La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni - Il Torinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

Profughi istriani e immigrati d’oggi – La lapide illeggibile di Lagrange – Lettere

 

Profughi istriani e immigrati d’oggi
Tra le tante sciocchezze che ho letto o ascoltato il 10 febbraio, Giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo, mi ha colpito il confronto del tutto sbagliato in termini storici tra i profughi istriani, dalmati,fiumani arrivati in Italia in seguito alle furie omicide e spietate dei comunisti di Tito e al Trattato di pace del 1947 e i profughi immigrati dei nostri giorni che arrivano in Italia. Il confronto non regge, è il frutto di una evidente incultura storica mista a demagogia buonista. I tempi non collimano, ma soprattutto ci sono evidenti diversità anche perché la stragrande maggioranza di immigrati vengono in Italia per motivi economici. Meritano tutta la nostra attenzione e benevolenza ,ma non c’entrano nulla con gli italiani fuggiti in Italia per trovare salvezza da un nuovo regime autoritario, anzi totalitario come il comunismo di Tito e da un disegno di pulizia etnica che vedeva gli Italiani dell’altra sponda dell’Adriatico come vittime predestinate .
Ma è anche un confronto infelice perché quegli Italiani furono accolti in Italia nel peggiore dei modi possibili e per molti anni vissero in campi profughi spesso indecenti.Ma quegli Italiani seppero riprendersi da soli,lavorando, impegnandosi, riscattando il loro destino con la massima dignità. Nulla a che vedere con certa marmaglia che affolla le periferie urbane e che spaccia e delinque.Non accostate questa gente con gli Italiani coraggiosi e dignitosi venuti in Italia. Accostarli significa offenderli un’altra volta.
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La lapide illeggibile di Lagrange
Lagrange fu un genio della matematica e dell’astronomia che nato a Torino, visse ed operò soprattutto all’estero a Berlino e a Parigi. Il suo vero cognome era Lagrangia (che non fu una italianizzazione fascista, come affermato da alcuni) dimostra anche l’intitolazione del liceo a lui dedicato a Vercelli. Direi un genio dimenticato anche dalla sua città di origine che pure gli intitolò una via e una piazza. In via Lagrange c’è sulla casa in cui nacque nel 1736 una targa resa praticamente illeggibile dal tempo e dall’incuria.Una delle vittime dello sfascio grillino nell’amministrazione della città abbandonata a se’ stessa per cinque lunghi anni. Con Fassino sindaco queste cose non sarebbero accadute. Chissà se ci sarà qualche amministratore che alzi gli occhi verso quella lapide che rivela un oblio ingiusto verso uno dei piemontesi illustri che crearono la Reale Accademia delle Scienze? Con lui furono Saluzzo e Cigna.  Anch’essi figure dimenticate che insieme a Radicati di Passerano, i fratelli Vasco e il grande Baretti rendono quel Settecento piemontese una pagina di storia straordinaria di cui hanno scritto Franco Venturi e Filippo Burzio. Una pagina che dimostra che i Savoia non furono solo una stirpe guerriera e rozzamente incolta come vuole la vulgata e che rivela anche il cosmopolitismo di Lagrange, un grande europeo ante litteram.

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Tricolore al centro 
Le unisco questa foto scattata in via delle Rosine all’ingresso di un noto liceo torinese. Possibile che non sappiano i dirigenti che la bandiera italiana va posta in mezzo e non lateralmente ?   Giuseppina Ferreri

L’ho notato anch’io in passato e l’avevo inutilmente segnalato. La trascuratezza nei confronti della bandiera nazionale e’ cosa comune a molte scuole e non soltanto. Il Preside Primo Merlisenna tentò al liceo” Segrè“ di fare l’alzabandiera, lui uomo di sinistra con il senso della storia ed una religione civile alla Mazzini, ma quell’esperienza fini ‘ presto perché i professori progressisti non collaborarono. Ci sono anche bandiere sdrucite e stinte che sventolano su edifici pubblici . Così accadde al Liceo d’Azeglio in passato prima che arrivasse Gianni Oliva. Ci vorrebbe un nuovo Ciampi che richiamasse tutti all’orgoglio nazionale anche se oggi è oggettivamente difficile essere innamorati di un’Italia di cui cent’anni fa Giovanni Amendola disse: “ Non ci piace“. Difficile dargli torto, impossibile non evocare oggi quel suo giudizio poi ripreso da Prezzolini. Ma io ritengo che, al di là di tutto, bisogna continuare ad amare disperatamente l’Italia, oggi più che mai,come diceva il grande avvocato e patriota Francesco Carnelutti.

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