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“Orchestra di Coccole”, un libro per giocare e divertirsi

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Rubrica a cura di Mamme in Sol

La musica è il linguaggio delle emozioni: accompagna e connota affettivamente i momenti più delicati e intensi che mamma e bambino condividono nella loro quotidianità. Questo è l’intento con cui ha preso forma il nuovo libro musicale di Francesca Borgarello, “Orchestra di Coccole”: creare una colonna sonora che accompagni i momenti più intimi di questa relazione così speciale, facendo muovere al bambino i suoi primi passi in un universo ricco di stimoli della musica.

Orchestra di Coccole, giocare e divertirsi con la musica

Nato come proseguimento ideale del percorso di condivisione musicale fra genitori e bambini iniziato da Mamme in Sol, Orchestra di Coccole è un libro ricco di sorprese sonore per far divertire, emozionare e giocare mamme papà e bimbi! Ogni pagina è dedicata ad un momento intimo, ad una coccola che mamma e bambino si scambiano… e a ognuno di questi momenti è associata una musica a tema. 

Orchestra di Coccole libro

Dieci nuovissimi brani guidano genitori e bimbi attraverso attività musicali che li stimolano a trascorrere insieme del tempo di qualità; c’è una canzone per accompagnare il risveglio mattutino e portare il buonumore, una per giocare a nascondino, una per farsi il solletico sulle note di Rossini, un delicato valzer da ballare stretti alla mamma, una dolce filastrocca dedicata al papà, una ninna nanna per cullare i piccoli…

10 brani per guidare genitori e bimbi

I brani sono vari e coinvolgenti, ricchi di fantasia e di emozioni. Ogni canzone permette all’adulto di memorizzarla facilmente, ma lascia spazio alla possibilità di essere modificata, per renderla personalizzata e divertente. Accompagnano le varie pagine piccoli dialoghi tra adulto e bimbo, da poter leggere ai piccoli, e che hanno la funzione di lasciare spazio alla fantasia e alla parola, da arricchire con la musica e il canto.  Parole e musiche sono accompagnate dalle bellissime e coloratissime illustrazioni di Giuditta Gaviraghi, che rappresentano momenti di vita quotidiana del mondo degli animali: anche qui la mamma e il suo cucciolo condividono gioco, divertimento e tenerezze!

Con le 10 canzoni nel CD allegato – ma anche scaricabili sul proprio cellulare grazie al QR code! – i balli e i giochi continuano anche fuori dal libro, per una vera orchestra di coccole!

Dove e quando

Orchestra di Coccole: laboratorio musicale di presentazione
Con l’autrice Francesca Borgarello

Venerdì 21 febbraio ore 17.00
Mamme in Sol, via Giulia di Barolo 11 – Torino
info@mammeinsol.it – 3914729388

 

Torino e il Cinema, una storia d’amore che ha radici molto profonde

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Torino e il Cinema

Rubrica a cura di Somewhere Tour & Events

Il capoluogo piemontese si è aggiudicato un nuovo importante riconoscimento. Dopo essere stata nel 2018 la capitale indiscussa del cibo, Torino sarà Capitale del Cinema 2020: una grandissima soddisfazione per la nostra città, da sempre legata all’arte in tutte le sue forme.

Sono passati 20 anni dal 20 luglio 2000, giorno in cui il Museo Nazionale del Cinema apre al pubblico nella rinnovata sede della Mole Antonelliana, con il suggestivo allestimento di François Confino. nello stesso giorno viene costituita Film Commission Torino Piemonte, con lo scopo di promuovere Torino de il Piemonte quali location cinematografiche e televisive.

Quest’anno, in occasione di questo doppio ventesimo compleanno, la città di Torino celebrerà il suo profondo rapporto con la Settima Arte mettendo in luce la varietà di enti, associazioni, istituti e laboratori che la contraddistinguono come eccellenza nel panorama cinematografico nazionale ed europeo. Nasce così «Torino Città del Cinema 2020. Un film lungo un anno», un progetto di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte, Fondazione per la Cultura Torino, media partner Rai.

Torino e il cinema, una lunga storia alle spalle

Torino e il Cinema

Torino e il cinema sono legati da una lunga storia che affonda le radici nel passato: risale alla fine dell’Ottocento, quando i fratelli Lumière allestirono in città la prima proiezione italiana. Questo legame si concretizza nel presente, rendendosi protagonista della vita culturale cittadina e, allo stesso tempo, si proietta verso il futuro. Un’unione resa evidente dal connubio tra la Mole Antonelliana– simbolo e icona della città – e il Museo Nazionale del Cinema ospitato al suo interno. Sono inoltre numerosissimi i film che in questi anni hanno portato Torino sul grande schermo, mostrandone bellezza e potenzialità.

A partire da gennaio, l’atmosfera cinematografica sta coinvolgendo anche «i luoghi del cinema». Nei punti strategici della città sono stati allestiti supporti di forte impatto visivo e iconografico per un’accoglienza immersiva e suggestiva in una città “cinema friendly”. I passanti, con il supporto di mappe cartacee e digitali o attraverso guide turistiche, possono visitare 20 luoghi cinematograficamente significativi come piazze e palazzi del centro cittadino, come tappe per ripercorrere il percorso del cinema torinese, attraverso i film che ne hanno fatto la storia. L’intero 2020 sarà caratterizzato da un ricco calendario di iniziative, in cui confluiranno tutti i tradizionali eventi cinematografici del territorio. Verranno coinvolte le istituzioni culturali torinesi con l’obiettivo di creare “contaminazioni cinematografiche” in ciascun ambito, dall’editoria alla musica, dall’arte contemporanea al teatro, sviluppandosi su diversi assi tematici tra cui innovazione, tecnologia, multimedialità, educazione, formazione e accessibilità.

Si tratta, dunque, di un viaggio nel tempo – tra passato, presente e futuro – scandito dai vari appuntamenti, iniziative ed eventi organizzati. Il ruolo di Torino e del Piemonte nel mondo del cinema ha assunto nel tempo una notevole rilevanza dal punto di vista dello sviluppo dell’industria cinematografica, dello sviluppo di talenti e professionalità e delle ricadute in termini di promozione, anche internazionale, dell’immagine della città e dell’intero territorio.

Somewhere Tour & Events è già al lavoro per preparare delle esperienze imperdibili a tema “Cinema”!

 

Chi è Paola Gribaudo, presidente dell’Accademia Albertina di Torino

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Paola Gribaudo Accademia Albertina

Rubrica a cura di ScattoTorino 

Paola Gribaudo è una donna eclettica e sensibile la cui vita sembra la trama di un romanzo. Come il padre Ezio – celebre artista, editore e promotore culturale – anche lei ha saputo coniugare la passione per l’arte e per la cultura con la professione. Critica d’arte, curatore di libri d’arte, vanta collaborazioni con le case editrici Skira, Gli Ori, De Agostini, Electa, Rizzoli International, Silvana Editoriale e Thames & Hudson. Intellettuale vivace e appassionata, ha viaggiato molto e conosciuto i protagonisti dell’arte: da Francis Bacon a Peggy Guggenheim, da Henry Moore a Jean Dubuffet da Giorgio de Chirico a numerosi altri. Nella sua brillante carriera di editore ha pubblicato oltre 1.000 tra monografie, cataloghi di mostre e libri per autori e artisti internazionali. A testimonianza del valore del suo operato, nel 2011 ha ricevuto l’onorificenza di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura Francese Frédéric Mitterand. Nel 2016 l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino le ha conferito la medaglia di Accademico d’onore per il ruolo di Ambasciatrice del libro d’arte e per aver portato il nome di Torino nel mondo. Un legame, quello con l’Accademia Albertina, che è quasi inscindibile e che si basa su una profonda stima reciproca. Nel 2019 il Ministro per l’Istruzione Marco Bussetti l’ha infatti nominata Presidente della stessa. Un riconoscimento prestigioso a conferma di una carriera illustre che si snoda non solo in Italia, ma anche all’estero e che ha un valore ancora più profondo se si considera che Paola Gribaudo è la prima donna a ricoprire questo ruolo.

Paola Gribaudo Accademia AlbertinaLibri: il fil rouge della sua vita?

“Credo nel destino e forse era già tutto scritto quando ho scelto come tema della tesi di laurea l’analisi critica di un trattato di Charles Le Brun su come disegnare le passioni umane. Da sempre la mia specializzazione è legata ai testi d’arte e grazie ai libri ho viaggiato, ho conosciuto artisti e personaggi del calibro di Botero e Federico Zeri, ho curato progetti editoriali in Europa, Stati Uniti, Argentina e in altri paesi. Dietro ad ogni libro c’è una storia: ci sono persone, sogni, progetti, criticità, happy end che ho vissuto in prima persona”.

Carriera fa rima con impegno?

“Per me il lavoro non è mai stato un business, ma una passione e mi sono occupata di editoria con devozione curandone ogni aspetto, dall’ideazione del libro alla stampa. Dopo la laurea in lettere, come tutti i giovani ho svolto diversi lavori. Frequentando lo studio di mio padre ho conosciuto il mondo dell’editoria, perché negli Anni ’80 lui se ne occupava ancora attivamente. La mia professione l’ho costruita da sola step by step, soprattutto all’estero, andando negli studi degli artisti e cercando editori, fotografi, grafici, stampatori e operatori del settore in linea con il progetto da sviluppare. Dal 1981, quando impaginai il primo volume dal titolo 629 Oeuvres de Renoir à Picasso di George Peillex per il Musée du Petit Palais di Ginevra, ad oggi ho curato 1.070 libri”.

Lei è anche autrice?

“Per festeggiare i 25 anni di carriera nel 2004 ho pubblicato Libri e librini, un catalogo che ho presentato alla libreria Les Arcades di Parigi, da Achim Moeller Fine Art di New York, nel mio studio di Torino e al Castello di Malgrà a Rivarolo Canavese. Il testo spiega come dentro ad ogni libro ci sia una storia composta da un caleidoscopio di emozioni, incontri, telefonate, euforia, tensione, soddisfazione. In Mille di questi libri, (pubblicato da Skira nel 2017 in edizione italiana e inglese nel 2018) invece, la pittrice Barbara Tutino racconta il mio percorso professionale, ma soprattutto il processo creativo che si nasconde dietro ad ogni volume e che trasforma un testo in un’opera”.

Presidente, ci presenta brevemente la storia dell’Accademia Albertina? Accademia Albertina

“Nel 1678 Maria Giovanna di Savoia-Nemours, vedova di Carlo Emanuele II, fondò l’Accademia dei Pittori, Scultori e Architetti ispirandosi al modello dell’Académie Royale di Parigi. Dopo di lei, solo gli uomini hanno ricoperto cariche prestigiose sino alla mia nomina dello scorso anno. Sono quindi davvero onorata di questo incarico. L’Accademia Albertina di Torino, che è erede delle accademie reali, fu rifondata nel 1833 da Carlo Alberto e ancora oggi conserva nei propri archivi un ricco patrimonio di documenti relativi all’attività di formazione e ricerca nei campi delle arti figurative. All’edificio fu annessa anche una Pinacoteca, che aveva un ruolo didattico, ed oggi la nostra è l’unica Pinacoteca che si trova all’interno di un’Accademia”.

Una fotografia dell’Accademia oggi?

“La nostra è una delle più importanti d’Italia e conta circa 1.500 allievi provenienti da 40 nazioni. La peculiarità è che oltre alle materie di studio tradizionalmente legate all’arte figurativa, come la scuola di nudo che riapriremo nel secondo semestre, proponiamo corsi più innovativi e in linea con le professioni di oggi come fotografia, restauro, digital art. L’obiettivo è formare pittori e scultori di alto livello, ma anche i futuri professionisti della comunicazione. Per questo abbiamo diversi stagisti che, a rotazione, imparano ad allestire mostre, redigere comunicati stampa, interagire con le assicurazioni e impostare un catalogo”.

Qual è il ruolo della Pinacoteca?

“Viene utilizzata per le mostre e di recente, grazie all’intervento della Compagnia di San Paolo, è stato restaurato lo splendido ipogeo della Rotonda del Talucchi che al momento è destinato ad esposizioni temporanee. Privilegiamo mostre dei docenti e artisti che si sono formati presso di noi e ciascuno dona un’opera che viene inserita nella futura Pinacoteca del ‘900. Lo scorso novembre, ad esempio, abbiamo ospitato la mostra Arte come teatro della nostra docente di arte e scenografia Paola de’ Cavero ed è in preparazione quella di Carlo Giuliano”.

Accademia Albertina Paola GribaudoCi anticipa alcuni progetti del 2020?

“In occasione del bicentenario della nascita di Vittorio Emanuele II, il 14 marzo l’Accademia Albertina sarà sede di un convegno storico artistico sulla figura del primo re d’Italia mentre la sera prima l’Aula del Primo Parlamento Italiano al Museo Nazionale del Risorgimento a Palazzo Carignano, luogo in cui nacque il re, ospiterà un ballo risorgimentale. Alcuni abiti saranno realizzati dagli studenti che seguono il corso di sartoria e li sfoggeranno, insieme a me, per l’occasione. In autunno, invece, verrà allestita la prima esposizione ideata da me con i Prof. Valerio Terrraroli e Guido Montanari che si intitolerà Disegnare la città. Decori e Architettura dagli archivi dell’Accademia Albertina di Torino. Oltre a valorizzare gli archivi e i disegni che ospitiamo nella Pinacoteca e in Accademia, la mostra evidenzierà i processi che hanno contribuito alla costruzione della memoria e dell’identità collettiva della città sia in termini di decoro sia in termini di pianificazione urbana e progetto di architettura. Il percorso includerà anche altri poli espositivi come la Fondazione Accorsi, l’Università in via Po, lo storico caffè Baratti & Milano e il museo della Reale Mutua Assicurazioni. Infine proseguiremo con il restyling dei cataloghi dell’Accademia Albertina per creare un’identità più nuova ed impattante. Fedele alla mia vocazione di editore, con l’Accademia abbiamo già realizzato diversi cataloghi sia per il FISAD Festival Internazionale delle Scuole d’Arte e Design che abbiamo ospitato lo scorso autunno sia alcune mostre come Incanti russi che è in calendario presso la Pinacoteca sino al 22 marzo”.

Torino per lei è?

“Sono d’accordo con Giorgio de Chirico quando dice che Torino è una città monarchica, fluviale e regolare ed è la città più profonda, enigmatica e inquietante non solo dell’Italia, ma del mondo intero. Concordo anche con Nietzsche quando sottolinea che Torino non è un luogo che si abbandona. Qui sono nata ed ho vissuto, anche se ho viaggiato molto. Qui ho le mie radici, ma mi sento una Torinese anomala perché della città ho ereditato la riservatezza, ma non la chiusura verso il mondo”.

Un ricordo legato alla città?

“Più che un ricordo, una sensazione. Quando rientro dai viaggi e dall’aereo vedo le montagne che la circondano con il Po che scorre lento, la Mole Antonelliana e la cupola del Guarini, mi sento protetta e a casa”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Foto: Accademia Albertina – Fabio Amerio e Marco Carulli

Alluvioni, la gestione delle sponde fluviali per ridurre i rischi

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Dora alluvioni

Articolo a cura di IPLA – Istituto per le Piante da Legno e per l’Ambiente

Dopo ogni evento alluvionale si torna a parlare della necessità di prevenzione, degli abusi e degli errori che sono stati fatti, di come si dovrebbe e potrebbe fare per ridurre i danni. E la terminologia è spesso inappropriata. Come il riferimento alla “messa in sicurezza” che andrebbe invece sostituito con una più realistica “riduzione del rischio”. La fragilità del nostro territorio, in gran parte montano e collinare, è un dato oggettivo. In questa sede vorremmo soffermarci sugli interventi che potrebbero essere utili a mitigare il rischio dei danni alluvionali. In particolare per quanto concerne la gestione della vegetazione. Proprio a seguito degli eventi che hanno colpito il sud-est del Piemonte nell’autunno scorso, si è riacceso il dibattito. Come gestire quindi gli alberi che crescono spontaneamente negli alvei e sulle sponde dei nostri corsi d’acqua? Ecco allora che si torna a parlare di “pulizia dei fiumi”, altro termine che andrebbe bandito, con cui si intende il taglio di alberi e arbusti in alveo con in aggiunta una significativa rimozione di sedimenti.

Dora alluvioni

Procediamo con ordine: innanzitutto occorre distinguere il reticolo idrografico minore, costituito dai piccoli rii di versante, da quello dei fiumi di fondovalle e pianura. Le caratteristiche sono molto diverse. I primi sono corsi d’acqua con portata modesta o nulla per gran parte dell’anno, i cui alvei, ampi solo alcuni metri, vengono rapidamente colonizzati dalla vegetazione spontanea. Quando si verificano degli eventi intensi il deflusso viene ostacolato dalla vegetazione e la corrente viene deviata causando dissesti con possibili danni anche alle infrastrutture. In questi casi la gestione della vegetazione è indispensabile per garantire la pervietà dei corsi d’acqua e preservare l’integrità del territorio.

Come funzionano i fiumi

I fiumi sono invece ecosistemi complessi. Certo, di grande importanza dal punto di vista ambientale, infatti i fattori in gioco sono molteplici: morfologia, aspetti idraulici e vegetazione. Un esempio? L’effetto che negli ultimi decenni ha avuto il massiccio e diffuso prelievo di sedimenti in alveo in molti fiumi del bacino padano, compresi quelli piemontesi. L’effetto combinato dei prelievi di materiale in alveo e delle opere di difesa ha progressivamente artificializzato i nostri corsi d’acqua rendendoli molto simili a canali. In queste condizioni si innesca un processo di erosione progressiva del fondo dell’alveo, con l’abbassamento anche di alcuni metri, conseguente aumento della velocità della corrente e danni alle infrastrutture, in particolare ponti e opere di difesa. Per contrastare questo fenomeno si sono rese necessarie ingenti opere di manutenzione tra i quali la rifondazione delle pile dei ponti ormai scalzate e in pericolo di crollo. In questi casi la vegetazione spontanea cresciuta negli alvei può costituire un freno naturale alla velocità della corrente e contribuire all’integrità delle opere.

Come intervenire per gestire le alluvioni?

Dora alluvioni

Ecco allora che gli stessi interventi, come il semplice taglio della vegetazione, a seconda dei contesti in cui si applicano possono avere effetti molto diversi. La chiave per attuare una gestione mirata ed efficace è la pianificazione. La Regione Piemonte, supportata da IPLA, con altri partner italiani e francesi, ritenendo fondamentali questi aspetti ha aderito al Programma Interreg Italia e Francia, con il progetto Eau Concert, che si è sviluppato in due fasi successive.

 

La prima, realizzata nel periodo 2013-2015, ha visto la realizzazione in via sperimentale del Piano di Gestione della Vegetazione perifluviale (PGV) del fiume Dora Baltea e del torrente Chiusella, la cui metodologia è poi stata utilizzata per la pianificazione di altri corsi d’acqua: Stura di Lanzo, Dora Riparia, Torrente Belbo, Torrente Orba e Fiume Sesia (in corso di realizzazione).

La seconda, attualmente in corso, ha come obiettivi la realizzazione degli interventi previsti dal Piano di gestione attraverso il miglioramento della vegetazione forestale presente lungo la Dora, l’impianto di circa 5000 alberi e arbusti per formare siepi campestri e contrastare le specie esotiche invasive. Si prevede inoltre la realizzazione di corsi di formazione aperti a studenti universitari, amministratori, tecnici e ditte forestali specializzati nella gestione di questi ecosistemi di grande importanza per la riduzione del rischio idraulico, la conservazione della biodiversità e della qualità delle acque e la promozione di attività turistiche sul nostro territorio.

Ciafela, alla scoperta di una parola piemontese dimenticata

in Rubriche
Ciafela - parola piemontese Torino

Rubrica a cura di Centro Studi Piemontesi

Ciafela, ciafërla. Parola piemontese, molto dimenticata, per guancia. Di conseguenza abbiamo ciaflù per indicare un viso paffuto; pacioflù, per bimbo (o persona) grasso e paffuto; sgiaf, schiaffo; sgiaflon, schiaffone; sgiaflé, schiaffeggiare. Ma tirabasin è la fossetta sulle guance (Gianfranco Gribaudo, Ël Neuv Gribàud. Dissionari piemontèis, Torino, Daniela Piazza, 1996).

Beni comuni

in POLITICA/Rubriche
acqua bottiglia plastica

Parole rosse di Roberto Placido /  Lo scorso mese di ottobre il Comitato “Stefano Rodotà” per la difesa dei beni pubblici comuni e sovrani ha depositato, presso la Camera dei Deputati, le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare

E’ l’ultimo atto di un lungo percorso che parte dal lavoro svolto dalla commissione guidata dal compianto ed indimenticato Stefano Rodotà che terminò e presentò, febbraio 2008, quanto aveva realizzato all’allora Ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella.

Può sembrare incredibile ma al leader dell’UDEUR (Unione dei democratici per l’Europa) aveva affidato un compito straordinario e mai fatto prima alla commissione di valenti giuristi tra i quali Alberto Lucarelli e Luca Nivarra, presieduta appunto da Stefano Rodotà e dal quale prese il nome con vice Ugo Mattei. Lo straordinario lavoro, che avrebbe dovuto armonizzare e rendere attuali le norme per la gestione dei beni pubblici, si fermò lì in quanto proprio chi aveva affidato il lavoro, Clemente Mastella, fece cadere il, debole, governo Prodi e ritornare in sella Silvio Berlusconi ed il centrodestra. Per superare lo stop Stefano Rodotà ed Ugo Mattei mi proposero quello che per me fu una grande occasione ed un grande privilegio e cioè di rilanciare il testo della commissione ministeriale attraverso la proposta di legge delega al parlamento, prevista dalla nostra Costituzione, da parte di un Consiglio regionale. Con la collaborazione di diversi consiglieri di tutti i partiti si arrivò , con il voto unanime di tutto il Consiglio regionale del Piemonte, ad inviare al Senato della Repubblica la proposta di legge sui beni comuni (ottobre 2009). Scoprimmo così le resistenze e gli interessi che frenavano il lavoro di quanti si occupavano dei beni comuni. Una grande ventata di speranza e di entusiasmo arrivò con il referendum sull’acqua pubblica che vide nuovamente tutti insieme i “benecomunisti” con milioni di italiani che sovvertirono le previsioni dando così uno stop alle speculazioni sulla privatizzazione dell’acqua in Italia.

Sull’acqua e sul mancato rispetto della volontà popolare sappiamo poi come sono andate le cose. (giugno 2011). Si arriva poi al referendum sulle Trivelle per limitare lo sfruttamento indiscriminato e senza limiti delle risorse petrolifere del nostro paese (aprile 2016). Per inciso sia per l’acqua che per le trivelle a Torino ed in Piemonte ci furono dei risultati, in difesa dei beni comuni, superiori alla media nazionale. Per tornare ai giorni nostri, va riconosciuto il merito al Comitato Rodotà di avere riportato all’attenzione il tema dei Beni Comuni e ad un gruppo di parlamentari, principalmente del Movimento cinque stelle, di averlo trasformato in una proposta di legge ordinaria che sta trovando consensi anche tra altri parlamentari di svariati gruppi. Al testo, primo firmatario Giuseppe D’Ippolito, è stato aggiunto un “cappello” preliminare con forte matrice ambientalista. L’obiettivo rimane sempre lo stesso, modificare il libro III° del Codice civile sulla proprietà che parla solo dei beni pubblici e privati per inserire una terza categoria quella dei beni comuni a prescindere dalla proprietà.

Cioè di quei beni il cui accesso deve sempre essere garantito alla comunità. Gli stessi beni vengono poi divisi in tre categorie, dei beni indispensabili come l’acqua, i ghiacciai, infrastrutture strategiche, fiumi ecc. I beni messi a frutto ed i beni che possono essere ceduti. In attesa degli esiti delle due proposte di legge una riflessione su quanto ho scritto sopra e sulle posizioni che ha tenuto la sinistra ed il suo principale partito, i DS (Democratici di Sinistra) prima ed il PD (Partito Democratico) poi si impone. E’ stato un atteggiamento di disinteresse se non di contrarietà. Questo a mio parere è uno dei motivi, non l’unico, che ha determinato l’allontanamento di milioni di elettori e le conseguenti sconfitte elettorali. Se la sinistra vuole riavere un’anima e riconquistare parte del suo popolo quello dei Beni Comuni è una straordinaria opportunità.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

No agli estremisti rossi e neri e ai loro sostenitori –  Giuseppi, l’arrogante –  Il geometra O d i f r e d d i –  Il pizzaiolo che leggeva Montanelli – Lettere 

No agli estremisti rossi e neri e ai loro sostenitori

Giusta è un assessore grillino che si è più volte distinto per le  sue dichiarazioni faziose ed insieme esilaranti. Di fronte ai teppisti dei centri sociali che devastano un’ aula universitaria, ha affermato in loro difesa  che bisogna tenere giù le mani da chi protesta, senza dire una parola sull’infame convegno negazionista sulle foibe organizzato all’Università. Esami e lezioni bloccati per i tafferugli in un nuovo piccolo ‘68 all’ insegna della violenza.  Accusare il Rettore è demenziale ,evoca i tempi in cui Allara era considerato colpevole di tutti i mali dell’ Università. Geuna ha agito da uomo aperto al dialogo, se minoranze violente hanno stravolto tutto,non è certo colpa sua. Va comunque denunciato con preoccupazione e con fermezza il clima di intolleranza che domina al campus Einaudi .Un ritorno a tempi che non possiamo rimpiangere, con estremisti rossi e neri che trasformano l’ Università in un mattatoio in cui viene abbattuta la libertà della cultura e della ricerca.
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Giuseppi, l’arrogante

Giuseppi Conte adesso alza anche la voce, dicendo che lui non è uno che cambia maggioranze di governo, dimenticando il voltafaccia di agosto dello scorso anno. Era un professore semi sconosciuto che è diventato Presidente del Consiglio su designazione dei grillini, un personaggio di quarta  fila, emerso dal profondo Sud di Padre Pio. Non aveva e non ha dimostrato esperienza di governo. L’ Italia è ferma, tutti i problemi dall’Alitalia, alle autostrade, dall’Ilva alle fabbriche che chiudono stanno marcendo. Una intera classe politica si rivela ancora una volta inetta. E Conte, invece di dimettersi e chiedere scusa per il suo fallimento, alza anche la voce, chiedendo l’aiuto di Mattarella. Renzi strumentalizza la prescrizione di Bonafede, una vera aberrante bestialità giuridica ,ma alza solo la voce perché ci sono i posti del sottogoverno da dividere e non si scollerà mai da questa maggioranza rissosa ed incapace che sta sgovernando ,nel modo peggiore possibile. Giuseppi deve andare a casa e con lui Di Maio e tutti gli altri. Siamo all’assurdo che un mediocre come Franceschini in questo Governo sembri quasi uno statista. Il Pd, sostenendo Conte, sta commettendo un altro gravissimo errore.
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Il geometra  O d i f r ed d i

O d i f re d d i ha pubblicato l’ennesimo libro, dal titolo ”Il g e n i o delle d o n n e“, che consacra la sua figura di tuttologo e non di uomo di scienza, come vorrebbe essere. Ho avuto solo un’occasione di conoscere il geometra di Cuneo, poi laureatosi in matematica, che non volle studiare il latino, ma che ama invadere le praterie della cultura classica senza averne la benché minima conoscenza. Dovevamo parlare di Giordano Bruno finito sul rogo dell’ Inquisizione. O d i f r e d d i  lo irrise ed io che non ritengo Bruno un grande filosofo, lo difesi controvoglia, ma non potevo accettare le fin troppo banali ironie di O d i f r e d d i che si crede un grande studioso a cui tutto è concesso. In più occasioni ho polemizzato con lui per il disprezzo che manifesta per ogni tipo di religiosità, chiuso come è in un ateismo settario che lui confonde con la laicità. Inutile dirgli di leggere Bobbio che distingue laicità e laicismo. I geometri non fanno studi di filosofia…
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Il pizzaiolo che leggeva Montanelli

Ho appreso in ritardo che è mancato Antonio De Martino, storico titolare della pizzeria “La Spiga d’oro“ di Borgo San Paolo. Era un lettore fedele di questa rubrica, finché visse. Laureando in Medicina, dovette interrompere l’Università per la morte improvvisa del padre. Si rimboccò le maniche e, invece di fare il medico, fece con naturalezza il pizzaiolo. Era una persona colta e sensibile con cui era possibile parlare con piacere. Portava con se’ l’antica eleganza della Napoli migliore. Una volta parlammo di Benedetto Croce e mi disse la sua invidia quando seppe che io ero amico delle figlie del filosofo Ebbe il coraggio di esibire nel suo locale, nel cuore del Borgo rosso per eccellenza dove imperversavano Pajetta e Novelli , “Il Giornale“ di Montanelli, come feci io durante gli anni del terrorismo, andando a fare lezione. Mi mancherà l’amicizia di Antonio nata sui banchi del liceo, rivissuta negli anni dell’Università nella pizzeria del padre e poi ripresa nel vecchio locale magicamente rimasto intatto nei decenni e quasi ritrovato per caso , una sera di alcuni anni fa. Riprendemmo il discorso interrotto tanti anni prima che adesso non sarà più possibile. Una grande tristezza, un grande dolore dopo la morte di Paolo Macchi di Bricherasio.

Lettere      scrivere a quaglieni@gmail.com

Basta  pantomime
Io sono stanco di questa pantomima di dare la cittadinanza alla senatrice Segre e di toglierla a Mussolini. Tutti i Comuni d’Italia stanno facendo a gara per primeggiare in questa vicenda che sta diventando ridicola.     Luigi Porrati
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Credo che la storia vada sempre rispettata interamente. Le forzature sono sempre sbagliate. Salò ha fatto bene a confermare la cittadinanza a Mussolini che fa parte della sua storia. L’altra sera in piazza Castello un suonatore di fisarmonica, nella serata di San Valentino, suonava “Bella ciao“. Debbo dire che mi ha infastidito. Era cosa che puzza di regime. Se poi si tratta di un regime democratico, il fatto appare davvero assurdo ed incomprensibile. Le esagerazioni non riesco a sopportarle.
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Le sardine torinesi e l’odio      
Cosa pensa delle sardine torinesi?  Adele Ru
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Non si può ancora esprimere un giudizio . Forse sono migliori di quelle che si recano ad omaggiare Benetton. Una sardina torinese in tv si presentò persino con la giacca. Finora hanno mandato dei bacioni a Salvini e si sono proposti di presidiare il Valentino che ha bisogno di ben altro per essere liberato dal dominio incontrastato degli spacciatori. Diciamo che le sardine torinesi sono più dei pesci di acqua dolce, meno ideologici di altri. Attendiamoli alla prova. La cartina di tornasole sarà Appendino, se saranno dalla sua parte o con un Pd alleato dei grillini, vedremo che le sardine non si smentiscono neppure a Torino. Credo  anche che il movimento in futuro  possa sfaldarsi e dividersi. D’ accordo contro l’odio, ma una parola per Giampaolo Pansa odiato per anni, le sardine non l’hanno saputa pronunciare. Neppure contro i violenti  facinorosi dei centri sociali che hanno devastato un’aula all’ Università. E neppure nel Giorno del ricordo hanno rammentato  l’odio dei comunisti titini e togliattiani contro gli italiani dell’ Adriatico orientale. Benissimo schierarsi contro l’ odio razzial , ma bisogna schierarsi con tutti gli odi, senza distinzioni  settarie .
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“La Stampa”  in sciopero
Come mai “La Stampa “ non esce per due giorni,unico  quotidiano in Italia ? Perché ?        Alice Fusco
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Il quotidiano torinese sta  sempre più perdendo lettori  e copie e si trova in una profonda crisi,a metà strada tra la gestione di  De Benedetti ed Elkann che sembrano tuttavia identificarsi. I tempi dell’Avvocato sono davvero lontani. Il giornale di via Lugaro come tanti altri quotidiani parrebbe non rispettare  più da tempo le norme che regolano la professione giornalistica, ormai purtroppo  non più tutelata in modo adeguato  neppure dall’ Ordine professionale. Oltre al grave disagio che lamentano i giornalisti e che incide pesantemente  sulla stessa qualità del giornale, il motivo dello sciopero e’ il trasferimento di ben otto giornalisti dalla redazione romana a quella di Torino, una vera “deportazione” di massa. L’ episodio sarebbe stato impensabile in passato. C’ è anche un piano di altri pre- pensionamenti  che impoverirà il giornale delle sue professionalità. Non si può non essere solidali con i giornalisti de ”La Stampa”

Leumann, il villaggio da fiaba alle porte di Torino

in Rubriche
villaggio Leumannm

Articolo a cura di Somewhere Events & Tour

Entrare al villaggio Leumann, un quartiere operaio voluto dall’imprenditore svizzero Napoleone Leumann, significa fare un salto nel passato, in una quotidianità fatta di rapporti umani e buon vicinato, lontani dal caos della città e dai mezzi di trasporto. Il villaggio si trova sotto il comune di Collegno, alle porte di Torino, ed è stato costruito alla fine dell’Ottocento, splendido esempio di edilizia industriale, trasformata in arte e completamente integrata nel territorio circostante.

Villaggio Leumann, la storia

L’idea appartiene allo stesso Napoleone Leumann, il quale pensò di far costruire un complesso residenziale intorno al suo Cotonificio, grande e prestigiosa azienda dell’epoca, per gli operai specializzati che vi lavoravano. I lavori furono commissionati all’ingegner Pietro Fenoglio, il quale realizzò questo complesso residenziale tra il 1875 e il 1907. Il complesso, in stile liberty, comprendeva una sessantina di edifici divisi in 120 alloggi abitativi e una serie di strutture che rispondevano alle esigenze e necessità degli abitanti/operai. L’imprenditore infatti, era convinto che per avere buoni operai fosse necessario garantire l’istruzione: così nella scuola del villaggio si insegnavano le attività artigianali oltre alla lingua italiana. Vi era anche un asilo di fronte all’ingresso della fabbrica, un servizio rivoluzionario per l’epoca che divenne poi modello anche per la Fiat.

La crisi degli anni ’70

Successivamente alla crisi degli anni ’70, il cotonificio Leumann chiuse e si temette il peggio per il complesso residenziale. Fortunatamente gli immobili divennero proprietà del comune di Collegno che si fece garante della salvaguardia di questo borgo e dell’assegnazione delle case rimanenti secondo le norme dell’edilizia popolare. Dunque attualmente il villaggio è ancora abitato da alcuni operai del Cotonificio Leumann e da un altro centinaio di famiglie a cui sono state assegnate le abitazioni.

I lavori di restauro del villaggio Leumann

Nel corso degli anni sono stati fatti numerosi lavori di restauro che hanno portato alcuni edifici al loro antico splendore, come la stazione d’epoca (la Torino – Rivoli), la Chiesa di Santa Elisabetta in stile eclettico (Leumann ne commissionò la costruzione per i suoi operai, nonostante lui fosse di religione calvinista), la vecchia scuola elementare e tanti altri edifici storici in stile liberty. Inoltre il villaggio è ulteriormente valorizzato dalle numerose iniziative culturali, sociali e ricreative proposte dall’Associazione Amici della Scuola Leumann, un ente no-profit nato per salvaguardare e valorizzare il territorio.

Il villaggio Leumann è un luogo magico dove si respira un’idea diversa di impresa e di relazioni tra gli uomini, operai ed imprenditori; un concentrato di storia, arte, cultura e vita quotidiana.

Un piccolo borgo rimasto intatto per più di un secolo, in cui ci si immerge in un’atmosfera senza tempo!

 

Risotto “dimagrante” a due colori, pronto in un batter d’occhio

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Risotto La Cuoca Insolita

Articolo a cura de La Cuoca Insolita

Chi ha detto che per fare un buon risotto ci vuole tanto tempo? La cucina è uno dei luoghi di casa dove, volendo, si possono spendere tante ore, dove si crea più disordine e dove gli oggetti si possono spostare e sporcare tante volte in uno stesso giorno. Ma se si ottimizzano le attività di preparazione, il tempo quotidiano per cucinare piatti buoni, con ingredienti semplici e magari senza troppi conservanti, il gioco è fatto. Questo risotto ne è un esempio. Provatelo: è fatto con riso integrale (leggete sotto le proprietà) e impiegherete meno tempo di quello necessario per preparavi un piatto di pasta in bianco, con mille vantaggi in più!

Tempi: Preparazione (15 min); Cottura (60 min per il riso integrale);
Attrezzatura necessaria: Pentola da 2 L con coperchio, cestello per cottura a vapore, casseruola da 24 cm, minipimer, tagliere e coltello a lama liscia, cucchiaio di legno.

Ingredienti per il risotto

dosi per 4 persone (4 porzioni da 150 g):

Per cuocere il riso integrale:

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Riso integrale – 200 g (500 g da cotto)
Acqua – circa 500 ml
Alga kombu – 2-3 cm
Sale grosso integrale – 1 cucchiaino

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Per il risotto rosa:

Barbabietola rossa precotta – 100 g
Acqua (o brodo se ne avete) – 250 g
Fecola di patate – 2 cucchiaini
Crema di mandorle bianca – 20 g
Timo – 1 ciuffo
Scorza di ½ limone
Olio e.v.o. – 1 cucchiaio
Sale fino integrale di Sicilia

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Per la crema di sedano rapa:

Sedano rapa cotto – 180 g
Latte di soia (o altro latte se preferito) – 120 g
Sale fino integrale di Sicilia

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Difficoltà (da 1 a 3): 1
Costo totale: 2,35 €

Perché vi consiglio questa ricetta?

In questo risotto non si usa il burro, né altri formaggi. E’ quindi adatto anche in caso di allergia o intolleranza al latte e derivati.
Rispetto ad un risotto preparato in modo tradizionale, questo ha il 33% in meno di grassi, l’81% di grassi saturi in meno e il doppio delle fibre.
Secondo la cucina naturale e macrobiotica, il riso integrale ha proprietà dimagranti e non fa alzare velocemente la glicemia perché è ricco di fibre.
La barbabietola è molto indicata per gli sportivi, perché assicura un’ottima resistenza allo sforzo fisico!
Il sedano rapa ha un’azione diuretica e depurativa. Attenzione però: per la presenza di alcune proteine, il sedano rapa è un alimento potenzialmente allergizzante per quei soggetti sensibili e predisposti alle allergie alimentari.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link:). In caso di allergie… Allergeni presenti: soia (il latte di soia si può sostituire con il latte vaccino o con il latte di canapa), frutta a guscio.

Risotto

Preparazione del risotto

I TRUCCHI PER VELOCIZZARE IL LAVORO

Potete cuocere il riso anche qualche giorno prima e conservarlo in frigorifero fino a 5 giorni. Anche il sedano rapa può essere cotto a vapore 4-5 giorni prima e conservato in frigorifero in un contenitore chiuso. Tenete sempre nella dispensa qualche mandorla già a pezzetti (potrà servirvi per tante ricette diverse).

Fase 1: LA COTTURA DEL RISO

Mettete in ammollo l’alga kombu per 5 minuti in poca acqua. Sciacquatela e mettetela nella pentola con il riso (che avrete nel frattempo sciacquato sotto l’acqua corrente, con l’aiuto di un colino) e il sale grosso. Aggiungete l’acqua nella pentola (in genere il doppio di acqua rispetto al volume del riso) e cuocete, coperto e a fuoco molto basso, per il tempo indicato in etichetta (potrebbe essere anche di 1 h). Lasciate riposare in pentola, chiuso, per circa 40 minuti, in modo che l’acqua eventualmente rimasta sul fondo finisca di essere assorbita dal riso. Se non vi ricordate come cuocere i cereali, andate a vedere anche la ricetta del miglio stufato sul blog (https://www.lacuocainsolita.it/miglio-stufato/).

FASE 2: IL RISOTTO ROSA

Pelate la barbabietola, sciacquatela sotto l’acqua, tagliatela a pezzettini e frullatela con l’acqua o il brodo di verdure caldo. Aggiungete al riso cotto nella casseruola e mescolate, mantenendo il calore moderato. In un bicchiere sciogliete la fecola di patate con un dito d’acqua fredda e poi versate nella padella del risotto. Mescolate subito: in meno di un minuto il brodo liquido del risotto sarà diventato cremoso. Spegnete e aggiungete la crema di mandorle, che andrà a creare la mantecatura che di solito si ottiene con il burro. Non cuocete più, se non volete perdere il colore rosa (più cuoce, più il colore tende ad imbrunire). Aggiungete il sale fino, il timo e la scorza di limone (tenetene una parte per decorare il piatto alla fine).

FASE 3: LA CREMA DI SEDANO RAPA

Pelate il sedano rapa e tagliatelo a dadini piccoli di circa 1 cm. Fatelo cuocere a vapore per circa 5 minuti (deve rimanere morbido). Versatelo nel bicchiere del mixer con il latte di soia, frullate tutto insieme al sale. Dovrete ottenere una crema morbida (non deve essere eccessivamente liquida: all’incirca la densità sarà quella di uno yogurt cremoso).

FASE 4: IL PIATTO FINALE

Versate in ciascun piatto (vi consiglio un piatto fondo) il risotto rosa e ponete al centro 2 o 3 cucchiaini di crema di sedano rapa. Cospargete la superficie con un po’ di scorza di limone e qualche foglietta di timo fresco e condite con un filo di olio e.v.o.

TEMPI DI CONSERVAZIONE

Riso integrale cotto: in frigorifero fino a 5 giorni

Il risotto pronto si può conservare in frigorifero una volta pronto, ma quando verrà riscaldato (meglio se in microonde) potrà risultare un po’ scotto. Potete comunque ravvivarlo aggiungendo un po’ di brodo.

Chi è La Cuoca Insolita?

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Chi è Emanuele Romagnoli, l’organizzatore di Torino Digital Days

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Emanuele Romagnoli Torino Digital Days

Rubrica a cura di ScattoTorino

Sull’home page di digitaldays.it si legge: “Varchiamo insieme la soglia di un nuovo mondo, scopriamo come affrontare le sfide di un futuro che è già iniziato e coglierne tutte le opportunità. Il post digitale è ora e noi ne siamo i protagonisti”. Un vero e proprio manifesto per presentare la mission di Torino Digital Days 2020, l’evento gratuito che si tiene dall’11 al 15 febbraio in varie location della città e che include 90 appuntamenti. Talk, laboratori, eventi, performance, mostre e workshop formano il palinsesto di questa seconda edizione che dalla moda allo sport, dalla mobility all’arte, dal design al food (e non solo) presenta le sfide e le opportunità del mondo digitale. ScattoTorino ha incontrato Emanuele Romagnoli, mente creativa di Torino Digital Days e fondatore di Bonobo Events, l’agenzia di comunicazione che crea eventi in Italia e in Europa e che collabora con Facebook e molti altri colossi dell’economia mondiale. Il suo quartier generale è a Torino e anche lui, come noi, crede nelle potenzialità di questa città e si attiva per farle conoscere.

Emanuele Romagnoli Torino Digital Days

Oltre a Bonobo Events da chi è formato il team di Torino Digital Days?

“La collaborazione con Tandu, Glebb & Metzger e Wacky Weapon è nata in seguito ad una chiacchierata con Federica Toso di Tandu. L’idea di realizzare un festival diffuso sul tema del digital e dell’innovazione ha coinvolto professionalmente ed emotivamente tutti, ed è così che abbiamo deciso di mettere su una joint venture per lo sviluppo del format”.

Torino Digital Days è…?

“Un festival che offre l’opportunità di conoscere o approfondire le dinamiche della filiera del mondo digitale. Si rivolge sia agli operatori del settore, sia agli appassionati ed è un evento diffuso che coinvolge molti soggetti. In questo campo ci sono tante eccellenze che fanno network e durante le diverse giornate possono ampliare la rete dei propri contatti”.

Quali sono i temi dell’edizione 2020?

“Nel 2019 avevamo puntato sul concetto di Digital is real perché era chiaro che il digitale fosse entrato nella vita delle persone. Quest’anno parliamo di Post digitale perché il fenomeno esiste ormai da 30 anni e tutti noi usufruiamo della tecnologia e ne viviamo le conseguenze, sia positive che negative. Chi lavora in questo settore, o chi lo utilizza, sa che bisogna affrontare i cambiamenti digitali in corso. Gli argomenti trattati sono davvero tanti: dal marketing emozionale alla fotogrammetria, dalla realtà virtuale alla casa integrata, dai nuovi social al legame tra food e digital”.

Dove si tiene questo evento diffuso?

“Il format del festival è diverso da quello che era negli Anni ’90, dove tutto si svolgeva in un unico luogo. Le location coinvolte sono numerose. Il 12 e il 13 febbraio Combo ospita il Main Event: si tratta di due giornate dedicate al post digitale, alle sue declinazioni e alle realizzazioni nei diversi settori della società. Le altre sedi – selezionate per le giornate dell’11, del 14 e del 15 – sono Copernico Garibaldi, La Rinascente, Eataly, Toolbox, Mercato centrale, Edit, Circolo del Design e molte altre.

Sul sito ufficiale del festival potete trovare il programma dettagliato di tutte le giornate”.

Chi è il target di Torino Digital Days?

“È un target eterogeneo. Si sono accreditate oltre 5.000 persone e la manifestazione genera interesse sia negli addetti ai lavori sia negli appassionati sia in chi vuole conoscere il mondo digitale. Proprio pensando al pubblico, abbiamo organizzato eventi orizzontali, quindi più fruibili, e verticali cioè dai contenuti altamente specializzati”.

Quali sono i temi del Main Event?

“Il 12 febbraio parliamo di Nuove frontiere e di Movimenti. Partendo dal presente, allarghiamo lo sguardo sullo scenario e sulle prospettive che ci troveremo ad affrontare fino al 2030. C’è anche un focus sulle nuove frontiere del digitale, che esulano dai luoghi e dai Paesi più comuni e riguardano aree geografiche meno note per le loro eccellenze digitali. Cambiamento, come sappiamo, significa nuove opportunità e il digitale ne offre molte nell’ambito del movimento dei corpi, delle idee, delle culture e della comunicazione. I temi del 13 febbraio sono invece Per il tuo bene – ovvero il digitale come impulso per la ricerca scientifica anche in campo medico, con tutti i limiti e i pericoli collegati – e Finalmente liberi che evidenzia come digitale e stile di vita si intrecciano e si legano tra loro, creando nuovi stimoli per il divertimento, le passioni e il tempo libero”.

 Torino Digital Days

Secondo te possiamo ancora fare a meno della tecnologia?

“Non credo perché ormai quasi tutti sono connessi. Penso però che sarebbe utile una pratica di detox e di tutela del suo utilizzo. Chi è nato prima degli Anni ’90 sa cosa vuol dire vivere senza il mondo digitale e quanto sia piacevole una cena o una gita senza il cellulare”.

Torino per te è?

“Con Bonobo Events, l’agenzia che ho fondato, organizzo molti eventi in città e so per esperienza che Torino offre grandi possibilità in tanti settori diversi. Qui le nuove tendenze attecchiscono, anche se negli ultimi anni abbiamo sofferto di scarsa visibilità perché le istituzioni non hanno lavorato in tal senso”.

Un ricordo legato alla città?

“Per me Torino è un’anima incompresa di storia, opportunità e fascino inimitabile. Dopo l’Erasmus a Parigi mi sono reso conto della straordinaria unione di anime che Torino rappresenta, a partire dalla musica, dal patrimonio culturale, da soggetti che creano innovazione…abbiamo davvero tutti gli elementi per essere competitivi. Oltretutto in un contesto con una qualità della vita distintivamente alta, basti pensare alla vicinanza con le Alpi e la Liguria e ad uno tra gli itinerari più famosi a livello mondiale, come le Langhe. Torino è per me posta in un contesto in cui tutto è possibile, se si riesce a guardare oltre l’ostruzionismo che la politica e le istituzioni creano verso chiunque voglia portare idee ed energie. Se in Italia qualcuno riesce ad andare oltre a questo credo possa farcela ovunque, ed è il motivo per cui molti dei miei amici, stanchi di una politica che non fa nulla se non punire e ostacolare, hanno scelto di dedicare il proprio tempo e le proprie energie a progetti al di fuori dei confini italiani. Un gran peccato”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto

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