CULTURA E SPETTACOLI - Page 3

Gianfranco Raffaldi, una splendida carriera. Dai Beatles a Fausto Leali, da Peppino di Capri al Gospel Choir

Armano Luigi Gozzano,noto ricercatore dei documenti  storici di famiglie nobiliari, in particolare dei Gozzano e dei Gonzaga, essendo anche musicista si interessa di argomenti musicali.

In questo caso ripercorre
l’ascesa vertiginosa della vita dedicata alla musica leggera del maestro Gianfranco Raffaldi, monferrino residente a Vignale,dalle
esibizioni senza rivali nel suo primo complesso formato per le gare scolastiche e dalle incredibili immagini della sua collezione
privata.
Il primo ingaggio nel 1957 con la band casalese dei Blue Star,uno dei 70 gruppi nati
nel nostro territorio nei favolosi anni ’60.Nel
1959 nasce con lui il gruppo dei Novelty,
collaborando con il fisarmonicista Giuseppe
Cacciabue, educatore musicale giovanile e
componente dell’operatore radiofonico EIAR di Torino ,oggi RAI,gruppo sciolto nello stesso anno.Nella nuova band si inserisce
Fausto Denis,non ancora con il nome d’arte
Leali, incontrato durante un ingaggio in una
festa patronale di tre giorni come da tradizione dell’epoca.Nel 1962 avvenne il loro
lancio al Principe di Piemonte di Viareggio, ricalcando la musica beat inglese. Iniziarono
le esibizioni al City Club e nei Night Club di Milano,e le prime incisioni con la casa discografica Jolly con due cover dei Beatles.
Leali venne definito “il negro bianco” e nel 1964, ormai affermati in Italia, parteciparono al mitico “Cantagiro” di Radaelli con la canzone “La campagna in città”, gareggiando con Betty Curtis, Lucio Dalla,Gino Paoli e Nico Fidenco.
Pippo Baudo ed Enrico Maria Salerno presentarono l’evento in diretta RAI con la finalissima di Fiuggi.Nel 1965 la grande occasione: arrivarono i Beatles in Italia! Furono scelti come supporters Fausto Leali e i Novelty,i New Dada di Maurizio Arcieri, Guidone e gli amici,i Giovani Giovani e Peppino di Capri.Nel secondo tempo si esibirono i Beatles aprendo lo spettacolo con il celebre “Twist and Shout”.Le tappe dell’unico concerto italiano furono il 24 giugno al Velodromo Vigorelli di Milano,il 26 giugno al Palazzo dello Sport alla fiera del mare di Genova,e il 27-28 di giugno al Teatro Adriano di Roma, purtroppo non registrati e snobbati dalla RAI.I biglietti dei concerti erano reperibili tramite la rivista “Ciao Amici”.
La conferma definitiva avvenne nel 1966
partecipando al “Giro Festival” al seguito del
49° Giro d’Italia con la canzone “Mamma perdonami”,e apparvero in TV durante le tappe di Parma e di Monte Carlo.Furono ospiti della storica trasmissione radiofonica
“Bandiera Gialla” condotta su Radio 2 da Arbore e Boncompagni,e fu in quel momento
che presentarono la famosa canzone “A chi “,
cover della versione USA di Roy Hamilton “Hurt” del 1954 portata alla ribalta dalla cantante italo-americana Timi Yuro.Si esibirono anche in concerti al Bang Bang di Milano con la partecipazione di Teo Teocoli.
In seguito il gruppo cambiò casa discografica, passando dalla Jolly alla Ri.Fi. Records.Il grande risultato arrivò nel
1967 ricevendo sulla Terrazza Martini di Milano il primo disco d’oro per la canzone
“A chi”.Nel 1968 Leali partecipò al Festival di Sanremo con la canzone “Deborah” in coppia con Wilson Pickett,nome attribuito alla figlia
avuta da Milena Cantù,la grande incognita del 45 giri “La ragazza del Clan” di Celentano.
In seguito Leali verrà scelto da Pickett come padrino della figlia anch’essa chiamata Deborah.I Novelty facevano parte del Clan Celentano Center,e con loro eseguirono i concerti nei locali più belli d’Italia ,in primis alla Bussola di Viareggio.Leali nello stesso
anno divorziò dai Novelty,e Raffaldi entrò nel
complesso dei New Rockers di Peppino di Capri, partecipando a tournée negli USA esibendosi al Metropolitan di New York,poi in Canada, Venezuela, Brasile, Australia, Emirati Arabi e in Europa.
Raffaldi collaborò alla celebre composizione “Champagne”,e si esibirono anche nelle sale da ballo di Torino “Arlecchino”e “Le Roi” (sala
Lutrario)progettata dall’architetto Carlo Mollino, progettista del Teatro Regio.Nel 1977 si concluse il suo viaggio musicale intorno al mondo con Peppino di Capri,e rientrò a Vignale per motivi di famiglia, iniziando ad accompagnare con la tastiera il coro parrocchiale durante le celebrazioni religiose.Ma nel 2004,con altri due amici,ebbe una grande idea:prese le redini del coro e fondò il “San Bartolomeo Gospel Choir”dall’omonima chiesa del paese, inizialmente per eseguire musica sacra e profana, proseguendo l’opera della fondatrice
Millina Martinelli.Il coro è composto da 30 cantanti del territorio,guidati ed istruiti dal maestro con la sua esperienza di mezzo secolo.Tra il 2007 e il 2011 si inserì nel coro Armano Luigi Gozzano in qualità di tenore,e conobbe Leali in compagnia del maestro durante una sua esibizione a Trino Vercellese. Durante i concerti l’ensemble esegue brani di gospel, funky,blues e soul a 4 voci, formula alquanto insolita per il gospel.
Nel 2011 Raffaldi e Leali hanno festeggiato a Casale i 50 anni dal loro debutto.Nella sua carriera Raffaldi ha suonato con tastiere Honner,Vox 1,Vox 2 e con il favoloso organo elettrico Hammond,in origine destinato alle chiese in alternativa ai costosi organi a canne.Molto versatile nella musica sacra, gospel e jazz ed in seguito nel rock,fu utilizzato da Gershwin,Doors,Pink Floyd,
Deep Purple e Procol Harum.Il gospel del
coro esprime la gioia di pregare cantando e coinvolgendo il pubblico con la sua capacità
di espressione armonica.Con i sapienti e
competenti arrangiamenti del maestro Raffaldi il divertimento è assicurato!
Giuliana Romano Bussola

È tempo di Giallo nel paese delle rose

SALOTTO LETTERARIO ROSA in GIALLO

Domenica 19 settembre 2021 ore 15.30

Bossolasco, il Paese delle Rose

Piazza XX Settembre

Sintesi Rosa in Giallo

&

Adesione alla Campagna Lettura ad Alta voce a cura del Liceo Govone di Alba

Il Salotto letterario Rosa in Giallo del Paese delle Rose -Bossolasco quest’anno aderisce alla Campagna Lettura ad Alta voce a cura del Liceo Govone di Alba.

Ogni scrittore partecipante: Bruno Gambarotta-Margherita Oggero-Gian Maria Aliberti Gerbotto-Massimo Tallone -Danilo Paparelli-Tiziana Prina delle Edizioni Le Assassine,sarà introdotto dalla recensione ad Alta Voce del loro ultimo lavoro editoriale, a cura del Liceo Govone di Alba.

L’appuntamento al Salotto letterario è sempre la terza domenica di settembre che, quest’anno, cade il 19 settembre.

Una kermesse, il Salotto di Rosa in Giallo 2021, che prevede la partecipazione di scrittori affermati e conosciuti come Margherita Oggero. Il suo ultimo lavoro “Il gioco delle ultime volte”. Molto a apprezzata per aver dato l’ispirazione alla serie televisiva “Provaci ancora prof” con Irene Pivetti.

Ritorna anche uno schioppettante Bruno Gambarotta il cui ultimo lavoro è “La confraternita dell’asino”. Una parodia della classe politica che, probabilmente’ potrebbe essere degnamente sostituita, indovinate da chi?

Per passare a Massimo Tallone, co-autore, de “La Saga di Lola”, la cui ultima opera è “Un cestino di ciliegie”, vagamente ispirata ad una pittrice, morta avvelenata, come il suo personaggio principale.

Gian Maria Aliberti Gerbotto con il suo ultimo romanzo “La piena assassina”, in grado anche di resuscitare Beppe Ghisolfi che, risorto, sarà presente al Salotto Letterario.

Danilo Paparelli, noto per le sue vignette umoristiche parodia della vita sociale e politica italiana, ma anche scrittore.

Sarà presente anche Daniela Di Falco, una grande traduttrice, nota per quelle di Isabel Ostrander e DorotyBowers, ma non solo. Che ne sarebbe di un romanzo senza un traduttore che dà una sorta di anima nuova alla versione in lingua, ma cerca di restare fedele alla versione originaria?

Tiziana Prina, editrice de Le Assassine – un Club di sole donne – che è ben rappresenta dallo slogan “Signore in giallo si diventa”.

Cristina Borgogno, giornalista de La Stampa assieme a Tommaso Lo Russo, presidente di Solstizio d’Estate e del Club Lions Alba Langhe come conduttori del programma assieme a Gian Maria Aliberti Gerbotto.

Non si parlerà solo di libri, ci sarà spazio anche per tanto gossip, aneddoti, racconti di vita professionale ed altro ancora in cui il confine tra reale e finzione è sempre più labile.

Il Salotto sarà anche condito con la verve del duo comico costituito da Gianni Giannini e Francesca Ceretta e le loro gag e parodie.

È finita? Ovviamente no, perché in occasione dell’apertura dell’Anno Lionistico in Italia, il Club Alba Langhe lo farà in modo irrituale a Bossolasco, Paese delle Rose, dove effettuerà una donazione all’Istituto Comprensivo Scolastico di Bossolasco-Cravanzana-Lequio Berria e Murazzano.

Rosa simbolo di silenzio e virtù, ma anche di completezza e di esoterismo.

Un appuntamento da non perdere che prevede anche il coinvolgimento del Liceo Govone di Alba e dell’Istituto Ferrero Cillario di Alba, Neive e Cortemilia.

Il concorso Il Bosco Stregato si rinnova e lancia la nuova edizione di Rosa in Giallo coniugando l’arte incisoria (Ex Libris) con i racconti gialli. Un mix innovativo che rende il Premio unico nel suo genere. La scadenza per gli Ex Libris e per i racconti gialli è stata prorogata al marzo 2022.

Proseguirà il 15 ottobre a Bra in collaborazione con l’Istituto Scolastico (alberghiero) Velso Mucci di Bra ed altre sorprese…

Ma farà tappa anche in Val Chiavenna in collaborazione con l’Associazione Italiana Musei della Stampa e della Carta e della locale Comunità Montana.

L’evento continuerà a Bolzano nella Piazza Walther e a Castel Mareccio dall’8 al 12 dicembre.

La giuria tecnica, per la sezione racconti gialli, si avvale dell’ausilio di quella scolastica di tre licei: quello di Alba “Govone”, di Bra “GB Gandino” e di Bolzano “Giosuè Carducci” e sarà composta da Margherita Oggero, Bruno Gambarotta, Massimo Tallone, Tiziana Prina, Bruno Bruna, Bruno Frea, Lina Lo Russo e Tommaso Lo Russo. Mentre quella per gli Ex Libris, in via di definizione, sarà composta da esperti dell’arte.

Per maggiori informazioni o copia del bando: www.boscostregato.com e www.sfumaturedigiallo.it oppure a info@boscostregato.com

Goodbye… e me ne vado!

PAESAGGI DI S-CONFINE – Scoprire il paesaggio attraverso lo Spettacolo dal vivo 

 

GOODBYE…ME NE VADO! Evento teatrale di clownerie
Spettacolo sabato 19 settembre ore 16.00 al Parco Gay di Perosa Argentina

 

Si conclude domenica 19 settembre con GOODBYE…ME NE VADO! Evento teatrale per famiglie a cura di Profili Artistici la rassegna teatrale PAESAGGI DI S-CONFINE realizzata grazie al sostegno di Piemonte dal Vivo nell’ambito del bando CORTO CIRCUITO e proposta dalla Compagnia Teatrale “Teatro e Società” di Torino, in collaborazione con l’amministrazione comunale e l’Associazione Culturale Poggio Oddone.

 

Giunto dal Fringe Festival di Edimburgo 2018, dove ha ottenuto 5 stelle dalla critica teatrale del British Theatre Guide e The Mumble, GOODBYE…ME NE VADO! è uno spettacolo di clownerie incentrato sulla divertente frustrazione di Monsieur Shark Cousteau che cerca di lasciare il palcoscenico ma l’impresa risulta impossibile. E’ un idiot, stufo di essere divertente, in collera con il pubblico che non capisce più la sua arte. E’ assetato di scoprire nuovi mondi, paesaggi mai visti poiché ha dedicato la sua vita alle scene dimenticando il mondo esterno.

La relazione dei due personaggi è una versione contemporanea di Don Quixote e Sancho Panza ma invece di combattere contro i mulini a vento tentano una rocambolesca partenza alla scoperta del mondo. Quanto può essere lungo un Arrivederci?

 

«Dopo molti esperimenti con un pubblico internazionale di Parigi, Edimburgo, Brighton, Ginevra e Messico – spiegano i promotori di Teatro e Società – c’è una cosa che possiamo dire con certezza: questo spettacolo vi farà ridere fragorosamente».

 

Appuntamento è alle ore 16.00 c/o il Parco GAY di Perosa Argentina, ingressi da Via Re Umberto / Via San Giovanni Bosco.


Nella giornata di domenica l’occasione per visitare Perosa Argentina sarà offerta dalla Fiera del Plaisentif edizione 2021 organizzata dall’Associazione Culturale Poggio Oddone, per scoprire il famoso formaggio Plaisentif conosciuto anche come formaggio delle viole.

 

“La rassegna teatrale a Perosa Argentina, nel bellissimo contesto dei nostri parchi, ci ha offerto un programma di qualità che ci ha permesso di vivere il territorio a 360 gradi. Questa volta il teatro dialoga con i produttori locali che a Perosa Argentina presenteranno uno dei prodotti più caratteristici del nostro territorio. E’ un’occasione per scoprire le tante eccellenze della nostra comunità –  afferma la Sindaca Nadia Brunetto – è un invito per tutti coloro che desiderano scegliere La Val Chisone e la Val Germanasca per le loro passeggiate ed escursioni riscoprendo un turismo di prossimità.

 

La rassegna Paesaggi di S-Confine vuole portare lo spettatore a fruire dello spettacolo dal vivo in un contesto paesaggistico poetico e suggestivo consentendogli di conoscere un territorio ricco di storia e di cultura e allo stesso tempo di godere di eventi spettacolari di grande qualità. Si vuole valorizzare il territorio della Val Chisone e Val Germanasca tessendo e favorendo legami e relazioni tra coloro che vivono nel luogo e se ne prendono cura e il pubblico che fruisce della stagione teatrale. Vi aspettiamo alla prossima edizione!

 

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Il progetto teatrale GOODBYE…ME NE VADO! nasce dalla collaborazione di Profili Artistici (compagnia teatrale operativa nelle Marche, Claudio del Toro – artista torinese, diplomato alla scuola di Philipe Gaulier di Parigi collabora con numerose realtà italiane e internazionali) e Papageno Producciones (realtà attiva a Città del Messico).
Con Claudio Del Toro e Francesco Basile supervisione di Philippe Gaulier e Michiko Miyazaki.

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MODALITA DI PARTECIPAZIONE
La partecipazione all’evento teatrale è gratuita ma necessita di una prenotazione obbligatoria che è possibile effettuare presso alcune rivendite di Perosa Argentina oppure sul sito di Teatro Società, compagnia teatrale che, in collaborazione con l’amministrazione comunale, organizza la rassegna.
In caso di pioggia lo spettacolo verrà messo in scena al Padiglione Plan de la Tour di Perosa Argentina – Piazza Abbeg

Per prenotare in loco rivolgersi:
Fotografica Gariglio, Via Patrioti 2 – Perosa Argentina – Tel 0121 81282
Cartoleria Andrea e Cristina, Via Roma 27 – Perosa Argentina – Tel 349 6680940
La prenotazione online all’indirizzo: www.teatrosocieta.it.

Alla luce delle recenti disposizioni normative in vigore dal 6 agosto 2021, all’ingresso dell’evento sarà verificato il possesso del GREEN PASS cartaceo o digitale (prima dose oppure completamento ciclo vaccinale, oppure tampone negativo).
Per i ragazzi sotto i 12 non verrà richiesto.¬ In mancanza di tale documento, NON SARA’ CONSENTITO L’INGRESSO, nemmeno se in possesso di prenotazione.

Gli eventi hanno posti limitati così come previsto dal Decreto del Presidente della Giunta Regionale per il contenimento da contagio da COVID-19 e sono organizzati nel rispetto delle norme di sicurezza previste dai protocolli. Al momento della prenotazione sarà necessario fornire le proprie generalità.

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Per informazioni: TEATRO E SOCIETÀ
Mob. +39 392 2906760‬
prenotazione@teatrosocieta.it
www. teatrosocieta.it

Nohant-Vic dove aleggia lo spirito ribelle di George Sand

Nohant-Vic, minuscolo borgo nel cuore del Berry, ha conservato intatto il fascino dei tempi passati: lunghi viottoli che serpeggiano tra i boschi, fiancheggiati da fossati, specchi d’acqua stagnanti, campi infiniti, case di pietra e la sensazione di avere imboccato una di quelle strade destinate a portarci indietro nel tempo, in un mondo pagano e magico, popolato da streghe, fate e folletti, in grado di rievocare suggestioni letterarie di un’infanzia che credevamo ormai perduta e della quale riusciamo, invece, a riappropriarci perché le immagini hanno la stessa forza dei profumi e dei sapori e tutti i sensi ci consentono di ritrovare quel tempo perduto e di riviverlo.

E’ in questi luoghi che vissero, soffrirono e trovarono gioia e lieto fine la piccola Fadette, François le Champi, i gemelli Barbeau, ma soprattutto è a Nohant – Vic che fu bambina prima, moglie, madre e soprattutto scrittrice la loro creatrice Amandine Aurore Lucile Dupin, meglio conosciuta con lo pseudonimo di George Sand. “Presi subito, senza tante ricerche, il nome di George… che cos’è un nome nel nostro mondo rivoluzionato e rivoluzionario? Un numero per coloro che non fanno niente, un’insegna o una divisa per coloro che lavorano e combattono. Io me lo sono fatta da sola, con la mia fatica”. George Sand spiega così la scelta di utilizzare un nome maschile, anche per difendere la propria attività letteraria da quella diffidenza che il pubblico medio dell’epoca provava nei confronti di una donna che era, a torto, ritenuta artista di qualità inferiore. Penna fertile, scrittrice brillante e arguta, donna indipendente che riuscì a mantenersi grazie al proprio talento, George Sand rappresenta, tuttavia, ancora oggi, una personalità complessa e affascinante caratterizzata da grandi passioni e da straordinarie utopie che contraddistinguono le sue opere, la sua vita amorosa e le sue posizioni politiche.

Tutto in lei parla di libertà e di indipendenza: è una donna che mantiene se stessa attraverso il proprio lavoro, che sceglie di separarsi dal marito, che si lega a grandi artisti come De Musset e Chopin, che, figlia della nobiltà terriera e con un padre bonapartista, appoggia la rivoluzione parigina del febbraio 1848 che rappresenta, a suo parere, una rigenerazione di massa, arrivando a scrivere: “Sono comunista così come si era cristiani nell’anno 50 della nostra era. Il comunismo è per me l’ideale delle società in progresso, la religione che vivrà tra qualche secolo. Non posso dunque aggrapparmi a nessuna delle formule di comunismo attuali, perché esse sono tutte piuttosto dittatoriali e credono di potersi affermare senza il concorso dei costumi, delle abitudini, delle convinzioni. Nessuna religione si stabilisce con la forza”. Questa donna non comune decide di trascorrere molti anni dalla sua vita nel “buen ritiro” del castello avito di Nohant-Vic, oggi diventata una delle numerose Maisons des Illustres, luoghi densi di ricordi, di testimonianze e di emozioni. E’ qui che la raggiungono i suoi amici, creando in questo angolo sperduto della campagna francese un circolo artistico in grado di competere con quello della Ville Lumiere: Chopin, Balzac, Delacroix, Flaubert, Listz vivono, lavorano, creano in queste stanze ombrose, passeggiano nel grande giardino, lasciano qui l’impronta di quell’arte che sopravvive alla morte e all’oblio degli uomini.

La stessa Sand realizza in questo luogo una parte consistente della propria immensa produzione letteraria, non smettendo mai di scrivere nemmeno negli ultimi anni di vita quando sostituisce all’ispirazione la tecnica e l’esperienza. La sua carriera letteraria che copre un vasto arco di tempo che va dal 1830 al 1876 è caratterizzata da una vasta e differenziata produzione letteraria: 143 romanzi e racconti, 49 scritti vari e 24 commedie. Un’opera affascinante e spesso coraggiosa in grado di affrontare temi delicati come l’incesto, il riscatto sociale, il ruolo della donna nella società, la forza di un amore libero dalle convenzioni sociali, ma che recupera e valorizza anche gli elementi e i valori della cultura popolare, del mondo contadino, delle radici del passato come punto di partenza per costruire il futuro e un mondo nuovo. E’ a Nohant-Vic, infine, che la scrittrice si spegne l’8 giugno 1976, disponendo di esservi sepolta. In un angolo tranquillo che confina con il giardino della sua proprietà sorge il minuscolo cimitero che ospita la tomba di questa scrittrice straordinaria. Sulla sua lapide sono scritti entrambi i nomi: quello della donna e quello dell’artista, come se nemmeno la morte potesse separare due identità tanto forti. Nel corso degli anni si è parlato con frequenza di trasferire le spoglie della scrittrice al Pantheon affinché lì riposasse accanto a Emile Zola, Victor Hugo e Alexandre Dumas, ma entusiasmi, dubbi e polemiche si sono susseguiti e spenti, lasciando spazio soltanto al silenzio. Tuttavia tanti sono stati gli omaggi letterari, teatrali e cinematografici resi a questa donna che ha segnato profondamente il panorama letterario francese e non a caso nella “Recherche” sono i suoi libri, in particolare François le Champi, qui definito “straordinario”, a calmare i dolori del piccolo Proust.

“La mamma si sedette accanto al mio letto; aveva preso François le Champi, cui la copertina rossastra e il titolo conferivano ai miei occhi una personalità spiccata e un fascino misterioso. Avevo sentito dire che George Sand era l’archetipo del romanziere”. La mamma di Marcel rievoca, attraverso il suono della propria voce, un altro organo di senso capace di superare le barriere del tempo e di consentirci di riappropriarci del passato, la storia, per il giovanissimo Proust misteriosa e ancora incomprensibile, di tutte le sfumature dell’amore del trovatello François e della mugnaia Madeleine, imprimendo i propri accenti alle parole vergate dalla signora di Nohant-Vic in una notte lontana, nel piccolo boudoir del suo castello del Berry, e trasformandole in un altro frammento di tempo congelato per essere ritrovato, recuperato e rivissuto attraverso il ricordo.

Barbara Castellaro

Chieri e il gualdo

Convegno, esposizione di manufatti storici e contemporanei e visita all’Orto Botanico del chierese Museo del Tessile

Sabato, 18 settembre, ore 15

Chieri (Torino)

Prim’attore, il “gualdo”. Nome scientifico: “Isatis tinctoria”. Pianta officinale e tintoria, da secoli ampiamente usata nel chierese per colorare filati e tessuti in tonalità blu mediante un processo piuttosto elaborato che un tempo prevedeva anche l’impiego di macine in pietra per frantumare le foglie, del “gualdo” si parlerà il prossimo sabato 18 settembrea partire dalle 15, alla “Porta del Tessile – Museo del Tessile”, in via Santa Chiara 5, a Chieri. Il cosiddetto “oro blu” è un elemento identitario di Chieri, così come il fustagno (antesignano del jeans o denim), la cui tessitura e tintura nella variante azzurra sono documentate sin dal XV secolo. Non a caso, fra i toponimi di Chieri spiccano proprio “Via del Gualdo” e “Via della Gualderia”, mentre il centro commerciale “Il Gialdo” sorge in un’area extraurbana dove si coltivava la pianta da cui prende il nome. Pianta visibile, fra l’altro, sia nell’esposizione permanente, sia nell’“Orto botanico” dello stesso Museo. E di tal valore per il chierese da dedicarle un convegno (inserito nel ciclo di conferenze “ARS ET INDUSTRIA”), che verrà aperto dai saluti delle Autorità locali, cui  seguirà l’intervento di Marco Nicola, conservatore e titolare del laboratorio di diagnostica “Adamantio” di Torino, che si focalizzerà su “Il blu nella storia e il gualdo nella Collezione Nicola di Aramengo”. Alla sala “Porta del Tessile” saranno esposti per l’occasione alcuni manufatti tessili storici, che testimoniano l’impiego del “gualdo” nelle tele usate non solo per l’abbigliamento, ma anche in pittura, prestati al Museo da Gianluigi Nicola, già docente di restauro all’“Accademia” di Torino e titolare del prestigioso laboratorio di restauro ad Aramengo (Asti). Sarà inoltre esposta una camiciola in tela con motivo striato, tessuta con filato bianco e azzurro (gualdo), rinvenuta in una buca pontaia, ricoperta da intonaco datato 1606, in una dimora storica di Aramengo d’Asti. Si tratta di un indumento seicentesco appartenuto a un bambino del popolo, dunque di un reperto assai raro. Saranno anche esposte due toppe in tela -una tinta d’azzurro col gualdo, l’altra a quadri in filo naturale tinto d’azzurro col gualdo- rinvenute su dipinti a olio di anonimo del XVII secolo e rimosse durante il restauro delle opere. Come si evince da un frammento in mostra, lo stesso tipo di tela a quadri bianco-azzurra, fu impiegata da Guglielmo Caccia, detto “il Moncalvo” (Montabone, 9 maggio1568–Moncalvo, 13 novembre 1625) per la pala d’altare della chiesa di Bosco Marengo (Alessandria). “Alla luce di questi reperti – dicono gli organizzatori – si può guardare al gualdo come trait d’union fra tessitura e pittura, non solo in virtù del suo uso nel supporto pittorico ma, presumibilmente, anche nelle tavolozze del primo Barocco”. Dal Seicento lo sguardo si volgerà, nel corso dell’incontro, ai giorni nostri, con l’intervento di Giulia Perin, antropologa e artigiana in residenza stabile al “Museo del Tessile”, dove cura l’“Orto Botanico”, che parlerà di “Gualdo e batik d’artista nel contemporaneo” ed esporrà alcuni suoi manufatti tinti con coloranti naturali. A seguire, Antonello Brunetti, storico e naturalista, ripercorrerà “Le vie del gualdo: tra Castelnuovo Scrivia e Chieri”, insieme allo storico dell’arte Giovanni Donato. Concluderà Laura Vaschetti, vice-presidente della “Fondazione per il Tessile”, che darà anche alcune anticipazioni sui progetti in fieri al “Museo del Tessile” per la ricerca e la divulgazione orientata a riscoprire e valorizzare i landmark identitari del territorio di riferimento e a stringere collaborazioni per ampliare orizzonti di conoscenza e creatività. Al termine degli interventi, sarà possibile visitare l’“Orto del Tessile” con introduzione di Giulia Perin e ammirare i manufatti storici e contemporanei in mostra per l’occasione nella sala della “Porta del Tessile”.

Costo del biglietto d’ingresso: 3 Euro. La prenotazione é obbligatoria a prenotazioni@fmtessilchieri.org  I visitatori devono essere in possesso di “green pass”, da esibire all’ingresso e indossare la mascherina in ottemperanza delle norme di sicurezza in vigore.

g.m.

 

Nelle foto

–         Il “gualdo”, colorante naturale

–         Camiciola di bimbo del Seicento

Presenze en plein air e visite al Castello:  Moncalieri fa il pieno di turisti

Le presenze turistiche presso il Grinto Urban Eco Village di Moncalieri sono cresciute esponenzialmente a luglio ed agosto, con un incremento del 25% sul 2019 e di oltre il 60% sul 2020. E anche il Castello Reale “sbanca”: oltr 2.000 le visite in pochi mesi, dalla ripartenza del comparto culturale dopo le chiusure legate al Covid.

Il Grinto Urban Eco Village è il nuovo villaggio turistico sito nei pressi del parco Vallere. Fin dai suoi primi anni di attività si è attestato come riferimento per coloro che desiderano visitare l’area metropolitana torinese usando le varie forme di campeggio. Il risultato è stato possibile grazie alla netta crescita di arrivi da oltre confine, con una prevalenza di turisti tedeschi, olandesi, francesi, belgi e spagnoli.
Il risultato è ancor più interessante se si pensa che in base ad un sondaggio fatto tra i visitatori, Torino e Moncalieri si sono rivelate delle mete turistiche che hanno ampiamente confermato le attese. Molti di essi hanno infatti protratto il loro soggiorno al Grinto oltre il periodo previsto, per approfondire la conoscenza dei centri storici delle due città e dei dintorni.

“Il trend è stato inatteso e ci ha preso, inizialmente, in contropiede – spiega Patrizio Abrate, amministratore delegato di Grinto – La stagione 2020 aveva risentito pesantemente delle restrizioni dovute alla pandemia e non aspettavamo un arrivo di così tante persone che hanno scelto il plein air per le loro vacanze, ma soprattutto la visita delle nostre città d’arte in un periodo abitualmente usato per il mare e la montagna. L’opzione del campeggio offre maggiore sicurezza, autonomia nelle scelte e permette di godere appieno di tutte le comodità della propria casa viaggiante: che sia una tenda, una caravan, un piccolo van oppure un camper”.

Laura Pompeo, assessore alla Cultura e al Turismo, accoglie con grande soddisfazione i dati: “L’exploit della nostra ricettività e della nostra offerta culturale, a luglio e agosto, è la dimostrazione che le nostre strategie culturali e turistiche di lungo periodo sono vincenti – dichiara Pompeo – Anzitutto si è sempre lavorato con fedeltà assoluta al grande progetto sulla città condensato nella strategia Moncalieri Città nel nel Verde, che guida la nostra azione da 6 anni”. Inoltre si sono rivelate determinanti le intuizioni e la passione con cui l’Assessorato ha sempre affrontato il tema del Castello Reale, patrimonio Unesco (come del resto il sistema naturale gravitante intorno al fiume Po e alla collina): “Certo non saremmo arrivati da nessuna parte senza la leale, fattiva collaborazione delle istituzioni implicate (Carabinieri, Ministero della Difesa, Ministero della Cultura, Soprintendenza) – continua Laura Pompeo – Ma è soprattutto grazie alla determinazione e disponibilità dell’amministrazione comunale che oggi il Castello Reale, altrimenti chiuso da diverso tempo dopo l’ultima campagna di recuperi e restauri, è stato riaperto alle visite. E il riscontro in termini di visite è lì a confermare che avevamo visto giusto. Un’altra intuizione che rivendichiamo con orgoglio e che porterà frutto nel prossimo periodo, è stata l’acquisizione definitiva del Parco Storico del Castello, a dicembre. Tema in cima alla nostra agenda, di cui ho appena avuto il piacere di parlare insieme al professor Devecchi e alla dottoressa Gullino, al convegno di Venaria ‘Oltre il loisir’”. Un nuovo ampio spazio verde – un tempo riserva di caccia e luogo di loisirs di Casa Savoia – finora precluso al pubblico, che aprirà a breve, candidandosi a diventare il terzo motore fondamentale dell’immagine turistica della Città, insieme al Castello Reale e al Parco delle Vallere.

La Famiglia, opera dello scultore Moi a Pianezza

Sabato 18 settembre 2021 alle ore 10 a Pianezza (TO) nell’aiuola verde della rotonda tra Strada della Cortassa e viale Aldo Moro verrà inaugurata, alla presenza dell’Amministrazione che l’ ha commissionata, la nuova opera dello scultore sardo Osvaldo Moi.

L’installazione dal titolo “La Famiglia”,  è ispirata,  come spiega l’ artista, al concetto di nucleo familiare che finalmente, dopo il lock down, torna a fruire della natura. Il lavoro è anche un tributo alla grande forza della figura femminile, sovente vittima di violenze.
Racconta Moi “Profondo rispetto e ammirazione mi legano a Pianezza.

Un Comune con la C maiuscola: valori come patria, famiglia, arte, natura e cultura animano questa cittadina.
Da quando ho iniziato a conoscerla e a girare per le sue vie e piazze, fino ai suoi parchi e le sue rotonde, ho potuto apprezzare la voglia di arricchirla con opere di artisti contemporanei.
Inaspettatamente nel 2009 ero già stato coinvolto per realizzare e collocare nel Parco della Pace, (un centinaio di metri dalla rotonda che accoglie questo mio nuovo lavoro) una copia del monumento ai Caduti di Nassiriya.
In realtà il primo lavoro di arte pubblica lo avevo realizzato nel 2004 a Novara e il secondo nel 2006 a Torino (in piazza d’Armi). Quest’ultima installazione purtroppo è stata oggetto di un recente atto vandalico.
Stiamo vivendo – e mi auguro si stia uscendo – da un lungo periodo dove il COVID19 l’ha fatta da padrone.
Una eco continua, quel battere sulla nostra pelle come dei poveri tamburelli, che ci ha condizionati modificando il nostro modo di intendere la vita. Ci siamo anche avvicinati di più alla consapevolenza che stare all’aperto, nel verde, ci fa stare meglio.
La natura e l’arte – in tutte le sue forme – ci sono state di grande conforto.
Credo anche che il prezzo più grande lo abbia pagato ogni nucleo familiare, e in particolare, la Donna. Anzi, moltissime donne, a cui, per scarico di violenza, è stata tolta la vita. Una Vita preziosa che voglio invece ricordare e dare tributo.
Su tutto questo è andata la mia progettazione artistica che ora si posiziona tra Strada della Cortassa e il viale dedicato a Aldo Moro.
A questi principii che ritrovo negli intenti civili e nell’anima mundi di Pianezza, ho pensato di dare espressione, restituendo metaforicamente alla sua popolazione il meritato rispetto e la libertà perduta.
Da artista non ho disegnato mere sagome. Su quella lamiera ho inciso spensieratezza, allegria, felicità!
Ho voluto in qualche modo far dimenticare quei momenti di tristezza, malinconia e restrizioni.
E l’ Uomo, in quanto figura maschile, non l’ho dimenticato. E’ oltre la rotonda: guarda la sua famiglia, la sua donna, i suoi figli e il suo cane, con amore e ritrovata armonia.”

De Felice, un convegno nazionale a Torino

Con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte

CONVEGNO NAZIONALE LA STORIOGRAFIA DI RENZO DE FELICE A 25 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA ( Torino, 20 settembre 2021)
di Mara Pegnaieff

Renzo De Felice (Rieti, 8 aprile 1929 – Roma, 25 maggio 1996), storico ed accademico, è considerato il maggiore studioso del fascismo italiano, alla cui approfondita analisi si dedicò dal 1960 fino al 1996, anno della sua scomparsa.
La sua opera fondamentale Mussolini ed il fascismo, pubblicata dall’editore Einaudi in più volumi che uscirono dal 1965 fino all’ultimo volume edito nel 1997, successivamente alla sua morte, è un’opera che non ha riscontri nella storiografia italiana ed internazionale per la mole, per la quantità di documenti inediti sui quali si basa, consultati in Archivi pubblici e privati, per l’apparato di note al testo, per l’ampiezza dei temi trattati che abbracciano, oltre alla figura di Mussolini, la storia del fascismo dalle sue origini e quella degli italiani.
La sua storiografia, nata dal magistero soprattutto di Federico Chabod, Docente universitario di Storia Moderna alla “Sapienza” di Roma, con il quale si laureò, considerato il maggior storico italiano della sua generazione, si propone una ricostruzione ampia ed approfondita, resa possibile dall’accesso alla vastissima documentazione inedita conservata negli Archivi, per una revisione storica delle tradizionali interpretazioni antifasciste. Il che non significa << rivalutazione, ma solo approfondimento critico di una realtà che tanto ha pesato sulla nostra società, di una realtà che affondava le sue radici in problemi e situazioni ad essa precedenti>>. La sua riflessione storica non perseguiva finalità polemiche e politiche che non competono allo storico, << perché lo storico non può essere unilaterale, non può negare aprioristicamente le ragioni di una parte e far proprie quelle di un’altra. Può contestarle, non prima di averle studiate, capite e valutate>>.

Questa sua posizione storiografica fu osteggiata dai fanatismi ideologici del tempo che si spinsero non solo al violento scontro verbale ma anche fisico, quando gli si impedì di fare lezione all’Università e si chiese perfino di cacciarlo dalla cattedra di ruolo alla “Sapienza”, ottenuta per pubblico concorso.
Alcuni docenti e giornalisti si sbizzarrirono negli attacchi, anche personali. Giocò pure il fatto che De Felice, militante in gioventù del PCI, era uscito dal Partito per protesta contro l’invasione sovietica dell’Ungheria ed aveva firmato il Manifesto dei 101 sottoscritto da intellettuali dissenzienti dal PCI che, invece, appoggiava l’invasione.
La sua importanza di storico è comunque testimoniata dal suo impego accademico dal 1968 e dalla sua ininterrotta collaborazione ad importanti quotidiani, quali “Il Corriere della Sera” ed “Il Giornale” e a presigiose Riviste, tra le quali si ricorda “Storia Contemporanea”, edita da Il Mulino, da lui fondata e diretta fino alla sua scomparsa.
Gli attacchi che dovette subire, anche in conseguenza delle sue interviste rilasciate nel corso degli anni fino all’ultima Rosso e Nero nel 1995 sulla Resistenza e sulla RSI, non fanno che ribadire la difficoltà, o addirittura l’impossibilità per molti, di individuare una terza via storiografica tra il marxismo ed i tentativi volti a nobilitare il fascismo e Mussolini. Si tratta di una revisione ( non revisionismo) che è sempre implicita nel lavoro storico, come bene insegnarono e dimostrarono i grandi storici del Novecento, da Federico Chabod a Rosario Romeo, a Delio Cantimori.

L’iniziativa del Centro “Pannunzio” intende indagare, con l’intervento di studiosi criticamente di diverso orientamento, l’opera di De Felice ad un quarto di secolo dalla sua scomparsa e dopo che sono scomparsi anche i suoi oppositori più autorevoli.

Il Convegno Nazionale avrà luogo in presenza e nel rispetto della normativa anti Covid, lunedì 20 settembre 2021 alle ore 15 nell’Aula Magna del Collegio San Giuseppe di Torino ( via Andrea Doria 18)

Relatori

Prof. Dino COFRANCESCO, Professore Emerito di Storia delle Dottrine politiche dell’Università di Genova
Dr. Luciano Boccalatte, Direttore dell’Istituto piemontese per la Storia della Resistenza e della Storia contemporanea
Prof. Stefano Bruno Galli, Docente di Storia delle Dottrine politiche dell’Università di Milano
Prof. Gerardo Nicolosi, Docente di Storia contemporanea dell’Università di Siena
Prof. Gianni Oliva, storico e saggista

“La Bella e la Voce 2021”, storia di un ennesimo successo

Se l’entusiasmo e gli applausi sono la testimonianza di un successo, allora si può dire che l’edizione di fine agosto che per la terza volta consecutiva vede la sua finale nazionale nella stupenda Vietri sul Mare (costiera amalfitana) è stata un trionfo.


Tanti ospiti, bellissime ragazze e voci di assoluto talento sono stati gli ingredienti che l’Organizzazione ha sapientemente integrato tra loro. Andiamo per ordine.
Si inizia con i cantanti (La Voce), la gran parte dei quali con un progetto discografico in corso seguito direttamente dal manager CRISTIAN GALLANA. A loro si alternano le modelle (La Bella) che sfilano di volta in volta in casual, elegante e in costume da bagno. Sfavillante la sfilata che vede indossati i capi che GAI MATTIOLO, una delle griffe italiane più famose al mondo, ha disegnato per il film “Loro” del regista Premio Oscar Paolo Sorrentino.

 

Sempre per la moda, con le modelle del suo atelier, ANTONIO AMOROSO, uno dei più rinomati artigiani della costiera amalfitana, ha presentato le sue creazioni. Antonio Amoroso è stato anche il fautore della sinergia tra l’organizzazione dell’evento e l’amministrazione comunale.
VITO MOSCATO, uno degli ospiti che per l’immagine viene seguito da Fabrizio Corona, ha presentato 2 brani: “Anima nera” e “Gina”, quest’ultimo con un ritmo sudamericano talmente coinvolgente che a un certo punto il pubblico in piazza ballava in modo indemoniato. Con lui FRANCESCA CIPRIANI, fresca concorrente della nuova edizione del Grande Fratello VIP.

Quando VALENTINA STELLA, un’autentica icona della melodia napoletana, è salita sul palco, è stata accolta da un boato. Intensa la sua bellissima voce.
Altra ospite canora NAMIDA, artista con ambiziosi progetti e che abbiamo visto su RAI DUE nella finale del Festival di Castrocaro e prossima rappresentante l’Italia al Festival di New York.
Per la sezione “La Voce” sono intervenuti Bosco, Angelica Littamè, Chiara Domenghini, Davide Saracino, Elisa Donegà, Francesca Aureli, Giulia Contin, Jessica Tozzato, Storto, Margherita Baggio, Mariafrancesca Pompella, Martina Bagatin, Mash, Virginia Toniato, Yassemine Jabrane. La Giuria formata da MARCO COLAVECCHIO (che ha prodotto e scritto per Paolo Vallesi, Rita Pavone, Luisa Corna, O.R.O., Lisa, Dear Jack ed è attualmente l’autore, arrangiatore e coproduttore di Eros Ramazzotti) e DAVIDE MAGGIONI, produttore discografico che con i suoi artisti ha vinto Sanremo Giovani, secondo sempre a Sanremo Giovani e Premio Sala Stampa, nel verdetto ha messo sul podio BOSCO. Secondo Storto, terzo Davide Saracino mentre il Premio della Critica è andato a Virginia Toniato.

Per la sezione “La Bella” hanno sfilato Alessia Ceripa, Asia Cossu, Aurora Filitti, Dea Di Pucchio, Denise Elvetici, Giada Marcolino, Jennifer Santucci, Kiara Krivokapic, Selenia Cocciuti, Valentina Orlando e Veronica Mottarelli. La Giuria dove c’erano il noto chirurgo plastico Silvio Smeraglia, l’avvocato Lucia Apuzzo e il dott. Fabrizio Andinolfi ha dato la vittoria a DEA DI PUCCHIO, alla quale il sindaco della città, dott. GIOVANNI DE SIMONE ha consegnato la fascia. Miss Vietri sul Mare Denise Elvetici, Miss Volto Divino Jennifer Santucci, Miss Portamento Aurora Filitti, Miss Eleganza Giada Marcolini.

La serata è stata magistralmente condotta dalla splendida e brava giornalista BARBARA CASTELLANI e dall’attore PAOLO CALISSANO.
Il Direttore Artistico della città di Vietri, maestro LUIGI AVALLONE, ha magistralmente curato la parte tecnica (service audio/luci, palco e fonici), mentre il Presidente della Giunta, DANIELE BENINCASA, ha dato una concreto aiuto per l’individuazione della struttura idonea ad ospitare l’Organizzazione.

La regia è stata curata da LUIGI CASAVOLA, già primo ballerino al Teatro alla Scala di Milano e nel moderno primo ballerino e coreografo in trasmissioni Mediaset e Rai di primo ascolto. Casavola è stato coadiuvato in maniera eccellente da ALESSANDRA PUGLIELLI.
Infine un grazie va a PATRICIA CERVI (Dafne Creazioni) per la fattiva collaborazione e per i costumi unici nel loro genere, a ENZO DI FLORIO, titolare del locale di Marina di Vietri “Eco del Mare”, a COSMO, Presidente della Pro Loco, e a HERVE’ RESCIGNO del Lounge Bar “AmaMi”. L’Organizzazione è già al lavoro per “SANREMO UNLIMITED”, il format patrocinato da “CASA SANREMO”, la casa del Festival della Canzone Italiana.

45 anni di storia del Comitato Resistenza e Costituzione in Piemonte

Quarantacinque anni fa l’allora presidente del Consiglio regionale piemontese Dino Sanlorenzo (scomparso nel dicembre scorso a 89 anni) ebbe l’idea di dotare l’istituzione di un organismo come il Comitato Resistenza e Costituzione che vide la luce, con un’apposita legge, nel 1976.

L’obiettivo “di riaffermare i valori e gli ideali democratici della lotta di Liberazione che erano alla base della Costituzione repubblicana” era quanto mai attuale. E il primo banco di prova fu quello di rafforzare il senso dello Stato nel periodo più buio degli anni di piombo, nella convinzione che “il terrorismo andasse sconfitto anche sul piano politico, morale, culturale e ideale; che fosse cioè necessaria la mobilitazione degli uomini e delle istituzioni per far fronte a un acerrimo nemico della democrazia“. Un nemico spietato e violento che feriva e uccideva uomini innocenti responsabili soltanto di lavorare in una azienda, giornalisti, poliziotti che facevano il loro dovere, magistrati coraggiosi. Così il terrorismo che aveva fatto tante vittime venne isolato e battuto. Da quegli anni e per quasi mezzo secolo il Comitato Resistenza e Costituzione promuove e coordina le iniziative tese a riproporre e approfondire i valori di democrazia e di libertà della resistenza e dell’antifascismo, svolgendo una costante attività di ricerca e di studio sulla storia contemporanea, ponendo particolare attenzione ai principi fondamentali della nostra carta Costituzionale.

Un impegno condiviso con tutte le associazioni che ne fanno parte (dagli istituti storici alla galassia dell’associazionismo culturale), teso anche a valorizzare i luoghi che furono teatro degli episodi più significativi della lotta di liberazione in Piemonte e i monumenti che li ricordano. Tra le principali iniziative, oltre agli eventi collegati al calendario civile – dai giorni della Memoria e del Ricordo, alle feste della Liberazione del 2 giugno – va ricordato come il Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale è stato tra le prime realtà italiane a promuovere progetti di studio sulla storia contemporanea, coinvolgendo – a partire dal 1981 – decine di migliaia di studenti medi piemontesi e organizzando centinaia di viaggi nei luoghi della memoria. Un esperienza formativa di assoluto valore che è augurabile continui anche in futuro.

Marco Travaglini