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Rubriche - page 18

Oggi al cinema

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Le trame Film nei cinema di Torino  A cura di Elio Rabbione

 

After 2 – Commedia. Regia di Roger Kumble, con Hero Fiennes e Josephine Langford. Secondo capitolo della scombussolata storia d’amore tra Tessa e Hardin, mentre già si parla nei corridoi di una terza e una quarta puntata. Finché il pubblico giovanile regge. I tumulti erano iniziati tra i due sin dall’inizio, poi lui le aveva dichiarato il proprio amore e tutto sembrava filare liscio: senonché Tessa aveva scoperto che Hardin aveva scommesso con gli amici di farla innamorare di sé. Ogni sogno era stato cancellato. Oggi, nuove sfide attendono i due ragazzi per tornare se possibile più uniti di prima, mentre qualcuno scomparso da tempo torna nella vita di Tessa: che inoltte non conosce ancora quali segreti nasconda il passato del ragazzo. Durata 105 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, The Space Parco Dora sala 8, The Space Le Fornaci sala 9, Uci Lingotto sala 4-5)

 

Chiamate un dottore! – Commedia. Regia di Tristan Seguela, con Michel Blanc e Hakim Jemili. Serge, un medico parigino chiamato spesso nel cuore della notte, non ha un passato irreprensibile e su di lui pesa la minaccia della radiazione dall’ordine. La notte di Natale viene chiamato, rimasto unico medico di guardia, si ritrova a coprire ogni emergenza, anche la chiamata di Rose, una donna che non vorrebbe incontrare. Arrivato a casa sua incrocia Malek, un giovane fattorino, simpatico e sveglio, e lo prega di prendere il suo posto. La notte sarà lunga da trascorrere. Durata 90 minuti. (Due giardini sala Ombrerosse, F.lli Marx sala Chico)

 

Crescendo – Drammatico. Regia di Dror Zahavi, con Peter Simonischek e Daniel Donskoy. Un celebre direttore d’orchestra viene incaricato di formare un’orchestra di ragazzi israelo-palestinesi, che di lì a pochissimo tempo dovrà esibirsi in occasione dei negoziati di pace tra i due paesi. Sarà difficile all’inizio superare i pregiudizi che da anni attraversano i due popoli, le difficoltà per l’idealista Sporck saranno molte e a tratti insormontabili: ma saprà trovare lo spazio comune che è la musica, capace di avvicinare quei ragazzi che credono soltanto nelle loro culture, lontane le une dalle altre. Durata 102 minuti. (Romano sala 3)

 

Ema – Drammatico. Regia di Paolo Larrain, con Mariana Di Girolamo e Gael Garcia Bernal. Ema, giovane ballerina, decide di separarsi da Gastòn dopo aver rinunciato a Polo, il figlio che avevano adottato ma che non sono stati in grado di crescere. Per le strade della città portuale di Valparaiso, la ragazza va alla ricerca disperata di storie d’amore che l’aiutino a superare il senso di colpa. Ma Ema ha anche un piano segreto per riprendersi tutto ciò che ha perduto. Durata 107 minuti. (Classico)

 

Endless – Drammatico. Regia di Scott Speer, con Alexandra Shipp e Nicholas Hamilton. Chris e Riley hanno caratteri completamente diversi, ma si amano. Lui vive per la sua motocicletta e odia il padre che lo ha abbandonato per costruirsi altrove una nuova famiglia, lei segue regolarmente i propri studi, con successo. Un incidente spezza la vita di Chris e Riley comincia a pensare che l’innamorato, da un aldilà non ben definito, voglia sempre più mettersi in contatto con lei, per non abbandonarla in modo definitivo. Sulle orme di “Ghost”. Durata 95 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 5, The Space Borgo Dora sala 1-2, The Space Le Fornaci sala 2-6, Uci Lingotto sala 6)

 

Il giorno sbagliato – Drammatico. Regia di Derrick Borte, con Russell Crowe, Caren Pistorius e Gabriel Bateman. Una giovane madre, Rachel, e suo figlio. Lei lo sta accompagnando a scuola, sono in grande ritardo. Ad un semaforo, nel caotico traffico del mattino di una grande città, lei suona il clacson della macchina a chi le sta davanti, che non è partito al verde: il gesto di ogni giorno, di un attimo. Alla guida di quell’auto c’è Tom Cooper, la notte precedente ha appena massacrato la ex moglie e il suo compagno, oggi non è d’accordo che qualcuno gli metta eccessiva fretta. Frustrato, violento, rabbioso, incontenibile nelle spaventose manifestazioni, pronto a far valere quelle “ragioni” che sempre più va costruendosi nella propria mente, Cooper ingaggerà con la donna una donna davvero all’ultimo sangue, inseguendola e minacciandola, arrivando alla sua casa, ai suoi familiari, agli amici. Rachel dovrà lottare duramente per difendere se stessa e gli altri. Con un occhio a “Duel” di Steven Spielberg e ad “Un giorno di ordinaria follia” di Joel Schumacher. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 2, The Space Parco Dora sala 1-4-6, The Space Le Fornaci sala 1-3-8, Uci Lingotto sala 4 e 5)

 

Guida romantica ai posti perduti – Commedia drammatica. Regia di Giorgia Farina, con Jasmine Trinca, Clive Owen e Irène Jacob. Paure, sconfitte, forse redenzioni. Allegra e Benno abitano da anni nello stesso condominio ma non si conoscono. Lei è una blogger di viaggi che non s’è mai mossa dal proprio appartamento, piena di debolezze e di paure, lui è un giornalista di radici inglesi che ha promesso mille volte alla moglie di rinunciare ai troppi bicchieri ma non ce la fa e ricade ogni giorno nel vizio dell’alcol. Ma il destino imprevedibile è dietro l’angolo: partiranno insieme per un lungo viaggio dall’Italia all’Inghilterra, metaforico quanto reale, alla ricerca di quei “posti perduti” che nessuno dei due ha mai visto. Durata 106 minuti. (Nazionale sala 1, Uci Lingotto sala 9, The Space Le Fornaci sala 7)

 

Little Joe –  Drammatico. Regia di Jessica Hausner, con Emily Beecham e Ben Whishaw. Alice lavora in un laboratorio botanico dove si progettano nuove specie di vita vegetale. Con alcuni colleghi ha creato un nuovo fiore bellissimo alla vista e dalle notevoli qualità terapeutiche: se conservato infatti in un’atmosfera confortevole e trattato con affetto, è in grado di migliorare la vita di chi lo possiede. Preoccupata per il suo rapporto con il figlio adolescente Joe, Alice porta a casa uno dei fiori e gli dà il nome di Little Joe. Poco alla volta l’umore del ragazzino muta in maniera inquietante e così quello dei colleghi di Alice, che si convince sempre più che Little Joe sia in grado di manipolare la mente umana. Durata 105 minuti. (Greenwich sala 3)

 

Il meglio deve ancora venire – Commedia drammatica. Regia di Alexandre de la Patetellière e Matthieu Delaporte, con Fabrice Luchini e Patrick Bruel. Arthur e César  coltivano un’amicizia che risale ai tempi dell’infanzia, bella e solida pur essendo di carattere completamente opposto: tanto Arthur è mite e timido quanto Cesar è allegro e sciupafemmine. Un giorno Arthur, che è ricercatore medico, ritira alcune analisi fatte dall’amico scoprendo che César è stato colpito da un tumore incurabile: non trova il coraggio di comunicarglielo. Tuttavia, per un equivoco, è César ad essere convinto che il malato sia Arthur e che per lui resti poco tempo da vivere. Decidono entrambi di trascorrere un po’ di tempo insieme e partono per una vacanza. Gli interpreti in altre occasioni ci hanno dato risultati migliori e la sceneggiatura accusa momenti di stanchezza che fanno a tratti ristagnare l’intera vicenda. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo Blu, Romano sala 2, The Space Parco Dora sala 7, The Space Le Fornaci sala 4, Uci Lingotto sala 1)

 

Miss Marx – Commedia. Regia di Susanna Nicchiarelli, con Romola Garai e Patrick Kennedy. La storia della figlia minore dell’autore del “Capitale”, Eleanor, della sua indipendenza, della sua allegria, delle sue passioni, della sua collaborazione con il padre, del suo amore per il teatro (una passione per Shakespeare che citava a memoria, mise in scena l’ibseniana “Casa di bambola” e fornì la prima traduzione inglese di “Madame Bovary”). Una delle prime donne ad essersi avvicinata in pieno Ottocento ai temi del socialismo e dell’emancipazione femminile. Innamoratasi perdutamente di Edward Alling, un attivista con cui condivise passione politica e letteraria, quando scoprì che l’uomo, malato, aveva sposato di nascosto una giovane attrice, per il dolore si suicidò, a soli 43 anni. Durata 102 minuti. (Ambrosio sala 2 anche V.O., Eliseo Rosso, Romano sala 1, Uci Lingotto sala 1)

 

Il primo anno – Commedia drammatica. Regia di Thomas Lilti, con Vincent Lacoste e William Lebghil. Antoine inizia per la terza volta il primo anno del corso di medicina, Benjamin, figlio di un medico, è al suo rimo tentativo. La strada dell’affermazione non è facile, in un ambiente estremamente competitivo, tra notti dedicate allo studio e nella consapevolezza di quanti altri ragazzi come loro vogliano intraprendere la stessa strada e di quanto pochi siano i posti a disposizione. Si tratta di trovare la forza e il coraggio per affrontare il presente e costruire un solido futuro. Segnalato dal Sindacato Nazionale Critici: “Attraverso l’emozione e il rispetto per i suoi personaggi, il film riesce nell’impresa – mai facile – di raccontare il sacrificio di moltissimi giovani che si avvicinano all’istruzione superiore. Una commedia intelligente e vivacissima, sfaccettata e divertente che omaggia la centralità della scuola nella società contemporanea con sguardo che evita banalità e luoghi comuni”. Durata 92 minuti. (Greenwich Village sala 2)

 

Non odiare – Drammatico. Regia di Mauro Mancini, con Alessandro Gassmann e Sara Serraiocco. Simone Segre è un medico triestino, di origine ebraica. Un giorno si trova a soccorrere un uomo, vittima di un incidente stradale: quando tuttavia scopre una svastica tatuata sul petto dell’uomo decide di non prestargli soccorso. L’uomo muore, nessuno è testimone dell’accaduto. Rimangono i sensi di colpa. Simone decide di rintracciare la famiglia della vittima, ne fa parte anche un ragazzo, che coltiva aspre idee di neonazista. Opera prima presentata alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Durata 90 minuti. (Massaua)

 

Notturno – Documentario, drammatico. Regia di Gianfranco Rosi. Tre anni di ricerche e di girato, uno sguardo sul Medio Oriente, l’umanità di quei luoghi come interprete principale di quei panorami, la guerra e i disperati, la Siria ma anche il Libano, l’Iraq, il Kurdistan, gli invasori e gli occupanti che mutano di occasione in occasione, i bambini, abbandonati a se stessi, che mostrano i loro disegni ma anche i segni delle torture che i genitori hanno subito, lo spettacolo teatrale messo in scena dai pazienti di un ospedale psichiatrico, la madre che va in visita alla prigione dove il figlio è stato torturato e ucciso. Immagini che Rosi cattura e che rende in un realismo assoluto. Durata 96 minuti. (Massimo sala Cabiria)

 

Padrenostro – Drammatico. Regia di Claudio Noce, con Pierfrancesco Favino e Barbara Ronchi. Una storia autobiografica, la fine degli anni Settanta, gli anni di piombo, il terrorismo, la violenza riversata su troppe famiglie. La storia del regista (una confessione coltivata negli anni e a lungo rimandata), circa decenne, costretto a confrontarsi con una realtà che non si sarebbe mai immaginato di dover incontrare, un trauma inatteso e difficile da superare. Gli anni bui dell’Italia, l’agguato a suo padre, allora dirigente dell’Antiterrorismo (che sopravvisse), sotto le finestre di casa. Ma anche l’amicizia con Christian, poco più grande di lui, e il racconto di un’estate del tutto diversa da quelle finora trascorse. Favino vincitore della Coppa Volpi alla Mostra di Venezia. Durata 120 minuti. (Massaua, Eliseo Grande, Ideal, Reposi sala 1, The Space Parco Dora sala 3-5-8, The Space Le Fornaci sala 5-8, Uci Lingotto sala 8)

 

Le sorelle Macaluso – Drammatico. Regia di Emma Dante, con Donatella Finocchiaro. La drammaturga e regista, al suo secondo appuntamento con il cinema (dopo “Via Castellana Bandiera”, applaudito a Venezia sette anni fa), porta sullo schermo il testo che è stato uno dei successi delle passate stagioni teatrali, riducendo i personaggi e trovando nuove suggestioni con la macchina da presa. Un film al femminile, gli uomini sono banditi. Una famiglia in una Palermo decadente, una casa antica con la sua piccionaia chiusa al piano più alto, una gita al mare in una giornata di sole che si tramuterà in tragedia e la vita di ognuna ne rimarrà imprigionata. Soltanto donne, viste e rappresentate nelle loro tre diverse età, l’infanzia l’età di mezzo e la vecchiaia, fatte di vita e di morte, tra sogni e ricordi. Durata 100 minuti. (Massimo sala Rondolino, Nazionale sala 2)

 

Tenet – Drammatico. Regia di Christopher Nolan, con John David Washington, Robert Pattinson, Michael Caine e Kenneth Branagh. Ultima fatica del regista di “Inception”, roboante, misteriosa e confusa, capace con stupida necessità di negarsi alla comprensione dello spettatore, fitta di lampi misteriosi fin dal dialogo, di sovrapposizioni e sdoppiamenti inconcludenti, di confusioni tra passato e futuro, fatta di un presente che certo non chiarisce. In un futuro più o meno lontano, all’alba di una minacciata terza guerra mondiale, l’umanità è sull’orlo della più completa distruzione: l’anonimo Protagonista, catapultandosi per il mondo attraverso i più diversi scenari, dovrà vedersela con il più raffinato e agguerrito spionaggio internazionale, soprattutto con l’oligarca russo Andrei Sator, tentando con l’aiuto di misteriosi segni di scongiurare il pericolo che si sta avvicinando. Durata 146 minuti. (Massaua, Eliseo Blu, Greenwich Village sala 1, Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 3, The Space Parco Dora sala 3-5-7, Uci Lingotto sala 2-7-10, The Space Le Fornaci sala 3-4-7-9)

 

Una intima convinzione – Drammatico. Regia di Antoine Raimbault, con Marina Foïs e Olivier Gourmet. Nora ha presenziato al processo di Jacques Viguier, accusato dell’omicidio della moglie, ed è tuttora convinto della sua innocenza. Temendo un errore giudiziario, convince un principe del foro ad assumerne la difesa nel processo d’appello. Mentre l’imputato ha i giorni e le speranze sempre più contati, la ricerca della verità da parte di Nora si trasforma in un’ossessione. Durata 110 minuti. (Greenwich Village sala 2)

 

Undine – Un amore per sempre – Drammatico. Regia di Christian Petzold, con Paula Beer e Franz Rogowski. Durata 90 minuti. Undine lavora in un museo berlinese, riempiendo le sue giornate nella speranza di dimenticare Johannes. Un giorno l’avvicina Christoph e tra i due scoppia l’amore. Sembrano giungere giorni felice ma quando Christoph scopre l’esistenza di Johannes muta immediatamente idea sulla ragazza. Spetterà a questa riconquistarlo, vendicandosi del suo passato e dell’uomo che l’ha lasciata. A Paula Beer l’Orso d’argento alla Berlinale quale migliore attrice. Durata 92 minuti. (Centrale, Due Giardini sala Ombrerosse)

 

Un lungo viaggio nella notte – Drammatico. Regia di Bi Gan. Un giovane ritorna nella città da cui se ne è andato 12 anni prima, all’indomani di una relazione che non è riuscito a dimenticare. Fa il possibile per ritrovare la donna e per ricostruire quanto è avvenuto, ma i ricordi si mescolano all’immaginazione. Durata 138 minuti. (Greenwich Village sala 3)

 

Waiting for the Barbarians – Drammatico. Regia di Ciro Guerra, con Robert Pattinson, Greta Scacchi, Johnny Depp e Mark Rylance. Tratto dal romanzo omonimo di J.M. Coetzee, con un occhio attento al “Deserto dei Tartari” di Buzzati (e al film di Zurlini) come, già nel titolo, al “Godot” beckettiano, l’attesa di qualcuno che forse non arriverà mai. Una postazione di frontiera, ai confini di un non precisato impero, terre sconfinate e popolazioni su cui un funzionario amministrativo, vicino alla pensione ma innamorato di quei luoghi che non vorrebbe mai abbandonare, ha steso da anni un velo di tranquillità e di giustizia. Ma con l’arrivo del colonnello Joll la vita dell’avamposto cambia completamente, i metodi duri e sanguinosi, ingiusti, l’ordine deve essere salvaguardato con ogni mezzo. L’equilibrio che ha visto la propria affermazione viene meno, la violenza prende il suo posto. Due civiltà a confronto, chi sono adesso i veri barbari? Durata 114 minuti. (Massaua, Lux sala 3, Reposi sala 4)

Il senso della storia

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni/ Andando a fare piacevolmente shopping  in centro, mi sono imbattuto in un gruppetto di persone attorno ad un assessore,  il gonfalone comunale e due bandiere piemontesi che ricordavano in piazza San Carlo i caduti dei moti di protesta contro il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, in vista di essere portata a Roma come avvenne 150 anni fa

C’era anche un Tenente dei Carabinieri che assai poco c’entrava con quella celebrazione che implicitamente ed anche esplicitamente coinvolgeva l’Arma benemerita in termini negativi. E‘ incredibile che Sindaco e Comune abbiano ignorato la data del 20 settembre e ricordino invece una data negativa e brutta della storia torinese, seguendo i luoghi comuni del più vistoso e banale piemontesismo ,incapace di guardare, andando oltre ai propri occhi, alla nuova Italia nata dal Risorgimento. Sono atteggiamenti che ricordano la virulenza antitirisorgimentale della Lega di Bossi.
Io a palazzo Carignano ho detto domenica scorsa, ricordando la Breccia di Porta Pia del XX settembre 1870, che noi viviamo nel mito del Risorgimento, opposto al mito e alla vulgata antirisorgimentale e antipatriottica di chi ha demonizzato la pagina più importante della nostra storia che segno’ il nostro riscatto nazionale. I pochi torinesi di piazza San Carlo dovrebbero leggersi qualche pagina di Croce, di Omodeo,  di Romeo per capire cosa fu il Risorgimento che Salvemini definì ciclopico. Ogni Nazione ha un suo mito e per noi il primo mito fondante, come diceva Luraghi, è il Risorgimento . Poi a debita distanza viene il mito resistenziale.
I facili revisionismi piemontardi e neo borbonici che si elidono a vicenda, riprendono cose non vere o enfatizzano alcuni errori che di fronte al grande disegno cavouriano, garibaldino e mazziniano di unire l’Italia sono davvero piccole cose.
E‘ strano o, al contrario, è  ovvio che Appendino non capisca il senso della storia, come diceva Omodeo.

Carcaveja, conosci il significato di questa parola piemontese?

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castello spettrale Carcaveja

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Carcaveja. Non è un esercizio noioso curiosare tra le pagine dei dizionari: porta sempre a scoprire parole che da anni non capitava di sentire o di leggere. Facendo una ricerca sul REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015) mi sono imbattuta in Carcaveja: una parola che ricordo in uso in anni lontani e poi scomparsa, e per forse per questo conserva una specie di magia. La traduzione è: incubo, spettro, fantasma; miraggio; aria piena di vapori delle giornate di gran caldo estivo…. Leggiamo dal REP: “voce di uso domestico, versione piemontese dell’espressione ‘calca la vecchia’, derivata da un’antica e diffusa credenza secondo la quale l’incubo è l’anima di un mostro o di una strega che, nelle sembianze di una vecchia, ‘calca, schiaccia’ nel sonno il dormiente disturbandone la quiete…”.

L’esito del voto guardando a Torino

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IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / I risultati delle elezioni regionali rivelano che il Pd tiene le sue posizioni e anche il centro- destra  riesce ad ottenere buoni risultati, anche se non riesce a vincere in Toscana, in Campania e in Puglia. Le amministrative rivelano risultati a macchia di leopardo.

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La guida del centro – destra da parte di Salvini appare non condivisa dall’elettorato  liberale e moderato e la stessa Lega sembra aver perso attrattività, almeno al centro e al Sud. Le autonomie regionali appaiono molto rafforzate e i candidati presidenti  si sono rivelati determinanti, come rivelano Zaia, De Luca ed Emiliano.
Il contraccolpo sul governo è tale da stabilizzarlo, malgrado il crollo dei Cinque Stelle. Il risultato del referendum a favore del si’ appariva scontato perché la furia anti-casta ha avuto modo di esprimersi, al di là del ragionamenti dei sostenitori del No. Siamo di fronte ad un governo che non ha la maggioranza nel Paese, perché il cedimento dei pentastellati toglie un numero  consistente di consensi. In queste condizioni pensare ad un governo che duri fino alla scadenza della legislatura appare un fatto anomalo rispetto ad una maggioranza netta di regioni governate dal centro-destra. Sarà difficile trovare un’intesa tra governo centrale e governo regionale. Soprattutto preoccupa un governo che governa con con decreti legge che snaturano la lettera e lo spirito della Costituzione. Nel 2021 si voterà per il Sindaco di Torino. Appendino appare dopo la condanna fuori gioco. La lezione del 20 settembre andrà riletta per le elezioni torinesi. Occorrerà trovare candidati validi che finora non ci sono stati. Ma occorreranno anche e soprattutto  alleanze che sia nel centro – sinistra sia nel centro – destra siano diverse da quelle viste per le regionali. Torino ha sensibilità particolari. I partiti debbono riflettere e proporre idee e schieramenti capaci di far uscire dallo stagno la città.
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

Rock Jazz e dintorni Arrivano i Bud Spencer Blues Explosion e la Banda Osiris

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Gli appuntamenti musicali della settimana

 

Martedì.  Al Blah Blah si esibisce il cantautore Bob Priori. All’Hiroshima Mon Amour Lodo Guenzi e Bebo Guidetti componenti de Lo Stato Sociale, propongono un reading tra Tondelli e Calvino.

Mercoledì. Al Blah Blah è di scena Francesco Stabile. All’Off Topic si esibisce la cantautrice Rosita.

Giovedì. Al Jazz Club suonano i pianisti Emanuele Sartoris e Massimiliano Gènot impegnati ad eseguire il “Totentanz” di Franz Liszt. Allo Spazio 211 si esibiscono i Rock’nRoll Kamikazes mentre al Blah Blah si esibisce Skulla.

Venerdì. Al Jazz Club è di scena il trio della cantante Sonia Schiavone.  All’Hiroshima si esibisce il rapper Murubutu. Al Cafè Neruda il chitarrista Luigi Tessarollo si esibisce in duo con il pianista Riccardo Ruggeri.

Sabato. Allo Spazio 211 suonano i Bud Spencer Blues Explosion. Al Jazz Club si esibisce il quartetto di Fabio Giacalone. Al Fassino di Avigliana è di scena la funambolica Banda Osiris con lo spettacolo “Funfara”. Al Cafè Neruda si esibisce Il Sogno di Pablo. All’Hiroshima è di scena il cantautore Lucio Corsi.

Domenica. All’Off Topic si esibisce Pit Coccato. Allo Spazio 211 per “A Gozerian Sunday” suonano Treehorn, Collars, One Dyng Wish, Nudist, Hate & Merda.

 

Pier Luigi Fuggetta

 

(foto grande: I l a r ia  M a g lio c chi etti)

 

 

 

 

La foto di Vincenzo Solano

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Magnifica Torino / Scorci di Piazza Castello.

L’isola del libro

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Libri Bookdealer

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

David  Leavitt   “Il decoro”    -SEM (Società editrice milanese)-  euro 17,00

Prendete un gruppo di amici newyorkesi dell’alta borghesia intellettuale, collocateli in una lussuosa villa nel Connecticut e datate l’incontro a una manciata di giorni dopo l’elezione di Donald Trump Presidente degli Stati Uniti d’America…poi ecco l’incipit bomba che prelude a tutta la narrazione «Vi andrebbe di chiedere a Siri come assassinare Trump?».

La domanda provocatoria è di Eva Lindquist, personaggio centrale, frigida anima progressista, presaga di sventura con il nuovo rozzo inquilino della Casa Bianca.

Il seguito del romanzo sciorina vite, viaggi, dialoghi serrati, ambizioni, snob cinquantenni eleganti e colti ma con qualche vuoto esistenziale, compravendite di case e arredatori al top della carriera. Leavitt è abilissimo nel raccontarci crucci, grandezze e miserie dei “liberal” intellettuali americani con soldi a palate e tempo per spenderli, tra località esclusive e abissi di banalità quotidiana.

Al centro c’è il capriccio di Eva che, angosciata dall’avanzare della volgarità presidenziale, si mette in testa di comprare ad ogni costo una casa nella laguna di Venezia, da ristrutturare ed eleggere a possibile via di fuga futura se le cose dovessero mettersi male in patria.

Il ricco marito Bruce, che lavora con successo nell’alta finanza, non sa dirle di no, da sempre si lascia avviluppare dalle tendenze superchic di Eva; ma a sua volta cerca di fuggire dal vuoto della vita aiutando segretamente la sua segretaria più sfortunata che mai.

Un magnifico romanzo che scava nelle contraddizioni e nelle inquietudini delle classi agiate e  progressiste che qui sembrano aver perso “il  decoro”.

 

 

 

Françoise  Sagan   “I quattro angoli del cuore”   -Solferino-   euro   17,00

Vale la pena riscoprire l’opera di Françoise Sagan, nata nel 1935 e morta nel 2044, diventata famosa giovanissima nel 1954 con lo strepitoso successo “Bonjour tristesse”. Il bestseller creò un certo scalpore e venne messo all’indice dal Vaticano; ma fu soprattutto un clamoroso caso editoriale e diventò anche un film diretto da Otto Preminger, interpretato da una seducente Jean Seberg e dai mostri sacri David Niven e Deborah Kerr.

Da quel romanzo, che la portò alla ribalta appena 18enne, la vita della Sagan cambiò di colpo. Le regalò la fama, ma aprì anche il varco ad una vita non scevra di sregolatezza: scrisse moltissimo, più di 50 libri, ma morì isolata dal resto del mondo e in ristrettezze economiche.

“I quattro angoli del cuore” risale a poco prima della morte per un’embolia polmonare a 69 anni; poi l’opera rimase a lungo in un cassetto e venne infine ritrovata dal figlio Denis Westhoff che facendola pubblicare ci regala un romanzo attualissimo.

Inquietudine, profondo male di vivere, menzogne, libertà sessuale e tanto altro sono al centro della storia, raccontata con un sotteso filo di umorismo intelligente e sottile.

Tutto si svolge nella sfarzosa e volgare villa padronale nella Turenna, di proprietà dell’arricchito Henri Cresson che deve la sua fortuna al commercio del crescione. Fervono i preparativi per festeggiare il ritorno alla salute e alla lucidità mentale del figlio Ludovic, vittima di un gravissimo incidente stradale provocato dalla guida spericolata della moglie Marie- Laure. Ludovic è stato a un soffio dalla morte, è finito in coma e poi ostaggio di medici e farmaci.

Il suo ritorno alla vita, però,  non sarà per niente facile; mentre intorno a lui si muovono personaggi e sentimenti che lascio a voi scoprire.

 

Gabriella  Kuruvilla  “Maneggiare con cura”   -Morellini-    euro   14,90

L’autrice, pittrice e illustratrice Gabiella Kuruvilla, nata a Milano da madre italiana e padre indiano, racconta le insicurezze soprattutto affettive di 4 personaggi che hanno dai 30 ai 40 anni e si dibattono nella vita e nei sentimenti, tra capoluogo meneghino e India.

Tutto ha inizio in un assolato 11 agosto 2001 a Milano con una ragazza che ritrae su un quaderno i partecipanti a un funerale, quello di Ashima, docente di scultura di origine indiana.

Lei è Carla e fa la disegnatrice, ad attrarre la sua attenzione sono Diana (figlia della defunta), Pietro (suo ex studente, trentenne in camicia, jeans scoloriti e scarpe sportive alla moda) e Manuel (ragazzo vestito da rapper, ex amante di Ashima).

Sono figure isolate e non si conoscono, ma 10 anni dopo il destino li unisce e la Kuruvilla racconta le loro storie in prima persona, rintracciandone il passato, le scelte fondamentali, i problemi relazionali, le loro radici e il loro vissuto. Quattro  percorsi familiari diversi tra loro, soprattutto  quelli di Diana, Manuel e Pietro che si sono barcamenati tra genitori problematici, rigidi, anafettivi o  assenti che hanno in qualche modo determinato la precarietà emotiva dei protagonisti. Dal puzzle delle loro esistenze emerge anche chi era Ashima, personaggio affascinante che infrange un bel po’ di stereotipi collegati all’idea della tipica donna indiana.

Bocca di rosa

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Music tales, la rubrica musicale

C’è chi l’amore lo fa per noia

Chi se lo sceglie per professione

Bocca di rosa né l’uno né l’altro

Lei lo faceva per passione”

Pubblicata nel 1967, Bocca di Rosa è diventata una delle canzoni più conosciute della Storia della musica italiana. L’autore era Fabrizio De André, il cantautore genovese di cui cade l’anniversario dei 20 anni dalla morte.

Bocca di Rosa” racconta la storia di una donna che “metteva l’amore sopra ogni cosa”…fatevelo bastare.

Considerato ormai uno dei padri del cantautorato italiano, De André ha percorso varie strade, ispirandosi, inizialmente ai cantautori francesi, e in particolare a George Brassens da cui si dice – ma si dicono tante cose – avesse preso spunto anche per questa canzone, ispirandosi, in particolare a “Brave Margot”. La canzone è ormai un classico mandato a memoria da intere generazioni di amanti della musica: nel brano si racconta proprio la storia di Bocca di Rosa: “La chiamavano Bocca di rosa, metteva l’amore, metteva l’amore. La chiamavano Bocca di rosa, metteva l’amore sopra ogni cosa” è l’incipit di un brano che racconta dell’arrivo nel paesino di Sant’Ilario di una donna che non faceva l’amore per noia, né per professione, ma per passione. Oggi il termine viene spesso associato a quello della prostituta ma, stando alle parole del cantautore, l’associazione non è proprio giusta.

Ma si sa, siamo un popolo che non accetta una donna possa “farlo” per passione, pertanto, se desiderabile, beh…è sicuramente una poco di buono.

Ma chi era Bocca di Rosa!?!??!

Si è discusso tanto su chi potesse essere la Bocca di Rosa di cui parlava De André, c’è chi parlò di Liliana Tassio, chi, come Dori Ghezzi che si trattasse di una fan che gli aveva raccontato la sua vita e chi, invece, di opera di finzione, eppure proprio il cantante disse in un’intervista a Repubblica che “è un fatto vero, un episodio che è accaduto a me personalmente nel 1962 a Genova.

Il paesino di Sant’Ilario citato nella canzone è in realtà la stazione di Nervi.

Fu lì che sbarcò la mia Bocca di rosa (…).

Proprio come nella canzone, lei lo faceva per piacere, per passione, non per denaro”.

Facciamocene una ragione: l’amore si può fare anche solo per passione, e Dio solo sa, quanto sia bello, mettere l’amore sopra ogni cosa. (Meglio che per noia).


E Vanoni lo sa . . . e pure io, e ne vado fiera.

 

Chiara De Carlo 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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L’accoglienza ai migranti – La Breccia di Porta Pia – Il referendum e il NO – Addio al poeta Curreli – Lettere

L’accoglienza ai migranti

La netta e vigorosa presa di posizione di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, a favore dell’accoglienza in Piemonte che sarebbe in condizione di ospitare altri migranti, appare come una scelta cristianamente dovuta. Il presule ha fatto bene a scegliere un forte richiamo morale  ai credenti, in evidente, se non voluta, polemica con il Presidente della Regione Cirio che ha dichiarato che il Piemonte non può accogliere altri migranti. Da credente mi schiero a favore di Mons. Nosiglia, ma da cittadino non posso dimenticare che il Piemonte è scosso dall’emergenza del Covid e da una crisi economica da cui sarà molto difficile risollevarci. Questi dati di fatto condizionano molto almeno la qualità dell’accoglienza, che non può essere un mero sussidio per sopravvivere a gente fragilissima  che ha bisogno di tutto .Temo che il Piemonte questa qualità di accoglienza non possa, almeno allo stato delle cose, garantirla.

La Breccia di Porta Pia

Con anticipo di qualche giorno, il giornalista Paolo Mieli che da anni pretende anche  di essere uno storico perché allievo di De Felice all’ Università, ha dedicato un lungo articolo al XX settembre 1870 di cui quest’anno si dovrebbe celebrare l’anniversario dei 15O anni. E’ un merito  di Mieli quello di trarre pretesto da un modesto libro, per scrivere di questa data storica che in questa Italia è stata dimenticata. Non c’è da stupirsi dell’oblìo perché anche  in passato solo i massoni e Pannella ricordavano l’evento che portò a Roma la capitale e al superamento del potere temporale del papato. Oggi si potrebbe fare un discorso storico che vada oltre l’anticlericalismo ottocentesco e le  roventi polemiche cattoliche. Sarà interessante sapere se oggi il Papa parlerà della Breccia di Porta Pia.  Nel centenario nel 1970 Paolo VI ne parlò con lucidità, realismo ed obiettività storica. Papa Francesco non dovrebbe essere da meno. Per ora spiace rilevare che Mieli invece non abbia colto  il significato storico della data e quello che comportò nella storia d’ Italia, limitandosi a piccoli dettagli molto simili al gossip. Cosi non si scrive la storia, ma si fa del giornalettismo.

Il referendum e il NO

Dopo aver analizzato senza preconcetti le ragioni del SI’ e del NO al referendum che si celebra oggi , ho optato con convinzione per il NO .Ho qualche disagio a votare come persone e organismi che disprezzo , ma anche votando SI’ avrei avuto lo stesso disagio a schierarmi con i grillini che sono il cancro della democrazia parlamentare che io ritengo Invece  irrinunciabile . Un taglio quantitativo di parlamentari senza una legge elettorale è un pericolo per la rappresentanza delle realtà  locali e delle minoranze in Parlamento . Essere a fianco di maestri di democrazia come  Guido Bodrato e Valentino Castellani mi onora . Essere a fianco dell’ amico Gian Piero Leo e dell’ Associazione Pannella mi onora altrettanto  e mi conferma di stare dalla parte giusta. Prima di apportare tagli alla Costituzione senza un disegno riformatore che i grillini non sono in grado    neppure di pensare,bisogna stare molto attenti. L’ Italia è un albero dalle molte radici, come ama ricordare Emilio Papa. E queste radici non vanno tagliate . Inoltre, una riforma del Parlamento dovrebbe riguardare il bicameralismo perfetto perché non si può continuare a governare con decreti legge e voti di fiducia che annullano i poteri di controllo del Parlamento e la sua funzione legislativa . Con i grillini posso essere d’accordo sul taglio ai senatori a vita che non debbono superare i 5 stabiliti dalla Costituzione ,eliminando il vezzo che ogni Presidente della Repubblica ne può nominare 5.In questo caso sono d’accordo perché è già capitato che dei Governi siano rimasti in piedi con il voto dei senatori a vita , un fatto che offende il Parlamento eletto sia pure in modo tale che gli eletti sono a loro volta  dei nominati . E questo è un  altro aspetto non toccato dal taglio grillino .La scelta dei cittadini di scegliere i propri parlamentari non è più dilazionabile . Il “Porcellum” e tutti i suoi derivati sono una vergogna da eliminare.
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Addio al poeta Curreli

E’ mancato il poeta piemontese Walter Curreli . La sua voce è entrata tra quelle dei  grandi poeti del nostro Piemonte , da Nino Costa a Pinin Pacot. La sua era poesia era popolare, ma esprimeva raffinati e delicati sentimenti. Diedi a Sandro Pertini copia di un suo libro e il presidente lo insigni’ di una medaglia i benemerenza.  Pertini aveva colto il valore poetico di Curreli e la sua caratura umana. La sua poesia vive oltre la morte non solo tra la cerchia dei suoi amici. Importanti critici letterari avevano scritto già molti anni fa di Valter che è stato un grande dispiacere aver perduto di vista negli ultimi anni.

 

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Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com

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La Buona Destra
Da tempo, ormai, stiamo assistendo ad un imbarbarimento della discussione politica con partiti e movimenti che hanno fatto della dialettica populista il proprio modus operandi, portando ad un incremento di rabbia e violenza in tutti gli strati della nostra società. Mi piacerebbe conoscere, quindi, la Sua opinione riguardo il nascente partito Buona Destra che, proprio per riportare il livello discussione ad un livello politico più alto, liberale e moderato, vorrebbe contrapporsi di netto ai partiti più estremi della destra attualmente presente. Grazie Mille.            Claudio Desirò

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Concordo con lei sull’imbarbarimento della politica e concordo sul populismo che è una malattia della democrazia. Non ho conoscenze dirette sulla Buona Destra. Mi sembra un tentativo interessante, anche se la frammentazione rappresenta una ulteriore difficoltà per far contare i moderati. La parola  moderati, usata a sproposito da un gruppetto torinese che vive da anni di rendite di posizione, andrebbe sdoganata. Mi preoccupa che si dica che  la Buona Destra avrebbe tra i suoi padri Fini che è quanto di più negativo ci sia. Spero sia una illazione gratuita. La politica di centro mi sembra la faccia oggi Forza Italia, pur con tutti i suoi difetti e i suoi limiti.

Qual è il momento migliore per mangiare la frutta?

in Rubriche

MANGIARE CHIARO /  Qual è il momento migliore per mangiare la frutta?Nessuno. O meglio, tutti! Immagino avrete già sentito dire innumerevoli volte che la frutta va mangiata solo lontano dai pasti. Altra diceria o falso mito sentito e stra sentito. Partiamo da questo presupposto: la frutta va mangiata. Punto. Quando volete, come volete.

Ma allora, perché si è diffusa questa diceria? In questo caso sarebbe per via delle testimonianze di chi dice che dopo aver mangiato frutta dopo il pasto si sente gonfio, eccessivamente sazio, con “aria nella pancia”.

Questo succede perché la frutta ha diversi componenti, tra cui fibre e oligosaccaridi, e questi possono effettivamente rallentare (di molto poco) il transito del cibo attraverso lo stomaco e l’intestino, dare luogo a processi di fermentazione e creare un accumulo di gas a livello intestinale (ecco il gonfiore di cui sopra). Ma, e qui attenzione c’è un grosso ma, questo capita a chi, sfortunatamente, ha una problematica intestinale conclamata, come colite ulcerosa, sindrome dell’intestino irritabile, meteorismo. Se escludiamo queste condizioni, generalmente non si riscontrano fastidi dopo aver ingerito la frutta a fine pasto e non ci sono studi scientifici o linee guida che lo sconsigliano.
Anzi, possiamo trarne diversi benefici: gli zuccheri che contiene vengono rilasciati nel sangue più lentamente rispetto a quando si mangia lontano dal pasto, l’acidità e la vitamina C facilitano l’assorbimento del ferro contenuto il alcune verdure e alimenti di origine vegetale, il sapore acidulo dà all’organismo il segnale di fine pasto.
Ah, e di certo non sarà la frutta a farvi ingrassare, a meno che non esageriate con le quantità (come per qualsiasi altro alimento, d’altronde).
In sostanza, il concetto è: mangiate 2-3 porzioni di frutta (da circa 150 g) al giorno, dopo i pasti, lontano dai pasti, quando preferite. Purchè le mangiate.

Fonti: https://www.issalute.it

Vittoria Roscigno

Vittoria Roscigno, classe 1995, laureata con lode in Dietistica presso l’Università degli studi di Torino e con il massimo dei voti nella Magistrale in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università degli studi di Firenze. Ha conseguito i titoli di “Esperta in nutrizione sportiva” e “Nutrition expert” mediante due corsi annuali e sta attualmente frequentando un Master di II livello in Dietetica e Nutrizione Clinica presso l’Università degli studi di Pavia. Lavora in qualità di dietista presso le strutture Humanitas Gradenigo e Humanitas Cellini, oltre a svolgere attività di libera professione a Torino.

-“Che la scienza e la buona forchetta siano sempre con te”.
Sito: vittoriaroscigno.it
Instagram: @dietistavittoriaroscigno
Facebook: Dott.ssa Vittoria Roscigno – Dietista

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