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CULTURA E SPETTACOLI - page 311

Lo Zanzi e il Binda. Le storie su due ruote di Piero Chiara

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chiara zanzi“Il ciclismo è la sagra degli umili, se non dei poveri, l’unica possibilità di trionfo per i giovani di paese” . E’ così che viene definito il ciclismo in uno dei sei racconti di Piero Chiara, raccolti nel libro “Lo Zanzi, il Binda e altre storie su due ruote. Scritti sul ciclismo 1969-1985”, pubblicato da Nomos Edizioni. L’agile libro, introdotto da Alberto Brambilla ( “Inseguendo Binda sulla strada di Zenna” ),  offre una breve ma intensa miscellanea dei lavori sul ciclismo dello scrittore luinese, che visse in prima persona la singolare esperienza di commentatore televisivo al Giro d’Italia del 1968. Nel libro la scelta è caduta sui testi più interessanti e curiosi, alcuni dei quali dedicati alla nascita del ciclismo e al fascino senza tempo del Giro d’Italia, la corsa su due ruote che – al seguito della “maglia rosa”  – coinvolge e appassiona larghe masse di tifosi di questo sport duro e faticoso. Con l’arcinota ironia, Chiara – tra l’altro – si chiede come “sia potuta sfuggire l’invenzione della bicicletta a Leonardo da Vinci”, cosa che si può spiegare soltanto “col carattere aristocratico dell’ingegno leonardesco, inteso alla costruzione delle grandi macchine… l’idea di un mezzo di spostamento veloce per lavoratori, contadini, fattorini e altra minuta gente, non allettò il suo cervello”.  Non lo si spiega altrimenti, visto che per il noto veicolo azionato dalla forza muscolare delle gambe si dovette attendere il 1817, anno in cui un inventore tedesco di Karlsruhe, Karl Drais,costruì il zanzi chiara2prototipo della sua laufmachine (macchina da corsa) , la Draisina ( come la ribattezzò la stampa dell’epoca, in onore del suo inventore), dalla quale derivò l’attuale bicicletta. Nelle storie di Chiara compaiono i grandi campioni del passato, da Alfredo Binda a Felice Gimondi, e anche personaggi minori ma non meno privi di fascino, come il gregario varesino Augusto Zanzi (detto “Stravaca” per la scomposta posizione in sella) che partecipò al Giro nei primi anni ’30. E’ un ciclismo epico, quello descritto, nazionalpopolare quanto il calcio al punto da  spartire col pallone tifosi e titoli, chiacchiere da bar e prime pagine. Un ciclismo dove gli sforzi e le pedalate su strade polverose e impervie finivano sulle cronache per le vittorie e i drammi, non  certo per il doping. Sul tema, in un passaggio d’intervista ad Alfredo Binda, cinque volte campione d’Italia e tre del mondo, emerge la natura “nostrana” del doping utilizzato dal ciclista di Cittiglio: le uova sodee sgusciate, “da poterle mangiare in due bocconi”. “ Era – diceva Binda – la droga di quei tempi- . – Ma il fegato? – gli domandarono. – La fatica mi volatizzava le uova una dopo l’altra, prima ancora che arrivassero al fegato”. E anche chiara3alla fine della carriera, quando arriva per i campioni e per i gregari l’ora d’appendere la bicicletta al chiodo, Piero Chiara si pose l’interessante quesito di come finisse “la gloria”. Infatti, che fine fa un campione dopo essersi ritirato dalle corse professionistiche? “Pensai allo Zanzi che si era fatto il negozio di biciclette e motorini, a Binda che aveva allevato conigli d’Angora, a Bartali che aveva dato il nome prima a una marca di lamette da barba e poi a una qualità di Chianti”.Figlio di quella terra lombarda che va da Laveno a Luino, nota come “sponda magra” del lago Maggiore, contrapposta alla “sponda grassa” piemontese, Piero Chiara si è sempre mostrato osservatore attento e appassionato alle pieghe e ai risvolti della società italiana. E quindi anche del ciclismo come fenomeno popolare e di massa. Un libro interessante e bello, “Lo Zanzi, il Binda e altre storie su due ruote”,  dove diventano protagonisti anche i gregari, quelli ignoti – come scrisse Dino Buzzati – “il cui nome mai è stato scritto dai bambini col gesso bianco, né per abbasso né per via, sui muri della periferia”. Un ciclismo d’antan, con tutte le miserie e l’umanità di uno sport dove la regola d’una volta era “acqua in bocca e pedalare”.

Marco Travaglini 

 

 

 

“Tre” aprirà il Torinodanza Festival

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L’affascinante coreografia dell’israeliano Ohad Naharin

TODANZA UNO

Diceva poco più di un mese fa Gigi Cristoforetti, direttore artistico di Torinodanza Festival, presentando i due mesi di programma della manifestazione: “Inauguriamo con la compagnia israeliana Batsheva, e sotto quel nitore straordinario, quel dinamismo scatenato, c’è sospesa la storia di un conflitto lacerante, imperscrutabile quanto mille altri di oggi, ma capace di assurgere a dimensione emblematica. Quella lancinante bellezza estetica è una risposta d’artista alle contraddizioni di un pezzo di mondo straziato da dolori politici, umani, sociali. E per certi versi vicino a noi, più di quanto pensiamo”. La danza come un ponte, un punto d’incontro, un inizio o una tappa verso la convivenza. Il prossimo 6 settembre, nello spazio prestigioso del Teatro Regio, Ohad Naharin – è nato sessantaquattro anni fa nel Kibbutz Mizra in Israele, poco più che ventenne è invitato a New York da Marta Graham colpita dal suo straordinario talento, completa la sua formazione presso la School of American Ballet e la Jullian School, collabora con il Ballet Bejart du XXeme Siècle a Bruxelles, produce negli anni commissioni di nuove creazioni da parte di importanti compagnie, dalla Batsheva Dance Company al Nederlands Dans Theater, nel 1990 è nominato alla direzione artistica della Batsheva, per cui creerà oltre trenta nuovi lavori, che lo porteranno a riconoscimenti e successi internazionali – porterà a Torino la propria compagnia con “Tre”, una creazione del 2005, articolata in tre pezzi e costruita secondo i principi di “Gaga”, “che si basa sulla comprensione individuale del corpo e dei suoi limiti e invita a trascenderli liberando agilità, personalità e connessioni metafisiche”. La leggerezza dello spazio, l’armonia del volume corporale, corpi che si muovono, ha detto qualcuno, con la precisione delle spade dei samurai, gambe, braccia e schiene che attraverso flessioni e distensioni costruiscono e annullano nello stesso istante forme, e poi plasticismi e sensualità infiniti. Il risultato sono 60’ di valori ed emozioni, concreti e rarefatti allo stesso tempo, un susseguirsi di grumi di una bellezza che non ti aspetti e che si stenta a cogliere in tutti i suoi più diversi aspetti.TODANZA2

Tre come numero magico. Tre quadri, tre tappe, tre emozioni. Il primo, “Bellus”, vede l’intera compagnia creare una sinfonia umana sulle “Variazioni Goldberg” di Bach eseguite da Glenn Gould, una serie di sequenze a onda dove gli impulsi s’innalzano dai piedi per creare un ritmo nella terra e una vibrazione dei corpi a generare il movimento. “Humus” è un intenso unisono, quasi tra incanto e ipnosi, dove è impegnata la parte femminile della compagnia, su musiche di Brian Eno, una compagine che è tutt’una, compatta, indistricabile, perfettamente sincronizzata e contemporaneamente forte di ogni singolo gesto, pronta a spostarsi velocemente in zone diverse dello spazio, riempiendolo tutto. Chiude lo spettacolo, davvero atteso e sicuramente da non perdere, “Secus”, il pezzo che vince sui precedenti per estensione, dove una coreografia perfetta e un inatteso mélange musicale, dal pop all’elettronico, danno vita a un suggestivo disegno geometrico. “Si compone sotto i nostri occhi increduli – si legge nella scheda che accompagna lo spettacolo – un alfabeto umano fatto di corse, assoli, gesti tersi e puliti, duetti interrotti che, attraverso calci precisi e improvvisi, sinuose disarticolazioni delle anche, torsi che si piegano in tutte le direzioni come gomma da plasmare, esprime emozioni e sentimenti puri senza diventare sentimentale”. Vi si riversano all’interno, nella gamma dei sentimenti, la paura e l’innocenza, la rabbia e la gioia, la vulnerabilità e l’innocenza, con il racconto di una umanità come essa davvero è, tra toni ora delicati ora portati all’esasperazione. Più che in altre differenti occasioni, spetta allo spettatore l’interpretazione di uno spettacolo composito, affascinante, liberissimo nella propria ricca gestualità. TODANZA3

In occasione del debutto di “Tre”, Torinodanza, in collaborazione con NOD – Nuova Officina della Danza – presenta dal 3 all’8 settembre, al Regio in sala prove, “Intensive Gaga Torino”, un workshop per danzatori professionisti e studenti di danza over 18 con la direzione artistica di Shani Garfinkel, ovvero una sei giorni completa di linguaggio Gaga, metodologia e repertorio Naharin guidati da danzatori della Batsheva Dance Company. Inoltre lunedì 5 settembre, alle 21 al Massimo, sarà proposto il film-documentario “Mr. Gaga” diretto da Tomer Heymann, preceduto alle 20 da un incontro con Ohad Naharin e il regista. Un occasione in più per ammirare l’arte del coreografo.

 (foto Gadi Dagon)

Elio Rabbione

 

“Malescorto”, al via la 17° rassegna dei cortometraggi

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malescortoDal 25 al 30 luglio si svolgerà la 17° edizione di “Malescorto”, il festival internazionale di cortometraggi che si tiene a Malesco, in Valle Vigezzo, quasi sul confine tra i Piemonte e la Svizzera. La giuria di preselezione ha visionato circa 510 corti, provenienti da 47 nazioni diverse, confermando l’importanza dell’evento cinematografico che, negli ultimi 10 anni, ha visto la partecipazione di ben 84 paesi del mondo.Dopo l’Italia, che gioca in casa, continua ad essere la Spagna a fornire il maggior numero di “corti” iscritti, quest’anno ben 121. Seguono Germania, Francia, Gran Bretagna, Polonia, Canada e tante altre realtà provenienti da tutti i continenti. Dopo un’accurata selezione sono state promosse alla fase finale 41 opere: 10 realizzate da Istituti Scolastici, 5 corti di animazione, 3 corti Documentari, 18 pellicole di Finzione,una d’animazione/finzione e 4 corti a tema ecologico. Le nazioni finaliste sono: Italia, con 32 corti; Spagna, con 4 corti; Francia, con 2 corti; Argentina, Australia, Cina, Germania, Polonia, Rep. Ceca, Perù, Kenya con 1 corto. Questi 41 cortometraggi si contenderanno i vari premi di categoria e i premi speciali previsti dal regolamento. Le sorti verranno decise da una seconda giuria qualificata, ma sarà poi il pubblico a decretare il miglior film del Malescorto 2016, votando negli appositi moduli durante le serate. Come al solito sono stati scelti cortometraggi che seguono una linea etica, legati ai problemi sociali ed ambientali.  Un dato curioso è senz’altro rappresentato dal fatto che tra i 510 partecipanti, 25 film portavano come titolo il nome di una donna, tra cui i finalisti: Helene, Lia, Lila e Lucie. Tra i partecipanti, una cinquantina di corti realizzati sono giunti dalle scuole e, per questo, si è voluto portarne in finale ben 10, un quarto dei finalisti, nella convinzione che il binomio cinema-scuola sia davvero importante per la formazione dei ragazzi, un atto d’incoraggiamento e di speranza per il futuro.

Oggi al cinema

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Le trame dei film nelle sale di Torino

 

A cura di Elio Rabbione

 

angry birds filmAngry Birds – Il film – Animazione. Regia di Fergal Reilly e Clay Keytis. Un’isola dove vi sono uccelli che quasi non sanno volare, tre di essi – il collerico Red, il velocissimo Chuck, l’esplosivo Bomb – vivono emarginati dal resto dei pennuti. Ma quando l’isola verrà invasa da una masnada di maiali verdi che la vorrebbero fare da padroni, non dovranno i tre dimostrare il loro coraggio e la disperata ricerca della salvezza comune? Durata 97 minuti. (Massaua, The Space, Uci)

 

Bastille Day: il colpo del secolo – Azione. Regia di James Watkins, con Richard Madden, Idris Elba e Kelly Reilly. Un giovane borseggiatore americano ruba a Parigi una borsa contenente una bomba che regolarmente scoppierà in una piccola piazza nel cuore di Pigalle. Michael ci mette un BASTILLE FILMbel po’ a convincere l’agente di colore della Cia di non essere coinvolto in un attentato di matrice terroristica: i cattivi, insospettabili, stanno altrove. Insieme i due dovranno collaborare per sventare una rapina alla Banca nazionale francese. Non soltanto prodotto estivo, teso, ricco di colpi si scena, con tutte le tessere del thriller al posto giusto (inseguimenti, doppiogiochisti, montaggio perfetto, c’è anche l’immancabile corsa sui tetti con vista su Notre Dame, mozzafiato). Durata 92 minuti. (Ideal, Lux sala 3, Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

Cell – Horror. Regia di Tod Williams, con John Cusak e Samuel J. Jackson. Dal romanzo del maestro del brivido Stephen King, anche autore dell’adattamento per lo schermo con la collaborazione di Adam Alleca (“L’ultima casa a sinistra”). Ovvero quando la tecnologia, quella che continuamente acquistiamo e compulsivamente ogni giorno usiamo, prenderà il sopravvento sull’essere umano, portandolo senza via d’uscita al male, inevitabile, in un domani non troppo lontano: che faremo allora quando, rispondendo al proprio cellulare, un indefinito segnale elettronico ci coinvolgesse e facesse di ognuno di noi un assassino? Durata 98 minuti. (Greenwich sala 3, Ideal, Massaua, The Space, Uci)

 

conspiracy filmConspirancy – Thriller. Regia di Shintaro Shimosawa, con Al Pacino, Anthony Hopkins e Josh Duhamel. Esempio di legal Thriller, l’opera prima di Shimosawa vede un giovane avvocato mettersi nei guai quando una ex fiamma gli offre le prove per affondare il manager di un importante gruppo farmaceutico (Hopkins). Ma di mezzo c’è anche il socio del suo stesso studio legale (Pacino). Durata 106 minuti. (Greenwich sala 2)

 

It follows – Horror. Regia di David Robert Mitchell, con Maika Monroe, Jake Weary e Daniel Zovatto. “Per la lucidità con cui elabora uno schema classico del genere horror, offrendo una scansione psicologica del tema della fine dell’adolescenza che si connota come riflessione sui sensi di colpa nutriti dalla società. In un’opera marcata da una struttura ad altissima tensione…”: così si esprime il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani nella propria segnalazione. Un film da non perdere, specialmente per gli amanti del genere. Girato con appena due milioni di dollari, il film ha portato anche in primo piano il nome della protagonista: lei è la giovane Jay, in una Detroit notturna e piena di pericoli, che all’improvviso si ritrova legata a una sedia, nell’oscurità di un capanno. Il ragazzo con cui ha appena fatto sesso le confessa che una “cosa” si è impossessata di lei, una creatura del male che le si potrà presentare sotto le più diverse apparenze, un famigliare, un individuo incrociato tra la folla, un conoscente fidato. Durata 100 minuti. (Classico, Uci)

 JULIETA FILM

Julieta – Drammatico. Regia di Pedro Almodòvar, con Adriana Ugarte e Emma Suarèz. L’autore di “Volver” ha tratto il suo ultimo film, presentato in concorso a Cannes ma che la regia non ha considerato nella attribuzione dei premi finali, da alcuni racconti di Alice Munro. Una madre, in una lunga lettera indirizzata ad una figlia che non vede da anni, ricorda i momenti salienti della sua vita. Durata 99 minuti. (Greenwich sala 1)

In nome di mia figlia – Drammatico. Regia di Vincent Garenq, con Daniel Auteuil e Sebastien Koch. Tratto da una storia vera. La figlia quattordicenne di André muore mentre è in vacanza in Germania con la madre e il patrigno. L’atteggiamento di quest’ultimo e i dubbi sorti durante l’autopsia spingono André a credere che l’uomo che ha preso il suo posto non sia estraneo a quella morte. Durata 87 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Kiki e i segreti del sesso – Commedia. Regia di Paco Leòn, con Natalia de Molina, Alex Garcia, Silvia Rey, Paco Leòn e Ana Katz. Remake di un film australiano, “Kiki” narra cinque storie intorno a incredibili vicende di feticismo. C’è chi conosce l’orgasmo quando viene rapinata, una moglie cerca il marito solo quando questi è in lacrime, un chirurgo si sente soddisfatto della moglie solo quando dorme, c’è chi si sente appagata solo sfiorando tessuti di seta, c’è chi cerca una soluzione che vivacemente soddisfi più di due persone. Si ride e ci s’interroga, parecchio, e non sai se debba prevalere più un’immancabile tristezza del divertimento a fior di pelle. Durata 102 minuti. (Grenwich sala 2)

MOTHER FILMMother’s day – Commedia. Regia di Garry Marshall, con Jennifer Aniston, Kate Hudson e Julia Roberts. Dall’acclamato regista di “Pretty woman” e “Capodanno a New York” un film dedicato alle donne, o meglio alle mamme, nei giorni che precedono la loro festa annuale. Commedia corale: c’è la madre divorziata con figli cui non va proprio giù il nuovo matrimonio dell’ex, c’è chi va alla ricerca della propria vera madre, c’è chi deve risolvere i rapporti conflittuali con il proprio figlio, c’è anche il padre che deve rivestire le vesti di madre e badare alle due figlie adolescenti, c’è la figlia già cresciuta che riscopre il proprio rapporto con la madre non più giovanissima. Durata 118 minuti. (Reposi)

 

Mr. Cobbler e la bottega magica – Fantasy. Regia di Thomas McCarthy, con Adam Sendler, Ellen Barkin, Dustin Hoffman, Steve Buscemi e Melonie Diaz. Un anno prima di girare “Il caso Spotlight” COBBLER FILMche gli avrebbe fatto vincere l’Oscar, McCarthy ha dato vita a questa favola di radici yiddish, con un Adam Sandler in stato di grazia. Lui è Max, non più giovanissimo, calzolaio da sempre chiuso nel negozio di famiglia alle prese con un lavoro che davvero non ama. Un giorno s’imbatte per caso in una macchina per cucire le suole delle scarpe, miracolosa: potrà rivestire i panni di chiunque, a patto di indossarne le scarpe. E da quel giorno la sua vita cambierà. Durata 99 minuti. (Ideal, Massaua, The Space, Uci)

 

Now you see me 2 – Azione. Regia di Jon Chu, con Mark Ruffalo, Jesse Eisenberg, Daniel Radcliffe, Woody Harrelson, Michael Caine. Considerato il successo planetario della prima puntata, produttori e attori (davvero un bel gruppo!) si sono messi alla confezione di questa seconda che promette bene anzi benissimo: e ne hanno in cantiere una terza. Qui i Quattro Cavalieri illusionisti sono obbligati a lottare contro un tycoon della tecnologia (Radcliffe) che li minaccia e, quel che è più, fa di tutto per rovinarne la reputazione. La carta vincente non potrà che essere una esibizione di cui nessuno ha mai visto l’eguale. Durata 115 minuti. (Reposi, Uci)

pazza gioia filmLa pazza gioia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Virzì, con Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, Tommaso Ragno e Marco Messeri. “Clinicamente pazze”, Beatrice Morandini Valdirana e Donatella Morelli sono ospiti di Villa Biondi, un centro per malattie mentali sulle colline pistoiesi, l’una egocentrica e logorroica, l’altra tatuatissima e fragile, solitaria, cui la legge ha tolto il figlio per affidarlo in adozione ad una coppia. Nonostante le diversità che le dividono, le due donne fanno amicizia, sentono il bisogno l’una dell’altra, fuggono, vivono appieno “una breve vacanza”, provano a inseguire una vita nuova sul filo sottile della “loro” normalità. Grande successo alla Quinzaine di Cannes per le interpreti e per l’autore del “Capitale umano”. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 1)

 

Il piano di Maggie – Commedia. Regia di Rebecca Miller, con Greta Gerwig, Ethan Hawke e Julianne Moore. A Maggie, bella ragazza e colta, ma tremendamente ansiosa di essere madre, non resta appunto che cercare qualcuno che le metta a disposizione il proprio seme. Ancora un ma: ma nel frattempo s’innamora di un intellò newyorkese con moglie e figli, ricambiata. Ma (ancora un altro) se poi nasce una bella bimba e l’intellò sente nuovamente il campanello del desiderio delle moglie, donna intelligente e di raro fascino? Maggie, appunto, ha un piano: perché le due donne non potrebbero allearsi per rimettere ogni cosa al proprio posto? Durata 98 minuti. (Ambrosio sala 2, Eliseo grande, F.lli Marx sala Chico)

 

Seconda primavera – Commedia. Regia di Francesco Calogero, con Claudio Botosso, Nino Frassica e Desirée Noferini. Andrea, architetto cinquantenne, vedovo, conosce Rosanna, più giovane di lui, anestesista. Rosanna è sposata a Riccardo, molto più giovane di lei, aspirante scrittore dalle speranze frustrate. A capodanno, Hikma, in cui Andrea ritrova il ricordo della moglie morta, e Riccardo si incontrano e molte cose cambieranno. Durata 108 minuti. (F.lli Marx sala Harpo)

 

Star Trek Beyond – Fantascienza. Regia di Justin Lin, con Chris Pine, Idris Elba, Zoe Saldana e Zachary Quinto. James Kirk raggiunge con l’equipaggio della US Enterprise la stazione spaziale STAR TREK 2 FILMYorktown, ma l’astronave viene attaccata da misteriosi alieni e distrutta. L’equipaggio riesce a salvarsi su un pianeta sconosciuto, in cerca di aiuto. I membri dell’equipaggio sono separati e i soccorsi sembrano essere impossibili. Durata 122 minuti. (Ideal, Lux sala 2, Massaua, The Space, Uci)

 

Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra – Fantasy. Regia di Dave Green, con Alan Ritchson, Megan Fox e Jeremy Howard. Il Clan del Piede riesce a far evadere il proprio capo, Shredder, che, una volta teletrasportato in una dimensione spazio-temporale parallela, su cui impera Krung. Shredder cercherà collaborazioni per aiutare costui a conquistare il mondo. Anche alle Tartarughe toccherà trovare degli amici se vorranno scongiurare il pericolo che sta per colpire tutti quanti. Durata 112 minuti. (Ideal, Massaua, Reposi, The Space, Uci)

 

The conjuring – Il caso Enfield – Regia di James Wan, con Patrick Wilson e Vera Farmiga. Nella Londra degli anni Settanta, Ed e Lorraine Warren, ricercatori del paranormale, se la devono vedere con presenze demoniache che infestano la casa in cui abita una madre single divorziata con i suoi quattro figli, tra i sette e i tredici anni: sarà Janet di undici anni quella che vedrà la propria vita davvero in pericolo. Durata 133 minuti. (Uci)

 

FILM TARZANThe legend of Tarzan – Avventura. Regia di David Yates, con Alexander Skarsgard, Christoph Waltz, Samuel J. Jackson e Margot Robbie. Ennesima rivisitazione del personaggio creato poco più di un centinaio di anni fa dalla fantasia di Edgar Williams Burroughs. Come Lord Greystock, su richiesta del Primo Ministro inglese, deve tornare in Africa (gli esterni sono stati realizzati in Gambia) con l’amatissima Jane, al seguito di una importante missione istituzionale: ma dovrà ben presto abbandonare gli abiti civili per abbracciare perizoma e liane e combattere un losco traffico che si nasconde tra i cattivi della spedizione, il perfido capitano Rom (Waltz) in primo luogo. Durata 109 minuti. (Ideal, Massaua, F.lli Marx sala Groucho e Chico, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)

 

Tom à la ferme – Dramma. Regia di Xavier Dolan, con Xavier Dolan, Pieere-Yves Cardinal e Lise Roy. Il giovane Tom lascia Montréal per raggiungere un piccolo borgo rurale, nell’interno del Canada, dovrà partecipare al funerale di Guillaume, morto in un incidente d’auto, con cui ha vissuto una storia d’amore bellissima. Ma i familiari di Guillaume sono all’oscuro di tutto, la madre ignora l’omosessualità del figlio, il fratello Francis costringe Tom a mentire sui suoi rapporti con il defunto. Tra i due ragazzi s’instaura un legame di attrazione e di odio che Dolan, premiato all’ultimo festival di Cannes per “Juste la fin du monde” (dal 1° dicembre sui nostri schermi distribuito da Lucky Red), narra nel clima chiuso e ossessivo di un nucleo familiare con una sensibilità e con una padronanza di narrazione davvero esemplari. Durata 105 minuti. (Classico)

 film cinema

Top Cat e i gatti combinaguai – Animazione. Regia di Andres Couturier. Le origini del simpatico personaggio, dalla scoperta del suo personalissimo cappello all’incontro con l’agente Dibble, fino all’incontro con gli altri felini che andranno a formare la sua fedelissima gang. Che cosa inventeranno allora i nostri in questa nuova, brillante avventura? Magari rubare a Mr. Big. il malvivente più pericoloso della città, i suoi preziosissimi diamanti… Durata 89 minuti. (Massaua, The Space, Uci)

 

Una spia e mezzo – Commedia. Che succede se Calvin, tranquillo ragioniere, ritrova su Facebook Bob, vecchio compagno di scuola martoriato dal bullismo per il suo sovrappeso e oggi muscoloso agente della Cia – ha tutta la stazza di Dwayne Johnson – che lo porterà a partecipare in prima persona ad un caso di spionaggio internazionale? Durata 107 minuti. (Massaua, Ideal, The Space, Uci)

 

L’uomo che vide l’infinito – Drammatico. Regia di Matt Brown, con Jeremy Irons e Dev Patel. Ai primi del Novecento, nelle aule di Cambridge, l’amicizia che nasce tra un giovane genio della matematica, di origine indiana, e un maturo professore. Un’amicizia e una collaborazione tra studiosi che saranno capaci di superare molti pregiudizi. Durata 108 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo rosso, Reposi)

 

La pastasciutta antifascista di casa Cervi

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CERVI3Alla caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, ci fu una grande festa nella casa colonica dei Cervi, ai Campi Rossi di Gattatico, un podere di circa sedici ettari collocato nel mezzo della pianura Padana, a pochi chilometri dalla via Emilia, a metà fra le città di Parma e Reggio Emilia. Come in tutto il paese, era scoppiata una gioia spontanea in coloro che speravano nella fine della guerra e della dittatura fascista. Nessuno, in quel momento, poteva sapere che la  CERVI1liberazione sarebbe venuta  solo ventun mesi dopo, al prezzo di molte sofferenze. Ma quel 25 luglio, alla notizia che il duce era stato arrestato, c’era solo una gran voglia di festeggiare. I Cervi , insieme ad altre famiglie del paese, portarono la pastasciutta in piazza, nei bidoni per il latte. Con un rapido passaparola la cittadinanza si riunì attorno al carro e alla “birocia” che aveva portato la pasta. Tutti in fila per avere un piatto di quei maccheroni conditi a burro e formaggio che, in tempo di guerra e di razionamenti, erano prima di tutto un pasto di lusso. C’era tanta fame, ma c’era anche la voglia di uscire dall’incubo del fascismo e della guerra, il desiderio di “riprendersi la piazza” con un moto spontaneo, dopo anni di adunate a comando e di divieti. Di quel 25 luglio, di quella pagina di storia italiana è rimasto pocoCERVI2 nella memoria collettiva. Eppure c’è stato, in tutta Italia e in quell’occasione, uno spirito genuino e pacifico di festa popolare: prima dell’8 settembre, dell’occupazione tedesca, della Repubblica di Salò. Prima delle brigate partigiane e della Lotta di Liberazione. Una data simbolica della nostra storia contemporanea, quella del 25 luglio 1943, quando i  Cervi diedero vita  – e sono parole di Alcide, papà Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio e Ettore Cervi che vennero poi fucilati dai fascisti-  “in un unico sparo” –  il 28 dicembre di quell’anno al poligono di Reggio Emilia –  al “più bel discorso contro il fascismo: la pastasciutta in bollore”.

 Marco Travaglini

Laura Mancinelli e l’amore per “l’età di mezzo”

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mancinelli4Sospesi tra storia e invenzione in un Medioevo che sembra vero, sono raccolti in un unico volume i tre romanzi di Laura Mancinelli, in cui la scrittrice da poco scomparsa, ci ha consegnato una visione fantastica e ironica della tradizione e della società medievale. Da I dodici abati di Challant a Il miracolo di santa Odilia per finire con Gli occhi dell’imperatore, i suoi  più famosi romanzi, ci hanno offerto l’illusione di trovarci dentro un Medioevo conosciuto, a portata di mano, dove – ad esempio- in una cornice di ironia mondana e gaudente, dodici monaci ricevono l’incarico di sorvegliare un feudatario che eredita un castello con la clausola di mantener fede a un maligno obbligo di castità. Oppure le storie parallele di due Odilie: la prima devota e pia, la seconda giovane e mancinelli1bella. E infine, conclusione ideale di questa metafora, la vicenda narrata ne Gli occhi dell’imperatore, dove la contessa piemontese Bianca Lancia, il cavaliere ( nonché poeta e musicista) Tannhäuser e l’imperatore Federico II di Svevia, ormai prossimo alla morte, partecipano a un affascinante percorsomancinelli 1 di avventure e sentimenti. “Non avevo mai pensato di fare la scrittrice, né lo avevo mai desiderato”, disse di se Laura Mancinelli. “Amavo la mia professione, che mi dava molte soddisfazioni e non mi costava fatica: ero docente di germanistica con particolare specializzazione nella letteratura tedesca medievale, un campo poco o nulla studiato in Italia, nel quale mi ero avventurata con grande entusiasmo scoprendo cose assai interessanti. Mi ero dedicata alla traduzione di poemi in antico tedesco – I Nibelunghi, il Tristano -, che rendevo in versi italiani e che riempirono la mia vita fino a un certo momento”. Poi, quasi per caso, la svolta, quando venne ricoverata agli Ospedali Riuniti di Venezia per un disturbo alla vista (a quel tempo viveva nella città della laguna, dove insegnava all’università, prima di trasferirsi a Torino). “ Rimasi inmancinelli2 ospedale due settimane, per analisi, benché il disturbo fosse totalmente scomparso dopo tre soli giorni. Nell’inerzia forzata di quelle notti insonni ripassai nella mente tutta una trama di romanzo che avevo abbozzato per scherzo molti anni prima. Una volta dimessa dall’ospedale, ne feci una stesura corretta e completa: era il 1981 quando uscirono I dodici abati di Challant. Pensavo, allora, che sarebbe stato il primo e l’ultimo romanzo della mia vita. Invece poi la narrativa mise radici in me come una necessità. O forse un vizio?”. Per fortuna dei lettori, quel “vizio” continuò ad indurla a scrivere, lasciandoci più di trenta volumi tra romanzi storici, saggi letterari, memorie, racconti per ragazzi, traduzioni e la serie di detective-story del capitano di polizia Florindo Flores.

 

Marco Travaglini

Estinzioni: storie di catastrofi e altre opportunità

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MUSE – Museo delle Scienze di Trento

museo scienze

Estinzioni: storie di catastrofi e altre opportunità è una mostra promossa e organizzata dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento che nasce dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Padova, il FEM2 Ambiente Srl, spin-off accreditata dell’Università di Milano-Bicocca, il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e il MUSEMuseo delle Scienze di Trento nell’ambito di un progetto di ricerca, divulgazione scientifica e valorizzazione delle collezioni museali sviluppato grazie ad un cofinanziamento MIUR (L.6/2000).

Il progetto è il frutto di un importante lavoro di ricerca e selezione dei più significativi reperti originali di vertebrati estinti in tempi storici preservati presso i musei italiani.

La selezione dei reperti esposti, con le storie che si celano dietro ognuno di essi, permetterà di conoscere il destino delle specie più carismatiche ormai scomparse e di addentrarsi fra le pieghe di vicende meno note, ma altrettanto illuminanti.

Con questa mostra, il MUSE di Trento dà il via a un ambizioso progetto che mette in relazione le ricerche e le riflessioni sulla sesta estinzione di massa con le dinamiche che hanno caratterizzato le cinque grandi estinzioni paleontologiche avvenute negli ultimi 500 milioni di anni. Il percorso espositivo è un racconto che intreccia i contributi della paleontologia, della biologia e dello studio della società, per leggere gli effetti devastanti delle crisi ecosistemiche, ma anche per riflettere sulle occasioni inattese che si aprono proprio nei momenti di maggiore instabilità.

Una mostra che parte da lontano per parlare del fenomeno delle estinzioni attuale e ragionare sul cambio di rotta che l’umanità è chiamata a intraprendere cercando nuove strade verso uno sviluppo sostenibile nel tempo, per garantirci un futuro sul nostro pianeta.

Il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino sarà presente con i contributi del proprio personale scientifico e curatoriale e con alcuni rari esemplari delle specie estinte provenienti dalle collezioni zoologiche storiche dell’Università di Torino, come ad esempio il Quagga (Equus quagga – Sud Africa) e l’Alca Impenne (Pinguinus impennis – Oceano Atlantico settentrionale).

Il percorso della mostra sarà arricchito da raffinate installazioni multimediali, video e animazioni originali, interviste e spazi interattivi. Fra i documenti inediti anche interventi filmati.

   Evento: Mostra estinzioni: storie di catastrofi e altre opportunità

Periodo: 16 luglio 2016 – 26 giugno 2017

Sede: MUSE – Museo delle Scienze di Trento – Corso del Lavoro e della Scienza 3 – Trento

Orario: da martedì a venerdì: 10.00-18.00
sabato, domenica e festivi: 10.00-19.00, lunedì chiuso

Informazioni: MUSE – Museo delle Scienze di Trento www.muse.it

Corto Maltese oltre Hugo Pratt

in CULTURA E SPETTACOLI

Inventato dalla fantasia di Hugo Pratt, il “maestro di Malamocco” , fumettista e scrittore di straordinario talento,  Corto Maltese esordì nel 1967 sul primo numero della rivistaSgt. Kirk e da quel momento ha accompagnato i lettori in mille avventure per oltre due decenni.

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Da “Corte Sconta detta Arcana” a “Mu”, passando per “Favola di Venezia”, “La casa dorata di Samarcanda” e tante altre storie, il nostro Corto , metà avventuriero e metà “gentiluomo di fortuna”, nato a Malta nel luglio del 1887, figlio di una gitana di Gibilterra e di un marinaio inglese della Cornovaglia, temevamo ci lasciasse orfani alla morte del suo autore. Ma, quasi per miracolo, eccolo ritornare da giovane, vent’anni dopo la scomparsa di quello che, a buon diritto, è stato considerato fra i maggiori autori di fumetti di tutti i tempi. Marco Steiner, scrittore, fotografo e marinaio, ma soprattutto amico e collaboratore di Hugo Pratt, dopo aver terminato– nell’ormai  lontano 1996 – “Corte Sconta detta Arcana”,  il romanzo incompiuto di Pratt, ed aver scritto tutte le introduzioni alle nuove edizioni delle varie avventure del Maltese, ha ridato vita al mitico Corto con due romanzi. Il primo, “Il corvo di pietra”, si svolge nell’anno del crollo del campanile di Venezia, il 1902, quando il marinaio della Valletta è ancora un ragazzo. Volendo lo si può leggere come il romanzo di corto m2formazione di Corto Maltese, dove emerge quel suo spirito di “imprevedibile meticcio mediterraneo”, apparentemente cinico, dotato di grande ironia, rispettoso alla legge di lealtà e amicizia. In quelle pagine tre ragazzi amanti dell’ avventura e tre strani individui stretti in un patto esoterico di vendetta, si confrontano tra Venezia, Malta e la Sicilia in una vicenda dove la posta in gioco è un tesoro nascosto dall’enigma di una piccola statua che rappresenta un corvo di pietra. Nel secondo romanzo (pubblicato come il primo da Sellerio), intitolato “Oltremare”, il giovane Corto intraprende un viaggio che parte dalla Sicilia per finire in Cambogia, e su quella rotta tormentata incrocia i porti leggendari di tutti i mari: da Venezia all’isola prigione di Poulo Condor a sud della Cina, le acque del Mekong, le isole greche e i mari del sud. E, tra le tante ma con un sua fascino particolare, Istanbul. Le zone in cui si svolge la storia a Istanbul sono quelle del porto, della collina e del cimitero di Eyüp dove si recava anche un altro grande viaggiatore, Pierre Loti. Istanbul , come Venezia, è una città dove Corto Maltese si trova “ a casa”, sul confine fra Europa e Asia, al punto di contatto fra il grande mar corto m4Mediterraneo e la grande terra che si estende misteriosa e affascinante verso Oriente, il luogo dove nasce il sole. Quando a Marco Steiner è stata posta la domanda delle domande ( “Perché a un altro Corto?”) ha risposto così: “Sapevo chi erano i suoi genitori, quand’era nato e cosa gli era accaduto dopo il 1904, all’epoca della guerra russo-giapponese.Allora ho provato a immaginare un Corto sconosciuto, che doveva imparare a navigare e a vivere prima di quell’anno e ho scelto un periodo preciso, dal 1901 al 1904. Ho immaginato un’esperienza forte per un ragazzino di 14 anni, l’ho fatto partire in una notte piovosa e pericolosa dalla Scozia, dopo aver lasciato a terra quel padre così poco conosciuto. Insomma, ho cercato di fare un pezzo di strada, anzi di mare, insieme a quello che il giornalista Vincenzo Mollica, facendomi corto m3un grandissimo complimento, ha definito il “mio” Corto Maltese”. Ma il più famoso dei marinai di carta non è tornato a vivere solo nelle parole scritte da Steiner.Una nuova storia con protagonista il personaggio creato quasi cinquanta anni fa da Pratt, è stata scritta da Juan Dìaz Canales, sceneggiatore di fumetti spagnolo , e disegnata dal conterraneo Rubén Pellejero. In “Sotto il sole di mezzanotte”, Corto Maltese parte per un viaggio in Alaska e Canada, durante la prima guerra mondiale, seguendo le indicazioni dategli da Jack London (che aveva già incontrato nel libro “La giovinezza”,durante la guerra russo-giapponese nel 1905) e,come sempre, s’imbatterà in personaggi strani e situazioni avventurose. In questa “seconda vita”, il marinaio è tornato per viaggiare ancora. E, come amava dire John Steinbeck, “Non sono le persone che fanno i viaggi,sono i viaggi che fanno le persone”. Bentornato, Corto!

Marco Travaglini

“Torinodanza” esplode tra idee, sensazioni e grandi nomi non solo europei

in CULTURA E SPETTACOLI

 

todanza4Non esistono soltanto le produzioni e la programmazione degli spettacoli di prosa. Un Teatro Stabile si deve far carico di altri compiti. “L’attività formativa della Scuola per attori – sottolineava nei giorni scorsi il direttore dello Stabile torinese – Teatro Nazionale, Filippo Fonsatti, presentando nello spazio dell’Auditorium Vivaldi di piazza Carlo Alberto il prossimo “Torinodanza” (dal 6 settembre al 3 novembre) con Gigi Cristoforetti, direttore artistico della manifestazione -, i progetti di ricerca condotti dal Centro Studi insieme all’Università, il coordinamento dell’ufficio Sistema Teatro Torino, la conservazione e la valorizzazione di edifici teatrali di pregio storico e artistico, e ovviamente l’organizzazione e la promozione del festival Torinodanza”. Un milione di euro la spesa complessiva, supportata per il 70% da sponsor privati, in prima fila la Compagnia di San Paolo, l’apporto del Fondo Unico per lo Spettacolo (“Torinodanza è il primo tra i festival disciplinari sostenuti”), gli interventi di 14 compagnie che provengono da sette differenti paesi – Giappone, Israele, Francia, Spagna, Belgio,todanza3 Canada e Italia -, l’utilizzo di luoghi d’eccellenza come il Carignano ed il Regio senza dimenticare di allargare lo sguardo alle periferie o ai centri minori, dal momento che verranno interessati anche la Lavanderia a Vapore di Collegno e le Fonderie Limone di Moncalieri. Senza dimenticare la voglia di rapportarsi con altre realtà europee, attraverso percorsi comuni o intercambiabili, nella continua ricerca di una valorizzazione sempre maggiore. Pensiamo alle relazioni pluriennali con Les Halles de Schaerbeek di Bruxelles, con la Scene Nationale de Chambéry e de la Savoie nell’ambito di un progetto triennale transfrontaliero, con la Biennale de la Danse de Lyon per “Défilé” giunto alla sua seconda edizione, che vedrà occupate piazze di Torino, Biella, Casale e della stessa Lione da un considerevole gruppo di danzatori e musicisti piemontesi, professionisti e non, pronti a eseguire le coreografie di Roberto Zappalà, ispirate alla tradizione partenopea.todanza2

Spetterà a “Tre”, con la coreografia dell’israeliano Ohad Naharin, inaugurare Torinodanza 2016, la serata del 3 settembre al teatro Regio, una creazione suddivisa in tre parti e approntata per la Batsheva Dance Company, obbediente alla comprensione del corpo e dei suoi limiti, che libera agilità e personalità. All’estro del francese Mathurin Bolze sono affidati (alle Fonderie Limone) “Fenetres” e “Barons perchés”, lavori entrambi ispirati al “Barone rampante” di Italo Calvino, un insieme acrobatico di danza e teatro, di salti e virtuosismi dovuto alla enorme bravura di Karim Messaoudi. In prima italiana, Francesca Pennini formula con le musiche originali di Francesco Antonioni “Sylphidarium” (lo spettacolo è anche inserito nel programma di Mito Settembre Musica), mentre “nicht schlafen” è il titolo proposto da Alain Platel. Qui il coreografo belga indaga l’animo umano tra fragilità e incubi e sogni, facendo prevalere ora gli aspetti più sensibili ora il divertimento e ispirandosi all’opera e alla vita di Gustav Mahler nella Vienna di fine secolo, con uno sguardo che ha molte affinità con il presente. Il tutto intessuto con tematiche congolesi.

Da ricordare ancora Piergiorgio Milano e il suo “Pesadilla” (che significa incubo), “Paradoxe Mélodie” che arriva a Torino con la coreografa Daniele Desnoyers e 10 interpreti, tra suoni d’arpa e musica elettroacustica, “Odio” verso gli altri ma anche verso se stessi, un nascere e un crescere, tra paure e desideri, coreografia di Daniel Abreu. A metà ottobre, alla Lavanderia di Collegno, todanza1Denis Plassard porta “A.H.C. – Albertine, Hector et Charles”, uno curioso sguardo sulla e nella danza attraverso le marionette, e Itzik Galili con il Balletto Teatro di Torino presenta “L’ombra della luce”, un programma in due parti dove si citano individualità, natura e linguaggio, metamorfosi, seduzione, pace e lacerazione. “Cold blood” (22 ottobre) è firmato da Michèle Anne De Mey e da Jaco van Dormael (acclamatissimo sugli schermi per “Dio esiste e vive a Bruxelles”), dove visionarietà, parole, gesti e perfezione tecnica “filmano” mani, mentre danzano, mentre s’inseguono, mentre s’amano; “Annonciation” (28 ottobre) poggia sulla scenografia e sulla coreografia del francese Angelin Preljocaj, dove le musiche di Stéphane Roy si uniscono a quelle di Vivaldi, “Bones in pages” (in chiusura il 3 ottobre), suggestiva installazione del giapponese Saburo Teshigawara. Ancora un consiglio: non perdetevi, il 30 settembre alle Fonderie, “Auguri” – provate a far cadere l’accento sulla prima o sulla seconda vocale, come vi piace – del talentuoso Olivier Dubois alle prese con 24 danzatori, tra forze della natura e presagi e gesti benauguali, tra vento, marcia, corsa, in un continua estenuante movimento.

Elio Rabbione

Weekend al Rights Village

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Venerdì 15 luglio “Album di una famiglia allargata – Il movimento omosessuale a Torino dagli anni ‘70”, concerto The Chicless, dj set Superbanana Sabato 16 luglio laboratorio di teatro “Il gioco delle parti” e dj set Torino nel Mondo. Domenica 17 luglio proiezioni cinematografiche a cura di Seeyousound

VILLAGE RIGHTS

Weekend ricco di eventi per il Rights Village, dove per tutto luglio si affrontano argomenti legati ai diritti, all’uguaglianza e alle pari opportunità. Si comincia venerdì 15 luglio alle ore 18 con “Album di una famiglia allargata – Il movimento omosessuale a Torino dagli anni ‘70”. Con Felix Cossolo si ripercorreranno 40 anni di movimento gay italiano attraverso la lente della sua esperienza diretta di militante. L’evento è a cura del Circolo Maurice GLBTQ. Alle 22 seguirà il concerto di The Chicless, band nata nel 2010 dall’incontro di quattro musicisti appassionati di musica retrò che ricreano le atmosfere degli anni ’50-’60 con un sound rock’n’roll contaminato da swing, jazz, country e blues. Le diverse inclinazioni e background dei componenti si fondono in un sound pulito e coinvolgente, reso ancora più autentico grazie all’utilizzo di strumentazione prevalentemente dell’epoca. A partire dalle 23.30 e fino alle 4 del mattino ci saranno poi l’animazione e il dj set diSuperbanana, un trittico musicale firmato The Chicless, Bananamia, barbyTURY&co che spazieranno dalle favolose atmosfere degli anni ’50-’60 -con un sound rock’n’roll contaminato da swing, jazz, country e blues – alle sonorità pop, elektro e rokkettine dei djs Turymegazeppa, Superpippo, BB, Manuela Sambuca, Okin. Animazione e performances by barbyturyco (from SUPERMARKET).

Sabato 16 luglio le attività cominceranno alle ore 18 con Il gioco delle parti, un laboratorio intensivo di teatro su identità di genere, stereotipi e ruoli di genere. Attraverso esercizi di respirazione, meditazione e movimento, nonché l’uso di testi teatrali classici come Goldoni e Pirandello, il workshop condurrà i partecipanti ad esplorare la propria identità e ad indagare il maschile e il femminile. Il laboratorio è a cura di Tessere le Identità e sarà condotto da Giusy Barone, attrice e regista della Compagnia Teatrale Stregatti di Alessandria, e Stefania Cartasegna, Gestalt Counselor ASPIC Genova e attrice della Compagnia Teatrale Stregatti di Alessandria. Dalle 23 dj set Torino nel Mondocon Fabio Sunrise, Fabrizio del Re e Sergio Flash dj nell’area Emiciclo.

Il weekend si concluderà domenica 17 luglio con le proiezioni cinematografiche a cura di Seeyousound – International Music Film Festival.Alle ore 20.30 sarà proiettato They will have to kill us first, di Johanna Schwartz (2015, 105’). La pellicola racconta del Mali del nord, dove i fondamentalisti islamici prendono il controllo, imponendo una delle interpretazioni più intransigenti della Shari’a e vietando tutte le forme di musica. In Mali però la musica è il tessuto della società, il suo cuore pulsante, e i cittadini più venerati sono musicisti. Questa storia segue dunque le icone musicali del Mali mentre combattono per riavere il loro paese, i mezzi di sussistenza e la loro libertà. Una storia di coraggio di fronte al conflitto, dove le chitarre sono più potenti dei kalashnikov. “They want to ban music? They’ll have to kill us first.” Alle 22.30 seguiràFinding Fela, di Alex Gibneyi (2014, 120’). Incentrato sull’insistente ritmo del rivoluzionario suono Afrobeat della superstar nigeriana Fela Kuti, la straordinaria storia della posizione coraggiosa di un uomo contro un governo corrotto e dittatoriale ha dato testimonianza del potere della musica come una forza per il cambiamento politico e sociale.

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