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La foto di Vincenzo Solano

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Magnifica Torino / il cielo sul Palazzo di Giustizia

Sanremo: è lecito far festa?

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Uno degli infiniti segni di degrado anche morale oltre che intellettuale di questo paese è il festival di San Remo che vogliono che venga fatto ad ogni costo e con la partecipazione del pubblico.

Capisco che il festival muove forti interessi e che la città di Sanremo vive per il festival e il casinò. Capisco che occorre cautela prima di decidere, ma occorre ancora più cautela per un’ eccezione che riguarda le canzonette. Non ho nulla contro le canzonette, anzi mi piacciono.
Ma la tutela della salute delle persone supera ogni altro discorso, a partire da quella dei Sanremesi. Un rinvio del festival non provoca disastri in un’ Italia disastrata in cui teatri sono chiusi e tutto il mondo dello spettacolo è fermo.
Oppure una versione in tv senza pubblico in sala può’ essere la soluzione più ragionevole e praticabile ,lasciando al mezzo televisivo il compito preminente che poi ha sempre avuto nella storia del festival la cui fama è legata alla televisione .
Le polemiche di chi pretende che di fronte al Festival si debba fare un’eccezione sono chiaramente pretestuose. La Scala ha rinunciato alla prima , la Fenice al pubblico di Capodanno, soprattutto rinunciano e hanno dovuto rinunciare tutti gli operatori turistici ed alberghieri dopo un’estate scriteriata e senza regole che non è stata governata come sarebbe stato necessario.
Si ignora completamente il fatto che la cultura in Italia sta morendo per colpa anche di un ministero inetto che non fa nulla.
Il patrimonio culturale, quello tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, è abbandonato a se’ stesso e c’è invece chi si occupa del Festival, adoperando argomentazioni capziose ed arroganti. Silenzio attorno alla cultura,  il festival in prima pagina. Vogliamo continuare a passare anche in questa occasione come un popolo di mandolinisti, per di più portati al suicidio?
Chi pensate che sia tanto scemo da andare a riempire le poltrone dell’Ariston con il rischio del Covid? O vogliamo trasformare un teatro in un edificio di culto o in un ospedale?
Stiamo proprio perdendo il senso delle proporzioni anche di fronte a cose che non dovrebbero neppure essere oggetto di discussione. E anche in questo caso la politica è silente o dice stupidaggini. Ovviamente, senza chiamare in causa il rispetto dovuto ai Morti del Covid, rispetto che mal si concilia con il clima festaiolo di Sanremo. Un clima festaiolo falso ed apparente perché quando c’è gente ricoverata negli ospedali che soffre e muore e c’è’ gente che non ha il vaccino per l’insipienza di chi doveva provvedere, non è lecito fare festa.  In questa Italia viene istintivo piangere, non cantare le canzonette. A volte viene anche qualche altra tentazione, ma poi la responsabilità democratica, finché sarà possibile, prevale.

L’isola del libro

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Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Elizabeth Jane Howard  “Perdersi”    -Fazi Editore-   euro  20,00

E’ di una bellezza struggente questo romanzo della scrittrice inglese (nata a Londra nel 1923, morta a Bungay nel 2014), famosa soprattutto per la sua saga dei Cazalet. E’ ispirato ad una brutta esperienza realmente vissuta dalla Howard che ha metabolizzato il dolore di una relazione illusoria mettendosi a scrivere questo libro.

Nel 1995, superati i 70 anni, raggiunto il successo, con una vita sentimentale travagliata alle spalle, problemi di salute e in piena crisi personale, incappa nelle lettere di un ammiratore che si fa insistente fino al punto di riuscire ad incontrarla. E’ l’inizio di una relazione sentimentale in cui lui, abile manipolatore, si annida subdolamente laddove lei ha i nervi più scoperti; quanto più lei soffre e ha bisogno di aiuto, consolazione e perché no, anche amore, tanto più lui fiorisce e prospera. Ma sarà solo una mastodontica finzione, greve di bugie e foriera di pericoli, nonché un’immane delusione.

Ricalca dunque l’autobiografia la vicenda della protagonista Daisy, affermata commediografa 60enne. E’ stata sposata due volte e non è andata per  niente bene.

Dal primo marito ha avuto una figlia, Katya, arrabbiata con lei da quando ha lasciato suo padre, (poi scoprirete perché) e ancor più inasprita quando ha sposato un uomo molto più giovane e senza né arte né parte.

E ‘ il bellissimo Jason, che fa il balzo verso il successo, diventa un attore famoso anche grazie al matrimonio e alle conoscenze di Daisy; salvo poi lasciarla poco signorilmente e in modo decisamente codardo per sposare un’attrice molto più giovane.

In piena crisi, Daisy cerca di voltare pagina e darsi alla vita bucolica e appartata comprando un piccolo cottage circondato da un giardino inselvatichito.

E’ così che finisce nel diabolico mirino di un sedicente giardiniere, l’ultra 60enne Henry Kent. E’ povero in canna, nullafacente, vive a sbafo su una barca di conoscenti e ha in mente un piano ben preciso.

Senza raccontarvi  troppo, anticipo solo che vi aspettano pagine intriganti che vi terranno col fiato sospeso perché, grazie alla bravura della Howard, capirete molto prima di Daisy cosa alberga nell’animo torbido e truffaldino di Henry. Abilissimo nell’inventarsi una vita di finzione, in cui appare più vittima che aguzzino. Calcolatore e privo di scrupoli sa però vendersi benissimo perché «Gli uomini come Henry Kent…tra la testa e i genitali non hanno niente».

E anche voi vi chiederete come sia possibile lasciarsi ingannare così tanto da un uomo senza cuore o scrupoli…un autentico pericolosissimo borderline.

 

Simona Siri con  Dan Gerstein  “Mai Stati così Uniti”  -Tea –  euro 15,00

L’idea del titolo è semplicemente geniale perché allude non solo alla coppia formata dalla scrittrice e giornalista italiana Simona Siri e dal marito americano Dan Gerstein, ma in senso più ampio alle diversità tra due culture e due paesi divisi dall’oceano.

Loro sono un team ad alto quoziente intellettivo: lei è planata in America, al MIT di Boston la prima volta nel 1999 a 26 anni con una laurea in Psicologia, poi si è trasferita a New York in pianta stabile, dove vive da 7 anni, e racconta l’America in varie collaborazioni giornalistiche.

Lui studi ad Harvard, mille interessi tra Storia, letteratura e Scienze  politiche; una brillante carriera come scrittore di discorsi e assistente politico al Senato, e come senior strategist in 2 campagne presidenziali. Poi ha voltato pagina e da Washington è approdato nella Grande Mela.

Le loro strade s’intersecano e sfociano in un matrimonio in cui la battaglia culturale inizia già con la colazione mattutina.

Così il diario di questa coppia diventa specchio di due popoli che si confrontano anche sulle  piccole cose e le vertenze del quotidiano. Ma è anche un illuminante reportage a 4 mani della vita americana, in particolare a New York dove i due combattono con il caro affitti, vivono con l’adorato cane e una bimba in adozione..

Lei sottolinea «Siamo diversi in tutto. E’ un miracolo che stiamo insieme. Alle volte è così americano  che lo detesto».  E lui risponde spiegando la mentalità a stelle e strisce.

Sono tanti gli spunti che danno il via alle due versioni della stessa cosa in questo menage che sa far tesoro delle differenze anche attraverso litigate, incomprensioni e continui aggiustamenti agevolati dall’amore.

Dan è razionale, positivo, estroverso, lei emotiva, introversa e tendente al drammatico; lui è mattiniero, lei nottambula; lui è un “social butterfly”, una farfalla sociale che vola di conoscenza in  conoscenza, con un’ intensa vita sociale mentre lei ama starsene a casa tranquilla.

In Usa poi c’è un modo diverso di vivere l’amicizia; al di là del networking che permette di costruire una rete di conoscenze  molto estese -ma superficiali- gli amici veri sono spesso quelli del college (anni formativi), spesso con carriere diverse in altri stati, con i quali l’intesa resta intatta nonostante la lontananza. Lei fatica a comprendere questa alchimia e le dinamiche insite in un Paese gigantesco in cui la mobilità è un must.

Diverso è anche il rapporto con il denaro; spendere in America è facilissimo, la corsa allo shopping sfrenato è favorita anche dall’abuso di carte di credito.

Insomma, dalle loro diversità capiamo meglio tante cose dell’America: come il complesso sistema sanitario che discrimina tra ricchi  e poveri, il sistema scolastico che forma persone altamente indipendenti e competitive, la tendenza a cambiare lavoro con una certa scioltezza…e tanto altro tra vicende privatissime e l’odio condiviso per Trump.

 

Maylis de Kerangal   “Un mondo a portata di mano”    -Feltrinelli-    euro 16,50

La scrittrice francese che ci aveva toccato il cuore con “Riparare i viventi” (sulla donazione degli organi), ora ci regala un romanzo di formazione che ha per sfondo il mondo dell’arte.

Protagonisti assoluti sono i colori, i trompe-l’oeil e le illusioni della vita attraverso le vicende di 3 giovani.

Paula Karst, parigina con gli occhi di colore diverso e appena divergenti; Jonas, secco, sfuggente e talentuoso; Kate, una sorta di Anita Ekberg dalla pelle bianchissima. Sono tutti alle prese con la preparazione della prova per il diploma. Parlano di arte, sognano in grande e stanno per catapultarsi nel mondo del lavoro.

Paula riesce a iscriversi al prestigioso Istituto superiore di pittura a Bruxelles dove impara la delicata e affascinante arte del trompe-l’oeil; ovvero la tecnica dell’inganno ottico che simula la realtà.

I 3 amici che si ritrovano 5 anni dopo – trascorsi in vari cantieri in giro per il mondo- alle prese con opere a volte molto più grandi di loro, per lo più legati a contratti temporanei, a volte deludenti.

In un bistrot parigino si raccontano esperienze, lavori svolti, persone incontrate, soddisfazioni  e delusioni.

Paula ha dato prova della sua bravura in grandi cantieri, soprattutto in Italia, tra Museo Egizio e Cinecittà dove ha riprodotto la loggia papale e la Cappella Sistina per il film di Nanni Moretti “Habemus Papam”. Ed è  appena tornata da Mosca dove ha dipinto gli scenari di “Anna Karenina”  negli studios della Molfin.

Kate ha lavorato tutto il giorno, abbarbicata su una scaletta, al lussuoso atrio di un palazzo in Avenue Foch.

Jonas racconta che sta per consegnare a committenti arabi un Eden tropicale di 8 metri per 3 e 50, inutile dire che il compenso sarà munifico.

Ed ecco ancora una volta la de Kerangal puntare su personaggi giovani, in divenire, alle prese con ambizioni, talento e incertezze. Sono spiriti liberi che si spostano dove il lavoro chiama, imbastiscono storielle sentimentali passeggere e dipingono alberi, marmi, pietre preziose e tanto altro per dare forma all’illusione.

 

Mathijs Deen  “Per antiche strade”   -Iperborea-    euro 18,50

Come recita il sottotitolo questo libro è un viaggio nella storia d’Europa, perché oggi transitiamo sulle orme di chi ci ha preceduti nei secoli vicini e in quelli più lontani. Lo scrittore e giornalista olandese ha composto un affascinante iter, tra racconto, diario di viaggio e puntigliosa ricerca storica.

Parte da un suo ricordo d’infanzia e poi ci conduce in un’affascinante scoperta continua e nella storia europea. Lo fa scandendo 11 tappe, ricostruendo le vicende di personaggi vari che hanno camminato sull’intricato reticolo di vie e strade, a piedi, con carri, in cerca di cibo o salvezza. E ci dimostra come quelle strade hanno una vita pluricentenaria.

Così incontriamo uomini della preistoria, come il primo uomo partito dall’Africa e arrivato su suolo europeo nel Pleistocene; poi le incursioni dei Cimbri; la drammatica fine del brigante romano Bulla  Felix che rubava ai ricchi patrizi per dare ai poveri e liberava gli schiavi. O ancora la storia di una giovane donna battezzata, che dalla natia Islanda arrivò fino al Papa con una domanda essenziale.

Via via conosciamo un’umanità variegata in cui troviamo esploratori, conquistatori, profughi, mercanti, banditi e pellegrini.

Sono loro che nel corso dei millenni hanno percorso, tra mille difficoltà, quelle arterie che oggi noi usiamo in lungo e in largo.

Attraverso le loro biografie -ricostruite magistralmente da Deen e scorrevoli come racconti- possiamo capire più a fondo anche le varie trasformazioni della cultura europea, i contrasti politici, religiosi, economici e culturali. Perché in questo libro le strade ci possono parlare in un iter da scoprire a  poco a poco, a piccole tappe e grandi conquiste.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Miseria politica – Emanuele Filiberto e le leggi razziali del fascismo – Lettere

Miseria politica

Non so se a maggio si voterà per i Comuni italiani a causa della pandemia e quindi non si può dire se i partiti siano in ritardo nel definire le candidature a Sindaco. In alcune città certe scelte appaiono definite come con Sala a Milano che proprio ieri si è esibito in un confronto incredibile, unendo le figure di Anna Frank e di Greta , che rivela come anche quello che vogliono presentare come  il meglio ha dei limiti abissali. A Roma è ancora tutto in alto mare e il solo Calenda si sta agitando in modo, in verità, un po’ patetico, come il candidato Sindaco radicale torinese che non è consapevole dei suoi limiti incolmabili per proporsi come guida di una grande città. Il partito democratico è più che mai diviso e c’è chi ancora si ostina a pensare ad una alleanza con i grillini che spianerebbe la strada ad una destra tutt’altro che brillante, egemonizzata da una Lega povera di uomini e soprattutto di idee. In un quadro di questo genere, il dibattito sul futuro di Torino, su come uscire da cinque anni di grillismo pestilenziale, langue. La cultura torinese che forse è ridotta ai minimi termini, tace  dimostrando una afasia di idee spaventosa. I pochi che potrebbero dire qualcosa non vengono neppure interpellati   Anche i candidati proposti non entusiasmano. L’unico progetto che potrebbe essere vincente, un nuovo progetto Castellani, fatica a decollare e molto lucidamente l’esponente più significativo del mondo cattolico torinese Gian Piero Leo non esita ad esprimere critiche e riserve che dovrebbero obbligare tutti alla riflessione. Ieri ho sentito un frammento di intervista di un parlamentare del Pd torinese ed ho resistito dieci minuti: le ovvietà delle cose dette  e la mediocrità, proprie di una persona incolta che propinava con sicumera, erano intollerabili. Con gente  così e per merito della famiglia Elkann Torino, tra dieci anni, sarà una cittadina come Cuneo.
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Emanuele Filiberto e le leggi razziali del fascismo

Quando l’erede del partito  neo – fascista Fini andò in Israele a sconfessare l’operato del fascismo e in primis le leggi razziali, venne accolto in Israele in modo trionfale. Adesso che il principe Emanuele Filiberto scrive una lettera inequivocabile di condanna delle leggi razziali promulgate dal bisnonno Vittorio Emanuele lll e chiede scusa alla Conunità Israelitica, si alzano cori di critiche  astiose che rivelano pregiudizio e malanimo. Casa Savoia non è solo Vittorio Emanuele III e Vittorio Emanuele III non è  solo quello del 1938, ma anche quello dell’età giolittiana e del 25 luglio 1943 che segnò la caduta del regime. Le letture manichee, strumentali, settarie della storia sono sempre sbagliate. Si può discutere sui tempi perché forse il principe poteva decidere  prima la sua lettera  , ma non sull’atto che appare animato dalle migliori intenzioni. Fanno tenerezza certi monarchici che lo criticano per aver preso le distanze dal bisnonno. I fessi e i faziosi oggi sono una componente essenziale di ogni gruppo. Ho conosciuto il principe Emanuele Filiberto con cui ho avuto modo di parlare di storia e l’impressione che ne ho tratto è stata più che positiva. Il gesto odierno conferma quel mio giudizio.

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Lettere scrivere a quaglieni@gmail.com

Il centenario del Pci

 Ho letto il suo articolo sul centenario del PCI che giudico davvero una grande lezione di storia. Chi le scrive è stato un militante e un piccolo dirigente di quel partito. Le cose che Lei scrive sono pura verità . Le banalità di Ezio Mauro rispetto alla sua robusta riflessione storica scompaiono. E’ vero quello che lei dice: nel partito gli anticomunisti erano considerati parafascisti. Una verità che ha scritto solo lei.        Lettera firmata 
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La ringrazio molto, lei è troppo gentile. Ma mi intristisce di non poter pubblicare il suo nome. Ne comprendo il motivo, ma esso dimostra che non siamo un paese libero. E d il fatto è molto grave e dovrebbe farci riflettere su quelli a cui  abbiamo affidato la nostra democrazia e sul grado di barbarie di tanti nostri concittadini.

La volgarità in Tv

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Se Mauro Corona e’ stato radiato dalla trasmissione “ Carta Bianca” per aver definito “gallina “ Bianca Berlinguer , immagino che ad Alan Friedman che ha rivolto alla moglie dell’ex presidente americano Trump il pesante e sessista insulto di “escort “, verrà comminata dalla Rai un’adeguata sanzione.

Corona e’ un montanaro ruspante e incolto, promosso dalla Berlinguer come opinionista. E’ un provinciale orgoglioso delle sue radici con dei vistosi limiti A suo modo è anche simpatico.

Friedman si considera un raffinato intellettuale , un protagonista del giornalismo televisivo e della carta stampata , un uomo di livello internazionale di ampie vedute. Soprattutto dice di odiare il maschilismo che forse il nostrano ruspante montagnino non ha mai superato del tutto. Io ho conosciuto ambedue i personaggi e potrei scriverne in modo abbastanza dettagliato, ma non sono abituato ad infierire sui perdenti. Sul
fatto che ambedue questi personaggi, apparentemente agli antipodi, siano al tramonto è infatti un dato di fatto che ho constatato da tempo . E la cosa mi intristisce sinceramente. Friedman in Tv alla 7 offese l’on. Mussolini, rifiutandosi di parlare con lei in quanto nipote del duce e non in base ad argomentazioni estranee al dato biografico, l’unico non imputabile alla Mussolini.

Friedman ha tutti i limiti dell’americano superficiale, e’ molto più trumpiano di quello che appare, pur essendo un fiero nemico dell’ex presidente americano.  Non ha nessuna cultura storica per ciò che riguarda l’Italia e spesso vuole interloquire su cose italiane che non conosce in modo approfondito. E’ molto assoluto nei suoi giudizi e non si mette mai in discussione. Sono anni che lo conosco, ma non sono mai riuscito a capire perché si sia trasferito in Italia. La rozza e frequente accusa a lui rivolta e’ quella di “essere un americano che ha trovato l’America in Italia”, un’accusa certamente ingenerosa. Io ho commesso un grave errore a coinvolgerlo nelle attività del Centro Pannunzio qualche anno fa, anche se non esitai a vedere molto presto l’incogruita’ di un rapporto tra modi di pensare e culture troppo distanti.  Friedman vive a Lucca , la città di Pannunzio, troppo poco in verità per essere un pannunziano. Il mio amico lucchese Marcello Pera, molto garbatamente, mi mise in guardia, ma anche lui che è un gran signore, non volle infierire.

 

Adesso c’è’ chi – pur non avendo avere nulla a che fare con il centro Pannunzio scioccamente pretenderebbe da me una sanzione nei suoi confronti, quasi si possano fare processi su cose che non riguardano il passato , ma il presente. Inoltre io non sono un seguace della Boldrini che non a caso con Friedman e’ stata dolcemente critica rispetto alle censure feroci del passato, perché sono un liberale e ritengo l’uomo “un legno storto”, come diceva Kant. Anzi, diffido da chi presume di non sbagliare mai e pretende dagli altri la perfezione. Gli atteggiamenti giacobini li ho sempre rifiutati sia come modelli virtuosi di vita, sia come modelli di persecuzione sanguinaria.
Spesso ci sono giornalisti che con parole paludate offendono chi la pensa diversamente in modo molto più pesante di Corona e Friedman.
Il “Fatto quotidiano “ e’ l’esempio di un killeraggio quotidiano parlato e scritto. Sul versante di destra ci sono conduttori televisivi e opinionisti insopportabili per la loro volgarità. Un personaggio come Signorini e’ espressione di una tv – “spazzatura” che ha contribuito a corrompere l’intelligenza degli italiani.

In tempi volgari e’ difficile che ci siano opinionisti raffinati. In tempi di politica inconsistente non si può pretendere una classe politica di livello appena decente. Ma la volgarità gratuita e’ un’aggravante in più che non trova giustificazione di sorte. E che si debba andarla ad importare in Italia dagli USA appare davvero sciocco. In ogni caso non sono gli USA patria della democrazia che lo stesso Friedman dice di amare. Si tratta di gente che non ha mai aperto Tocqueville e vive di una polemica quotidiana,  nutrita di acredine e di improvvisazione. Il liberalismo e’ un’idea incompatibile con queste persone perché demonizzare addirittura i congiunti degli avversari politici con gli insulti più volgari,  rivela una forma mentis intollerante. Togliatti accusava Gide di essere un pederasta, ma eravamo in tempi lontani e Togliatti era irrimediabilmente un comunista illiberale. Chi usa certi argomenti finisce di rivelare la fragilità delle sue posizioni. L’accusa di essere una gallina di Corona, al confronto, appare una leggerezza trascurabile e in fondo scusabile. Forse non doveva essere promosso a piccolo oracolo.

Pci, cento anni da studiare e non (solo) da celebrare

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Paolo Spriano è stato l’autore di una poderosa storia del partito comunista italiano che venne scritta quando il partito era in piena attività e la sua disciplina interna era ferrea 

Spriano era uno storico di un certo spessore anche se era anche un militante disciplinato, una posizione non facilmente conciliabile con la libera ricerca storica. I suoi volumi erano diretti ai militanti e non ad una ricostruzione spassionata dei fatti. In ogni caso quei volumi in occasione del centenario di fondazione del Pci sono scomparsi dal dibattito ed è un peccato perché sarebbe stato interessante un confronto tra il lavoro di Spriano e quanto e’ stato scritto dopo la sua morte avvenuta nel 1988,un anno prima della caduta del Muro di Berlino.

Dobbiamo considerare che in quegli stessi anni 70 usciva la storia contemporanea di Massimo Salvadori che vedeva il punto di arrivo della storia contemporanea(!) nell’eurocomunismo di Berlinguer, un abbaglio storico che può costare il discredito scientifico. Così mi disse il cugino di Salvadori, Nicola Matteucci.
Questo era il clima plumbeo di quegli anni quando non essere comunisti era considerata una colpa imperdonabile che condannava all’ isolamento, al gulag intellettuale ed essere anticomunisti ti provocava l’accusa di filofascismo.
In questo centenario e’ stato pubblicato molto per celebrare il Pci, non per ricostruirne la storia con un minimo di distacco. Stiamo retrocedendo velocemente alle vulgate. Stiamo giungendo al paradosso che il libro migliore che ho letto è quello di un dirigente comunista di rango come Piero Fassino che non si è mai privato della sottigliezza appresa dalla scuola dei Gesuiti e anche in questa occasione ha scritto in modo non banale e libero da pregiudizi.

Eppure il centenario doveva essere l’occasione per fare i conti con la storia del partito nato a Livorno nel gennaio 1921 come una delle tante scissioni del partito socialista. Quella scissione non fu in grado di combattere, ma facilito’ l’ascesa del fascismo perché indebolì ulteriormente il movimento operaio e portò successivamente alla cacciata dal partito socialista di Turati e Matteotti. Un suicidio politico che contribuì a consegnare l’Italia a Mussolini.
Oltre a Gramsci e a Togliatti fu Amedeo Bordiga a dar vita al partito di cui divenne il primo laeder, anche  se presto venne emarginato perché spirito libero e settario contemporaneamente : un eretico da cacciare. Il Pci nacque come una diretta filiazione di Mosca e rimase prigioniero di quella sudditanza per quasi tutta la sua vita.

Sono rimasto infastidito della mancanza di spirito critico nell’ affrontare un tema che ha toccato la storia italiana in modo signigificaticvo. Ritengo doveroso quindi un riequilibrio che riporti le cose a posto, o quasi, perché aver avuto in Italia un partito comunista di quelle dimensioni fu una disgrazia della democrazia italiana. Certo i comunisti hanno dato il loro contributo all’antifascismo e alla Resistenza che hanno anche monopolizzata in modo soffocante. Hanno avuto degli eroi tre le proprie file come Dante Di Nanni, ma anche delinquenti comuni come Moranino o i vili resposanbili di  atti di terrorismo durante la Resistenza che provocò rappresaglie feroci. L’uccisione a tradimento di un uomo inerme come Giovanni Gentile si deve ad un gruppo di comunisti fiorentini ancora oggi esaltato.
Troppi comunisti non scelsero mai la libertà e la democrazia con convinzione, ma perché costretti da una situazione internazionale che impediva la via rivoluzionaria verso la dittatura di tipo sovietico. La democrazia come mezzo e non come fine, come mi diceva Leo Valiani, a sua volta ex comunista.
Si macchiarono di crimini orrendi dopo il 25 aprile , dimostrando ferocia.

Negli anni 50 si scontrarono con la legge elettorale maggioritaria, definendola legge- truffa, mentre era una legge che avrebbe dato una vera stabilità alla democrazia italiana. Cercarono un rapporto con i cattolici che ambiva al compromesso storico, anche se alla fine da questo rapporto è nato un partito che farebbe inorridire Togliatti, Berlinguer e Moro. Io rendo omaggio a chi ha militato in buona fede nel Pci, soprattutto agli operai, ma non perdono gli intellettuali – molti ex fascisti – che si ammassarono in quel partito, ponendo la loro penna al servizio del conformismo più fazioso e intollerante ed ottenendo premi, posti, prebende, elogi smisurati . L’esempio di un pittore mediocre come Guttuso lo sta a testimoniare, entre Vittorini e lo stesso Pasolini venivano messi all’indice per la loro “indisciplina” . Essere omosessuali nel Pci era considerata una cosa incompatibile con l’etica politica del partito, ad esempio, e non una scelta privata.

Gli intellettuali che sono andati nelle case editrici e nei giornali e poi in Tv e dappertutto a spargere oppio ideologico, per dirla con Aron , hanno colpe gravissime anche perché non hanno dedicato una sola parola di condanna a quanto avveniva in Russia prima ,durante e dopo Stalin.
Gente come Moravia dedita alla più borghese e comoda delle esistenze che si spacciava come comunista, resta un qualcosa di molto indigesto da accettare. Più recentemente fa la sua bella figura Augias, per non parlare dei tanti che dalle scrivanie dei giornali sbianchettano giornalmente con scrupolo ancor oggi togliattiano le notizie scomode o enfatizzano quelle più adatte alla propaganda.

Anche la mitologia attorno all’alta figura morale di Gramsci, al di là del nobile e straordinario esempio del carcere, va ridimensionata perché l’idea di un partito simile ad un moderno principe machiavellico è aberrante, per non parlare della doppiezza e del cinismo di Togliatti che invitava i Russi a trattare nel peggior modo possibile i nostri soldati prigionieri in quel paese. L’idea gramsciana di “egemonia” è quanto di più illiberale e di antidemocratico ci possa essere.
Lo stesso Berlinguer andrebbe ridimensionato perché in effetti fu un seguace di Togliatti appartenente ad un’ altra generazione, ma non ad un altro pensare, perche‘ il suo eurocomunismo fu poco più che uno slogan e il suo compromesso storico una versione aggiornata del togliattismo dialogante con i cattolici.

Certo, il Pci ha anche avuto grandi figure come Giórgio,Amendola che fu largamente osteggiato dal suo partito ,da cui prese spesso le distanze.
Ci sono stati milioni di italiani che hanno creduto nel comunismo e che meritano rispetto,ma il bilancio storico del centenario si chiude in negativo . Il crollo del comunismo reale si è trascinato dietro il partito che non ha saputo o non ha voluto riconoscere prima del 1989 il fallimento del marxismo leninismo in tutte le sue versioni. Gli ardimentosi leoni che erano nel Pci senza essere comunisti,come sostennero, dovevano aprire gli occhi molto prima.

Un deputato comunista ai primi degli Anni 90 mi disse : ”Noi liberali …”Lo fermai e lo pregai di non continuare la frase. Si trattava forse solo di un eccesso di gentilezza nei miei confronti perché anche dopo, certi metodi “comunisti “ , battezzati con altri nomi, continuarono ad essere usati senza problemi. Il liberalismo non era nel DNA dei comunisti e non lo sarà mai.
Uno dei motivi del disastro economico italiano, non dimentichiamolo mai,  sta nel consociativismo che governo’ la politica italiana, oltre che nelle scelte di un sindacato a guida comunista. Queste sono responsabilità storiche gravissime e
Sono anche verità scomode: ad un centenario bisognerebbe solo rivolgere auguri e complimenti, ma quel centenario da tempo non è più in vita . L’ultimo testimone è mancato pochi giorni fa: Emanuele Macaluso anche lui togliattiano, checche’ ne scriva il figlio del togliattiano Maurizio Ferrara, lui stesso per lungo tempo comunista.
In questo centenario io voglio rendere omaggio a due grandi ex comunisti perseguitati a cui venne resa la vita impossibile: Angelo Tasca ,uno dei fondatori , ed Ignazio Silone. A loro dovrebbero essere rivolte delle scuse per come vennero trattati. Al loro magistero possiamo ancora attingere qualcosa di vivo rispetto ad un’esperienza intellettualmente morta e politicamente oggi inesistente.

Una situazione devastante molto pericolosa

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Non ho voluto commentare a caldo il voto in Senato sul Governo Conte bis che con i suoi 156 voti (tre senatori a vita alcuni ascari e trasformisti vari) non ha la maggioranza assoluta per governare

Non ho voluto farlo perché l’infame e improvviso  voltafaccia del socialista  Nencini, ad esempio, necessiterebbe di parole che non appartengono al mio linguaggio. Dovrebbe vergognarsi di dirsi socialista: un voltagabbana che Conte ha promosso a “raffinato intellettuale” in Senato. Così come necessiterebbero di parole durissime i voti dei due fuggitivi dà FI (una è amica dell’ ex fidanzata di Berlusconi e riporta necessariamente il discorso sul partito personale fatto da amici e amiche che tanto danno ha provocato, in primis, a se’ stesso); altrettanto si dovrebbe dire per uno dei più nefasti politici recenti, quel Mario Monti che vota disinvoltamente per un governo il cui presidente ha abolito la legge Fornero ed ha delle resposansabilita’ gravissime nell’aver contribuito a distruggere la nostra economia, introducendo leggi come il reddito di cittadinanza. Non commento la trasferta milanese della novantenne senatrice a vita, per rispetto alla sua veneranda età. Sul voto di fiducia dei senatori a vita ho già scritto in un altro recente articolo. La figura più ambigua appare comunque Matteo Renzi che critica con asprezza e coraggio il governo, mettendone in luce tutte le negatività e poi vota per l’astensione, impedendo che si inabissi. Se il governo non si è rivelato all’altezza ne’ nell’affrontare la pandemia, ne’ la crisi economica e in tante occasioni è apparso sgradito a Renzi ( e non solo a lui ), doveva essere mandato a casa o almeno costretto a cambiare i peggiori ministri. Il cambio dei ministri più incapaci resta un dovere civico che forse toccherebbe anche le competenze del Capo dello Stato che ebbe da ridire sulla nomina di un ministro del Conte 1.  Anche l’ opposizione, ancora una volta, non si è rivelata all’altezza perché non è andata oltre alla violenza polemica. L’ opposizione manca di una guida capace di creare le condizioni di un cambiamento reale . Non è posssibile pensare di guidare alla veneranda età di 84 anni un partito senza avere collaboratori validi; così, anche in questa occasione, è apparsa la insufficienza politica dei due altri oppositori rampanti, amici di Trump : L’“intelligenza“politica di Bossi con le sue rozzezze intollerabili si rivela incompatibile con il battutismo di Salvini. Anche la leader dei Fratelli d’ Italia si è rivelata inadeguata ad un ruolo che non è il suo . I gregari restano sempre gregari. Solo l’odiato Fini riuscì a traghettare un partito impresentabile al governo con l’aiuto di Tatarella, dell’acqua Fiuggi e di Berlusconi. Questi oppositori non ispirano fiducia, mancano di strategia, sono ripetitivi strafottenti e impacciati, malgrado il governo annaspi .Servono a sollevare polveroni, ma sono privi di intelligenza politica. Al loro confronto Guido Crosetto appare un gigante non solo fisicamente. Raccogliere per due anni un’ Italia distrutta non sarebbe certo un buon affare per l’opposizione odierna. Il paradosso è che sia stato proprio Matteo Renzi, l’unico davvero politicamente intelligente e capace, diabolico inventore di questo pessimo governo giallo -rosso, a portarlo davanti alle Camere, senza poi avere il coraggio di andare fino in fondo per mandare a casa Conte. Renzi avrebbe una sicura capacità, ma è troppo “democristiano” nel senso peggiore, incapace cioè di atti di coraggio, malgrado una presunzione smisurata e spesso indisponente .Quando si tratta di decidere diventa Forlani o Rumor. E non dimentichiamo mai il suo idillio con Verdini. Il dato che emerge è che siamo un’ Italietta con politici di infimo livello.  Persino Prodi appare un personaggio importante rispetto a Conte . Questo ,insieme alla pandemia,  è  il nostro dramma irrisolvibile che ci porterà a fondo. Nessuno può, in buona fede, tessere elogi e dare sostegno a questo “mostro” formato da grillini e democratici. Voglio ricordare che il Pd sarebbe l’erede di due grandi partiti come il pci e la Dc, mentre oggi i resti di quei due partiti storici sono innaturalmente alleati con i grillini. Zingaretti ha riportato al potere un partito battuto alle elezioni, accettando però di essere subordinato ai grillini. E’ un personaggio di transizione che ha preso gusto al potere, trascurando senza resposansabilita’, in tempi terribili, i suoi doveri prioritari di presidente della Regione Lazio . E’un ex dirigente della federazione giovanile comunista che si sarebbe dovuto fermare al ruolo di consigliere comunale di Roma o di presidente della Provincia. Con gente così ,lo ripeto, finiremo a fondo.
Si sono presi alla Camera anche il voto di una ex fascista come la Polverini, costretta a dimettersi da presidente della Regione Lazio per gli scandali clamorosi che oggi nessuno più ricorda.

Bettini,il nuovo vecchio comunista gran pensatore del Pd per conto di Zingarettti ha avuto persino la sfrontatezza di ipotizzare una quarta gamba a sostegno del governo formata da liberali . Sono davvero curioso di che idea possa avere Bettini dei liberali e soprattutto quali sarebbero i liberali disposti a sostenere Conte e il suo governicchio. Non c’ è più da stupirsi di nulla, ma associare i liberali a Conte e ai suoi compagni è una follia .Se ci sono dei liberali in giro, non dovrebbero dimenticare che cent’anni fa al posto di Conte c’era Giovanni Giolitti. Un confronto che fa rabbrividire .
In tempi di pandemia le riunioni di fatto sono vietate , è prescritto il distanziamento sociale .Questo ha conseguenze nefaste anche nella vita dei partiti in cui non si discute più. Quando la discussione cessa, c’è il pericolo che ne risenta anche la libertà. E una certa puzza di conformismo se non di pre -regime si sta già respirando.
Io nutro ancora fiducia nel Presidente della Repubblica come suprema garanzia dello Stato democratico. Spero esca dal suo riserbo e faccia sentire la sua voce ed eserciti i suoi poteri. La crisi di rappresentatività democratica che c’è oggi in Italia, potrebbe portare a conclusioni devastanti e incontrollabili proprio sotto il profilo della sicurezza democratica. Chi non sa o non vuole ricordare, si studi cosa accadde in Italia nel 1922.

Un aiuto per il rifugio “Sauvons nos Animaux”

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QUA LA ZAMPA  Il Rifugio “Sauvons nos Animaux” della Repubblica Democratica del Congo è in pericolo a causa di una frana

SOS Gaia si fa portavoce del disperato appello di Paterne Huston Bushunju, responsabile del rifugio per cani e gatti abbandonati “Sauvons nos Animaux” di Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo.  Il Rifugio, già in difficoltà per i problemi dovuti al reperimento dei fondi necessari per nutrire le centinaia di cani e gatti che ospita, nonché le cure che necessitano agli animali assistiti, ora a causa di una alluvione e di una conseguente frana è andato parzialmente distrutto, con la sparizione di 8 gatti e la distruzione di 32 ripari.
Il rifugio è seguito dall’incessante lavoro di Paterne Bushunju e dei suoi volontari, alcuni molto giovani e in età scolare, ai quali viene dato il materiale utile mettendoli in grado di frequentare la scuola, aiutando quelli in difficoltà e procurando loro le forniture scolastiche: uniformi, libri, cancelleria.
Attualmente sono centinaia i cani e i gatti ospiti del Rifugio, tutte creature salvate da situazioni difficili e in condizioni di salute molto precarie. Paterne e i volontari dedicano il loro tempo a curarli, sfamarli e offrire loro una situazione dignitosa. L’associazione è nata per iniziativa di Giancarlo Barbadoro, presidente onorario di SOS Gaia scomparso nel 2019. SOS Gaia sostiene il rifugio con raccolte periodiche. Lo slogan “Pour la Protection Animale et la Paix dans le monde, sans discrimination” è significativo ed esprime lo spirito con cui è nato questo rifugio.
Ora SOS Gaia si fa promotrice di un appello per salvare gli animali ospitati nel rifugio, già in difficoltà abituale per via delle condizioni difficili a causa della pandemia che ha provocato molti abbandoni degli animali, e ora parzialmente distrutto a causa della frana. SOS Gaia lancia un appello accorato: “Aiutiamo questi nostri fratelli a quattro zampe africani in questo momento di grave difficoltà! E ringraziamo Paterne e i suoi volontari per il grande impegno che ogni giorno dedicano agli animali”.  Per aiutare il rifugio “Sauvons nos Animaux” trovate le coordinate sulla pagina Facebook: Association Sauvons nos animaux/RDC.

Rosalba Nattero
Presidente SOS Gaia

Conte il trasformista e i senatori a vita

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Al Senato della Repubblica,  la presenza di Senatori non elettivi, e nominati a vita, è una concessione simbolica al vecchio Senato del Regno che in base a 21 categorie di appartenenza prevedeva la nomina regia dei Senatori secondo precisi criteri che consentivano alle intelligenze più alte e ai cittadini più meritevoli di accedere a Palazzo Madama, anche durante il fascismo.
Il fascino del Senato del Regno deve aver lasciato un buon ricordo  se è vero che ne esiste ancora oggi una imitazione da operetta che si richiama ai fastigi sabaudi senza averne titolo alcuno e senza che nessuno commini sanzioni penali per abusi fin troppo evidenti.
La sinistra  coerentemente alla Costituente avrebbe voluto un Senato elettivo come era nello spirito della Repubblica, mentre la destra avrebbe voluto una parte di senatori nominati. Si giunse al compromesso della nomina da parte del Presidente della Repubblica di 5 cittadini per altissimi meriti verso la Patria ai sensi dell’articolo 59 della Costituzione. Essi avrebbero dovuto illustrare, come diceva Einaudi, la Nazione nei diversi campi, anche se in passato alcuni senatori     vennero attinti dalla politica e neppure della migliore: Taviani e Colombo sono gli esempi peggiori. Poi ci furono anche Valletta e Montale, Agnelli e Pininfarina, Levi Montalcini, Bobbio e Valiani, Spadolini e il poeta Trilussa. Montanelli rifiutò il laticlavio, come fece anche Toscanini.
Oggi c’è l’ormai decrepito Carlo Rubbia che non ha mai dato un apporto concreto  ai lavori del Senato, la prof. Cattaneo, anch’essa assai poco attiva politicamente,  la signora Levi celebratissima per i suoi insistenti appelli, le sue commissioni  e per le cittadinanze onorarie davvero sterminate, che non ha nulla a che vedere con il grande Primo Levi che subì il campo di sterminio, ma fu anche un grande uomo e un grande scrittore, famoso e tradotto in tutto il mondo che nessun Presidente nominò Senatore a vita. Infine c’è Renzo Piano,
l’archistar  del ponte di Genova che cede il suo vitalizio di Senatore per borse di studio. Questa ultima infornata di senatori,  insieme alla nomina di Mario Monti, servì al presidente Napolitano per cacciare Berlusconi dal Governo nel 2011   e blindare il suo successore,  nominato Senatore prima ancora di aver  conseguito gli altissimi meriti richiesti dalla Costituzione: un caso incredibile ,se non fosse tristemente vero.
I Senatori a vita non sono gran che considerati, se si eccettua in questi ultimi anni la signora Segre, onnipresente a  tutte le cerimonie, in tutte le circostanze possibili.
Furono anche  fondamentali per sostenere Prodi anche se Mastella riuscì a batterli.
La Senatrice Levi  Montalcini – da quanto so – si pentì amaramente per questo ruolo non in linea con la grande dignità del suo passato.
Ma quando un Governo non ha i voti dei Senatori eletti per sopravvivere per qualche tempo, ricorre a quelli vitalizi che si prestano a volte al gioco.
Anche il prof. “Giuseppi” Conte ambirebbe a quei voti che non merita e che sollecita con spavalda sfrontatezza.
Uno dei senatori  vitalizi  di diritto come ex Presidente della Repubblica, Napolitano, per ragioni di salute non può più accorrere in soccorso. Restano Monti, sempre disponibile a questi inviti, malgrado il suo fallimento politico, le due signore, Rubbia e Piano. Sarebbe dignitoso per il Senato che i Senatori a vita si sottraessero  a queste sollecitazioni che non sono dignitose per  chi le fa  e per chi eventualmente le accetta.
I Governi democratici si votano con i parlamentari eletti, senza ricorrere a ripieghi.
Se poi pensiamo ai Cinque Stelle e alla scatola di sardine che dicevano di voler aprire ,comprendiamo la situazione assurda e comica che si creerebbe.
In ogni caso, sarebbe tempo di pensare ad abolire i Senatori a vita che non hanno una reale utilità ed hanno costi ragguardevoli con uffici  e segreterie davvero sfarzosi a palazzo Zuccheri,vicino a palazzo Madama. Andrebbe anche messa in discussione l’assurda nomina a vita, che nel nuovo millennio appare del tutto ingiustificata. Nessuno in democrazia può ambire a posti vitalizi che invece tanto bene si attagliano alle dittature del terzo mondo. Neppure più il Papa si ritiene di per se’ a vita.

Rivolgiamoci alla Consula’

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

La pandemia continua a mietere morti e a me sembra putroppo che la Chiesa torinese non sia così presente, come ci si aspetterebbe, nel dramma che ci coinvolge, credenti e non credenti.

Di fronte alla morte e all’idea di dover morire ci vuole sensibilità ed umanità. Le solite preghiere stereotipate o le solite litanie – non voglio offendere nessuno, sia chiaro perché sono credente – non bastano. Ci vuole altro. Perché la chiesa torinese ha di fatto ignorato la Consolata (la Consula’ , cantata di Nino Costa) o Superga di Vittorio Amedeo II,  per  non parlare di Maria Ausiliatrice? Sono la storia di Torino insieme al Cottolengo e al Cafasso. Andrebbe ancor prima ricordato il popolano beato Sebastiano Valfre ‘ che fu protagonista spirituale  e materiale della resistenza dei torinesi all’assedio di Torino da parte dei francesi. Nei momenti difficili della mia vita sono andato alla Consolata dall’amico Mons. Franco Peradotto che prima era un grande uomo e poi era anche un grande sacerdote . Il cardinal Pellegrino sarà’ anche stato un grande grecista , ma umanamente era algido e trovava prioritario dialogare con il futuro sindaco comunista a cui spiano’ la strada. Che differenza tra il Cardinale Fossati o Mons. Pinardi! Altri arcivescovi non hanno di fatto lasciato traccia storica di se’:  ottime persone, ma senza carisma. Il cardinale Ballestrero riuscì persino a “laicizzare “ la Sindone. Mi resta invece indelebile il ricordo dell’ incontro con papa Wojtyla nel cortile dell’ Università,  uomo elettrizzante, carismatico. Dai laicisti venni attaccato per quell’incontro su invito dal rettore. Ricordo Papa Ratzinger per la sua ricchezza intellettuale e profondità umana che l’amico laico Marcello Pera mi ha aiutato a conoscere in modo più approfondito . Quattro righe del Papa tedesco valgono più di dieci prediche. Solo i faziosi dell’ Università di Roma non vollero accoglierlo in nome di un settarismo indecente. Ricordo con affetto e nostalgia Mons. Chiavazza, don Gnocchi, mons. Ruffino, mons. Bosso e mons Arcozzi Masino che condivisero la sorte dei loro soldati in Russia . Padre Ruggiero alle “Nuove“ conforto’ i condannati a morte. Ricordo il matematico e salesiano Piero Ottaviano uomo di grande disponibilità umana e civile, come il filosofo don Luigi Lo Sacco. Oggi don Ciotti e Olivero, incredibilmente taciturni , sono i due modelli di moda , ma anche molto lontani da una certa cristianita’ . Sono espressione di una chiesa un po’ troppo vip , celebrata dai politici che a me non piace. Sentii un certo disagio a ricevere insieme a Ciotti e Olivero un’alta onorificenza dal presidente Scalfaro che mi stupi’. La mia storia non aveva nulla con la loro. Ci saranno anche oggi dei sacerdoti degni di alcuni grandi esempi del passato. Voglio sperarlo . Sono loro che oggi ci occorrono , non i preti operai e i loro continuatori attuali. E’ quella Chiesa che deve dare la scossa e farci capire che non siamo abbandonati a noi stessi . Io ho la fortuna di avere un’assistenza spirituale in Liguria che mi da’ forza anche solo con una telefonata . La Chiesa altrimenti si atrofizza e perde la sua funzione più preziosa, quella di mettere in contatto le donne e gli uomini afflitti con Dio: janua coeli. Altrimenti le porte si aprono all’ateismo contemporaneo, da Nietzsche al povero Vattimo, allo squallido nichilismo privo di valori anche umani.

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