Oggi al cinema

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LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

Il buco – Drammatico. Regia di Michelangelo Frammartino. Nel 1961 un gruppo di speleologi piemontesi si è addentrato all’interno dell’Abisso di Bifurto, un buco lungo 683 metri nel parco del Pollino. L’anno precedente, al Nord dell’Italia, si completava la costruzione avveniristica del grattacielo Pirelli di Milano, vista dagli abitanti del sud raggruppati davanti allo schermo dell’unico televisore del paese. A quel movimento verticale e ambizioso verso l’alto, poi simbolo del boom economico degli anni Sessanta, è corrisposto il movimento speculare e contrario all’interno delle viscere della terra compiuto dal gruppo di speleologi, la cui impresa ha avuto un’eco anch’essa speculare e contraria a quella dei costruttori milanesi: ovvero praticamente nulla. Il film ha vinto il Premio speciale della Giuria alla recente Mostra veneziana. Durata 93 minuti. (Classico)

 

Il collezionista di carte – Drammatico. Regia di Paul Schrader, con Oscar Isaac, Willem Dafoe e Tye Sheridan. Stati Uniti, oggi. William Tell è un ex militare americano con un passato terrificante alle spalle: ex carceriere ad Abu Ghraib, si è reso colpevole di orrende violazioni dei diritti umani nei confronti dei prigionieri e fatica a convivere con i suoi demoni. Si guadagna da vivere come giocatore di poker professionista, da un casinò all’altro, nel conteggio continuo delle carte pur di tenere il proprio cervello impegnato “altrove” e non averla fatta franca non lo ha aiutato: nonostante abbia pagato il suo debito con la giustizia – otto anni di detenzione ottenuti in seguito alla condanna in tribunale per i suoi crimini – l’uomo è distrutto, non riesce ad andare oltre gli errori del passato. Di conseguenza, non è in grado di darsi pace, né tantomeno ricominciare. Un giorno riconosce, durante un convegno della polizia, il suo antico istruttore, un maggiore dell’esercito uscito indenne da condanne e prigionie, il quale continua fare il proprio vecchio mestiere, insegnando vecchie quanto assurde tecniche di interrogatorio. William viene anche notato da Cirk, un ragazzo il cui padre, pure lui “allievo” del maggiore, al ritorno a casa dalle missioni, era divenuto violento e tossicodipendente e aveva finito col suicidarsi. In concorso a Venezia, produce Martin Scorsese. Il film è stato designato “Film della Critica” dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici: “Tornando a ragionare una volta di più sul concetto di ‘colpa’ e sul rapporto dell’uomo con la propria morale, Paul Schrader esorcizza il trauma del proprio personaggio – che è il trauma di un’intera nazione, nascosto sapientemente sotto il tappeto della Storia – su un percorso di riscatto che non potrà schivare la necessità della violenza, e la sua catarsi”. Ma “Il collezionista di carte” ottiene da Paolo Meneghetti, nelle colonne del Corriere della Sera, soltanto due stelle… Durata 112 minuti. (Reposi sala 4)

 

Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto – Commedia. Regia di Riccardo Milani, con Antonio Albanese, Paola Cortellesi e Luca Argentero. Grande successo per il primo capitolo: e allora perché non replicare? Sono passati tre anni dalla fine dell’amore tra Giovanni e Monica, lei – causa le sue sorelle gemelle Pamela e Sue Ellen – è finita in carcere e si decide a chiedere aiuto al suo ex per uscire da quella brutta situazione. Viene assegnata ai lavori socialmente utili e nel centro di cui è ospite incontra don Davide, che lo gestisce, prete di strada alle prese con una realtà in cui la solidarietà verso gli ultimi e i casi disperati è posta sempre al primo posto. Monica e Giovanni si ritroveranno ancora una volta a dover mettere a confronto le loro vite del tutto diverse, i loro differenti modi di pensare e di agire. Durata 95 minuti. (Massaua, Due Giardini Sala Ombrerosse e Sala Nirvana, Ideal, Reposi sala 4, Uci Lingotto sala 4 e sala 11, The Space Le Fornaci sala 9, Uci Moncalieri sala 1)

 

Drive my car – Drammatico. Regia di Ryusuke Hamaguchi. Kafuku, un attore e regista che ha da poco perso la moglie per una emorragia celebrale, una moglie che lui ha amato e le è stata infedele, accetta di trasferirsi a Hiroshima per gestire un laboratorio teatrale. Qui, insieme a una compagnia di attori e tecnici che parlano ciascuno la propria lingua (giapponese, cinese, filippino, anche il linguaggio dei segni), lavora all’allestimento dello “Zio Vania” di Cechov, per il quale ha scelto in veste di protagonista proprio l’amante della moglie morta). Abituato a memorizzare il testo durante lunghi viaggi in auto, Kafuku è costretto a condividere l’auto con una giovane autista: inizialmente riluttante, poco alla volta entra in relazione con la ragazza e, tra confessioni e rielaborazione dei traumi – nel suo passato c’è anche la morte della figlia – troverà un modo nuovo di considerare se stesso, il proprio lavoro e il mondo che lo circonda. Premio per la miglior sceneggiatura al festival di Cannes. Durata 179 minuti. (Greenwich Village sala 1 e sala 2)

 

Dune – Fantascienza. Regia di Denis Villeneuve, con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Josh Brolin e Oscar Isaac. Nel sistema feudale che domina l’universo nel futuro, il potere è nelle mani di un imperatore sotto il quale lottano tra di loro delle importanti casate. Sul desertico pianeta Arrakis si trova la Spezia, sostanza preziosa per molti differenti motivi. Alla casata Atreides e al suo capo, il duca Leto, viene affidatoil controllo del pianeta ma in realtà si sta approntando una congiura per eliminarlo. Leto però ha un figlio, Paul, il quale è dotato di particolari poteri che sta sviluppando con l’aiuto di sua madre lady Jessica. Anche lui finisce quindi per diventare un ostacolo da abbattere. Durata 155 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana anche V.O. e sala Ombrerosse V.O., Eliseo Blu, Fratelli Marx sala Groucho anche V.O. / sala Harpo / sala Chico, Greenwich Village sala 2 V.O. e sala 3, Ideal anche V.O., Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino sala 1 / 3 / 6 / 8, Uci Lingotto sala 2 in 3D e sale 5 / 7 / 8, The Space Le Fornaci sale 3 / 5 / 6 / 7, Uci Moncalieri sala 2 e sala 3 in 3D)

 

Il matrimonio di Rosa – Commedia. Regia di Iciar Bollain, con Candela Pena e Sergi Lopez. La vita di Rosa è fatta di incombenze, il lavoro e la sua famiglia, un padre, un fratello e una sorella, una figlia che è tornata ad abitare con lei con due bambini al seguito, un fidanzato che frequenta raramente. Ha 45 anni, pensa agli altri e davvero poco a se stessa. Capisce che è ora di cambiare vita, di darle un indirizzo tutto diverso: riaprirà la vecchia sartoria della madre ma soprattutto metterà in pratica la personalissima idea di organizzare un matrimonio “con se stessa”. Il ritratto al cinema di un sogno che si chiama “solo wedding” già realizzato per molte donne da un’agenzia di Tokio. Ovvero il consorte è un optional. Durata 97 minuti. (Ambrosio sala 2 e sala 3, F.lli Marx sala Groucho e sala Harpo)

 

Qui rido io – Biografico. Regia di Mario Martone, con Toni Servillo, Maria Nazionale, Cristiana Dell’Anna, Eduardo Scarpetta, Antonia Truppo, Paolo Pierobon. Il teatro farsesco di Eduardo Scarpetta (“Miseria e nobiltà”) agli inizi del secolo scorso e la passione verso la propria compagnia e verso il teatro soprattutto, la scrittura parodistica de “Il figlio di Iorio” sulle orme del dramma di D’Annunzio e il processo che ne seguirà – da cui l’attore e autore napoletano risulterà innocente ma che segnerà altresì l’interruzione improvvisa della sua attività, passando la compagna al figlio Vincenzo -, la sua famiglia più che allargata formata di moglie e amante e altre avventure, di figli legittimi e di altri mai riconosciuti come Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, avuti da Luisa De Filippo, sorella della moglie; c’è la Napoli che lo applaude e che lo abbandona, ci sono gli scrittori e i grandi creatori di musiche e di parole e i giornalisti che seguono l’esempio della città, ci sono le allegrie e il carattere ombroso, il grande egoismo, la bellezza degli appartamenti e della villa sulla cui facciata Scarpetta avrebbe fatto porre la scritta “Qui rido io”. C’è la grande prova di Toni Servillo, c’è la regia di Martone che abbraccia tutto un mondo con intelligenza, ci sono certe zone stanche della sceneggiatura scritta con Ippolita di Majo). Comunque da vedere. Durata 133 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo Rosso, Romano sala 1)

 

Il silenzio grande – Commedia. Regia di Alessandro Gassmann, con Massimiliano Gallo, Margherita Buy e Marina Confalone. Nella Napoli degli anni Sessanta, quella che fu un tempo una stupenda villa, il gioiello di una grande fortuna, viene, pressoché fatiscente, messa in vendita dai proprietari. Lo hanno soprattutto deciso la signora e i suoi due figli, il padre Valerio è in disaccordo. Proprio in questa occasione l’uomo dovrà malinconicamente riconoscere di non aver mai conosciuto appieno i propri famigliari e forse di aver negato molte verità anche a se stesso. Il film è tratto dalla commedia omonima di Maurizio De Giovanni, che lo stesso Gassmann porta in giro per i palcoscenici italiani con la sua regia anche in questa stagione, protagonista ancora Gallo mentre l’interprete femminile è Stefania Rocca. Vedremo  lo spettacolo a Torino tra febbraio e marzo del prossimo anno. Durata 106 minuti. (Ambrosio sala 1 e sala 3)

 

Supernova – Drammatico. Regia di Harry Macqueen, con Colin Firth e Stanley Tucci. Sam e Tusker hanno ormai raggiunto i sessant’anni e vivono insieme da tanto tempo. Sam è un pianista, Tusker uno scrittore, lungo il corso della loro vita in comune hanno sempre coltivato la passione per l’arte. Tusker ha scoperto di essere affetto da demenza senile e decide di partire con il compagno a bordo di un camper per un viaggio che porterà entrambi attraverso l’Inghilterra, visitando ancora una volta i luoghi e le persone che più hanno amato. Durante quel viaggio Sam scoprirà le ragioni che hanno spinto il compagno a compierlo, la malattia deciderà del loro futuro. Durata 93 minuti. (Greenwich Village sala 1 / 2 / 3)

 

Tre piani – Drammatico. Regia di Nanni Moretti, con Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher, Adriano Giannini, Anna Bonaiuto, Paolo Graziosi, Stefano Dionisi e Nanni Moretti. Il regista di “Mia madre” e della “Stanza del figlio” si è ispirato per la prima volta ad un soggetto non suo, ricavando dal romanzo dell’israeliano Eshkol Nevo (edito da Neri Pozza), e trasportando l’azione dall’originaria Tel Aviv alla Roma di oggi, le differenti storie degli abitanti i “tre piani” di un caseggiato del Lungotevere della capitale. L’incidente provocato dal figlio dell’ex giudice Margherita Buy, in stato di ubriachezza, e l’uccisione di una donna; il papà Riccardo Scamarcio pronto a sospettare del vicino di casa, accusandolo nei suoi pensieri di aver molestato la figlia; la madre Alba Rohrwacher è combattuta nel disordine della propria mente. La quotidianità, gli affetti e i rapporti sbagliati, i problemi irrisolti. Undici minuti d’applausi all’ultimo festival di Cannes, unico film a rappresentare l’Italia, qualche dubbio da parte della critica. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del “Corriere della Sera”: “Scegliendo un’alternativa al suo cinema più riconoscibile, l’autore cerca di far dialogare i personaggi di Nevo, più di quanto abbia tentato di far dialogare i suoi”. Durata 118 minuti. (Ambrosio sala 1, Eliseo Grande, Massimo sala Cabiria, Reposi sala 1, Romano sala 2, Uci Lingotto sala 3)

 

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