La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Rubriche

La strage di Bologna dopo 40 anni – Il Polo del ‘900 – La laicità  – Lettere 

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La strage di Bologna dopo 40 anni

Alle ore 10,25 del 2 agosto 1980 l’Italia e in particolare Bologna vennero scosse dal più grave atto terroristico avvenuto negli anni di piombo. Furono 85 le vittime e 200 i feriti. Ci vollero molti anni per arrivare ad una sentenza, anche se la lapide posta sulla stazione sconvolta  e in parte distrutta dall’attentato indicò  subito, molto prima della sentenza, la matrice neofascista della strage. Sono stati molti a dubitare sulla matrice neofascista, dal Presidente Cossiga ad Adriano Sofri. Si parlò e si sta riparlando di un legame con il terrorismo palestinese. Ci fu chi tentò di depistare le indagini, in primis il capo massone Licio Gelli che venne condannato per questo tentativo che apparve persino ridicolo. E di queste cose lo storico  saluzzese della Massoneria non parla. A 40 anni di distanza bisogna rendere omaggio alle vittime in silenzio. Fu la pagina più nera della vicenda terroristica e forse non avremo mai una ricostruzione autenticamente storica dei fatti. In quegli anni il terrorismo fascista ebbe delle gravi responsabilità, ma non si deve dimenticare il terrorismo rosso che sicuramente prevalse. Ricordo che il Presidente Cossiga mi disse una volta che c’erano dietro a quegli accertamenti giudiziari troppi interessi politici e credo avesse ragione. Il che non significa non considerare il peso del terrorismo nero. Verità storica e verità giudiziaria, ha scritto Gianni Oliva, non coincidono in questa tragica vicenda italiana. I due condannati Fioravanti e Mambro anche dopo 40 anni si dichiarano innocenti e si appellano al Presidente della Repubblica.

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Il Polo del ‘900

Per iscriversi alla newsletter del Polo del  ‘900, oltre al nome e cognome e alla mail, è richiesto anche di dichiarare il sesso, quasi non si desumesse dal nome ma forse, per eccesso di privacy e di politicamente corretto, è anche prevista una terza ipotesi di risposta: <<preferisco non dichiararlo>>. Una forma forse un po’ ipocrita, quasi ci fosse qualcosa di male a dichiararsi omosessuali o transessuali. In linea di massima l’orgoglio, quasi la superiorità omosessuale viene sbandierata ai quattro venti anche in modo sguaiato e fastidioso. Al Polo del ‘900 stranamente è prevista solo l’ipotesi del non rispondere. Ma in definitiva che necessità di richiedere il genere per ricevere le newsletter del Polo? Il genere che c’entra?

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La laicità

Continua il dibattito con i miei lettori – innescata da un mio articolo di giugno –   sulla laicità che è cosa diversa dal laicismo, come dimostrò Norberto Bobbio. La vera laicità è pluralista e non nega il fatto religioso, ma tutela tutte le fedi e tutte le idee. La laicità consiste nel rispetto di tutte le opinioni, non nell’assenza di simboli religiosi, come accade in Francia  dalla III Repubblica in poi. Macron ruppe la continuità con il laicismo francese ,dicendo che l’elemento religioso non va sottovalutato o ignorato. Aggiungerei una riflessione in più: l’estremista non può mai essere un vero laico perché l’estremismo comporta l’intolleranza ed il rifiuto del dialogo. L’estremismo in campo religioso  si definisce fondamentalismo e può comportare la morte per gli infedeli, come è   accaduto con il terrorismo jihadista. Solo chi si richiama ai valori moderati della tolleranza  può praticare la laicità senza incoerenze. Ho conosciuto tanti laicisti intolleranti. I marxisti nel loro materialismo erano nemici delle religioni considerate oppio dei popoli. Oggi queste distinzioni sulla laicità alcuni, come i 5 stelle, non sanno neppure che esistano e si crogiolano nella loro ignoranza <<laica o non laica>> che sia, avrebbe detto Croce.

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Lettere           scrivere a quaglieni@gmail.com

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Enzo Fedeli 

Mi chiamo Luciano Collina, sono un genovese di 84 anni, da circa 60 residente a Torino. Oggi ho letto sul quotidiano online “il Torinese” quanto scritto dal Prof. Pier Franco Quaglieni in ricordo del Cav. Salvatore Guerrieri deceduto in Perù. Premetto che non ho avuto il piacere di conoscere il Cav. Guerrieri, sono invece rimasto colpito trovando citato in tale ricordo il Col. Enzo Fedeli. Infatti il Col.Fedeli, Direttore del Personale alla CEAT Cavi, mi assunse quale giovane  impiegato dandomi fiducia e per circa 15 anni sono stato alle sue dirette dipendenze affrontando con lui, ovviamente nel rispetto dei ruoli, quegli anni molto tribolati della gestione del personale, sia in sede sindacale che in sede di rinnovi contrattuali. Anche per me il col. Fedeli è stato esempio di rettitudine, impegno e serietà massima. Grazie a Lui ho poi potuto, quando purtroppo per  la Ceat a Torino ha chiuso, continuare a lavorare con professionalità ed impegno come per altri 20 anni. Sarà probabilmente l’età, ma trovarmi a leggere il nome di chi ha rappresentato una parte molto importante della mia vita, non sono riuscito ad esimermi da esprimere queste mie sensazioni. Grazie al Prof. Quaglieni per questo “amarcord”. Saluti cordiali e auguri di buon lavoro.      Luciano Collina

Il Col. Fedeli merita di essere ricordato adeguatamente. Lo farò nella rubrica prossimamente. Grazie per la Sua attenzione.
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Gli Esuli Giuliano-Dalmati e la “Croce” inopportuna

Egregio Prof. Quaglieni, nel ringraziarLa per lo spazio dedicato nella sua Rubrica domenicale per la vicenda del 13 Luglio a Trieste, oltre ad apprezzare l’essenzialità delle parole da Lei trovate per esprimere una condivisibile perplessità circa il conferimento della più alta onorificenza dello Stato ad uno scrittore noto per il suo ‘negazionismo fuori dalla storia’, vorrei solo precisare che oltre alla degnissima  l’Associazione Venezia Giulia Dalmazia tutto il mondo degli Esuli Giuliano-Dalmati è in rivolta. E molti sono stati gli scritti inviati alle redazioni di giornali, ai media, sui social e anche, proprio in questi giorni, al Presidente Mattarella, affinché revochi tale ‘Croce’, che pesa davvero troppo sui nostri cuori. Con stima,
Simona Pellis
(esule di seconda generazione, nata a Roma ‘in Esilio’ come usiamo dire noi)
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Da sempre mi interesso al tema delle foibe e dell’esodo e spesso ho parlato per il Giorno del ricordo del 10 febbraio, quest’ anno ad Imperia. Mi fa quindi molto piacere la sua stima che ricambio con viva cordialità. Noi apparteniamo a quella parte di Italiani che ama disperatamente l’Italia, come diceva Francesco Carnelutti.

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