Violento scontro nella notte a Novara in viale Giulio Cesare. Intorno all’1,30 un’auto ha investito una moto guidata da un giovane di 19 anni. Il ragazzo è stato portato all’ospedale Maggiore di Novara: è in gravi condizioni.
All We Imagine as Light di Payal Kapadia
Sono stati annunciati i film vincitori della Competizione Ufficiale del 77° Festival di Cannes e nel ristretto numero di opere premiate il TorinoFilmLab, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema, ha visto spiccare anche un suo film.
Il Grand Prix è stato assegnato a All We Imagine as Light di Payal Kapadia, il primo film indiano in concorso a Cannes da 30 anni a questa parte e uno dei 4 titoli diretti da registe donne in questa categoria.
Il film fa parte del lungo elenco dei TFL FILM; quasi 200 opere alla cui realizzazione il TorinoFilmLab ha contribuito in diversi modi, dallo sviluppo della sceneggiatura, fino al supporto per la distribuzione, il TFL Audience Design Fund (€ 45.000) che proprio All We Imagine as Light si è aggiudicato quest’anno.
Opera seconda della regista indiana che ha esordito proprio a Cannes nel 2021 con Night of Knowing Nothing, vincitore del premio Golden Eye per il Miglior Documentario alla Quinzaine des Cinéastes.
Le protagoniste Prabha e Anu, due infermiere che vivono a Mumbai, sono entrambe coinvolte in situazioni d’amore impossibili. Un giorno le due donne partono per un viaggio on the road verso una località di mare dove la foresta mistica diventa uno spazio in cui i loro sogni possono svelarsi. Una co-produzione Francia, India, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Menzione Speciale Caméra d’or per la migliore opera prima a Mongrel di Wei Liang Chiang, autore singaporiano che grazie al percorso ‘ScriptLab’ ha scritto la sceneggiatura accompagnato dagli esperti del TorinoFilmLab. Attraverso la storia di Oom, cittadino tailandese che pur non avendo qualifiche né formazione assiste malati e anziani, il film porta a galla il lavoro dei migranti e la criminalità organizzata nella provincia di Taiwan. Coproduzione tra E&W Films (Singapore), Le Petit Jardin (Taiwan) e Deuxième Ligne Films (Francia).
Inoltre, il Premio Oeil d’Or per il Miglior Documentario è andato a The Brink of Dreams documentario diretto della regista Nada Riyadh e del regista Ayman El Amir e sostenuto economicamente dal TorinoFilmLab con il fondo per la distribuzione TFL Audience Design Fund 2024 (45.000 €).
Il TorinoFilmLab è organizzato dal Museo Nazionale del Cinema con il supporto di MiC – Ministero della Cultura e Creative Europe – Programma MEDIA dell’Unione Europea.
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Anpas Piemonte al meeting della solidarietà di Pisa
Anpas Comitato Regionale Piemonte presente a Pisa alla sfilata del XVIII Meeting nazionale della solidarietà. (foto Facebook)
#meetAnpas #sempreAccanto

“Spazzamondo” a Caramagna Piemonte
Nei giorni scorsi a Caramagna Piemonte si svolta la campagna collettiva di raccolta rifiuti “Spazzamondo 2024” organizzata dalla Fondazione CRC e altri enti.
“Anche quest’anno un bel gruppo di ragazzi e famiglie, trascorrendo una piacevole mattinata insieme, si è dedicato con impegno alla raccolta dei vari rifiuti presenti lungo i percorsi prestabiliti.
Tale evento ha soprattutto lo scopo di sensibilizzare tutti i cittadini, ragazzi e adulti, a rispettare ogni giorno l’ambiente. I nostri piccoli gesti quotidiani possono servire a rendere più accogliente e più bello il nostro paese!
Un grazie, a nome dell’Amministrazione Comunale, alla Protezione Civile e al Gruppo Alpini che hanno vigilato affinché la mattinata si svolgesse in sicurezza e alla Proloco che ha ristorato in due momenti diversi i partecipanti.
Un grazie particolare alle ragazze e ai ragazzi che anche quest’anno hanno partecipato numerosi!”, questo il commento sulla pagina Facebook del Comune.
Campionati Italiani di Flying Disc disciplina Disc Golf
Si terranno i prossimi 1 e 2 giugno, presso il Golf Pian di Sole a Premeno (VB), nei pressi del Lago Maggiore, i Campionati Italiani di Flying Disc disciplina Disc Golf, organizzati dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali (FIGeST) Specialità Flying Disc e ospitati dalla ASD Il Disc Golf.
Il Disc Golf è una versione del più classico gioco del Golf, però, al posto delle mazze e delle palline, utilizza dischi, che, invece di entrare nelle buche vengono lanciati dentro a canestri (basket) dotati di catene che “catturano” il disco. Come per il golf esistono mazze diverse per tiri diversi, così nel disc golf esistono una gamma di dischi diversi in base alle necessità e alle situazioni.
Per ogni buca esiste una piazzola (chiamata TEE) da cui il giocatore effettua il primo lancio. Per proseguire il giocatore lancerà dal punto di atterraggio del disco, cercando di colmare la distanza dal bersaglio con la miglior precisione.
I Campionati Italiani prevedono cinque divisioni (Open, Women, Master 50, Master 40, Junior) che giocheranno su un layout di 11 buche. Si disputeranno in totale due round, che prevedono di percorrere due volte un percorso composto da undici buche, un mix di medie e lunge distanze con una discreta varietà di lanci e green difficili. I boschi in cui è immerso il campo arricchiscono il percorso con elementi tecnici tra cui alcuni gap e un tunnel shot che metteranno alla prova la precisione degli atleti. Seguirà una finale a undici buche giocata da tutti i partecipanti.
Sono attesi una cinquantina di partecipanti, tra i quali i più quotati atleti ed atlete delle rappresentative nazionali, come il campione italiano in carica Edoardo Turri, Vanessa Bucciol (tre volte campionessa italiana nella divisione femminile) e Riccardo Scroffernecher, Campione Italiano 2021 e 2022.
Come già accennato, la manifestazione si disputerà presso il Golf Pian di Sole, tipico – e molto apprezzato – terreno di un campo da golf tradizionale con la particolarità di un gioco fortemente improntato sui dislivelli, potendo godere del panorama mozzafiato delle montagne del Verbano.
Presidente della “Il Disc Golf ASD” è Riccardo Scroffernecher – verbanese di nascita, milanese di adozione – che dichiara «Siamo molto felici di ospitare i Campionati Italiani di Disc Golf, per la prima volta nella splendida cornice del Lago Maggiore. In particolare, nel bellissimo Golf “Pian di sole” che offre spazi superlativi e una collaborazione per la quale ringraziamo, per un appuntamento nazionale che metterà alla prova i migliori atleti e atlete d’Italia».
Luogo dell’evento: Golf Pian di Sole in Via Pineta, 1, 28818 Premeno VB
Programma:
Sabato 01 giugno 2024
09:00 – 13:00 Apertura campo per provare il percorso
15:00 – 18:00 Primo Round
18.00 Premiazione divisione Junior
Domenica 02 giugno 2024
09:30 – 12:00 Secondo Round
13:30 Finali
16:00 Cerimonia di Premiazione
L’istituto d’istruzione superiore Olivetti di Ivrea, rappresentato dalle classi 1I e 1L ITI, ha partecipato al concorso “Acqua bene prezioso”, indetto dal Rotary Club Cuorgnè e Canavese
L’ iniziativa ha voluto invitare a esplorare le tecnologie disponibili per la depurazione delle acque reflue e l’approvvigionamento di acque potabili o destinate all’uso agroalimentare.
Lo studio effettuato dalle due classi ha dato loro la possibilità di comprendere la complessità della gestione delle risorse idriche in un territorio, evidenziando importanti aspetti riguardanti il Canavese, sia per le acque potabili che per quelle reflue. In particolare, è stato interessante scoprire progetti significativi come il nuovo acquedotto che servirà i Comuni di Canavese ed Eporediese.
Un’attenzione particolare nel lavoro di ricerca degli studenti dell’Olivetti è stata dedicata agli utenti privati, con l’intento di individuare modalità per incentivarli a investire nel miglioramento della qualità e nella riduzione delle acque di scarico
La questione centrale che emerge dalla ricerca, hanno spiegato gli studenti nella presentazione del progetto, è la necessità di individuare percorsi politicamente praticabili per promuovere tali investimenti. Sul lungo periodo, le aziende potrebbero beneficiare in termini di efficienza e risparmio economico, con un conseguente
vantaggio ambientale derivante da un uso più responsabile delle risorse idriche.
Ottomila runners alla Stracandiolo
CORRI PER LA RICERCA. PIU’ DI 10 MILA EURO PER LE ATTIVITA’ DI CURA E RICERCA SUL CANCRO DELL’ISTITUTO DI CANDIOLO – IRCCS.
Successo di partecipanti per la tradizionale “corsa della solidarietà” a favore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, alla quale è stata devoluta l’intera somma raccolta per le iscrizioni. Nella parte competitiva hanno vinto il marocchino Said Hachchach, in campo maschile, e Elisa Viola, in quello femminile.
Candiolo, 26 maggio 2024 – Grande successo di partecipanti, oltre 800, alla 23/ma edizione della “Stracandiolo – Corri per la ricerca”, la gara podistica del calendario regionale Fidal e Uisp che da sempre sostiene la lotta contro il cancro. Come ogni anno, la gara si è svolta con partenza e arrivo all’Istituto di Candiolo – IRCCS, centro oncologico di eccellenza per la cura e la ricerca sul cancro riconosciuto a livello internazionale. L’intero ricavato delle iscrizioni è stato devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, organizzatrice in collaborazione con Torino City Marathon e Torino Road Runners ASD. Quest’anno sono stati raccolti oltre 10 mila euro.

Nella parte competitiva, in campo maschile ha vinto il marocchino Said Hachchach, della Torino Road Runners, in 28’18”. Sempre della Torino Road Runners la vincitrice in campo femminile, Elisa Viola, che ha fatto registrare il tempo di 32’32”. La corsa, patrocinata dal Comune di Candiolo, è ormai un classico del podismo piemontese e si snoda su un percorso di 8,2 chilometri.
Commentando il successo dell’edizione 2024 della Stracandiolo – Corri per la Ricerca, il Direttore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Gianmarco Sala, ha affermato: “Dal 1999 la Stracandiolo – Corri per la Ricerca accompagna lo sviluppo dell’Istituto di Candiolo – IRCCS e sostiene le attività oncologiche della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Per questo desideriamo ringraziare il mondo del podismo e dello sport per il continuo supporto, oggi finalizzato a realizzare nuovi spazi per curare sempre più persone e farlo sempre meglio. La Fondazione è, infatti, costantemente impegnata nel continuo aggiornamento del parco tecnologico dell’Istituto, e in particolare nella realizzazione della nuova Biobanca, struttura di circa 3.000 mq. di grande importanza per le ricerche oncologiche, che consentirà di sviluppare studi diversificati e su larga scala su campioni biologici crioconservati, con il fine di raggiungere diagnosi e terapie sempre più precise”.
Arriva da Cannes “Marcello mio” di Christophe Honoré
PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione
La piazza parigina di Saint Sulpice, il primo sole del mattino, un set che si va preparando, una roulotte da cui esce Chiara Mastroianni, agghindata come fosse la Ekberg, abito nero e stola bianca di pelliccia, al suono di “Mi sono innamorato di te” di Tenco un tuffo nella fontana con stivaloni verdi e senza: la regista urla “brava, va bene” ma tutto quanto sa di un gran pasticcio. Poi l’immagine del padre che va a sovrapporsi sul suo viso, riflessa nello specchio del bagno. E quando la regista Nicole Garcia, durante un provino, dice a Chiara – sotto lo sguardo amichevole e sostenitore, quasi paterno, di Fabrice Luchini – “ti vorrei più Mastroianni e meno Deneuve”, ecco che l’attrice, arrivata ai suoi 52 anni (li compirà domani), figlia di tanta coppia, sente di dover rivedere e ricostruire il proprio rapporto con il padre, con la sua figura indolente e multiforme, con il suo genio cinematografico, con i riferimenti familiari forse sbrindellati. Chiara decide di “essere” Marcello (“chiamami Marcello” è l’imperativo da oggi in poi), mentre chi sta attorno a lei – mamma Catherine, l’antico amore dell’adolescenza che è Melvil Poupaud, l’ex consorte Benjamin Biolay – guarda a quel “progetto” con una certa apprensione: nella memoria ricostruita, tra sentimenti che rinascono e ricordi che prendono nuovamente corpo, indossa il cappello e gli occhiali di “8 e mezzo”, mette l’abito scuro ed elegante di “Ginger e Fred”, con il gran carico di tristezza di quel film, ne imita la gestualità e lo sguardo e il modo di porsi, guarda ai vecchi personaggi e alle immagini dei film, si esprime in italiano e girovaga per le strade della Parigi notturna sino a incontrare un soldatino inglese, bisex tra l’attesa di un lui e l’innamoramento di lei, all’ombra di un ponte che rimanda i cinefili alle “Notti bianche” di Visconti.

Un gioco, una scommessa, una necessità? La casualità soltanto di aprire un vecchio album di fotografie? Questo “Marcello mio” con cui Christophe Honoré – arrivato alla settima collaborazione con l’attrice, vera e propria complicità, qui un percorso tra pubblico e privato che per buona parte del film si fa intrigante, ti spinge a una attenta partecipazione – non districa soltanto un antico rapporto (è bello e commovente riascoltare, nell’appartamento dove Chiara abitò con i genitori, poggiando l’orecchio al pavimento, la musica di un tempo, quando s’alzava la voce della Callas) ma rende pure un omaggio al Mastroianni attore, il camuffamento è affascinante, ottimistico, calato nell’amore di una figlia, un omaggio doveroso che rimetterà i conti a posto. Tutta questa costruzione per un po’ regge, il disegno di sovrapposizione regge. Con una certa forza, con convinzione da parte di chi abita lo schermo e di chi ne guarda le immagini. Poi Chiara viene chiamata a Roma, negli studi della Rai, in uno di quei programmi fatti di interviste insulse e lacrimevoli, con la Sandrelli che dovrà giudicare, mentre scorrono le immagini di “Divorzio” con il barone Fefè e il suo paio di baffi, il miglior sosia dell’attore scomparso. Al grido di “verità, verità”, si sfascia tutto quanto, si arriva alla sagra di paese, l’imitazione spicciola ha il sopravvento e il castello che speravamo costruito su basi solide si rivela stupidamente di carte. Pronto a crollare. Tutto diventa stanco e assurdo, ti viene il dubbio che anche quelle tante citazioni cinematografiche altro non siano che un voler riempire altri attimi del film, ma senza convinzione, senza un disegno preciso. E “Marcello mio” barcolla, non sa bene che strada prendere d’ora in avanti, dove andare a parare.

Senza contare che, fuggita Chiara a gambe levate dalla stupidità dello studio televisivo, quel dubbio ti fa parere altresì incompiute, semplice scimmiottatura, il ritrovamento del micetto bianco e il tuffo nella fontana di Trevi, la spiaggia del finale della “Dolce vita” da cui Chiara, spogliata degli abiti del padre, assaggerà la libertà del mare, forse felice per la prima volta e autentica, seguita da quanti l’hanno assecondata in quella affettuosa ricerca. Poteva dare molto di più “Marcello mio”, presentato a Cannes in concorso e giustamente snobbato dalla giuria capitanata da Greta Gerwig, doveva calarsi maggiormente in quella ricerca di privata paternità che aveva aperto la strada all’inizio. Per quella strada si è perso. Chiara Mastroianni ha creduto nel progetto e fino ad un certo punto cerca di convincerci della sua bontà, poi è vittima della scrittura del suo regista, che non le rende davvero un buon servizio. Con il benservito che anche le altre presenze, di vita e di finzione, seguono la storia (ormai falsa) aggrappandosi ad una convinzione che è svaporata del tutto.