La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Rubriche

 

Gian Carlo Pajetta –  Covid e trasparenza- I ristoranti- Lettere

 

Gian Carlo Pajetta

Era sicuramente un idealista che aveva del Partito Comunista una visione  fortemente idealizzata che non corrispondeva alla realtà. Era un grande oratore che sapeva trascinare i vecchi comunisti, ma non piaceva ai nuovi comunisti destinati, dalla Bolognina in poi, a stingere il rosso delle loro bandiere. Il “ragazzo rosso”, espulso da tutte le scuole del Regno, condannato al carcere dal fascismo, non poteva avere olimpici distacchi storici. La sua passione politica prevaleva su tutto. E la sua idea era quella perseguita dal PCI. L’ ho conosciuto: era una persona cortese, ma con la battuta caustica che non si manifestava solo nei comizi o nelle tribune televisive. Era un pezzo di pregio storico nel panorama dei dirigenti comunisti che l’età e la svolta post- comunista misero da  parte.

I nuovi comunisti che “non erano mai stati comunisti” non ebbero mai l’autorevolezza di Amendola e di Pajetta. Toccò a me di scrivere per “Stampa Sera” l’editoriale di ricordo quando mancò nel 1990.  Il direttore Luca Bernardelli mi telefonò, come era sua abitudine, prestissimo e mi disse che dovevo essere io, non comunista, a scrivere il pezzo. In quel giornale i non comunisti, in effetti, erano davvero pochi. Al di là dei suoi gesti estremi (l’occupazione della prefettura di Milano, gli scontri fisici in Parlamento, la definizione della legge maggioritaria del 1953 come << legge truffa>> ), era un uomo cordiale e aperto che forse era vittima del cliché di fazioso che lui stesso si era cucito addosso.
Una volta mi parlò di Ernesto Rossi e di Pannunzio con parole molto elogiative. Mi disse che gli operai commisero un grave errore nel 1977 a non andare a manifestare per Carlo Casalegno colpito a morte dalle Br. Visse il dramma della fine del PCI con dolore, ma anche con disciplina, come era dovere di un militante. Come lui disse ai funerali di Ernesto Rossi, fu un cavaliere dell’ideale , un Don Chisciotte senza armi e senza armatura, ma con una grande dirittura morale. Aveva accolto Almirante quando il leader missino andò a rendere omaggio alla salma di Berlinguer e fu lui ad andare a rendere omaggio alla salma di Almirante. Due gesti impensabili negli anni ruggenti di Pajetta che fu un uomo schietto ,senza ambiguità. Ho letto che era un seguace di Amendola, un migliorista. Una inesattezza che lo avrebbe fatto soffrire. Era un comunista convinto a tutto tondo, rispetto ai miglioristi ebbe anche un’autonomia da Mosca che questi ultimi non ebbero. Appartenente ad una famiglia torinese agiata,il padre avvocato era un alto dirigente dell’Istituto Bancario San Paolo, non ebbe una cultura accademica,ma una cultura coltivata in carcere con vaste letture, da autodidatta. Non ebbe certo la cultura di Ingrao  o di Alicata che si distinsero già ai Littoriali universitari. Ma ebbe la tempra morale che molti dirigenti successivi del PCI e delle sue diverse evoluzioni non ebbero.
Covid e trasparenza
E’stato molto meritevole il ricorso dei tre legali capitanati dall’avvocato Enzo Palumbo, senatore del PLI , contro la secretazione dei verbali del Comitato tecnico scientifico per il Covid che il presidente del Consiglio non voleva rendere pubblici. Leggendo le tante pagine dei verbali ci si accorge che il Governo si è discostato dalle  indicazioni degli scienziati  ossessivamente citati  per imporre il coprifuoco a tutto il Paese, indiscriminatamente. E anche il rapporto Stato / Regioni non appare così limpido.Si comprende perché volessero secretare con un atto incompatibile con una democrazia trasparente. Il potere politico certo poteva anche discostarsi dal sinedrio degli scienziati, diventati divi televisivi insopportabili ,ma con argomentazioni valide e non vacillanti come esse appaiono. Certo, la politica deve sempre avere un primato, ma “Giuseppi” non è un politico adeguato al periodo terribile che sta vivendo l’ Italia. Se si pensa che i 5 stelle volevano la totale trasparenza, vediamo come abbiano cambiato totalmente idea, per non parlare delle sardine che sono rimaste in mare o chiuse in scatola, mente quella di Palumbo era una grande battaglia di democrazia e libertà.

ristoranteI ristoranti

I ristoranti italiani sono una gloria del turismo italiano ,ma non riceveranno neppure il bonus promesso. Sono stati tra i più penalizzati perché, al di là dalla chiusura coatta del governo, la riduzione dei posti li penalizza e la paura che le persone hanno del contagio, comporta la diserzione, speriamo momentanea, di tanti clienti. Le idiozie politiche   della vice ministra Castelli che invita i ristoratori a cambiare mestiere  rivelano l’incapacità del governo a capire le ragioni di chi intraprende. Io sono convinto che i migliori locali vinceranno la sfida ,ma sarà una selezione darwiniana molto dura. Anche ristoratori come Vissani esprimono sconcerto per la crisi di un settore di vitale importanza e per l’insipienza del governo. I ristoratori torinesi sono silenti, specie quelli più noti. Speriamo  che il silenzio non preluda alla loro scomparsa . Sarebbe un guaio che questi cretini che si nutrono di  patatine fritte da McDonald’s,  non possono capire.

Lettere      scrivere a quaglieni@gmail.com

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I nomi delle piazze
Cosa pensa di una piazza che vorrebbero dedicare a Terracina ad Almirante e a Berlinguer?                                      Barbara Lai
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Mi sembra un ossimoro. E’ vero che i due politici si sono rispettati e hanno anche collaborato in segreto per contenere gli estremismi dei rispettivi schieramenti, ma non si possono mettere sotto una sola etichetta due personalità politicamente antitetiche. La proposta del Comune di Terracina porta però a riflettere che in democrazia tutti i Partiti vanno rispettati e hanno pari diritti. Se pensiamo che nel 1960 Genova scese in piazza per un congresso del MSI che due anni prima si tenne senza problemi di ordine pubblico a Milano, apprezziamo come il clima sia cambiato soprattutto perché gli anni consentono di vedere con distacco gli eventi. L’antifascismo come categoria etica fuori dalla storia è cosa rispettabile ,ma avrà sempre meno consenso. Il vero antifascismo costruttivo  la Costituzione della Repubblica che garantisce a tutti di manifestare le proprie idee. A tutti, non solo agli antifascisti.
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Ciclismo e virus
Avrei voluto assistere, senza creare assembramento, alla Milano – San Remo, ma al pubblico è stato vietato assistere alla corsa. Che senso ha ?
Giulio Fornero
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Questa idea di fare ad ogni costo la Milano – Sanremo mi sembra assai discutibile . Con il caldo d’agosto,  più di 30 gradi, e’ tutto difficile, figurarsi pedalare.La corsa da sempre si faceva il giorno della festa di San Giuseppe, il 19 marzo. Molti torinesi dopo l’inverno tornavano in Riviera propria per assistere a questa corsa. Oggi tutto è cambiato e in Riviera si va anche d’inverno. Certo che una corsa senza pubblico è quasi un ossimoro. Il Covid ci ha portato via anche la possibilità di veder passare i corridori. E lo ha impedito a priori al territorio Savonese, cambiando il percorso. Vedremo cosa succederà il prossimo anno, Covid permettendo.

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