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Dall Italia e dal Mondo

Angeli custodi del mare

in Dall Italia e dal Mondo/ECONOMIA E SOCIALE

Dalla Liguria

LA GUARDIA COSTIERA AL 59° SALONE NAUTICO DI GENOVA

IL BILANCIO DELLA STAGIONE ESTIVA 2019

                       

Quest’oggi a Genova, nella cornice della 59esima edizione del Salone Nautico, dopo l’inaugurazione e la visita allo stand della Guardia Costiera della Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti On. Paola De Micheli, la Guardia Costiera ha incontrato la Stampa per fare il bilancio sull’attività estiva e sulle azioni intraprese a tutela dell’ambiente marino e costiero.

Alla presenza del Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, Ammiraglio Ispettore Capo Giovanni Pettorino e del Direttore Marittimo della Liguria, Ammiraglio Ispettore Nicola Carlone, il Capitano di Vascello Cosimo Nicastro, Capo Ufficio Comunicazione della Guardia Costiera, ha presentato i risultati ufficiali dell’operazione Mare Sicuro 2019, un’attività che da quest’anno è stata anticipata per la prima volta al 1° giugno e che fino al 15 settembre ha visto impegnati 3.000 uomini e donne del Corpo, 300 mezzi navali e 15 mezzi aerei dislocati lungo gli 8.000 km di coste del Paese, sul Lago di Garda e sul Lago Maggiore, per la sicurezza in mare di bagnanti e diportisti, per vigilare sul regolare svolgimento delle attività ricreative, commerciali e a tutela dell’ecosistema marino.

Nel corso della presentazione, sono stati illustrati i dati relativi alle campagne Spiagge Libere e Acque Libere – da quest’anno incardinate nella più ampia operazione Mare Sicuro – svolte rispettivamente a tutela dell’ambiente marino e della pubblica fruizione dei litorali, come pure i dati relativi alla campagna Traghetti Sicuri a tutela della sicurezza della navigazione.

La partecipazione della Guardia Costiera al Salone Nautico ha rappresentato un’importante occasione per avvicinare ancora di più il grande pubblico della nautica e i numerosi visitatori alla cultura della protezione del mare attraverso le numerose attività operative del Corpo.

Nel suo intervento l’Ammiraglio Pettorino ha sottolineato i risultati raggiunti con l’operazione Mare Sicuro: “Abbiamo salvaguardato 40 milioni di persone e un milione di unità da diporto che anche quest’estate hanno potuto godere delle nostre spiagge e dei nostri mari in completa serenità e sicurezza. La sicurezza” ha poi proseguito l’Ammiraglio “non è uno slogan, ma un valore essenziale per la nostra vita. Ci rendiamo conto dell’importanza della sicurezza quando la perdiamo. Per non perderla, ogni giorno, ci sono gli uomini e donne del Corpo che la consegnano al nostro Paese”.

A testimoniare l’importanza che l’operazione ha ricoperto a livello nazionale, ecco alcuni dati salienti:

  • 2.205 persone salvate;
  • 692 unità da diporto soccorse;
  • 11.940 attrezzature balneari sequestrate;
  • 376.924 mq, tra spiagge e specchi acquei, restituiti alla libera fruizione;
  • il 100% della flotta Ro-Ro/Passeggeri ha garantito il collegamento tra i principali porti nazionali con regolarità e senza far registrare incidenti di rilievo.

Dall’analisi dei dati, facendo un veloce raffronto con gli anni precedenti, nonostante sia stata considerata una finestra temporale più ampia (1 giugno – 15 settembre), il numero dei soccorsi alle unità da diporto rimane stabile, segno che la vera chiave di successo per innalzare il livello di sicurezza è l’attività di informazione e prevenzione. Si consolida anche il numero dei controlli alle imbarcazioni da diporto: grazie all’iniziativa “Bollino Blu” – quest’anno sono stati rilasciati ben 6.300 bollini – i diportisti virtuosi hanno potuto evitare l’inutile duplicazione dei controlli.

L’evento è poi proseguito con la presentazione del libro “Mare Sicuro”, all’interno del quale – ha raccontato l’autrice Annachiara Valle – sono riportate quattro storie che mettono in evidenza l’abnegazione e la professionalità di chi ogni giorno è chiamato a salvare vite umane in mare, a tutelare l’ambiente marino e costiero e a controllare l’intera filiera ittica.

Riprendendo la parola, il Comandante Nicastro si è quindi soffermato sulla campagna ambientale “PlasticfreeGC“, promossa su tutto il territorio nazionale dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto su mandato del Ministero dell’Ambiente, e volta a sensibilizzare la collettività sul problema dell’inquinamento da plastica nei nostri mari e sulle nostre coste. Degno di nota il successo raggiunto dallo spot istituzionale, che nel solo periodo compreso tra il 12 luglio e il 25 agosto ha portato a ben 180 milioni di contatti. Infine il Comandante Nicastro ha annunciato lo sbarco, sugli store iOS e Android, dell’app dedicata – PlasticFreeGC – con la quale i più giovani potranno divertirsi a ripulire il mare dalla plastica ricevendo preziosi consigli per imparare a rispettare l’ambiente. Con una ulteriore funzione dell’app, che verrà presto implementata, sarà anche possibile segnalare l’avvistamento di cetacei al largo delle nostre coste, contribuendo a censire la presenza e la salute di questi importanti mammiferi marini.

Di seguito è intervenuta la dott.ssa Sabina Airoldi che ha presentato i risultati della seconda stagione della campagna “Cetacei, FAI attenzione!“, ideata dall’Istituto di ricerca Tethys e condotta insieme alla Guardia Costiera. Rispetto al 2018 c’è stato un incremento delle segnalazioni di avvistamenti di cetacei da parte di diportisti, operatori di whale watching, associazioni e naturalmente dalla Guardia Costiera di oltre il 50%, passando dalle 556 dello scorso anno alle 839 ricevute fino ad oggi. Tale aumento dimostra il crescente interesse da parte dei fruitori del mare a contribuire alla ricerca scientifica e alla protezione di queste specie chiave per l’ecosistema. Ben 11 quelle segnalate, fra cui due considerate accidentali in Mediterraneo, la megattera e la pseudorca. Di rilevante importanza sono state le 16 segnalazioni di grampo, il delfino scomparso dal mar Ligure occidentale.

Successivamente è stato proiettato un video in ricordo della violenta mareggiata che nella giornata del 29 ottobre 2018 ha colpito Santa Margherita, Rapallo e Portofino. Gli interventi del Comandante Generale e del Tenente di Vascello Antonello Piras, insignito della Medaglia d’Oro al Valor di Marina, hanno evidenziato il ruolo determinante della Guardia Costiera nelle operazioni di soccorso.

A conclusione dell’evento è stato presentato il backstage del calendario 2020 della Guardia Costiera, dedicato quest’anno alle bellezze paesaggistiche dell’ambiente marino e costiero sul quale gli uomini e le donne del Corpo sono chiamati a vigilare quotidianamente.

MEZZI STORICI, SUCCESSO A MONCRIVELLO PER IL RADUNO AL TROMPONE

in Dall Italia e dal Mondo

Grande affluenza di pubblico e appassionati nel vercellese per i preziosi esemplari della ‘Collezione Marazzato’.

Un grande raduno di camion, autobus, moto e autovetture del Novecento – con un ricco e gradito programma composto da una pluralità di molteplici valide attrattive culturali ed enogastronomiche per grandi e piccini – ha richiamato da tutta Italia nel vercellese sabato 14 e domenica 15 Settembre scorsi centinaia e centinaia di entusiasti partecipanti.
Appassionati del genere – ma anche famiglie, bambini, uomini e donne di tutte le età – riuniti a Moncrivello (VC) in virtù dell’amore per i motori d’epoca nel segno della solidarietà rivolta, con un’apposita raccolta fondi, al complesso ricettivo-religioso del Santuario della Beata Vergine del Trompone, presso il quale nacque e si consumò la missione del Beato Luigi Novarese, Fondatore dei Silenziosi Operai della Croce.


Questo, in sintesi, il successo della Settima Edizione di ‘Motori & Sapori al Trompone’, un evento promosso dalla rinomata e altrettanto seguita Associazione di Veicoli Storici ‘Quattro Assi Più’ fondata e presieduta da Carlo Marazzato in collaborazione con il C.I.C.S (Circolo Italiano Camion Storici) e L.A.M. (Lega Antichi Motori) con main partner il ‘Gruppo Marazzato’.
Moltissime le personalità autorevoli del mondo del collezionismo italiano a quattro ruote intervenute per l’occasione, tra cui in primis Roberto Iatì e Lucio Fiore, rispettivamente Vice Presidente e Conservatore del ‘Registro Fiat Italiano’, Dario Bosio e Maria Luisa Massardi (Presidente e Vice Presidente della L.A.M.) Gianpaolo Arborio, giornalista, Assessore al Bilancio del Comune di Cigliano nonché Fondatore e Presidente dell’Associazione ‘Esabus’ (stimatissima in Piemonte e in tutta Italia per quanto concerne gli autobus storici).
I quali convivialmente, con il resto dei numerosi partecipanti, sabato 14 Settembre presso lo showroom privato ove è custodita l’ampia e pregiata raccolta personale di camion storici targata ‘Marazzato’, hanno altresì festeggiato a sorpresa il compleanno di Carlo Marazzato omaggiandogli due prelibate torte di frutta fatte preparare appositamente dalla Lega Antichi Motori per l’occasione, al termine del pranzo sociale seguito all’assemblea dell’Associazione ‘Quattro Assi Più’.
Esprime viva soddisfazione l’eclettico e instancabile Carlo Marazzato, generoso promotore dell’affollata kermesse, industriale vercellese leader di settore, con il ‘Gruppo Marazzato’ da lui fondato, nel campo delle soluzioni ecologiche per l’ambiente, nonché titolare della più grande collezione di camion storici in Europa (ne possiede oltre 250 di grandissimo valore storico): “Anche quest’anno la gente ha risposto positivamente alla nostra raccolta fondi a favore delle strutture ricettive annesse al complesso del Santuario del Trompone. Ringrazio veramente di cuore tutti coloro che hanno partecipato, ed egualmente tutti gli amici, i collaboratori e i sostenitori che hanno prestato il proprio prezioso servizio nell’organizzazione della manifestazione, perché sempre maggiore sia l’attenzione verso questa primaria realtà del nostro territorio”, dichiara il noto imprenditore.
Gli fa eco Gianpaolo Arborio: “E’ bello vedere questo grande insieme di veicoli industriali d’epoca, ancora circolanti e funzionanti, anche nella zona di Cigliano, dov’erano presenti, in anni distanti, un’azienda di trasporto persone e una merci. Carlo Marazzato è un solido punto di riferimento in Italia e all’estero per tutti gli appassionati degli autocarri d’epoca e non solo. A lui, e a alla sua prestigiosa collezione, che anche quest’anno si è notevolmente ancor più arricchita e ampliata di pezzi unici, finemente restaurati fedelmente all’originale e nuovamente reimmatricolati e rimessi in circolazione, il miglior augurio di fare ancora tanta strada sulle vie della cultura d’impresa, della solidarietà sincera e del costume italiano, di cui l’amico fraterno collezionista e i suoi amati mezzi sono tutti testimoni unici ed esemplari”.
Per Maurizio Scandurra, giornalista radiotelevisivo, scrittore e saggista cattolico, anche lui presente all’evento, “quello che si è respirato nel weekend del 14 e 15 Settembre tra Stroppiana e Moncrivello è un clima armonico e cordiale, prodromico a progetti importanti che trovano piena attuazione nel recupero del binomio imprescindibile radici e memoria. Carlo Marazzato, la Signora Mara sua consorte, i loro figli oggi alla guida del fiorente Gruppo che porta fieramente il loro cognome, i loro dipendenti, i soci affiatati e lo staff coeso dell’Associazione ‘Quattro Assi Più’ e il gran numero di amici e appassionati attorno a loro riuniti testimoniano appieno nel concreto come il bene capace di restare nel tempo sia il risultato vincente e indiscusso di una piena condivisione di ideali e intenti tutti all’insegna della migliore, autentica filantropia: sia in termini di aiuto concreto al prossimo, che di preservazione di un’eredità culturale di settore unica nel suo genere. Che merita, come nel caso dei camion storici e di tutti gli altri veicoli frutto del nostro glorioso passato industriale – come già ampiamente ben sottolineato, nei giorni precedenti la riuscita iniziativa, anche dal Professor Alessandro Meluzzi in occasione di questa speciale ricorrenza culturale, sociale, solidale e aggregativa insieme – di essere opportunamente conservata e tramandata per poter essere degnamente fruita e vissuta anche dalle generazioni future”.

 

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NELLA FOTO GRANDE: DA SINISTRA NELL’ORDINE: ROBERTO IATI’ (VICEPRESIDENTE REGISTRO FIAT ITALIANO); LUCIO FIORE (CONSERVATORE REGISTRO FIAT ITALIANO); GIANPAOLO ARBORIO (ASSESSORE AL BILANCIO COMUNE DI CIGLIANO E PRESIDENTE ASSOCIAZIONE ESABUS); DARIO BOSIO (PRESIDENTE LEGA ANTICHI MOTORI); MARIA LUISA MASSARDI (VICE PRESIDENTE LEGA ANTICHI MOTORI), CARLO MARAZZATO (PRESIDENTE ASSOCIAZIONE QUATTRO ASSI PIU’).

IL 15 SETTEMBRE ARRIVA IN DONO A CASCIA LA ‘CAMPANA DELLA RINASCITA’

in Dall Italia e dal Mondo

Fusa dalla rinomata ‘Pontificia Fonderia Marinelli’ di Agnone, in Molise, sarà inaugurata e benedetta il 15 Settembre.

 

‘Una campana fa un popolo’, recita un antico adagio. Un sacro bronzo pregiato e prezioso, fuso a inizio agosto, del diametro di ben 50 cm, nota Sol Bemolle e 80 chili di peso, finemente decorato e ornato: è questo il dono appassionato e generoso della Parrocchia San Bartolomeo Apostolo di Castenedolo (BS) alla Parrocchia di Cascia, funestata dal sisma del 2016. Verrà consegnato e benedetto il prossimo 15 settembre.

Un’iniziativa fortemente sentita e voluta dal Parroco, Don Tino Decca, che per le campane nutre un’affezione speciale, e subito sposata con evidente entusiasmo dall’intera comunità bresciana.

Quel tragico 24 Agosto, giorno del terremoto, mentre a Cascia dormiente la terra tremava, da noi erano invece in corso i gioiosi festeggiamenti di San Bartolomeo Apostolo, nostro Santo Patrono”, ricorda don Tino.

Che aggiunge: “Immediatamente, appresa la notizia del disastro, il pensiero volò al dramma dei cari fratelli del Centro Italia. Così nacque l’idea della campana, come segno di ideale comunione dei cuori dei fedeli cristiani legati tra loro attraverso quei rintocchi antichi che, ogni giorno, ci ricordano di Dio”.

Racconta ancora il prelato: “Contattato il Pievano don Renzo Persiani Parroco della Parrocchiale Collegiata di Santa Maria della Visitazione irrimediabilmente colpita dal sisma, lo incontrammo con alcuni giovani del nostro Oratorio ‘San Pio X’ che si prodigarono fin da subito per promuovere iniziative volte a sostenere la popolazione di Cascia, raccogliendo la generosità dei fedeli di Castenedolo. Ne è nato un sodalizio rafforzatosi di giorno in giorno, grazie anche all’interessamento in loco di don Canzio Scarabottini, Pro-Rettore del Santuario di S. Rita in Roccaporena di Cascia, e del consigliere comunale Piero Reali”.

Gli fa eco Davide Anselmini, della Parrocchia donatrice e Coordinatore del progetto: “Questa campana è storia della Provvidenza. Quando, insieme al giornalista e designer Maurizio Scandurra – Testimonial della Pontificia Fonderia Marinelli cui ne abbiamo affidato la realizzazione – ci siamo trovati per studiarne il bozzetto grafico, spontaneamente abbiamo deciso di dare evidenza ai Santi Sociali: da San Luigi Guanella, che per la prima volta nella storia troverà posto su una campana, a San Giovanni Bosco, San Giuseppe Benedetto Cottolengo, a San Giuseppe Cafasso”.

Riprende poi entusiasta Anselmini: “Con in più i Santi Bresciani Paolo VI, Faustino e Giovita, in segno di riconoscenza ai protettori del nostro territorio, il nostro Patrono San Bartolomeo, San Michele Arcangelo, la Divina Provvidenza e la Madonna che scioglie i nodi, in ossequio alla devozione tanto cara al nostro amato Papa Francesco”.

Conclude Maurizio Scandurra: “Con gioia mi ritrovo a collaborare nuovamente con gli amici fraterni della Parrocchia di Castenedolo, con i quali realizzammo a Dicembre 2018, grazie anche alla sensibilità del noto avvocato bresciano e benefattore Serafino Di Loreto, la ‘Campana della Nuova Vita’, splendido esemplare di bronzo a firma Fonderia Marinelli che suona per le nuove nascite e in ricordo dei tanti bambini saliti al cielo prematuramente”.

Per poi continuare: “La ‘Campana della Rinascita’, così battezzata come inno alla speranza e alla ricostruzione, pensata appositamente per Cascia, si pone in ideale soluzione di continuità con la prima di Castenedolo: un documento di bronzo che ricorda come tutto è possibile all’uomo che confida soltanto nel Signore, come insegna San Paolo Apostolo. Un raffinato monumento sonoro affidato, come per tutte le importanti ricorrenze, alla comprovata e ineguagliabile esperienza della tradizione ultramillenaria della ‘Pontificia Fonderia di Campane Marinelli’ guidata dai cari e stimati Fratelli Armando e Pasquale: artigiani unici, come il resto della loro famiglia, con un cuore pulsante nel segno della fede, dell’arte e della bellezza senza tempo dei loro preziosi manufatti da sempre apprezzati in ogni angolo del mondo”.

La ‘Campana della Rinascita’ verrà benedetta e consegnata, nel corso di una solenne celebrazione che sarà presieduta da sua Eccellenza il Vescovo della Diocesi di Spoleto-Norcia Monsignor Renato Boccardo, alla presenza delle autorità locali e religiose, il prossimo 15 Settembre, giorno della ricorrenza di Santa Maria della Visitazione, Patrona della cittadina umbra.

 

Ponte Morandi: arresti per i controlli sui viadotti

in BREVI DI CRONACA/Dall Italia e dal Mondo
Cronache italiane
E’ in corso di esecuzione a Genova da parte della Guardia di Finanza  una ordinanza che comprende 9 misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta relativa alle false attestazioni sui controlli dei viadotti autostradali scaturita dall’indagine sul crollo del ponte Morandi.  Perquisizioni e sequestri in corso.
ESEGUITE PERQUISIZIONI E SEQUESTRI NEGLI UFFICI
I militari del I Gruppo della Guardia di Finanza di Genova, coordinati dalla
locale Procura della Repubblica, hanno eseguito una ordinanza che
comprende nove misure cautelari nei confronti di dirigenti e tecnici di
Autostrade per l’Italia s.p.a. e Spea Engineering s.p.a.
Si tratta di tre arresti domiciliari e sei misure interdittive dal pubblico servizio e
dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali a favore di soggetti
pubblici o privati, con contestuali perquisizioni negli uffici dei soggetti colpiti.
L’attività scaturisce dall’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi del 14 agosto
2018, nell’ambito della quale sono emersi numerosi elementi indiziari in
ordine ad una presunta attività di falso, relativa alle relazioni concernenti le
condizioni e le criticità di ulteriori viadotti autostradali, per le quali la Procura
di Genova ha aperto un nuovo procedimento penale, nei confronti di dirigenti
e tecnici
appartenenti ad Autostrade per l’Italia S.p.A. e Spea Engineering
S.p.a..
I successivi approfondimenti effettuati hanno fatto emergere gravi indizi di
colpevolezza in ordine ad atti pubblici redatti da pubblici ufficiali ed afferenti
alle attività di controllo sui viadotti Pecetti (A26) e Paolillo (A16), reiterati
anche successivamente al crollo del Ponte Morandi,
per i quali sono state emesse le odierne ordinanze.
In alcuni casi, sono emerse falsificazioni e/od omissioni concordate,
finalizzate ad occultare agli ispettori del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti elementi rilevanti sulla condizione dei manufatti ed il loro stato di
​conservazione – in occasioni di attività ispettive e nell’ambito della vigilanza
ministeriale – che avrebbero comportato una verifica globale dell’opera ed
altre misure precauzionali.

Cile, quarantasei anni dopo

in Dall Italia e dal Mondo/ECONOMIA E SOCIALE

C’è un altro 11 settembre oltre a quello delle “torri gemelle” del World Trade Center di New York, e non va dimenticato: quello del 1973.   A Santiago del Cile, quel giorno, con un colpo di Stato, le forze armate guidate da Augusto Pinochet rovesciarono il governo di Unidad Popular del socialista Salvador Allende, che morì durante l’assedio al palazzo presidenziale della Moneda. Le sue ultime parole, attraverso Radio Magallanes, furono per i lavoratori cileni: “Ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento vuole imporsi. Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori!”. La giunta militare instaurò un regime dittatoriale che restò al potere per 17 anni. Il regime di Pinochet lasciò una dolorosa traccia di sangue con omicidi e deportazioni di massa: circa diecimila cileni torturati, moltissimi “desaparecidos”, centinaia di migliaia di persone costrette all’esilio. La distruzione delle istituzioni democratiche fu veloce e capillare. A tutto si sostituì il dominio militare. Quegli avvenimenti, come la storia si incaricherà di dimostrare, non lasciarono estranei gli Stati Uniti. Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”, ammise senza giri di parole Henry Kissinger, il potentissimo segretario di stato americano dell’era di Richard Nixon. L’appoggio americano ai golpisti rientrava in una più vasta strategia di contrasto– denominata operazione Condor -verso quei paesi sudamericani indirizzati ad una “deriva marxista”: Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Perù, Uruguay e, appunto, Cile. Gli avvenimenti cileni del settembre ’73, con la loro scia di sangue e terrore, ebbero una vasta eco in tutto il mondo e particolarmente in Italia. L’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ben sapendo quanto fosse diverso il Cile dall’Italia, ne trasse comunque spunti e suggestioni per un discorso di più ampia portata che portò all’elaborazione della teoria del “compromesso storico”. In un lungo saggio dal titolo “Riflessioni sull’Italia dopo i fatti del Cile (pubblicato in tre parti su Rinascita, il settimanale del Pci, il 28 settembre e poi il 5 e 12 ottobre 1973) , Berlinguer tratteggiò la strada che doveva portare all’intesa tra le tre componenti della storia popolare e sociale del Paese: la cattolica, la socialista e quella comunista. Un progetto che finì, qualche anno dopo, con il rapimento e la morte di Aldo Moro. Dunque, sono passati quarantasei anni esatti da quella che è stata, per la mia generazione, una ferita aperta. Siamo cresciuti in quegli anni ascoltando e cantando i motivi della Nueva Canción chilena, il movimento culturale e artistico che sostenne con forza il governo di Salvador Allende, allorché nel 1970 venne eletto presidente del Cile. Víctor Jara (dopo averlo ucciso allo stadio di Santiago, i militari cileni non solo proibirono la vendita dei suoi dischi, ma ordinarono la distruzione delle matrici), Violeta Parra, i Quilapayún, gli Inti-illimani sono stati i simboli della musica sudamericana di quel periodo. Così come le poesie di Pablo Neruda (che morì due settimane dopo il golpe), i testi e le melodie della musica andina hanno lasciato un segno profondo. L’attualità del loro messaggio resta inalterato. Sebbene la musica non cambi la storia, un verso, una frase, può lasciare un segno profondo nel cuore di tutti, aiutando in questo caso a non dimenticare quell’11 settembre del 1973 e l’esempio di Salvador Allende.

Marco Travaglini

“Dalla parte dei Renoir…”

in CULTURA E SPETTACOLI/Dall Italia e dal Mondo
photo Sylvain BORDIER sépulture P-A Renoir

“Per me, in tutto il mondo, non esiste un villaggio comparabile con questo. Qui ho vissuto gli anni più belli della mia infanzia…”. Così il regista Jean Renoir descriveva il suo rapporto con Essoyes, paesino dello Champagne, dove Aline e Pierre-Auguste Renoir acquistarono nel 1896 una casa nella quale, per 30 anni, insieme ai loro figli Pierre, Jean e Claude, trascorsero lunghe estati.

La tranquillità e la serenità del piccolo borgo del quale era originaria la moglie Aline consentiva al pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir di realizzare le proprie opere, trovando la propria ispirazione nel paesaggio che lo circondava, nel borgo, nella chiesa e le modelle nelle ragazze del paese che il suo pennello velava di colore, quasi dissolvendone i contorni e, così, eternizzandole.
Renoir aveva aderito alla “Societé anonyme des artistes peintres, sculpteurs, graveurs”, istituita su suggerimento di Pissarro per organizzare esposizioni, della quale facevano parte anche Monet, Sisley, Degas e Berthe Morisot e il 15 aprile 1874 fu tra gli artisti della mostra organizzata presso lo studio del fotografo Nadar, mostra che suscitò l’ilarità di molti critici sostenitori delle linee classiche dei dipinti dell’Accademia e che portò uno di loro a coniare il termine “impressionisti” in spregio al dipinto “Impression, soleil levant” di Claude Monet, definito simile ad una carta da parati.

© Archives Cagnes sur Mer – Renoir peut-être dans son atelier essoyen, vers 1895

La luce, ossessione di Monet, rappresenta uno degli elementi principali anche dei dipinti di Renoir, una luce che accarezza, dissolve, sfuma, attraversa gli edifici, gli alberi, i capelli e la pelle, i volti dei bambini, le carni delle bagnanti opulente, una luce che sembra illuminare dall’interno ogni soggetto e che si riverbera sullo spettatore esterno.  Oggi, a cento anni esatti dalla morte di Pierre-Auguste Renoir tutto ad Essoyes continua ad essere permeato dalla stessa luce dei suoi quadri, influenzato dal suo passaggio. Attraversando Essoyes si ha l’impressione di procedere alla ricerca di un tempo perduto, di quella “parte dei Renoir” che, passo dopo passo, rivela al visitatore le sue storie, quelle dei momenti conviviali di una famiglia felice, quelle dei tanti dipinti realizzati in questi luoghi, ma anche quelle dolorose degli anni di malattia di Renoir, costretto da un’artrite reumatoide su una sedia a rotelle a dipingere con i pennelli legati alle mani, e, infine, a rifugiarsi nel Domaine des Collettes a Cagne sur Mer in Costa Azzurra, alla ricerca di un clima più favorevole alla sua malattia.

Il “percorso Renoir” si snoda nelle vie del borgo, lungo le sponde dell’Aube, nell’atelier che conserva, tra i ricordi, la commovente sedia a rotelle dell’artista, nella casa dove tutto è rimasto intatto, quasi pietrificato dal tempo, fino al cimitero nel quale riposano Pierre-Auguste Renoir, sua moglie Aline e i loro tre figli. Aline si spense a Nizza nel 1915, Pierre-Auguste a Cagne-sur-Mer il 3 dicembre 1919. Inizialmente sepolti nel vecchio cimitero del castello di Nizza, il 7 giugno 1922 vennero trasferiti nel piccolo cimitero di Essoyes, secondo la volontà da loro espressa in vita. I loro figli Pierre, Jean e Claude, condividendo quella stessa volontà, riposano nel cimitero del piccolo villaggio dello Champagne: Claude, il ceramista insieme alla madre, Pierre, l’attore, e Jean, il regista, nella stessa tomba del padre.  La commemorazione per il centenario della morte di Pierre-Auguste Renoir, che si terrà nel camposanto di Essoyes il 3 dicembre prossimo, non rappresenterà soltanto un omaggio al pittore impressionista, ma un tributo a tutta una “famiglia di artisti”.  Quest’anno ricorre anche il 40° anniversario della scomparsa di Jean Renoir.
Al destino piace giocare con le date, mescolare le carte, creare strane coincidenze: 1919 muore Pierre-Auguste, 1979 Jean.

Le “village des Renoir” continua a conservare la stessa serenità dei tempi lontani e, cristallizzato nella sua semplice bellezza, trasmette pace e di tranquillità, quelle stesse sensazioni che emanano i dipinti di Renoir: una pacata, semplice felicità. Scriveva Jean Renoir “Ho girato dei film che ho desiderato girare. Li ho girati con persone che erano più che dei collaboratori, erano dei complici. Ecco, io credo, una ricetta della felicità: lavorare con persone che si amano e che vi amano molto”.  In queste parole viene svelato anche il segreto della gioia di vivere leggera, ma palpabile che emanano le opere di Renoir: sono il lavoro di un artista circondato da persone che lo amavano e che amava molto.

Barbara Castellaro

Carnaval es carnaval!

in Dall Italia e dal Mondo/LYFESTYLE

Quando si pensa al Brasile le prime immagini che vengono in mente sono relative alla Città di Rio de Janeiro: le lunghe spiagge bianche di Copacabana e Ipanema, una partita di beach volley sulla spiaggia di Leblon con, sullo sfondo, la favela di Vidigal, a strapiombo sul mare e lievemente appoggiata sul fianco della Pedra dei dois irmão, l’immagine del Cristo Redentore, che guarda la città dall’alto e con le sue larghe braccia aperte è sempre pronto a stringerla a sè; il Pão de Açúcar che si affaccia sulla baia di Guanabara, magari la canzone “Sereia” di Lulu Santos ad accompagnare queste immagini e, per gli amanti del calcio, tornano alla mente le immagini televisive del caloroso tifoso della colorata torçida carioca sugli spalti del Maracanà, il luogo simbolo del calcio latino americano, intenta a ballare, cantare e tifare per una delle squadre della capitale carioca, Flamengo, Botafogo, Fluminense, Vasco da Gama, Bangu, solo per citarne alcune, se non per tifare direttamente la Seleçao, ovvero la nazionale verdeoro brasiliana.

La bellezza di tutto questo è che, in qualunque periodo dell’anno si vada a Rio, si ha la possibilitàdi riempirsi gli occhi ed il cuore di queste immagini.

La città di Rio de Janeiro è anche famosa per uno spettacolo che si può vivere solo per poco più di un mese l’anno e precisamente solo all’inizio dell’anno, ed è il Carnevale.

La tradizione del Carnevale è una forma di festeggiamento di massa instaurato dai Greci in onore del dio del vino. I Romani ne seguirono l’esempio con le festività in onore di Bacco ed i Saturnalia, giornate in cui gli uomini passavano giornate di baldoria onorando Bacco e seguendo la tradizione di scambiarsi i vestiti e quindi travestirsi. La Chiesa cattolica ne fece successivamente una festività che anticipa il Mercoledì delle Ceneri, ovvero il primo giorno di Quaresima per il calendario cristiano. Il termine Carnevale infatti deriva dal termine “carne vale” il cui significato rappresenta l’addio alla carne. Questo perchè anticipa il periodo dei quaranta giorni di privazione dal consumo di carne, alcolici e piaceri mondani. La tradizione narra che il Carnevale di Rio sia stato influenzato da Entrudo, un festival portoghese. Il primo ballo durante il Carnevale si tenne nel 1840 ed i balli caratteristici erano il valzer e la polka, la samba, invece, declinata al femminile perchè la samba è donna, ed è   un ballo tradizionale del Carnevale carioca introdotto ad inizio del ‘900.

I festeggiamenti di Carnevale sono più lunghi di quanto voi possiate immaginare in quanto iniziano immediatamente dopo l’Epifania. Bisogna però ben distinguere i festeggiamenti per l’attesa del Carnevale, che consistono in feste ed eventi organizzati negli hotel e locali in giro per la città nei fine settimana, alcuni direttamente nelle scuole di samba presenti in ogni quartiere o favela come, ad esempio Mangueira Portela o Villa Isabel, ed i festeggiamenti che raggiungono il culmine durante il fine settimana antecedente il mercoledì delle Ceneri, ovvero dal venerdì precedente al Martedì Grasso. In questo caso, innanzitutto, vengono chiusi per una settimana uffici, scuole, banche e, per quattro giorni, le attività commerciali, ad eccezione di quelle che si occupano di ristorazione come ristoranti e bar. Perchè Carnevale è Carnevale, e si parla di una settimana di festa cittadina per tutti.

La città si ritrova completamente paralizzata dal traffico, non che il traffico aumenti in quei giorni, il traffico è sempre lo stesso, ma hanno libera espressioni i “blocos da rua”, gruppi di persone principalmente di giovanissima e giovane età che raggiungono le migliaia, legate ad un particolare quartiere che sfilano, suonando, vestiti con i più svariati travestimenti per il quartiere o che raggiungono i più grandi punti di incontro, quali giardini piazze o incroci, per suonare, ascoltare musica, ballare sulle note delle canzoni delle scuole di samba e onorare Bacco dalla mattina fino a notte inoltrata. Tutto questo ha luogo in piena estate per il Brasile con temperature che, di giorno, raggiungono abitualmente i 40 gradi ed una umidità degna di un paese tropicale. Ogni giorno, durante il Carnevale, si contano fino a cento “blocos da rua” concentrati nella zona Centro e Lagoa. Questo comporta che numerose strade, viali e piazze vengano chiuse ed il traffico dirottato su percorsi alternativi, ma decisamente più lunghi, cosìda portare il tempo di percorrenza per un percorso di mezz’ora fino a due ore o mezza, ma Carnevale è Carnevale!

I festeggiamenti del fine settimana di Carnevale iniziano con il “baile do Sarongue” il giovedì sera in cui il requisito unico per entrare è essere travestiti e su questo l’organizzazione e lo staff sono intransigenti; venerdì sera le feste organizzate negli hotel e locali sono innumerevoli e c’è l’imbarazzo della scelta; il sabato sera, invece, ha luogo la massima espressione di festa mondana della capitale carioca: il “Baile do Copa” presso l’Hotel Copacabana, il cui architetto è lo stesso dell’Hotel Negresco di Nizza, festa nota in quanto non solo a tema diverso ogni anno (gli ultimi son stati Italia, Gipsy e Geisha), ma molto esclusiva per la partecipazione di attori e personaggi dello spettacolo e della moda internazionali, rappresentanze diplomatiche e rappresentanti della politica brasiliana ed estera. Fino allo scorso anno garantiva la sua presenza fissa Karl Lagerfeld, invece continua a presenziare da anni Vincent Cassel che, da pochi anni, è accompagnato dalla giovane moglie e modella Tina Kunakey.

Il Carnevale, lo spettacolo, quello vero, quello che trasmette emozione, passione, energia, musica e voglia di ballare, lo si può vivere però solo partecipando alla sfilata dei carri dentro il Sambodromo. La sfilata avviene storicamente lungo Viale Marquês de Sapucaí, viale abitualmente usato durante l’anno per la circolazione automobilistica, tuttavia la popolarità e la conseguente partecipazione al Carnevale portò alla costruzione di veri e propri spalti in cemento armato lungo il viale per una lunghezza di circa 800 mt..

La nuova struttura, progettata da Oscar Niemeyer, ha preso il nome di “Sambodromo” ed ospita la Parata di Samba dal 1984. Negli anni si è dovuto ricorrere alla costruzione di ulteriori spalti temporanei verso la zona finale del viale, così da poter soddisfare la sempre maggiore presenta di pubblico.

I fine settimana precedenti al Carnevale le scuole di Samba effettuano dentro il Sambodromo le prove a cui si può partecipare gratuitamente, e decidere quale serie o divisione vedere sfilare perchè, molti non lo sanno, ma qua il Carnevale è una cosa serie e le scuole sono suddivise per categoria. Sfilano tutte nelle notti di domenica e lunedi e rispettivamente le serie minori di giorno, invece le scuole che costituiscono la Coppa dei Campioni sfilano approssimativamente tra le dieci e mezza di sera e le sette di mattina. Le scuole che parteciparanno alla serie maggiore dell’edizione 2020 saranno: Mangueira, vincitrice dell’edizione 2019, Salgueiro, Portela, Grande Rio, Beija Flor, Unido da Tijuca, Vila Isabel, São Clemente, Estácio de Sá,Viradouro, P. do Tuiuti, Unida da Ilha, Mocidade.

Ogni scuola di samba decide ogni anno il tema della sfilata ma, soprattutto, ogni anno viene creata una canzone diversa, quello che calcisticamente parlando potrebbe essere definito l’inno della squadra, che tutti imparano e cantano e sulle note di questo ha luogo la sfilata, in cui ogni scuola ha a disposizione 1 ora e 15 minuti da quando il primo carro entra nel Sapucaì a quando l’ultimo passa sotto l’arco illuminato che rappresenta il fotofinish. Sempre più spesso la sfilata di Carnevale rappresenta per le singole scuole un modo per manifestare il dissenso popolare circa le tematiche politiche sociali ed economiche che colpiscono la società, cittadina o brasiliana, o per sottoporre all’attenzione del pubblico problematiche e realtàsociali scomode. Ogni scuola fa sfilare mediamente dagli otto ai dieci carri, e la costruzione di questi può richiedere fino ad un anno, motivo per cui finito il Carnevale si iniziano subito a preparare i carri ed i costumi per quello successivo. Ogni carro poi viene anticipato ognuno da un corpo di ballo che varia tra le trecento e quattrocento persone circa, tutte vestite con costumi che arrivano a pesare fino a 40 kg, a tema con il carro che precedono. Per questo motivo e a causa delle alte temperatura passano in continuazione squadre mediche che offrono da bere agli sfilanti per evitare svenimenti da disidratazione. Tutto questo sfilando in mezzo a due ale di persone che, sommate tra loro, raggiungono un totale di centomila persone, questa è la capienza approssimativa del Sambodromo durante le sfilate.

La spettacolarità dei colori, dell’atmosfera, dell’orgoglio che ogni persona trasmette nell’appartenere alla proprio scuola di samba, dei grandi sorrisi e della gioia che si prova nel momento in cui si sfila lungo l’avenida del Sapucaì, è molto difficile da trasmettere e spiegare, ed ancor più difficile è descrivere l’emozione che si prova ad essere applauditi da oltre centomila persone.

 

Il Sambodromo vi aspetta.

 

 

Emanuele Farina Sansone, dal Brasile

 

“Cara Italia, ti racconto come cambia lo sguardo”

in Dall Italia e dal Mondo

INTERVISTA CON SUSANNA TRIPPA

Sulle orme di Oriana Fallaci: in libreria l’intensa scrittura tra cuore e mente dell’appassionata scrittrice bolognese, da anni in terra lombarda.

In un momento storico di continui cambiamenti, indecisioni e relativismi di ogni genere che fioriscono come funghi, val la pena fermarsi a riflettere. Per capire chi siamo, da dove proveniamo, e, soprattutto, dove stiamo andando. Quale direzione abbiamo intrapreso, e soprattutto quale approdo ci attende.

Per capire, per l’appunto, ‘Come cambia lo sguardo’ (Curcio Editore), alle volte, il più delle volte, occorre guardarsi indietro, alle spalle. E rivolgere l’occhio alla memoria dei ricordi: quelli più sottili, più fragili, forse anche più intimi e personali, ma che, spesso, sono anche i soli in grado di dare una giusta e corretta lettura al passato perché sia di piena utilità alla comprensione del presente.

Proprio come ha saputo fare Susanna Trippa, stimata scrittrice e intellettuale, che nel suo ultimo romanzo approfondisce, sul filo dell’autobiografia mai autoreferenziale né tantomeno celebrativa, i volti, i colori, gli umori, i pensieri, gli stili, le abitudini e gli atteggiamenti di un’epoca – il Sessantotto e i suoi lasciti – che, per certi aspetti, molto ricalca del momento attuale. Ecco che cos’ha raccontato ai nostri microfoni.

Susanna Trippa, dai racconti alla cronistoria autobiografica. ‘Come cambia lo sguardo’, in prospettiva narrativa?

I racconti di CasaLuet sono stati per me il riemergere della Scrittura che, anche se in sordina, era sempre rimasta al mio fianco fin da quando – bambina – m’immedesimavo nel personaggio di Jo in ‘Piccole Donne’. Devono il nome alla buffa casetta in collina dove sono andata a vivere, da quando scrivo. Tranne uno, I tre porcellini – ispirato a un episodio realmente accaduto a mio padre nel corso della seconda guerra mondiale – i racconti sono animati da personaggi che, come dice bene Stephen King, “s’inventano da soli”; e, aggiungo io, “cucendosi addosso ognuno la propria storia”. Come cambia lo sguardo è nato invece scandagliando dentro di me, lasciando con calma che i cassettini dei ricordi si aprissero e rilasciassero sulla sabbia i loro fumi del passato come fa la risacca.

Ognuno di noi lo può fare…

All’inizio pare di non ricordare, e invece la memoria fa riemergere episodi, sensazioni, persone che parevano del tutto dimenticati. Ricordare – dal latino Re-cor-da-re che significa “riportare al cuore” – perché, come scrisse Rudolf Steiner, “Dietro i ricordi sta il nostro Sé”. I miei si sono presentati, li ho trascritti in modo spontaneo, quasi in una sorta di scrittura “automatica”. Già lì mi accorsi che, in quel percorso di formazione – da bambina a donna, e soprattutto attraversando fasi storiche tanto diverse – lo sguardo cambiava, e tanto! Recentemente, una scrittura nascosta tra le righe mi ha chiamato con forza a verificare che lo sguardo era di nuovo cambiato: a quel punto sono nate le Riflessioni iniziali, in cui ho cercato di evidenziare i collegamenti – innegabili direi – tra quel passato, il Sessantotto in particolare, e il momento presente.

Che cos’è stato, per Lei, il Sessantotto?

Ragazza nella rossa Bologna, in quegli anni era quasi fisiologico essere affascinati dall’area del Movimento, farne parte: anche se costantemente da “cane sciolto”, come me. Rincorrevo un ideale di giustizia, e il Sol dell’Avvenir mi pareva incarnarlo. Molto guidava l’emozionalità. Il Sessantotto allora, anche se nato dalla contestazione globale e all’inizio quindi non politico, aveva poi finito per identificarsi con la Sinistra. Per me – e sicuramente non solo per me – significava anche rompere con tanti schemi vecchi che non convincevano più, fare conquiste personali, anche nel privato. A rivedere ora quei tempi… ha voluto dire anche illudersi di essere quasi onnipotenti, di non avere limiti… ha portato al disequilibrio, perché poi ti scontravi con la realtà, e i conti non tornavano. Io ne ero attratta e, allo stesso tempo, il mio sempiterno spirito critico mi faceva sorgere l’ennesimo dubbio. Calandosi poi in ambito strettamente politico, che belle le manifestazioni! Ma poi sentivo urlare “A piazzale Loreto c’è ancora posto!”, e non mi ci ritrovavo. E i compagni del servizio d’ordine mi parevano giocare alla guerra, come i bambini maschi che, nel cortile quando si era piccoli, con la cerbottana infilzavano lucertole.

 Come nasce l’idea di questo libro?

Il racconto autobiografico è nato con spontaneità. Mi sono accorta che mi piaceva molto ricordare, l’ho fatto e ho trascritto. L’idea delle Riflessioni iniziali è invece stata una scelta razionale. Scorgendo tanti e tali collegamenti tra quel passato e l’attualità, ho pensato che la mia testimonianza potesse essere utile. Il che mi fa pensare che non sono cambiata poi tanto: nonostante il mio occhio sia diventato molto critico nei confronti del Sessantotto, inseguo ancora ideali di giustizia.

 Quale, secondo Lei, un episodio cardine del Suo romanzo autobiografico?

Uno all’inizio, nei primi anni Cinquanta. Il ricordo principe della mia infanzia – quando, da piccolissima in un mattino di giugno, m’incantai dinanzi alle campanule screziate di rosa sulla rete del cortile, e mi parve l’Inizio, il primo mattino del mondo. Fu simbolico della meraviglia dell’infanzia – la mia in quel caso – di fronte alla vita. L’altro verso la fine del mio raccontare, quando, nel marzo del “77 mi ritrovai in una Bologna messa a ferro e fuoco dai “kompagni”, con ‘Radio Alice’ che guidava la guerriglia, e la polizia che caricava. Me ne andai, prendendo finalmente le distanze da tutto quel mondo, mentre pensavo: “Davvero ‘Radio Alice’ pensa si possa prendere Bologna? come il Palazzo d’inverno a San Pietroburgo? Ci hanno lasciati giocare, adesso dicono basta. Che ridicoli anche questi compagni!” Per me rappresentò la vera fine di un’illusione. E ancora una volta cambiò lo sguardo.

La ‘Città delle Due Torri’, oggi, secondo Lei, come appare rispetto a ieri?

Penso che Bologna, come molte altre città italiane, abbia un aspetto sempre più globalizzato. Quando ero ragazza io, la politicizzazione dei giovani era molto evidente, però accanto a questo fenomeno ancora resistevano le tradizioni. Penso a mio zio, che era il classico bolognese di una volta. Penso a certe mattine in cui, attraversando Piazza Maggiore, per andare all’Università, nell’aria nebbiosa scorgevo qualche vecchio ancora avvoltolato nella capparella nera che usavano nelle campagne, penso alle vecchie osterie – qualcuna ancora autentica – dove si andava la sera, a quella “Delle Dame” dove iniziò Francesco Guccini, alla vecchia trattoria del Mulino Bruciato. Ora a Bologna fanno politica sindacati, coop e partiti di pseudo sinistra, sostenendo a spada tratta la necessità dell’accoglienza più sfrenata di clandestini. Al posto della lotta di classe c’é il dogma dello ius soli e sempre più islam, ramadan, negozi etnici, burka etc. Succede così che molti ex compagni e operai e proletari si sentano messi da parte dai loro storici partiti di riferimento e votino Lega per esempio o FdI.

Un tempo Bologna, e oggi, invece, a quale o più città italiane attribuirebbe quel ruolo di focolaio o focolare della protesta?

Non mi pare che ci sia oggi un centro specifico, in Italia, per la protesta. Qua e là solo qualche manifestazione sporadica – colorata di vecchi schemi e temi – di centri sociali, Anpi et similia. Per paradosso – come insegna il filosofo inglese Roger Scruton – penso che i conservatori siano i veri rivoluzionari di oggi.

Destra e Sinistra: esistono ancora?

Sono categorie vetuste ormai. Lo scontro è tra l’Alto (grande finanza globalizzata) e il Basso (la gente, il popolo). In quest’ottica mi spiego l’enorme successo di Matteo Salvini presso la gente con la formula del “buon senso” che lui stesso sottolinea. La vera protesta oggi passa attraverso quelle persone – giovani e meno giovani – che non seguono più i vecchi schemi della politica. Persone che cercano di decodificare i pericoli di un’eccessiva globalizzazione, che vanno contro l’automatismo e la spersonalizzazione, che tentano di recuperare il legame con le proprie radici, il rapporto con la natura e i suoi ritmi, il che di conseguenza li aiuta anche a ritrovare in sé una dimensione più spirituale. Persone che cercano di ragionare con la propria testa, e s’inventano lavori nuovi in questa direzione. Sempre più consapevoli del grande danno dell’inquinamento, senza però cadere nella trappola/Greta che, come ho letto sull’Opinione delle Libertà, è un “movimento nato e studiato a tavolino, nel senso che è ingenuo ritenere che l’uomo unicamente sia responsabile di cambiamenti climatici, verosimilmente corrispondenti a fasi naturali nella vita del nostro pianeta”.

Anche da questo fenomeno però si può assimilare un elemento positivo…

Ogni cosa ha in sé un po’ di cattivo e un po’ di buono, ne sono convinta, anche perché altri ben più saggi di me l’hanno sempre sostenuto. E così può rappresentare uno stimolo a contrastare di più l’inquinamento – di cui non si può contestare l’esistenza – modificando abitudini personali oltre che collettive.

Come si inserisce, nel contesto culturale e storiografico generale attuale, il Suo romanzo?

Lo considero una testimonianza, che si unisce alle voci di quanti oggi (politici, giornalisti/scrittori e tanta gente “comune”, perspicace più di quanto si creda) vogliono riappropriarsi delle proprie vite contro i poteri forti che veicolano il pensiero unico.

Evidenzia nelle Riflessioni iniziali di come il Sessantotto abbia grandi responsabilità nelle dinamiche sociali e politiche attuali, in quanto, nel vuoto di principi fondanti, il Sessantotto ha finito a sua volta per rafforzare la posizione egemonica della Sinistra, che ormai sostiene solo le élite, pur camuffando il suo vero atteggiamento dietro la visione edulcorata di un mondo sempre più globalizzato, multiculturale e relativistico.

Evidenzia il pericolo dell’Islam in un mondo – il nostro – che è diventato estremamente – troppo – relativistico e appunto vuoto di principi. Tutto questo è avvenuto perché – liberi di crederci o no – esiste un piano contro l’autodeterminazione dei popoli.

Come per l’appunto aveva già compreso decisamente bene queste dinamiche Oriana Fallaci, da molti criticata.

Il mio romanzo – nella sua parte narrativa autobiografica – mostra anche, leggendo tra le righe degli accadimenti quotidiani, di come si abbia avuto troppa fretta di eliminare quanto era stato fatto negli anni Cinquanta e Sessanta in Italia, dalla ricostruzione in poi.

Ritiene che, anche oggi, vi sia un nuovo, possibile, Sessantotto?

Il Sessantotto di oggi sarà finalmente quella “contestazione globale” contro l’eccessivo consumismo, che doveva avvenire ma non avvenne, ingoiata come fu dalla politica. Però tale contestazione avrà finalmente compreso che non si può “uccidere il padre” perché occorre sempre avere un limen un confine, altrimenti il tutto si disequilibra. Avrà anzi compreso che deve rimettere Dio – il Sacro – all’interno del suo vivere.

Che cosa ne pensa di quanto accaduto a una Sua collega allo scorso ‘Salone del Libro di Torino’?

Sì, l’episodio di cui è stata protagonista la casa editrice ‘Altaforte’ e la scrittrice Chiara Giannini per il libro/intervista al ministro dell’interno Matteo Salvini, in cui è stata attaccata la libertà di espressione e di stampa, per cosa poi? per un’intervista innocente in cui Matteo Salvini dichiara di sentirsi lontano da tutti gli “ismi”.

Episodio che farebbe anche ridere perché l’esclusione di Altaforte dal Salone del Libro di quest’anno ha provocato un’enorme visibilità per il piccolo editore e il libro, in oggetto, è schizzato al primo posto nelle vendite. Oltretutto, questa esclusione si è rivelata ipocrita perché comunque in altri stand erano presenti, come sempre, libri fascisti e nazisti.

Mi trovavo anch’io al Salone del Libro – per fortuna il mio editore ‘Curcio’ dignitosamente non ha esposto quella dichiarazione strumentale di antifascismo con cui parecchi stand cercavano di cavalcare l’onda. Tutto questo sbandieramento di antifascismo contrastava invece ai miei occhi con l’enorme incombente stand – generosamente collocato all’ingresso nonostante le torture, le esecuzioni capitali e le discriminazioni – dello stato di Sharjah, uno dei sette emirati arabi, ospite d’onore al Salone quest’anno.

Una scelta che ha sollevato anche le critiche di Amnesty International.

Mi disgusta, devo essere sincera, questo eterno doppioppesismo, queste cause pseudo morali impugnate per motivi strumentali. In questo caso la dichiarazione “Io sono fascista” di Francesco Polacchi utilizzata – insieme ad altri numerosi strumenti tra cui attacchi della magistratura – contro la Lega durante la campagna elettorale prima del voto europeo. Ormai queste dinamiche sono talmente scoperte però, che la gente non se le beve più. Lo stesso vale per il fenomeno dell’accoglienza indiscriminata – con le scritte deliranti “Siamo tutti clandestini” in cui pezzo per pezzo anche questa trappola è stata smontata, scoprendo il business che sta dietro e, ancora più indietro, il piano per introdurre nuovi schiavi nel mondo del lavoro, con il doppio scopo di abbassare i salari, e poi sradicarci e frullarci insieme anche etnicamente per renderci sempre più automi che devono solo consumare. Il vero progetto che sta sotto a tutto è questo: il piano Kalergi dell’inizio Novecento. Non è fantascienza, basta guardarsi attorno per accorgersi che si sta attuando. Nelle mie Riflessioni iniziali ne parlo.

Chi sono per Lei, oggi, gli ‘antifascisti’?

Gli ‘antifascisti’ di oggi sono quelli che continuano a gridare: “Al lupo! Al lupo!” non accorgendosi – o rifiutando consciamente di accorgersi – che queste due ideologie Fascismo e Comunismo sono finite con il Novecento. Come ho già detto, il pericolo di oggi non è il fascismo ma la globalizzazione sfrenata in mano ad un capitale senza scrupoli che guarda alle persone solo come massa da sfruttare.

L’antifascismo è però ancora quel collante, ormai con poca presa però – già definito da Pasolini antifascismo “archeologico” – che tiene unito il popolo della ormai defunta Sinistra. A mio avviso, con questi comportamenti prevaricatori, gli antifascisti di oggi rischiano di essere i veri “fascisti”.

Media e antifascismo, presunto o reale. Ci spiega questo rapporto, per favore?

I media, tranne alcune eccezioni, rappresentano la cassa di risonanza del “pensiero unico”, del “politically correct” di cui l’antifascismo è uno dei cardini principali. Per sostenerlo utilizzano argomentazioni ormai fruste e rifruste, a cui forse non credono più neppure loro. Però devono obbedire agli ordini.

Si parte sempre dall’assunto che il fascismo sia per forza peggio del comunismo. Quindi per esempio, sì va beh… potremmo condannare anche le foibe o i gulag… ma vuoi mettere con i crimini fascisti e nazisti? Non c’è paragone.

E invece, se ci si documenta davvero storicamente, si vede che non è affatto così, proprio per niente. Negli ultimi anni sono stati anche aperti archivi storici, per cui esiste la possibilità di documentarsi maggiormente e rivedere delle posizioni. E invece no, stanno sempre tutti lì, non si staccano da luoghi comuni, che poi ultimamente abbiamo visto fare tanti danni. Con la scusa di esportare la democrazia siamo andati infatti in Iraq e in Libia a destabilizzare zone calde, anzi caldissime.

Con conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti…

A questo proposito mi ha molto colpito una riflessione del Dalai Lama, intervistato nel 1968 da Oriana Fallaci all’età di trentatré anni, già in esilio dopo l’invasione del Tibet da parte della Cina comunista: Il fatto è che oggi non si può più pensare in termini di comunismo e anticomunismo, capitalismo e anticapitalismo: bisogna pensare alla soluzione che beneficia di più un popolo in particolari circostanze economiche, storiche, culturali. Trovo che questo pensiero del Dalai Lama –

Controlli della Guardia costiera ai mezzi che trasportano rifiuti all’interno del porto di Genova

in Dall Italia e dal Mondo

La Capitaneria di porto nel corso di regolari controlli in materia ambientale all’interno del porto di Genova ha sottoposto a verifica due furgoni appartenenti a ditte distinte – di cui l’una operante nel porto di Genova e l’altra avente sede ad Asti – intenti a conferire rifiuti ferrosi presso un intermediario avente sede all’interno dell’area delle “riparazioni navali”.

Nel corso dei controlli, finalizzati a verificare il corretto possesso dei requisiti previsti dalle norme in vigore per il trasporto dei rifiuti, è emerso che il conducente di uno dei due mezzi non era in grado di produrre alcuna documentazione autorizzativa. A seguito di verifiche, si accertava infatti che la stessa ditta proprietaria del mezzo non era iscritta all’albo nazionale dei gestori ambientali. Per quanto emerso, si procedeva quindi al deferimento all’autorità giudiziaria sia del conducente dell’autoveicolo, sia del legale rappresentante della ditta proprietaria del mezzo.

Il secondo veicolo, invece, risultava sprovvisto della prevista autorizzazione ambientale per il trasporto di rifiuti, ma in questo caso la ditta proprietaria risulta regolarmente iscritta. Il formulario al seguito dei rifiuti risultava, tuttavia, erroneamente compilato riportando i dati di un veicolo terzo.

Si procedeva quindi al deferimento presso l’Autorità Giudiziaria anche del conducente e del legale rappresentante della seconda ditta e, contestualmente si elevava una sanzione amministrativa per un totale di € 3.100.

In entrambi i casi si procedeva al sequestro dei mezzi e dei rifiuti che ammontavano ad un carico complessivo di circa 2200 Kg.

Bom dia !!!

in Dall Italia e dal Mondo/LYFESTYLE

Il saluto consiste in un atto rappresentato da un gesto, accompagnato nella maggior parte delle volte da parole o frasi che si scambiano con una o più persone quando si incontrano o quando si prende commiato da loro, per fini personali o professionali, manifestando sentimenti di simpatia, affetto, rispetto, devozione o sottomissione.

Nell’antica Roma la “salutatio matutina” rappresentava il saluto che i clienti porgevano al proprio patrono accompagnato dalle parole “Ave Domine, Ave Rex”.

Ai nostri giorni il saluto rappresenta ormai una forma di cortesia, sebbene tuttavia l’origine rimanga sempre religiosa.

Del saluto in senso stretto bisogna distinguere quindi la forma ed il contenuto. La forma è spesso una formula, mentre il contenuto è spesso un augurio (vedasi il buongiorno che in greco significa “sii lieto”).  Altre tipologie di saluto riprendono le origini di carattere religioso come, per esempio, il francese “adieu”, l’inglese “good-bye” (contrazione dell’espressione piùestesa “God be with you”) o l’ancora più diretto spagnolo “vaya con Dios” che, al suo interno, comprende una moltitudine di auguri di buon auspicio, quali “vai con Dio, Dio sia con te, buona fortuna”.

I brasiliani sono noti per essere un popolo particolarmente socievole ed estroverso ed il momento del saluto ad una persona rappresenta una parte fondamentale della vita sociale a cui viene data molta importanza, prova ne è il fatto che vengano differenziate tre forme di saluto da usare in specifiche fasce orarie.

Il saluto in Brasile si distingue in tre formule: bom dia, boa tarde e boa noite. “Bom dia” rappresenta l’equivalente del nostro buongiorno e va usato fino alle ore 12; dalle 12 fino alle 18, invece, si usa il “boa tarde” ovvero il nostro buon pomeriggio, da noi poco usato, dopo le 18 libero uso dell’espressione “boa noite”, che noi utilizziamo solo per accommiatarci e come augurio prima di andare a letto, in Brasile invece si usa anche quando la sera si arriva e ci si incontra. L’espressione “boa noite” coincide, circa, con il calar della sera ed, essendo il Brasile un paese tropicale, l’alba compare molto presto, i bambini ed i ragazzi entrano a scuola alle 7.30 di mattina circa, mentre il buio della sera arriva approssimativamente alle 18 sia d’estate che d’inverno.

La bellezza ed il fascino del saluto “Bom Dia!”, però, lo si può capire solo se lo si vive. L’espressione, il sentimento ma, soprattutto, lo spirito con cui vengono dette queste due semplici parole, il sorriso che le accompagna, gli occhi che brillano e che sorridono, ma soprattutto lo scambio di battute successive che suonano così: Bom dia ! Tudo bem? tudo bem e você? tudo bem tudo bem….. – Buongiorno! tutto bene? tutto bene e tu? Tutto bene tutto bene……… rappresenta l’essenza dello spirito brasiliano. Per loro va sempre tutto bene, raramente sentirete qualcuno che vi risponderà che va male o che non va proprio, si potranno lamentare per qualcosa che non va molto bene ma poi vi diranno che grazie a Dio gli va ancora tutto bene. E queste sono le risposte che vi darà chiunque indipendentemente da sesso età o estrazione sociale. E stiamo parlando di un Paese che, secondo i dati 2016 del Fondo Monetario Internazionale ha un PIL pro capite di 9.821,41 USD, contro i 14.467 USD della vicina Argentina, i 31.984 USD dell’Italia o i 44.550 USD della trainante Germania. Alla luce di questi dati si può capire che i brasiliani avrebbero tutti i motivi del caso per lamentarsi.

L’espressione “Bom dia, tudo bem?” rappresenta non solo una reale forma di augurio ed interessamento su come stiano il proprio interlocutore, la sua famiglia, su come vada il lavoro, o un pretesto per fermarsi scambiare due chiacchiere e ringraziare Dio che le cose vadano ancora bene. Ma questa domanda viene rivolta a chiunque si incontri per strada, dal portinaio al giornalaio, dal tassista al netturbino, dal cameriere al venditore ambulante.

 

Nonostante il nostro animo sabato un po’ introverso non mi resta che augurarvi quindi buongiorno, scusate…Bom dia!

 

Emanuele Farina Sansonedal Brasile

 

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