ilTorinese

Arrestati dai carabinieri i gemelli della droga

Produzione e spaccio marijuana e hashish, i carabinieri arrestano due fratelli gemelli e un corriere e denunciano padre e figlio

Un controllo alla circolazione stradale ha permesso ai carabinieri di scoprire una serra per la coltivazione della marijuana e di arrestare un giovane che deteneva in casa lo stupefacente. In particolare, i carabinieri della Stazione di Leini hanno fermato a Bosconero, una macchina con quattro persone a bordo. Aleggiava un profumo di marijuana in macchina e pertanto i militari dell’Arma hanno perquisito sia la macchina sia gli occupanti. Il conducente e proprietario della vettura, un italiano di 26 anni, di Bosconero, è stato arrestato perché nel bagagliaio, i carabinieri hanno trovato 600 grammi di marijuana in sacchetti di plastica e sottovuoto. I carabinieri hanno anche trovato diversi spinelli nelle tasche di due passeggeri, due 20enni di Bosconero, che sono stati segnalati alla Prefettura di Torino come consumatori di cannabis. Il quarto passeggero sembrava quello più tranquillo, ma a casa sua i carabinieri hanno trovato una serra per la coltivazione della marijuana in cantina. Una produzione casalinga di cannabis avviata con la complicità del padre. Sequestrate lampade che riproducevano la luce necessaria alla crescita delle piante, un impianto di aerazione, necessario all’abbattimento della temperatura interna, diversi flaconi di fertilizzante e concime, necessari al nutrimento del terreno e delle radici delle piante. Nella serra sono state inoltre trovate e poste sotto sequestro anche una decina di piante di marijuana alte un metro e mezzo. Padre e figlio, di 45 e 19 anni, sono stati denunciati per produzione e possesso di droga
A Rivalta, i carabinieri della Stazione di Orbassano hanno arrestato due fratelli gemelli, di 19 anni, abitanti a Beinasco, per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Fermati in macchina durante un posto di controllo, i due fratelli sono apparsi nervosi e poco collaborativi con i carabinieri. In auto nascondevano circa 40 grammi di droga, tra hashish e marijuana, e a casa i carabinieri hanno trovato altri 120 grammi delle stesse sostanze. I due fratelli sono stati arrestati e collocati ai domiciliari.

Economia del benessere, in Piemonte spesi 2,6 miliardi nonostante il Covid

Philips presenta il Rapporto 2020. Gli italiani costretti dalla crisi Covid-19 a rivedere scelte e priorità. La spesa complessiva scende a 37 miliardi di euro contro i 43 miliardi del 2018

 

FOCUS PIEMONTE: spesi 2,6 miliardi di euro, in linea con la rilevazione del 2018

La quota più consistente, 1,1 miliardi di euro, alla sana alimentazione (1 mld nel 2018)
Seguono la cura del corpo (640 mln Vs 510 mln 2018) e l’attività fisica (420 mln Vs 494 mln 2018)

 

Gli italiani continuano a sentirsi bene e, in larga parte, a essere attenti alla cura di sé e della propria immagine, ma la crisi Covid-19 ha inevitabilmente fatto sentire i propri effetti, con ripercussioni sugli acquisti di prodotti e servizi per il benessere, scesi nell’ultimo anno a 37 miliardi di Euro, contro i 43 miliardi del 2018 (rilevazione: ottobre 2018).

Questo il dato principale che emerge dal Rapporto sull’Economia del Benessere 2020, seconda edizione dell’indagine voluta da Philips e realizzata da DOXA per analizzare stili di vita, abitudini e tendenze di consumo degli italiani.

In Piemonte la spesa per il benessere ammonta a 2,6 miliardi di euro, dei quali il 43% è riservato alla sana alimentazione, il 23% alla cura del corpo e il 16% all’attività fisica.

I piemontesi sono tra i pochi che hanno mantenuto sostanzialmente invariata la propria spesa per il benessere, anche se analizzando il paniere la distribuzione risulta mutata. La sana alimentazione resta stabilmente la prima voce, 3 punti percentuali più in alto della media nazionale (40%), anche perché gli abitanti della regione sono nettamente quelli che più acquistano prodotti per diete e regimi alimentari specifici (60% Vs media italiana 59%).

Cala al 16% (Vs 19 nel 2018) la spesa per l’attività fisica mentre cresce invece quella per la cura del corpo, che oggi pesa per il 23% sul totale (Vs 20% 2018). Leggere variazione si registrano invece negli ambiti Gestione dello stress e Cura del sonno.

A fronte di questa spesa, l’84% dei piemontesi valuta positivamente il proprio stato di salute, in linea con la precedente rilevazione e sopra la media nazionale dell’81%.

Malgrado il Piemonte sia stato tra le aree colpite con maggiore intensità dall’emergenza Covid-19, il 62% dei propri abitanti sostiene che quanto accaduto non cambierà il proprio atteggiamento verso la salute, un risultato significativamente superiore alla media nazionale (58%).

La pandemia ha però rovinato il sonno ai piemontesi, visto che oggi il 63% dichiara di soffrire talvolta o spesso di problemi di insonnia (Vs 59% media nazionale), la percentuale più alta in Italia, cresciuta addirittura del 20% rispetto alla precedente rilevazione.

“La crisi indotta dal Covid-19 ha impattato anche sulla spesa che gli italiani dedicano a prodotti e servizi per il benessere, che hanno registrano una contrazione di oltre 6 miliardi rispetto al dato 2018” – ha commentato Simona Comandè, General Manager Philips Italia, Israele e Grecia. “A questo periodo di sfide senza precedenti, Philips ha risposto mettendo al centro 3 elementi chiave della nostra strategia: innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Creare dunque soluzioni all’avanguardia, in grado di fare la differenza, anche a distanza, per clienti e consumatori, e di supportare al tempo stesso i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile. Abbiamo lavorato per trasformare un problema in un’opportunità e proprio la crescente attenzione dei consumatori italiani verso la sostenibilità e l’ambiente, emersa da questa seconda edizione del nostro Rapporto, ci stimola a rinnovare il nostro impegno quotidiano a migliorare la vita delle persone”.

 

Italia

L’81% degli abitanti del Belpaese valuta oggi positivamente il proprio stato di salute generale, un dato praticamente invariato rispetto alla precedente edizione del Rapporto. Ciononostante l’emergenza Covid-19 ha generato contraccolpi significativi sulle pratiche e gli acquisti orientate alla prevenzione, alla sana alimentazione e alla componente edonistica del benessere.

Sebbene la ripartizione del paniere di spesa sia in linea con quanto rilevato nella prima edizione della ricerca – 40% della spesa riservato alla sana alimentazione (vs 41% 2018), 23% alla cura del corpo(vs 24% 2018) e 19% all’attività fisica (Vs 20% nel 2018) – sono i numeri in termini assoluti a far emergere un quadro sostanzialmente diverso. La spesa in sana alimentazione ammonta quest’anno a 14,9 mld di €, registrando una contrazione del -15% rispetto ai 17,5 mld del 2018quella per la cura del corpo è scesa a 8,6 mld € dai 10,2 mld € della scorsa rilevazione (-15%)mentre quella per l’attività fisica è pari a 7,1 mld €, segnando un decremento del -17% dagli 8,6 mld € del 2018.

Dopo mesi di lockdown, in cui i cittadini italiani sono stati soggetti a elevati livelli di tensione e incertezza, non è casuale che a reggere il confronto con la rilevazione precedente siano proprio la spesa per la gestione dello stress (4,8 mld vs 4,9 mld 2018 pari a -2%e per il sonno. Quest’ultima va addirittura in controtendenza, raggiungendo i 2,1 mld €: una crescita del +16% rispetto agli 1,8 mld € del 2018.

 

Palazzo Lascaris si è tinto di arancione

Ieri,  17 settembre, il Consiglio regionale ha ricordato la Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita con un gesto simbolico, illuminando di arancione la facciata di Palazzo Lascaris, aderendo così all’invito dell’Organizzazione mondiale della Sanità allo scopo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema, particolarmente sentito nel contesto dell’attuale emergenza pandemica.

L’iniziativa è il primo dei progetti che il Consiglio regionale, attraverso l’attività degli Stati generali dello sport e del benessere, intende promuovere e realizzare sulla salute pubblica, con l’intenzione di sensibilizzare la cittadinanza sulla prevenzione delle patologie e sul contributo che ciascuno può dare alla salvaguardia della salute di tutti.

“Questa giornata deve essere l’occasione per un confronto tra tutti coloro che operano in ambito sanitario sullo specifico tema della gestione del rischio clinico e per consolidare la collaborazione fra cittadini e aziende sanitarie nel processo di miglioramento della qualità e della sicurezza delle cure”, ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia . “Solo attraverso la promozione e la crescita di una cultura della salute più attenta e vicina al paziente e agli operatori si  potranno avere significativi cambiamenti nell’ambito della sicurezza delle cure e della persona assistita”.

Lo stesso giorno ricorre anche la Giornata mondiale per la sicurezza dei pazienti (World patient safety day), che l’Oms ha scelto di dedicare quest’anno proprio all’interrelazione fra sicurezza degli operatori sanitari e dei pazienti con lo slogan “Operatori sanitari sicuri, pazienti sicuri”.

Siamo tutti narcisi?

Incontro con Michela Gecele e Sara Bouchard sul tema delle personalità narcise e di come “difendersi” all’interno di una relazione

18 settembre 2020 – ore 18:30

c/o Nora Book & Coffe – Via Delle Orfane 24/D, Torino

Prenotazione necessaria via mail a norabookecoffee@gmail.com o via Whatsapp al numero 3803609834.

Incontro con Michela Gecele – psichiatra, psicoterapeuta e autrice della serie di gialli Ada, Torte e delitti – che parlerà del suo ultimo libro: “Siamo tutti narcisi? Alla ricerca della relazione perduta”.

Il testo, tra il serio e il faceto, fornisce delle chiavi di lettura utili a comprendere il fenomeno del narcisismo e a imparare a gestire le relazioni con un* partner narcis*.

Con l’autrice dialogherà la counselor e formatrice Sara Bouchard, che approfondisce da anni le tematiche legate alle identità di genere e agli orientamenti sessuali.

Il libro

Il testo si dipana in un percorso ritmato e ironico, che chiama direttamente in causa il lettore e soprattutto le lettrici. L’idea di base è quella di dare delle chiavi di lettura e delle linee guida per le relazioni con il partner narciso, personaggio diffuso e quasi inevitabile nella nostra società. La varietà di tipologie dei “narcisi” si estende fino ad arrivare a comprendere (quasi) tutti noi. Fra serietà saggistica e gioco, incontreremo vampiri, dongiovanni, streghe, personaggi del mito e della cinematografia. Fino a descrivere una rivoluzione possibile. Delle relazioni, del sentire, dei rapporti fra i sessi, della realtà. La visione che viene presentata ai lettori – chiunque sia interessato al tema, senza escludere gli addetti ai lavori – è ironica ma, soprattutto, positiva e propositiva.

Michela Gecele

è psichiatra e psicoterapeuta della Gestalt, trainer e supervisore.

Ha pubblicato libri, articoli e capitoli sui temi della psicoterapia e della psicopatologia, esplorando la sofferenza clinica e le relative esperienze di adattamento creativo da un punto di vista fenomenologico e gestaltico. Un altro tema clinico di ricerca e approfondimento è quello delle tematiche interculturali.

Lavora da anni nei servizi pubblici di salute mentale e per tre anni ha coordinato, a Torino, un servizio psicologico e psichiatrico per gli immigrati.

È membro del New York Institute for Gestalt Therapy (NYIGT) e del Human Rights & Social Responsibility (HR&SR) Committe della European Association for Gestalt Therapy (EAGT), ed è co-direttore dell’Istituto di Psicopatologia e Psicoterapia della Gestalt (IPsiG) di Torino.

È autrice anche di una serie di libri gialli, “Ada, torte e delitti”, che vedono come protagonista una sociologa berlinese residente a Catania, appassionata di torte e di misteri.

“Sempre meno poliziotti: impossibile assicurare i criminali alla giustizia”

Riceviamo e pubblichiamo / In pochi anni ci saranno 20.000 poliziotti in meno in organico, nonostante negli ultimi anni molti Uffici della polizia di Stato della città di Torino, abbiano già subito il 40% di riduzione del personale

           Non è più una mera supposizione ritenere che la sicurezza interna del nostro Paese potrebbe intraprendere una china pericolosa in fondo alla quale le esigenze di sicurezza dei cittadini potrebbero non ricevere più risposte adeguate.

          Quello che realisticamente si potrebbe profilare, se le assunzioni in Polizia seguiranno i tempi del Covid 19, sono 20 mila poliziotti in meno entro il 2025 reintegrati, forse, da poche migliaia di poliziotti. La differenza potrebbe significare ben oltre 14.000 poliziotti in meno nel nostro Paese entro il 2025 e i restanti poliziotti in servizio avranno un’età media oltre i 48 anni.

            Non è il solito grido di allarme che si leva dalle file dei sindacati, ma un’autentica e seria preoccupazione per il futuro della sicurezza dei cittadini.

RENDERE OPERATIVI I CONCORSI O PROCEDERE CON LO SCORRIMENTO DEL CONCORSO PREGRESSO È UNA NECESSITÀ IMPROROGABILE.

         Il crimine non arretra e soprattutto non aspetta i rinforzi delle forze dell’ordine. Men che meno sembra arrestarsi l’immigrazione irregolare che spesso si trasforma in mano d’opera a basso costo per la criminalità organizzata e per la criminalità predatoria, aumentando lo spaccio di droga e, nondimeno, il degrado urbano in molte periferie. I Centri di Permanenza e Rimpatrio (C.P.R.) che sarebbe utile prevedere in ogni capoluogo di Regione, saranno sorvegliati con sempre maggiore difficoltà e le rivolte saranno contenute con grandi sforzi. Se a queste legittime preoccupazioni sulla sicurezza si aggiungono le gravose condizioni sociali ed economiche al massimo storico, è oggettivamente incontrovertibile constatare l’insufficienza numerica dei poliziotti, necessari per assolvere assiduamente agli impegni legati all’ordine pubblico, al controllo del territorio, all’attività info-investigativa, amministrativa e a tutte quelle materie, inerenti le diverse specialità di polizia.

           Se poi, a queste pesanti condizioni, aggiungiamo lo stress psicofisico a cui andrebbero incontro gli operatori di polizia, la questione diventa terribilmente seria e richiede interventi straordinari, che solo un ottuso pressapochismo istituzionale e politico potrebbe non capire.

          Se dal Governo non si provvederà al più presto con misure eccezionali ad arruolare poliziotti, evitando i lunghi anni di attesa, una città come Torino (ma non solo), subirà un inesorabile tracollo delle funzioni di polizia e non saranno sufficienti i doppi turni di lavoro, già oggi assolti con grande sacrificio dai poliziotti. Ministro dell’Interno e Amministrazione sembrano limitare lo sforzo delle assunzioni a standard ordinari mentre i parametri di riferimento dovrebbero essere connotati dall’eccezionalità.

La paura di una mancanza di sicurezza è già adesso palpabile. Non è lontano il momento in cui si dovrà scendere al compromesso con i valori sociali e individuali scegliendo quale standard di sicurezza operativo sarà più conforme e applicabile per soddisfare le richieste minimali di sicurezza dei cittadini; quali compiti istituzionali saranno prevalentemente ritenuti ineludibili e a cui destinare prioritariamente gli operatori di polizia: nel controllo del territorio e quindi nell’attività preventiva, sacrificando in buona parte quella giudiziaria, investigativa e amministrativa, o viceversa ridurre l’azione preventiva per agire sul piano repressivo, non meno essenziale per la lotta alla criminalità e per la sicurezza dei cittadini.

           Non occorre essere un criminologo per intuire che con numeri di operatori così limitati l’allarme sicurezza lanciato dai sindacati è purtroppo più che attendibile.

            La presenza qualificata e sostanziale delle forze dell’ordine non può essere un optional soggiogata dal Covid 19 o soggetta alla contabilità pubblica. È proprio a causa di questa nefasta contabilità che ha bloccato per anni il turnover delle forze dell’ordine se oggi ci troviamo in questa preoccupante prospettiva, che non potrà essere certo superata con poche migliaia di assunzioni.

           Le chiacchiere e le buone intenzioni o le pianificazioni di là a divenire, non saranno in grado di tutelare sufficientemente i nostri figli, gli anziani, le famiglie e, la furia delinquenziale potrebbe ritagliarsi ulteriori spazi nevralgici dove l’illegalità inciderà negativamente sulla serena convivenza civile.

            La questione non è quella di andare incontro alle esigenze dei poliziotti, o meglio non è solo questa, atteso che negli ultimi anni la forbice dei tagli ha ridotto quasi del 40% il personale in quasi tutti gli uffici di polizia, ma è soprattutto quella di comprendere, numeri alla mano, quale livello di sicurezza dei cittadini si è disposti a sacrificare nel prossimo futuro.

            Se vogliamo trasformare la nostra città e non solo, in un luogo in cui la criminalità ha “campo libero” è sufficiente continuare con queste politiche “suicide” della sicurezza. E nessuno si illuda che sarà sufficiente trasferire attività amministrative, oggi di competenza della polizia di stato, ai comuni: i numeri recuperabili sarebbero comunque insufficienti.

            I sindacati di polizia non chiuderanno gli occhi facendo finta di niente, non si presteranno ai giochetti politici; sarebbe da irresponsabili fingere che tutto vada bene, e attendere magari tra qualche anno, l’arrivo di qualche solone, in vena di propaganda, che farà notare lo scellerato abbandono delle nostre città. È una responsabilità troppo grande per favorire la politica dello struzzo e nessuno può chiamarsi fuori.

            Solo una presa di coscienza generale può richiamare l’attenzione di chi, forse anche a causa della complessa e complicata contingente situazione del nostro Paese si è troppo distratto, non accorgendosi di quello che potrà accadere nei prossimi anni.

           È il momento che la politica si prenda le sue responsabilità. E sono soprattutto alcuni pezzi della politica che hanno da sempre avversato le Forze dell’Ordine, facendole apparire come delle forze esclusivamente repressive, che devono comprendere il loro insostituibile compito, esercitato nell’interesse del cittadino, a garanzia della convivenza civile. Sarebbe un errore gravissimo speculare su sporadici esempi negativi, riconducibili a qualche appartenente delle forze dell’ordine, per destabilizzare il sistema di sicurezza Nazionale

            Bisogna agire subito e adesso perché domani sarà troppo tardi e nessuno, proprio nessuno, potrà nascondersi dietro un dito, giurando di non avere mai saputo in quali condizioni verteva la sicurezza pubblica del Paese.

ADESSO È IL MOMENTO DELLA RESPONSABILITÀ E NON DELLE CHIACCHIERE.

I SINDACATI DI POLIZIA SONO PRONTI A FARSI PORTAVOCE DI QUESTA IMPELLENTE ESIGENZA DI VITA:

 LA NOSTRA SICUREZZA.

                          SIULP                   SAP                  FED. COISP-MOSAP                  FSP Polizia di Stato

                       BRAVO           PERNA                     CAMPISI                             PANTANELLA 

“Cara sindaca, perché non ricordare il 150° della Breccia di Porta Pia?”

LETTERA APERTA  di Pier Franco Quaglieni / Gentile Sindaco, Ho letto che anche quest’anno il Comune ricorderà in piazza San Carlo le vittime in seguito alla sommossa contro il trasferimento della capitale da Torino a Firenze nel 1864.

Si tratta certamente di una iniziativa molto lodevole, ma quest’anno ricorrono i 150 anni  della Breccia di Porta Pia  del 20 settembre 1870 e di Roma capitale. Non mi risulta che a Torino il Comune abbia promosso iniziative in proposito. Al Museo del Risorgimento si terrà un concerto per iniziativa del Museo e del Centro Pannunzio che avrò l’onore di aprire con un ricordo storico di una tappa fondamentale del nostro Risorgimento.
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Sarebbe stato importante che Torino, prima capitale d’ Italia, ricordasse una data che appartiene alla nostra storia nazionale e che non fu così divisiva come quella dei moti del 1864. Roma capitale d’ Italia era voluta da Cavour che solennemente a Torino nel primo Parlamento italiano la  proclamò capitale nel 1861, era voluta da Mazzini che diede vita alla straordinaria esperienza democratica della Repubblica romana ,era voluta da Garibaldi che con tanti volontari tentò, manu militari, di arrivarvi per due volte e venne fermato in Aspromonte e a Mentana. Vinse la linea moderata e diplomatica degli eredi di Cavour, Minghetti e  Visconti Venosta che portò a Roma dopo Firenze capitale, approfittando della caduta di Napoleone III dopo Sedan.
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Fu la via più lunga, ma l’unica percorribile perché l’Italia neonata era fragilissima e un’avventata occupazione di Roma avrebbe potuto determinare l’intervento austriaco oltre che quello francese e mettere in crisi il nuovo Stato aggredito all’interno dal brigantaggio meridionale. Il XX settembre determinò anche l’apertura della Questione Romana da parte della Chiesa cattolica che si ritenne prigioniera e  della stragrande maggioranza dei cattolici italiani. Non tutti perché il cattolico liberale Alessandro Manzoni fu favorevole a Roma capitale del nuovo Regno, dimostrando anche in questa occasione una grande lungimiranza. Si aprì un caso di coscienza per i cattolici che come cittadini avrebbero dovuto partecipare alla vita politica e come credenti non potevano essere presenti sul terreno politico in seguito al Non  exspedit del Vaticano. La Legge delle Guarentigie nel 1871 cercò di garantire il “libera Chiesa in libero Stato“ di Cavour e la Chiesa in effetti fu sempre garantita nella sua indipendenza. Un papa illuminato come Paolo  VI nel 1970 riconobbe che la Chiesa venne liberata dal peso del potere temporale, consentendole l’esercizio pieno della sua funzione universale. Il presidente Saragat  ricordò anche lui la data del XX settembre.
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A Torino il Sindaco Giovanni Porcellana non volle aderire ad un mio invito a ricordare il centenario della data che fu un punto di arrivo importante del Risorgimento nazionale. Era un cattolico un po’ integralista e soprattutto illiberale. Anni dopo ci chiarimmo amichevolmente . Vedo che anche Lei, 50 anni dopo, ne segue inconsapevolmente l’esempio. Essere laici resta un problema difficile da rivolvere e soprattutto resta ancora difficile avere il senso della storia, come diceva Adolfo Omodeo, maestro di studi risorgimentali. Oggi a Torino dovrebbe risuonare la grande lezione storica di Chabod, di Maturi,  di Garosci, di Galante Garrone, di Nada, di Levra che hanno contribuito a scrivere la storia risorgimentale. Ma forse il Risorgimento è considerato dai più una cosa vecchia, mentre non lo è affatto. Noi torinesi dobbiamo sentire l’orgoglio di avere nella straordinaria cornice storica di Palazzo Carignano il Museo Nazionale del Risorgimento, il più importante d’ Italia in assoluto. Un cordiale saluto.
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

Coronavirus, 70 contagi in più e nessuna nuova vittima

CORONAVIRUS PIEMONTE: IL BOLLETTINO DELLE ORE 16:30

27317 PAZIENTI GUARITI E 348 IN VIA DI GUARIGIONE

Oggi l’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha comunicato che i pazienti virologicamente guariti, cioè risultati negativi ai due test di verifica al termine della malattia, sono 27.319 (+ 62 rispetto a ieri), così suddivisi su base provinciale: 3.409 (+8) Alessandria, 1625 (+4) Asti, 856 (+1) Biella, 2.631 (+9) Cuneo, 2.452 (+2) Novara, 13.938 (+18) Torino, 1214 (+8) Vercelli, 1004 (+8) Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 188(+4) provenienti da altre regioni.

Altri 348 sono “in via di guarigione”, ossia negativi al primo tampone di verifica, dopo la malattia e in attesa dell’esito del secondo.

I DECESSI RIMANGONO 4153

Nessun decesso di persona positiva al test del Covid-19 è stato comunicato nel pomeriggio dall’Unità di Crisi della Regione.

Il totale rimane quindi di 4153 deceduti risultati positivi al virus, così suddivisi per provincia: 681 Alessandria, 256 Asti, 208 Biella, 399 Cuneo, 374 Novara, 1838 Torino, 224 Vercelli, 133 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 40 residenti fuori regione, ma deceduti in Piemonte.

LA SITUAZIONE DEI CONTAGI

Sono 34.040 (+70 rispetto a ieri, di cui 54 asintomatici. Dei 70 casi, 18 screening, 41 contatti di caso, 11 con indagine in corso. I casi importati sono 7 su 70.) i casi di persone finora risultate positive al Covid-19 in Piemonte, così suddivisi su base provinciale: 4.272 Alessandria, 1.937 Asti, 1.107 Biella, 3.266 Cuneo, 3.164 Novara, 16.968 Torino, 1.625 Vercelli, 1.207 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 290 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 204 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

I ricoverati in terapia intensiva sono 6 (invariato rispetto a ieri).

I ricoverati non in terapia intensiva sono 136 (+ 13 rispetto a ieri).

Le persone in isolamento domiciliare sono 2080.

I tamponi diagnostici finora processati sono 654.457, di cui 365.561 risultati negativi.

TAMPONI HOTSPOT SCOLASTICI
Sono 346  gli studenti e operatori della Scuola che oggi hanno usufruito del servizio degli hotspot scolastici allestiti dalla Regione Piemonte per l’esecuzione immediata del tampone per la diagnosi di coronavirus covid-19.
Il dato comprende sia gli accessi diretti richiesti in orario scolastico, sia quelli programmati, che hanno approfittato dell’opportunità per accorciare i tempi di effettuazione del test.
Dall’inizio dell’anno scolastico, i casi di positività attualmente riscontrati attraverso gli accessi diretti sono stati 10.

Misurazione della febbre a scuola: il Tar dà ragione a Cirio

Le scuole piemontesi continueranno a misurare la febbre agli studenti almeno fino al 14 ottobre

La domanda di sospensione cautelare del governo Conte, che aveva impugnato il decreto del presidente della Regione Alberto Cirio, è stata rigettata dal Tar.

Secondo il tribunale amministrativo regionale: “ il provvedimento regionale impugnato integra e non sovverte il contenuto della disciplina statale”.

Il 14 ottobre la causa sarà discussa in camera di consiglio e si prenderanno nuove decisioni.

Referendum, cattolici democratici e popolari protagonisti per il No

“L’appello per il No illustrato nei giorni scorsi in una affollata conferenza stampa a Torino ha registrato un crescendo di consensi e di adesioni e, soprattutto, ha rilanciato le ragioni politiche e culturali del cattolicesimo democratico e popolare attorno ad un tema decisivo come la qualità e il futuro della nostra democrazia.

Un appello che, accanto alla massiccia adesione dei popolari torinesi e piemontesi, ha raccolto anche la condivisione di settori culturali affini. Dai settori liberali ad una significativa area della sinistra democratica, dalla esperienza delle sardine ad esponenti politici e culturali dell’area laica torinese. Se, durante le varie presentazioni e confronti pubblici, abbiamo potuto constatare e riaffermare le ‘ragioni’ del No e registrare, al contempo, una forte e convinta motivazione di questo campo per recarsi ai seggi domenica prossima, dall’altro non possiamo non ricordare che sono proprio le ragioni politiche, culturali e costituzionali del cattolicesimo popolare che in questa circostanza sono state progressivamente valorizzate e condivise. Senza alcuna rivendicazione corporativa o di nicchia, c’è stato un sussulto di dignità di quest’area che si è riscontrato a livello nazionale ma anche, e soprattutto, a livello torinese
e piemontese. In un clima, lo vogliamo sottolineare ancora una volta, aperto alle correnti culturali e politiche che su questi temi – dalla difesa della Costituzione alla centralità del Parlamento, da un serio equilibrio dei poteri dello Stato al ruolo e alle funzioni delle Assemblee elettive – hanno trovato una forte convergenza. Ecco perchè il dibattito pubblico emerso dai quesiti referendari non può essere rubricato come una esperienza inutile e passiva. Al contrario, ha innescato un confronto dove sono emerse concezioni diverse, se non alternative, di come si può e si deve declinare la democrazia nella società contemporanea. E dove i cattolici democratici e popolari hanno fatto emergere, ancora una volta, la loro specificità politica e culturale”.

Giampiero Leo. Giorgio Merlo. Alessandro Risso

Il traguardo dei “Coppi e Bartali della solidarietà”

REGGIO EMILIA: AL VIA ‘TRIP TO TRIESTE’ Al via il 17 Settembre la maratona benefica a due ruote di Edi Righi di BeChildren Onlus e Cristiano Bilucaglia di ‘uBroker’ a sostegno del programma “La casa del dono” in favore dell’Associazione triestina ‘ABC’ che accoglie i genitori dei piccoli ricoverati all’ospedale pediatrico ‘Burlo Garofolo’.

Pedalare fa bene al cuore. In tutti i sensi. E, soprattutto, aiuta la vita. La propria, ma anche quella del prossimo. Come faranno dal 17 al 23 Settembre due ciclofili per scelta, provenienti dal mondo del sociale e dell’impresa.

Nasce su questa premessa la poderosa stretta di mano siglata tra Edi Righi, Presidente di BeChildren Onlus, e Cristiano Bilucaglia, Presidente di uBroker Srl, prima azienda italiana con sede a Torino ad aver azzerato le bollette di luce e gas, per fornire sostegno concreto all’Associazione ‘ABC’ di Trieste, da sempre attiva in prima linea nel garantire accoglienza alle famiglie non triestine e non abbienti con giovanissimi figli ricoverati all’IRCCS Materno Infantile ‘Burlo Garofolo’ del capoluogo friulano, mediante l’offerta di disponibilità gratuita di una serie di abitazioni atte al soggiorno dei parenti durante la degenza e la riabilitazione dei minori.

I due originali benefattori, novella coppia di ‘Coppi e Bartali della solidarietà’, simbolo concreto “del sodalizio imprescindibile che deve sempre legare il comparto produttivo a quello del welfare, chi produce benessere a chi soffre ed è senza risorse”, come spiegano, percorreranno in una settimana in bicicletta un lungo tragitto a tappe che, dall’Emilia-Romagna attraverso il Veneto, li condurrà a Trieste: e, più precisamente, a ‘La Casa del Dono’, uno degli alloggi solidali così ribattezzato per l’occasione di cui BeChildren, grazie alla generosa sensibilità di ‘uBroker Srl’, ha scelto di impegnarsi nell’onorare i costi di locazione.

Questo il diario del viaggio simpaticamente intitolato ‘Trip To Trieste’, strizzando l’occhio, per l’ambizione benevola dell’intento, ai fasti del mitico ‘Trip To Mars’ che cambiò la storia della scienza e dell’umanità, a indicare il fatto che nella vita occorre sempre porsi innanzi a nuove mete: partenza fissata il 17 Settembre da Reggio Emilia, per muoversi poi su Ferrara (il 17/09), Chioggia (18/09), Padova (19/09), Treviso (20/09), Bibione (21/09), con arrivo nella città famosa anche per la Bora il 22 settembre, dopo circa 490 km di strade secondarie percorse a quattro ruote (due per ciascuno!). E presenziare così alla inaugurazione della “Casa del dono” alle ore 11 del 23 settembre. Portando con sé, simbolicamente, le chiavi dell’appartamento che verranno offerte alla famiglia che per prima ne usufruirà.

A ogni fermata nelle destinazioni intermedie del predetto percorso, nel tardo pomeriggio, si svolgerà un incontro con i benefattori di ‘BeChildren Onlus’ e i collaboratori e la rete commerciale di uBroker chiamati a raccolta, primi sostenitori dell’iniziativa, per illustrare loro tutte le sinergie scaturite dall’incontro virtuoso fra la Onlus che da sempre si occupa di formazione e prevenzione dei rischi dei minori terzomondisti, e l’azienda multiutilities dal cuore grande che, sin dalla sua fondazione, ha scelto di mantenere una mano tesa a mense dei poveri, chiese e parrocchie bisognose di aiuto, territori terremotati e disagiati, condividendo gioiosamente con essi una parte importante dei propri proventi.
“Si fa così realtà la partnership conclusa felicemente a Febbraio 2020 fra ‘BeChildren Onlus’, e l’Associazione triestina ‘ABC’ con il prezioso sostegno di ‘uBroker Srl’, in nome dell’attenzione ai più piccoli e alle loro famiglie, bruscamente stoppata dal dilagare della pandemia da Covid-19”, esordiscono in coro i due protagonisti dell’avventura ciclabile.
“Il viaggio che, inizialmente, avrebbe dovuto concludersi a Trieste lo scorso 24 aprile, giungerà a compimento invece il prossimo 23 Settembre, giorno in cui cade la memoria di San Pio da Pietrelcina, figura che proprio ai malati e ai sofferenti dedicò una vita intera. Albert Einstein diceva che ‘Coincidenza è il modo che Dio ha di restare anonimo’, e questo suona ancor più per noi come una preziosa benedizione”, concludono all’unisono Edi Righi e Cristiano Bilucaglia.