Category archive

CULTURA E SPETTACOLI - page 3

A Villadeati il film su Inge Feltrinelli

in CULTURA E SPETTACOLI

Sabato Villadeati, comune della Valcerrina ai confini estremi della Provincia di Alessandria con quella di Asti, sarà teatro di un doppio evento culturale. Alle 18 verrà inaugurata la mostra collettiva di pittura organizzata dal Comune, ‘Passaggio a Villadeati …’ (che proseguirà domenica), mentre alle 21 verrà proiettato il documentario ‘Inge Film’, realizzato ad un anno dalla scomparsa di Inge Feltrinelli. La collettiva si terrà nella chiesa di San Remigio, mentre la proiezione sarà effettuata presso il circolo ‘Il Cortiletto’ in via San Remigio 2.

Massimo Iaretti

Altissimi Colori. La montagna dipinta

in CULTURA E SPETTACOLI

Testori e i suoi artisti, da Courbet a Guttuso, in mostra al valdostano Castello Gamba di Chatillon. Fino al 29 settembre


Sarà un caso, ma il suo primo pezzo , nei panni di critico d’arte – attività che nel ’52 lo portò a diventare allievo prediletto di Roberto Longhi e dal ’78 responsabile della pagina d’arte del “Corriere” – Giovanni Testori (Novate Milanese, 1923 – Milano, 1993) lo dedicò al commento di un quadro di montagna fra i più celebri del nostro Ottocento: l’“Alpe di maggio”, autentico capolavoro realizzato da Giovanni Segantini nel 1891. Testori aveva solo 17 anni e già collaborava con alcune riviste del GUF (Gruppi Universitari Fascisti) con articoli di recensione d’arte. E da allora, la montagna, le cime dei suoi monti, le “terre alte” avranno spesso un posto di rilievo e di forte input emozionale anche nel suo mestiere di pittore che, a parte una lunga dolorosa interruzione dal ’49 a metà Anni Sessanta, sarà sempre una costante della sua molteplice e multiforme attività creativa.

Fra i più importanti intellettuali del nostro Novecento, scrittore, drammaturgo, poeta, regista, attore e – per l’appunto–critico d’arte e graffiante originalissimo pittore, a lui, che proprio in montagna aveva pienamente riscoperto e rispolverato, sul finire del Sessanta e i primi del Settanta, la mai sopita vocazione pittorica, il Castello Gamba – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della Vallée, dedica un suggestivo omaggio, ospitando nella Torre dell’elegante dimora novecentesca una serie di disegni ed acquerelli eseguiti in un’estate trascorsa a Gressoney e sulle Alpi svizzere: un nucleo di opere molto privato, che l’artista volle tenere per sé e per la sua famiglia e che oggi viene presentato al pubblico in una mostra che è parte di un nuovo progetto di valorizzazione espositiva lanciato dalla Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali della Regione Valle d’Aosta in collaborazione con Casa Testori, Associazione Culturale con sede nella stessa casa natale dell’artista a Novate Milanese, affacciata sui binari delle Ferrovie Nord, al fianco della fabbrica di famiglia. Di impostazione astratta e dai forti e liberi contrasti di colore, addossati a uno spazio bianco che illumina e libera la pagina narrativa, l’attenzione è subito attratta dall’imponente “Cime (Pizzo Badile visto da Bondo)”, acquerello di “natura selvatica e vulcanica” del ’72, anche se il pezzo principe, quello da cui prende spunto la rassegna, è il piccolo ma vigoroso “Tramonto (Actus tragicus)”, acquerello del ’67 appartenente alla collezione permanente del Museo.

Qui il rigore geometrico del racconto cede al dilagare incontrastato e violento della materia che si sfalda e cola sul foglio, travolgendo forme ed apparenze, in una sorta di visione teatrale della natura che insieme racchiude il senso di un dramma indefinito accanto alla più totale partecipazione umana. Misteri di un’arte molto vicina alla sacralità del “naturale”, in cui si riflettono anche le opere di altri prestigiosi artisti molto amati da Testori e adeguatamente presentati in rassegna: da Gustave Courbet, iniziatore e principale animatore del Realismo francese ottocentesco di cui la mostra al “Gamba” presenta due magnifici e tecnicamente rigorosi paesaggi alpini, a Willy Varlin (pseudonimo di Willy Guggenheim) geniale artista zurighese di impronta espressionista che scelse di andare a vivere, fino all’ultimo dei suoi giorni, fra le montagne dei Grigioni, in Val Bondasca; da Renato Guttuso, siciliano stregato dal Rosa tanto da fare della casa di Velate, a Varese, lo studio base di molte delle sue opere più celebri, al trentino Paolo Vallorz, per tutta la vita (pur se emigrato a Parigi) indissolubilmente legato alla sua Val di Sole, fino a Bernd Zimmer, fra i più importanti artisti contemporanei tedeschi, “scoperto” da Testori e autore di opere con forti immagini di montagne “infiammate e visionarie”. In chiusura, la rassegna presenta anche un ciclo di scatti fotografici realizzati da Pepi Merisio negli anni Settanta, durante l’antica processione mariana che, ogni cinque anni, da Fontainemore porta, attraversando di notte le Alpi Biellesi, al santuario di Oropa e che Testori amava per l’intensità delle immagini e in quanto suggestiva testimonianza di una civiltà e cultura montana secolari, da preservare e portare avanti nel tempo.

Gianni Milani

“Altissimi colori. La montagna dipinta”
Castello Gamba, Località Cret-de Breil, Chatillon (Valle d’Aosta); tel. 0166563252 o www.castellogamba.vda.it
Fino al 29 settembre
Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 19

***

Nelle foto

– Giovanni Testori: “Cime (Pizzo Badile visto da Bondo)”, acquerello su cartoncino, 1972
– Giovanni Testori: “Tramonto (Actus Tragicus”), acquerello su cartoncino, 1967
– Gustave Courbet: “Cascata della Pissouse”, olio su tela, 1860
– Gustave Courbet: “Paesaggio d’inverno”, olio su tela
– Bernd Zimmer: “Senza titolo (Montagna 3)”, tecnica mista su carta intelata, 1984

 

Arte “ecologica” al Teatrum Botanicum

in CULTURA E SPETTACOLI

Venerdì 13 Settembre alle ore 19.00 inaugura Teatrum Botanicum, quarta edizione del festival dedicato ad artisti e curatori emergenti la cui indagine si colloca nello spazio interstiziale tra pratiche e riflessioni artistiche ed ecologiche proprie del centro d’arte contemporanea. Il programma del festival, quest’anno principalmente orientato ai linguaggi performativi e all’immagine in movimento, si svolgerà nel corso delle serate di venerdì e sabato. 

Tra apocalittici e integrati e critici fiduciosi, l’arte contemporanea ha generato una pluralità di letture relative al tentativo di superare la dicotomia tra cultura e natura, cercando di comprendere una contemporaneità i cui tempi sono cadenzati tanto dalla velocità di Internet e delle tech companies quanto delle scadenze imposte dal cambiamento climatico. Quasi certamente, le narrazioni più utili e vitali si trovano ben lontano dalle aule delle art schools europee e statunitensi, bensì in prossimità di ecosistemi remoti, habitat di animali umani e non umani che non rispondono a quella concezione di umanità, che si vuole universale, determinata nella storia da uomini bianchi, occidentali, cis, eterosessuali e borghesi. Affermare fino a che punto l’arte contemporanea possa arrogarsi il diritto di immaginare mondi è forse un compito al di là della nostra portata, ma nondimeno c’incoraggia richiamare le parole di Rosi Braidotti che, di fronte alla platea del museo Fridericianum di Kassel, parla degli artisti come bridge builders, non-accademici per eccellenza che si sono storicamente arrogati il diritto di costruire ponti tra sistemi di pensiero e discipline convenzionalmente condannate a non comunicare, non intersecarsi.

Provando a focalizzarci sul piano locale, pur seguendo un autore come James Bridle nel pensare una cultura costitutivamente “non-locale e intrinsecamente contraddittoria”1, crediamo che le richerche degli artisti italiani che animano questa edizione di Teatrum Botanicum riflettano proprio sulle logiche della narrazione della contemporaneità e dell’ambiente contemporaneo, sulla possibilità di continuare a leggere ed immaginare mondi. Storytelling è un termine già troppo carico di significati a noi piuttisto distanti, una parola che oggi preferiremmo non utilizzare. Preferiremmo, piuttosto, parlare di forme di narrazione non lineare che manifestano, seguendo nuovamente le parole di Bridle, un alto grado di attenzione che non viene messa narcisisticamente al servizio di cosiddetti processi di self-improvement né finalizzata ad un escapismo distratto, ma che invece si sforza di comprendere -ed agire – esattamente qui, dove ci troviamo2.

Arrivato alla sua quarta edizione, Teatrum Botanicum persiste nell’assumere una postura ben diversa da quella di una mostra curata – non per avversare a prescindere il più classico tra i formati espositivi, ma perchè siamo persuasi del fatto che lanciarci annualmente in tentativi d’interpretazione, specie in chiave generazionale dello scenario dell’arte emergente italiana, sarebbe un esercizio quantomeno non necessario. Un esercizio sicuramente non adatto ad una contemporaneità che, più che a tassonomizzare il presente, ci sfida a pensare per reti estremamente complesse e costruire ponti. È quindi a posteriori della selezione degli artisti che emergono i fili conduttori tra le diverse modalità di narrazione, con le quali un piccolo spaccato dello scenario dell’arte italiana, può azzardare racconti della contemporaneità. Un piccolo spaccato che, come ogni anno, è inevitabilmente parziale, contingente, accidentale ma nondimeno cerca di rispondere ad urgenze tanto estemporanee quanto vivide, oneste e, speriamo, condivise.

 

Con Altalena, Dario Bassani e Nelle Gevers, Derek MF Di Fabio, Alessandro Di Pietro, Donato Epiro, Marco Giordano, Isabella Mongelli, Gianmarco Porru, Giovanna Repetto, Jacopo Rinaldi, Caterina Erica Shanta, Luca Staccioli, Natália Trejbalová e Bellagio Bellagio, Francesco Venturi.

Anche quest’anno, vi rifocilleremo con la collaborazione di Isola Torino.

La mostra e il convegno sono realizzati con il sostegno della Compagnia di San Paolo, della Fondazione CRT, della Regione Piemonte e della Città di Torino.

 

1 – J. Bridle, Nuova Era Oscura (New Dark Age, Verso Books, 2018), trad. it. Fabio Viola,  NERO Editions, Collana Not, Roma, 2019.

2 – J. Bridle, Phenomenological Mismatch, pubblicato su Becoming Digital, collaborazione editoriale tra e-flux Architecture e Ellie Abrons, McLain Clutter, e Adam Fure del Taubman College of Architecture and Urban Planning.

*Il titolo del festival è un omaggio al lavoro di Uriel Orlow, Theatrum Botanicum

 

Assedio di Torino: omaggio floreale alla Consolata

in CULTURA E SPETTACOLI

Sabato mattina  in coincidenza con il 313° anniversario dell’inizio della battaglia di Torino del 1706, il generale Franco Cravarezza, direttore del museo Pietro Micca e dell’assedio di Torino del 1706, accompagnato da due Cannonieri del Gruppo Storico Pietro Micca della Città di Torino, ha portato alla Madonna Consolata uno omaggio floreale a forma di scudo sabaudo ed ha partecipato alla Santa Messa in suffragio di tutti i civili e soldati caduti durante l’assedio del 1706 celebrata da Monsignor Giacomo Maria Martinacci, Rettore del Santuario e Cancelliere della Curia.

Nell’accogliere l’omaggio floreale all’inizio della Messa, il Rettore ha evidenziato come la liberazione di Torino nel 1706 fu vitale per la Storia della Città e come la Consolata, devotamente invocata a protezione durante l’assedio, fu nominata Patrona di Torino proprio a tale merito.

Alla scoperta del cinema nelle circoscrizioni torinesi

in CULTURA E SPETTACOLI

A settembre ricominciano le attività dell’Associazione Piemonte Movie e tra queste anche TORINO FACTORY, laboratorio per filmmaker under 30, che si arricchisce di un nuovo capitolo: CINE CASE HISTORY

CINE CASE HISTORY è un ciclo di 9 incontri sui temi dell’industria del cinema che si svolgono nelle circoscrizioni cittadine dal 12 al 30 settembre.

Durante questi talk, professionisti della settima arte cittadina – tra cui Eugenio Allegri, Vito Martinelli, Pietro Casella, Paola Ronco, Massimo Ottoni, Daniele Gaglianone – racconteranno i loro “case history” tra cinema d’animazione, colonna sonora e sound design, montaggio, recitazione, il rapporto tra attore e regista, la distribuzione, trucco, parrucco e costume insieme ad alcuni dei giornalisti di testate locali e di settore.

 

Di seguito il comunicato stampa completo di programma, in allegato insieme ad alcune immagini a corredo.

Confidando nella tua attenzione, rimaniamo a disposizione per domande e curiosità.

Un caro saluto e buon lavoro,

Letizia e Mariapaola

Ufficio Stampa Piemonte Movie ]

Letizia Caspani 327.681.54.01 – Mariapaola Gillio 347.698.44.25

CINE CASE HISTORY

9 incontri con il cinema…e altro

 

La “pellicola” di Torino Factory, il contest-videolab per filmmaker under 30 che promuove il cinema torinese, si arricchisce di un nuovo spezzone: CINE CASE HISTORY, un ciclo di incontri sui temi del cinema pensato per appassionati e curiosi che si terranno nelle otto circoscrizioni cittadine, già scenario delle attività di Torino Factory.

 

CINE CASE HISTORY propone 9 appuntamenti in cui i professionisti della settima arte locale racconteranno i loro “case history”, storie e aneddoti, in un clima informale dove scambiarsi ricordi, idee e progetti su tutto ciò che ruota intorno al grande schermo, accompagnati da alcuni giornalisti delle principali testate locali e di settore, che ogni giorno si occupano di cinema e cultura con occhio attento e indagatore sullo stato di salute della cinematografia cittadina: Fabrizio Dividi (Corriere della Sera), Emiliano Fasano (Asifa Italia), Carlo Griseri (Cinemaitaliano.info), Maurizio Menicucci (Rai 3 Regione), Tiziana Platzer (La Stampa), Roberta Mucchi (Radio Italia Uno Piemonte)Roberta Scalise (Cronaca Qui)Fabrizio Vespa (Sugo News).

 

Il primo evento in programma giovedì 12 settembre (Spazio Arci Torino, ore 18-20) è realizzato in collaborazione con il Moving Tff e l’Associazione Altera, e darà al pubblico l’opportunità di scoprire il lavoro che sta dietro alla circolazione di cortometraggi con i fondatori della casa di distribuzione e sales agency Lights On.

Dai film brevi si passerà lunedì 16 settembre (Casa di quartiere San Salvario, ore 18.30-20.30) al cinema di animazione grazie all’esperienza della casa di produzione Studio Ibrido e il regista Massimo OttoniMartedì 17 settembre (Bagni di via Agliè, ore 17-19) sarà l’occasione per esplorare l’affascinante mondo della creazione di abiti e mode per il cinema con la costumista Paola Ronco e la truccatrice Nadia Ferrari. Sarà poi l’apprezzato regista teatrale e attore di teatro e cinema Eugenio Allegri a svelare al pubblico vizi e virtù dell’uomo davanti alla cinepresa giovedì 19 settembre (Hub Cecchi Point, ore 18.30-20.30). Venerdì 20 settembre (Cascina Roccafranca, ore 18-20) un tuffo nell’atmosfera che il suono dona al cinema con Pietro Giola (Machiavelli Music) e del fonico Vito Martinelli che racconteranno al pubblico la magia del sound design.

Martedì 24 settembre (+Spazio4, ore 18.30-20.30) la truccatrice Nadia Ferrari e la parrucchiera Giorgia Martinetti parleranno di trucco e parrucco, risorsa imprescindibile per il cinema e le sue maschere. Il settimo appuntamento mercoledì 25 settembre (Casa del Parco, ore 18.30-20.30) sarà dedicato alla “regia occulta”, ovvero il montaggio, componente essenziale nella creazione di un film, raccontata dal montatore Stefano CraveroGiovedì 26 settembre (Vallette Officine CAOS, ore 17-19) di nuovo protagonista l’aspetto sonoro, ma questa volta nel ruolo di colonna sonora con l’esperienza del cantautore Luca Morino e del musicista Gianluca Vacha.

L’ultimo incontro, lunedì 30 settembre (Bibliomediateca Mario Gromo, ore 18-20) rivelerà i retroscena della relazione regista-attore, dal punto di vista del regista Daniele Gaglianone e degli attori Pietro Casella e Francesco Lattarulo dei Senso D’Oppio.

 

Cine Case History ha l’obiettivo di avvicinare le persone al mondo del cinema e al progetto Torino Factory, che alla base ha lo sviluppo del legame tra la città di Torino e la sua fiorente industria cinematografica. Mentre il contest-videolab vede le troupe partecipanti alla 2ª edizione attualmente impegnate nelle ultime fasi di realizzazione dei propri corti che verranno presentati al prossimo Torino Film Festival (22-30 novembre 2019), è in corso la ricerca dei partecipanti alla 3ª edizione: la call, aperta fino al 31 dicembre 2019, raccoglierà teaser della durata massima di 3’, girati per almeno l’80% in una o più delle circoscrizioni torinesi (bando completo su bit.ly/TorinoFactory2019).

 

CINE CASE HISTORY – il programma | ingresso gratuito

 

Giovedì 12 settembre, ore 18.00-20.00 / Spazio Arci Torino – Via Verdi 34

Distribuzione. Come far circolare i cortometraggi

Ospiti: Lights On – Sales Agent

Moderatore: Alessandro Gaido

 

Lunedì 16 settembre, ore 18.30-20.30 / Casa di quartiere San Salvario – Via Morgari 14

Cinema di animazione. Studiare, creare, lavorare nel mondo dell’animazione

Ospiti: Studio Ibrido (casa di produzione cinematografica d’animazione) e Massimo Ottoni (regista)

Moderatore: Emiliano Fasano (Asifa Italia)

 

Martedì 17 settembre, ore 17.00-19.00 / Bagni di via Agliè – Via Agliè 9

Costumi. Creare abiti e mode per il cinema

Ospiti: Paola Ronco (costumista) e Nadia Ferrari (truccatrice)

Moderatore: Roberta Scalise (Cronaca Qui)

 

Giovedì 19 settembre, ore 18.30-20.30 / Hub Cecchi Point –  Via Cecchi 17

L’Attore. Vizi, segreti e virtù dell’uomo davanti alla cinepresa

Ospite: Eugenio Allegri (regista teatrale, attore di teatro e cinema)

Moderatore: Tiziana Platzer (La stampa)

 

Venerdì 20 settembre, ore 18.00-20.00 / Cascina Roccafranca – Via Rubino 45

Sound design. Musica e suoni per creare il cinema

Ospiti: Pietro Giola (Machiavelli Music) e Vito Martinelli (sound designer e fonico)

Moderatore: Fabrizio Vespa (Sugo News)

 

Martedì 24 settembre, ore 18.30-20.30 / +Spazio4 – Via Saccarelli 18

Trucco e parrucco. La settima arte si maschera

Ospiti: Nadia Ferrari (truccatrice) e Giorgia Martinetti (parrucchiera)

Moderatore: Roberta Mucchi (Radio Italia Uno Piemonte)

 

Mercoledì 25 settembre, ore 18.30-20.30 / Casa nel parco – Via Panetti 1

Montaggio. La regia occulta

Ospite: Stefano Cravero (montatore)

Moderatore: Fabrizio Dividi (Corriere della sera)

 

Giovedì 26 settembre, ore 17.00-19.00 / Vallette Officine CAOS – Piazza Montale 1

Colonne sonore. La musica che resta

Ospiti: Luca Morino (cantautore) e Gianluca Vacha (musicista)

Moderatore: Carlo Griseri (Cinemaitaliano.info)

 

Lunedì 30 settembre, ore 18.00-20.00 / Bibliomediateca Mario Gromo – Via Serao 8a

Attori e registi. La convivenza obbligatoria

Ospiti: Daniele Gaglianone (regista), Pietro Casella e Francesco Lattarulo dei Senso D’Oppio (attori)

Moderatore: Maurizio Menicucci (Rai 3 Regione)

 

INFORMAZIONI www.piemontemovie.com – segreteria@piemontemovie.com

 

CINE CASE HISTORY è un progetto di Torino Factory, realizzato da Associazione Piemonte Movie, con la direzione artistica di Daniele Gaglianone e la direzione generale di Alessandro Gaido. È promosso dalla Città di Torino in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte, Torino Film Festival, Moving TFF – Associazione Altera, Rete delle Case di Quartiere, Centro Nazionale del Cortometraggio, Bibliomediateca Mario Gromo e con il patrocinio di GAI – Associazione per il Circuito Giovani Artisti Italiani.

 

“Torino Spiritualità” riflette su buio, ombra e veglia

in CULTURA E SPETTACOLI

Torino Spiritualità  torna come ogni settembre in città dal 26 al 29 settembre. A cura del Circolo dei Lettori è la quindicesima edizione intitolata Ad infinita notte, che rifletterà su buio, ombra e veglia. Novara ospiterà, per iniziare, dal 20 al 22 settembre, Scarabocchi,  sottotitolo  “il mio primo festival”, iniziativa dedicata al disegno e non solo, e un festival a misura di famiglie con riflessioni di grandi intellettuali per sperimentare dal vivo in laboratori. Poi la seconda edizione a Torino per il Festival del Classico, in scena dal 17 al 20 ottobre un tuffo nella cultura antica per riflettere sulla libertà.

«È un titolo bellissimo che riunisce i festival in un unico percorso – ha osservato l’assessore alla cultura di Torino Francesca Leon – una moltitudine di pensieri, voci e parole. Grazie alle riflessioni portate avanti da questi festival potremo imparare qualcosa in più con persone che hanno pensato e portato avanti innovazione e pensiero. Insieme al Circolo dei lettori la Città di Torino partecipa alla progettazione per il Salone del libro in seguito al protocollo di intesa, speriamo che ora si prosegua con il percorso che porta la Città tra i soci fondatori del Salone: insieme possiamo avere più forza e sinergia, come abbiamo alle spalle le Biblioteche civiche, per esempio».

La Regione conferma il sostegno all’iniziativa per accrescere la cultura del territorio e sviluppare i valori di crescita per la società.

Armando Bonaiuto  propone il suo calendario diffuso di incontri che nel 2019 rifletteranno sul tema della notte, sulla sua ambivalenza e ambiguità, sul suo «margine vibrante di inquietudine, fascino e mistero». Matteo Caccia, Neri Marcorè, Dario Argento, Ascanio Celestini, sono solo alcuni dei protagonisti di un  programma intenso, in cui si intrecciano due cicli di approfondimenti, quelli biblici e quelli dedicati alle supernove, stelle esplose, simbolo di alcune personalità del 900. Molti anche gli  ospiti stranieri come  teologo inglese Timothy Radcliffe, lo scrittore e presbitero spagnolo Pablo d’Ors, il teologo e poeta portoghese José Tolentino Mendonça

Ottobre sarà infine il mese del Festival del classico, con l’obiettivo di spolverare i classici, affinché tornino vivaci compagni di viaggio per valorizzare la cittadinanza consapevole.

Tra gli ospiti della seconda edizione: il filologo classico e storico Luciano Canfora, il filologo Maurizio Bettini, i filosofi Massimo CacciariUmberto GalimbertiSalvatore Natoli e Mauro Bonazzi, la filosofa Franca D’Agostini, il latinista Ivano Dionigi, l’attore Moni Ovadia, l’attrice Lella Costa, i linguisti Massimo Arcangeli e Gian Luigi Beccaria, i matematici Piergiorgio Odifreddi e Lucio Russo, lo storico della filosofia antica Giuseppe Cambiano, il giurista Armando Spataro, il direttore di La Stampa Maurizio Molinari e il direttore di L’Espresso Marco Damilano e molti altri.

Il cult “Sutra” apre il Torinodanza Festival

in CULTURA E SPETTACOLI

11 settembre – 26 ottobre

SIDI LARBI CHERKAOUI E I MONACI DEL TEMPIO CINESE SHAOLIN INAUGURANO IL FESTIVAL TORINODANZA 2019 CON “SUTRA” SPETTACOLO CULT DEL NUOVO MILLENNIO

 

 

L’inaugurazione di Torinodanza 2019 sarà programmata al Teatro Regio mercoledì 11 settembre 2019, alle ore 21.00, con il debutto di SUTRA spettacolo considerato un cult del nuovo Millennio, creato da Sidi Larbi Cherkaoui, con la collaborazione dello scultore Antony Gormley e le musiche di Szymon Brzóska.

 

A Torino sarà eccezionalmente Sidi Larbi Cherkaoui a danzare insieme ai Monaci del Tempio cinese Shaolin. Lo spettacolo, infatti, da molti anni è portato in scena da un altro danzatore e Sidi Larbi Cherkaoui si riserva di interpretarlo solo in alcune occasioni particolari. Con questa inaugurazione si suggella il ruolo di Sidi Larbi Cherkaoui come artista associato di Torinodanza, presente al festival anche con la sua ultima creazione, Session, realizzata con Colin Dunne, una coproduzione di Torinodanza, programmata al Teatro Carignano di Torino, in esclusiva per l’Italia, il 19 e il 20 settembre.

 

Con questo pezzo l’artista belga raggiunge forse il punto più alto della sua personale sintesi tra filosofia orientale e pensiero occidentale. L’incontro che si celebra in Sutra è tra la danza contemporanea di matrice occidentale e la pratica del kung fu: il risultato è uno spettacolo energico, fortemente razionale nelle linee geometriche della coreografia, in cui la specialità delle arti marziali rivela tutta la sua eleganza, bellezza, rigore e forza.

 

Lo spettacolo sarà replicato il 12 settembre alle ore 21.00.

Sutra è inserito in MITO SettembreMusica, con cui prosegue la ormai consolidata collaborazione.

 

 

LA SCHEDA DELLO SPETTACOLO

 

Sutra, in sanscrito significa filo e si è evoluto nella storia del pensiero orientale in significati che oscillano tra aforisma, insegnamento, canone, ecc. Il titolo anticipa il senso profondo di questo spettacolo creato nel 2008 da Sidi Larbi Cherkaoui con diciannove Monaci del Tempio buddhista cinese Shaolin e ripreso a dieci anni di distanza come vero e proprio spettacolo cult del nuovo Millennio.

Tutto nasce da una prima visita al monastero di Shaolin nel 2007 dopo la quale Sidi Larbi Cherkaoui decide di lavorare a stretto contatto con i monaci per sviluppare un progetto comune. Invita Antony Gormley a creare la scenografia e il compositore polacco Szymon Brzóska per la musica dal vivo. Sutra è diventato un comune viaggio di scambio culturale e sociale, un universo artistico che parla della vecchia e della nuova Cina, di trasformazioni, giochi e danza. Lo spettacolo riassume anche il punto di snodo culturale nel quale il coreografo belga di origine magrebina si colloca, ponendo al centro del suo personale percorso i temi della cura e dell’attenzione verso l’altro, dell’esplorazione di culture diverse, della tensione verso nuove forme di spiritualità.

I monaci impegnati in Sutra provengono dal Tempio originale di Shaolin, situato vicino alla città di Dengfeng nella provincia cinese di Henan e fondato nel 495 d.C. da monaci originari dell’India. Nel 1983, il Consiglio di Stato definì il Tempio di Shaolin come il principale tempio buddista nazionale.

I monaci seguono una rigorosa dottrina buddista, con arti marziali di kung fu e tai chi che formano parte integrante della loro pratica quotidiana. L’incontro che si celebra in Sutra è tra la danza contemporanea di matrice occidentale e la pratica del kung-fu: il risultato è uno spettacolo energico, fortemente razionale nelle linee geometriche della coreografia, in cui la specialità delle arti marziali rivela tutta la sua eleganza, bellezza, rigore e forza. La precisione del gesto è sostenuta dalla pratica meditativa che è parte della disciplina religiosa buddista dei Monaci Shaolin e Sidi Larbi Cherkaoui la trasforma in un’opera sofisticata e potente che ha girato tutti i continenti. Sutra si avvale delle scenografie dell’artista visivo Antony Gormley (si ricordano Noetic e Icon che hanno inaugurato Torinodanza 2018): in scena 21 casse di legno che vengono spostate come tessere del domino, creando muri, ponti, altre forme immaginarie. Lo spazio si trasforma attraverso i movimenti dei danzatori sulla scena. La realizzazione di questo spettacolo ha rappresentato un momento di svolta nella carriera di Sidi Larbi Cherkaoui, consacrandolo come uno degli indiscussi protagonisti della scena coreografica internazionale e consolida la sua collaborazione come artista associato di Torinodanza festival.

 

Sidi Larbi Cherkaoui

(1976) è una figura chiave nella danza internazionale contemporanea: le sue produzioni, pensate da sole o come risultato di collaborazioni, sono state ospitate in importanti teatri e festival internazionali. Il suo stile personale, sviluppatosi durante la sua formazione presso la prestigiosa scuola belga PARTS e il lavoro su hip hop e jazz, si innerva con l’interesse verso multiculturalismo, esplorazione delle identità sociali, religiose ed etniche. Sidi Larbi Cherkaoui per alcuni anni ha fatto parte del collettivo Les ballets C. de la B, un focus importante della scena creativa belga ideato da Alain Platel e Koen Augustijnen.

 

Antony Gormley

Inglese, di madre tedesca e padre irlandese, con le sue opere ha dato nuova vita all’immagine umana nella scultura, con un’approfondita ricerca sul corpo quale sede di memoria e trasformazione, utilizzando il suo stesso corpo come soggetto, strumento e materiale. A partire dal 1990 l’artista ha allargato il suo interesse verso la condizione umana per rivolgere la sua esplorazione al corpo collettivo, alla folla, e alla relazione tra il sé e l’altro, in installazioni su larga scala quali Allotment, Critical Mass, Another Place, e le più recenti Domain Field e Inside Australia. Insignito più volte del Turner Prize, ha collaborato con Cherkaoui in diversi spettacoli.

 

TORINODANZA | I PARTNER

Torinodanza 2019 è un progetto realizzato da Torinodanza festival/Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, maggior sostenitore Compagnia di San Paolo, con il sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione per la Cultura Torino, in partenariato con Intesa Sanpaolo.

Il festival Torinodanza, nato nel 1987, è organizzato dal 2009 dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale.

 

www.torinodanzafestival.it

 

SERATA DI INAUGURAZIONE

Teatro Regio

11 – 12 settembre 2019 – ore 21.00 (Regno Unito, Belgio, Cina)

SUTRA

direzione e coreografia Sidi Larbi Cherkaoui

creazione visiva e scene Antony Gormley

musiche Szymon Brzóska

con Sidi Larbi Cherkaoui e i Monaci del Tempio Shaolin

Sadler’s Wells London Production

 

Spettacolo inserito in MITO SettembreMusica

©PhotoHugo Glendinning

 

OGR Torino compiono 2 anni e annunciano un intenso programma di attività

in CULTURA E SPETTACOLI

Quando due anni fa, al Teatro Regio, il presidente della CRT, Giovanni Quaglia, aveva illustrato l’intenzione di avviare la riqualificazione delle nuove OGR, da restituire alla città dalla Fondazione CRT, con l’intento di creare un Distretto della Creatività e dell’Innovazione, punto d’incontro di mostre, spettacoli, concerti, eventi di teatro e danza, laboratori, start up e imprese innovative, in molti non crederono che ci sarebbe stato un tale successo.

 

Un luogo che ha ribadito il presidente delle OGR, Fulvio Gianaria diventa progetto di riconversione industriale finalizzato a far convivere al proprio interno la ricerca artistica, quella in ambito tecnologico e l’inclusione per la cittadinanza che vive le OGR.

 

Il programma è stato presentato dal direttore generale Lapucci e illustrato dal direttore artistico Nicola Ricciardi.

 

Sabato 28 settembre 2019 si celebrano la conclusione della Biennale dell’Immagine in Movimento e l’inizio di una nuova stagione artistica, con visite speciali, performance inedite e i concerti serali di Fatima Al Qadiri, Ninos Du Brasil, DJ Nigga Fox e Kode 9.

Sarà inoltre possibile assistere all’inedita performance del duo MASBEDO, che presenterà all’interno del Duomo delle OGR il progetto Esercizi di violenza, in collaborazione con Davide Tomat e G.U.P. Alcaro.

 

La performance, il cui tema principale è la rappresentazione della rabbia nell’arte e nel cinema contemporaneo, è concepita come uno studio preliminare della grande mostra che li vedrà coinvolti presso le OGR nell’autunno 2020.

Nel pomeriggio susseguiranno una serie di incontri, tra cui la presentazione del volume Museums at the Post-Digital Turn, realizzato da OGR in collaborazione con AMACI – Associazione dei Musei d’arte Contemporanea Italiani.

 

Protagonista della serata sarà invece la musica: i quattro show curati da OGR in collaborazione con il festival avant-pop Club To Club e il Centre d’Art Contemporain di Ginevra consolidano la volontà delle ex Officine Grandi Riparazioni di farsi promotrici di nuovi ponti tra eccellenze locali e partner internazionali. Per l’occasione si alterneranno sul palco della Sala Fucine Fatima Al Qadiri e Ninos Du Brasil, entrambi con live show, DJ Nigga Fox e Kode 9, con due dj set fino a tarda notte.

Nel 2020 e 2021 inaugureranno quattro grandi mostre site-specific, che grazie alle opere di artisti internazionali come Trevor Paglen, Jessica Stockholder, Magdalena Abakanowicz e Giuseppe Gabellone continuano il processo di costante trasformazione del Binario 1 delle OGR.

 

Il Binario 2 si conferma come il Laboratorio attraverso la combinazione di format espositivi sperimentali – la seconda edizione di Dancing is what we make of fallingin primavera e un inedito intervento dei MASBEDO in autunno – e progettualità più divulgative, come la mostra interattiva New Urban Body e il percorso immersivo Moon & Beyond.

 

Consolidata la partnership con Artissima, Club To Club e AMACI, e si avviano nuove collaborazioni internazionali con la Tate Modern di Londra, il British Council, “la Caixa” Foundation di Barcellona, e il Pushkin Museum XXI di Mosca, il nuovo Dipartimento del Museo Pushkin dedicato al contemporaneo che inaugurerà ufficialmente la sua sede nel 2021.

 

Il programma completo su www.ogrtorino.it

 

Tommaso Lo Russo

 

“Sulle sponde del Tigri”. Meraviglie archeologiche al Mao

in CULTURA E SPETTACOLI

 Da Seleucia e Coche, in esclusiva esposizione a Torino. Dal 21 settembre 2019 al 12 gennaio 2020

Ceramiche, terrecotte, vetri e oggetti d’uso comune. In tutto 40 piccoli reperti che raccontano la storia quotidiana di antichissime civiltà cariche di fascino e dell’inevitabile, intraducibile mistero che il tempo addebita alla solo apparente banalità delle cose prodotte dall’uomo nello scorrere dei millenni. Esposti al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino, provengono dagli scavi, svolti a partire dal 1964 e che portarono alla luce strutture abitative e manufatti di varia natura, dal subalpino “Centro Ricerche Archeologiche e Scavi per il Medio Oriente e l’Asia”, nei siti di Seleucia e Coche, due fra le maggiori capitali di importanza e dimensioni ineguagliate, sorte in uno dei punti più nevralgici di quella rete globale – la Mesopotamia centrale – che, nei lunghi secoli intercorsi fra l’impresa di Alessandro Magno e l’avvento dell’Islam, univa il Mediterraneo alla Cina. Fondata in quel luogo alla fine del IV secolo a. C., Seleucia al Tigri, assunse al tempo i caratteri di una metropoli estesa quanto Torino nel Settecento; a seguirla, sull’altra sponda del fiume, la mitica Ctesifonte, poi integrata nel III secolo d. C. con la città di Coche (o Veh Ardashir).

Entrambe rappresentarono due potenti e fra loro rivaleggianti poli d’attrazione sulle sponde opposte del Tigri, alternandosi nel reggere le sorti di imperi che furono nei secoli la controparte di Roma. All’approfondimento della loro storia civile e culturale, messa in dialogo fra la produzione di età ellenistico-partica proveniente dal sito di Seleucia, con quella sasanide (secondo impero persiano) di Coche, contribuisce certamente la rassegna “Sulle sponde del Tigri”, ospitata al MAO e curata da Vito Messina, Alessandra Cellerino ed Enrico Foietta con la collaborazione di Claudia Ramasso.

Fra i pezzi più interessanti presenti in mostra il “Versatoio di kernos (vaso a fontana)” a forma di pesce, ritrovato a Seleucia e risalente all’incirca al II secolo d. C. e – come tutti i vasi a fontana – impiegato presumibilmente in importanti e particolari cerimonie durante le quali si effettuavano offerte di bevande come acqua, latte o vino; curioso e di semplice ingegnosità anche il “Vasetto a cestino”, quasi certamente un incensiere portato alla luce nel sito di Coche e collocabile fra il III e il IV secolo d. C., insieme al “Sacerdote” del II secolo d. C. (con la lunga tunica e l’alto copricapo riferibili al culto di divinità locali o iraniche) di età seleuco – partica e all’essenziale “Figura femminile nuda distesa su un fianco” ( II secolo d. C. ), rinvenuta in un corredo funerario a Seleucia dove simili “figure” erano particolarmente diffuse e paiono riprodurre modelli di origine occidentale, sebbene la “variante nuda” si ispiri, proprio per questa sua caratteristica, anche alla tradizione mesopotamica.

Immaginata nell’ambito del progetto “Collezioni (in)visibili” promosso dal “Dipartimento di Studi Storici” dell’Università di Torino e finanziato dalla Fondazione CRT, la mostra allestita nelle sale del Museo di via San Domenico, fino al 12 gennaio 2020, è decisamente preziosa (pur nelle sue contenute dimensioni) e meritevole di particolare attenzione, in quanto non esistono in Europa collezioni di reperti archeologici provenienti da Seleucia e Coche, ad eccezione di quella conservata oggi, per l’appunto, al MAO: nel mondo, solo il Kelsey Museum di Ann Arbor (Michigan) e l’Iraq Museum di Baghdad vantano analoghe collezioni.
Durante il periodo di apertura dell’esposizione, sono previste conferenze ed attività didattiche rivolte a scuole e a famiglie, mirate ad avvicinare bambini e ragazzi al mestiere dell’archeologo e alla lavorazione dell’argilla.

Gianni Milani

***
“Sulle sponde del Tigri”
MAO – Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436932 o www.maotorino.it
Dal 21 settembre 2019 al 12 gennaio 2020
Orari: mart. – ven. 10/18; sab. e dom. 11/19

 

 

Nelle foto:

– “Versatoio di kernos (vaso a fontana) a forma di pesce”, Seleucia, età seleuco-partica, ceramica – doppia matrice, ca. II secolo d. C
-“Vasetto a cestino”, Coche, età sasanide, ceramica invetriata, III-IV secolo d. C.
– “Sacerdote”, Seleucia, età seleuco-partica, terracotta-matrice singola, II secolo d. C.
– “Figura femminile nuda”, Seleucia, età seleuco-partica, terracotta-doppia matrice, II secolo d. C.
– “Piccola anfora con collo dipinto a bitume”, Coche, età sasanide, ceramica-fattura al tornio e a mano, V secolo d. C.

L’11 settembre 1697

in CULTURA E SPETTACOLI

Il primo fatidico “11 settembre” si combatté sulle rive del Tibisco: a Zenta, nei pressi del Danubio, in terra ungherese, fu fermata l’avanzata dell’esercito ottomano in Europa che dopo la disfatta epocale davanti alle mura di Vienna nel 1683 aveva riconquistato Belgrado nell’ottobre del 1690 e minacciava nuovamente l’Ungheria. Erano tutt’altro che annientati i turchi che ripresero vigore pensando di portare nuovamente le loro armate nel cuore dell’Europa. Quel giorno Eugenio di Savoia, al comando dell’esercito imperiale d’Asburgo, inflisse ai turchi una sconfitta disastrosa. Era l’11 settembre 1697: la battaglia di Zenta (oggi Senta, nel nord della Serbia) fu uno scontro determinante della guerra contro i turchi, iniziata con l’assedio di Vienna nel cuore dell’Europa, e si può considerare il primo vero “11 settembre” della storia del secolare scontro di civiltà tra cristiani e musulmani, tra il Cristianesimo e l’Islam incarnato a quel tempo dalla potenza ottomana. Non quindi il recente l’11 settembre 2001, di cui ricorre oggi il sedicesimo anniversario, né tanto meno il 12 settembre 1683, il mitico anno della liberazione di Vienna asburgica dall’assedio del Gran Vizir Kara Mustafà, anche se alcuni giornalisti e registi si dilettano a fissare la data della battaglia di Vienna nel giorno della vigilia, l’11 settembre, per trovare a tutti costi un’analogia storica con il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle di New York. In realtà la battaglia alle porte di Vienna si svolse nella giornata del 12 settembre, dalle prime luci del giorno fino al tardo pomeriggio. Poco male, si dirà, tuttavia si scrivono poderosi libri su Vienna e non si parla mai della vittoria di Zenta che pose fine alla minaccia turca per l’Europa cristiana esaltando la fama di Eugenio come uno dei più abili generali e strateghi del suo tempo. Sulle sponde del Danubio gli ottomani sconfitti furono costretti ad accettare le condizioni del trattato di pace di Karlowitz del 26 gennaio 1699, il primo trattato imposto ai turchi dalle potenze cristiane. L’imperatore d’Asburgo riprese gran parte dell’Ungheria, abbattendo il vessillo della Mezzaluna dopo 150 anni di dominio, e la Transilvania mentre Venezia prendeva possesso della Morea e della Dalmazia. Nei saloni dei suoi Palazzi viennesi il Principe si aggiornava sui movimenti dei turchi nei Balcani e passava in rassegna le proprie truppe, la fanteria, i dragoni a cavallo, gli ussari d’assalto. Si preparava a un nuovo scontro con i turchi di cui non si fidava. Li conosceva bene, li aveva già combattuti e sconfitti in Austria e in Ungheria. Il sultano Mustafà II era partito da Belgrado al comando di 100.000 uomini, un esercito immenso composto da giannizzeri, cavalleria, artiglieri, seguiti da una moltitudine di artigiani, cuochi, giocolieri, donne dell’harem ed eunuchi. Non si conosceva la direzione dell’armata turca. Soltanto il 7 settembre Eugenio venne a sapere da un pascià disertore che il sultano aveva raggiunto il fiume Tibisco vicino al villaggio di Zenta allestendo in gran fretta un ponte di sessanta barche per farvi transitare il suo esercito diretto verso Temesvàr (Timisoara) e la Transilvania. Eugenio di Savoia era diventato solo un mese prima, nell’agosto 1697, comandante dell’esercito imperiale austriaco. Nel pomeriggio dell’11 settembre una parte della cavalleria turca aveva già guadato il fiume ma il grosso dell’esercito era rimasto sull’altra sponda formando un semicerchio intorno al ponte con trincee, depositi di armi e viveri e fortificazioni che però non ebbe il tempo di completare. Il principe Eugenio era ancora lontano dal fiume ma i suoi messaggeri lo aggiornarono in breve tempo sui piani dei turchi. L’occasione per attaccarli era troppo favorevole. Non perse tempo e ordinò ai suoi uomini di avanzare e dopo una lunga estenuante marcia arrivò nei pressi del fiume. Il Principe era raggiante: i turchi erano davanti a lui, sulla sponda occidentale del Tibisco, circondati dalla sua cavalleria. Lanciò i dragoni imperiali all’assalto gettando nello scompiglio il campo turco, al di qua del Tibisco, dove si trovava il grosso delle truppe nemiche. Gli ottomani furono travolti e sbaragliati dalla furia degli austriaci. I giannizzeri, il corpo d’elite dell’esercito della Mezzaluna, attaccati da ogni parte si difesero fino all’ultimo con armi da fuoco e scimitarre per poi darsi alla fuga che si trasformò presto in un massacro. Molti soldati turchi furono uccisi sul ponte e tanti altri morirono annegati nel fiume rosso di sangue. Galleggiavano così tanti corpi che, scrisse Eugenio nel suo diario di battaglia, “i suoi soldati potevano stare in piedi sui cadaveri dei turchi come su un’isola”. L’esercito sultaniale cadde sotto il fuoco dei cannoni imperiali e fu distrutto. Quindicimila uomini morirono combattendo e altri 10.000 annegarono nel Tibisco. Poche centinaia si misero in salvo sulla riva orientale del fiume tra cui il sultano che evitò di essere catturato e fuggì con un manipolo di fedelissimi verso Temesvàr. Il gran visir e alcuni governatori della Bosnia e dell’Anatolia insieme a numerosi ufficiali furono uccisi. In campo austriaco si contarono appena 400 morti e un migliaio di feriti. Anche il bottino catturato era favoloso e comprendeva migliaia di carri, almeno 20.000 cammelli e 800 cavalli, 400 bandiere, denaro e armi in gran quantità. Tra i trofei finiti nelle mani dei vincitori c’era anche il sigillo del sultano (il Tughra, in turco-ottomano) che il gran visir portava al collo come segno della sua autorità. Eugenio lo raccolse nella polvere insanguinata della battaglia, tra destrieri caduti sul terreno, soldati morti o feriti e armi abbandonate, e oggi si trova nel Museo viennese di storia militare. I combattimenti cessarono nella tarda serata, “come se, scrisse il feldmaresciallo all’imperatore, il sole non avesse voluto tramontare prima di aver assistito al completo trionfo delle gloriose armi di Vostra Maestà Imperiale”. L’apoteosi delle gesta del principe Eugenio emerge in tutto il suo fulgore nei palazzi e nei giardini viennesi, come il Belvedere, decorati con allegorie che celebrano le sue grandiose battaglie contro i turchi. Dopo l’11 settembre di Zenta la potenza della Mezzaluna decadde in Europa anche se i sultani del Bosforo rimasero una minaccia costante sia a est che a Occidente e l’esercito ottomano era ancora, per le sue dimensioni, la più grande armata d’Europa, un nemico eccezionale. Un dubbio tuttavia resta nei pensieri e nelle analisi degli storici a oltre tre secoli di distanza: la fama di Zenta e delle altre vittorie contro il feroce Turco erano davvero merito esclusivo di Eugenio e delle sue truppe imperiali o sono da imputare anche agli errori tattici dei turchi sul campo di battaglia e al logoramento della loro forza militare. Forse la verità sta nel mezzo ma ciò non toglie, come ha scritto Joseph von Hammer, il principale studioso dell’Impero ottomano, che “la battaglia di Zenta diede all’impero asburgico la vittoria definitiva e determinò irrevocabilmente il declino di quello ottomano”. Ma la guerra del Prinz sabaudo e dell’imperatore Leopoldo I contro i turchi continuò, restava da riconquistare Belgrado, ancora in mano al sultano. L’11 settembre di tre secoli fa era stata vinta a Zenta una battaglia molto importante ma non definitiva perchè una parte dell’esercito turco era riuscito a mettersi in salvo. Il grande “scontro di civiltà” era destinato a non tramontare.

Filippo Re

 

Da qui si Torna su