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Affini e Rivendita2, solidarietà torinese in Umbria

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70 Chef da tutta Europa per aiutare i disabili. Anche Torino farà la sua parte.

AFFINI E RIVENDITA2 IN UMBRIA PER “SOLIDART”

Domenica 15 settembre le due insegne della movida torinese saranno rappresentate dal loro executive chef Alessandro Uccheddualla cena di beneficenza organizzata presso il Relais Borgo Pulciano di Montone (PG). Il ricavato della serata andrà a favore dell’AGAD- Associazione Genitori Amici Disabili. 300 gli ospiti previsti

 

Saranno le “alici al verde” a rappresentare la gastronomia torinese domenica 15 settembre presso il Relais Borgo Pulciano di Montone, in Umbria in occasione dell’iniziativa benefica “Stellati e Non uniti – A cena per un’ottima causa”, voluta da Solidart-L’Arte della solidarietà, onlus da tempo impegnata nell’organizzazione di eventi di charity. Tra i settanta chef coinvolti, alcuni stellati, provenienti da tutta Europa e presenti nelle migliori Guide, ci sarà anche Alessandro Uccheddu, da alcuni mesi a capo della cucina di Affini e Rivendita 2, le celebri insegne della movida torinese nate da un’intuizione dell’imprenditore sabaudo Davide Pinto.

Ogni partecipante preparerà la propria specialità, dal pesce ai piatti tipicamente regionali caldi e freddi, pizza gourmet, panino d’autore e tante altre specialità. «Per questa occasione – afferma Ucchedduho pensato a un’icona della terra piemontese, le alici al verde. Un piatto semplice e antico che presenterò in una versione accattivante e più contemporanea». E, infatti, nell’interpretazione di Uccheddu il celebre “bagnetto verde” – che nella ricetta classica accompagna le acciughe – si tradurrà in una «spugna di prezzemolo e capperi, guarnita da un caviale di aceto di lamponi e incorniciata da una crema di nocciole del Piemonte». Un giusto mix di acidità e sapidità a cui fa da contrappunto la morbida cremosità delle nocciole che da sempre hanno un ruolo importantissimo nella tradizione culinaria piemontese.

«Abbiamo aderito con entusiasmo al progetto di Solidart – dichiara Davide Pintoperché le problematiche sociali e in particolare la disabilità sono temi che vedono impegnatal’insegna AFFINI fin dalla sua apertura e ora anche quella di RIVENDITA2. Personalmente sono convinto che il cibo e la buona tavola siano strettamente connessi con i temi della condivisione e della solidarietà.In questo caso il ricavato della serata andrà all’AGAD – Associazione Genitori Amici Disabili e contribuirà all’acquisto di un mezzo di trasporto per i ragazzi con disabilità motorie e per creare uno spazio in cui possano vivere la propria quotidianità con l’autonomia che meritano» conclude Pinto.

Programma di Domenica 15 settembre

Ore 13:00 taglio del nastro da parte dei tre sindaci del Comune Montone, del Comune di Umbertide e del Comune di Perugia.

Ore 20:30 Aperitivo Gourmet di accoglienza e Cena di Gala Stellata composta da menu di 12 portate, abbinata ad una verticale di vini

Musica LIVE con Selene Capitanucci la bravissima concorrente di “X-Factor”.

(Prenotazione obbligatoria per la cena. Info e prenotazioni 348-9032675)

 

 

 

Affini e Rivendita 2 sono due insegne torinesi dedicate alla somministrazione e di proprietà del Gruppo Food&Drink.

Affini si definisce un “tapas bar e ristorante” e si trova in Borgo San Salvario, il quartiere della Movida Torinese. Fin dalla sua apertura nel 2015 si focalizza su mixology e pairing con l’obiettivo di esaltare le affinità di vini, distillati e liquori tipici del territorio torinese e piemontese. Il passaggio al foodpairing diventa ancora più evidente in Rivendita2, naturale prosecuzione di Affini, che ha aperto i battenti a maggio 2019, scegliendo un altro luogo culto di Torino: Porta Palazzo, il cuore enogastronomico della città. Da pochi mesi il nuovo executive chef delle due insegne è Alessandro Uccheddu, cagliaritano, che approda alla guida della cucina dopo esperienze stellate Al Capriolo di Vodo di Cadore e da Mago Rabin e alla Farmacia del Cambio a Torino.

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(foto Giorgio Pugnetti)

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Affini, Via Belfiore, 16/C – tel. 0110240162

Rivendita2, Piazza della Repubblica, 2 – tel.0110243170

Luigino, il cacciatore di serpenti

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Luigino “mazzabis” era un serparo. Conosceva i segreti per catturare e maneggiare le vipere. S’intrufolava nelle zone più scomode e rocciose, passando in rassegna gli  anfratti vari, alla ricerca dei rettili. Soprattutto a mezza costa, nelle parti  più assolate dei pendii del Mottarone, tra i sassi nascosti dal brugo, nei pressi delle cave di granito o sui versanti  scoscesi del torrente Selvaspessa. “Caro mio, non si va per serpi in pianura. Bisogna scarpinare e non aver fretta. Ti apposti e, quando la biscia si stende a prendere il sole, l’acchiappi al volo. Bisogna esser lesti, veloci. Altrimenti ti morde e son dolori“.

Luigino “mazzabis”, all’anagrafe Luigi Poldo, aveva studiato medicina a Pavia dando tutti gli esami senza però laurearsi. Tornato sul lago Maggiore, a Baveno, dopo aver fatto diversi lavori,  da un tempo lavorava come assistente di un dentista e s’era impallinato con la storia del serparo.  Dai serpenti che catturava, cavava il veleno per poi cederlo ad un’ importante ditta farmaceutica del milanese tramite il dottor Klever , il farmacista del posto. Le cercava un po’ ovunque: dall’alpe Vidabbia al Monte Zughero, dai valloni sotto i Corni di Nibbio fino in Valgrande. Soprattutto quest’ultima zona, oggi parco nazionale, godeva di una certa fama. La chiamavano, infatti, la “valle delle vipere”, alimentando il mito del  leggendario Bazalèsch (il basilisco) e del Galètt , una vipera nera con la cresta che emanava un profumo talmente insistente da far cadere addormentate le persone. In realtà l’essere così poco teneri con queste serpi è ingiusto. La vipera e’ un animale piuttosto timido e pauroso, che attacca solo per difendersi. Può rappresentare un pericolo per le capre o le mucche ma  i casi di donne e uomini morsi dalle vipere  sono piuttosto rari. “ Quando si incontrano sul percorso, basta semplicemente fermarsi e aspettare che si allontanino”, ci diceva Luigino. “ Questo nel caso riusciamo a vederle per primi, altrimenti se arriviamo troppo vicini e la spaventiamo, la vipera può reagire, prima di attaccare, con quel suo caratteristico “soffio”, che e’ abbastanza impressionante”.

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Le vipere, per loro sfortuna e per nostra fortuna, sono gli unici serpenti velenosi esistenti in Italia (la sola regione dove non esistono vipere è la Sardegna). A seconda della specie, possono vivere indifferentemente in pianura, in collina o in montagna, così come  nei boschi, nelle pietraie, nei prati o lungo le siepi, manifestando una certa predilezione per i luoghi soleggiati. La vipera dispone di un apparato velenifero perfetto ed efficace, una vera e propria “arma letale”: il veleno , prodotto da una ghiandola posta sopra il palato, viene inoculato nella ferita al momento del morso attraverso appositi canalini che porta dentro le due piccole zanne. Altamente tossico, talvolta mortale, è in grado di agire in meno di un quarto d’ora. Ovviamente prediligono le zone dove ci si può  nasconder bene, abbastanza isolate. “ Le serpi le trovi lontano dai posti abitati”, aggiungeva Luigino. “Se incontri un aspide o un marasso,lo riconosci dalla testa triangolare e dagli occhi: le vipere hanno le pupille verticali, simili a quelle dei gatti. Si distinguono così dalle bisce innocue che hanno la pupilla tonda. Anche se, a dire il vero, un sacco di gente non perde tempo a guardarle negli occhi e scappa via a gambe levate”. Noi , curiosi, gli chiedevamo se c’era una  tecnica per catturarle.  Guardate, la serpe percepisce le vibrazioni del terreno, e fugge. Se però ti avvicini lentamente, con passo felpato,  e più o meno conosci la zona, non è difficile scovarla e catturarla anche se si è mimetizzata tra sassi  ed arbusti. Dovete sapere che la serpe è abilissima a mimetizzarsi e la sua colorazione si adatta all’ambiente  dove vive. E’ una grandissima artista nel camuffarsi. A volte si riesce a catturarle anche non in ferma. Sì, perché quando si muovono è più facile riconoscerle. Ma, ricordate: più che la tecnica, conta l’esperienza, l’intuito. Io ne catturo parecchie di vipere  ma capita spesso che per prenderne una ci devo tornare anche tre o quattro volte. Non è né una cosa semplice, né una cosa impossibile. Molto dipende dal luogo dove vive. Per la tecnica di cattura ci vuol mano ferma e occhio vigile:le  afferro per la coda a mani nude e le sollevo in aria. Così neutralizzo la vipera perché non riesce più a risollevarsi e mordere, e la ficco nel sacco. A volte  uso anche   il bastoncino biforcuto ma non mi piace tanto”. Ma c’era anche un periodo “buono” per la caccia? Luigino, sorridendo, rispondeva con un detto ( “ a S. Giuseppe la prima serpe” ) che indicava tra fine marzo e l’inizio dell’estate il periodo migliore. Raccontava che nei  boschi e fra i sassi di Pian di Boit, in Valgrande, c’erano quelli che – catturate le vipere – le chiudevano in apposite cassette di legno con uno spioncino e le spedivano all’istituto sieroterapico di Milano.

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Per quei montanari era  un modesto integrativo finanziario al magro reddito d’alpeggio. “ Sapete,ragazzi: si guadagna qualcosa, ma non si diventava ricchi. Quelle catturate in aprile valgono di più, perché contengono una maggiore quantità di veleno. In una stagione, un bravo viperaio riesce a catturarne 70-80. Io, una decina d’anni fa, ho raggiunto il mio record: centoventitrè. Ma è stato davvero un anno di grazia. A proposito, vi ho mai raccontato di quella volta che ho dovuto soccorrere il Martin Cappella? Lo conoscete, no?”.  Lo conoscevamo sì: era uno dei “fungiatt”, dei cercatori di funghi più esperti della zona del Mottarone. Nonostante questo – stando al racconto di Luigino –  un pomeriggio  si dimenticò della necessaria prudenza. Eppure sapeva bene cos’era bene evitare di fare. Ad esempio,   mai frugare con le mani  tra le felci, vicino ai sassi, senza prima essersi accertati che non vi fosse pericolo. Gli era parso di vedere un fungo e, allungata la mano, la ritirò di scatto, dolorante. La vipera l’aveva “tassato”.. “ L’ho sentito gridare e sono volato lì come un falchetto. La pelle nel punto della morsicatura era già rigonfia, arrossata, con chiazze bluastre. Non mi sono fatto pregare. L’ho fatto distendere e con il mio coltello ho inciso la ferita, succhiando e sputando via il veleno. Con la cintura dei pantaloni gli ho stretto il braccio una ventina di centimetri sopra il segno del morso e l’ho caricato in spalla. Per fortuna non eravamo distanti dalla cava. Con il  fuoristrada di uno degli addetti a far brillare le mine necessarie a staccare le lastre di granito, siamo andati al pronto soccorso a Pallanza dove l’hanno curato. E v’assicuro che da quella volta gira sempre con il bastone e prima di metter giù le mani , fruga dappertutto con quello. Cosa volete, il morso della vipera gli ha messo una fifa addosso che non vi dico”. E concludeva i suoi racconti ricordando a chi l’ascoltava che lui, raramente, aveva ammazzato una biscia perché – in fondo – quegli esseri – un po’ come tutti gli animali – “non erano certo peggio degli uomini”.

Marco Travaglini

I paccheri alla crema di caciocavallo

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I Paccheri sono un formato di pasta molto versatile e i modi per gustarli sono infiniti. Ve li propongo accompagnati da una setosa e avvolgente fonduta di Caciocavallo. Un primo piatto sostanzioso, gustosissimo e particolare. 
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Ingredienti 

350gr. di pasta “Paccheri” 
100gr.di formaggio Caciocavallo 
100ml. di panna liquida 
4 cucchiai di granella di pistacchi 
2 pomodorini secchi 
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Grattugiare il Caciocavallo con una grattugia a fori grandi. Scaldare la panna, sciogliere mescolando il formaggio sino ad ottenere una crema liscia. Nel frattempo cuocere la pasta in acqua salata. Quando cotta versare in una terrina, condire con la fonduta e cospargere con la granella di pistacchi ed un trito di pomodorini secchi. Servire subito. 

 

Paperita Patty 

Sfiziosa insalata di calamari

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Gusto e colore per questa deliziosa insalata di pesce. Delicata e leggera è adatta come antipasto o come secondo, speciale in estate ma ottima da servire durante tutto l’anno, anche tiepida. 

Ingredienti 

2 Calamari freschi 
1 patata 
1 carota 
Pomodori Pachino q.b. 
1 limone 
Olio evo, sale, pepe, prezzemolo q.b. 

Lavare e pulire i calamari, cuocerli per alcuni minuti in acqua salata (fino a quando risultano teneri, dipende dalle dimensioni). Lasciar intiepidire e tagliare a pezzi. 
Cuocere a vapore la patata e la carota, lasciar raffreddare e tagliare a pezzi. Lavare i pomodorini e tagliarli a metà. In una terrina unire tutti gli ingredienti, condire con olio evo, succo e buccia grattugiata di limone, sale, pepe e prezzemolo tritato. Servire tiepido o freddo. 

Paperita Patty 

Food, le nuove proposte della famiglia Chiodi Latini

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Le innovative esperienze New Food  saranno sempre al centro della scena, con un occhio di riguardo per il caffè

 

È stata un’estate molto calda per la famiglia Chiodi Latini: tante idee, molti lavori, nuovi progetti, per ripartire a settembre pronti a stupire ancora una volta il pubblico appassionato della cucina vegetale creativa, torinese e non solo.

Ma andiamo con ordine.

 

ANTONIO CHIODI LATINI

Da oggi apre, o per meglio dire riapre, un luogo polifunzionale con un format all’avanguardia che ha sede nel cuore della città. Lo spazio rinnovato di via Bertola 20 ospita al proprio interno diverse proposte, che in comune hanno l’approccio visionario dello Chef Antonio Chiodi Latini, con l’obiettivo di offrire ai clienti esperienze nuove e pienamente immersive nel mondo vegetale creativo: RistoranteBistròCaffè (Contaminazioni e Caffè Chantant), A la Carte (tavolo Davanti a me), Clam Cabarè. Diverse anime che, insieme, delineano la vera essenza della cucina creativa dello Chef.

La cucina è aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle 11 alle 15.30 e dalle 18,30 alle 21,30.

 

BISTRÒ CHIODI LATINI NEW FOOD

Guidato da Stefano Chiodi Latini e da sua moglie, aperto a pranzo e a cena dal lunedì al sabato, il locale di Via San Quintino 33/C si presenta come il punto zero di un progetto franchising che sta vedendo la luce proprio in questi giorni.

Qui verrà proposta la formula Bistrò sia a pranzo che a cena: 4 proposte di Menù – Try, Taste, Enjoy e Today’s Special – con prezzi compresi tra i 12 e i 18 euro, che offrono una pausa pranzo sana e veloce senza rinunciare a tutta la qualità, leggerezza e gusto tipici della cucina vegetale creativa.

 

Giacomo e la briscola chiamata

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Quando il cielo lacrimava e sul lago soffiava quell’arietta fresca che intirizziva, la passeggiata sul lungolago verso la Villa Branca finiva immancabilmente davanti alla porta dell’amico Giacomo dove ci attendevano le sfida a briscola e tresette

Giacomo Verdi, detto “balengo” perché amava spingere la sua barca a remi tra le onde del lago in tempesta, infischiandosene dei rischi, da un bel po’ di tempo era costretto a stare in casa. Un brutta sciatalgia e i reumatismi rimediati  nel far la spola tra le due sponde del lago e le isole, gli impedivano di stare troppo in piedi. E allora, con la scusa di andarlo a trovare, ingaggiavamo delle tremende sfide all’ultima mano. “ Ah, amici miei, sapeste che rottura di balle dover star qui recluso. Per uno come me che non trovava mai terraferma e che fin da piccolo stava con la faccia contro vento, star qui costretto tra seggiola e divano, tra poltrona e letto, è proprio una gran brutta cosa. Quelle volte che non sento il cambio del tempo e riesco a metter il naso fuori dall’uscio, è una tal festa che non mi potete credere. Guardate, è come se fosse un Natale o una Pasqua fuori stagione. Ah, è talmente bello che mi sento un re”. Ogni volta, prima di tirar fuori il mazzo delle carte dal cassetto, Giacomo –  quasi stesse sgranando un rosario – ci faceva partecipi delle sue lamentele. Ma bastavano due o tre smazzate per sparigliare tutto e come d’incanto si dimenticava di acciacchi e malanni. Faceva smorfie, imprecava, sbatteva le carte sul tavolo. Non nascondeva l’ira o la gioia, a seconda di come gli “giravano” le carte, ma era un’altra persona. Amava quei giochi, vantandosi di essere un grande esperto. A volte ci teneva delle vere e proprie lezioni. “ Vedete, il mazzo con cui stiamo giocando è composto da 40 carte di 4 diversi semi. Ma c’è una grande varietà stilistica nel disegno. In alcune regioni sono diffuse le carte di stile italiano o spagnolo, con i semi di bastoni, coppe, denari e spade e con le figure del fante, del cavallo e del re. In altre si usano le carte con i semi francesi .Sono cuori, quadri, fiori e picche, con le figure del fante, della donna e del re.Ecco, sono proprio queste che stiamo usando per la nostra partita”. Parlava come un libro stampato, in un italiano corretto e persino raffinato. “Fate attenzione a queste.Sono carte bergamasche, tipicamente nordiche.Hanno caratteristiche in comune con le figure dei tarocchi lombardi. L’asso di coppe si ispira alle insegne della famiglia Sforza”. Era capace di andar avanti così per un bel po’ se non cambiavamo discorso. E allora ci raccontava delle sue avventure, partendo sempre da quella volta che aveva portato sull’isolino una contessa ( omettendo di dire chi fosse, precisando “sapete,io sono una persona discreta e non mi piace far nomi” ) che per tutto il tragitto continuò a fargli l’occhiolino. Immaginando una qualche complicità e una sorta d’invito, appena toccato terra, tentò di abbracciarla e baciarla, guadagnandosi una sberla tremenda. “Madonna, che botta mi ha dato! Cinque dita cinque, in faccia, secche come un chiodo. Ero diventato rosso come un tumatis, un pomodoro, restando lì a bocca aperta, come un baccalà”. “ Ah, cari miei, se beccavo quel maledetto Luigino dell’Osteria dei Quattro Cantoni lo facevo nero come il carbone”. Quella storia l’aveva raccontata un infinità di volte ma, per non contraddirlo, ci fingevamo interessati e lo incalzavamo con le solite domande (“Come mai,Giacomo? Cosa c’entrava Luigino?”). E lui s’infervorava. “Cosa c’entrava, quella carogna? Cosa c’entrava? C’entrava che se l’avevo tra le mani gli davo un bel ripassoLo pettinavo per bene quel mascalzone. Mi aveva assicurato che la contessa era una che ci stava, che gli piacevano i barcaioli. Mi disse che se gli fossi piaciuto mi avrebbe fatto l’occhiolino. E me l’aveva fatto, porco boia; altro che se me l’aveva fatto. Ma era per via di un tic nervoso. Altro che starci. Sembrava una iena. E quel saltafossi lo sapeva, capite? Lo sapeva e mi ha tirato uno scherzo”. Sbollita la rabbia per quella brutta figura che ormai faceva parte dei ricordi, ricominciava a giocare, picchiando le carte sul tavolo come se quello fosse la testa pelata di Luigino. Giacomo abitava in una casa che dava su via Domo. Dalla parrocchiale , dove c’è Largo Locatelli, si scendeva verso l’abitazione per una viuzza stretta, tortuosa, lastricata a boccette che finiva nella piazzetta. Lì, al numero 12, in una casa piuttosto bassa, coperta da un tetto di piode, stava il Verdi. Quasi in faccia alla cappelletta che ,si diceva, fosse stata eretta come ex-voto per la liberazione dalla peste. Sotto l’arco s’intravedevano ancora gli affreschi raffiguranti la Madonna con il Bambino e ben due coppie di santi : Giuseppe e Defendente, da una parte;Gervaso e Protaso, dall’altra. Era lì che la povera Marietta posava il cero nei giorni in cui suo marito, quel matto di Giacomo, metteva la barca in acqua incurante del “maggiore” che spazzava le onde, gonfiando minacciosamente il lago. Ora che Marietta era  passata a miglior vita era Giacomo – ormai prigioniero a terra per via dei malanni – a dare qualche soldo a Cecilio, il sacrestano, perché non si perdesse quell’abitudine che – diceva, sospirando – “ in fondo, mi ha sempre portato bene”. Ecco, le giornate più uggiose le passavamo in casa di Giacomo, in uno dei rioni più antichi di Baveno.Lì c’è ,ancora adesso, la “Casa Morandi”, un edificio settecentesco di quattro piani, con scale esterne e ballatoi. È forse l’angolo più apprezzato dai pittori e dai fotografi di tutta la cittadina. Sono in tanti, in Italia e all’estero, a tenere sulle pareti del salotto un acquerello, una china o più semplicemente una foto incorniciata della casa Morandi. Segno inequivocabile che da lì è passata un sacco di gente ,portando con sé la storia, quella vera, quella che si legge sui libri. E magari incrociando le carte con Giacomo.

Marco Travaglini

Re Peperone al gran finale

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UN WEEK-END RICCO DI GUSTO, SPETTACOLI, CULTURA E ATTUALITA’

7 e 8 settembre 2019 a Carmagnola (TO)
ORARIO APERTURA STAND: sabato dalle 18 alle 24 e doemenica dalle 10 alle 24
Tutti gli eventi sono gratuiti

Volge al termine la 70^ Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola che sta ottenendo uno strepitoso successo con la stima di oltre 180.000 visitatori, circa 90.000 kg di peperoni venduti, più di 2.000 degustazioni offerte e 700 kg di Pane della Fiera, il pane venduto a scopo benefico.

In un’area espositiva di 14.000 mq al coperto, con 8 piazze dedicate2500 posti a sederepiù di 200 espositori e l’Accademia San Filippo con tante proposte a cavallo tra gusto, cultura e attualità con incontri condotti da Paolo Massobrio, i visitatori troveranno degustazioni, workshop, show cooking, percorsi e giochi didattici e sensoriali, cene a tema, street food, concerti e spettacoli di cabaret, iniziative solidali, area bimbi, una grande rassegna commerciale e altro ancora…

Per ciò che riguarda i grandi spettacoli, sabato è in programma alle ore 15 la finale del talent show “What’s your talent?” con Ivan Cattaneo e altri ospiti, alle ore 21:30 il concerto della VMP Big Band con 40 elementi diretti dal Maestro Pierluigi Mucciolo e alle 22:30 concerto finale del progetto Campus di Note con orchestra di 50 elementi nella Chiesa di San Filippo. Domenica si chiude con il tributo ai Pink Floyd da parte della band Pink Sound, uno show che ripropone sonorità ed effetti speciali dei live della storica band britannica, e con un grande spettacolo piromusicale.


Dal 30 agosto si sta svolgendo la 70a edizione della “Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola”, una delle più grandi e qualificate manifestazioni italiane nel settore dell’enogastronomia con un’area espositiva di 14.000 mq al coperto8 piazze dedicate di cui 6 enogastronomiche2500 posti a sedere e più di 200 espositori.

La manifestazione sta avendo uno strepitoso successo con la stima di oltre 180.000 visitatori, circa 90.000 kg di peperoni venduti, più di 2.000 degustazioni offerte e 700 kg di Pane della Fiera, il pane venduto a scopo benefico.
Sabato e domenica, 7 e 8 settembre, sono in programma gli ultimi due gionri della manifestazione con gli stand aperti sabato dalle ore 18 alle ore 24 e domenica dalle ore 10 alle ore 24.

Per ciò che riguarda i grandi SPETTACOLI GRATUITI IN PIAZZA SANT’AGOSTINO la Fiera propone ancora 3 grandi appuntamenti.
Sabato 7 settembre alle ore 15 la finale del talent show “What’s your talent?” con Ivan Cattaneo e altri ospiti, rinviato il 5 settembre a causa della pioggia,  e alle ore 21:30 il concerto di musica jazz, funky e rhythm and blues con la VMP Big Band composta da 40 elementi e diretta dal Maestro Pierluigi Mucciolo-
Domenica 8 settembre si chiude dalle ore 21:30 con un grande tributo ai Pink Floyd a cura dei dei Pink Sound e con un eccezionale spettacolo di fuochi priomusicali.

WHAT’S YOUR TALENT è il talent show organizzato da V Eevents by Vida Network e la finalissima di sabato sarà presentata da Melania Agrimano con i giudici Ivan Cattaneo, Edoardo Mecca e Ilario Parise.
Le selezioni si sono tenute nel mese di luglio nel contesto della manifestazione Giovedì sotto le Stelle e i 9 finalisti, scelti da una rappresentanza della popolazione carmagnolese e da professionisti in ambito artistico, si sfideranno per aggiudicarsi un viaggio a Madrid e altri premi
Melania Agrimano, è una nota speaker radiofonica di Radio RDS, Ivan Cattaneo è il noto cantautore con una lunga carriera iniziata negli anni 70, Edoardo Mecca è un comico, imitatore e youtuber famoso per i suoi video virali e Ilario Parise è un ballerino e coreografo conosciuto per aver partecipato alla prima edizione di Ballando con le stelle.
Tra i finalisti c’è una drag queen, delle cheerleader e diversi ballerini e cantanti.

La VMP Big Band nasce dall’iniziativa di alcuni volenterosi amatori, che si rivolgono a Gigi Mucciolo con l’intento di approfondire il linguaggio musicale afroamericano (jazz, funky, rhythm and blues).
Nei sei anni di attività della formazione, l’esperienza si arricchisce di arrangiamenti ad hoc (curati dallo stesso Mucciolo e da Gianpiero Lo Bello, attuali co-direttori dell’orchestra), e della collaborazione di alcuni stimati musicisti. Concerto dopo concerto, il repertorio si delinea con maggiore precisione, attestandosi sull’attuale proposta, improntata per lo più sul funky-pop internazionale e su selezionati evergreens italiani, dagli anni 70 ai giorni nostri.

Lo show dei Pink Sound è curato nei minimi particolari per far rivivere le stesse atmosfere, sonorità ed effetti speciali dei live della storica band britannica, attraverso un repertorio che spazia dal periodo dei primi anni 70 fino a quello post  Waters,  brani storici come “Another Brick in the Wall” , “Wish You Were Here”  ma  anche  altri classici come “Shine On You Crazy Diamond” e  “Comfortably Numb”. L’idea di formare una band che riunisse musicisti dotati di solide capacità musicali e soprattutto accomunati dalla stessa passione per i Pink Floyd, nasce da un eclettico chitarrista, Domenico Carazita, che con umiltà e grande determinazione è riuscito dal 2009 a far evolvere una Band e a proporre uno spettacolo di alta qualità.

Infine, al termine dello show dei Pink Sound il pubblico potrà ammirare e emozionarsi con un grande spettacolo di fuochi d’artificio piromusicali.

Gli amanti della MUSICA CLASSICA sabato alle 22:30 bella Chisa di San Filippo potranno assistere al grande concerto di chiusura del progetto “Campus di note” con una orchestra di 50 elementi composta da giovani musicisti, italiani e stranieri, che eseguiranno brani di Morricone, Garrix, Muò e Zimmer, a cura dell’associazione Tirovi Umoto Research.

In piazza Rayneri c’è l’AREA CABARET, proposta in collaborazione con lo storico locale torinese Cab41,, che propone alle ore 21 di sabato la stand up comedy di Davide Allena e domenica quella di Giancarlo Aiosa.

Per i più piccoli e per le famiglie viene proposto BIMBI IN FIERA in ampi spazi allestiti nei Giardini Unità d’Italia, con intrattenimento e animazione del villaggio indiano con i bellissimi animali di Natural Farm e con il palco Pepper Magic Show che propone spettacoli ogni giorno, sabato sera alle 21 con Fabio di Picche, l’IllusioMentalista da TuSiQueVales.

Ci sono poi come sempre balli a animazioni serali in piazza Manzoni e piazza Bobba con la Country Western Dance sabato sera in Piazza del popolo.

Per ciò che riguarda le PROPOSTE LEGATE AL GUSTO, è come sempre possibile gustare i peperoni e le migliori eccellenze nazionali nella Piazza dei Sapori e in altre 5 piazze dedicate. Sono invece sold out le cene di qualità previste nel Salone Antichi Bastioni.

Nell’ACCADEMIA SAN FILIPPO, il cuore della cultura e dell’esperienza gastronomica della Fiera allestita nella omonima chiesa grazie al sostegno della Camera di commercio di Torino, sono in programma degustazioni guidate e percorsi didattici e sensoriali ogni giorno e nel fine settimana anche incontri di cultura e attualità condotti da Paolo Massobrio con diversi ospiti, come la confessione laica di sabato alle 19 con l’europarlamentare della Lega Gianni Gancia e i due in programma domenica sull’anti-spreco alimentare insieme al Banco Alimentare del Piemonte alle 11:30 e all’azienda Cuki alle 16:45 sul progetto Cuki Save The Food e sul suo impegno in Fiera con la Cuki Save Bag.

Grande successo per la novità del VILLAGGIO DEL PEPERONE E DEL TERRITORIO, progetto di agricoltura da vivere a 360° con street-food agricoli, divertenti attività quali giochi sensoriali, aperitivi musicali e open-dance che stanno coinvolgendo tantissimi visitatori e una caccia al tesoro agricola e sensoriale

La Fiera quest’anno festeggia il traguardo dei 70 anni anche con una grande mostra che ripercorre il suo cammino che si può visitare nei locali del bellissimo castello che ospita il palazzo comunale, in un percorso museale in cui si potranno conoscere tante curiosità, vedere i manifesti – come il primo ciclostilato della rassegna del 1949 e quello del 1951 disegnato dal pittore Mario Cavazza – opere d’arte e uno splendido repertorio fotografico.

Sarà presente anche la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro ONLUS con materiale informativo che verrà divulgato per tutta la durata della manifestazione presso i punti info.

Sono sempre tante anche le proposte culturali dei bellissimi musei carmagnolesi a cura dell’Assessorato alla Cultura e dell’Associazione MuseInsieme, come il progetto I segni del sacro, realizzato in collaborazione con la Fondazione Carmagnola e con il contributo della Compagnia di San Paolo e la mostra Edgardo Corbelli, espressione del Novecento 1918 – 1989 allestita a Palazzo Lomellini a cura della Galleria d’Arte Pirra di Torino.


INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO:
Ufficio Manifestazioni del Comune – Tel. 011.9724222/270 – cell. 3343040338

La camminata del “pom matan”

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La Sagra del Pom Matan è una grande festa che coinvolge tutto il paese di San Sebastiano da Po, il protagonista è il POM MATAN una speciale varietà di mela.

Questa grande manifestazione esiste da 31 anni e i festeggiamenti durano tre giorni: è iniziata con il  venerdì sera dedicato al divertimento con tanta musica e tanta birra. La festa prosegue il sabato sera con l’apertura del padiglione gastronomico e a seguire una serata danzante piena di musica e ancora tanta birra. La domenica è tutta dedicata al miglior cibo della tradizione San Sebastianese con il padiglione gastronomico aperto sia a pranzo che a cena.

Durante la serata di sabato e nell’arco della giornata di domenica è quindi possibile degustare il famoso “’Agnulot ‘d Pom Matan”, nel quale la pasta per l’involucro è la stessa usata per gli agnolotti di carne ed il procedimento per la preparazione è ancora il medesimo. Quello che li differenzia è il ripieno che si ottiene sbucciando e cuocendo a pezzetti i “pom matan”. Alle mele si deve aggiungere qualche pezzo di burro, noce moscata, salsiccetta bollita a parte e tritata ed amalgamata nel ripieno con l’aggiunta di un pizzico di sale. Questi agnolotti di mele vanno conditi poi con un buon sughettino al pomodoro insaporito con i gusti dell’orto.

Durante il fine settimana, nel padiglione gastronomico, vengono inoltre serviti i favolosi “Friceaü” (frittelle di mele) e la squisita ”Torta Nera” oltre alla classica ”Grigliata di carne”, musica dal vivo e passeggiate lungo il parco fluviale.
Inoltre, domenica, dalle ore 9 alle ore 17 ha luogo la fiera mercato. Sempre domenica, nell’ambito della Sagra si terrà una camminata. Il ritrovo è previsto alle ore 8.30, presso gli impianti sportivi di frazione Caserma per l’iscrizione all’evento. La partenza sarà alle ore 9.30, con l’accompagnamento della guida escursionista ambientale ed istruttore di Nordic Walking (di Cammini DiVini- Nordic Walking Valcerrina)

Il tracciato ha una lunghezza di circa 10 km. e si basa su percorsi naturalistici tra sentieri, strade sterrate e strade asfaltate a bassa percorrenza. La manifestazione non è competitiva.

Il percorso prevede una prima parte i fondovalle per poi giungere in località Saronsella e proseguire in salita su un caratteristico sentiero tra prati e boschi. Raggiunta la sommità si procede in cresta verso Località Nosma e si continua su percorsi naturali prima di iniziare la discesa che ci porterà verso lo storico Castello e quindi scendere nuovamente a fondovalle e ritornare quindi al punto di partenza.

All’arrivo ci sarà la possibilità di pranzare al padiglione polivalente con gli squisiti agnolotti del Pom Matan e altre specialità locali.
Il costo di partecipazione alla camminata è di €. 5,00

Attrezzatura consigliata a tutti i partecipanti: calzature sportive, abbigliamento comodo e una scorta d’Acqua.

Per chi volesse provare saranno messi a disposizione gratuitamente i bastoncini da Nordic Walking, fino ad esaurimento scorte.
Per info e prenotazioni: Anna 339 4800321
Augusto 339 4188277 augusto.cavallo66@gmail.com

 

Massimo Iaretti

 

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