CULTURA E SPETTACOLI - Page 508

"Cade" il ghiacciaio del Wetterhorn tra Svizzera e Piemonte

All’improvviso il ghiaccio è precipitato lungo il versante della montagna

 

ghiacciaioDue camminatori svizzeri, Hans Buhler e sua moglie Marianne, hanno filmato il distacco di una porzione del ghiacciaio del Wetterhorn (altitudine 3693 metri) mentre si trovavano a fondovalle nei pressi di Grindelwald, in Svizzera, a una manciata di chilometri dal confine con il Piemonte.

 

All’improvviso il ghiaccio è precipitato lungo il versante della montagna ricoprendo  i prati e provocando una specie di “bufera” di neve. “Abbiamo sentito un boato: pensavamo a un aereo, poi abbiamo visto quella massa bianca che piombava giù. L’abbiamo ripresa, poi ci siamo messi al riparo”. Un fatto davvero  raro per la zona, causato molto probabilmente dalle temperature elevate  verificatesi durante l’estate.

La sanità e le ricadute sugli anziani

Doppio appuntamento giovedì primo ottobre presso l’hotel “la ruota” a Pianfei (Cuneo) e venerdì 2 ottobre a Caluso (Torino)

 

vecchi anzianiDoppio appuntamento per l’Auser Piemonte Giovedì primo ottobre presso l’hotel “la ruota” a Pianfei (Cuneo) e venerdì 2 ottobre a Caluso (Torino), per discutere sul futuro della sanità nella regione e soprattutto per capire quali saranno le ricadute sui cittadini più fragili ed esposti come gli anziani. Partecipano al convegno: il presidente dell’Auser Piemonte Gianni Pibiri, Nino Boeti vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Alberto Tomasso Segretario Generale della Cgil Piemonte, Mario Borgna Segretario Generale dello Spi regionale ed Enzo Costa presidente nazionale dell’Auser. Modera i lavori Elio Lodi Direttore Generale dell’Auser Piemonte. A conclusione dei due appuntamenti, si  terrà il pranzo sociale e la festa dei volontari Auser Piemonte.

Professori e alunni indolenti, la famiglia è centrale

MATURITA STUDENTESSAtosettoSTORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

 

Appartengo ad una generazione i cui padri e madri davano sempre ragione agli insegnanti. Adesso i telefonini hanno complicato le cose. Sono elemento anche di tensione tra i professori e le famiglie

 

Ho letto l’articolo pubblicato sul “Torinese” dalla brava Tersilla Garella (rubrica MODA & Modi – ndr) e sicuramente non ci sono simpatici coloro che difendono le indolenze dei giovani, in particolare quando sono scolari. Appartengo ad una generazione i cui padri e madri davano sempre ragione agli insegnanti. Adesso i telefonini hanno complicato le cose. Sono elemento anche di tensione tra i professori e le famiglie, fortunatamente  solo alcune e non tutte. Giacché questo è, a mio modestissimo parere, il punto focale della questione. Dietro – o davanti, come preferite – ad un giovane scolaro c’è una famiglia. Tradizionale e non, sia ben chiaro.

 

Il rapporto con l’istituzione scuola è di tutta la famiglia. Veniamo al caso concreto di mia figlia, che è stata promossa. Non ci ha mai fatto mancare l’ebrezza del rimando, con le relative vacanze estive passate nel dirle : mi raccomando studia! E la la relativa risposta: lo so, mica sono una bambina. Ora si cambia liceo scientifico, dal Volta all’Einstein. Il primo anno di Scienze, a settembre, credeva di ritrovare il professore che aveva ottenuto il trasferimento. L’esame è consistito, anzi non è consistito, in una chiacchierata scherzosa ed amabile con altri professori di altre materie. Quest’anno, nel confronto, siamo su un altro pianeta.

 

La materia: Matematica. Qui la prof che la rimanda, dopo gli scrutini va in pensione. Tiene i successivi e gratuiti corsi di recupero. Ad agosto, via mail,  si tiene in contatto con gli studenti rimandati. Rientra due giorni prima dalle vacanze per interrogarli sincerandosi che abbiano studiato. Si chiama Raffaella Berardi. A cui va tutta la mia stima e quella della mia famiglia, in particolare di Sara. Ogni altro commento è inutile. La radicale diversità dei due casi è lampante.

Animali durante le calamità: ci pensano i veterinari

Il contributo della veterinaria pubblica nelle emergenze non epidemiche può riguardare i criteri di gestione dei servizi di preparazione e somministrazione di pasti in condizioni estreme e gli interventi di recupero e custodia degli animali di affezione che hanno perso il loro proprietario

 

canileDal 16 al 18 settembre il Centro polifunzionale della Croce Rossa di Settimo Torinese ospiterà un corso di formazione per i medici veterinari delle aziende sanitarie del Piemonte. Il tema del corso, “Emergenze non epidemiche nella sanità pubblica veterinaria”, rientra nell’ambito di un progetto affidato dalla Regione all’Asl TO3 finalizzato alla definizione di procedure unificate per la gestione delle emergenze veterinarie in occasione di catastrofi naturali o di eventi avversi.La collaborazione tra Regione, Croce Rossa Italiana e Società italiana di Medicina veterinaria preventiva ha consentito di sviluppare procedure operative condivise che saranno illustrate e testate sul campo, dove, per tre giorni consecutivi, i partecipanti condivideranno attività, pasti e pernottamenti. La gestione di un campo di accoglienza con tende ed attrezzature da campo non si improvvisa: in caso di calamità naturale od antropica l’indipendenza e l’efficienza operativa dei servizi di primo soccorso dipendono dall’organizzazione, dall’affiatamento degli operatori e da procedure sperimentate e consolidate. Il contributo della veterinaria pubblica nelle emergenze non epidemiche può riguardare i criteri di gestione dei servizi di preparazione e somministrazione di pasti in condizioni estreme, gli interventi di recupero e custodia degli animali di affezione che hanno perso il loro proprietario, l’organizzazione degli interventi di raccolta e smaltimento di animali morti fino alla valutazione dei rischi di esposizione a contaminanti chimici che si liberano in caso di evento calamitoso.

 

 

www.regione.piemonte.it

L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE E LO SPECIALE SU PRIMO LEVI

LEVI PRIMO

Presentano le anticipazioni editoriali: Mario Montalcini amministratore dell’Indice e Domenico Scarpa critico letterario e consulente letterario-editoriale del Centro internazionale di studi Primo Levi

 

In un luogo storicamente e simbolicamente denso come la ex caserma La Marmora di via Asti, sede della polizia politica della Rsi e dunque luogo di detenzione, tortura e fucilazione, “L’Indice” nell’ambito della festa Di parte presenta in anteprima una raccolta di scritti di Primo Levi che hanno avuto scarsa circolazione e nessuna notorietà. . Il talento di Levi nel narrare storie legate al lavoro; la sua capacità di inventare nuovi mondi con le sue storie di fantatecnologia e di fantabiologia; e il suo legame con le radici ebraiche emergono in questi frammenti rari che anticipano e accompagnano alcuni dei suoi libri più noti come Il sistema periodico, e Se non ora, quando? Lo speciale, curato dal Centro internazionale di studi Primo Levi di Torino, accompagna e promuove la pubblicazione negli Stati Uniti dei Complete works dello scrittore torinese. L’editore americano, Liveright presenterà infatti nel mese di ottobre al pubblico internazionale l’opera completa dello scrittore, incluse le pagine sparse: un’impresa che non ha precedenti per l’intera letteratura italiana, antica e moderna.

 

Venerdì 18 settembre

Ex Caserma La Marmora, ore 19

Via Asti – Torino

 

Compresenze: lavavetri abusivo e controllore Gtt, testimonial di oggi

AVVISTAMENTI / di EffeVi

 

Che ci fanno, uno accanto all’altro, un lavavetri abusivo e un controllore dei parcheggi che stacca multe? Risposta: i testimonial della Torino di oggi

 

LavavetriSe vedi un lavavetri abusivo e, a fianco, un controllore delle strisce blu che stacca multe alle auto in sosta, non ci sono dubbi: ti trovi a Torino. Intendiamoci, nessuno pretende che i controllori dei parcheggi si improvvisino vigilantes, ma neppure è pensabile che vadano avanti un intera mezz’ora a staccar multe ignorando ostentatamente un individuo che, a non più di due metri, sta commettendo una serie di infrazioni ben più gravi e, teoricamente, una sfilza di reati. I controllori della Gtt portano un’uniforme e rappresentano un’azienda controllata al 100% dal Comune, che gestisce parcheggi e trasporto pubblico in regime di monopolio. Logica vorrebbe che, se si punisce un automobilista perchè ha il voucher scaduto da dieci minuti, non si possa ignorare un’infrazione/reato che si consuma al medesimo angolo di strada.

 

Diciamo che una telefonata ai Vigili, il signor – o la signora – controllore potrebbe anche farla, se non altro per salvare la faccia al Comune, il suo datore di lavoro. E invece no. Si inscena questo siparietto paradossale: si multa l’automobilista per un’infrazione minore, non si disturba un signore che pratica, secondo le interpretazioni, illegale accattonaggio molesto oppure vera e propria estorsione – con tanto di armamentario assortito (spazzole, bottiglie ecc.) lasciato davanti all’auto che viene multata. Ma forse il punto è un altro. Forse è più difficile contrastare il degrado e l’illegalità, quando si presentano con un brutto ceffo all’angolo di strada, che staccare multe a gente normale con nomi, recapiti, occupazione regolare, che lotta con i ritmi di una vita difficile.

 

Forse è troppo difficile mantenere un minimo di decoro e sicurezza, anche per un Comune che – secondo un’indagine Federconsumatori – applica tariffe più alte del 15% della media nazionale e che fa pagare i servizi più cari che a Milano, città con un reddito medio pro capite decisamente più alto. Forse l’Amministrazione comunale ha difficoltà a mantenere pulite e sicure le strade, nonostante le recenti assunzioni di Vigili Urbani e l’aumento delle tasse locali del 92% negli ultimi cinque anni. Parafrasando l’americanista Bonetto: “this is Torino”. Devi pagare le multe e anche il pizzo agli abusivi, due in uno, al medesimo incrocio.

 

(Nella foto: a sinistra il controllore e, dietro l’auto rossa, il lavavetri)

Allevamento di rettili? Ecco i rischi e le opportunità

La giornata è stata organizzata dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e dalla Societas Herpetologica Italica 

 

SERPENTERicercatori e appassionati si sono incontrati a inizio settembre a Torino per parlare di allevamento e commercio di anfibi e rettili. Molte specie di anfibi e di rettili provenienti dalle più disparate parti del mondo sono a tutt’oggi mantenute in cattività e alimentano un cospicuo commercio. In buona parte si  tratta di animali allevati ormai da più generazioni, ma per un considerevole numero di specie si tratta ancora di esemplari di cattura. Per tale ragione molti biologi della conservazione sottolineano come questo commercio sia una delle principali cause di estinzione. Allo stesso tempo però l’allevamento in cattività può rappresentare uno strumento indispensabile per la conservazione, in particolar modo di specie ormai rare in natura o affette da patologie. È quanto per esempio avvenuto per molte specie di anfibi in declino a causa del microscopico fungo chitridio, salvate dall’estinzione grazie a programmi internazionali di allevamento in cattività.

 

La giornata è stata organizzata dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e dalla Societas Herpetologica Italica nell’ambito di HerpeThon – Herpetological Marathon. HerpeThon, iniziativa giunta alla sua terza edizione, porta in giro per l’Italia erpetologi per parlare di conservazione al grande pubblico, anche in luoghi inusuali. Non solo università e musei, ma anche bar, birrerie, giardini zoologici e teatri. Il workshop di Torino favorisce l’incontro fra le due anime dell’erpetologia: da un lato ricercatori che studiano gli animali in natura e dall’altro allevatori. A tale scopo hanno collaborato a HerpeThon anche diverse associazioni di terrariofili (Comitato Esotici Lazio, Associazione Padovana Acquariologica Erpetologica, Italian Gekko Association, Associazione Linnaeus, Tarta Club Italia). Dal loro confronto si auspica che si formulino proposte sulla gestione e sull’importazione di animali vivi. 

In una galleria di carta tutti i “Santi, Beati e Venerabili di Casa Savoia”

SAVOIA COSTANZO

L’appendice è arricchita da due importanti documenti: l’omelia pronunciata il 25 gennaio 2014 dal cardinale Sepe per la beatificazione di Maria Cristina di Savoia e la liturgia per il giorno anniversario della sua scomparsa il 31 gennaio. Ma quello che colpisce è che l’opera, snella ma completa, non è stata portata a termine da un attempato ricercatore, bensì da un ragazzo che ha appena compiuto 13 anni

 

“Ho deciso di scrivere questa guida perché non volevo che figure e momenti della nostra storia continuassero a rimanere nell’oblio”. Così Giuseppe Costanzo espone la motivazione che l’ha portato a scrivere una breve, ma esaustiva guida su “Santi, Beati e Venerabili di Casa Savoia”.  In una galleria di carta, affrescata con ritocchi essenziali ma non pesanti nell’esposizione, l’autore ripercorre tutti gli uomini e le donne di Fede di una casata che ha legato, nel corso dei secoli, le sue sorti al Piemonte, prima, ed all’Italia, poi. L’ideale “percorso di visita” parte con la Beata Adelaide di Susa ed arriva alla Venerabile Maria Clotilde di Savoia – Bonaparte, la figlia prediletta del primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II. L’appendice è arricchita da due importanti documenti: l’omelia pronunciata il 25 gennaio 2014 dal cardinale Sepe per la beatificazione di Maria Cristina di Savoia e la liturgia per il giorno anniversario della sua scomparsa il 31 gennaio. Ma quello che colpisce è che l’opera, snella ma completa, non è stata portata a termine da un attempato ricercatore, bensì da un ragazzo che ha appena compiuto 13 anni, Giuseppe Costanzo. Giuseppe è casalese, è figlio di Alberto e Manuela, entrambi avvocati, ma ha una precoce passione per la storia e in particolare per quanto riguarda il culto dei santi e della reliquie, arricchito da confronti con don Claudio Cipriani, canonico del capitolo del Duomo di Casale, esperto in questo ambito. E sulla materia Giuseppe  ha le idee chiare se scrive che “Visitando musei in Italia e all’estero ho visto un quadro che rappresentava San Giovanni Nepomuceno nel quale era stato identificato il Beato Amedeo IX ed un altro che rappresentava San Luigi IX nel quale era stato identificato ancora il Beato Amedeo IX”.

 

Massimo Iaretti

Diego Novelli: "Testimoni del nostro tempo. Ieri, oggi e domani"

novelli chivasso

Francamente cio’ che ha colpito molti dei presenti all’ incontro chivassese,  è stata la lucidità delle analisi proposte dai tre illustri relatori, e quella sorta di angoscia condita dalla più sana ironia per la situazione presente

 

Un pubblico attento e numeroso ha accolto alla Biblioteca comunale MoviMente di Chivasso la presentazione dell’ ultimo libro di Diego Novelli “Testimoni del nostro tempo. Ieri, oggi e domani”, promossa dalla locale sezione dell’ A.N.P.I. “Bradac”, presieduta da Vinicio Milani.  Alla presentazione erano presenti oltre all’ ex sindaco di Torino anche il vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi ed Gianni Avonto, sindacalista Cisl degli anni 70, introdotti da Angelo Boccalatte, storico, dell’ AN.P.I. provinciale. In sostanza un libro che raccoglie numerose e preziose testimonianze che partono quasi sempre dal laboratorio politico e sociale della seconda metà degli anni 70 di vari protagonisti che, anche partendo da orientamenti personali diversi, contribuiscono alla testimonianza collettiva che è racchiusa in questo interessante volume di quasi 200 pagine edito da  Nuova Società.

 

«Raccogliere le opinioni di un gruppo di personalità di vari orientamenti, testimoni del nostro tempo – spiega Diego Novelli – ci è parso utile per una riflessione sul presente quale futuro del passato, per guardare con maggiore speranza al domani». Francamente cio’ che ha colpito molti dei presenti all’ incontro chivassese,  è stata la lucidità delle analisi proposte dai tre illustri relatori, e quella sorta di angoscia condita dalla più sana ironia per la situazione presente. Impossibile trovare paragoni con gli uomini politici di questa misera stagione che stiamo attraversando in questo inizio di millennio, in cui la politica è fatta da piccoli personaggi dal corto orizzonte politico.

 

Massimo Iaretti

VANITY FAIR per GC CANTONI

cantoni vanity

Lo speciale gioielli di VANITY FAIR dedica l’attenzione anche alla GC CANTONI per celebrare “l’elogio della purezza”

 

 È dalla passione per l’arte orafa di una giovane imprenditrice torinese che prende vita un progetto che fonde intuizione creativa e maestria artigianale, oggetto di domanda di brevetto per invenzione industriale. Giovanna Cantoni si ispira sin da bambina dall’attività di famiglia,che vive nel mondo dei gioielli dal 1979. Questa passione è stata tramandata a Giovanna che ha unito tradizione e design innovativo depositando la domanda di brevetto per invenzione industriale nel quale è descritto il particolare metodo di lavorazione adottato per la realizzazione a mano di ornamenti in metallo prezioso puro (oro – platino – argento). Giovanna Cantoni con la sua maison realizza una linea di gioielli unica nel suo genere. Chi sceglie infatti un gioiello della maison GC CANTONI  realizza una linea di gioielli unica nel suo genere e ha il privilegio di indossare un gioiello in metallo prezioso puro , 999/1000 , come offerto in natura, senza il ricorso ad altre leghe utilizzate nei metodi tradizionali dell’arte orafa. Le gocce GC CANTONI sono altresì registered design. I metalli puri in lavorazione esclusiva della maison,vengono modellati a forma di gocce ma la realtà della GC CANTONI è in divenire e darà vita a nuove silhuette da scoprire attraverso il viaggio della GC tra i metalli preziosi puri al 999,9.

I gioielli GC CANTONI non hanno bisogno di altre contaminazioni, sono perfetti al 999,9 e la donna che li indossa sceglie di indossare la perfezione.

 

www.giovannacantoni.it