cavour camillo

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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A 160 anni dalla morte di Cavour – Distanze di sicurezza – Lettere

A 160 anni dalla morte di Cavour

Ancora oggi la figura del conte di Cavour non è percepita in modo adeguato . Fu molto popolare ai suoi tempi quando venne fatto oggetto di innumerevoli caricature raccolte in volume dal grande e dimenticato Enrico Gianeri  (Gec), ma la storiografia fu disattenta o ingiusta verso il principale protagonista dell’unificazione d’Italia, morto neppure cinquantenne nel 1861 a pochi mesi dalla proclamazione del Regno, che la sua abilità politica e la sua lungimiranza avevano creato in appena un decennio. Cavour aveva imparato l’arte della politica e del buongoverno viaggiando in Francia, Inghilterra e Svizzera, si era presto liberato da una visione provinciale piemontese e aveva saputo con la guerra di Crimea porre all’Europa la questione italiana, inutilmente anche se nobilmente agitata da Mazzini e da Garibaldi. Insieme a Vittorio Emanuele II seppe realizzare le condizioni per la II Guerra per l’indipendenza del  1859, creando strade ferrate e un decollo industriale piemontese che rafforzò  il Regno di Sardegna. Era un uomo nutrito di liberalismo ,senso dello Stato, fedeltà a Casa Savoia , un uomo aperto e spregiudicato, pronto al gioco d’azzardo Dedicò tutto se’ stesso alla Causa italiana, giungendo persino all’idea del suicidio, come evidenziò Narciso Nada storico di Cavour ingiustamente dimenticato. Seppe unire il realismo machiavelliano con una forte passione civile.  Era soprattutto innamorato dell’Italia, anche se aveva  un forte interesse per le belle donne. E’ inutile fare confronti con i suoi successori, nessuno è paragonabile a lui, neppure Giolitti. Seppe anche laicizzare il Piemonte ,ponendo le basi per un’Italia laica ,ma rispettosa dei sentimenti religiosi degli Italiani .Volle il Frejus per collegare il Regno con l’Europa , come volle in Liguria porti adeguati – pensiamo all’arsenale di La Spezia – alle ambizioni del nuovo Regno che stava plasmando con mano sicura e avveduta. Era anche un politico colto che aveva studiato i classici dell’economia e aveva intrattenuto rapporti personali con  tanti personaggi della cultura ,della politica e dell’economia internazionali. Il liberalismo di Tocqueville fu un suo modello ideale. Il dramma italiano fu la sua morte improvvisa, quando l’Italia avrebbe avuto più bisogno di lui. La destra storica post cavouriana non fu adeguata al genio che aveva fatto l’Italia. Molti dei problemi dell’Italia  derivano da quella scomparsa che privò il Paese del suo demiurgo. In Europa fu il primo statista dopo Bismarck. Spesso essi vengono messi a confronto, ma non ci sono dubbi sul primato cavouriano. Gli Italiani non gli furono mai grati abbastanza e si lasciarono imbonire dai demagoghi e dai parolai. A scuola dovrebbe essere obbligatoria la lettura di qualche pagina di Rosario Romeo, il suo più grande biografo, ma ho forti dubbi che tanti professori abbiano mai letto un rigo dello storico siciliano che dedicò trent’anni di studi al Gran Conte. Oggi c’è gente che lo ricorda perché pranzava al “Cambio”, il ristorante davanti alla sede del Parlamento subalpino a Palazzo Carignano. Povera Italia!
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Distanze di sicurezza

Sono stato dopo tanto tempo a pranzare in un ristorante . Ho rilevato che le distanze di sicurezza non sono rispettate . Stiamo uscendo dall’emergenza, ma basta poco per ricaderci. Ho visto gente allegra e spensierata che finalmente passava una sera gioiosa. Un bel segno, ma bisogna stare attenti. I centri culturali dovrebbero riaprire il 1 luglio, quasi uno scherzo. E’ un po’ come si concedesse ai bagni marini di riaprire ai Santi. Ma c’è chi ha riaperto lo stesso, ricorrendo ad escamotages. Chiedo che le regole vengano fatte rispettare e siano eguali per tutti, senza eccezioni per certi circoli privilegiati e per certi poli altrettanto superprotetti.
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Lettere      scrivere a quaglieni@gmail.com

Egizio, il nuovo consigliere
Cosa pensa del nuovo consigliere di amministrazione del Museo Egizio scelto dal Centro-destra, l’egittologo Francesco Tiradritti, rifiutato dai soci della Fondazione del Museo?   Mi sembra un atto di arroganza dei soliti noti legati a Christillin.      Umberto Scalise
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Non conosco Tiradritti che è  comunque molto meglio del consigliere scelto dal Centro – destra l’anno scorso. Posso confermare che c’è gente che considera l’Egizio come una proprietà privata, mentre la Regione ha pieno diritto di nominare chi ritiene come fanno il Comune, le Fondazioni bancarie, il Ministero. Ma non avendo seguito il caso, non do’ giudizi per i quali non ho competenza. Io non ho mai ricevuto un incarico pubblico, neppure piccolo. E sono contento così. La sola idea di sottrarre tempo agli studi e al mio adorato Centro “Pannunzio” mi creerebbe dei rimorsi.

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