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CULTURA E SPETTACOLI - page 311

Baglioni e Morandi capitani del Pala Alpitour

in CULTURA E SPETTACOLI

Tre ore di musica dal vivo con 50 canzoni di successo

BAGLIONI PALA ALPITOUR

BAGLIONI 3BAGLIONI66BAGLIONI1Migliaia di spettatori al Pala Alpitour per il concerto di Claudio Baglioni e Gianni Morandi, i  due “capitani coraggiosi”  che si sono ritrovati questa sera a Torino, dopo il forfait del primo , alcune settimane fa, a causa di una fastidiosa laringite.  Tre ore di musica dal vivo con 50 canzoni di successo che hanno segnato la storia della musica italiana dell’ultimo mezzo secolo. Il disco è realizzato in varie versioni: classica, doppio cd, deluxe, doppio cd live, album di prove in studio, dvd “Oltre la live pioggia”.

 

(Foto:  Essepiesse – il Torinese)

Una amichevole fra romanzi che parlano francese

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Giovedì 21 Aprile alle 18.00 l’Alliance française di Torino ospita una sfida letteraria di sapore calcistico organizzata dal Gruppo Libri dell’Unione Culturale Franco Antonicelli: gli scrittori Dario Voltolini e Benedetta Centovalli difendono due grandi titoli della letteratura francese davanti a una giuria e a un pubblico chiamati a tifare

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Il Gruppo Libri dell’Unione Culturale Franco Antonicelli, in seguito al successo di MundiaLibro – il “Campionato del mondo dei romanzi del Novecento”, iniziativa proposta nel 2015 in collaborazione con Andrea Bajani – organizza, in occasione della settimana di Torino che Legge, tre incontri “amichevoli” fra sostenitori di romanzi stranieri: martedì 19 si affrontano negli “infernotti” dell’Unione Culturale romanzi inglesi, giovedì 21 presso l’Alliance française di Torino è il turno della letteratura francese e sabato 23 il ciclo si chiude con una sfida di sapore russo, di nuovo negli spazi sotterranei all’Unione Culturale Franco Antonicelli.

La struttura degli incontri è mutuata dal mondo del calcio: scrittori, critici, lettori si sfidano sul campo, con la passione di un’autentica partita di calcio, per sostenere le ragioni del loro romanzo preferito. La cornice è quella di una partita con due tempi regolamentari e citazioni finali come calci di rigore risolutivi, una terna arbitrale a garantire la correttezza dell’incontro, il tifo da stadio del pubblico, con lo scopo di riscoprire romanzi poco noti o  dimenticati e ritornare a leggere libri che la tradizione e la scuola rischiano di “imbalsamare”.alliance2

La partita che si gioca giovedì 21 alle 18.00 nella sede dell’Alliance française di Torino vede contrapporsi Il grande Meaulnes di Alain-Fournier, sostenuto da Dario Voltolini (autore di romanzi, racconti, radiodrammi, libretti d’opera e testi di canzone), e La porta stretta di André Gide, sostenuto da Benedetta Centovalli (editor e critico letterario e esperta di letteratura del Novecento). I romanzi in gioco sono stati selezionati dagli scrittori che li sostengono all’interno dell’ampio panorama della letteratura francofona del Novecento e con il solo limite, imposto dagli organizzatori, che l’autore non fosse più in vita.

 
Campionato del romanzo del Novecento. Una amichevole fra romanzi che parlano francese: una collaborazione UC Franco Antonicelli e Af Torino
Giovedì 21 Aprile 2016 ore 18.00

“Oh, lago, lago, lago! Sciogliermi infine con te…"

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 “… per essere un giorno pescato come un antico luccio”

lago lago

Nel novembre del 1980, usciva “Sentimento di Orta”, un agile silloge poetica di Augusto Mazzetti, poeta ortese da poco scomparso, dove l’autore – profondamente legato al lago d’Orta ed ai suoi “abitanti” , s’immedesimava al punto di scrivere, nella poesia “Per essere”:  “Oh, lago, lago, lago! Sciogliermi infine con te, per essere un giorno pescato come un antico luccio”. L’attività della pesca veniva descritta così: “Vibra il rame della tirlindana fino sul fondo della corona,il polpastrello seconda il moto segreto in un rito d’amore rapace,quasi un respiro”. E l’isola di San Giulio, per Mazzetti, meritava un’ode poiché “rosa d’albe e di stupore sulle acque garrisci ed ammiccando inviti a delicati approdi tra le nuvole e lo scoglio”. Mazzetti, con le sue poesie, narrava le giornate passate in piazza Motta, dove attraccavano i natanti, dove s’incontrava la gente e s’intavolavano lunghe discussioni sul più e sul meno, intrecciando i fatti del piccolo borgo affacciato sul lago con le vicende del mondo. lago fiammelleCosì, in “Scherzo”, Augusto Mazzetti, guardando le abitazioni scriveva “ mostri lacustri, case, mi sembrate d’acqua stillanti e dall’aspetto arcano, dal fondo emersi d’un mondo lontano;ritti sul lago ad asciugare al sole,e le finestre occhiaie immense e gole all’azzurro del cielo spalancate”. Come, a quel punto, non confidare ad un amico, con una punta di malcelata nostalgia “ sui tetti ricordi?Mangiare i limoni,filosofare,l’amore,l’Io, il non Io…Sui tetti guardando il lago:un pesce persico, un cavezzale,muso a muso in passeggiata, solenni e assorti con molto sussiego”. Piero Chiara, il più grande interprete letterario della provincia italiana, uomo di lago ( anche se di un lago diverso, più grande e internazionale come il Verbano), rispondendo alle domande di un giornalista di  “Panorama” che lo intervistava nel 1981, disse: “Lo scrivere, il raccontare, è per me come il lago per il povero Augusto Mazzetti ; vorrei sciogliermi nelle mie pagine, per essere pescato un giorno, come un antico luccio, cioè come uno dei miei personaggi ideali”. Augusto Mazzetti (1901-1978), giornalista, sceneggiatore di cinema, aiuto regista con Alessandro Blasetti, grande amico di Curzio Malaparte, in un piccolo opuscolo del 1934 intitolato “Fiammelle” descriveva così la nostalgia di una notte di quell’anno sulle rive del Cusio. “Siamo dei malati di nostalgia, e vana cosa per noi è cercare l’oblio. E ogni qualvolta ci è concesso rituffare la mente nel passato del nostro borgo (e sono secoli e secoli che si sospingono in una luce di gloria) gli occhi si posano con malcelato scontento sull’ora presente. Ci piace allora salire al monte, cercare l’ombra pietosa degli abeti e sognare. Così nell’ebbrezza della rievocazione è nata l’idea di una serata ortese, una serata tutta nostra, in cui ci fosse possibile dare libero sfogo all’animo. In poche sere, meste di pioggia, un gruppo di giovani hanno preparata la festa. E fu così che il lago, domenica sera, ha veduto scendere da S. Quirico, sotto forma di tremule fiammelle le anime dei morti ortesi, sul suo ceruleo specchio, e lilago orta2 ha risospinti verso l’Isola trapuntata di luci”. La piazza di Orta non ha mai perduto quel fascino intrigante descritto da Mazzetti e le “anime” – in quel racconto – scendono dal camposanto, collocato a mezza costa sul promontorio di Orta, approssimativamente a metà percorso tra il centro storico ed il Sacro Monte. Da lì, oltrepassata la cancellata barocca in ferro battuto dell’ingresso del cimitero, a fianco di una delle più antiche chiese del lago, quella di S. Quirico, s’intravede lo specchio d’acqua che ispirò Mazzetti e tanti altri. E in fondo, l’isola, che Gianni Rodari così descrisse :“L’isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano, come un gioco di costruzioni. Metro per metro, secolo dopo secolo, dandosi il cambio, uomini ed altri uomini le hanno donato forma con il loro lavoro. Se si vede verde, la natura non c’entra: sono i giardini delle ville. Non si vedono rocce, ma pietre, mattoni, vetrate, colonne, tetti. L’insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo. Di sera le differenze di colori scompaiono, i profili si fondono, l’isola sembra un monumento in un sol blocco di pietra nera a guardia dell’acqua cupa. Da qualche finestra invisibile parte un raggio di luce, come un cordone gettato per tenere legata l’isola alla terraferma”. Insomma, uno spettacolo che fa salire un groppo in gola.

 

Marco Travaglini

Handel monografico al teatro Vittoria

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ASTRA ATTRICECon il soprano Julia Wischniewski e l’Astrée Gruppo cameristico dell’Academia Montis Regalis, orchestra italiana tra le più apprezzate nel panorama internazionale della musica antica

Lunedì 18 aprile, alle ore 20 presso il Teatro Vittoria di Torino (per la serie di abbonamento l’altro suono) l’Unione Musicale propone un concerto monografico dedicato alla musica di Händel, con una selezione di arie, cantate e sonate composte in Italia – dove il giovane compositore rifinì il suo apprendistato musicale – e in Gran Bretagna, paese in cui visse per la maggior parte della sua vita. A raccontare lo spirito cosmopolita di Händel, capace di fondere l’arte contrappuntistica tedesca, la vocalità italiana e la scuola inglese e francese in un linguaggio europeo, saranno dei veri specialisti del Barocco:  il soprano Julia Wischniewski e l’Astrée – Gruppo cameristico dell’Academia Montis Regalis, orchestra italiana tra le più apprezzate nel panorama internazionale della musica antica.

La tappa italiana ha avuto un’influenza decisiva nell’evoluzione musicale händeliana: è infatti negli anni trascorsi a Roma che il compositore ebbe la possibilità di frequentare i più grandi interpreti e virtuosi dell’epoca e familiarizzò con il “belcanto” e con le più importanti forme strumentali come la Sonata e il Concerto. Un segno evidente di queste influenze si riscontra sia nei lavori strumentali, che sembrano quasi una derivazione di alcuni analoghi modelli italiani di Corelli e di Vivaldi sia nelle cantate da camera, circa un centinaio, la cui quasi totalità fu scritta proprio nel corso del viaggio in Italia.

Steve McCurry: gli occhi del mondo

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La fotografia assume un’azione salvifica, sottraendo all’oblio individui dimenticati con i loro dolori, le loro gioie, le loro personalissime e uniche esperienze di vita e le emozioni di quel momento nel quale sono stati bloccati dallo scatto

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Occhi di uomini, donne, bambini, vecchi, occhi sbarrati, sgranati, disperati, stanchi, occhi che hanno visto gli orrori delle guerre, della miseria, di un mondo immenso come l’oceano o piccolo come uno spicchio d’ombra al meriggio, occhi del Pakistan, della Russia, del Kashmir, dello Sri Lanka, di Cuba, degli Stati Uniti, dell’Italia: questo è il mondo di Steve McCurrey, uno dei più grandi fotografi contemporanei che, attraverso istantanee di volti, attraverso i suoi ritratti, racconta mille storie diverse, dando voce a chi, spesso, si trova ai margini della società. La fotografia assume un’azione salvifica, sottraendo all’oblio individui dimenticati con i loro dolori, le loro gioie, le loro personalissime e uniche esperienze di vita e le emozioni di quel momento nel quale sono stati bloccati dallo scatto della macchina fotografica, impressi in un’istantanea che ha regalato loro una forma di immortalità, MC CURRYEquella che si raggiunge soltanto attraverso l’arte. Steve McCurrey è soprattutto un fotografo di anime, l’anima del sarto che attraversa un fiume d’acqua in una terra sulla quale si è abbattuta la furia dei monsoni, stringendo fra le mani la sua macchina da cucire Pfaff, il bene più prezioso, la sua unica fonte di sostentamento, l’anima dei bambini soldato cresciuti in fretta, troppo in fretta, che hanno imparato troppo presto a fare la guerra in un’età in cui alla guerra si gioca soltanto, le anime dei viaggiatori di terza classe su un treno indiano, le anime dei pescatori dello Sri Lanka che attendono pazientemente, seduti su pali, le loro prede. Tra le 250 foto esposte nella mostra ospitata alla Citroneria della Reggia di Venaria dal 1 aprile al 25 settembre spicca, però, intenso e sconvolgente, il “Ritratto della ragazza afgana”, diventato ormai un’icona, la foto piùMCCURRIE3 conosciuta dell’artista: lo scatto, realizzato in un campo profughi vicino a Pesshawar, in Pakistan, fu pubblicato, nel 1985, sulla copertina di “National Geographic”, e da allora ha fatto il giro del mondo ed è stata definita la foto del secolo. Soltanto 17 anni più tardi il mondo avrebbe conosciuto il suo nome Sharbat Gula e Steve McCurry sarebbe riuscito ad incontrare e a fotografare di nuovo la ragazza che, a 12 anni, portava negli occhi tutta la malinconia del mondo, quegli incredibili occhi verdi che feriscono le coscienze e che fanno riflettere. Sharbat Gula era diventata una donna segnata dal tempo e dai dolori e rimase indifferente vedendo la foto di tanti anni prima e disse soltanto che quella era stata l’unica volta che era stata fotografata in tutta la sua vita, vita che era proseguita senza che il clamore che il suo ritratto aveva suscitato la potesse raggiungere, toccare, persino rovinare. Sharbat Gula, al di là della sua storia, è destinata a restare per tutti, per sempre, semplicemente la “ragazza afgana”, assurta a simbolo di tutte quelle generazioni di orfani e di profughi che fuggono dai conflitti, dalla fame, dalle carestie, le generazioni di ieri, di oggi e, purtroppo, di domani.

 

Barbara Castellaro

A Torino i capolavori dell'Ermitage

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Da Poussin agli impressionisti: 3 secoli di pittura francese: direttamente da San Pietroburgo arrivano 75 opere 
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Dalla Russia a Torino: direttamente dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo arrivano 75 opere a Palazzo Madama per la mostra “Da Poussin agli impressionisti: 3 secoli di pittura francese dall’Ermitage”, dall’11 marzo al 4 luglio. Terza tappa dell’importante collaborazione tra la Fondazione Torino Musei e quello Statale dell’Ermitage che fa del capoluogo subalpino l’epicentro del panorama culturale italiano. Un allestimento unico e prestigioso, come hanno commentato ieri, nel corso della visita in anteprima, il ministro dei Beni Culturali Franceschini e il direttore dell’Ermitage Mikhail Piotrovsky.

ermitage2E’ un patrimonio inestimabile quello dell’Ermitage, con oltre 2000 dipinti nella collezione di pittura francese (la più vasta al di fuori della Francia). Dal luogo di “svago e delizia” in cui la zarina Caterina II aveva disposto le sue collezioni d’arte, ecco alcuni capolavori della pittura francese, dal 1600 a fine 800, selezionati dai curatori Clelia Arnaldi di Balme, Natalia Demina ed Enrica Pagella.

Il percorso della mostra è articolato in 12 sezioni ed intreccia tutti i grandi temi della pittura moderna: dai soggetti sacri a quelli mitologici, dalla natura morta al ritratto, dal paesaggio alla scena di genere. Soprattutto racconta la storia e l’evoluzione della fortuna dell’arte francese alla corte degli zar, gli acquisti alla moda degli aristocratici russi dell’800, fino alla soglia della riorganizzazione dei musei nel 900, in seguito alla rivoluzione di ottobre.

A San Pietroburgo, la collezione d’arte a carattere universale iniziò con lo zar Pietro I il Grande nel ermitagecorso del suo lungo regno (dal 1682 al 1725). Poi fu la volta della zarina Caterina II che – vista con sospetto dalle corti europee (per la sua ascesa al potere con il colpo di Stato del giugno 1762 e la morte improvvisa dello spodestato Pietro III) – cercò riscatto presentandosi al consesso delle altre nazioni come sovrana   illuminata e protettrice delle arti. Grazie al suo gusto raffinato ed alla notevole abilità, nel 1772 riuscì ad aggiudicarsi la prestigiosa raccolta d’arte del banchiere parigino Pierre Crozat, e divenne a tutti gli effetti una mecenate di altissimo livello.

ermitage1A Palazzo Madama sono esposte le opere di circa 50 artisti, scelte tra le più emblematiche e rappresentative dell’evolversi del gusto artistico in Russia, tra passione per l’arte francese e   testimonianze di amore anche per l’Italia.Si parte dal classicismo del Seicento con opere della caratura di “Madonna con Bambino” di Simon Vouet, che fu 1° pittore di Luigi XIII ed elaborò una personalissima versione del caravaggismo, in cui a dominare le tele erano luce ed armonia cromatica. Poi, Philippe de Champaigne, al servizio di Maria de Medici che gli affidò la decorazione del palazzo del Lussemburgo, ma fu apprezzato anche dal cardinale de Richelieu per le sue composizioni sacre.

Due grandi maestri del genere del paesaggio ideale, entrambi influenzati dal mito di Roma: Nicolas Poussin, di nascita francese, ma vissuto a lungo tra Venezia e Roma, si mosse nell’ambito della tradizione classicheggiante, tra paesaggi storici e mitologici, aulici e bucolici. E Claude Lorrain, che a Roma giunse giovanissimo e si dedicò alla raffigurazione di paesaggi classici, in cui la natura sovrana è dominata da effetti di luce intensa, arricchiti da elementi architettonici e piccole figure mitologiche o bibliche.

In mostra anche significative opere del Settecento e artisti come Antoine Watteau, grande madama poussinesponente francese della pittura rococò con le sue scene galanti. François Boucher che – con Lemoyne, André Van Loo e Natoire- fu protégé   di madame de Pompadour e 1° pittore del re: grazie al suo modo di rappresentare la società parigina che ruotava intorno a Luigi XV, con spunti mitologici, rappresentazioni pastorali ed echi religiosi. Jean-Honoré Fragonard, uno dei maggiori artisti francesi   del XVIII secolo, morto povero e dimenticato dopo essere stato pittore attentissimo ai giochi di luce che impreziosivano le sue tele, raffiguranti scene di vita ambientate tra giardini, templi, statue e fontane.

Il viaggio tra le perle dell’Ermitage prosegue con i capolavori di Jean Baptiste Greuze, autore di ritratti ed amante di temi allegorici, mitologici e religiosi; Claude Joseph Vernet pittore ed incisore che ritrasse porti, coste, temporali e bonacce, visse per 20 anni a Roma, molto apprezzato dagli aristocratici inglesi impegnati nel Grand Tour; Hubert Robert che, oltre a disegnare giardini, ritrasse rovine e paesaggi in cui spunti archeologi si amalgamano ad elementi fantastici.

E si giunge così al neoclassicismo (che guarda ai modelli dell’antica Grecia e dell’Impero Romano) di Ingres, famoso ritrattista dell’alta borghesia (dipinse anche un ritratto di Napoleone Bonaparte) ed Elisabeth Vigée Le Brun autrice del “Ritratto della granduchessa Elizaveta Alekseevna” (moglie del Granduca   Alessandro Romanov), scelto come immagine guida della mostra.

ermitage4La sezione dedicata all’Ottocento testimonia il trionfo del sentimento romantico, una nuova attenzione al valore dell’anima ed alla forza creatrice della natura, con contenuti morali, orientalisti e realisti. Tra le opere esposte, il magnifico “Arabo che sella il suo cavallo” dipinto da Eugene Delacroix nel 1855, mentre era in missione diplomatica presso il sultano.

Il tema del paesaggio viene poi sviluppato da Jean Baptiste-Camille Corot; mentre nella foresta di Fontainbleau, a Barbizon, un gruppo di artisti esprime l’umano smarrimento di fronte alla natura, con vedute che si rifanno alla tradizione paesaggistica olandese. E’ la pittura en plein air e l’anticamera dell’impressionismo. Il percorso della mostra si avvia verso la fine proprio con le tele di Renoir, Sisley, Monet e Pisarro e chiude con alcuni capolavori di Cézanne, Gauguin e Matisse, che segnano l’inizio dell’arte moderna e gettano le basi per le avanguardie che seguiranno.

Laura Goria

How to: Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica. Sala del Senato.

11 marzo – 4 luglio 2016

Per informazioni: tel. 011 4433501 – sito www.palazzomadamatorino.it

 

SMARTRAMS riparte e torna sulla linea 13

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Nel tratto tra Piazza Statuto e Piazza Campanella con a bordo performance musicali e interventi artistici

SMARTRAMS riparte e torna a Torino musica90(STS3_campidoglio) sulla linea del 13 nel tratto tra Piazza Statuto e Piazza Campanella con a bordo performance musicali e interventi artistici. Sabato pomeriggio si parte alle 17 da Piazza Statuto con le chitarre manouche del duo Musettes e i ritmi worldbeat di Dj Grissino, mentre domenica sul tram ci saranno le istrioniche selezioni del duo al femminile Ladies Collage aka Donna Camillo e Coqo Djette, per concludere domenica sera con l’Afterparty Mastroianni. E ancora, ConiglioViola compie 16 anni e li festeggia su STS3 con il lancio in anteprima di un nuovo remix e video di Ci sarà estratto dall’EP “Nostalgia Coniglia”. A bordo si potrà prendere parte ai progetti di produzione artistica di comunità legati dal fil rouge del “Lasciare traccia”,  che narrano un quartiere che si incontra e lascia un segno nel territorio che abita a cura di de:forma + CO.H, Simona Ambrosini e del collettivo artistico deviAzioni. Tanti gli appuntamenti anche in piazza Risorgimento in collaborazione con Torino Living Lab, Ecocamp, FirstLife, l’Alveare che dice si, il Museo diffuso della Resistenza e il MAU Museo d’Arte Urbana.  SMARTRAMS – Street Moving Art Round Turin – è un contenitore non convenzionale di arte e musica che percorre le arterie vitali della viabilità cittadina, riscoprendo i quartieri e seguendo le trasformazioni della città. Per questi motivi SMARTRAMS è un progetto che intreccia innovazione culturale, riqualificazione urbana e integrazione sociale. Attraverso un tram allestito per l’occasione, è possibile far conoscere e diffondere esperienze d’innovazione artistica e musicale fuori dai luoghi tradizionali di produzione e fruizione, per raggiungere un pubblico in gran parte escluso dai consumi culturali. Il terzo Smartrams, realizzato contributo della Fondazione Torino Smart City e di GTT- Gruppo Trasporti Torinese continua così il suo percorso di riscoperta della città, delle sue esperienze artistiche attraversando i quartieri di Torino lungo le sue arterie vitali.

Progetto a cura di Daniela Petrone e Dario Consoli – Associazione Klug

Musica e non solo con Torino Jazz Festival

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torino jazz crpIl centro della rassegna, palcoscenico dove si esibiranno sia i grandi nomi internazionali sia i giovani talenti, sarà piazza Castello. Gli altri concerti delmain si terranno al CAP 10100, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, al Teatro Vittoria, al Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini, al Teatro Gobetti, al Cinema Massimo e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

La quinta edizione del Torino Jazz Festival durerà dieci giorni e si svolgerà dal 22 aprile al 1° maggio 2016. Realizzato con i main partner Intesa Sanpaolo Irengli sponsor Poste Italiane, Toyota Lexus Seat Pagine Gialle, il sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte, i media partner Rai Radio 2 e Rai Radio 3, il TJF 2016 ha come filo conduttore il jazz e le altre arti: teatro, danza, arti visive, cinema, fotografia e letteratura. Il jazz è stato la più grande novità musicale del Novecento: ha sollecitato artisti e intellettuali a ripensare alcune categorie estetiche occidentali (e non solo). Il centro della rassegna, palcoscenico dove si esibiranno sia i grandi nomi internazionali sia i giovani talenti, sarà piazza Castello. Gli altri concerti delmain si terranno al CAP 10100, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, al Teatro Vittoria, al Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini, al Teatro Gobetti, al Cinema Massimo e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Un ‘assaggio’ delle esibizioni jazz si avrà già durante l’Anteprima: l’8 aprile, con l’esibizione del Antonello Salis – Baba Sissoko Duo all’Auditorium grattacielo Intesa Sanpaolo, il 19 aprile con i Duets al Teatro Superga di Nichelino e il 21 aprile con i concerti di Alberto Varaldo al Blah Blah, Fabio Giachino alFolkclub e i Materia Nera al The Beach.

L’inaugurazione del Torino Jazz Festival 2016 sarà venerdì 22 aprile con una giornata ‘a tutto Fringe’ che aprirà l’intera manifestazione musicale. Tra gli appuntamenti del TJF Fringe in programma nella giornata: l’importante gemellaggio con il Festival Jazz di Edimburgo che porta a Torino il batterista inglese TomBancroft e il suo progetto originale Edinburgh Project; la partnership con il Jazz:Re:Found che propone l’esibizione di uno dei più acclamati musicisti degli ultimi anni Robert Glasper, vincitore di due Grammy Awards ed l’eclettico pianista statunitense; la performance della tap dancer olandese Marije Nie che dalla zattera in mezzo al Po si esibirà in un assolo eccezionale utilizzando i suoi piedi come strumento musicale, durante l’immancabileMusic on the River, davanti al Circolo Canottieri Esperia.

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Il TJF 2016 indagherà sulla mescolanza di linguaggi con nuove produzioni ed esclusive:  il teatro-jazz del “Persecutore”, dal famoso racconto di Julio Cortázar con Vinicio Marchioni e il quartetto di Francesco Cafiso(sabato 23 aprile, ore 18, Auditorium Rai), il racconto teatrale-musicale di Monica Demuru (mercoledì 27 aprile, ore 21.00, Teatro Gobetti); la musica immersa nell’arte di “Ultimo Cielo” con Battista Lena, una banda di ragazzi e le proiezioni delle pitture industriali di Pinot Gallizio (domenica 24 aprile, ore 18, Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini); Antonio Sanchez che suona dal vivo durante la proiezione del film Birdman (30 aprile ore 18.00, Cinema Massimo, Sala 1); gli spettacoli alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; la fusione di linguaggi di Pulse! (Jazz and the City), la più ambiziosa delle produzioni di questa edizione, un viaggio nei suoni della città immaginato daMax Casacci, Daniele Mana ed Emanuele Cisi con una serie di grandi ospiti, dai Musica Nuda a Enrico Rava (25 aprile, ore 21.30, piazza Castello).

Naturalmente il TJF 2016 è anche molto altro: l’hard bop internazionale del Jazz Club Torino; la rassegna sulle più sorprendenti proposte italiane, che culmina nell’eccezionale Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti(ospite Rosario Giuliani); le due grandi orchestre di Roy Paci (sabato 23 aprile, ore 21, piazza Castello) eMinafric (lunedì 25 aprile, ore 18, piazza Castello) accompagnate dalle grandi voci rispettivamente di Hindi Zahra e delle Faraulla; il nuovo spazio spirituale alla Gran Madre; il meglio del jazz contemporaneo con Tim Berne(giovedì 28 aprile, ore 21.00, Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini); l’omaggio di Fabrizio Bosso a Duke Ellington (venerdì 29 aprile, ore 21, piazza Castello); il jazz manouche e la festa dell’1 maggio (dalle 17.00 in piazza Castello) dove esplodono le mescolanza con il rock progressive (Ferdinando Faraò & ArtchipelOrchestra), il rock duro (Giovanni Falzone sui Led Zeppelinper culminare nel travolgente soul degliIncognito.torino jazz 2016

Sul palco di piazza Castello si terranno i concerti gratuiti del main festival delle ore 21: sabato 23 aprile la RoyPaci  Orchestra del Fuoco Feat. Hindi Zahra, domenica 24 aprile Volcan Trio Feat. Gonzalo Rubalcaba, Horacio “El Negro” Hernandez & Armando Gola, lunedì 25 aprile Pulse! (Jazz And The City) Un progetto di Max Casacci, Daniele Mana (Vaghe Stelle), Emanuele Cisi con Flavio Boltro, Gianluca Petrella, Furio Di Castri, Enzo Zirilli e la partecipazione di Musica Nuda, Ensi e Enrico Rava Prima assoluta / Produzione originale Torino Jazz Festival. Venerdì 29 aprile Fabrizio Bosso Quartet e Paolo Silvestri Ensemble – “Duke”,sabato 30 aprile per la Giornata Internazionale Unesco del Jazz l’Orchestra Nazionale Jazz – Giovani Talenti Diretta da Paolo Damiani, ospite Rosario Giuliani e infine il 1° maggio la ‘Grande Festa Jazz’, a partire dalle ore 17.00, con Gonzalo Bergara Quartet, per continuare con la Juilliard Jazz School a Torino, FerdinandoFaraò & Artchipel Orchestra “Play Soft Machine”, Giovanni Falzone Contemporary Orchestra “Led Zeppelin Suite” e per finire con gli Incognito “Amplified Soul Tour”.

jazz musica

In questa quinta edizione, l’anima sperimentale del TJF Fringe risuonerà ogni giorno dal 22 al 25 aprile in piazza Vittorio Veneto e dintorni e, novità di quest’anno, inonderà di suoni anche il Quadrilatero Romano nella Giornata Internazionale Unesco del Jazz di sabato 30 aprile. Forte sarà la presenza dell’universo artistico femminile che si raccoglie simbolicamente intorno alle figure di Rita Marcotulli, Maria Pia De Vito, Marije Nie,Nuria Sala Grau e di tantissime altre giovani artiste; l’arte e la vitalità del jazz sarà testimoniata dalle alchimie del trio Food di Thomas Strønen e Iain Ballamy con Gianluca Petrella, dalle radici gnawa della musica di Karim Ziad inIfrikiya, dalla maestria di tre mostri sacri del jazz nostrano Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi e Alfredo Golino, uniti nel progetto Tri(o)kàla, dal quintetto Lingomania di Maurizio Giammarco e Roberto Gatto, ricostituitosi a trent’anni dal debutto discografico. Il TJF Fringe accoglie in programma musicisti da tutto il mondo: italiani, francesi, inglesi, scozzesi, irlandesi, norvegesi, olandesi, nordafricani e brasiliani tra i quali Luciano Biondini, Karim Ziad, Gabriele Mirabassi, Rosario Bonaccorso, Wallis Bird, Michele Rabbia, Iain Ballamy, Robert Glasper, Remi Crambes eRaphaël Imbert. Tante le produzioni originali TJF Fringe: dagli omaggi dedicati a Joni Mitchell, Jean-Luc Ponty e ad AlbertAyler, agli spettacoli di danza contemporanea ed etnica al MAO Museo d’Arte Orientale, alla collaborazione con l’etichetta pugliese Auand Records che presenterà i quattro gruppi di punta della sua produzione discografica sulPalco Fringe di piazza Vittorio Veneto, alle proiezioni di film documentari in tema jazz fino al gemellaggio con il Festival Jazz di Edimburgo.

Sempre presenti e attesi dal pubblico, le suggestive performance al Music on the River, l’assolo sul fiume Po, e i concerti dall’alto delle Night Towers che caratterizzano, come da tradizione, il lato spettacolare del TJF Fringe e la sua volontà di trasformare alcuni luoghi simbolo della città in veri e propri palcoscenici per esibizioni uniche e scenografiche. E non poteva mancare anche quest’anno l’Area Dance che offrirà Jazz Fusion, Funky, Charleston,Housedance e Swing, coinvolgendo ballerini e appassionati in performanceworkshop e contest. Ma il TJF Fringe è anche momenti di degustazione e divulgazione enogastronomica con i Jazz Talk di Mauro “MAO”Gurlino così come occasione per gustare i sapori e le tradizioni dei migliori Street Fooders italiani all’area Cooking & Talking. Tutte le arti coinvolte, tutti i generi coinvolti, tutta la città coinvolta! Sono in calendario in altri spazi del centro incontri letterari, rassegne cinematografiche, lezioni, mostre, sfilate, workshop ed eventi a tema in un programma eterogeneo che trascinerà il pubblico in un viaggio musicale unico e imperdibile da piazza Castello, piazza Vittorio Veneto e i suoi locali, il fiume Po, le piazze e le vie della città e il Quadrilatero Romano.

 
SITO DEL FESTIVAL: www.torinojazzfestival.it
ACQUISTO BIGLIETTI  
Internet: (dalle ore 10 di sabato 26 marzo) www.torinojazzfestival.it  – www.vivaticket.it
Il costo del servizio di acquisto è pari al 12% del prezzo del biglietto con un minimo di 1€

Biglietteria: Via San Francesco Da Paola, 6 – Tel +39.011.011.24777 – tjftickets@comune.torino.it

Giorni e orari di apertura: da sabato 9 a sabato 30 aprile ore 10.30/18.30 chiuso domenica 10 e 17 aprile -I biglietti ancora disponibili saranno posti in vendita 45 minuti prima dell’inizio dei concerti presso la biglietteria della relativa sede.
 
Per i nati a partire dall’anno 2002 biglietti per tutti i concerti a 5 euro.
 
LOCATION TJF MAINIn questa edizione gli appuntamenti principali del main festival si svolgeranno inpiazza Castello. concerti a pagamento si terranno invece al CAP 10100, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, al Teatro Vittoria, al Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini, al Teatro Gobetti, al Cinema Massimo, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
LOCATION TJF FRINGE: AREA DANCE  Piazza Vittorio Veneto, BARATTI & MILANO – Piazza Castello 29, Galleria Subalpina,BLAH BLAH  Via Po 21, CAFÈ DES ARTS  Via Principe Amedeo 33, CAFFÈ ELENA  Piazza Vittorio Veneto 5, CAP 10100 – Corso Moncalieri 18, CIRCOLO CANOTTIERI ESPERIA – Corso Moncalieri 2, COOKING & TALKING  Piazza Vittorio Veneto,FLORA – Piazza Vittorio Veneto 24, LA DROGHERIA  Piazza Vittorio Veneto 18/d, LAB  Piazza Vittorio Veneto 13, MAD DOG TANQUERAY TEN SOCIAL CLUB – Via Maria Vittoria 35a, MAGAZZINO SUL PO – Murazzi del Po 14, MAO Museo d’Arte Orientale – Via San Domenico 11, MUSIC ON THE RIVER  Fiume Po, fronte Circolo Canottieri Esperia, NH COLLECTION TORINO PIAZZA CARLINA – Piazza Carlo Emanuele II 15, NIGHT TOWERS  Piazza Vittorio Veneto, PALCO FRINGE  Piazza Vittorio Veneto, THE BEACH – Via Murazzi del Po 18, QUADRILATERO ROMANO.

Alfredo Casella, festival per un compositore eclettico

in CULTURA E SPETTACOLI

casella alfredoUna rassegna di qualità rende omaggio al musicista torinese, con appuntamenti al Teatro Regio , all’ Auditorium Rai, all’Unione Musicale al Teatro Stabile di Torino. Casella è stato un compositore innovativo del Novecento capace di commistioni con altri linguaggi, quali letteratura e pittura

Il Festival Alfredo Casella, in programma a Torino dall ’11 al 24 aprile, sviluppa l’attenzione intorno a una figura cardine del Novecento musicale italiano, nata proprio a Torino. Alfredo Casella (1883- 1947) è stato compositore, pianista e direttore d’orchestra, oltre che saggista e animatore culturale, testimone e al tempo stesso artefice di un’epoca di grandi cambiamenti, rappresentata dalla nascita del Novecento. In un dialogo incessante con l’elite culturale e musicale del tempo, con Debussy, Stravinskij, Mahler e Schonberg, ha posto le basi per il rinnovamento della musica italiana. Le sue composizioni testimoniano un percorso di affrancamento sia dalla tradizione sia dalle influenze straniere. Grazie alla sua attività di didatta illuminato e di interprete delle nuove musiche, ha influenzato profondamente il periodo a lui successivo, grazie alle sue importanti interazioni nel campo della letteratura e della pittura, di cui fu anche appassionato collezionista.

Al teatro Regio lunedì 11 alle 17 è stata aperta la mostra dal titolo ” Casella intimo”, curata da Simone Solinas, comprendente foto e documenti riguardanti il compositore. Fiamma Nicolodi, in questa occasione, ha tracciato la biografia del compositore. Oltre a essere la più qualificata studiosa di musica novecentesca italiana, è anche nipote di Casella. Martedi 12 aprile il convegno dal titolo ” Il tempo e la musica di Alfredo Casella” ha messo in luce i rapporti del musicista con artisti figurativi quali Gino Severini, Prampolini, Giacomo Balla, i suoi rapporti con il fascismo, che non furono di ottusa sudditanza, tanto che Casella presento’ a Roma, per la prima volta in Italia, a ben 29 anni dall’esordio parigino, il ” Sacre du Printemps” di Stravinskij, inviso al regime.Tra i relatori Giangiorgio Satragni, Nicola Montez, Virgilio Bernardoni, Francesco Fontanelli, Antonio Rostagno, Marco Valori, e Giorgio Pestelli nel ruolo di moderatore.

Due le opere teatrali di Alfredo Casella messe in scena durante il Festival. La prima è l’opera- fiaba “La donna serpente”, in scena al Regio di Torino con 5 rappresentazioni dal 14 al 24 aprile, per la direzione di Gianadrea Noseda. L’11 aprile è stata rappresentata al Piccolo Regio l’opera da camera ” La favola di Orfeo”, frutto della sinergia tra l’Orchestra Filarmonica del Regio e l’ Accademia Stefano Tempia. A chiusura del festival verrà offerto dall’Orchestra del Regio, sotto la direzione di Fabio Luisi, un interessante accostamento tra Alfredo Casella, Luca Lombardi e la Settima Sinfonia di Bruckner. Un altro interessante appuntamento sarà “Pirandello Suite”, un balletto appositamente commissionato al coreografo Massimiliano Volpini, in scena in prima assoluta per il Festival nei giorni 20- 22 aprile. L’Unione Musicale propone il 12 aprile il concerto spettacolo Chez Misia Sert, che ripercorre la vita musicale parigina tra Otto e Novecento, con il Trio Debussy e l’attrice Olivia Manescalchi come interpreti. L’Associazione musicale De Sono organizza il 13 aprile un concerto in omaggio a Casella, interpretato dal Quartetto Maurice e dal Trio Casella. Il Casella sinfonico trionferà nell’esecuzione da parte dell’ Orchestra Sinfonica della Rai, diretta da Francesco Angelico, della Sinfonia n. 1 e del Concerto per violino e orchestra, in programma il 15 aprile prossimo.

La fiaba tragicomica ” La donna serpente”, musicata da Casella, andrà in scena anche sotto forma teatrale dal 19 al 21 aprile prossimi, in uno spettacolo promosso dal Teatro Stabile di Torino, per la regia di Valter Malosti e gli allievi della Scuola del stesso Teatro Stabile. “Pagine di guerra- documentari della prima guerra mondiale su musiche di Casella” verranno proiettate dal Museo Nazionale del Cinema insieme a estratti tratti dal film “La giara”, da Pirandello (22 aprile).

Mara Martellotta

 
 

“Kobane Calling”, la resistenza curda contro l’Isis nei disegni di Zerocalcare

in CULTURA E SPETTACOLI

Un felice esperimento di graphic journalism alla maniera del fumettista romano, in cui il dramma della guerra si mischia ai tic e ai dettagli tipici del suo narrare

kobane zerocalcare

Tre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, per documentare la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media. Un reportage in forma grafica del viaggio che ha portato Zerocalcare ( pseudonimo di  Michele Rech , uno dei più autori di fumetto italiani ) a pochi chilometri dalla città assediata di kobane2Kobane, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico. Le storie , pubblicate in un primo tempo su Internazionale  sotto il titolo “Con il cuore a Kobane “ vengono raccolte ora nel volume “Kobane Calling” ( 240 pagine, Bao Publishing, 20 euro)  in cui sono presenti i racconti inediti dei viaggi tra Turchia, Iraq e Siria compiuti dall’autore. Un felice esperimento di graphic journalism alla maniera del fumettista romano, in cui il dramma della guerra si mischia ai tic e ai dettagli tipici del suo narrare.kobane1 Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l’esistenza degli abitanti del Rojava (una regione nota anche come Kurdistan siriano o Kurdistan Occidentale , il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l’umanità. Un libro per immagini, che offre un fortissimo coinvolgimento emotivo verso le persone e i volontari conosciuti da Zerocalcare. Un racconto che porta il lettore  a conoscere i punti di vista di alcuni autentici testimoni di questa insensata fase storica, che oggi sentiamo più vicina e presente per gli attentati terroristici che sono ormai entrati a fare parte delle nostre vite, e per il problema dei profughi alle frontiere europee, ma che per anni è stata ai margini, avvolta in una nuvola di indifferenza, quasi fossimo di fronte ad una fiction televisiva e non ad una cruda e drammatica realtà.  Quelli raccontati da Zerocalcare sono degli esseri umani, rappresentati in bianco e nero, impegnati a difendere la loro umanità, e in prospettiva anche la nostra, contro la più aberrante forma di estremismo dai tempi del nazismo.

Marco Travaglini

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