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CULTURA E SPETTACOLI - page 3

Matsumoto a Torino per i 40 anni di Capitan Harlock

in CULTURA E SPETTACOLI

Quarant’anni fa veniva trasmessa la prima puntata di  Capitan Harlock, celebre cartoon giapponese, e oggi l’Associazione Culturale Leiji Matsumoto invita a Torino il grande maestro del manga e dell’anime Leiji Matsumoto. Al Cinema Massimo saranno proiettati i lungometraggi con protagonista il pirata più amato, dal 15 al 18 novembre.

La rassegna viene inaugurata venerdì 15 novembre alle ore 19  presso la Sala Cabiria da un incontro con Leiji Matsumoto e  dalla proiezione di Galaxy Express 999 – The Movie.

Interviene  Gianni Giuliano, prima voce di Capitan Harlock nella serie tv del 1979; il famoso doppiatore darà nuovamente voce all’eroe spaziale coinvolgendo il pubblico in sala, mentre  Leiji Matsumoto firmerà il cofanetto “Miraizer Ban”. Dopo,  il Maestro risponderà alle  domande del pubblico. Alle 21.00 la proiezione di Galaxy Express 999 – The Movie (Ginga Tetsudo 999) – Rintaro (Giappone 1979 v.o. sott.it.).

 Matsumoto sarà  presente anche domenica 17 novembre alle ore 11.00 nell’l’Aula del Tempio del Museo Nazionale del Cinema.

 

Programma della rassegna dal 15 al 18 novembre

Ven 15, h. 19.00 – Sala Cabiria

Rintaro

Galaxy Express 999 – The Movie (Ginga Tetsudo 999)

(Giappone 1979, 129’, HD, col., v.o. sott.it.)

Ambientato nell’anno 2021, in un futuro ad alta tecnologia, dove una rete ferroviaria si estende per tutta la galassia. Viene progettata Megalopolis, una città dove gli abitanti ricchi hanno un corpo meccanico che consente loro di vivere fino a 2.000 anni; i poveri, però, abitano in tuguri ai margini della città. Una madre e un figlio vengono a sapere che esiste un pianeta dove si può ricevere gratuitamente un corpo meccanico, ma devono prendere un treno, il Galaxy Express 999.

Prima del film incontro con Leiji Matsumoto. Partecipano Gianni Giuliano, Francesco Nicodemo e Grazia Paganelli

 

Sab 16, h. 16.00

Rintaro

Addio Galaxy Express – Capolinea Andromeda (Sayonara Ginga Tetsudō 999: Andoromeda shūchakueki)

(Giappone 1981, 130’, HD, col., v.o. sott.it.)

Due anni dopo gli eventi narrati in Galaxy Express 999 – The Movie, l’impero delle macchine stringe in una morsa ancora più forte la Galassia. Alcuni dicono che Maetel stia per diventare la nuova regina Promethium, la sovrana dell’impero meccanico. Tetsuro Hoshino, che combatte per la libertà, riceve un messaggio di Maetel, che lo invita a salire di nuovo sul treno spaziale Galaxy Express 999. Dopo uno scontro a fuoco, Tetsuro raggiunge la stazione e lascia la Terra.

 

Sab 16, h. 18.30

Konosuke Uda

Galaxy Express 999: Eternal Fantasy

(Giappone 1998, 54’, HD, col., v.o. sott.it.)

Un anno dopo la morte della regina Andromeda, tutti gli esseri meccanici presenti sulla Terra perdono la vita. Allo stesso tempo un signore oscuro si reca sul pianeta e introduce una nuova politica, grazie alla quale le persone possono vivere in prosperità. Nonostante ciò, la gente non riesce a soddisfare i propri bisogni e il sovrano opta per sacrificare la natura terrena: dopo un anno la Terra viene distrutta dalla fotosintesi naturale.

 

Sab 16, h. 19.30

Rintaro, Leiji Matsumoto

Capitan Harlock – Il mistero dell’Arcadia (Uchū kaizoku Captain Harlock: Arcadia-gō no nazo)

(Giappone 1978, 35’, HD, col., v.o. sott.it.)

Mayu è in vacanza e si mette a suonare l’ocarina sul bordo di una diga. Con grande sorpresa dell’equipaggio della nave Arcadia, essa inizia a muoversi al suono della melodia suonata da Mayu. Harlock prova a riprendere il controllo dei comandi, ma la nave si rifiuta di obbedire alla sua manovra.

 

Dom 17, h. 15.45

Masayuki Akehi

Queen Millennia – La regina dei 1000 anni (Sen-nen joō)

(Giappone 1982, 117’, HD, col., v.o. sott.it.)

Il pianeta LaMetal è in competizione con la Terra, che vorrebbe riuscire a conquistare. L’unica a poter fermare la catastrofe incombente è Queen Millennia, ex-principessa di LaMetal, che da tempo risiede sulla Terra.

 

Dom 17, h. 18.00

Tomoharu Katsumata

Capitan Harlock: l’Arcadia della mia giovinezza (Waga seishun no Arcadia)

(Giappone 1982, 130’, HD, col., v.o. sott.it.)

La guerra contro gli Illumidiani è perduta. Un valoroso guerriero torna stanco ma indomito sul suo pianeta occupato: il suo nome è Harlock. Le città sono in rovina e i governanti corrotti. Ma c’è ancora qualcuno che combatte per la libertà: Maya, la voce della resistenza; Zoll, il mercenario di Tokarga deciso a vendicare il suo popolo; Emeraldas, una piratessa spaziale. E infine Tochiro, legato ad Harlock da un’amicizia che si trasmette da generazioni.

 

Lun 18, h. 18.30

Shinji Aramaki

Capitan Harlock (Space Pirate Captain Harlock)

(Giappone 2013, 115’, HD, col., v.o. sott.it.)

2977. Una battaglia ha imperversato a lungo nelle galassie: gli umani sono stati costretti a fuggire dalla Terra e a trovare riparo nello spazio. Decisi a rientrare sul pianeta, divenuto oramai una preziosa risorsa controllata dalla corrotta coalizione Gaia, 500 miliardi di umani affidano il loro destino al ribelle Capitan Harlock.

“Gioco a sarte scoperte”

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Il libro di Maurizio Savio dedicato agli epigrammi, che diventano strumento capace di far emergere il lato celato delle parole

 

L’epigramma, nella sua definizione etimologica, è un breve componimento in versi di carattere satirico, incisivo e pungente. Il suo aspetto inatteso e sorprendente è ciò che più stupisce di questa tipologia di genere letterario, già dai tempi di Marziale. Ed è ciò che continua a sorprendere anche accostandosi al volume di epigrammi di cui è autore l’architetto pinerolese Maurizio Savio, che ama molto la scrittura e si diletta nel comporre racconti di favole.

È lui l’autore del libro di epigrammi dal titolo “Gioco a sarte scoperte”, edizioni Paola Caramella, che verrà presentato venerdì 15 novembre prossimo alle 21, a Bricherasio, presso la sede dell’Unitre, al Centro Culturale “Aldo Moro”, in via Vittorio Emanuele II 79/B. Maurizio Savio ha già pubblicato un volume di poesie dal titolo “Gocce d’inchiostro” nel 1990, in collaborazione con Nuvolone, testo che ha rappresentato il suo esordio come epigrammista, ed è stato anche vincitore di alcuni premi di poesia.

Il titolo del volume “Gioco a sarte scoperte” sintetizza, nella sua voluta concisione, la curiosità ed il fascino che il mondo della moda sartoriale ha esercitato sull’autore, anche influenzato dall’ambiente familiare, dalla mamma e dal nonno, che erano valenti sarti. Il mestiere del sarto è, sicuramente, uno dei più affascinanti e creativi che siano mai stati esercitati, in quanto vi si devono fondere estro, creatività e gusto estetico. L’autore, con garbata ironia, conduce in un viaggio attraverso i doppi sensi, andando alla ricerca ed alla riscoperta del lato nascosto delle parole. Attraverso gli epigrammi contenuti nel volume Maurizio Savio, infatti, riesce a cogliere mirabilmente le sfumature presenti tra il detto ed il non detto, tra ciò che pare impercettibile e ciò che risulta più evidente.

Il ricavato dalla vendita del libro sarà devoluto interamente in beneficenza a favore del “Servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione della Direzione Universitaria” presso l’Azienda A.O.U della Città della Salute e della Scienza di Torino.

 

 

I baci eterni di Constantin Brancusi

in CULTURA E SPETTACOLI

Nel 1904 il rumeno Constantin Brancusi, attratto dall’opera audace e visionaria di Auguste Rodin, abbandona la Romania per il miraggio della “Ville lumiere”.

Il viaggio verso Parigi, a causa delle limitate possibilità finanziarie dello scultore, fu affrontato a piedi e per pagare la traversata in battello sul Lago di Costanza, Brancusi fu costretto a vendere l’orologio. Parigi, all’epoca capitale delle arti e dei movimenti culturali, rappresentava un punto di arrivo per un giovane cresciuto nella campagna rumena che, fin dall’età di sette anni, aveva lavorato come mandriano in un villaggio dei Carpazi, troppo povero per permettersi di andare a scuola. Lo scultore rumeno si stabilisce a Montparnasse, dove si erano già trasferiti molti artisti come Modigliani, Soutine, Man Ray. Nel suo atlelier si concretizza una nuova forma di scultura che abbandona le linee sinuose di Rodin per abbracciare le forme nette e massicce della scultura primitiva: queste statue influenzeranno profondamente la scultura del suo amico Amedeo Modigliani.

Nel 1908 Brancusi scolpisce una delle sue opere più famose “Il Bacio” del quale eseguirà più di una versione. L’opera, che evoca nel tema una scultura di Rodin, è affascinante non solo per l’interpretazione personalissima e quanto mai originale del soggetto, ma anche per la storia che ne contraddistingue una delle versioni. Negli stessi anni Gustave Klimt realizza a Vienna uno dei quadri simbolo della Secessione viennese “Il bacio” appunto, caratterizzato da una cura e da una ricerca estreme per il dettaglio nella decorazione delle tuniche, dello sfondo e per una sensualità profonda, nella quale si fondono passione e affetto. Brancusi, nella sua scultura, stravolge le linee classiche e realizza il trionfo dell’Eros: il blocco di pietra si anima grazie alla passione dei due amanti le cui braccia si avvolgono come le spire di un serpente intorno ai corpi e il cui bacio, appassionato e quasi violento, si trasforma in un bacio eterno che sembra vivificare la pietra. Le labbra unite, gli occhi negli occhi, i corpi che si fondono diventano l’evocazione di un sentimento universale che la pietra non riesce a contenere e che attrae lo spettatore. Pochi anni più tardi, nel 1914, l’espressionista Oskar Kokoschka avrebbe dipinto un’opera altrettanto avvolgente e affascinante che, ancora una volta, evocava un amore, una passione, un sentimento, il fondersi di due corpi che tentano di raggiungere l’unità perfetta: “La sposa del vento”. Nel 1909 Brancusi realizzò un’altra versione del “Bacio”. La statua venne collocata, nel cimitero di Montparnasse, sulla tomba di Tatiana Rachewskaia, una giovane russa morta suicida per amore. In questa statua le due figure sono raffigurate accovacciate, con le gambe che si intrecciano formando una “M”, l’iniziale della parola Morte. Alcuni anni più tardi lo scultore affermò: “Avevo voluto creare qualcosa che raccontasse non di questa sola, ma di tutte le coppie che sulla terra si sono amate e che questa terra hanno lasciato. Perché ogni mia scultura ha la sua ragione d’essere in un’esperienza vissuta”. Se all’inizio la scultura sembra evocare la vittoria dell’amore sulla morte, il trionfo di un amore che, grazie all’arte, diventa eterno, da un’analisi più approfondita si percepisce che soltanto l’arte è sopravvissuta, attraverso le forme di Brancusi, alla morte e che i due amanti di Montparnasse rappresentano soltanto l’ultimo tributo, l’estremo epitaffio a una ragazza che per amore ha scelto la morte. Se di trionfo si tratta è l’arte a trionfare, ancora una volta, sulla morte e non l’amore. La storia della suicida di Montparnasse non termina, tuttavia, qui e nemmeno quella del “Bacio”. Nel 2018 la famiglia Rachewskaia ha coperto con un involucro di legno la statua, apparentemente per un intervento di restauro, ma forse per tentare, come già era accaduto in passato, di esportarla, nonostante i divieti dell’amministrazione francese che l’ha dichiarata “monumento di rilevanza storica”. Sembra che, all’epoca della realizzazione la scultura non fosse piaciuta alla famiglia della suicida: scherzi del destino e della storia. Constantin Brancusi, morto nel 1957, riposa sotto una semplice pietra nello stesso cimitero di Tatiana, non troppo distante dal suo “Bacio” eterno.

Barbara Castellaro

Per “Vitamine Jazz” arriva il Quartetto Baracco

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Per la Fondazione “Medicina a Misura di Donna”
Giovedì 14 novembre Ospedale Sant’Anna
sala “Terzo Paradiso” via Ventimiglia 3 ore 10.00

“Vitamine Jazz”
138° concerto – terza stagione

“Quartetto Baracco”
Ezio Baracco sax – Roberto Reverso chitarra – Andrea De Ferrari Calvo contrabbasso – Andrea Pelle percussioni

Il gruppo ripropone le atmosfere dei grandi classici del jazz, dal blues allo swing, da Duke Ellington a Miles Davis a Sonny Rollins.  Gli standard jazz costituiscono il cuore del genere e la lingua comune di tutti i jazzisti, di ogni provenienza e di ogni epoca.
Autori e interpreti celebrati internazionalmente, spalancheranno una finestra sulla musica improvvisata che, partendo dal jazz, è diventata uno fra i principali veicoli espressivi della tradizione musicale americana.
I pazienti saranno cullati dolcemente dalle note soft dei musicisti che dalla sala “Terzo Paradiso” si sposteranno al Day Hospital di Oncologia per poi terminare il loro intervento in Maternità.

“Pietre” sul “cammino delle libertà”

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Il libro di Antonio Pileggi

Accingersi alla lettura di un libro scritto da una persona tanto cara è complicato, per via del coinvolgimento emotivo. Ritengo sia inevitabile. Si ha il timore di restarne delusi, ma la speranza di trovare nelle pagine il nobile spirito di chi si conosce consente di soverchiare il disagio iniziale.

E’ quanto mi è accaduto al primo sfogliare la carta di “Pietre”, opera di Antonio Pileggi, Presidente dell’Associazione culturale Liberalismo Gobettiano, caro amico e punto di riferimento nella nostra comune casa del pensiero liberale.

Il libro, edito dalla Rubettino, è in verità una raccolta di scritti, forgiati nella fucina feconda della mente di Pileggi, volti a tracciare un percorso chiaro e maturo di quello che noi, vecchi empiristi, definiamo “comportamento liberale”.

Forte dell’esperienza sul campo a vari ed alti livelli, l’autore ci raccolta della grande battaglia, forse la più importante negli ultimi anni in Italia, della difesa della nostra Costituzione dai maldestri colpi d’accetta di qualcuno, per fortuna resi inefficaci dalla vittoria del No al Referendum del 4 dicembre 2016. Fu un muro democratico al “al disegno oligarchico voglioso di farsi una nuova Costituzione di comodo intrecciata con una legge elettorale di comodo e incostituzionale”. Le future generazioni di questo Paese, se qualcuno gli ricorderà quanto accaduto, dovranno essere riconoscenti a chi ha avuto il coraggio di opporsi al sinistro progetto e il popolo lo ha capito, salvando non la conservazione delle cose, come demagogicamente qualcuno ha accusato, ma la democrazia stessa di un paese, da sempre incline ad assecondare la sua conveniente simpatia per le varie forme di fascismo, come lucidamente diagnosticò Ennio Flaiano.

Dalla Costituzione italiana alla Scuola o, meglio, al Diritto allo studio, tema carissimo all’autore, il quale vede, come non condividere?, nell’“impoverimento generale del Paese”, da cui deriva la scarsità di risorse da destinare alla formazione dei nostri giovani, un legame preoccupante col sempre più diffuso “disagio sociale”. Disagio di cui oggi, sconcertati, vediamo i frutti velenosi, quale il gretto razzismo che, a più livelli, sta emergendo dalle cronache quotidiane.

Figuriamoci, poi, se intubiamo il problema nello stretto canale miasmatico di una “Pubblica amministrazione feudalizzata”, lontana da quella promossa negli anni dal liberale Pileggi, nella sua lunga esperienza professionale e lavorativa. E’ un problema di cultura e, quindi, di cultura politica, di cui è responsabile una classe dirigente “non” formatasi in partiti deformati nel nuovo ruolo di meri “strumenti per aggregare consensi e per la scalata a posizioni di potere da parte di singoli o di gruppi”. A tale morbo non si è sottratto neanche il variegato e disgregato mondo liberale con il caso emblematico del PLI e le vicende della lista Alde alle elezioni europee del 2014.

Sul finire dello svolgersi degli eventi, ci si può porre legittimamente la domanda su quali conclusioni addivenire con la lettura di Pietre. E’ lo stesso autore che dipana il velo, qualora ve ne fosse bisogno: l’importanza della partecipazione attiva. “Partecipazione attiva” è una locuzione alquanto complessa, perché è figlia di uno sforzo dinamico di cui ciascuna generazione necessita. E’ movimento e, infatti, Pileggi parla di “cammino delle libertà”. L’uomo non è stato creato per morire di staticità, ma progredisce, tramite i suoi errori inciampa fino a deturparsi, ma ha comunque bisogno di agire. E’ nella sua natura. Affinché il suo sia un progredire e “i furbi e i furbastri” non riescano nel tentativo di “violentare il diritto del singolo e delle comunità intermedie”, servono regole. E perdonate se confido che, per chi scrive come per Pileggi, il metodo liberale rappresenta il laicamente sacro propulsore di regole a garanzia delle libertà e dei diritti dell’uomo.

A tal riguardo, in Pietre sono presenti due scrigni contenenti il tesoro prezioso del Liberalismo: il noto Manifesto di Oxford del 1997 e un Piccolo abbecedario, redatto nel 2014 da Pileggi, la cui lucidità culturale e politica qui raggiunge l’apice.

Ecco! Il Piccolo abbecedario liberale di Antonio Pileggi è il più bel manifesto dei tempi odierni. In esso vi è tutto ciò di cui un uomo necessita nell’intraprendere il suo cammino per le libertà.

 

Massimiliano Giannocco

“Ricordati dei giorni più difficili”

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giuseppemilophoto

MUSIC TALES LA RUBRICA MUSICALE

***

Ricordati dei giorni più difficili

Fanne tesoro e poi

Fanne coriandoli e ridi

Lanciandoli

Ritorneranno come è logico gli ostacoli

Saranno altissimi, inamovibili

E invece questo è il bello

Gli andremo incontro

E cresceremo scavalcandoli”

Un brano che è allegria ed ottimismo sin dalle prime note, Qualcosa Cambia è il nuovo singolo di Daniele Silvestri, che è in rotazione radiofonica dal 27 settembre 2019.

Con un ritmo allegro e serrato Daniele Silvestri ci presenta quindi la canzone che fa da apertura all’album “La Terra Sotto I Piedi”, lavoro discografico che si fa carico di parlare dei nostri giorni, con tutte le contraddizioni e le realtà della vita.

Un brano che vuole essere un pieno di ottimismo e fiducia per i giovani e le nuove generazioni. Per Daniele Silvestri, non esistono soltanto i ragazzi attaccati ad uno smartphone, ma persone che miglioreranno il mondo.

Nonostante gli ostacoli e la generale sfiducia, verrà superato tutto. Gli ostacoli verrano superati e lasciati alle spalle. La canzone Qualcosa Cambia, nel panorama generale dell’album, appare così come la più ottimista e fiduciosa. Un bellissimo messaggio di speranza.

La speranza, che vede l’ivisibie, tocca l’intangibile e raggiunge l’impossibile.

La speranza è come una strada nei campi: non c’è mai stata una strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende forma.

Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.”

(Bob Dylan)

Ascoltatelo, non so se vi piacerà

https://www.youtube.com/watch?v=EPTuEhh3e8M

 
Chiara De Carlo
 

Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

Arte Contemporanea al Castello

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Dal Piemonte

Si protrarrà sino a domenica 24 novembre al Castello di Casale Monferrato la mostra nell’ambito di MCF, organizzata dalla coordinatrice Maria Grazia Dapuzzo responsabile del settore arte, presentata dal critico Giuliana Romano Bussola durante l’inaugurazione di sabato 2 novembre.

Un pubblico competente ed entusiasta ha apprezzato le creazioni di N. Calvi, C. Mazzetti, G. Cavallone, G. Oliva, P. Terrera, J. Saccone, M. Coppo, L. Di Fonzo, M. Porro, G. D’Adda, F. Biagioli, N. Presotto, D. Vignati, I. Devasini, MG. Dapuzzo.

Ogni artista ha dato prova di creatività in varie tematiche ed espressione di stili personali nel campo dell’arte contemporanea.

“Quel che abisso tace”, una monferrina a Pisa

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Sabato 9 novembre si è tenuta in occasione del Pisa Book Festival 2019, al Palazzo dei Congressi di Pisa, la prima presentazione nazionale dell’ultimo romanzo storico della monferrina Maura Maffei. Il titolo è “Quel che abisso tace”, edito per i tipi della piacentina Parallelo45 Edizioni, e il libro è dedicato alle tragiche vicende che portarono all’affondamento dell’Arandora Star, il 2 luglio 1940, tragica storia dell’emigrazione italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Trai molgti italiani che perirono nelle acque del mar d’Irlanda, c’era anche il torinese Emilio Calderan (personaggio che rivive nella pagine del romanzo) il quale fondò prima della seconda guerra mondiale un setificio a Londra che occupò cento dipendenti.

In questa presentazione l’autrice è stata affiancata dalla storica Maria Serena Balestracci, considerata la massima esperta italiana di Arandora Star dato che per i suoi saggi aveva ancora intervistato di persona i sopravvissuti all’affondamento della nave, che oggi non ci sono più; sono poi intervenuti Giuseppe Conti, responsabile del Comitato Pro Vittime Italiane dell’Arandora Star e consultore degli Emiliano Romagnoli nel Mondo (in rappresentanza del Centro Studi Val Ceno) e dal giornalista televisivo Pier Luigi Previ di RTA TV.

Il nutrito pubblico – c’era almeno una cinquantina di persone – ha dimostrato grande interesse per l’argomento affrontato, con partecipazione attenta e commossa.

La prossima presentazione di “Quel che abisso tace” si terrà a Milano lunedì 18 novembre, alle ore 20, presso la Casa Museo Spazio Tadini di via Jommelli, 24 (zona piazzale Loreto) e interverranno come relatori ancora il giornalista Pier Luigi Previ e lo psicoterapeuta Roberto Calia, entrambi autori di due fra le postfazioni del romanzo (la terza reca la firma di Massimo Iaretti)

 

Requiem per la Bosnia ad Azeglio il 15 novembre

in CULTURA E SPETTACOLI

Venerdì 15 novembre, alle 21.00, nel comune canavesano di Azeglio (To), nella prestigiosa sede della Residenza di campagna “Fuori porta d’Azeglio” verrà presentato il libro di Barbara Castellaro “Requiem per la Bosnia”. L’inziativa, patrocinata dal comune di Azeglio è promossa nell’ambito della rassegna “Musiche da ripostiglio e altro”, pensata e condotta dagli artisti Giuseppe Lo Faro e David Tickle. Il nuovo volume della scrittrice canavesana è pubblicato da Infinito Edizioni nella collana Orienti, con l’introduzione e le fotografie di Paolo Siccardi, giornalista e photoreporter free-lance che dal 2000 collabora con il settore Esteri del settimanale Famiglia Cristiana, e la postfazione di Marco Travaglini.

“Requiem per la Bosnia” racconta il grumo d’emozioni, gioie e soprattutto dolore che pesano nell’anima della gente che abita e abitava quelle regioni balcaniche. Barbara Castellaro ha saputo trovare le parole più adatte per descrivere paesi e persone, storie individuali e collettive di un paese che era il cuore profondo della terra degli slavi del Sud, martoriato dai conflitti a cavallo del millennio, nell’ultimo decennio del “secolo breve”. Un tempo di guerre e dissoluzione che ha lasciato tracce profonde, forse ineliminabili, che va raccontato alla luce di quanto è accaduto dopo, della vita di tutti i giorni, delle paure e delle aspettative, dei sogni e degli auspici di tante e tanti che non hanno inteso chinare la testa di fronte al destino. Sono queste donne e questi uomini che Barbara Castellaro ha incontrato, comunicando emozioni e pensieri che aiutano a formare un’opinione di chi legge. E’ un invito al viaggio verso Sarajevo, Mostar, Srebrenica, senza retorica e senza consolazione. La capitale bosniaca, microcosmo che contiene tutto il mondo, quasi una “Nuova Gerusalemme” ; Mostar, la città dello Stari Most, del vecchio ponte sulle smeraldine acque della Neretva; Tuzla, la città del sale, dove sopravvivono ancora lo spirito della Bosnia multiculturale e tollerante; Srebrenica, la città dell’argento e del sangue, dove nel luglio del 1995 si consumò l’ultimo genocidio del secolo, il primo in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale,dove oltre diecimila musulmani bosniaci maschi, tra i 12 e i 76 anni,  vennero catturati, torturati, uccisi e sepolti in fosse comuni dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache e dai paramilitari serbi. Un libro, quello di Barbara Castellaro, che offre un ritratto interiore di quella terra, un percorso breve ma profondo per avvicinarsi ed entrare in contatto con una realtà dove è necessario evitare lo sguardo svagato da turisti, guardando oltre le apparenze, disponendosi all’ascolto con la voglia di capire.

 

Del resto i paesi della ex Jugoslavia non hanno ancora trovato stabilità ed equilibrio dopo la sanguinosa guerra degli Anni ’90.Le stesse foto di Paolo Siccardi accompagnano il libro raccontando i contrasti tra la vita di tutti i giorni, l’eredità di un pesante passato, l’incertezza del domani. Basterebbe riguardare le immagini dei clandestini che negli anni novanta,per sfuggire alle guerre,attraversavano come oggi quelle frontiere. Fermati dalle polizie, schedati e rimandati ai loro paesi di origine, lasciando per terra lungo le maglie bucate delle reti le proprie memorie, i ricordi, le fotografie dei propri cari, i documenti, gli oggetti personali per non essere identificati dalle autorità di frontiera. Quelle reti diventavano la porta per l’Europa di Schengen come ieri il passaggio a nord di Subotica o la nuova rotta balcanica che attraversa il cuore della Bosnia e porta migliaia di migranti nel cuore di Sarajevo. Per vedere queste cose basta avere voglia di tenere gli occhi aperti e la mente e il cuore sgombri da pregiudizi, come fa con grande umanità e forza il racconto di Barbara Castellaro.

FantaCina: scrittori di fantascienza della Cina contemporanea

in CULTURA E SPETTACOLI

Incontro con Wang Jinkang e Xia Jia

 

Mercoledì 13 novembre 2019 alle 10.00

Aula Magna del Rettorato

Via Verdi 8 Torino

 

Conduce la professoressa STEFANIA STAFUTTI

 

L’Istituto Confucio dell’Università di Torino ospita un incontro d’eccezione con due delle voci più significative della fantascienza cinese contemporanea.

 

Wang Jinkang (1948), ingegnere ma soprattutto scrittore, è uno dei “re” della fantascienza cinese e appartiene alla generazione dei precursori della contemporanea fantascienza. Le sue opere affrontano una serie di problemi cruciali collegati allo sviluppo della tecnologia e delle scienze, in particolare nell’ambito della bioetica. Attento osservatore del presente, esplora anche l’universo geopolitico del mondo moderno, dal ruolo degli Stati Uniti d’America alle minacce del terrorismo, come bene esemplifica il suo romanzo Shizi “La croce” (2009), visione distopica di un mondo distrutto da un’arma biologica. Wang JInkang ha ricevuto più volte il premio Yinhe (Galaxy Award), il riconoscimento più prestigioso per gli scrittori cinesi nell’ambito della fantascienza.  In italiano la casa editrice Future Fiction ha pubblicato il racconto “Il gigante reincarnato” nella raccolta Sinosfere.

 

Xia Jia (1984), nome d’arte della scrittrice Wang Yao, coniuga una formazione scientifica di prim’ordine (laureata in fisica presso la prestigiosa Università di Pechino) con una solida educazione anche nell’ambito delle scienze umane; nello stesso ateneo ha conseguito il dottorato in letteratura comparata. Unisce all’amore per la fantascienza la passione per il fantasy e una certa vocazione didattica che appartiene alla fantascienza cinese delle origini. Spesso i suoi personaggi consentono di avvicinare la vita e le vicende di figure realmente esistite, il cui ruolo è stato essenziale nello sviluppo dell’umanità. Insignita di numerosi premi, unisce al lavoro accademico una attività di scrittrice molto intensa,  attraverso la quale infonde nuova vita anche alle tradizionali storie di spiriti e fantasmi cinesi. Tradotta in varie lingue, in italiano Future Fiction propone l’antologia “Festa di primavera”.

 

Conduce l’incontro la professoressa Stefania STAFUTTI, professore ordinario di Lingua e Letteratura Cinese dell’Università di Torino, Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con la Cina e Direttore dell’Istituto Confucio di Torino.

DOVE E QUANDO

Mercoledì 13 novembre 2019 ore 10.00 Aula Magna –  Palazzo del Rettorato, via Verdi 8 Torino. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

 

INFORMAZIONI

Per informazioni: 011 670 39 13 / segreteria@istitutoconfucio.torino.it

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