La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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In mezzo al guado – Anita e le altre – Lettere

In mezzo al guado
Siamo in mezzo al guado, la situazione pandemica non appare risolta. Dividerci sul cosa fare, giungere addirittura a sabotare la terza dose, continuare con manifestazioni sempre più pericolose per la salute pubblica appare del tutto insensato. Gli italiani avevano risposto con grande senso civico anche di fronte agli evidenti errori del Governo Conte e di quasi tutte le Regioni. Oggi che occorrerebbe il massimo senso di responsabilità, assistiamo ad episodi di intolleranza e di violenza. Nessuno vive bene da circa un biennio. La serenità parzialmente riconquistata è apparente e le parole si rivelano inutili a descrivere uno stato d’ansia che in un modo o nell’altro ha colpito tutti. Solo gli stolti non hanno capito che la nostra vita è stata segnata e difficilmente tornerà come prima. Ma proprio per questi motivi lo Stato democratico non può consentire che venga compromessa la vita dei cittadini da pregiudizi antiscientifici o faziosità politica. Appare del tutto evidente che i non vaccinati per scelta vadano sottoposti alle norme vigenti e vengano loro interdette determinate attività. Non si può andare avanti con le farmacie intasate per i tamponi che tra l’altro non danno se non un’effimera sicurezza. Non si possono trattare allo stesso modo vaccinati e non vaccinati come qualche politico vorrebbe, dimostrando ancora una volta una demagogia irresponsabile.  Quando si è in mezzo al guado,bisogna frustare i cavalli e raggiungere l’altra sponda, vincendo il turbinio della corrente. Ogni debolezza,  ogni accondiscendenza, ogni compromesso è una forma di tradimento. Siamo in guerra contro un virus che ha mietuto milioni di morti. Non possiamo più stare ad ascoltare chi sta delirando o vuole vigliaccamente aggredire la comunità. La libertà è vera libertà solo quando è libertà responsabile. Diversamente diventa arbitrio, anarchia, licenza individualistica che sarebbe compatibile solo con la vita in un deserto.

Anita e le altre
Quest’anno è il bicentenario della nascita di Anita Garibaldi, una figura mitica del Risorgimento,una donna straordinaria che seppe vivere e morire con coraggiosa audacia e che sarebbe errato vedere semplicemente come compagna dell’eroe dei due Mondi perché la sua forte personalità va oltre.Poco è stato fatto in Italia per ricordarla degnamente anche da parte di chi ha una memoria storica risorgimentale. Il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino ,il più importante d’Italia ,le dedica invece una bellissima mostra collegando la sua figura con quella di altre donne fuori ordinanza dell’età risorgimentale. Una scelta molto opportuna voluta dal direttore del Museo Ferruccio Martinotti, che consente al visitatore di farsi un’idea del ruolo delle donne nell’Italia di due secoli fa. A fianco di Anita rivivono Giulia di Barolo, Cristina di Belgioioso, la Contessa di Castiglione, tanto per citare qualche nome. Già nel 2011 era stato finalmente dato risalto al ruolo femminile nel Risorgimento anche da parte di popolane ,sfatando il mito che il Risorgimento non avesse avuto un apporto che andasse oltre l’aristocrazia e la borghesia. La mostra rimarrà aperta fino al 22 gennaio e segna il rilancio in grande stile del Museo dopo i due anni difficili della chiusura. Resta di fondamentale importanza il bel libro “Anita. Storia e mito di Anita Garibaldi” di Silvia Cavicchioli, la studiosa torinese che nel 2017 le ha dedicato un lavoro davvero di grande valore storiografico che va oltre tutto quanto è stato scritto in passato sull’argomento.

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L’incattivimento
Io sto notando sempre di più l’incattivimento di tante persone sopravvissute alla pandemia. Non riesco a capire il perché, ma la nostra società esce a pezzi. Cosa ne pensa?    Gina Luisetti

Lo sto constatando anch’io. Lo si nota nei disservizi, nella scarsa attenzione verso le altre persone e contemporaneamente nell’impazienza che ci coglie sempre più di frequente. Stare chiusi in casa per molto tempo, girare mascherati, usare le necessarie precauzioni genera stress e nervosismo. A mio modo di vedere balza evidente la mancanza di una cultura civica a cui nessuno ha badato. Nei momenti di forte difficoltà emergono le fragilità sociali e anche le reazioni più stravaganti perché prive di autocontrollo. E la crisi economica che c’è, malgrado gli ottimismi ufficiali, fa il resto. Forse l’unico collante resta quello religioso, ma in una società laicista e scristianizzata come quella italiana i valori solidali del Cristianesimo appartengono ad una minoranza. La cosiddetta religione civile appare quasi inesistente. Un Paese vissuto sul consumismo privo di valori veri non poteva reagire diversamente. C’è da sperare che la situazione non peggiori. Anche molte forze politiche disattendono alla propria funzione, dimostrando un prevalente settarismo che può vanificare l’operato del Governo.

Don Angelo Tarticchio
Come milanese sono indignato per l’esclusione dall’Ambrogino d’oro di Piero Tarticchio, 85 anni, esule istriano che ebbe otto parenti infoibati, tra cui un giovane sacerdote don Angelo Tarticchio. È l’autore del monumento alle foibe inaugurato a Milano alla presenza del Sindaco Sala. E’ un evidente discriminazione politica.     Tiziano Tizzani

Certamente si è trattato di una discriminazione di natura politica. Tarticchio è una personalità degna di nota. E la discriminazione può inquadrarsi nel clima di negazionismo delle foibe che alcuni hanno cercato di instaurare in Italia, negando il valore del Giorno del ricordo del 10 febbraio. Ma la proposta è partita male. Non doveva essere solo un consigliere leghista a farsi portavoce dell’istanza.  Su Tarticchio si doveva raccogliere un ampio consenso. Ma forse ciò non era possibile e questo fatto la dice lunga sul clima che si respira a Milano e non solo a Milano. Negare un riconoscimento ad un uomo molto anziano che si è battuto per tutta la vita per una nobile causa con passione e disinteresse, appare un gesto umanamente e civilmente poco adeguato alla tradizione di Milano. Già altre volte l’assegnazione dell’Ambrogino ha sollevato polemiche. Questi riconoscimenti dovrebbero essere frutto non di spartizioni politiche, ma di scelte condivise.

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