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CULTURA E SPETTACOLI - page 327

Pippo, il "re" di Barriera

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STORIE DI CITTA’ / 

di Patrizio Tosetto

 

Nato in provincia di Caltanissetta. Immigrato in città il 10 Aprile del 1960. Vive della pensione di invalidità e della solidarietà di un intero quartiere ed in particolare di Aldo che l’ha “adottato”. Tutti i mesi si reca all’ASL per una punturina di un forte sedativo. Case Atc e paga regolarmente l’affitto. Non è pericoloso, anche se qualche volta urla. Grande mangiatore va più volte al ristorante durante la settimana e non si fa mancare nulla: antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, frutta, caffè e limoncello.  Da sempre iscritto. Prima al PCI. Poi ai Ds ed infine al pd torinese

 

Da tutti è chiamato Pippo. All’anagrafe fa Giuseppe Buttiglieri. Nato in provincia di Caltanissetta. Immigrato in città il 10 Aprile del 1960. Vive della pensione di invalidità e della solidarietà di un intero quartiere ed in particolare di Aldo che l’ha “adottato”. Tutti i mesi si reca all’ASL per una punturina di un forte sedativo. Case Atc e paga regolarmente l’affitto. Non è pericoloso, anche se qualche volta urla. Grande mangiatore va più volte al ristorante durante la settimana e non si fa mancare nulla: antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, frutta, caffè e limoncello. 

 

Noi alterniamo vari argomenti di discussione al silenzio nell’ascoltarlo. Da sempre iscritto. Prima al PCI. Poi ai Ds ed infine al pd torinese. Ogni tanto un messaggino e ti racconta il suo essere in politica, fiero di conoscere tutti i leader. Bresso, Chiamparino, Fassino. Non gli parlare della Lega Nord. Comincia ad agitarsi.  Comunque sempre infastidito dei vicini  di casa non  italiani. E’ anche un grande tifoso della Juventus e ha inneggiano alla vittoria all’ultimo derby. 

 

Ha guidato pullman e per ovvi motivi ha dovuto smettere, incontrando solidarietà, una buona sanità e una Stato sociale funzionante. Sono convinto che in un altro paese avrebbe avuto insormontabili  difficoltà.  Ci tiene molto alla famiglia, alle sorelle e ai nipoti. Ha 20 radio, 12 orologi e 5 telefonini con relative schede telefoniche. Dopo aver pagato l’affitto si dà ai “vizi”. Chiedendoti dopo l’immancabile monetina che non sai rifiutargli. 

 

Ecco un altra storia di Barriera di Milano: questa Barriera che ha ancora dell’umano. Solidarietà che resiste nel tempo, dando a tutti dignità. 

 

(Foto: il Torinese)

 

New York (come non l’avete mai vista) e le sue storie

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new york cognettinew york cognetti coperttinaNon è un caso che il 37enne scrittore milanese sia stato l’ospite d’onore della serata “Xmas in New York” organizzata dal Circolo dei lettori di Torino che, per l’occasione, si è trasformato nella città delle mille luci, tra musiche, installazioni video e libri

 

New York come non l’avete mai vista: attraverso 22 racconti di grandi autori che lo scrittore Paolo Cognetti ha scelto e condensato in “New York Stories” (Einaudi). Una bussola letteraria per orientarvi tra le pagine più belle sulla Grande Mela nel 900. Dagli anni ruggenti di F.S. Fitzgerald e Dorothy Parker alla grande migrazione, passando dall’”isola che galleggia su acqua di fiume come un’iceberg di brillanti” di Truman Capote all’età ribelle di Grace Paley e Joan Didion, per finire alla luminosa decadenza nelle pagine di Delillo e Whitehead.

 

Non è un caso che il 37enne scrittore milanese sia stato l’ospite d’onore della serata “Xmas in New York” organizzata dal Circolo dei lettori di Torino che, per l’occasione, si è trasformato nella città delle mille luci, tra musiche, installazioni video e libri.

 

Cognetti è infatti il condottiero ideale per scoprire gli angoli meno turistici della Grande Mela 2.0. Appassionato di letteratura americana (soprattutto ebraico – newyorkese) da anni esplora la capitale dei suoi libri e scrittori preferiti. L’ha raccontata in “Tutte le mie preghiere guardano verso ovest” (Edt) alla scoperta dei sapori della Big Apple; “New York è una finestra senza tende” (Laterza); e nella serie “Scrivere/New York” da cui è tratto il documentario “Il lato sbagliato del ponte”, affascinante viaggio tra gli scrittori di Brooklyn (nel dvd allegato al libro “New York è una finestra senza tende”)

Tra le tante definizioni letterarie, Cognetti preferisce quelle che delineano “una città in cui si arriva dopo un lungo viaggio, degli emigranti”; adotta volentieri il soprannome Gotham, con cui nell’800 Washington Irving, (alludendo alla cittadina inglese i cui abitanti si finsero pazzi per non pagare le tasse) ironizzava sull’eccentrica popolazione newyorkese; e a sua volta la definisce «Capitale del desiderio, di gente che vuole qualcosa, nella vita e nel lavoro. Quasi nessuno è nato lì, quasi tutti sono arrivati da altrove e questo loro desiderare è l’energia tipica che si sente moltissimo».

 

Tu a New York cosa cerchi, e l’hai trovato?

«Ci vado almeno una volta all’anno per scrivere e cerco di sfruttare i 3 mesi del visto. La vivo molto in solitudine, camminando nelle mie zone preferite. Scrivo tantissimo perché l’energia della città, e delle persone che ce la stanno mettendo tutta, è contagiosa e mi spinge a lavorare».

 

Il modo migliore per scoprirla?

«Fermarsi non solo a Manhattan. Stare vicino all’acqua, camminare lungo i moli e vedere cosa succede lì. Andare dall’altra parte dell’East River, a Brooklyn e nel Queens, per capire cos’era New York una volta. Il Queens ha oltre 3 milioni di abitanti di 15 etnie diverse: la linea 7, l’International Express, è la sopraelevata che lo attraversa fino a Flushing: il giro del mondo in 21 fermate.Scoprirlo dall’alto è un buon modo. Poi magari scendere ed esplorare qualche quartiere etnico».

 

Il tuo primo flash e le tue cartoline preferite della città?

«Le scale antincendio e le cisterne di acqua sui tetti sono il primissimo ricordo e le cartoline che, insieme ai ponti e al porto, amo di più. Sono legato all’idea novecentesca industriale di New York».

 

Il tuo posto del cuore e quello in cui, invece, ti senti più solo?

«Amo Red Hook, il vecchio porto di Brooklyn, dismesso dagli anni 60 in poi quando le navi erano troppo grandi per attraccare. Ma tutta la costa di New York è un immenso porto abbandonato, riprogettato in parchi, capannoni, gallerie d’arte e ristoranti. Mi sento solo a Times Square e nelle zone del turismo mondiale votato al consumismo più bieco».

 

Cosa potrebbe piacere della New York odierna a Fitgerald e Dorothy Parker?

«Temo ben poco perché negli ultimi 15 anni si è molto imborghesita ed è meno interessante».

 

Se potessi incontrare i tuoi scrittori preferiti cosa gli chiederesti?

«Più che altro vorrei fare delle cose con loro. Con Hemingway una partita di pesca, prendermi una bella sbronza con Carver, meglio ancora con Bukowsky. Farei l’autostop con Keruac e con la Parker andrei in qualche bettola di sua conoscenza».

 

Perché l’epicentro letterario oggi è Park Slope a Brooklyn e non Manhattan?

«Brooklyn, grande il triplo di Milano, ha quartieri di ogni tipo, tra cui Park Slope, dove molti artisti si sono spostati in base al mercato immobiliare più favorevole. Manhattan è carissima, proibitiva soprattutto per chi ha famiglia e vuole una casa più grande. Già nell’800 Park Slope fu progettato come quartiere per ricchi e gli architetti che hanno creato Central Park sono gli stessi che hanno pensato a Prospect Park come sua evoluzione».

 

Hai incontrato e filmato gli scrittori di Park Slope, che emozione è stata?

«Era necessario stare almeno una settimana con ogni autore. Alcuni, come Auster e McInerney dissero di no; in compenso quelli che acconsentirono, furono molto gentili e mi colpì la loro disponibilità. Ho scoperto che sono gran lavoratori, si alzano la mattina presto e si danno da fare. Niente a che vedere con l’idea romantica del genio ubriacone che scrive alle 3 di notte. E sono rimasto molto legato a Rick Moody».

 

Dove vivi a Brooklyn?

«Sempre nella casa di un amico italoamericano. Un luogo pacifico che ha le 2 anime di Brooklyn: se ti affacci da un lato vedi i classici back garden, bellissimi giardini interni con barbecue, orto e piscine gonfiabili; dall’altro invece la superstrada che taglia in due il quartiere, con il passaggio dei camion che fa vibrare la casa».

 

Tu hai due passioni, la montagna e NewYork: come le concili?

«Sono entrambi luoghi avventurosi e selvaggi, dove spesso sto volontariamente da solo. Dei ritiri in cui concentrarmi sulla scrittura. Ho sempre con me un quaderno e quando sono a Brooklyn, più che prendere appunti, mi capita di sedermi in un bar e scrivere sulla montagna; viceversa, sui monti, guardo i boschi e scrivo di Brooklyn. Mi serve una certa distanza dalle cose».

 

Il tuo prossimo viaggio a Gotham?

«Spero molto presto, per presentare il libro».

 

Consigli di lettura per scoprire la città?

«Libri non scontati. Tutti quelli di Mario Maffi, “Bartebly lo scrivano” di Melville, e per chi legge in inglese “Up in the old hotel” di Joseph Mitchell».

 

E i musei?

«Quelli sull’immigrazione. A Ellis Island; poi il Tenement Museum sulle case popolari, nel lower east side; e l’African Buriel Ground, vicino a Wall Street, costruito su uno dei primi cimiteri afroamericani del 700».

 

Laura Goria

Breviario mediterraneo

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mediterraneo1Leggerlo equivale a sfogliare le pagine di un dizionario di gerghi, espressioni, idiomi

 

Più che un libro è una finestra spalancata sul Mediterraneo, sui moli e le banchine, sulle sagome delle chiese e l’architettura delle case, sui fari delle coste e gli itinerari delle carte nautiche. Leggerlo equivale a sfogliare le pagine di un dizionario di gerghi, espressioni, idiomi.  Nel suo “Breviario mediterraneo”, Predrag Matvejević ricostruisce pazientemente la storia di una parola – “Mediterraneo” – e rievoca gli infiniti significati che essa include, guidando il lettore alla scoperta della sua geografia, dei saperi – concreti, importanti – della cultura dell’olivo e il diffondersi di una religione, le tracce permanenti della civiltà araba ed ebraica, le parlate che cambiano nel tempo e nello spazio. Matvejević ,nato a Mostar, in Erzegovina, da madre croata e padre russo, impegnato intellettuale, docente universitario a Zagabria, alla Sorbona di Parigi e alla Sapienza di Roma,  raffinato e cosmopolita, in “Breviario mediterraneo” ha scritto pagine memorabili.  Claudio Magris, che ne ha curato la presentazione, l’ha definito  “trattato poetico- filosofico, romanzo post-moderno, portolano, diario di bordo” . Il libro, uscito per la prima volta nel 1987 e arricchitosi nel tempo, edizione dopo edizione, riassume storia, geografia, culture di questo mare e dei Paesi che lo circondano. Parla del Mediterraneo non come “un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre”.  

 

Il testo è diviso in tre parti: Breviario – Carte – Glossario; attraverso esse l’autore rievoca, scandagliando documenti e informazioni, le usanze, le caratteristiche di questi luoghi descrivendone il tempo atmosferico, le giornate con le albe, i crepuscoli e poi i mille e mille aspetti: dalla natura delle nuvole alle correnti e alla spuma marina, dalle onde ai venti che le originano, dalle isole, luoghi di raccoglimento e quiete, ai porti, ai moli ed ai modi in cui le navi vi si accostano. Dalle pagine esce l’odore del mare, si percepiscono onde e risacche, si studiamo le rose dei venti, s’incontrano coralli e  saline; e poi le ceramiche, gli ex voto, il vino e l’olio ,le preghiere della sera e i nomi delle strade e degli angiporti e i viaggi avventurosi delle parole e delle loro trasformazioni da un popolo all’altro nel tumulto delle civiltà. Il Mediterraneo di Predrag Matvejević è anche il mare delle tempeste dei conflitti, dei viaggi dei migranti in fuga da guerre e miseria, ma soprattutto il mare delle culture che si sono incontrate e si sono sovrapposte tra loro come un groviglio e una mescolanza di dialetti. Sarà pur vero che è chiuso tra le sue coste, ma forse è davvero “il mare più ricco e più libero del mondo”. 

 

Marco Travaglini

 

Bambini 2.0 e mamme orgogliose dei loro piccoli "eroi"

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cellulari bambinitosettoSTORIE DI CITTA’ /

di Patrizio Tosetto

 

Ho capito, non sono per questi tempi. Appartenendo alla generazione che dopo Carosello doveva andare a nanna. Forse ai miei tempi babbo e mamma esageravano. ora sicuramente queste mamme sbagliano. Poi, in fondo sono affari loro

 

Camminando per andare in ufficio. Come un “cane da tartufo”. Sempre con l’orecchio “vigile” è stato naturale ascoltare. Uscito da un Bar in corso Casale 3 giovani mamme parlavano orgogliosamente dei propri figli lasciati a scuola. Difficile non sentirle. Voce forte ed orgogliosa. Capito l’argomento mi sono attardato per comprendere meglio .Interdetto tra me e me su ciò che facevo.

 

Troppo curioso. Convinto che capendo questi dettagli si può anche arrivare ad un pensiero generale. Proprio così, frammenti di vita, registrando cosa succede. L’oggetto del loro orgoglio era il crollare dei figli, fino a sfinirsi,  dal sonno davanti ai moderni telefonini tra giochi, o continui messaggi con amici. ripetendo:  il mio bambino. Ora tarda, perdita di sonno. Alle scuole elementari. Ho capito, non sono per questi tempi. Appartenendo alla generazione che dopo Carosello doveva andare a nanna. Forse ai miei tempi babbo e mamma esageravano. ora sicuramente queste mamme sbagliano. Poi, in fondo sono affari loro.

 

Scappando dallo smog ho la fortuna di continuare nel camminare a riva di Po. Penso al preside che ha fatto un appello ai genitori : controllate i telefoni dei vostri figli. Si riferiva soprattutto alle molestie e al bullismo.

 

Mi pare ovvio. Non è in questione il telefonino. E l’uso improprio che ne viene fatto. L’unica medicina per questa malattia è educazione ed un minimo di cultura. Care mamme, non è bello che i vostri figli stiano tutte le sere attardati con i telefonini. Non è bello né educativo soprattutto per il loro futuro.

Anziani, occhio al trucco delle monetine!

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ANZIANI 25I ladri  gettano a terra alcuni spiccioli  come diversivo e, approfittando della distrazione, rubano le borse

 

I malviventi gettano a terra alcune  monetine come diversivo e, approfittando della distrazione, rubano borse e altri beni. Le vittime preferite sono  gli anziani nei parcheggi dei supermercati. Recentemente lo stratagemma è stato applicato ai danni di vecchietti che facevano la spesa al Bennet di Alessandria. Ma i truffatori sono stati identificati e denunciati dai carabinieri. Si tratta di un uomo e una donna, di 35 e 36 anni scoperti da una cliente che ha visto  la coppia usare il trucco delle monetine per derubare gli anziani.

 

(Foto: il Torinese)

Markho, al Valentino "Alla ricerca del mondo"

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markhoNella vita fa l’operatore socio sanitario : “lavoro che mi ha dato una forte motivazione nei momenti difficili, che tutt’oggi svolgo con passione e che mi ha permesso di incontrare la mia compagna Cinzia, Ultras della mia musica!”

 

Il 17 dicembre 2015 presso l’ AMBHARABAR di via Borgo Dora a Torino ha avuto luogo la presentazione del primo CD di MARKHO (Marco Chiarenza), il cantautore di Caselle che a maggio di quest’anno aveva partecipato al Karaoke di Italia 1 con Pintus esibendosi con “Don’t let me be misunderstood”.  Durante la serata è stato proiettato il videoclip della canzone che dà il titolo al CD, “Alla Ricerca Del Mondo”,  e MARKHO si è esibito in un live acustico di tutti i pezzi presenti nel CD, prevalentemente in chiave POP con assaggi di PUNK-ROCK e MUSICA LEGGERA.

 

Il videoclip è stato girato presso il Parco del Valentino e la regia del video è da attribuire allo stesso MARKHO, con la partecipazione di amici e parenti e con il montaggio delle immagini fatto dalla sua etichetta discografica. Il CD contiene 8 brani che MARKHO ha interamente scritto, musica e parole e che sono potuti diventare “reali” grazie a mesi di lavoro presso lo studio di registrazione Rocklab di Torino. 

 

Tra i brani ci sono “Io senza te” già in vendita su Itunes dallo scorso San Valentino, che parla di una delusione vissuta in passato, ma anche della “rivalsa” personale che ne è conseguita: “è un invito ad andare avanti nonostante tutto”; e “Il mio papà” conosciuta per il successo avuto al Festival di Saint Vincent e per la partecipazione allo spettacolo teatrale itinerante nel Canavese “Goccia di Memoria” nel quale MARKHO si esibiva proprio con questa canzone.

 

MARKHO ha inoltre ideato una sigla calcistica che è ascoltabile su youtube e su face book intitolata “Domenica in gol” e che non è presente sul CD. Attualmente è impegnato nella partecipazione alla trasmissione SUMMER TIME TV sul canale 231. Del suo CD MARKHO dice che “nasce per crescere, è la metabolizzazione di ciò che è stato e lo stimolo per ciò che sarà”. Sono in fase di conferma alcune date live di MARKHO e il suo CD è acquistabile contattando direttamente lui sulla sua pagina face book oppure su itunes.

 

 MARKHO è un cantautore di 31 anni, nella vita fa l’operatore socio sanitario : “lavoro che mi ha dato una forte motivazione nei momenti difficili, che tutt’oggi svolgo con passione e che mi ha permesso di incontrare la mia compagna Cinzia, Ultras della mia musica!” riferisce. Ha sempre avuto attitudini musicali fin da piccolo, quando ancora “baby” partecipava a gare canore locali.  All’età di 9 anni inizia a suonare la tromba nei Music Piemonteis di Ciriè, dove in pochi anni passa da “Quarta Tromba” a “Prima Tromba”(anche solista).  A 12 anni supera l’esame d’ammissione al Conservatorio G.Verdi di Torino col medesimo strumento, con giudizio 8,5. 

 

Dopo 3 anni di Conservatorio e uno da privatista, decide di abbandonare la Tromba, perchè non conciliava con la sua personalità e perchè era a caccia di qualcosa di nuovo. All’età di 16 anni compose il suo primo inedito dal titolo: “Un’altra estate”, anche presente nel CD appena uscito e, una volta scoperto il meccanismo per creare una canzone, si sbizzarrisce componendo strofe e ritornelli, musica e parole di altri brani che raccontano momenti della sua vita personale e non… Nel 2010 viene ammesso alla Valtur Academy come intrattenitore musicale, dove gli viene riconosciuta la capacità di esprimere un vasto repertorio, oltre ad altre qualità indispensabili quali “la prontezza” nell’improvvisazione, fondamentale per il contesto turistico.

 

Parte per 3 stagioni di animazione e ogni volta che torna a Torino, durante l’inverno, riprende la sua attività di Operatore Socio Sanitario. Dopo 3 stagioni di animazione, esperienze d’intrattenimento varie e qualche gara canora, aveva decisamente rotto l’imbarazzo del pubblico passando da “speriamo che gli spettatori non siano tanti” a “più sono gli spettatori e meglio è”. “Ora il mio intento è quello di tirare fuori tutte le canzoni scritte e composte da me, stando alla finestra, a vedere se qualcosa di buono si muove verso la mia musica.”

 

TITOLI CANZONI DEL CD:

“ Sarà bello”

“Alla ricerca del mondo”

“ Il mondo che ci ha dato Dio”

“Il mio papà”

“ Un’altra estate”

“Domenica di sole”

“Io senza te”

“Ciao blu”

Foto d'autore per scoprire l'ospitalità pugliese

in CULTURA E SPETTACOLI

Il volume, a cura di Adriano Bacchella, Adarte editore, è stato presentato a Torino, a Eataly Lingotto 

 

goria4Sono foto d’autore quelle che vi guidano alla scoperta dell’ospitalità pugliese – “rigorosamente” di charme- nel volume “Masserie 2”, a cura di Adriano Bacchella, Adarte editore, che è stato presentato a Torino martedì 1 dicembre, a Eataly Lingotto .

 

Si può sfogliarlo come splendido libro fotografico grazie alle immagini di Adriano Bacchella, leggerlo come incantevole viaggio narrato dal giornalista Franco Faggiani, oppure usarlo come guida per scegliere mete di vacanza uniche. E la prefazione di Renzo Arbore -pugliese doc che non tradisce le sue origini foggiane- è il biglietto da visita perfetto per sottolineare la magia di quella terra.

 

Dopo i  successi di “Divino abitare”, “Camera con vigna” e “Mediterraneo interiore” -tutti dedicati all’ospitalità di charme in Italia- ora Bacchella ritorna con un sequel sull’amata Puglia (nel 2009 il primo volume di “Masserie”) e svela oltre 20 nuove mete d’incanto. Le sue immagini e i testi di Faggiani raccontano di luoghi sospesi tra antiche tradizioni contadine e tutti i confort dell’ospitalità più moderna, tra mare e oliveti, grande tradizione enogastronomia, coltivazioni biologiche e passeggiate alla scoperta di borghi suggestivi o piacevoli pause a bordo piscina. Il denominatore comune di tutte le masserie del libro è un’ospitalità fatta di piccole-grandi attenzioni che trasformano la vacanza in oasi di pace in cui sentirsi un po’  come in una casa di famiglia. 

 

Il volume è anche un tassello importante nella storia (non solo professionale) di Bacchella. Nel 1981, poco più che ventenne, fu mandato in Pugliamasserie 3 dalle Guide illustrate dell’Espresso a fotografare  paesaggi, borgate e monumenti lontani dalle rotte turistiche. Da quell’avventura, pioneristica per l’epoca, in una terra che sembrava tanto lontana ed era ancora incontaminata dal turismo di massa, è nato il suo amore per la regione. In Puglia è tornato più volte raccontando con crescente abilità  fotografica luoghi in parte scoperti per caso, in parte segnalati da altri. Dai suoi primi reportage nel 1987 per la rivista “Meridiani” è stato testimone dell’evoluzione di molte strutture che include nel libro, testimoniando con bellissime foto di lifestyle, come nel tempo siano state capaci di aggiungere charme, senza mai perdere le loro radici arcaiche e il legame profondo con la terra, le tradizioni e i prodotti tipici.

 

Oggi molte di queste masserie utilizzano energia pulita grazie a pannelli fotovoltaici, coltivano rigorosamente bio ed hanno anche veste didattica con corsi di cucina in cui gli ospiti imparano antichi segreti. Poi c’è il carattere delle persone  che conquista; perché da quelle parti il dna più diffuso trasmette gentilezza, accoglienza e grande senso  dell’ospitalità. Le immagini  di Bacchella sono ispirate da tutto questo e confermano come le masserie, oggi uno dei simboli della Puglia, siano perfettamente in grado di attirare ed accogliere ospiti da tutto il mondo, tenendo ben alta la bandiera dell’Italian

lifestyle.

 Laura Goria

 

Martedì 1 dicembre 2015-11-26 Eataly Lingotto h.19 Sala Punt&Mes- primo piano – Via Nizza 230/14 Torino: Presentazione di “Masserie 2: ospitalità  di charme in Puglia” a cura di Adriano Bacchella, testi di Franco Faggiani, prefazione di Renzo Arbore, immagini di Adriano Bacchella. Editore Adarte, Euro 49,00.

 

 

 

 

 

 

Gli animali valgono più di un botto

in CULTURA E SPETTACOLI

cani botti capodanno 2016I botti possono provocare, oltre ovviamente alla paura, anche palpitazioni, tachicardia, tremori, nausea, panico, stordimento e – negli animali più anziani e malati – addirittura la morte

 

Mentre il Comune di Torino ha  aderito alla campagna “Gli animali valgono più di un botto”, il 27 dicembre si è svolto a Torino, nella trafficatissima Piazza CNL, un presidio informativo “contro l’uso sconsiderato di petardi e fuochi artificiali la notte di Capodanno”. L’evento è stato promosso da animalisti torinesi che hanno sensibilizzato i cittadini torinesi con slogan, cartelli e volantini, sulle conseguenze che ogni scoppio può causare sia agli animali e alle persone. 

 

cane botti capodannoOgni anno centinaia di bambini e adulti subiscono gravi danni per un uso sconsiderato dei botti: basti pensare a tutti i casi di ferimenti, dita amputate, cecità o addirittura morte). Per quanto riguarda gli animali, petardi e fuochi d’artificio sono una vera e propria tortura perchè loro hanno una soglia uditiva molto più sviluppata e sensibile della nostra. I botti possono provocare, oltre ovviamente alla paura, anche palpitazioni, tachicardia, tremori, nausea, panico, stordimento e – negli animali più anziani e malati – addirittura la morte.

 

“E’ per questo motivo – affermano i promotori – che ci si auspica che l’ordinanza venga rispettata, per il bene di tutti. “

Esempi di danni causati negli animali:

 

Negli UCCELLI un botto causa uno spavento tale che li induce a fuggire dai nidi, volando al buio andando a sbattere contro i muri e i tralicci dell’alta tensione oppure volando per chilometri e concludendo la corsa, spesso, con la morte.

 

Nei CANI e nei GATTI all’aperto un botto crea forte stress e spavento tanto da indurli a scappare dal rumore a loro insopportabile, finendo spesso vittime del traffico stradale o di ostacoli non visibili al buio.

 

Negli animali degli allevamenti come MUCCHE, CAVALLI e CONIGLI la conseguenza delle esplosioni possono provocare nelle femmine gravide addirittura  l’aborto da spavento

 Il cane delle foto è Life, ex Green Hill 

Ortelius, le storie tra lago e monti di Giorgio Rava

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RAVARAVA MOSTRORAVA FOTO17 racconti ambientati tra il lago d’Orta e le montagne circostanti, con molti personaggi curiosi e carichi di umanità

 

Ortelius, storie di lago e dintorni” di Giorgio Rava ( Edizioni FareNOTTE) si offre al lettore con 17 racconti ambientati tra il lago d’Orta e le montagne circostanti, con molti personaggi curiosi e carichi di umanità, in un personalissimo “mondo piccolo” tutto da scoprire. Rava, pittore e cuoco creativo oltre che poeta e narratore, come ricorda lo storico Cesare Bermani nella sua prefazione, utilizza questi racconti per comunicare “una gran voglia di godere la vita e il senso dell’humour che aiuta a farlo”.  Dal concepimento della piccola Guglielmina al Grand Hotel del Mottarone ( prima che il fuoco divorasse uno dei simboli della Belle Époque nella terra “tra i due laghi”) alla “luna di settembre”, dalle boccaccesche avventure dei coscritti del 1937 ne “La classe di ferro” ai ferrovieri omegnesi che sembrano usciti dalle descrizioni di Piero Chiara e così’ via, pagina dopo pagina. “Ortelius” è un percorso attraverso la vita vera,  profondamente popolare, con uno sguardo delicato, a volte divertito, sempre sensibile e incline a lasciar correre la fantasia. Rispetto alla prima edizione ci sono tre racconti in più: un omaggio alle ballerine nostrane, affascinate dal nuovo ritmo giunto a lambire le rive lacustri, un altro ai minatori dell’oro di Pestarena – località di Macugnaga, ai piedi della parete est del monte Rosa –  ispirato da una lapide posta su una parete della Chiesa di Pieve Vergonte, e infine un racconto prodotto dall’immaginazione sui nomi inusitati comparsi sulle “carte da morto” in Valle Strona. Un libro agile e godibile, da leggere a piccoli sorsi, come un bicchiere di buon Nebbiolo.

 

Marco Travaglini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Travaglini 

“I CAVALLI DIVENTINO ANIMALI D’AFFEZIONE”

in CULTURA E SPETTACOLI

L’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, rilancia le sue proposte sugli equidi, ufficializzate in progetti di legge,  a cominciare dal divieto di macellazione di cavalli, asini, muli 

 

BRAMBILLA CAVALLI“Bisogna metter fine all’ambiguità che circonda lo status giuridico degli equidi e dichiararli, senza se e senza ma, “animali d’affezione”. Da “Fieracavalli”, la principale rassegna del settore che si tiene ogni anno a Verona, l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, rilancia le sue proposte sugli equidi, ufficializzate in progetti di legge,  a cominciare dal divieto di macellazione di cavalli, asini, muli e bardotti, nonché  i divieti di vendita e di consumo della loro carne su tutto il territorio nazionale, di importazione ed esportazione a fini alimentari.

 

Anche se i numeri parlano di un declino costante della macellazione (da 67.005 capi nel 2010 a 41.257 nel 2014), l’Italia resta uno dei principali  consumatori al mondo di carne equina, la maggior parte della quale importata. “Nei confronti  del cavallo – sottolinea l’ex ministro – l’uomo riesce davvero a dare il peggio di sè, tradendo un patto millenario che lo colloca da sempre al nostro fianco.  È giunto il momento di riconoscergli lo status di amico e compagno dell’uomo e conseguentemente vietarne la macellazione, lo sfruttamento in manifestazioni e spettacoli e l’utilizzazione in esperimenti scientifici”.

 

“Ormai – prosegue la parlamentare – sono familiari a tutti e ampiamente condivisi obiettivi come il rispetto della vita degli animali, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia della salute. A maggiore ragione dopo che l’OMS ha ufficializzato quanto la scienza medica ripeteva da tempo sui danni che può produrre il consumo di carne rossa. Se poi i macelli fossero di vetro, credo che nessuno avrebbe più il coraggio di mangiare i nostri fratelli animali. E proprio perché tutte le scelte devono essere consapevoli, abbiamo preparato un video-verità sulle terribile condizioni in cui versano i cavalli nei macelli, visibile sul canale YouTube della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente al link  https://youtu.be/lxQbAWtza9w. Chiediamo a tutti di diffonderlo”.

 

“La mia proposta  – aggiunge l’on. Brambilla – fissa criteri per la custodia e la cura degli equini, per evitare la detenzione in condizioni non adeguate, e istituisce un registro anagrafico degli equini presso le Asl che dia garanzia di tracciabilità e riconducibilità all’effettivo proprietario o possessore. Sono regolate le modalità di addestramento. Si aboliscono le aste di equini di proprietà delle Forze armate e di altri enti pubblici, che potranno essere affidati ad associazioni. Per gli equini anziani o malati sono previste convenzioni con strutture private o l’istituzione di veri e propri “pensionati”. Sono infine introdotte sanzioni per chi viola la legge ed è rafforzato l’istituto della confisca, indispensabile strumento di lotta soprattutto contro le corse clandestine”.

 

Link per scaricare il video: http://bit.ly/1WEZySn

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