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	<title>CULTURA E SPETTACOLI Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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	<title>CULTURA E SPETTACOLI Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>Il caso Tortora e la giustizia: “Applausi e sputi” di Pezzuto all’Associazione Marco Pannella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 11:24:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8400-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8400-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8400-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />La vicenda di Enzo Tortora come punto di partenza per parlare di giustizia, informazione, carcerazione preventiva e garanzie dell’imputato. Si è svolto a Torino, negli spazi della vineria Oinos in San Salvario, l’incontro di presentazione di Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora, il libro del giornalista Vittorio Pezzuto, pubblicato nella nuova edizione aggiornata da Piemme. L’appuntamento è stato promosso dall’Associazione Marco Pannella. Il volume ricostruisce le “due vite” di Tortora: quella del giornalista e grande protagonista della televisione italiana, culminata nel successo di Portobello, e quella iniziata drammaticamente nel giugno 1983 con l’arresto sulla base delle accuse</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/09/13/il-caso-tortora-e-la-giustizia-applausi-e-sputi-di-pezzuto-allassociazione-marco-pannella/">Il caso Tortora e la giustizia: “Applausi e sputi” di Pezzuto all’Associazione Marco Pannella</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8400-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8400-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8400-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><h3 class="isSelectedEnd"><span style="color: #008000;"><strong>La vicenda di Enzo Tortora come punto di partenza per parlare di giustizia, informazione, carcerazione preventiva e garanzie dell’imputato. </strong></span></h3>
<p class="isSelectedEnd">Si è svolto a Torino, negli spazi della vineria Oinos in San Salvario, l’incontro di presentazione di <em>Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora</em>, il libro del giornalista Vittorio Pezzuto, pubblicato nella nuova edizione aggiornata da Piemme. L’appuntamento è stato promosso dall’Associazione Marco Pannella.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il volume ricostruisce le “due vite” di Tortora: quella del giornalista e grande protagonista della televisione italiana, culminata nel successo di <em>Portobello</em>, e quella iniziata drammaticamente nel giugno 1983 con l’arresto sulla base delle accuse di alcuni collaboratori di giustizia. Tortora fu accusato di legami con la camorra e traffico di droga, incarcerato e successivamente condannato in primo grado. Dopo una lunga battaglia giudiziaria venne assolto in appello e definitivamente in Cassazione. Il suo caso è rimasto uno dei simboli più noti dell&#8217;errore giudiziario italiano e della battaglia garantista.</p>
<p class="isSelectedEnd">Prima dell&#8217;intervento dell&#8217;autore, sono intervenuti  esponenti del mondo radicale, giuridico e delle istituzioni.</p>
<p class="isSelectedEnd">Sergio Barbaro, presidente dell&#8217;Associazione Marco Pannella, ha richiamato una frase diventata emblematica del percorso politico e civile di Tortora: «Ero liberale perché ho studiato, sono radicale perché ho capito». Una definizione che lo stesso Tortora amava ripetere e che sintetizza il legame instaurato negli anni più difficili della sua vicenda con Marco Pannella e il Partito Radicale.</p>
<p class="isSelectedEnd">L&#8217;avvocato Gianluca Pescatori ha posto poi l&#8217;accento soprattutto sul rapporto tra giustizia e informazione: «Tortora è una figura che viene distrutta dal rapporto malato tra un certo tipo di giustizia e il giornalismo. Anche oggi sembra talvolta che sia l&#8217;imputato a dover dimostrare la propria innocenza e non il contrario». Un tema che attraversa anche il libro di Pezzuto: la trasformazione dell&#8217;indagine giudiziaria in un processo mediatico capace di produrre una condanna sociale molto prima della sentenza.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-313312 aligncenter" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8399-1024x581.jpeg" alt="" width="1020" height="579" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8399-1024x581.jpeg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8399-300x170.jpeg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8399-768x436.jpeg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8399-480x273.jpeg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8399.jpeg 1062w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /></p>
<p class="isSelectedEnd">Bruno Mellano, già Garante dei detenuti del Piemonte, ha affrontato il tema della detenzione e del confine, spesso delicato, tra giustizia e ingiustizia, ricordando anche un particolare filo conduttore piemontese della vicenda Tortora. «È incredibile come in questa storia emerga spesso anche un ruolo del Piemonte e dei piemontesi. Tortora, per esempio, inviò una lettera a Raffaele Costa, recentemente scomparso, chiedendogli di fare qualcosa per la vergogna giudiziaria che lo aveva colpito. E poi il Tortora “piemontese” che inventò le tv private con TeleBiella”.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per l&#8217;avvocato Stefano Capra, presidente delle Camere Penali, la vicenda dimostra che «Sarà anche vero alla fine che il sistema ha gli anticorpi e la verità è stata riconosciuta. Ma tutto sarebbe stato diverso se Tortora non fosse stato incarcerato prima del processo». Capra ha inoltre sottolineato la necessità che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non vengano considerate sufficienti da sole: «La dichiarazione del pentito deve essere “vestita”, deve cioè trovare riscontri».</p>
<p class="isSelectedEnd">Protagonista dell&#8217;incontro Vittorio Pezzuto, che con <em>Applausi e sputi</em> ha voluto ricostruire non soltanto l&#8217;odissea giudiziaria, ma l&#8217;intera figura di Tortora, compreso il grande innovatore della televisione italiana. «Ho scritto la prima edizione nel 2008 e ho deciso oggi di aggiornarla perché la sua storia continua a parlarci del presente». Una scelta dettata anche dalla necessità di trasmettere quella memoria alle generazioni più giovani, molte delle quali conoscono poco o per nulla la figura del conduttore.</p>
<p>Pezzuto ha ricordato la storia di Tortora, non solo Portobello ma anche la Domenica sportiva e poi l’epopea delle tv private. Tortora uomo nobile che non diede in diretta la notizia della morte del calciatore granata Gigi Meroni perché non voleva che la madre apprendesse la notizia dal teleschermo. Tortora che portò i politici a cantare in televisione, che inventò il meccanismo delle nomination in televisione. Insomma un grande innovatore.</p>
<p class="isSelectedEnd">Per Pezzuto il caso Tortora rappresenta inoltre uno spartiacque nel rapporto tra cronaca e giustizia: «Oggi il processo mediatico è diventato permanente». Se negli anni Ottanta la gogna passava soprattutto attraverso giornali e televisioni, oggi i social hanno ulteriormente accelerato il meccanismo, consentendo di pronunciare sentenze virtuali di colpevolezza o innocenza nel giro di pochi minuti”.</p>
<p class="isSelectedEnd">“La storia di Enzo Tortora continua a parlarci del presente. Il suo calvario personale si trasformò in una battaglia per i diritti e per una giustizia giusta, contro l’abuso della carcerazione preventiva”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;La città che ha tante voci&#8221;, progetto culturale di Tangram Teatro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 11:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/2d6800_8db75ed89c3f44bb849cfe8d83dd84bb-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/2d6800_8db75ed89c3f44bb849cfe8d83dd84bb-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/2d6800_8db75ed89c3f44bb849cfe8d83dd84bb-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /> In collaborazione con la RSA Cooperativa Sociale Caregiver di via Spalato , la scuola IC Ennio Morricone di corso Vercelli e la Scuola Holden di via Borgo Dora 49 “La città che ha tante voci” rappresenta  il  nuovo progetto di Tangram Teatro che, da settembre a dicembre prossimo, porrà in dialogo bambini e bambine, cittadini e cittadine senior, giovani artisti e artiste e professionisti e professioniste  dello spettacolo attraverso un percorso di creazione, ascolto e partecipazione. Il progetto culturale pone al centro la produzione artistica di qualità quale strumento di coesione sociale e rigenerazione culturale dei territori, prevedendo la partecipazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/09/13/la-citta-che-ha-tante-voci-progetto-culturale-di-tangram-teatro/">&#8220;La città che ha tante voci&#8221;, progetto culturale di Tangram Teatro</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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<p>“La città che ha tante voci” rappresenta  il  nuovo progetto di Tangram Teatro che, da settembre a dicembre prossimo, porrà in dialogo bambini e bambine, cittadini e cittadine senior, giovani artisti e artiste e professionisti e professioniste  dello spettacolo attraverso un percorso di creazione, ascolto e partecipazione.<br />
Il progetto culturale pone al centro la produzione artistica di qualità quale strumento di coesione sociale e rigenerazione culturale dei territori, prevedendo la partecipazione attiva della comunità, attraverso un percorso partecipato, che coinvolge protagonisti del teatro, studenti delle scuole primarie e cittadini senior, valorizzando l’arte come spazio di ascolto, relazione e trasformazione.<br />
I bambini, sotto la guida di drammaturghi, saranno coinvolti in residenze di drammaturgia finalizzate alla scrittura autonoma di testi teatrali. Questi testi prodotti verranno affidati ad attori professionisti che li porteranno in scena, proponendo un alto livello artistico.<br />
I bambini si misureranno così con un’esperienza professionale, rafforzando l’autostima e la fiducia nelle proprie potenzialità.</p>
<p>L’iniziativa si pone come prima sperimentazione italiana del progetto “Scene&amp; Heard”, nato ventisette anni fa a Londra da un’esperienza newyorchese e oggi riconosciuto nel Regno Unito come uno tra i più validi esempi in grado di coniugare qualità artistica e vocazione sociale.<br />
Parallelamente i senior del territorio diventano custodi e narratori di memorie individuali e collettive e i loro racconti alimenteranno un processo creativo alla base di una performance teatrale, creata dalla formazione under 30 PoEM, che restituirà tracce e testimonianze dei luoghi della quotidianità, in un dialogo aperto tra generazioni.<br />
Al centro di entrambi i processi creativi vi è  il racconto della città intesa come bene e memoria comune, ma anche come città fantastica, evocata dall’immaginazione dei bambini, crocevia di culture, lingue e visioni.</p>
<p>Città invisibile  che abita la città reale. Il progetto costruisce, così,  una mappa emotiva e culturale dei luoghi, intrecciando passato e futuro, centro e margine, pratica artistica e comunità. L’arte diventa occasione di incontro, strumento di inclusione e dispositivo di valorizzazione del territorio, capace di generare un senso di appartenenza e nuove forme di partecipazione culturale.<br />
L’obiettivo è quello di costruire una pluralità di racconti, di cui i cittadini di generazioni diverse sono autori, e in cui gli artisti agiscono da facilitatori, traduttori e mediatori dei linguaggi che rappresentano.<br />
La prospettiva intergenerazionale è  al centro dell’attività del progetto, i piccoli Esploratori e i Custodi, che conservano la memoria dei luoghi, sono i creatori del materiale narrativo e teatrale alla base dei processi artistici. Parallelamente i giovani artisti lavorano a fianco di professionisti più esperti in un continuo scambio di pratiche e esperienze.<br />
Il progetto si articola in nove eventi indirizzati ad un pubblico generico, un evento per un pubblico specifico, tre laboratori, due residenze.<br />
Due saranno gli spettacoli inediti frutto delle due residenze di scrittura creativa, replicati in due circoscrizioni per un totale di quattro spettacoli; una performance realizzata al termine del laboratorio all’interno della RSA di via Spalato e della successiva residenza degli artisti presso Tangram Teatro , con due repliche per pubblico generico, una per un pubblico specifico. Sarà poi indetto uno spettacolo in prima nazionale dal titolo “ A Three Things Day” dell’attore e autore inglese Ben Moor, che ha riscosso un certo successo all’Edinburgh Fringe Festival del 2025.</p>
<p>Le attività sono articolate su tre circoscrizioni  e coinvolgono diversi attori; la Scuola Holden, punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale e internazionale per la scrittura creativa, contribuirà all’individuazione di giovani drammaturghi tra i neodiplomati che parteciperanno alla residenza con i bambini delle scuole primarie. Enchiridion ETS garantirà, grazie alla sua collaborazione stabile con Tangram Teatro e con il Community Hub di via Baltea, un coordinamento organizzativo tra i vari attori coinvolti nel progetto.<br />
PoEM, formazione teatrale under 30, nata da una classe per attori del Teatro Stabile di Torino, cui si sono uniti Roberto Tarasco e Gabriele Vacis, garantisce un alto livello artistico nonché un impatto sociale nelle azioni che coinvolgono i cittadini senior.<br />
Tangram Teatro ETS ha scelto di affidare il coordinamento organizzativo a Enchiridion ETS, che da tre anni collabora stabilmente con la struttura occupandosi di ricerca nell’ambito della drammaturgia contemporanea europea e nordamericana, di sperimentazione nell’ambito di nuovi linguaggi digitali, di formazione e di didattica del teatro.</p>
<p>L’ideazione del progetto è  di Francesca Montanino, dottore di ricerca in storia del teatro inglese presso l’Università di Siena, e che si occupa di produzione e organizzazione teatrale. Ha curato la traduzione di molti testi anglosassoni rappresentati per la prima volta in Italia e si è occupata del coordinamento e dell’organizzazione di diverse rassegne in Italia e UK, oltre che di didattica teatrale per bambini ed adolescenti.<br />
Il progetto prevede il coinvolgimento attivo di numerose figure under 35 appartenenti a diverse professionalità dello spettacolo dal vivo, quali drammaturghi, attori, scenografi e organizzatori, inserite in un percorso strutturato di avviamento alla professione. Nella selezione dei giovani partecipanti Scuola Holden agisce da facilitatore nell’individuare giovani autori e autrici tra i suoi diplomati. Enchiridion coadiuva nell’individuazione di giovani attrici e attori, tra i diplomati nelle principali scuole di teatro. In una prima fase i giovani professionisti parteciperanno ad un workshop condotto da Ben Moor, finalizzato all’acquisizione di pratiche artistiche consolidate a livello internazionale. Successivamente,  nell’ambito di due residenze artistiche, i drammaturghi affiancati da professionisti della rete, accompagneranno i dodici bambini della scuola primaria IC Morricone nella creazione di testi originali.</p>
<p>In un’ultima fase residenziale, giovani attori e scenografi lavoreranno alla messa in scena dei testi, in affiancamento a professionisti esperti, contribuendo allo sviluppo delle competenze artistiche e produttive. Le azioni a supporto della produzione artistica si concretizzeranno nella realizzazione di due spettacoli teatrali professionali inediti, replicati due volte negli spazi della rete.<br />
Gli artisti under 30 di PoEM saranno coinvolti in un percorso laboratoriale con gli utenti della RSA di via Spalato, finalizzato alla raccolta di memorie e testimonianze. Tale percorso evolve in una residenza artistica che culminerà nella produzione di una performance, inedita e replicata in tre spazi diversi.</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>Come non raccontare il femminicidio in Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 11:00:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/serpenti-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/serpenti-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/serpenti-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />In arrivo da Venezia “Serpenti” di Roberto De Paolis Maino Un lentissimo movimento zoomato, la mdp che avanza a sorprendere Paolo Marra/Leonardo Lidi &#8211; bravo: corpulento, barbone tra il nero e il grigio, maglietta estiva con le sue belle palme bianche stampate sul davanti, ciabatte, quindi rimuginante, accigliato, imploso, sbattuto dentro quella verità che tenta di imporre &#8211; a imbracciare lo scopettone per far ordine e pulizia sul pavimento della cucina di casa. “Ho appena ucciso mia moglie… non so perché l’ho fatto” sussurra in macchina tristemente, poi sono i sensi di colpa e la volontà di costituirsi. “La situazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/serpenti-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/serpenti-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/serpenti-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p align="left"><span style="color: #008000;"><strong><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In arrivo da Venezia “Serpenti” di Roberto De Paolis Maino</span></span></strong></span></p>
<p align="left">
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un lentissimo movimento zoomato, la mdp che avanza a sorprendere Paolo Marra/Leonardo Lidi &#8211; bravo: corpulento, barbone tra il nero e il grigio, maglietta estiva con le sue belle palme bianche stampate sul davanti, ciabatte, quindi rimuginante, accigliato, imploso, sbattuto dentro quella verità che tenta di imporre &#8211; a imbracciare lo scopettone per far ordine e pulizia sul pavimento della cucina di casa. “Ho appena ucciso mia moglie… non so perché l’ho fatto” sussurra in macchina tristemente, poi sono i sensi di colpa e la volontà di costituirsi. “La situazione politica italiana è grave… ma non è seria” ci ha già avvertito Ennio Flaiano con una di quelle sue massime tra il sorriso e la lacrima e il graffio che nessuno ahinoi! ricorda più. Marra corre in commissariato mentre scorrono i titoli di testa di “Serpenti” e per lui sarà l’inizio di una giornata kafkiana, surreale, incredibilmente raccontata e vissuta, dove sconcerto e risata quanto più amara si mescolano.<img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-313316" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Serpenti_4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Serpenti_4-300x200.jpg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Serpenti_4-1024x683.jpg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Serpenti_4-768x512.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Serpenti_4-720x480.jpg 720w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Serpenti_4-480x320.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Serpenti_4.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Roberto De Paolis Maino &#8211; “mi ero chiesto tante volte come si potesse trattare il tema della violenza sulle donne (o della violenza in generale) cercando una via pungente e originale, evitando un approccio facile e retorico”: possibile? solo queste le due strade da seguire? &#8211; ha ripreso e collaborato alla sceneggiatura dei fratelli D’Innocenzo (il film presentato a Venezia nella sezione Spotlight), ha costruito per lo più in ambienti chiusi e in qualche modo soffocati e soffocanti un teatrino (quotidiano?) o un più serioso teatro dell’assurdo dove il protagonista attende quasi con disperazione il proprio Godot che dovrebbe avere le sembianze della autodenuncia &#8211; e della condanna futura &#8211; che è venuto a offrire in quella sorta di fumettistico commissariato romano. Laddove il rilassato che è di guardia gli passa moduli da riempire e dopo una buona attesa lo mette nelle mani del poliziotto che è Alessandro Borghi (il più apprezzabile e “stralunato” delle “macchiette” che circolano nel film): il quale avrà tutto il tempo &#8211; mentre “altrove” ci sta una donna vittima di un femminicidio che rimarrà sempre al di là del racconto e il reo confesso (“ma quale reo confesso! finché io non ho in mano tutte le prove qui di reo confesso non c’è nessuno”) scalpita &#8211; di farsi indicare con esattezza l’indirizzo di casa, la disposizione delle stanze nella medesima (“va bene, due bagni, in uno c’è la vasca nell’altro la doccia”) di mandarlo fuori alla vicina ferramenta per comprare quei gommini colorati da applicare alle troppe chiavi di casa per cui non perdere poi tempo a cercare questa o quella, a cincischiare (!) con la collega davanti alla macchina del caffè, a parlare con la moglie al cellulare per stabilire che cosa mangeranno per cena. Davanti a un dramma tanto abnorme, per cui ci arrabattiamo in sit-in, nel disporre scarpe rosse nelle piazze, nel fare fiaccolate, in ridicoli bracciali che funzionano male, in chiacchiere e lacrime che diventano giorno dopo giorno più inutili, un dramma che non fa che perseguitarci senza che nessuno &#8211; unitamente &#8211; afferri anche con prepotenza una soluzione, De Paolis gioca con un giochino che gli si sgonfia prestissimo tra le mani (“quando si è capito il gioco”, avrebbe detto Pirandello), con Borghi la narrazione e il poi si sono già pressoché completamente esauriti e la sceneggiatura, sotto altre facce, si ripete: perché arriva Pietro Castellitto, avvocaticchio d’ufficio e filosofo della domenica mentre al tavolino di un bar è pronto a far assolvere il proprio assistito e con lo stesso sguardo a tentare la fortuna con un gratta &amp; vinci, e Valeria Golino inverosimile cartomante che magari prospetta a Marra di uscirsene e progettare un altro assassinio.<img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-313318" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Alessandro-Borghi_Serpenti_©Paolo-Modugno_15042026-074A8761-1440x960-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Alessandro-Borghi_Serpenti_©Paolo-Modugno_15042026-074A8761-1440x960-1-300x200.jpg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Alessandro-Borghi_Serpenti_©Paolo-Modugno_15042026-074A8761-1440x960-1-1024x683.jpg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Alessandro-Borghi_Serpenti_©Paolo-Modugno_15042026-074A8761-1440x960-1-768x512.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Alessandro-Borghi_Serpenti_©Paolo-Modugno_15042026-074A8761-1440x960-1-720x480.jpg 720w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Alessandro-Borghi_Serpenti_©Paolo-Modugno_15042026-074A8761-1440x960-1-480x320.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Alessandro-Borghi_Serpenti_©Paolo-Modugno_15042026-074A8761-1440x960-1.jpg 1356w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Forse, con e oltre De Paolis, con la sua “cancellazione” fisica e narrativa ed emotiva della donna ammazzata, quella donna che non facciamo altro che immaginare, lungo la parabola cinematografica, soltanto ricordata, siamo sempre più disorientati dallo starnazzare a volte della giustizia di casa nostra, è facile pensare alle impronte o le orme che si riscoprono dopo una ventina d’anni circa o i nuovi studi su un flauto che una povera ragazza ha posato per sempre quarant’anni fa, con altre ricerche e ripensamenti e rilassamenti che la cronaca di tutti i giorni ci mette sotto gli occhi. Ma il problema, quel problema resta, grave. Non più rimandabile. Per Marra, fuoriuscito da quelle spire che l’hanno soffocato sino a quel momento, è più facile finire dietro le sbarre per un biglietto non pagato sull’autobus e per aver alzato la voce davanti a quei tre (l’assurdo nell’assurdo, per noi normali frequentatori dei mezzi pubblici) addetti al controllo che immediatamente si sono svelati a rendergli conto della sua disobbedienza di utente onesto. Per dar lustro alla sua opera, De Paolis infastidisce con pretese bellurie le anse e le zone d’ombra del racconto e la noia che arriva a prenderti, bellurie che sono quei personaggi a lungo, normalmente o al ralenti, sorpresi a riflettersi nelle pozzanghere delle strade di Roma. Grazie no! da evitarsi assolutamente.</span></span></p>
<p align="left"><span style="font-family: Helvetica Neue, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Elio Rabbione</b></span></span></p>
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		<title>Rock Jazz e dintorni a Torino. Frankie Hi-Nrg MC e i Wes Banderson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 09:18:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/02/music-jazz2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Martedi Al Blah Blah suonano i Moun Sleep.Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour si esibiscono i Le Feste Antonacci.Giovedì. All’Hiroshima la band Wes Banderson, propone in concerto le colonne sonore dei film diWes Anderson. Al Blah Blah si esibiscono i Little Less Pain e i Flowers of Myra. Al Maglio RockHouse Restaurant, suonano i Neon Strays + Portal Minds.Venerdì. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Frankie Hi-Nrg MC. Al Circolino suona il Wild FlowersJazz Trio. Alla Divina Commedia si esibisce la Marconi Blues Band. Al Magazzino sul Po suonano i Bakir.Al Maglio sono di scena gli Yourmother. Al Blah Blah si esibiscono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/02/music-jazz2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><p>Martedi Al Blah Blah suonano i Moun Sleep.Mercoledì. All’Hiroshima Mon Amour si esibiscono i Le Feste Antonacci.Giovedì. All’Hiroshima la band Wes Banderson, propone in concerto le colonne sonore dei film diWes Anderson. Al Blah Blah si esibiscono i Little Less Pain e i Flowers of Myra. Al Maglio RockHouse Restaurant, suonano i Neon Strays + Portal Minds.Venerdì. All’Hiroshima Mon Amour è di scena Frankie Hi-Nrg MC. Al Circolino suona il Wild FlowersJazz Trio. Alla Divina Commedia si esibisce la Marconi Blues Band. Al Magazzino sul Po suonano i Bakir.Al Maglio sono di scena gli Yourmother. Al Blah Blah si esibiscono i Cnogx + The Snuffers.Sabato. Al Maglio suonano i Der Meiter. Al Blah Blah sono di scena i Lleroy. Alla Divina Commediasuona la Phoenix Blues Band. Al Cafè Neruda si esibisce la Terry Blues Band.Pier Luigi Fuggetta</p>
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		<title>La Scuola Urbana continuativa raccontata in un documentario da Scuoletta Montessori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 05:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227029-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227029-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227029-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Portare la scuola fuori dalle aule e trasformarla in territorio, natura, vita quotidiana e luoghi di apprendimento. È l’obiettivo di “Fare Anima”, progetto educativo sviluppato da Scuoletta Montessori di Orbassano, in provincia di Torino, che integra il metodo Montessori con la pedagogia all&#8217;aperto attraverso l&#8217;esperienza della Scuola Urbana Continuativa, proponendo un percorso nel quale gli studenti dagli 11 ai 14 anni imparano, attraverso l’esperienza diretta, la relazione con gli altri e il confronto con il mondo che li circonda. A raccontarlo è l’omonimo documentario realizzato dall’agenzia creativa “Serotonina”, che segue trenta adolescenti durante un periodo di vita comunitaria in un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227029-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227029-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227029-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Portare la scuola fuori dalle aule e trasformarla in territorio, natura, vita quotidiana e luoghi di apprendimento. È l’obiettivo di “Fare Anima”, progetto educativo sviluppato da Scuoletta Montessori di Orbassano, in provincia di Torino, che integra il metodo Montessori con la pedagogia all&#8217;aperto attraverso l&#8217;esperienza della Scuola Urbana Continuativa, proponendo un percorso nel quale gli studenti dagli 11 ai 14 anni imparano, attraverso l’esperienza diretta, la relazione con gli altri e il confronto con il mondo che li circonda. A raccontarlo è l’omonimo documentario realizzato dall’agenzia creativa “Serotonina”, che segue trenta adolescenti durante un periodo di vita comunitaria in un ecovillaggio. Il progetto nasce dalla convinzione che la crescita dei ragazzi non passi soltanto solo dall’apprendimento delle discipline scolastiche, ma anche dall’esperienza concreta, dall’autonomia e dalla capacità di costruire relazioni. Per questo il percorso educativo di Scuoletta Montessori affianca ai principi del Metodo Montessori la pedagogia all’aperto, trasformando gli altri naturali e i luoghi della vita quotidiana in ambienti di apprendimento. La scuola urbana continuativa nasce proprio con l’obiettivo di sperimentare direttamente ciò che studiano, mettendo in relazione e conoscenze, esperienze e vita reale. Dopo i primi due anni di sperimentazione sul territorio torinese, il progetto ha compiuto un ulteriore passo con un’esperienza residenziale all’ecovillaggio Lumen, in provincia di Piacenza, dove trenta ragazzi, accompagnati da cinque educatori, hanno condiviso un periodo di vita comunitaria durante il quale studio, attività pratiche e gestione delle relazioni sono diventati parte di un unico percorso formativo. È da questa esperienza che prende forma “Fare Anima”, espressione coniata da James Hillmann e pensata per coltivare responsabilità, autenticitàe consapevolezza nella crescita delle nuove generazioni.</p>
<p>A documentare questo percorso, il film di Christian Torelli, direttore creativo di “Serotonina”, che ha scelto di seguire con la macchina da presa i gesti della quotidianità dei ragazzi senza costruire una dimostrazione teorica, ma lasciando parlare l’esperienza stessa. Il documentari restituisce così uno sguardo dall’interno sul modello educativo che mette al centro la persona parte integrante dell’apprendimento. Più che raccontare una scuola diversa, “Fare Anima” propone una riflessione sul significato stesso dell’educazione e sul ruolo che esperienze condivise tra natura e comunità possono avere nella formazione degli adolescenti. Il documentario diventa così testimonianza di un percorso educativo che continua a evolversi e che attraverso la Scuola Urbana intende aprire a nuove possibilità di apprendimento. Il documentario è disponibile in streaming su Amazon, Prime Video gratuitamente dal 21 luglio.</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>Chieri fa doverosa memoria del “suo” Gilli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 03:15:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-maso-gilli4-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nella “Cappella di San Filippo”, la presentazione di otto importanti opere del pittore e incisore Alberto Maso Gilli diventate patrimonio ufficiale della Città Fino al 26 settembre Chieri (Torino) Anno 1873. “Maestro di pittura”: così viene definito, ancora in giovane età, nell’elenco dei soci dell’allora “Circolo degli Artisti” di Torino, Alberto Maso (Tommaso) Gilli. Pittore e incisore di solide basi e gran “belle e meritate speranze”, Gilli aveva allora 33 anni. Era nato a Chieri nel 1840 da Vincenzo e Felicita Serra (sarti, di mestiere) e aveva trascorso la sua giovinezza nella casa dei Montefamerio, in piazza Umberto I, l’antica piazza delle Erbe. Dalla dolce,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-maso-gilli4-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nella “Cappella di San Filippo”, la presentazione di otto importanti opere del pittore e incisore Alberto Maso Gilli diventate patrimonio ufficiale della Città</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Fino al 26 settembre</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Chieri (Torino)</p>
<p style="font-weight: 400;">Anno 1873. <em>“Maestro di pittura”</em>: così viene definito, ancora in giovane età, nell’elenco dei soci dell’allora “Circolo degli Artisti” di Torino, <strong>Alberto Maso (Tommaso) Gilli</strong>. Pittore e incisore di solide basi e gran “belle e meritate speranze”, Gilli aveva allora 33 anni. <strong>Era nato a Chieri nel 1840 da Vincenzo e Felicita Serra</strong> (sarti, di mestiere) e aveva trascorso la sua giovinezza nella <strong>casa dei Montefamerio</strong>, in piazza Umberto I, l’antica piazza delle Erbe. Dalla dolce, pacata vita della collina chierese alla convulsa (già allora?) frenesia del vicino capoluogo, a Torino Gilli approda nel 1858 dove studia “pittura” all’<strong>“Accademia Albertina”</strong> e “incisione” con Agostino Lauro, tra i più noti “acquafortisti” piemontesi. Da allora, il suo “taccuino di viaggio” s’arricchisce di  non poche “vittoriose” tappe. <strong>A Parigi ottiene nel 1878 il primo Premio all’“Esposizione Universale” </strong>e altri prestigiosi riconoscimenti vanno a rimpinguare il suo ricco <em>palmarès</em>, attraverso la partecipazione ad altre importanti esposizioni nazionali con dipinti di soggetto “paesistico” e “storico”, come il suo celebre <em>“Arnaldo da Brescia dopo il diverbio con Papa Adriano IV”</em>, oggi custodito alla “Galleria d’Arte Moderna” di Torino.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-313233" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/alberto-maso-gilli-locandina-mostra-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/alberto-maso-gilli-locandina-mostra-209x300.jpg 209w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/alberto-maso-gilli-locandina-mostra-712x1024.jpg 712w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/alberto-maso-gilli-locandina-mostra-768x1104.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/alberto-maso-gilli-locandina-mostra-1068x1536.jpg 1068w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/alberto-maso-gilli-locandina-mostra-480x690.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/alberto-maso-gilli-locandina-mostra.jpg 1253w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></p>
<p style="font-weight: 400;"> <strong>Altra tappa fondamentale</strong>,<strong> Roma</strong>,<strong> dove nel 1885 viene nominato direttore della “Reale Calcografia” </strong>e dove promuove la formazione di una nuova <strong>“Scuola di incisione”</strong>. <strong>Estremamente formativi anche gli anni di insegnamento</strong>, <strong>dal 1865 al 1873</strong>, quale professore aggiunto alla cattedra di Andrea Gastaldi all’“Accademia Albertina” e come docente di “Disegno di Figura” nel 1883 in sostituzione dello scomparso Enrico Gamba, già suo professore. Il ritorno. Chieri e Torino e il Piemonte nel cuore. Sempre. A testimoniarlo, anche la sua appassionata partecipazione alla rinascita dell’architettura medievale collaborando con Edoardo Arborio Mella al restauro del <strong>Duomo di Casale</strong> e di quello della<strong> sua Chieri</strong>. Grande successo ottenne anche all’<strong>“Esposizione Generale Italiana” </strong>del 1884 (tenutasi a Torino con lo scopo di celebrare il progresso scientifico, artistico ed industriale del Regno d’Italia), dopo essere stato scelto da Federico Pastoris e Alfredo D’Andrade a rilevare graficamente i dipinti da inserire nel ciclo pittorico e decorativo del <strong>Castello</strong> e del <strong>Borgo Medievale</strong> del <strong>Parco del Valentino</strong>. Lontano dalla sua terra e dalla sua gente, l’artista scompare a soli 54 anni, il <strong>28 luglio</strong> (o <strong>il 24 settembre?</strong>) <strong>1894 a Narni</strong> (<strong>Roma</strong>) o, secondo altre fonti, a <strong>Calvi dell’Umbria</strong>, <strong>in provincia di Terni</strong>. A ricordarlo a Chieri è, dal 1898 – ’99, una <strong>lapide commemorativa</strong> sulla sua casa natale nell’antica piazza Delle Erbe.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-313234" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-maso-gilli2.jpeg" alt="" width="500" height="650" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-maso-gilli2.jpeg 500w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-maso-gilli2-231x300.jpeg 231w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-maso-gilli2-480x624.jpeg 480w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Ora, ad oltre 130 anni dalla scomparsa e a <strong>rendere ufficiale un percorso iniziato nove anni fa</strong>, quando alcune opere di Gilli furono acquistate, grazie alla mobilitazione di privati e associazioni e date in custodia alla “Città di Chieri”, l’<strong>“Amministrazione chierese”</strong> e l’<strong>“Associazione Carreum Potentia ODV”</strong> tornano a fare doverosa memoria dell’illustre cittadino, organizzando la mostra <em>“Alberto Maso Gilli: vita e opere di un artista chierese che ha varcato i confini”</em>, allestita all’interno della <strong>“Cappella di San Filippo”</strong> (via Vittorio Emanuele II, 63), <strong>fino a domenica 27 settembre</strong> e visitabile <strong>tutti i sabati e le domeniche dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18</strong>. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di formalizzare la donazione di <strong>otto opere</strong> del grande pittore e incisore, cinque delle quali già in custodia al Comune, più <strong>una nuova acquisizione</strong> e <strong>due incisioni</strong> di grande pregio che entreranno ufficialmente a far parte del patrimonio cittadino. Da segnalare, in particolare <strong>quattro quadri</strong> acquistati nel 2017 presso una Galleria d’arte romana grazie all’iniziativa di un gruppo di benefattori chieresi cui si aggiungono il <em>“Ritratto di Luigi Collo”</em> (sindaco di Chieri negli anni Settanta dell’Ottocento) e il <em>“Ritratto di Margherita Collo”</em> (sorella del sindaco). A completare il lotto <strong>due incisioni all’acquaforte </strong>e  altre due grandi tele, attualmente custodite nel Palazzo Comunale, raffiguranti un poderoso <em>“Ritratto di Michelangelo Buonarroti con il bozzetto del Mosé”</em> datato 1874 e un altrettanto rigoroso, per forme e colori, <em>“Autoritratto”</em>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-313235" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-masi-gilli1.jpg" alt="" width="515" height="904" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-masi-gilli1.jpg 515w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-masi-gilli1-171x300.jpg 171w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/foto-alberto-masi-gilli1-480x843.jpg 480w" sizes="(max-width: 515px) 100vw, 515px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Pittura di gran mestiere, quella di Gilli, “seria” mai “seriosa”, ben guidata dal Maestro chierese attraverso i dogmi e le tecniche del più classico realismo ottocentesco. Forme squadrate, senza fronzoli, nelle sue tele domina la “realtà”, realtà di paesaggi ancor oggi perfettamente riconoscibili (quella <em>“Chiesa di San Giorgio”</em> in cima al colle e quella fedele <em>“Porta Torino”</em>, antico varco d’accesso occidentale alla Città) di scorci rurali o urbani privi di idealizzazioni (Gilli pare guardare molto ai parchi principi della vicina “Scuola di Rivara” non meno che alla solida “macchia” dei colleghi toscani) e di quella piccola dignitosa gente <em>d’antan</em>, immersa nella grandiosa umiltà di lavori e di sguardi e di moti “umani”, persi, ahinoi, nel tempo. Quadri senza trucco né inganno. Come esigeva la grande, vera ed onesta pittura di un tempo, in cui mestiere e intuito poetico sapevano convivere e regalare sempre forti emozioni. Da subito. Senza indurti ad astruse, mai certe elucubrazioni per “capire” e “comprendere”. E cosa mai? Per <strong>info</strong>. <a href="http://www.comune.chieri.to.it/">www.comune.chieri.to.it</a></p>
<p style="font-weight: 400;">Gianni Milani</p>
<p style="font-weight: 400;">Nelle foto: Alberto Maso Gilli “Chiesa di San Giorgio”; Locandina mostra; “Porta Torino”; “Michelangelo Buonarroti con il bozzetto del Mosè&#8221;, olio su tavola, 1874</p>
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		<title>Arte, inclusione e sostenibilità con la Fondazione Mossetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 22:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[ARTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Fondazione_Mossetto2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Fondazione_Mossetto2-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Fondazione_Mossetto2-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />“Abbracciare gli alberi” è il titolo dell&#8217;iniziativa ideata e promossa dalla Fondazione Giovanni Battista Mossetto, che coniuga tutela dell&#8217;ambiente, benessere psicofisico, creatività e inclusione sociale, con una 0articolare attenzione a chi è affetto da autismo. L&#8217;iniziativa si terrà sabato 19 e domenica 20 settembre, dalle ore 9 alle ore 18, nello storico giardino di Palazzo Dal Pozzo Della Cisterna, e nell&#8217;atrio e cortile d&#8217;onore di Palazzo Birago, che saranno trasformati per l’occasione in un laboratorio a cielo aperto di relazioni e cura comunitaria. Al centro dell’iniziativa vi sarà l’installazione di arte urbana a maglia e all’uncinetto, vere e proprie “braccia</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Fondazione_Mossetto2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Fondazione_Mossetto2-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/Fondazione_Mossetto2-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>“Abbracciare gli alberi” è il titolo dell&#8217;iniziativa ideata e promossa dalla Fondazione Giovanni Battista Mossetto, che coniuga tutela dell&#8217;ambiente, benessere psicofisico, creatività e inclusione sociale, con una 0articolare attenzione a chi è affetto da autismo. L&#8217;iniziativa si terrà sabato 19 e domenica 20 settembre, dalle ore 9 alle ore 18, nello storico giardino di Palazzo Dal Pozzo Della Cisterna, e nell&#8217;atrio e cortile d&#8217;onore di Palazzo Birago, che saranno trasformati per l’occasione in un laboratorio a cielo aperto di relazioni e cura comunitaria. Al centro dell’iniziativa vi sarà l’installazione di arte urbana a maglia e all’uncinetto, vere e proprie “braccia di lana” avvolte attorno ai tronchi degli alberi, fissate con cura per non arrecare alcun danno alle piante. Si tratta di un gesto simbolico per manifestare rispetto verso l’ambiente e riscoprire il valore del lavoro manuale e del riutilizzo dei filati. Sono numerosi le realtà associative che vi collaborano: tra queste l’Associazione Approdo Sociale ODV di Settimo Torinese, la Cooperativa Sociale Il Riccio di Castiglione Torinese, la Fondazione Teda per l’autismo e l’Associazione di Promozione Sociale Teatro8. L&#8217;evento si collega idealmente alla Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre, e promuove le attività creative come strumento d’aiuto contro ampia e stress. Nel corso del weekend saranno proposti workshop di lanaterapia a cura di Bianca Balocco, letture poetiche e momenti di confronto aperti al pubblico, alle scuole e alle realtà che coinvolgono persone con disabilità e neurodivergenze. A presentare l’iniziativa, giovedì 10 settembre, nella Sala Carpanini del Palazzo Comunale, a Torino, è stata la presidente della Fondazione Mossetto, Anna Paola Mossetto, alla presenza dell’assessore al Verde della Città di Torino, Francesco Tresso, di Rosanna Schillaci, consiliera metropolitana delegata alle Politiche di Parità, e di Guido Bolatto, segretario generale alla Camera di Commercio.</p>
<p>“Abbracciare gli alberi – ha dichiarato la consiliera Rosanna Schillaci – rappresenta la forza dell’inclusione. Attraverso un gesto semplice, ma profondo, questo progetto dimostra come la cura dell’ambiente e i progetti di una persona viaggio sulla stessa strada. Riuscire a coinvolgere anche le fasce più deboli significa abbattere i muri dell’isolamento e costruire una comunità coesa e attenta l benessere di ciascuno”.</p>
<p>“Dall’arte all’inclusione, dalla scuola allo sport – ha dichiarato la presidente della Fondazione, Anna Paola Mossetto, che guida insieme al figlio Alexandre Campra la Fondazione nata nel 1992 per volontà di Giovanni Battista Mossetto e Laura Camoletto – la nostra Fondazione continua a a guardare al futuro del territorio torinese e metropolitano mettendo la persona al centro. ‘Abbracciare gli alberi’ sintetizza la nostra missione: quella di unire innovazione sociale, sostenibilità e relazioni umane autentiche”.</p>
<p>Nel fine settimana del 19 e 20 ottobre, intorno agli alberi del giardino di Palazzo Cisterna, saranno avvolte delle sciarpe di lana.</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>Rivive il Blue Bar di Profondo Rosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 18:42:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/5c8911ed-d6ee-4311-be52-33bec7205798-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/5c8911ed-d6ee-4311-be52-33bec7205798-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/5c8911ed-d6ee-4311-be52-33bec7205798-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Una grande installazione ricostruisce in piazza C.L.N. l’iconico Blue Bar di Profondo Rosso, proprio nel luogo in cui Dario Argento fece realizzare la scenografia originale nel 1975, ispirata a Nighthawks di Edward Hopper. Un suggestivo gioco di rimandi con Casa Marchetti, progettata nella stessa piazza come omaggio al Blue Bar e all’immaginario di Hopper. Cinema, architettura e città si incontrano così ancora una volta nel luogo che ha fatto da sfondo a una delle immagini più iconiche del cinema di Argento.L’installazione è temporanea in occasione dell’inaugurazione di via Roma. Giuliana Prestipino</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/5c8911ed-d6ee-4311-be52-33bec7205798-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/5c8911ed-d6ee-4311-be52-33bec7205798-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/5c8911ed-d6ee-4311-be52-33bec7205798-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Una grande installazione ricostruisce in piazza C.L.N. l’iconico Blue Bar di Profondo Rosso, proprio nel luogo in cui Dario Argento fece realizzare la scenografia originale nel 1975, ispirata a Nighthawks di Edward Hopper. Un suggestivo gioco di rimandi con Casa Marchetti, progettata nella stessa piazza come omaggio al Blue Bar e all’immaginario di Hopper. Cinema, architettura e città si incontrano così ancora una volta nel luogo che ha fatto da sfondo a una delle immagini più iconiche del cinema di Argento.L’installazione è temporanea in occasione dell’inaugurazione di via Roma.</p>
<p>Giuliana Prestipino</p>
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		<title>Il castello di Miradolo presenta Gaza in HeART</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 14:34:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/07/PM_0132_CASTELLO-DI-MIRADOLO_CINEMA-SOTTO-LE-STELLE_2022-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/07/PM_0132_CASTELLO-DI-MIRADOLO_CINEMA-SOTTO-LE-STELLE_2022-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/07/PM_0132_CASTELLO-DI-MIRADOLO_CINEMA-SOTTO-LE-STELLE_2022-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Dopo la pausa estiva  il Castello di Miradolo e il suo parco riaprono eccezionalmente le porte in due fine settimana di settembre,  sabato 19 e domenica 20 settembre , dalle 10 alle 19, quando sarà  possibile tornare a passeggiare nel parco e visitare il castello, nuovamente aperto da sabato 26 a mercoledì 30 settembre. In queste date il castello di Miradolo ospita Gaza in HeART, un progetto dell’associazione Granello di Senape ODV che mette in dialogo i disegni dei bambini e delle bambine di Gaza con le parole, le immagini, la musica e le opere realizzate dagli studenti delle scuole</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/07/PM_0132_CASTELLO-DI-MIRADOLO_CINEMA-SOTTO-LE-STELLE_2022-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/07/PM_0132_CASTELLO-DI-MIRADOLO_CINEMA-SOTTO-LE-STELLE_2022-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/07/PM_0132_CASTELLO-DI-MIRADOLO_CINEMA-SOTTO-LE-STELLE_2022-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Dopo la pausa estiva  il Castello di Miradolo e il suo parco riaprono eccezionalmente le porte in due fine settimana di settembre,  sabato 19 e domenica 20 settembre , dalle 10 alle 19, quando sarà  possibile tornare a passeggiare nel parco e visitare il castello, nuovamente aperto da sabato 26 a mercoledì 30 settembre. In queste date il castello di Miradolo ospita Gaza in HeART, un progetto dell’associazione Granello di Senape ODV che mette in dialogo i disegni dei bambini e delle bambine di Gaza con le parole, le immagini, la musica e le opere realizzate dagli studenti delle scuole di Pinerolo.<br />
Esposizioni, concerti, laboratori, incontri di e per la pace. Si tratta di un dialogo a distanza che attraversa confini e differenze e trova nell’arte uno spazio per esprimere emozioni, vicinanza e desiderio di non restare in silenzio.</p>
<p>Martedì 15 settembre alle ore 17.30 sarà  la volta di un appuntamento con la scuola, in cui verranno presentate le attività didattiche della Fondazione Cosso per l’anno scolastico 2026-2027.<br />
Si tratta di un’occasione per conoscere nuove proposte , approfondire il metodo di lavoro  e confrontarsi sulla possibilità di costruire percorsi tra scuola, arte, natura e cultura.<br />
La Fondazione organizza anche momenti di incontro e formazione dedicati agli insegnanti, nell’ottica di una comunità educante che condivida conoscenze e buone pratiche.<br />
Per gruppi e scuole il castello e il parco sono visitabili tutti i giorni su prenotazione.</p>
<p>Info e prenotazioni  0121502761</p>
<p><a class="mailto-link" href="mailto:Prenotazioni@fondazionecosso.it" target="_blank" rel="noopener">Prenotazioni@fondazionecosso.it</a></p>
<p>Mara Martellotta</p>
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		<title>La de Sono riprende con un appuntamento dedicato alle donne compositrici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 12:31:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227021-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227021-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/09/1000227021-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />&#160; Nell&#8217;ambito della rassegna “MITO per la Città” La de Sono riprende la propria attività dopo la pausa estiva con un appuntamento realizzato in collaborazione con MITO SettembreMusica, nell&#8217;ambito di “MITO per la Città”, la rassegna che affianca la manifestazione principale, portando la musica in luoghi diversi della città e del territorio metropolitano, con concerti gratuiti e a prezzi accessibili. Lunedì 14 settembre, alle ore 18, all’Auditorium Operti, si terrà il concerto, libero fino a esaurimento posti, dal titolo “Il suono dell&#8217;emancipazione”, nell&#8217;ambito della rassegna “Musica al femminile”. Il concerto è in onore di Filippo Tortia, violoncellista. La serata è</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/09/12/la-de-sono-riprende-con-un-appuntamento-dedicato-alle-donne-compositrici/">La de Sono riprende con un appuntamento dedicato alle donne compositrici</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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<p>Nell&#8217;ambito della rassegna “MITO per la Città”</p>
<p>La de Sono riprende la propria attività dopo la pausa estiva con un appuntamento realizzato in collaborazione con MITO SettembreMusica, nell&#8217;ambito di “MITO per la Città”, la rassegna che affianca la manifestazione principale, portando la musica in luoghi diversi della città e del territorio metropolitano, con concerti gratuiti e a prezzi accessibili.</p>
<p>Lunedì 14 settembre, alle ore 18, all’Auditorium Operti, si terrà il concerto, libero fino a esaurimento posti, dal titolo “Il suono dell&#8217;emancipazione”, nell&#8217;ambito della rassegna “Musica al femminile”. Il concerto è in onore di Filippo Tortia, violoncellista. La serata è dedicata a tre grandi compositrici: Clara Schumann, Emy Beach e Lili Boulanger, accomunate da un talento straordinario e dalla difficoltà di affermare pienamente la propria vocazione musicale in un’epoca in cui alle donne era ancora riservato uno spazio limitato alla vita artistica e culturale. Le tre protagoniste appartengono a generazioni e contesti diversi, ma condividono una storia di talento, determinazione e ostacoli. Clara Schumann è pianista e compositrice di straordinario rilievo, e dovette mettere spesso in secondo piano la propria creatività; Emy Beach, prima compositrice statunitense a ottenere un premio internazionale, si affermò in un ambiente musicale prettamente maschile; Lili Boulanger fu un talento precisissimo e la prima donna a vincere il prestigioso Prix de Rome, ed ebbe una carriera interrotta dalla malattia.</p>
<p>In scena il trio formato da Letizia Gullino, talentuosa violinista ed ex borsista de Sono, Martino Maina, violoncellista di fila e secondo violoncello dell’orchestra della Fondazione Toscanini, e da Alberto Brunero, giovane pianista e divulgatore musicale. L’ensemble è nato proprio nell’ambito di live motivetto, il progetto di educazione all’ascolto promosso dalla de Sono in collaborazione con la Fondazione Agnelli, che porta nelle scuole superiori di tutta Italia lezioni concerto pensate per avvicinare gli studenti alla musica classica attraverso il confronto diretto con i musicisti.</p>
<p>Auditorium Operti – corso Siracusa 213, Torino (quartiere Santa Rita)</p>
<p>“Il suono dell’emancipazione” – 14 settembre alle ore 18</p>
<p>Mara Martellotta</p>
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