La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni - Il Torinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Guerra e pace – L’esibizione dell’ombelico – Addio al Circolo Ufficiali – Lettere


Guerra e pace

Siamo inondati di commenti televisivi e giornalistici sulla guerra in Ucraina da cui emergono posizioni confuse, contraddittorie o eccessivamente chiare perche‘ legate a pregiudizi ideologici mai scomparsi e riemersi in questi giorni. La stessa figura di Putin, ex ufficiale del KGB, populista e dittatore di matrice nazionalista che vorrebbe ripristinare la vecchia Russia di cui si sente il nuovo zar, leggittima tante idee discordanti. Il dato di fatto è uno solo: la guerra in Europa che potrebbe sfociare in terza guerra mondiale, è una minaccia terribile che toglie ad ognuno di noi quella relativa serenità recuperata dopo che il Covid sembra ridimensionato. Non è il caso di analizzare le colpe di questa situazione allarmante di guerra .Oltre all’aggressore Putin, tutti hanno colpe e inadeguatezze a partire da Biden e dalla Eu. Certi paleo comunisti che imputano alla minaccia della Nato la causa di una comprensibile reazione di Putin sono ridicoli e rivelano la persistenza in Italia di sacche di comunismo cieco e fazioso. Ma oggi bisogna pensare soprattutto alla pace, almeno ad una tregua .Dopo una pandemia che ha mietuto milioni di morti non è tollerabile leggere dei morti ammazzati in Ucraina. Pensare alla pace ovviamente non come ad un cedimento a Putin , ma pensarla nella ferma tutela dell’endiadi” Pace e libertà”.

L’esibizione dell’ombelico
Con tutte le vicende che ci rendono difficile riacquistare dopo due anni un po’ di serenità , appare davvero stucchevole il dibattito infinito sull’ ombelico esibito a scuola. Secondo un piccolo scrittore e politicante come Lagioia, i giovani d’oggi sarebbero esemplari, mentre sarebbero gli adulti,soprattutto se professori, che andrebbero indicati come i colpevoli di tutti i mali. Cent’anni fa un giovanissimo Mario Soldati che si rivelerà un grande scrittore, si gettò sedicenne nelle acque del Po in piena per salvare un coetaneo. Ammesso che Lagioia sappia chi fosse Soldati, indichi ad esempio ai giovani d’oggi il suo esempio, lasciando stare l’eroina romana dell’ombelico. E rispetti i professori che in larga maggioranza fanno un lavoro difficile e mal pagato in condizioni spesso disperate .Se avesse un po’ di equilibrio , dovrebbe lodarli invece di esibire un giovanilismo che rivela la sua scarsa capacità di commentare i fatti. Voglio ricordare che rifiutai un esame ad un candidato presentatosi in calzoni corti, il quale torno’ il giorno dopo vestito decentemente perché aveva capito che, pur essendo luglio, non eravamo al mare. Anche Dacia Maraini a cui raccontai casualmente quell’episodio, si disse d’accordo con me. Ma Dacia appartiene ad una famiglia di principi siciliani, malgrado il suo progressismo. La classe (o anche solo il buon senso) non è acqua.

Addio al Circolo Ufficiali
In corso Vinzaglio a Torino esisteva lo storico Circolo Ufficiali del Presidio di cui conserverò gelosamente la tessera come un ricordo importante della mia vita. In quelle sale storiche ho passato a volte il Capodanno, ho tenuto conferenze, ho promosso iniziative soprattutto con il Gen. Cravarezza che apri’ il Circolo alla città in modo mirabile. Adesso esiste, dopo due anni di chiusura ,il circolo unificato dell’esercito che comprende i sottufficiali che avevano un loro decorosissimo circolo in via Avogadro. Io non commento,capisco che i tempi sono cambiati e che l’esercito deve uniformarsi allo spirito democratico della Repubblica ,come afferma la Costituzione. Addirittura Calamandrei parlava dell’esercito repubblicano come del garibaldino esercito di popolo. Un’idea lontana dal mio modo di sentire e dalla storia della mia famiglia e soprattutto utopistico perché ogni esercito si fonda sulla disciplina e sulla gerarchia. Posso però dire che rimpiango quel Circolo Ufficiali, che rimarrà almeno nella storia della città come un luogo magico in cui si mescolavano ufficiali in servizio e ufficiali in quiescenza e dove si respirava un sincero amor di Patria e uno stile e un’eleganza che aleggiava a Palazzo Pralormo e in pochi altri luoghi torinesi.

Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

No alla scuola degli asterischi 

Giovedì, insieme ad alcune associazioni amiche, mi sono recato al Ministero dell’Istruzione anche  a tuo nome per incontrare il sottosegretario Rossano Sasso.Ho consegnato direttamente nelle sue mani la tua firma e quelle di più di 20.000 cittadini attivi che hanno voluto alzare la voce assieme a CitizenGO per denunciare gli abusi didattico-educativi di matrice gender promossi in alcune scuole tramite l’approvazione illecita della “carriera alias” e l’inserimento in documenti ufficiali di “asterischi” e “schwa”con il fine di cancellare le desinenze maschili e femminili.

L’introduzione della carriera alias, degli asterischi e della schwa nelle scuole, sulla base del principio di “fluidità del genere” e di “inclusività”, può generare un disastro educativo nei confronti di tutto il corpo scolastico, inducendo i ragazzi e bambini più fragili ad aumentare un’incertezza identitaria.

La teoria gender, infatti, oltre ad essere una teoria antiscientifica, è fortemente ideologica e pericolosa perché promuove l’idea che l’essere maschi e femmine siano convenzioni sociali e che ogni bambino, ragazzo, adulto debba scegliere cosa essere in base a ciò che sente, a come si percepisce..

Ora, immagina quali catastrofiche conseguenze una ideologia folle come questa potrebbe scatenare durante il processo fisiologico evolutivo ed educativo di un bambino o adolescente..

Per questo ci siamo attivati e abbiamo fatto un primo passo importante con il vice ministro Sasso, che mi ha personalmente ringraziato per la campagna che io e te abbiamo portato avanti in queste settimane, sottolineandone soprattutto l’importanza,.

Grazie per tutto quello che fai con CitizenGO. Con il tuo aiuto e il tuo sostegno saremo in grado di vincere anche questa importante battaglia.

Matteo Fraioli

Pubblico molto volentieri questa lettera che condivido nella sua impostazione di fondo. Un discorso coraggioso e controcorrente che anche in questa rubrica ha trovato immediata condivisione. Io rispetto tutti senza riserve, ma le imposizioni  ideologiche non posso proprio  tollerarle.

2 Comments

  1. Devo fare il mea culpa per la mia errata valutazione di Putin. Quando costui ha mosso le sue truppe per una “esercitazione”, ritenevo che avesse letto e digerito il saggio Sun Tzu e la sua arte della guerra: una dimostrazione di forza che gli consentiva di vincere senza fare guerra. Avrebbe probabilmente ottenuto che l’Ucraina non entrasse nella Nato (una minaccia grave per la Russia, con la sua sindrome da accerchiamento). Invece Putin ha aggredito un paese fratello e la guerra – che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere una passeggiata conclusa rapidamente con la conquista di Kiev e la rimozione del presidente ucraino, sostituito da un filorusso – si sta rivelando tutt’altro che facile per i Russi: gli Ucraini resistono anche senza aviazione e i rifornimenti dei Russi difettano. Una tragedia, che rischia di andare oltre, con l’allerta dei missili nucleari… Putin ha sbagliato e si ritrova contro l’opinione pubblica mondiale e anche parte di quella russa. L’invio di aiuti economici agli Ucraini da parte nostra è giusta, quella di armi mi sembra più preoccupante, soprattutto perché è una decisione governativa, senza consultare il parlamento (come successe per la guerra in Libia, decisa dal presidente Napolitano e accettata, obtorto collo dal presidente del Consiglio Berlusconi). Con la scusa dell’emergenza covid, ancora in vigore, rischiamo di ritrovarci in una guerra ben peggiore di quella di Libia. Non ho sentito proteste parlamentari per l’azione di Draghi.

  2. Carissimo Professore. Non si può non essere d’accordo con le Tue deduzioni in merito a ciascun argomento da Te trattato. Io sono un personaggio che, ormai, fa parte del secolo scorso, anzi, di più, del passato millennio (parlo del 1900!!) Per questo nel mondo di oggi non riesco a riconoscermi. Parlo della non cultura imperante, della mancanza di rispetto verso tutto e verso tutti, della inefficienza del sistema burocratico statale e non solo, ecc ecc. Se possibile cerchiamo di sopravvivere difendendoci. Buon lavoro.

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