La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Rubriche

In ricordo di una grande Regina – Moncalieri – Maradona, l’idolo – Lettere 

In ricordo di una grande Regina

I 35 anni dell’ Associazione Internazionale “ Regina Elena“ rappresentano un traguardo ambito perché l’associazione è più che mai  vitale, malgrado la pandemia. Essa svolge un’attività di beneficienza a livello italiano e internazionale sotto la guida  di Ilario Bortolan ,succeduto al mitico generale Reggiani, ma promuove ed organizza anche manifestazioni culturali di grande successo. Non posso dimenticare quando ricordammo insieme il Re Umberto II, la Principessa Mafalda  o quando  mi invitarono a ricordare  Carlo Alberto a Superga . L’associazione mi ha consentito di rinverdire gli ideali della mia giovinezza, unendoli ai miei interessi storici. Il “Regina Elena“ è stato l’unico sodalizio a vincere  la pandemia, ricordando  il  bicentenario della nascita  di Vittorio Emanuele II con una bella mostra a Stupinigi. Anima organizzativa dell’Associazione è una vera eminenza azzurra  che non compare mai in prima persona e che non nominerò neppure io. Un uomo colto, gentile, instancabile, obiettivo ed a volte caustico. In alcune occasioni  mi rivolgo a lui per chiedere consigli perché è una vera memoria storica, oltre ad essere un vero gentiluomo sabaudo. Ho letto che il giovane Presidente grillino del consiglio comunale di Torino ha scritto un bel messaggio per i 35 anni del ”Regina Elena“, un messaggio che gli fa molto onore. Non ho letto analoghi messaggi da chi per il ruolo che ricopre non poteva essere indifferente come rappresentante del Piemonte. Non è la prima volta che accade.  Presidente internazionale dell’Associazione è il Principe Sergio di Jugoslavia, figlio di Maria Pia di Savoia, un principe che sa svolgere in modo esemplare il suo ruolo, come ho potuto constatare in più occasioni.
.

Moncalieri

Moncalieri è  una vera enclave di cultura nell’area metropolitana e non solo, sotto la guida di Laura Pompeo,  giovane donna che ha dedicato la sua vita alla cultura dopo studi archeologici molto rigorosi. Una delle collaboratrici dell’assessore Pompeo è  stata per anni la direttrice della Biblioteca “ Civica Arduino “ di Moncalieri, un vero fortilizio fatto di libri  e di iniziative culturali di alto livello. La direttrice  Giuliana Cerrato andrà in pensione prossimamente dopo una carriera tutta dedicata alla cultura  e ai  libri con passione e disponibilità umana esemplari . Si è anche dedicata alle Pari Opportunità , un tema molto importante perché è alla base della vera cultura che rifiuta ogni discriminazione  che contraddice le basi stesse della cultura . Si tratta di una donna preziosa che va ringraziata con l’augurio che voglia ancora continuare ad impegnarsi perché  la cultura per  certe persone fuori ordinanza non conosce pensionamenti  restando  connaturata con la vita.
.

Maradona, l’idolo

Maradona è  stato un grandissimo calciatore , un fuori classe . Qualcuno lo ha nobilitato parlando di un Gabriele D’ Annunzio del pallone per giustificare la sua vita sregolata che lo ha portato a morte precoce . Anche il Papa argentino  lo ha esaltato . Ma il successo di Maradona e’ anche l’espressione di uno smarrimento interiore di una società priva di valori che crea i suoi idoli . Gli “Idola” di Bacone che tornano. I napoletani che non rispettano gli assembramenti per celebrare il loro idolo sono l’emblema di un’ Italia  barbara , come diceva Malaparte che la descrisse ne “La pelle“ . Napoli non è purtroppo solo la città di Vico e di Croce, ma anche della camorra e del tifo calcistico che non vuole sentire ragioni.

.

Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

.

A proposito di De Gaulle e Sogno

Carissimo, ho letto il tuo articolo su De Gaulle che mi ha molto intrigato; ai tempi, se fossi stato francese, sarei stato quasi sicuramente gollista quando il Generale si propose (con innegabili ragioni e con innegabili successi, per molti versi) di salvare la Francia. (In quegli anni, peraltro, le mie simpatie andavano al radicale Mendès France e al più o meno centrista  Lecanuet, ma io ero assai giovinetto e vedevo le cose dall’Italia). Di De Gaulle non posso non riconoscere la passione civile, l’onestà cristallina, la moralità (personale e pubblica) ineccepibile. Dici bene: era uno statista (ancorché militare…), non un politico. Tuttavia, esasperò in modo esponenziale la già insopportabile (e storicamente del tutto ingiustificata) grandeur francese, dimenticando che i nazisti furono sconfitti da Americani e Inglesi e non certo da lui e dai Francesi (che si svegliarono, e ancora, solo dopo lo sbarco in Normandia). Fastidiosi il suo antiamericanismo e  la sua avversione alla NATO, neppure controbilanciati dal minimo slancio europeista (“l’Europa delle patrie”!). Soprattutto non gli “perdono” la soluzione (a mio parere perfino contraddittoria della sua concezione nazionalista) del pur spinoso e apparentemente irrisolvibile problema algerino: scelse la (più facile e ingiusta) soluzione di Sartre, non quella umana (e umanistica) di Camus (che prevedeva uno Stato birazziale, con eguale cittadinanza per arabi e per francesi “algerini”, cioè nati e viventi in Algeria. L’Algeria costituiva un caso coloniale a sé, era francese dal 1830 o giù di lì – mi pare – e avrebbe potuto benissimo diventare un dipartimento francese, come l’Alaska e le Hawaii divennero Stati americani. Può darsi che le mie siano fantasticherie letterarie, di uno che  adora la cultura e l’arte della Francia pur detestandone ab origine la radice politica espansionistica e prevaricatrice). Peraltro, il 13 agosto del 2003 mia moglie ed io trascorremmo una giornata indimenticabile a Colombey-les-Deux-Eglises, visitando la residenza del Generale e rendendo omaggio alla sua tomba – che è comunque  quella di un Grande. (Encomiabile e commovente l’amore con cui seguì e curò la figlia inguaribilmente malata). Forse davvero l’Italia odierna, in un mutato scenario internazionale, avrebbe bisogno di un uomo come lui: ma non è facile trovarne. (Tra parentesi, in tutta franchezza: mi pare un po’ troppo severa la tua requisitoria contro Edgardo Sogno, di cui pure fosti amico e di cui col Centro Pannunzio propiziasti la lapide sulla sua casa – c’ero anch’io alla cerimonia: forse non fu un grand’uomo, forse fu sopravvalutato e fu un simpatico avventuroso piccolo dannunziano, ma non mi pare meriti una condanna così spietata). Ti ringrazio per la pazienza con cui hai letto codeste amichevoli riflessioni di un non-storico.            Lettera firmata

.

Non nego di aver avuto rapporti con l’ambasciatore Sogno anche per ragioni legate al mestiere di mio padre. Ma ebbi sempre delle riserve a causa delle persone insulse di cui si circondava.  Fu una specie di “rodomonte”, del tutto impolitico. Sono stato l’unico quest’anno, proprio in questa rubrica, a ricordarne il ventennale della morte. Non fui comunque mai tra i promotori della targa  sulla casa di Sogno in cui testo venne scritto dal piccolo storico saluzzese che definì improvvidamente  Sogno statista. Oggi dopo vent’anni credo che la severità nei confronti di Sogno sia doverosa. La sua figura in termini storici appare spenta  ed assolutamente non significativa.  Un altro  discorso è il suo ruolo nella Resistenza in cui fu coraggioso e audace.

 

Tags:

Recenti: Rubriche

Orgoglio ispanico

Caleidoscopio rock Usa 🇺🇸 Anni ‘60 Nella storia del rock americano degli

IL METEO E' OFFERTO DA



Da qui si Torna su