Montanelli e Quaglieni

La rubica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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Vaccinarsi è un dovere civico inderogabile – Montanelli  – Lettere

Vaccinarsi è un dovere civico inderogabile

La vaccinazione di massa è un obiettivo che bisogna assolutamente centrare. L’alternativa è una risalita inevitabile  dei contagi. Nessuno ha il diritto di rivendicare  la libertà  irresponsabile di non vaccinarsi che è una forma di licenza anarcoide intollerabile. Salvare vite umane è un dovere morale, oltre che civile, irrinunciabile. E queste cose io le scrivo da liberale, ponendo in evidenza che chi la pensa diversamente ha  invece origini profondamente illiberali e antidemocratiche che in questa occasione balzano  subito all’occhio. L’invocare un liberi tutti è da irresponsabili. La “ libertà sacra e inviolabile”  degli individui non c’entra nulla.   I liberali veri hanno sempre praticato una libertà responsabile che tiene conto del limite tra libertà individuale ed esigenze superiori che potrebbero anche definirsi nazionali. Può sembrare incredibile queste esigenze  nazionali siano totalmente sottovalutate da chi si definisce patriota. Voglio citare Cicerone  che era un vero conservatore e che appare di evidente attualità: “Legum servi sumus ut liberi esse possimus”. Venendo ai giorni nostri, richiamo l’articolo 32 della Costituzione che parla della salute come diritto individuale, ma anche come interesse della collettività. Di fronte ad una pandemia bisogna reagire con coraggio ,costringendo  alla ragione chi ritiene suo diritto attentare alla vita propria e degli altri. Non ci sono terze vie, occorre assoluta determinazione che, ne sono certo,  il presidente Draghi saprà dimostrare.
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Montanelli

Il “Corriere della Sera“ pubblica da molti giorni delle lettere che ricordano Indro Montanelli, mancato vent’anni fa il 22 luglio. Si tratta di testimonianze assolutamente banali che non aggiungono nulla alla figura del grande giornalista neppure sotto il profilo della sua umanità quotidiana. Montanelli va storicizzato, non va ne’ mitizzato, ne’ demonizzato. Io ne serbo un ricordo indimenticabile. Venne a Torino a Palazzo Lascaris a ricordare Mario Pannunzio nel 1988 e fui io ad introdurre il suo discorso che forse rappresenta in assoluto  la più bella testimonianza su Pannunzio. Dopo quella grande manifestazione che portò centinaia di persone a Palazzo Lascaris, messo a disposizione dal presidente Aldo Viglione, andammo a cena al “Cambio”. Si rivelò una persona straordinaria. Nel 1991 venne a ricevere il Premio Pannunzio. Ho scritto di lui nel mio libro “Figure dell’Italia civile“ e mi capitò di essere contestato per averlo inserito tra quelle figure da gente faziosa ed ignorante. Chiamai, sbagliando, Mario Cervi che doveva la  sua notorietà a Montanelli, a ricordarlo a Torino, ma Cervi si rivelò mendace e meschino, appropriandosi dell’intera “Storia d’Italia” montanelliana, che, a suo dire, fu quasi interamente opera sua. Forse il più grave errore di Montanelli fu quello di assumere, su  incredibile raccomandazione di Giovanni Arpino, il futuro diffamatore seriale Travaglio e a contribuire a lanciarlo. Chissà cosa direbbe oggi Montanelli di questo personaggio incredibile?
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quaglieni penna scritturaLettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

Scuola e Covid
Ho letto i Suoi articoli sulla scuola estiva dopo il Covid e mi ha colpito la sua denuncia di cosa accade in alcune scuole torinesi trasformate in veri oratori,  in cui non si fa quasi nulla per recuperare l’anno perduto in termini didattici. Davvero una follia. Io sto vivendo questa esperienza mortificante  come docente che deve far socializzare gli studenti invece di contribuire al recupero in presenza del lavoro non fatto. Gli intenti ludici in una scuola distrutta sono una beffa intollerabile.  Lettera firmata
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Comprendo la sua situazione. Ci sono ancora dei demagoghi cretini che credono che la scuola sia soprattutto socializzazione e non proritariamente istruzione. La socializzazione non può essere il fine della scuola. Altrimenti rimaniamo fermi a don Milani e alle sue ingenuità agresti che contribuirono ad anticipare il ‘68 distruttivo. La scuola esce distrutta da due anni di oggettive difficoltà e di inadeguatezza di interventi. La nostra gratitudine deve andare a presidi, docenti e bidelli che hanno fatto l’impossibile per rimediare all’emergenza. La scuola aveva già gravi problemi in precedenza che nessun ministro è stato in grado di affrontare. Oggi occorrerebbe un nuovo Giovanni Gentile che non si intravede  all’orizzonte .
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Cuba e il comunismo
Cosa ne pensa di quanto accade a Cuba dove il regime comunista sopravvive al castrismo ed emerge che la gente dell’isola non ne possa più della povertà a cui la costringe un sistema politico  ed economico arretrato che fa  solo condividere la miseria? Il Covid ha fatto esplodere le contraddizioni e non si può più fingere su cosa è oggi Cuba.     Alda Ruella
     .                                                        .
Condivido la sua sintetica analisi. Cuba non si è ancora liberata da un regime opprimente fondato sul mito di Castro. Anche in quell’isola il comunismo è fallito miseramente. I nostri intellettuali non vogliono ammetterlo neppure oggi. Mi capitò di vincere un viaggio a Cuba  durante una cena al Circolo della Stampa. Rimasto sorpreso e interdetto e scherzai con gli amici del mio tavolo dicendo che era l’occasione per conoscere le  celebrate donne cubane. Mai sarei andato a Cuba in vacanza di mia iniziativa, ma la vincita inaspettata  l’unica della mia vita   quasi mi costrinse a partire. Mi trovai sull’aereo vicino di posto con un tizio di Bologna che mi raccontò che finalmente coronava il sogno della sua vita: andare a visitare Cuba e rendere omaggio a Fidel. Un po’ come i comunisti italiani che andavano a Mosca in viaggio premio. Non  volli per cortesia, raggelarlo raccontandogli il motivo per cui andavo a Cuba. Nella settimana di soggiorno non conobbi neppure una donna cubana, ma in compenso girai per L’Avana e per l’isola e mi resi conto della arretratezza e del malgoverno. Nell’hotel dove venni ospitato che era un equivalente ad nostro 5 stelle, le camere erano in stato di abbandono, un’esperienza che avevo fatto l’anno prima in Libia durante il regime di Gheddafi. Toccai con mano le reali condizioni dei cubani. La guida privata  che  mi portò a visitare la grande piazza dove Fidel teneva i suoi chilometrici discorsi, mi chiese più volte  se volevo farmi scattare  una fotografia . Gli dissi cortesemente di no. Quasi tutti si facevano immortalare in quella piazza. Oggi bisognerebbe essere solidali con i cubani che protestano ,ma siamo distratti da altre cose. Nessuno in Italia si è espresso a favore di un popolo che vorrebbe scrollarsi di dosso un regime intollerante e intollerabile.

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