La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni - Il Torinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Andrea Galasso principe del Foro – Il centenario di Oscar Botto – Lettere

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Andrea Galasso principe del Foro
La scomparsa dell’avvocato Andrea Galasso, deputato di due legislature,   è stata salutata da tutti con il rispetto e l’ammirazione verso un grande penalista,un principe del Foro, l’ultimo della generazione  appena successiva dei Chiusano e dei Dal Piaz. Era uomo del Sud e del Sud esprimeva la grande generosità. Aveva vissuto nella sua giovinezza la passione politica, direi meglio la passione patriottica di una generazione di giovani che al Sud non avevano conosciuto le asprezze e le atrocità della guerra civile al Nord. Aderire al Msi al sud era cosa molto diversa che aderirvi in una regione che aveva vissuto la dominazione tedesca. Io lo ricordo in un comizio in piazza Lagrange, pieno di equilibrio e di saggezza politica, pur in un erompente slancio patriottico. Ci siamo conosciuti e voluti bene. Lui leggeva i miei saggi su Machiavelli e la politica che poi discutevamo insieme. Aderì alla scissione di Democrazia nazionale, il primo tentativo di andare oltre un Msi congelato in Parlamento. Fu un tentativo non riuscito ,ma che meriterebbe di essere analizzato storicamente perché fu il tentativo di creare una formazione politica di destra non legata al Ventennio. A titolo di amicizia stronco’ il tentativo di ledere la mia immagine sul web con un energico e lucido esposto alla Polizia Postale che ottenne rapido risultato. Lui che era stato anche consigliere ed assessore comunale a Torino, venne nel 2013 a festeggiarmi in Sala  Rossa quando Fassino mi dedicò una seduta. Eravamo amici e io lo ricordo commosso. Una volta nel suo studio dov’era sempre occupatissimo, gli feci ascoltare un discorso di Carlo Delcroix, il grande oratore invalido della Grande Guerra sul Duca Amedeo d’Aosta eroe dell’Amba Alagi. Pianse. Andrea è stato un grande italiano che ha amato l’Italia disperatamente come il suo collega Francesco Carnelutti.
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Il centenario di Oscar Botto  
Il prof. Oscar Botto è stato un indologo torinese di fama davvero internazionale, l’erede di Gaspare Gorresio che Botto aveva ampiamente superato. L’istituto di indologia dell’Universita’ di Torino conobbe un periodo di splendore e la fondazione del Cesmeo fece di Torino una capitale degli studi orientali. Quest’anno ricorre il centenario  della sua nascita. Non ho letto ancora di iniziative per ricordare il Maestro. Ho scoperto che insegno’ nella giovinezza Latino e Greco al Collegio San Giuseppe. Era un uomo semplice ed austero che amava vivere modestamente.  Le vacanze a Condove, pochi viaggi, il gesto generoso dell’adozione di una figlia che fece studiare. Aveva alto il senso della lealtà e dell’amicizia.  Lui luminare si rivolgeva a me professore trentenne  chiamandomi collega. Il Centenario di Botto va ricordato come merita. E’ stato il fiore all’occhiello di quell’Universita’ di Torino con i Bobbio, i Venturi, Gullini che il ‘68 cerco’  di distruggere senza riuscirci.
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quaglieni penna scritturaLETTERE  scrivere a quaglieni@gmail.com

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Elezioni e liste
Come mai,  caro professore, lei non si occupa di questa fase convulsa e mortificante in cui si stanno formando le liste per le elezioni del 25 settembre?
Elena Fuso
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Non mi occupo di questa politica mortificante fatta di trasformismi clamorosi e di isterismi personali. Perché dovrei, ad esempio, occuparmi dell’on . Napoli che a 78 anni si definisce un soldato e dichiara il desiderio di rientrare in lista? Se avevo una pessima idea della classe politica, questa fase preliminare mi ha gettato nello sconforto più totale. Una parte notevole di candidati nuovi o vecchi andrebbe rimandata subito a casa.
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La fiamma
Cosa pensa della senatrice Liliana Segre che chiede alla Meloni di eliminare, alla vigilia del voto ,la fiamma tricolore dal suo simbolo?   Umberto De Stefano
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Penso che la richiesta sia fuori tempo. I simboli sono presentati.  La sen. Segre, per non fare una dichiarazione priva di senso pratico, doveva svegliarsi prima.  Altrimenti si limita a fare propaganda elettorale spicciola. Avrebbe dovuto avere comUnque il buon gusto di tacere di fronte al simbolo del MSI perché suo marito fu candidato proprio con la fiamma, senza suscitare scandalo nella futura senatrice.

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