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Dall Italia e dal Mondo

Libia, speranze dalla Conferenza di Berlino

in Dall Italia e dal Mondo/ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

FOCUS INTERNAZIONALE  di Filippo Re

L’obiettivo della Conferenza di pace sulla Libia in programma domenica a Berlino è quello di far sedere allo stesso tavolo tutti gli attori della crisi libica, grandi potenze, potenze regionali e alleati che da quasi dieci mesi si combattono nel Paese nordafricano

Sarà il primo passo importante per avviare un processo politico che dovrà pacificare e stabilizzare la Libia. Mentre sul terreno il cessate il fuoco sembra tenere si continua a negoziare tra speranze di una tregua permanente e timori di una ripresa delle ostilità su larga scala.

 

L’ostacolo principale è costituito dall’atteggiamento del generale Khalifa Haftar che non ha firmato l’accordo di Mosca e se ne è andato sbattendo la porta. Il documento siglato nella capitale russa, secondo l’uomo forte di Bengasi la cui offensiva militare è possibile grazie all’appoggio russo, avrebbe ignorato alcune delle sue richieste tra cui quella di far entrare le sue truppe a Tripoli, di formare un governo di unità nazionale e di far ritirare le forze turche insieme alle milizie alleate giunte dalla Siria.

 

L’intesa di Mosca, poi saltata per il dietrofront di Haftar, prevedeva la sospensione dell’intervento turco nel Paese, l’invio di militari russi per la supervisione del cessate il fuoco, il rientro dei soldati nelle caserme e il disarmo delle milizie. Una forza di peacekeeping non armata dell’Onu prenderebbe posizione tra le truppe avversarie. Nonostante la fragile tregua la situazione sul terreno resta piuttosto complicata. La Libia ha due governi rivali dal 2014 e la guerra tra le forze delle due fazioni ha distrutto l’economia del Paese nordafricano alimentando il flusso dei migranti, bloccando le forniture di petrolio e favorendo i gruppi jihadisti. La Turchia appoggia Sarraj a Tripoli, sede del governo riconosciuto dall’Onu, mentre la Russia è con il generale Haftar aiutato da centinaia di mercenari russi agli ordini di Putin. Ma gli altri alleati di Haftar non sono favorevoli alla tregua. Vorrebbero infatti che il leader della Cirenaica conquistasse Tripoli per spazzare via il regime di Sarraj sostenuto dalla Fratellanza musulmana appoggiata da Turchia e Qatar. Egitto, Emirati Arabi e Arabia Saudita consideranno terroristi i Fratelli musulmani e temono che in Libia si insedi un regime islamista filo-turco.

 

Ma al di là del processo politico in corso la Libia si sta avviando verso la divisione del territorio. La parola d’ordine che risuona con forza nel Maghreb è infatti spartizione del territorio libico in zone di influenza. Una Libia metà russa e metà turca, la Cirenaica alla Russia e la Tripolitania alla Turchia. É ciò che Erdogan e Putin vogliono per il futuro del Paese nordafricano ma prima di raggiungere l’obiettivo devono costringere Khalifa Haftar, alleato dei russi, e Fayez al Sarraj, fedelissimo dei turchi a far tacere le armi e a stabilizzare il territorio. Il negoziato di Mosca è il primo passo per arrivare a una pax russo-turca da gestire sul campo attraverso i rispettivi alleati locali che però sono nemici tra loro. I russi ci sono già da tempo in Libia attraverso gruppi di mercenari schierati con il generale Haftar mentre i primi soldati turchi sono appena sbarcati a Tripoli insieme a miliziani siriani armati da Ankara che aiuteranno le tribù vicine al primo ministro al Sarraj.

 

In Libia rispunta così il disegno geopolitico già creato nel nord della Siria da russi e turchi. Per entrambe le potenze si tratta di un ritorno dal sapore storico e nostalgico. I russi erano presenti ai tempi di Gheddafi, fin dagli anni Settanta, con basi militari, armi e consiglieri e con la caduta del colonnello libico furono costretti a lasciare il Paese nel quale sono pronti a tornare oggi per riottenere quei contratti militari ed energetici perduti con il crollo del regime di Gheddafi. I russi conoscono bene la Libia. I primi rapporti commerciali e di forniture di armamenti risalgono alla metà degli anni Settanta con Gheddafi che faceva incetta di armi russe. L’Unione Sovietica è stato il principale fornitore del colonnello libico inviando nei porti di Tripoli e Bengasi navi cariche di carri armati, mezzi blindati, cannoni, aerei ed elicotteri da assalto. Un legame privilegiato continuato fino alla caduta del Muro di Berlino. Con Eltsin al Cremlino i rapporti si sono raffreddati e sono ripresi in grande stile nel 2008 quando Putin si è recato in Libia per firmare una serie di accordi, dalla realizzazione di una ferrovia tra Bengasi e Sirte a una collaborazione sempre più stretta tra il colosso russo Gazprom e la compagnia petrolifera nazionale libica, all’apertura di basi militari e all’aumento della vendita di materiale bellico.

 

Tra i piani dello zar russo c’è anche quello di ottenere uno sbocco sul mare in Cirenaica con l’appoggio di Haftar dopo aver mantenuto il porto di Tartus in Siria durante la guerra civile. La Russia è pienamente rientrata nel grande gioco libico da primo attore e insegue interessi economici e strategici da spartirsi con Erdogan. Dal canto suo, il sultano turco sfoglia pagine di storia ottomana: “siamo tornati nei luoghi dove i nostri antenati hanno scritto la storia” ricordando che “Ataturk è rimasto ferito in Libia e che prima della guerra italo-turca del 1911 questi territori ci appartenevano. La difesa dei nostri interessi comincia ben oltre le nostre frontiere. La Turchia continuerà a difendere i suoi interessi in Iraq, in Siria e nel Mediterraneo”. A differenza che in Siria, Ankara non ha bisogno di occupare la Libia ma garantirsi un governo amico e alleato a Tripoli per tutelare i propri interessi direttamente dal Bosforo come avveniva al tempo dell’Impero dei sultani quando nella Tripolitania ottomana regnavano dinastie locali con al vertice un bey (governatore di provincia) che, nominato da Costantinopoli, governava la sua provincia con ampia autonomia politica. Il piano di Erdogan è quello di far tornare la Turchia in Libia per rifondare un Califfato economico e politico e mettere le mani sui giacimenti petroliferi e sui contratti per ricostruire il Paese. L’eventuale accordo finale consentirebbe da un lato di soddisfare gli interessi economici e geopolitici di turchi e russi in Libia e dall’altro di dividersi un Paese ricchissimo di idrocarburi. Con questa posta in palio l’asse tra Mosca e Ankara non dovrebbe correre seri pericoli. L’incidente di cinque anni fa quando un jet russo fu abbattuto da un missile turco in Siria sembra un ricordo molto lontano. I rapporti tra le due potenze vanno a gonfie vele anche in altri settori. Mosca ha venduto alla Turchia i sistemi antimissili S-400 e sta costruendo la prima centrale nucleare turca ad Akkuyu.

 

L’inaugurazione, pochi giorni fa a Istanbul, del Turkstream, il gasdotto che trasporta il metano russo in Europa attraversando il territorio turco rafforza ancora di più i già saldi legami tra Russia e Turchia e non frena le rivendicazioni di Ankara verso i giacimenti di gas nel mare attorno a Cipro dopo la contestata intesa marittima ed energetica stipulata a novembre con Sarraj. Reggerebbe un’eventuale pax russo-turca? I giannizzeri di Erdogan cavalcheranno insieme ai cosacchi dello zar nei deserti libici? Se guardiamo al passato, tra russi e turchi non regnò mai la pace e le guerre tra le armate ottomane e quelle zariste sono state innumerevoli. Va ricordato che la strana alleanza, storicamente quasi paradossale, tra la Turchia e la Russia in Siria e magari domani anche in Libia ha del miracoloso. Mai nella storia le due nazioni sono state così vicine e legate da un Patto. Antichi e potenti imperi, ottomano e zarista, rialzano la testa e tornano a giocarsi la partita da soli. Mosca e Istanbul risvegliano sogni imperiali, i negoziati che contano si fanno nelle due città e soprattutto a Istanbul, capitale di fatto come un tempo Costantinopoli, dove Erdogan riceve i potenti della terra. Il cessate il fuoco è fondamentale: se Sarraj dovesse essere sconfitto, per Erdogan sarebbe la fine delle sue ambizioni in terra libica. E se l’asse russo-turco si spezza i giannizzeri del sultano torneranno presto a scontrarsi con i soldati dello Zar.

dal settimanale “La Voce e il Tempo” 

Le Procope a Parigi, dove la storia si faceva a tavola

in Dall Italia e dal Mondo/LIFESTYLE
Sedersi ad un tavolo del più antico caffè parigino equivale a fare un viaggio nella storia oltre che assaporare i piatti della tradizionale cucina francese
Il Café Le Procope, al numero 13 di rue de l’Ancienne Comédie a Saint-Germain-des-Prés, è uno dei locali storici più noti della capitale francese e nel tempo si trasformato in un ristorante. La sua è una storia tanto affascinante quanto antica. Nel 1680  il locale, luogo di ritrovo per tutti coloro che gravitavano attorno al mondo dello spettacolo, si trovava di fronte al teatro della Comédie-Française. Rilevato nel 1686 dal cuoco e ristoratore siciliano Francesco Procopio Cutò ( o dei Coltelli), noto per essere l’inventore del gelato, conobbe un successo crescente e dovette trasferirsi  nell’attuale sede, più ampia e confortevole. Nelle sue sale si potevano gustare le “acque gelate” (le granite), gelati e sorbetti di frutta, vari dolci e creme come la “frangipane” a base di farina di mandorle.  Il signor Procopio aveva l’esclusiva di quelle prelibatezze grazie ad una patente reale concessagli da Luigi XIV. Così, puntando in modo incruento “alla gola” dei parigini, il locale diventò il più famoso ritrovo di tutta la “ville lumière”. Fa una certa impressione ordinare un café gourmand, pranzare o cenare nel luogo preferito dai più illustri personaggi della cultura e della politica d’oltralpe, uno dei primi se non proprio il primocafé letterario del mondo dove i grandi nomi del sapere discutevano animatamente i loro progetti bevendo una tazza di tè, assaporando un sorbetto o centellinando un cognac o un calvados. Lo frequentarono, tra le tante personalità, “mostri sacri” come Jean de La Fontaine, Voltaire, Napoleone Bonaparte, Honoré de Balzac, Victor Hugo, George Sand, Paul Verlaine e Anatole France, come ricorda una epigrafe sulla porta. La leggenda vuole che le idee illuministe di Diderot e d’Alembert presero forma tra i tavoli del Procope dove vennero scritti interi articoli della celebreEncyclopédie. Benjamin Franklin vi preparò il progetto di alleanza tra Luigi XVI e “la neonata repubblica americana” come si apprende da una targa commemorativa apposta nel locale. E’del tutto verosimile se non certo che durante la rivoluzione francese Robespierre,Danton e Marat vi si riunivano per prendere le decisioni più importanti. Capitando nel 6° arrondissement è difficile rinunciare alla tentazione di mettersi a tavola al Procope e gustare un menu “Philosophe” oppure assaggiare una “douzaine de gros escargots de Bourgogne”, una “onglet” o un “filet de bœuf”, oppure scegliere un “magret de canard”, accompagnando le carni con un rosso verre di Bourgogne o di Bordeaux. Ne vale la pena e chissà che non si venga sfiorati dal fantasma di qualcuno di quegli illustri clienti d’antan.
Marco Travaglini

Piemontesi in Australia: “Situazione catastrofica”

in Dall Italia e dal Mondo/ECONOMIA SOCIETA' E COSTUME

Riceviamo e pubblichiamo

Il messaggio accorato del presidente de La Famiglia Piemontese di Sydney Giorgio Moiso. La situazione è analoga anche nelle altre parti dell’Australia

<< La situazione è catastrofica! Tante persone han dovuto fuggire dalle loro comunità in fiamme con solo gli indumenti che avevano addosso. Tante persone han perso vita, proprietà, case, cascine, bestiame. Incendi enormi ed incontenibili in numerose località. Temperature che han raggiunto 48.9 gradi nei sobborghi di Sydney. Cielo grigio ed arancione, tutto l’ambiente ricoperto da cenere portato nei dintorni dal vento, dappertutto odore di bruciato, si fa fatica a respirare. Non piove da più di un anno, gran siccità in tutto il continente, abbiamo bisogno di pioggia, tanta, ma tanta pioggia, ma le previsioni ci danno poca speranza. Oggi ha piovuto leggermente per quasi venti minuti a Sydney e dintorni e le temperature si sono abbassate ai 25 gradi, però ha fatto poco per alleviare la pessima situazione in cui ci troviamo>>.

Irruzioni nelle case di Testimoni da parte di agenti russi

in Dall Italia e dal Mondo

Dal Mondo (Dal sito Jw.org)

Negli scorsi 18 mesi, in Russia, agenti della polizia locale e del Servizio Federale di Sicurezza (FSB) hanno fatto in totale 613 irruzioni nelle case di nostri fratelli e sorelle. Dal gennaio 2019 le autorità hanno fatto irruzione in 332 case superando così il dato del 2018, in cui i raid erano stati 281.

Negli ultimi mesi le azioni da parte delle autorità nei confronti dei nostri fratelli si sono intensificate. A giugno sono state fatte 71 irruzioni e a luglio 68, un aumento significativo in paragone alla media di 23,4 irruzioni al mese effettuate nel 2018.

Autorità russe mentre irrompono in una casa a Nižnij Novgorod

Generalmente durante i raid agenti delle forze di sicurezza a volto coperto e armati fino ai denti irrompono in una casa o in un appartamento. A volte, dopo essere entrati, gli agenti hanno puntato le armi in faccia ai Testimoni, tra cui bambini e persone anziane, come se fossero criminali incalliti e pericolosi. Non sorprende quindi che diversi esperti siano d’accordo con il dottor Derek Davis, ex direttore del J.M. Dawson Institute of Church-State Studies presso la Baylor University, che ha affermato: “L’aggressiva persecuzione da parte della Russia di un gruppo pacifico come i Testimoni di Geova è palesemente ‘estremista’”.

Purtroppo, oltre al numero di irruzioni, sono aumentati anche i procedimenti penali a carico dei nostri fratelli. Attualmente sono 244 i fratelli e le sorelle oggetto di accuse penali in Russia e in Crimea. Questo numero è più che raddoppiato dal dicembre 2018, quando i procedimenti penali a carico di Testimoni erano 110. Dei 244 fratelli e sorelle sotto processo, 39 sono detenuti, 27 si trovano agli arresti domiciliari e a più di 100 sono state imposte varie restrizioni.

Sebbene i nostri fratelli e le nostre sorelle continuino a essere presi di mira dalle autorità russe, non siamo “[scossi] da queste tribolazioni”. Al contrario, ci incoraggia sapere che i nostri fratelli stanno continuando a perseverare e a rimanere leali. Lodiamo e ringraziamo Geova che ha ascoltato le tante preghiere rivolte a loro favore e siamo certi che continuerà a farlo (1 Tessalonicesi 3:3, 7).

Santhià diventa “Plastic free”

in Dall Italia e dal Mondo

ECOSOSTENIBILITA’

Siglata la  partnership tra il Comune e il ‘Gruppo Marazzato’ per ridurre l’impatto ambientale sul territorio

 

Natale ormai alle porte, tempo di ‘Auguri sostenibili’ per Santhià: che, a partire dal 2020, diventerà ‘Plastic free’.

Il nome del comune si unisce virtuosamente a quello di altri del vercellese – fra cui Vercelli e Borgo Vercelli – che, grazie al prezioso contributo del ‘Gruppo Marazzato’ da sempre attento alle esigenze del proprio territorio – dal 1952 a oggi tra i maggiori players italiani nel settore ambiente ed ecologia (protagonista con successo lo scorso novembre a Rimini a ‘Ecomondo’ con iniziative oggetto di grande plauso da parte della stampa nazionale) – hanno scelto di intraprendere con risultati concreti e altrettanta viva soddisfazione un efficace e innovativo percorso di sensibilizzazione delle rispettive popolazioni locali attraverso iniziative inedite e mirate.

Con lo sguardo attento rivolto, anche e soprattutto, alle nuove generazioni.

Nel 2019 la Giunta ha approvato una variante al regolamento ambientale, introducendo di fatto l’impiego di stoviglie compostabili per tutte le manifestazioni che, a partire dal 2020, da feste si tramuteranno in ‘eco-feste’”, spiega il Primo Cittadino Angelo Cappuccio.

Una forma di reale sostegno e rispetto all’ambiente – prosegue il Sindaco di Santhià – considerato il fatto che, per l’intero arco dell’anno solare, vi è una media di due manifestazioni e occasioni di incontro alla settimana: dal semplice rinfresco a base di semplici bicchieri di carta sino alle sagre più imponenti che richiedono invece kit più articolati e dai maggiori quantitativi di posate ecologiche”.

Per poi proseguire: “Forniture che garantiremo in egual misura in quota parte gratuita a tutti coloro che normalmente organizzano eventi durante il calendario santhiatese: e che, per ridurre i costi delle quali ottenendo così preventivamente maggiori scontistiche, in un’ottica di acquisti comuni e convenuti – aggiunge il Sindaco – stiamo altresì attualmente mappando le quantità normalmente in uso nelle tradizionali ricorrenze cittadine e limitrofe per strappare insieme ai produttori condizioni migliori”.

Ma c’è di più. “Ampia parte del progetto ‘Plastic free’ santhiatese riguarda i nostri ragazzi. Da qui la preziosa stretta di mano con il ‘Gruppo Marazzato’ cui vanno i nostri vivissimi ringraziamenti – promotore di un riuscito progetto pilota già sperimentato con successo la scorsa estate in altre realtà del vercellese – che contribuirà alla fornitura gratuita di 500 delle 1000 borracce sostenibili atte a soddisfare il bisogno dei ragazzi delle scuole elementari e medie presenti sul nostro territorio. In aiuto dei quali, a completamento dell’opera, installeremo entro la fine dell’anno tre fontane – una per ciascun plesso scolastico, due elementari e una media – al fine di educare e invogliare i giovanissimi studenti all’uso ricorrente di questi preziosi strumenti”, conclude soddisfatto Angelo Cappuccio.

Gli fa eco Alberto Marazzato, Vertice dell’omonima e affermata realtà industriale vercellese: “Ringraziamo la Città di Santhià per l’opportunità di poter condividere insieme un progetto educativo innovativo e rivolto ai giovani. Felici di essere partner di un’iniziativa formativa connessa alle realtà del nostro territorio, cui siamo legati da un rapporto di profondo attaccamento e riconoscenza”.

Appuntamento, dunque, alle ore 10.00 presso la Palestra ‘Silvio Pellico’ in Strada Vecchia di Carisio per l’incontro ufficiale di presentazione informale dell’iniziativa che vedrà la partecipazione del Sindaco Angelo Cappuccio, del Dirigente Scolastico dell’Istituto comprensivo delle scuole dell’obbligo del territorio nella persona della Professoressa Nunziatina Mangano, di Alberto Marazzato e Sonia Tarricone, rispettivamente Direttore Generale e Referente Ufficio Marketing del ‘Gruppo Marazzato’, unitamente a una folta rappresentanza di allievi delle scuole santhiatesi elementari e medie.

 

Le Fiamme gialle sequestrano discarica abusiva

in Dall Italia e dal Mondo

Dalla Lombardia

OPERAZIONE “GHOST WASTE”
La Guardia di Finanza di Milano su delega della locale Procura della Repubblica – nella
persona del Sost. Proc. dott. Francesco De Tommasi – ha sequestrato un terreno di circa
26.000 mq in Pioltello (MI) adibito a discarica abusiva ed eseguito perquisizioni presso le
sedi legali e operative di cinque società dell’hinterland milanese.
In particolare, i finanzieri della Compagnia di Gorgonzola, con l’ausilio di personale della
Sezione di p.g. del Gruppo Ambientale della Procura della Repubblica di Milano e della
Polizia Locale di Pioltello, hanno perquisito gli uffici, situati nei comuni di Milano, Pioltello,
Carugate, Gessate e Buccinasco, di quattro società a vario titolo coinvolte in un sistema di
gestione abusiva e traffico di rifiuti, che interessava, quale luogo di sversamento, una vasta
area sita a Pioltello.
Il terreno, su cui era in corso l’opera di “reinterro per raggiungimento quota stradale”, come
dichiarato nella SCIA presentata dalla società proprietaria, è stato sottoposto a sequestro a
causa di una serie di illeciti, tra cui la presenza di materiale di ignota provenienza
qualificabile come “rifiuto” nonché di pregressi “tombamenti” di materiale di scarto, in fase
di ulteriore copertura.
Dopo iniziali sopralluoghi sul campo, osservazioni e pedinamenti dei soggetti e dei mezzi
coinvolti, i successivi approfondimenti documentali hanno fatto emergere evidenti
incongruenze nelle attività di c.d. “movimentazione terra”, che celavano in realtà un traffico
illecito di rifiuti.
L’attenzione della Guardia di Finanza è molto alta nei riguardi anche di questi traffici illegali,
che, rappresentano un proficuo business per la criminalità comune e organizzata e che,
oltre a pregiudicare l’ambiente, inquinano anche il mercato, costituendo una pericolosa
forma di sleale concorrenza a svantaggio delle imprese che invece operano sul mercato in
maniera onesta e trasparente.

Patrizia Polliotto premiata per l’impegno verso i consumatori

in Dall Italia e dal Mondo
Patrizia Polliotto premiata

Il noto avvocato insignito del rinomato ‘Premio Quarto Potere 2019’

 

Patrizia Polliotto, stimato avvocato cassazionista piemontese specializzato in diritto d’impresa e societario, ha ricevuto il ‘Premio Quarto Potere 2019’ – si legge nella motivazione – “Per l’impegno costante a sostegno dell’informazione ai consumatori e per la difesa dei loro diritti”.

A conferirlo, Beppe Fossati, autorevole giornalista nonché Direttore del quotidiano ‘Cronacaqui’. Il riconoscimento è assegnato dalla Fondazione Quarto Potere’, attiva nella promozione e valorizzazione delle eccellenze e personalità che concorrono alla buona informazione in tutti i settori nel territorio piemontese.

La Giuria, presieduta dal Professor Alessandro Meluzzi, è composta altresì dall’Avvocato Edoardo Cagno, stimato civilista del Foro di Torino, e da Ezio Ercole, Vice Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

La cerimonia di premiazione si è svolta il 26 novembre scorso, nella raffinata cornice della Sala delle Colonne del Palazzo Civico torinese, e ha visto la contestuale premiazione del Professor Pier Franco Quaglieni (saggista, giornalista e docente) nonché di Alberto Sinigaglia (Presidente Ordine Giornalisti Piemonte), Giancarlo Bonzo (Amministratore Centro congressi Unione Industriale Torino), Stefano Gribaudo (Editore e promotore di  prestigiose mostre artistiche e culturali) e del Generale di Brigata Roberto De Masi (Capo di Stato maggiore del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito).

“Ringrazio la ‘Fondazione Quarto Potere’ e la giuria”, dichiara entusiasta Patrizia Polliotto, che dal 2011 è fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, dal 1955 a oggi la prima e più autorevole associazione consumeristica italiana.

“Uno stimolo a proseguire, ancor più convintamente, sulla strada intrapresa, per cercare di individuare sempre un efficace punto di equilibrio tra il sistema dell’impresa che dev’essere sostenuto oggi più che mai e le istanze dei consumatori, in vista del rafforzamento di un dialogo sempre maggiore tra due mondi troppo spesso contrapposti”, conclude il noto avvocato.

 

FILM SU MONTIGLIO PREMIATO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI SALERNO

in Dall Italia e dal Mondo

E’ ‘Qui non si muore’ del regista torinese Roberto Gasparro.

‘Qui non si muore’, seconda opera del regista torinese Roberto Gasparro, ha vinto il premio miglior sceneggiatura al ‘Festival Internazionale del Cinema di Salerno’.

Il film, girato lo scorso aprile e maggio a Montiglio Monferrato, ridente e suggestivo comune astigiano, con il coinvolgimento dell’intera popolazione, narra la storia di tre ex partigiani e un ex militante fascista che decidono di ripopolare il loro borgo abbandonato da tutti i giovani.

Fiero di questo riconoscimento – dichiara Gasparro – il premio che più desideravo: la pellicola racconta il diritto alla felicità, tema più che mai attuale in questi complicati tempi moderni, in cui i grandi sogni e i nobili obiettivi rivestono una funzione fondamentale per l’evoluzione positiva della società.

Nel cast anche il Premio ‘David di Donatello’ Tony Sperandeo, già volto noto della serie tv ‘La Piovra’, che qui veste i panni di Don Gaetano, un parroco dalle vedute moderne e messo al “41bis” dalla Curia, pronto ad attuare politiche innovative per promuovere il suo borgo anche tramite il web.

E, con lui, Margherita Fumero, Lina Bernardi, Barbara Bacci, Gianni Parisi e Franco Barbero, oltre a un giovane Alessandro Gamba al suo debutto cinematografico nei panni del protagonista che interpreta il ruolo del Primo Cittadino di Montiglio Monferrato.

Il lungometraggio, già applaudito dalla stampa, è stato scartato al ‘Torino Film Festival’: com’è nella tradizione del capoluogo piemontese, i figlioli prodighi trovano sempre porte aperte altrove prima di far trionfalmente ritorno a casa”, spiega il giornalista Maurizio Scandurra, anche incaricato per i grandi eventi del Comune di Montiglio.

‘Qui non si muore’ verrà proiettato al ‘MontExpo’ Sabato 30 Novembre alle ore 20.30, Domenica 1° Dicembre alle ore 17.00 (giornata in cui il regista e parte del cast mostreranno al pubblico intervenuto i set più significativi delle riprese dalle ore 14.00 alle ore 16.30) e Lunedì 2 Dicembre alle ore 20.30.

Prevendite già disponibili presso ‘Jolly Market’ e ‘Farmacia San Lorenzo’ di Montiglio Monferrato.

“Italian Jacquard” e il tessuto diventa immagine e stile a 360°

in Dall Italia e dal Mondo

Quando si parla di eccellenza torinese / ITALIAN JACQUARD, nasce a Torino con i suoi impianti di produzione a Chieri,  località di antica tradizione tessile del nord Italia.

Questa storica azienda produce tessuti delle migliori qualità, nota per il  commercio di tessuti da loro prodotti e destinati a servire i mercati più eleganti, sofisticati e di tendenza per linterior design.

Alida Valle , è architetto di formazione, tessitrice da tregenerazioni e co-fondatrice di 

ITALIAN JACQUARD , sovrintende personalmente tutta la produzione.

Per Alida Valle la creatività è anche benessere e lenergia più potente in grado di risanare corpo ,mente e spirito, capace di dissolvere realmente le barriere della scontatezza. Riconosciuta ed espressa da lei come un vero e proprio atto damore, soprattutto quando si tratta di dare vita , stile e fascino a ciò che solitamente da espressione ad un materiale da sempre conosciuto come tramite di arredo, ma oggi anche versatile per lunicità più contemporanea atta alla moda dellabbigliamento più ricercato . 

Il dialogo che Alida Valli crea con i suoi” tessuti e le sue” creazioni di abbigliamento è quindi assolutamente  votato ad una capacità creativa spontanea e giocosa, dartista, davvero degna di unimprenditorialità capace di far parte di una grande maison italiana come ITALIAN JACQUARD, già fornitrice delle più grandi griffe italiane di tendenza .

La straordinaria e storica cultura conoscitiva di Alida , dalla storia della tessitura più antica che ancora suo padre gli trasmise con tanta maestria , a quella del design più innovativo da lei 

progettato , fan si che le sue creazioni assumano davvero un fascino fuori misuradove la 

perfezione e la qualità dei filati fanno da anfitrioni portanti e dove la minuziosa cura dei particolari appaga la fiducia delleccellenza, in capi di abbigliamento capaci di durare nel tempo e confezionati con rara maestria.

La sua cultura di architetto gli permette , anche nello studio dei capi di abbigliamento , di ottimizzare a regola darte le proporzioni, laccostamento delle gamme di colore più eclettiche e originali. La vestibilità  dei suoi capi assume così  un equilibrio assolutamente attendibile ed  una vestibilità  eccezionale , capace di soddisfare le aspettative di donne di stile appartenenti a tutte le età e a tutte le tendenze. 

Il percorso dello spazio espositivo di Alida Valle, caratterizzato dai suoi capi, diviene automaticamente la sua opera ambientale, il suo allestimento , il più moderno e contemporaneo.

 

Il suo stile è articolato , a seconda dei  diversi registri narrativi dei suoi disegni, dai più moderni ai più romantici, ai più originali per modalità di tessitura, e delinea la sua genialità creativa, fatta di colore, materia e forma.

Nel contempo, emerge quanto la sua creatività sia legata a doppio filo con larte, per loriginalità dei suoi disegni e dei suoi accostamenti di colore, rappresentando davvero unicità sul panorama della moda nazionale e internazionale.

Allinterno di Italian Jacquard di Alida Valli, ci troveremo a  percorrere un viaggio avvincente, approfondito da una grande esperienza , che racconta le sue radici , utilizzando tecnica , fantasie e colori  come mezzo di comunicazione e la moda come forma darte.

Creatività e imprenditorialità quindi camminano per mano dando un messaggio per un made in Italy  che dialoga costantemente con un modo di lavorare ancora originale , dedicato e curato in tutti i suoi particolari,  assolutamente lontano dalle massificazioni standardizzate di un commercio scadente e approssimativo.

Unesperienza davvero innovativa quella tratta dalla storia di Italian Jacquard, dove leccellenza fa davvero la differenza.

 

Il 20 e 21 Novembre 2019 (dalle h. 11.00 alle h. 20.00) ITALIAN JACQUARD sarà protagonista dellevento PRIVATE SALES EVENTS” presso IL SALOTTO BUONO di via Provana 3/E a Torino-

(ITALIAN JACQUARD : Lungo Po Antonelli 13/I – Torino – Tel.: 393-8227991)

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

A GENOVA IL PRANZO NATALIZIO DEGLI AMANTI DI BUS E CAMION STORICI

in Dall Italia e dal Mondo

Oltre 150 collezionisti all’evento culturale promosso dalle associazioni ‘Quattro Assi Più’, ‘L.A.M’ e ‘C.I.C.S’

 

Una domenica all’insegna del motorismo storico, lo scorso 17 novembre in Liguria. Un evento promosso da tre fra le più importanti e primarie associazioni di mezzi storici italiane, tra cui il ‘Circolo Italiano Camion Storici’, la ‘Lega Antichi Motori’ e la ’Quattro Assi Più’.

Nella suggestiva cornice dell’antica ‘Trattoria da Pippo e Ugo’, a Ognio, frazione di Neirone, che dal lontano 1902 fa bella mostra di sé nel catalogo dei ‘Locali Storici’ italiani, oltre 150 appassionati e collezionisti provenienti dal Nord e Centro Italia si sono ritrovati insieme per scambiarsi gli auguri di Natale, fare il punto sui raduni dell’anno che ormai volge al termine, e visitare la preziosa e ampia raccolta privata di mezzi storici militari della Seconda Guerra Mondiale fino agli Anni Sessanta sia italiani che esteri di proprietà del titolare della trattoria.

Esprimono soddisfazione Dario Bosio e Maria Luisa Massaldi, rispettivamente presidente e vice presidente della ‘L.A.M’, “in quanto la folta rappresentanza di persone che hanno preso parte al pranzo di Natale è sinonimo di coesione umana e aggregativa sul filo di una passione molto diffusa nel Belpaese”.

Gli fa eco Carlo Marazzato, il più grande collezionista italiano ed europeo di camion storici italiani del ‘900 (ne possiede oltre 250), nonché affermato industriale del ‘Gruppo Marazzato’, dal 1952 leader nazionale in tema di logistica industriale, bonifiche ed emergenze ambientali: “Tre fra i maggiori e più seguiti club italiani di veicoli storici insieme per una grande festa sono già un successo”, dichiara.

Per Piero Zavattaro, vice presidente del ‘C.I.C.S.’, “anche tramite questi incontri si rafforzano e consolidano rapporti di confronto e scambio culturale, oltre che legami di amicizia e cooperazione fra persone che condividono una passione unica nel suo genere, cui si deve la conservazione di una parte importante del patrimonio nazionale legato al trasporto di merci e persone su gomma”.

Chiude infine con ironia e simpatia Cristiano Politi (revisore dei conti e socio fondatore del ‘Circolo Italiano Camion Storici Gino Tassi’), stimato collezionista piacentino in ordine cronologico a essere stato storicamente il primo, in Italia, ad aver dato avvio ad ampie raccolte di autobus e camion storici: “Non abbiamo potuto giocare da piccoli, ora invece lo facciamo da grandi”.

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