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CULTURA E SPETTACOLI

Goodbye Summer Fest, un saluto all’estate

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4a edizione. Evento di fine estate con area ristoro, musica e attività culturali e ricreative per tutte le età

Sabato 21 settembre 2019 – dalle ore 15:30
Parco Culturale Le Serre, Via Tiziano Lanza 31, GRUGLIASCO (TO)
Ingresso gratuito | www.leserre.org
La manifestazione si svolgerà anche in caso di maltempo presso la struttura “La Nave”

 

Al Parco Culturale le Serre di Grugliasco si svolge per il quarto anno consecutivo il Goodbye Summer Fest, evento ideato per salutare l’estate con una colorata e divertente festa all’interno di uno dei parchi più belli della provincia di Torino. L’evento si svolge sabato 21 settembre 2019 a partire dalle ore 15:30, con un programma che propone attività culturali e ricreative per tutte le età e un’ampia area ristoro con cibo e bevande di qualità.

Una giornata ricca di proposte con i concerti delle band Clerks, The Spell of Ducks e Atlanteesibizioni di danza contemporanea, un fornitissimo Ludobus e tanti altri laboratori, giochi e letture animate per bambinistand con prodotti solidali e a km zero, una mostra fotografica sull’Alzheimer, La possibilità di provare molti strumenti musicalivisite gratuite al Museo Gianduja, al RiMu (Rifugio Antiaereo e Museo della Grugliaschesità) e altro ancora…

Cultura, musica, intrattenimento e prodotti enogastronomici del territorio nella bella cornice delParco Culturale Le Serre, importante luogo d’incontro e di eventi nel centro storico della città di Grugliasco con 35 mila metri quadri immersi nel verde ed edifici storici, tra i quali spicca la magnifica settecentesca Villa Boriglione Moriondo.

Il parco è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, gode di un adiacente ampio parcheggio libero e la manifestazione si svolgerà anche in caso di maltempo presso la struttura La Nave.


I CONCERTI E LE BAND

Sono tre i gruppi che suoneranno nell’arco della serata. Alle ore 19:30 cominciano Clerks con il loro rock acustico suonato sul balcone di Villa Boriglione, per proseguire sul palco allestito nel verde con il folk dei The Spell of Ducks dalle ore 20:45 e il rock-grunge degli Atlante dalle ore 22:15.

I Clerks sono una band torinese nata nel 2013 da componenti provenienti da diverse realtà musicali quali Slide, Persiana Jones, Kiino, Fakeman, Denimor e hanno esordito nel 2014 con il loro primo album “Sintonizzati”. Uniti dalle loro frustranti esperienze professionali come commessi, da qui il nome del gruppo e la “divisa da lavoro” nei live, combinano un mix esplosivo di rock-pop-indie-punk italiano in grado di dar voce a temi importanti in controtendenza all’ondata di cantautori di moda in questo momento. Il titolo dell’album “Sintonizzàti” o “Sintonizzati” prende il nome dall’omonima traccia e filo conduttore dell’intero lavoro che invita a interrompere il bombardamento mediatico a cui siamo continuamente sottoposti e a ricollegarsi con il mondo reale.

The Spell of Ducks sono una band di Torino nata nel settembre del 2015 che suona un folk con molteplici influenze ed è formata da Ivan Lionetti (voce), Andrea Del Col (chitarra e cori), Guido Greco (banjo, tastiere e cori), Alessandro Negri (batteria), Gianluca Gallucci (basso) e Alberto Occelli (violino e viola). Danno il via quasi immediatamente ad un’intensa attività live che li porta ad esibirsi su più di 60 palchi nel 2017, tra cui quello di Apolide Festival, del Teatro dell’Opera di Firenze e del Teatro Ariston. A marzo del 2017 sono nominati “Artisti del Mese” per MTV New Generation con il singolo “Some Days”, entrando in programmazione su MTV Italia Canale 708 di Sky. Partecipano inoltre all’edizione 2017 di Italia’s Got Talent nella fase delle audition e ottenendo l’approvazione di tutti e quattro i giudici. A novembre 2018 vengono selezionati da Red Ronnie per la finale di Fiat Music, portando sul palco dell’Ariston di Sanremo “Giada”, il loro primo singolo in italiano.

Atlante è una band nata nel 2016 a Torino e formata da Claudio Lo Russo alla chitarra e voce, Andrea Abbrancati al
basso e Stefano Prezzi alla batteria. I tre si pongono come obbiettivo quello di accompagnare testi in italiano di natura introspettiva con sonorità rock/grunge di stampo angloamericano, nel marzo del 2017 escono con il loro primo ep “Nello spazio più nero” e suonano in seguito in apertura a gruppi più conosciuti nel panorama italiano.
Grazie all’ultimo singolo “Atlas”, uscito a gennaio 2018, vengono scelti come artisti del mese da MTV New Generation, entrando in rotazione nel canale Mtv Music 704 di Sky per il mese di marzo. Ad agosto 2018 il video di “Atlas” viene inserito fra i 30 finalisti del Mei Superstage e del Premio Pivi 2018 al fianco dei video di artisti del calibro di Colapesce, The Zen Circus, Calcutta, Motta, Gazzelle, Giorgio Poi, ecc..

Oggi al cinema

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TUTTE LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

L’amour flou – Commedia. Regia e interpretazione di Romane Bohringer e Philippe Rebbot. Romane e Philippe si separano. Dopo dieci anni di vita in comune, due figli e un cane, non si amano più. Ovvero non sono più innamorati ma si vogliono ancora bene. Chiaro? E poi: troppo per separarsi veramente? Il loro amore è “Flou”, “poco chiaro”. Sotto lo sguardo perplesso della gente che gli sta intorno, Romane e Philippe traslocano in due appartamenti separati e comunicanti attraverso la camera dei bambini! È possibile separarsi rimanendo insieme? Riusciranno a rifarsi una vita senza disfare tutto? Durata 97 minuti. (Romano sala 3)

 

Attacco al potere 3 – Azione. Regia di Ric Roman Waugh, con Gerard Butler, Morgan Freeman e Nick Nolte. Il ritorno di Butler nelle vesti dell’agente dei servizi segreti Mike Banning, guardia del corpo del Presidente, questa volta costretto a sottrarsi ai suoi compiti e braccato dagli agenti dell’FBI. Qualcuno lo ha incastrato. Continuamente in fuga, accusato di essere un nemico dello Stato e di aver persino attentato alla vita del Presidente, farà di tutto per scoprire chi minaccia davvero la sicurezza del Paese. Troverà per questo un valido appoggio nella figura del padre. Durata 114 minuti. (Ideal, The Space, Uci)

C’era una volta… a Hollywood – Commedia. Regia di Quentin Tarantino, con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Kurt Russell, Bruce Dern e Luke Perry. Nella Mecca del cinema, la grande macchina dell’industria cinematografica a gonfie vele nell’anno 1969, anno dell’allunaggio ma anche della strage di Cielo Drive, ad opera di Charlie Manson e delle sue adepte. La storia di Rick Dalton, attore televisivo di seguitissime serie western, stella di successo ma di secondo firmamento, che nel cinema vero proprio non ha mai saputo sfondare, già consapevole (e frustrato) di essersi incamminato verso un non lontano viale del tramonto. Storia del suo sincero amico Cliff Booth, suo stuntman e a tempo perso autista e pronto anche alla manutenzione della sua bella villa, allegro e disinvolto, pronto a dire pure pane al pane durante le scazzottature con Bruce Lee, sempre al fianco dell’eroe. Ci sono le feste a bordo piscina tra le conigliette di Hugh Heffner con Steve McQueen a fare da guest star, ci sono i drive in e le grandi insegne luminose dei film che oggi compiono cinquant’anni, ci sono i figli dei fiori e c’è quella carneficina che segnò un’epoca e che Tarantino vede con occhio tutto suo. C’è un tempo che sa di antico, le grandi auto colorate e i pantaloni a zampa d’elefante, c’è il cinema italiano di Sergio Corbucci e Anthony M.Dawson al secolo Antonio Margheriti che Dalton assaggia portandosi a casa un bel gruzzolo di quattrini, c’è soprattutto la passione di Tarantino per il cinema, quel ricco B-movie che da nove film dissemina lungo i suoi titoli. Durata 161 minuti. (Ambrosio sala 1 e sala 2, Centale anche V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana e sala Ombrerosse, Eliseo Grande, F.lli Marx sala Groucho anche V.O. e sala Harpo, Ideal, Lux sala 1 e sala 3, Massimo – Museo del Cinema sala Cabiria V.O., Reposi, The Space, Uci anche V.O.)

Il colpo del cane – Commedia. Regia di Fulvio Risuleo, con Edoardo Pesce, Silvia D’Amico e Daphne Scoccia. Al loro primo giorno da dogsitter, Rana e Marti subiscono il furto del bulldog francese che una ricca signora gli ha affidato. Decidono di mettersi all’inseguimento del ladro, un sedicente veterinario che sostiene di chiamarsi Dr Mopsi: sarà necessario riavvolgere il nastro per scoprire il mistero che si nasconde dietro questo improbabile colpo. Durata 93 minuti. (Greenwich Village sala 1 e sala 2, Uci)

 

E poi c’è Katherine – Commedia. Regia di Nisha Ganatra, con Emma Thompson e Mindy Kaling. Katherine Newbury è una conduttrice leggendaria nel circuito dei talk show di tarda notte. Quando viene accusata di essere una “donna che odia le donne” (dal momento che il suo staff è composto di soli rappresentanti maschi), mette in atto delle azioni precise e Molly viene assunta come l’unica donna nella stanza degli scrittori maschili della conduttrice. Ma Molly potrebbe essere arrivata un po’ in ritardo, dal momento che la formidabile Katherine affronta anche la realtà del calo d’ascolti e di un’azienda che vuole comunque sostituirla. Molly, volendo dimostrare che non è stata assunta semplicemente perché donna, è determinata ad aiutare Katherine rivitalizzando il suo spettacolo e la sua carriera, e forse effettuando allo stesso tempo anche cambiamenti maggiori. Durata 102 minuti. (Romano sala 1)

 

Grandi bugie tra amici – Commedia. Regia di Guillaume Canet, con François Cluzet, Marion Cotillard e Benoît Magimel. Sono passati tre anni dall’ultima volta che si sono visti tutti insieme. Max è andato a passare un po’ di tempo nella sua casa al mare per rigenerarsi e cercare di allontanare le preoccupazioni. La sua pace avrà vita breve con l’arrivo improvviso della sua banda di amici, venuti a festeggiare il suo compleanno. Max si sforza di dimostrarsi contento ma se la sorpresa che gli hanno fatto è riuscita, la sua finta gioia lo è molto meno. In questi anni i bambini sono cresciuti, altri sono nati, i genitori non hanno più le stesse priorità, le separazioni, gli imprevisti della vita… Cosa resterà dell’amicizia quando tutti decideranno di svelare le loro piccole bugie? “Bavardage” in luogo di oceano: ovvero si chiacchiera, si bisticcia, si amoreggia sotto il sole estivo della costa atlantica, ma con una sceneggiatura dal fiato corto si chiacchiera davvero troppo, in maniera inconcludente, memore l’autore e regista Canet del capitolo precedente – “Piccole bugie tra amici” – ma non certo con la stessa freschezza, con la umana autenticità, con la consapevolezza amare del tempo che passa e dei sentimenti che scricchiolano, facendo ricorso spudoratamente ad episodi (la ricerca dei bambini allontanatisi al largo con il catamarano) che allungano il brodo senza aggiungere nulla in verità. Durata 135 minuti. (Greenwich Village sala 1 e sala 2, Nazionale sala 2)

 

IT – Capitolo 2 – Horror. Regia di Andy Muschietti, con Jessica Chastain, James McAvoy e Bill Skarsgård. Ricordate i ragazzini del “Club dei Perdenti”, alle prese con la malvagità del clown – Pennywise – che poteva assumere la forma delle loro paure? Dopo 27 anni, sono divenuti adulti e ancora una volta dovranno riunirsi tutti insieme, nella stessa cittadina di Derry, per combattere quello stesso mostro che è tornato. Ancora una volta il genio di Stephen King è pronto a inchiodarci alla poltrona del cinema. Durata 165 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

Martin Eden – Drammatico. Regia di Pietro Marcello, con Luca Marinelli e Jessica Cressy. (Molto) liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jack London. Dopo aver salvato da un pestaggio Arturo, giovane rampollo della borghesia industriale, il marinaio Martin Eden viene ricevuto in casa dalla famiglia del ragazzo e qui conosce Elena, la bella sorella di Arturo, e subito se ne innamora. La giovane donna, bella e raffinata, diventa non solo un’ossessione amorosa ma il simbolo dello status sociale cui Martin aspira ad elevarsi. A costo di enormi fatiche e affrontando gli ostacoli della propria umile origine, Martin insegue il sogno di diventare scrittore e si avvicina ai circoli socialisti, entrando in conflitto per questo con Elena e con il suo mondo. Durata 129 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo Rosso, Massimo sala Cabiria e sala Rondolino)

I migliori anni della nostra vita – Drammatico. Regia di Claude Lelouch, con Jean-Louis Trintignant, Anouk Aimée e Monica Bellucci. Jean-Louis e Anne, che si sono conosciuto più di cinquant’anni fa e hanno vissuto una intensa storia d’amore. Oggi, l’uomo, ex pilota dei grandi circuiti, riporta alla memoria sentieri sbiaditi fatti di vecchi ricordi, che non sembrano poi così lontani e che Jean-louis spera fortemente di poter rivivere. Tra queste reminiscenze c’è lei, Anne, che non è riuscito a tenersi accanto e che continua a ricordare con rammarico. Per aiutarlo, suo figlio cerca di rintracciarla ed è così che l’uomo e la donna, lontani dalla giovinezza di un tempo, potranno rivedersi, nella speranza di poter riprendere la loro storia d’amore proprio lì dove l’avevano interrotta. Ma, c’è da chiedersi, il tempo e il pubblico di oggi, sapranno “recuperare” la storia di Lelouch che nel 1966 intenerì i cuori di più di mezzo mondo? Durata 90 minuti. (Eliseo Blu, Nazionale sala 1)

 

Mio fratello rincorre i dinosauri – Commedia drammatica. Regia di Stefano Cipani, con Alessandro Gassmann, Isabella Ragonese e Rossy De Palma. Per il piccolo Jack la famiglia è croce e delizia: delizia perché è composta da due genitori spiritosi e democratici, croce perché le sorelle lo tiranneggiano, asserendo la loro “superiorità femminile”. Dunque la notizia dell’arrivo di un fratellino è accolta da Jack come un trionfo personale, tanto più che quel fratellino, Giò, si rivela davvero speciale, cioè dotato del superpotere di “dar vita alle cose”. Ma Giò è anche affetto dalla Sindrome di Dawn: e quando Jack raggiunge la (problematica) età di 14 anni il fratellino diventa una presenza ingombrante nonché potenzialmente imbarazzante. Durata 100 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Greenwich Village sala 3, Uci)

 

Il regno – Drammatico. Regia di Rodrigo Sorogoyen, con Antonio de la Torre e Josep Maria Pou. Vincendo in patria con questo suo ultimo film sette premi Goya, il regista spagnolo già autore dell’acclamato “Che Dio ci perdoni” (2016) mette in scena la parabola di un uomo politico, carismatico, di gran successo, che vive del calore della famiglia e della vicinanza degli amici: ma che veleggia da sempre nella piena corruzione, con una ricchezza accumulata con i fondi pubblici. Sarà costretto a difendersi dai compagni di partito e da quanti gli hanno voltato le spalle nel momento in cui maggiore era la necessità di un appoggio. Ma il fine ultimo, ancora una volta, sarà non perdere il potere conquistato negli anni: fin dove l’uomo politico sarà disposto a spingersi pur di salvare la propria posizione? Durata 78 minuti. (Classico, Greenwich Village sala 3)

Il re leone – Fantasy. Regia di Jon Favreau, con le voci di Marco Mengoni, Elisa, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Luca Ward e Massimo Popolizio. Il nuovo film in live action ci porta in un viaggio nella savana africana dove è nato un futuro re. Simba prova una grande ammirazione per suo padre, re Mufasa, e prende sul serio il proprio destino reale. Ma non tutti nel regno celebrano l’arrivo del nuovo cucciolo. Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, ha dei piani molto diversi e la drammatica battaglia per la Rupe dei Re, segnata dal tradimento e da tragiche conseguenze, si conclude con l’esilio di Simba. Con l’aiuto di una curiosa coppia di nuovi amici, Simba dovrà imparare a crescere e capire come riprendersi ciò che gli spetta di diritto. Durata 118 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci)

 

Selfie di famiglia – Commedia. regia di Lisa Azuelos, con Sandrine Kiberlain e Victor Belmondo e Thaïs Alessandrin. Héloïse è una mamma single, tre figli al seguito, i primi due vivono già fuori del tetto. È rimasta incollata alla più piccola, che tuttavia è in procinto di lasciarla, se ne andrà a studiare lontano: ecco che lei prende a filmare – mentre la figlia maggiore le rinfaccia di non averlo fatto anche con lei – con il suo smartphone ogni momento che le separa dal distacco. Durata 87 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, F.lli Marx sala Chico, Uci)

 

La vita invisibile di Euridice Gusmao – Drammatico. Regia di Karim Aïnouz, con Carol Duarte e Jùlia Stokler. Euridice e Guida sono due ragazze che crescono nella stessa famiglia rigida e conservatrice. Quando Guida fugge una notte per incontrare il proprio amante, Euridice acconsente a reggerle il gioco. Guida però non farà ritorno, sceglierà di sposarsi all’estero e la lontananza tra le due sorelle diventerà presto un abisso insuperabile quando il padre di entrambe deciderà di eliminare Guida dalla memoria della famiglia, impedendole di avere qualunque contatto con la sorella. Durata 139 minuti. (Romano sala 2)

 

Al MAO recital concerto con cetra cinese guqin

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“Festa di Mezz’Autunno”  Giovedì 26 settembre, ore 19

Il suono è particolarmente caldo e melodioso. Ad ascoltarlo ci s’immerge in atmosfere di totale raccoglimento e meditazione. Le note arrivano dalla “cetra cinese” o guqin, “antico strumento a corde” (questo il significato del termine) la cui origine pare risalire ad oltre duemila anni fa e a cui è affidato il recital concerto promosso dall’Istituto Confucio dell’Ateneo torinese al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino, in programma giovedì 26 settembre, a partire dalle ore 19. L’occasione nasce per commemorare una delle ricorrenze tradizionali più care ai cinesi, la cosiddetta Festa di Mezz’Autunno o Festa della Luna o delle Torte Lunari, la più importante subito dopo la Festa di Primavera – o Capodanno Cinese – ed il solstizio d’inverno. Dichiarata “eredità culturale intangibile” nel 2006, dal 2008 è diventata Festa nazionale della Repubblica cinese; non ha una data fissa, ma ogni anno cambia in base al calendario lunare e coincide con il quindicesimo giorno dell’ottavo mese del calendario cinese, che secondo quello gregoriano cade fra la seconda metà di settembre ed i primi giorni di ottobre. L’anno scorso si celebrò dunque il 24 settembre, quest’anno il 13 settembre scorso e verrà per l’appunto ricordata, sotto la Mole, con il concerto appositamente organizzato dall’Istituto Confucio al MAO di via San Domenico 11. Alle sette corde del guqin si esibirà la musicista (oggi fra le più acclamate in Cina), nonché etnomusicologa e specialista in musica cinese, Cheng Yu; sette i brani musicali proposti per un concerto, articolato fra musica e poesia, ispirato ad un celebre racconto popolare che narra la storia di un vecchio e cieco suonatore di guqin che per tutta la vita inseguì l’antica profezia “quando romperai la millesima corda del tuo strumento, riacquisterai la vista…”.

L’artista: Cheng Yu

Nata a Pechino nel 1964, ha iniziato ad accostarsi alla musica sin da bambina ereditando la passione del padre e seguendo le orme del maestro Li Xiangting. Cheng Yu è stata solista di liutopipa (liuto cinese a quattro corde dalle antichissime origini) e guqin per la rinomata China National Orchestra di Pechino e oggi è un’affermata e celebre musicista. Ha conseguito un dottorato di ricerca con un lavoro di carattere etno-musicologico incentrato sul pipa e il guqin presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) di Londra; in seguito, ha fondato il Chinese Music Ensemble del Regno Unito, la London Youlan Qin Society e il pluripremiato Silk String Quartet. Ha tenuto concerti in oltre 40 paesi proponendo brani di musica tradizionale cinese e contemporanea ed è autrice di numerose pubblicazioni musicali e accademiche. Molteplici sono i riconoscimenti ricevuti e le sue collaborazioni l’hanno vista esibirsi al fianco di artisti del calibro di Lang Lang, Matthew Barley e Damon Albarn. Nel 2019, ha intrapreso una collaborazione con London Symphony Orchestra e Third Orchestra in un “ensemble interculturale” contemporaneo al Barbican Art Centre di Londra, città dove attualmente risiede e dove insegna e fa ricerca presso la SOAS.

 

L’ingresso al concerto è libero su   prenotazione, fino ad esaurimento posti.

Per prenotare: segreteria@istitutoconfucio.torino.it

Info: tel. 011/6703913

g.m.

 

Benvenuti nel nascondiglio di Carsico

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Prendete il live di “Chelsea Hotel n2” di Leonard Cohen. I 3 minuti antecedenti l’inizio della canzone sono il fluire della sua voce calda e buia, bassa e profonda. Beh, quando Carsico mi saluta da dietro i suoi occhi piccoli e timidi, mi vengono in mente immediatamente quei 3 minuti.

Un suadente miscuglio sonoro tra le voci di Leonard Cohen e Barry White. “no, Barry White no, che fa subito Natale. Preferirei Eddie Vedder.” Scherza Francesco Cavecchi, in arte Carsico.

M “Quando ti sei accorto di avere la voce che hai?”

F “E’ stato faticoso lavorare sulla mia voce perchè ha un suono molto grave e io per indole l’ho sempre tenuta un po chiusa, nascosta, in gola. Poi un giorno una persona cara mi ha detto che i cavalli di razza vanno lasciati correre

M “il tuo ultimo album si chiama Carsico. E’ un nome curioso”

F “Carsico nasce due anni fa, dalla consapevolezza che il nome che era stato scelto per il disco dalla persona con la quale ho scritto il disco, Anna Barbero, era in verità espressione di una mia condizione generale. E’ un disco che ci ha messo tanto a venire fuori, perchè io per primo ci ho messo tanto a venire fuori”

M “Dietro ad ogni artista c’è sempre una musa. Chi è Anna?”

F “Non una musa, una compagna d’intenti. Anna è un’eccellente pianista e una donna di grande cultura. Alcune canzoni dell’album sono state scritte interamente da lei, tutti i pezzi sono stati da lei riarrangiati. Questo album è figlio d’entrambi. In un altro spazio e in un altro tempo saremmo stati qualcosa di altro, ma il destino ha voluto donarci la musica e ce ne siamo presi cura come abbiamo potuto”

M “di cosa parla Carsico?”

F “Tutto il disco è attraversato da una tensione: la compresione di sè e di sè rispetto all’altro. Carsico raccoglie brani distanti tra loro nel tempo, dunque brani che raccontano di stagioni lontane, come nell’ombra e al contempo di stagioni che ancora lasciano qualche traccia nel presente, come non sai. E’ un album carico di negazione: in molti titoli è presente l’avverbio non.”

M “Il tuo pezzo preferito?”

F “Non è per te. Un altro non. Mio malgrado avevo cercato di esorcizzare la fine scrivendo un pezzo sulla fine, e invece la fine è arrivata”

M “gira voce tu stia scrivendo un nuovo album”

F “Ebbene si. Dopo una grande sofferenza affettiva ci si emancipa da quel nucleo di dolore per abbracciare una porzione di mondo e di sentimento molto più grande. Ho cominciato ad affacciarmi ad una realtà molto più ampia di quella che non fosse solo il mio cortile sentimentale. Devo ringraziare Manuel Volpe che sta arrangiando questo disco, che ha creduto in me un po come lo aveva fatto Anna.”

M “quali differenze troveremo nel nuovo album, rispetto a Carsico? Carsico album e Carsico persona, intendo”

F “Nei testi vi è un respiro più ampio: parlo del difficile rapporto tra un padre e un figlio, all’amore per il primo cane stretto tra le braccia. C’è una maggiore consapevolezza non della propria forza quanto dei propri limiti. E poi la voce, la mia voce ora è più contundente. Stiamo cercando un nuovo editore, crediamo tanto in questo disco. Abbiamo interrotto le date dei live proprio per concentrare tutte le nostre forze su questa nuova scommessa”

M “regalaci un messaggio”

F “Seguite le piccole cose. Seguite quelli che non hanno un nome ma che sanno credere in un’idea”

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Quello di Francesco è un nascondiglio con il tappetino di benvenuto sull’uscio, per chi ha capito oramai dove cercare: sono gli angoli bui a custodire il meglio delle persone. Come un piccolo fiore delicato, in un mondo di abeti grigi altissimi.

 

Martina Calissano

 

Alfredo Centofanti, quando l’arte diventa spettacolo naturale dell’essenza più pura

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Ritratto d’ artista

Smania di essere , di respirare, di assaporare, di donare impeto e meraviglia a tutte quante possano essere quelle forme darte , dalle più bizzarre ma autentiche , alle più fantastiche e fantasiose , alle più carnali e impetuose.frutto di inesorabili virtù che nascono da cuore , mente e sensazioni persino olfattive, vestite di eclettica personalità, che si toglie il lusso di pensare prima di creareforse perché la sua vera natura artistica è senza alcun dubbio lessenza del suo estro, la più incontaminata e sgombra di filtri, di pensieri e di riflessioni, ossia pura!

Così si fa riconoscere Alfredo Centofanti, artista emergente torinese, originario però dellAppennino abruzzese , la sua terra di montagna intervallata da cime imponenti e profonde vallate . Genuino e presente è quindi il suo territorio, dai colori ora accesi ora sfumati , che  spesso lui interpreta e caratterizza nelle sue opere.

La terra SUA” , quella che ha respirato nella sua radice più profonda e che lo rappresenta in quelle sue tele, dove emozioni, sentimenti e storie sono carezze del suo ieri, del suo oggi e del suo domani, che dona ai suoi spettatori nel profumo inebriante della loro attenzione più trasparente.

La sua è una pittura astratta che nasce devota per quellincontrollata attrazione  per la natura, colei di cui lui si nutre per la sua arte, con quellimmaginazione istantanea che gli viene suggerita da unimpetuosità senza confine, perché senza di essa lui non respira la sua interpretazione ne ispirazione per la sue creazioni.

Per Alfredo Centofanti la natura”  è il sostentamento universale che nutre il lancio della sua pennellata sulla tela , nella rappresentazione più appropriata a ciò che in  lui vive per essa , perché questa è la sua protagonista assoluta , la musa ispiratrice per il proseguo alla vita ,nellimpetuosità della sua arte e della sua tecnica.

Nelle sue opere quindi si scorge la chiave di lettura capace di portare lattenzione alleccesso più luminoso della sua ispirazione, dove la natura predomina e diviene davvero la Regina” , la guida spirituale per  limmaginazione più fervida ,delicata ma anche prorompente, quella che si annida nel pensiero dellessere comune perché umanamente sorprendente e pura . In essa emerge la lettura della sua potenza, quella che di gran lunga oltrepassa i suoi abitanti terrestri , amanti lettori della sua bellezza ma anche a volte disfattisti della sua essenza. Un messaggio quasi provocatorio quello che Alfredo Centofanti vuole trasmetterci , e che ci fa pensare di non essere poi fondamentalmente noi i padroni del mondo ma la natura stessa a sostenerci e a guidarci.

Nei suoi blu, nei suoi rossi e gialli, nei suoi viola ,  nei sui verdi chiari e scuri e in quelle sue sfumature anche più candide e eteree, lui si concede allimmediatezza , conducendo i suoi spettatori in  un viaggio nella natura , la più assoluta , incontaminata e protetta, magicamente e magistralmente dipinta con pennelli delicati dai quali traspare il sentimento e il rispetto più inconsueto che lamore dei sensi e del rispetto per la bellezza ,si concludono in unopera dalla naturalezza e dalla luce più rappresentativa e spettacolare.

Oltre che un grande artista, Alfredo Centofanti nasce anche come eccellente e riconosciuto  fiorista nonché come artigiano orafo . Colui che nelle sue creazioni fa trasparire uninsolita ecletticità, anticonvenzionale , originale e davvero rara, ponendo alle sue composizioni, al suo design e alla sua arte, leleganza di un gusto unico e insolito, per i suoi  accostamenti e i suoi contrari , sia nei tratti che nei colori che sa accostare.

Oggi emerge come artista contemporaneo che rifiuta qualsiasi forma convenzionale di pittura figurativa o astratta che sia , basata unicamente su canoni razionali, solo legati da una tradizione ormai già scontata. Al contrario, lui approda nel mondo fantastico dellarte perfezionando e esprimendo con stile quel suo unico linguaggio pittorico , scartando linguaggi culturali superficiali e di apparenza, affinando invece il senso della bellezza più vergine, quella visiva e assolutamente sponsorizzata da un cuore e da unanima che sanno vedere solo laddove il linguaggio dellessere sa parlare anche nel silenzio e nel buio più assoluti.

Alfredo Centofanti esporrà nelle data del 26 settembre 2019  in via Maria Vittoria 21 – primo piano,  presso la galleria : APARTMENT GALLERY TORINO

Per visite su appuntamento scrivere a: centofanti.art@gmail.com

 

Monica Di Maria di Alleri

Una vittoria meritata

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Fino al 4 novembre al Museo Pietro Micca è possibile visitare la mostra “La vittoria meritata” che consente al visitatore di conoscere nei dettagli le fasi salienti e i protagonisti della battaglia del 7 settembre 1706.

L’assedio di Torino del 1706 si concluse con questa battaglia nella quale le truppe austro-piemontesi, guidate da Vittorio Amedeo II e dal principe Eugenio di Savoia, respinsero definitivamente gli assedianti francesi e spagnoli. Il Museo Pietro Micca, al termine di un percorso di mostre ed eventi iniziato a maggio, rievoca l’anniversario di 313 anni con questa rassegna visitabile gratuitamente. Molte le curiosità esposte tra cui la carta delle tappe di marcia del Principe Eugenio da Verona a Torino, tra luglio e settembre 1706. Si trovano documenti di rilievo come il “Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa e liberazione della Città di Torino” di Francesco Antonio Tarizzo, del 1707, una lettera originale del 1727 del principe Eugenio a Vittorio Amedeo II, un dipinto di Vittorio Amedeo II giovane e il modello in bronzo della statua equestre del principe Eugenio, collocata in piazza degli Eroi a Vienna.

Un particolare approfondimento è dedicato alla ricostruzione del campo di battaglia attraverso le rielaborazioni grafiche della ricercatrice Carla Amoretti, figlia del generale Guido Amoretti, fondatore del Museo Pietro Micca. Vedere la mostra è un’occasione per ammirare il Museo Pietro Micca in via Guicciardini 7 a pochi passi da Porta Susa. Costruito nel 1961 in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia il museo sorge nel luogo in cui durante le fasi dell’assedio era stata sistemata una batteria francese con due grossi pezzi di artiglieria puntati contro le mura della Cittadella. L’edificio è collegato al sistema sotterraneo delle gallerie della Cittadella. Oltre ai numerosi oggetti trovati in galleria e nella scala di Pietro Micca, nei due saloni del Museo sono presentati al pubblico modelli di recente realizzazione che illustrano il sistema delle gallerie sotterranee e il loro impiego.

Nel salone inferiore viene proiettato un documentario sull’episodio di cui Pietro Micca fu protagonista nella notte tra il 29 e il 30 agosto 1706. Dal salone inferiore una scala conduce nelle gallerie aperte al pubblico. È una visita insolita e coinvolgente con la discesa nei camminamenti che non presenta alcuna difficoltà ma si svolge unicamente con le guide del museo. Il Museo civico Pietro Micca è aperto da martedì a domenica 10.00-18.00, lunedì chiuso, il biglietto costa 3 euro, possibilità di visite guidate.

Filippo Re

‘Questa è la mia vita’: Valerio Liboni al Circolo dei lettori

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IL 1° OTTOBRE 

Lo storico cantautore e music-maker presenta dal vivo il nuovo cd

 

E’ un appuntamento importante e prezioso con ben 50 anni di musica in una sera quello che vede protagonista Valerio Liboni.

Torinese, classe 1950 (suo padre, Gianni Liboni, è stato spalla storica del grande Erminio Macario), il prossimo Martedì 1° Ottobre – a partire dalle ore 21.00 nell’elegante e prestigiosa cornice del ‘Circolo dei Lettori’ in Via Giambattista Bogino 9 a Torino – il noto artista presenta il nuovo album fresco di pubblicazione, dal titolo ‘Questa è la mia vita’.

Una raccolta di inediti dall’intenso sapore cantautorale prodotto a quattro mani con Silvano Borgatta (già al fianco, tra i tanti, di Phil Collins, Renato Zero, Lucio Dalla, Enzo Jannacci e gli Stadio) e Guido Guglielminetti (già produttore di Francesco De Gregori e Ivano Fossati), in uscita il prossimo 27 settembre nei negozi di dischi e negli stores digitali su etichetta ‘Incipit Records/Egea Music’, prestigiosa casa discografica indipendente piemontese: per la quale incidono anche, fra gli altri, altrettante stelle di prima grandezza del panorama musicale italiano quali Andrea Mingardi, Fabio Concato, Sergio Cammariere, Danilo Rea, Gino Paoli e i Dik Dik.

Un recital unplugged, in elegante equilibrio fra musica e parole, nel quale Valerio Liboni, già fondatore de ‘I Ragazzi del Sole’ e La Strana Società (formazione nata sotto la Mole che negli anni Settanta vendette oltre 10 milioni di copie con la hit internazionale ‘Pop Corn’, storica sigla per anni de ‘La Domenica Sportiva’ su Raiuno), nonché leader storico del complesso beat-pop ‘I Nuovi Angeli’ (quelli di ‘Donna Felicità’, ‘Ragazzina’, ‘Singapore’), racconterà sé stesso e l’intensa carriera artistica di cui è felice protagonista attraverso gli aneddoti, i ricordi, le canzoni e le emozioni che l’hanno reso amato e popolare in Italia e all’estero, sul fil rouge della memoria e della musica di qualità.

Valerio Liboni (batterista, autore e compositore, produttore discografico e anche scrittore con ‘Crash!’ (Edizioni Aereostella) e ‘Io questa maglia sognavo da bambino’ (Egea Music), due preziosi volumi dedicati rispettivamente alla storia della musica leggera italiana e all’epopea dei leggendari granata di Superga) riproporrà dal vivo in versione voce e pianoforte anche i successi e i dischi scritti e prodotti per artisti di primo piano della scena musicale nazionale quali Fiorella Mannoia, Umberto Tozzi, Donatella Rettore, i New Trolls, Mal, Dino, Wilma Goich, Little Tony, gli O.R.O., Gianni Boncompagni, Pippo Franco, Renzo Arbore e moltissimi altri, condividendo con il pubblico curiosi retroscena dal sapore retrò.

Oltre, naturalmente, alla sua militanza granata quale autore degli inni ufficiali del ‘Torino Calcio’. Di cui ‘Ancora Toro’, firmata insieme al valente polistrumentista torinese Silvano Borgatta, coprotagonista della serata-evento, ha di ben lunga superato il milione di views su YouTube.

Introducono l’incontro Giulio Graglia, regista Rai e teatrale, consulente de ‘La Partita del Cuore’ su Raiuno, e Sabrina Gonzatto, stimata scrittrice e giornalista, nonché esperta di marketing e comunicazione.

Modera l’incontro il critico musicale, giornalista radiotelevisivo e scrittore Maurizio Scandurra, con già all’attivo importanti collaborazioni in video in programmi di punta di Raiuno e Raidue.

L’ingresso è gratuito. L’evento è promosso e organizzato dalla ‘Fondazione Circolo dei Lettori’ in collaborazione con ‘Linguadoc Communication’.

Per informazioni, info@circololettori.it e 011 4326826.

 

“Fausto Coppi, i 100 anni del mito”

in CULTURA E SPETTACOLI

Per ricordare il Campionissimo, una serata con la partecipazione del figlio Faustino al Castello di Miradolo
Venerdì 20 settembre, ore 18,30
San Secondo di Pinerolo (Torino)


Sarà certamente un incontro imbastito di mille ricordi, racconti (fra realtà, mito e leggenda) e grandi emozioni, quello organizzato dalla Fondazione Cosso nelle sale del Castello di Miradolo, in via Cardonata 2 a San Secondo di Pinerolo (Torino), per celebrare, in un grande coro di iniziative partite ormai da tempo e promosse un po’ ovunque, i 100 anni dalla nascita di Fausto Coppi leggenda e icona del ciclismo italiano e mondiale, nato a Castellania il 15 settembre 1919 e scomparso a Tortona il 2 gennaio 1960. Ospite della serata, il figlio Faustino che, insieme allo scrittore Filippo Timo ripercorrerà le vicende umane e sportive del celebre padre, i 40 anni della sua vita unica e straordinaria e i 60 trascorsi dalla sua tragica scomparsa. L’appuntamento è per venerdì 20 settembre prossimo, alle ore 18,30. A sollecitare curiosità e spunti di emozionante confronto e narrazione, saranno anche due libri dedicati (fra i tanti) al Campionissimo. Il primo, dal titolo “Viva Coppi!” (Ed. Monboso, 2010) porta la firma dello stesso Filippo Timo ed è un romanzo in cui si miscelano le immagini delle grandi vittorie (cinque Giri d’Italia, due Tour de France, un Campionato mondiale nel ’53, due titoli mondiali su pista nel ’47 e nel ’53 e il primato dell’ora imbattuto dal ’42 al ’56, solo per ricordare quelle “storiche”) accanto a scatti di famiglia e d’infanzia, in un distillato di concrete suggestive memorie di paese che riporteranno il pubblico e i lettori indietro nel tempo, fino ai primi anni di Fausto trascorsi a Castellania.

 

“Un’altra storia di Fausto Coppi, lettere di un figlio a suo padre” (Ed. Libreria dello Sport, 2017) è invece il titolo del secondo libro che farà da stimolo alla serata organizzata a San Secondo di Pinerolo, in un lembo della provincia piemontese da sempre fortemente legata al magico “Airone”, che proprio qui compì la sua impresa più celebre con i memorabili 192 chilometri di fuga solitaria (“un uomo solo al comando”) nella tappa Cuneo- Pinerolo del Giro d’Italia del 1949, settant’anni fa. Autore del libro, Faustino Coppi, con la cura e la collaborazione del giornalista Salvatore Lombardo: una sorta di intimo, toccante viaggio nella leggenda, di “epistolario immaginario” nel quale la voce di un figlio si mescola a quella dei tanti amici e testimoni delle storie di uno fra i massimi protagonisti dello sport del nostro Novecento. A conclusione dell’incontro, seguirà un aperitivo nella Caffetteria del Castello, con le tipiche specialità dell’“Antica Pasticceria Castino”.
Ingresso gratuito. Aperitivo 7 Euro a persona.  Prenotazione obbligatoria allo 0121/502761 o prenotazioni@fondazionecosso.it.
Per ulteriori info: tel. 0121/376545 o www.fondazionecosso.it
g. m.

Il surf rock dei Mary Ann Hawkins e le percussioni dei Third Coast

in CULTURA E SPETTACOLI

Rock Jazz e dintorni

Lunedì. Il liscio dell’Orchestra di Mirko Casadei è protagonista in piazza a Pancalieri (24 ore dopo a Nichelino). Al Jazz Club è di scena il cantautore Paolo Vaccaro.

Martedì. Al Jazz Club suona il trio del pianista  Gianluca Tagliacuzzi. Al Blah Blah si esibisce la band finlandese Mary Ann Hawkins. Per “Parole e Musica in Monferrato” a San Salvatore è di scena Roy Paci.

Mercoledì. Al Blah Blah si esibisce Craig Brown. Per “MiTo” all’Auditorium Rai ,concerto del quartetto Third Coast Percussion. Al Jazz Club suona l’Italian Sax Ensemble.

Giovedì. Sempre al Jazz Club il blues del trio Big Harp.

Venerdì. Al Blah Blah si esibiscono i Mr. Bison. Al Jazz Club suona il quartetto Night Dreamers. Al Csa Murazzi sono di scena i Punkreas. In piazza ad Asti concerto di beneficenza con l’esibizione dei chitarristi Stef Burns, Maurizio Solieri, Max Cottafavi, Cesareo, Giacomo Castellano e i batteristi Ivano Zanotti, Adriano Molinari, Luca Martelli e Roberto Gualdi.

Sabato. Al Jazz Club suona il trio del batterista Marco Betti. Al Blah Blah si esibiscono gli Inferno. Al Csa Murazzi sono di scena gli Assalti Frontali insieme a O Zulù dei 99Posse.All’Outlet di Mondovì l’hip pop di Rkomi e Luchè.

Domenica. Per “Parole e Musica in Monferrato” a Valenza, canta Carlot-ta. Al Csa Murazzi suona il Trio Marciano. Al Blah Blah la sonorizzazione del film “Lola corre”  eseguita dagli Atem.

Pier Luigi Fuggetta

Un omaggio a Ezio Gribaudo all’interno della “Terra egli Dei”

in CULTURA E SPETTACOLI

Ad Avigliana, fino al 13 ottobre, la mostra organizzata dall’Associazione Culturale “Arte per Voi”

Tre sedi si dividono quest’anno la quarta edizione della Terra degli dei ovvero “Gli artisti della ceramica nel Centro storico di Avigliana”, mostra ancora una volta organizzata da Luigi Castagna e Giuliana Cusino dell’Associazione Culturale “Arte per Voi” e curata dall’archeologa e storica dell’arte Donatella Avanzo. La Chiesa di Santa Croce, in piazza Conte Rosso, nel cuore del borgo medievale, ospita 79 opere realizzate da 22 artisti d’importanza nazionale e internazionale, la Galleria Arte per Voi (nella medesima piazza) 43 opere dovute a 12 artisti di eguale notorietà mentre la Galleria “Porta Ferrata” è la vetrina per le opere del Maestro Piero Della Betta e dei suoi allievi della Scuola Comunale per l’Arte Ceramica. La mostra (visitabile sino al 13 ottobre con orari il sabato dalle 15 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 19, presente un eccellente catalogo), che ha interessato anche in prima persona l’Assessorato alla Cultura del Comune di Avigliana, ha visto il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e della Città di Avigliana nonché “il fondamentale contributo, operativo e finanziario, di privati, aziende e associazioni”. Sostengono gli organizzatori: “L’evento, che ci auguriamo continui a ripetersi negli anni futuri, ha un duplice obiettivo: costituire uno degli appuntamenti centrali del Piemonte dedicati alla ceramica d’arte contemporanea oltre a rappresentare l’occasione per conoscere le bellezze artistiche e la storia della Città”.

Con l’abituale sensibilità, scrive Giuliana Cusino: “Mani che impastano, tagliano, schiacciano, lisciano, incidono, uniscono, dividono, modellano, trasformano. Poi l’attesa, mentre l’acqua abbandona la materia. E il calore, a volte fuoco, come una volta, che cuoce a lungo, dolcemente, perché nulla abbia a patirne”. Materia, colori ora “brillanti o opachi, sgargianti o delicati, lucidi di metallo” che sprigionano dalla bravura e dalla passione dei tanti artisti presenti: Antonio Adesso, Lisena Aresu, Franca Baralis, Sandra Baruzzi, Tiziana Berrola, Luciana Bertorelli, Enrica Campi, Luigi Canepa, Antonio Capra, Claudio Carrieri, Domenico Castaldi, Ilaria Chiocchi, Giuliana Cusino (“Giungle” del 2019), Gianluca Cutrupi, Piero Della Betta, Agnes Duerrsschnabel, Maria José Etzi, Marisa Franchino, Sara Galizio, Sonia Girotto, Nadia Giuffrida, Giacomo Lusso, Luca Mainardi, Erika Marchi, Guglielmo Marthyn (“Isola del gabbiano”, 2019), Aldo Pagliaro, Paolo Pastorino, Romana Pavan, Laura Peluffo, Gianni Piccazzo, Silvia Pistolin, Ylli Plaka, Maria Primolan (“Scary Monsters”, una terracotta bianca datata 2018), Ermes Ricci, Federico Rivetti, Guido Roggeri, Carlo Sipz, Vittorio Zitti. Da ricordare ancora la presenza importante dei Maestri Sergio Unia, Sergio Vigliaturo con alcuni suoi vetri (“America”, 2018), Nino Ventura (“Lunatici”, 2018) e Ezio Gribaudo, presente con alcune maioliche (tra le altre, la “Piramide Metafisica”, in un alternarsi sulle sue facce di bassorilievi e altorilievi a rappresentare ranocchie e pesci”.

A Ezio Gribaudo – “sperimentatore infaticabile” – (“il grande Dinosauro dell’Arte” è la affettuosa definizione di Donatella Avanzo), che all’inizio dell’anno ha festeggiato i suoi novant’anni con le tante mostre che hanno fatto da cornice – dal Museo del Risorgimento a quello dell’Automobile, a Torino -, anche “Arte per Voi” ed il Comune di Avigliana hanno voluto rendere un omaggio prezioso. Ricorda ancora Avanzo: “La terra degli Dei ricrea per l’importante occasione l’allestimento di alcune signigicative opere in ceramica bianca di Ezio Gribaudo, esposte per la prima volta nella Casa Museo dell’artista e amico Asger Jorn. Casa Jorn sorge sulle alture di Albisola, nell’antico quartiere dei Bruciati: acquistata dall’artista danese negli anni Cinquanta e trasformata in uno spazio meraviglioso, ricco di opere d’arte inserite in una natura armoniosa. Poco prima di morire l’artista donò al Comune di Albisola Marina la casa-giardino con tutte le opere che conteneva affinché venisse utilizzata come museo e dopo un complesso restauro si poté aprire al pubblico nel 2014, anno del centenario della sua nascita”.

Gribaudo, che aveva conosciuto Jorn nell’atelier parigino di Giacometti all’inizio degli anni Sessanta, spinto dalle parole entusiaste verso l’artista di Dubuffet, “si rese disponibile a prestare importanti opere e documenti”. In seguito, “negli anni Settanta il maestro torinese – continua ancora Avanzo – realizzò a Casale Monferrato nove piatti monocromi bianchi, intervenendo sul processo del tutto meccanizzato e standardizzato, mutandolo attraverso il gesto dell’estro creativo capace di invenzioni plastiche tridimensionali. Nasce così la sua nuova visione della “Still Life”, nata da una sorta di divertissement che ha come soggetto la nostra identità culturale popolare (lasagne, pizze, pastasciutte): tutto però sarà candido, “leucofilo”, come scritto nella famosa lettera inviatagli da Giorgio De Chirico”.

 

Elio Rabbione

 

Nelle immagini,

Ezio Gribaudo, “Piramide Metafisica”, 30,5 x 31 x 18,5, maiolica, 1978

Silvio Vigliaturo, “America”, diam. 48, scultura in vetro, 2018

Giuliana Cusino, “Giungle”, 3 pezzi 80 x 50, 2019

Guglielmo Marthyn, “Isola del gabbiano”, 34 x 54 x 13, grès ossidi smalti, 2019

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