Blues Explosion. Al Jazz Club si esibisce il quartetto di Fabio Giacalone. Al Fassino di Avigliana è di scena la funambolica Banda Osiris con lo spettacolo “Funfara”. Al Cafè Neruda si esibisce Il Sogno di Pablo. All’Hiroshima è di scena il cantautore Lucio Corsi.

Domenica. All’Off Topic si esibisce Pit Coccato. Allo Spazio 211 per “A Gozerian Sunday” suonano Treehorn, Collars, One Dyng Wish, Nudist, Hate & Merda.

 

Pier Luigi Fuggetta

 

(foto grande: I l a r ia  M a g lio c chi etti)

 

 

 

 

La foto di Vincenzo Solano

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Magnifica Torino / Scorci di Piazza Castello.

L’isola del libro

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Libri Bookdealer

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

David  Leavitt   “Il decoro”    -SEM (Società editrice milanese)-  euro 17,00

Prendete un gruppo di amici newyorkesi dell’alta borghesia intellettuale, collocateli in una lussuosa villa nel Connecticut e datate l’incontro a una manciata di giorni dopo l’elezione di Donald Trump Presidente degli Stati Uniti d’America…poi ecco l’incipit bomba che prelude a tutta la narrazione «Vi andrebbe di chiedere a Siri come assassinare Trump?».

La domanda provocatoria è di Eva Lindquist, personaggio centrale, frigida anima progressista, presaga di sventura con il nuovo rozzo inquilino della Casa Bianca.

Il seguito del romanzo sciorina vite, viaggi, dialoghi serrati, ambizioni, snob cinquantenni eleganti e colti ma con qualche vuoto esistenziale, compravendite di case e arredatori al top della carriera. Leavitt è abilissimo nel raccontarci crucci, grandezze e miserie dei “liberal” intellettuali americani con soldi a palate e tempo per spenderli, tra località esclusive e abissi di banalità quotidiana.

Al centro c’è il capriccio di Eva che, angosciata dall’avanzare della volgarità presidenziale, si mette in testa di comprare ad ogni costo una casa nella laguna di Venezia, da ristrutturare ed eleggere a possibile via di fuga futura se le cose dovessero mettersi male in patria.

Il ricco marito Bruce, che lavora con successo nell’alta finanza, non sa dirle di no, da sempre si lascia avviluppare dalle tendenze superchic di Eva; ma a sua volta cerca di fuggire dal vuoto della vita aiutando segretamente la sua segretaria più sfortunata che mai.

Un magnifico romanzo che scava nelle contraddizioni e nelle inquietudini delle classi agiate e  progressiste che qui sembrano aver perso “il  decoro”.

 

 

 

Françoise  Sagan   “I quattro angoli del cuore”   -Solferino-   euro   17,00

Vale la pena riscoprire l’opera di Françoise Sagan, nata nel 1935 e morta nel 2044, diventata famosa giovanissima nel 1954 con lo strepitoso successo “Bonjour tristesse”. Il bestseller creò un certo scalpore e venne messo all’indice dal Vaticano; ma fu soprattutto un clamoroso caso editoriale e diventò anche un film diretto da Otto Preminger, interpretato da una seducente Jean Seberg e dai mostri sacri David Niven e Deborah Kerr.

Da quel romanzo, che la portò alla ribalta appena 18enne, la vita della Sagan cambiò di colpo. Le regalò la fama, ma aprì anche il varco ad una vita non scevra di sregolatezza: scrisse moltissimo, più di 50 libri, ma morì isolata dal resto del mondo e in ristrettezze economiche.

“I quattro angoli del cuore” risale a poco prima della morte per un’embolia polmonare a 69 anni; poi l’opera rimase a lungo in un cassetto e venne infine ritrovata dal figlio Denis Westhoff che facendola pubblicare ci regala un romanzo attualissimo.

Inquietudine, profondo male di vivere, menzogne, libertà sessuale e tanto altro sono al centro della storia, raccontata con un sotteso filo di umorismo intelligente e sottile.

Tutto si svolge nella sfarzosa e volgare villa padronale nella Turenna, di proprietà dell’arricchito Henri Cresson che deve la sua fortuna al commercio del crescione. Fervono i preparativi per festeggiare il ritorno alla salute e alla lucidità mentale del figlio Ludovic, vittima di un gravissimo incidente stradale provocato dalla guida spericolata della moglie Marie- Laure. Ludovic è stato a un soffio dalla morte, è finito in coma e poi ostaggio di medici e farmaci.

Il suo ritorno alla vita, però,  non sarà per niente facile; mentre intorno a lui si muovono personaggi e sentimenti che lascio a voi scoprire.

 

Gabriella  Kuruvilla  “Maneggiare con cura”   -Morellini-    euro   14,90

L’autrice, pittrice e illustratrice Gabiella Kuruvilla, nata a Milano da madre italiana e padre indiano, racconta le insicurezze soprattutto affettive di 4 personaggi che hanno dai 30 ai 40 anni e si dibattono nella vita e nei sentimenti, tra capoluogo meneghino e India.

Tutto ha inizio in un assolato 11 agosto 2001 a Milano con una ragazza che ritrae su un quaderno i partecipanti a un funerale, quello di Ashima, docente di scultura di origine indiana.

Lei è Carla e fa la disegnatrice, ad attrarre la sua attenzione sono Diana (figlia della defunta), Pietro (suo ex studente, trentenne in camicia, jeans scoloriti e scarpe sportive alla moda) e Manuel (ragazzo vestito da rapper, ex amante di Ashima).

Sono figure isolate e non si conoscono, ma 10 anni dopo il destino li unisce e la Kuruvilla racconta le loro storie in prima persona, rintracciandone il passato, le scelte fondamentali, i problemi relazionali, le loro radici e il loro vissuto. Quattro  percorsi familiari diversi tra loro, soprattutto  quelli di Diana, Manuel e Pietro che si sono barcamenati tra genitori problematici, rigidi, anafettivi o  assenti che hanno in qualche modo determinato la precarietà emotiva dei protagonisti. Dal puzzle delle loro esistenze emerge anche chi era Ashima, personaggio affascinante che infrange un bel po’ di stereotipi collegati all’idea della tipica donna indiana.

Bocca di rosa

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Music tales, la rubrica musicale

C’è chi l’amore lo fa per noia

Chi se lo sceglie per professione

Bocca di rosa né l’uno né l’altro

Lei lo faceva per passione”

Pubblicata nel 1967, Bocca di Rosa è diventata una delle canzoni più conosciute della Storia della musica italiana. L’autore era Fabrizio De André, il cantautore genovese di cui cade l’anniversario dei 20 anni dalla morte.

Bocca di Rosa” racconta la storia di una donna che “metteva l’amore sopra ogni cosa”…fatevelo bastare.

Considerato ormai uno dei padri del cantautorato italiano, De André ha percorso varie strade, ispirandosi, inizialmente ai cantautori francesi, e in particolare a George Brassens da cui si dice – ma si dicono tante cose – avesse preso spunto anche per questa canzone, ispirandosi, in particolare a “Brave Margot”. La canzone è ormai un classico mandato a memoria da intere generazioni di amanti della musica: nel brano si racconta proprio la storia di Bocca di Rosa: “La chiamavano Bocca di rosa, metteva l’amore, metteva l’amore. La chiamavano Bocca di rosa, metteva l’amore sopra ogni cosa” è l’incipit di un brano che racconta dell’arrivo nel paesino di Sant’Ilario di una donna che non faceva l’amore per noia, né per professione, ma per passione. Oggi il termine viene spesso associato a quello della prostituta ma, stando alle parole del cantautore, l’associazione non è proprio giusta.

Ma si sa, siamo un popolo che non accetta una donna possa “farlo” per passione, pertanto, se desiderabile, beh…è sicuramente una poco di buono.

Ma chi era Bocca di Rosa!?!??!

Si è discusso tanto su chi potesse essere la Bocca di Rosa di cui parlava De André, c’è chi parlò di Liliana Tassio, chi, come Dori Ghezzi che si trattasse di una fan che gli aveva raccontato la sua vita e chi, invece, di opera di finzione, eppure proprio il cantante disse in un’intervista a Repubblica che “è un fatto vero, un episodio che è accaduto a me personalmente nel 1962 a Genova.

Il paesino di Sant’Ilario citato nella canzone è in realtà la stazione di Nervi.

Fu lì che sbarcò la mia Bocca di rosa (…).

Proprio come nella canzone, lei lo faceva per piacere, per passione, non per denaro”.

Facciamocene una ragione: l’amore si può fare anche solo per passione, e Dio solo sa, quanto sia bello, mettere l’amore sopra ogni cosa. (Meglio che per noia).


E Vanoni lo sa . . . e pure io, e ne vado fiera.

 

Chiara De Carlo 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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L’accoglienza ai migranti – La Breccia di Porta Pia – Il referendum e il NO – Addio al poeta Curreli – Lettere

L’accoglienza ai migranti

La netta e vigorosa presa di posizione di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, a favore dell’accoglienza in Piemonte che sarebbe in condizione di ospitare altri migranti, appare come una scelta cristianamente dovuta. Il presule ha fatto bene a scegliere un forte richiamo morale  ai credenti, in evidente, se non voluta, polemica con il Presidente della Regione Cirio che ha dichiarato che il Piemonte non può accogliere altri migranti. Da credente mi schiero a favore di Mons. Nosiglia, ma da cittadino non posso dimenticare che il Piemonte è scosso dall’emergenza del Covid e da una crisi economica da cui sarà molto difficile risollevarci. Questi dati di fatto condizionano molto almeno la qualità dell’accoglienza, che non può essere un mero sussidio per sopravvivere a gente fragilissima  che ha bisogno di tutto .Temo che il Piemonte questa qualità di accoglienza non possa, almeno allo stato delle cose, garantirla.

La Breccia di Porta Pia

Con anticipo di qualche giorno, il giornalista Paolo Mieli che da anni pretende anche  di essere uno storico perché allievo di De Felice all’ Università, ha dedicato un lungo articolo al XX settembre 1870 di cui quest’anno si dovrebbe celebrare l’anniversario dei 15O anni. E’ un merito  di Mieli quello di trarre pretesto da un modesto libro, per scrivere di questa data storica che in questa Italia è stata dimenticata. Non c’è da stupirsi dell’oblìo perché anche  in passato solo i massoni e Pannella ricordavano l’evento che portò a Roma la capitale e al superamento del potere temporale del papato. Oggi si potrebbe fare un discorso storico che vada oltre l’anticlericalismo ottocentesco e le  roventi polemiche cattoliche. Sarà interessante sapere se oggi il Papa parlerà della Breccia di Porta Pia.  Nel centenario nel 1970 Paolo VI ne parlò con lucidità, realismo ed obiettività storica. Papa Francesco non dovrebbe essere da meno. Per ora spiace rilevare che Mieli invece non abbia colto  il significato storico della data e quello che comportò nella storia d’ Italia, limitandosi a piccoli dettagli molto simili al gossip. Cosi non si scrive la storia, ma si fa del giornalettismo.

Il referendum e il NO

Dopo aver analizzato senza preconcetti le ragioni del SI’ e del NO al referendum che si celebra oggi , ho optato con convinzione per il NO .Ho qualche disagio a votare come persone e organismi che disprezzo , ma anche votando SI’ avrei avuto lo stesso disagio a schierarmi con i grillini che sono il cancro della democrazia parlamentare che io ritengo Invece  irrinunciabile . Un taglio quantitativo di parlamentari senza una legge elettorale è un pericolo per la rappresentanza delle realtà  locali e delle minoranze in Parlamento . Essere a fianco di maestri di democrazia come  Guido Bodrato e Valentino Castellani mi onora . Essere a fianco dell’ amico Gian Piero Leo e dell’ Associazione Pannella mi onora altrettanto  e mi conferma di stare dalla parte giusta. Prima di apportare tagli alla Costituzione senza un disegno riformatore che i grillini non sono in grado    neppure di pensare,bisogna stare molto attenti. L’ Italia è un albero dalle molte radici, come ama ricordare Emilio Papa. E queste radici non vanno tagliate . Inoltre, una riforma del Parlamento dovrebbe riguardare il bicameralismo perfetto perché non si può continuare a governare con decreti legge e voti di fiducia che annullano i poteri di controllo del Parlamento e la sua funzione legislativa . Con i grillini posso essere d’accordo sul taglio ai senatori a vita che non debbono superare i 5 stabiliti dalla Costituzione ,eliminando il vezzo che ogni Presidente della Repubblica ne può nominare 5.In questo caso sono d’accordo perché è già capitato che dei Governi siano rimasti in piedi con il voto dei senatori a vita , un fatto che offende il Parlamento eletto sia pure in modo tale che gli eletti sono a loro volta  dei nominati . E questo è un  altro aspetto non toccato dal taglio grillino .La scelta dei cittadini di scegliere i propri parlamentari non è più dilazionabile . Il “Porcellum” e tutti i suoi derivati sono una vergogna da eliminare.
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Addio al poeta Curreli

E’ mancato il poeta piemontese Walter Curreli . La sua voce è entrata tra quelle dei  grandi poeti del nostro Piemonte , da Nino Costa a Pinin Pacot. La sua era poesia era popolare, ma esprimeva raffinati e delicati sentimenti. Diedi a Sandro Pertini copia di un suo libro e il presidente lo insigni’ di una medaglia i benemerenza.  Pertini aveva colto il valore poetico di Curreli e la sua caratura umana. La sua poesia vive oltre la morte non solo tra la cerchia dei suoi amici. Importanti critici letterari avevano scritto già molti anni fa di Valter che è stato un grande dispiacere aver perduto di vista negli ultimi anni.

 

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Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com

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La Buona Destra
Da tempo, ormai, stiamo assistendo ad un imbarbarimento della discussione politica con partiti e movimenti che hanno fatto della dialettica populista il proprio modus operandi, portando ad un incremento di rabbia e violenza in tutti gli strati della nostra società. Mi piacerebbe conoscere, quindi, la Sua opinione riguardo il nascente partito Buona Destra che, proprio per riportare il livello discussione ad un livello politico più alto, liberale e moderato, vorrebbe contrapporsi di netto ai partiti più estremi della destra attualmente presente. Grazie Mille.            Claudio Desirò

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Concordo con lei sull’imbarbarimento della politica e concordo sul populismo che è una malattia della democrazia. Non ho conoscenze dirette sulla Buona Destra. Mi sembra un tentativo interessante, anche se la frammentazione rappresenta una ulteriore difficoltà per far contare i moderati. La parola  moderati, usata a sproposito da un gruppetto torinese che vive da anni di rendite di posizione, andrebbe sdoganata. Mi preoccupa che si dica che  la Buona Destra avrebbe tra i suoi padri Fini che è quanto di più negativo ci sia. Spero sia una illazione gratuita. La politica di centro mi sembra la faccia oggi Forza Italia, pur con tutti i suoi difetti e i suoi limiti.

Qual è il momento migliore per mangiare la frutta?

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MANGIARE CHIARO /  Qual è il momento migliore per mangiare la frutta?Nessuno. O meglio, tutti! Immagino avrete già sentito dire innumerevoli volte che la frutta va mangiata solo lontano dai pasti. Altra diceria o falso mito sentito e stra sentito. Partiamo da questo presupposto: la frutta va mangiata. Punto. Quando volete, come volete.

Ma allora, perché si è diffusa questa diceria? In questo caso sarebbe per via delle testimonianze di chi dice che dopo aver mangiato frutta dopo il pasto si sente gonfio, eccessivamente sazio, con “aria nella pancia”.

Questo succede perché la frutta ha diversi componenti, tra cui fibre e oligosaccaridi, e questi possono effettivamente rallentare (di molto poco) il transito del cibo attraverso lo stomaco e l’intestino, dare luogo a processi di fermentazione e creare un accumulo di gas a livello intestinale (ecco il gonfiore di cui sopra). Ma, e qui attenzione c’è un grosso ma, questo capita a chi, sfortunatamente, ha una problematica intestinale conclamata, come colite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile, meteorismo. Se escludiamo queste condizioni, generalmente non si riscontrano fastidi dopo aver ingerito la frutta a fine pasto e non ci sono studi scientifici o linee guida che lo sconsigliano.
Anzi, possiamo trarne diversi benefici: gli zuccheri che contiene vengono rilasciati nel sangue più lentamente rispetto a quando si mangia lontano dal pasto, l’acidità e la vitamina C facilitano l’assorbimento del ferro contenuto il alcune verdure e alimenti di origine vegetale, il sapore acidulo dà all’organismo il segnale di fine pasto.
Ah, e di certo non sarà la frutta a farvi ingrassare, a meno che non esageriate con le quantità (come per qualsiasi altro alimento, d’altronde).
In sostanza, il concetto è: mangiate 2-3 porzioni di frutta (da circa 150 g) al giorno, dopo i pasti, lontano dai pasti, quando preferite. Purchè le mangiate.

Fonti: https://www.issalute.it

Vittoria Roscigno

Vittoria Roscigno, classe 1995, laureata con lode in Dietistica presso l’Università degli studi di Torino e con il massimo dei voti nella Magistrale in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università degli studi di Firenze. Ha conseguito i titoli di “Esperta in nutrizione sportiva” e “Nutrition expert” mediante due corsi annuali e sta attualmente frequentando un Master di II livello in Dietetica e Nutrizione Clinica presso l’Università degli studi di Pavia. Lavora in qualità di dietista presso le strutture Humanitas Gradenigo e Humanitas Cellini, oltre a svolgere attività di libera professione a Torino.

-“Che la scienza e la buona forchetta siano sempre con te”.
Sito: vittoriaroscigno.it
Instagram: @dietistavittoriaroscigno
Facebook: Dott.ssa Vittoria Roscigno – Dietista

La visione liberale sconosciuta ai novelli Robespierre

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni/ Il Presidente della Commissione Parlamentare antimafia Morra, a due giorni dal voto, denuncia 13 casi di candidati impresentabili ai sensi della Legge Severino, una delle leggi meno eque, come e’ stato dimostrato dai fatti, e più giacobine:

una triste eredità del governo Monti. Inoltre si rifà a a casi di infrazione del codice di autoregolamentazione dei partiti che non tocca all’antimafia far rispettare.  Morra riecheggia Rosi Bindi che anche lei alla vigilia del voto fece una cosa analoga, ma almeno formalmente un po’ più corretta.

La Commissione antimafia ha compiti differenti che riguardano appunto la mafia e non la generica lotta alla corruzione e la denuncia di reati connessi.  A due giorni dal voto significa intervenire in modo pesante nella partita del voto nella sua fase conclusiva e più delicata, sollevando polveroni. Morra doveva semmai agire con tempestività, sempre però attenendosi alle sue competenze specifiche in relazione a reati di mafia. In questa Italia infestata da giacobini che vogliono tagliare teste come fossero cavoli (uso una metafora del grande Hegel)  non c’è affatto bisogno di un nuovo grande inquisitore. Il 20 e 21 i cittadini voteranno. Poi si vedranno le ineleggibilità per chi, eletto, non gode dei requisiti di eleggibilità stabiliti dalla legge. Questa è la regola a cui anche Morra – Robespierre deve sottostare. Morra si lascia andare anche a valutazioni etiche che debbono essere estranee a valutazioni giuridiche. La morale deve restare fuori, ma l’integralismo manicheo grillino non permette di capire le ragioni profonde di una distinzione fondamentale in uno Stato di diritto, propria di una visione liberale che è del tutto estranea a Morra, come lo era alla Bindi.

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Torino e i suoi musei. Il museo della Juventus

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Torino e i suoi musei
Con questa serie di articoli vorrei prendere in esame alcuni musei torinesi, approfondirne le caratteristiche e “viverne” i contenuti attraverso le testimonianze culturali di cui essi stessi sono portatori. Quello che vorrei proporre sono delle passeggiate museali attraverso le sale dei “luoghi delle Muse”, dove l’arte e la storia si raccontano al pubblico attraverso un rapporto diretto con il visitatore, il quale può a sua volta stare al gioco e perdersi in un’atmosfera di conoscenza e di piacere.

1 Museo Egizio
2 Palazzo Reale-Galleria Sabauda
3 Palazzo Madama
4 Storia di Torino-Museo Antichità
5 Museo del Cinema (Mole Antonelliana)
6 GAM
7 Castello di Rivoli
8 MAO
9 Museo Lomboso- antropologia criminale
10 Museo della Juventus

10 Museo della Juventus

I goliardici Gem Boy cantavano –E tutti si faceva il coretto- “Ma in Holly e Benji tutto è normale anche il Giappone vince il mondiale”, ridendo sia per la non eccessiva bravura della nazionale nipponica, sia perché “cosa c’entra il calcio con il Paese del Sol Levante?” Ed ecco l’errore: nell’ XI sec. a.C, proprio in Giappone si praticava il “Kemari”, simile al “cuju” cinese, un gioco militare che fungeva da addestramento e il cui scopo era quello di mandare un pallone ripieno di capelli e piume in una zona definita da due canne di bambù, utilizzando solamente i piedi. Un manoscritto del 50 a.C. attesta le dispute tra Cina e Giappone giocate attraverso lo “Ts’u-Chu”, (altro nome per “Cuju”).

Il “Kemari”, ancora praticato in alcuni luoghi, è più antico di circa cinquecento anni rispetto al “Cuju” e consiste nel passarsi tra giocatori un involucro di cuoio contenente una vescica d’animale gonfiata, senza che questo tocchi terra. A nostra discolpa possiamo dire che anche in Grecia, a partire dal IV sec. a.C., era praticato uno sport, antenato del calcio e del “rugby”, chiamato “episkiros”. Il gioco, che a Sparta seguiva modalità abbastanza violente, non faceva parte delle discipline olimpiche dell’epoca, ma era comunemente diffuso su tutto il territorio. Ad Atene, presso il Museo Archeologico, è conservato un bassorilievo raffigurante un uomo che gioca all’“episkyros”, l’immagine non ha nulla a che invidiare alle figurine collezionabili, è forse solo leggermente più pesante. A Roma il gioco si trasforma nell’ “harpastum”, (da “arpazo”, che in greco significa “strappare con forza”. È il noto letterato latino Marziale, (I sec. d.C.) che ci descrive le due tipologie di palloni usati nell’Impero, “pila paganica”, utilizzata perlopiù dai contadini e la “fillis”, prediletta dai legionari. È probabile che proprio i soldati che si trovavano nei “limes” abbiano importato lo sport nei territori dominati da Roma, fino a diffonderlo anche in Inghilterra.

In epoca medievale, nella Francia del nord, si afferma la “soule”, vero e proprio antenato dello sport che oggigiorno guardiamo in TV.  Alla “soule” si giocava di domenica, dopo la liturgia; le squadre vedevano contrapporsi villaggi rivali o diversi status sociali, (sposati contro celibi, ad esempio) e lo scopo era lanciare la palla all’interno di un edificio del villaggio avversario, in genere una chiesa, la grandezza del campo era variabile e poteva in alcuni casi comprendere fossati e zone paludose.  È dunque ben più antico degli anni Sessanta il ritornello di Rita Pavone, e forse già allora le fidanzate dei giocatori si lamentavano. Tale sport, la “soule”, è descritto dalle fonti come un gioco troppo violento, secondo quanto attestano le varie “lettere di remissione”.

È arrivato il momento di gongolare: il Rinascimento italiano “docet” anche in questa situazione. Nella Firenze medicea si praticava il “calcio fiorentino”, attività ludica decisamente prediletta dalla comunità toscana. Si tenevano, infatti, incontri ufficiali tra i partiti dei Verdi e dei Bianchi, nel campo prestabilito della Piazza di Santa Croce, al termine dello “scontro” i vincitori si appropriavano delle insegne avversarie. Ogni squadra era formata da 27 giocatori: coloro che stavano sulla linea degli “innanzi” avevano il compito di attaccare, vi erano poi gli “sconciatori”, i “datori innanzi” e, infine i “datori indietro”. Questa la definizione della Crusca risalente al XVIII secolo: “È calcio anche nome di gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, somigliante alla sferomachia, passata dai Greci ai Latini e dai Latini a noi.” Ogni anno la città di Firenze ricorda quelle partite antiche attraverso una fedele ricostruzione storica in costume. Ho finito la mia premessa e ora , come si suol dire, “per me sono dolori”, perché già so che i lettori granata chiuderanno la pagina immantinente. L’excursus storico mi è servito come larga scusa per invitarvi allo Juventus Museum di Torino.

Il Museo si colloca tra la curva Nord e la Tribuna Est dell’Allianz Stadium, siamo in via Druento, vicino all’area della Continassa tra Vallette e Barriera di Lanzo.
La monumentale opera, coordinata dall’architetto torinese Benedetto Camerana, è stata concepita secondo moderni standard tecnologici e interattivi. L’esposizione, insieme multimediale e classica, venne inaugurata il 16 maggio 2012. Al suo interno è raccontata e documentata la storia della Juventus, che però viaggia in parallelo con le vicende di Torino e i fatti storici italiani, con focus sugli avvenimenti del XIX secolo. Tutta l’esposizione è bilingue, in modo da garantire una semplice fruizione autonoma ai visitatori, che hanno a disposizione non solo un’eventuale spiegazione in inglese ma anche l’universale uso della multimedialità. Il complesso museale è diviso in cinque aree. “La Juve segna”, come ci suggerisce il nome, è un salotto ellittico alle cui pareti sono proiettati i video dei “gol” segnati dalla squadra; la “Sala principale” invece è suddivisa a sua volta in più zone, una dedicata alla fondazione e all’evoluzione storica del club, un’altra dove sono visibili i modelli degli stadi, quello del Campo Juventus, lo Stadio Comunale e l’Allianz Stadium. Vi è poi una simpatica sezione costituita da ologrammi interattivi degli storici allenatori della squadra, come Trapattoni e Lippi. In quest’area si trova anche un totem dedicato alle vittime della strage di Heysel, ed è sempre qui che vengono allestite le mostre temporanee.

“Il tempio dei Trofei” è il luogo dove sono esposti, sotto luci stroboscopiche, i trofei ufficiali vinti dalla squadra. “La sfera”, complementare alla mostra “Fratelli d’Italia”, presenta immagini di giocatori juventini convocati alla Nazionale A. “La squadra”, invece, è la sala storica, tutta dedicata al primo club bianconero; chiude il Museo la sala “Fino alla fine” dove è visibile una video installazione della durata di sei minuti che mostra il tragitto dei giocatori dagli spogliatoi al campo. Al Polo della Juventus è consigliabile andare in compagnia di altri juventini, in modo che ognuno possa incrementare e scambiare le più vivide emozioni con l’amico di squadra del cuore. Se vi sentite coraggiosi, andateci pure con la vostra fidanzata, sappiate però che quest’ultima potrebbe vendicarsi portandovi nei negozi di moda vicinissimi al Museo. Come concludere questo pezzo propriamente di parte, forse con un intramontabile cliché. Diciamolo allora: “Ah come gioca Del Piero!”

Alessia Cagnotto

Oggi al cinema

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Le trame dei Trame Film nei cinema di Torino / A cura di Elio Rabbione

 

After 2 – Commedia. Regia di Roger Kumble, con Hero Fiennes e Josephine Langford. Secondo capitolo della scombussolata storia d’amore tra Tessa e Hardin, mentre già si parla nei corridoi di una terza e una quarta puntata. Finché il pubblico giovanile regge. I tumulti erano iniziati tra i due sin dall’inizio, poi lui le aveva dichiarato il proprio amore e tutto sembrava filare liscio: senonché Tessa aveva scoperto che Hardin aveva scommesso con gli amici di farla innamorare di sé. Ogni sogno era stato cancellato. Oggi, nuove sfide attendono i due ragazzi per tornare se possibile più uniti di prima, mentre qualcuno scomparso da tempo torna nella vita di Tessa: che inoltte non conosce ancora quali segreti nasconda il passato del ragazzo. Durata 105 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 1, The Space Parco Dora sala 1-2-8, The Space Le Fornaci sala 2-7, Uci Lingotto sala 6-7)

 

Assandira – Drammatico. Regia di Salvatore Mereu, con Gavino Ledda, Anna König e Marco Zucca. Costantino Saru è un pastore sardo che in una sola notte vede distrutto dalle fiamme l’agriturismo (il suo nome è nel titolo del film presentato a Venezia) che il figlio Mario e la nuora tedesca l’avevano convinto a costruire. Costruzioni e animali, tutto è andato perduto, anche Mario è morto. Per Costantino l’impegno di quella nuova esistenza era entrato a far parte della propria vita, per i congiunti ogni cosa aveva soltanto il sapore della scommessa, del gioco da mostrare ai turisti. Al mattino, un violento temporale ha spento definitivamente l’incendio e all’arrivo del magistrato arrivato per indagare e rendersi conto delle cause di quell’intera distruzione, l’uomo racconterà come si sia giunti a quella notte. Durata 128 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

Chiamate un dottore! – Commedia. Regia di Tristan Seguela, con Michel Blanc e Hakim Jemili. Serge, un medico parigino chiamato spesso nel cuore della notte, non ha un passato irreprensibile e su di lui pesa la minaccia della radiazione dall’ordine. La notte di Natale viene chiamato, rimasto unico medico di guardia, si ritrova a coprire ogni emergenza, anche la chiamata di Rose, una donna che non vorrebbe incontrare. Arrivato a casa sua incrocia Malek, un giovane fattorino, simpatico e sveglio, e lo prega di prendere il suo posto. La notte sarà lunga da trascorrere. Durata 90 minuti. (Due giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Groucho, Reposi sala 5, The Space Parco Dora sala 7)

Cosa resta della rivoluzione – Commedia. Regia di Judith Davis, con Malik Zidi e Judith Davis. Fare i conti con il mondo di ieri, con una “vita” che in qualche modo abbiamo attraversato. Con il mondo di ieri, anche se non lo abbiamo incrociato direttamente. È il dramma di Angèle, arrivata anagraficamente tardi sui terreni sempre scivolosi del Sessantotto (in questo caso francese: forse i più intellettualmente impervi tra tutti), oggi giovane urbanista licenziata da uno studio che certo preferisce mettere al suo posto un giovane stagista sprovveduto e sottopagato. Schiavizzato, in una parola, e Angèle schiavizzata non lo è mai stata. Figlia di una coppia ormai scoppiata di attivisti, il suo ideale è riafferrare quegli ideali nello scopo di ricostruire quel mondo migliore cui i genitori avevano guardato: la madre ha abbandonato ogni tipo di lotta per richiudersi in campagna e la sorella s’è trasformata nel mondo degli affari; soltanto il padre è ancora intimamente legato alle idee di un tempo, agli intenti, alle promesse. E per Angèle è un esempio, l’ultimo esempio rimastole. Nelle aspirazioni e nella lotta che la ragazza vuol far rivivere, non è però spazio per un angolo d’amore. Durata 88 minuti. (Centrale, Fratelli Marx sala Harpo)

 

Crescendo – Drammatico. Regia di Dror Zahavi, con Peter Simonischek e Daniel Donskoy. Un celebre direttore d’orchestra viene incaricato di formare un’orchestra di ragazzi israelo-palestinesi, che di lì a pochissimo tempo dovrà esibirsi in occasione dei negoziati di pace tra i due paesi. Sarà difficile all’inizio superare i pregiudizi che da anni attraversano i due popoli, le difficoltà per l’idealista Sporck saranno molte e a tratti insormontabili: ma saprà trovare lo spazio comune che è la musica, capace di avvicinare quei ragazzi che credono soltanto nelle loro culture, lontane le une dalle altre. Durata 102 minuti. (Romano sala 3)

 

Ema – Drammatico. Regia di Paolo Larrain, con Mariana Di Girolamo e Gael Garcia Bernal. Ema, giovane ballerina, decide di separarsi da Gastòn dopo aver rinunciato a Polo, il figlio che avevano adottato ma che non sono stati in grado di crescere. Per le strade della città portuale di Valparaiso, la ragazza va alla ricerca disperata di storie d’amore che l’aiutino a superare il senso di colpa. Ma Ema ha anche un piano segreto per riprendersi tutto ciò che ha perduto. Durata 107 minuti. (Classico)

 

Little Joe –  Drammatico. Regia di Jessica Hausner, con Emily Beecham e Ben Whishaw. Alice lavora in un laboratorio botanico dove si progettano nuove specie di vita vegetale. Con alcuni colleghi ha creato un nuovo fiore bellissimo alla vista e dalle notevoli qualità terapeutiche: se conservato infatti in un’atmosfera confortevole e trattato con affetto, è in grado di migliorare la vita di chi lo possiede. Preoccupata per il suo rapporto con il figlio adolescente Joe, Alice porta a casa uno dei fiori e gli dà il nome di Little Joe. Poco alla volta l’umore del ragazzino muta imn maniera inquietante e così quello dei colleghi di Alice, che si convince sempre più che Little Joe sia in grado di manipolare la mente umana. Durata 105 minuti. (Greenwich sala 3)

 

Il meglio deve ancora venire – Commedia drammatica. Regia di Alexandre de la Patetellière e Matthieu Delaporte, con Fabrice Luchini e Patrick Bruel. Arthur e Cesar  coltivano un’amicizia che risale ai tempi dell’infanzia, bella e solida pur essendo di carattere completamente opposto: tanto Arthur è mite e timido quanto Cesar è allegro e sciupafemmine. Un giorno Arthur, che è medico, ritira alcune analisi fatte dall’amico scoprendo che Cesar è stato colpito da un tumore incurabile: non trova il coraggio di comunicarglielo. Tuttavia, per un equivoco, è Cesar ad essere convinto che il malato sia Arthur e che per lui resti poco tempo da vivere. Decidono entrambi di trascorrere un po’ di tempo insieme e partono per una vacanza. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 2, Eliseo Rosso, Romano sala 2, The Space Parco Dora sala 6, The Space Le Fornaci sala 1 e 3, Uci Lingotto sala 8)

 

Miss Marx – Commedia. Regia di Susanna Nicchiarelli, con Romola Garai e Patrick Kennedy. La storia della figlia minore dell’autore del “Capitale”, Eleanor, della sua indipendenza, della sua allegria, delle sue passioni, della sua collaborazione con il padre, del suo amore per il teatro (una passione per Shakespeare che citava a memoria, mise in scena l’ibseniana “Casa di bambole” e fornì la prima traduzione inglese di “Madame Bovary”). Una delle prime donne ad essersi avvicinata in pieno Ottocento ai temi del socialismo e dell’emancipazione femminile. Innamoratasi perdutamente di Edward Alling, un attivista con cui condivise passione politica e letteraria, quando scoprì che l’uomo, malato, aveva sposato di nascosto una giovane attrice, per il dolore si suicidò, a soli 43 anni. Durata 102 minuti. (Ambrosio sala 1, Eliseo Grande, Romano sala 1, The Space Parco Dora sala 3, The Space Parco Dora sala 9, Uci Lingotto sala 1 e 3)

Il primo anno – Commedia drammatica. Regia di Thomas Lilti, con Vincent Lacoste e William Lebghil. Antoine inizia per la terza volta il primo anno del corso di medicina, Benjamin, figlio di un medico, è al suo rimo tentativo. La strada dell’affermazione non è facile, in un ambiente estremamente competitivo, tra notti dedicate allo studio e nella consapevolezza di quanti altri ragazzi come loro vogliano intraprendere la stessa strada e di quanto pochi siano i posti a disposizione. Si tratta di trovare la forza e il coraggio per affrontare il presente e costruire un solido futuro. Segnalato dal Sindacato Nazionale Critici: “Attraverso l’emozione e il rispetto per i suoi personaggi, il film riesce nell’impresa – mai facile – di raccontare il sacrificio di moltissimi giovani che si avvicinano all’istruzione superiore. Una commedia intelligente e vivacissima, sfaccettata e divertente che omaggia la centralità della scuola nella società contemporanea con sguardo che evita banalità e luoghi comuni”. Durata 92 minuti. (Greenwich Village sala 2 e 3)

 

Non odiare – Drammatico. Regia di Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann e Sara Serraiocco. Simone Segre è un medico triestino, di origine ebraica. Un giorno si trova a soccorrere un uomo, vittima di un incidente stradale: quando tuttavia scopre una svastica tatuata sul petto dell’uomo decide di non prestargli soccorso. L’uomo muore, nessuno è testimone dell’accaduto. Rimangono i sensi di colpa. Simone decide di rintracciare la famiglia della vittima, ne fa parte anche un ragazzo, che coltiva aspre idee di neonazista. Opera prima presentata alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Durata 90 minuti. (Massaua, The Space Borgo Dora sala 5, Uci Lingotto sala 2, The Space Le Fornaci sala 5)

 

Notturno – Documentario, drammatico. Regia di Gianfranco Rosi. Tre anni di ricerche e di girato, uno sguardo sul Medio Oriente, l’umanità di quei luoghi come interprete principale di quei panorami, la guerra e i disperati, la Siria ma anche il Libano, l’Iraq, il Kurdistan, gli invasori e gli occupanti che mutano di occasione in occasione, i bambini, abbandonati a se stessi, che mostrano i loro disegni ma anche i segni delle torture che i genitori hanno subito, lo spettacolo teatrale messo in scena dai pazienti di un ospedale psichiatrico, la madre che va in visita alla prigione dove il figlio è stato torturato e ucciso. Immagini che Rosi cattura e che rende in un realismo assoluto. Durata 96 minuti. (Massimo sala Cabiria, Nazionale sala 2)

 

Le sorelle Macaluso – Drammatico. Regia di Emma Dante, con Donatella Finocchiaro. La drammaturga e regista, al suo secondo appuntamento con il cinema (dopo “Via Castellana Bandiera”, applaudito a Venezia sette anni fa), porta sullo schermo il testo che è stato uno dei successi delle passate stagioni teatrali, riducendo i personaggi e trovando nuove suggestioni con la macchina da presa. Un film al femminile, gli uomini sono banditi. Una famiglia in una Palermo decadente, una casa antica con la sua piccionaia chiusa al piano più alto, una gita al mare in una giornata di sole che si tramuterà in tragedia e la vita di ognuna ne rimarrà imprigionata. Soltanto donne, viste e rappresentate nelle loro tre diverse età, l’infanzia l’età di mezzo e la vecchiaia, fatte di vita e di morte, tra sogni e ricordi. Durata 100 minuti. (Massimo sala Rondolino, Nazionale sala 1)

 

Tenet – Drammatico. Regia di Christopher Nolan, con John David Washington, Robert Pattinson, Michael Caine e Kenneth Branagh. Ultima fatica del regista di “Inception”, roboante, misteriosa e confusa, capace con stupida necessità di negarsi alla comprensione dello spettatore, fitta di lampi misteriosi fin dal dialogo, di sovrapposizioni e sdoppiamenti inconcludenti, di confusioni tra passato e futuro, fatta di un presente che certo non chiarisce. In un futuro più o meno lontano, all’alba di una minacciata terza guerra mondiale, l’umanità è sull’orlo della più completa distruzione: l’anonimo Protagonista, catapultandosi per il mondo attraverso i più diversi scenari, dovrà vedersela con il più raffinato e agguerrito spionaggio internazionale, soprattutto con l’oligarca russo Andrei Sator, tentando con l’aiuto di misteriosi segni di scongiurare il pericolo che si sta avvicinando. Durata 146 minuti. (Ambrosio V.O., Massaua, Eliseo Blu, Greenwich Village sala 1, Ideal, Lux sala 2 e 3, Reposi sala 3, The Space Parco Dora sala 1, 2, 7, 8, Uci Lingotto sala 3, 5, 9)

Una intima convinzione – Drammatico. Regia di Antoine Raimbault, con Marina Foïs e Olivier Gourmet. Nora ha presenziato al processo di Jacques Viguier, accusato dell’omicidio della moglie, ed è tuttora convinto della sua innocenza. Temendo un errore giudiziario, convince un principe del foro ad assumerne la difesa nel processo d’appello. Mentre l’imputato ha i giorni e le speranze sempre più contati, la ricerca della verità da parte di Nora si trasforma in un’ossessione. Durata 110 minuti. (Greenwich Village sala 2)

 

 

 

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