Dall Italia e dal Mondo

Luce e gas, ‘uBroker Srl’ e risparmio-ricavo in bolletta sono sinonimi

Prosegue l’ascesa della milionaria utilities company italiana che per prima al mondo ha azzerato le bollette domestiche e delle PMI.

‘uBroker Srl’ cresce senza sosta. E, con lei, anche il risparmio in bolletta degli italiani. Sono oltre 150mila i clienti soddisfatti dal player di luce e gas che dal 2015 a oggi, anno del suo approdo sul mercato, ha azzerato più di 20mila bollette, Canone Rai e accise incluse.

Risultati incoraggianti e sorprendenti, ottenuti grazie a un inedito, collaudato, rodato ed efficace meccanismo di fidelity program tramite il quale si trasformano costi abituali in opportunità ricorrenti.

Numeri imponenti e solidi destinati a crescere in pandemia, grazie al ricorso a un sapiente uso del web quale strumento privilegiato di contatto, che hanno portato ‘uBroker Srl’ a essere sempre più preferita da migliaia di italiani quale partner ottimaleper le forniture domestiche e di PMI sparse sull’intero territorio nazionale.

Ci apprestiamo a un 2022 ancora migliore, essendo cresciuti esponenzialmente al tempo del Coronavirus”, esordisce Cristiano Bilucaglia, Ceo e Chairman dell’azienda con sede a Collegno, nel Torinese.

Aderire a scelgozero.it significa consumare in modo consapevole. Vuol dire essere parte di un meccanismo redistributivo che premia la distribuzione della ricchezza a una community virtuosa e sempre più ampia. Equivale a sapere di poter contare su fatture trasparenti e più leggere, prive di tutti quei costi aggiuntivi normalmente destinati ai maxi investimenti pubblicitari radiotelevisivi, tabellari e on line con personaggi famosi dai cachet esosissimi”, puntualizza il Presidente di ‘uBroker Srl’.

Preferiamo destinare quei volumi ai nostri clienti affezionati, garantendo scontistiche sempre più ampie in bolletta fino ad azzerarla e costante formazione ai nostri professionisti. Ed è la soddisfazione crescente, la fiducia toccata e ripagata con mano la sola leva della nostra crescita: chi sceglie ‘uBroker’ naturalmente ne diventa anche promotore, testimonial, contribuendo a diffonderne autonomamente i molteplici benefici e vantaggi alla propria cerchia di contatti. Riservandosi così, oltre a un considerevole risparmio annuale, anche nuovi ricavi netti con cui migliorare e integrare il proprio reddito, in un’ottica di potenziamento del proprio tenore di vita”, conclude entusiasta Cristiano Bilucaglia, cofounder della stimata azienda italiana insieme a Fabio Spallanzani, e mecenate apprezzato anche dalle principali associazioni solidali e consumeristiche italiane per la generosità delle sue opere di benemerenza destinate a giovani, nuove povertà e Terzo Mondo.

“Barolo e tartufo”? Eccellenze, non simboli snob

LETTERE AL GIORNALE

Caro direttore, in seguito al dibattito dei tre candidati sindaco di martedì 7 settembre si leggono spesso critiche alla frase del candidato sindaco per il centrodestra Paolo Damilano, il quale auspica a diventare amico dei sindaci delle grandi città europee offrendo loro “Barolo e tartufo”.

Molti leggono in queste parole un simbolo di élite, di snobismo, che lascia il tempo che trova. Damilano imprenditore del food & beverage che propone il tartufo, ogni anno con prezzi più proibitivi ai più, per diventare amico di potenti uomini di politica.
Ma a mio modesto parere in questa frase non si parla assolutamente di un mondo di ricchi e/o privilegiati, bensì si parla di territorio. Non serve andare a svendere la nostra città, fare si che questa sia un attrattiva per i turisti che vogliono fare la settimana al ribasso, o metà di questi sindaci per scopi meramente economici: Torino e una città preziosa, di una straordinaria bellezza, con architetture uniche nel loro genere, ma soprattutto con un passato che porta con sé tradizioni invidiabili dal mondo intero; Torino deve essere conosciuta dal mondo intero per le sue eccellenze!
Parlare quindi di Barolo e tartufo significa parlare di eccellenze: due tra gli infiniti prodotti che il mondo ha da invidiarci, ma soprattutto due prodotti che non seguono una vera e propria ricetta, ma semplicemente frutto di un ecosistema che favorisce la loro creazione, e che solo qui nel nostro territorio possiamo trovare, non nel resto del mondo.
Invece che criticare le parole del Candidato di Torino Bellissima, sarebbe più opportuno che ognuno di noi iniziasse a pensare a quante prelibatezze, e quanti tesori possano rendere il nostro territorio un lusso per il mondo intero, valorizzandoli e contribuendo a fare si che non debbano essere offerti pur di farlo conoscere.
Pietro Ruspa

Sarajevo, la fontana e la neve di primavera

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L’appuntamento è per le venti, davanti alla fontana Sebilj. Non ci si può sbagliare: è il simbolo di Sarajevo. Situata nel bel mezzo della Baščaršija, dispensa da oltre un secolo la sua acqua potabile, circondata da un infinità di piccioni che sembra d’essere in piazza San Marco a Venezia

 

 Progettata nel 1891, sotto il protettorato austro-ungarico, ha la forma orientale di un gazebo e porta la firma dell’architetto ceco Alexander Wittek che la intese come interpretazione in chiave moderna delle fontane ottomane, prendendo a modello una fontana in pietra di Istanbul. Con il calare delle luci della sera s’accende di una luce dorata che emana un fascino straordinario. Per questa fontana vale la stessa leggenda di quella della moschea Gazi Husrev-beg: bevuta anche una sola volta la sua acqua, sarà impossibile lasciare Sarajevo per troppo tempo o non tornare ogni volta che il cuore lo desidera.Ovviamente, come ogni volta, non manco di berne una sorsata. Samir arriva, affannato, dal vicino ponte che attraversa la Miljacka. Si era recato, per una commissione, alla Sarajevska Pivara, il birrificio rosso e crema, con le grondaie in rame, dove si produce l’ottima Sarajevsko pivo. Con un quarto d’ora di ritardo arrivano anche gli altri e tutti insieme si sale in taxi, alla modica cifra di tre marchi,cioè di un euro e cinquanta centesimi, per le vie che s’inerpicano sulla collina verso il cimitero ebraico dove abbiamo prenotato il nostro aperitivo in un locale che sembra un balcone sulla città vecchia. Il tempo di due chiacchiere sorseggiando uno Spritz Rosso (ma ci sono anche le versioni azzurro,verde e giallo, in base allo stato d’animo di chi lo beve) e si ridiscende. Il taxista è un matto. Conoscerà anche le vie come le sue tasche ma si butta giù a rotta di collo per le viuzze. A tempo di record ci scarica in Mule Mustafe Bašeskije, a due passi da Sebilj. Paghiamo la corsa e scendiamo in fretta dall’auto pubblica. Samir ha prenotato per quattro la cena in una Ašćínica, i locali specializzati in zuppe e verdure ripiene che rappresentano, in assoluto, la vera cucina casalinga bosniaca. Non ce ne sono molte in città e questa – Hadžibajrić , al numero 59 di Veliki Čurčiluk – è la migliore della Baščaršija. Il menù è semplice ma gustoso: pita ripiena di spinaci, uova e kajmak, il formaggio di panna acida (la Zeljanica);punjene paprika, cioè peperoni ripieni; il ( o la, non saprei) grah, gustosa zuppa di fagioli cucinata alla moda di Mostar e cipolle ripiene, le sogan dolma. Ovviamente,per favorire la digestione,dove si va? In uno dei caffè orientali dove, con cinque marchi, si può fumare la Šiša (quello che noi, genericamente, chiamiamo narghilè) e bere i tipici tè bosniaci, ascoltando le sevdalinke, lente e malinconiche canzoni d’amore della tradizione ottomana.Siamo fortunati. In quello che scegliamo, sedendoci sugli sgabelli tra coloratissimi tappeti, si sta esibendo un duo,piuttosto attempato, che suona dal vivo il violino e il saz ,tipico mandolino orientale. L’atmosfera è di quelle giuste, da meditazione. Io non fumo, limitandomi a sorseggiare un amarognolo tè verde.La parola giusta,in questi casi,è “polako”, che significa “con calma”. Ed è con calma che Samir tira fuori dalla tasca un libro e inizia a leggere. Lui, l’italiano lo parla bene. Anche Dina se la cava mentre Goran, nonostante la buona volontà che ci mette,incespica in molte parole che a sentir lui gli “ingarbugliano la lingua”. In quanto a me, confesso la mia ignoranza: il bosniaco che si differenzia solo leggermente dal serbo e dal croato, è e rimane “arabo”, come usiamo dire spesso e impropriamente. Il brano che legge rappresenta “l’essenza della città, lo spirito notturno di Sarajevo”. E’ tratto da “Lettera del 1920″, di Ivo Andric. “A Sarajevo, chi soffra d’insonnia può sentire strani suoni nella notte cittadina.Pesantemente e con sicurezza batte l’ora della cattedrale cattolica: le due dopo mezzanotte. Passa piú di un minuto (esattamente settantacinque secondi, li ho contati) ed ecco che si fa vivo, con suono piú flebile, ma piú penetrante, l’orologio della Chiesa ortodossa, e anch’esso batte le due. Poco dopo, con voce sorda, lontana, il minareto della moschea imperiale batte le undici: ore arcane, alla turca, secondo strani calcoli di terre lontane, di parti straniere del mondo. Gli ebrei non hanno un orologio proprio che batta le ore, e solo Dio sa qual è in questo momento la loro ora, secondo calcoli sefarditi o ashkenaziti. Cosí, anche di notte, mentre tutto dorme, nella conta di ore deserte d’un tempo silenzioso, è vigile la diversità di questa gente addormentata, che da sveglia gioisce e patisce, banchetta e digiuna secondo quattro calendari diversi, tra loro contrastanti, e invia al cielo desideri e preghiere in quattro lingue liturgiche diverse. E questa differenza, ora evidente e aperta, ora nascosta e subdola, è sempre simile all’odio, spesso del tutto identica ad esso”.Terminata la lettura chiude il libro e lo rimette in tasca. Non c’è nulla da commentare perché in quelle parole c’è tutto. La musica, intanto, ci avvolge. Gli amici mi dicono che ci sono diverse traduzioni e spiegazioni per la parola “sevdah”. Alcuni giurano che viene dalla parola turca “sevda”, l’amore. Altri insistono sul termine persiano “soda”, che equivale a malinconia, oppure la parola “sawda”, che in arabo significa qualcosa di nero. Comunque la si metta, quello delle sevdalinke è un genere di nostalgia cantata e suonata, melodiosa, struggente. Si sta bene ma d’improvviso “s’incunea crudo il freddo e la città trema”,come nella canzone dei Csi. Era previsto un brusco abbassamento delle temperature ma all’improvviso quest’ariaccia fredda è scesa nel giardinetto all’aperto, sollevando polvere da terra e tovaglie dai tavolini. Dai pesanti bracieri d’ottone scintille rosse e gialle volano in aria, disegnando arabeschi infuocati nel buio. In fretta e furia due ragazzi ritirano tutto, mentre cadono le primi, pesanti gocce di pioggia. In un attimo ripassiamo davanti alla fontana di Sebilj e, ancora con un taxi, andiamo verso l’albergo, nei pressi della stazione ferroviaria. Piove a dirotto. Al mattino dopo,in un silenzio profondo,ovattato, ecco la sorpresa: nevica, e viene giù anche bene, a larghe falde. Fa freddo e nevica, a Sarajevo.

 

Poco importa se siamo a metà aprile. Ieri c’erano diciotto gradi e poi, tutto di un colpo, dalle vette della Bjelašnica e dell’Igman è sceso il soffio gelido della retroguardia del generale Inverno, ultimo e disperato colpo di coda della stagione dei brividi. Quando raggiungo la Baščaršija un nevischio gelato che pare ghiaccio tritato ci fa rabbrividire tutti. Trema, “livida trema”, Sarajevo. Nonostante il maglione ,la giacca con il bavero alzato e la bella, calda sciarpa che ho comprato al bazar il freddo mi entra nelle ossa. Anche Goran e Samir soffrono il freddo. Dina ha le gote e le mani arrossate, sulle quali soffia un fiato che si condensa in nuvole dense al contatto con l’aria gelida che, a folate, mulina nel dedalo delle viuzze. Sembra pieno inverno, con i tetti delle case e le cupole delle moschee bianchi come i paesaggi infarinati dei presepi. Capita, non è una novità. E Sarajevo è, in tempo di pace, più bella e seducente che mai.

Marco Travaglini

Ubroker: luce e gas, come conquistare fiducia in rete

I consigli della multiutilities company milionaria nata dal web per avere successo commerciale in Internet.

Come conquistare fiducia in rete. Un tema attualissimo e primario per chiunque voglia fare impresa e network in modo costruttivo, agile e soprattutto solido. Con importanti e soddisfacenti prospettive di sviluppo innanzi a sé.

Oggi il web costituisce il punto di riferimento principale per le scelte commerciali dei consumatori del pianeta”, esordisce Cristiano Bilucaglia, Founder, Ceo e Chairman di ‘uBroker Srl’, prima azienda al mondo ad aver azzerato con successo le bollette di luce e gas, canone Rai e accise incluse con un volume d’affari aggregato superiore ai 100 milioni di euro e oltre 150mila clienti in tutta Italia.

Il nostro modello di business, per noi che siamo nati da e con Internet, si fonda sul risparmio crescente di chi ci scegliecome partner privilegiato per le proprie forniture, e contestualmente sulla moltiplicazione delle opportunità di ricavi netti ed incremento del proprio tenore di vita per quanti condividano il nostro progetto”, spiega l’uomo che nel 2009 inventò l’EuroCredito, prima moneta complementare italiana con cui fu possibile salvare oltre 3mila Pmi dalla crisi del 2008.

Fondamentale, oggi, investire correttamente sul proprio ‘personal branding’: un’immagine veritiera, autorevole e ben percepita è fondamentale per operare correttamente in rete”, approfondisce l’industriale piemontese già eletto ‘Imprenditore dell’Anno’. Un aspetto, questo, basilare del nostro modo di fare e vivere le immense potenzialità del network marketing, che adotta le migliori e più veloci soluzioni per creare e consolidare nel tempo relazioni efficaci e durature con il proprio target di riferimento”.

Per poi proseguire: “Il consiglio per chi oggi desideraoperare in rete con reale successo è di avere una vision a lunga gittata, considerando obiettivi di mercato e fatturato a lungo termine in maniera lungimirante e producente. Altresì importante è compiere dei check-test preliminari ed esplorativi, alias sondaggi mirati tramite i quali ottenere dati utilissimi con cui calibrare il proprio business, migliorando al contempo gli aspetti di approccio, comunicazione e interazione reciproca con la potenziale utenza di riferimento”.

Perché, per l’imprenditore e mecenate pluristimato dalle associazioni consumeristiche nonché filantropo dal cuore grande sempre attento al sociale, “Ciò che fa la differenza in rete in termini di abbattimento delle naturali soglie di diffidenza è la testimonianza schietta: con tutto il suo valore di referenzialità intrinseca atto a indurre all’azione quanti hanno preso contezza di come altri a lui vicini abbiano vissuto e condiviso un’esperienza positiva traendone vantaggi pratici e altrettanto misurabili”.

Case study unica nel suo genere, ‘uBroker Srl’ basa e trae infatti la propria forza dal fatto che “I nostri testimonial sono tutti clienti soddisfatti: che, attraverso i social, comunicano ed esprimono il gradimento che ci riservano in maniera diretta e sincera, facendosi a loro volta magneti e garanti diretti per le persone loro care e vicine che afferiscono alle loro cerchie abituali di contatti umani e professionali”.

Con un dato di conversione significativo: Molti di loro – racconta Bilucaglia – scelgono spontaneamente di aderire al nostro collaudato meccanismo di fidelity program ove, oltre a garantirsi risparmio crescente in bolletta sino all’azzeramento permanente della stessa, hanno altresì accesso a molteplici opportunità di ricavi utili netti con cui incrementare il proprio potere d’acquisto e migliorare così anche il proprio tenore di vita”.

Perché, per Cristiano Bilucaglia, “I grandi nomi dello showbusiness al soldo di questo o qual marchio, pronti a reclamizzare questo o quel brand, per noi di ‘uBroker’ sono inutili. Sono solo denari accantonati da tramutare in risparmio e occasioni di crescita per i nostri clienti. Per avere fiducia in rete non c’è miglior influencer dell’uomo della strada che, prendendo coscienza in modo diretto e immediato delle opportunità già ampiamente fruite e verificate dai propri simili, opta spontaneamente per l’adesione a un progetto vincente senza bisogno alcuno di un invito commerciale espresso”.

Luce e gas, come conquistare fiducia in rete

UBROKER:  I consigli della multiutilities company milionaria nata dal web per avere successo commerciale in Internet.

Come conquistare fiducia in rete. Un tema attualissimo e primario per chiunque voglia fare impresa e network in modo costruttivo, agile e soprattutto solido. Con importanti e soddisfacenti prospettive di sviluppo innanzi a sé.

“Oggi il web costituisce il punto di riferimento principale per le scelte commerciali dei consumatori del pianeta”, esordisce Cristiano Bilucaglia, Founder, Ceo e Chairman di ‘uBroker Srl’, prima azienda al mondo ad aver azzerato con successo le bollette di luce e gas, canone Rai e accise incluse con un volume d’affari aggregato superiore ai 100 milioni di euro e oltre 150mila clienti in tutta Italia.
“Il nostro modello di business, per noi che siamo nati da e con Internet, si fonda sul risparmio crescente di chi ci sceglie come partner privilegiato per le proprie forniture, e contestualmente sulla moltiplicazione delle opportunità di ricavi netti ed incremento del proprio tenore di vita per quanti condividano il nostro progetto”, spiega l’uomo che nel 2009 inventò l’EuroCredito, prima moneta complementare italiana con cui fu possibile salvare oltre 3mila Pmi dalla crisi del 2008.
“Fondamentale, oggi, investire correttamente sul proprio ‘personal branding’: un’immagine veritiera, autorevole e ben percepita è fondamentale per operare correttamente in rete”, approfondisce l’industriale piemontese già eletto ‘Imprenditore dell’Anno’. “Un aspetto, questo, basilare del nostro modo di fare e vivere le immense potenzialità del network marketing, che adotta le migliori e più veloci soluzioni per creare e consolidare nel tempo relazioni efficaci e durature con il proprio target di riferimento”.
Per poi proseguire: “Il consiglio per chi oggi desidera operare in rete con reale successo è di avere una vision a lunga gittata, considerando obiettivi di mercato e fatturato a lungo termine in maniera lungimirante e producente. Altresì importante è compiere dei check-test preliminari ed esplorativi, alias sondaggi mirati tramite i quali ottenere dati utilissimi con cui calibrare il proprio business, migliorando al contempo gli aspetti di approccio, comunicazione e interazione reciproca con la potenziale utenza di riferimento”.
Perché, per l’imprenditore e mecenate pluristimato dalle associazioni consumeristiche nonché filantropo dal cuore grande sempre attento al sociale, “Ciò che fa la differenza in rete in termini di abbattimento delle naturali soglie di diffidenza è la testimonianza schietta: con tutto il suo valore di referenzialità intrinseca atto a indurre all’azione quanti hanno preso contezza di come altri a lui vicini abbiano vissuto e condiviso un’esperienza positiva traendone vantaggi pratici e altrettanto misurabili”.
Case study unica nel suo genere, ‘uBroker Srl’ basa e trae infatti la propria forza dal fatto che “I nostri testimonial sono tutti clienti soddisfatti: che, attraverso i social, comunicano ed esprimono il gradimento che ci riservano in maniera diretta e sincera, facendosi a loro volta magneti e garanti diretti per le persone loro care e vicine che afferiscono alle loro cerchie abituali di contatti umani e professionali”.
Con un dato di conversione significativo: “Molti di loro – racconta Bilucaglia – scelgono spontaneamente di aderire al nostro collaudato meccanismo di fidelity program ove, oltre a garantirsi risparmio crescente in bolletta sino all’azzeramento permanente della stessa, hanno altresì accesso a molteplici opportunità di ricavi utili netti con cui incrementare il proprio potere d’acquisto e migliorare così anche il proprio tenore di vita”.
Perché, per Cristiano Bilucaglia, “I grandi nomi dello showbusiness al soldo di questo o qual marchio, pronti a reclamizzare questo o quel brand, per noi di ‘uBroker’ sono inutili. Sono solo denari accantonati da tramutare in risparmio e occasioni di crescita per i nostri clienti. Per avere fiducia in rete non c’è miglior influencer dell’uomo della strada che, prendendo coscienza in modo diretto e immediato delle opportunità già ampiamente fruite e verificate dai propri simili, opta spontaneamente per l’adesione a un progetto vincente senza bisogno alcuno di un invito commerciale espresso”.

 

“L’ultimo lenzuolo bianco”, viaggio interiore in Afghanistan

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Vi riproponiamo questa recensione che torna di stretta attualità per le drammatiche vicende afghane

LIBRI / L’AFGHANISTAN E IL VIAGGIO INTERIORE DI FARHAD BITANI

Dice di non essere uno scrittore Farhad Bitani, ma un militare che la vissuto la paura, un essere umano che porta i segni indelebili della guerra, visibili e invisibili, che hanno condizionato, facendolo tuttora,  il suo modo di guardare la vita. Figlio di un generale e mujaheddin, appartenente ad una delle famiglie più ricche e fortunate dell’Afghanistan, Bitani ha vissuto nella guerra, assuefatto dalla normalità del conflitto, proprio come, purtroppo, tutte le ultime generazioni della popolazione afghana.

Da vincitore prima, il padre contribuì alla sconfitta del potere sovietico,  e da perseguitato in un secondo momento, a causa della presa di potere da parte dei talebani, ha egli stesso partecipato alla guerra che ha significato assisterne agli orrori, vivendoinevitabilmente una vita che non ha mai conosciuto la pace.

Nel 2011, durante una vacanza che lo riporta dall’Italia, dove studiava presso l’Accademia Militare,  al suo paese d’origine  accade un terribile episodio, un attentato, che cambia la sua esistenza per sempre: “la strada era piena di dossi, ho rallentato, dai boschi arriva uno sparo, poi una grandinata di colpi, cinque o sei sparano coi kalasnikov, corriamo come pazzi in mezzo ai colpi”. Bitani si salva, ma rimane ferito. “Non sono morto, ci ripenso e non so spiegarmi perché”.

Il libro racconta la vita dell’autore, un afghano di Kabul, ci porta in un disperato scenario di guerra cronica, in una realtà scandita da un indottrinamento radicato contro l’occidente, da una cultura opprimente. Si narra di una quotidianità che cambia drammaticamente sotto il potere talebano, vessazioni giornaliere, interrogazioni sulla dottrina seguite da terribili punizioni, burqa per le donne e barba per gli uomini con obbligo inappellabile di osservanza.

Quella di Bitani è una testimonianza importante, una critica robusta ai fondamentalismi, una presa di consapevolezza sulle falsità raccontate a proposito della “guerra santa”,  complice il ruolo dell’ignoranza, che ha portato ad utilizzare “il nome dell’Islam per il potere”.

Il lavoro dello scrittore è un racconto consapevole, vissuto sulla propria pelle, del dramma di tutte quelle persone che fuggono dalla guerra con una speranza, carichi di una tragedia inimmaginabile, avvolti da quella disperazione a volte incompresa.

 

Maria La Barbera

Le lezioni del fallimento occidentale in Afghanistan

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LETTERE AL GIORNALE


Caro direttore, seguo le vicende afghane da quasi trentanni, dapprima come ricercatore e giornalista e poi, più da vicino come practitioner di varie organizzazioni internazionali attive in Asia centrale.

Se sono stato anchio colto alla sprovvista dalla rapidità del crollo del regime di Kabul a Ferragosto, non ho mai avuto dubbi che questo sarebbe stato lesito finale della sciagurata invasione lanciata dagli USA nel 2001. Ricordiamo alcuni punti fondamentali. Durante lintervento sovietico in Afghanistan(1979-1989), gli USA hanno armato ed addestrato bande di fondamentalisti islamici provocando lesplosione deljihad (e del traffico deroina) a livello mondiale. Dopo che il paese sprofondò nel caos in seguito all’abbandono sovietico, sempre gli USA approvarono la presa del potere da parte dei talebani. Quando, in maniera a tuttoggi inspiegata in modo razionale, avvenne lattacco dell11 settembre, Washington decise dinvadere il paese senza uno straccio di prova che riconducesse i terroristi al regime dei Talebani.

Quella in cui gli europei sono stati coinvolti per ventanni è stata dunque una guerra d’aggressione senza alcuna base legale. Tale guerra gli americani lhannocondotta sulla pelle degli altri (lAlleanza delle minoranze afghane del Nord) o seppellendo le posizioni nemiche di bombe, ogni volta falciando decine di innocenti.

Gli americani si sono quindi ingegnati a mettere al potere una serie di dipendenti delle loro multinazionali, completamente scollati dalla realtà del paese. In parallelo, con lentusiastico sostegno dei vassalli europei, si è cercato di imporre in un paese di comunità agricole tradizionali il modello occidentale di stampo anglo-americano. In tal modo, gli occidentali hanno ripetuto lerrore sovietico, solosostituendo il liberismo al marxismo. Peggio che prima, la stragrande maggioranza degli afghani (non i dipendenti delle ONG mostrati dalle TV italiane) ha accolto con ripugnanza un modello di modernità che anche da noi sempre di più si rivela come fondamentalmente marcio, basato comè sulla mercificazione di ogni valore, la competizione quale regola onnipresente, un femminismo puritano anglosassone che crea odio verso gli uomini, pornografia di massa venduta come liberazione. Per non parlare degli eccessi LGTB, che suscitano orrore in tutte le società ad est della linea Varsavia-Istanbul.

Anche trascendendo dallavversione delle masse per gli pseudovalori occidentali, il tentativo di applicarli in Afghanistan nasceva morto nel momento in cui non si prevedevano sforzi per la costruzione di unarchitettura statale ed economica efficace per il nuovo protettorato. I sovietici questo lo fecero ed in effetti il regime da essi lasciato a Kabul riuscì a reggersi da solo per sette anni (19891996).

Sotto gli americani, nella corruzione regnante di governanti senza scrupoli al soldo dello straniero, le masse si sono riallineate ai rappresentati del vecchio ordine che per inciso avevano anche bloccato il narcotraffico, ridivenuto imperante durante loccupazione.

Per anni Washington e le sue ignave ancelle europee (i soli a credere nella retorica dei diritti umani) hanno cercato di corrompere quanta più gente possibile per portare qualcuno dalla loro parte. Costoro li abbiamo visti accalcarsi dietro gli aerei allaeroporto di Kabul.

Per noi europei la cosa più indicata da fare di fronte a questo disastro sarebbe di trarne le debite conseguenze e scuotersi da un torpore che ci porterà solo nuove tragedie.

Ventanni fa scrissi che l’Afghanistan, dopo essere stato la tomba del potere sovietico, annunciava l’inizio della fine dell’egemonia anglosassone sulla scena internazionale. Sottolineo anglosassone invitando chi legge a finirla con la retorica dellOccidente, che è solo unasovrastruttura ideologica per il dominio anglo-americano sul resto dellEuropa. Le immagini che arrivano da Kabul servano a riflettere sul fatto che strutture come la NATO non contribuiscono più a creare sicurezza ma producono al contrario linstabilità (basta guardare alla Libia) in cui lItalia è oggi immersa. I paladini dell“Occidente smettano di stracciarsi le vesti per le mogli dei funzionari defenestrati di Kabul ed inizino invece a concentrarsi sulla situazione delle donne saudite, martoriate da un regime a cui ilsistema a cui loro si vantano d’appartenere fornisce ogni genere di supporto. Traiamo dalla tragedia dellAfghanistan le giuste lezioni: se vogliamo evitare nuovi disastri per il futuro, dobbiamo tornare padroni del nostro destino. Anche perché, data la nuova guerra fredda che USA e Gran Bretagna alimentano contro la Russia, la principale potenza nucleare, i prossimi cataclismi causati dal vassallaggio atlantico saranno sempre più vicini a noi e potrebbero rivelarsi fatali.

Fabrizio Vielmini
analista Vision & Global Trends(https://vision-gt.eu)

La morte di Gino Strada, generoso e visionario “santo laico”

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

E’ morto Gino Strada, medico fondatore di Emergency, a soli 73 anni. E’ una notizia che colpisce tutti perché Strada è stato un generoso, direi quasi un visionario, potremmo anche definirlo un santo laico che ha gettato la sua vita  al servizio degli altri  con furore (la parola non è fuori posto), come solo i santi, e neppure tutti, sanno fare.

Il prof. Pier Franco Quaglieni

Ha praticato la medicina non per affermarsi professionalmente, ma per dedicarsi a chi si trova in difficoltà. Pochi medici hanno fatto la sua scelta che merita ammirazione e rispetto  non solo perché ogni morto e’  “bello“ come diceva Tolstoj. Strada ha scelto sempre di soccorrere gente disperata , soprattutto vittime di guerra. Il suo era un impegno umanitario e politico che si è realizzato a livello mondiale. Chi scrive è anni luce da molte delle sue idee che non ha mai ritenuto di poter condividere. La stessa idea di Ong  in generale mi suscita riserve e spesso dissento  per ciò che riguarda  in particolare gli sbarchi in Italia. Ma non posso non rispettare un uomo generoso che si è speso con passione per gli altri. Gli sarebbe spettato il Nobel. Se consideriamo che lo ebbe un giullare come Dario Fo che fu anche repubblichino di Salo’ oltre che sostenitore dei terroristi rossi, il Nobel per la pace lo avrebbe meritato a pieno titolo un uomo serio e concreto (la concretezza tipicamente lombarda di chi era nato a Sesto San Giovanni) che non ha fatto ridere il pubblico, ma si è impegnato a salvare  seriamente vite umane. E’ morto proprio quando il suo immenso lavoro in Afghanistan sta per essere distrutto dai talebani . Uno sfregio alla sua memoria. Nessuno – al di là delle divisioni politiche – può non inginocchiarsi di fronte alla sua salma . Mi

irritava  quando lo ascoltavo ospite di Fazio (che non tollero), ma la sua opera umanitaria parla per lui e dice che è stato un grande. Con linguaggio antico lo definirei un benefattore dell’umanità. Mi infastidiscono gli elogi dei politici nei suoi confronti a partire dal sindaco di Milano. Credo che Strada meriti la sobrietà che ha sempre saputo  dimostrare. La strumentalizzazione politica della sua vita appare fuori posto. Strada ha costruito ospedali, chi parla di lui e si gloria della sua amicizia, sa quasi soltanto fare delle chiacchiere  spesso inutili e quasi sempre inconcludenti.

‘uBroker’ e ‘Scelgozero.it’, come risparmiare in bolletta

Cristiano Bilucaglia illustra le opportunità di reddito e crescita dell’azienda italiana che azzera le fatture di luce e gas.

Le bollette sono da sempre gioia e dolore degli italiani. Per fortuna c’è anche chi, come ‘uBroker Srl’, ne ha fatto ormai soltanto delizia. Come? Riuscendo ad azzerarle, Canone Rai e accise incluse, per prima al mondo nel suo genere.
E arrivando così a sviluppare, da start-up di successo nel 2015 a consolidata realtà industriale oggi, un volume d’affari aggregato superiore agli 85 milioni di euro.
Rendendo soddisfatti oltre 150mila clienti in continuo incremento in ogni parte d’Italia, per più di un milione di fatture emesse frutto del lavoro costante e serio di più di 50 dipendenti diretti, e oltre 1.000 fra collaboratori, consulenti, professionisti e rete commerciale.
Ed è così che il risparmio in bolletta si tramuta anche in opportunità di lavoro da remoto: sono già migliaia in tutta Italia i clienti ampiamente soddisfatti che hanno scelto di diventare testimonial e partner diretti di ‘uBroker Srl’, anche perché la fornitura energetica è il servizio ideale per sviluppare un network.
In che modo? “Semplicemente aderendo al collaudato e rodato meccanismo di fidelity program disponibile sul sito scelgozero.it, che consente di diventare parte attiva del progetto d’impresa vincente targato ‘uBroker Srl’”, spiega Cristiano Bilucaglia, CEO e Chairman della fortunata e solida multiutilities company italiana che ha fondato insieme a Fabio Spallanzani.
Ottenendo, di fatto, molteplici vantaggi: tra cui, in primis, una seconda fonte di reddito che, già in molti casi, si è consolidata a tal punto da trasformarsi, per chi ne fruisce abitualmente, nel primo impiego professionale con risultati economici più che soddisfacenti e altrettanto sorprendenti.
“Mettendosi in gioco – prosegue il Presidente di ‘uBroker Srl’ – per dare sfogo alle proprie ambizioni e capacità in una struttura aziendale agile e snella in cui proattività e formazione costante rivestono un ruolo fondamentale. In cui è la fiducia a fare la differenza, insieme alla soddisfazione di chi ha testato in prima persona sul campo la validità e la coerenza dell’offerta commerciale di ‘uBroker’ e ha scelto spontaneamente di condividerne i benefici allargandoli alla propria cerchia di contatti personali, amicali, familiari e professionali”.
Per poi concludere: “Ne scaturisce così una comunità coesa e dinamica di utenti in grado di moltiplicare progressivamente le opportunità di risparmio trasformando costi fissi in ricavi con cui ampliare il proprio potere d’acquisto e il raggio d’azione economico di ciascuno migliorando il tenore di vita. Traendone al contempo soddisfazione nel contribuire a un progetto in continuo sviluppo altresì social oriented e in grado di assicurare sostegno continuo a importanti realtà solidali meritevoli di aiuto”.

‘uBroker’: fare impresa cambiando e crescendo con coerenza

Il modello di sviluppo della multiutilities company italiana che azzera le bollette di luce e gas premia autonomia, coraggio e impegno. Con la mano tesa alle realtà sociali meritevoli di sostegno.

“Fare business restando coerenti. Svilupparsi accogliendo il nuovo che avanza armonizzandolo con il proprio codice etico umano e professionale insieme. Per crescere e guardare avanti con fiducia alle sfide che un mondo e un mercato in continua evoluzione oggi più che mai impongono”.

Lo afferma Cristiano Bilucaglia, Founder (insieme a Fabio Spallanzani) Ceo e Chairman di ‘uBroker Srl’, azienda che dal 2015 a oggi per prima al mondo e in Italia azzera le bollette di luce e gas, Canone Rai e accise incluse, grazie a un collaudato e rodato fidelity program in grado di garantire massima affidabilità, risparmio e soddisfazione al cliente finale, e redistribuendo una parte consistente dei propri utili in preziose attività di mecenatismo sociale su più fronti.
“La pandemia ha indubbiamente impattato in maniera decisiva sulle nuove frontiere del fare impresa. E noi, che ci rivolgiamo al target consumer, privati e PMI, ne abbiamo colto tutte le opportunità intrinseche facendo tesoro di quest’esperienza. Abbiamo trasferito sul web i valori che da sempre ci contraddistinguono come autonomia, coraggio, intraprendenza e impegno valorizzando al massimo le nostre human resources grazie a un nuovo modo di impiegare lo smart working, a oggi il solo e vero network marketing fondato su principi relazionali e d’impresa efficaci ed efficienti”, approfondisce l’industriale piemontese già eletto ‘Imprenditore dell’Anno’ per le sue idee rivoluzionarie in materia economica (con l’EuroCredito, prima moneta complementare italiana, nel 2008 salvò oltre 3mila aziende dalla crisi).
“uBroker Srl si pone quindi in perfetto equilibrio tra ieri e oggi. Per noi il domani è un percorso armonico di conciliazione delle differenze in ambito imprenditoriale fatto guardando con rinnovata fiducia al mercato in modo proattivo. Strutturato. La nostra organizzazione premia impegno e talento ogni giorno, considerando l’utente che ci accorda la sua preferenza come alfa e omega di ogni nostro processo industriale atto a conferire piena soddisfazione a chi, tramite noi, fruisce ogni giorno con serenità delle utilities necessarie per la vita e il lavoro”.
Per poi concludere: “Con in più la possibilità di trovare nella bolletta azzerata non solo una delizia per il portafoglio, ma altresì una preziosa opportunità d’impiego per chi desideri aderire spontaneamente a scelgozero.it, trasformando così la fattura di luce e gas in un’occasione di incremento dei propri ricavi netti mensili. Con la fiducia di chi sa di poter contare su una realtà multipotenziale sana, solida, trasparente e sempre al servizio del cliente. Condividendo sforzi e risultati anche con chi ha avuto meno. Destinando una porzione del proprio guadagno al sostegno di attività solidali di prim’ordine, serie e riconosciute, oggi più che mai, in questo preciso momento storico, fondamentali per la ripartenza e il benessere delle persone”.