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CULTURA E SPETTACOLI - page 3

Creature reali e fantastiche

in CULTURA E SPETTACOLI

Ritornano i “Kakemono” al MAO-Museo d’Arte Orientale di Torino. Fino al 4 ottobre

Opere estremamente delicate, in quanto realizzate in tempi remoti su carta o seta o cotone, per mantenersi inalterate nel tempo devono obbligatoriamente sottoporsi a periodiche soste di riposo ben custodite in appositi contenitori, al riparo delle luci della ribalta, per poi ripresentarsi al pubblico in perfetta “forma” con le loro misteriose immagini, evocatrici di simbologie e leggende le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Sono i “Kakemono” o “Kakejiku”, classici dipinti – o calligrafie – giapponesi eseguiti su rotolo verticale per essere appesi a parete ( a differenza degli “Emakimono”, rotoli pittorici che vengono invece aperti in senso orizzontale su una superficie piatta) e che ritornano in mostra, più fascinosi che mai, nelle sale del MAO-Museo d’Arte Orientale, dopo il forzato e saggio periodo di “letargo”, in rotazione con altre opere appartenenti alla Collezione del Museo di via San Domenico a Torino. Fil rouge che lega i dipinti presenti in mostra la rappresentazione, rispetto alla quale fin dal XII secolo gli artisti giapponesi hanno dato prova di straordinaria abilità compositiva e interpretativa, di soggetti animali: “creature reali e fantastiche” (come recita il titolo della rassegna), che fin dai tempi più antichi popolano l’arcipelago, così come l’immaginario del suo popolo e dei racconti tradizionali passati nel tempo di generazione in generazione e di artista in artista. La nuova rotazione di “Kakemono” trae dunque spunto da questa ricca produzione artistica, presentando, fino al prossimo 4 ottobre, una selezione di creature della terra, dell’acqua e dell’aria che sono immagini rappresentative di un mondo naturale dove allegoria, leggenda e mito si fondono in un unicum carico di sottile mistero e magica poesia. Così nel dittico di Scuola Kano, la più importante e longeva dell’arte giapponese (attiva dal XV al XIX secolo), il drago, protettore dell’Est e della primavera, dialoga con la tigre, emblema dell’Ovest e dell’autunno: l’abile gioco di pennellate a inchiostro concretizza l’abbinamento propizio di forze complementari, dominatrici di cielo e terra. A volgere lo sguardo al cielo verso la tonda luna è invece la rasserenante “Coppia di conigli” protagonista del dipinto di Maruyama Oshin (1791-1839): sono i conigli lunari, associati alla festa di metà autunno, quando, secondo la leggenda, è possibile scorgere sulla faccia lunare la forma di un coniglio intento a preparare il dolce tradizionale, il mochi. L’associazione del coniglio con la luna rinvia anche alla figura della principessa lunare, da cui la trasposizione moderna di “Sailor Moon”, protagonista di un cartone animato popolare in Italia. Proseguendo nell’iter espositivo, troviamo poi la bellissima “Coppia di carpe” del celebre Maruyama Okyo (1733-1795; attivo alla corte imperiale e fondatore della “Maruyama-Shijo”, fra le scuole naturaliste più prestigiose dell’epoca) che pare prendere vita, tanto è dettagliata la resa delle squame. E non è solo una questione di stile: “La carpa, in giapponese ‘koi’, rinvia – dicono al MAO – alla parola omofona che significa ‘amore’, e l’associazione simbolica è rafforzata proprio dalla scelta di presentare l’animale in coppia”. Altrettanto fine è ancora il dettaglio delle zampe della “Coppia di gru” di Kawamura Bunpo (1779-1821), artista di Kyoto, nelle cui opere la tradizione tematica giapponese si allarga a influenze realistiche occidentali. “L’augurio di longevità convogliato tradizionalmente da questa creatura si unisce all’auspicio di pace e speranza, di cui la gru è divenuta simbolo dopo la seconda guerra mondiale”. Nel corridoio che al Museo ospita le stampe policrome è anche presentata una selezione di “Ukiyo-e” ( genere di stampa artistica su carta, fiorita nel cosiddetto periodo Edo fra il XVII ed il XX secolo)il cui nucleo centrale è costituito da ritratti di famosi attori di teatro kabuki ad opera di Utagawa Kunisada ( noto anche come Utagawa Toyokuni III), fra i più importanti e celebri artisti del Giappone dell’Ottocento.

Gianni Milani

“Creature reali e fantastiche”

MAO-Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436927 o www.maotorino.it

Fino al 4 ottobre

Orari: dal mart. al ven. 10/18, sab. e dom. 11/19; chiuso il lunedì

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Nelle foto
– Opera di Scuola Kano
– Maruyama Okyo: “Coppia di carpe”
– Maruyama Oshin: “Coppia di conigli”

 

 

 

L’isola del libro

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La rubrica settimanale sulle novità in libreria 

A cura di Laura Goria

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Annette Hess  “L’interprete”   -Neri Pozza-  euro 18.00

E’ il primo romanzo scritto dalla tedesca Annette Hess, nata ad Hannover nel 1967, sceneggiatrice di serie tv di grande successo in patria (in Italia è stata trasmessa la sua “Una strada verso il domani”) ed è balzato subito in testa alle classifiche in Germania, in corso di traduzione in 17 paesi. E’ un libro coraggioso, ambientato a Francoforte nel 1963 quando ebbe luogo il processo contro le belve SS. L’autrice ha costruito una trama intorno a quell’avvenimento epocale, basandosi anche su accurate ricerche. Al centro c’è la giovane interprete dal polacco, Eva Bruhns (figlia dei proprietari di una trattoria), chiamata a tradurre in aula le deposizioni dei sopravissuti alla Shoah. Testimonianze che fanno accapponare la pelle ed aprono gli occhi su scenari di orrore. Puntano il dito contro ufficiali, medici e infermieri nazisti che avevano orchestrato in loco la macchina di morte di Auschwitz. E’così che Eva scopre d’impatto le colpe collettive di un intero popolo che sapeva, ma è stato a guardare mentre milioni di ebrei bambini, adulti ed anziani venivano sistematicamente deportati nei lager, selezionati all’arrivo, destinati alle camere a gas, agli esperimenti o al lavoro fino allo sfinimento…ultima fermata per tutti…i forni crematori. La Hess in un’intervista ha raccontato che suo nonno, poliziotto in Polonia durante la 2° guerra mondiale, non parlava mai di quel periodo; in famiglia l’argomento era tabù. Ma lei (che all’epoca neanche era nata) avvertiva il peso di una colpa collettiva; mise alle strette suo padre e si fece raccontare. Quando poi nel 2013 furono pubblicati i resoconti di 400 ore di registrazione del processo di Francoforte -il primo in un’aula giudiziaria tedesca- contro 22 imputati di crimini commessi ad Auschwitz, la Hess decide di scriverne. Nasce così questo bellissimo romanzo, tragico, duro, senza sconti. A introdurre il lettore nel clima dello sterminio è la rievocazione dell’odore di carne bruciata che aleggiava intorno al campo…e che continua a far svenire la madre di Eva (c’è un perché). In quell’aula di tribunale l’ingenua interprete si chiederà come tradurre in simultanea cose terribili come “asfissiati nelle camere a gas”. Scoprirà tutto l’orrore vissuto dai testimoni, si scontrerà con l’arroganza e le giustificazioni dei boia alla sbarra. Ma dovrà lottare anche tra le mura domestiche, quando i genitori e l’inquietante sorella l’accuseranno di voler diffondere “quella fandonia”. In poco più di 300 pagine la Hess racconta la dolorosa presa di coscienza di Eva, il suo impatto contro il sentimento di molti tedeschi convinti che il passato andasse lasciato dov’era e dimenticare. E’ l’omertà colpevole che si ricollega alle dichiarazioni negazioniste, alla cecità e alla codardia. Ed Eva finirà per scoprire che anche persone vicine a lei non sono immuni dalla colpa collettiva…

 

Halldóra Thoroddsen  “Doppio vetro”  -Iperborea-  euro 15.00

E’ la storia di come sia possibile trovare ancora l’amore a 70 anni, nonostante le disillusioni di un’intera lunga vita e gli intoppi di un corpo che scricchiola e non risponde più ai comandi come in gioventù. La protagonista è un’anziana vedova che ha saputo organizzarsi per tempo l’ultima tranche di vita in un piccolo appartamento di Reykjavik. E’ diventata brava nel non “lasciarsi scalfire”. Figli e nipoti hanno veleggiato verso le loro vite staccate dal cordone ombelicale e lei trascorre le sue giornate scandite da ritmi consolidati, curando l’amicizia con una ristretta cerchia di sopravissuti come lei. Poi irrompe l’amore col passo lento di un ex chirurgo divorziato che forse aveva già incrociato in anni lontani. Lui si chiama Sverrir, il suo unico figlio vive in America e ha cercato di portarci anche lui. Ma come medico vuole continuare a vivere vicino ai suoi pazienti, perché anche lui si è creato la sua “comfort zone”. Cerca di convincerla che “L’unica cosa che non ha età è l’amore: quello colora ogni fase, anche se le sfumature cambiano con gli anni”. E anche se Sverrir non incarna il tipo di uomo da cui lei era attratta….si scopre nuovamente innamorata. Esce dalla protezione del “doppio vetro” del suo nido- rifugio e insieme fanno progetti per il piccolo tratto di futuro che ancora si distende davanti a loro. Altro non anticipo.“Doppio vetro” è il primo libro dell’autrice e poetessa islandese Halldóra Thoroddsen  tradotto in Italia, in corso di pubblicazioni in 10 paesi europei, vincitore del Premio della letteratura europea e di quello della letteratura femminile islandese. Il romanzo rimanda e si inserisce nel solco del bellissimo “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf, (pubblicato postumo nel 2017), che ha ispirato l’omonimo film di Ritesh Batra, magistralmente interpretato da due mostri sacri come Jane Fonda e Robert Redford. Altre pagine da leggere per capire come fino all’ultimo respiro sia possibile scoprire quello che è il vero senso della vita…amare ed essere amati.

 

 

Sally Rooney  “Persone normali”   -Einaudi-  euro  19,50

Marianne e Connell vivono a Carricklea, piccolo paese irlandese alle porte di Sligo. Appartengono a due classi sociali diverse. Lei è la rampolla di una famiglia benestante ma affettivamente lacunosa; lui il figlio della loro donna delle pulizie, madre attenta e intelligente. Frequentano lo stesso liceo, ma hanno rese diverse: lui eccelle negli studi ed è molto popolare, lei invece è schivata dai compagni, in pausa pranzo si immerge nelle pagine di Proust ed ha  “la sensazione che la vita vera stesse accadendo da qualche parte molto lontana da lì, che stesse accadendo senza di lei, e non sapeva se avrebbe mai scoperto dove e se sarebbe riuscita a farne parte. Era una sensazione che a scuola aveva spesso”. Connell va a prendere la madre a fine lavoro a casa di Marianne ed è così che iniziano a frequentarsi e scoprirsi reciprocamente.  E’ solo l’inizio di una liaison che tengono nascosta agli altri, ma della quale neanche loro hanno ben chiari i confini. Sesso, amicizia, amore….forse un po’ di tutto, miscelato e altalenante, ma non abbastanza per tenerli davvero insieme. La giovanissima autrice Sally Rooney, nata nel 1991, dopo il successo del suo precedente “Parlarne tra amici”, con questo romanzo -che le è valso il Costa Novel Award- ci porta sulle tracce dei due protagonisti in una girandola di incontri e lontananze. Seguiamo così i passi discontinui di Marianne e Connell, che si perdono, poi si ritrovano nel prestigioso Trinity College. Ma si girano intorno anche negli anni successivi: tra aspirazioni e disillusioni, successi e fallimenti, alti e bassi, dolcezze e insensibilità, vicinanza e allontanamento….che finiscono per definire il sentimento che li lega.

Chiara Soldati si candiderà alla presidenza del Centro Pannunzio

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Su invito del Comitato Direttivo del Centro
La dottoressa Chiara Soldati , nata nel 1974 ,nipote dello scrittore Mario Soldati, residente a Genova,  si è laureata in Legge all’Universita ‘ della sua città ed e’ a capo, insieme al padre, della azienda agricola  di famiglia “La Scolca  “di Gavi che ha festeggiato i cent’anni di fondazione quest’anno.E’un’ imprenditrice di livello internazionale che ha portato la sua azienda ai vertici di una vasta notorietà mondiale che la rende leader nell’esportazione  dei prodotti italiani all’estero. Di vasti interessi intellettuali ,si è in passato dedicata all’insegnamento universitario ed e’ stata in diverse istituzioni culturali  e imprenditoriali in posizioni di responsabilità . Ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali tra i quali spicca quello di “Donna dell’Anno”. Si dedica anche all’associazione per la ricerca sul Cancro della Liguria.

“Dolcissime” dal Piemonte a Giffoni

in CULTURA E SPETTACOLI

Si chiama ‘Dolcissime’ ed ha come protagoniste alcune giovani l’ultima fatica con la macchina da presa di Francesco Ghiaccio, il regista autore di ‘Un posto sicuro’ dedicato al dramma dell’Eternit di Casale Monferrato


Il film esce nelle sale il 1 agosto ma viene presentato in anteprima al Giffoni Film Festival il 23 luglio. 
E’ una commedia sulle difficoltà dell’adolescenza, quando ci si sente sempre inadeguati e si fatica a sentirsi accettati in famiglia e nel proprio ambiente di coetanei. Quando la sfida è soprattutto  con se stessi e quando l’amicizia diventa il rifugio e la risorsa dalla quale attingere forza e coraggio per riscattarsi. Affronta quindi diversi temi come il rapporto con il proprio corpo e l’accettazione di sé, quello genitori-figli in un’età particolarmente delicata, e temi ancora più caldi come quella forma di bullismo che colpisce l’aspetto fisico delle persone (il cosiddetto body-shaming)e il cyber-bullismo. Il tutto con garbo e ironia, con toni delicati e leggeri.

Questa è la trama: Mariagrazia, Chiara e Letizia sono tre amiche inseparabili costrette a fare i conti ogni giorno con gli odiati chili di troppo, tra sguardi di disapprovazione dei compagni e risatine nei corridori della scuola. Mariagrazia soffre il confronto con la madre (Valeria Solarino), ex campionessa sportiva. Chiara ha una chat con un coetaneo, ma tanta paura di svelarsi in foto. Letizia un talento per la musica ma troppa vergogna per esibirlo. Dopo l’ennesima presa in giro, un’inattesa occasione di riscatto arriva dalla popolare e bellissima Alice, capitano della squadra scolastica di nuoto sincronizzato, costretta da un ricatto ad allenarle in gran segreto. Le tre ragazzine si lanciano in un’impresa impossibile spinte in acqua dalla gran voglia di rivincita. Finiranno per immergere la loro vita in quella della rivale, avvicinandosi le une alle altre giorno dopo giorno, esercizio dopo esercizio, sorriso dopo sorriso. Una storia tutta d’un fiato fino all’ultimo tuffo, sull’incredibile forza dell’amicizia oltre gli inciampi, gli imprevisti e qualsiasi diversità.

La pellicola è realizzata da Indiana Production e La Piccola Società, in collaborazione con Vision Distribuzione, con il sostegno di Commissione Film Torino Piemonte ed il patrocinio della Città di Torino.Ed ecco le protagoniste per la prima volta sullo schermo: 


GIULIA BARBUTO COSTA DA CRUZ 
Mariagrazia

Ha 19 anni, vive a Casale Monferrato (Alessandria). Studia all’Istituto tecnico “Leardi” nel settore Turismo, ma quest’anno consegue la maturità. Le piace molto cantare, ma soprattutto leggere e, infatti, a casa ha un’enorme collezione di libri.

MARGHERITA DE FRANCISCO

Chiara

Ha 16 anni, vive a Pino Torinese (Torino) e studia al liceo musicale Cavour. 

Suona il flauto traverso, il pianoforte e frequenta il coro di voci bianche del Conservatorio di Torino. Le piace ascoltare la musica, andare a teatro, guardare film o serie tv, leggere, sciare e fare subacquea.

GIULIA FIORELLINO

Letizia

Ha 22 anni, vive a Moncalieri (Torino) e studia Culture e Letterature del Mondo Moderno all’Università di Torino. 

Nel tempo libero le piace cantare, ascoltare musica, disegnare e dipingere candele. 

Ha una super passione per le serie tv e adora stare con i suoi amici e con il suo fidanzato.

ALICE MANFREDI

Alice

Ha 15 anni, vive a Carmagnola (Torino) e frequenta il liceo linguistico Copernico-Luxemburg di Torino dove studia spagnolo, tedesco e inglese. 

La sua più grande passione è il nuoto sincronizzato: da 7 anni si allena tutte le settimane e la sua squadra è diventata la sua seconda famiglia. 

Per lei niente film con scene troppo violente, le piacciono soprattutto quelli a lieto fine o drammatici e le serie tv.  La sua preferita? “The Vampire Diaries”.

Massimo Iaretti

 

Altissimi Colori. La montagna dipinta

in CULTURA E SPETTACOLI

Testori e i suoi artisti, da Courbet a Guttuso, in mostra al valdostano Castello Gamba di Chatillon. Fino al 29 settembre


Sarà un caso, ma il suo primo pezzo , nei panni di critico d’arte – attività che nel ’52 lo portò a diventare allievo prediletto di Roberto Longhi e dal ’78 responsabile della pagina d’arte del “Corriere” – Giovanni Testori (Novate Milanese, 1923 – Milano, 1993) lo dedicò al commento di un quadro di montagna fra i più celebri del nostro Ottocento: l’“Alpe di maggio”, autentico capolavoro realizzato da Giovanni Segantini nel 1891. Testori aveva solo 17 anni e già collaborava con alcune riviste del GUF (Gruppi Universitari Fascisti) con articoli di recensione d’arte. E da allora, la montagna, le cime dei suoi monti, le “terre alte” avranno spesso un posto di rilievo e di forte input emozionale anche nel suo mestiere di pittore che, a parte una lunga dolorosa interruzione dal ’49 a metà Anni Sessanta, sarà sempre una costante della sua molteplice e multiforme attività creativa.

Fra i più importanti intellettuali del nostro Novecento, scrittore, drammaturgo, poeta, regista, attore e – per l’appunto–critico d’arte e graffiante originalissimo pittore, a lui, che proprio in montagna aveva pienamente riscoperto e rispolverato, sul finire del Sessanta e i primi del Settanta, la mai sopita vocazione pittorica, il Castello Gamba – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea della Vallée, dedica un suggestivo omaggio, ospitando nella Torre dell’elegante dimora novecentesca una serie di disegni ed acquerelli eseguiti in un’estate trascorsa a Gressoney e sulle Alpi svizzere: un nucleo di opere molto privato, che l’artista volle tenere per sé e per la sua famiglia e che oggi viene presentato al pubblico in una mostra che è parte di un nuovo progetto di valorizzazione espositiva lanciato dalla Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali della Regione Valle d’Aosta in collaborazione con Casa Testori, Associazione Culturale con sede nella stessa casa natale dell’artista a Novate Milanese, affacciata sui binari delle Ferrovie Nord, al fianco della fabbrica di famiglia. Di impostazione astratta e dai forti e liberi contrasti di colore, addossati a uno spazio bianco che illumina e libera la pagina narrativa, l’attenzione è subito attratta dall’imponente “Cime (Pizzo Badile visto da Bondo)”, acquerello di “natura selvatica e vulcanica” del ’72, anche se il pezzo principe, quello da cui prende spunto la rassegna, è il piccolo ma vigoroso “Tramonto (Actus tragicus)”, acquerello del ’67 appartenente alla collezione permanente del Museo.

Qui il rigore geometrico del racconto cede al dilagare incontrastato e violento della materia che si sfalda e cola sul foglio, travolgendo forme ed apparenze, in una sorta di visione teatrale della natura che insieme racchiude il senso di un dramma indefinito accanto alla più totale partecipazione umana. Misteri di un’arte molto vicina alla sacralità del “naturale”, in cui si riflettono anche le opere di altri prestigiosi artisti molto amati da Testori e adeguatamente presentati in rassegna: da Gustave Courbet, iniziatore e principale animatore del Realismo francese ottocentesco di cui la mostra al “Gamba” presenta due magnifici e tecnicamente rigorosi paesaggi alpini, a Willy Varlin (pseudonimo di Willy Guggenheim) geniale artista zurighese di impronta espressionista che scelse di andare a vivere, fino all’ultimo dei suoi giorni, fra le montagne dei Grigioni, in Val Bondasca; da Renato Guttuso, siciliano stregato dal Rosa tanto da fare della casa di Velate, a Varese, lo studio base di molte delle sue opere più celebri, al trentino Paolo Vallorz, per tutta la vita (pur se emigrato a Parigi) indissolubilmente legato alla sua Val di Sole, fino a Bernd Zimmer, fra i più importanti artisti contemporanei tedeschi, “scoperto” da Testori e autore di opere con forti immagini di montagne “infiammate e visionarie”. In chiusura, la rassegna presenta anche un ciclo di scatti fotografici realizzati da Pepi Merisio negli anni Settanta, durante l’antica processione mariana che, ogni cinque anni, da Fontainemore porta, attraversando di notte le Alpi Biellesi, al santuario di Oropa e che Testori amava per l’intensità delle immagini e in quanto suggestiva testimonianza di una civiltà e cultura montana secolari, da preservare e portare avanti nel tempo.

Gianni Milani

“Altissimi colori. La montagna dipinta”
Castello Gamba, Località Cret-de Breil, Chatillon (Valle d’Aosta); tel. 0166563252 o www.castellogamba.vda.it
Fino al 29 settembre
Orari: tutti i giorni dalle 9 alle 19

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Nelle foto

– Giovanni Testori: “Cime (Pizzo Badile visto da Bondo)”, acquerello su cartoncino, 1972
– Giovanni Testori: “Tramonto (Actus Tragicus”), acquerello su cartoncino, 1967
– Gustave Courbet: “Cascata della Pissouse”, olio su tela, 1860
– Gustave Courbet: “Paesaggio d’inverno”, olio su tela
– Bernd Zimmer: “Senza titolo (Montagna 3)”, tecnica mista su carta intelata, 1984

 

Proiezioni di città

in CULTURA E SPETTACOLI

Le trasformazioni urbane e sociali, le migrazioni e l’accoglienza: temi di attualità che stanno nel cuore della narrazione delle città che cambiano

 Per questo motivo Urban Lab ha deciso, per questa anteprima alla terza edizione di Proiezioni di città, di raccontare una storia di viaggi migratori da paesi lontani. Torino è infatti una delle città simbolo di questi flussi: dal sud Italia al sud del mondo, passando per l’est Europa e l’estremo Oriente, il melting pot di persone che si sono sovrapposte ha plasmato intere aree della città, definendone abitudini, usi e costumi. Una popolazione che ha nella trasformazione e nel mescolamento uno dei principali segni distintivi della sua storia.

A fare da cornice a questo evento, prodotto in collaborazione con Flowers Festival, è il Parco Archeologico della Porta Palatina, un luogo suggestivo utilizzato per la prima volta come palcoscenico, collocato a pochi passi da Porta Palazzo, una delle zone più coinvolte nella trasformazione urbana e sociale di Torino.

In apertura di serata il documentario L’età di Torino (Massimo Mida, 1968, 11’), un film conservato dall’Archivio Nazionale Cinema Impresa in cui è protagonista la Torino degli anni ’60 con i cambiamenti prodotti dall’industrializzazione, l’immigrazione e la modernizzazione.

A seguire Odisseo, l’emigrante, lo spettacolo portato in scena da Giuseppe Cederna in cui protagonista è la storia di Odisseo, un migrante mediterraneo sulla via del ritorno, narrata da Omero. Dalla ninfa Calipso all’incontro con la giovane Nausicaa, la figlia del re Alcinoo; la partenza, l’addio all’immortalità, la tempesta e l’approdo nell’isola dei Feaci; la cetra di Demodoco e le lacrime degli eroi; e intanto la fuga di Telemaco alla ricerca del padre, l’agguato dei pretendenti, la protezione di Atena.

Il suo racconto viene accompagnato dalle composizioni di Willy Merz e dello straordinario CLG Ensemble diretto da Dario Bruna.

 

L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria (www.urbancenter.to.it) fino a esaurimento posti prato. Non ci sono sedie, quindi si consiglia agli spettatori di portarsi un plaid.

Gli appuntamenti musicali di Anima Festival

in CULTURA E SPETTACOLI

Ripercorrendo i suoi successi che negli anni l’hanno portata a diventare la più grande voce femminile italiana, Giorgia ha emozionato il pubblico dell’Anima Festival a Cervere ed ha presentato il suo primo album di cover

In un anfiteatro costruito in mezzo ai campi di grano, tra le Langhe ed il Monviso, Natascia ed Ivan Chiarlo, hanno voluto realizzare suggestive serate all’Anfiteatro Anima, offrendo, per la quarta edizione, un programma con alcuni dei migliori artisti italiani ed internazionali. I concerti continueranno nelle prossime serate con: Orchestra sinfonica di Sanremo 12 luglio, Antonello Venditti 16 luglio, Concerto dei 7 Regni – Trono di Spade 20 luglio, Loreena McKennitt 28 luglio.

ESTATE IN MUSICA

IL TORINESE WEB TV: Giorgia in concerto all’Anima Festival a Cervere (CN). Leggi i prossimi appuntamenti del Festival su www.iltorinese.it

Pubblicato da Il Torinese su Giovedì 11 luglio 2019

Le sere d’estate al castello di Masino

in CULTURA E SPETTACOLI

Aperture serali straordinarie con visite guidate, musica, osservazioni del cielo stellato e letture di brani tratti dai volumi della Biblioteca Valperga. Ogni giovedì dal 4 luglio al 5 settembre 2019, dalle ore 18 alle 22 Appuntamenti eccezionali sabato 10 e domenica 11 agosto per San Lorenzo

 

Privo di luna quella notte, altero

di stelle il ciel quanto più mai splendea

onde assai bene si scorgeva il sentiero.

Tommaso Valperga di Caluso (Euforbo Melesigenio), Scherzo Epico, 1808

 

Nell’ambito della rassegna Sere FAI d’Estate, ogni giovedì dal 4 luglio al 5 settembre 2019 ed eccezionalmente sabato 10 e domenica 11 agosto, il Castello e Parco di Masino, Bene del FAI – Fondo Ambiente Italiano a Caravino (TO), prolungherà l’apertura oltre l’orario abituale e dalle 18 alle 22 si animerà di luci, suoni e colori proponendo un ricco programma di eventi. Immancabili ingredienti delle serate saranno i piatti e i vini tipici del territorio degli aperitivi sulla terrazza panoramica per rilassarsi alla vista della Serra d’Ivrea e del paesaggio del Canavese.

 

Giovedì 4 luglio, per ricordare la ricorrenza dell’Indipendenza degli Stati Uniti, i visitatori potranno ascoltare letture ad alta voce di brani tratti da alcuni dei 25.000 volumi conservati nella Biblioteca Valperga, scelti tra la letteratura americana. La biblioteca, che riflette gli interessi culturali di una delle più importanti famiglie nobili piemontesi nell’arco di quattrocento anni, custodisce, accanto ad antichità pregiate, testi in prima edizione di Ottocento e Novecento, anche di autori statunitensi, collezionati dalla famiglia Valperga fino al 1987. Dalle ore 19 alle 20 sarà in programma una speciale visita guidata in biblioteca.

Nell’appuntamento di giovedì 11 luglio il Castello di Masino diventerà teatro dell’incontro armonioso tra uomo e natura. Alle ore 18.30, al calar della sera, Antonio Mingozzi, direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso e professore di Zoologia all’Università della Calabria, accompagnerà il pubblico in una passeggiata silenziosa in ascolto dei canti notturni degli uccelli. Alle ore 20 andrà in scena lo spettacolo teatrale Viaggio di Psiche, scritto e narrato da Sista Bramini con la musica di Giovanna Natalini, tratto dalla storia di Amore e Psiche raccolta nelle Metamorfosi di Apuleio: una coproduzione O Thiasos TeatroNatura e Pianpicollo Selvatico (Cantieri Immateriali), nel programma della rassegna Gran Paradiso dal vivo.

 

Al centro dell’evento successivo, giovedì 18 luglio, ci sarà la ceramica. In collaborazione con la Città di Castellamonte, gli ospiti potranno vedere in anteprima alcuni pezzi degli artisti che esporranno alla Mostra Internazionale della Ceramica di Castellamonte, assistere a dimostrazioni artistiche e approfondire i temi dell’esposizione, gustando l’aperitivo in terrazza. Per l’occasione, le visite guidate in castello si focalizzeranno sulla produzione ceramica presente nelle collezioni: dalle stufe di Castellamonte ai servizi di piatti della famiglia Valperga.

 

L’ultima Sera FAI di luglio, giovedì 25, si svolgerà A passo di danza. Una performance con Simone Orlandi e Elena Grimaldi, ballerini dell’Ebb Company di Madrid, con coreografie di Cristina Taschi e Cristina Golin (Accademia di Danza e Spettacolo di Ivrea), unirà in un fil rouge danze antiche e contemporanee e concluderà la speciale visita guidata, particolarmente approfondita sulla storia e le decorazioni del Salone da Ballo.

 

 

Giovedì 1 e 22 agosto appuntamenti con le Visite al buio dalle ore 20.30, percorsi speciali per scoprire com’era il castello prima dell’arrivo dell’elettricità a Masino – avvenuto a inizio Novecento – quando le sale erano illuminate soltanto da lumi e candele. Gli ospiti conosceranno il Bene nella sua veste notturna di una volta, esplorandolo nella penombra e con l’ausilio di torce.

 

Giovedì 8, sabato 10 e domenica 11 agosto protagonista sarà la volta celeste, un’occasione per ricordare il cinquantenario dello sbarco dell’uomo sulla Luna. La prima delle tre serate sarà dedicata a letture di brani su temi astronomici, tratti da libri conservati nella Biblioteca Valperga. La speciale visita guidata verterà, in particolare, sulla passione di Tommaso Valperga per i misteri del cielo e lo studio di stelle e pianeti. Nel fine settimana di San Lorenzo, quando è più visibile lo sciame meteorico delle Perseidi, il Castello di Masino aprirà per Astronomi per una notte, due serate di osservazione delle stelle cadenti dalla posizione panoramica della Terrazza dei Limoni, lontano dall’inquinamento luminoso, in compagnia di Antonio Zampieri, fisico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e astrofilo.

 

Le Sere FAI d’Estate proseguiranno in occasione di Ferragosto, giovedì 15, con uno speciale aperitivo serale, e giovedì 29 agosto con Aperitivo in…acquerello in compagnia di Maria Giachetti, restauratrice e acquerellista, che illustrerà i segreti dell’acquerello paesaggistico e inviterà i partecipanti a lasciarsi ispirare dal panorama del Canavese e della maestosa catena alpina per creare il proprio dipinto (materiali necessari a cura dei partecipanti). Durante gli appuntamenti, saranno previste visite guidate in castello.

 

Chiuderà la rassegna, giovedì 5 settembre, un Aperitivo in…Jazz a base di prodotti enogastronomici del territorio e una sessione jazz a cura dell’associazione Musica Insieme, da godere sulla più bella terrazza panoramica del Piemonte. Con il Patrocinio di Regione Piemonte. Con il Patrocinio di Città metropolitana Torino, Comune di Caravino e Comune di Ivrea.

 

Il calendario “Eventi nei Beni del FAI 2019” è reso possibile grazie al significativo sostegno di Ferrarelle, partner degli eventi istituzionali e acqua ufficiale del FAI; al fondamentale contributo di FinecoBank, già Corporate Golden Donor, che ha scelto di essere a fianco del FAI anche in questa occasione e di PIRELLI che conferma per il settimo anno consecutivo la sua storica vicinanza alla Fondazione. Per il secondo anno si conferma la prestigiosa presenza di Radio Monte Carlo in qualità di Media Partner.

Oggi al cinema

in CULTURA E SPETTACOLI

Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

 

Aladdin – Fantasy. Regia di Guy Ritchie, con Will Smith, Naomi Scott e Mena Massoud. Da un lato Aladdin, che sogna di abbandonare il proprio passato di ragazzo di strada, e dall’altro la principessa Jasmine, la figlia del Sultano della città di Agrabah, anche lei pronta a coltivare i propri sogni, ad esempio uscire da palazzo, entro cui la tengono chiusa un padre iperprotettivo e una dama di compagnia che non la perde mai di vista, per correre in aiuto degli abitanti della città. Mentre il Sultano è alla ricerca di un marito per la figlia, il consigliere Jafar pensa di impadronirsi del trono: ma Aladdin incontrerà Jasmine, verrà suo malgrado coinvolto nei malvagi progetti di Jafar e scoprirà una magica lampada ad olio entro cui vive il Genio, pronto a esaudire ogni suo desiderio. Durata 128 minuti. (Massaua, The Space, Uci)

 

Annabelle 3 – Horror. Regia di Gary Dauberman, con Vera Farmiga e Patrick Wilson. Continua la saga della bambola indemoniata: questa volta per vanificarne i poteri, i demonologi Ed e Lorraine Warren la portano nella loro casa e la chiudono dietro un vetro benedetto dall’intervento di un sacerdote. Ma neppure questo basterà a proteggerli dai furori di Annabelle. Durata 106 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Arrivederci professore – Drammatico. Regia di Wayne Roberts, con Johnny Depp , Rosemarie DeWitt e Danny Huston. Università del New England, il professor Richard si scopre vittima di una malattia grave che rischia di mutare per sempre la sua esistenza. Al diavolo le convenzioni allora, meglio cancellare ogni ipocrisia, meglio adottare uno stile di vita che conosca finalmente coraggio, eccessi, sesso, vizi quanti non se ne sono mai provati, provocazioni e insulti a chiunque provi a stuzzicarlo. Fregarsene di una moglie che coltiva una relazione extraconiugale, di una figlia che ha appena rivelato la propria omosessualità, degli amici che non sono tali e dei colleghi che sono sempre lì a tentare di farti le scarpe, degli studenti che ti seguono ma tra tra mille timori. Durata 90 minuti. (Ideal, The Space, Uci)

Domino – Thriller. Regia di Brian De Palma, con Nikolaj Coster-Waldau, Carice van Houten e Guy Pearce. Christian e Alex, poliziotti dell’unità crimini speciali di Copenaghen, dopo l’omicidio di un collega, si lanciano in una disperata caccia all’uomo per trovare il colpevole, affiliato ad una cellula danese dell’ISIS. Ben presto i due scopriranno di avere a che fare con un intrigo internazionale molto più ampio di quanto potessero immaginare. Un film che ha creato non pochi problemi al regista degli “Intoccabili” e di “Blow Out”, un film sforbiciato per volontà dei produttori, un film che giunge in maniera piuttosto disordinata a sette anni di distanza dal precedente thriller erotico “Passion” e da cui De Palma ha preso pubblicamente le distanze: “Ho avuto un sacco di problemi a far finanziare il film, non ho mai vissuto un’esperienza così orribile, gran parte della squadra non è stata pagata dai produttori danesi”. Durata 89 minuti. (Ambrosio sala 1, Massaua, Eliseo Grande, Eliseo Blu, Eliseo Rosso, The Space, Uci)

 

Due amici – Drammatico. Di e con Louis Garrel, con Golshifteh Farahani e Vincent Macaigne. Opera prima, tre giorni e due notti per descrivere con leggerezza un ménage à trois fatto d’amore e d’amicizia, gli occhi di oggi che guardano con curiosità a de Musset e a Marivaux. Composto da Clément, piccoli spazi come comparsa nel cinema, che ama con tutte le sue forze Mona, le cui giornate scorrono uguali in un chiosco della Gare du Nord parigina a servire e a coltivare segreti: la sera deve rientrare in treno nel carcere dove sta scontando la sua pena. In soccorso di Clément, giorno dopo giorno rifiutato, interviene l’amico Abel, benzinaio di professione e poeta per passione, che una sera costringe la ragazza ad abbandonare il treno per offrire finalmente una spiegazione. Durata 100 minuti. (Greenwich Village sala 2)

 

La mia vita con John F. Donovan – Drammatico. Regia di Xavier Dolan, con Kit Harington, Natalie Portman, Susan Sarandon e Kathy Bates. Rupert Turner, giovane attore, decide di raccontare la vera storia di John F. Donovan, star della televisione americana scomparsa dieci anni prima, che in una corrispondenza epistolare gli aveva aperto le porte del cuore, svelando i turbamenti di un segreto nascosto agli occhi di tutti. Ne ripercorre così la vita e la carriera, dall’ascesa al declino, causato da uno scandalo tutto da dimostrare. Un film che a detta di molti è un tonfo nella produzione di questo autore trentenne in altre occasioni osannato e ricercato per essere una delle punte di diamante dei vari festival, un film che fin dalla sua presentazione al festival di Toronto due anni fa la critica ufficiale ha quasi completamente bocciato. Arriva soltanto in questa calura estiva sui nostri schermi: visto in sala, in piena tranquillità, anche se non siamo dei dolaniani sfegatati, a noi è parso sì un film imperfetto (l’espediente dell’intervista che abbraccia l’intera vicenda, certi passaggi temporali della sceneggiatura, certi personaggi di troppo o raccontati con qualche cedimento) ma pur sempre l’opera di un autore che pensa in grande, che sa inventare al di là di certi sprazzi autobiografici un plot avvincente, che si cala perfettamente nelle psicologie, che sa dirigere gli attori, una grande Sarandon come l’assai più debole Harington. Durata 123 minuti. (Ambrosio sala 3)

Nureyev – The white crow – Drammatico. Regia di Ralph Fiennes, con Oleg Ivenko, Adèle Exarchopoulos e Ralph Fiennes. La vita del leggendario ballerino Rudolph Nureyev, dall’infanzia sofferta nella città sovietica di Ufa fino a divenire ballerino nella scuola frequentata a Leningrado. Incontenibile e ribelle, a soli 22 anni fa parte della Kirov Ballet Company, con la quale va a Parigi nel 1961, nel suo primo viaggio al di fuori dell’Unione Sovietica. Gli ufficiali del KGB, però, le marcano stretto, diffidando enormemente del suo comportamento anticonformista e della sua amicizia con la giovane parigina Clara Saint. Le intemperanze avranno conseguenze drammatiche, Nureyev non potrà andare a Londra con la compagnia e dovrà essere immediatamente rimpatriato. I “superiori” gli comunicano che deve assolutamente tornare in patria per esibirsi al Cremlino ma lui comprende che sta pagando caro il prezzo della sua libertà nella capitale francese: prenderà una decisione che muterà per sempre la sua vita. Durata 122 minuti. (Ambrosio sala 2, Eliseo Grande, Eliseo Blu, Eliseo Rosso, Greenwich Village sala 3)

 

Pets 2 – Vita da animali – Animazione. Regia di Chris Renaud. La sua padrona si è sposata ed ha avuto un figlio e il cane Max si ritrova improvvisamente ansioso, vittima della sindrome del genitore iperapprensivo, e torturato per questo da un prurito psicosomatico. Quale miglior cura di un soggiorno in campagna? Nel frattempo a New York, a presidiare il quartiere e il pupazzetto preferito di Max, restano Gidget, che imparerà a fingersi un gatto per affrontare la moltitudine di gelini di una vecchia del palazzo, e il coniglio Nevosetto, che avrà modo di soddisfare la sua sete di avventura liberando un cucciolo di tigre dalla gabbia di un losco direttore di circo. Durata 86 minuti. (Massaua, The Space, Uci)

 

La prima vacanza non si scorda mai – Commedia. Regia di Patrick Cassir, con Camille Chamoux e Jonathan Cohen. Trentenni, Marion e Ben, parigini, diversissimi l’una dall’altro, si conoscono su di un sito per incontri per cuori più o meno solitari o indecisi. Due caratteri che più lontani non si penserebbe, lei tutta per l’avventura e la vita allo sbaraglio, lui tutto ordine maniacale e comodità assoluta in qualche più che confortevole ressort. Sesso sfrenato, tanto per cominciare; poi una vacanza insieme, in quel della Bulgaria, tra risate e vita spensierata, che non c’è niente di meglio nella vita. Una sfida fuori del consentito? Una botta di vita imposta dal destino? Forse l’inizio per un nuovo modo di inventarsi un’esistenza a due. Durata 102 minuti. (F.lli Marx sala Harpo)

 

Restiamo amici – Commedia. Regia di Antonello Grimaldi, con Alessandro Roja, Michele Riondino, Libero De Rienzo e Violante Placido. Ovvero le (dis)avventure di Alessandro, pediatra ospedaliero alla soglia dei quaranta, rimasto vedovo e con un figlio a carico. Un giorno viene raggiunto dalla telefonata di un vecchio amico d’infanzia, Gigi, imbroglione pronto a sbarcare il lunario in qualsiasi modo, trasferitosi in Brasile e venuto in possesso di una eredità che non può utilizzare in quanto vincolata ad un erede: ma lui figli non ne ha, per cui escogita con Alessandro una via d’uscita, ad esempio una paternità acquisita e camuffata, che dovrebbe permettergli di raggiungere quella benedetta somma. Durata 87 minuti. (Reposi)

Il ritratto negato – Drammatico. Regia di Andrzej Wajda, con Boguslaw Linda. Nella Polonia del 1948 l’artista e teorico dell’arte Wladyslaw Strzeminski gode di fama e rispetto sia in patria che all’estero. Nella città natale di Lódz è docente all’Accademia di Belle Arti, membro dell’Unione degli Artisti e fondatore del Museo Cittadino di Arte Moderna. Ha una figlia ancora giovanissima, una moglie gravemente malata in ospedale e una squadra di allievi che stravedono per lui. Il destino gli ha regalato un immenso talento artistico e uno spirito libero, ma lo ha privato sia di una gamba che di un braccio. L’infermità non gli impedisce comunque la produzione di tele, così come il perfezionamento della teoria dell’Unionismo, di cui è il cofondatore. Ad ostacolarlo senza tregua è invece la radicalizzazione del comunismo, alla quale l’artista si oppone fino alla morte. Ultima opera dell’autore dell’”Uomo di marmo” prima della scomparsa avvenuta nel 2016. Durata 98 minuti. (Classico, Romano sala 1, sala 2, sala 3)

 

Il segreto di una famiglia – Drammatico. Regia di Pablo Trapero, con Bérénice Bejo, Martina Gusman e Graciela Borges. Dopo lunghi anni di assenza e a seguito della morte di suo padre, Eugenia ritorna a La Quietud, la tenuta di famiglia vicino Buenos Aires, dove ritrova la madre e la sorella. Le tre donne sono costrette ad affrontare i traumi emotivi e gli oscuri segreti del passato che hanno condiviso sullo sfondo della dittatura militare. Emergono rancori sopiti da tempo e gelosie, il tutto amplificato dall’inquietante somiglianza fisica tra le due sorelle, che scoprono di avere più cose in comune di quanto avessero mai pensato. Durata 117 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Spider-Man Far from Home – Avventura. Regia di Jon Watts, con Tom Holland, Jake Gyllenhaal, Marisa Tomei e Samuel L. Jackson. Peter Parker torna a scuola, cercando di fare i conti con le catastrofiche conseguenze della guerra tra Thanos e gli Avengers. Lutto e confusione hanno lasciato il segno sull’eterno adolescente del Queens, alla vigilia di una vacanza scolastica che porterà la sua classe a visitare alcune delle più importanti città europee, tra cui Venezia e Praga. Lasciata a New York la zia May, Peter parte in compagnia del fidato amico Ned e con un piano per dichiarare il proprio amore a MJ. Non soltanto da nuovi rivali romantici dovrà però guardarsi l’Uomo Ragno: il redivivo Nick Fury gli sta alle costole e non ha intenzione di concedere giorni di ferie quando c’è da salvare il mondo. Una nuova minaccia insorge dalle viscere del pianeta e in mancanza degli Avengers Peter è chiamato a supporto di un eroe in visita da una terra parallela, Quentin Beck. Durata 129 minuti. (Massaua, Greenwich Village sala 1, Ideal, Lux sala 1 e 2, Reposi, The Space, Uci anche 3D e V.O.)

 

Ti presento Patrick – Commedia. Regia di Mandie Fletcher, con Beattle Edmondson. Sarah, dalla vita piuttosto sconclusionata, come se non bastasse s’è vita abbandonare dal fidanzato: un giorno riceve in eredità dalla nonna un carlino di nome Patrick e quella tranquillità cui legittimamente aspirerebbe viene buttata all’aria da quel quattro zampe che tutto è meno che tranquillo. Ma non si può mai dire: e se fosse proprio Patrick, giorno dopo giorno, a farle ritrovare la fiducia in se stessa e pure l’amore della sua vita? Durata 94 minuti. (Lux sala 1, Uci)

 

Toy Story 4 – Animazione. Regia di Josh Cooley. Ad oltre vent’anni dal primo capitolo, essendo passati per appuntamenti che hanno commosso il mondo e sono andati dritti ai cuori non soltanto dei più piccoli, ecco le brillanti avventure di Woody e compagni, con nuove conoscenze e ritorni che un gruppo di affiatati sceneggiatori hanno delineato ancora con più forza. Ecco quindi Forky, un eccellente spiraglio di riciclaggio, un giocattolo assemblato con materiale ricavato dalla spazzatura, ecco Bunny e Ducky, strettamente uniti, scovati in un luna park, ecco il negozio d’antiquariato dove la fa da padrona Gaby Gaby, alla ricerca di una nuova voce in sostituzione della sua danneggiata da un difetto di fabbricazione, ecco “la pastorella di porcellana” Bo Peep, tutta rosata, cresciuta e pronta adesso ad usare maniere di difesa e di comportamento assai più decise. Durata 99 minuti. (Massaua, Greenwich Village sala 3, Ideal, Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci)

 

Il traditore – Drammatico. Regia di Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Ferracane e Fausto Russo Alesi. Una pagina di storia italiana, la vicenda della cattura e del processo di Tommaso Buscetta, il primo pentito di mafia, che ebbe la propria famiglia sterminata dai Corleonesi, i suoi nemici di sempre, le confessioni e la conoscenza offerta a Giovanni Falcone della struttura mafiosa di Cosa Nostra, svelandone la cupola e consegnandola alla giustizia, rivelando le collusioni con il mondo politico e il traffico di droga con la mafia italo-americana. Un film che fuoriesce dai temi e dai racconti cui siamo abituati a collegare il nome di Bellocchio, un film che forse avrebbe preteso un taglio maggiormente documentaristico (alla Rosi o alla Damiani, per intenderci) e meno romanzato, un film che a volte pecca di folclore e di macchiettismo: ma che ha il suo punto di forza nell’interpretazione di Favino, mai così bravo (e c’è da chiedersi seriamente se la giuria di Inarritu a Cannes abbia visto giusto nel dare il palmarès a Banderas scordandosi del nostro attore), padrone del personaggio in ogni più nascosta piega, nella parlata siciliana come nelle trasformazioni del viso e del corpo tutto, con il passare degli anni, nello svolgimento delle azioni delittuose, nei momenti familiari, negli ordini e nelle stragi, nei dialoghi – perfetti – con i propri nemici in tribunale o con il rappresentante della legge. Durata 128 minuti. (Eliseo Grande, Eliseo Blu, Eliseo Rosso, Reposi, Romano sala 1, sala 2, sala 3)

 

L’ultima ora – Drammatico. Regia di Sébastien Marnier, con Laurent Lafitte e Emmanuelle Bercot. La vicenda è ambientata in una scuola superiore, dove un professore si getta dalla finestra sotto gli occhi atterriti degli studenti. Il supplente chiamato a sostituirlo, Pierre, nota da subito qualcosa di strano nella classe: un gruppo di sei alunni, molto uniti e dotati di una incredibile intelligenza precoce, ha un atteggiamento ostile verso chiunque e sembra stia preparando un piano misterioso. Pierre inizia ad essere ossessionato da questi sei adolescenti, fino a venir risucchiato nel loro gioco sinistro… Durata 103 minuti. (Romano sala 1, sala 2, sala 3 V.O.)

 

X-Men: Dark Phoenix – Fantasy. Regia di Simon Kinberg, con Sophie Turner, Jennifer Lawrence, Michael Fassbender, James McAvoy e Jessica Chastain. L’eroina Jean Grey acquista, a causa di un incidente nello spazio, enormi poteri che si rivelano tuttavia negativi e che la mutano in Dark Phoenix: dovrà essere “recuperata” dal gruppo dei suoi amici, Mystica, Magneto e Bestia, mentre dovrà guardarsi da un’aliena capace di cambiare forma e pronta ad entrare nella sua mente, a manipolarla, a farla esplodere. Durata 120 minuti. (Uci)

Welcome Home – Thriller. Regia di George Ratliff, con Riccardo Scamarcio, Aaron Paul e Emily Ratajkowski. Nel tentativo di riaccendere la scintilla del loro rapporto, Bryan e Cassie prendono in affitto una romantica villa nella campagna umbra tramite il sito web “Welcome Home”. Sul posto, Cassie fa amicizia con Federico, il vicino di casa bello e tenebroso. Bryan si sente subito minacciato dal fascino del ragazzo e la cosa infastidisce Cassie. Federico sfrutta proprio la gelosia di Bryan per mettere i due fidanzati l’uno contro l’altra: essi si ritroveranno presto coinvolti in una sexy quanto pericolosa caccia al topo dove scopriranno che la persona che ami di più potrebbe essere quella di cui fidarsi di meno. Durata 95 minuti. (Nazionale sala 2, Uci)

 

 

 

Azeglio ospita Sara Rubatto

in CULTURA E SPETTACOLI

La scrittrice presenta il suo libro  il 13 luglio 

La rassegna “Musiche da ripostiglio e altro”, patrocinata dal comune di Azeglio (T0), ospiterà alle 21 di sabato 13 luglio la scrittrice Sara Rubatto con il suo libro “Non ancora. Il mio ritorno alla vita”. L’evento, organizzato da Giuseppe Lo Faro e David K Tickle, avrà come cornice l’ex asilo infantile presso casa Girardi nel centro storico del comune canavesano. L’autrice praticava nuoto agonistico ma all’età di 18 anni le venne diagnosticata una cardiopatia che, secondo la diagnosi, le avrebbe impedito di fare qualsiasi attività al punto da ipotizzare un trapianto cardiaco. Sara non si arrese e cambiò profondamente la sua vita, riscoprendo se stessa grazie alla bicicletta. Tra suoi viaggi da Torino a Gerusalemme, a Capo Nord, in Africa e in India ha imparato l’importanza della solidarietà e dell’aiuto a chi non ha nulla. Il libro racconta la storia di una vita “apparentemente” distrutta e poi ricostruita nella certezza che nulla è impossibile. Racconta Sara Rubatto come si tratti della “storia di tante strade differenti tenute insieme da un filo invisibile che unisce ognuno di noi: la voglia di vivere. Una malattia capace di annullare il senso della vita, dei sogni mai realizzati, passioni sgretolate dallo scontro con sé stessi ma anche lotte infinite nel provare a rimettersi in gioco con la vita stessa, gocce di sudore che scendono dal corpo troppo stanco ma ancora voglioso di reagire, lacrime di vittoria nel sentire che nulla è mai perduto”.

M.Tr.

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