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CULTURA E SPETTACOLI - page 314

La “scatola dei sogni” di Torino Spettacoli

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Montesano, Alessandro Siani, Caprioglio, Sandrelli, Brignano e Bova tra Alfieri, Erba e Gioiello

teatro to spettac

L’hanno sempre definito “la scatola dei sogni”, perché è davvero un contenitore prezioso e tutto da scoprire, fatto di emozioni, il teatro, uno “strumento/sogno/mezzo straordinario che – da sempre – porta ad un immediato confronto con la realtà, attuale o riportata all’attualità da temi antichi, con il desiderio di creare, con la volontà di porre in discussione temi e generazioni. Aggiungeremmo, all’interno, la capacità organizzativa, la spinta alla progettazione e alla promozione culturale: ecco, questo e certo altro ancora è Torino Spettacoli, il Teatro Stabile Privato cui fanno capo le conduzioni e i cartelloni dei teatri Alfieri, Gioiello ed Erba. Non intenti e realizzazioni nati oggi o in un ieri recentissimo, ma il disegno di una passione e di un gruppo di lavoro che hanno visto sul campo in un più o meno lontano passato Giuseppe Erba prima e la figlia Germana poi, un disegno che oggi è passato e rimane invariato ad altri. A Giuseppe Erba, impresario (la sua “ditta” con Gassman negli anni Sessanta, gli anni del tendone e delle scommesse, e le successive collaborazioni) e organizzatore, per anni alla guida del Regio torinese, inaugurato nella sua veste teatro to spettacoliodierna proprio con la sua sovrintendenza, nel centenario della nascita è dedicata la stagione 2016/2017, non dimenticando nel percorso di un anno la figura di Adriana Innocenti, l’attrice scomparsa pochi mesi fa che per anni è stata l’anima di Torino Spettacoli sul palcoscenico e nell’insegnamento, cui prossimamente sarà intitolato un premio a segnalare attrici di spicco delle nuove generazioni.

Che cosa proporrà quest’anno la “bella abitudine di andare a teatro”? Ad inizio stagione, suddiviso tra Erba e Gioiello, “Piemonte in scena” con tra gli altri “Na seria ’n piola”, uno spettacolo di poesie, canzoni e monologhi in lingua piemontese su musiche e testi di Farassino e Carlo Artuffo presentato da Alfa Gruppo Teatro e “Miseria e nobiltà” di Scarpetta con la Compagnia Teatrale Masaniello. Ad ottobre all’Erba il 18° Festival di cultura classica, dove Piero Nuti, Luciano Caratto e gli altri attori di Torino Spettacoli riproporranno o rivisiteranno i testi di Pindaro o Bacchilide, il mito di Alcesti o quelle commedie plautine che ancora oggi, tra pentole d’oro o soldati fanfaroni, spingono il pubblico ad un immediato divertimento. Posto di primaria importanza per “Grande Prosa” che come ogni anno la fa da padrona sul palcoscenico dell’Erba. S’inizia con Milena Vukotic che propone con l’aiuto di Antonello Avallone, conterrete e regista, “Regina Madre” di Manlio Stancanelli, commedia a due personaggi dei giorni nostri che prende le mosse da un classico “ritorno a casa”, con Paola e Selvaggia Quattrini che portano in teatro “Camera con vista” di Forster, con Giorgio Lupano e Rita Mazza che ancora dal cinema offrono “Figli di un Dio minore” di Mark Madoff per la regia di Marco Mattolini; e poi Anna Mazzamauro, Saverio Marconi, Pietro Longhi. Tra le produzioni di Torino Spettacoli, il goldoniano “Curioso accidente” a novembre con Miriam Mesturino e Piero Nuti, le feste natalizie affidate agli intrighi firmati Agatha Christie questa volta con “Assassinio sul Nilo” (nello stesso periodo, le risate saranno ancora una volta d’obbligo al Gioiello con “Forbici Follia”: mentre non disperino gli aficionados dal momento che l’immancabile “Trappola per topi”, ormai marchio di fabbrica consolidato, è soltanto spostato, stessa sede di via Colombo, nella seconda metà di febbraio), “Il sogno di un uomo ridicolo” da Dostoevskij con Luciano Caratto. Da non dimenticare quel piccolo capolavoro che già l’anno scorso s’è rivelato “L’amore migliora la vita” con il trio Bassi/Ivone/Borghetti e che con “Boomerang” dovrebbe in marzo ripetere il clamoroso successo.sandrelli to spettacoli

Al Gioiello ad inaugurare la stagione The Blue Dolls interpreti di “Le voci dello swing” in compagnia del Lentini’s vocale Sestet. Seguiranno Margherita Fumero a riprendere il successo di “La santa coppia”, “L’uomo perfetto” con Emanuela Aureli e Milena Miconi, “Cuori scatenati” con Sergio Muniz, Stefania e Amanda Sandrelli con “Il bagno”, testo scritto da Astrid Veillon, ovvero quattro amiche si ritrovano ad affrontare la verità sulla loro amicizia durante una festa di compleanno, Sandra Milo con “100m2”, ancora Miriam Mesturino con Alessandro Marrapodi e Giorgio Caprile in “Toc Toc” di Laurent Baffie, commedia francese tra cattiveria e tenerezza, rappresentata con enorme successo in mezzo mondo, terapia di gruppo dagli esiti davvero inaspettati e divertenti, Franco Branciaroli autore, interprete e regista di “Dipartita finale”, affiancato da Giambico Tedeschi, Ugo Pagliai e Maurizio Donadoni, “è una parodia, un western, un gioco da ubriachi sulla condizione umana dei nostri tempi”.

Grandi beniamini del pubblico per “Il fiore all’occhiello” all’Alfieri infine. Si ripeterà il successo di “Stomp”, Serena Autieri riproporrà “Vacanze romane” nelle vesti di principessa secondo il vecchio film di William Wyler con la Hepburn, Enrico Montesano alle prese con “Il marchese del Grillo”, tratto dal film di Monicelli, fantastico successo del Sistina romano la passata stagione, la Compagnia della Rancia e Saverio Marconi pronti a entusiasmare con “Sister Act”, Alessandro Siani e Christian De Sica nel “Principe abusivo”, e ancora Enrico Brignano, la coppia Jannuzzo/Caprioglio, Vincenzo Salemme, Flavio Insinna, Raoul Bova e Chiara Francini in “Due”, diretto da Luca Maniero, pronti a interpretare i loro giovani personaggi protesi verso il futuro come quanti li hanno avvicinati e preceduti, genitori, amanti, figli, amici, in un passato più o meno recente.

Elio Rabbione

Dal Mondo a Torino per "The children's world"

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children worldDopo lo straordinario successo ad agosto 2015 della prima edizione, ritorna a Torino la manifestazione THE CHILDREN’S WORLD – Spettacoli dal mondo per tutti

A ospitarla, dal 22 al 26 giugno, la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, le piazze e vie del centro e i quartieri della città.

Anche in questa edizione la scelta artistica ha privilegiato spettacoli di qualità provenienti da vari paesi del mondo (Danimarca, Francia, Italia, Kenya, Romania, Spagna e Usa) e momenti di partecipazione con laboratori interattivi di magia, giocoleria, hip hop e marionette. Una cinque giorni di teatro, danza, circo e musica accompagnerà, fin dalla mattina, il pubblico di tutte le età in un viaggio avvincente con oltre 30 appuntamenti, per concludersi ogni sera con performance e spettacoli nell’arena all’aperto e nella sala grande della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani.

I generi teatrali coinvolti in questa seconda edizione di The Children’s World sono davvero tantissimi: dal teatro comico nonsense alla clownerie, dalla giocoleria al rap, dai giochi di prestigio al tip tap, dall’opera lirica alla Body Percussion, dal circo-teatro alle marionette, dal teatro di strada al teatro acrobatico africano.

Arriva dalla Danimarca la comicità delirante della compagnia Batida con lo spettacolo Grande Finale in cui nove attori-musicisti offrono una girandola teatrale che ha già entusiasmato le platee di mezzo mondo. Il Kenya porta a Torino il ritmo e l’energia tipica dell’Africa che esploderanno in due differenti spettacoli presentati dai The Black Blues Brothers, cinque artisti di Nairobi che metteranno in scena un repertorio vastissimo di discipline acrobatiche.

Per la prima volta in Italia gli americani Sole Defined presentano Frequency, una performance che fonde Tap Dance e Body Percussion dando vita a uno show dinamico, contagioso e con influenze musicali da tutto il mondo. Il principale Teatro di Marionette di Bucarest, Teatrul Tendarica, arriva in città con grandi e piccoli pupazzi della tradizione rumena per la fiaba La capra e i tre capretti di Ion Creangă.

È francese lo spettacolo musicale Un reve de Figaro. Tratto da Le nozze di Figaro di Mozart e di Beaumarchais è curato dagli allievi del Conservatorio di Chambéry. Infine, la Spagna partecipa a THE CHILDREN’S WORLD con la mascotte della manifestazione El Mico/De Peluix, il famoso pupazzo ambulante, alto 6 metri, della compagnia catalana Efimer. El Mico si risveglierà tutti i pomeriggi in una circoscrizione della città differente dove inizierà a girare per le vie seguito da un nutrito corteo di spettatori.

Completano il programma le esibizioni degli artisti della Fondazione TRG Onlus. Si potrà assistere a spettacoli come E fiaba sia!, un viaggio nelle fiabe della tradizione europea colta e popolare e Museum Flash, azioni teatrali di strada ispirate ai musei della Città, a momenti di giocoleria e circo-teatro (di Milo & Olivia), di magia e trasformismo (Mago Budinì), di teatro fisico mixato al virtuosismo vocale e strumentale del Trio Trioche, di rap del performer torinese Alp King, ai burattini della Compagnia Marco Grilli e all’electrodance di Ben Akadinma.

THE CHILDREN’S WORLD 2016 è inserito nel progetto Tutta mia la città, un cartellone che mira a coniugare le energie e le esperienze dei territori, offrendo un ricco programma di appuntamenti d’arte, letteratura, musica, teatro, nella convinzione che la cultura possa essere un volano di nuovi investimenti su quelle aree, un’opportunità per far emergere nuove identità su cui scommettere il proprio futuro. Al centro della proposta le zone più strategiche nell’azione di riqualificazione delle periferie: luoghi fertili e ricchi di realtà culturali sempre più presenti nel panorama cittadino. Un’occasione preziosa per scoprire, in un ideale percorso spaziale e temporale, suggestivi spazi della città spesso poco noti perché ai margini dei circuiti turistici.

A dispetto delle apparenze, il Children’s World non è esattamente una manifestazione per bambini. Certo, assistendo al ricco carosello di spettacoli in programma, i piccoli rimarranno a bocca aperta, rideranno, si emozioneranno. Ma non saranno i soli. Children’s World è il mondo del bambino che c’è in ciascuno di noi. Tutti avranno l’opportunità di emozionarsi, ridere e stupirsi. L’idea forte che sta alla base del programma di Childrens’World per come l’ha concepito Graziano Melano, direttore artistico della Fondazione TRG, che ho l’opportunità di presiedere, è di evitare di ricorrere a forme di intrattenimento riservate solo ai bambini. Un’arte inclusiva in grado di offrire una vasta quantità di proposte adatte a un pubblico di qualsiasi età e provenienza, in centro come in periferia.

Alberto Vanelli, Presidente della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani

La seconda edizione del festival The Children’s World, all’insegna dell’iniziativa ‘Tutta mia la Città’, condurrà il pubblico di tutte le generazioni in un viaggio che da Torino arriva ai confini del mondo. Artisti di vari Paesi giungeranno in città con i loro diversi modi di fare teatro e spettacolo, offrendo l’opportunità di entrare in contatto con un bagaglio di esperienze originali e spesso insolite che regaleranno emozioni e divertimento. Sul palcoscenico e nell’arena della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani si avvicenderanno artisti danesi, francesi, statunitensi, italiani, spagnoli, romeni e kenyani. I linguaggi utilizzati dalle compagnie spazieranno dal teatro comico/demenziale alla step dance e body percussion, dai pupazzi micro e macro al circo-teatro, dal melodramma alla magia, dall’hip-hop alla fiaba, fino al rap.

I luoghi di rappresentazione disegneranno una mappa di Torino che si spingerà ben oltre il centro cittadino, tracciando una linea ideale che unirà, da nord a sud, i quartieri Falchera e Mirafiori. Sono previste, inoltre, incursioni teatrali di strada in centro e nelle piazze periferiche. Importanti partner, disseminati nelle circoscrizioni cittadine, accoglieranno gli artisti ospiti della manifestazione. Una possibilità di percorrere grandi distanze artistiche senza allontanarsi dalla città.

Graziano Melano, Direttore artistico della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani

The Children’s World è un progetto di Città di Torino e Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus con la direzione artistica di Graziano Melano, in collaborazione con la Fondazione per la cultura Torino e il sostegno di Intesa Sanpaolo.

Biglietti
Spettacoli e laboratori all’aperto: gratuiti
Appuntamenti alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani: biglietti a posto unico € 5.00; ingresso gratuito fino a 12 anni.
Programma completo all’indirizzo
www.casateatroragazzi.it e www.inpiemonteintorino.i

Libri a corte. Incontri con gli autori

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giardini reali 4Tre giovedì dedicati ai libri che raccontano le corti reali presentati dai loro autori, in un progetto dei Musei Reali di Torino e della Reggia di Venaria. Giovedì 23 giugno, 30 giugno, 7 luglio, ore 18 Musei Reali, Sala da ballo

La corte è il filo conduttore degli appuntamenti di questo primo ciclo di Incontri con gli autori che i Musei Reali e la Reggia di Venaria presentano al pubblico per indagare alcuni temi di fondamentale importanza per le residenze reali. Da giovedì 23 giugno per tre settimane successive si alterneranno relatori di rilievo che approfondiranno storia, arte e architettura delle corti europee con un focus sulla dinastia sabauda.

A fare da cornice è il tripudio di marmi, oro e specchi della Sala da ballo di Palazzo Reale, creata da Pelagio Palagi per Carlo Alberto tra il 1835 e il 1842, in cui si terranno tutti gli incontri del ciclo.

Gli appuntamenti si tengono alle 18 e sono compresi nel biglietti d’ingresso ai Musei Reali, che il giovedì sono aperti fino alle ore 22.

L’ingresso alla conferenza è gratuito, segnalando la propria partecipazione alla biglietteria. L’accesso alla sala è consentito fino all’esaurimento dei posti disponibili.

 polo reale cavallo

giovedì 23 giugno, ore 18

Stato sabaudo e Sacro Romano Impero, a cura di Marco Bellabarba e Andrea Merlotti, Bologna, il Mulino, 2014

Annamaria Bava e Maria Carla Visconti dialogano con Andrea Merlotti

Seguirà visita guidata al Salone degli Svizzeri a cura di Luisa Gentile e Clara Goria

Il volume affronta il carattere ‘imperiale’ dello Stato sabaudo, unico fra quelli italiani a far parte del corpo germanico dell’Impero. Lo fa partendo dalle stanze di Palazzo Reale, da quelSalone delle glorie sassoni – oggi noto come Salone degli svizzeri – in cui un’opera di Dauphin mostrava Giove nell’atto di donare lo scettro del comando al genio dei Sassonia, di cui i Savoia si presentavano come un ramo cadetto. Germanico era, quindi, il cuore del progetto decorativo del palazzo ducale voluto da Carlo Emanuele II: non a caso, Carlo Alberto la fece rimuovere, volendo presentare i Savoia come dinastia italiana.

giovedì 30 giugno, ore 18

Natalia Gozzano, Lo specchio della corte il maestro di casa. Gentiluomini al servizio del collezionismo a Roma nel Seicento, Roma, Campisano 2014

Annamaria Bava e Andrea Merlotti dialogano con l’autrice

Letture dal testo a cura dell’attrice Roberta Bosetti, Compagnia Cuocolo/Bosetti Iraa Theater

All’interno delle corte dei palazzi delle grandi famiglie romane ci porta la storica dell’arte Natalia Gozzano, nel suo interessante volume sui «maestri di casa» delle famiglie da cui provenivano principi e cardinali. I principi Colonna, i marchesi del Bufalo, i cardinali Brancaccio, Chigi e Pamphilj rivivono attraverso i loro meno celebri e celebrati funzionari, i quali erano – o potevano essere – centrali nelle scelte collezionistiche dei loro signori. Da una intelligente analisi della letteratura dedicata alla loro formazione emerge bene il ruolo che tali «maestri di casa» ebbero come mediatori fra corti principesche e società.

giovedì 7 luglio, ore 18

Fabio Isman, Le città ideali, Bologna, il Mulino, 2016

Enrica Pagella e Carlo Tosco dialogano con l’autore

castello armeria reale

Se la corte e la città sono un binomio di cui spesso si sottolineano gli elementi di contrasto più che di dialogo, il recente volume di Fabio Isman, una fra le più note firme del giornalismo italiano, mostra come anche il sogno della città ideale, perseguito da principi di tutte le epoche, possa intrecciarsi con quello della corte. Basti pensare ai casi di Pio II con Pienza e di Vespasiano Gonzaga con Sabbioneta. Ma anche da una principessa di una grande casa romana, Olimpia Maidalchini con la costruzione, affidata a Borromini, di San Martino al Cimino; senza dimenticare i progetti del re di Napoli per San Leucio.

 
www.museireali.beniculturali.it
 (foto: il Torinese)

“In punta di piedi”, la storia straordinariamente normale di Antonio Amedeo

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AMADEO LIBRO“In punta di piedi”, il racconto autobiografico di Antonio Amedeo ( pubblicato dalla novarese “Lampi di stampa”) riassume in poco più di centoventi pagine la storia “straordinariamente normale” dell’autore. Un libro che si legge tutto d’un fiato ma che, da come è ricco e bello, si vorrebbe non finisse mai. Antonio Amedeo, classe 1939, nasce a Intra, in quella che un tempo veniva chiamata “ la piccola Manchester” per le tante aziende di cotone e filati. E’ lì che passa  quell’infanzia che narra attraverso gustosissimi episodi e un ironico utilizzo del dialetto intrese, portando a conoscenza del lettore l’affollata “famiglia allargata” di parenti, amici, conoscenti. Ricordi di altri tempi, molto simili anche ai miei e a tanti nati prima del “boom economico”, a partire dal poco piacevole incontro con l’olio di fegato di merluzzo. “Prima di cena, nei mesi primaverili, avveniva la somministrazione dell’olio di fegato di merluzzo”, scrive. “Ci mettevamo in fila di fronte all’armadio a muro della cucina dal quale papà Attilio estraeva una bottiglia verdastra contenente quel liquido dal gusto ripugnante, ma che avrebbe dovuto farci crescere sani e belli. Lo assorbivamo dall’apposito cucchiaio, sempre quello, sempre unto, forse perché non si voleva infierire sui rimanenti cucchiai che se la ridevano nel cassetto. In tutta la casa c’era una sola stufa. Serviva per cucinare, per riscaldare, per avere dell’acqua calda, per far asciugare calze, mutande ecc., per scaldare il ferro da stiro. Veniva giustamente chiamata: stufa economica”. La sua adolescenza, segnata dall’esperienza degli scout (  per tutta la vita, seguirà il principio dell’essere sempre “preparato” ) ne affinerà il carattere e la propensione all’impegno nei confronti degli altri. Con Amalia, che Antonio sposa nel 1966, partecipa anche ad uno stage di quasi due anni a Lione per prepararsi a un periodo di volontariato presso un paese dell’Africa francofona. Ma, alla fin fine, in Rwanda non ci andranno e inizierà così la sua vita da operaio ( dalla Nestlè al cotonificio Meierhofer, dalla Girmi di Omegna alla Candy di Brugherio, nel milanese) e la sua ricca esperienza sindacale. Antonio Amedeo, per tre lustri, s’impegna a fondo nella Fiom Cgil con incarichi nel campo della formazione AMADEO LIBRO 2sindacale. E’ veramente bravo e dalla Lombardia al Veneto, dalla Toscana all’Umbria, il suo lavoro gli fa guadagnare stima e affetto di molti.  Un’esperienza preziosa e gratificante  ( sulla quale scrive anche un  libro che la riassume: “La testa, le braccia e il cuore” ), nonostante qualche “boccone amaro” che dovrà mandar giù e che lo riporterà, poco prima della pensione, a varcare di nuovo i cancelli della Candy. I ricordi di Amedeo fluiscono nel suo racconto, alternandosi tra i momenti belli e quelli tristi e difficili, come nel caso della morte dei propri cari. Ci fa partecipare alla vita della sua famiglia e, nello stesso tempo, di una comunità con le speranze e i sogni, le preoccupazioni e le difficoltà di tanti. Se posso dare un consiglio spassionato, invito tutti a leggerlo perché strapperà sorrisi e farà riflettere, consentendo ai più di paragonare la propria vita a quella dell’autore che, ancora oggi, tra gli impegni di famiglia, le passeggiate in montagna e il volontariato alla Casa della Resistenza,  trova il tempo per dare qualcosa agli altri. “In punta di piedi” è un regalo che Antonio Amedeo ci ha fatto. Un bel regalo da parte di una bella persona.

Marco Travaglini

Fuochi d'artificio vocali a San Giovanni con il tenore Juan Diego Florez

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floresIl celebre tenore peruviano chiude il Festival di primavera “La voce e l’orchestra” all’Auditorium Rai di Torino

Si arricchisce per la festività padronale di San Giovanni, con uno straordinario quinto appuntamento fuori abbonamento, il Festival primaverile dell’ Orchestra Sinfonica della Rai ” La voce e l’Orchestra”. Venerdi 24 giugno all’Auditorium Rai di Torino, alle 19, si esibirà Juan Diego Florez, la star del belcanto, in un recital che unisce arie mozartiane e rossiniane, pagine del repertorio francese a canzoni italiane e arie da zarzuelas. La tappa torinese è l’unica occasione italiana per ascoltare in recital la star del belcanto Juan Diego Flórez, che, dal suo debutto, avvenuto a soli 23 anni al Teatro alla Scala di Milano nella stagione 1996-97 su direzione di Riccardo Muti, ha cantato nei principali teatri d’opera internazionali, collaborando con prestigiosi direttori e riscuotendo un notevole successo nei ruoli da protagonista nelle opere di Rossini, Donizetti e Bellini.

Il tenore peruviano canterà arie mozartiane, come il “Dies Bildins ” dal “Flauto Magico”, “Un’aura amorosa” da “Così fan tutte “, e l’aria “D’ogni colpa” tratta da “La betulla innamorata”. Le arie verdiane sono tratte dalle opere “Un giorno di regno” e “Jerusalem”, mentre le pagine del repertorio francese provengono dal Faust ( Salut! Demeure chaste et pure) e dal “Romeo et Juliet” di Charles Gounod (Ah! Leve-toi, soleil), e dal Werther di Jules Massenet (Pourquoi me reveiller). Le canzoni italiane in programma sono di Francesco Paolo Tosti e Ruggero Leoncavallo, le arie da zarzuelas di Reveriano Soutullo e José Serrano. A dirigere l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai il direttore d’orchestra americano Christopher Franklin, che ha all’attivo importanti tournée all’estero, dalla Wiener Konzerthaus alla Philarmonie di Colonia e al Theatre des Champs-Elysees di Parigi.

Mara Martellotta

Per i in vendita presso l’auditorium Rai di Torino informazioni al numero: 0118104653.

Al Regio una Carmen dalla forte presenza scenica

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Anna Caterina Antonacci nell’opera in scena dal 22 giugno

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Il mezzosoprano Anna Caterina Antonacci sarà l’acclamata interprete della Carmen di Bizet, in scena dal 22 giugno al 3 luglio prossimi al teatro Regio di Torino. Orchestra e Coro del Teatro Regio sono diretti da Asher Fisch e, per le ultime due recite, da Ryan McAdams. L’allestimento in prima nazionale italiana proviene dall’Opernhaus di Zurigo ed è firmato da Matthias Hartmann. A ricoprire il ruolo di Don José sarà il tenore Dmytro Popov, mentre Escamillo sarà il baritono Vito Priante; il soprano Irina Lungu vestirà i panni di Micaela.L’opera verrà eseguita in versione originale con i dialoghi parlati. L’attenzione e la scena, piuttosto spoglia, si focalizzeranno sull’interprete principale, Anna Caterina Antonacci, artista dalla forte presenza scenica, dal timbro morbido e seducente, capace di fare di questo personaggio quasi un’icona interpretativa. Carmen regiofu l’ultima opera che compose Georges Bizet, che vi cominciò a lavorare nel 1875 su incarico dell’Opera-Comique. Dovette affrontare mille difficoltà e apportare modifiche per adattarsi alle richieste dei cantanti, non abituati a muoversi così tanto in scena, dell’orchestra, che in certi punti trovava la musica difficile da eseguire, e della direzione artistica. Bizet fece in modo che la caratterizzazione dei personaggi non snaturasse completamente l’originale di Merimee’. Dove necessario, comunque, modifico’ lui stesso il libretto, cambiando alcuni versi dell’ Habanera e dell’assolo di Carmen nella scena delle carte. Dopo una prima rappresentazione accolta freddamente, nel marzo 1875, il compositore, a tre mesi di distanza, morì a soli 36 anni. Carmen venne poi rappresentata a Vienna, riadattata sostituendo le parti dialogate con i recitativi del Grand-Opera e fu destinata a divenire una delle opere maggiormente famose al mondo. La prima di Carmen al teatro Regio è prevista   il 22 giugno alle 20 e sarà trasmessa in diretta da Rai Radio 3. Il Coro del Teatro Regio e il Coro di Voci Bianche saranno dirette dal maestro Claudio Fenoglio.

Mara Martellotta

(foto: il Torinese)

Il palcoscenico dell’Astra si riapre a ottobre sulle orme dei “Moschettieri”

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tre sorelle teatroMentre Beppe Navello, nelle vesti di direttore della Fondazione TPE, srotola sul palcoscenico di un teatro Astra tornato alla sua antica immagine il cartellone di produzioni e di ospitalità, restano sullo sfondo le sagome dei quattro cavalli che hanno condotto, dal febbraio al primo maggio scorsi, attraverso quel gioiello d’ambientazione inventata da Luigi Perego – dalla seicentesca place des Vosges alle camere del re, dallo studio di Richelieu alle prigioni, dalle coste inglese alle diverse bettole ai campi di battaglia – le avventure di D’Artagnan e compagni. Lì abbiamo finito e di lì dobbiamo ricominciare. Sono quel che resta di un successo che ha coinvolto 57 attori, 56 serate di spettacolo e (vorremmo dire soprattutto) 11.400 spettatori, tutti raccolti attorno ad un’idea vincente che forse pochi ritenevano tale quando è stata messo sul tappeto delle decisioni. Un piccolo patrimonio, che va in qualche modo salvaguardato. Come? Con un omaggio, tra il 25 e il 30 ottobre, dal titolo Moschettieri Cabaret, una serata per ricordare ancora una volta le avventure e gli amori, i duelli e gli inganni dei quattro ragazzacci, tra riprese di momenti scenici, interviste, video, canzoni, immagini di backstage. Un festeggiamento, festoso come quello che il prossimo 26 marzo ricorderà i dieci anni di esistenza e di lavoro e di progressivi successi del TPE, quando cioè si iniziò nei locali della Cavallerizza un’attività che, partita con 200 abbonati, sarebbe arrivata all’odierno risultato di 2.482.

minetti teatro

Cifre e risultati che affermano quanto il TPE, tra le mura dell’Astra – e non solo, sono pure coinvolti per la stagione la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani e la Lavanderia a Vapore -, si stia costruendo una corazza bella robusta, ottemperando alle linee guida del nuovo regolamento ministeriale (sostegno ai giovani, lunghe teniture delle produzioni sul proprio palcoscenico, una continuità di scrittura per i vari attori). Allora sui giovani, su un gruppo che si è dimostrato di genuino successo, costruiamo un ventaglio di titoli, di produzioni fatte in casa, una tessitura di repertorio di stagione in stagione più solida. Troverà posto tra febbraio e marzo uno dei più bei titoli, venati di crepuscolare autobiografia, di Goldoni, Una delle ultime sere di Carnovale, che coinvolgerà 13 attori (regia di Beppe Navello), terza tappa di un percorso teatrale, “un’ideale trilogia civile”, che dopo l’Alfieri del Divorzio e il Marivaux del Trionfo del Dio Denaro, vuole “proporre umili pause di riflessione civile a un paese troppo affannosamente confuso nella propria contemporaneità”; e ancora Leonce e Lena, a sottolineare l’attenzione di Torino in queste ultime stagioni per Georg Buchner, interpreti Lorenzo Gleijeses e Maria Alberta Navello per la regia di Cesare Lievi (“una commedia di figli che lievemente naufragano”, così sigla il testo e la propria realizzazione), la ripresa delle Tre sorelle cecoviane viste ad inizio della passata stagione, Clitemnestra deve morire, scritto da Osvaldo Guerrieri e diretto da Emiliano Bronzino per l’interpretazione di Patrizia Milani e Gisella Bein, dove alla regina uxoricida sono affidate le parole che salvaguardano il delitto quale estrema espressione d’amore. Ancora Maria Alberta Navello alle prese con Lady Macbeth e, in periodo natalizio, le risate assicurate con Rumori fuori scena di Michael Frayn messo in scena di Claudio Insegno con Andrea Beltrame e Carlotta Iossetti.

moschettieri2Nell’attesa di vedere se verrà concretizzata l’idea di portare nel corso dell’inverno almeno una parte di “Teatro a Corte” per conservare una veste di internazionalità all’intero cartellone, dati già per buoni i quattro interpreti francesi di IETO con L’istinct du déséquilibre, la coproduzione italo-francese Paracadute / Parachute che vede il ritorno di Nino D’Introna (sul palcoscenico due persone, potrebbero essere fratelli, adulti ma anche bambini, la loro relazione con il padre, la madre, la scuola, la scoperta dell’amore), le coreografie di Caterina Mochi Sismondi che con Vertigosuite abbraccia danza, circo, teatro, concerto ed elettronica, tra le ospitalità segnaliamo la collaborazione con il Teatro di Genova che vede arrivare all’Astra Minetti di Thomas Bernhardt con Eros Pagni per la regia di Marco Sciaccaluga, “ritratto di un artista da vecchio” che dovrebbe rispondere alla domanda circa il ruolo che l’arte ha, e in particolare il teatro, nella società moderna, e Le prénom già visitato anche al cinema (da noi dalla Archibugi con Il nome del figlio), un incontro tra amici, un bimbo in arrivo, un nome da affibbiargli che fa nascere inaspettatamente riflessioni e risate, rancori e affetti profondi, amicizie e dissapori mai pensati. Ancora Glauco Mauri e Roberto Sturno riproporranno Edipo re (per la regia di Andrea Baracco) e Edipo a Colono (regia di Mauri), Lucilla Giagnoni con Chimera dal romanzo di Sebastiano Vassalli, L’uomo che sussurrava… aiuto! di Lia Tomatis, La bambina e il sognatore tratto dall’ultimo romanzo di Dacia Maraini, con la regia di Ivana Ferri, un ritratto dell’infanzia rubata, il pensiero a quei tanti bambini, oltre 15 mila, scomparsi in Italia negli ultimi quarant’anni. Infine un settore affidato alla danza, “Palcoscenico Danza” affidato a Paolo Mohovic.

 

Elio Rabbione

Da Lorenzo Lotto a Caravaggio

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LONGHI NOVARALa collezione e le ricerche di Roberto Longhi

La mostra, oltre all’esposizione di “San Francesco in meditazione” di Caravaggio, di suoi precursori, e di seguaci, ha il merito di ricordare Roberto Longhi che riportò in auge Michelangelo Merisi a lungo dimenticato o sottovalutato.

Nella prima metà del 900, quando imperversavano le avanguardie e pareva che il figurativo fosse superato, il critico albese chiarì che in realtà fu proprio Caravaggio a dare inizio all’arte moderna squarciando il tardo manierismo di fine 500 primo 600 con una grande rivoluzione attraverso il Realismo che dava dignità alla natura morta fino ad allora relegata agli ultimi posti della scala gerarchica e prendendo a modello, per rappresentare soggetti religiosi, non personaggi di “historia” ma popolani senza decoro.

Fu posto l’accento sull’altra novità del Luminismo che abbandonava il tonalismo per una luce irrompente sugli “scuri ingagliarditi” improvvisa e rivelatrice a fissare il punto culminante dell’azione.

Avvenne quindi una riabilitazione non solo dell’artista ma anche dell’uomo con l’esaminare attentamente i documenti dei processi intentatigli e con una lettura approfondita delle opere, a cui Caravaggio consegnava la propria anima, da cui scaturisce una fede sincera, la pietas verso gli umili e l’orgoglio di definirsi “valenthuomo.che si intende di pittura”

Viene visto da Longhi “non certo un agnellino ma un monellaccio bisognoso e ignudo”; anche l’assassinio di cui fu colpevole, riportato dalle biografie malevole del 600 e da quelle romanzate dell’ottocento come frutto di un temperamento dedito costantemente alla violenza di un delinquente seriale, è mitigato come un fatto occasionale e non premeditato simile ai tanti fattacci che non erano insoliti nelle risse della Roma notturna del tempo.

Un ulteriore pregio educativo sta nel proporre antecedenti che hanno influito sulla formazione dell’artista quali le opere di Lorenzo Lotto e del Moretto conosciuti da Caravaggio durante i viaggi d’istruzione con Simone Peterzano che istruiva gli allievi sul naturalismo lombardo e veneto.

E’ anche presente “Il ragazzo con canestro di fiori” del 1526 di Dosso Dossi (come non rapportarlo al “ragazzo con canestra di frutta” che Caravaggio compose molto più tardi nel 1593).

Molto risalto ai Caravaggeschi, non suoi allievi ma tutti affascinati da lui, che ne hanno accolto suggestioni senza essere emuli ma arrivando a stile personale; come il Cerano con “La deposizione di Cristo”, Battistello Caracciolo, Mattia Preti con il” concerto a tre” e soprattutto con Orazio Borgianni che nel “Compianto” sviluppa i suggerimenti con punte allucinate e visionarie cui non è estraneo El Greco, anch’egli presente in mostra.

Jusepe de Ribera lo Spagnoletto chiude la rassegna con ritratti di santi colpiti da fendenti luminosi di estrema crudezza.

 

Giuliana Romano Bussola

 
 
 
 

Arte Contemporanea per una Metropoli

in CULTURA E SPETTACOLI

Arte Contemporanea per una Metropoli: questa la proposta del progetto Metropolitan Art, realizzato da Stalker Teatro in collaborazione col Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, che ha già visto la realizzazione di tre cicli di workshop formativi, da febbraio ad aprile, presso le sale espositive del Castello di Rivoli

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Le opere della Collezione sono diventate lo spunto per una nuova modalità di interazione performativa con le sale del Museo, ricche di storia e di fascino. Dal primo contatto con l’opera alla sua analisi, dall’elaborazione performativa alla composizione corale, fino all’allestimento dello spettacolo che farà parte dei percorsi turistico-culturali di giugno. Nei weekend dall’11 al 26 giugno 2016, sei percorsi urbani tra teatro e arte contemporanea, inseriti nelle iniziative di Tutta mia la città, condurranno gli spettatori dal centro cittadino fino a Rivoli: partenza in bus privato dalla Stazione di Porta Susa alle ore 18, itinerari tematici al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, viaggio nella periferia metropolitana a cura del Centro di Documentazione Storica della Circoscrizione 5, fino a raggiungere le Officine Caos di Piazza Montale nel quartiere Le Vallette per una pausa ristoratrice e la visione dello spettacolo “Reaction”, esito dei workshop condotti nelle precedenti fasi del progetto. Lo spettacolo, con la regia di Gabriele Boccacini, propone azioni performative in nove quadri, liberamente ispirati alle installazioni della Collezione del Museo, tra le quali le opere di Joseph Kosuth, Alighiero Boetti, Gilberto Zorio, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Richard Long. Scrive Boccacini: ”Immaginiamo un’arte contemporanea vicina alle persone, vissuta e non solo osservata. Immaginiamo musei sempre più aperti alle città ed ai suoi abitanti. Una compagnia teatrale che mette a disposizione la sua ricerca artistica verso una fruizione creativa delle opere, offrendo così al pubblico un’esperienza estetica, attiva e dinamica. Dall’analisi e dagli stimoli delle opere considerate e per libera associazione di idee, scaturiscono, per re-azione, alcuni quadri metropolitan1performativi creati con gli strumenti del linguaggio teatralemultidisciplinare”. “L’esperienza dell’arte contemporanea, principio fondante di tutte le attività del Dipartimento Educazione, entra in relazione con il teatro di ricerca. In questo caso lo spettatore, diventato attore, si appropria dei contenuti dell’opera che diventano elementi per nuove, infinite narrazioni” dichiara Anna Pironti, Responsabile Capo del Dipartimento Educazione. L’intento è di promuovere, valorizzare e mettere in rete realtà culturali che da anni collaborano in sinergia proponendo numerose iniziative dedicate a tutto il pubblico ed in stretto legame col territorio. Così l’eccellenza della Residenza Sabauda del Castello di Rivoli e le opere della Collezione permanente si connettono, nella nuova dimensione metropolitana della Città di Torino, col quartiere Le Vallette, col peculiare progetto urbanistico e architettonico degli anni cinquanta e con l’arte performativa del teatro Officine Caos, spazi multifunzionali e programmi d’interesse internazionale per un quartiere in continua attività e sviluppo.

L’accesso ai percorsi turistico-culturali prevede l’acquisto del biglietto con procedura on line dal sito www.stalkerteatro.net, con numerose possibilità di riduzione e convenzione: biglietto intero € 20 ; biglietto ridotto € 15 per studenti, over 60, under 14, residenti Circoscrizione 5, possessori di tessera Contemporary Card, Abbonamento Musei Torino Piemonte, Abbonamento Gruppo Torinese Trasporti, tessera TOSCA Torino Show Card 2016, tessera Officine Caos. Il progetto è realizzato grazie al sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Piemonte e della Fondazione CRT; con il patrocinio della Città di Torino, per “Tutta mia la città” partner Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino e Gruppo Torinese Trasporti.

Dettaglio giorni e orari  giugno 2016

Sab 11 e dom 12 | sab 18 e dom 19 | sab 25 e dom 26 H 18: partenza da Porta Susa verso il Castello di Rivoli H 19: itinerario tematico al Museo H 20: dal Castello di Rivoli alle Officine Caos, rinfresco e spettacolo H 23: ritorno a Porta Susa

Acquisto dei biglietti su www.stalkerteatro.net _ Info: info@stalkerteatro.net _ tel 011.7399833

Stabile, sei produzioni e progetti internazionali

in CULTURA E SPETTACOLI

mezzogiornoPresentazione della nuova stagione 2016/17 del Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale, un bel panorama di “storie su misura” per ogni spettatore di ogni età e ceto. Un teatro per tutti, assembleare lo definirebbe Mario Martone, direttore artistico, reduce dal quel trionfo registico/scenografico e interpretativo che è stato Morte di Danton (e ancora lo sarà, lo spettacolo toccherà l’anno prossimo Firenze, Napoli e Roma), per quest’anno orfano di messe in scena in loco, ma che non sta certo con le mani in mano – lo animano anche con successo i percorsi lirici -, se consideriamo quel Sindaco del Rione Sanità eduardiano, che vedremo al Gobetti a marzo, con cui il regista affronta per la prima volta il teatro del grande napoletano, spettacolo coprodotto dal nostro Stabile con la compagnia di Luca De Filippo (che proprio poco prima della morte aveva sbrigliato diritti e permessi) e con Nest, un gruppo teatrale che da più di un decennio agisce sul territorio napoletano a favore delle categorie ritenute socialmente più deboli. Una presentazione che allinea un presidente Vallarino Gancia emozionato alla sua prima conferenza stampa nel ruolo di ma che con forza riafferma i concetti di innovazione, internazionalizzazione, di reinvenzione continua del territorio, uno staff al timone schierato per ricevere ancora una volta apprezzamenti e solidarietà, un bel gruppo d’attori e registi che saranno l’anima della stagione, un alternarsi di fine mandati e necessari ricordi (come il Braccialarghe della Cultura) e climi quasi da favola d’antan (come la Parigi, assessore alla Cultura regionale non in scadenza, pronta a mettere tutto il peso su quella “armonia” che vede circolare all’interno di maestranze e istituzioni), un direttore artistico Filippo Fonsatti di freschissima nomina quale presidente dello Spettacolo dal vivo che snocciola risultati più che felici e rassicuranti, con le 537 aperture di sipario per la passata stagione, per gli abbonati cresciuti a circa 18.000, per la totalità degli spettatori in sede che supera i 152 mila con un aumento del 19% rispetto all’anno scorso, per i ricavi che sono a 2 milioni 184 mila (+24%).teatro stabile

Sei nuove produzioni esecutive, 4 coproduzioni, 4 riprese. Delle prime, s’inaugura l’11 ottobre al Carignano con Il giardino dei ciliegi cecoviano, regia di Valter Malosti, per proseguire via via con Sogno d’autunno di Jon Fosse per la regia di Valerio Binasco e l’interpretazione di quella eccellente attrice di cinema e teatro che è Giovanna Mezzogiorno, con Misura per misura riproposto da Jurij Ferrini, con La bella addormentata nel bosco rivolto con la regia di Elena Serra soprattutto ad un pubblico di giovani, con Qualcuno che tace. Il teatro di Natalia Ginzburg, in collaborazione con il Circolo dei Lettori, ciclo di letture sceniche per ricordare il centenario della nascita della scrittrice torinese che getterà uno sguardo su “Dialogo”, “La segretaria” e “Ti ho sposato per allegria”, al Gobetti a novembre. Dulcis in fundo, gran colpaccio dell’agguerrito Fonsatti, con un cast ancora tutto da definire, Il nome della rosa che Stefano Massini ha tratto dal romanzo di Umberto Eco, andando alla ricerca di una precisa tessitura drammaturgica, coprodotto da Torino e Genova per la regia di Leo Muscato.

Da sottolineare ancora il progetto internazionale che quest’anno si avvale di una terna di prestigiosissime offerte. Gob Squad, eccellente collettivo di artisti inglesi e tedeschi, porta in scena una versione rivisitata di Guerra e pace / War and peace: lo spettacolo, coprodotto dallo Stabile con la Volksbühne di Berlino e la Kammerspiele di Monaco di Baviera, è una sfilata di personaggi tratti dal grande romanzo di Lev Tolstoj che interagiscono con il pubblico grazie a un sistema di telecamere a circuito chiuso. Altra proposta l’Amleto dei britannici Tiger Lillies e dei danesi Theatre Republique, regista Martin Tulinus, un misto di cabaret e humour nero, di musica e immagini. Per terminare con La tempesta shakespeariana diretta dal rumeno Silviu Purcarete e proposto dal National Theatre Marin Sorescu di Craiova. Tra le ospitalità, ricordiamo almeno Filippo Timi alle prese con tutti i personaggi maschili dell’ibseniano Casa di bambola, Lehman Trilogy testamento teatrale di Luca Ronconi, Lavia e il pirandelliano Uomo dal fiore in bocca, l’Orestea di Eschilo con Elisabetta Pozzi, quel Tony Pagoda che Paolo Sorrentino ha tratto dal proprio romanzo “Hanno tutti ragione” e che vede Iaia Forte negli abiti maschili maschiaccio napoletano e cantante fanfarone di un uomo che fa i conti con un successo antico e con le delusioni d’amore, in un mare di riflessioni invaso da una disperata, calda vitalità.

Elio Rabbione

 

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