CULTURA E SPETTACOLI - Page 328

Librolandia e Narrazioni Jazz, l’accoppiata vincente

Per la 30^ edizione del Salone del libro risultati da record: 165.746 biglietti staccati ! Torino stravince su Milano grazie soprattutto all’accoppiata vincente Chiamparino – Appendino. Il Salone di Torino ha avuto anche un grande successo perchè è stato contraddistinto dalla sinergia con Narrazioni jazz, un Festival nuovo, caratterizzato dalla mescolanza di linguaggi ( cinema, teatro, letteratura, danza) , “un contenitore plurale aperto agli incroci culturali e al tessuto creativo locale : per la prima volta una call ha invitato il mondo associativo nella costruzione di un palinsesto condiviso in grado di toccare argomenti diversi e diffondersi in tutti i quartieri. Una sorta di “progettazione collettiva” che non ha eguali in Italia”. Narrazioni jazz è è stato attraversato dal rapporto tra il jazz e il racconto.

Dal racconto di Dee Dee Bridgewater (concerto da standing ovation all’Auditorium del Lingotto), dedicato alla tradizione di Memphis ai testi letti da Anna Bonaiuto che ha dialogato con Enrico Rava e Geri Allen ( Storie di jazz); dalla poesia di Boris Vian rievocata da Cristina Zavalloni nello spettacolo di jazz, canzoni e poesia “Boris Vian, il poeta sincopato” al rap di Napoleon Maddox, che ha messo in scena “Twice the First Time”, storia vera di schiavitù e libertà ; dalle laude francescane rivisitate da Paolo Fresu, in un indimenticabile e suggestivo evento nella Chiesa di San Filippo Neri con la collaborazione dell’Orchestra da Camera di Perugia e del Gruppo vocale Armoniosoincanto ai richiami di strada siciliani echeggiati in JASS di Franco Maresco. E proprio “Jass. Ovvero quando il jazz parlava siciliano” è stato lo spettacolo che mercoledì 17 maggio all’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto ha inaugurato insieme Narrazioni Jazz e il Salone Internazionale del Libro. Quest’anno ricorre il centenario dell’incisione del primo disco di musica jazz della storia, inciso da Nick La Rocca. Per celebrare questa ricorrenza, Franco Maresco ha colto l’occasione per raccontare la storia dei musicisti siculo – americani immigrati in America e del loro fondamentale apporto alla nascita del Jazz. Sempre nella stessa serata, dopo lo spettacolo all’Auditorium del Lingotto, dal balcone di Palazzo Madama è stato dato il via alla Festa Mobile di letture , ospitando Eugenio Allegri con la sua lettura de “Il nome della rosa” di Umberto Eco, romanzo che è stato portato in scena allo Stabile di Torino il 23 maggio  dall’attore già protagonista di Novecento di Baricco. Arrivederci al prossimo Salone del Libro, che si svolgerà a Torino dal 10 al 14 maggio 2018 ! E, speriamo con tante altre belle iniziative culturali come quelle di questa straordinaria edizione !

Helen Alterio

Oggi al cinema

LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

A casa nostra – Drammatico. Regia di Lucas Belvaux, con André Dussolier e Émilie Dequenne. In una piccola città del Nord della Francia, la storia di Pauline, una infermiera a domicilio, divorziata, con due figli e vecchio padre a carico. Un partito di estrema destra la vorrebbe capolista alle municipali, lei, convinta per l’occasione di poter fare del bene alla sua gente, accetta. Tema attualissimo, racconto, nelle corde del regista, per scoperchiare i falsi metodi di rispettabilità e buone maniere che stanno da una certa parte politica: all’uscita francese ne febbraio scorso, grandi rimostranze nella destra; da noi “la Repubblica” gli ha riconosciuto uno sguardo “preciso e clinico” senza tuttavia nascondere il difetto “di essere troppo dimostrativo, troppo didascalico”. Durata 95 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)

 

Adorabile nemica – Commedia. Regia di Mark Pellington, con Shirley MacLaine e Amanda Seyfried. Caratteraccio quello che sfodera Harriet, per questo ormai abituata a vivere in solitudine privata dell’affetto di tutti quanti, compreso quello della figlia. Niente di meglio che tramandare ai posteri un ricordo di sé un po’ più addolcito, grazie alle cure di una giovanissima giornalista, per il momento incaricata esclusivamente dei necrologi nel giornale locale. Agli screzi iniziali subentrerà un rapporto forte e complice tra le due donne, complice una sboccata ragazzina di colore da accompagnare verso alla maturità della vita. Durata 108 minuti. (Romano sala 1)

 

Alien Convenant – Fantascienza. Regia di Ridley Scott, con Michael Fassbender, Katherine Waterston e Naomi Rapace. Il film è ambientato dieci anni dopo le azioni raccontate in “Prometheus” e racconta della missione di colonizzazione del pianeta Origae-6 da parte dell’astronave Convenant: raggiungerà a seguito di un’esplosione un luogo mai esplorato. Troveranno la carcassa di una nave aliena che nasconde al proprio interno il pericolo di mostruose creature. Durata 122 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

L’altro volto della speranza – Commedia drammatica. Regia di Aki Kaurismaki, con Sherwan Haji. Khaled ha perso la propria famiglia nella violenza di Aleppo. Fugge e arriva a Helsinki nascosto nella stiva di un cargo, ma al rifiuto delle autorità di prendersi cura di lui preferisce la clandestinità. Mentre si mette alla ricerca della sorella salvatasi da quegli eccidi, trova rifugio nel ristorante di uno sperduto paese, di cui un commesso viaggiatore è appena venuto in possesso. Orso d’argento al FilmFest di Berlino. Durata 91 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Baby Boss – Animazione. Regia di Tom McGrath. Rivisto e rimpolpato per lo schermo da un breve racconto di Maria Fraaze, è la storia di un neonato e dello scombussolamento che procura in una coppia; ma è anche il racconto del rapporto che si instaura tra il bebè e il fratellino maggiore, prima di invidia e piccola cattiveria quotidiana, poi di immancabile affetto e solidarietà quando ci si trova a dover combattere il cattivo di turno. Durata 98 minuti. (The Space, Uci)

 

Codice unlocked – Azione. Regia di Michael Apted, con Orlando Bloom, Michael Douglas, John Malkovic e Naomi Rapace. L’agente della CIA Alice Racine è stata relegata ad un lavoro di routine dopo che non è riuscita a sventare un attacco terroristico compiuto un paio di anni prima a Parigi. È durante l’interrogatorio di un terrorista che viene per caso a conoscenza di un nuovo attacco biologico che vedrà questa volta coinvolta la capitale inglese. Ha perso fiducia in se stessa, deve guardarsi da qualcuno che è pronto a eliminarla e soprattutto deve guardarsi dai colleghi che le stanno intorno per comprendere chi stia facendo il doppio gioco. Durata 98 minuti. (Lux sala 2, Uci)

 

Cuori puri – Drammatico. Regia di Roberto De Paolis, con Simone Liberati e Selene Caramazza. Opera prima, accolta a Cannes nella Quinzaine con ottimo successo. L’amore appassionato di due ragazzi nella cornice della periferia romana, lui è Stefano che per vivere è custode di un parcheggio ai limiti di un campo rom, lei è Agnese, è intrappolata negli affetti della madre Barbora Bobulova e sta per compiere una promessa di castità sino al matrimonio. Ma il desiderio è sempre più forte e la ragazza deciderà di prendere una risoluzione estrema nella speranza di poter cancellare il peccato commesso. Durata 114 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse – Commedia. Regia di Hugo Gélin, con Omar Sy e Clémence Poésy. Ancora un’avventura per l’interprete un po’ sballato e dal cuore d’oro di “Quasi amici”. Questa volta, in quattro e quattr’otto, abituato all’allegria dell’animatore turistico, si ritrova padre di una neonata, sua figlia, il frutto di una relazione improvvisa quanto frettolosa. Che sulle prime non vorrebbe, ma poi l’amore di un padre ha il sopravvento e con l’amore i piccoli gesti della vita di ogni giorno: fino a che mamma, dopo otto anni, non si ripresenta l’uscio a reclamare la creatura. Con la vecchia domanda: di chi sono i figli, di chi li alleva o di chi li mette al mondo? Con la modernissima massima secondo cui l’amore c’è dove c’è famiglia. Durata 118 minuti. (Massaua, Lux sala 3, The Space, Uci)

 

Fortunata – Drammatico. Regia di Sergio Castellito, con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi e Alessandro Borghi. Presentato aCannes nella rassegna “Un certain regard”, il film porta la firma alla sceneggiatura di Margaret Mazzantini ed è la storia di una donna estremamente vitale, la Fortunata del titolo, che sta per separarsi da un marito in odore di stalking e di brutalità ben maggiori, che sogna di aprire un piccolo negozio di parrucchiera tutto suo, che alleva con ogni premura una figlia e che sogna un migliore avvenire nell’amore per un giovane psicologo. Ogni cosa ambientata e vissuta nella cornice di una pasoliniana Tor Pignattara. Ogni cosa filmata tra un ricordo del precedente, autenticissimo “Non ti muovere” ed un altro, pieno d’affetto, per “Mamma Roma”. (Massaua, Eliseo Blu, F.lli Mark sala Groucho, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)

 

Gold – La grande truffa – Commedia drammatica. Regia di Stephen Gaghan, con Matthew McConaughey, Edgar Ramirez e Bryce Dallas Howard. Ispirato a una storia vera, il film è la storia di un uomo, Kenny Wells, che nella giungla del Borneo in Indonesia stringe un patto con geologo, convinto costui di aver individuato una preziosa vena d’oro. Malaria e problemi con gli operai non lo distoglieranno dal suo sogno: ma dovrà ben presto accorgersi che non è certo tutto quell’oro a creare la sua nuova felicità. Durata 120 minuti. (Uci)

 

Guardiani della Galassia vol. 2 – Fantasy. Regia di James Gunn, con Chris Pratt, Kurt Russell e Zoe Saldana. Torna l’agguerrito gruppo del capitolo numero uno, squadra che vince non si cambia, con un bel guadagno alle spalle e tanta voglia di mettere in cantiere il capitolo numero tre. Adesso ecco la scoperta del padre di Star-Lord, l’aggiunta di qualche personaggio nuovo di zecca, ancora divertimento ed effetti speciali, colonna sonora roboante e accattivante. Durata 137 minuti. (Ideal, The Space, Uci)

 

King Arthur – Il potere della spada – Avventura. Regia di Guy Ritchie, con Charlie Hunnam, Eric Bana e Jude Law. Il regista che ha riletto il mito di Sherlock Holmes, nel suo personale e scanzonato modo di fare cinema, va diritto adesso al medioevo di Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, dall’assassinio del padre, il buon re Uther, ad opera del cattivo fratello Vortirgern, alla crescita del ragazzo e del suo desiderio di vendetta, dagli insegnamenti dei maghi ai poteri della famosa spada Excalibur. Durata 126 minuti. (Greenwich sala 3, Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Lasciati andare – Commedia. Regia di Francesco Amato, con Toni Servillo, Veronica Echequi e Carla Signoris. Costretto per problemi di salute a frequentare una palestra, lo psicanalista Elia. Qui incontra una petulante personal trainer e il di lei fidanzato piuttosto in debito con la legge, lasciata a casa la ex moglie che si è sempre presa cura di lui. Durata 102 minuti. Da saggiare Servillo, stranamente e inaspettatamente in veste divertente. (Ambrosio sala 3)

 

Libere, disobbedienti, innamorate – Commedia drammatica. Regia di Maysaloun Hamoud, con Sana Jammelieh, Shaden Kamboura e Mouna Hawa. Tre donne palestinesi, immigrate a Tel Aviv, Leila avvocato penalista single, Noor musulmana osservante, Salma per la sua omosessualità in contrasto con la famiglia cristiana. Tra idee, amori e vita sociale, tre esistenze che significano l’abbandono di una cultura per avvicinarsi ad un’altra, traducessi e sconfitte. Soltanto la solidarietà tutta femminile riuscirà a salvare le tre donne. Durata 96 minuti. (Due Giardini sala Nirvana)

 

La notte che mio padre ammazzò mio padre – Drammatico. Regia di Inés Paris, con Eduard Fernandez e Belen Rueda. Campione d’incassi in Spagna. Una cena tra amici, una tavolata attorno alla padrona di casa, un’attrice quarantenne, che ha invitato tra gli altri un famoso attore argentino nella speranza di spingerlo a partecipare ad un importante film. Ma nel corso della serata un omicidio verrà ad agitare ferocemente la serata. Durata 94 minuti. (Centrale V.O., F.lli Marx sala Chico)

 

I peggiori – Commedia. Regia di Vincenzo Alfieri, con Lino Guanciale, Tommaso Ragno e Vincenzo Alfieri. Due fratelli, Fabrizio e Massimo, napoletani, di famiglia agiata, L’uno avvocato convertitosi ad archivista del tribunale per uno stipendio da fame, l’altro manovale dei cantieri, in piena rovina da quando la madre ha preferito cambiare panorami con i soldi dei risparmiatori. Hanno pure una sorellina di tredici anni che rischia l’affidamento: per lei e con lei scopriranno una nuova attività. Durata 95 minuti. (The Space, Uci)

 

Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar – Avventura. Ragia di Joachim Ronning e Espen Sandberg, con Johnny Depp, Javier Bardem, Orlando Bloom e Geoffrey Rush. Cambio di regia e quinto episodio per Jack Sparrow e le sue avventure attraverso i mari, questa volta alle prese con la ricerca di un tridente magico che ha il potere, per chi ne viene in possesso, di assicurargli il comando dell’oceano e di fare piazza puliti di precedenti incantesimi. Se la dovrà vedere contro una squadraccia di letali marinai fantasma fuggiti dal Triangolo del Diavolo e guidati dall’orripilante Capitano Salazar e dovrà chiedere l’aiuto di un’affascinante astronoma e e di un ardimentoso quanto giovane marinaio. Durata 129 minuti. (Massaua, Eliseo Grande, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space anche in 3D, Uci anche in 3D e V.O.)

 

47 metri – Drammatico. Regia di Johannes Roberts, con Matthew Modine, Mandy Moore e Claire Holt. In vacanza in un località messicana, due sorelle vogliono provare l’avventura di immergersi nelle acque dell’oceano all’interno di una gabbia di ferro e poter vedere gli squali da vicino: per un incidente tecnico non tutto andrà come avrebbero sperato. Durata 87 minuti. (The Space, Uci)

 

Ritratto di famiglia con tempesta – Drammatico. Regia di Hirokazu Kore-Eda, con Hiroshi Abe e Yoko Maki. Ryoto è stato un importante e acclamato scrittore, ha vinto premi importanti, ha avuto una moglie e un figlio: ora si ritrova con una separazione alle spalle, un figlio che può vedere soltanto una volta al mese, nessun libro nella mente. Quando un tifone si abbatterà su Tokyo e la famiglia sarà costretta a riunirsi nella casa della madre dell’uomo, forse alcune cose potranno cambiare. Durata 117 minuti. (Massimo sala 1 anche V.O.)

 

Scappa – Get out – Thriller. Regia di Jordan Peele, con Daniel Kaluuya e Allison Williams. L’inizio potrebbe essere quello attualizzato di “Indovina chi viene a cena” con il giovane e promettente afroamericano invitato alla tavola di una famiglia di bianchi, visto che la giovane erede è in ansia di fare le presentazioni: ma il tutto per il ragazzo si rivelerà ben diverso da come se lo sarebbe aspettato. Un film campione ai botteghini statunitensi, prodotto con una spesa di 4,5 milioni di dollari e capace di incassarne solo oltre oceano ben 170. Durata 104 minuti. (Massaua, Greenwich sala 1, The Space, Uci)

 

La tenerezza – Drammatico. Regia di Gianni Amelio, con Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Greta Scacchi e Micaela Ramazzotti. Tratto dal romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone, è la storia di Lorenzo, un avvocato ultrasettantenne, vedovo, e del suo non-amore nei confronti dei figli, dei loro rapporti cancellati da anni. Qualcosa di nuovo sembra nascere nell’animo dell’uomo quando fa la conoscenza dei suoi nuovi vicini di casa, una coppia in apparenza serena, e dei loro bambini. Durata 103 minuti. (Romano sala 3)

 

The circle – Drammatico. Regia di James Ponsoldt, com Tom Hanks e Emma Watson. La giovane Mae Holland viene assunta presso una potente azienda di comunicazioni, con grande successo: ma la situazione si può complicare pericolosamente se, dopo aver sottoscritto l’invito a eliminare la propria privacy per essere visibile in rete 24 ore su 24, la sua libertà è annientata e lei altro non è che in potere del grande capo Tom Hanks, capace di distruggere chiunque – anche le persone che alla ragazza sono più vicine – tenti di sottrarsi alla sua volontà e ai suoi disegni. Durata 110 minuti. (Ambrosio sala 2)

 

The dinner – Drammatico. Regia di Oren Moverman, con Richard Gere, Laura Linney, Rebecca Hall e Steve Coogan. I fratelli Paul e Stan si ritrovano a cena con le rispettive mogli per discutere di un grave fatto di cui sono responsabili i loro figli adolescenti. La serata volge in dramma quando le due coppie devono decidere come gestire la delicata questione sortendo il male minore. In ballo infatti non c’è soltanto il futuro dei ragazzi ma anche quello di Stan, un famoso politico in carriera e già in campagna elettorale. Durata 120 minuti. (Romano sala 2, The Space, Uci)

 

Tutto quello che vuoi – Commedia. Regia di Francesco Bruni, con Giuliano Montaldo, Donatella Finocchiaro e Andrea Carpenzano. Tratto liberamente dal romanzo “Poco più di niente” di Cosimo Calamini, è la storia del giovane Alessandro, romano di Trastevere, che vive le proprie giornate tra il bar, lo spaccio e l’amante che è la madre di un suo amico. Sarà l’incontro con un “non più giovane” poeta dimenticato a fargli riassaporare socialmente e culturalmente il gusto per la vita, in un bel rapporto che si va a poco a poco costruendo, senza lasciarsi alle spalle tutta la rabbia e quella speranza che i due si portano inevitabilmente appresso. Durata 106 minuti. (Eliseo Rosso, F.lli Marx sala Harpo, Reposi)

 

Virgin Mountain – Commedia drammatica. Regia di Dabur Kari, con Gunnar Jonsson e Siguriòn Hjartansson. Fùsi è un quarantenne che deve ancora trovare il coraggio di entrare nel mondo degli adulti. Conduce una vita monotona, dominata dalla routine. Nel momento in cui una donna con la sua bambina di otto anni entrano inaspettatamente nella sua vita, Fùsi è costretto ad affrontare un grande cambiamento. Durata 94 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)

 

A Torino l’estate è Reale

All’interno del programma Palchi Reali, la Città di Torino presenta il cartellone Torino Estate Reale, una variegata offerta culturale che, dall’1 al 16 luglio, mette insieme diverse espressioni artistiche capaci di coniugare un alto livello culturale con quel gioioso intrattenimento che è cifra e tradizione dei festival estivi della Città. Grazie alla collaborazione con i Musei Reali Torino, la storica Piazzetta Reale – incastonata tra gioielli architettonici quali Palazzo Reale, Palazzo Madama e la Chiesa di San Lorenzo e delimitata dalla monumentale cancellata di Pelagio Palagi -, diventerà per dodici serate un vero e proprio teatro a cielo aperto, una naturale scenografia per una rassegna all’insegna della musica e della danza.

La scelta della Piazzetta Reale, progettata nella seconda metà del Cinquecento come apertura verso la nuova direttrice sud di ampliamento della città (attuale via Roma), è un omaggio al prezioso patrimonio artistico cittadino. Il pubblico potrà assistere agli spettacoli come in una fastosa e inusuale sala da concerto, con la sicurezza di potersi sedere e avere la stessa qualità d’ascolto, in un contesto prezioso e raccolto ma, al tempo stesso, accessibile, inclusivo e partecipato. Obiettivo della manifestazione – che alterna i concerti sinfonici alla musica cantautorale, passando dalla tradizione del balletto classico alla rivisitazione in chiave contemporanea del flamenco, da Cuba alla Spagna, dal Marocco all’Italia, dalla Russia di Čajkovskij all’America di Gershwin – è una partecipazione ampia e trasversale.

La prima edizione di Torino Estate Reale è resa possibile grazie alla fiducia con cui partner e sponsor, Intesa Sanpaolo, Iren, Alfa Romeo e Relais San Maurizio hanno voluto sostenerlo.

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L’inaugurazione, sabato 1 luglio, è affidata alle prestigiose scarpette del Ballet Nacional de Cuba che porterà sul principale palco dell’estate torinese la magia della danza, un florilegio delle più alte espressioni dell’arte coreutica del XIX secolo. Il rigoroso lavoro della coreografa Alicia Alonso accompagnerà il pubblico alla scoperta di indimenticabili pagine del repertorio romantico. Dalle creazioni di Coralli e Perrot ai lavori di Ivanov, Petipa e Saint-Léon. Occasione per apprezzare l’indiscusso livello della scuola cubana di balletto e la sua interpretazione dei più importanti titoli del ballet blanc quali, per citare i più celebri, Giselle e Il lago dei cigni. In un’ideale staffetta che attraverso diversi generi artistici intratterrà il pubblico di Piazzetta Reale traghettandolo tra passato e presente per tutta la prima metà del mese, domenica 2 luglio, il balletto classico passerà il testimone all’intenso live di Paola Turci. La cantautrice romana porta in tour Il Secondo Cuore presentando l’ultimo singolo La vita che ho deciso, accompagnato dal suo recente successo sanremese Fatti bella per te e dai brani più rappresentativi della trentennale carriera dell’artista e della sua evoluzione professionale e personale. Accompagnata dalle note di Pier Paolo Ranieri, Fernando Pantini, Fabrizio Fratepietro e Roberto Procaccini, la voce della Turci regalerà alla notte di Torino le suggestioni di Volo così, Mani giunte, Bambini, Questione di sguardi e di molte altre interpretazioni.

Martedì 4 luglio il festival proseguirà con lo spettacolo acrobatico del Cirko Vertigo che, con il suo Cirque Royal, impegnerà equilibristi, giocolieri e danzatrici in un vertiginoso gioco tra cielo e terra capace di coinvolgere non soltanto i più piccoli ma anche i loro più cresciuti accompagnatori.

Giovedì 6 luglio, Peppe Servillo renderà omaggio a Lucio Battisti. Lo spettacolo Pensieri e Parole reinterpreta il protagonista più intimo, lirico e personale della canzone italiana. Gli arrangiamenti di Javier Girotto e la voce di Servillo prenderanno per mano chiunque abbia desiderio di ripercorrere le tappe più emozionanti della nostra comune identità musicale. Un viaggio suggestivo ed evocativo, colonna sonora della nostra storia collettiva ma, al tempo stesso, legata ai ricordi e al personalissimo vissuto di ciascuno.

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Bernstein e Gershwin saranno i protagonisti del Sogno Americano proposto dall’Orchestra del Teatro Regio di Torino guidata per l’occasione dal giovane direttore Sesto Quatrini, attuale direttore musicale de Les Voix Concertantes di Parigi e direttore principale della Bare Opera di New York. Da Rhapsody in blue a West Side Story, da Candide ouverture a Un americano a Parigi, due dei più famosi compositori americani rivivrannovenerdì 7 luglio grazie alle note del pianoforte solista della pluripremiata Mariangela Vacatello. Diventi Inventi 1997-2017 è il titolo del tour di Niccolò Fabi che sabato 8 luglio farà tappa in Piazzetta Reale. Il cantautore romano racconterà dal vivo il suo percorso artistico e musicale celebrando il ventennale della sua carriera. Fabi torna a Torino per una data estiva, unica in Piemonte dopo la festa di chiusura del tour Una somma di piccole cose, disco grazie al quale ha vinto alcuni tra i più importanti premi italiani. Una festa per ripercorrere tutta la storia musicale di un artista considerato tra i massimi esponenti della musica cantautorale italiana. Vent’anni celebrati attraverso canzoni, parole, arrangiamenti nuovi e inediti. Un legame molto forte con la nostra città è testimoniato dai compagni di viaggio di Fabi che compongono la band interamente sabauda.

Domenica 9 luglio Hindi Zahra calcherà le scene torinesi con la sua musica trasversale e inafferrabile, talmente ricca, libera e vitale da sfuggire a ogni tentativo di imbrigliarla in una qualsivoglia definizione. Homeland segna il gradito ritorno dell’artista di origini marocchine lungo le sponde del Po. La critica la definisce la “Patti Smith del deserto”. Tante lingue, stili musicali, atmosfere e luoghi dell’anima. Hindi Zahra non fa musica solo col suo groove, la fa con i suoi occhi intensi, con le sue mani che volteggiano, con i suoi lunghi capelli che come fili magici legano tromba, flauto, percussioni, campanelli, basso, chitarre, batteria, tessendo un arazzo indimenticabile.

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Dalla collaborazione tra Aterballetto e Johan Inger, coreografo del Nederlands Danse Theater dal 2009 al 2015, nasce Golden Days, lo spettacolo di martedì 11 luglio. Il creatore di diversi balletti per le più importanti compagnie internazionali proporrà un evento speciale che comprende il materiale coreografico di lavori già affidati alla Compagnia: Rain Dogs (2013) su musiche di Tom Waits e Bliss (2016), vincitore del Premio Danza&Danza 2016 come produzione italiana dell’anno, sul famoso concerto di Colonia al pianoforte del M° Keith Jarrett. Inger ne ridisegna l’insieme legandoli con la creazione di un assolo: Birdland, sulle note dell’omonimo brano di Patty Smith.

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, sotto la guida del suo Direttore principale James Conlon, proporrà una scelta di brani che spazia da alcune tra le più celebri pagine verdiane al Sogno di una notte di mezza estate di Felix Mendelssohn Bartholdy, musiche di scena composte nel 1843 per l’omonima commedia shakespeariana. Conlon, che è anche Direttore musicale dell’Opera di Los Angeles e del Cincinnati May Festival, il più antico festival corale degli Stati Uniti, dirigerà l’Orchestra lungo un percorso musicale suggestivo e trasversale capace di coinvolgere un pubblico eterogeneo. L’appuntamento con Note di mezza estate è giovedì 13 luglio.

Come una specie di sorriso è l’omaggio che Neri Marcorè renderà, venerdì 14 luglio, all’indimenticato Fabrizio De Andrè. Insieme a GnuQuartet, un singolare organico strumentale di violoncello, violino, flauto e viola, il poliedrico artista, attore di cinema, teatro e televisione, si incamminerà insieme al pubblico sulle orme di uno dei più grandi poeti del cantautorato italiano. In Come una specie di sorriso ritroveremo il Fabrizio De Andrè noto al grande pubblico ma anche quello meno conosciuto che Marcorè, qui nelle vesti di cantante e chitarrista, più ama. Un repertorio impreziosito dagli arrangiamenti sofisticati di Stefano Cabrera (GnuQuartet), che trascinerà il pubblico in un emozionante viaggio musicale, lungo le meravigliose rotte tracciate da Faber e  dai suoi versi immortali. Sabato 15 luglio il pubblico verrà catapultato dalle sponde del Po alle rive del Tamigi, nella Londra settecentesca di Georg Friedrich Haendel e delle sue Water Music. L’Orchestra Filarmonica di Torino, guidata per l’occasione da Giampaolo Pretto, eseguirà una selezione dalle tre suite del compositore di origine tedesca naturalizzato inglese che divenne il musicista di riferimento della famiglia reale d’oltremanica. Il programma proseguirà con l’ascolto della Settima Sinfonia di Ludwig van Beethoven, definita da Wagner “la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni.” Sarà dunque una serata di danze sull’acqua lungo un suggestivo percorso dalla musica barocca al classicismo viennese.

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Torino Estate Reale saluterà il pubblico con il canto, la danza e la musica della compagnia di flamenco di Manuel Liñán, pluripremiato coreografo. Domenica 16 luglio, Nómada celebrerà l’instancabile migrazione creativa dell’uomo moderno. Un viaggio nel flamenco rivisitato in chiave contemporanea, con un’esibizione in cui Liñán, artista e bailaór eclettico,  sarà accompagnato da tre bailaóras, due bailaóres, tre voci e due chitarre.

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Tutti i dodici spettacoli avranno inizio alle 21.30.

La vendita dei biglietti inizierà giovedì 25 maggio. Il costo è 12 euro (posti numerati Settore A), 8 euro (posti numerati Settore B) e 5 euro (posti numerati per i nati dal 2003). Sono inoltre previsti sconti per i possessori di abbonamenti e biglietti Trenitalia.

Dalle 20 alle 21.30 – prima di ogni spettacolo – sarà possibile visitare l’appartamento della Regina Elena, recentemente reso accessibile al pubblico. La proposta di Musei Reali Torino prevede un aperitivo più visita al costo di €20. Prenotazione obbligatoria:estatetickets@comune.torino.it

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Per la prima volta, Regione Piemonte e Città di Torino realizzano, in una sinergica collaborazione, un’importante azione di valorizzazione territoriale, coniugando, nel programma condiviso di Palchi Reali, l’offerta di cartelloni culturali di eccellenza con la bellezza delle nostre Regge. L’iniziativa mette in rete cinque prestigiose sedi – Musei Reali, Reggia di Venaria, Palazzina di Caccia di Stupinigi, Castello di Racconigi, Castello di Aglièriunendo in un unico cartellone le attività di Torino Estate Reale, Sere d’Estate Reale, Teatro a Corte, C’era una volta nel giardino del re, Nozze Combinate. Un risultato più che mai positivo, che riesce a fare dell’unione e del lavoro di squadra un’occasione di reciproco arricchimento.La scelta del magnifico contesto architettonico, oltre alla valorizzazione dei Musei Reali, è stata anche logisticamente dettata dall’esigenza di creare un vero teatro all’aperto per vivere un’offerta variegata che soddisfi i gusti più diversi in un contesto prezioso, raccolto e accessibile. La piazza sarà chiusa solo per il tempo strettamente necessario allo svolgimento degli spettacoli.

 

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Modalità di accesso:

Intero:     Posti numerati Settore A € 12

Posti numerati Settore B € 8

Ridotto:   Posti numerati per i nati dal 2003 € 5

Sono inoltre previsti sconti per i possessori di abbonamenti e biglietti Trenitalia.

 

I biglietti saranno in vendita da giovedì 25 maggio attraverso i seguenti canali:

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via San Francesco da Paola 6: lunedì – sabato 10.30/18.30; da lunedì 26 giugno, lunedì – domenica 10.30/18.30 – info: 011 011 24777estatetickets@comune.torino.it

Infopiemonte – via Garibaldi angolo piazza Castello – tutti i giorni 10.00 / 17.00 pagamenti accettati esclusivamente con Carta di Credito o Bancomat – numero verde 800329329

Box biglietteria fronte Piazzetta Reale dalle ore 19.30 nelle sere di spettacolo

Online: www.vivaticket.it

I concerti di Paola Turci e Niccolò Fabi anche su www.ticketone.it

 

Per ulteriori informazioni e dettagli è possibile consultare il sito www.torinoestate.it

 

Focus young arab coreographers

Prima tappa: Torino INTERPLAY/17 – 26- 27 Maggio 2017
Parte ufficialmente da Torino il 26 maggio il progetto internazionale di danza contemporanea FOCUS YOUNG ARAB CHOREOGRAPHERS, mirato al dialogo interculturale tra gli artisti arabi e le realtà del territorio italiano sviluppata, con ben 11 festival-partner della nostra penisola, attraverso momenti di incontro, sessioni di lavoro e serate di spettacolo.

Selezionati all’interno della BIPOD/Beirut international platform of dance, in collaborazione con la Maqamat Dance Theatre di Beirut, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) e il Ministero degli Affari Esteri (MAE), sei giovani coreografi, tutti provenienti da paesi del bacino del Mediterraneo, sperimenteranno i propri lavori di ricerca presentando in spazi e contesti molto diversi tra di loro: un tour che toccherà ben 9 regioni italiane. Nell’ambito del festival INTERPLAY/17 – Festival Internazionale di Danza Contemporanea (Direzione artistica Natalìa Casorati, a cura di Associazione Mosaico Danza), saranno tre gli artisti che il 26 e 27 maggio p.v. daranno vita alle proprie performance e incontreranno studenti, docenti e coreografi tramite incontri e masterclass. Alle Fonderie Teatrali Limone, venerdi 26, a partire dalle 21 avranno luogo ben tre prime nazionali: Time Takes The Time Time Takes (TTTTTT), del libanese Guy Nader, progetto che nasce dall’ammirazione per il ritmo e la musicalità creati dai movimenti, basandosi sul concetto di tempo-ripetizione; Under the flesh del libaneseBassam Abou Diab, una visione ironica personale della guerra, da chi l’ha vissuta, attraverso alcune strategie di sopravvivenza; Tu Meur(S) De Terre del tunisino Hamdi Dridi, una danza fisica dei ricordi che ricostruisce la figura del padre imbianchino nel suo luogo di lavoro, un duetto sinfonico in cui il dolore della malattia si trasforma in una poesia incantata. A seguire si terrà un incontro tra il pubblico e gli artisti ospiti in collaborazione con il DAMS/UniTO coordinato dal Prof. Alessandro Pontremoli. Il giorno successivo, presso la Sala Grande Stireria della Lavanderia a vapore di Collegno verranno invece organizzate due masterclass (iscrizione obbligatoria al sitonuovaofficinadelladanza.org) con Bassam Abou Diab e Guy Nader. Il percorso artistico dei giovani coreografi e danzatori arabi proseguirà poi a Firenze, dal 28 al 30 maggio, nell’ambito di FabbricaEuropa Festival.

PROGRAMMA FYA/INTERPLAY

Venerdì 26 maggio
FONDERIE TEATRALI LIMONE
Via Pastrengo, 88, 10024 Moncalieri TO

ORE 20.00
Aperitivo + Dj Set

ORE 21.00
PRIMA NAZIONALE
TIME TAKES THE TIME TIME TAKES (60’)
GN|MC Guy Nader|Maria Campos (LB/ES)
Coreografia di Guy Nader | Maria Campos
Con Maria Campos, Guy Nader, Magí Serra, Sol
Vazquez, Lisard Tranis
Musiche Miguel Marin
Disegno luci Israel Quintero e Lidia Ayala
Tecnico luci Jordi Baldó / Costumi Viviane Calvitti, GN|MC
Produzione Raqscene
Coproduzione Mercat de les Flors
Con il supporto di Graner fàbrica de creació, L’Estruch, CO2
Festival/Maqamat, La Caldera, Paso a 2 e Universidad CarlosIII
In collaborazione con il Dipartimento della Cultura –
Generalitat de Catalunya
Prima fase di creazione Francesco Barba, Charlotte Mathiessen
Spettacolo premio del pubblico al Festival
Internacional de Teatro y Danza di Huesca 2015
Coreografo vincitore MasDanza15 Gran Canaria 2010

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PRIMA NAZIONALE
UNDER THE FLESH (15’)
Bassam Abou Diab (LB)
Di e con Bassam Abou Diab
Musiche ed esecuzione live Samah Tarabay
Artista affiliato a Maqamat Beit el Raqs

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PRIMA NAZIONALE
TU MEUR(S) DE TERRE (30’)
Hamdi Dridi (TN/FR)
Di e con Hamdi Dridi
Coreografo vincitore del Primo Premio della Giuria Les
Hivernales d’Avignon 2014-15

Dopo gli spettacoli seguirà un incontro tra il pubblico e gli artisti ospiti in collaborazione con il DAMS/UniTO coordinato dal Prof. ALESSANDRO PONTREMOLI

Sabato 27 maggio
LAVANDERIA A VAPORE COLLEGNO (SALA GRANDE STIRERIA)
Corso Pastrengo, 51, 10093 Collegno TO

PROGETTI DI FORMAZIONE
MASTERCLASS con gli ARTISTI OSPITI DI INTERPLAY
in partnership con ICD/Programma internazionale di danza contemporanea
promosso da NOD/Nuova Officina della Danza di Silvana Ranaudo
Info e iscrizioni su: nuovaofficinadelladanza.org

ORE 11.30 – 13.30
BASSAM ABOU DIAB (LB)
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ORE 13.30 – 15.30
GUY NADER (LB/ES)

“Maraviglioso Seicento”

A Carmagnola, in Palazzo Lomellini, opere da una collezione privata piemontese

Carmagnola (Torino)- Meraviglioso. Anzi, “Maraviglioso Seicento”. Non poteva scegliersi attributo più calzante (“maraviglioso, per l’appunto, con quella piena e perfino ingombrante “a” che amplifica il concetto del termine) per titolare la mostra ospitata, fino al 16 luglio, nelle sale di Palazzo Lomellini, insieme alla Casa Cavassa fra i più interessanti edifici storici di Carmagnola, nel torinese. E per qualificare in modo netto opere – nature morte, ritratti e paesaggi- che di quel secolo e della sua arte, dopo il manierismo di fine Cinquecento, ne esprimono tutta la voglia di stupire, di creare “mirabilia” e di esagerare in bizzarrie ed eccessi formali, che gli incollano addosso la definizione (con valenze del tutto negative già a partire dal Settecento e riviste solo in tempi moderni con maggiore benignità) di “Barocco”: dall’antico spagnolo “barrueco” o dal francese “baroque”, ovvero “perla di forma inconsueta”.

 

Traduzione che ben inquadra la cifra stilistica degli artisti di un’epoca che fu anche e soprattutto quella della Controriforma cattolica che alla grande influì pure in campo artistico-culturale, oltreché politico e sociale. Come dimostrano la grandiosità e la sacralità di molte delle quarantaquattro opere esposte a Palazzo Lomellini, in una rassegna curata con passione e certosina cautela da Elio Rabbione (in stretta collaborazione con il Comune carmagnolese e un buon numero di Associazioni locali, fra cui la neonata “Amici di Palazzo Lomellini”) e concretamente realizzata grazie alla preziosa disponibilità di un importante collezionista piemontese, Roberto Rubiola, che generosamente ha messo a disposizione per l’evento parte delle opere seicentesche di sua proprietà, appartenenti a una raccolta “che non sceglie – precisa Rabbione – di accostare in principal modo nomi di primissimo piano da chiunque già frequentati nei vari musei italiani ed esteri, ma che dà spazio, in un ventaglio di proposte quanto mai ampio e ricco di confronti, a quegli artisti che qualcuno potrebbe definire troppo velocemente come minori”. La mostra di Carmagnola rappresenta dunque un viaggio emozionante attraverso l’espressività artistica di un Barocco europeo (italiano, fiammingo, olandese, ma anche tedesco, francese e spagnolo) in cui ricorrono i nomi passati un po’ più in sordina nel corso dei secoli – autori “altri” dai massimi Caravaggio o Carracci o dai Rembrandt o dai Rubens e dai van Dyck – ma non meno capaci di rendere “maravigliosa” l’arte del Seicento. Alle bianche pareti di Palazzo Lomellini sfilano così, in un percorso a tratti cronologico e a tratti tematico, artisti come il fiammingo Peter Boel (sua una grandiosa, autentico elogio alla ridondanza, “Natura morta con strumenti musicali, cigno, pavone e frutta”), accanto al toscano – allievo di Lorenzo Lippi – Bartolomeo Bimbi, al romano Bartolomeo Castelli e al lombardo Francesco Mantovano con le loro minuziose “nature morte” dagli squillanti contrasti di colore, in cui si celebrano i più fantasiosi e improbabili connubi fra fiori, frutti d’ogni genere, strumenti musicali, armature, cacciagione e oggetti di ordinaria quotidianità. Di grande effetto anche alcune opere di “autore ignoto” riconducibili alle botteghe o alla cerchia di maestri al top quali Rubens e Rembrandt (“San Matteo” o la vicenda biblica di “Sara e Agar”, trattata pure dall’italiano Panfilo Nuvolone, in collaborazione con il figlio Giuseppe), l’orgiastico “Baccanale con Sileno” del fiammingo Jacob Jordaens e alcuni “Interni” di stupefacente e accuratissima descrizione scenica come quelli a firma degli olandesi Dirck van Delen e Jacques de Claeuw.   Straordinaria, per potenza compositiva e per l’intima emozionalità che luce e colore trasmettono al dipinto, è anche la popolare “Pietà” di pittore romano ignoto attivo nella prima metà del secolo, così come il “San Giuseppe” (con in mano il bastone fiorito) dello spagnolo Jusepe de Ribera, operante a Napoli dal 1616, fortemente attento all’opera del Caravaggio e sicuramente fra i più importanti esponenti della pittura partenopea seicentesca. Fra gli italiani, una menzione particolare meritano ancora artisti come Sebastiano Conca da Gaeta, rappresentato in mostra da una paciosa “Sacra famiglia con San Giovannino” (e che ebbe modo di lavorare anche a Torino nell’oratorio di San Filippo Neri e nella Chiesa di Santa Teresa), il siciliano Pietro Novelli (suo uno splendido “Ritratto di vecchio” che emerge dall’ombra), accanto al romano Andrea Locatelli, fra i rappresentanti di maggior interesse della “Scuola dei bamboccianti” – specializzata nel racconto della vita quotidiana romana accostata spesso alla riproposta di reperti dell’antica Roma – fino al veneziano Bernardo Canal, autore di due preziose “vedute” della città lagunare, abile scenografo teatrale, ma come pittore vissuto sempre all’ombra del figlio Giovanni Antonio, l’assai più noto Canaletto.

Gianni Milani

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“Maraviglioso Seicento”

Palazzo Lomellini, piazza Sant’Agostino 17, Carmagnola (To), tel. 011/9724238

Fino al 16 luglio – Orari: da giov. a sab. 15,30/19; dom. 10/12,30 e 15,30/19 – Ingresso libero

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Foto: Claudio Massarente
– Peter Boel: “Natura morta con strumenti musicali, cigno, pavone, frutta”, olio su tela
– Pittore romano: “Pietà”, olio su tela
– Sebastiano Conca: “Sacra Famiglia con San Giovannino”, olio su tela
– Jusepe de Ribera:  “San Giuseppe”, olio su tela
– Jacques de Claeuw: “La bottega dell’arte”, olio su tela

Quaglieni: “I miei 50 anni di ricordi”

L’ANNIVERSARIO DEL CENTRO PANNUNZIO

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Di Pier Franco Quaglieni *

Nel 1966 “Il Mondo” di Pannunzio sospendeva le pubblicazioni. A Torino nel 1967 ,per volontà di Arrigo Olivetti, imprenditore di Ivrea ed editore del settimanale, si costituì l’associazione degli Amici del “Mondo” che ,alla morte di Pannunzio nel febbraio 1968, si intitolò a lui, assumendo l’attuale denominazione di Centro Pannunzio. Fra i primi soci ricordo Carlo Casalegno, l’appoggio determinante dei due direttori de “La stampa” De Benedetti e Ronchey che intervenivano spesso  ai nostri incontri. Il capo cronista Ferruccio Borio e Giorgio Calcagno  diedero  subito spazio ai nostri eventi su “La stampa”. Carla Gobetti come segno di buon augurio ci regalò una fotografia di Piero che è rimasta nella nostra  sede a fianco di una di Piero Calamandrei  donata dalla nipote. Furono, da subito, molto  presenti tra gli altri Frida Malan, Valdo Fusi, Paolo

Foto Daniele Solavaggione

Greco e tanti altri. Tra i sindaci attenti al Centro Pannunzio vanno citati  Cardetti, Magnani Noya, Zanone, Castellani, Fassino. In Regione i presidenti Oberto, Viglione ,Brizio, Ghigo. Con gli assessori regionali alla cultura Fiorini, Leo e Oliva c’è stata molta intesa e nacque anche un’amicizia personale. Con il Vice presidente del Consiglio regionale Boeti è nata soprattutto un’amicizia personale ed anche con sua moglie Bruna Bertolo si è stabilita una collaborazione proficua .Per me la simpatia umana e la stima hanno sempre avuto il sopravvento, il tornaconto non mi ha mai interessato, anzi ho cercato di evitarlo. Il Centro in pochi mesi raggiunse più di un centinaio di associati, destinati negli anni ad arrivare a mille, diffusi in tutta Italia. Giunse subito un telegramma di felicitazioni  del Presidente della Repubblica Saragat  che ci  ricevette  al Quirinale.

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Noi combattemmo da subito una ferma battaglia nell’Università contro le intolleranze della contestazione e per il rinnovamento della scuola e dell’Università. Molti docenti furono con noi. Da Franco Venturi ad Aldo Garosci, da Alessandro Passerin d’Entreves. Da Giorgio Gullini ,ad altri. Durante gli anni del terrorismo Carlo Casalegno mi disse una volta a bruciapelo: “Il Centro Pannunzio non si lascia mettere in riga”. Le sue parole furono come un viatico, specie dopo che venne

Foto Daniele Solavaggione

ammazzato dai Brigatisti, nei momenti più difficili ho pensato alle sue parole e al suo esempio. E’ stato difficile rimanere fedeli a quelle parole. Poi vennero l’amicizia con Rosario Romeo, il grande storico di Cavour, e con Giovanni Spadolini ,Leo Valiani e Marco Pannella  , per ciò che riguardava l’impegno per i diritti civili, in primis il divorzio. Jemolo fu un altro punto di riferimento : il nostro manifesto contro il finanziamento pubblico  dei partiti e la moralizzazione della vita pubblica  lo rivide lui, come l’articolo 1 dello Statuto fu ispirato da Bobbio che partecipò a tanti nostri incontri come relatore e come semplice spettatore. Tra gli eventi più importanti è da

Foto Daniele Solavaggione

ricordare  nel 1975 la mostra dei disegni di Leonardo conservati alla Biblioteca Reale di Torino, vincendo  mille resistenze burocratiche. Nel 1975 avemmo oltre 150 mila visitatori, un manifesto in giro per il mondo  in quattro lingue realizzato da Armando Testa che creò anche la famosa “testa rossa” diventato il logo del Centro.

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 Organizzammo   migliaia di eventi, realizzammo mostre storiche sul “Mondo”, sui suoi principali collaboratori, grandi convegni per gli studenti riempendo  persino il teatro Colosseo, il più  grande di Torino, per un evento su Gabriele d’Annunzio presieduto da  Giorgio Barberi Squarotti. Nel 1988 venne Indro Montanelli a commemorare Pannunzio a Palazzo Lascaris. Molto importante fu la collaborazione con il presidente Aldo Viglione. E poi i premi “ Pannunzio” dal 1982 conferiti, tra gli altri, a Spadolini, Bocca, Montanelli, Bettiza, Abbagnano, Barbara Spinelli, Galante Garrone, Ronchey, Forattini, Mila, Romano, Piero e Alberto Angela, Claudio Magris, Emma Bonino, Allegra Agnelli… Il Premio “Valdo Fusi” assegnato ,tra gli altri, a Riotta, Botto, Gramellini,ai magistrati Silvio Pieri e Mario Garavelli, Giovanni Giovannini, Tullio Regge. Non tutti i premi assegnati si rivelarono,  sulla lunga distanza, meritati. Anche molti Premi Nobel ebbero lo stesso destino… Mario Soldati che fu presidente

 Foto Daniele Solavaggione

del centro per 20 anni e lo aprì ad un pubblico più ampio, liberandolo da un certo accademismoo che lo caratterizzò durante altre presidenze. Lui, grande comunicatore, volle una svolta decisa verso il grande pubblico. E’ il periodo in cui nascono i viaggi del “Pannunzio”  in giro per Torino e l’Italia  e per il mondo: Usa, Russia, Egitto, Grecia, Romania e mille altre mete. Sempre con obiettivi culturali.Primo Levi venne a tenere una conferenza sull’intolleranza razziale che abbiamo pubblicato tante volte. Meriterebbe una riedizione soprattutto oggi.

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Foto Daniele Solavaggione

Sarebbe impossibile elencare le migliaia e migliaia di conferenzieri venuti dall’Italia e dall’estero a parlare. Ricordo il filosofo Karl Popper, uno dei tutti. Il Centro ha avuto più sedi da quella piccolissima e modesta di via Bava a quella che ci mise generosamente  a disposizione per anni Sergio Pininfarina, alla attuale dove ci siamo trasferiti nel 1988, in via Maria Vittoria, a due passi da Palazzo nuovo per mantenere i rapporti con l’Università con cui c’è stata una costante collaborazione. Non a caso, abbiamo ricordato i 50 anni nell’Aula Magna che vide nascere i primi incontri del Centro. I giovani sono stati presenti da subito. Appartenevo al gruppo originario .Eravamo studenti di lettere, di legge, scienze politiche e del Politecnico. Un gruppo che è stato determinante nei primi anni e che è rimasto un elemento di forza del Centro che riesce a parlare con i giovani anche oggi. I presidenti del Centro sono stati Arrigo Olivetti, Mario Bonfantini, francesista  e resistente, Luigi Firpo, Edoardo Ruffini, uno dei dodici professori che non giurarono al fascismo nel 1931, Mario Soldati, Alda Croce, Camillo Olivetti. Alda Croce, torinese di nascita e figlia del filosofo napoletano, presidente dal 1997 al 2003 , ha promosso soprattutto  l’attività editoriale  del Centro con la nascita degli “Annali” e la pubblicazione del “Perché non possiamo non dirci cristiani”, il saggio scritto da suo padre nel 1942 che molti citano ,ma pochi hanno letto. A giugno eleggeremo un nuovo presidente. Io stesso lascerò la direzione. Non abbandonerò le attività del Centro, ma assumerò compiti meno impegnativi. Vorrei dedicarmi  di più alla scrittura di libri programmati ,ma sempre rinviati. Molti presidenti della Repubblica hanno dedicato la loro attenzione al Centro Pannunzio. Pertini mandò un suo assegno personale di mezzo milione a sostegno del Centro, Cossiga venne ad inaugurare la mostra “Cavour nella caricatura” allestita alla biblioteca nazionale, Ciampi appoggiò tante iniziative con messaggi non formali. 

Foto Daniele Solavaggione CONCERTO DEL PIANISTA SANDRETTO PER I 50 ANNI DEL CENTRO PANNUNZIO NELL’AULA MAGNA DEL RETTORATO

Giorgio Napolitano ha scritto “Il Centro in questo lungo periodo di vita si è sempre distinto per aver perseguito  e promosso una attività di ricerca  ispirata ad un ampio  scambio di esperienze e di idee”. Ignazio Silone, poco dopo che nacque il Centro  scrisse :” Il Centro Pannunzio è una tradizione che vive ,una voce che conta, un’associazione che cresce.” Dopo cinquant’anni quello che era un augurio, malgrado le tantissime difficoltà, è diventato una realtà. 

 

*Direttore del Centro Pannunzio

Librolandia secondo Culicchia: “La sfida con Milano? Uno stimolo. Ma la politica sappia dialogare”

di Laura Goria

Reading in mongolfiera o, se siete tipi più acquatici, in sottomarino. Sono due delle tante idee geniali di Giuseppe Culicchia per il XXX° Salone del libro di Torino, di cui è consulente ed artefice della sezione “Festa Mobile”.

Lui che da anni è una delle colonne portanti della kermesse torinese, mai come ora -di fronte alla sfida milanese- si rivela ancor più strategico. Scrittore di successo – da poco ha pubblicato il suo ultimo romanzo “Essere Nanni Moretti” (Mondadori)- legatissimo al capoluogo subalpino, ma con uno sguardo più ampio come esperto e traduttore di letteratura anglosassone, ci racconta il grande lavoro per un Salone del libro subalpino che lascerà senza fiato…

Come ti è venuta l’idea dei reading in location così inusuali?

«Volevo che questa edizione lasciasse il segno e avesse qualcosa di davvero particolare da proporre. E questi due posti sono molto speciali. Immagino l’emozione che sarà possibile provare a 150 metri di altezza nel cielo sopra Torino ascoltando le pagine di uno scrittore che amiamo, lette da un altro autore. Saranno occasioni uniche e penso che chi salirà sulla mongolfiera poi lo racconterà a tutti….perché dove altro è possibile fare una cosa del genere!».

Secondo te quali sono i fiori all’occhiello di questa edizione?

«Abbiamo ospiti stranieri decisamente notevoli; negli anni scorsi non ce ne stati mai così tanti. Scrittori di grandissimo livello che sarà interessante ascoltare, come Richard Ford e Hanif Kureishi. Poi ci sono letture ad alta voce in cui credo molto come invito alla lettura; più che alla classica formula di presentazione del libro, che ha fatto un po’ il suo tempo. I libri suonano, ci parlano. Credo sia bene ascoltarli. Ed è bella la generosità degli scrittori che ho invitato, disposti a leggere pagine di altri e non le loro».

Il titolo “Oltre il confine” si presta a quali riflessioni in epoca di Brexit, Trump, Corea del Nord, muri vari e Isis?

«Titolo quanto mai attuale. Ci siamo cullati per molto tempo nell’idea che, per esempio, l’Europa non avesse più confini; ma è facile che le cose che diamo per scontate, in realtà, non lo siano affatto. Pochi mesi fa alla GAM ho visto il film-documentario “The great european disaster movie”che aveva proprio questo tema portante. Immaginava l’Europa di nuovo divisa e un aereo che, nonostante la tempesta, non poteva atterrare in nessun aeroporto perché ovunque c’era sempre qualche passeggero impossibilitato a sbarcare, a causa del suo passaporto. Un’altra scena significativa era l’intervista ad una signora tedesca che mostrava le croci di ferro ottenute in guerra dai suoi antenati –da quella franco-prussiana del 1871 alla 2° Guerra Mondiale- e si augurava che suo figlio non dovesse mai essere insignito di una medaglia al valor militare».

Tu sei l’artefice della sezione “Festa Mobile”: nata perché e cosa dobbiamo aspettarci?

«Ho avuto la fortuna di lavorare al Salone fin dalla 1° edizione, con lui sono cresciuto, gli sono grato, e volevo celebrare l’ importante traguardo dei 30 anni. “Festa mobile” prevede un programma di letture al Lingotto, nella sala che ho chiamato “Filadelfia”; ma anche in luoghi scenograficamente singolari della città. Per esempio, Marco Malvaldi leggerà “Assassinio sul Nilo” nello statuario del Museo Egizio; Marcello Fois pagine de “Il tamburino sardo” dal libro “Cuore” a Palazzo Carignano, dove fu edificato il 1° Parlamento italiano, mai usato. Poi ci sarà un appuntamento davvero speciale con Pietrangelo Buttafuoco, a Lampedusa, porta di Italia ed Europa da cui entrano in modo tragico uomini, donne e bambini che vogliono diventare cittadini europei. Luogo ideale per la lettura di un poeta siculo-arabo del XII° secolo. Quando in Sicilia c’era la corte più aperta dell’epoca, in cui convivevano culture e religioni diverse: quella di Federico II di Svevia, noto come “stupor mundi”».

Hai organizzato anche letture all’estero?

«Ho chiesto ad alcuni Istituti Italiani di Cultura, a Parigi, Londra, Berlino e New York, di fare delle serate che fossero un omaggio alla letteratura del nostro paese. Così, per esempio, il 17 nella Grande Mela William Finnegan parlerà della “sua” Elena Ferrante; mentre a Parigi verrà ricordato Antonio Tabucchi».

Tu dialogherai con Brian Turner: perché proprio questo autore e cosa dovremmo sapere di lui?

«E’ un militare americano che ha combattuto in Jugoslavia e Iraq ed ha scritto il suo primo romanzo ”La mia vita è un paese straniero” pubblicato da NNE, che ho avuto la fortuna di leggere ancora in bozze. Raramente ho trovato pagine sulla guerra raccontate in maniera così onesta, alcune sono profondamente emozionanti».

Quali sono le principali responsabilità di chi fa cultura?

«In teoria dovrebbe preoccuparsi innanzitutto di essere onesto e fare proposte che aiutino a decifrare noi stessi e il mondo che ci circonda. La cultura e l’arte sono questo: rappresentazioni di cose apparentemente lontane, ma che in realtà hanno sempre a che vedere con noi».

Come hai vissuto l’arroganza e la sfida del salone milanese?

«Abbastanza bene. Viviamo in un mondo in cui vige libera impresa e concorrenza; tutto sommato è stato anche uno stimolo positivo. In prospettiva mi auguro che, anche con la politica, ci si possa sedere ad un tavolo, parlare e addivenire ad una soluzione un po’meno cruenta. Anche perché due manifestazioni legate al libro a distanza di un mese l’una dall’altra, in un paese che purtroppo legge poco, non mi sembra la cosa più geniale di questo mondo».

Al Salone di Torino c’è una parte dedicata all’America, compresa una rilettura di Steinbeck; tu che sei anche traduttore che consigli di lettura a stelle e strisce puoi darci?

«In assoluto per capire l’America si dovrebbe leggere “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, erroneamente considerato per ragazzi; invece racconta la frontiera, il razzismo e la parte migliore del paese, quella stracciona che si ribella a convenzioni ed ipocrisia della società perbenista. Altro libro straordinario è “Moby Dick” di Herman Melville che parla di lotta tra l’uomo e la morte, destino e, senza voler essere blasfemo, potrebbe essere associato alla lettura della Bibbia e dei Vangeli, perché tocca questioni fondamentali dell’esistenza. Poi “American psycho” di Bret Easton Ellis, e non perché l’ho tradotto, ma perché, anche se racconta l’America a cavallo tra gli anni 80-90, ce la mostra molto vicina a quella odierna. Basti pensare che il protagonista cita Donald Trump almeno una cinquantina di volte: è il suo idolo e l’America fondamentalmente è rimasta un po’ quella… La presidenza Obama non è stata una rivoluzione».

 

 

 

28 artisti per il Mozambico

Giovedì 25 maggio 2017, ore 18.00

 MUSEO ETTORE FICO

Via Francesco Cigna, 114 Torino

 

28 importanti artisti, tra i più rappresentativi del panorama artistico italiano ed internazionale, mettono le loro opere all’asta per sostenere un importante progetto di solidarietà in Mozambico promosso dall’associazione OAF-I (Organizzazione di Aiuto Fraterno – Italia).

Arte e solidarietà tornano ad abbracciarsi giovedì 25 maggio, in occasione della quinta edizione di SolidArte, asta d’arte di beneficenza che si svolgerà alle ore 18.00 presso il Museo Ettore Fico di Torino (Via F. Cigna, 114).

 

Questi gli artisti che hanno aderito all’iniziativa promossa da OAF-I Ong-Onlus:

 

Airò Mario, Andreotta Calò Giorgio, Barocco Francesco, Basta Marco,

Benassi Elisabetta, Benetti Mauro, Ceccobelli Bruno, Cerutti Manuele,

Cresci Mario, Cuoghi Roberto, Cuoghi&Corsello, Dessì Gianni,

Fioroni Giosetta, Frapiccini Eva, Isgrò Emilio, Jodice Francesco,

Romano Andrea,  Samorì Nicola, Sciaraffa Alessandro, Spalletti Ettore,

Tibaldi Eugenio, Tosatti Gian Maria, Varisco Grazia, Vascellari Nico,  Vedovamazzei,  Verteramo Roberta, Vetrugno Maurizio, Vitone Luca

 

Le opere saranno visionabili presso il Museo Ettore Fico dalle ore 16.00 di giovedì 25 maggio, mentre l’asta si aprirà alle ore 18.00: dopo la presentazione di Maurizio Irrera (Presidente OAF-I). Le opere saranno presentate da Angelo Mistrangelo, critico d’arte e giornalista di La Stampa e Torino Sette, e battute da Vanessa Carioggia della Casa d’Aste Sant’Agostino.

La vendita dei lavori proseguirà nelle due settimane successive.Il linguaggio dell’arte si fa, dunque, universale e diventa eccellente veicolo sociale, parlando di solidarietà attraverso la bellezza, la verità, la forma, la spoliazione della forma, il colore, i segni. SolidArte è un evento organizzato dall’associazione OAF-I (Organizzazione di Aiuto Fraterno – Italia), curato da Michela Frittola, realizzato in collaborazione con la Casa d’Aste Sant’Agostino e il Museo Ettore Fico, con il Patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte e della Città di Torino. Solidarte è giunta alla quinta edizione ed ancora una volta siamo orgogliosi di poter contare sull’adesione di artisti prestigiosi che hanno donato una loro opera per aiutarci alla realizzazione di un progetto educativo in Mozambico – dichiara Maurizio Irrera, Presidente di OAF-I – possiamo dire che Solidarte in questi anni ha saputo essere una vetrina delle eccellenze dell’arte contemporanea italiana: affermati ed apprezzati artisti, protagonisti di diverse esperienze artistiche, riconosciuti Maestri e giovani già apprezzati e quotati, che hanno contribuito con opere significative certamente apprezzate non solo dai collezionisti e dagli appassionati ma da chiunque voglia provare l’emozione di avere nella propria casa un vero e proprio capolavoro.” Le opere donate dai 28 artisti che hanno aderito a SolidArte 2017 saranno allestite negli spazi del Museo Ettore Fico, che attualmente ospita la grande antologica di Bruno Munari: circondate dalle sculture aree e dalle macchine inutili di Munari, le opere di SolidArte diventeranno così una sorta di mostra dentro ad una mostra. Si potranno ammirare giganti dell’Arte contemporanea come Ettore Spalletti, Giosetta Fioroni ed Emilio Isgrò; giovani artisti ora protagonisti alla Biennale di Venezia come Roberto Cuoghi e Giorgio Andreotta Calò o che hanno preso parte alle edizioni precedenti come Nicola Samorì; artisti che utilizzano il medium fotografico come Mario Cresci e Francesco Jodice ai quali recentemente Camera ha dedicato importanti rassegne; artisti presenti nelle collezioni dei più importanti musei pubblici e privati come Mario Airò, Elisabetta Benassi e Bruno Ceccobelli; Eugenio Tibaldi che proprio al Museo Ettore Fico ha realizzato una suggestiva e complessa installazione dal titolo “Seconda Chance”, e poi alcuni dei protagonisti della scena artistica torinese come il duo Vedovamazzei, Francesco Barocco, Mauro Benetti, Manuele Cerutti, Eva Frapiccini, Alessandro Sciaraffa, Roberta Verteramo, Maurizio Vetrugno.

 

 

IL PROGETTO IN MOZAMBICO

 

Tutto il ricavato di SolidArte sarà destinato al sostegno delle attività della Scuola Secondaria Sant’Ignazio di Loyola di Msaladzi, nell’Altopiano di Angonia, zona un tempo considerata il granaio del Mozambico e i cui abitanti ora sono invece costretti a convivere con lunghi periodi di carestie e frequenti inondazioni. Queste, insieme a cattivi investimenti infrastrutturali, hanno fatto sì che non si sia riuscito fino ad oggi a trarre frutto dal pur elevato potenziale di questa terra. I lavori per la sua costruzione che sono stati in gran parte realizzati verranno completati nel 2017.

Per questo OAF-I vuole dare il suo contributo alla promozione e al sostegno di uno sviluppo rurale delle comunità che abitano i villaggi sparsi nella zona della provincia di Tete, coinvolta dal progetto (distretti di Angonia e Tsangano). Il sostegno alla scuola, vuole infatti dare l’opportunità a 300 giovani di frequentare i corsi di agropecuaria (basi di agricoltura e zootecnia), sperimentare attivamente quanto appreso e di trasmetterlo poi nei loro villaggi; essi diventeranno così i protagonisti di tale sviluppo del Mozambico.

 

Storie di oppressi e oppressori

INTERVISTA DI LAURA GORIA

Rapimenti, tortura, desaparecidos e voli della morte: sono le pagine infami della guerra sporca che ha attanagliato l’Argentina durante la dittatura militare di Videla, dal 1976 all’83. Storia vecchia? Niente affatto perché continua a parlarne la grande scrittrice argentina Elsa Osorio, che al Salone del libro di Torino è venuta a presentare il suo ultimo romanzo“Doppio fondo” (Guanda), in cui s’intrecciano due storie a distanza di 30 anni l’una dall’altra. Inizia tutto da una morte misteriosa che, grazie alle indagini della giornalista Muriel Le Bris, trova soluzione dopo che sono stati riallacciati i fili col passato . Anno 2004, in un tranquillo villaggio di pescatori bretoni viene ripescato il cadavere di Marie, riservatissima dottoressa di origine argentina. Le ossa sono frantumate dall’impatto con l’acqua e nelle vene è rilevata la presenza del Pentonaval: l’anestetico che soprattutto la marina (da cui il nome Pentotal unito al termine “naval”) usava per sedare i prigionieri, trasferirli sui voli senza ritorno e gettarli, vivi, in mare). Sarà un suicidio o dietro si nasconde ben altro? La giornalista inizia a indagare e riporta alla luce pagine buie della storia. Buenos Aires 1977, nel pieno della dittatura militare, la giovane militante dei Montoneros, Juana, è catturata insieme al figlio Matias di 3 anni. Per metterlo in salvo lo deve abbandonare; mentre per scampare ai “voli della morte” finge di pentirsi, diventa amante-ostaggio del suo aguzzino Rulo e dell’Esma, l’abisso della tortura di quegli anni. E finisce per essere spedita in Francia con l’incarico di scoprire le mosse degli esuli sovversivi.

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Il romanzo è sulla scia del precedente -strepitoso-“I 20 anni di Luz”, divenuto un classico in America latina (al pari di “Se questo è un uomo” di Primo Levi da noi), che denuncia il terribile fenomeno dei“desaparecidos con vida”. Il sistema aberrante con cui gli aguzzini rubavano alla nascita i bambini delle prigioniere per darli a famiglie delle alte sfere e dei militari. Mentre le madri venivano immancabilmente ammazzate, senza lasciare traccia.

La dittatura quanto ha sconvolto la sua vita?

« Ha spezzato in due l’esistenza della mia generazione e lo ha fatto nel periodo in cui iniziavamo ad avere figli e una vita lavorativa. Io ho vissuto un esilio interno, nascondendomi per un po’ in Argentina con il mio ex marito; poi in Francia ed infine siamo tornati. Ma non potevo lavorare perché vigeva la legge di sicurezza nazionale ed ero stata licenziata. Ci tengo a chiarire che non ho mai fatto parte di gruppi armati; semplicemente ho sempre pensato con la mia testa e avevo rapporti con il sindacato».

La letteratura cosa e quanto può fare?

«Scrivere significa dare parole a questi fatti ed è importante soprattutto per il recupero della memoria storica. Credo che i popoli debbano tornare al loro passato per poter vivere il presente».

Per lei quanto è difficile scriverne?

«Ci sono riuscita solo a distanza di 20 anni dal golpe: per molto tempo non sono stata in grado di farlo, non per cause esterne, ma per una sorta di mia evoluzione interiore. Scrivendo riesco anche a capire meglio quello che nella vita mi sfugge ed è molto diverso da me: mettendomi nei panni di personaggi ripugnanti come i torturatori, riesco a decifrare meglio anche il loro lato di esseri umani».

Il confine tra fatti storici realmente accaduti e finzione narrativa?

«Invento liberamente, sempre basandomi però su fatti reali. Prendo elementi e caratteristiche di una persona o di un’altra, li metto insieme e costruisco un personaggio di finzione che faccio interagire con personaggi che hanno una realtà storica. Per esempio, in “Doppio fondo” Rulo è inventato, ma sono realmente esistiti i suoi compagni torturatori che cito».

In “Doppio fondo” ci si chiede perché, visto che i militari disprezzavano i prigionieri, prendevano e crescevano i loro bambini; effettivamente sembra un controsenso.

«Penso che abbiano voluto fare una sorta di esperimento. Allevare i figli del nemico, convertirli alla loro ideologia, renderli ostili ai genitori naturali. Significa sterminare un’ideologia dalle radici».

Nella storia ci sono stati altri stermini ,dai lager nazisti al genocidio attuato dai Khmer rossi di Pol Pot in Cambogia: la repressione argentina in che cosa è stata unica ?

«Proprio nel furto dei bambini e nell’averli fatti crescere dagli oppressori. Poi..ed è un tema centrale di “Doppio fondo”…ad un certo punto la persecuzione ha smesso di essere ideologica ed è diventata di stampo mafioso. Venivano sequestrate persone con fortune immense, che erano costrette a firmare documenti con cui cedevano tutti i loro beni ai torturatori».

Madri e poi abuelas, le nonne di Plaza de Mayo, quanto hanno fatto la differenza?

«Sono state l’unica vera resistenza alla dittatura. Recentemente ero a Plaza de Mayo per festeggiare i 40 dalla prima volta che iniziarono a chiedere cosa fosse successo a figli e nipoti. All’epoca c’era uno stato di assedio ed erano proibiti gli assembramenti di qualsiasi tipo. E cosa fecero? Al centro della piazza c’è un albero e loro, a 2 a 2, gli girarono intorno, continuando a manifestare in questo modo ogni giovedì».

A che punto è la ricerca dei neonati desaparecidos con vida?

«Ancora oggi si scava in quel periodo e continuano ad essere rintracciati quei bambini. Ora sono uomini e donne di circa 40 anni che credevano di essere figli di una certa coppia, ma non è così».

E’ vero, come ha scritto, che qualcuno nella gerarchia della chiesa argentina suggerì che era più cristiano mettere i prigionieri su un aereo che non sarebbe mai arrivato a destinazione”?

«Non lo dico io, è un fatto storico. La chiesa ha avuto sicuramente una responsabilità molto forte, è stata complice. Il Nunzio Apostolico disse alle abuelas che non dovevano preoccuparsi: i nipoti sarebbero cresciuti meglio nelle famiglie abbienti a cui erano stati dati, più che con i genitori e i nonni biologici».

Nell’87 la legge “dell’obbedienza dovuta” ha significato la libertà per migliaia di aguzzini ritenuti non responsabili perché avevano solo eseguito degli ordini. Oggi in Argentina la storia potrebbe ripetersi?

«Ci sono alcuni sintomi inquietanti. Si ipotizzano gli arresti domiciliari per i responsabili del genocidio; quasi fossero dei poveri vecchietti, invece che i responsabili di crimini contro l’umanità.

Due settimane fa c’è stato un tentativo da parte dei giudici della Corte Suprema di recuperare la legge del “2 per 1” con cui abbreviare le condanne dei responsabili del genocidio. La reazione popolare è stata enorme: più di mezzo milione di persone ha manifestato contro, c’ero anch’io e siamo riusciti a fermarla».

 

 

 

 

 

 

 

 

“Feel the Spirit” al Tempio valdese

L’associazione Incontrocanto ed il Tempio Valdese di Torino presentano il concerto Feel the Spirit per Coro, Mezzosoprano e Orchestra.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Coro Incontrocanto di Torino, diretto dal Maestro Pietro Mussino, e l’Orchestra Orstäin (Orchestra Stabile Allievi Insegnanti) della Fondazione BiblioPan di San Maurizio Canavese ed ha come cuore centrale la famosa raccolta di spiritual del compositore inglese John Rutter Feel the spirit, da cui il titolo del concerto, interpretato da coro, orchestra e dal mezzosoprano Valentina Nicolotti.

Il programma propone una vera e propria immersione nella musica corale e nel “sentire lo spirito”. Si parte da lontano, con una delle più famose melodie sacre, il corale Jesus bleibet meine Freude di J. S. Bach e l’altrettanto famoso “Ave Verum” di Wolfgang Amadeus Mozart, qui presentato in una trascrizione inedita per coro femminile e archi. Di passa poi ad alcuni compositori del ‘900: Sally K. Albrecht, Samuel Barber, Alexander L’Estrange, Will Todd, John Tavener e, appunto, John Rutter . Il luogo del concerto è particolarmente adatto alla musica dello spirito e al canto corale, ma non è la prima volta che il Coro Incontrocanto ed il Tempio Valdese si incontrano. Un anno fa, infatti, il Coro Incontrocanto e l’Orchestra Orstäin hanno eseguito al Tempio di Corso Vittorio Emanuele II in prima esecuzione nazionale leSacred Songs di Karl Jenkins per coro, soprano e orchestra. “L’Associazione promuove la produzione di progetti concertistici che, oltre all’organico stabile del coro, coinvolgono un sempre crescente numero di coristi locali e, ove applicabile, giovani promettenti musicisti emergenti sia solisti che strumentisti” commenta Marco Annoni, presidente dell’associazione Incontrocanto. “Voglio sottolineare il fatto che il ricavato del concerto contribuirà alla manutenzione straordinaria necessaria per il restauro e l’ampliamento dell’organo bachiano “Pinchi, installato all’interno del Tempio Valdese” Il biglietto d’ingresso, a posto unico, è di 10 euro (ridotti a 5 euro per gli under 26).

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Tempio Valdese – C.so Vittorio Emanuele II 23, Torino

Per maggiori informazionicontatti@incontrocanto.net

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Il Maestro Pietro Mussino ha studiato Composizione, Direzione d’orchestra e Musica Elettronica presso il Conservatorio di Torino e Musica a Indirizzo Multimediale presso il Conservatorio di Bologna. Nel 1999 ha vinto il Premio di Composizione “Franco Alfano”. Dal 2000 dirige il Coro Incontrocanto di Torino, dal 2002 è Maestro del Coro dell’Accademia del Santo Spirito e dal 2010 direttore del Coro Femminile VocinCanto. È autore di composizioni originali e arrangiamenti commissionati da diversi ensemble vocali e strumentali italiani e stranieri. Collabora con l’Associazione Cantascuola di Torino, della quale è diventato Direttore Artistico nel 2012. Ha presso l’Accademia Corale “Stefano Tempia”, presso il Conservatorio di Torino e presso l’Università degli Studi di Torino. Come musicologo ha collaborato con MiTo Settembre Musica, con l’Unione Musicale, con la DeSono, con la Fondazione Micheli e con la rassegna Piemonte in Musica.

Valentina Nicolotti inizia a cantare alla sola età di 3 anni. Inizia i suoi studi musicali nel 2007 sotto la guida di Elisabetta Prodon e si laurea nel 2014 in Canto Jazz presso il Conservatorio Statale “Antonio Vivaldi” di Alessandria e successivamente frequenta il Corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica presso l’Università di Bologna. Nel 2016 è assegnataria della borsa di perfezionamento ‘Talenti Musicali, Fondazione CRT – Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” – Torino ’. Ha studiato con insegnanti di fama internazionale come Sheila Jordan, Roberta Gambarini, Diana Torto, Tiziana Ghiglioni, Cinzia Spata, Gegè Telesforo. Collabora come cantante in diverse formazioni e si è esibita al Moncalieri Jazz Festival, Jazz around the Clock di Lanzo, Piossasco Jazz Festival e in diverse serate locali al Jazz Club Torino. Dal 2013 è vicedirettrice del coro giovanile SiFaSoul Singers, è corista nel coro gospel All Sisters diretto da E. Prodon. Insegna canto a Torino presso diverse scuole musicali.

Il Coro Incontrocanto ha tenuto numerosi concerti e partecipato a iniziative, tra cui l’allestimento, nel 1996, del “Requiem” di Mozart con l’Orchestra Filarmonica di Torino, nel 1998 a “LuciCanti” per l’Ostensione della Sindone e la collaborazione alla prima italiana dell’oratorio “Mal’hakim” di Riccardo Piacentini. Ha tenuto numerosi concerti in Italia, Francia, Ungheria. Nel 2010, in occasione dell’Ostensione della Sindone, ha promosso la rassegna di meditazioni musicali Passionis Mysterium. Nel 2013 ha celebrato il proprio Ventennale con diversi eventi corali aperti a coristi, appassionati e curiosi. Con organico allargato e collaborazioni varie ha messa in scena produzioni significative tra cui: la “Missa Katharina” dell’olandese Jacob de Haan, a Torino e a Schladming (A), diretta dallo stesso autore. Ha partecipato a “MiTo Settembre Musica / MiTo per la Città 2015” con il concerto “Ave Verum” per Soprano, Organo e Coro. A maggio 2016 in prima nazionale, ha eseguito “Sacred Songs” di Karl Jenkins, per coro, soprano e orchestra al Tempio Valdese di Torino.

L’orchestra ORSTÄIN (Orchestra Stabile Allievi Insegnanti) nasce da un progetto di “Accademia Musicale” promossa dalla Fondazione BiblioPan di San Maurizio Canavese (To). L’iniziativa, nata nel 2015 con l’obiettivo di costruire uno spazio ove fosse possibile praticare un’esperienza di formazione altamente qualificata e connotata dal punto di vista formativo e artistico, riunisce musicisti di diverse provenienze e studenti con ottima preparazione musicale.

L’attività dell’Accademia si sviluppa nel periodo luglio-dicembre e coinvolge tutti i partecipanti ammessi al progetto mediante bando di selezione. Da questa esperienza si forma poi l’Orchestra Stabile composta dai musicisti e dagli studenti che si sono distinti per capacità ed impegno nel periodo accademico. L’orchestra ORSTÄIN sviluppa una propria programmazione annuale, con produzioni e concerti, varie collaborazioni artistiche ed elaborazione di progetti cameristici.

L’Organo PINCHI OPUS 412 installato sotto l’ultima arcata tra la navata centrale e quella laterale nel Tempio Valdese è stato costruito nel 1996 ed è attualmente oggetto di manutenzione straordinaria. Si tratta di uno strumento costruito dalla ditta Pinchi di Foligno (unico esemplare in città) ispirato agli organi barocchi tedeschi con trasmissione integralmente meccanica  (meccanica sospesa per le tastiere e meccanica per il pedale e i registri). Ha due tastiere di 54 note ciascuna e pedaliera dritta di 30 note, 16 registri, 19 file, 954 canne. Lo strumento, ha temperamento non equabile (Werkmeister III) con La a 415 Hz, ma tre registri hanno temperamento equabile con La a 440 Hz. L’intervento di manutenzione prevede anche un ampliamento dello strumento con l’aggiunta di una nuova ancia al pedale e la trasformazione dei tre registri da temperamento 440 a temperamento 415. In questo modo lo strumento sarà finalmente corrispondente all’idea del progetto iniziale.