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CULTURA E SPETTACOLI - page 3

Riaprono in sicurezza castelli e dimore storiche

in CULTURA E SPETTACOLI

Sono molteplici i castelli e le dimore storiche presenti sul territorio della provincia di Torino. Luoghi spesso poco conosciuti che conservano un fascino antico, legato a storie, intrighi e passioni e oggi più che mai adatti alla ripartenza. In base alle tendenze attuali, infatti, domina il turismo di prossimità privilegiando gli spostamenti con mezzi propri e scegliendo formule di intrattenimento nel tempo libero all’aria aperta, in luoghi non affollati e spazi incontaminati.

DA DOMENICA 28 GIUGNO VISITE NELLE DIMORE NOBILIARI DEL CANAVESE, PINEROLESE, COLLINA TORINESE E VALSUSA

Al via quindi l’VIII edizione dell’iniziativa “Castelli e dimore in provincia di Torino” realizzata dall’ATL Turismo Torino e Provincia con l’obiettivo di promuovere il patrimonio storico-culturale rappresentato dai castelli e dimore storiche del territorio della Città Metropolitana di Torino con la collaborazione dei proprietari dei castelli, dei Comuni coinvolti e, per il Pinerolese, dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

Si parte DOMENICA 28 GIUGNO – nel rispetto delle misure previste dal Decreto del Presidente della Giunta Regionale relativo alle riaperture del Piemonte – e si prosegue DOMENICA 26 LUGLIO, DOMENICA 30 AGOSTO, DOMENICA 27 SETTEMBRE.

I castelli e le dimore storiche coinvolte sono:

CANAVESE
Castello e Parco di Masino
Palazzo D’Oria a Ciriè
Castello di Foglizzo
Castello dei Conti Frola di Montanaro

PINEROLESE
Castello di Osasco
Castello di Piobesi
Casa Lajolo a Piossasco
Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo
Palazzotto Juva a Volvera

COLLINA TORINESE
Giardino delle Erbe Aromatiche di Casa Zuccala a Marentino
Castello di Pralormo

VALLE DI SUSA
Torre e Ricetto di San Mauro di Almese
Castello e Borgo Medievale di Avigliana
Castello Contessa Adelaide di Susa

Per visitare i castelli e le dimore storiche è obbligatorio l’uso della mascherina, tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene (la dimora ospitante mette a disposizione idonei mezzi detergenti all’ingresso oppure presso i servizi igienici) e osservare le distanze interpersonali di almeno 1 metro, in particolare negli spazi chiusi.
La prenotazione è obbligatoria via telefono o via mail ai recapiti indicati sulle pagine web e social dei singoli aderenti al fine di garantire piccoli gruppi di visita contingentati a cadenza oraria.
Sarà responsabilità del castello e della dimora storica organizzare l’ingresso contingentato, prevedere un percorso monodirezionale, contrastare il rischio di prossimità tra persone, impedire l’aggregazione negli spazi all’aperto nel rispetto della normativa vigente.
L’ingresso ad alcune dimore storiche è a pagamento, è previsto il biglietto ridotto per i possessori di Torino+Piemonte Card.
Per ulteriori dettagli su tutte le aperture ed iniziative delle singole dimore e sulle modalità di accesso consultare:
https://www.turismotorino.org/it/castelli-e-dimore-storiche-2020 https://www.facebook.com/events/1928439690788647/

La “fase non oggettiva” della fotografia italiana dal 1935 al 1958

in CULTURA E SPETTACOLI

“Forma/Informe” In mostra alla GAM di Torino.  Dal 24 giugno al 27 settembre

Qui, la realtà non è di casa. Se non di sguincio. In pochi tratti e in minima parte. Frazionata e immaginifica. Giocosa e visionaria. Intreccio di audaci, provocatorie sperimentazioni e diavolerie di mestiere, è realtà che non trattiene, ma volutamente allontana e disperde le sue forme.

“Forma/Informe”, per l’appunto. Come recita il titolo della rassegna ospitata negli spazi della “Wunderkammer” della torinese GAM, curata da Antonella Russo e dedicata alla fotografia non oggettiva e informale italiana dalla metà degli anni Trenta al concludersi dei Cinquanta. Una sorta di “viaggio al termine della forma”, in cui troviamo una selezione di 50 stampe vintage ed originali, in gran parte inedite – e 23 rare pubblicazioni – provenienti da importanti archivi e da prestigiose collezioni d’arte internazionali, firmate da sette grandi fotografi italiani. Fotografi non esponenti di una specifica avanguardia artistica, ma tutti uniti “dalla comune volontà – sottolinea la curatrice – di contribuire alla diffusione di una nuova coscienza fotografica”. Ecco allora l’immagine “pura”, appagata di luce, essenziale semplice e rigorosa, dal “tono alto” (“high-key”, come dicevano gli americani) de “La pallina” o del “Muretto” di Giuseppe Cavalli (Lucera, 1904 – Senigallia, 1961), fondatore nel ‘47 a Milano del gruppo fotografico “La Bussola”, accanto alle particolarissime opere di uno fra i più importanti fotografi di cinema e teatro del secolo scorso, Pasquale De Antonis (Teramo, 1908 – Roma, 2001), collaboratore per quasi vent’anni di Luchino Visconti e presente in mostra con i suoi lavori che arrivano a fissare direttamente sulla carta sensibile le molteplici forme assunte da gocce e liquidi oleosi o inchiostri densi versati su una lastra di vetro retroilluminata. Pittore, grafico, scenografo, oltreché fotografo, di Luigi Veronesi (Milano, 1908 – 1998), la rassegna presenta “Le stelle dalla mia finestra”, immagine di un cielo senza luna attraversato da graffiature che si concretizzano in scie luminose e puntini bianchi, in un narrato che è sintesi perfetta del lungo percorso artistico di un “formalista che teneva ben presente le lezioni del costruttivismo russo e del surrealismo”. A proseguire nell’iter espositivo, troviamo ancora le “forme virtuali” di Franco Grignani (Pieve Porto Morone, 1908 – Milano, 1999), in cui la fotografia si pone spesso e fascinosamente al servizio della grafica con fotomontaggi, sovrimpressioni ed elaborati grafici che si rifanno ad una sorta di singolare “psicologia della forma”, accanto agli scatti inediti raffiguranti vedute urbane di forte “realismo formalista”– da “Montmartre” alla greca “Mykonos”- di Piergiorgio Branzi (Signa, 1928), che è stato anche giornalista Rai, inviato negli anni Sessanta da Enzo Biagi a Mosca e successivamente a Parigi per terminare con la carica di direttore della sede Rai di Firenze negli anni ’70-’80, per poi riprendere a fotografare negli anni ’90 con un progetto sui luoghi pasoliniani, dedicandosi soprattutto alla fotografia digitale. A concludere il gruppone dei “magnifici sette”, con le sue “astrazioni involontarie”, troviamo in mostra le opere (“un andare alle fondamenta – scrive Antonella Russo – della produzione di forme primordiali”) di uno dei protagonisti più autorevoli della fotografia astratta italiana, Paolo Monti (Novara, 1908 – Milano, 1982), insieme alle “Ossidazioni”, ai “Pirogrammi” e agli “Ideogrammi” prodotti da Nino Migliori (Bologna, 1926), opere di geniale sperimentazione in cui le più curiose stramberie frutto di un’immaginazione e di una giocosità tecnica senza fine (dalle piccole bruciature inferte alla pellicola, alle gocce d’acqua o ai liquidi schiumosi applicati sul lastrino dell’ingranditore) ci consegnano curiose immagini oniriche simili a “un organismo vivente, ad una costellazione di cellule sospese come in un liquido amniotico”.

Gianni Milani

“Forma/Informe”
GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, Torino; tel. 011/4429518 o www.gamtorino.it
Dal 24 giugno al 27 settembre
Orari: ven. e lun. 13-20, sab. e dom. 10-19; mercoledì 24 giugno, Festa di San Giovanni, apertura straordinaria 10-20

 

Nelle foto

– Pasquale De Antonis: “Senza titolo D”, stampa positivo diretto su carta Ansco Color Printon, 1957
– Giuseppe Cavalli: “La pallina”, gelatina bromuro d’argento, 1949
– Franco Grignani: “La folla”, gelatina bromuro d’argento, 1954
– Paolo Monti: “Le astrazioni involontarie”, gelatina bromuro d’argento, 1952
– Nino Migliori: “Pirogramma + Ossidazione”, stampa getto d’inchiostro Fine Art su carta Hahnemuhle Photo Rag, 1948 – 2020

La guerra fascista. Il nuovo libro di Gianni Oliva

in CULTURA E SPETTACOLI

Il 19 giugno scorso è stato presentato al Circolo dei Lettori di Torino, in collaborazione con l’Associazione Vitaliano Brancati, il libro di Gianni Oliva “ La Guerra fascista. Dalla vigilia all’armistizio, l’Italia nel secondo conflitto mondiale”. Erano presenti, oltre all’autore, Gianni Firera, presidente dell’Associazione V. Brancati e Nino Boeti, già presidente del Consiglio Regionale del Piemonte.

DALLA VIGILIA ALL’ARMISTIZIO, L’ITALIA NEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE 

Conoscere il passato per non commettere gli stessi errori,  tramandare la memoria perché non sopraggiunga l’oblio, è questo l’obiettivo del libro. Ottanta anni, praticamente tre generazioni,sono tanti, c’è il rischio che quello che è successo in quei 3 anni drammatici, dal 1940 al 1943,  venga dimenticato. “I giovani  sono privi di testimonianze dirette sul quel periodo, mentre la mia generazione attraverso quei racconti è cresciuta imparando un sistema di valori. Abbiamo appreso cosa è la pace sentendo parlare della paura delle  bombe, abbiamo compreso cosa è il benessere, abbiamo imparato cosa è la libertà sentendo ricordare una stagione in cui, prima di parlare, bisognava guardarsi attorno per vedere se c’era qualcuno di troppo che ascoltava” dice Oliva.

L’8 aprile 1940 Mussolini annuncia orgogliosamente che “la dichiarazione di guerra è già stata

consegnata agli  ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia”, l’8 settembre 1943 Badoglio bisbiglia l’amara e prevedibile disfatta. “Dal  vitalismo aggressivo alla mestizia silenziosa”, mezzi sproporzionati contro giganti imbattibili,  baionette contro carri armati, illusorie mire imperialiste del regime e di quell’Italiaultima arrivata tra le nazioni industrializzate. L’autore, nel lavoro di sintesi proposto in questo volume, segue tre direttrici per tracciare il profilo di quel periodo; in primo luogo le scelte politiche di Mussolini condizionate dalle accelerazioni strategiche di Hitler, dai limiti dell’economia nazionale e dal peso di una autocelebrazione ventennale sfaldatasi alla prova del conflitto. In secondo luogo le fallimentari operazioni militari degli anni successivi come la “guerra parallela” e la “guerra subalterna”. Infine il consenso al fascismo che in Italia che si sgretola fino alla caduta silenziosa.

La vocazione di questo libro sta nella “trasmissione generazionale di memoria” ai più giovani, a coloro che non c’erano. Ciò che abbiamo conquistato e consolidato nel tempo, la libertà, e tutti quei valori legati alla democrazia ci sembrano scontati e immutabili, ma come afferma Oliva “l’umanità ci insegna che nulla è dato per sempre e che le conquiste vengono conservate solo se si ha la consapevolezza del loro significato”.

Lo studio della storia, soprattutto di quella recente deve costituire il punto di partenza, la fortezza della coscienza e della conoscenza critica, perché “il presente è figlio del passato prossimo, non del passato remoto”.

Maria La Barbera

Ritorna il Macugnaga Piano Trail

in CULTURA E SPETTACOLI

Nell’edizione 2020 dalle sale storiche di Villa Clerici / La montagna e la musica possono costituire un binomio estremamente felice. Le montagne , definite dal celebre scrittore John Ruskin “cattedrali della terra”, ed in questo caso, in particolare il Monte Rosa, da alcuni anni risuonano della musica del Festival pianistico di Macugnaga, diretto artisticamente dalla pianista Serena Costa.

ll Macugnaga Piano Trail anche quest’anno sarà protagonista di una nuova edizione, la terza, seppure sotto una veste nuova, online, ma sempre arricchita, come le precedenti, dalla partecipazione di musicisti di respiro internazionale.

Il festival pianistico internazionale, nato nel 2018 da un’idea del musicista e direttore del Conservatorio Donizetti di Bergamo, Marco Giovannetti e della pianista Serena Costa, che ne è anche direttore artistico, è in parte patrocinato dal Comune di Macugnaga, in parte dall’Associazione AMVA Promozione e sviluppo Macugnaga e Valle Anzasca.

A causa delle misure per il contenimento del Covid 19, quest’anno il Festival potrà essere seguito non dal vivo, ma sui canali Instagram e Facebook del Macugnaga Piano Trail dal 22 al 27 giugno prossimi. I musicisti potranno esibirsi, con la versatilità delle loro esecuzioni e con la pluralità delle nazionalità di appartenenza, dal giovanissimo pianista Marco Drufuca ( diciassettenne pluripremiato in diversi concerti nazionali), al duo pianistico sino-tedesco Wang-Koltun, alla nota violinista Irene Abrigo ed alla pianista Albertina Dalla Chiara, interprete insigne che si è esibita in concerti significativi sia in Italia sia in Europa, oltre alla pluripremiata orchestra dei Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni, diretti dal Maestro Antonmario Semolini.

Lunedì 22 giugno prossimo, alle 18, il Festival prenderà il via con il concerto per pianoforte di Serena Costa, direttrice artistica del Festival Macugnaga Piano Trail, ideato insieme al compianto maestro e mentore Marco Giovanetti, un festival capace di unire alla passione per la musica quella per le montagne, cui lei da sempre appartiene.

Martedì 25 sarà la volta dell’esibizione al pianoforte del duo di Xin Wang e Florian Koltun. Mercoledì 24 giugno, sempre alle 18, si esibirà al pianoforte Albertina Dalla Chiara, che si è formata artisticamente grazie all’incontro delle insigni scuole pianistico russa ed austriaca, perfezionandosi sotto la guida del noto pianista e didatta russo Neuhaus, di cui ha seguito i corsi di perfezionamento in Italia ed a Mosca, incontrando poi la tradizione austriaca all’Accademia Chigiana, dove ha seguito i corsi sotto la guida del pianista Buchbinder. Giovedì 25 giugno alle 18 sarà la volta dell’esecuzione concertistica del duo formato da Massimo Baio ed Anna Barbero, ripsettivamente al violino e pianoforte, e venerdì 26 giugno, sempre alle 18, del concerto del giovane e talentuoso pianista Marco Drufuca.

Concluderà il ricco programma del Festival, con il suo atteso concerto, sabato 27 giugno prossimo sempre alle 18, l’Orchestra dei Virtuosi dell”Accademia di San Giovanni, attiva anche nel Duomo di Torino, sotto la direzione del Maestro Antonmario Semolini, orchestra cui l’anno scorso, ad agosto a Macugnaga, era spettato l’onore di aprire il Festival Magugnaga Piano Trail, con grande successo di pubblico, con il concerto inaugurale. Quest’anno il concerto di chiusura del Festival vedrà la partecipazione, accanto all’Orchestra dei Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni,  anche della violista di fama internazionale Irene Abrigo e di Jung Dahler alla viola.

I concerti si terrano nella sala di Villa Clerici, dotata di uno storico pianoforte a coda, villa che si trova ad Erba, a circa una ventina di km da Como e da Lecco. Edificata nella metà del Settecento come setificio, venne trasformata nel corso dell’Ottocento in residenza estiva sempre di proprietà della famiglia Clerici, mantenendo, tuttavia, l’architettura originaria. La villa comprende anche una limonaia ed un teatro annessi al corpo centrale, oltre ad un salone delle feste, con adiacenti salotti e terrazzi, una cappella, un laghetto annesso e giochi di fontane.

Mara Martellotta

Le mitiche origini di Augusta Taurinorum

in CULTURA E SPETTACOLI

Torino, bellezza, magia e mistero   Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo 1: Torino geograficamente magica
Articolo 2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo 3: I segreti della Gran Madre
Articolo 4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo 5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo 6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo 7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo 8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo 9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo 10: Torino dei miracoli

Articolo 2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum

Nelle alte valli delle Alpi era usanza liberare una mucca prima di fondare una borgata; l’animale andava al pascolo tutto il giorno per poi trovare il punto in cui distendersi a terra e riposarsi. Quello sarebbe stato il luogo in cui i montanari avrebbero iniziato ad edificare il borgo: «la mucca può “sentire” cose che all’uomo sfuggono, se il posto è sicuro o meno e se di lì si irradiano energie benefiche o maligne».

Anche la fondazione di Torino potrebbe rientrare in una di tali credenze. Ma a questa versione, tutto sommato verosimile e riconducibile a qualche usanza rurale, fanno da controparte altre ipotesi, decisamente più complesse e letteralmente “divine”, poiché hanno come protagonisti proprio degli dei, Fetonte ed Eridano.  Avviciniamoci allora a queste due figure. Secondo il mito greco, Fetonte, figlio del Sole, era stato allevato dalla madre Climene senza sapere chi fosse suo padre. Quando, divenuto adolescente, ella gli rivelò di chi era figlio, il giovane volle una prova della sua nascita. Chiese al padre di lasciargli guidare il suo carro e, dopo molte esitazioni, il Sole acconsentì. Fetonte partì e incominciò a seguire la rotta tracciata sulla volta celeste. Ma ben presto fu spaventato dall’altezza alla quale si trovava. La vista degli animali raffiguranti i segni dello zodiaco gli fece paura e per la sua inesperienza abbandonò la rotta. I cavalli si imbizzarrirono e corsero all’impazzata: prima salirono troppo in alto, bruciando un tratto del cielo che divenne la Via Lattea, quindi scesero troppo vicino alla terra, devastando la Libia che si trasformò in deserto. Gli uomini chiesero aiuto a Zeus che intervenne e, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che cadde nelle acque del fiume Eridano, identificato con il Po. Le sorelle di Fetonte,, le Eliadi, piansero afflitte e vennero trasformate dagli dei in pioppi biancheggianti. Le loro lacrime divennero ambra. Ma precisamente, dove cadde Fetonte? In Corso Massimo d’Azeglio, proprio al Parco del Valentino dove ora sorge la Fontana dei Dodici Mesi.  In un altro mito, Eridano, fratello di Osiride, divinità egizia, era un valente principe e semidio. Costretto a fuggire dall’Egitto, percorse un lungo viaggio costeggiando la Grecia e dirigendosi verso l’Italia. Dopo aver attraversato il mar Tirreno sbarcò sulle coste e conquistò l’attuale regione della Liguria, che egli chiamò così in onore del figlio Ligurio. Attraversò poi l’Appennino e si imbatté in una pianura attraversata da un fiume che gli fece tornare alla mente il Nilo. Qui fondò una città, che dedicò al dio Api, venerato sotto forma di Toro.


Un giorno Eridano partecipò ad una corsa di quadrighe, purtroppo però, quando già si trovava vicino alla meta, il principe perse il controllo dei cavalli che, fuori da ogni dominio, si avviarono verso il fiume, ed egli vi cadde, annegando.  In sua memoria il fiume venne chiamato come il principe, “Eridano”, che è, come abbiamo detto, anche l’antico nome del fiume Po, in greco Ἠριδανός (“Eridanos”), e in latino “Eridanus”.  Questa vicenda ci riporta alla nostra Torino, simboleggiata dall’immagine del Toro, come testimoniano, semplicemente, e giocosamente, i numerosissimi toret disseminati per la città. Storicamente il simbolo è riconducibile alla presenza sul territorio della tribù dei Taurini, che probabilmente avevano il loro insediamento o nella Valle di Susa, o nei pressi della confluenza tra il Po e la Dora. L’etimologia del loro nome è incerta anche se in aramaico taur assume il valore di “monte”, quindi “abitanti dei monti”. I Taurini si scontrarono prima con Annibale e poi con i Romani, infine il popolo scomparve dalle cronache storiche ma il loro nome sopravvisse, assumendo un’altra sfumatura di significato, risalente a “taurus”, che in latino significa “toro”. È indubbio che anche oggi l’animale sia caro ai Torinesi, sia a coloro che per gioco o per scaramanzia schiacciano con il tallone il bovino dorato che si trova sotto i portici di piazza San Carlo, sia a quelli vestiti color granata che incessantemente lo seguono in TV. C’è ancora un’altra spiegazione del perché Torino sorga proprio in questo preciso luogo geografico, si tratta della teoria delle “Linee Sincroniche”, sviluppata da Oberto Airaudi, che fonda, nel 1975, a Torino, il Centro Horus, il nucleo da cui poi si sviluppa la comunità Damanhur. Le Linee Sincroniche sono un sistema di comunicazione che collega tutti i corpi celesti più importanti. Sulla Terra vi sono diciotto Linee principali, connesse fra loro attraverso Linee minori; le diciotto Linee principali si riuniscono ai poli geografici in un’unica Linea, che si proietta verso l’universo. Attraverso le Linee Sincroniche viaggia tutto ciò che non ha un corpo fisico: pensieri, energie, emozioni, persino le anime. Il Sistema Sincronico si potrebbe definire, in un certo senso, il sistema nervoso dell’universo e di ogni singolo pianeta. Inoltre, grazie alle Linee Sincroniche è possibile veicolare pensieri e idee ovunque nel mondo. Esse possono essere utilizzate come riferimenti per erigere templi e chiese, come dimostra il nodo centrale in Valchiusella, detto “nodo splendente”, dove sorge, appunto, la sede principale della comunità Damanhur. Secondo gli studi di tale teoria Torino nasce sull’incrocio della Linea Sincronica verticale A (Piemonte-Baltico) e la Linea Sincronica orizzontale B (Caucaso).Vi sono poi gli storici, con una loro versione decisamente meno macchinosa, che riferiscono di insediamenti romani istituiti da Giulio Cesare, intorno al 58 a.C., su resti di villaggi preesistenti, forse proprio dei Taurini. Il presidio militare lì costituitosi prese il nome prima di “Iulia Taurinorum”, poi, nel 28 a.C, divenuto un vero e proprio “castrum”, venne chiamato, dal “princeps” romano Augusto, “Julia Augusta Taurinorum”. Il resto, come si suol dire, è storia.
Queste le spiegazioni, scegliete voi quella che più vi aggrada.

Alessia Cagnotto

Lingua madre di Maddalena Fingerle vince il Premio Italo Calvino

in CULTURA E SPETTACOLI

Lingua madre di Maddalena Fingerle è l’opera vincitrice della XXXIII edizione del Premio Italo Calvino. Considerata la qualità delle opere finaliste, sono state inoltre assegnate due coppie di menzioni speciali della Giuria: la prima coppia di menzioni va a Oceanides di Riccardo Capoferro e a Il valore affettivo di Nicoletta Verna; la seconda coppia di menzioni va a  Schikaneder e il labirinto di Benedetta Galli e a Vita breve di un domatore di belve di Daniele Santero. La menzione speciale Treccani viene attribuita a Giardino San Leonardo di Gian Primo Brugnoli.

 
Il romanzo vincitore e le menzioni speciali sono stati proclamati lunedì 22 giugno dai Giurati Omar Di Monopoli, Helena Janeczek, Gino Ruozzi, Flavio Soriga e Nadia Terranova, durante  una diretta streaming in collaborazione con il Circolo dei lettori di Torino.
Il direttivo del Premio ha infine insignito l’opera non finalista Il Tullio e l’eolao più stranissimo di  tutto il Canton Ticino di Davide Rigiani di una menzione speciale del Direttivo.
 
Le motivazioni della Giuria
 
La Giuria ha deciso di assegnare il Premio a Lingua madre di Maddalena Fingerle con la seguente  motivazione:  « un romanzo compatto di grande maturità che riesce nella sfida di tenere insieme  leggerezza e profondità, affrontando con piglio holdeniano e stile impeccabile il complesso tema  della parola tra pulizia e ipocrisia nel singolare contesto del bilinguismo altoatesino. »
 
Queste, invece, le motivazioni per le due coppie di menzioni speciali della Giuria:
 
La prima coppia di menzioni va a Oceanides di Riccardo Capoferro che  « si distingue per la  bellezza della lingua e la riuscita fusione di mondi immaginari e mondi conosciuti in un’originale  rielaborazione del romanzo marinaresco sette-ottocentesco anglosassone che infrange le barriere fra  tradizioni letterarie » 
Il valore affettivo di Nicoletta Verna « una conturbante tragedia moderna  presentata sotto forma di romanzo famigliare neoborghese in cui risaltano la coerenza tra forma e  contenuto, l’equilibrio della struttura e la sottile definizione di una protagonista prigioniera delle sue  ossessioni. »
 
La seconda coppia di menzioni va a Schikaneder e il labirinto di Benedetta Galli e a Vita breve di  un domatore di belve di Daniele Santero « Entrambi i romanzi sono sagaci e ironiche ricostruzioni  di particolari aure storiche. Con il brillante Schikaneder e il labirinto, dove è notevole la destrezza
nel gestire registri ora buffi ora drammatici, ci troviamo nel mondo dell’opera viennese di fine  Settecento al crepuscolo dell’illuminismo mozartiano. 
Con l’estravagante e colto romanzo di  Santero passiamo alla fascinazione ottocentesca per l’esotismo del circo e dello zoo, filtrata  attraverso la vita di un uomo non illustre, Upilio Faimali da Gropparello. »
 
La menzione speciale Treccani
 
L a menzione speciale Treccani, assegnata per il terzo anno consecutivo dall’Istitut o della  Enciclopedia Italiana all’opera finalista che si è distinta per originalità linguistica e creatività  espressiva, viene attribuita a Giardino San Leonardo di Gian Primo Brugnoli con la seguente  motivazione:
 
« L’insolita e spiazzante maestosità del dettato, la crudezza icastica, il virtuosismo linguistico  esagerato ma efficace: Giardino San Leonardo esibisce una prosa rocambolesca e ribelle,  strabordante ed eccessiva, maneggiata con disinvolta duttilità e zeppa di neologismi ed espressioni  vernacolari d’altri tempi che si rincorrono costruendo un’architettura narrativa di straordinario  impatto. L’esperienza creativo-stilistica è bizzarra quanto basta a far girare la testa del lettore  disorientato da un vortice trascinante di parole e personaggi, ma semanticamente consapevole e  forse memore di qualche racconto degli Accoppiamenti giudiziosi. »
 
La menzione speciale del Direttivo
 
Il Direttivo del Premio, composto da Franca CavagnoliAnna ChiarloniMario Marchetti Laura MolleaCarla Sacchi Ferrero, ha assegnato la menzione speciale del Direttivo a un’opera  non finalista particolarmente meritevole sotto il profilo dell’innovazione della forma  romanzesca, con la seguente motivazione:
 
« Il Tullio e l’eolao più stranissimo di tutto il Canton Ticino di Davide Rigiani è un testo che, con  fantasia scatenata e una lingua mai stanca di sorprendere, sotto l’apparenza del mero divertimento,  descrive con esattezza antropologica un ordinato mondo di periferia residenziale dei nostri tempi
(nel caso, ticinese), proponendo un’ariosa alternativa attraverso la famiglia del Tullio. Interessante  tentativo di costruire un’opera ibrida rivolta contemporaneamente all’immaginazione infantile e a  una sensibilità matura. Ardita scommessa in gran parte vinta. Un libro da illustrare – e da leggere
insieme, bambini e grandi. »
 
Gli autori
 
Maddalena Fingerle, nata a Bolzano nel 1993, di cognome tedesco ma di lingua madre italiana, ha  compiuto gli studi universitari (dapprima di
Germanistica per poi specializzarsi in Italianistica) a  Monaco di Baviera dove risiede. Al momento è impegnata in un dottorato sulle strategie di 
evasione  in Tasso e Marino. Suoi racconti sono apparsi su Nazione Indiana, Neutopia, CrapulaClub.
 
Riccardo Capoferro, nato a Roma nel 1975, è professore associato di Letteratura Inglese alla  Sapienza. Ha al suo attivo un’ampia produzione scientifica. Si è soprattutto occupato del romanzo  inglese del Settecento, genere di cui non poche tracce si rinvengono in Oceanides. Tra i suoi  interessi rientrano la fantascienza e il rapporto tra fumetto e narrativa.
 
Nicoletta Verna, nata a Forlì nel 1976, è laureata in Scienza della Comunicazione. Vive a Firenze  dove si occupa di web marketing nel settore editoriale. Ha tenuto corsi su teorie e tecniche della  comunicazione ed è autrice di saggi sui media, collaborando inoltre all’Enciclopedia Garzanti della
radio. Ha scritto racconti per le riviste Pastrengo, Carie letterarie, Narrandom e Risme.
 
Benedetta Galli, nata nel 1993 nella città metropolitana di Firenze, dopo il liceo classico ha  intrapreso studi di Ingegneria nella specializzazione energetica. Lavora a Brescia nel settore degli  impianti di cogenerazione. Ha pubblicato nel 2010 un testo teatrale sul portale online della Rivista  Sipario. Con Schikaneder e il labirinto è già stata finalista nel 2019 al Premio Neri Pozza.
 
Daniele Santero, nato a Savona nel 1978, vive a Torino dove insegna nelle scuole medie. È dottore di ricerca in italianistica. Nel campo ha scritto numerosi saggi confluiti in Muse minori. Ironia e invenzione nel Novecento italiano pubblicato nel 2012 dalla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Ha curato specificamente il carteggio tra i poeti Betocchi e Caproni.
 
Gian Primo Brugnoli è nato nel 1939 a Imola, nel cuore di quella terra emiliana cui dà voce in  Giardino San Leonardo, suo esordio nel romanzo. Laureato in Ingegneria elettronica ha lavorato nel  campo della manutenzione impianti. Ha scritto poesie e racconti per i quali ha ricevuto svariati
riconoscimenti (più volte, in particolare, dal Premio Firenze Capitale d’Europa).
 
Davide Rigiani è nato a Lugano, Svizzera, nel 1980. Si è diplomato alla scuola di commercio a  Lugano e poi al master in tecniche di narrazione della Scuola Holden a Torino. Ha lavorato come  operatore di call center a Torino, come tester linguistico per videogame in Canada e come redattore
e impaginatore freelance. Tra i suoi riferimenti elettivi, nella narrativa Italo Calvino e nel cinema  Tim Burton e Wes Anderson.
 
Sul sito del Premio (www.premiocalvino.it/i-finalisti-2020/) i video di presentazione delle opere premiate e di quelle finaliste.
 
Il Premio Italo Calvino è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore, tra cui Norberto BobbioCesare CasesAnna ChiarloniNatalia GinzburgMassimo MilaLalla RomanoCesare Segre.  
Calvino, com’è noto, ha svolto un intenso e significativo lavoro editoriale per l’Einaudi; l’intenzione è stata, quindi, quella di riprenderne e raccoglierne il ruolo di talent scout di nuovi autori: di qui, l’idea di rivolgersi agli scrittori esordienti e inediti, per i quali non è facile trovare un contatto con il pubblico e con le case editrici. Il Premio ha impostato la propria attività seguendo gli stessi criteri che hanno guidato Calvino: attenzione e equilibrio, gusto della scoperta e funzione critica. 
Ideatrice del Premio e sua animatrice e Presidente fino al 2010 è stata Delia Frigessi, studiosa della cultura italiana tra Ottocento e Novecento. Attuale Presidente del Premio è Mario Marchetti.
 
La menzione speciale Treccani è frutto di una convenzione triennale siglata nel 2018 tra il Premio Calvino e l’Istituto della Enciclopedia Italiana: essa prevede di insignire di una “speciale menzione Treccani l’opera che, tra i finalisti del Premio Italo Calvino, si distingua per originalità linguistica e creatività espressiva” nonché di organizzare presso la sede romana dell’Istituto un incontro “volto a dibattere i temi emergenti della narrativa italiana contemporanea nel suo rapporto con la lingua”.

L’isola del libro

in CULTURA E SPETTACOLI/Rubriche

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Natasha Solomons  “Casa Tyneford”    -Neri Pozza –  euro 18,00

Se avete amato il precedente “I Goldbaum” della scrittrice inglese, non perdetevi questo romanzo che vi trascina nelle vicende agrodolci della giovane protagonista, sullo sfondo di un’incantevole campagna inglese, con il rimbombo della Seconda Guerra Mondiale.

Lei è la 19enne Elise Landau, vive a Vienna in una famiglia dell’alta borghesia ebraica, coccolata figlia della stella dell’Opera Anna e del noto scrittore Julian. A incombere sulle loro esistenze ci sono l’antisemitismo e il presagio del conflitto. Siamo nel 1938 all’indomani dell’Anschluss, l’annessione tedesca dell’Austria, che non promette niente di buono.

Per metterla in salvo i genitori la mandano in Inghilterra, dove lavorerà come cameriera nella splendida dimora, affacciata sul mare, del signore del luogo Mr. Rivers.

Gli inizi sono difficili, lei non è abituata a servire, semmai il contrario e, soprattutto, patisce la solitudine e la lontananza dalla famiglia il cui destino è incerto, in attesa di fantomatici visti per l’America.

Poi le cose cambieranno.

C’è molto di Dowton Abbey in queste pagine sospese tra, da un lato, la vita della nobiltà inglese con i suoi rigidi ruoli e riti e, dall’altro, le giornate faticose della numerosa servitù ai comandi di rigorosi maggiordomo e governante.

Un ritratto storico-romanzato dell’Inghilterra prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale che spariglierà le carte e finirà per decretare i destini dei protagonisti e della splendida Tyneford. Centrali sono le figure del riservato padrone di casa Mr. Rivers e dell’esuberante figlio Kit, entrambi consapevoli che Elise, per nascita ed educazione, è molto più di una domestica.

Nel romanzo ci sono l’amore, la tragedia e soprattutto la narrazione del viale del tramonto di uno stile di vita che perde smalto e patrimoni. E vi entrerà nel cuore Elise, giovanissima ebrea viennese trasportata oltre la Manica, vista con sospetto dal governo britannico al deflagrare del conflitto. Un’eroina piena di sentimento e coraggio, romantica, forte, coraggiosa tenace e leale. E a Tyneford l’attende un futuro di cui non anticipo nulla, ma state pur certi che vi sorprenderà…

 

David Grossman  “La vita gioca con me”    -Mondadori –    euro 21,00

In questo romanzo lo scrittore israeliano travalica il confine tra vita vera e finzione letteraria. Si ispira all’esperienza di Eva Panic Nahir, personaggio importante nell’ex Jugoslavia. Partigiana comunista, croata ed ebrea, che sotto Tito fu rinchiusa nel buco nero della prigione di Goli Otok, poi emigrò in un kibbutz israeliano. Morta qualche anno fa, è la protagonista di un documentario israeliano del 2003.

Grossman l’ha conosciuta, ha raccolto la sua storia, poi l’ha romanzata in un affresco familiare attraverso tre generazioni di donne.

Sono Vera (Eva), Nina e Ghili che si ritrovano nel kibbutz per festeggiare i 90 anni di Vera. E’ l’inizio di una drammatica resa dei conti che affonda gli artigli nelle vite delle protagoniste e transita nelle immagini di un documentario che Ghili – cineasta mancata e figlia abbandonata di Nina- gira sulla complicata storia della famiglia: intrisa di scelte drammatiche, distacchi, dolorose assenze e ritorni… che scoprirete strada facendo.

E sullo sfondo c’è l’ispirazione continua a Eva (nel romanzo è Vera) che ha davvero vissuto una storia d’amore come ce ne sono poche. Il suo primo marito, Rade, si suicidò nel 1951, mentre era prigioniero dei servizi segreti di Tito, accusato di tradimento. Un gesto sul quale Eva s’interrogherà tutta la vita, rimproverandogli di non essere stato in grado di sopportare le torture come aveva fatto lei. Per difenderlo, era stata condannata ai lavori forzati e costretta ad abbandonare la figlia di soli 6 anni. Una forzata rinuncia al ruolo materno che Grossman racconta intrecciandola al travagliato vissuto delle altre donne e degli uomini che animano questo romanzo.

 

Candice Fox   “Il buio non fa rumore”    -Piemme-    euro   17,90

Candice Fox è una delle gialliste di maggior successo in Australia. Ha 39 anni, vive a Sydney, ha esordito nel 2014 e vinto per ben due volte un prestigioso premio per la narrativa gialla. Da allora è sempre in vetta alle classifiche.

Molteplici le ragioni del suo successo e ve ne accorgerete leggendo questa storia ambientata in un’Australia dove non si avverte l’eco del turismo; ma siamo tra oceano e paludi nella costa orientale a nord di Sydney, insidiose e infestate dai coccodrilli. E’ Crimson Lake, lontano da tutto, dove è possibile raccogliere i cocci del passato e ricominciare lontano dal clamore di scandali e aule giudiziarie.

Due sono i protagonisti principali. Ted Conkaffey, con un passato da semplice poliziotto a Sydney e una famiglia che amava; poi il destino si è messo per traverso e lui nel giro di un attimo è stato accusato di aver rapito e abusato di una 13enne. E’ libero per mancanza di prove, ma la sua vita è andata in pezzi ed è inseguito da sospetti e ignominia.

Amanda Pharrell è un personaggio un po’ borderline, tatuaggi spalmati su tutto il corpo, piena di tic e manie strane. Lei in carcere c’è stata per 10 lunghi anni, accusata di avere pugnalato a morte una compagna di liceo. Scontata la pena è ripartita da zero aprendo un’agenzia investigativa.

Due anime tanto inquiete e travagliate non possono che trovarsi, riconoscersi e unire le loro forze per risolvere l’intricato caso della scomparsa di uno scrittore.

Ed ecco la formula vincente di una coppia di investigatori fuori dagli schemi, abilmente miscelati  nella trama con adolescenti rabbiosi, tipi loschi di vario genere, poliziotti che travalicano la legge e un’anatomopatologa dal fiuto infallibile. Preparatevi a uno psico-thriller con continui colpi di scena e un finale mozzafiato.

 

Al Respiro è dedicata la 16^ edizione di Torino Spiritualità

in CULTURA E SPETTACOLI

Torino Spiritualità 16. edizione | 24-27 settembre 2020

È liberazione, sollievo, tregua. È vita. È profondo, è ampio, è lungo. È da riprendere, da trattenere, da regolare. È corto per un’improvvisa emozione. Può mancare. Può essere l’ultimo, e il primo. È il respiro. E il ritmo del respiro è quello della nostra libertà.

  Al Respiro è dedicata la 16. edizione di Torino Spiritualità, che torna dal 24 al 27 settembre 2020 per quattro giorni di riflessione attraverso l’incrocio di fedi, culture e religioni.

Un tema che si immerge nell’oggi, nel presente segnato dall’emergenza Covid-19, per un festival che diventa occasione di approfondimento e incontro, crescita personale e scambio di idee mai alieno al mondo, mai slegato dalla vita e dalle esigenze delle persone. Anche per questo il festival cambierà forma: la situazione attuale impone regole che possono e devono diventare un’occasione per vivere la cultura in modo diverso, ma ugualmente profondo e coinvolgente. Incontri diffusi in spazi non convenzionali per vivere la città; itinerari urbani da fare insieme, alla scoperta di se stessi come parte di ciò che ci circonda; eventi online per coinvolgere il territorio nazionale, per un festival sempre più inclusivo: Torino Spiritualità cambia ma rimane se stesso, si adatta alla situazione attuale ma soprattutto la interpreta. Al centro degli incontri con filosofi, storici, sociologi, rappresentanti delle fedi e delle culture del mondo, il respiro, che abbiamo scoperto e riscoperto durante l’emergenza.

È nei mesi del lockdown che abbiamo capito che cosa significhi davvero respirare: la più automatica delle azioni è uscita dal cono d’ombra dell’abitudine. Abbiamo dovuto imparare a studiare il nostro respiro, a sorvegliarlo, a temere quello degli altri. E ancora, pensarci incapaci di respirare ha significato immaginarci privati di noi stessi, perché dal primo vagito all’ultimo fiato la nostra esistenza è il nostro respiro.

Respirare infatti svela ogni piega del sentire umano: il respiro mozzato della paura, quello trattenuto dell’attesa, l’inspirazione rapida e secca della sorpresa, il fiato grosso della fatica, il soffio profondo del raccoglimento e della preghiera. E non è un caso se il respiro innerva tutte le tradizioni filosofiche e spirituali: è pneuma della grecità classica, è l’alito vitale che Dio insuffla nell’uomo, è il prana della tradizione indiana. Ma gemello del respiro è anche il passo duplice con cui conosciamo il mondo e lo elaboriamo: un’inspirazione, per portare il fuori dentro di noi, e un’espirazione, per restituire in visioni, parole e pensieri ciò che abbiamo preso.

Aspettando il festival: nei due weekend che precedono l’avvio della manifestazione tornano le Camminate spirituali, per ossigenare cuore e mente tra valli e boschi. Ma quest’anno le mete non saranno solo montane, perché anche in città, con le giuste guide, è possibile godere della bellezza della natura.

 Anteprima di Torino Spiritualità onlinevenerdì 19 giugnoore 18.30 in diretta sulla pagina Facebook del Circolo dei lettori, su quella di Torino Spiritualità e su circololettori.it Vito Mancuso, scrittore e teologo, presenterà il suo ultimo libro in anteprima con Armando Buonaiuto, curatore del festival.

È Il coraggio e la paura in uscita per Garzanti, in cui la paura è la forza che toglie il respiro e costringe alla difensiva. Un’esperienza non soltanto negativa perché capace di fare emergere la verità su noi stessi: è solo infatti quando realizziamo di essere incatenati che possiamo intraprendere il percorso verso l’autentica libertà.

 

«È per me motivo di grande soddisfazione vedere la costante, se pur graduale, saggiamente lenta e costellata di mille difficoltà, ripresa di tutte le attività e di tutti gli eventi culturali piemontesi, che illustrano nel migliore dei modi la nostra realtà regionale e, in questo preciso caso, la nostra tenacia e capacità di rimetterci in moto con sempre maggior determinazione ed entusiasmo. In ossequio al tema di quest’anno, potrei dire di aver “tirato un sospiro di sollievo”».

Vittoria Poggio, Assessore alla Cultura, al Turismo e al Commercio della Regione Piemonte

 

«Tornare a respirare e re-imparare a farlo: a fine settembre torna Torino Spiritualità e ci interroga sull’oggi e su quanto vissuto anche durante l’emergenza sanitaria con incontri, passeggiate e come ogni anno occasioni di riflessione e confronto, online e in presenza. Auguro al festival e al suo pubblico di goderne come di un’occasione di “normalità”, di vita e pensieri condivisi in un momento in cui tutto ciò è più necessario del solito. Buon lavoro».

Francesca Leon, Assessora alla Cultura della Città di Torino

 

«Il respiro è il segno della vita. Torino Spiritualità vuole quest’anno raccontare la vita, e l’infinita gamma di emozioni, pensieri e gesti che sono il respiro del mondo. Sarà un’edizione del festival diversa, ma fatta apposta per ridare largo respiro alla nostra vita».

Elena Loewenthal, direttore della Fondazione Circolo dei lettori

 

«Sembra passato ben più di un anno dalla scorsa edizione. Mesi trascorsi sospendendo il fiato, per proteggere un respiro che abbiamo scoperto più labile di quanto immaginassimo, ma anche più prezioso. Adesso il tempo riprende a scorrere, le manifestazioni ritornano, si tonifica il pensiero, ma questa consapevolezza non va sciupata. Proveremo, a settembre, a fare la nostra parte».

Armando Buonaiuto, curatore di Torino Spiritualità

 

>  Torino Spiritualità è un progetto di Fondazione Circolo dei lettori, con il sostegno di Regione PiemonteCittà di TorinoCompagnia di San PaoloFondazione CRTTeatro Stabile Torino – Teatro Nazionale.

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circololettori.it

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SalTo Notte, il giro d’Italia del Salone nei luoghi della cultura

in CULTURA E SPETTACOLI

Dal 23 giugno sei puntate, ogni martedì, alle ore 22:30, su salonelibro.it

Dopo il grande successo di SalTo Extra, il Salone Internazionale del Libro di Torino torna per l’estate con SalTo Notte: un nuovo format sperimentale che darà voce a editori, autori italiani e stranieri, e abiterà in tarda serata alcuni spazi simbolici della cultura italiana che, tra fatica e incertezza, stanno ripartendo.

 

SalTo Notte sarà un vero e proprio viaggio in Italia, guidato dal filo rosso della letteratura e della cultura, in un momento storico in cui nel mondo sta tornando la possibilità di movimento, ma non è chiara la direzione da prendere. Un esperimento nuovo, a tarda sera, perché “la notte porta consiglio” e offre un modo diverso di stare insieme: concede maggiore libertà, intimità e possibilità di approfondire, lontano dal trambusto del giorno. A partire dal 23 giugno, dunque, saranno sei gli appuntamenti – tutti i martedì dalle ore 22.30 – trasmessi in streaming su salonelibro.it, sul canale YouTube e sulla pagina Facebook del Salone. I video degli incontri rimarranno disponibili sul sito e sul canale YouTube anche dopo la messa in onda.

 

Torino, Napoli, Milano e Roma, il Salone entrerà in musei, biblioteche, librerie e spazi di produzione culturale, intervistando le persone e gli artisti che quei luoghi li hanno sempre vissuti e che ora stanno immaginando nuove forme e nuovi scenari di condivisione e di incontro.

 

Ogni puntata sarà un susseguirsi di incontri, animati da voci del mondo della cultura, della letteratura, della musica, delle arti, dell’editoria che si incroceranno per approfondire, analizzare e commentare – con Nicola Lagioia, il gruppo dei curatori editoriali e tutta la squadra che lavora al Salone – il mondo che si è trasformato intorno a noi. Interviste esclusive; nuove uscite editoriali; la rubrica “Dall’oggi al domani, le parole per dirlo” condotta da Loredana Lipperini per raccontare autori e temi che attraversano le nostre giornate e le nostre notti; un focus dedicato alla narrativa per ragazzi; alla fine di ogni puntata, un momento di poesia e una canzone d’autore, che sarà reinterpretata e suonata dal vivo per accompagnare gli ascoltatori verso la notte. Gli incontri di tutte le puntate saranno commentati a “Casa Buendía”, con Francesco Pacifico e ospiti di volta in volta diversi. SalTo Notte vuole essere anche una finestra aperta sulla “macchina” del Salone, il dietro le quinte della squadra che lavora tutto l’anno e che vuole mantenere saldi i contatti con la Comunità di lettori e pubblico, in attesa di darsi di nuovo appuntamento dal vivo.

 

Si parte martedì 23 giugno da Torino da La Centrale – Nuvola Lavazza e si prosegue: il 30 giugno a Napoli, alle Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano di Intesa Sanpaolo; il 7 luglio a Roma, al Teatro India; il 14 luglio a Milano, alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala di Intesa Sanpaolo; il 21 luglio di nuovo a Roma, alla Libreria Tuba; per finire dove si è partiti, a Torino, il 28 luglio alla Biblioteca civica Villa Amoretti.

 

La prima puntata

La prima puntata, martedì 23 giugno, fa base a La Centrale – Nuvola Lavazza di Torino. Tra i tanti ospiti in collegamento: Ilaria Capua, protagonista di un incontro intitolato “Ogni nuvola ha una cornice d’argento” a partire dal suo libro “Il Dopo” edito da Mondadori; per la rubrica “Dall’oggi al domani, le parole per dirlo” la filosofa Donatella Di Cesare, autrice di “Virus sovrano?” (Bollati Boringhieri), analizza insieme a Loredana Lipperini quanto sta venendo alla luce in termini di disuguaglianze in questi ultimi mesi e il generale smarrimento sociale e politico; in collaborazione con Gallucci, Valerio Berruti racconta e disegna “L’abbraccio più forte”, un flipbook che racconta com’è cambiato l’abbraccio durante i mesi di lockdown e che ha raccolto fondi per il Covid Hospital di Verduno; “Storia di un sacerdote tra Vangelo e Costituzione” è il titolo dell’incontro tra Luigi Ciotti e Fabio Geda, a partire da “L’amore non basta” (Giunti Editore); in collaborazione con Adelphi, Vanni Santoni intervista Michael Pollan, uno dei saggisti e giornalisti più noti a livello internazionale, per raccontare attraverso il suo ultimo libro un viaggio ai confini della mente umana, seguendo il filo della cultura pisichedelica, analizzata sul piano storico, medico, sociale; per le pillole “I Libri della Notte”: Ritanna Armeni racconta “Mara. Una donna del novecento” (Ponte alle Grazie) e Il Terzo segreto di Satira racconta “La paranza dei buonisti” (Longanesi); non può mancare un incontro dedicato alle librerie di quartiere, messe a dura prova da questi mesi: ne parlano Beatrice Dorigo (La Gang del Pensiero), Sara Lanfranco (Libreria Therese) e Rocco Pinto (Il ponte sulla Dora); la serata si chiude con un momento di poesia, con una lettura di Marco Pautasso. Da “Casa Buendía” interverranno Claudia Durastanti, Francesco Pacifico, Giordano Meacci.

 

Tra gli ospiti già confermati per le puntate successive: Javier Cercas con Giancarlo De CataldoBret Easton EllisEsther Safran FoerThomas PikettyIgiaba ScegoNino D’AngeloThe Jackal, Pop XGipi.

Il Premio Andersen riapre palazzo Barolo

in CULTURA E SPETTACOLI

Dal 21 al 28 giugno nel Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia sarà allestita una piccola esposizione di edizioni ottocentesche italiane delle fiabe del grande scrittore danese. Domenica 28 la consegna del prestigioso riconoscimento celebrata con testimonianze e musiche.

 

Il Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia e la Fondazione Tancredi di Barolo di Torino (Palazzo Barolo, via Corte d’Appello, 20/C) festeggeranno l’assegnazione del Premio Andersen 2020 con una settimana di apertura straordinaria. Dal 21 giugno vi sarà un allestimento di edizioni storiche e letture dedicate alle fiabe di Andersen, che si concluderà domenica 28 giugno con un momento di festa nel cortile di Palazzo Barolo.

Il premio – promosso dalla rivista mensile Andersen, è il più importante premio italiano assegnato ogni anno ai libri per ragazzi e ai loro autori, illustratori, editori e alle più interessanti realtà che promuovono la lettura e la cultura per l’infanzia – è stato attribuito al MUSLI e alla Fondazione Tancredi di Barolo “Per rappresentare un’eccellenza nazionale nel testimoniare storia e attualità della cultura per l’infanzia: grazie a collezioni importanti e uniche di materiali scolastici, di oggetti ludici e di volumi per bambini e ragazzi e attraverso iniziative e percorsi espositivi puntuali e moderni. Per l’impegno a custodire fondamentali patrimoni del passato valorizzandone sempre il portato per la ricerca presente e la riflessione futura”.

Il Premio è stato annunciato oggi, venerdì 19 giugno, durante la 39ma edizione del Premio Andersen, trasmessa sulla pagina Facebook e canale Youtube della rivista Andersen alle ore 12.00, con gli interventi dei vincitori italiani e stranieri: un’occasione per evidenziare le eccellenze del panorama editoriale per ragazzi dell’anno e le realtà che si impegnano per la promozione della lettura e della cultura dell’infanzia in Italia. La Giuria del Premio Andersen 2020 è composta dalla direzione della rivista ANDERSEN – Barbara Schiaffino, Walter Fochesato, Anselmo Roveda – ; lo staff redazionale di ANDERSEN coordinato da Martina Russo e Mara Pace (giornalista, responsabile web e social); Pino Boero (Università di Genova); Enrico Macchiavello (illustratore e fumettista); Anna Parola (Libreria dei Ragazzi di Torino); Caterina Ramonda (blog Le Letture di Biblioragazzi); Vera Salton (Libreria Il Treno di Bogotà di Vittorio Veneto); Carla Ida Salviati (studiosa di storia dell’editoria e letteratura per l’infanzia).

“L’assegnazione del premio – afferma Pompeo Vagliani, presidente della Fondazione Tancredi di Barolo – costituisce un importante riconoscimento, specie dopo questo periodo di difficoltà e un’ulteriore spinta a procedere nelle nostre attività.

La rassegna bibliografica di edizioni italiane ottocentesche, a cui la Fondazione ha dedicato già una mostra nel 2005 in occasione del bicentenario della nascita dell’autore, sarà allestita nella sala del Museo dedicata alla Tipografia Editrice Eredi Botta, che nel 1873 stampò proprio a Palazzo Barolo una rarissima edizione di alcune sue fiabe. Ogni visita guidata si concluderà con la lettura di alcune fiabe di Andersen.

La “Giornata di festa al MUSLI” (cortile di Palazzo Barolo, Piazza Savoia 6 – Torino) si aprirà alle 15,15 di domenica 28 con la consegna del Premio Andersen, accompagnato da testimonianze che ne sottolineano il significato e il valore per la Fondazione.

Per la Giuria del Premio Andersen saranno presenti Carla Ida Salviati, studiosa di storia dell’editoria e letteratura per l’infanzia; Barbara Schiaffino, direttrice della rivista ANDERSEN; Anselmo Roveda, coordinatore redazionale della rivista ANDERSEN.

Intervengono: Pompeo Vagliani, presidente della Fondazione Tancredi di Barolo; Luciano Marocco, vicepresidente dell’Opera Barolo; Barbara Bruschi, Renato Grimaldi e Mariarosa Masoero, Università di Torino; Gianfranco Crupi, Sapienza Università di Roma; Massimo Missiroli, pop-up designer.

Saranno presenti l’Assessore alla Cultura della Città di Torino, Francesca Paola Leon, e la Dirigente dell’Area Cultura-Servizi Biblioteche, Monica Sciajno.

In omaggio al grande scrittore danese, Pompeo Vagliani e Luciana Pasino ricorderanno la storia editoriale delle fiabe di Andersen in Italia. L’incontro si concluderà all’insegna della “musica bambina”, con l’intervento del trio del gruppo Lastanzadigreta con strumenti musicali e suoni insoliti.

Questi ultimi interventi saranno replicati alle 16.30 e alle 17.30.

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