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CULTURA E SPETTACOLI - page 309

SMARTRAMS riparte e torna sulla linea 13

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Nel tratto tra Piazza Statuto e Piazza Campanella con a bordo performance musicali e interventi artistici

SMARTRAMS riparte e torna a Torino musica90(STS3_campidoglio) sulla linea del 13 nel tratto tra Piazza Statuto e Piazza Campanella con a bordo performance musicali e interventi artistici. Sabato pomeriggio si parte alle 17 da Piazza Statuto con le chitarre manouche del duo Musettes e i ritmi worldbeat di Dj Grissino, mentre domenica sul tram ci saranno le istrioniche selezioni del duo al femminile Ladies Collage aka Donna Camillo e Coqo Djette, per concludere domenica sera con l’Afterparty Mastroianni. E ancora, ConiglioViola compie 16 anni e li festeggia su STS3 con il lancio in anteprima di un nuovo remix e video di Ci sarà estratto dall’EP “Nostalgia Coniglia”. A bordo si potrà prendere parte ai progetti di produzione artistica di comunità legati dal fil rouge del “Lasciare traccia”,  che narrano un quartiere che si incontra e lascia un segno nel territorio che abita a cura di de:forma + CO.H, Simona Ambrosini e del collettivo artistico deviAzioni. Tanti gli appuntamenti anche in piazza Risorgimento in collaborazione con Torino Living Lab, Ecocamp, FirstLife, l’Alveare che dice si, il Museo diffuso della Resistenza e il MAU Museo d’Arte Urbana.  SMARTRAMS – Street Moving Art Round Turin – è un contenitore non convenzionale di arte e musica che percorre le arterie vitali della viabilità cittadina, riscoprendo i quartieri e seguendo le trasformazioni della città. Per questi motivi SMARTRAMS è un progetto che intreccia innovazione culturale, riqualificazione urbana e integrazione sociale. Attraverso un tram allestito per l’occasione, è possibile far conoscere e diffondere esperienze d’innovazione artistica e musicale fuori dai luoghi tradizionali di produzione e fruizione, per raggiungere un pubblico in gran parte escluso dai consumi culturali. Il terzo Smartrams, realizzato contributo della Fondazione Torino Smart City e di GTT- Gruppo Trasporti Torinese continua così il suo percorso di riscoperta della città, delle sue esperienze artistiche attraversando i quartieri di Torino lungo le sue arterie vitali.

Progetto a cura di Daniela Petrone e Dario Consoli – Associazione Klug

Musica e non solo con Torino Jazz Festival

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torino jazz crpIl centro della rassegna, palcoscenico dove si esibiranno sia i grandi nomi internazionali sia i giovani talenti, sarà piazza Castello. Gli altri concerti delmain si terranno al CAP 10100, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, al Teatro Vittoria, al Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini, al Teatro Gobetti, al Cinema Massimo e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

La quinta edizione del Torino Jazz Festival durerà dieci giorni e si svolgerà dal 22 aprile al 1° maggio 2016. Realizzato con i main partner Intesa Sanpaolo Irengli sponsor Poste Italiane, Toyota Lexus Seat Pagine Gialle, il sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte, i media partner Rai Radio 2 e Rai Radio 3, il TJF 2016 ha come filo conduttore il jazz e le altre arti: teatro, danza, arti visive, cinema, fotografia e letteratura. Il jazz è stato la più grande novità musicale del Novecento: ha sollecitato artisti e intellettuali a ripensare alcune categorie estetiche occidentali (e non solo). Il centro della rassegna, palcoscenico dove si esibiranno sia i grandi nomi internazionali sia i giovani talenti, sarà piazza Castello. Gli altri concerti delmain si terranno al CAP 10100, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, al Teatro Vittoria, al Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini, al Teatro Gobetti, al Cinema Massimo e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Un ‘assaggio’ delle esibizioni jazz si avrà già durante l’Anteprima: l’8 aprile, con l’esibizione del Antonello Salis – Baba Sissoko Duo all’Auditorium grattacielo Intesa Sanpaolo, il 19 aprile con i Duets al Teatro Superga di Nichelino e il 21 aprile con i concerti di Alberto Varaldo al Blah Blah, Fabio Giachino alFolkclub e i Materia Nera al The Beach.

L’inaugurazione del Torino Jazz Festival 2016 sarà venerdì 22 aprile con una giornata ‘a tutto Fringe’ che aprirà l’intera manifestazione musicale. Tra gli appuntamenti del TJF Fringe in programma nella giornata: l’importante gemellaggio con il Festival Jazz di Edimburgo che porta a Torino il batterista inglese TomBancroft e il suo progetto originale Edinburgh Project; la partnership con il Jazz:Re:Found che propone l’esibizione di uno dei più acclamati musicisti degli ultimi anni Robert Glasper, vincitore di due Grammy Awards ed l’eclettico pianista statunitense; la performance della tap dancer olandese Marije Nie che dalla zattera in mezzo al Po si esibirà in un assolo eccezionale utilizzando i suoi piedi come strumento musicale, durante l’immancabileMusic on the River, davanti al Circolo Canottieri Esperia.

torino jazz 22

Il TJF 2016 indagherà sulla mescolanza di linguaggi con nuove produzioni ed esclusive:  il teatro-jazz del “Persecutore”, dal famoso racconto di Julio Cortázar con Vinicio Marchioni e il quartetto di Francesco Cafiso(sabato 23 aprile, ore 18, Auditorium Rai), il racconto teatrale-musicale di Monica Demuru (mercoledì 27 aprile, ore 21.00, Teatro Gobetti); la musica immersa nell’arte di “Ultimo Cielo” con Battista Lena, una banda di ragazzi e le proiezioni delle pitture industriali di Pinot Gallizio (domenica 24 aprile, ore 18, Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini); Antonio Sanchez che suona dal vivo durante la proiezione del film Birdman (30 aprile ore 18.00, Cinema Massimo, Sala 1); gli spettacoli alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; la fusione di linguaggi di Pulse! (Jazz and the City), la più ambiziosa delle produzioni di questa edizione, un viaggio nei suoni della città immaginato daMax Casacci, Daniele Mana ed Emanuele Cisi con una serie di grandi ospiti, dai Musica Nuda a Enrico Rava (25 aprile, ore 21.30, piazza Castello).

Naturalmente il TJF 2016 è anche molto altro: l’hard bop internazionale del Jazz Club Torino; la rassegna sulle più sorprendenti proposte italiane, che culmina nell’eccezionale Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti(ospite Rosario Giuliani); le due grandi orchestre di Roy Paci (sabato 23 aprile, ore 21, piazza Castello) eMinafric (lunedì 25 aprile, ore 18, piazza Castello) accompagnate dalle grandi voci rispettivamente di Hindi Zahra e delle Faraulla; il nuovo spazio spirituale alla Gran Madre; il meglio del jazz contemporaneo con Tim Berne(giovedì 28 aprile, ore 21.00, Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini); l’omaggio di Fabrizio Bosso a Duke Ellington (venerdì 29 aprile, ore 21, piazza Castello); il jazz manouche e la festa dell’1 maggio (dalle 17.00 in piazza Castello) dove esplodono le mescolanza con il rock progressive (Ferdinando Faraò & ArtchipelOrchestra), il rock duro (Giovanni Falzone sui Led Zeppelinper culminare nel travolgente soul degliIncognito.torino jazz 2016

Sul palco di piazza Castello si terranno i concerti gratuiti del main festival delle ore 21: sabato 23 aprile la RoyPaci  Orchestra del Fuoco Feat. Hindi Zahra, domenica 24 aprile Volcan Trio Feat. Gonzalo Rubalcaba, Horacio “El Negro” Hernandez & Armando Gola, lunedì 25 aprile Pulse! (Jazz And The City) Un progetto di Max Casacci, Daniele Mana (Vaghe Stelle), Emanuele Cisi con Flavio Boltro, Gianluca Petrella, Furio Di Castri, Enzo Zirilli e la partecipazione di Musica Nuda, Ensi e Enrico Rava Prima assoluta / Produzione originale Torino Jazz Festival. Venerdì 29 aprile Fabrizio Bosso Quartet e Paolo Silvestri Ensemble – “Duke”,sabato 30 aprile per la Giornata Internazionale Unesco del Jazz l’Orchestra Nazionale Jazz – Giovani Talenti Diretta da Paolo Damiani, ospite Rosario Giuliani e infine il 1° maggio la ‘Grande Festa Jazz’, a partire dalle ore 17.00, con Gonzalo Bergara Quartet, per continuare con la Juilliard Jazz School a Torino, FerdinandoFaraò & Artchipel Orchestra “Play Soft Machine”, Giovanni Falzone Contemporary Orchestra “Led Zeppelin Suite” e per finire con gli Incognito “Amplified Soul Tour”.

jazz musica

In questa quinta edizione, l’anima sperimentale del TJF Fringe risuonerà ogni giorno dal 22 al 25 aprile in piazza Vittorio Veneto e dintorni e, novità di quest’anno, inonderà di suoni anche il Quadrilatero Romano nella Giornata Internazionale Unesco del Jazz di sabato 30 aprile. Forte sarà la presenza dell’universo artistico femminile che si raccoglie simbolicamente intorno alle figure di Rita Marcotulli, Maria Pia De Vito, Marije Nie,Nuria Sala Grau e di tantissime altre giovani artiste; l’arte e la vitalità del jazz sarà testimoniata dalle alchimie del trio Food di Thomas Strønen e Iain Ballamy con Gianluca Petrella, dalle radici gnawa della musica di Karim Ziad inIfrikiya, dalla maestria di tre mostri sacri del jazz nostrano Rita Marcotulli, Ares Tavolazzi e Alfredo Golino, uniti nel progetto Tri(o)kàla, dal quintetto Lingomania di Maurizio Giammarco e Roberto Gatto, ricostituitosi a trent’anni dal debutto discografico. Il TJF Fringe accoglie in programma musicisti da tutto il mondo: italiani, francesi, inglesi, scozzesi, irlandesi, norvegesi, olandesi, nordafricani e brasiliani tra i quali Luciano Biondini, Karim Ziad, Gabriele Mirabassi, Rosario Bonaccorso, Wallis Bird, Michele Rabbia, Iain Ballamy, Robert Glasper, Remi Crambes eRaphaël Imbert. Tante le produzioni originali TJF Fringe: dagli omaggi dedicati a Joni Mitchell, Jean-Luc Ponty e ad AlbertAyler, agli spettacoli di danza contemporanea ed etnica al MAO Museo d’Arte Orientale, alla collaborazione con l’etichetta pugliese Auand Records che presenterà i quattro gruppi di punta della sua produzione discografica sulPalco Fringe di piazza Vittorio Veneto, alle proiezioni di film documentari in tema jazz fino al gemellaggio con il Festival Jazz di Edimburgo.

Sempre presenti e attesi dal pubblico, le suggestive performance al Music on the River, l’assolo sul fiume Po, e i concerti dall’alto delle Night Towers che caratterizzano, come da tradizione, il lato spettacolare del TJF Fringe e la sua volontà di trasformare alcuni luoghi simbolo della città in veri e propri palcoscenici per esibizioni uniche e scenografiche. E non poteva mancare anche quest’anno l’Area Dance che offrirà Jazz Fusion, Funky, Charleston,Housedance e Swing, coinvolgendo ballerini e appassionati in performanceworkshop e contest. Ma il TJF Fringe è anche momenti di degustazione e divulgazione enogastronomica con i Jazz Talk di Mauro “MAO”Gurlino così come occasione per gustare i sapori e le tradizioni dei migliori Street Fooders italiani all’area Cooking & Talking. Tutte le arti coinvolte, tutti i generi coinvolti, tutta la città coinvolta! Sono in calendario in altri spazi del centro incontri letterari, rassegne cinematografiche, lezioni, mostre, sfilate, workshop ed eventi a tema in un programma eterogeneo che trascinerà il pubblico in un viaggio musicale unico e imperdibile da piazza Castello, piazza Vittorio Veneto e i suoi locali, il fiume Po, le piazze e le vie della città e il Quadrilatero Romano.

 
SITO DEL FESTIVAL: www.torinojazzfestival.it
ACQUISTO BIGLIETTI  
Internet: (dalle ore 10 di sabato 26 marzo) www.torinojazzfestival.it  – www.vivaticket.it
Il costo del servizio di acquisto è pari al 12% del prezzo del biglietto con un minimo di 1€

Biglietteria: Via San Francesco Da Paola, 6 – Tel +39.011.011.24777 – tjftickets@comune.torino.it

Giorni e orari di apertura: da sabato 9 a sabato 30 aprile ore 10.30/18.30 chiuso domenica 10 e 17 aprile -I biglietti ancora disponibili saranno posti in vendita 45 minuti prima dell’inizio dei concerti presso la biglietteria della relativa sede.
 
Per i nati a partire dall’anno 2002 biglietti per tutti i concerti a 5 euro.
 
LOCATION TJF MAINIn questa edizione gli appuntamenti principali del main festival si svolgeranno inpiazza Castello. concerti a pagamento si terranno invece al CAP 10100, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, al Teatro Vittoria, al Teatro Piccolo Regio Giacomo Puccini, al Teatro Gobetti, al Cinema Massimo, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
LOCATION TJF FRINGE: AREA DANCE  Piazza Vittorio Veneto, BARATTI & MILANO – Piazza Castello 29, Galleria Subalpina,BLAH BLAH  Via Po 21, CAFÈ DES ARTS  Via Principe Amedeo 33, CAFFÈ ELENA  Piazza Vittorio Veneto 5, CAP 10100 – Corso Moncalieri 18, CIRCOLO CANOTTIERI ESPERIA – Corso Moncalieri 2, COOKING & TALKING  Piazza Vittorio Veneto,FLORA – Piazza Vittorio Veneto 24, LA DROGHERIA  Piazza Vittorio Veneto 18/d, LAB  Piazza Vittorio Veneto 13, MAD DOG TANQUERAY TEN SOCIAL CLUB – Via Maria Vittoria 35a, MAGAZZINO SUL PO – Murazzi del Po 14, MAO Museo d’Arte Orientale – Via San Domenico 11, MUSIC ON THE RIVER  Fiume Po, fronte Circolo Canottieri Esperia, NH COLLECTION TORINO PIAZZA CARLINA – Piazza Carlo Emanuele II 15, NIGHT TOWERS  Piazza Vittorio Veneto, PALCO FRINGE  Piazza Vittorio Veneto, THE BEACH – Via Murazzi del Po 18, QUADRILATERO ROMANO.

Alfredo Casella, festival per un compositore eclettico

in CULTURA E SPETTACOLI

casella alfredoUna rassegna di qualità rende omaggio al musicista torinese, con appuntamenti al Teatro Regio , all’ Auditorium Rai, all’Unione Musicale al Teatro Stabile di Torino. Casella è stato un compositore innovativo del Novecento capace di commistioni con altri linguaggi, quali letteratura e pittura

Il Festival Alfredo Casella, in programma a Torino dall ’11 al 24 aprile, sviluppa l’attenzione intorno a una figura cardine del Novecento musicale italiano, nata proprio a Torino. Alfredo Casella (1883- 1947) è stato compositore, pianista e direttore d’orchestra, oltre che saggista e animatore culturale, testimone e al tempo stesso artefice di un’epoca di grandi cambiamenti, rappresentata dalla nascita del Novecento. In un dialogo incessante con l’elite culturale e musicale del tempo, con Debussy, Stravinskij, Mahler e Schonberg, ha posto le basi per il rinnovamento della musica italiana. Le sue composizioni testimoniano un percorso di affrancamento sia dalla tradizione sia dalle influenze straniere. Grazie alla sua attività di didatta illuminato e di interprete delle nuove musiche, ha influenzato profondamente il periodo a lui successivo, grazie alle sue importanti interazioni nel campo della letteratura e della pittura, di cui fu anche appassionato collezionista.

Al teatro Regio lunedì 11 alle 17 è stata aperta la mostra dal titolo ” Casella intimo”, curata da Simone Solinas, comprendente foto e documenti riguardanti il compositore. Fiamma Nicolodi, in questa occasione, ha tracciato la biografia del compositore. Oltre a essere la più qualificata studiosa di musica novecentesca italiana, è anche nipote di Casella. Martedi 12 aprile il convegno dal titolo ” Il tempo e la musica di Alfredo Casella” ha messo in luce i rapporti del musicista con artisti figurativi quali Gino Severini, Prampolini, Giacomo Balla, i suoi rapporti con il fascismo, che non furono di ottusa sudditanza, tanto che Casella presento’ a Roma, per la prima volta in Italia, a ben 29 anni dall’esordio parigino, il ” Sacre du Printemps” di Stravinskij, inviso al regime.Tra i relatori Giangiorgio Satragni, Nicola Montez, Virgilio Bernardoni, Francesco Fontanelli, Antonio Rostagno, Marco Valori, e Giorgio Pestelli nel ruolo di moderatore.

Due le opere teatrali di Alfredo Casella messe in scena durante il Festival. La prima è l’opera- fiaba “La donna serpente”, in scena al Regio di Torino con 5 rappresentazioni dal 14 al 24 aprile, per la direzione di Gianadrea Noseda. L’11 aprile è stata rappresentata al Piccolo Regio l’opera da camera ” La favola di Orfeo”, frutto della sinergia tra l’Orchestra Filarmonica del Regio e l’ Accademia Stefano Tempia. A chiusura del festival verrà offerto dall’Orchestra del Regio, sotto la direzione di Fabio Luisi, un interessante accostamento tra Alfredo Casella, Luca Lombardi e la Settima Sinfonia di Bruckner. Un altro interessante appuntamento sarà “Pirandello Suite”, un balletto appositamente commissionato al coreografo Massimiliano Volpini, in scena in prima assoluta per il Festival nei giorni 20- 22 aprile. L’Unione Musicale propone il 12 aprile il concerto spettacolo Chez Misia Sert, che ripercorre la vita musicale parigina tra Otto e Novecento, con il Trio Debussy e l’attrice Olivia Manescalchi come interpreti. L’Associazione musicale De Sono organizza il 13 aprile un concerto in omaggio a Casella, interpretato dal Quartetto Maurice e dal Trio Casella. Il Casella sinfonico trionferà nell’esecuzione da parte dell’ Orchestra Sinfonica della Rai, diretta da Francesco Angelico, della Sinfonia n. 1 e del Concerto per violino e orchestra, in programma il 15 aprile prossimo.

La fiaba tragicomica ” La donna serpente”, musicata da Casella, andrà in scena anche sotto forma teatrale dal 19 al 21 aprile prossimi, in uno spettacolo promosso dal Teatro Stabile di Torino, per la regia di Valter Malosti e gli allievi della Scuola del stesso Teatro Stabile. “Pagine di guerra- documentari della prima guerra mondiale su musiche di Casella” verranno proiettate dal Museo Nazionale del Cinema insieme a estratti tratti dal film “La giara”, da Pirandello (22 aprile).

Mara Martellotta

 
 

“Kobane Calling”, la resistenza curda contro l’Isis nei disegni di Zerocalcare

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Un felice esperimento di graphic journalism alla maniera del fumettista romano, in cui il dramma della guerra si mischia ai tic e ai dettagli tipici del suo narrare

kobane zerocalcare

Tre viaggi nel corso di un anno. Turchia, Iraq, Siria, per documentare la vita della resistenza curda in una delle zone calde meno spiegate dai media. Un reportage in forma grafica del viaggio che ha portato Zerocalcare ( pseudonimo di  Michele Rech , uno dei più autori di fumetto italiani ) a pochi chilometri dalla città assediata di kobane2Kobane, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico. Le storie , pubblicate in un primo tempo su Internazionale  sotto il titolo “Con il cuore a Kobane “ vengono raccolte ora nel volume “Kobane Calling” ( 240 pagine, Bao Publishing, 20 euro)  in cui sono presenti i racconti inediti dei viaggi tra Turchia, Iraq e Siria compiuti dall’autore. Un felice esperimento di graphic journalism alla maniera del fumettista romano, in cui il dramma della guerra si mischia ai tic e ai dettagli tipici del suo narrare.kobane1 Zerocalcare realizza un lungo racconto, a tratti intimo, a tratti corale, nel quale l’esistenza degli abitanti del Rojava (una regione nota anche come Kurdistan siriano o Kurdistan Occidentale , il cui nome non si sente mai ai telegiornali) emerge come un baluardo di estrema speranza per tutta l’umanità. Un libro per immagini, che offre un fortissimo coinvolgimento emotivo verso le persone e i volontari conosciuti da Zerocalcare. Un racconto che porta il lettore  a conoscere i punti di vista di alcuni autentici testimoni di questa insensata fase storica, che oggi sentiamo più vicina e presente per gli attentati terroristici che sono ormai entrati a fare parte delle nostre vite, e per il problema dei profughi alle frontiere europee, ma che per anni è stata ai margini, avvolta in una nuvola di indifferenza, quasi fossimo di fronte ad una fiction televisiva e non ad una cruda e drammatica realtà.  Quelli raccontati da Zerocalcare sono degli esseri umani, rappresentati in bianco e nero, impegnati a difendere la loro umanità, e in prospettiva anche la nostra, contro la più aberrante forma di estremismo dai tempi del nazismo.

Marco Travaglini

Guido De Bonis a Palazzo Lomellini

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Un omaggio al pittore onirico Guido De Bonis con una personale che rimarrà aperta fino al 15 maggio

debonisLa città di Carmagnola dedica un importante tributo al pittore Guido De Bonis con la personale in programma dal 15 aprile al 15 maggio prossimi, ospitata a Palazzo Lomellini, in piazza Sant’ Agostino 17. Questa esposizione dedicata al pittore torinese raccoglie una selezione di opere provenienti dalla collezione privata di Dionisia Goss, compagna e collega del maestro, costituita non solo di opere pittoriche, ma anche di litografie, disegni, piccoli schizzi, tutti testimonianze grafiche di una personalità ancora oggi capace di affascinare e conquistare. De Bonis nacque a de bonis1Torino nel 1931, compì numerosi viaggi in Francia, dove visse per lunghi anni della sua vita, soprattutto verso la fine, dove è mancato nel 2013, quindi viaggi in Germania, in Iraq e India. La sua formazione artistica è avvenuta a Torino presso l’Accademia Albertina di Belle Arti, a fianco di Italo Cremona, in un ambiente permeato di iniziative legate alla nuova arte internazionale e all’ Art Autre di Tapie’, fino a approdare all’arte povera di Celant. De Bonis entrò poi a far parte , seppur marginalmente, della corrente creata nel 1964 da Alessandri, detta ” Surfanta”, che inizialmente derivava da “Surrealismo e Fantasia”, poi da “Subcontinente Reale Fantastica Arte”, movimento sostenuto dall’omonima rivista. A questa nicchia la personalità dell’artista si allontanava e avvicinava con irriverenza e sovrano disprezzo, accanto a artisti presenti in questa mostra, amici e sognatori come De Bonis. Basti pensare a Raffaele Pontecorvo, che attrasse a sé un cenacolo di giovani allievi, dai quali si origino’ il nuovo filone surrealista torinese, in grado di elaborare un discorso di grande originalità. Altri amici furono Giuseppe Macciotta, che superò il surrealismo di maniera, approdando a un mondo tra il metafisico e il romantico, e Mario Molinari, uno dei primi aderenti a Surfanta, che si distacco’ dal gruppo per dedicarsi esclusivamente alla scultura; quindi Mario Gramaglia, che approfondi’ l’analisi dei misteri insondabili del subconscio; Enrico Colombotto Rosso, che, con le sue figure oniriche e spesso demoniache, de bonis 2continuamente in bilico tra il fantastico e l’informale, riuscì a spogliare i suoi personaggi di ogni superficialità, cogliendone lo spirito e le debolezze. L’arte fantastica di Guido De Bonis rappresenta l’ultima frontiera della libertà, quella che gli ha consentito di scavalcare le barriere imposte dalla ragione, per continuare a attingere al mistero in cui sono racchiusi gli enigmi insoluti del nostro destino.” L’arte di Guido De Bonis – ha osservato il critico Marziano Bernardi – è un’arte raffinatissima che parla prima alla fantasia poi al cervello. È una pittura che “si sente” e ” si percepisce”, dal sapore di fiaba e di Oriente. Il mondo di questo maestro è un universo fascinoso che, come quello di Freud, a cui sarebbe sicuramente interessato, ci trascina al sogno e al sonno, mai all’incubo”.L’immagine che ricorre più frequentemente nella sua pittura, accanto a maschere, marionette, uccelli marini, è quella dell’ombrello. Un ombrello che il vento e le tempeste strappano e deformano, che si trasforma in aquilone, pipistrello o in conchiglia. Anche quando il significato simbolico appare evidente, rimane, però, celato il significato più profondo, quello del simbolo del simbolo. Le immagini dei quadri di De Bonis sono indistinte, spesso scavate nelle ore notturne, sfuggenti, ambigue, in continua metamorfosi, e immerse in una luce lunare, con una predominanza di azzurri e verdi.

 Mara Martellotta

 
Palazzo Lomellini, piazza S.Agostino 17, Carmagnola.
Guido De Bonis, con iL contributo di Abacuc,   Alessandri, Colombotto Rosso, Goss, Gramaglia, Macciotta, Molinari, Pontecorvo
Inaugurazione venerdì 15 aprile ore 18

Le incisioni di Ubaldo Rodari in mostra alla Salita dei Frati  di Lugano

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“E’ lo stravolgimento e il ribaltamento di molte delle tecniche apprese che a mio parere giustificano il linguaggio dell’incisione, passando per la necessaria e vitale reinterpretazione al fine di dare forma a ciò che, come un’ombra, si è depositato a livello intellettuale”.

lugano

Ubaldo Rodari, autore della 95.a incisione dell’Associazione Amici dell’Atelier Calcografico di Novazzano, comune svizzero del Canton Ticino, nei pressi di Mendrisio, espone alcune opere a Lugano nel Portico della Biblioteca della Salita dei Frati. La mostra , aperta sino al 7 maggio, è visitabile negli orari di apertura della Biblioteca ovvero tutti i giorni mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 14.00 alle 18.00 e il sabato dalle ore 9.00 alle 12.00. L’artista che vive e opera a Verbania, è il direttore artistico dell’associazione Il Brunitoio , con sede presso la Sala Esposizioni dell’ex Cappellificio “Panizza” a Griffa (Vb) per la quale cura esposizioni di grafica, disegno e fotografia di autori moderni e contemporanei, organizzando anche incontri letterari e di approfondimento in campo musicale. Un circolo di estimatori dell’arte grafica – quello sulla spondalugano arte piemontese del lago Maggiore –  del tutto simile, per finalità e caratteristiche, all’Atelier di Novazzano che quest’anno l’ha accolto per incontrare il pubblico ticinese sabato 9 aprile alle nella sala di lettura della stessa biblioteca. In un suo scritto svela l’emergere di una passione crescita nel tempo e che sempre più ha preso ispirazione dai luoghi della vita, tra monti e lago: “Spesso mi sono chiesto e ho provato a ricordare quando e come fosse nato dentro di me l’interesse per l’incisione. Forse devo partire da ricordi molto lontani,interpretando i toni e i mutamenti dell’ambiente acquatico. E’ lo stravolgimento e il ribaltamento di molte delle tecniche apprese che a mio parere giustificano il linguaggio dell’incisione, passando per la necessaria e vitale reinterpretazione al fine di dare forma a ciò che, come un’ombra, si è depositato a livello intellettuale”.

Marco Travaglini

Il Battaglione Alpini Piemonte 1943 -1945

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alpini libroLa guerra di Liberazione delle Forze Armate Italiane
 

Lunedì 18 aprile, alle 17, nella Sala dei Presidenti di Palazzo Lascaris a Torino verrà inaugurata la mostra “Il Battaglione Alpini Piemonte 1943 -1945 – La guerra di Liberazione delle Forze Armate Italiane”.  Interverranno all’evento  Nino Boeti, Vicepresidente Consiglio Regionale e Presidente Comitato Resistenza e Costituzione, Cosimo Restivo, Pres. Assoarma Torino, Giuliano Laghi, Pres. ANCFARGL Torino, Pensiero Acutis, Pres. Ex Internati Torino e Franco Cravarezza, Istituto Studi Ricerche In-formazioni Difesa. 71 anni fa, il 19 aprile 1945, il Battaglione Alpini Piemonte, mille uomini per la gran parte piemontesi reduci della Divisione Taurinense scampati dal Montenegro, agli ordini della 5^ Armata americana conquistava a sorpresa il caposaldo tedesco di quota 363 sulla Linea Gotica, che sbarrava la val Idice, aprendo la strada per la liberazione di Bologna nella quale due giorni dopo entravano con gli Alleati le avanguardie dei Gruppi di Combattimento italiani Friuli, Legnano e Folgore insieme alla brigata di partigiani abruzzesi “Maiella”. Era l’inizio della liberazione del Nord, con reparti alleati e italiani che già il 24 aprile superavano su ampio fronte le difese tedesche sul Po e dilagavano nella pianura padana. Dopo, la storia racconta delle principali città che insorgono e che accolgono da vincitori i reparti militari liberatori. A Torino gli americani arrivarono in forze il 2 maggio, con davanti anche un reparto alpino del Battaglione Alpini Piemonte. Era, per l’Italia, il giorno della fine della guerra. Attorno alla storia simbolo di questo speciale reparto alpino formatosi a Bari subito dopo l’8 settembre, si snodano le vicende poco note e le scelte coraggiose di moltissimi militari inquadrati nei reparti regolari di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza, che, combattendo a fianco degli Alleati, risalgono l’Italia ritagliandosi un ruolo significativo nella Liberazione, che avrà il suo peso nel discorso di De Gasperi del 10 agosto 1946 a Parigi, dinnanzi ai rappresentanti dei 21 Stati vincitori. La mostra “Il Battaglione Alpini Piemonte 1943-45. La guerra di Liberazione delle Forze Armate Italiane” è il racconto che Assoarma Torino, in collaborazione con il Comitato Resistenza e Costituzione ed il Consiglio Regionale, offre a tutti i Torinesi per illustrare, attraverso immagini e documenti, le operazioni militari in Italia al fianco degli Alleati, la tragedia degli internati militari nei lager tedeschi che rifiutarono di collaborare in armi con il Terzo Reich e con la RSI, l’apporto significativo dei militari nelle formazioni partigiane nel Centro-Nord, il determinante sostegno alla Resistenza da parte degli Alleati e dello Stato Maggiore Generale italiano. Argomenti e vicende ampiamente note agli storici e molto poco a livello di conoscenza collettiva. La mostra rimarrà aperta dal 19 aprile al 13 maggio, orario 10-18 dei giorni feriali – Porticato del cortile d’onore di Palazzo Lascaris – via Alfieri 15 – Torino.

"E nessuno viene a prendermi"

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libro cutriA due anni dall’uscita di “E nessuno viene a prendermi”, l’aperitivo letterario con cui l’autore Simone Cutri festeggia la ristampa del libro “E nessuno viene a prendermi”

14 aprile ore 18:30 – Caffè Damiani, via San Francesco d’Assisi 19: Un’occasione informale per bere qualcosa e presentare questo romanzo di antiformazione tutto torinese. -In realtà, il libro nasce dalle parti in corsivo, il diario del quindicenne Matteo,- afferma lo scrittore – e che rappresenta il passato all’interno del triplice quadro passato-presente-futuro che scandisce l’andamento di “E nessuno viene a prendermi”, ma non trae propriamente origine da una mia esperienza personale, bensì dal preludio di rimpianto che avvertivo quando passavo i pomeriggi a studiare all’università, tra studio, pause e, insomma, la vita da universitario: amavo quei pomeriggi, e sapevo che mi sarebbero mancati”. Ambientato nel 2019, un ipotetico sbarco su Marte fa da cornice alla delirante e surreale notte d’ansia e vuoto esistenziale di Matteo, il quale ripercorre, tramite l’incontro con le persone più significative della propria vita (null’altro che decalcomanie, tramite le quali viene delineato il contorno psicologico del protagonista), le grandi tappe di un mal de vivre esistenziale, che nulla ha a che fare con le contingenze esterne: -Ecco perchè – dice Cutri – lo rivolgerei principalmente agli appartenenti alla mia generazione, a coloro che portano il peso del benessere; per quanto si cerchi di dimenticarsene, di ottenere distrazioni, successi o riconoscimenti, una volta che hai tutto, i problemi che non puoi sconfiggere ritornano, e il nostro è un mal de vivre mascheratissimo, ben diverso da quello di un Werther o un Ortis, che decidono di morire a a causa di delusioni legate alle contingenze esterne; quella di Matteo è una condizione esistenziale irrimediabile”. A far da sfondo, una Torino che calza alla perfezione il percorso del protagonista, offrendo una vasta varietà di scorci, dal misterioso e trasgressivo della Torino rionale, a quello elegante dei quartieri alti, fino ad arrivare alla vorticosità del Po, evocati con nitidezza attraverso i passi di Matteo. – In effetti – dice Cutri – mi piacerebbe un domani farne una sorta di audiolibro, andando a presentare anche visivamente l’ambientazione e i luoghi attraversati dal protagonista -. Da innamorato della letteratura, inoltre, Cutri presenterà il 21 aprile alle 20:30, anche uno spettacolo, “L’aura non c’è”, all’Auditorium Vivaldi di Piazza Carlo Alberto 5a: una presentazione scanzonata di quattordici poesie, da Dante alla Merini. – “L’Aura non c’è” è un atto d’amore sincero e scanzonato per la Poesia Italiana. Si ripercorreranno, sempre con un sorriso, i capolavori dei grandi Maestri, con l’unico intento di riscoprire una Bellezza che oggi pare dimenticata. Poesia d’amore, amore per la poesia: ecco gli elementi di una serata colta, ma anti-accademica, piena di passione e, allo stesso tempo, divertente e divertita -. Gran parte dei proventi dello spettacolo, inoltre, verranno devoluti all’associazione AMA (Associazione Missione Autismo), per il progetto Vacanza Senza i Miei, che darà la possibilità ad adolescenti e ragazzi affetti da autismo, accompagnati da educatori, di vivere un’esperienza all’insegna dell’autonomia.

Veronica Bosco

Alla scoperta delle identità nelle sculture di Paolo Troubetzkoy

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Un nuovo contributo alla conoscenza dell’ artista e dei suoi rapporti con i personaggi da lui ritratti dei quali sino a oggi studiosi e pubblico non si erano mai occupati in modo particolare. Da vero cosmopolita il principe, di origini russe e americane ma cresciuto in Italia, aveva committenze anche in Europa, America e Russia e, come soggetti, i membri di quell’alta società internazionale appartenente alla così detta Gilded Age

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Nell’ambito della mostra Gianbattista Bertolazzi – Fotografie dalla Gipsoteca Troubetzkoy” attualmente in esposizione alla Sala Esposizioni “Panizza” di Griffa (Vb), Gianni Pizzigoni e Elisabetta Giordani sabato 16 aprile 2016 alle ore 17.30 presenteranno “DIMMI CHI SONO! Alla scoperta di nuove identità nelle sculture di Paolo Troubetzkoy”.L’incontro avrà come tema la ricerca condotta dai due relatori circa l’identificazione di alcuni deitrube3 personaggi ritratti nelle sculture di Paolo Troubetzkoy. Si tratta di personaggi finora sconosciuti o poco conosciuti dei quali è stato possibile ricostruire la biografia e la storia che li ha visti rappresentati nella produzione dello scultore. E’ questo un nuovo contributo alla conoscenza dell’ artista e dei suoi rapporti con i personaggi da lui ritratti dei quali sino a oggi studiosi e pubblico non si erano mai occupati in modo particolare. Da vero cosmopolita il principe, di origini russe e americane ma cresciuto in Italia, aveva committenze anche in Europa, America e Russia e, come soggetti, i membri di quell’alta società internazionale appartenente alla così detta Gilded Age, con dimore lussuose in ogni parte del mondo in grado di assecondare ogni passione, dal mecenatismo al collezionismo d’arte, dalle corse automobilistiche, all’allevamento di purosangue e quant’altro. Troubetzkoy, aristocratico e semplice nello stesso tempo, ritraeva i personaggi di questo ambiente senza lasciarsi condizionare e il più delle volte non metteva né titoli né nomi alle sculture perché come lui stesso diceva: “ Io lavoro non solo per esprimere una forma, ma soprattutto per trasmettere il senso della vita, perciò la forma ha maggiore significato se vi è vitalità; per questa ragione un titolo (e quindi anche un nome) potrebbe limitare tutto ciò che la mia opera significa realmente.”. Oggi l’opera e lo stile personalissimo dello scultore sono ormai apprezzati e conosciuti. Possiamo permetterci di addentrarci nelle personalità di coloro che hanno voluto farsi ritrarre da lui e quindi hanno potuto trattenere per sempre la vitalità di cui tanto parlava. Anzi, conoscere meglio questi personaggi, ci permetterà di conoscere meglio anche l’arte di questo artista che ha saputo interpretare fedelmente, ma anche con un certo disincanto, i protagonisti della sua epoca.

I giocattoli di latta della Cardini

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L’ingegno e il “design” sul lago d’Orta negli anni Venti

Erano inseriti in scatole di cartone rappresentanti i fondali o gli edifici necessari per completare il gioco: l’hangar per l’aeroplano, il garage per la limousine, la rimessa per il tram, il tunnel per la locomotiva, un porto dove attraccare la motonave

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In pochi, anche sulle sponde del lago d’Orta, hanno memoria di una delle eccellenze dell’ingegno italiano. Eppure, tra il 1921 e il 1930, si produssero a Omegna – la città che diede i natali a Gianni Rodari – una serie di magnifici balocchi in latta litografata. La ditta era la Giocattoli Cardini e il suo titolare fu Ettore Cardini. I giocattoli, in Italia, apparvero sul mercato assai tardi rispetto al resto dell’Europa e solo a partire dal 1920 si svilupparono sia l’industria che il commercio. Una di queste realtà fu proprio la Cardini di Omegna. L’azienda, fondata nel 1916, con l’Italia in guerra, si specializzò nella lavorazione di lamiere metalliche e, negli anni venti, diventò famosa per la sua attività nel settore deicardini4 giocattoli. Il giocattolo in lamiera, materiale scadente e facilmente deformabile, aveva molti punti a suo favore: un costo contenuto ( che si rifletteva sul prezzo del giocattolo:dalle 12,90 lire della Torpedo alle 18,20 dell’aeroplano),una “bella faccia”, grazie a disegni e colori molto belli, durava a lungo ed era  riproducibile in serie. Così,in meno di dieci anni, la Cardini, utilizzando anche le pagine pubblicitarie del Corriere dei Piccoli, propose tredici giocattoli, del tutto originali e innovativi per il loro tempoIl catalogo ufficiale comprendeva: il camion 18BL, la torpedo 50 HP, la limousine 509, l’automobile da corsa, la locomotiva gruppo 690, il tram elettrico N.12, la giostra dei cavalli, la giostra volante, la giostra dei dirigibili, la giostra aereo, la motonave Saturnia, la corriera e la cucina a gas N.10. I giocattoli si distinguevano per l’alto grado delle finiture e il loro movimento era garantito da una molla in acciaio, che caricata, permetteva al giocattolo di muoversi per un tempo sufficientemente lungo.Le automobili potevano addirittura girare in cerchio, sia a destra che a sinistra, tramite lo sterzo a scatto,oppure proseguire in rettilineo. Questi giocattoli, tutti di ugual misura, erano inseriti in scatole di cartone rappresentanti i fondali o gli edifici necessari per cardini2completare il giocol’hangar per l’aeroplano, il garage per la limousine, la rimessa per il tram, il tunnel per la locomotiva, un porto dove attraccare la motonave  e così viaLa Cardini affidò il compito di eseguire le illustrazioni per le scatole ad Attilio Mussino, uno dei più brillanti disegnatori del “Corrierino”, noto per aver dato una nuova, moderna interpretazione grafica delle “Avventure di Pinocchio”, da lui illustrate per l’editore Bemporad. C’erano persino dei personaggi che si potevano staccare dalla scatola, ritagliandone le figure. Nel Dicembre del 1924, Ettore Cardini depositò il brevetto completo di disegno anche negli Stati Uniti, consapevole che la sua invenzione fosse un miglioramento. E disse: “La mia invenzione consiste in una scatola per giocattoli, rappresentante persone, animali,albero o qualunque oggetto, caratterizzato dal fatto che un pezzo di cartone abbastanza grande è applicato in corrispondenza in uno dei lati della suddetta scatola e provvisto, nel caso richiesto, da un buco in corrispondenza dell’apertura della scatola. Nell’altra parte del cardini3suddetto foglio di cartone, l’interno o l’esterno di un palazzo, un paesaggio, può essere illustrato in relazione alla natura del gioco contenuto nella scatola. Il cartone in oggetto dovrà essere prodotto in una maniera per la quale, quando si piegano le due parti e dopo la parte alta sarà parte integrante del gioco stesso. Per esempio un garage, un hangar, un porto, una galleria, una stazione, una stalla o simili“. Un colpo di genio, un tocco d’artista. La vocazione imprenditoriale dei Cardini risaliva al nonno e al padre di Ettore.Il primo, Giovanni, costruiva attrezzi agricoli nella frazione omegnese di Cireggio mentre il papà, Candido Cardini, si dedicò alla produzione di oggetti di uso domestico in ottone nella zona di Bagnella. Il giovane Ettore, compiuti  i suoi studi al Collegio Industriale di Vicenza, lavorò a Torino alla Chiribiri, nota fabbrica automobilistica e, successivamente, come direttore tecnico, alla Metalgraf di Lecco, specializzata in scatole di latta litografata. Dopo essersi “fatto le ossa”, tornò sulle rive del lago d’Orta dove, cardini6mettendosi alla prova, fondò una sua attività. Da principio poté contare sull’impegno dei parenti più stretti e di un paio d’operai, ma quando la fabbrica raggiunse il suo picco di vendite,a metà degli anni Venti, spinta dalla moda per i giocattoli già diffusa all’estero, la manodopera comprendeva un’impiegata, tre operai, dieci ragazzi, cinquantadue donne e quattro apprendiste. La Cardini rappresentava una delle prime esperienze di produzione seriale dei giocattoli, grazie alle nuove tecniche di produzione. Il metallo veniva litografato a colori a Milano da una stamperia e veniva inviato a Omegna, dove gli operai montavano i giocattoli incastrandone i vari pezzi inserendo le piccole linguette nelle corrispondenti fessure. La Cardini, che si estendeva su di una superficie di ottomila metri quadri, era un’azienda all’avanguardia per quei tempi: generatori autonomi di corrente,ambienti luminosi, spazi razionali. All’ultimo piano della fabbrica in via Comoli c’era persino una scuola di formazione professionale dove venivano progettati i giocattoli e veniva realizzato il prototipo. La produzione si concentrò in meno di un decennio,dal 1921 al 1930. Una vita breve per questi giocattoli che venivano anche esportati all’estero,soprattutto in Argentina, dove i Cardini aveva dei parenti. In quegli anni vennero prodotte anche scatole di latta pubblicitarie per altre ditte, come l’autobus Perugina del 1925, utilizzato come scatola di cioccolatini. L’azienda omegnese, inventò anche il motto “Fate i capricci“, rivolgendosi idealmente ai bambini d’ogni età, e fu la prima in Italia a servirsi della stampa per pubblicizzare i propri prodotti. La pubblicità, attraverso le pagine della «Domenica del Corriere» e del «Corriere dei Piccoli», proponeva il gioco come un premio, un incentivo : “Papà, se tu comperi un giocattolo Cardini, il più bravo, il più studioso diverrò tra i bambini”. Ma, come si dice, le cose belle non durano a lungo, e anche la storia della Cardini – sul versante dei giocattoli- ebbe vita breve. Alla fine degli anni venti l’economia entrò il crisi. L’ingranaggio della crescita si inceppò a causa della speculazione finanziaria che si materializzò in tutto il suo dramma nell’ottobre del 1929 con il crollo di Wall Street. I consumi precipitarono ovunque e i giocattoli , non certamente assimilabili ai beni di prima necessità, non si vendevano più. Così Cardini fu costretto a riconvertire la produzione, occupandosi – per conto della FIAT e dell’industria cardini1automobilistica – di fari, fanali e altri accessori. Finiva così un epoca, con i suoi giocattoli di latta dal fascino straordinario. Fra il 1937 e il 1940 la ditta venne suddivisa in due “rami” d’attività: l’Officina Meccanica  Ettore Cardini e la fabbrica di mobili in ottone Alfredo Cardini. L’Officina Meccanica, durante il secondo conflitto mondiale, produsse caricatori di mitragliatrici
per la Breda e  la Beretta. In un reparto della fabbrica venne persino allestito un poligono di tiro per i test di collaudo. Poi, nel dopoguerra la produzione cambiò nuovamente “indirizzo”, specializzandosi nella più pacifica attività legata agli oggetti di uso domestico: il cavatappi Eterno, modello brevettato, fischietti e reti per letti. Ettore Cardini, in seguito ai postumi di un’operazione chirurgica, morì  e con la sua scomparsa la fabbrica di via Comoli chiuse definitivamente i battenti. Nel 1992, l’omegnese Giovanni Solaro, raffinato intellettuale ed ex libraio, diede alle stampe un bel libro intolato “La giostra delle libellule”, interamente dedicato alla produzione dei giocattoli della Cardini. Una vera chicca, da intenditori. E un giusto riconoscimento per quella stupenda pagina della creatività e dell’intelligenza cusiana che operò proprio negli anni in cui ad Omegna il piccolo Gianni Rodari frequentava le scuole elementari.

Marco Travaglini

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