La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

L’abuso dei decreti legge – Il declino di Torino – La scuola riapre – Lettere

L’abuso dei decreti legge

Il presidente della Repubblica Mattarella ha richiamato con una lettera il presidente del Consiglio dei ministri sulla decretazione d’urgenza, le cui norme sono state violate inserendo modifiche molto significative al Codice della strada in un Decreto che ha per oggetto le semplificazioni. Un Decreto che nel corso dell’iter parlamentare ha avuto un’aggiunta smisurata di articoli  non pertinenti con il testo originario. Mattarella non ha rinviato alle Camere il Decreto varato dal Parlamento, limitandosi a scrivere una lettera ,una scelta discutibile perché occorreva porre un freno ad un modo di legiferare che va contro lo spirito e la lettera della legge e della Costituzione. Se si pensa che sui decreti viene posta la fiducia senza che le Camere possano proporre emendamenti, si ha chiaro lo svuotamento delle prerogative del Parlamento. Nel caso del Codice della strada certe norme fasulle di origine grillina sono diventate legge senza che le Camere abbiano potuto esprimersi. E questa non è più democrazia anche  perché Il ricorso al decreto legge è legittimato solo dall’urgenza e dalla necessità. Da anni il governo fa un abuso del decreto legge che occupa oggi totalmente i calendari parlamentari. Già in passato la presidente del Senato Casellati  aveva  reclamato una maggiore attenzione verso il Parlamento da parte del Governo.
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Il declino di Torino

La produzione di automobili Fiat a Torino è  crollata da 20 mila auto dello scorso anno a circa 9 mila auto quest’anno. Questo dato la dice lunga sulla marginalità italiana e torinese di FCA. Certo è in ballo anche la crisi  dell’auto, ma la Fiat ha perso più di altri sul mercato italiano. Le nostre strade sono piene di auto straniere, francesi e tedesche, e quelle Fiat sono diventate minoritarie. Se si pensa alla politica lungimirante di Vittorio Valletta e agli errori gravi compiuti da Cesare Romiti e dai suoi successori, si ha chiaro l’appannamento di un marchio  che,pur arricchito dei marchi Lancia ed Alfa, non è stato in grado di far fronte al mercato italiano. La Fiat è  fuggita all’estero sia come investimenti sia come sede fiscale. Non ha più un’auto di rappresentanza da fornire alle cariche dello Stato. E Torino si era illusa di far fronte al suo futuro confidando nel turismo, dopo la fine dei grandi stabilimenti automobilistici che  con l’indotto occupavano mezza Città. Ora che il turismo nelle grandi città è crollato con il Covid , andrà ripensato il futuro di Torino. Finora nessun profeta si esprime e certo è difficile pensare di arrestare il declino della Città, forse appare impossibile un suo rilancio.
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La scuola riapre

La scuola riapre tra mille polemiche e tra moltissime incertezze. Siamo in ritardo sui tempi e la sfida del 14 settembre sembra perduta. Un po’ di buon senso l’hanno messo i sindaci rinviando di una settimana dopo le elezioni la riapertura. Una prova di incapacità l’ha data in modo clamoroso il Governo che non ha saputo prevedere i tempi giusti dopo mesi di chiusura. Una prova non certo superata anche dai dirigenti scolastici che sono stati abbandonati a se’ stessi da una ministra inetta e da un commissario che è apparso inesistente, malgrado gli ampi poteri discrezionali consentiti dall’emergenza. L’intera struttura scolastica italiana appare nella sua fragilità. E neppure le cautele per preservare la salute degli studenti appaiono idonee. Reggerà la scuola con la riapertura? C’è da augurarsi di sì perché le misure successive anti Covid verranno misurate proprio sulla tenuta o meno della scuola. Non sembra che siano state attivate iniziative concrete per rafforzare le improvvisazioni delle lezioni da remoto dei mesi della primavera. Un anno scolastico e’ stato bruciato. Il nuovo inizia all’insegna della più totale precarietà ed incertezza. Bisogna augurare agli studenti un po’ di serenità. Riprendere la scuola tra le polemiche su chi deve misurare loro  la febbre, non deve essere rassicurante.
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Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com

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Cirio e la ginnastica littoria
Questa battuta di Cirio appare davvero esilarante: dopo il fascismo che aveva esaltato la ginnastica, in Italia si è persa la cura del corpo. Cosa ne pensa?  Lucia Amabile
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Una battuta poco felice può scappare a tutti. In effetti, più che mai oggi tra palestre e Spa c’ è la massima cura del corpo. Paradossalmente ciò che manca del fascismo sono politiche di prevenzione che il regime seppe approntare, ad esempio contro la tubercolosi e la malaria. Molti grandi edifici ospedalieri ancora funzionanti in Italia sono stati costruiti in età littoria.

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