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Terrorismo e immigrazione clandestina, perquisizioni della Digos

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Nella giornata di venerdì 24 gennaio, la Digos di Torino  dopo un’articolata attività di indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha dato esecuzione a 5 perquisizioni a carico di 4 tunisini e 1 italiano

 

Sono domiciliati in provincia, ritenuti partecipi di un sodalizio criminoso attivo nel favorire l’immigrazione clandestina anche di soggetti segnalati per possibili legami con ambienti del radicalismo islamico.

In particolare, il gruppo di persone si occupava sia di reperire documenti contraffatti e alterati al fine di consentire il rilascio di permessi di soggiorno in favore di extracomunitari non aventi titolo sia di agevolare illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato francese di alcuni clandestini entrati irregolarmente nell’UE.

Tra questi anche soggetti segnalati per possibili legami con ambienti del radicalismo islamico. In particolare, in tale contesto, è stato acclarato che il sodalizio, con l’aiuto di altri connazionali dimoranti al confine italofrancese nei pressi diVentimiglia, ha agevolato l’ingresso clandestino in Francia anche di un tunisino sospettato in ambito internazionale di attività correlate al terrorismo, accompagnandolo oltre confine attraverso sentieri boschivi utilizzati dai passeur.

Il ruolo principale era rivestito dal cittadino tunisino FANNI Walid, di anni 40, rimpatriato sabato scorso,previo nulla osta dell’AG, dopo un periodo di trattenimento presso il locale CPR di corso Brunelleschi.

FANNI era noto alla polizia anche per essere il principale referente per i connazionali tunisini, tra cui molti studenti,che necessitavano di assistenza nella gestione delle pratiche relative alla loro regolarizzazione in Italia.

A tal riguardo, lindagine, oltre all’attività di produzione/reperimento di documentazione falsa/contraffatta, hapermesso di riscontrare che, all’atto della presentazione della richiesta di rilascio/rinnovo del titolo di soggiorno, molti tunisini spesso di fatto residenti all’estero, per poter avere il permesso di soggiorno in Italia, attestavano di essere domiciliati in questo capoluogo indicando come domicilio fittizio proprio l’indirizzo dell’abitazione di FANNI.

Le perquisizioni effettuate hanno permesso di recuperare importanti elementi a suffragio dell’ipotesi investigativa sul sodalizio dedito all’immigrazione clandestina. Sono statiinfatti sequestrati vari documenti di identità, richieste di rilascio del permesso di soggiorno, stampe di documenti falsi pronti ad essere “plastificati” nonché, nell’abitazione di un cittadino italiano anch’esso indagato nel medesimo procedimento, lastampante con cui venivano prodotti tali documenti.

All’esito dell’attività di PG, oltre al FANNI già espulso lo scorso 18 gennaio, anche un altro tunisino clandestino, senza fissa dimora, è stato collocato al CPR in attesa del rimpatrio.

 

Dalla Regione quasi duecento milioni per l’ambiente

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In Consiglio regionale, in quinta Commissione, l’assessore Marnati ha illustrato le strategie finanziarie della Regione

Per l’anno in corso corrispondono a 180 milioni di euro le risorse a disposizione dell’assessorato regionale all’Ambiente, per un quarto circa di provenienza statale, la cui programmazione economica – finanziaria riguarda la Missione di bilancio “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente”.

Lo ha confermato l’assessore Matteo Marnati in Commissione Ambiente – presidente Angelo Dago – illustrando il documento di economia e finanza regionale 2020-22 per le sue materie.

La  strategia regionale sullo sviluppo sostenibile (SRSS) rappresenta il quadro di riferimento per le valutazioni ambientali partendo dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Sono stati definiti i seguenti programmi: lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio e dell’ambiente; la qualità dell’aria e la riduzione dell’inquinamento; i rifiuti; il servizio idrico integrato; la tutela e valorizzazione delle risorse idriche; la tutela, valorizzazione e recupero ambientale.

Alcuni dei risultati previsti sono la finalizzazione della strategia sui cambiamenti climatici, la completa attuazione delle politiche ambientali a livello di Bacino Padano, la realizzazione di una green economy regionale, l’estensione, potenziamento e adeguamento funzionale dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, la riduzione dell’inquinamento diffuso da prodotti fitosanitari, la mappatura e censimento dei manufatti contenenti amianto presenti in Piemonte.

I lavori sono continuati con l’esame degli emendamenti riguardanti la proposta di legge che prevede il contenimento dei cinghiali, chiedendo la correzione della normativa numero 32/82 “Modifica per la conservazione del patrimonio naturale e dell’assetto ambientale”. Le modifiche prevedono l’estensione dell’uso di mezzi motorizzati su strade comunali e vicinali non solo ai soggetti incaricati ad esercitare operazioni di controllo faunistico e al prelievo venatorio ma anche a chi svolge attività venatoria verso gli ungulati.

Capodanno cinese: Torino festeggia l’ “anno del topo”

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Dal 24 al 26 gennaio Torino saluta l’anno del Topo e Via Lagrange e la Rinascente saranno il centro del Capodanno Cinese 2020. Le associazioni che riuniscono la comunità cinese in Piemonte daranno vita a un ricco calendario di appuntamenti per celebrare la più importante ricorrenza del Paese del Dragone

Un evento che coinvolge tutta la cittadinanza realizzato grazie all’impegno dei presidenti storici della comunità cinese a Torino, che conta quasi 11mila residenti.  

“Il Capodanno per la comunità cinese di tutto il mondo è un importante momento di incontro, di cultura, di tradizione. La comunità cinese in questa occasione vive non solo un momento di condivisione, ma sottolinea l’importanza del riconoscimento della propria Storia. Il 2020, l’anno del Topo, abbiamo la consapevolezza che sarà un anno di crescita, di sviluppo, di cooperazione sociale con le istituzioni del territorio e al livello nazionale”, sottolinea Paolo Hu Shaogang, Presidente della Federazione Nazionale Italia – Cina (Fenaic). Un grazie particolare va alla Città di Torino per la collaborazione Istituzionale e alla Rinascente che ha con convinzione collaborato per la realizzazione di questo grande evento”, aggiunge Giovanni Firera, Direttore del Capodanno Cinese di Torino e vice presidente Fenaic.

La Rinascente, sponsor dell’avvenimento, ha inserito l’evento nel programma culturale della catena. Lo store si fa teatro di eventi imperdibili che raccontano le diverse sfumature di una cultura millenaria. Cominciando dalle vetrine che rappresentano un vero e proprio omaggio ai simboli del Capodanno Cinese: in una scenografia dove domina il rosso, circondato da lanterne beneauguranti, il Topo fa il suo ingresso sulla scena. Vestito di grafiche dallo stile ricercato e contemporaneo, il negozio rappresenta un trait d’union tra passato e futuro. Perché quella che si celebra è una tradizione che non smette mai d’incantare, capace di coinvolgere il pubblico attraverso una grande varietà di temi. Anche l’esterno di Rinascente sarà allestito con lanterne e simboli rossi. Si parte venerdì 24 alle 16 con una parata delle associazioni cinesi e la danza benaugurale del Drago e del Leone. L’inaugurazione ufficiale sarà a Palazzo Cisterna (dalle 17.30 su invito) con la consegna del Premio Internazionale Italia-Cina al console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano Song Xuefeng, alla sindaca Chiara Appendino e al rettore del Politecnico Guido Saracco.

Tutti i giorni delle celebrazioni sono previsti percorsi gastronomici, show musicali legati alla tradizione, danze, cerimonia del tè e laboratori di calligrafia. Tra i principali appuntamenti, la sfilata della stilista Luna Chen che presenterà abiti della tradizione cinese. Gli spettacoli, tra cui quelli del fuoco, saranno in via Lagrange. Una profonda relazione, quella che lega la comunità cinese a quella piemontese, sia per gli scambi culturali sia per le connessioni economiche. Le esportazioni piemontesi, infatti, rappresentano il 13% delle vendite italiane in Cina, mentre in Piemonte converge il 7,6% dell’import cinese in Italia. Con una quota pari al 3,6% delle esportazioni regionali complessive la Cina è in 8° posizione e il secondo partner extra europeo dopo gli Stati Uniti. Inoltre la provincia di Torino vende alla Cina oltre il 56% delle merci esportate dalla regione Piemonte.  Il Capodanno Cinese 2020 di Torino è curato da “aiquattroeventi” e “Stabilimento delle arti” sotto la direzione artistica di Michela Maggiolo, con il patrocinio di Città di Torino e Camera di Commercio Italo – Cinese.

QUALCHE CURIOSITA’

Moda: L’antica raffinatezza degli abiti tradizionali cinesi incontra i colori e la sensualità della nuova moda a cavallo tra oriente e occidente. Luna Chen è nata a Zhejang, provincia orientale sulla costa del Pacifico, ma è ormai torinese d’adozione e ha creato un suo marchio di moda cinese Made in Italy. Reinterpreta il Qipao, un antico abito che risale alla dinastia Qing ed era indossato dalle donne mancesi costrette in questa sorta di tunica larga e dritta che ne copriva le forme. Negli anni venti a Shangai i Qipao sono stati ridisegnati e hanno affascinato tutto il mondo grazie alla protagonista del film “L’Amore è una cosa meravigliosa” del 1955, che li indossa con eleganza. Luna Chen, che prima di riuscire a diventare stilista lavorava come commessa in un negozio torinese, nei modelli che realizza gioca liberamente con lunghezze e aderenze per renderli contemporanei.

Musica: Erhu, hulusi, guzheng. Per i neofiti della musica tradizionale orientale possono sembrare solo parole complicate e incomprensibili. Invece nascondono un universo di suoni armoniosi tutto da scoprire. Sono gli strumenti che saranno presentati durante gli appuntamenti musicali del Capodanno cinese. Guzheng è la cedra cinese e ha più di 2500 anni di storia, l’hulusi è il flauto a forma di zucca. Il nome deriva dall’unione delle parole cinese HULU (zucca) e SI (seta, in riferimento alla morbidezza del suo suono). Hulusi è originario della provincia dello Yunnan e appartiene alla tradizione del popolo Dai. E’ stato inventato nel 221 a.C. e ha più di due mila anni di storia. Si tiene verticalmente ed è composto da tre canne di bambu inserite in una zucca che ha l’uso di contenere l’aria. L’erhu – detto anche Hu qin (cordofono barbaro) – è una tipologia locale di fidula munita di due corde e composta da una piccola cassa armonica di forma esagonale su cui è tesa una pelle di serpente.

Gastronomia: Se si pensa ai piatti tipici della cucina cinese, ricchissima di sapori diversi, c’è una pietanza che più di tutte racconta la storia della Nazione. E’ l’anatra laccata alla pechinese, un complesso piatto che fu per secoli consumato all’interno della corte imperiale. La ricetta iniziò poi a diffondersi anche tra le classi agiate della capitale cinese grazie a cuochi che avevano prestato servizio a corte e che dopo aver lasciato il palazzo imperiale aprirono ristoranti in città. Proprio questa ricetta si potrà assaggiare tra i banchi del percorso gastronomico organizzato tra via Lagrange e via Teofilo Rossi. E poi ravioli con vari ripieni e involtini di riso. Il tutto accompagnato dalla degustazione di pregiate varietà di tè.

 

Maria La Barbera

Emergenza smog cronica, Torino la più inquinata. L’allarme di Legambiente

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La foto scattata dal report Mal’aria sul nuovo anno e sull’ultimo decennio: Torino è la città più inquinata del decennio, Alessandria la terza. Gennaio 2020: Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso le città che hanno già registrato 18 sforamenti per il di PM10 

 

Nel 2019 sono stati  26 i centri urbani fuorilegge sia per polveri sottili (PM10) sia per l’ozono (O3). Prima Torino con 147 giornate fuorilegge (86 per il PM10 e 61 per l’ozono), seguita da Lodi e Pavia

Dal 2010 al 2019 il 28% delle città monitorate da Legambiente ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10. Torino prima in classifica 7 volte su 10 con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città

Legambiente: “Servono interventi su tutte le fonti di inquinamento a partire dal traffico in città puntando su una nuova mobilità urbana”

In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno. A dimostrarlo i nuovi dati di Mal’aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle. Nelle prime tre settimane del 2020 Frosinone e Milano (19), Padova, Torino e Treviso sono i centri urbani che hanno superato per 18 giorni i limiti di PM10. Male anche Napoli (16) e Roma (15).

Un’emergenza smog che ha segnato anche il 2019, un anno critico sul fronte Mal’aria, con 54 capoluoghi di provincia hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (PM10) o per l’ozono (O3), stabiliti rispettivamente in 35 e 25 giorni nell’anno solare. In 26 dei 54 capoluoghi, il limite è stato superato per entrambi i parametri. Torino con 147 giorni (86 per il 10 e 61 per l’ozono) è la città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge, seguita da Lodi con 135 (55 per PM10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (65 superamenti per entrambi gli inquinanti). E anche il decennio 2010-2019 ci lascia in eredità un bilancio negativo con il 28% delle città monitorate da Legambiente che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Maglia nera a Torino, prima in classifica 7 volte su 10, con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

Un inquinamento che minaccia la salute dei cittadini e l’ambiente circostante che trova nel trasporto stradale una delle principali fonti di emissioni di inquinanti atmosferici nelle aree urbane, senza dimenticare le altre sorgenti come il riscaldamento domestico, l’industria e l’agricoltura. Settori sui quali occorre intervenire in maniera sinergica. Per questo oggi l’associazione ambientalista ha lanciato anche le sue proposte: tra le azioni principali il potenziamento del trasporto pubblico locale rendendolo efficiente, capillare, a zero emissioni e riducendo così il numero di mezzi circolanti in Italia, ripensare le città in una chiave sostenibile, rendere consapevoli le persone, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione sulle pubblicità spesso ingannevoli legate al mercato delle auto, eliminare i sussidi alle fonti fossili – nel 2018 parliamo di 18,8 miliardi di euro – destinando quando previsto all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare del Paese, promuovere pratiche sostenibili in agricoltura.

“L’ormai cronica emergenza smog – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va affrontata in maniera efficace. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico adottato nei giorni scorsi a Roma e in diverse città della Penisola, sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate a livello nazionale che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica”.

“Ad oggi – aggiunge Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico – l’Accordo bacino padano, con i suoi difetti e limiti, e gli Accordi per il Miglioramento dell’Aria sottoscritti da diverse regioni, rappresentano  un primo passo verso una uniformità di azioni e misure su tutto il territorio nazionale, ma bisogna fare molto di più migliorando al tempo stesso gli accordi che ad esempio non prevedono misure rispetto a settori inquinanti come il comportato industriale e quello energetico, le aree portuali e l’agricoltura. Aree spesso attigue e integrate ai centri urbani e che richiedono misure specifiche per ridurne le emissioni. Per quanto riguarda, invece, il tanto discusso blocco del traffico, tale misura per essere veramente efficace e incidere sulla riduzione delle emissioni in città, dovrebbe essere strutturata ed ampliata progressivamente nei prossimi anni affinché diventi permanente”.

Legambiente ricorda che l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico. A pagarne le conseguenze sono i cittadini. Ogni anno sono oltre 60mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo).  La Commissione europea ha messo in atto molte procedure di infrazione contro gli Stati membri – tra cui l’Italia – per il mancato rispetto dei limiti comunitari in tema di qualità dell’aria. Stati membri già alle prese con azioni legali intraprese da associazioni e gruppi di cittadini che chiedono di poter respirare aria pulita.

Bilancio 2019 PM10 e Ozono

 Tornando ai dati di Mal’aria, entrando nello specifico degli inquinati monitorati nel 2019 dalle campagne di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio e Ozono ti tengo d’occhio, emerge come lo scorso anno per il PM10 siano state 26 le città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero (35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi metro cubo). A guidare la classifica per le polveri sottili anche per il 2019 c’è Torino (centralina Grassi) con 86 giorni di superamento, seguita da Milano (Marche) con 72 giornate e Rovigo (centro) con 69. Seguono con 68 giorni Frosinone (scalo) e Venezia (Beccaria e Tagliamento), Alessandria (D’Annunzio) con 66 mentre Padova (Arcella) e Pavia (P.zza Minerva) si sono fermate a 65 giorni; Cremona (P.zza Cadorna) 64 e Treviso (S. Agnese) 62 chiudono la top ten del 2019. Per l’ozono troposferico, un inquinante tipicamente estivo il cui limite previsto dalla legge è di 25 giorni all’anno con una concentrazione superiore a 120 microgrammi/metro cubo (calcolato sulla media mobile delle 8 ore), nel 2019 sono state ben 52 le città italiane che hanno superato il limite dei 25 giorni: Lodi e Piacenza sono in cima a questa classifica con 80 giorni di sforamento ciascuno, seguite da Lecco (73), Bergamo (72), Monza e Pavia con 65

2010/2019: Nei 10 anni di campagna di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio su 67 città che almeno una volta sono entrate nella speciale classifica, il 28% di queste (19 città) hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Torino in questi 10 anni è stata prima 7 volte su 10 nella “speciale” classifica, collezionando in totale 1086 giorni di inquinamento in città mentre Frosinone, che nei dieci anni appena trascorsi è stata sul podio ben 7 volte, è la sola altra città ad aver sfondato il muro dei 1.000 giorni di inquinamento. Alessandria con i suoi 896 giorni di sforamenti nel decennio si colloca al terzo posto seguita da Milano (890), Vicenza (846 giorni) e Asti (836) che superano abbondantemente gli ottocento giorni oltre i limiti. Altre otto città (Cremona, Padova, Pavia, Brescia, Monza, Venezia, Treviso e Lodi) hanno collezionato più di due anni di “giornate fuorilegge” (oltre i 730 giorni totali). Unica nota positiva il fatto che negli ultimi 10 anni (dal 2010 al 2019) si nota come nel corso degli anni ci sia stato un netto miglioramento del numero delle città oltre i limiti del PM10. Si è infatti passati dalle 62 città fuorilegge del 2010 alle 26 del 2019 con un trend più o meno costantemente in calo negli anni, ad eccezione di qualche annata particolarmente critica.

“È avvilente – commenta Giorgio Prino, presidente di Legambiente Piemonte e valle d’Aosta – vedere sul podio dell’inquinamento nazionale due città piemontesi.  Così come è avvilente continuare a parlare di un’emergenza che ormai da lustri si è cronicizzata e non ha più alcun carattere emergenziale. Lo smog nel bacino padano, ed in particolare in Piemonte e a Torino, è un problema strutturale, che sappiano affrontare il tema con la giusta programmazione e convinzione. Ed in quanto tale necessita di soluzioni strutturali. Ci vogliono visione ed investimenti: è necessario implementare una mobilità diversa, nuove abitudini per l’approvvigionamento energetico, un sistema di riscaldamento meno emissivo, un’agricoltura in grado di limitare il suo impatto. Che il Green New Deal promosso dall’UE non rappresenti l’ennesima occasione persa!”

Il report Mal’aria su: https://www.legambiente.it/malaria-di-citta/

Riprendono anche in Italia i lavori della Torino – Lione

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L’avanzamento dei lavori  della Torino-Lione riprende anche in Italia

L’appalto è stato assegnato da Telt, la società incaricata, per le nicchie di interscambio nel cantiere di Chiomonte al raggruppamento italo-svizzero-francese.

Ne fanno parte Salini Impregilo, Vinci Constructions France TP, CSC Entreprise de Constructions, Dodin Campenon Bernard.  Si tratta di un  contratto da 40 milioni di euro. Il sito della Maddalena diventerà  il cantiere principale in Italia. Ora il cunicolo geognostico ultimato nel 2017 avrà funzione di galleria di servizio al tunnel di base per tutte le movimentazioni dei camion del cantiere. Per  la prima volta, si sperimenta in Valle di Susa  il ‘Patto per il Territorio’ per la Torino-Lione, siglato tempo fa da Regione Piemonte, Commissario di Governo e Telt. Si attribuiscono punteggi in sede di gara per valorizzare le ricadute ambientali e sociali dell’opera, grazie a specifiche clausole.

Commenta Marco Gabusi, assessore regionale ai Trasporti:

“L’affidamento dei lavori della galleria di servizio a Chiomonte segna concretamente il punto di non ritorno della Torino Lione. L’opera ora è davvero irreversibile, come avevamo detto al Presidente della Regione Auvergne-Rhône-Alpes Laurent Wauquiez, nell’incontro di settembre che sanciva la comune volontà di realizzazione della linea.

Questa assegnazione rappresenta non solo la ripresa dei lavori e il preludio alla gara per la realizzazione del tunnel di base, ma è anche una boccata di ossigeno per il territorio, che attende da tempo le ricadute lavorative e di sviluppo locale collegate a quello che sarà il più grande cantiere degli ultimi decenni. Parliamo di attività dietro alle quali ci sono famiglie e persone, tenaci e coraggiose, che hanno scelto di rimanere sul territorio, nonostante le difficoltà, e che ora potranno finalmente vedere concretizzarsi ciò che è stato loro promesso molti anni fa. 

Ora è importante continuare a recuperare il tempo perduto e riprendere il processo delle opere di accompagnamento per il territorio. Il governo nei giorni scorsi ha anticipato la volontà di nominare a breve il Prefetto di Torino quale nuovo Presidente dell’Osservatorio. Auspichiamo che ciò avvenga al più presto, perché i lavori non possono attendere oltre”.

Lavoro, l’arcivescovo striglia banche e politici

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L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, visto il perdurare “delle crisi di diverse imprese” chiede a politica e sistema bancario di intervenire per la “tenuta dell’intero nostro sistema economico e sociale”

 

Afferma Nosiglia: “Lasciare andare alla deriva persone e famiglie di lavoratori significa impoverirci e indebolirci tutti”.

“Ho il dovere di invitare tutti i deputati e senatori piemontesi di ogni schieramento – aggiunge –  a unirsi per sollecitare, anche mediante una interpellanza parlamentare unitaria, il Governo affinché affronti con determinazione queste situazioni e ne accompagni lo sviluppo verso una soluzione positiva”.

 

Alle banche, invece, l’arcivescovo chiede  “di farsi carico nel sostenere eventuali investimenti di imprese che si propongono di continuare o assumere il lavoro in queste aziende in difficoltà: facciano sentire la loro voce insieme alla Regione e ai Comuni coinvolti anche la Confindustria e le  associazioni del mondo del lavoro”.

Picchia la compagna: “Tieni la giacca troppo aperta”. Fermato dalla polizia

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violenza domestica

Sabato pomeriggio personale della Squadra Volante è intervenuto nel quartiere San Salvario per la segnalazione di una donna in difficoltà e picchiata da un uomo

Sul luogo, una donna extracomunitaria sulla trentina richiamava l’attenzione degli agenti, ai quali chiedeva disperatamente aiuto; vicino a lei un cittadino sudamericano che le inveiva contro con fare molto aggressivo.
L’uomo veniva subito fermato. Grazie alla testimonianza di due persone è stato possibile ricostruire la dinamica dei fatti: il cittadino sudamericano si trovava in un locale a bere da circa un’ora con amici quando era stata raggiunto dalla compagna che gli aveva chiesto una cortesia.
Alla vista della donna con la giacca parzialmente aperta, l’uomo iniziava ad inveire contro di lei in preda ad uno scatto di gelosia. Stanca delle ripetute vessazioni e aggressioni, la donna prendeva il cellulare per chiamare la polizia, senza riuscirsi per l’intervento dell’uomo che, dopo averle sottratto l’apparecchio, iniziava a colpirla ripetutamente agli arti inferiori e superiori per renderla inerme.

Parla Appendino: “C’è prima Torino e poi il Movimento”

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“Io sono sindaca, sono stata eletta sindaca e  la mia priorità è la città”

 

Spiega così la sua posizione Chiara Appendino ai giornalisti a proposito di un suo possibile  impegno politico alla guida  del Movimento 5 Stelle dopo che Luigi Di Maio ha lasciato il vertice politico pentastellato.

“Questo è l’anno in cui chiudiamo tutta una serie di progetti e resta ancora tanto da fare: io sono sindaca prima che esponente del Movimento. Ho un preciso mandato”, aggiunge la prima cittadina.

“Si apre una fase molto delicata per il Movimento, – conclude –  ma  ritengo sia giusto prima sentire che cosa ha da dire Luigi e  perché ha fatto questa scelta”.

La Regione incontra i commercianti dopo la serrata di negozi e mercati

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“I fenomeni di protesta, come la serrata di negozi e mercati e i presidi che si sono svolti  a Torino, devono ricevere l’attenzione che meritano. Non si può rimanere indifferenti di fronte alle chiusure definitive, ormai giornaliere, di moltissime piccole e medie imprese”

“Per questo – afferma l’assessore regionale alla Cultura, al Turismo e al Commercio, Vittoria Poggio – una delegazione di manifestanti è stata accolta ed ascoltata negli uffici della Regione. Ai manifestanti è stato promesso un incontro con il presidente Alberto Cirio ed un impegno nella ricerca di fondi da mettere a disposizione dei commercianti in difficoltà”. 

“Su questi punti –  prosegue l’assessore Poggio – stiamo lavorando da tempo, perché siamo ben consapevoli di quanto il ruolo del commercio tradizionale sia strategico per moltissime famiglie, per l’economia di tante comunità e per la qualità della vita dei centri urbani. Per questo, ben conoscendo, anche per la mia storia personale e professionale, le difficoltà che gli operatori di questo settore stanno attraversando, posso assicurare alle categorie che oggi hanno manifestato, che con il presidente ed i colleghi di Giunta ed in stretta sinergia con le associazioni di categoria, stiamo lavorando assiduamente affinché possano essere individuate tutte le soluzioni necessarie, per agevolare queste attività imprenditoriali. Non si può dunque rimanere indifferenti di fronte alle chiusure di moltissime piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell’economia delle nostre città ed un insostituibile presidio urbano e sociale. Il valore delle attività di vicinato, infatti, va ben oltre il loro ruolo economico, per la funzione aggregante ed identitaria che svolgono all’interno dei contesti urbani, garantendone la vitalità, siano essi piccoli sobborghi o grandi città. L’emergenza del piccolo commercio non è soltanto economica, ma un vero e proprio allarme sociale. “

“Le competenze professionali e la dignità personale dei piccoli imprenditori commerciali devono essere salvaguardate: questo mi è ben chiaro e su questo, per quanto di competenza regionale, mi sto impegnando. -continua l’assessore Poggio- Gli ultimi interventi del Governo, contenuti nella Legge di Bilancio 2020, hanno ulteriormente aggravato una situazione già particolarmente complessa, alla quale si aggiunge la crescita esponenziale e continua della burocrazia a cui gli imprenditori devono sottostare per esercitare regolarmente la propria attività. Ma anche la stessa normativa che regolamenta il commercio in Piemonte, risalente ormai al 1999, con la legge 28, va necessariamente aggiornata, affinchè possa dare risposte concrete ed efficaci alle mutate esigenze del contesto cui si riferisce. E’ necessario arrivare a provvedimenti di sburocratizzazione e semplificazione partendo proprio da una revisione della normativa regionale. Certo, l’iter di questa revisione non sarà rapido né immediato, ma comprendendo le urgenze della categoria, siamo al lavoro con le associazioni di rappresentanza, per introdurre anche provvedimenti sperimentali, come i Distretti Urbani del Commercio, affinché si possa avviare una nuova stagione, che sia di ripresa e sviluppo per l’intero comparto.

L’impegno del mio assessorato è su più fronti. Il primo, quello di lavorare affinché siano stanziate sul bilancio previsionale della Regione quante più risorse possibili a sostegno dei piccoli imprenditori e siano attivate, nelle more della complessiva revisione normativa regionale, anche misure più immediate, come i citati DUC. Ma mi farò portavoce presso le sedi di governo affinché, anche a livello nazionale, si proceda con una semplificazione della normativa di riferimento, che porti un concreto vantaggio alle categorie citate.Sburocratizzazione, semplificazione, agevolazioni per le micro e piccole imprese, sperimentazione dei Distretti Urbani del Commercio e di tutte quelle formule che attribuiscano valore aggiunto alle attività di vicinato sono, dunque, le priorità alle quali sto lavorando e che saranno oggetto di un Tavolo di confronto con Confcommercio e Confesercenti, già fissato per il 29 gennaio.”

(Dall’ufficio stampa della Regione Piemonte)

 

Neonata muore in ospedale dopo il parto

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Dopo il parto una neonata è morta all’ospedale Maria Vittoria di Torino

La gravidanza, alla 36/a settimana, era considerata  ad alto rischio per la malattia metabolica di cui soffre la madre, una ragazza di 20 anni.

Dopo 30 minuti  di rianimazione cardio-polmonare è stato constatato il decesso della piccola, che pesava più di  4 chili. L’azienda ospedaliera ha avviato un’indagine interna per  fare chiarezza su quanto è accaduto. Interviene inoltre il Servizio di Psicologia Aziendale  per aiutare la giovane mamma e la sua famiglia ad elaborare il drammatico evento.

La donna era stata ricoverata al Maria Vittoria domenica scorsa ed era stata seguita nelle ultime settimane dall’Ambulatorio Gravidanze a Rischio dell’ospedale.

 

(foto: il Torinese)

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