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	<title>CULTURA E SPETTACOLI Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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	<title>CULTURA E SPETTACOLI Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>Gaza. Alla Fondazione Merz &#8220;Il futuro ha un cuore antico&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 02:15:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-banner--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-banner--150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-banner--480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />“Gaza. Il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo” è il titolo della mostra ospitata alla Fondazione Merz che si è inaugurata martedì 21 aprile e visitabile fino al 27 settembre. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione Merz, il Museo Egizio di Torino e il MAH Musée d’Art et d&#8217;Histoire di Ginevra, reso possibile dall&#8217;assenso dello Stato di Palestina con il sostegno del CIPEG – Comité international pour l&#8217;Égyptologie (ICOM). La mostra si giova del patrocinio della Città di Torino ed è curata da un ricco comitato curatoriale composto, tra gli altri,</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/23/gaza-alla-fondazione-merz-il-futuro-ha-un-cuore-antico/">Gaza. Alla Fondazione Merz &#8220;Il futuro ha un cuore antico&#8221;</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-banner--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-banner--150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-banner--480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>“Gaza. Il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo” è il titolo della mostra ospitata alla Fondazione Merz che si è inaugurata martedì 21 aprile e visitabile fino al 27 settembre. Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra la Fondazione Merz, il Museo Egizio di Torino e il MAH Musée d’Art et d&#8217;Histoire di Ginevra, reso possibile dall&#8217;assenso dello Stato di Palestina con il sostegno del CIPEG – Comité international pour l&#8217;Égyptologie (ICOM). La mostra si giova del patrocinio della Città di Torino ed è curata da un ricco comitato curatoriale composto, tra gli altri, da Beatrice Merz, Silvano Bertalot, Giulia Turconi della Fondazione Merz. Marc Olivier Wahler, Béatrice Blandin, Fadel Al Utol del MAH; Christian Greco, Federico Zaina e Divina Centore del Museo Egizio di Torino, e si avvale dell’apporto di un comitato scientifico composto da personalità di rilievo, tra le quali Paola Caridi, Jean Pierre Figliu, Jean Baptiste Humbert, Tomaso Montanari e Davide Quadrio.</p>
<p>La mostra “Gaza. Il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo” si può considerare una grande mostra internazionale che attraverso il dialogo tra archeologia e arte contemporanea restituisce la storia e la cultura di Gaza, crocevia millenario di commerci, cultura e credenze, sottraendo a una lettura esclusivamente contingente, e invitando il visitatore a riflettere sul valore universale del patrimonio come luogo di memoria, identità e futuro. Il progetto mette in relazione un’ottantina di reperti archeologici del MAH su mandato dello Stato di Palestina e del Museo Egizio di Torino, dall’Età del Bronzo al periodo Ottomano, con le opere di artisti contemporanei, palestinesi e internazionali, quali Samaa e Mad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akmar Zaatari. L’allestimento è integrato da una serie di fotografie di Gaza concesse dall’Archivio dell’UNRWA, agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Asia Occidentale. I reperti in mostra, provenienti da Gaza, sono rappresentanti da una selezione della collezione di circa 500 pezzi custoditi temporaneamente presso il MAH di Ginevra, su mandato dello Stato di Palestina, e inizialmente destinata alla creazione di un museo archeologico in Palestina, progetto rimasto incompiuto a causa dei conflitti che hanno interessato l’area.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-300942" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_111507_Google-1024x768.jpg" alt="" width="1020" height="765" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_111507_Google-1024x768.jpg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_111507_Google-300x225.jpg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_111507_Google-768x576.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_111507_Google-480x360.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_111507_Google.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /></p>
<p>La mostra si inserisce nel dibattito sulla distruzione del patrimonio culturale, fatto non solo di siti archeologici, monumenti storici e altre rappresentazioni fisiche del passato perduti o gravemente danneggiati, ma anche delle persone che li hanno vissuti, celebrati e identificati come parte della loro eredità culturale, e che ora sono morte o fuggite in seguito alla guerra. I  questo senso Gaza rappresenta solo l’ultimo di una serie di eventi distruttivi che conflitti bellici, e non solo, stanno causando in tutto il mondo. Tra gli obiettivi della mostra si evidenzia la necessità di tenere viva la memoria di una civiltà millenaria e delle comunità che la incarnavano, sensibilizzando il pubblico sulle necessità di proteggere e tramandare il patrimonio culturale, minacciato dalla guerra e dall’oblio, attraverso il dialogo tra reperti archeologici e arte contemporanea. Fin dall’Età del Bronzo, Gaza ha rappresentato un nodo strategico nelle relazioni fra Africa, Asia e Mediterraneo, luogo di scambio e incontro fra civiltà diverse. La città, punto di passaggio di ruote commerciali, religiose e culturali, ha conosciuto nel corso dei secoli una straordinaria stratificazione storica. Sono questi gli aspetti che l&#8217;esposizione vuole sottolineare. Il dialogo con la collezione del Museo Egizio di Torino contribuisce a evidenziare questa fitta rete di connessioni, inserendo Gaza in una geografia più ampia di relazioni e influenze reciproche, contribuendo a restituire la complessità di un territorio che ha svolto un ruolo centrale nel Mediterraneo.</p>
<p>Sono quattro le sezioni tematiche della mostra, la prima intitolata : “passato, presente e futuro in pericolo” sul tema della distruzione del patrimonio, non solo artistico. “Il ruolo di Gaza come ponte commerciale e culturale”, “la produzione del celebre vino di Gaza” e la “ricca rete di influenze reciproche con l’Antico Egitto e l’Antica Grecia” sono alla base delle successive sezioni.</p>
<p>Il progetto prevede un fitto calendario di appuntamenti, dagli incontri ai workshop, dalle performance alle presentazioni a workshop di cucina gazawi a momenti musicali e a una retrospettiva del regista Kamal Aljafari, al Museo Nazionale del Cinema. Questo calendario dimostra un legame profondo e solidale di vicinanza e sostegno da parte di una rete culturale internazionale e cittadina attenta e partecipe. Il 16 maggio, al Salone del Libro, verrà presentato “La storia di Gaza”, di Jean Pierre Figliu.</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>Una gita fuori porta: storici splendori architettonici</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 00:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
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		<category><![CDATA[STORIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-il-torrione-pinerolo-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-il-torrione-pinerolo-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-il-torrione-pinerolo-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />&#160; Nell’weekend della “Festa di Liberazione”, riaprono, ad una manciata di chilometri da Torino, alcune dimore storiche del Pinerolese Domenica 26 aprile Massello (Torino) La meta è ad un tiro di schioppo da Torino. E il traguardo, il territorio del Pinerolese, offre la possibilità di conoscere, ammirare e visitare, accanto a paesaggi e città di grande interesse e bellezza, alcune tra le più interessanti “dimore storiche” piemontesi che, domenica prossima 26 aprile, torneranno a riaprire le porte ai visitatori. Ogni dimora è un microcosmo di storie, architetture e giardini che meritano certamente una sosta dedicata, rappresentando l’occasione per una gita</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/23/una-gita-fuori-porta-storici-splendori-architettonici/">Una gita fuori porta: storici splendori architettonici</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-il-torrione-pinerolo-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-il-torrione-pinerolo-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-il-torrione-pinerolo-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>&nbsp;</p>
<h3><span style="color: #008000;"><strong>Nell’weekend della “Festa di Liberazione”, riaprono, ad una manciata di chilometri da Torino, alcune dimore storiche del Pinerolese</strong></span></h3>
<p>Domenica 26 aprile</p>
<p>Massello (Torino)</p>
<p>La meta è ad un tiro di schioppo da Torino. E il traguardo, il territorio del Pinerolese, offre la possibilità di conoscere, ammirare e visitare, accanto a paesaggi e città di grande interesse e bellezza, alcune tra le più interessanti “dimore storiche” piemontesi che, domenica prossima 26 aprile, torneranno a riaprire le porte ai visitatori. Ogni dimora è un microcosmo di storie, architetture e giardini che meritano certamente una sosta dedicata, rappresentando l’occasione per una gita fuori porta o per un weekend, visto che il “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli” (Località Mollino, 4) supporta i turisti con informazioni e pacchetti studiati su misura (info@turismopinerolese.it )<img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-300951" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3-1024x683.jpg" alt="" width="1020" height="680" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3-1024x683.jpg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3-300x200.jpg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3-768x512.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3-1536x1025.jpg 1536w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3-720x480.jpg 720w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3-480x320.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-casa-lajolo3.jpg 1560w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /></p>
<p>Si inizia dalla verde Bricherasio, 45 chilometri da Torino, dove la storia “si sdoppia”. Il primo passo sarà nel “Palazzo Conti di Bricherasio” (costruito tra Sei e Settecento) che si presenta come una residenza di grande eleganza, dove le sale interne riflettono il gusto di una nobiltà colta e legata alle tradizioni del luogo: qui nacque Giovanni Battista Cacherano, comandante delle truppe austro-piemontesi che il 17 luglio 1747 sconfissero i Francesi nella famosa battaglia del “Colle dell’Assietta”. A poca distanza, sempre il 26 riapre anche “Palazzo Ricca di Castelvecchio”, in cui l’atmosfera che si respira è ben diversa , più intima ma altrettanto maestosa, testimoniando la stratificazione storica di un borgo che ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita della valle. Proseguendo, eccoci a Pinerolo, “la città più bella del Piemonte” per Edmondo De Amicis (“Alle porte d’Italia”) e storicamente riconosciuta come la “capitale” del “Principato degli Acaja” nel XIV secolo e, ancora oggi, centro nevralgico del Pinerolese. Qui si può entrare a “Cascina Losetta”, in Località Piani, inserita nella settecentesca “Tenuta del Colombretto” ed esempio perfetto di “villa-fattoria” (set cinematografico nel 2005 della fiction “Elisa di Rivombrosa”), dove il pregio architettonico si fonde con la nobile arte della gestione della terra, in un contesto rurale ancora oggi vibrante di vita. Sempre a Pinerolo, in Strada del Galoppatoio, è imperdibile l’Agriturismo – Parco Storico “Il Torrione”, antico complesso medievale diventato “residenza signorile” (“Pallacium Torrioni”) nel ‘700. Dentro si respira un’esperienza quasi magica: è un “giardino di paesaggio” dove alberi monumentali e vialetti ombrosi permettono di ritrovare la pace e la meraviglia che solo la natura, plasmata dal tempo e dall’uomo, sa regalare. Nei mesi di maggio e giugno il parco risplende della fioritura di 70 diverse varietà di ortensie. A pochi chilometri da Pinerolo e parte dell’ “Unione Montana del Pinerolese”, San Secondo di Pinerolo, ci offre la possibilità di una visita indimenticabile al “Castello di Miradolo”, appartenuto al casato dei Conti Cacherano di Bricherasio, estinta famiglia dell’antica nobiltà piemontese che vantò addirittura il titolo di “viceré dei Savoia” per alcuni suoi membri e che si distinse anche per apprezzabili attività di filantropia e mecenatismo. Dal 2008 è sede della “Fondazione Cosso” ed è oggi un “polo culturale” d’eccellenza. Circondato da un “Parco storico” di grande valore botanico, il Castello ospita attualmente la mostra “C’è oggi una fiaba”, costruita come un racconto corale in cui la fiaba classica prende forma attraverso le opere di alcuni tra i protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, rendendolo una meta ideale sia per gli appassionati del verde sia per gli amanti dell’arte contemporanea. <img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-300952" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-castello-romagnano-virle-1024x1018.jpeg" alt="" width="1020" height="1014" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-castello-romagnano-virle-1024x1018.jpeg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-castello-romagnano-virle-300x298.jpeg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-castello-romagnano-virle-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-castello-romagnano-virle-768x764.jpeg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-castello-romagnano-virle-480x477.jpeg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-castello-romagnano-virle.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" />Spostandoci verso la collina di Piossasco, “Casa Lajolo” è una dimora di campagna di metà Settecento con un giardino all’italiana articolato su tre livelli e proprio domenica 26, alle 16,30, si potrà scoprire questo patrimonio verde attraverso “una visita poetica”, un modo nuovo di fruire della bellezza del giardino che coniuga letture di brani e poesie con la scoperta del patrimonio botanico (iscrizioni su https://www.casalajolo.it/prenota/). A pochi chilometri, a Volvera, invece, sempre domenica 26 si potrà visitare “Palazzotto Juva”, una dimora la cui storia risale al Seicento e il cui nome è legato alla figura di Giacomo Pio Juva che, nel 1797 acquistò la cascina e i terreni. II nuovo proprietario fece costruire e restaurare la villa padronale dotandola di una “torre merlata” di ispirazione medioevale, del “campanile” con tanto di campane, ampliando il grande giardino, per destinarlo a “residenza estiva”. Ultime due tappe domenicali: Pancalieri, dove domenica 26 riapre la settecentesca “Villa Giacosa Valfré di Bronzo”, e Virle Piemonte, con il suo settecentesco “Castello Marchesi Romagnano” che domina l’abitato con la sua mole storica e le sue sale affrescate, custodi di secoli di eventi politici e mondani.</p>
<p>Per info: “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli”, Massello – Località Molino 4, Torino; tel. 331/3901745 o www.turismopinerolese.it</p>
<p>g. m.</p>
<p>Nelle foto: “Parco Storico Il Torrione”, “Casa Lajolo” e “Castello Marchesi Romagnano”.</p>
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		<title>Al Gobetti &#8220;Breve apologia del caos&#8230;&#8221; del drammaturgo Sanguinetti</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 22:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/apologia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Al teatro Gobetti in scena da martedì 28 aprile la pièce teatrale intitolata &#8220;Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan&#8221; Martedì 28 aprile , alle ore 19.30, debutterà  al teatro Gobetti la pièce teatrale “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan” scritto dal drammaturgo uruguayano Santiago Sanguinetti e tradotto da Teresa Vila. Adattamento e regia sono di Simone Luglio, che sarà in scena insieme a Daniele Marmi, Eleonora Angioletti e Giorgio Castagna. Disegno, luci e suoni sono di Piermarco Lunghi. Chiusi in un anonimo appartamento newyorchese, quattro disadattati sognano di</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/23/al-gobetti-breve-apologia-del-caos-del-drammaturgo-sanguinetti/">Al Gobetti &#8220;Breve apologia del caos&#8230;&#8221; del drammaturgo Sanguinetti</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/apologia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><p>Al teatro Gobetti in scena da martedì 28 aprile la pièce teatrale intitolata &#8220;Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan&#8221;</p>
<p>Martedì 28 aprile , alle ore 19.30, debutterà  al teatro Gobetti la pièce teatrale “Breve apologia del caos per eccesso di testosterone nelle strade di Manhattan” scritto dal drammaturgo uruguayano Santiago Sanguinetti e tradotto da Teresa Vila. Adattamento e regia sono di Simone Luglio, che sarà in scena insieme a Daniele Marmi, Eleonora Angioletti e Giorgio Castagna. Disegno, luci e suoni sono di Piermarco Lunghi.</p>
<p>Chiusi in un anonimo appartamento newyorchese, quattro disadattati sognano di incendiare il mondo. Sono persone comuni, fuori posto, allergiche al sistema, che, però, hanno un’idea, quella di rovesciare il capitalismo colpendo il suo cuore pulsante. In che modo? Con un virus che altera con le biotecnologie le caratteristiche biochimiche di tutti gli individui, per arrivare a distruggere così le fondamenta del modello socioeconomico che prevale in tutto il pianeta. Una mutazione che amplifica il testosterone, accende gli istinti più primordiali e trasforma l’umanità  in una massa guidata da sesso, potere e caos.<br />
Questa commedia irriverente narra il disincanto, la depoliticizzazione, la perdita di quadri di riferimento  che caratterizzano così tanto la nostra epoca. Attraverso l’umorismo, il grottesco e la farsa, l’autore interroga momenti chiave del passato e del presente, smonta discorsi riduttivi e manipolatori, invitando lo spettatore alla riflessione.</p>
<p>“Ho sempre pensato che questo testo – spiega il regista Santiago Sanguinetti &#8211;  che parla di un gruppo di uruguayani che si recano con grande fatica ed esborso di soldi  a  New York per mettere in atto un piano strampalato di rivoluzione, nel suo adattamento italiano potesse risultare (per usare aggettivi tendenziosi) datato, obsoleto e sorpassato. I temi trattati dall’utopia rivoluzionaria contro il capitalismo, Stalin, la Coca-Cola e l’antiamericanismo, per il pubblico italiano apparivano secondo me ormai sbiaditi, e questo rischiava di influire sul risultato dell’intera messa in scena.<br />
La materia rivoluzione non è  mai semplice da trattare anche perché ogni qual volta si progetta qualcosa di rivoluzionario, c’è  sempre il rischio che l’idea che ha generato il desiderio di rivoluzione risulti già datata, obsoleta, sorpassata. Proprio questo ragionamento mi ha portato a focalizzare la mia attenzione sui protagonisti di questa storia, sul perché ognuno di loro fosse lì, quale fosse la motivazione che li spingesse ad essere lì.  E così mi sono ritrovato a parlare della solitudine, una solitudine mossa da un’apparente comunione di intenti alla ricerca di un’utopia sociale.</p>
<p>C’è  il vecchio e nostalgico Nicolas che spera in un ultimo e disperato tentativo di riscatto per resistere ed esistere. C’è  il giovane nipote Benjamin che, intriso dei racconti utopici dello zio, crede di aver trovato la soluzione per realizzarli e per questo coinvolge la sua fidanzata Belen , totalmente all’oscuro del piano che, ribaltando l’ordine gerarchico maschilista, scoprirà di essere la pedina fondamentale per realizzarlo. Poi c’è Riccardo, che tutti chiamano Richard, che sogna un futuro da cantante nelle metropolitane di New York.<br />
Abbiamo cominciato in scena a porci le giuste domande senza la presunzione di trovare le giuste risposte , perché a occuparsi dell’utopia si finisce sempre per trattarla come se fosse materia ragionabile. Ecco perché Belen, Benjamin, Nicolas, Riccardo, pur non interessandosi di utopia, riescono a cavalcarla fino in fondo, tanto da scoprire che ormai è troppo tardi e non resta che combattere finché vinca il più forte”.</p>
<p>Info teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino.<br />
Orario degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16<br />
Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino.<br />
Tel 0115169555 email <a class="mailto-link" href="mailto:biglietteria@teatrostabiletorino.it" target="_blank" rel="noopener">biglietteria@teatrostabiletorino.it</a><br />
Orario: da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo.</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>“Stand Up &#038; Down”, “Vinciamo insieme” a Le Gru</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 22:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-ricciardi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Per ogni serata, tre comici in nove “mini-show” gratuiti: “comicità su e giù”  Da venerdì 24 a domenica 26 aprile Grugliasco (Torino) Si accendono a “Le Gru” (il più grande Centro Commerciale in Piemonte) le serate di primavera ed estate con “Stand Up &#38; Down”, il nuovissimo format che cavalca l’onda dell’irresistibile comicità della “stand – up comedy” italiana, esplosa alla grande negli ultimi anni in una piacevolissima rivisitazione della “comicità anglosassone” mirabilmente arricchita da accenti nostrani. L’appuntamento, a partire da venerdì prossimo 24 aprile, è per il quarto venerdì di aprile (appunto), maggio e giugno dalle ore 18 alle 21,30, allorché tra aperitivo e cena, tre artisti per serata con un “head-liner” e due emergenti si alterneranno in performance diffuse in</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/23/stand-up-down-vinciamo-insieme-a-le-gru/">“Stand Up &#038; Down”, “Vinciamo insieme” a Le Gru</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-ricciardi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #008000;"><strong>Per ogni serata, tre comici in nove “mini-show” gratuiti: “comicità su e giù” </strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Da venerdì 24 a domenica 26 aprile</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Grugliasco (Torino)</p>
<p style="font-weight: 400;">Si accendono a <strong>“Le Gru”</strong> (il più grande Centro Commerciale in Piemonte) le serate di primavera ed estate con <strong>“Stand Up &amp; Down”</strong>, il nuovissimo <em>format</em> che cavalca l’onda dell’irresistibile comicità della <em>“stand – up comedy”</em> italiana, esplosa alla grande negli ultimi anni in una piacevolissima rivisitazione della “comicità anglosassone” mirabilmente arricchita da accenti nostrani.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’appuntamento, <strong>a partire da venerdì prossimo 24 aprile</strong>, è per il <strong>quarto venerdì</strong> di <strong>aprile</strong> (appunto), <strong>maggio</strong> e <strong>giugno</strong> <strong>dalle ore 18 alle 21,30</strong>, allorché tra aperitivo e cena, <strong>tre artisti</strong> per serata con un <em>“head-liner”</em> e due emergenti si alterneranno in <em>performance</em> diffuse in tre diverse <em>location</em>. Accanto ai <em>dehors</em> di locali iconici come “Dezzutto” in “Piazza Sud” piano terra, “Caffè del Centro” in “Piazza Sud” primo piano e “Chiosco Coffe &amp; Friends” in “Piazza Nord” primo piano. Gli artisti si esibiranno in minishow a rotazione offrendo risate spontanee in un contesto che mescola relax, comicità viva e menu a tema. A rendere il tutto ancor più appetibile, non mancherà un carretto brandizzato <strong>“Spillo”</strong>, creato in collaborazione con <strong>“One More Drink”</strong>, che servirà divertenti “drinketti da passeggio” in bicchieri dedicati al <em>format</em> ed accompagnati da <em>popcorn</em> croccanti. E ancora, promozioni esclusive e sorprese per rendere ogni serata unica.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-300994" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-Le-Gru-Piazza-Sud-1024x768.jpg" alt="" width="1020" height="765" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-Le-Gru-Piazza-Sud-1024x768.jpg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-Le-Gru-Piazza-Sud-300x225.jpg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-Le-Gru-Piazza-Sud-768x576.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-Le-Gru-Piazza-Sud-480x360.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-Le-Gru-Piazza-Sud.jpg 1240w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Ad aprire le danze, <strong>venerdì 24 aprile</strong>, sarà <strong>Pippo Ricciardi</strong>. Pugliese d’origine e torinese d’adozione, con oltre 130k follower su “Instagram” e 95k su “tik tok”, Ricciardi irromperà in scena con il suo stile “elettrico e surreale” capace di intrecciare “stand up”, “storytelling” e “crowdwork”, trasformando (e non è da tutti) il pubblico in “co-protagonista”; accanto a lui <strong>Yassin Kefi</strong> da Carpi, ritmo serrato e origini tunisine per <em>“osservazioni imprevedibili sul quotidiano”</em>, e <strong>Wendy LaFortu</strong> da Milano con quella sua comicità “intima e improvvisata” che crea comunione immediata. Per ognuno tre <em>show</em> a rotazione nei “palchi” naturali di <strong>“Le Gru</strong>. <strong>Venerdì 22 maggio</strong>, secondo appuntamento con <strong>Pietro Sparacino</strong>, il primo <em>“stand up comedian”</em> siciliano, di stanza a Roma, affiancato da  <strong>Mattia Alfieri</strong> che sorprenderà con i suoi <em>sketch</em> sui “vizi urbani” in un mix assolutamente eclettico, mentre il catanese <strong>Nanni Mascena</strong> darà sfogo a tutta la sua “vena surrealista” e alle sue improvvisazioni <em>“nu-comedy”</em>. L’ultimo appuntamento, <strong>venerdì 26 giugno</strong>, vedrà in scena <strong>Tiberio Cosmin</strong>, di origini rumene e con uno stile originale fuori dagli schemi che fonde teatro e <em>“stand up”</em> (reduce da poco dal successo a <strong>“Italias Got Talent”</strong>), <strong>Roberto Anelli</strong> e la sua ironia tagliente sui più esilaranti momenti di vita quotidiana e <strong>Stephany Aiello</strong>, comica umbra dal piglio tagliente, irriverente e autentico. A condurre le serate, sarà il presentatore <strong>Antonio Piazza</strong>, ex ingegnere siciliano, oggi colonna portante della <em>“stand up comedy torinese”</em>, in grado di trasformare ogni difficoltà della vita con l’arma della sua irresistibile ironia.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>“Diamo il benvenuto</em> &#8211; dichiara <strong>Alessia Zuccolo</strong>, ‘Shopping Center Manager’ di ‘Le Gru’ &#8211;  <em>a ‘Stand Up &amp; Down’ come evoluzione naturale del nostro impegno per un intrattenimento quotidiano e inclusivo, che anima gli spazi rinnovati e rafforza il legame con la comunità locale”</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Calendario completo</strong>, <strong>orari</strong> e <strong>dettagli</strong> su: <a href="http://www.legru.it/">www.legru.it</a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-300995" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-zuccolo.jpg" alt="" width="620" height="930" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-zuccolo.jpg 620w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-zuccolo-200x300.jpg 200w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/foto-zuccolo-480x720.jpg 480w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>VINCIAMO INSIEME</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In questo fine settimana, “Le Gru” annuncia anche il suo partenariato al Progetto <strong>“Vinciamo insieme”</strong>, promosso dalla <strong>“FICG – Lega Nazionale Dilettanti”</strong>, a favore di <strong>“UGI ODV”</strong>. <strong>“Vinciamo Insieme”</strong> porta il calcio virtuale nelle comunità terapeutiche, case-famiglia, ospedali, spazi dedicati a minorenni che sono lontani dallo sport quotidiano: è un importante progetto di inclusione sociale per contrastare l’isolamento, rafforzare l’autostima, stimolare il senso di appartenenza, e aiutare bambini e ragazzi. Da poco sbarcato in Piemonte, il “Progetto” è sostenuto con entusiasmo da “Le Gru”, che porterà a “UGI” un <strong>“HUB eSport LND”</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per questa ragione, nel fine settimana di <strong>sabato 25</strong> e <strong>domenica 26 aprile</strong>, <strong>dalle 9 alle 22</strong>, al primo piano di “Piazza Sud” Le Gru, ospiterà un evento con postazioni “eSport”, “calcio balilla” e “subbuteo”: un’occasione per tutti di giocare, divertirsi e condividere gli intenti di “UGI” in modo interattivo e leggero. <em>“Un modo per far vivere a famiglie e visitatori</em> – ancora <strong>Alessia Zuccolo</strong> &#8211; <em>l’emozione del calcio, sensibilizzando sul potere dello sport come ponte verso il benessere condiviso”</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sarà anche presente <strong>“TORadio”</strong> con una postazione per interviste e dirette per rendere il weekend ancora più indimenticabile.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per <strong>info</strong>: “ Shopville Le Gru”, via Crea 10, Grugliasco (Torino); tel. <strong>011/7709657</strong> o <a href="http://www.legru.it/">www.legru.it</a></p>
<p>g.m.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nelle foto: Pippo Ricciardi, “Le Gru – Piazza Sud”, Alessia Zuccolo</p>
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		<title>Riparte il Cineforum dell&#8217;Istituto Sociale </title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 17:22:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2022/07/cinema2_interno-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2022/07/cinema2_interno-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2022/07/cinema2_interno-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Riparte il Cineforum dell’Istituto Sociale la Scuola della Compagnia di Gesù di Torino. Una storica iniziativa avviata nel 1949, e interrottasi nel 2016, che ha accompagnato e formato generazioni di torinesi. Un momento di analisi critica, culturale e sociale che ha registrato la partecipazione e il contributo di addetti al mondo del cinema. Primo appuntamento giovedì 23 aprile, alle 20.30, nel cinema della scuola di corso Siracusa 10, a Torino, con la proiezione del film “Come un gatto in tangeziale” di Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Il cineforum sarà guidato da Marco Lombardi, giornalista ed ex alunno</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/22/riparte-il-cineforum-dellistituto-sociale/">Riparte il Cineforum dell&#8217;Istituto Sociale </a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2022/07/cinema2_interno-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2022/07/cinema2_interno-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2022/07/cinema2_interno-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Riparte il Cineforum dell’Istituto Sociale la Scuola della Compagnia di Gesù di Torino. Una storica iniziativa avviata nel 1949, e interrottasi nel 2016, che ha accompagnato e formato generazioni di torinesi. Un momento di analisi critica, culturale e sociale che ha registrato la partecipazione e il contributo di addetti al mondo del cinema.</p>
<p>Primo appuntamento giovedì 23 aprile, alle 20.30, nel cinema della scuola di corso Siracusa 10, a Torino, con la proiezione del film “Come un gatto in tangeziale” di Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Il cineforum sarà guidato da Marco Lombardi, giornalista ed ex alunno dell’Istituto Sociale, e la serata vedrà la partecipazione del regista Riccardo Milani. Il cinema è stato da sempre un grande interesse per i gesuiti. Non si può non ricordare Padre Virgilio Fantuzzi, celebre firma della Civiltà Cattolica, amico personale di Rosellini e Pasolini, di cui fu collaboratore volontario e tornando al Cineforum del sociale i padri Gasca Queirazza, Morra e Guerello, che seppero trasformare i momenti di visione dei film in occasioni di introspezione, confronto, crescita personale e collettiva.</p>
<p>Ingresso gratuito.</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>Un incanto di mostra, il potere e le regine sullo schermo e a teatro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 12:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/mostra_regine-in-scena_8_ph_margherita_borsano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/mostra_regine-in-scena_8_ph_margherita_borsano-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/mostra_regine-in-scena_8_ph_margherita_borsano-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Alla Reggia di Venaria, sino al 6 settembre . I molti appassionati non si lasceranno certamente sfuggire la mostra “Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro” che troverà spazio nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria sino al 6 settembre, una selezione di 31 abiti a rappresentare il potere al femminile attraverso le tante opere cinematografiche e la scena, volendosi restituire “al costume la sua funzione più profonda: non semplice ornamento, ma dispositivo capace di generare percezione di potere, identità e visione”. Il tema della sontuosa regalità è stato affrontato &#8211; avendo a disposizione bellezze</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/22/un-incanto-di-mostra-il-potere-e-le-regine-sullo-schermo-e-a-teatro/">Un incanto di mostra, il potere e le regine sullo schermo e a teatro</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/mostra_regine-in-scena_8_ph_margherita_borsano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/mostra_regine-in-scena_8_ph_margherita_borsano-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/mostra_regine-in-scena_8_ph_margherita_borsano-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><div class="document-page" data-page="1">
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<div data-canvas-width="313.1479999999999"><span style="color: #008000;"><strong>Alla Reggia di Venaria, sino al 6 settembre</strong></span></div>
<div data-canvas-width="552.6400000000004"><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<div data-canvas-width="638.8800000000003">I molti appassionati non si lasceranno certamente sfuggire la mostra “Regine in scena.</div>
<div data-canvas-width="637.3986666666668">L’arte del costume italiano tra cinema e teatro” che troverà spazio nelle Sale delle Arti</div>
<div data-canvas-width="640.4640000000003">della Reggia di Venaria sino al 6 settembre, una selezione di 31 abiti a rappresentare il</div>
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<div data-canvas-width="592.7386666666673">sontuosa regalità è stato affrontato &#8211; avendo a disposizione bellezze e perfezioni</div>
<div data-canvas-width="630.9600000000002">indescrivibili &#8211; da Massimo Cantini Parrini (con la collaborazione di Clara Goria, storica</div>
<div data-canvas-width="566.4560000000002">dell’arte e conservatrice del Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali</div>
<div data-canvas-width="618.2733333333335">Sabaude), costumista fiorentino, allievo di Piero Tosi e iniziale assistente del premio</div>
<div data-canvas-width="613.1400000000003">Oscar Gabriella Pescucci, una già lunga carriera iniziata circa vent’anni fa che lo ha</div>
<div data-canvas-width="359.26000000000005">visto nelle preziose collaborazioni con Joe Wright (“Cyrano” con una candidatura</div>
<div data-canvas-width="625.7826666666667">all’Oscar e “M &#8211; Il Figlio del Secolo”) ed Ettore Scola, Matteo Garrone (“Il racconto dei</div>
<div data-canvas-width="562.144">racconti“ e “Pinocchio”) ed Edoardo De Angelis, Roberta Torre (“Riccardo va</div>
<div data-canvas-width="599.0453333333335">all’inferno”, presentato una decina di anni fa al TFF) e Susanna Nicchiarelli (“Miss</div>
<div data-canvas-width="634.0253333333337">Marx” e “Chiara”), Pablo Larraìn (“Maria”, Angelina Jolie come la Callas, Best Costume</div>
<div data-canvas-width="635.7413333333336">Designer decretato dai Critics Choice Awards) e Michael Mann (“Ferrari”), Paolo Virzì e</div>
<div data-canvas-width="635.7560000000001">Gianluca Jodice (“Le Déluge &#8211; Gli ultimi giorni di Maria Antonietta”, girato in gran parte</div>
<div data-canvas-width="592.8706666666668">propria alla Reggia): titoli che gli hanno fatto guadagnare sei David di Donatello,</div>
<div data-canvas-width="601.186666666667">quattro Nastri d’Argento e quattro Ciak d’oro. Insomma un Maestro di un arte che</div>
<div data-canvas-width="611.5413333333335">troppo spesso chi va al cinema e a teatro tralascia o guarda con occhio più o meno</div>
<div data-canvas-width="58.08000000000001">attento.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-300963" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/06_mostra-REGINE-IN-SCENA_Costume-di-Massimo-Cantini-Parrini-Sartoria-Tirelli-nel-2014-indossato-da-Salma-Hayek-nel-ruolo-della-regina-di-Selvascura-film-Il-racconto-dei-racconti-di-Matteo-Garrone-2015-683x1024.jpg" alt="" width="683" height="1024" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/06_mostra-REGINE-IN-SCENA_Costume-di-Massimo-Cantini-Parrini-Sartoria-Tirelli-nel-2014-indossato-da-Salma-Hayek-nel-ruolo-della-regina-di-Selvascura-film-Il-racconto-dei-racconti-di-Matteo-Garrone-2015-683x1024.jpg 683w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/06_mostra-REGINE-IN-SCENA_Costume-di-Massimo-Cantini-Parrini-Sartoria-Tirelli-nel-2014-indossato-da-Salma-Hayek-nel-ruolo-della-regina-di-Selvascura-film-Il-racconto-dei-racconti-di-Matteo-Garrone-2015-200x300.jpg 200w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/06_mostra-REGINE-IN-SCENA_Costume-di-Massimo-Cantini-Parrini-Sartoria-Tirelli-nel-2014-indossato-da-Salma-Hayek-nel-ruolo-della-regina-di-Selvascura-film-Il-racconto-dei-racconti-di-Matteo-Garrone-2015-480x720.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/06_mostra-REGINE-IN-SCENA_Costume-di-Massimo-Cantini-Parrini-Sartoria-Tirelli-nel-2014-indossato-da-Salma-Hayek-nel-ruolo-della-regina-di-Selvascura-film-Il-racconto-dei-racconti-di-Matteo-Garrone-2015.jpg 716w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></div>
<div data-canvas-width="58.08000000000001"></div>
<div data-canvas-width="601.2306666666668">Una grande mostra, un incanto di mostra, che viene a inserirsi nel filone tematico</div>
<div data-canvas-width="638.821333333333">espositivo dedicato alla moda e al costume e avviato nel 2011 con “Moda in Italia. 150</div>
<div data-canvas-width="579.2746666666667">anni di eleganza (1861-2011)”, un’occasione e un’ambientazione che virano al</div>
<div data-canvas-width="610.3680000000002">femminile ripensando all’importanza che proprio a Venaria, alla metà del Seicento,</div>
<div data-canvas-width="634.6413333333331">ebbero le figure delle duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia</div>
<div data-canvas-width="611.5266666666666">Nemours &#8211; “parliamo sempre di uomini e di potere maschile e ci dimentichiamo del</div>
<div data-canvas-width="622.5120000000001">peso che hanno avuto le donne”, ci tiene a sottolineare Chiara Teolato, direttrice del</div>
<div data-canvas-width="630.4760000000003">Consorzio delle Residenze Reali Sabaude; un patrimonio suggestivo, un susseguirsi di</div>
<div data-canvas-width="631.9280000000003">preziosità dove teatro e cinema corrono paralleli, il primo sottolineando la visione che</div>
<div data-canvas-width="622.7173333333338">al costume è necessaria arrivando lo sguardo da lontano, nella fusione con l’attore e</div>
<div data-canvas-width="600.9373333333335">con la completezza della scena, il cinema vivendo di particolari, dell’esigenza che</div>
<div data-canvas-width="634.4213333333332">l’occhio si posi sulla eleganza e la materia delle stoffe, accompagnate dalla luce come</div>
<div data-canvas-width="576.3706666666668">dall’esattezza dell’inquadratura. Affermava Gabriella Pescucci che “in teatro ti</div>
<div data-canvas-width="637.6333333333333">preoccupi meno del dettaglio perché c’è la distanza che ti mangia tutto; in teatro sono</div>
<div data-canvas-width="606.598666666667">importanti i volumi, accentuati, e i tessuti con certi riflessi sotto le luci, il cinema è</div>
<div data-canvas-width="606.7013333333335">misterioso perché non sai mai ciò che si vedrà e ciò che non si vedrà”. Raccontare</div>
<div data-canvas-width="622.9666666666669">quindi il femminile in modo diverso, ogni atto all’interno della memoria antica, e non</div>
<div data-canvas-width="640.904">soltanto, dell’equazione potere eguale abito, in un percorso che ha costruito la Storia e</div>
<div data-canvas-width="107.88799999999998">l’immaginifico.</div>
<div data-canvas-width="107.88799999999998"></div>
<div data-canvas-width="623.2013333333338">La regalità della sovrana, come della donna e della diva, coniugata quindi attraverso</div>
<div data-canvas-width="596.6693333333333">tre nuclei fondamentali &#8211; il mito, la storia, la fantasia -, condotti filologicamente e</div>
<div data-canvas-width="621.2066666666668">offerti visivamente con i rispettivi colori del bronzo, dell’oro e dell’argento, epoche e</div>
<div data-canvas-width="597.2853333333335">ricordi totalmente diversi, architetture e prospettive in tre atti e undici scene che</div>
<div data-canvas-width="637.354666666667">abbracciano quanto è uscito dal gusto e dalla maestria di costumisti e artisti, quanto è</div>
<div data-canvas-width="603.210666666667">stata capace d’offrire la realizzazione delle eccellenze sartoriali italiane &#8211; il mondo</div>
<div data-canvas-width="640.0826666666667">ricreato recentemente da Ferzan Ozpetek con “Diamanti” &#8211; (tra tutte, la sartoria Farani</div>
<div data-canvas-width="636.6360000000006">di Roma e la Sartoria Devalle di Torino, a cui si deve, Luigi Sabelli costumista, il manto</div>
<div data-canvas-width="622.0133333333334">regale che guarda al Quattrocento di Pisanello, come all’Oriente e al Liberty, per “La</div>
<div data-canvas-width="580.4479999999999">Parisina” di Mascagni su libretto di D’Annunzio, del 1913, Teatro alla Scala: qui</div>
<div>​<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-300965" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/11_giocasta_s_mangano_costume_donati-768x1024.png" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/11_giocasta_s_mangano_costume_donati-768x1025.png 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/11_giocasta_s_mangano_costume_donati-225x300.png 225w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/11_giocasta_s_mangano_costume_donati-480x640.png 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/11_giocasta_s_mangano_costume_donati.png 805w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></div>
</div>
</div>
</div>
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<div class="canvas-wrapper"></div>
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<div data-canvas-width="633.2040000000003">accostato a quello preparato da Tosi per Raina Kabaivanska che nel ’91 era Elisabetta</div>
<div data-canvas-width="619.3146666666671">di Valois nel “Don Carlo” di Verdi per la regia del finissimo Mauro Bolognini, perfetta</div>
<div data-canvas-width="587.810666666667">simbiosi a confrontare due visioni, costruzione storica e psicologica da un lato e</div>
<div data-canvas-width="635.7413333333337">potenza evocativa dall’altro), credo invidiabilissime nell’industria e nel mondo intero e</div>
<div data-canvas-width="600.8346666666666">quanto sia oggi custodito nelle collezioni, quali Tirelli Trappetti e Peruzzi di Roma,</div>
<div data-canvas-width="465.03600000000006">Cerratelli di Pisa, il Museo della Moda e del Costume di Firenze.</div>
<div data-canvas-width="632.4853333333338">Rileggendo lungo la mostra le parole di Visconti (“il cinema è fatto di sguardi, il teatro</div>
<div data-canvas-width="626.6333333333338">di parole, ma in entrambi cerco la stessa cosa: l’umano nel suo splendore e nella sua</div>
<div data-canvas-width="610.3533333333336">miseria”) e di Piero Tosi (“un costume non deve solo vestire un corpo, deve vestire</div>
<div data-canvas-width="638.718666666667">un’anima e raccontare da dove viene quel personaggio prima ancora che apra bocca”)</div>
<div data-canvas-width="609.0773333333339">e di Milena Canonero (“i vestiti nel cinema sono strumenti psicologici: se l’attore si</div>
<div data-canvas-width="624.5946666666669">sente il personaggio addosso, allora ho fatto il mio lavoro”), guardando alle esigenze</div>
<div data-canvas-width="633.9373333333335">di un’interprete che decenni fa s’addossava le spese del costume (“siate tanto gentile</div>
<div data-canvas-width="612.5093333333338">da darmi l’indirizzo di Casorati. Gli spiegherò come vorrei corretto il costume e così</div>
<div data-canvas-width="611.7173333333334">avvertirò anche Cerratelli, prima di trovarci di fronte alle difficoltà inevitabili create</div>
<div data-canvas-width="611.1600000000001">dalla smania che ho io di vestirmi bene in palcoscenico”, così una lettera di Gianna</div>
<div data-canvas-width="576.7813333333338">Pederzini a Mario Labroca del 3 marzo 1949), s’incontrano i grandi maestri del</div>
<div data-canvas-width="602.6240000000005">Novecento come quelli del nostro nuovo millennio &#8211; Anna Anni, Giancarlo Bartolini</div>
<div data-canvas-width="620.2680000000003">Salimbeni con cui si torna alla Lollo nazionale quando nel 1962 per Jean Delannoy in</div>
<div data-canvas-width="629.8600000000002">“Venere imperiale” indossò (ci pensò il Canova di Gianni Santuccio ad alleggerirla) gli</div>
<div data-canvas-width="633.0280000000004">abiti di Paolina Borghese, Danilo Donati, Aldo Calvo e Giulio Coltellacci, oltre quelli già</div>
<div data-canvas-width="629.2733333333334">citati &#8211; e da quegli abiti senza volto abbiamo gran parte della storia della settima arte</div>
<div data-canvas-width="575.0506666666668">e di quel teatro che non smette di appassionarci e di stupirci. Sottolineando la</div>
<div data-canvas-width="625.9440000000003">presenza di quegli artisti prestati al palcoscenico e allo schermo, che hanno i nomi di</div>
<div data-canvas-width="633.9520000000006">Felice Casorati, Corrado Cagli, Giorgio de Chirico e Arnaldo Pomodoro.</div>
<div data-canvas-width="633.9520000000006"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-300966" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/14_sissi_r_schneider_costume_tosi-829x1024.jpg" alt="" width="829" height="1024" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/14_sissi_r_schneider_costume_tosi-829x1024.jpg 829w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/14_sissi_r_schneider_costume_tosi-243x300.jpg 243w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/14_sissi_r_schneider_costume_tosi-768x949.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/14_sissi_r_schneider_costume_tosi-480x593.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/14_sissi_r_schneider_costume_tosi.jpg 869w" sizes="(max-width: 829px) 100vw, 829px" /></div>
<div data-canvas-width="633.9520000000006"></div>
<div data-canvas-width="633.9520000000006">Monica Bellucci</div>
<div data-canvas-width="589.952">diventa la Regina degli Specchi grazie a Gabriella Pescucci nei “Fratelli Grimm e</div>
<div data-canvas-width="616.2786666666668">l’incantevole strega” di Terry Gilliam (2005), la stessa ancora per Gilliam immortala</div>
<div data-canvas-width="599.2653333333333">Valentina Cortese quale Ariadne regina della Luna nelle “Avventure del Barone di</div>
<div data-canvas-width="637.8533333333336">Munchausen” (1988) o Michelle Pfeiffer come Titania nel “Sogno di una notte di mezza</div>
<div data-canvas-width="605.9093333333334">estate” di Michael Hoffman (1999), Piero Tosi veste Maria Callas per la “Medea” di</div>
<div data-canvas-width="567.7906666666668">Pasolini (1969) o quattro anni più tardi richiama dalla sua vecchia Sissi Romy</div>
<div data-canvas-width="637.9413333333334">Schneider per essere Elisabetta di Baviera nel “Ludwig” viscontiano (è esposto “l’abito</div>
<div data-canvas-width="640.4346666666669">da passeggio in damasco di seta operato a piccole stelle, guarnito con inserti in raso di</div>
<div data-canvas-width="639.1">seta, giacchino in velluto di seta autentico, ricamato a motivi floreali in seta e foderato</div>
<div data-canvas-width="639.8333333333333">in pelliccia di castoro”), Danilo Donati veste Silvana Mangano per “Edipo re” di Pasolini</div>
<div data-canvas-width="610.793333333334">(1967): “tunica d’ispirazione arcaica composta da un intreccio di tubolari in fibra di</div>
<div data-canvas-width="619.1680000000001">ovatta, lavorati e fissati su una base di garza di cotone, con estremità sfrangiate”. E</div>
<div data-canvas-width="632.9253333333337">poi ancora Irene Sharaff e Nino Novarese (la “Cleopatra” per la Taylor), Anna Anni per</div>
<div data-canvas-width="635.5800000000003">cui Rossella Falk sarà Elisabetta I Tudor nel 1983 alla Pergola di Firenze con la regia di</div>
<div data-canvas-width="593.4426666666667">Zeffirelli, Milena Canonero, vincitrice dell’Oscar, a rivestire la Maria Antonietta di</div>
<div data-canvas-width="439.5306666666669">Kirsten Dunst reinventata da Sofia Coppola in versione pop.</div>
</div>
<div data-canvas-width="439.5306666666669"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-300968" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0650.jpeg" alt="" width="480" height="640" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0650.jpeg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0650-225x300.jpeg 225w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></div>
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<div data-canvas-width="439.5306666666669"></div>
<div data-canvas-width="637.7506666666668">“Ho sottolineato nella mostra l’unicità dei costumi &#8211; dice Cantini Parrini -, scegliendo di</div>
<div data-canvas-width="614.4013333333339">abolire anche le fotografie nel timore che rubassero spazio alle creazioni. Ho voluto</div>
<div data-canvas-width="639.0560000000003">mostrare i costumi e i dettagli, la bellezza delle stoffe e dei ricami, delle corone e degli</div>
<div data-canvas-width="616.1026666666667">orecchini, dei tanti monili e dei copricapi attraverso un lungo lavoro di ricerca, negli</div>
<div data-canvas-width="572.4106666666669">archivi e nelle sartorie, andando oltre quei costumi che sono andati distrutti o</div>
<div data-canvas-width="625.0346666666669">necessitavano di restauri, con la collaborazione di maestranze che si è rivelato pieno</div>
<div data-canvas-width="596.0973333333334">di fascino e di entusiasmo.” A chi gli chiede come nasca un costume, “il bozzetto</div>
<div data-canvas-width="624.3893333333336">innanzitutto, ispirandomi al ruolo e all’attrice che dovrà interpretarlo, ogni cosa vista</div>
<div data-canvas-width="612.7880000000005">nella generalità di un contesto; ma la mia prima fonte d’ispirazione sono i musei, ci</div>
<div data-canvas-width="628.2320000000001">entro sempre, per guardarli e per studiarli”. Il suo percorso personale, qui, attraversa</div>
<div data-canvas-width="638.2493333333337">titoli quali “Maria” di Larraìn, di cui s’ammira l’abito dall’intenso blu violaceo indossato</div>
<div data-canvas-width="619.6666666666667">da Angelina Jolie nelle vesti di Anna Bolena, quello “in damasco di seta, con disegno</div>
<div data-canvas-width="619.6373333333332">ornamentale di forte contrasto e impatto visivo” che ha rivestito Salma Hayek come</div>
<div data-canvas-width="627.5133333333334">Regina di Selvascura nel “Racconto dei racconti” di Matteo Garrone, la settecentesca</div>
<div data-canvas-width="608.4320000000001">“robe à l’anglaise” che abbiamo vista pensata per Mélanie Laurent nel “Déluge” di</div>
<div>​Gianluca Jodice, l’abito per Naomi Watts per “Ophelia” di Claire McCarthy, quello per</div>
</div>
</div>
</div>
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<div data-canvas-width="371.22800000000007">Cécile Cassel nel “Barbarossa” di Renzo Martinelli.</div>
<div data-canvas-width="627.5720000000005">Ad accompagnare la mostra, il Museo Nazionale del Cinema proporrà al Massimo, nel</div>
<div data-canvas-width="596.5373333333333">mese di giugno, una rassegna che prevede la proiezione di “Le déluge” di Jodice,</div>
<div data-canvas-width="623.6413333333338">“Marie Antoinette” di Coppola, “Medea” di Pasolini e “Cleopatra” di Mankiewicz, tutti</div>
<div data-canvas-width="259.1306666666668">in versione originale con sottotitoli.</div>
<div data-canvas-width="259.1306666666668"><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<div data-canvas-width="112.77200000000005"><strong>Elio Rabbione</strong></div>
<div data-canvas-width="112.77200000000005"><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<div data-canvas-width="630.8866666666668">Nelle immagini, in primo piano un abito indossato da Elizabeth Taylor per “Cleopatra”</div>
<div data-canvas-width="593.2813333333336">di Mankiewicz (foto Margherita Borsano); costume di Massimo Cantini Parrini per</div>
<div data-canvas-width="635.286666666667">Salma Hayek in “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone; costume di Danilo Donati</div>
<div data-canvas-width="612.6120000000002">per Silvana Mangano come Giocasta in “Edipo re” di Pier Paolo Pasolini; costume di</div>
<div data-canvas-width="616.6013333333339">Piero Tosi per Romy Schneider in “Ludwig” di Luchino Visconti; costume di Massimo</div>
<div data-canvas-width="506.8946666666667">Cantini Parrini per Mélanie Laurent in “Le Déluge” di Gianluca Jodice.</div>
</div>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/22/un-incanto-di-mostra-il-potere-e-le-regine-sullo-schermo-e-a-teatro/">Un incanto di mostra, il potere e le regine sullo schermo e a teatro</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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					<wfw:commentRss>https://iltorinese.it/2026/04/22/un-incanto-di-mostra-il-potere-e-le-regine-sullo-schermo-e-a-teatro/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Flashback Habitat presenta Manouche Jazz Night</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 11:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260420_124049_Google-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260420_124049_Google-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260420_124049_Google-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Da giovedì 23 a domenica 26 aprile, torna il festival dedicato al Jazz Manouche negli spazi di Flashback Habitat, in corso Giovanni Lanza 75. Dedicare un festival di Jazz Manouche significa, per Flashback, portare dentro l&#8217;ecosistema una musica nata ai margini. Il Jazz Manouche nasce dall’incontro tra la tradizione romaní e il jazz americano, ma soprattutto una posizione storicamente laterale, quella di comunità nomadi abituare a vivere tra i confini, mai completamente dentro al sistema, mai del tutto assimilate. È una musica che non si sviluppa al centro ma nelle intersezioni, nei passaggi, nelle zone di contatto. In questo senso,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260420_124049_Google-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260420_124049_Google-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260420_124049_Google-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Da giovedì 23 a domenica 26 aprile, torna il festival dedicato al Jazz Manouche negli spazi di Flashback Habitat, in corso Giovanni Lanza 75. Dedicare un festival di Jazz Manouche significa, per Flashback, portare dentro l&#8217;ecosistema una musica nata ai margini. Il Jazz Manouche nasce dall’incontro tra la tradizione romaní e il jazz americano, ma soprattutto una posizione storicamente laterale, quella di comunità nomadi abituare a vivere tra i confini, mai completamente dentro al sistema, mai del tutto assimilate. È una musica che non si sviluppa al centro ma nelle intersezioni, nei passaggi, nelle zone di contatto. In questo senso, non è solo un linguaggio musicale, ma una forma di sguardo obliquo e mobile, capace di tenere insieme memoria e trasformazione senza fissarsi in un’unica identità. Flashback lavora proprio su queste dinamiche, considerando il tempo come stratificazione di passato come materia viva e la possibilità di rileggere ciò che esiste da prospettive inattese. Il Jazz Manouche si inserisce in questo contesto non come citazione storica ma come pratica attiva. Portarlo a Flashback significa attivare una presenza che non occupa il ccento, ma lo mette in tensione, una musica che nasce in un altrove “periferico” e che, proprio perquisito, riesce a far emergere nuove connessioni, nuovi modi di ascoltare e di abitare il nostro presente.</p>
<p>Si tratterà di 4 serate che vedranno protagonisti artisti che porteranno in scena la loro personale interpretazione del Jazz Manouche, spaziando dal repertorio classico alle sonorità contemporanee. Si tratta di un programma realizzato grazie alla collaborazione con il musicista Alberto Palazzi.</p>
<p>Giovedì 23 aprile, alle ore 21, si esibirà il Dmitry Kuptsov Trio, con Dmitry Kuptsov e Tobia Davico alla chitarra e Veronica Perego al contrabbasso; venerdì 24 aprile, alle ore 21, sarà la volta del Adrien Marco Trio, con protagonisti Adrien Marco e Giangiacomo Rosso alla chitarra e Michele Millesimo al contrabbasso; sabato 25 aprile, alle ore 21, arriverà il progetto musicale Romanouche, dedicato alla riscoperta della musica di Django Reinhardt, di cui Augusto Creni, alla chitarra, è un raffinato interprete ed esperto. Con lui il chitarrista Mauro Gregori e il contrabbassista Andrea Garombo; infine, domenica 26 aprile, alle 21, sarà la volta dei 20 Strings, con Alberto Palazzi alla chitarra solista, Maurizio Mazzeo alla chitarra ritmica, Andrea Garombo al contrabbasso, Simone Arlorio al clarinetto e Luca Zanon alla batteria. Attivi dal 2012 in Italia e all’estero, i 20 Strings hanno esplorato e approfondito le diverse sfumature del Jazz Manouche, dalle sue interpretazioni contemporanee alla musica tradizionale, tenendo centrale il riferimento a Django Reinhardt, e in particolare il repertorio degli anni Quaranta, caratterizzato da un linguaggio musicale innovativo, da un graffiante suono elettrico e dalla presenza del clarinetto</p>
<p>Flashback Habitat – ecosistema per le culture contemporanee – corso Giovanni Lanza 75, Torino – <a class="mailto-link" href="mailto:info@flashback.to.it" target="_blank" rel="noopener">info@flashback.to.it</a> – 393 6455301 – orari: giovedì 18-24/venerdì, sabato e domenica 11-24</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>Supporti di carta per capolavori di artisti del Novecento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 10:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Ruggeri_02-fronte-web-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Ruggeri_02-fronte-web-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Ruggeri_02-fronte-web-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />“Da Casorati a Zorio”, sino al 30 maggio alla Galleria del Ponte John Berger &#8211; nato a Londra nel 1926 e scomparso a Parigi nel 2017, è stato critico d’arte (tra gli altri, i saggi “Splendori e miserie di Pablo Picasso” del 1965, “Questione di sguardi”, 1972, “Sul disegnare”, 2005), scrittore (“Festa di nozze”) e pittore, collaboratore di quotidiani e riviste, negli anni Settanta sceneggiatore con il regista svizzero Alain Tanner di film quali “Jonas che avrà vent’anni nel 2000” e “La Salamandra” &#8211; ha approfondito “il rapporto dell’artista con il supporto cartaceo”, attraversato da distensione per alcuni o sinonimo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Ruggeri_02-fronte-web-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Ruggeri_02-fronte-web-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Ruggeri_02-fronte-web-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p align="left"><span style="color: #008000;"><strong>“<span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><i>Da Casorati a Zorio”, sino al 30 maggio alla Galleria del Ponte</i></span></span></strong></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: small;">John Berger &#8211; nato a Londra nel 1926 e scomparso a Parigi nel 2017, è stato critico d’arte (tra gli altri, i saggi “Splendori e miserie di Pablo Picasso” del 1965, “Questione di sguardi”, 1972, “Sul disegnare”, 2005), scrittore (“Festa di nozze”) e pittore, collaboratore di quotidiani e riviste, negli anni Settanta sceneggiatore con il regista svizzero Alain Tanner di film quali “Jonas che avrà vent’anni nel 2000” e “La Salamandra” &#8211; ha approfondito “il rapporto dell’artista con il supporto cartaceo”, attraversato da distensione per alcuni o sinonimo di un incessante corpo a corpo ”carico di tensioni più o meno latenti”, “il momento in cui l’artista rievoca le sensazioni provate di fronte alla superficie ancora intonsa del foglio”. Scriveva Berger: “Sapevo che, al momento di tracciare una linea su &#8211; o attraverso &#8211; di essa, avrei dovuto controllare il segno non su un unico piano, come un guidatore al volante della sua automobile, ma come un pilota in volo, giacché il movimento era possibile in tutte e tre le dimensioni.”<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-300889" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/soffiantino.jpg" alt="" width="751" height="930" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/soffiantino.jpg 751w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/soffiantino-242x300.jpg 242w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/soffiantino-480x594.jpg 480w" sizes="(max-width: 751px) 100vw, 751px" /></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con l’aiuto delle note della Galleria del Ponte, ci si inoltra felicemente all’interno della cinquantina di lavori che danno vita, e bella memoria, alla mostra “Da Casorati a Zorio. Opere su carta”, visitabile sino al 30 maggio, in cui chi guarda ha l’occasione &#8211; ancora una volta Stefano e Stefania Testa hanno il felice compito e la lodevole preoccupazione di ristabilire aree di bellezza, interessi che vanno persi, nomi e opere che pretendono il necessario mantenimento &#8211; di ritrovarsi di fronte ai più bei nomi di un’Arte cittadina e regionale, ma non soltanto perché sappiamo quanto quei confini si siano allargati, che hanno attraversato il Novecento (dagli anni Trenta) e si siano spinti sino a noi. Riallacciandoci a quanto si diceva di Berger, non si può non guardare immediatamente alle due opere esposte di Sandro De Alexandris, il fatidico foglio di carta bianco impercettibilmente attraversato dai tratti verticali della matita o dalle screpolature invisibili a un occhio poco attento di un bisturi. È l’esempio più tacitamente assordante: ma che spinge a guardare, a pensare, a immaginare. Una bella scia di idee e di realizzazioni. Già dal pianoterra della galleria di corso Moncalieri, per poi salire su con un ordine affatto cronologico ma articolato in suggestive esplosioni artistiche, ci accolgono opere di Felice Casorati (“Donna con bambino”, matita su carta, anni Trenta e “Figura femminile” degli anni Cinquanta, incantevole) e Carol Rama con quattro carte realizzate tra il ’63 e il ’68, isola a sé dell’intera esposizione, “Natura morta con brocca e susine”, acquerello di quel grande e affascinante Maestro che è stato Mario Calandri, e i colloqui femminili di Nella Marchesini e poi Gigi Chessa e Luigi Spazzapan. </span></span></p>
<p align="left"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-300888" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Sutherland.jpg" alt="" width="916" height="930" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Sutherland.jpg 916w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Sutherland-295x300.jpg 295w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Sutherland-768x780.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Sutherland-480x487.jpg 480w" sizes="(max-width: 916px) 100vw, 916px" /></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come si scoprono, in rapido susseguirsi, in “un percorso coerente, benché rapsodico”, le opere su carta, coniugate secondo i diversi stili e le sensibilità di ognuno, di Clotilde Ceriana Mayneri (“Avanzata barbarica”, 1987), di Marina Sasso che recentemente posava piombo ottone e reti sul foglio, in una bella alternanza di colori e di lucentezze, di Riccardo Cordero con i suoi “Progetti” degli anni Settanta (biro pennarello e collage), di Giacomo Soffiantino che ironizzava sull’amico Gino Gorza incallito fumatore, tra volute rosse di fumo e caratteri nipponici, di Sergio Saroni con una bellissima china dei Sessanta, di Pinot Gallizio e Marco Gastini, di Umberto Mastroianni (un compatto fondo arancio a raccogliere le forme sinuose o spigolose che gli conosciamo) e di Giò Pomodoro, di Mario Surbone e di Adriano Parisot, di Graham Sutherland con un prezioso Gouache del ’71 e di Piero Ruggeri, che guardava a Caravaggio e alla Cappella Contarelli catturandone vorticosamente l’essenza per trasportarli in tempi più vicini a noi. Da vedere.</span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><b>Elio Rabbione</b></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nelle immagini: Piero Ruggeri “rivisita” la Chiamata di Matteo di Caravaggio; ancora opere di Soffiantino e Sutherland esposte nella mostra.</span></span></p>
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		<title>Urmet, una lunga storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:53:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[STORIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/fig_image_206_1658217705-1-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/fig_image_206_1658217705-1-150x150.png 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/fig_image_206_1658217705-1-480x480.png 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Urmet ha messo in mostra alcuni dei suoi prodotti storici: dal 17 al 19 aprile, infatti, presso il Parco Culturale Le Serre di Grugliasco (TO), la multinazionale torinese è stata fra i partner principali della terza edizione del PIM – Phonecards International Meeting, il più importante evento internazionale dedicato al mondo delle schede telefoniche e alla telefonia storica. La manifestazione ha riunito espositori e appassionati provenienti da numerosi Paesi, tra cui Sudafrica, Cina, Australia e gran parte dell’Europa, confermandosi come punto di riferimento globale per lo scambio di materiale collezionistico e per l’incontro tra esperti e appassionati. L’edizione 2026 ha</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/fig_image_206_1658217705-1-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/fig_image_206_1658217705-1-150x150.png 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/fig_image_206_1658217705-1-480x480.png 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Urmet ha messo in mostra alcuni dei suoi prodotti storici: </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dal 17 al 19 aprile</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, infatti, presso il Parco Culturale Le Serre di Grugliasco (TO), la multinazionale torinese è stata fra i partner principali della terza edizione del </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>PIM – Phonecards International Meeting</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, il più importante evento internazionale dedicato al mondo delle schede telefoniche e alla telefonia storica. La manifestazione ha riunito espositori e appassionati provenienti da numerosi Paesi, tra cui </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Sudafrica, Cina, Australia e gran parte dell’Europa</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, confermandosi come punto di riferimento globale per lo scambio di materiale collezionistico e per l’incontro tra esperti e appassionati.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’edizione 2026 ha avuto un valore particolarmente simbolico, poiché si è celebrato il </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>50° anniversario della nascita della scheda telefonica</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, una vera eccellenza del Made in Italy che ha segnato un’epoca e rivoluzionato le abitudini della comunicazione telefonica. Per l’occasione, il programma ha previsto la partecipazione di realtà storiche e istituzioni di rilievo come </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Urmet, SIDA e il Museo della Telefonia Pubblica di Alberi (PR)</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, che hanno contribuito a ripercorrere la storia e l’evoluzione di questo iconico oggetto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Urmet è una delle aziende che hanno caratterizzato la storia imprenditoriale del nostro Paese, con i suoi prodotti iconici e i suoi brevetti internazionali. Nata in Piemonte, cresciuta in Italia e con una presenza consolidata a livello internazionale, </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>nel 2024 Urmet è stata inserita nel</b></span></span> <span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Registro speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-300925" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/inclinato-1_rev05-1-300x235.png" alt="" width="300" height="235" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/inclinato-1_rev05-1-300x235.png 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/inclinato-1_rev05-1-1024x804.png 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/inclinato-1_rev05-1-768x603.png 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/inclinato-1_rev05-1-480x377.png 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/inclinato-1_rev05-1.png 1223w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Fondata a Torino nel 1937</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> come Società Anonima per l’“</span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Utilizzazione e il Recupero del Materiale Elettro Telefonico</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">”, Urmet è una multinazionale a capitale interamente italiano, azienda principale di Urmet Group, realtà mondiale con circa </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>2500 dipendenti</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’azienda piemontese si è da sempre distinta per la sua capacità di </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>interpretare il cambiamento storico dei mercati</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> e di essere </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>protagonista delle rivoluzioni tecnologiche</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> che si sono susseguite nei decenni: lo dimostrano i numerosi prodotti, alcuni decisamente “pop” ed epocali. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>telefono analogico Bca</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> del 1949 aprì la strada ad un mondo più connesso, consentendo a intere famiglie di rimanere in contatto tra di loro; il </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>primo citofono</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> del 1958, a cui seguirà una produzione su larga scala, e il </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>primo videocitofono</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> nel 1965 segnarono l’inizio della cosiddetta </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>“telefonia domestica”</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> per controllare gli ingressi di un edificio, introducendo il concetto di “sicurezza residenziale”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sono prodotti “iconici” anche il </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>primo telefono pubblico</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, introdotto nel 1964 e utilizzato da milioni di italiani, che </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>funzionava a gettoni (brevetto Urmet) </b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e contribuì a cambiare radicalmente le abitudini telefoniche delle famiglie. Con il progresso tecnologico, i gettoni furono sostituiti dalle monete e poi dalla </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>tessera prepagata</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>altro brevetto Urmet</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, che rappresenta una </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>pietra miliare</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> nella </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>storia delle telecomunicazioni</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’organizzazione dell’evento è a cura del </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Worldwide Phonecards Collectors Club</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, associazione culturale senza scopo di lucro nata nel 2024 con l’obiettivo di promuovere e rilanciare il collezionismo delle schede telefoniche, mettere in contatto collezionisti e favorirne l’interazione tra loro.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Momento centrale della manifestazione, </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l’asta benefica di sabato 18 aprile, curata dall’Associazione, il cui ricavato è stato interamente devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro </b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">per sostenere le attività di cura e ricerca sul cancro </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dell’Istituto di Candiolo – IRCCS</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. L’iniziativa conferma l’impegno del PIM nel sostenere progetti di valore sociale e scientifico: fra gli oggetti battuti all’asta anche la maglia autografata del numero 10, </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Kenan Yildiz</b></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>donata da Juventus Football Club. Il ricavato dell’asta benefica è stato di 2mila euro che saranno devoluti per sostenere la ricerca contro le patologie oncologiche.</b></span></span></p>
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		<title>“Arrusi” di Gabriele Scotti, un viaggio all&#8217;indietro nel tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 08:35:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_095411_Google-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_095411_Google-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_095411_Google-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />In scena a San Pietro in Vincoli, per la stagione “Iperspazi” di Fertili Terreni Teatro Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli, da mercoledì 22 a venerdì 24 aprile, alle ore 21, andrà in scena la pièce teatrale “Arrusi” in prima regionale. Il testo è di Gabriele Scotti, diretto da Omar Nedjari, con in scena Marika Pensa, Simone Tudda e Sandra Zoccolan. Lo spettacolo è programmato in collaborazione con Piemonte dal Vivo nell&#8217;ambito del progetto “Cortocircuito”. Lo spettacolo è adatto a un pubblico maggiore di 14 anni. Con “Arrusi” si compie un viaggio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_095411_Google-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_095411_Google-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/04/Screenshot_20260422_095411_Google-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>In scena a San Pietro in Vincoli, per la stagione “Iperspazi” di Fertili Terreni Teatro</p>
<p>Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli, da mercoledì 22 a venerdì 24 aprile, alle ore 21, andrà in scena la pièce teatrale “Arrusi” in prima regionale. Il testo è di Gabriele Scotti, diretto da Omar Nedjari, con in scena Marika Pensa, Simone Tudda e Sandra Zoccolan. Lo spettacolo è programmato in collaborazione con Piemonte dal Vivo nell&#8217;ambito del progetto “Cortocircuito”. Lo spettacolo è adatto a un pubblico maggiore di 14 anni. Con “Arrusi” si compie un viaggio all’indietro nel tempo, immergendosi ad inizio Novecento, quando prendono forma storie realmente accadute di diritti negati e di ingiustizie subite, vicende lontane, per quanto capaci di correre parallelo, in qualche modo di sfiorarsi, in un gioco di rimandi e coincidenze. A partire da Catania, dove nel 1939, nel solco delle Leggi Razziali, il questore Molina ordina retate di uomini e ragazzi omosessuali della città: li incarcera, li sottopone a interrogatorio, li condanna al confino e li spedisce alle Isole Tremiti, dove sconteranno una pena di 5 anni lontani da tutto e da tutti. Dalla Sicilia ci si trasferisce in Francia, sotto il Franchismo, con gli omosessuali sottoposti ad educazione forzata come da Legge di Pericolosità Sociale del 1970, secondo la quale l’omosessualità deve essere curata in centri dedicati, tutti all’interno di specifiche carceri, come quelle di Carabanchel, a Madrid, o di Badajoz Estremadura, e ancora, per concludere, arrivando all’immediato presente, con la storia della Procura di Padova, che nella primavera del 2023 ha impugnato gli atti di nascita di 33 bambini nati da coppie composte da due madri. Tre vicende realmente accadute, che ispirano le storie di cui è composto lo spettacolo, portando in scena prima Francesco, giovane catanese confinato alle Tremiti nel 1939, poi Amparo, madre di Valencia che non denuncia il figlio alle Forze dell’Ordine, nel 1970, e infine Aurelia, donna italiana che rischia di perdere la genitorialità del figlio i  un momento, per lei, molto delicato: storie di omosessualità da inizio Novecento ad oggi che, facendo tesoro di testimonianze e documenti, di lettere, giornali e rapporti, danno corpo a un epico racconto di pagine di storia dimenticate o poco ricordate, in cui si mescolano diversità, lotta per la libertà e Grande Storia.</p>
<p>“Arrusi” diventa uno spettacolo non per raccontare fatti di cronaca, ma per accendere luci negli interstizi della memoria e commuovere, dando voce al dramma, cosiccome quell’immancabile sorriso che spesso si annida in ogni tragedia.</p>
<p>“La forte impressione, in questo momento storico – spiega il regista Omar Nedjari – è quella di oscillare fra due opposte condizioni: da una parte l’idea di vivere in una delle epoche più libere nella storia dell’umanità, dove ognuno poteva esprimere se stesso senza il pericolo di essere punito, quantomeno dallo Stato democratico, dall’altra l’inquietante consapevolezza che diritti acquisiti da chi ci ha preceduto e ha lottato per ottenerli, possano di colpo essere cancellati. Le tre storie che compongono ‘Arrusi’ si muovono su tre diversi piani temporali, e ci ricordano come la conquista di un diritto sia dura e faticosa, e la sua possibile perdita rapida e terribile. In scena ci sono tre personaggi semplici che si sono trovati a dover fare i conti con la Storia: chi subendo le scelte da parte di governi che hanno deciso di colpire una minoranza, come nel caso di Francesco e Aurealia, chi invece appoggiando quelle scelte, credendo che fossero la cosa giusta da fare, come Amparo. Le loro storie si intrecciano sulla scena in un fluire dinamico e incalzante, fatto di rimandi e continue trasformazioni. L’interpretazione dei tre attori evoca madri, figli e gente del popolo, carcerieri e aguzzini, dando voce al dramma cosiccome al sorriso che, tenace, si annida in ogni tragedia. La cornice sonora di grande impatto emotivo, nata in prova ad opera della musicista Giulia Bertasi, assieme alla voce di Marika Pensa, rappresenta un gioco di contaminazioni fra canzoni passate riarrangjate in chiave contemporanea e musiche originali. La dimensione creato da Maria Spazi, condensa in un luogo astratto e concreto alla stesso tempo gli elementi simbolici delle tre storie, mostrando come il passato e il presente si ripresentino ciclicamente, più di quanto si creda, per uno spettacolo che intende ‘fare’ memoria, avvincere e commuovere”.</p>
<p>Biglietti: intero 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento – ridotto 11 euro se acquistato online, 1313uro se acquistato in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con Satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione grazie alla collaborazione con Torino Giovani.</p>
<p>I biglietti si possono acquistare online sul sito <a href="http://www.fertiliterreniteatro.com/" target="_blank" rel="noopener">www.fertiliterreniteatro.com</a></p>
<p>“Arrusi” -da mercoledì 22 a venerdì 24 aprile- ore 21 – San Pietro in Vincoli – via San Pietro in Vincoli 28, Torino</p>
<p>Mara Martellotta</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/04/22/arrusi-di-gabriele-scotti-un-viaggio-allindietro-nel-tempo/">“Arrusi” di Gabriele Scotti, un viaggio all&#8217;indietro nel tempo</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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