LIFESTYLE

Sentori d’autunno nella cucina di Enrico Crippa

Pernice con salsa al pepe e verdure dell’orto 

“Con l’arrivo dell’autunno, in Piemonte inizia la stagione più ricca, soprattutto per la cucina di Langhe e Roero, che meglio si esprime in questo periodo. La terra e la natura offrono prodotti saporiti: dalle nocciole e passando per le vigne, i funghi, le castagne e i tartufi bianchi, non dimenticando i primi formaggi d’alpeggio stagionati, per concludere con un ingrediente speciale e raro, come la selvaggina.” Enrico Crippa ci guida nei giorni autunnali evocando profumi e colori avvolgenti, che nella sua cucina si traducono in materie prime stagionali e locali sapientemente utilizzate per valorizzare ingredienti della flora e della fauna selvatica piemontese, di cui il piatto del mese, pernice con salsa al pepe e verdure dell’orto, è un’ottima sintesi.

 

Si rinnova ancora una volta  una grande storiaLa selvaggina in tavola è, infatti, una tradizione dell’Italia rurale che per secoli ha avuto i migratori come unica fonte di proteine, arrivando così a occupare pagine decisive nel ricettario della cucina; vera e propria sfida, oggi, per ogni chef, esercizio tecnico e di fantasia, poiché cuocere in maniera impeccabile una carne selvatica è tra le cose più difficili nel panorama culinario. Il risultato è talmente sorprendente da restare impresso nell’immaginario collettivo: sapori di memoria antica, che spesso esercitano un’attrazione su pubblici vari, curiosi e attenti alle sfumature locali.

 

Lo chef Crippa apprezza particolarmente la pernice, un tipo di selvaggina che, con la sua carne bianca e gustosa, meglio si presta per svariate preparazioni, soprattutto in abbinamento con il tartufo. Per il piatto del mese si procede pulendo la carne dalle piume e dalle interiora, la si lascia poi frollare un paio di giorni in frigorifero e successivamente si dividono le cosce dal busto.  Al momento della cottura, le cosce si fanno  arrostire lentamente finché non diventano morbide; il petto invece lo si cuoce sulla carcassa per mantenere le carni umide e succose.  Terminata questa prima cottura, si prepara poi la salsa di accompagnamento, deglassando con il cognac la padella, si aggiunge il fondo di cottura e il pepe macinato fresco. In questa versione di inizio autunno, con il clima ancora tiepido, si abbinano verdure fresche come le carote dell’orto e un cuore di insalata.

 

Piazza Duomo  

Dall’incontro tra la famiglia Ceretto ed Enrico Crippa, nasce nel 2005 il ristorante Piazza Duomo ad Alba, tre stelle Michelin dal 2012. Conscio fin dagli esordi della ricchezza e della varietà offerta dai prodotti locali, Crippa ha portato la sua esperienza internazionale in un territorio dalle tradizioni radicate come quello delle Langhe, proponendo sapori inusuali pur mantenendo un occhio di riguardo e di rispetto per gli ingredienti del luogo. Il filo conduttore è l’utilizzo di materie prime d’eccellenza, accuratamente selezionate nel rispetto delle stagioni e poi trasformate abilmente in opera d’arte, come solo gli chef di talento sanno fare.

Di motori non ne capisce niente…

Armando Belletti, per ragioni di lavoro, si trovò costretto a vivere in città per buona parte della settimana.

Non che Pavia fosse una gran metropoli ma era ben altra cosa dalla quieta e sonnecchiosa Borgolavezzaro.

Smog, traffico, ritmi caotici e stressanti lo inducevano quanto prima a fuggir via lontano da quel trambusto. Con la sua utilitaria, sbrigati gli impegni, s’avviava verso la periferia e, in breve, si trovava in aperta campagna. La Lomellina con i suoi campi geometrici, le risaie, i prati, le boschine, l’aria finalmente pulita e l’unico rumore – oltre al ronfare del motore dell’auto – non era tale ma un delicato e allegro cinguettare degli uccelli.Armando rallentava la corsa e si godeva la vista di quell’ambiente naturale salvaguardato da eccessi edilizi, punteggiato da cascine e campanili, immaginando cosa l’aspettava a tavola: il risotto, il salame d’oca di Mortara, le cipolle di Breme, gli asparagi di Cilavegna e, come dolce, le offelle di Parona. Questi pensieri gli mettevano quasi commozione. “Cavolo, quando torno al mio paese mi pare di rinascere. Qui sì che la vita ha i tempi giusti. Stare in città sarà anche necessario ma mi pesa troppo”. Un giorno, imboccata una strada non asfaltata che tagliava in due una collinetta, l’auto si mise a fare le bizze. Il motore tossiva, ingolfato. Perdeva colpi e si fermò. Armando, pronunciando termini sui quali – per rispetto del lettore – si ritiene più utile sorvolare –   provò a rimetterla in moto, girando con foga la chiave d’accensione. Ma non c’era nulla da fare. Il motorino – grrr, grrr – girava   vuoto. L’auto restava lì, immobile, senza dar segni di vita, nel bel mezzo della stradina di campagna. Belletti scese, sollevò il cofano, guardò perplesso e sconsolato il motore senza avere la minima idea di dove mettere le mani. Mentre rimuginava sull’incidente che gli era capitato, avvertì un rumore alle sue spalle. Si girò e vide   un bellissimo ed elegante cavallo dal manto lucido e nero. L’animale lo guardava e si mise a girare attorno al veicolo. S’avvicinò e, con sguardo indagatore, scrutando il motore disse , con voce grave :“ Un bel guaio, sa? Per me è partito lo spinterogeno”. Armando, attonito e ammutolito lo guardò incredulo mentre l’animale, trotterellando se ne andò via per la sua strada. Di lì a pochi minuti sopraggiunse un contadino, con un forcone in spalla. Si conoscevano. Bernardo Trefossi era noto nei dintorni per la sua eccentricità. Vide il Belletti stranito, con la bocca aperta, e chiese cosa mai gli fosse capitato. Armando, balbettando, raccontò l’episodio del cavallo e il contadino, incuriosito, domandò: “ Mi dica. Il cavallo era forse nero?”. Alla risposta affermativa del Belletti, il contadino, battendogli la mano sulla spalle, lo rassicurò: “Mi dia retta. Non creda ad una parola di quanto le ha detto quel cavallo. Di motori non ne capisce niente”.

E se ne andò, fischiettando per la sua strada. Quando Armando, chiamato il soccorso stradale, riuscì ad arrivare a Borgolavezzaro era omai sera inoltrata. Ancora scosso per l’avventura del pomeriggio, raccontò il fatto agli amici del Bar “Al cervo d’oro”. Nessuno lo contraddisse ma Vittorio Scalmanati, detto “incudine”, fabbro di mestiere, all’insaputa del vicesindaco e guardando gli altri avventori,   si portò l’indice alla tempia. Dalla smorfia e dal gesto tutti intesero ciò che andava inteso: il Belletti era un po’ “tocco” ma non era il caso di contraddirlo. In fondo, come diceva lui stesso, “cavolo, quelli lì un po’ balordi non fanno poi del male a nessuno”. Appunto!

Marco Travaglini

Ied, “Out of the box”. Distanze e riavvicinamenti: la Moda unisce! 

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Gli studenti del Corso Triennale in Fashion Design, dell’Istituto Europeo di Design di Torino, hanno realizzato il progetto di tesi OUT OF THE BOX. Distanze e riavvicinamenti: la Moda unisce! con l’intento di dimostrare come il potere della creatività sia riuscito a produrre cambiamento e rinascita, dopo un periodo in cui la “distanza” ha modificato il nostro quotidiano, rendendolo “straordinario”.


I giovani designer hanno intrapreso un’azione forte per riappropriarsi del mondo, del proprio potere e della capacità di produrre senso e sono riusciti nel loro intento, attraverso l’ideazione di un nuovo linguaggio, che parla di coesistenza del mondo virtuale con quello reale, di concomitanza tra il lessico della distanza ed espressioni di contatto. Il mondo digitale diventa, così, socievole e acquisisce tutta l’immediatezza di quello analogico.

Oggi, più che mai, gli studenti posseggono la capacità e la versatilità nel definire nuovi linguaggi di comunicazione – dichiara Paola Zini, Direttore IED Torino A loro è dedicata tutta la nostra curiosità verso le chiavi di lettura che trovano per interpretare la coesistenza del reale con il virtuale, ad esempio, declinando nuove soluzioni per riappropriarsi degli spazi e del tempo perduti”.
La scelta di una supervisione virtuale e di collegamenti da remoto durante alcune fasi di progettazione, già collaudata dagli studenti dei precedenti progetti di tesi, ha dato vita ad un linguaggio digitale in costante fase di innovazione, i cui risultati sono efficacemente documentati attraverso il video show OUT OF THE BOX. Distanze e riavvicinamenti: la Moda unisce!
Il video presenta la collezione di 25 outfit uomo/donna e racconta un nuovo modo di vivere lo spazio e la distanza, attraverso nuove regole prossemiche, frutto di una combinazione tra gestualità tradizionali, tramandate di relazione in relazione, e un nuovo codice comunicativo, più virtuale, sempre più adottato dalla società contemporanea.
Realizzato dalla sapiente creatività dello studio torinese PEPE Fotografia, il video show propone un linguaggio estetico capace di assottigliare il confine tra reale e virtuale, fino a farlo diventare parte integrante della comunicazione del futuro.
Attraverso il confronto costante con i docenti e la Coordinatrice del Corso Alessandra Montanaro, i giovani designer hanno utilizzato  del software CLO3D, strumento innovativo nella prototipazione virtuale che rappresenta il futuro in ambito moda, inserito nei programmi didattici già nel 2016 da IED Torino e hanno, poi, partecipato attivamente alla riproduzione dei capi della propria collezione, selezionati e confezionati con l’aiuto di Ilaria Turchetti, assistente del laboratorio di sartoria, e da Gianpiero Capitani, modellista sarto, con i tessuti messi a disposizione dalle aziende partner.
Il risultato del progetto è, dunque, una prospettiva di cambiamento e di trasformazione positiva del tema della distanza, che si avvale della Moda come un filo in grado di connettere, cucendo, punti distanti tra di loro.
I progetti sono stati realizzati da: Anselmi Alice, Arice Giorgia, Baccoli Tamara, Barisone Arianna, Bergadano Beatrice, Bilancieri Damaride, Bonino Camilla, Bragagnolo Silvia, Cambellotti Gaia, Caranzano Francesca, Cavagna Alessandra, Chiesa Alessia, Corvaglia Alessio, De Simone Andrea, Drigo Giorgia, Foco Maria, Foti Giulia, Franzoi Aurora, Fulgori Arianna, Giacomiti Lorenzo, Maiolo Alice, Migliore Veronica, Nicastro Alice, Oberto Maria, Paparusso Ilaria, Pezzotta Francesco, Richieri Arianna, Santelia Alessia, Scuderi Valentino, Spaltini Zoe, Usai Giulia, diplomati del corso Triennale in Fashion Design a.a. 2020/21 IED Torino.
Sponsor tecnici: Beste, Eusebio, Labeltex, Lamintess, Limonta, Framis, Majatai, Nyguard
Video e Foto: PEPE Fotografia
Un ringraziamento speciale a: Anna Neretto, Gloria Corradino, Lexi / 26models, Margherita, Lucrezia, Liu, Alessandro, Syd

Da oggi il cioccolato monorigine torinese Davide Appendino è certificato Bio

Da oggi il cioccolato monorigine torinese Davide Appendino è certificato Bio, vale a dire che si avvale della certificazione di produzione biologica.

Si tratta di un ulteriore passo in avanti verso la definizione di un prodotto di eccellenza, unico e rappresentativo nell’ambito della cioccolateria artigianale.
“Questo riconoscimento – spiega Davide Appendino – rappresenta il punto di approdo di un percorso iniziato alcuni mesi fa, volto al desiderio di continuare a migliorarsi, sempre lavorando all’insegna della qualità”.
Da oggi in poi una parte delle tavolette e dei gianduiotti, entrambi monorigine, di Davide Appendino si avvarrà dell’importante marchio Bio, che attesta l’utilizzo esclusivo di prodotti provenienti da lavorazioni biologiche.
Davide Appendino ha aperto una nuova bottega in via Cavour 13, a Torino, con lo stesso spirito e assortimento di prodotti che ha caratterizzato il marchio.
La famiglia di Davide Appendino è una famiglia di pasticceri e lui è cresciuto nella storica pasticceria dell’Agnese di Borgo Vittoria, dove l’attività dolciaria prese avvio nel 1946. Fu qui che nacque la sua passione per il cioccolato e la sua curiosità per il prodotto, che ho ha condotto a dedicarsi, dal 2020, al mondo del cacao, nel suo laboratorio di Borgo Vittoria. Entusiasmante è poi stata la sua esperienza a ExpoMilano nel 2015, in cui egli ha partecipato come unico artigiano torinese nel cluster cacao&cioccolato.
La massima espressione del percorso da lui compiuto sono state le barrette monorigine, che rappresentano un viaggio sensoriale nei principali Paesi produttori di cacao, la Repubblica Dominicana, l’Ecuador, la Bolivia, il Madagascar, che costituiscono il 75% del cacao selezionato nelle migliori regioni di ciascun Paese. Davide Appendino soddisfa anche chi preferisce il gusto del cioccolato al latte, con l’introduzione di una tavola con 30% di cacao del Venezuela. A questi si aggiungono i gianduiotti, realizzati nella variante più tradizionale e in quella che segue la filosofia di Davide Appendino, monorigine.

Mara Martellotta

A Eataly Torino Lingotto prosegue la Settimana della Pizza

Grandi maestri pizzaioli e giovani artigiani insieme per far conoscere tutte le facce della pizza

Dal 18 al 24 ottobre Eataly ospita la Settimana della Pizza, un evento che nasce per celebrare un piatto culto della nostra tradizione culinaria. Durante questa settimana sarà possibile fare un viaggio tra i sapori e le varietà delle molteplici forme che la pizza può assumere: alla pala, al padellino, sottile, napoletana e tante altre declinazioni regionali, tra tradizione e innovazione.

Ospiti d’eccezione rinomati pizzaioli da tutta Italia, tutti presenti nella Guida Pizzerie d’Italia 2022 del Gambero Rosso. Si incomincia lunedì sera con Il Corsiero, che da 15 anni propone a Santa Vittoria d’Alba (CN) la vera pizza napoletana. La sera successiva ci saranno i fratelli Pozzo, Daniele e Giulia, di Pizzeria P a Lissone (MB). E poi Masardona, direttamente da Napoli, il Pizzificio 3 Voglie da Battipaglia e Framento di Cagliari. Un giro d’Italia, tra gusti e sapori, ogni sera diverso in pizzeria a Eataly Lingotto.

La Settimana della pizza sarà anche l’occasione per degustare ricette insolite e proposte d’autore, scoprire nuove tendenze e scelte sugli ingredienti che caratterizzeranno il futuro della pizza. Proprio questi argomenti saranno al centro dell’attenzione della presentazione della Guida Pizzerie d’Italia 2022 edita dal Gambero Rosso e presentata eccezionalmente a Eataly Torino mercoledì 20 ottobre alle ore 18.30, in compagnia delle curatrici e di alcuni Maestri Pizzaioli. Evento a ingresso libero ma su prenotazione: www.torino.eataly.it

Non mancheranno laboratori didattici dedicati alla ricetta della pizza perfetta e a come realizzare in casa un impasto leggero. A condurli i Maestri Pizzaioli di Eataly, tra i quali Francesco Pompilio. Appuntamento martedì 19 ottobre con “I segreti della pizza alla pala” e venerdì 22 con “La pizza di Eataly”, sempre alle ore 18. Per prenotazioni www.torino.eataly.it

Infine tutti i giorni solo dal 18 al 24 ottobre ci saranno proposte speciali nei Ristoranti, in Panetteria e anche in Pasticceria: dal calzoncino fritto farcito ai panzerotti, alla pizza al padellino, e poi la farinata con gorgonzola e spianata, i salatini e molte altre golosità a tema.

Le serate in Pizzeria con i maestri pizzaioli della Guida Gambero Rosso

–              Mercoledì 20 ottobre: Salvatore Piccirillo, Masardona (NA), 3 spicchi

–              Giovedì 21 ottobre: Valentino Tafuri, 3 Voglie (SA), 2 spicchi

–              Venerdì 22 ottobre: Francesco Pompilio, Eataly, 2 spicchi

–              Sabato 23 ottobre: Patrik Lisa e Francesco Pompilio, Eataly, 2 spicchi

–              Domenica 24 ottobre: Pierluigi Fais, Framento (CA), 3 spicchi

La nuova alchimia del bere e del cibo sostenibile

IL PENSIERO DI VIRGINIA 

Dall’ ultima edizione del Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, una nuova parola gira ormai sui giornali e sulla bocca di molti: la MIXOLOGY.

La mixology è l’arte del bere miscelato alla ricerca dello studio della storia, dei prodotti particolari e inusuali, usando tecniche d’avanguardia.

Ogni cocktail racconta una storia, si fa portavoce di un racconto e chi li crea è l’alchimista che cerca il connubio perfetto che rende unico ogni drink, fuori finalmente dalle mode comuni come la febbre da Gin Tonic, l’estate del Moscow Mule o l’espansione inarrestabile dello Spritz.

Oggi molti giovani si rendono portavoce di una ricerca esasperata della qualità, partendo dalla materia prima, dal suo studio, e dalla riscoperta di elementi che portano alla valorizzazione dell’ ambiente e del territorio.

Chi vuole avere esperienze di mixology e di grande cibo può nel quartiere San Salvario, chiamato in gergo Sansa, scoprire molte tappe interessanti, nei quali vale la pena di sostare.

Io mi sono fermata da Alessio Ventimiglia, giovane imprenditore, che ha creduto già da qualche anno nella ricerca del bere e del cibo super ricercato, creando un laboratorio unico di mixology e unendolo ad una comunione gustativa con il cibo d’eccellenza.

Alessio ha chiamato la sua idea imprenditoriale Insomnia, e si è circondato nel suo percorso di crescita di giovani come lui, che studiano e si applicano alla grande ricerca di prodotti che rispettino il territorio e l’ambiente.

Li ho conosciuti  una sera dove ho partecipato ad una cena inclusa in un format chiamato “ APERIGUSTAMI”, che dà la possibilità a tutti di essere protagonisti di una vera e propria esperienza culinaria, abbinata alla grande arte della mixology o dei vini naturali di grande cantine. Ed è stato così.

Alessio e il suo staff sono in continuo progredire: non smettono mai di studiare, di sperimentare nuove tecniche e di ricercare prodotti, profumi ed essenze che fanno parte dell’ esplorazione del territorio, e investono per questo tempo e denaro per accrescere la loro esperienza.

Il suo Chef Ivan Bakovic è un giovane, classe 1990, scappato dalla guerra della ex Jugoslavia, che nell’intraprendere il mestiere di cuoco, ha trovato la sua definizione. Ivan non ama definirsi chef, ma un cuoco con grande amore della cucina.

Il Barman Omar Pavone è un veterano dell’arte della mixology, girovago tra Londra, Milano e Torino e la sua esperienza oggi arricchisce il locale e le sue sperimentazioni.

La morale di tutto è che oggi esistono giovani under 35 pieni di idee innovative ed intraprendenti, che si mettono in discussione, che studiano e rischiano per percorrere le loro passioni, e su queste lavorano a 360° perché si concretizzino in realtà.

 

Scrivetemi a tuchiediloame@gmail.com o contattaci in redazione al numero 348 544 0956 e saremo felici di aprire un contatto diretto o una chat fra me e voi.!!

Virginia Sanchesi

Qi Gong. L’antica pratica cinese che migliora energia vitale e benessere

Controllo della respirazione, meditazione, posizioni statiche e automassaggio, arti marziali e concentrazione mentale, questo è il Qi Gong, una antica pratica cinese, che ne comprende diverse,grazie a cui fluisce l’energia vitale, si alleggerisce lo spirito che ci guida verso il benessere

L’etimologia del termine ci parla di tecnica del respiro o lavoro con l’energia, una pratica, un allenamento ricostituente dunque che attiva il flusso energetico interiore e migliora lo stato esternoattraverso la rete dei meridiani.

Esistono diverse versioni del Qi Gong, più di 70 antiche collegate alla medicina cinese, al Taoismo, al Buddismo, alla filosofia dello Yin e Yang che conduce all’equilibrio e alla perfezione attraverso la simmetria di forze contrapposte insite in noi e nel rapporto con la natura, ma anche molte altre forme moderne introdotte nei primi anni ’50 che si sono diffuse rapidamente già dagli anni ’70.

Il Qi Gong come energia interiore, attraverso la rete dei meridiani, ha il compito di proteggerci da malattie e disfunzioni e mantenere il benessere interiore ed esterno del nostro corpo seguendo il principio della prevenzione per non dover ricorrere alla cura. I meridiani all’interno della nostra struttura corporea sono come una rete stradale, canali di comunicazione che nello stato di prosperità ed equilibrio permettono all’energia di circolare positivamentefacendoci stare bene, ma in caso di patologie o situazioni di stress questa corrente rallenta, si blocca e va depurata, sanificata dalle scorie e rafforzata.

Il Qi Gong come ogni disciplina o pratica necessita di costanza e impegno, di esercizio regolare che una volta diventati esperti può essere fatto anche da soli; oltre a favorire uno stato di salute generale questa tecnica può migliorare la circolazione sanguigna e linfatica, supportare il funzionamento del sistema cardiovascolare e respiratorio, tonificare i muscoli, ridurre lo stress, tutto ciòcompatibilmente con le proprie capacità e in maniera sinergicacon le terapie e il controllo medico; per gli anziani è un modo utile e dolce di tenere il corpo in attività, mentre gli adolescenti e gli sportivi possono trarne benefici nella tonicità muscolare e nelle resistenza fisica. Una pratica adatta a tutti insomma, un lavoro che sviluppa e riabilita il nostro essere, migliora la percezione del nostro corpo stimolandone le potenzialità.

Il Qi Gong può essere praticato in qualsiasi momento tuttavia in molti lo consigliano la mattina presto e all’aperto; la presenza del maestro, soprattutto per i neofiti, è importante e a tale proposito,considerata anche la diffusione e il successo che ha avuto negli ultimi anni, è opportuno verificare, per non imbattersi in situazioni arrangiate e non in regola, che gli istruttori abbiano le certificazioni e una formazione adeguata.

Controindicazioni? In linea di massima non ve ne sono; ovviamente chi è in situazioni straordinarie come la gravidanza o soffre di disturbi specifici deve porre attenzione e soprattutto seguire le indicazioni del proprio medico.

Maria La Barbera

“Come ho perso 20 kg ridendo. In menopausa. E per sempre.”

PRESENTATO AL SALONE DEL LIBRO

LIBRI / “Arrivi ad un punto della vita in cui mangi come una suora laica vegana, annusi un sorso di
vino, lecchi la confezione del gelato da fuori… e ti viene la pancia!

Arrivi al punto in cui provi ogni cosa: dai sostituiti del pasto (che li butti giù e ti appare la
Madonna di Medjugorje con una fetta di pizza), alla dieta del prosciutto (prendi un
prosciutto intero, lo butti dentro a un Frecciarossa e lo rincorri).

Quando sei davvero disperata, ti imbatti in un programma di dimagrimento con un coach
che pare sapere come ti senti.

E, con l’intento di smascherarlo, tanto su di te non funzionerà, inizi un programma e scopri
che ti fai un culo così, ma ti diverti talmente tanto che non te ne accorgi.

Ti racconto di come ho perso 20 kili. Ridendo. Per sempre. E in menopausa. Non ci
credi?”

“Come ho perso 20 kg ridendo. In menopausa. E per sempre.” è l’esilarante testimonianza
di Vanna Greggio del suo personalissimo viaggio compiuto per mettere alla prova (e,
nelle sue intenzioni, smascherare) l’ennesima promessa di dimagrimento e remise en
forme da parte di un personal trainer che si rivolge alle donne in menopausa o in procinto
di esserlo.

Il coach Daniele Tarozzi ha, infatti, messo a punto un programma con poche regole di
buon senso somministrate in “minime dosi efficaci” che dal 2019 ha consentito a centinaia
di donne di contrastare con grande efficacia tutti gli effetti della menopausa.

Risultati scientifici alla mano, il programma Be Perfect Lifestyle illustra gli effetti del
cortisolo e della glicemia sulla donna over 50, propone un’alimentazione molto semplice
da seguire – senza contare calorie, pesare il cibo e soffrire la fame. E prende per mano
anche le poche, fortunatissime donne, che in menopausa non prendono peso, ma sentono
la necessità di aumentare la massa magra, contrastare l’insonnia e l’infiammazione a
livello articolare. Così facendo le porta tutte a raggiungere risultati assolutamente insperati
e sfata i miti e le autentiche fake news del mondo del dimagrimento e del fitness, che
altrimenti le indurrebbero a rassegnarsi di fronte a questa immensa sfida per la salute, il
benessere e la bellezza della donna.

Questo diario di Vanna Greggio, un’autentica Bridget Jones arrivata agli “anta”,
racconta una spassosa avventura su come dimagrire per sempre. Una storia a lieto fine
dopo insuccessi, diete di ogni genere, workout forsennati ma inutili ed effetti “yo-yo”.
Condita da riflessioni semi-serie e consigli pratici – ricette comprese – per cambiare stile di
vita in modo sostenibile.

L’AUTRICE VANNA GREGGIO
Vanna Greggio, lavora nella comunicazione per necessità, nella moda per passione, scrive
per sopravvivenza.
Debutta a teatro nel millennio scorso e collabora con varie compagnie, portando anche
oltralpe il cabaret torinese.
Affronta da sempre la vita con ironia e leggerezza, trasformando problemi seri in soluzioni
facili.
Fonda e dirige un blog di satira femminile di successo fino al 2020, poi arriva il lockdown e
il mondo diventa incomprensibile.
Dal percorso dentro e fuori sé stessa nasce questo primo libro, per aiutare tutte le donne
ad amarsi e migliorarsi