La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Miseria politica – Emanuele Filiberto e le leggi razziali del fascismo – Lettere

Miseria politica

Non so se a maggio si voterà per i Comuni italiani a causa della pandemia e quindi non si può dire se i partiti siano in ritardo nel definire le candidature a Sindaco. In alcune città certe scelte appaiono definite come con Sala a Milano che proprio ieri si è esibito in un confronto incredibile, unendo le figure di Anna Frank e di Greta , che rivela come anche quello che vogliono presentare come  il meglio ha dei limiti abissali. A Roma è ancora tutto in alto mare e il solo Calenda si sta agitando in modo, in verità, un po’ patetico, come il candidato Sindaco radicale torinese che non è consapevole dei suoi limiti incolmabili per proporsi come guida di una grande città. Il partito democratico è più che mai diviso e c’è chi ancora si ostina a pensare ad una alleanza con i grillini che spianerebbe la strada ad una destra tutt’altro che brillante, egemonizzata da una Lega povera di uomini e soprattutto di idee. In un quadro di questo genere, il dibattito sul futuro di Torino, su come uscire da cinque anni di grillismo pestilenziale, langue. La cultura torinese che forse è ridotta ai minimi termini, tace  dimostrando una afasia di idee spaventosa. I pochi che potrebbero dire qualcosa non vengono neppure interpellati   Anche i candidati proposti non entusiasmano. L’unico progetto che potrebbe essere vincente, un nuovo progetto Castellani, fatica a decollare e molto lucidamente l’esponente più significativo del mondo cattolico torinese Gian Piero Leo non esita ad esprimere critiche e riserve che dovrebbero obbligare tutti alla riflessione. Ieri ho sentito un frammento di intervista di un parlamentare del Pd torinese ed ho resistito dieci minuti: le ovvietà delle cose dette  e la mediocrità, proprie di una persona incolta che propinava con sicumera, erano intollerabili. Con gente  così e per merito della famiglia Elkann Torino, tra dieci anni, sarà una cittadina come Cuneo.
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Emanuele Filiberto e le leggi razziali del fascismo

Quando l’erede del partito  neo – fascista Fini andò in Israele a sconfessare l’operato del fascismo e in primis le leggi razziali, venne accolto in Israele in modo trionfale. Adesso che il principe Emanuele Filiberto scrive una lettera inequivocabile di condanna delle leggi razziali promulgate dal bisnonno Vittorio Emanuele lll e chiede scusa alla Conunità Israelitica, si alzano cori di critiche  astiose che rivelano pregiudizio e malanimo. Casa Savoia non è solo Vittorio Emanuele III e Vittorio Emanuele III non è  solo quello del 1938, ma anche quello dell’età giolittiana e del 25 luglio 1943 che segnò la caduta del regime. Le letture manichee, strumentali, settarie della storia sono sempre sbagliate. Si può discutere sui tempi perché forse il principe poteva decidere  prima la sua lettera  , ma non sull’atto che appare animato dalle migliori intenzioni. Fanno tenerezza certi monarchici che lo criticano per aver preso le distanze dal bisnonno. I fessi e i faziosi oggi sono una componente essenziale di ogni gruppo. Ho conosciuto il principe Emanuele Filiberto con cui ho avuto modo di parlare di storia e l’impressione che ne ho tratto è stata più che positiva. Il gesto odierno conferma quel mio giudizio.

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Lettere scrivere a quaglieni@gmail.com

Il centenario del Pci

 Ho letto il suo articolo sul centenario del PCI che giudico davvero una grande lezione di storia. Chi le scrive è stato un militante e un piccolo dirigente di quel partito. Le cose che Lei scrive sono pura verità . Le banalità di Ezio Mauro rispetto alla sua robusta riflessione storica scompaiono. E’ vero quello che lei dice: nel partito gli anticomunisti erano considerati parafascisti. Una verità che ha scritto solo lei.        Lettera firmata 
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La ringrazio molto, lei è troppo gentile. Ma mi intristisce di non poter pubblicare il suo nome. Ne comprendo il motivo, ma esso dimostra che non siamo un paese libero. E d il fatto è molto grave e dovrebbe farci riflettere su quelli a cui  abbiamo affidato la nostra democrazia e sul grado di barbarie di tanti nostri concittadini.

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