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CULTURA E SPETTACOLI - page 319

"Danuta a Oslo", il nuovo libro di Donatella Sasso

in CULTURA E SPETTACOLI

sassoLa storia narrata incrocia quella più grande della Polonia negli anni di Solidarność. Nell’ottobre del 1983 Lech Wałęsa, fondatore del sindacato libero e indipendente Solidarność, riceve il Premio Nobel per la Pace. Il 10 dicembre si tiene a Oslo la cerimonia di consegna, ma decide di non andare

 

Donatella Sasso, storica e ricercatrice presso l’Istituto Salvemini di Torino, ha pubblicato il libro per l’infanziasasso2 “Danuta a Oslo” con l’ editore  David and Matthaus per la collana I Gufi. Il libro verrà presentato Sabato 14 novembre, alle ore 19.30,al Polski kot di via Massena 19/A a Torino. Con l’autrice interverranno Krystyna Jaworska, docente di Lingua e letteratura polacca all’Università di Torino, e Guido Quarzoscrittore di romanzi, racconti e poesia per l’infanzia. La storia narrata incrocia quella più grande della Polonia negli anni di Solidarność. Nell’ottobre del 1983 Lech Wałęsa, fondatore del sindacato libero e indipendente Solidarność, riceve il Premio Nobel per la Pace. Il 10 dicembre si tiene a Oslo la cerimonia di consegna, ma decide di non andare. Teme che non gli permetteranno di ritornare in Polonia, pertanto chiede alla moglie Danuta e al figlio maggiore Bogdan di recarsi a Oslo al suo posto. Paweł, il migliore amico di Jarek, uno dei figli di Lech e Danuta, segue con trepidazione i preparativi per la partenza. Per lui è anche l’occasione per ripercorrere la storia di Solidarność, dei giorni terribili in cui venne instaurato lo stato di guerra fino alla lenta e graduale affermazione della democrazia in Polonia. Le parole pronunciate da Danuta a Oslo saranno per lui la promessa e la speranza di un futuro migliore. 

 

Marco Travaglini

Morti gli otto cuccioli di cane lanciati dal viadotto nel torrente

in CULTURA E SPETTACOLI

cani-foto 

I carabinieri di Ivrea stanno cercando l’autore di questo episodio crudele e incivile

 

Sono morti gli otto cuccioli meticci di cane che i carabinieri di Ivrea avevano recuperato dal greto del torrente Renanchio, nel comune di Quincinetto. Erano stati gettati nel corso d’acqua dal viadotto della provinciale 69. Nella notte  sono morti al canile di Caluso, dove erano ricoverati per le ferite riportate nella caduta. I militari dell’ Arma della Compagnia di Ivrea stanno cercando l’autore di questo episodio crudele e incivile, che sarà denunciato.
   

 

Frammenti di un paesaggio smisurato

in CULTURA E SPETTACOLI

montagna paesaggioAl Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, fino al 15 novembre 

 

La relazione tra fotografia e paesaggio è una relazione centrale per la cultura italiana e non solo. Attraverso il paesaggio si costruisce e si è costruita l’identità nazionale dei singoli Paesi e delle singole culture, legate al concetto di confine non solo fisico e politico, ma anche nella sua accezione di limite, che trova trasposizione fisica e concettuale nella montagna. Ostacolo naturale, ma anche frontiera-cerniera tra realtà contrapposte, questa si fa perfetta interprete della relazione natura/cultura. La cultura positivista del XIX secolo, con la sua fiducia nella scienza e nei progressi tecnologici, caratterizzata dall’ascesa della nuova classe borghese al potere politico e dalla nascita del capitalismo moderno con la rivoluzione industriale, ha trovato nella fotografia e nella sua pretesa oggettività lo strumento più adeguato ed efficace per soddisfare le crescenti necessità di una conoscenza analitica del mondo. Queste considerazioni sono alla base del percorso espositivo che, attraverso preziose immagini, propone le origini della montagna in fotografia e la costruzione del suo immaginario, attraverso frammenti di un paesaggio smisurato di terre alte.

 

Nella mostra FRAMMENTI DI UN PAESAGGIO SMISURATO. MONTAGNE IN FOTOGRAFIA 1850-1870 – curata da Veronica Lisino con il coordinamento di Aldo Audisio – sono esposti circa 150 pezzi dei fotografi primitivi, tutti notissimi. Tutti provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale della Montagna di Torino: stampe di grande formato, sciolte e in album, dei fratelli Bisson o Édouard Baldus, Samuel Bourne e Francis Frith, da Victor Muzet a Giacomo Brogi, solo per citarne alcuni. Immagini suggestive per contenuto, composizione, formato e qualità, impressionante per tecnica e resa, affascinante come solo quella ottocentesca degli inizi può essere. Al centro la relazione tra paesaggio e fotografia negli anni 1850-1870, parte di quella più ampia tra uomo e ambiente. La mostra è formata da una selezione di grandi formati del Fondo Fotografi delle origini – raccolta di 350 fototipi degli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento, fino ai primi anni del decennio successivo – conservato nella Fototeca del Museomontagna.  Costituito a partire da una significativa acquisizione del 2004 di una ventina di stampe di grande formato presentate al pubblico lo stesso anno – recentemente incrementato con un lavoro di acquisizioni presso antiquari, collezionisti ed aste internazionali, curato da Aldo Audisio –, il Fondo è composto da stampe di diverso soggetto e autore, rappresentativo delle origini della fotografia per datazione, tecniche e linguaggio, con l’avvio di pratiche e forme che oggi le riconosciamo proprie.

 

Ai nomi notissimi di Baldus, Marville, Stewart e Vialardi, si sono aggiunti via via fototipi di altro soggetto o autore, come i sempre noti Du Camp, Frith, Maxwell Lyte, McDonald e i più rari Hammerschmidt, Jeanrenaud e Saché. Dalla documentazione delle Alpi (italiane, francesi, svizzere, tedesche, slovene) ai Pirenei, dalle montagne sacre del Sinai a quelle himalayane, seppur senza pretese di esaustività, la raccolta è preziosa per la storia della montagna e della sua rappresentazione così come per quella della fotografia, con un ampio panorama di singole e specifiche storie. Il titolo della mostra, che riprende una citazione del filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, ha  riferimenti molteplici che trovano corrispondenza, a più livelli, nella concezione del paesaggio e della fotografia. La proposta espositiva – realizzata dal Museo Nazionale della Montagna di Torino, con la Regione Piemonte e la Camera Di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento, con il sostegno della Compagnia di San Paolo e con la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano – è un’occasione unica per soffermarsi ad ammirare stampe di grande qualità, difficilmente riunite insieme, in un mondo contemporaneo di immagini che si consumano in poche ore.

 

La mostra è inserita nel programma del portale Very Bello del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo nell’ambito delle iniziative di Torino per l’Expo 2015. In occasione dell’inaugurazione della mostra e nell’ambito del programma LEGGERE LE MONTAGNE, giovedì 21 maggio alle ore 18,00  sarà presentato il volume di 264 pagine, edito nella collana dei Cahier Museomontagna, che accompagna la mostra. Dopo un testo introduttivo della  curatrice Veronica Lisino, si susseguono 214 riproduzioni, per approfondire ulteriormente il viaggio attraverso la fotografia di montagna delle origini. Il volume è in vendita a 25 Euro.

 

 

FRAMMENTI DI UN PAESAGGIO SMISURATO

MONTAGNE IN FOTOGRAFIA 1850-1870

Torino, Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, 22 maggio – 15 novembre 2015

Inaugurazione e presentazione del volume: 21 maggio ore 18,00

Una collezione del Museo Nazionale della Montagna – CAI-Torino

 

In biblioteca per conoscere la Torino tra il 1918 e il 1961

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In occasione della ristampa di “Torino in guerra”

 

Torino vecchiaIncontri con Pier Luigi Bassignana per conoscere la Torino tra il 1918 e il 1961 in occasione della ristampa di “Torino in guerra”. La vita quotidiana dei torinesi al tempo delle bombe, in collaborazione con le biblioteche civiche di Torino. Quattro incontri sulla storia di Torino che raccontano e soprattutto ci fanno vedere com’è cambiata la città in quarant’anni, con le preziose immagini degli archivi storici cittadini.

I prossimi incontri:

– mercoledì 11 novembre, biblioteca civica Centrale (via della Cittadella, 5 – Torino), ore 17,00 presentazione di 
“Torino sotto le bombe” nei rapporti inediti dell’aviazione alleata;
– mercoledì 18 novembre, biblioteca civica Centrale (via della Cittadella, 5 – Torino), ore 17,00 presentazione di “Torino in guerra”.
La vita quotidiana dei torinesi al tempo delle bombe;
– lunedì 23 novembre, Biblioteca civica Bonhoeffer (corso Corsica, 55 – Torino) ore 17,00 presentazione di “Torino dopo la guerra”.
Vita quotidiana dei torinesi dalla ricostruzione a Italia 61

Tecnologie indossabili nella vita quotidiana

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Torino ospiterà al Lingotto, il 20 e 21 novembre, la prima fiera dedicata al tema

 

INTERNET WEBI wearable devices sono il futuro della tecnologia ed entreranno presto nella vita quotidiana di ognuno di noi. Leggere velocemente le notifiche, migliorare le prestazioni sportive, monitorare attività fisica e lo stato di salute sono solo alcuni dei possibili impieghi di questi dispositivi che ognuno può indossare facilmente. Torino ospiterà al Lingotto, il 20 e 21 novembre, la prima fiera dedicata alle “tecnologie indossabili”. La manifestazione è stata presentata, giovedì 5 novembre, in Consiglio regionale che è anche sostenitore dell’iniziativa per mezzo della Consulta regionale dei Giovani.

“Questo è un evento in cui crediamo tantissimo, forse quello in cui crediamo di più. Il binomio giovani e tecnologia è fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio e delle nostre imprese”, ha spiegato il consigliere segretario Alessandro Benvenuto, delegato alla Consulta, durante i saluti iniziali.La scelta è caduta su Torino secondo il presidente di JETop, Davide Giordano, “perchè territorio di innovazione e di grande tradizione imprenditoriale. Nuovo e innovativo, Wearable Tech Torino nasce da JEToP, associazione studentesca non-profit del Politecnico di Torino, con lo scopo di far conoscere al pubblico i dispositivi indossabili e di offrire un’ opportunità di crescita e di innovazione dell’imprenditoria tecnologica italiana”.

La fiera sarà anticipata da un hackathon, il 14 e 15 Novembre presso l’I3P, l’incubatore di imprese innovative del Politecnico di Torino. Una competizione per  programmatori, maker ed appassionati, dedicata alle tecnologie indossabili e mirata allo sviluppo di nuovi paradigmi nel settore. Con la durata di 36 ore, i partecipanti si suddivideranno in team e si impegneranno per sviluppare un prototipo che mostri le funzionalità di una nuova soluzione in campo software o di sviluppo di un oggetto wearable.

Nella due giorni il Lingotto Fiere metterà a disposizione 2500 metri quadrati dove troveranno posto aziende, numerosi dispositivi presentati e due sale congressi allestite per l’occasione per conferenze e workshop per analizzare tutti gli sviluppi di questa tecnologia innovativa. “Lo sviluppo delle nuove tecnologie è travolgente, i giovani devono avere un livello di ambizione globale e avere voglia di cambiare il mondo” è stato l’invito finale di Emilio Paolucci, vicerettore del Politecnico per il Tasferimento Tecnologico.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Massimo Ceaglio, responsabile tecnico I3P, e Giuseppe Serrao, responsabile operativo di 2i3t, l’incubatore di imprese dell’Università di Torino.

 

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ANIMALI, “UN SMS SALVA LA VITA”

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 cani sms

L’ON. BRAMBILLA PRESENTA LA CAMPAGNA SOLIDALE DI LEIDAA ONLUS

 

Anche le storie più tristi possono avere un lieto fine, quand’è la generosità a scriverlo. Basta guardare negli occhi Bitter, Teddy e Louise, tre dei testimonial canini che hanno partecipato  alla presentazione di “SMS-SalvaMi Subito” la tradizionale campagna di raccolta fondi della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente. Migliaia di piccoli gesti e il grande cuore degli italiani hanno salvato loro la vita. Quest’anno, dal 1 al 9 novembre, sarà possibile donare 2 euro con ciascun sms solidale inviato da cellulare (Tim, Vodafone, Wind, Tre, PosteMobili, CoopVoce) o 2 euro con ogni chiamata da apparecchio su rete fissa (Vodafone, TWT) oppure 2 o 5 euro sempre con chiamata da rete fissa (Telecom Italia, Fastweb): basta comporre il numero 45508. A supporto della campagna sono stati realizzati uno spot radiofonico diffuso delle emittenti del gruppo Finelco (105, RMC e Virgin Radio) e un filmato televisivo, trasmesso sulle reti Mediaset e accessibile sul canale Youtube dell’associazione
all’indirizzo https://www.youtube.com/channel/UCr1gDV1X-PplzL6I5acJywA.

 

Un altro modo di sostenere la nostra attività è diffondere e condividere su internet lo spot e la locandina della campagna. Bitter, Teddy e Louise sono tre dei tantissimi animali che – grazie all’intervento della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente e, quindi, grazie alla generosità degli italiani – sono usciti da una situazione disperata per trovare finalmente il calore di una famiglia. Bitter, un cane da pastore di 7 anni, è stato vittima di una pratica arcaica e crudele: per evitare che ferisse le pecore, il suo “padrone” – termine in questo caso quanto mai adatto – gli aveva tranciato i denti con una tenaglia. Teddy, 8 mesi, viene dalla Sicilia: con il fratello Pippo è stato trovato in mezzo ai fichi d’India, affamato e terrorizzato. Anche Louise, una beagle di 6 anni, ha trascorso sull’isola buona parte della sua vita. La utilizzavano per la caccia, ma lei non faceva volentieri quel lavoro e così è stata abbandonata in quattro e quattr’otto, per finire sotto un cartone con l’amica Thelma. Ora stanno tutti bene, affidati a famiglie che ripagano il loro affetto con tanto amore. Thelma vive ancora con Louise, ma in una bella casa. I tempi grami sono solo un brutto ricordo.

 

“Da più di trent’anni – ricorda l’on. Brambilla – mi occupo di animali, di tutelare la loro vita, il loro benessere, i loro diritti, e sono orgogliosa dei progressi che abbiamo registrato, ma molto, moltissimo resta da fare, anche nel nostro Paese: basti pensare alla piaga del randagismo, al traffico di cuccioli, alle più varie forme di maltrattamento “legalizzate” nei circhi e negli allevamenti, all’orrore della vivisezione, alle battaglie dentro e fuori il Parlamento perché i diritti degli animali siano riconosciuti. Per raggiungere questi ed altri importanti obiettivi, abbiamo bisogno del contributo di tutti coloro che amano gli animali. Da un piccolo gesto possono dipendere tante vite: inviate un sms solidale e diffondete la nostra campagna, gli animali in difficoltà chiedono il vostro aiuto”.

 

SCARICA LO SPOT TELEVISIVO AL LINK:
http://bit.ly/1k9qxsS
Caratteristiche tecniche: PAL16:9 SD; Dimensioni 720×576; Pixel 0,703; Audio Stereo (LR) 48 KhZ AAC

SCARICA LO SPOT VIDEO (PER YOUTUBE, FB, ECC.) AL LINK:
http://bit.ly/1GujLID

SCARICA LO SPOT RADIOFONICO AL LINK
http://bit.ly/1OZ96sa
caratteristiche tecniche: wav, kHz 48, bits 16

Il Pipistrello del Bertarello

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LUGOSI22PIPISTRELLO

Nell’appartamento di Baveno di Albertino Tridenti, in via Bertarello, le stanze erano tappezzate di foto, poster e ritagli di giornale dedicati a Lugosi, Boris Karloff  l’indimenticabile “Frankenstein” del grande schermo

 

Albertino Tridenti, detto “Ràtt Vùlu”, era un “fan” di Bela Lugosi, l’attore ungherese che nel 1931 aveva prestato il suo volto al Conte Dracula.Nel suo appartamento di Baveno, in via Bertarello, le stanze erano tappezzate di foto, poster e ritagli di giornale dedicati a Lugosi, Boris Karloff ( l’indimenticabile “Frankenstein” del grande schermo), Christopher Lee, Vincent Price e Peter Cushing. L’horror era il suo pane e non perdeva un film alla Tv quando di scena erano i suoi beniamini. Li aveva scoperti al “cine”, frequentando assiduamente la sala cinematografica bavenese, nei locali  vicino alla Stazione, fin quando non abbassò definitivamente la saracinesca. Il suo “sogno nel cassetto”? Aver potuto, in altra epoca, incontrare lo scrittore irlandese  Bram Stoker, il “papà” del più noto “succhiasangue” della Transilvania: l’avrebbe bombardato di domande sui vampiri, sul  professor Van Helsing e gli avrebbe certamente estorto almeno un autografo. Era talmente “fissato” che di giorno usciva raramente di casa e, quasi esclusivamente, quando pioveva ed il cielo era scuro.  

 

Per il lavoro non c’erano stati problemi: al “Marmo Vallestrona”, dove faceva il “segantino” tagliando a fette le grandi lastre di pietra,  aveva chiesto ed ottenuto di fare il turno  fisso di notte. Vestiva rigorosamente di nero e si era comprato un mantello color pece, dentro il quale si avvolgeva fin sotto gli occhi. Si credeva, bontà sua, un pipistrello e, quando incontrava un conoscente, lo salutava aprendo le falde del mantello quasi fossero le sue ali, lanciando delle grida stridule. A volte saltava fuori all’improvviso da dietro un albero o dall’angolo di una casa e faceva prendere “un bel stremizzi”, un gran spavento, alle persone che, non conoscendolo, se lo trovavano di fronte. Una volta balzò all’improvviso davanti al Mariano Tramontana, un operaio grande e grosso che faceva il meccanico. E finì a terra, lungo e tirato, con un occhio pesto. Il Tramontana, apostrofandolo in malo modo ( ” Ma va là, Albertino. Ti sé propri un bel pirla“), gli tirò uno “slordone” da far paura. Era già arrabbiato del suo e lo scherzo del “pipistrello del Bertarello” non l’aveva per niente gradito. Le sue letture, negli ultimi anni, si erano concentrate sui “rischi del mestiere”. Pensando di essere uno – se non l’unico – erede del conte “vampiro”, aveva compilato un elenco di cose da evitare assolutamente: aglio, acqua santa, crocefisso, luce del sole, proiettile d’argento, paletto di frassino conficcato nel cuore, acqua corrente, grani del rosario sparati nel corpo, ecc. Ad ogni buon conto aveva anche fatto testamento. Nelle sue ricerche aveva messo le mani su di un vecchio articolo di fine agosto del 1956. Il Corriere della Sera scriveva: “ Il noto attore Bela Lugosi  è morto di un attacco cardiaco a 73 anni a Hollywood (California), il 16 agosto 1956. Dopo i funerali è stato sepolto all’Holy Cross Cemetery a Culver City con indosso il mantello di Dracula, personaggio la cui interpretazione cinematografica l’aveva reso famoso negli anni trenta”.Ecco una bell’idea: anche lui, scrisse nel lascito testamentale, voleva essere sepolto con il mantello nero. Andò avanti per un bel po’, tanto che nessuno gli faceva più caso. Era uno dei tanti “balordi” che, in fondo, non facevano del male e nessuno. La svolta, nella sua vita, avvenne una sera di fine novembre. Le vie di Baveno erano avvolte da una nebbia piuttosto fitta. L’Albertino stava rincasando dopo un’oretta d’evoluzioni sul lungolago quando incrociò l’Arturo Magnaghi, detto anche “il Miazzina”.

 

Quest’ultimo era rientrato a Baveno da un paio di giorni  dopo aver passato quasi vent’anni tra un sanatorio e l’altro.  Nel lungo soggiorno alla casa di cura di Miazzina, nel Verbano ( che gli era giovato il nomignolo ), ormai debellate le malattie polmonari che gli avevano reso la vita un calvario, stava pensando a come rimettersi in sesto nel paese dov’era nato settant’anni prima. Del bell’uomo di forte corporatura non c’era nemmeno più l’ombra. Allampanato e magrissimo, dal passo malfermo e zoppicante, il Magnaghi era per di più  bianco come un cadavere. Il “ràtt vùlu” se lo trovò dinnanzi e per poco non ci restò secco. Fu questione d’attimi ed il “pipistrello del Bertarello” scappò a gambe levate, gridando a squarciagola “Mamma mia, un morto che cammina. Ho visto uno zombie! Aiuto! Aiutatemi!”. Il Magnaghi non ebbe nemmeno il tempo di mandarlo a quel paese tanto era stato lesto l’Albertino a dileguarsi.  La settimana dopo, passata la strizza, era in piazza.  Con gli occhiali da sole scuri si difendeva dal pallido sole del tardo autunno. Eppure, nonostante le sue abitudini notturne, stava lì in piazza, dove si era recato per comprare la “Gazzetta dello sport” nell’edicola che, un tempo, era stata  del  “Tillio” Zaccheo. Era la prova di quanto si diceva nei bar ed al circolo: il “pipistrello” aveva perso le ali ed era tornato ad una vita più normale. Non per scelta ma per spavento. Il Magnaghi gli era sembrato più brutto della signora che, vestita di nero, andava in giro con la falce in spalla. E questo era troppo anche per l’erede di Bela Lugosi.

 

 Marco Travaglini

I sei caprioli curati dal Centro Animali saranno liberati a fine inverno

in CULTURA E SPETTACOLI

caprioliSono stati portati nel centro di riambientamento di Caprie, dove trascorreranno l’inverno

 

I sei caprioli ospitati dal Centro Animali Non Convenzionali della Università di Torino godono di ottima salute. Erano stati trovati in montagna e i veterinari del centro, convenzionato con la Città Metropolitana di Torino, li hanno curati con grande impegno. Ora i  sei esemplari sono stati portati nel centro di riambientamento di Caprie, dove trascorreranno l’inverno. Quando le loro condizioni e il livello di crescita lo permetteranno, saranno liberati nelle montagne.

Dematteis, i fratelli "mondiali" della montagna

in CULTURA E SPETTACOLI

Premiazione in Consiglio regionale

 

dematteis“Una impresa straordinaria che per noi è molto importante anche perché legata al territorio”. Con queste parole il presidente del Consiglio regionale, Mauro Laus, ha accolto a Palazzo Lascaris i gemelli Martin e Bernard Dematteis che hanno trascinato la nazionale italiana alla vittoria nel campionato del mondo di corsa in montagna il 19 settembre scorso aBetws Y Coed, in Galles (Gb).

 

In segno di riconoscimento per la grande impresa, corollario di una straordinaria carriera, il presidente Laus insieme al presidente della Regione, Sergio Chiamparino, ha premiato i fratelli Dematteis con due targhe raffiguranti la Sacra di San Michele (monumento simbolo del Piemonte).

 

“Il Piemonte è la prima regione che ha istituito gli Stati generali dello Sport – ha dichiarato Laus – per promuovere uno stile di vita e di alimentazione più sani all’insegna dei valori dello sport. Per creare, quindi, una rete dove ognuno di noi può dare responsabilmente un contributo. In quest’ottica Bernard e Martin Dematteis sono dei testimonial ideali per la nostra regione e per la loro vallata”. Il presidente Chiamparino, noto appassionato di montagna, ha manifestato grande apprezzamento “per la serietà e i valori che stanno alla base dell’impegno agonistico dei fratelli Dematteis che ha pochi eguali anche tra i campioni delle varie discipline sportive”.

 

La delegazione che ha accompagnato i due atleti ventinovenni di Sampeyre, era composta da diversi amministratori locali, tra i quali i sindaci di Saluzzo, Mauro Calderoni, di Busca, Marco Gallo, e Sampeyre, Roberto Sasia, e il presidente della Fidal Piemonte, Maurizio Damilano, con il responsabile tecnico della nazionale di corsa in montagna, Paolo Germanetto. Damilano ha rivendicato “la grande tradizione del Piemonte nella corsa in montagna che, non a caso, è guidata da un tecnico valsusino come Germanetto”. All’incontro hanno partecipato, oltre all’assessore alla Montagna, Alberto Valmaggia, e al vicepresidente del Consiglio regionale, Nino Boeti, anche i consiglieri Silvana Accossato, Paolo Allemano, Andrea Appiano, Mario Giaccone, Francesco Graglia e Domenico Ravetti.

AB -www.cr.piemonte.it

“Storie in crescita” con Gruppo Abele e De Agostini

in CULTURA E SPETTACOLI

Un progetto educativo all’interno della scuola, laboratorio di vita dove i ragazzi possono vivere esperienze significative per il loro processo di crescita

 

ciottiLa città di Novara ha ospitato la presentazione dei risultati del progetto “Storie in crescita”, ideato dall’associazione Gruppo Abele, (Onlus fondata a Torino da don Luigi Ciotti), realizzato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Novara e finanziato dalla Fondazione De Agostini.Il progetto – che si è svolto tra settembre 2014 e maggio 2015 – ha coinvolto studenti, genitori e docenti della scuola Primaria e della scuola Secondaria di I e di II Grado di Novara e provincia, articolandosi in una serie di incontri formativi in classe e attività extrascolastiche finalizzati a promuovere percorsi educativi incentrati sui valori della dignità, del rispetto, dell’uguaglianza e della solidarietà.La restituzione pubblica dei risultati, presso l’auditorium della Banca Popolare di Novara dalle ore 9.00 alle 13.00, si è aperta con la presentazione dei lavori realizzati dalle classi coinvolte nel progetto; dopo i saluti di Andrea Ballarè, Sindaco di Novara e di Roberto Drago, Presidente Fondazione De Agostini, Mauro Maggi, educatore del Gruppo Abele ha presentato l’iniziativa in tutte le sue fasi. L’incontro è proseguito con la testimonianza di Luca Mercatanti, esperto blogger e l’intervento di don Luigi Ciotti, che ha dato poi vita ad un interessante dibattito.

 

Il progetto “Storie in crescita” è nato dalla consapevolezza del ruolo della scuola quale laboratorio in cui si sperimentano esperienze di vita fondamentali come il rapportarsi con l’autorità̀ dell’insegnante e con i compagni, l’incontro con l’altro e la sua diversità, l’appartenenza a un’istituzione e la costruzione di un’idea di pari dignità tra i generi. In collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale, sono stati organizzati seminari e incontri per le famiglie e gli insegnanti, con l’obiettivo di riavvicinare i poli del triangolo educativo “insegnanti-studenti-genitori” e conoscere meglio le nuove culture e gli stili di vita giovanili. In classe il progetto si è invece declinato in attività svolte dai ragazzi in forma di “laboratorio”. Gli allievi si sono così misurati in percorsi formativi, prediligendo le tematiche legate al mondo dei social media e della comunicazione digitale. È emersa l’importanza della figura dell’educatore “virtuale”, sviluppo naturale della tradizionale figura del formatore scolastico ed extrascolastico, che aiuti i giovani di oggi (sempre più proiettati nel virtuale e sempre meno nel reale) a orientarsi tra scelte e valori. In particolare, in molti laboratori i ragazzi hanno svolto le proprie attività, guidati da un educatore del Gruppo Abele, con strumenti quali Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp, Tumbler e Pinterest, diventando più consapevoli dei rischi legati alla tutela del diritto di privacy e alle nuove forme di dipendenza psicologica legata all’uso prolungato della tecnologia.

 

L’intervento della Fondazione De Agostini ha reso possibile l’attuazione del percorso educativo, che ha creato spazi di discussione e condivisione tra il mondo giovanile e quello adulto di fronte alle sfide educative che il contesto tecnologico impone.  “La formazione dei giovani, la loro crescita culturale, etica e umana – ha dichiarato Roberto Drago, Presidente della Fondazione De Agostini – sono per noi obiettivi di primaria importanza. Attraverso questo progetto la nostra Fondazione ribadisce il proprio impegno affinché scuola e famiglia, i principali ambiti formativi di ogni individuo, siano sempre all’altezza del proprio ruolo e sappiano affrontare le nuove sfide educative del presente, per garantire ai più giovani e alle future generazioni una società più giusta e solidale, dove ciascuno abbia i mezzi e le opportunità per affermare liberamente se stesso e la propria identità nel rispetto degli altri”.

 

La collaborazione col Gruppo Abele, realtà impegnata da 50 anni nell’attivazione di percorsi di cittadinanza attiva e consapevole da parte dei più giovani, ha consentito di offrire ai ragazzi un supporto educativo strutturato, in grado di favorire un dialogo libero e aperto, ma anche una sperimentazione sicura dei diversi canali digitali utilizzati.

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