CULTURA E SPETTACOLI

Un ammirevole itinerario attraverso i diversi artisti del Novecento

Alla Galleria Fogliato, sino al 26 giugno

Sino al 26 giugno prossimo appuntamento con i “Novecentisti” alla Galleria Fogliato di via Mazzini  9, con orario 10 – 12,30 / 15,30 – 19, chiusura festivi e lunedì. Circa settanta le opere esposte, 34 gli artisti presenti in mostra, uno sguardo di sicuro interesse ad abbracciare nomi del panorama italiano e principalmente piemontese, il sicuro ritrovare nomi maggiormente conosciuti, le felici sorprese di alcuni forse dimenticati per molti visitatori accanto ai primi. Sempre suggestiva quanto importante la presenza di Francesco Menzio di cui si propone l’”Autoritratto con natura morta” o un “Paesaggio” pronto a lasciar trasparire la profonda calura estiva come il “Ponte sul Po”; ancora un “Paesaggio” di Albino Galvano datato 1930, le tre “Composizioni” di Umberto Mastroianni, il “Santone con il gatto” nei tratti oscuri di Spazzapan. Ci si sofferma a lungo e ancora una volta si apprezzano le immagini o le figure spigolose dell’alessandrino Pietro Morando, i suoi “Suonatori” e le “nature morte” accompagnate da bottiglie limoni piante, soprattutto lo sguardo si ferma sull’”Erpice”, che raccoglie e denuncia la fatica dei due contadini immobili contro una terra e un cielo dai colori bruni e disumanamente silenziosi.

Il clima si alleggerisce nei colori e nell’impertinenza del “Coro” (1953) di Francesco Tabusso (suo anche “La soprano”, un olio su tavola di cm 175 x 92, un ritratto femminile giocato sui ritmi del viola, accompagnato da spartiti musicali, un pianoforte e la custodia di uno strumento), come nel piccolo “Paesaggio” firmato con grazia da Daphne Casorati, nell’azzurro del mare e nelle vele abituali di Enrico Paulucci, nel suo “Interno con fiori”, nel “Pomeriggio d’estate”, immerso nel verde a circondare i tre personaggi femminili, tra un tranquillo ricamo e la lettura, accanto al cane addormentato, immagine dovuta ai ricordi impressionisti di Attilio Bozino (efficace ritrattista, allievo di Giacomo Grosso a Torino prima e di Aristide Sartorio a Roma in seguito). Questi e altri ancora i felici recuperi che la galleria allinea lungo le pareti dei propri spazi superiori e inferiori, immagini che alternano visi e panorami, abitudini e piccoli oggetti di ogni giorno, tappe davanti alle quali soffermarsi per riunirle poi in un ammirevole, lungo itinerario: la “Laguna” di Dario Treves, anche qui una ventata di aria francese, il delicato “Rose a Cigliano” di Roberto Pasteris, la visione su piazza della Gran Madre dovuta ad Adriano Sicbaldi, le opere amabilmente ritrovate di Luigi Roccati, il soggetto sacro di Mario Caffaro Rore, lo scorcio su Trana, ripresa dall’alto, dovuto a Edgardo Corbelli.

 

Elio Rabbione

 

Nelle immagini: Attilio Bonzino, Pomeriggio d’estate”; Roberto Pasteris, “Rose a Cigliano”; Enrico Paulucci, “Interno con fiori”; Francesco Tabusso, “La soprano”

“The Dei After” Tre divinità affrontano la crisi del maschio

Stagione 2021 “Battiti – Dentroefuori” Teatro Civico Garybaldi di Settimo Torinese – via Partigiani 4, Settimo T.se Domenica 13 giugno 2021 ore 20.00

di Domenico Ferrari e Rita Pelusio

con Mila Boeri, Cristina Castigliola, Matilde Facheris

scene e costumi Ilaria Ariemme

regia Rita Pelusio

Atir – Teatro Ringhiera

Prima regionale

 

 

 Al Garybaldi di Settimo

Domenica 13 giugno alle 20.00 il Teatro Civico Garybaldi di Settimo Torinese ospiterà “The Dei After” per la stagione “Battiti – Dentroefuori” organizzata da Santibriganti Teatro.

Prodotto dalla Compagnia Atir – Teatro Ringhiera e scritto da Domenico Ferrari e Rita Pelusio, che ne firma anche la regia, “The Dei After” vedrà sul palco Mila Boeri, Cristina Castigliola e Matilde Facheris affrontare il tema dell’uomo, del maschio, alle prese con una crisi di valori, con la perdita del suo ruolo, con la paura della vita. Ad affrontare il problema vengono chiamati tre improbabili dèi: un decrepito Zeus, un Efesto tracagnotto e un ingenuo Ermes. Sono tre figure grottesche che rappresentano la crisi dell’uomo nel quotidiano: insufficienti, inadeguati, perennemente alla ricerca di un riscatto che non arriva. La storia si divincola in un susseguirsi serrato di dialoghi, giochi linguistici, gags e incastri di ragionamento che smonterà miti e certezza del maschile per approdare infine a una domanda decisiva: se il maschio è un tale fallimento perché continuiamo a metterlo al centro di ogni progetto sociale? In tutto questo, i tre dèi sono impersonati da tre attrici che, dopo anni di lavoro all’interno del collettivo King del Teatro Ringhiera, portano in scena, in chiave comica, il maschile che le abita.

Un irriverente gioco nel gioco che non vuole risparmiare niente e nessuno. “Volevamo che fosse un’operazione divertente, capace di far pensare senza alcuna pesantezza. – spiega Serena Sinigaglia, direttrice artistica di Atir – Teatro Ringhiera – Per noi non è solo uno spettacolo, è un atto dovuto di militanza culturale, un piccolo contributo verso la parità di genere e più in generale verso l’emancipazione della società”.

Per consentire il distanziamento tra il pubblico, il numero di posti disponibili a Teatro sarà limitato a 75 posti sui 226 totali. Nonostante il numero ridotto di posti il costo dei biglietti resta invariato rispetto al periodo pre-pandemico, con 13 euro per gli interi e 10 per i ridotti. Anche per questo motivo è caldamente consigliato prenotare il proprio posto o pre-acquistarli online sul sito www.ticket.it.

I viaggi fantastici di Gianni Guadalupi

STORIE PIEMONTESI: a cura di CrPiemonte – Medium / Un grande traduttore e viaggiatore immaginario nato sul lago d’Orta

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Gianni Guadalupi

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Il dizionario dei luoghi fantastici

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Jorge Luis Borges

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Un primo piano di Gianni Guadalupi

Al castello di Monticello le opere di Jessica Carroll

MONTICELLO D’ALBA Castello di Monticello | Confraternita di San Bernardino | Poggio di San Ponzio

JESSICA CARROLL
SENSO DI DIREZIONE
13 giugno – 29 agosto 2021

a cura di Carla Testore

Torna Monticello d’Arte con le opere di Jessica Carroll che si snoderanno attraverso i luoghi storici e i sentieri di Monticello d’Alba.

Il Comune di Monticello d’Alba continua il suo impegno di trasformazione a luogo deputato all’arte con Senso di direzione, una grande performance articolata in 3 spazi: una mostra al Castello, un’installazione nella confraternita di San Bernardino e un’opera di arte pubblica sul poggio di San Ponzio. Un percorso poetico ed emozionante che, attraverso la raffigurazione scultorea di animali d’acqua e di terra, racconta il mistero del senso dell’orientamento, come magnifica creatività del Regno della Natura.

Jessica Carroll

Castello Roero di Monticello – LA MOSTRA
Tra le colline del Roero, in posizione dominante, il Castello è una delle costruzioni medievali meglio conservate della zona, dal 1376 proprietà della famiglia Roero di Monticello. Da anni è meta di artisti e cultori dell’arte e propone periodicamente mostre monografiche dedicate a proposte italiane e straniere.
Grazie alla collaborazione dei proprietari con il Comune, le suggestive sale di questo antico maniero ospiteranno le opere di Jessica Carroll: api adagiate su un tappeto blu cobalto si alternano a banchi di anguille in resina trasparente, arnie di ceramica occupano il teatro e la cappella, danze di api per “allarme” o “direzione” invadono le antiche mura delle cantine.

The Big Bee Hive 2003 125×160 25 piatti esagonali in ceramica cristallina miele

Confraternita di San Bernardino – L’INSTALLAZIONE
L’opera Pavimento Verde Pisello è protagonista della secentesca chiesa dedicata a San Bernardino.
In ceramica verde, l’opera riproduce con una sorta di modello matematico le sfere di un baccello di pisello, un percorso iniziatico come quei labirinti che simboleggiavano i pellegrinaggi, a riflettere sul mistero della fotosintesi sotto il cielo blu stellato del soffitto.

 Pavimento Verde  Pisello 2004 cm.32x366x433 ceramica courtesy Ermanno Tedeschi Gallery

Poggio di San Ponzio – L’ARTE PUBBLICA
Sense of Direction è la scultura bronzea alta due metri creata da Jessica Carroll per il paese di Monticello, che raffigura un favo stilizzato con un’ape che lascia su di esso il segno del suo volo.
Ideata e posizionata appositamente sulla sommità della collina sovrastante l’antica Pieve cimiteriale di San Ponzio, luogo del primo insediamento del paese, l’opera esprime il senso dell’orientamento come specificità naturale legata alla vita, al muoversi e al crescere in una direzione piuttosto che in un’altra.
L’opera resterà anche in futuro luogo permanente di visita.

Senso di direzione 2019 cm 200x106x58 ferro e ape bronzo. Foto di Francesco Pergolesi

MONTICELLO D’ARTE
Monticello d’Arte è un progetto culturale che unisce gli stimoli dell’arte contemporanea a quelli degli edifici e delle opere di notevole interesse storico presenti nel paese.
La prima tappa di Monticello d’Arte è stata nel 2018 la mostra Happiness, curata da Carla Testore, che ha permesso di rilevare l’attenzione dei visitatori e dei residenti nei confronti di eventi d’arte “non usuali”.
La monumentale Frammenti di Valerio Berruti (realizzata con il bando Distruzione di Fondazione CRC) e Il bosco delicato di Sabrina Oppo (artista in residenza di Creativamente Roero) sono state le prime opere di arte pubblica nel 2019 che hanno consolidato la vocazione del paese per l’attenzione all’arte come patrimonio di tutti.
Nell’autunno del 2020, la mostra Outside-Inside, dentro la natura del Roero, anch’essa curata da Carla Testore, ha portato le fotografie di Ivano Piva al Castello con il contributo dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.

Castello Roero di Monticello. Foto di Filippo Spanò

L’evento “Senso di direzione” è realizzato grazie al sostegno della Fondazione CRT e della Fondazione CRC.

A questo link i materiali stampa insieme a molte belle immagini
https://drive.google.com/drive/folders/1Ok6e1uJMjSrSgwo6I5-TBJ28enBlgKwf?usp=sharing

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JESSICA CARROLL
Senso di Direzione
13 giugno – 29 agosto 2021

Inaugurazione a inviti sabato 12 giugno 2021

A cura di Carla Testore
Un evento di Comune di Monticello d’Alba
Con il supporto di Castello Roero di Monticello
Con il sostegno di Fondazione CRT e Fondazione CRC
Con il patrocinio di Associazione Valorizzazione Roero, Ente Turismo Langhe Monferrato e Roero, Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato

Monticello d’arte è ideato da Elisa Roero di Monticello, ambasciatrice per la Valorizzazione del Roero con Piccolo Festival della Felicità

Torino tra architettura e pittura. Felice Casorati

Torino tra architettura e pittura

1 Guarino Guarini (1624-1683)
2 Filippo Juvarra (1678-1736)
3 Alessandro Antonelli (1798-1888)
4 Pietro Fenoglio (1865-1927)
5 Giacomo Balla (1871-1958)
6 Felice Casorati (1883-1963)
7  I Sei di Torino
8  Alighiero Boetti (1940-1994)
9 Giuseppe Penone (1947-)
10 Mario Merz (1925-2003)

 

6) Felice Casorati (1883-1963)

Lungi da me sostenere che esistono periodi artistici di facile e immediata comprensione, ogni filone, ogni movimento e ogni tipologia d’arte necessita di un’analisi approfondita per penetrarne il senso, tuttavia mi sento di affermare che da una certa fase storica in poi le cose sembrano complicarsi.

Mi spiego meglio: siamo abituati a considerare “belle opere” le architetture classiche, così come le imponenti cattedrali gotiche o ancora i capolavori rinascimentali e gli spettacolari chiaroscuri barocchi; il comune approccio alla materia rimane positivo ancora per tutto il Settecento, ma poi, piano piano, con l’Ottocento le questioni si fanno difficili e lo studio della storia dell’arte inizia a divenire ostico. I messaggi di cui gli artisti sono portavoce diventano maggiormente complessi, entrano in gioco le rappresentazioni degli stati d’animo dell’uomo, del suo inconscio, si parla del rapporto con la natura e d’improvviso l’arte non è più quel “locus amoenus” rassicurante a cui ci eravamo abituati. La sensazione di spiazzante spaesamento raggiunge il suo apice con le opere novecentesche, le due guerre dilaniano l’animo degli individui e la violenza del secolo breve si concretizza in dipinti paurosi che di “bello” non hanno granché. I miei studenti, giunti a questo punto del programma, sono soliti lamentarsi e addirittura dichiarano che “potevano farli anche loro quei quadri” o che “sono lavori veramente brutti” e ci vuole sempre un lungo preambolo esplicativo prima di convincerli a seguire la lezione senza eccessivo scetticismo.
Nel presente articolo vorrei soffermarmi su di un autore che si inserisce nel difficile contesto del Novecento, un autore le cui opere sono cariche di inquietudine e rappresentano per lo più immote figure silenziose, come imprigionate in atemporali visioni oniriche.  Sto parlando di Felice Casorati, uno dei protagonisti indiscussi della scena novecentesca italiana, attivo a Torino, dove si circonda di ferventi artisti volenterosi di proseguire i suoi insegnamenti.


Ma andiamo per ordine e, come mi piace sempre ribadire in classe, “contestualizziamo” l’artista, ossia inseriamo l’artista in un “contesto” storico-culturale ben determinato per meglio definire il senso e il portato dell’opera.
Nei primi anni Venti del Novecento, grazie all’iniziativa della critica d’arte Margherita Sarfatti, si costituisce il cosiddetto gruppo del “Novecento”, di cui fanno parte sette artisti in realtà molto differenti tra loro: Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi. Le differenze stilistiche sono più che evidenti poiché alcuni sono esponenti vicini al Futurismo, altri invece si dimostrano orientati verso un ritorno all’ordine, altri ancora hanno contatti con la cultura mitteleuropea. La definizione di “Novecento”, con cui tali pittori sono soliti presentarsi, allude all’ambizione di farsi protagonisti di un’epoca, di esserne l’espressione significativa. Il gruppo si presenta alla Biennale di Venezia del 1924 come “Sei pittori del Novecento”(Oppi presenzia all’avvenimento con una personale). L’esposizione viene felicemente acclamata dalla critica, tanto che, sulla scia del successo ottenuto a Venezia, la Sarfatti si impegna ad organizzare in maniera più incisiva il movimento, quasi con l’intento di trasformarlo in una “scuola”. I risultati si manifestano chiaramente: nel 1926 al Palazzo della Permanente di Milano viene organizzata un’esposizione con ben centodieci partecipanti. Il movimento “Novecento” si è ormai allargato tanto da comprendere gran parte della pittura italiana: fanno parte della cerchia quasi tutti gli artisti del momento, da Carrà a De Chirico, da Morandi a Depero, da Russolo allo stesso Casorati.  Tra i soggetti prediletti rientrano la figura umana, la natura morta e il paesaggio. Presupposti comuni sono il totale rifiuto del modernismo e un continuo riferimento alla tradizione nazionale, soprattutto a modelli trecenteschi e rinascimentali.

Con il passare degli anni il gruppo si fa sempre più numeroso e l’organizzazione del movimento si trasforma, la direzione delle iniziative artistiche ricade anche nelle mani di artisti di prima formazione quali Funi, Marussing e Sironi, insieme a personalità conosciute come lo scultore Arnolfo Wildt e i pittori Arturo Tosi e Alberto Salietti. Diventano via via numerosi i contatti con centri espositivi internazionali; alcuni artisti italiani trasferitisi all’estero si fanno appassionati organizzatori di “mostre novecentesche”, come dimostra ad esempio l’iniziativa di Alberto Sartoris, architetto torinese residente in Svizzera, il quale si occupa di organizzare nel paese di residenza un’ampia esposizione artistica del gruppo. Nel 1930, addirittura, il “Novecento” espone a Buenos Aires, avvenimento doppiamente importante, poiché grazie a tale iniziativa la critica Sarfatti riesce a ricapitolare nel catalogo della mostra le molteplici tappe del movimento. Espongono in Argentina ben quarantasei artisti, tra cui Casorati, De Chirico e Morandi.

 


Come è evidente, l’eterogeneità del gruppo manca di direttive e connotati chiari e univoci. Il tedesco Franz Roth conia appositamente per gli artisti di “Novecento” l’espressione “realismo magico”, che indica una rappresentazione realistica –domestica, familiare- ma al tempo stesso sospesa, estatica, come allucinata. Esemplificativo per esplicitare tale concetto è il dipinto di Antonio Donghi, “Figura di donna”, opera in cui domina una straniante immobilità incantata, la scena è immobile e l’osservatore percepisce che nulla sta per accadere e nulla è accaduto precedentemente.
Ed ecco che di “realismo magico” si può parlare anche per Felice Casorati (1883-1963), artista attivo nella prima metà del Novecento e docente di Pittura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
Egli nasce a Novara, il 4 dicembre del 1883; il lavoro del padre, che è un militare, comporta che la famiglia si sposti spesso. Felice trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra Milano, Reggio Emilia e Sassari, infine la famiglia si stabilisce a Padova, dove il ragazzo porta avanti la sua formazione liceale. A diciotto anni inizia a soffrire di nevrosi, ed è costretto a ritirarsi per un po’ sui Colli Euganei; proprio in questo periodo, Felice inizia a dedicarsi alla pittura. A ventiquattro anni -siamo nel 1907- si laurea in Giurisprudenza, ma decide di non proseguire su quel percorso, per dedicarsi all’arte, nello stesso anno parte per Napoli per studiare le opere di Pieter Brueghel il Vecchio, esposte presso il Museo Nazionale di Capodimonte.


Nel 1915, si arruola volontario nella Prima Guerra Mondiale, lo stesso fanno molti suoi contemporanei come Mario Sironi, Achille Funi Filippo Tommaso Marinetti, Carlo Carrà, Gino Severini, Luigi Russolo e Umberto Boccioni.
Nel 1917, dopo la morte del padre, Felice si trasferisce a Torino, dove attorno a lui si riuniscono artisti e intellettuali della città. Tra questi vi è Daphne Maugham, che diventerà sua moglie nel 1930 e dalla quale avrà il figlio Francesco, anche lui futuro pittore.
Casorati a Torino ha molti allievi nella sua scuola e presso il corso di Pittura dell’Accademia Albertina. Gli artisti più noti legati al suo insegnamento sono riuniti nel gruppo “I sei di Torino”, tra questi Francesco Menzio, Carlo Levi, Gigi Chessa e Jessie Boswell.
La sua ascesa artistica è sostenuta da diverse amicizie, tra cui il critico d’arte Lionello Venturi, la critica milanese Margherita Sarfatti, gli artisti di Ca’ Pesaro, il mecenate Riccardo Gualino e l’artista di Torinese Gigi Chessa insieme al quale partecipa al recupero del Teatro di Torino.
L’artista non lascerà più il capoluogo piemontese, e qui morirà il 1 marzo del 1963 in seguito ad un’embolia.
L’autore è da considerarsi “isolato”, con un proprio personalissimo percorso, pur tuttavia incrociando talvolta le proprie idee con altre ricerche artistiche di gruppi o movimenti a lui contemporanei.
Secondo alcuni critici, le opere di Casorati sono intrise di intimità religiosa. Lo stile pittorico dell’autore si modifica nel tempo, i primi lavori sono infatti decisamente realistici e visibilmente ispirati alle opere della Secessione Viennese; negli stessi anni si può notare l’influenza di Gustav Klimt, che porta Felice ad abbracciare per un breve periodo l’estetica simbolista. L’influsso klimtiano è particolarmente evidente in un’opera del 1912, “Il sogno del melograno”, in cui una donna giace dormiente su un prato fiorito. Il prato intorno alla fanciulla è cosparso di una moltitudine di fiori di specie differenti, mentre dall’alto pendono dei grossi grappoli di uva nera. I riferimenti all’artista viennese sono concentrati nella figura della ragazza, con chiari rimandi ai decorativismi delle “donne-gioiello” protagoniste di raffigurazioni quali “Giuditta” (1901), “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”(1907) o il celeberrimo “ll bacio” (1907-08).
La figura del soggetto ricorda inoltre le opere preraffaellite, nello specifico l’ “Ofelia” di Sir John Everett Millais.


Negli elaborati degli inizi del Novecento, invece, sono evidenti i riferimenti a capolavori italiani del Trecento e del Quattrocento; nello stesso periodo l’autore si concentra su una generale semplificazione del linguaggio e sullo studio di figure sintetiche. Intorno agli anni Venti del secolo scorso impronta il suo stile a una grande concisione lineare, anche se è nel primo dopo-guerra che egli definisce il suo stile peculiare, caratterizzato da figure immobili, assorte, rigorosamente geometriche, quasi sempre illuminate da una luce fredda e intensa. Appartengono a questi anni alcuni dei suoi capolavori, come “Conversazione platonica” o “Ritratto di Silvana Cenni”. Per quest’ultima opera Casorati si rifà al celebre capolavoro rinascimentale “Sacra Conversazione” di Piero della Francesca, di cui riprende l’atmosfera sospesa, quasi metafisica, ottenuta grazie alla rigidità con cui Felice ritrae la donna  –seduta, assorta e immobile-  alla resa scenografica del paesaggio e alla fittizia disposizione degli oggetti all’interno della stanza. Le figure di Casorati sono volumetriche, solide e immote, come pietrificate, l’artista ne esalta i valori plastici grazie al sapiente uso del colore tonale. Nelle ultime tele, le fanciulle ritratte risulteranno quasi geometrizzate, esito di una notevole sintesi formale.
L’illuminazione risulta artificiale e per nulla realistica, effetto sottolineato dal fatto che Casorati non mostra quasi mai il punto di provenienza della luce; il risultato finale è quello di un mondo sospeso, raggelato e senza tempo.
Negli anni Trenta Casorati si dedica a dipingere nature morte con scodelle o uova, soggetti che ben si prestano ad interpretare il suo linguaggio plastico semplificato; egli esegue inoltri diversi nudi femminili in ambienti spogli e alcune tele che presentano disturbanti maschere, tema a lui già caro, come testimonia l’opera “Maschere” del 1921.
Davanti ai lavori di Felice Casorati non possiamo che rimanere attoniti e pensosi, intrappolati nel suo mondo metafisico.
L’arte è così, lo vedo con i miei studenti, non finisce mai di metterci alla prova, continua a incentivare pensieri e confronti e per quanto possa essere “lontano da noi” essa è capace di stimolare discussioni su tematiche sempre inesorabilmente e meravigliosamente attuali.

Alessia Cagnotto 

Ivrea e i suoi dintorni

LA GEMMA DEL CANAVESE TRA DISTESE DI NATURA E BELLEZZE

 

A pochi chilometri da Torino, bagnata dal fiume Dora Baltea e avvolta dal Canavese, si trova Ivrea, un piccolo centro affascinante e suggestivo. Fondata dai Salassi nel quinto secolo A.C. divenne colonia romana dal 100 A.C. con il nome di Eporedia da cui deriva il nome dei suoi abitanti, epoderiesi.

Patrimonio dell’Umanità per Unesco, questa preziosa cittadina è testimone di diverse vicende storiche che l’hanno attraversata e caratterizzata, dalla presa dei Longobardi, ai Franchi, al Regnum Italicum di Re Arduino che la cede alla Chiesa, ai Savoia che la difendono da francesi e spagnoli. Dai primi del ‘900 Ivrea diventa un importante centro industriale grazie alla Olivetti che rappresenta ancora oggi una eredità socio-culturale che la influenza e la contraddistingue.
Considerata il capoluogo del canavese, animata da circa 23.400 abitanti, questa gemma piemontese è ravvivata da locali tipici, negozi, ristoranti e centri culturali raccolti attorno alla strada centrale pedonale, Via Arduino. Il periodo più vivace dell’anno è sicuramente quello del Carnevale Storico, risalente al 1808 quando in città sfilarono diverse persone vestite con abiti medioevali. La Battaglia delle Arance, che si tiene gli ultimi 3 giorni della mascherata, è l’evento più famoso ed atteso con moltissimi turisti che accorrono per assistere alla battaglia delle squadre di aranceri che, dai carri e a piedi scalzi, si affrontano simulando la battaglia del popolo contro la nobiltà.
Molte e di diversa tipologia sono le visite da fare ad Ivrea, tra le più interessanti e legate alla celebre Olivetti sono il MaAM – Museo a cielo aperto di Architettura Moderna – che si articola in un percorso di due chilometri, fatto di vetro acciaio e cemento, che fu la sede della famosa azienda, il Laboratorio Museo Tecnologic@mente dove sono esposti storici dispositivi a tastiera, calcolatori e personal computer e l’Ex Hotel Serra, progettato alla fine degli anni ’60, particolare e stravagante per la sua forma di macchina da scrivere.

I Giardini di Giusiana rappresentano l’area verde della città, una zona di relax ma anche di interesse architettonico grazie alla Torre di Santo Stefano costruita nel 1041 e una volta facente parte di un monastero demolito nel Cinquecento.
Il centro storico è accogliente e gradevole tra palazzi eleganti, la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Castello e la romantica la passeggiata sul lungo Dora che porta al suggestivo Ponte Vecchio, il più antico di Ivrea, e al Borghetto, un piccolo centro di edifici stretti tra loro sulla sponda destra del fiume ricco di botteghe e attività artigianali.
Tappa obbligata e gustosa da fare assolutamente è alla pasticceria Balla famosa per la sua torta ‘900.

La Chiesa di San Bernardino, situata in uno scenario moderno e parte di un complesso monastico risalente al 1400, è un meraviglioso esempio di pittura rinascimentale con vivaci affreschi, realizzati da Gian Martino Spanzotti, che ritraggono il ciclo della Vita e Passione di Cristo.
La visita è possibile solo su prenotazione alla Associazione Spille D’oro.

Da Ivrea parte inoltre la tappa numero 07 della Via Francigena che arriva fino a Viverone; con 20 chilometri di percorso di media difficoltà, questo cammino ai piedi della Serra d’Ivrea, la morena più grande d’Europa, offre paesaggi incantevoli, chiesette e ruderi da visitare e il villaggio-strada di Piverone.

A pochi minuti di macchina dalla città invece si sviluppa un’area caratterizzata da boschi che ospita 5 laghi deliziosi, il Sirio il più frequentato grazie alle spiagge, ai locali e ai ristoranti sulle sue rive, il Lago Campagna, e i Laghi Nero e di San Michele collegati da fitti sentieri.
Nelle vicinanze molto belli e caratteristici ci sono anche i Borghi. Montalto Dora con un castello solitario e il Parco Archeologico del Lago Pistono è nel bel mezzo di una torbiera, un lago esaurito sul cui fondo si sono depositati nel corso del tempo vegetali e materiale organico che creano, quando ci si cammina sopra, un effetto morbido e danzante come se fosse un grande materasso, per questo motivo questo luogo è stato soprannominato “terra ballerina”. L’altro borgo è Chiaverano con la sua Bottega del Frer, un’officina di fabbro ferraio risalente ai primi anni del Settecento, e la millenaria Chiesa di Santo Stefano di Sessano.

E’ vero che è finalmente tempo di mare, di relax in spiaggia e bagni marini ma una gita in questa perla piemontese, eletta una tra le più belle “città sul fiume”, vale davvero la pena. Ivrea è una cittadina dalle molte vocazioni come quella artistica, o quella tecnologica, naturale, folcloristica e sicuramente romantica, una meta ideale per passare qualche giorno immersi nella bellezza.

Maria La Barbera

Al Museo del Tessile di Chieri si ricorda in streaming Gina Morandini

“Ars et Industria” Sabato 12 giugno, ore 15

Un’artista che ha segnato, a livello internazionale, la storia dell’arte tessile nelle sue accezioni più innovative e di sempre calibrata modernità. Friulana di San Giorgio di Nogaro, dove era nata nel 1931, Gina Morandini è scomparsa nel marzo scorso all’età di 89 anni nella sua Villa Primavera di Udine. Insegnante e fondatrice della “Sezione Arte del Tessuto, Tappeto e Arazzo” presso la Scuola d’Arte (ora Liceo Artistico “Giovanni Sello”) di Udine, celebre studiosa e attiva Fiber Artist, a lei è dedicata la conferenza online – inserita nel ciclo “Ars et Indiustria” – organizzata dal “Museo del Tessile” di Chieri, per il prossimo sabato 12 giugno, alle 15. Tre le relatrici: Annamaria Poggioli (Presidente de “Le Arti Tessili APS”), Barbara Girardi (Coordinatrice del “Premio Valcellina Award” Concorso Internazionale di Arte Tessile/FiberArt Contemporanea) e Carmen Romeo (Ricercatrice e saggista). A loro il compito di presentare il progetto di mostra antologica e monografia intitolata “Gina Morandini: insegnante, project manager, storica dell’arte della moda e del costume e fiber artista”, centrato sull’apertura di una “Galleria d’Arte Tessile Contemporanea” dedicata all’artista friulana presso un’ala della sede dell’associazione “Le Arti Tessili” di Maniago (Pordenone) e correlato ad una serie di eventi diffusi in Italia e all’estero, incluse mostre collaterali al “Textile Center di Haslach” (Austria), al Museo Carnico delle Arti e Tradizioni Popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo, al “Museo della Moda e delle Arti Applicate” di Gorizia, al “Museo del Tessuto” di Prato e ad altri luoghi particolarmente significativi, incluso il “Museo del Tessile” di Chieri. Diverse opere di Gina Morandini sono, fra l’altro, presenti a Chieri, nella collezione civica “Trame d’autore”, in particolare “Labirinto” (2004), “Boscovecchio” (2006), due Libri d’artista (2009) e “Oscuro contro la soglia chiara” (2002). Quest’ultima è stata inserita nella mostra “I Introduce Myself”, visitabile dal 15 giugno al 15 settembre prossimi all’ “Imbiancheria del Vajro” di Chieri, nell’ambito del progetto “RestART!”. Commenta Melanie Zefferino, presidente della Fondazione Chierese per il Tessile e Museo del Tessile: “Sono molto soddisfatta per la collaborazione avviata con ‘Le Arti Tessili APS’ nell’ambito di un progetto d’ampio respiro patrocinato da diversi soggetti istituzionali, che concretizza le aperture avviate su più fronti per rafforzare la rete di relazioni del nostro Museo sul territorio diffuso e creare nuove sinergie, anche per finalità educative e di formazione artistica, rivolte a diverse utenze. Così, dopo aver accolto con grande piacere oltre 360 allievi delle scuole medie chieresi in visita all’esposizione museale permanente e ai nostri laboratori di tessitura e tintura artistica nelle tre settimane appena trascorse, siamo lieti di rivolgerci ora agli appassionati di arti tessili ricordando Gina Morandini, figura di primo piano sulla scena artistica contemporanea”.

La partecipazione alla conferenza in streaming è gratuita ma per ricevere il link di connessione bisogna prenotarsi, fornendo i propri dati (nome, indirizzo, e-mail) a: prenotazioni@fmtessilchieri.org

g. m.

 

“Barriera stories” va in tour!

Cereda, Oggero, Pandiani, Tallone e Voltolini fra gli ospiti

Si parte venerdì 11 giugno con i primi autori, chiusura con Portici di Carta. Continua “Porta Palazzo stories”

 

Con le riaperture e il procedere della campagna vaccinale può partire anche il tour di Barriera stories, volume curato da Paolo Morelli e Rocco Pinto che racconta Barriera di Milano con le voci dei suoi abitanti. L’opera, edita da Graphot, sarà presentata dai curatori in quattro appuntamenti nei luoghi del quartiere raccontati dal libro, con ospiti diversi di volta in volta.

Barriera stories è in vendita nelle librerie, nelle edicole, nelle cartolibrerie e online.

 

Il primo incontro si terrà venerdì 11 giugno alle 18.30 presso i Bagni Pubblici di via Agliè 9 a Torino. Oltre ai curatori interverranno anche la scrittrice Orlandina Cacciatori e gli storici Beppe Beraudo (fra gli autori di Barriera stories) e Angelo Castrovilli.

 

Il tour prosegue il 18 giugno all’hub di Via Baltea 3 per La musica di Barriera, con Claudio Bondioli e Charlie Prandi.

 

Si conclude con un doppio appuntamento il 22 giugno. Alle ore 17, i curatori saranno alla scuola Aristide Gabelli in via Santhià 25, con le autrici Daniela Braidotti, Nunzia Del Vento e Cristina Talarico.

Gran finale del primo tour di Barriera stories alle ore 19 presso l’Arena Teatro Monterosa di via Brandizzo 65. L’evento coinvolge gli scrittori che hanno raccontato il quartiere sia nel volume curato da Paolo Morelli e Rocco Pinto, sia nei loro romanzi: Paola Cereda, Margherita Oggero, Enrico Pandiani, Massimo Tallone e Dario Voltolini.

Quest’ultimo evento si svolge nell’ambito di Portici di Carta.

 

Porta Palazzo stories

Continua, intanto, Porta Palazzo stories, che proseguirà fino al 30 giugno. Chiunque potrà partecipare inviando un contributo (al massimo 5000 battute spazi inclusi), meglio se corredato da un’immagine di proprietà dell’autore, all’indirizzo email: pontidiparole.to@gmail.com con oggetto “Porta Palazzo stories”.

 

 

Barriera stories

Con il volume nasce ufficialmente la collana “Stories”, dedicata al racconto collettivo dei quartieri cittadini e partita con Borgo Rossini stories. In questo secondo volume sono presenti 61 racconti per 62 autori diversi.

Le scuole e le botteghe storiche sono le coordinate di un reticolo di relazioni che tocca chiese, cinema, campi sportivi. Barriera di Milano è una realtà complessa, piena di sfumature incorniciate dai racconti di chi l’ha conosciuta. Parlare del quartiere risveglia e rafforza legami antichi: ci sono storie di politica e commercio, integrazione e cultura. Messe insieme, restituiscono l’immagine ricca e variegata di una zona che è un pezzo di storia di Torino.

Ci sono scrittori, artisti, organizzatori culturali, amministratori locali e volti importanti del tessuto sociale di Barriera. Ma soprattutto abitanti, ex abitanti o frequentatori del quartiere.

 

Gli autori: Lorenza Actis Foglizzo, Giuliana Alliaud, Beppe Beraudo, Andrea Biagiolini, Ettore Bianco, Claudio Bondioli, Alberto Bozzolan, Daniela Braidotti, Rita Bufano, Paola Busso, Alessandro Cagno, Marisa Calcio Gaudino, Daniela Calvo, Davide Cattaneo, Paola Cereda, Nadia Conticelli, Ermanno Cottini, Sandra Cerruti, Daniela De Prosperis, Nunzia Del Vento, Roberto Ferraris, Riccardo Franco, Davide Gambaretto, Massimo Garbi, Valter Gerbi, Biagio Irene, Numinato Dario Licari, Francesco Lombardi, Andrea Lupi, Anna Rosa Marengo, Isabella Martelli, Roberto Martin, Erika Mattarella, Gianfranco Moine, Paolo Morelli, Orges Musabelliu, Margherita Oggero, Giovanni Oteri, Marco Paganin, Enrico Pandiani, Michela Pini, Rocco Pinto, Margherita Prota, Marco Ranieri, Valentina e Carlo Rosso, Carla Sacchetto, Simone Schiavi, Giuseppe Sciortino, Cristina Talarico, Massimo Tallone, Antonio Tarallo, Nadia Tecchiati, Anna Tolomeo, Laura Tori, Vincenzo Torraco, Patrizio Tosetto, Maurizio Tropeano, Beppe Turletti, Marta Vercillo, Giuliano Vergnasco, Dario Voltolini.

 

 

Associazione “Ponti di parole”

Nasce a Torino nel 2021 da un’idea di Rocco Pinto e Paolo Morelli. Ne fanno parte i due ideatori, con Rocco Pinto nelle vesti di presidente, e il libraio Claudio Aicardi. Ponti di parole promuove il progetto “Stories”, che ha l’obiettivo di raccontare i quartieri e le città attraverso le voci degli abitanti o dei frequentatori, con l’intento di ricostruire una memoria collettiva e condivisa.

L’associazione organizza iniziative sul territorio insieme ad altre realtà culturali, per promuovere la lettura, la scrittura, la memoria e il senso di comunità.

Oggi al cinema

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Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

 

Adam – Drammatico. Regia di Maryam Touzani, con Lubna Azabal e Nissrine Erradi. Nella Medina di Casablanca, Abla, vedova e madre di una bambina di 8 anni, gestisce una pasticceria. Quando Samia, una giovane donna incinta, bussa alla porta del negozio, Abla è lontana dall’immaginare che da quel momento le loro vite cambieranno per sempre. Durata 101 minuti. (Greenwich Village sala 2)

 

Babyteeth – Tutti i colori di Milla – Drammatico. Regia di Shannon Murphy, con Eliza Scanien , Toby Wallace e Ben Mendelsohn. Quando Milla Finlay, adolescente vittima di una grave malattia, si innamora del giovane spacciatore Moses, si avvera il peggior incubo dei suoi genitori. Ma poiché il primo incontro con l’amore fa nascere in lei una nuova gioia di vivere, le cose si fanno confuse e Milla mostra a tutti coloro che gravitano attorno a lei come vivere quando non si ha niente da perdere. Quello che sarebbe potuto essere un disastro per la famiglia Finlay la spinge al contrario a lasciarsi andare e a trovare la grazia nel meraviglioso caos della vita. Durata 118 minuti. (Greenwich Village sala 3)

 

Il cattivo poeta – Drammatico. Regia di Gianluca jodice (opera prima), con Sergio Castellito. Gli ultimi anni di vita del poeta-vata Gabriele D’Annunzio, allorché il giovane Giovanni Comini, appena promosso al ruolo di federale (il più giovane in Italia) con l’appoggio di Achille Starace, segretario del Partito Fascista, viene inviato a Roma per sorvegliare D’Annunzio, affinché negli anni della vecchiaia non possa creare alcun problema, lui che è ancora capace di dimostrare un carattere impulsivo e irascibile tale da poter compromettere i rapporti con la Germania di Hitler. Ma una volta raggiunta Gardone e trascorrendo giorni e giorni in compagnia dello scrittore, Comini sente di dubitare di se stesso e dello stesso Partito, sino a mettere in pericolo la propria carriera politica. Durata 106 minuti. (Romano sala 1, Uci Lingotto sala 3)

 

Comedians – Commedia. Regia di Gabriele Salvatores, con Christian De Sica, Natalino Balasso, Ale e Franz. Il proprietario di un club di periferia, un agente immobiliare e suo fratello, un muratore e un impiegato delle ferrovie si incontrano al corso serale di stand-up comedy di Eddie Barni per prepararsi ad un’entrata in scena attesa da tempo. Verrà ad assistere allo spettacolo Bernardo Celli, il talent scout che offrirà ad uno di loro un ingaggio nella sua agenzia “Artisti e manager” e un contratto per il suo programma comico in prima serata televisiva. Quei 58 minuti prima del debutto saranno l’occasione per confrontarsi sulla reciproca idea di ciò che fa ridere e ciò per cui vale la pena intraprendere il mestiere di comico. Trasposizione cinematografica dell’omonima commedia di Trevor Griffiths, già portata in palcoscenico, al Teatro dell’Elfo di Milano, da Salvatores. Durata 96 minuti. (Ambrosio sala 1, Massaua, Eliseo Grande, Greenwich Village sala 1, The Space Torino sala 7, Uci Lingotto sala 2, The Space Le Fornaci sala 5)

 

Crudelia – Commedia. Regia di Craig Gillespie, con Emma Stone e Emma Thomson.  Nessuna carica di cani dalmata, niente Walt Disney o Glenn Close a sfoderare tutto il suo genio nei rapimenti, ma bensì le origini (del male) della famigerata quanto fantasiosa Crudelia, ricca di stravaganti abiti e di incorreggibili acconciature. Ovvero come il tutto ha avuto inizio. Nella capitale londinese degli anni Settanta, che nuota divertita nel punk rock, passeggia una giovanissima Estella, orfana e di professione ladruncola, risoluta a divenire qualcuno nel variopinto mondo della moda. Il proprio punto di riferimento è per ora la baronessa von Hellman, in cui s’imbatte, una sorta di  Miranda Priestly del “Diavolo veste Prada”, un faro che illumina tra luci (proprie) e ombre (altrui) il mondo delle sfilate. Un rapporto intenso tra le due donne, fatta di fascino e di misteri che le avvolgono, di rivelazioni inaspettate, in centro alle quali Estella costruirà la sua più forte componente malvagia, quella che la trasformerà nella Crudelia che già tutti avevamo conosciuto. Durata 134 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Lux sala 3, The Space Torino sala 1 e sala 5, Uci Lingotto sala 3 / 4 / 5, The Space Le Fornaci sala 2 / 3 / 8)

 

Estate ’85 – Drammatico. Regia di François Ozon, con Félix Lefebvre e Benjamin Voisin e con Valeria Bruni Tedeschi. Ispirato al romanzo “Danza sulla mia tomba” del britannico Aidan Chambers, candidato a 11 César, grande successo in terra francese. Nell’estate del 1985, una cittadina della costa della Normandia, il sole il mare e la spiaggia, la storia di due ragazzi secondo la miglior letteratura di Ozon. Il sedicenne Alexis ama la storia e il culto dei morti, il diciottenne David un giorno lo salva da sicuro annegamento. Le prime fasi del loro incontro sono quelle di un’amicizia che si consolida man mano sino a diventare qualcosa di più. Finirà tutto con il finire della stagione o la passione troverà spazio anche nei mesi a venire? Durata 100 minuti. (Romano sala 3)

 

Maledetta primavera – Regia di Elisa Amoruso, con Micaela Ramazzotti, Giampaolo Morelli e Emma Fasano. La fine degli anni Ottanta. Uno sguardo alla periferia romana dove Enzo e Laura si trasferiscono (lei vi è cresciuta), portando con sé i due figli, la giovane Nina e Lorenzo, il più piccolo. Quella che più sembra soffrire dello spostamento è Nina, non ha un punto di riferimento nel padre assente, non nella madre vittima delle proprie frustrazioni, non nella scuola cattolica a cui l’hanno iscritta. Lì fa la conoscenza di una coetanea, proveniente dalla Guyana, emarginata dalle compagna: è l’inizio di una nuova amicizia. Durata 94 minuti. (Romano sala 1 e sala 2)

 

Nomadland – Drammatico. Regia di Chloe Zhao, con Frances McDormand e David Strathairn. Leone d’oro alla Mostra di Venezia e vincitore di tre premi Oscar, miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista. La storia di Fern, una donna sessantenne, alle prese con la crisi economica che ha colpito la sua piccola città, Empire nel Nevada, un’economia che sino ad ora si era basata sulla produzione del cartongesso. Un’altra sciagura l’ha colpita, la morte del marito: la donna abbandona tutto, carica ogni suo avere su un furgone e si mette in viaggio, solitaria e libera, alla ricerca di una nuova vita, di paese in paese, tra piccoli lavori che di volta in volta riesce a fare, tra gli incontri nuovi cui va incontro, nomade. Una nuova esistenza, un lutto da elaborare, nuovi paesaggi in cui cercare la tranquillità e la pace. Non più sola soprattutto, la nascita di nuove comunità, con lei altre mille case viaggianti, tutte alla ricerca di un futuro. Il nuovo sogno americano, un altro, che guarda a quello di Lee Isaac Chung, quello degli anni Duemila, una nuova filosofia di vita. Durata 108 minuti. (Greenwich Village sala 3)

 

I profumi di madame Walberg – Commedia. Regia di Grégory Magne, con Emmanuelle Davos e Grégory Montel. Anne, donna solitaria e con un difficile carattere, ha una gran fama nel campo dei profumi: crea fragranze che poi rivende ad aziende di grande successo. Guillaume, il suo autista, appena divorziato dalla moglie e deciso ad ottenere l’affido della figlia, è al contrario un uomo dal carattere allegro, per il quale il lavoro e il suo mantenimento è davvero un punto essenziale. Tra i due incomprensioni e bisticci, rappacificazioni che seguono: tuttavia i due caratteri, così lontani e in perfetta antitesi, avranno il potere di costruire una perfetta essenza, come accade per i profumi di madame. Un’essenza che a poco a poco darà vita ad una vera amicizia. Durata 100 minuti. (Nazionale sala 1)

Rifkin’s Feestival – Commedia. Regia di Woody Allen, con Wallace Shawn, Gina Gershon, Louis Garrel e Christoph Waltz. Durata 92 minuti. Sue è al Festival di San Sebastian per il suo lavoro di addetto stampa cinematografico e Mort Rifkin, professore in pensione, l’ha seguita per un periodo di riposo. Coinvolti dalla bellezza del paese e dalla magia del cinema, Sue inizia una relazione con un giovane regista, affascinante, e Mort, colpito dall’inaspettata avventura della moglie, comincia ad avvertire problemi cardiaci. Reali o non, Mort si precipita immediatamente dal medico: che ha le sembianze della bella Jo, un matrimonio in bilico da gestire, amante dei classici, il piacere di scoprire parecchie affinità con il suo nuovo cliente. Se da un lato si consolida la passione che s’è creata tra Sue e il giovane regista, dall’altra Mort riscopre il senso della vera amicizia e un amore in fondo mai scomparso per l’antico cinema classico. (Ambrosio sala 2, Greenwich sala 3)

 

The father – Nulla è come sembra – Drammatico. Regia di Florian Zeller, con Anthony Hopkins e Olivia Colman. Un uomo di ottant’anni, il dramma della demenza senile. Anthony vive nel suo appartamento londinese, afferma di essere autosufficiente, inveisce e si stupisce di fronte a chi dice il contrario, ma le azioni di ogni giorno, gli affetti, i visi dei congiunti gli si confondono sempre più nella mente. Rifiuta la badante, rifiuta la decisione della figlia Anne che gli riferisce di volersi traferire a Parigi con il suo compagno. Un giorno Anthony trova un uomo intento a leggere il giornale nel salotto di casa sua, pronto a sostenere di essere il padrone di casa e il marito di Anne. La mente dell’uomo si confonde sempre più, si affollano i ricordi di una figlia con cui non parla da lungo tempo (ma forse questa figlia è morta?), le immagini di un incidente, quelle di una casa di cura, ogni frammento è confuso tra realtà e dolorosa fantasia. Tratto dal testo teatrale di Zeller, Oscar a Hopkins quale migliore interprete e per la migliore sceneggiatura non originale a Zeller e a Christopher Hampton. Durata 97 minuti. (Eliseo Rosso, Nazionale sala 2 anche V.O., Romano sala 2, The Space Torino sala 6, Uci Lingotto sala 10, The Space Le Fornaci sala 4)

 

The human voice – Drammatico. Regia di Pedro Almodovar, con Tilda Swinton. Una donna sta aspettando che l’ex amante passi a ritirare le valigie che lei ha preparato per lui. L’amore è finito, resta solo il tempo dell’attesa. Con lei c’è un cane, anche lui abbandonato e in attesa del suo padrone. La donna esce di casa per comprare un’ascia e una tanica di benzina: si prepara a distruggere le cose del suo uomo, aspettando la chiamata che metterà fine al rapporto. Quando il telefono squilla, la donna, risvegliatasi da un sonno profondo causato dalle pillole, inizia un monologo disperato che la porta dall’ansia alla supplica, dalla rabbia alla rivalsa e infine al fuoco purificatore che distrugge lo stesso set in cui il film è stato girato. Liberamente tratto dal dramma di Cocteau. Durata 30 minuti. (Centrale V.O.)

 

The Shift – Drammatico. Regia di Alessandro Tonda, con Clotilde Hesme, Adamo Dionisi e Adam Amara. Due ragazzi, Eden e Abel, all’apparenza ragazzi come tanti, in realtà terroristi. Sono decisi a compiere un attentato, a Bruxelles, in una scuola frequentata da loro coetanei. Tuttavia Abel si fa esplodere prima del loro arrivo al luogo che hanno scelto e Eden coinvolto e ferito nell’esplosione, nel ricevere i primi soccorsi da parte di due paramedici, minaccia di far esplodere se stesso e gli altri presenti se non obbediranno a ogni suo ordine. Durata 90 minuti. (Uci Lingotto sala 9)

 

Un altro giro – Drammatico. Regia di Thomas Vinterberg, con Mads Mikkelsen. Martin, un insegnante di scuola superiore, scopre che i suoi studenti, i suoi coetanei e persino sua moglie lo trovano noioso, apatico, cambiato. Non è sempre stato così: è stato un docente brillante e un compagno appassionato, quando era più giovane, ma ora è come spento. D’accordo con i colleghi e amici Tommy, Nicolaj e Peter, decide allora di cominciare, insieme a loro, a bere regolarmente ogni giorno, per supplire alla carenza di alcol che l’uomo si porta dietro dalla nascita, secondo la teoria del norvegese Finn Skårderud. L’esperimento, che ha anche un’aspirazione scientifica, comincia subito a dare i primi frutti e Martin torna ad essere un apprezzato insegnante, davvero speciale. Ma gli amici rilanciano, aumentando il tasso alcolico e le cose prendono un’altra piega. Oscar 2021 per il miglior film in lingua straniera. Durata 116 minuti. (Ambrosio sala 3, Classico, Uci Lingotto sala 10)

 

“Arcani”, 23 artisti interpretano i segreti dei tarocchi

Sino al 27 giugno, nella ex chiesa di Santa Croce ad Avigliana

“Arcani. 23 artisti interpretano gli arcani maggiori dei tarocchi” s’intitola la mostra – a cura di Luigi Castagna e Giuliana Cusino, con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e della CIttà di Avigliana – con cui l’associazione “Arte per Voi” ha ripreso, nell’ampio spazio dell’ex chiesa di Santa Croce, nella piazza Conte Rosso di Avigliana (sino al 27 giugno), dopo mesi di interruzione e chiusure dettate dalla attuale situazione, la propria attività espositiva. Ci guida l’artista Serena Zanardo tra le note esplicative che quasi obbligatoriamente devono accompagnare la mostra: “Il termine Arcani evoca un mistero ancora da scoprire come lo sono i personaggi e archetipi rappresentati nelle carte dei Tarocchi. Ogni artista, attraverso il suo sentire, il suo stile e la sua tecnica (pittura, scultura, ceramica) ha provato a svelare il segreto nascosto di uno o più arcani, dando vita a un percorso di visita che diventa viaggio di scoperta di una tradizione tanto antica quanto ricca di simboli e significati attuali”. Il percorso, nonostante il felice interesse per l’occasione, per arrivare ad oggi non è stato facile, “è stato un viaggio durato più di un anno anche l’organizzazione della mostra stessa, mostra che avrebbe portato finalmente all’apertura al pubblico, con la fiducia che sia un segno di ripresa senza ulteriori interruzioni per il mondo dell’arte e della cultura, ma anche un’occasione per ritrovarsi e condividere la bellezza dell’arte e dell’ispirazione creativa”.

Uno sperduto sguardo femminile verso l’alto di Daniela Bertolino, la maestosa “Papessa” di Enrica Campi e il carro di Massimo Voghera, il disco solare ripensato da Cetty Bonello, il coloratissimo vetro di Silvio Vigliaturo a rappresentare lo sguardo incantato degli “Amanti”, il fogliame ed i fiori rosati che accompagnano “L’eremita” di Giuliana Cusino, il mascherone inquietante di Rocco Forgione, il corpo femminile di Renata Ferrari circondato da un turbine di stelle, questi alcuni dei titoli e degli artisti presenti in mostra. Espongono inoltre Silvana Alasia, Franca Baralis, Ivo Bonino, Nadia Brunori, Alfredo Ciocca, Luisella Cottino, Maria José Etzi, Lucia Galasso, Sonia Girotto, Beppe Gromi, Gaia Maritano, Enrico Massimino, Elena Monaco Elena Piacentini, Guido Roggeri e Serena Zanardo.

Orari di apertura: sabato e domenica dalle 15 alle 19. (e. rb.)

Nelle immagini:

Ines Daniela Bertolino, “Stelle”, acrilico su tela, 2019

Enrica Campi, “La Papessa”, grès rosa patinato e foglia di ottone, 2021

Silvio Vigliaturo, “Lovers”, scultura in vetro, 2020