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La Biblioteca Reale, cuore del patrimonio artistico di Torino

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Biblioteca Reale

Articolo a cura di Somewhere Tour & Events

La Biblioteca Reale di Torino è una delle più importanti istituzioni culturali della città, fa parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude ed è iscritto alla Lista del Patrimonio dell’umanità dal 1997. Si trova nel cuore del Palazzo Reale di Torino e ne custodisce tutto il patrimonio artistico. La biblioteca attualmente conserva circa 200.000 volumi a stampa, 4.500 manoscritti, 3.055 disegni, 187 incunaboli, 5.019 cinquecentine, 20.987 opuscoli, 1.500 pergamene, 1.112 periodici, 400 album fotografici e numerose incisioni e carte geografiche.

La storia della Biblioteca Reale di Torino

Fu istituita nel 1831 dal Re Carlo Alberto. A seguito della donazione di Vittorio Amedeo II all’Università di Torino e delle spoliazioni dell’età napoleonica, il Re incaricò il conte Michele Saverio Provana del Sabbione di raccogliere quanto rimasto del patrimonio librario a Palazzo Reale. Carlo Alberto decise quindi di ampliare la biblioteca di corte con l’inserimento di volumi della sua raccolta personale ed altri volumi acquistati presso gli antiquari di tutta Europa. A questo scopo, il Re incaricò una ristretta cerchia di collaboratori che intrapresero numerosi viaggi di ricerca all’estero, per aggiornarsi sui progressi delle lettere, delle scienze e delle arti. Nel corso di questi viaggi vennero raccolti documenti sulla storia dei domini di Casa Savoia e opere particolari per la loro rarità o bellezza: la Biblioteca si arricchì così di preziosi volumi, libri antichi e codici miniati.

Nel 1839 Carlo Alberto acquistò dal collezionista Giovanni Volpato una raccolta di disegni dal Quattrocento al Settecento di grandi maestri italiani e stranieri, fra i quali Michelangelo, Raffaello, Rembrandt e Leonardo da Vinci. Tra questi, il cimelio più importante è costituito dall’Autoritratto di Leonardo da Vinci custodito ancora oggi in un reparto sotterraneo della biblioteca.

Nel 1840 la biblioteca possedeva già 30.000 volumi, tutti di notevole valore. La crescita del patrimonio comportò la sua sistemazione nell’ala sottostante alla Galleria del Beaumont. Tuttavia, la crescita dell’istituzione rallentò con la salita al trono di Vittorio Emanuele II, poco sensibile alla cura dei beni librari, e con lo spostamento della capitale dapprima a Firenze e poi a Roma. I sovrani comunque continuarono ad inviare a Torino i libri ricevuti in omaggio. Un’importante acquisizione si determinò attraverso il dono del codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci da parte del conte Teodoro Sabachnikoff.

Annessa ai Musei Reali nel 2016

Con l’avvento della Repubblica ci fu il passaggio allo Stato dei beni di Casa Savoia tra cui anche la Biblioteca Reale che divenne una biblioteca pubblica statale. Dal 2016 è Istituto annesso ai Musei Reali di Torino.

Leonardo da Vinci, in particolare, ha ricoperto e ricopre tutt’ora un ruolo importante per la Biblioteca poiché questa possiede attualmente 13 fogli autografi del ‘Genio del Rinascimento’ tra cui il Codice sul volo degli Uccelli, l’Autoritratto, il Volto dell’Angelo, e il disegno preparatorio per la Vergine delle Rocce conservata al Louvre. Nel 1998 è stata realizzata la Sala Leonardo con il contributo della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino. In questa viene esposto a rotazione il prezioso materiale bibliografico e storico-artistico, secondo una precisa politica di valorizzazione del patrimonio posseduto.

Scoprite il Genio del Rinascimento alla Biblioteca Reale di Torino

ScattoTorino e Il Torinese raccontano i protagonisti della Città

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Torino - ScattoTorino e Il Torinese

ScattoTorino e Il Torinese in partnership per raccontare i protagonisti della Città. 

Imprenditrice, ideatrice del progetto Myb e profondamente convinta del valore delle sinergie, Carole Allamandi ama Torino al punto da volerle rendere omaggio attraverso un blog che è nato due anni fa e che sta riscuotendo grande attenzione da parte dei lettori. Cristiano Bussola, direttore responsabile di uno dei quotidiani di informazione online più seguiti, è da sempre un comunicatore attento a ciò che succede all’ombra della Mole, oltre che un uomo appassionato della propria città. Non stupisce quindi che i due professionisti abbiano deciso di collaborare per creare una partnership tra ScattoTorino e Il Torinese. Di cosa si tratta? Di una doppia vetrina che darà visibilità ai tanti personaggi intervistati su ScattoTorino, che ogni settimana saranno pubblicati anche su Il Torinese. Un modo per raccontare la città e i suoi protagonisti attraverso due canali di informazione referenziati, ma anche una dichiarazione d’amore verso Torino e verso chi, ogni giorno, lavora per migliorarla e farla conoscere al mondo.

Carole, qual è la mission di ScattoTorino?

ScattoTorino e IlTorinese partnership
Carole Allamandi, foto di Daniela Foresto

“ScattoTorino nasce nel 2018 con l’obiettivo di dare voce e far conoscere le eccellenze del nostro territorio. Il capoluogo è fulcro di start-up, ricerca, innovazione e tanti bellissimi progetti sono nati qui. Torino è epicentro di cultura, arte, scienza ed economia, ma soffre anche a causa del nostro understatement tipicamente piemontese, perché questo atteggiamento non consente di far conoscere ad un pubblico più ampio le capacità che permeano il tessuto socio-economico della città. In altre parole non siamo bravi a presentarci e a farci pubblicità e se valiamo dieci, comunichiamo otto… ScattoTorino vuole superare questa mentalità e raccontare le storie di donne e uomini che credono nel capoluogo, investono talento, energia e capitali per farlo crescere e rinnovare. Insomma, storie positive che possano essere di stimolo e di esempio per i giovani e per tutti coloro che, come noi, credono in questa bellissima città e lavorano quotidianamente con impegno e passione per regalarle un futuro migliore”.

Cristiano, quali sono i plus de Il Torinese?

ScattoTorino e IlTorinese partnership
Cristiano Bussola, foto di Paolo Siccardi

“Nel panorama affollato dell’editoria web Il Torinese, oltre a fornire tutte le notizie aggiornate su ciò che accade in città ogni giorno, dalla cronaca allo sport, cerca di differenziarsi rispetto agli altri giornali online puntando molto sull’approfondimento dei temi culturali ed economico-sociali. In che modo? Faccio qualche esempio. Alla grande mostra d’arte ospitata a Palazzo Madama piuttosto che alla Gam, o anche alla piccola esposizione di un pittore o di un fotografo meritevole di attenzione ma magari poco conosciuto, non ci limitiamo a dedicare un semplice e asettico comunicato: abbiamo scelto la strada dell’approfondimento attraverso interviste o comunque articoli di livello scritti da critici d’arte e da giornalisti del settore. Insomma, cerchiamo di offrire un prodotto giornalistico di qualità. Lo stesso dicasi per i protagonisti dell’economia, del lavoro o dell’innovazione: li vogliamo incontrare e conoscere di persona per poi proporli ai lettori.” 

Come è nata la partnership?

Carole Allamandi: “La partnership è nata grazie ad un’amica comune, che apprezza il format e la mission di ScattoTorino e che mi ha proposto un incontro con Cristiano per raccontarci, confrontarci e valutare se potevamo trovare dei punti di contatto. Fin da subito si è creato tra noi un buon feeling perché abbiamo capito di avere dei punti in comune: i motori che ci hanno spinto a dare vita a ScattoTorino e a Il Torinese sono stati la passione per il nostro lavoro e un autentico amore per la città. È stato quindi facile e immediato decidere di collaborare”.

 

Cristiano Bussola: “Questa collaborazione nasce da una comune visione: unire forze e progetti di chi come noi ama Torino, ampliando lo scambio di idee con le numerosissime altre persone, associazioni, aziende che desiderano fornire il proprio contributo di esperienza, cultura e professionalità per dare un futuro alla città”.

Le sinergie sono un plus?

Carole Allamandi: “Assolutamente sì! Sono una convinta sostenitrice dell’importanza di creare sinergie ed alleanze per crescere e realizzare progetti importanti. ScattoTorino fa parte di un progetto più ampio che si chiama MYB, ovvero Matching your Business, che ha come mission proprio quella di fare rete, realizzare sinergie e costruire alleanze per valorizzare le forze e le capacità dei singoli partner e creare nuove opportunità di business. A settembre del 2018 ho partecipato come relatrice al convegno L’Arte di Fare Rete organizzato dalla Fondazione Marisa Bellisario e in quell’occasione ho spiegato che per fare della rete una vera arte bisogna riuscire a cambiare il nostro punto di vista: per creare sinergie autentiche occorre avere un visione altruista, costruttiva e non egoista. Bisogna essere capaci di dare e non solo voler ricevere. Un atteggiamento aperto, il confronto, la condivisione di esperienze e di conoscenze sono gli elementi indispensabili per creare un vero scambio, uno spirito di gruppo e di squadra che può portarci a raggiungere risultati insperati. Insomma, insieme possiamo! E questo è esattamente lo spirito con cui è nata la collaborazione tra me e Cristiano”.

ScattoTorino e IlTorinese partnership

Cristiano Bussola: “Qualcuno disse una volta che la cosa più bella del lavoro di squadra è che hai sempre qualcuno dalla tua parte. Ed è altrettanto vero che per quanto siamo in grado, da soli, di ottenere risultati importanti, non saranno mai tanto rilevanti quanto quelli raggiungibili attraverso intelligenti sinergie. Condivido quindi totalmente lo spirito del “fare rete” che ispira ScattoTorino e sono convinto che la nostra collaborazione darà buoni frutti”.

Quali sono gli obiettivi di questa collaborazione?

Carole Allamandi: “L’obiettivo è raccontare le molte eccellenze del nostro territorio, aumentando la visibilità sul web e sui social delle interviste che andremo a realizzare, offrendo ai protagonisti una vetrina per presentare attività aziendali e progetti istituzionali e, per chi lo desidera, anche la possibilità di effettuare un servizio fotografico ad hoc e una video-intervista”.

Cristiano Bussola: “L’intento è quello di far crescere la nostra città. Crescere non è un processo incompatibile con il rispetto dell’ambiente o con la ricerca di una maggiore giustizia sociale. Anzi. Basta farlo con competenza e senso di responsabilità. Per questo c’è bisogno dell’unione di diverse esperienze. Creare sviluppo e benessere da distribuire alla collettività è quanto di più giusto, democratico ed equo si possa desiderare”.

Torino per voi è?

Carole Allamandi: “La mia città, dove vivo da sempre e che amo moltissimo. Una città che offre tanto dal punto di vista architettonico, culturale, enogastronomico e che è ancora a misura d’uomo, con grandi parchi e un bellissimo lungofiume dove rilassarsi e rigenerarsi. Ma anche un luogo di contrasti, che fa fatica a superare la sua identità di città operaia fortemente legata all’industria dell’automobile e che merita di essere maggiormente valorizzata e fatta conoscere perché ricca di iniziative e progetti che le possono permettere di fare il giusto scatto in avanti”.

Cristiano Bussola: “Torino è un laboratorio. È luogo di persone e di idee che da sempre si trasformano in realtà in tutti i campi. Dall’industria, all’innovazione, alla politica, alla cultura. È città d’arte e di prodotti di eccellenza. Il nostro augurio è che questa sua vocazione di laboratorio venga valorizzata e diventi sempre più, come fu in passato, patrimonio di tutto il Paese”. 

Un ricordo legato a Torino?

Carole Allamandi: “Il mio ricordo più forte è sicuramente quello legato alle Olimpiadi invernali del 2006, che per la città hanno rappresentato una grandiosa vetrina sul mondo e un autentico punto di svolta. Il fiume di persone che in quei giorni animava le vie del centro è un’immagine per me indelebile. L’entusiasmo e la passione hanno acceso il cuore di noi Torinesi e ci hanno fatto prendere coscienza del nostro valore, dal punto di vista organizzativo e turistico e da allora hanno fatto conoscere ed apprezzare Torino ad un pubblico più vasto, nazionale ed internazionale, rendendola una meta molto attraente per le tante opportunità e bellezze offerte dal nostro territorio.Un ricordo più intimo è l’immagine da cartolina che il capoluogo offre a chi come me al mattino scende dalla collina e gode di una vista mozzafiato sul centro della città con la Mole che svetta e il Coro Alpino a fare da cornice”.

ScattoTorino - panorama

Cristiano Bussola: “Sono tante le belle immagini che mi evocano momenti legati alla “mia” Torino. Ma voglio andare controcorrente e parlare di una pagina drammatica. Ricordo quando, ancora bambino, nell’autunno del 1977, passando da corso Re Umberto mia mamma, indicando un portone mi disse che proprio lì, pochi giorni prima le Brigate rosse avevano assassinato il giornalista Carlo Casalegno. Un ricordo che mi è restato davvero impresso e che mi fa riflettere, oggi, su quante cose siano cambiate. In meglio, naturalmente.  Torino ha sconfitto il periodo buio degli anni di piombo e, seppur tra mille difficoltà, ha saputo “reinventarsi”. Da città legata al suo storico brand industriale dell’auto, per contrastare la crisi economica ha puntato sul turismo, sulla cultura e sui prodotti di eccellenza del territorio. Grazie alle Olimpiadi invernali del 2006, a interventi come il recupero della Reggia di Venaria e iniziative come il Salone del Gusto, la città sabauda ha rivelato prima a sé stessa e poi al mondo la sua vera indole: Torino non è una città grigia e indolente, ma ricca di tradizione e di storia, di professionalità che hanno voglia di esprimersi. Questa è la città che Il Torinese e ScattoTorino vogliono raccontare”

Visita il sito ufficiale di ScattoTorino.

I boschi del Piemonte? Hanno un miliardo di alberi

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Boschi del Piemonte

Articolo a cura di IPLA – Istituto per le Piante da Legno e per l’Ambiente.

Quasi il 40% della superficie regionale è coperta da boschi che sono costituiti da quasi un miliardo di alberi. Numeri in crescita quelli dei boschi piemontesi che, come accade in tutto lo stivale, stanno riconquistando spazio a danno di aree agricole abbandonate nelle aree montane e collinari. La realtà è che in 35 anni l’estensione dei boschi in Piemonte è cresciuta di 280.000 ettari. 

Boschi del Piemonte, un po’ di numeri

Quel che è certo è che in pochi conoscono questa realtà e allora, grazie al lavoro dell’IPLA, diamo i numeri (nel senso buono s’intende).

I castagneti sono il bosco più diffuso. Occupano infatti il 22% del totale delle foreste regionali, seguono le faggete e i robinieti, rispettivamente con il 15% e il 12%. Le latifoglie, invece, dominano nettamente sulle conifere, vincendo la partita 84% a 16%. Queste superfici sono di proprietà privata per il 72% e pubblica per il 28%. Sulla proprietà privata, c’è una estrema frammentazione della proprietà che rende assai difficile la gestione dal punto di vista economico.

Ubicazione e problematiche

I boschi piemontesi sono soprattutto ubicati in aree montane (72%) mentre la restante parte è in collina (19%). Solo il 9% in pianura, dove il bosco planiziale è stato nei secoli sostituito dall’agricoltura intensiva, rimanendo sono in alcune aree a parco di eccezionale pregio naturale.

IPLA

Ad oggi, le maggiori problematiche si hanno a carico dei castagneti. Un’assenza di gestione di decenni sta provocando, in vaste aree, deperimenti importanti. Questa tipologia forestale non è presente in natura, ma è stata diffusa dall’uomo assai oltre le proprie potenzialità. Storicamente, il castagno ha rappresentato un sostegno insostituibile per le popolazioni rurali, per la fornitura di proteine e per il legname, per la paleria e per la produzione di tannino.

Oggi l’abbandono di queste attività, relegate a territori assai meno vasti, hanno lasciato senza gestione quasi 200.000 ettari di castagneti che vedono la specie in difficoltà, con un collasso repentino del bosco segnato da morie diffuse in alcune aree e graduale transizione ad altre tipologie forestali in altre.

I boschi sono indispensabili

I boschi non hanno bisogno dell’uomo ma sono indispensabili all’uomo per i servizi ecosistemici che svolgono. Di cosa parliamo? Parliamo della protezione del territorio da pericoli naturali come valanghe, cadute di massi e frane superficiali, di dissesti di varia natura fino alle colate di fango. Parliamo di protezione dall’erosione del suolo e di regolamentazione del flusso delle acque. Parliamo della potenzialità di mitigazione del clima, con l’assorbimento di anidride carbonica e della liberazione di ossigeno grazie alla fotosintesi clorofilliana.

Quanta anidride carbonica assorbono i boschi del Piemonte?

Ogni anno i boschi piemontesi assorbono 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Basta pensare a questo per rendersi conto dell’importanza del mantenimento in salute di queste superfici, spesso considerate a torto “marginali”. Il tutto senza considerare la funzione essenziale che svolgono nella protezione e nell’incremento della biodiversità. Solo in Piemonte nidificano oltre 100 specie di uccelli e vivono 60 specie di animali di interesse comunitario.

Una fonte economica

Su questo milione di ettari dobbiamo attuare politiche di protezione e di utilizzo sostenibile delle risorse, perché i boschi sono anche una fonte economica per aree dove lo spopolamento ha modificato completamente le società rurali. Ecco allora che nella nostra regione possiamo trovare una via per costruire una economia montana basata proprio sulle foreste. E’ per questo che oggi ci sono 4000 boscaioli qualificati in piemonte, 600 ditte boschive, 900 tecnici forestali iscritti agli ordini professionali e 500 operai forestali. Qualcuno potrebbe aver da ridire sul rischio di depauperamento; in realtà sta accadendo l’esatto contrario.

Boschi del Piemonte

Ad oggi in Piemonte si prelevano dai boschi poco più di 1 milione di metri cubi di legno che rappresentano un quinto dell’accrescimento complessivo annuale delle foreste piemontesi. Stiamo in sostanza utilizzando ogni anno solo una piccola parte degli interessi (l’accrescimento) che produce il capitale (i boschi presenti).
Come sempre lo strumento principale per pianificare e gestire in modo corretto è la conoscenza. Per questo l’IPLA, da oltre 40 anni, lavora al servizio delle politiche forestali della Regione Piemonte.

Maggiori dettagli a questo link.

Qual è il significato della parola “bataclan” in piemontese?

in Rubriche
Torino Centro Studi Piemontesi Bataclan

Rubrica a cura di Centro Studi Piemontesi

Bataclan. Parola divenuta tristemente famosa per la strage del 2015 nel noto locale di Parigi.

In piemontese la parola indica chiasso, tafferuglio. Nel REP (Repertorio Etimologico Piemontese, a cura di Anna Cornagliotti, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015) è indicato come “bagaglio ingombrante o ridicolo”: francesismo di origine incerta, “forse di formazione onomatopeica, da una base esprimente il rumore di oggetti che cadono…”.

 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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L’uscita della Gran Bretagna dalla UE – Il coronavirus – Libia 1970 – Taglio parlamentari, il No dell’associazione Pannella – Lettere 

L’uscita della Gran Bretagna dalla UE

Non è una notizia entusiasmante se non per chi non ha mai creduto all’Europa. E’ una notizia molto triste per chi, malgrado tutto, resta europeista. La mia generazione ha amato l’Europa unita ed ha contribuito con passione alla sua realizzazione . I potentati economici e finanziari hanno stravolto l’ Europa nata dai Patti di Roma. L’ Inghilterra non è mai stata autenticamente europeista ,come invece  lo fu Churchill, non aderì all’euro, tenendosi la sterlina. Per questo può uscire dall’EU con maggiore facilità. Non credo che sia un bene per gli Inglesi indebolire l’Europa, anche se l’attuale EU non può trovare il consenso neppure degli europeisti della seconda ora, se non della prima, come chi scrive.

Si vanifica un sogno. Ma i problemi dell’Inghilterra, dall’Irlanda alla Scozia, restano. Il referendum ha stabilito il distacco, ma esso si è rivelato uno strumento grezzo di democrazia con il suo sì ed il suo no, perché la Brexit andava affrontata in modo più articolato. E’ un avvertimento molto forte all’EU, anche se l’euro impedirà quasi sicuramente  altri  abbandoni. Anche in Italia gli europeisti sono calati di numero e i vecchi hanno perso gli entusiasmi e quasi non si sentono più nel dibattito pubblico. Il MFE e’ quasi inesistente almeno in Italia.  Questo è un giorno triste, ripeto, e le feste in cui gli Inglesi hanno dimostrato giubilo rivelano il ritorno di un nazionalismo pericoloso  e incompatibile con l’idea stessa di Europa, come avrebbe detto Federico Chabod. L’Europa è stato e continua ad essere un grande, se non unico, antidoto alle guerre.

Il coronavirus

La diffusione dell’epidemia in Cina e le false notizie almeno iniziali sulla sua diffusione nel Paese rivelano che un regime totalitario come la Cina può occultare le notizie , creando un grave danno agli altri Paesi. La Cina è un Paese fortemente industrializzato ma con strutture mediche e modi di vita e di alimentazione molto arretrati in cui la salute dei cinesi è assai poco considerata. La trasparenza non è certo una caratteristica della Cina, come non lo fu dell’ URSS davanti alla tragedia atomica di Cernobyl di cui neppure oggi conosciamo le vere conseguenze. Il coronavirus può essere una grave minaccia anche per il nostro Paese dove esistono numerose comunità cinesi integrate , ma anche  piuttosto opache come quella di Prato, ad esempio. Il Governo Italiano finora ha assunto provvedimenti un po’ tardivi, ma condivisibili.  Io non ho fiducia né in Conte , né in Di Maio né in Speranza che sono dei dilettanti impreparati, ma  questo non è il momento degli attacchi alla Salvini. Gli Italiani devono restare uniti e disciplinati. Certo in questo clima  di paura il Governo, se saprà ben operare, e da italiano, non posso non augurarmelo,  uscirà rafforzato. Se disgraziatamente fallirà, scriverà con le sue mani la parola fine. Non dimentichiamo, tra l’altro, le gravi ricadute sul turismo e sul commercio che determineranno l’assenza di turisti cinesi in Italia.

Libia 1970

Ricorrono cinquant’anni da quando gli Italiani di Libia vennero cacciati e ad essi vennero sequestrati tutti i beni da parte del colonnello Gheddafi. Una pagina nera di storia italiana con un ministro degli Esteri come Aldo Moro che non seppe o non volle difendere i legittimi interessi degli Italiani di Libia .Non rivelò  certo le doti di statista che gli vennero attribuite dopo la morte atroce   ad opera delle Br . Nella trasmissione” Rai Storia” Paolo Mieli, invece di dire che gli Italiani vennero cacciati , ha usato l’espressione falsa <<partirono>>, come se si fossero trasferiti in Italia di loro volontà .e il vecchio Sergio Romano ha incredibilmente finito per giustificare Gheddafi. Un’altra verità su quella tragica storia è che nell’Italia porca dei contestatori sessantottini e dei sindacalisti  reduci  dell’autunno caldo, i profughi vennero accolti in Italia  con le grida scomposte di << fascisti e colonialisti>>. Accadde qualcosa di simile a quello a cui  dovettero sottostare gli esuli dell’Istria , Dalmazia e Fiume dopo il 1947. Due vergogne nazionali  Si tratta di una pagina di storia presto dimenticata che riemerge ancora  oggi a fatica . La colpa degli espulsi dalla Libia viene addossata a Mussolini e al regime fascista , mentre gli Italiani di Libia vivevano e lavoravano pacificamente a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale . Anche la condanna in blocco del regime coloniale italiano  senza distinguo è sbagliata , perché il  Governo di Italo Balbo fu illuminato, come riconosce perfino “Rai Storia”, malgrado faccia sue le vulgate dell’ex fascista Del Boca  che ha scritto infamie sul regime coloniale  italiano.Gli Italiani in Africa portarono anche scuole, ospedali, strade, case. Gli Italiani portarono anche benessere  e non furono mai  rapaci  come gli inglesi. Alla fine lasciarono un buon ricordo di se’.

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Taglio parlamentari, il No dell’associazione Pannella

Sabato mattina per iniziativa dell’ associazione “Marco Pannella” di Torino ha mosso i primi passi il coordinamento per il No al referendum confermativo del taglio dei parlamentari  che si terrà il 26 marzo. Una data troppo vicina, scelta del governo con finalità partigiane, per soffocare e ridurre al minimo  i tempi di un  adeguato ed ampio dibattito nel Paese. I giornali del tema referendario non parlano affatto e si da’ per scontata  l’approvazione di una legge non inserita in quadro di cambiamento  costituzionale come sarebbe stato invece  necessario. Un provvedimento populista e giacobino per accontentare il popolino e per dare un colpo a quella casta, inventata da Stella e socio  per delegittimare e infangare  la politica, partendo da  eclatanti casi particolari. Su questo tema le sardine sono mute come dei veri  pesci. Eppure dovrebbe  nascere un dibattito, anche se troppi che hanno votato per il taglio grillino,  hanno di fatto  svenduto le loro opinioni e contraddetto il loro voto precedente.Andrebbe aperta una discussione ampia sugli effetti del taglio in termini di rappresentatività territoriale. Le spese per il funzionamento della democrazia parlamentare non vanno confuse con quelle per la politica ,come hanno lasciato intendere demagogicamente  i grillini e i loro alleati di governo. Anche i leghisti hanno votato per il taglio ,dimostrando il loro evidente  populismo . Il referendum può essere l’occasione per riflettere sul futuro della sempre più vacillante democrazia liberale italiana.

Lettere  scrivere a quaglieni@gmail.com

Il Salone di Torino 

Una intervista al “ Corriere della Sera”, Riccardo Franco Levi, Presidente degli Editori, ha parlato di Salone nazionale del Libro di Torino. Ma non era Internazionale ?      Ugo Zito 

Ha detto bene  Levi ,definendolo Nazionale perché Internazionale lo fu solo di nome, ma non di fatto. Non basta invitare un Paese straniero per diventare internazionali . Ci vorrebbero editori stranieri che non ci sono mai stati come ci sono invece alla Fiera  di Francoforte. Noi, in compenso, siamo tutti concentrati a cacciare Altaforte, rasentando il ridicolo e dimostrando un tasso di faziosità incompatibile con i libri e la cultura. In questo senso siamo davvero nazionali…

 

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La Cavallerizza

I Grillini non vogliono la Compagnia di San Paolo alla Cavallerizza. Fanno bene o fanno male ?    Bice Campini

Fanno benissimo. La Compagnia ha già dato pessima prova di sé con il Polo del 900, una realtà a senso unico in termini politici.  Con un nuovo polo la Compagnia vuole egemonizzare anche la Cavallerizza che deve restare patrimonio pubblico. Per una volta do ragione ai Grillini.

Cronaca di una morte annunciata

in Cosa succede in città/Rubriche

PAROLE ROSSE di Roberto Placido   La storia si ripete, sempre uguale nella sua diversità. Nel senso che rivedo gli stessi errori compiuti nel passato, recente

La storia in questione sono le manovre, partite da tempo, per le elezioni amministrative del 2021 che decideranno anche il nuovo Sindaco della città di Torino. Tralasciando il giudizio sull’attuale amministrazione, ne abbiamo già parlato e torneremo a parlarne, sulla quale si esprimeranno i torinesi nell’unico giudizio che conta, quello elettorale, osservo quanto succede tra gli “addetti ai lavori” o presunti tali. Le schermaglie tra gli aspiranti candidati nel principale partito del centrosinistra, il Partito Democratico, sono partite da tempo, senza una regia anzi, uno contro l’altro armati. L’epilogo non potrà che portare ad una candidatura esterna a quel partito ed ai partiti in generale. La morte a cui mi riferisco nel titolo, utilizzando quel grande libro di Gabriel Garcia Marquez, è appunto quella dei candidati di partito e del PD (Partito Democratico) in particolare.

Viene fuori chiaramente la mancanza di una leadership, di un progetto comune da proporre alla ipotetica coalizione, ai torinesi, alla città. Si ripete quanto successe nel 2011 dove i tre più quotati candidati di allora non riuscendo a fare sintesi aprirono la strada all’arrivo ed alla candidatura di quel Piero Fassino con i risultati sia amministrativi che elettorali che tutti conoscono. Allora le divisioni locali favorirono il partito nazionale che voleva sbarazzarsi di un ex segretario nazionale ingombrante e lo stesso che pensava di utilizzare la candidatura come trampolino di lancio per altre opportunità non avendo grande interesse a restare a Torino. Ora le divisioni e la debolezza dei partiti, sia di chi è all’opposizione, il PD, che di chi guida l’amministrazione cittadina, il Sindaco Chiara Appendino, aiutano ad andare verso una soluzione che taglia fuori tutti i pretendenti e va verso una candidatura esterna.

La collaborazione nel governo nazionale e la frantumazione del Movimento cinque stelle fa il resto. Quindi tutto deciso? Non è detto. Come al solito tendono a fare i conti senza l’oste che in questo caso sono i cittadini torinesi, la coalizione di centro e cosa potrebbe sorgere o restare esclusa da un’operazione del genere. Per quanto riguarda la coalizione di centro destra, argomento che merito un ragionamento a se stante, per la prima volta ha l’occasione straordinaria di potere vincere le elezioni amministrative in quello che una volta era, per il centro sinistra, il “villaggio di Asterix”, Torino.

Orto fritto, la ricetta gluten free de La Cuoca Insolita

in Rubriche
Orto Fritto

Articolo a cura de La Cuoca Insolita.

A Torino l’aperitivo è irrinunciabile. Buonissimo. Però spesso si propongono molte cose a base di pane, pasta e focacce. I fritti sono spesso a base di patate, o riso, e come se non bastasse tante volte sono ripieni di carne, formaggio e salumi. Verdura? Poca. Per chi non vuole rinunciare agli aperitivi e alla frittura, ma tiene alla linea, c’è una soluzione: friggere la verdura e renderla poco unta. In autunno si cominciano a trovare i broccoli e il cavolo nero, per esempio. La forza di questa ricetta sta in più cose: la prima è che è incredibilmente croccante come le patatine, la seconda è che questa croccantezza resta per ore (anzi, anche un giorno intero), la terza è che è gluten free e fatta con la farina integrale

 

Tempi: Preparazione (15 min); Cottura (15 min);
Attrezzatura necessaria: Contenitore rotondo a bordi alti, frusta, tagliere e coltello a lama liscia,  casseruola a bordi alti per friggere, schiumarola, carta assorbente. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure farete più in fretta a preparare le carote.
Difficoltà (da 1 a 3): 1
Costo totale: 3,55 € 

Orto fritto, ingredienti per 4 persone

Per la pastella

  • Farina di riso bianca – 100 g
  • Farina di riso integrale – 100 g
  • Acqua gasata fredda – 300 ml 

Per friggere 

  • Olio di arachidi – 1 L

Verdure autunnali da friggere 

  • Carote grandi – circa 2 (200 g)
  • Broccoli – 1 intero (350 g) 
  • Cavolo nero – 3 foglie (100 g)
  • Sale fino integrale di Sicilia – 1 cucchiaino (4 g)

Perché questa ricetta?

  • La frittura fa preservare l’80% della vitamina C dei broccoli e del cavolo nero! La vitamina C è un potente antiossidante. In 100 g di broccoli c’è più Vitamina C che in 100 g di arance o di limoni! La crosticina che si forma sulla frittura protegge la verdura dal contatto con l’ossigeno, mantenendo quindi le proprietà antiossidanti della vitamina C! 
  • La farina di riso assorbe poco olio (per 100 g di orto fritto, solo 125 Kcal e 6,5 g di grassi).
  • Una porzione di frittura contiene il 25% circa della RDA della quantità di fibre. Alle quelle delle verdure infatti, si aggiungono le fibre della farina di riso integrale.
  • L’olio di arachidi, insieme all’olio extra vergine di oliva, è molto adatto all’uso in frittura perché resiste bene alle alte temperature (massimo 170-175° C), limitando quindi la produzione di sostanze dannose alla salute.  

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

 

Orto Fritto

FASE 1: LA PREPARAZIONE DELLE VERDURE

Lavate e asciugate molto bene le verdure prima di immergerle nella pastella, altrimenti l’olio fritto schizzerà molto. Pelate le carote e tagliatele in due o tre parti per avere dei pezzi di circa 7-8 cm. Poi affettatele per lungo, con uno spessore di circa 3-4 mm. Se avete un’affettatrice o una mandolina taglia-verdure sarà più facile avere delle fette regolari. Più sottili saranno le fettine, meglio sarà per avere una frittura croccante. Preparate i broccoli a piccoli tocchetti, grossi come una noce al massimo (il gambo di ogni pezzetto deve essere molto sottile). Tagliate il cavolo nero a piccoli rettangoli (circa 5 cm di lato). Asportate la parte centrale della foglia dove è troppo spessa, altrimenti resterà troppo dura anche dopo la frittura. Spelate lo zenzero e….

FASE 2: LA PASTELLA

Pesate nel contenitore a bordi alti le due farine e miscelatele con l’acqua gasata (fredda di frigo). Mescolate con la frusta finché il composto diventa omogeneo. Non aggiungete sale.

FASE 3: LA FRITTURA

Intanto mettete l’olio a scaldare a fuoco abbastanza alto. Usate tutta la bottiglia di olio perché, se la verdura non è immersa bene nell’olio, impiegherà più tempo a friggere e quindi sarà più unta. L’olio non dovrà mai fumare (se avete un termometro, verificate che non si superi la temperatura di 170-175° C). Immergete nella pastella un tipo di verdura alla volta e provate ad affogarne un pezzo nell’olio: se inizia a sfrigolare è ora di iniziare a friggere! Immergete le verdure (in modo da riempire tutta la superficie della casseruola). Il tempo di cottura dei pezzi è di circa 3 minuti (girando una volta a metà cottura). Scolate con la schiumarola e posate su carta assorbente per eliminare l’olio in accesso. Salate da ogni lato.

FASE 4: TEMPI DI CONSERVAZIONE

Potete preparare la frittura anche il giorno prima e conservarla in frigorifero, in un contenitore chiuso. Rimarrà perfettamente croccante. Al momento di servire, potrete passare in forno a 100° C per un paio di minuti e sarà perfetta. Se invece la preparate solo qualche ora prima, potete anche conservarla a temperatura ambiente e non ci sarà neanche bisogno di scaldarla. 

Chi è La Cuoca Insolita?

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Il Piemonte all’avanguardia nel contrasto ai danni da ozono

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Articolo a cura di IPLA – Istituto per le piante da legno e per l’ambiente

IPLA, con un finanziamento europeo collabora a individuare tecniche selvicolturali per ridurre gli impatti in ambito forestale

L’ozono troposferico (strati bassi dell’atmosfera) è un inquinante “secondario”, cioè non viene immesso direttamente in atmosfera, ma si forma per reazioni catalizzate dalla radiazione solare con altri composti definiti “precursori”. Questi “precursori” di origine antropica sono dovuti all’inquinamento, ma hanno anche origine naturale (ossidi di azoto e composti organici volatili).

Sin dagli anni ’80 l’Europa è interessata dai danni da ozono. Ma è soltanto negli ultimi 20 anni che l’impatto potenziale dell’ozono è diventato oggetto di studio per i suoi effetti sulla vegetazione. L’ozono è un inquinante che, con il contributo dei venti, può essere trasportato anche ad elevate distanze rispetto ai luoghi di origine. E proprio nelle aree rurali e montane, dove si accumula, produce danni elevati.

Cosa sono i danni da ozono

Le concentrazioni dell’ozono presenti in atmosfera sono causa di numerosi effetti per la vegetazione. Tra questi: lesioni visibili sulle foglie, riduzione della crescita, e una sensibilità alterata a stress biotici ed abiotici. Si può concludere che l’aumento della concentrazione di ozono non solo ha un effetto negativo sulla produzione di legno (sono riportati decrementi fino al 10%). Tuttavia può anche portare ad avere condizioni ecologiche instabili, che possono tradursi in una minore capacità adattativa a nuovi stress nel futuro. Così, effetti a lungo termine possono indebolire la funzione degli ecosistemi forestali.

IPLA danni da ozono

E minare il loro ruolo nel bilancio idrico ed energetico, nella protezione del suolo contro l’erosione e nella copertura vegetazionale nelle aree aride. Alcuni tra gli impatti più incisivi sulle comunità di piante possono consistere in un cambiamento della composizione delle specie, in una diminuzione della biodiversità e in un cambiamento della composizione genetica, in particolare perché il Sud Europa possiede un gran numero di specie di piante endemiche.

IPLA monitora i danni da ozono

Il monitoraggio dei danni da ozono sulla vegetazione realizzato da IPLA rientra nel progetto Interreg Mitimpact, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Interreg Alcotra. Si tratta del quinto progetto che a partire dagli anni 2000 ha visto collaborare l’Istituto con l’ARPA Piemonte, il CNR e i partners francesi di GIEFS e GeographR. Il progetto si propone di quantificare i danni da ozono sulle foreste, di definire soglie di concentrazione del gas sostenibili e di proporre strategie per limitare e attenuare gli effetti. In Italia i rilievi, nell’ambito di 21 siti di monitoraggio collocati nei comuni di Demonte, Pontechianale e Pietraporzio in Provincia di Cuneo, hanno riguardato tre specie forestali target.

IPLA danni da ozono

Nello specifico faggio, pino cembro e pino silvestre. Il monitoraggio è stato effettuato per due anni consecutivi tra il 2018 e il 2019.  nel periodo compreso tra metà agosto e metà settembre, ha comportato l’analisi al microscopio di oltre 5000 foglie di faggio e di 31500 aghi di pino. Particolarmente elevato è risultato il danno su faggio mentre sui pini non si è evidenziato con altrettanta intensità. Tra le misure di mitigazione vi è sicuramente la riduzione dei gas inquinanti cosiddetti “precursori”. C’è anche la possibilità di attuare strategie di adattamento in particolare nella gestione forestale, favorendo le specie meno sensibili e più adatte ad affrontare un clima che in futuro sarà sempre più caldo e arido.

Chi si ricorda della “bota con la bija”?

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Parole Cose Storie

Per la rubrica Parole Cose Storie, a cura di Centro Studi Piemontesi

La bota con la bija/la biciclëtta. Mitica bottiglia della gaseus (la gazzosa), preparata “con acqua dolcificata e aromatizzata con essenze varie, nella quale era sciolta anidride carbonica, con chiusura a pressione mediante una pallina di vetro” (la bija!), incorporata nel collo della bottiglia.
(Domenio Musci, Còse ëd na vòlta, Torino, Il Punto/Piemonte in Bancarella, 2015).

 

Centro Studi Piemontesi 

Oligarchia Italia

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Di Roberto Placido  La legge elettorale Mattarella o Mattarellum prende il nome dal suo relatore, l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo il Referendum del 18 aprile del 1993 con l’approvazione avvenuta il 4 agosto dello stesso anno si passa da un sistema totalmente proporzionale, quello entrato in vigore don la nascita della Repubblica nel 1945, ad uno in prevalenza maggioritario

 

Per la Camera dei Deputati il 75% dei seggi viene determinato dai nuovi collegi elettorali con sistema maggioritario a turno unico ed il restante 25% proporzionale con liste bloccate. Per il Senato le stesse percentuali con il 25% recuperato proporzionalmente tra i più votati con un meccanismo di “scorporo”. Questo ibrido tra due sistemi con gli elettori, nella sostanza, privati della libertà di scegliere gli eletti, venne anche chiamato “Minotauro” in ricordo del mitologico mostro. Per finire uno sbarramento del 4% alla Camera. Così passammo, dopo quasi cinquant’anni, da un sistema elettorale ad un altro. Il Mattarellum restò in vigore fino al 2005 quando venne soppiantato con la legge Calderoli la 270 del 21 dicembre 2005 meglio conosciuta con il nome che il suo primo firmatario gli affibbiò, ritenendola una vera porcata, “Porcellum”. Nuova legge elettorale con premio di maggioranza a liste bloccate. Il Porcellum resistette, attraverso le elezioni politiche del 2006, 2008 e 2013, fino al gennaio del 2014 quando fu dichiarata, dalla Corte Costituzionale, parzialmente incostituzionale. Furono quindi apportate alcune modifiche, l’eliminazione del premio di maggioranza e la possibilità di esprimere un voto di preferenza. La nuova legge prese il nome di “Consultellum” e restò in vigore, senza essere praticamente utilizzata, fino al 1 luglio 2016, quando fu sostituita con “Italicum” per la Camera e fino al novembre 2017 per il Senato quando entrò in vigore il “Rosatellum”.

 

Anche l’Italicum, voluto da Matteo Renzi non entrò mai in vigore e fu dichiarata parzialmente illegittimo. Così si arriva al 2019 ed al provvedimento del taglio dei parlamentari, uno dei cavalli di battaglia del M5S, che passano da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori. Essendo, la riduzione dei parlamentari, una modifica della Costituzione, è possibile chiedere un Referendum confermativo da un quinto degli eletti della Camera dei Deputati o del Senato, cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Avendo raccolto le firme necessarie al senato il prossimo mese di marzo od aprile si dovrebbe svolgere il Referendum confermativo della riduzione degli eletti alla Camera ed al Senato. La riduzione del numero dei parlamentari comporta la necessità di modificare la legge elettorale in senso proporzionale per ridurre la soglia di accesso, che altrimenti, con il Rosatellum, sarebbe altissima con oltre il 20%, per l’elezione di un parlamentare. La costante che lega tutte le nuove leggi elettorali sono le liste bloccate o il sistema, spesso contorto e di difficile comprensione per i cittadini, per determinare gli eletti. Nella sostanza gli elettori sono stati espropriati della possibilità di scegliere gli eletti come fanno attraverso l’espressione della preferenza per le elezioni dei Consigli Circoscrizionali, dei Consigli Comunali, Consigli Regionali, per il Parlamento Europeo.

 

Sostenendo che il voto di preferenza spesso è sinonimo di malaffare per le elezioni politiche l’hanno di fatto eliminata portando nelle mani di sei o sette segretari nazionali di partito il potere di decidere e scegliere gli eletti. Creando la nuova figura dei parlamentari non scelti dal popolo al quale rispondono ma dai segretari di partito. Dei veri e propri “dipendenti”. Quando mai un parlamentare voterà in senso contrario a quanto gli è stato ordinato se la sua elezione dipende dal suo “capo” e non dai cittadini? Una delle conseguenze è un terribile abbassamento della qualità degli eletti con ripercussioni sul livello delle leggi e del funzionamento dei due rami parlamentari. Fino a quando non si ridarà il potere ai cittadini di scegliere chi eleggere noi vivremo in una democrazia indebolita, in una oligarchia. Voglio ricordare che la parola oligarchia, dal greco antico, significa letteralmente governo di pochi. Un regime politico, un governo, caratterizzato dal potere effettivo nelle mani di poche persone.

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