La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Salvini e il liberalismo – Le divisioni autonome della Resistenza – Il liberalismo di Mario Vargas Llosa e la crisi italiana -Lettere

Salvini e il liberalismo
E’ ricomparso protagonista l’ex presidente del Senato Marcello Pera, liberale doc,che richiama Salvini ai valori del liberalismo e del realismo. Senza stare in Europa non si può pensare di governare in Italia e senza rifiutare radicalmente il populismo non si può pensare di creare una coalizione di centro- destra che possa vincere le elezioni. Che Salvini pretenda di essere il leader della coalizione e il leader della Lega contemporaneamente, senza smussare gli angoli, appare un’utopia. Salvini è un liberista, non è un liberale. E non è neppure un liberista vero perché ha votato provvedimenti assistenzialisti come il reddito di cittadinanza. Il suo è un movimento protestatario che non riesce ad avere una linea politica di governo. Anche all’epoca di Berlusconi premier era così. Solo Berlusconi, bene o male, riuscì a creare una coalizione vincente. Non fu però coesa e i risultati non vennero. La Rivoluzione liberale non si realizzò e il partito liberale di massa fu un semplice slogan. E’ impossibile pensare a Salvini come ad un leader liberale in Italia e in Europa . L’elettorato liberale e moderato rischia di non avere rappresentanza perché Forza Italia rischia di sparire.
Le Divisioni Autonome nella Resistenza
E’ uscito un libro che traccia la storia delle Divisioni Autonome nella Resistenza.  Una pagina dimenticata perché la Resistenza cattolica, liberale, moderata è stata cancellata dalla storiografia ufficiale e dalla realtà. La Federazione Italiana Volontari della Libertà è morente, guidata in modo improvvido da capi non all’altezza del compito loro affidato, ha consentito che venisse dimenticato un grande patrimonio di storia. Pensiamo in Piemonte ad Enrico Martini Mauri e alle sue Divisioni Alpine composte da diecimila uomini. E’ merito di Tommaso Piffer l’aver proposto in un libro edito da Marsilio le pagine eroiche scritte dagli Autonomi che ingiustamente vennero considerati in modo dispregiativo “badogliani”. Pensiamo , ad esempio, all’”Osoppo” ed alla sua storia tragica e gloriosa che ebbe contemporaneamente come suoi nemici i nazifascisti e i partigiani comunisti. Una storia della Resistenza che dia il giusto spazio agli autonomi non è ancora stata scritta . La colpa principale va individuata nella FIVL che non è stata capace di tramandare il suo passato che si richiama ai nomi di Cadorna e di Mattei . Già quando venne guidata da Taviani , essa deragliò, ritenendo l’ estremismo neo – fascista più pericoloso di quello rosso. Una vera bestialità affermata da Taviani, Ministro dell’Interno. Ho conosciuto da vicino la FIVL che via via si è appiattita sull’ ANPI. L’ unico uomo capace e deciso fu il vice       presidente nazionale Lelio Speranza, un uomo di Mauri. Morto lui , è stato l’inizio della fine.
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Il liberalismo di Mario Vargas Llosa e la crisi italiana
  Malgrado abbia avuto il Premio Nobel , non tutti ,almeno in Italia, sanno che il
peruviano Vargas Llosa è un pensatore liberale .Una rara avis nell’ America Latina dominata da preti guerriglieri , dittature militari , peronismo  demagogico e cattolicesimo sociale e socialisteggiante . Il
pensiero di Vargas Llosa si bass sulla proprietà privata e sullo Stato di diritto come fondamenti della libertà e della democrazia  . Una posizione einaudiana . Vargas Llosa scrive anche che la democrazia senza lo sviluppo
economico dura poco.
La povertà ,la disoccupazione e l’emarginazione assottigliano il
sostegno popolare della democrazia . Parole che potrebbero rivelarsi molto attuali anche nell’Italia di oggi piegata dalla pandemia e dalla crisi economica . Cosa succederà a gennaio in Italia potrebbe essere molto traumatico per le già traballanti istituzioni democratiche che hanno perso molto della loro credibilità . E l’idea di intaccare la proprietà privata attraverso una  patrimoniale  non è più un’idea della sola CGIL .
Potrebbe profilarsi un regime populista  e pauperista   che renderebbe l’Italia la vera cenerentola dell’ Europa , anzi la farebbe uscire di fatto dall’alveo europeo . Un regime di assistiti e di disoccupati in cui l’iniziativa privata , messa a terra dalla pandemia , non verrà favorita , ma paralizzata dalla buracrazia e dal potere sordo delle sinistre al comando  prevalentemente in virtù del virus che ci sta uccidendo come cittadini e come uomini .

Lettere  scrivere a quaglieni@gmail.com

 Covid e misericordia divina
  Siamo in una situazione drammatica, aumentano gli infetti e i morti ogni giorni. Cosa ne pensa ?   Gabriella de Giuli.   
 La colpa è dei tanti che nel corso dell’estate hanno fatto di tutto per far aumentare il contagio. Dalle movide ai soggiorni all’estero. Inoltre, Governo e Regioni hanno fatto ben poco per predisporre il Paese alla seconda ondata. Sono passati mesi senza la dovuta attenzione e la necessaria iniziativa volta ad affrontare in condizioni migliori la pandemia. Neppure i trasporti sono stati potenziati malgrado la riapertura – caotica – delle scuole .Le varie movide le stanno bloccando tardivamente solo in questi giorni con ritardi pazzeschi .La Sanità pubblica non ha fatto nulla per potenziarsi, perdendo mesi preziosi. L’unica nostra vera speranza è la misericordia di Dio che ci liberi da questo flagello. Quasi nessuno invita a pregare . Un cosa che farà sorridere i non credenti , ma che durante le grandi epidemie del passato diede forza ai nostri antenati . Oggi anche la fede in Dio appare fragile, malgrado i tempi difficili e i conforti che può dare la  fede . C’è anche chi bestemmia Dio come causa della pandemia. Molti si dicono fatalisti e mettono malvolentieri anche le mascherine . Davvero la pandemia sta rivelando il volto peggiore e più stupido dell’ umanità .

La rinuncia di Chiara
Appendino non si ricandiderà. Cosa ne pensa ?   Per me è una bellissima notizia.   Giovanni Forneron

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Anche per me perché come sindaco di Torino Appendino è stata fallimentare e gravemente dannosa per la città. Non ricandidandosi  si sottrae al giudizio degli elettori, ma facilita un accordo tra grillini e Pd a Torino. Un vero e proprio inciucio che va  denunciato con fermezza. E magari, in futuro,  potremmo vedere Appendino ministro in un Conte ter.

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