Oggi al cinema

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LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

A Chiara – Drammatico. Regia di Jonas Carpignano, con Swammy Rotolo. L’inverno di Gioia Tauro, il compleanno dei sedici anni di Chiara ad aprire la storia, il compleanno di Chiara per i suoi diciotto anni a chiuderla. Al centro il rispetto della ragazza per suo padre, e anche l’amore; ma anche la scoperta di come il genitore sia legato agli uomini della ‘ndrangheta. Durata 98 minuti. (Eliseo Rosso)

 

Ariaferma – Drammatico. Regia di Leonardi Di Costanzo, con Toni Servillo, Silvio Orlando e Fabrizio Ferracane. Ambientato in un vecchio carcere, in via di dismissione, in qualche parte imprecisata dell’Italia. Vi sono rimasti soltanto qualche agente e pochissimi reclusi. Il piccolo gruppo di detenuti attende di essere trasferito in una nuova struttura ma per problemi burocratici i trasferimenti si bloccano e giorno dopo giorno con l’attesa si crea un clima sospeso in cui si dà sempre meno importanza alle regole. I prigionieri si ritrovano a formare una nuova comunità, seppur molto fragile. Al centro i rapporti tra un carceriere (Servillo) e un camorrista (Orlando). Durata 117 minuti. (Classico)

 

Il buco – Drammatico. Regia di Michelangelo Frammartino. Nel 1961 un gruppo di speleologi piemontesi si è addentrato all’interno dell’Abisso di Bifurto, un buco lungo 683 metri nel parco del Pollino. L’anno precedente, al Nord dell’Italia, si completava la costruzione avveniristica del grattacielo Pirelli di Milano, vista dagli abitanti del sud raggruppati davanti allo schermo dell’unico televisore del paese. A quel movimento verticale e ambizioso verso l’alto, poi simbolo del boom economico degli anni Sessanta, è corrisposto il movimento speculare e contrario all’interno delle viscere della terra compiuto dal gruppo di speleologi, la cui impresa ha avuto un’eco anch’essa speculare e contraria a quella dei costruttori milanesi: ovvero praticamente nulla. Il film ha vinto il Premio speciale della Giuria alla recente Mostra veneziana. Durata 93 minuti. (Greenwich Village sala 1)

 

Con tutto il cuore – Commedia. Regia di e con Vincenzo Salemme, con Serena Autieri e Cristina Donadio. Uomo vecchio stampo, galantuomo fuori tempo, ossequioso dell’onesta e delle regole che dovrebbero reggere il mondo, professore di latino e greco: ma che succederebbe se Ottavio Camaldoli dovesse subire un trapianto di cuore, il cuore di un criminale? Da un testo teatrale di successo dello stesso Salemme. Durata 91 minuti. (Reposi sala 4, Uci Lingotto sala 3, Uci Moncalieri sala 7)

 

Drive my car – Drammatico. Regia di Ryusuke Hamaguchi. Kafuku, un attore e regista che ha da poco perso la moglie per una emorragia celebrale, una moglie che lui ha amato e le è stata infedele, accetta di trasferirsi a Hiroshima per gestire un laboratorio teatrale. Qui, insieme a una compagnia di attori e tecnici che parlano ciascuno la propria lingua (giapponese, cinese, filippino, anche il linguaggio dei segni), lavora all’allestimento dello “Zio Vania” di Cechov, per il quale ha scelto in veste di protagonista proprio l’amante della moglie morta). Abituato a memorizzare il testo durante lunghi viaggi in auto, Kafuku è costretto a condividere l’auto con una giovane autista: inizialmente riluttante, poco alla volta entra in relazione con la ragazza e, tra confessioni e rielaborazione dei traumi – nel suo passato c’è anche la morte della figlia – troverà un modo nuovo di considerare se stesso, il proprio lavoro e il mondo che lo circonda. Premio per la miglior sceneggiatura al festival di Cannes. Durata 179 minuti. (Greenwich Village sala 2 e sala 3)

 

Dune – Fantascienza. Regia di Denis Villeneuve, con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Josh Brolin e Oscar Isaac. Nel sistema feudale che domina l’universo nel futuro, il potere è nelle mani di un imperatore sotto il quale lottano tra di loro delle importanti casate. Sul desertico pianeta Arrakis si trova la Spezia, sostanza preziosa per molti differenti motivi. Alla casata Atreides e al suo capo, il duca Leto, viene affidatoil controllo del pianeta ma in realtà si sta approntando una congiura per eliminarlo. Leto però ha un figlio, Paul, il quale è dotato di particolari poteri che sta sviluppando con l’aiuto di sua madre lady Jessica. Anche lui finisce quindi per diventare un ostacolo da abbattere. Durata 155 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Eliseo Blu, Ideal, Reposi sala 5, The Space Torino sala 3, Uci Lingotto sala 4 / 7 / 9, The Space Le Fornaci sala 3, Uci Moncalieri sala 6)

 

I’m your man – Commedia. Regia di Maria Schrader, con Maren Eggert e Dan Stevens. Alma è un’archeologa che lavora in un museo di Berlino e non pensa che al suo grande progetto di ricerca. L’unica eccezione è un favore a un collega, per il quale si presta come “collaudatrice” dell’ultimissima tecnologia in fatto di robotica: un androide-partner costruito su misura attorno al suo padrone, per soddisfarne ogni desiderio fisico, emotivo o intellettuale, che siano essi consapevoli o meno. Scettica ma disposta a tollerare tre settimane di prova, Alma fa entrare in casa sua Tom, una macchina programmata per renderla felice ma alle prese con un soggetto che non cerca né romanticismo né una relazione. Durata 105 minuti. (F.lli Marx sala Harpo, Greenwich Village sala 1)

 

Marilyn ha gli occhi neri – Commedia. Regia di Simone Godano, con Stefano Accorsi e Miriam Leone. Clara, bugiarda patologica, pronta a crearsi un mondo tutto suo e a viverlo come reale; Diego è spinto dalle proprie manie e dall’ira che a volte lo spinge a gesti impensati. Due esistenze giovani e squinternate, spregiudicate per molti versi e respinte. Sono in cura presso un centro terapeutico nella ricerca di raddrizzare quei gravi disturbi comportamentali: viene loro affidata, dallo psichiatra che li segue, la gestione di un ristorante. Sarà un modo per metterli a contatto con il mondo e la realtà che sono “fuori”, con gli altri con cui dovranno confrontarsi. Durata 111 minuti. (Ambrosio sala 1, Massimo sala Cabiria, The Space Torino sala 7, Uci Lingotto sala 4 e sala 9, The Space Le fornaci sala 7)

 

Il materiale emotivo – Commedia. Regia di Sergio Castellitto, con Matilda De Angelis, Berenice Bejo e Sergio Castellitto. Vincenzo vive fuori dal mondo, rintanato dentro la sua libreria parigina. Al piano di sopra, altrettanto fuori dal mondo, la figlia Albertine resta chiusa in un motivo selettivo, da quando un incidente (che forse tanto casuale non è stato) l’ha confinata su una sedia a rotelle. Intorno a loro circola una piccola galleria di passanti più che di personaggi: gli infermieri Gerard e Colombe, un giovane prete, un clochard, un cleptomane letterario e Clemente, il ragazzo napoletano che porta a Vincenzo la colazione. Ma è solo quando l’attrice Yolande irrompe nella sua vita che Vincenzo si scuote dal proprio torpore esistenziale: Yolande è un fiume in piena, e tramite lei Vincenzo dovrà confrontarsi con quel “materiale emotivo” tanto a lungo trattenuto. Da una soggetto di Ettore Scola trasportato nella sceneggiatura di Margaret Mazzantini. Stando alla parole di Maurizio Porro del Corriere della Sera, “il miglior film di Castellitto”. durata 89 minuti. (Ambrosio sala 3, Greenwich Village sala 2 e sala 3, Uci Moncalieri sala 5)

 

No time to die – Azione, Regia di Cary Fakunaga, con Daniel Craig, Lea Seydoux, Rami Malek, Ben Winshow, Ralph Fiennes. Venticinquesima avventura dell’agente di sua Maestà britannica con licenza di uccidere, ultimo appuntamento con il fascinoso Daniel Craig (“mi farei tagliare le vene piuttosto che farne un altro: ma chissà se la prossima volta i dobloni d’oro di Barbara Broccoli sortiranno lo stesso effetto che hanno avuto per la presente occasione?). Dopo aver affidato alla giustizia con “Spectre” Franz Oberhauser, il Nostro si gode il sospirato riposo sulle tranquille spiagge della Giamaica: quando un amico, agente della Cia, lo sollecita a prestargli aiuto. Mai sollecitare Bond. È ora di salvare uno scienziato rapito, di appoggiarsi alla collaborazione di Nomi, una nuova agente doppio zero, e di affrontare un uomo legato al passato dell’innamorata Madeleine come il vilain di turno, un tempo affiliato a Spectre (cui offre le sembianze il Malek osannato e premiato per la rivisitazione di Freddie Mercury). L’ultimo terrorista della inesauribile serie, in possesso di armi distruttive, l’ultimo tentativo di scatenare un conflitto mondiale. Ma Bond come sempre vigila… Durata 168 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Ideal, Lux sala 3, Reposi sala 1, The Space Torino sala 4, Uci Lingotto sala 1 / 8  / 11, The Space Le Fornaci sala 4,  / 6 / 9, Uci Moncalieri sala 3)

 

La Padrina – Parigi ha una nuova regina – Commedia poliziesca. Regia di Jean-Paul Salomé, con Isabelle Huppert e Hippolyte Girardot. Durata 106 minuti. La storia di Patience, una traduttrice giudiziaria arabo-francese. È addetta alla traduzione delle tante intercettazioni telefoniche, lavoro sottopagato ma sempre più abbondante da smaltire. Viene incaricata dalla polizia antidroga di entrare a far parte di un’indagine per poter trarre in arresto alcuni spacciatori e tra i fermati riconosce il figlio di un’infermiera che si prende cura da tempo di sua madre. Cerca di coprirlo e perhé questo sia possibile Patience entra con sempre maggior passione nel traffico di droga, fino a scoprirne un quantitativo davvero importante: grazie alle sue conoscenze giudiziarie, dà vita ad una nuova propria rete criminale sotto il nome di Mama Weed. (Centrale anche V.O., Due Giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Groucho)

 

Qui rido io – Biografico. Regia di Mario Martone, con Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Eduardo Scarpetta, Antonia Truppo, Paolo Pierobon. Il teatro farsesco di Eduardo Scarpetta (“Miseria e nobiltà”) agli inizi del secolo scorso e la passione verso la propria compagnia e verso il teatro soprattutto, la scrittura parodistica de “Il figlio di Iorio” sulle orme del dramma di D’Annunzio e il processo che ne seguirà – da cui l’attore e autore napoletano risulterà innocente ma che segnerà altresì l’interruzione improvvisa della sua attività, passando la compagna al figlio Vincenzo -, la sua famiglia più che allargata formata di moglie e amante e altre avventure, di figli legittimi e di altri mai riconosciuti come Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, avuti da Luisa De Filippo, sorella della moglie; c’è la Napoli che lo applaude e che lo abbandona, ci sono gli scrittori e i grandi creatori di musiche e di parole e i giornalisti che seguono l’esempio della città, ci sono le allegrie e il carattere ombroso, il grande egoismo, la bellezza degli appartamenti e della villa sulla cui facciata Scarpetta avrebbe fatto porre la scritta “Qui rido io”. C’è la grande prova di Toni Servillo, c’è la regia di Martone che abbraccia tutto un mondo con intelligenza, ci sono certe zone stanche della sceneggiatura scritta con Ippolita di Majo). Comunque da vedere. Durata 133 minuti. (Eliseo Blu, Romano sala 1)

 

La scuola cattolica – Drammatico. Regia di Stefano Mordini, con Benedetta Porcaroli, Valeria Golino, Jasmine Trinca, Fabrizio Gifuni, Valentina Cervi e Riccardo Scamarcio. Tratto dal romanzo omonimo di Edoardo Albinati, vincitore dello Strega. La ricostruzione del delitto del Circeo, anno 1975, le vittime si chiamavano Donatella Colasanti, una giovane studentessa, e Rosaria Lopez, barista, la prima sopravvisse al massacro e morì sedici anni fa, la seconda fu la vittima immediata di quella notte di torture e di violenza. Gli assassini tre ragazzi di un liceo romano, della Roma bene, un invito per una festa e l’inizio dell’orrore. Le urla e il ritrovamento di Donatella, accanto al cadavere dell’amica, all’interno di una 127 bianca, il suo ricovero in ospedale, lo shock distruttivo e la mente sconvolta per tutta la vita, i processi, le fughe di uno degli assassini, la parola di pentimento mai pronunciata. I rapporti familiare, le simpatie dei ragazzi per l’estrema destra, il disegno di un epoca, il rumore mediatico che la vicenda procurò in Italia, la consapevolezza che qualcosa di tragicamente nuovo aveva coinvolto un’intera generazione. Il film, inspiegabilmente, è stato vietato ai minori di 18 anno: anche le nuove generazioni avrebbero dovuto conoscere la vicenda di ieri. Durata 106 minuti. (Ambrosio sala 2, Due Giardini sala Ombrerosse, F.lli Marx sala Chico, Massimo sala Rondolino, The Space Torino sala 6, Uci Lingotto sala 11, The Space Le Fornaci sala 6, Uci Moncalieri sala 6)

 

Supernova – Drammatico. Regia di Harry Macqueen, con Colin Firth e Stanley Tucci. Sam e Tusker hanno ormai raggiunto i sessant’anni e vivono insieme da tanto tempo. Sam è un pianista, Tusker uno scrittore, lungo il corso della loro vita in comune hanno sempre coltivato la passione per l’arte. Tusker ha scoperto di essere affetto da demenza senile e decide di partire con il compagno a bordo di un camper per un viaggio che porterà entrambi attraverso l’Inghilterra, visitando ancora una volta i luoghi e le persone che più hanno amato. Durante quel viaggio Sam scoprirà le ragioni che hanno spinto il compagno a compierlo, la malattia deciderà del loro futuro. Durata 93 minuti. (Greenwich Village sala 2)

 

The last duel – Azione. Regia di Ridley Scott, con Matt Damon, Jodie Comer, Adam Driver e Ben Affleck. Nella Francia del XIV secolo, tratto dal romanzo omonimo scritto da Eric Jager e sceneggiato da Nicole Holofcener con la collaborazione degli amici Damon/Affleck. La giovane Marguerite denuncia al marito Jean lo stupro subito da Jacques, cavaliere e suo amico: i due uomini si affronteranno in un duello finale, nel “giudizio di Dio” e chi ne uscirà vincitore sarà allineato al volere divino, lo sconfitto avrà automaticamente giurato il falso. Nel racconto di Scott le azioni avvengono in tempi successivi viste con lo sguardo dei tre protagonisti, tre diversi capitoli, la voce della verità costruita con gli occhi e la volontà, il carattere e l’ardita femminilità di Marguerite. Durata 151 minuti. (Massaua, Ideal V.O., Lux sala 1, Reposi sala 2, The Space Torino sala 2, Uci Lingotto sala 2 / 7 / 10, The Space Le Fornaci sala 2, Uci Moncalieri 4)

 

Titane – Drammatico.  Regia di Julia Ducournau, con Agathe Rousselle e Vincent Lindon. Palma d’oro (tutta inaspettata) all’ultimo festival di Cannes. Alexia porta conficcata nel cranio una placca di titanio, a seguito di un incidente automobilistico avuto in giovanissima età. Cercata dagli uomini durante le sue performance sostenute nei motor show, implacabile affronta gli attacchi maschili anche in maniera definitiva, con la difesa di un grosso fermaglio grazie al quale uccide chi si avvicina troppo a lei. È divenuta una macchina, programmata per uccidere. Costretta a scappare, assume l’identità di un ragazzo sinora scomparso, Adrien, il figlio di un comandante dei pompieri. Lei cerca un rifugio dopo una vita di disperazione, l’uomo sente la necessità di vedere in quell’essere la persona che da tempo attende. Durata 108 minuti. (Centrale V.O.)

 

Tre piani – Drammatico. Regia di Nanni Moretti, con Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Anna Bonaiuto, Paolo Graziosi, Stefano Dionisi e Nanni Moretti. Il regista di “Mia madre” e della “Stanza del figlio” si è ispirato per la prima volta ad un soggetto non suo, ricavando dal romanzo dell’israeliano Eshkol Nevo (edito da Neri Pozza), e trasportando l’azione dall’originaria Tel Aviv alla Roma di oggi, le differenti storie degli abitanti i “tre piani” di un caseggiato del Lungotevere della capitale. L’incidente provocato dal figlio dell’ex giudice Margherita Buy, in stato di ubriachezza, e l’uccisione di una donna; il papà Riccardo Scamarcio pronto a sospettare del vicino di casa, accusandolo nei suoi pensieri di aver molestato la figlia; la madre Alba Rohrwacher, divenuta madre di una bambina, e sempre lontana da un marito assente per lavoro, è combattuta nel disordine della propria mente, dai fantasmi che vi si affollano, dalla realtà che si mescola sempre di più alla fantasia. La quotidianità, gli affetti e i rapporti sbagliati, i problemi irrisolti. Undici minuti d’applausi all’ultimo festival di Cannes, troppo reclamizzati, unico film a rappresentare l’Italia, qualche dubbio da parte della critica. Anche per i francesi solitamente affettuosi e ossequiosi verso l’autore italiano, questa volta hanno piuttosto il pollice verso. Chi scrive queste note ha espresso qualche giorno fa in queste stesse colonne tutte le debolezze del film, la impossibilità delle tre storie a farsi affresco unico, il tono sempre eguale della descrizione, le interpretazioni monotone e decisamente fievoli. Ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del “Corriere della Sera” all’uscita del film sui nostri schermi: “Scegliendo un’alternativa al suo cinema più riconoscibile, l’autore cerca di far dialogare i personaggi di Nevo, più di quanto abbia tentato di far dialogare i suoi”. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo Grande, Reposi sala 4, Romano sala 3)

 

 

 

 

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