La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Amendola, la destra della sinistra – Quando Soldati votò per Castellani – Gli Stati Generali di Conte

Amendola, la destra della sinistra

Giorgio Amendola moriva il 6 di giugno del 1980.Fu il più importante leader del PCI oltre  a Togliatti e Berlinguer. Quando io scrissi su “La Stampa” un elzeviro su suo padre, il liberale Giovanni Amendola, mi telefonò, apprezzando il mio articolo, forse l’unico che uscì allora  sui quotidiani in ricordo del dimenticato Giovanni Amendola. L’avevo conosciuto a Tellaro in casa di Mario Soldati poco tempo prima. Soldati che scrisse che la conoscenza di Togliatti lo preservò dal diventare comunista,apprezzava invece moltissimo Amendola di cui era molto amico. La morte  del padre dovuta anche alla brutale aggressione  subita da parte  dei fascisti, lo portò  per reazione al partito comunista in cui rimase, come  “una scelta di vita“, per dirla con un suo titolo, coerentemente fino alla fine, malgrado le sue posizioni lo  portarono ad una sorta di scomunica da parte di Berlinguer che lo accusò di “non conoscere l’Abc del marxismo“. Amendola nella Resistenza commise i suoi errori  come l’attentato di via Rasella che portò alla ritorsione  della strage delle Fosse Ardeatine. Dopo la guerra propose  la pena di morte per Vittorio Valletta. Rimase molto fedele all’URSS e non ebbe forse la capacità di prendere le distanze da un socialismo reale che implose nove anni dopo la sua morte. Ma dal 1964, l’anno della morte di Togliatti, in poi Amendola seguì un suo percorso, a cominciare da un dialogo aperto con Norberto Bobbio per un nuovo partito della sinistra che andasse oltre il Pci . Ma soprattutto si vide la sua diversità dal resto del PCI dal 1968 anche se nel 1971 fu tra i firmatari dell’indegno manifesto che armò la mano degli assassini del commissario Calabresi, una caduta incredibile per uno come lui. Amendola colse gli errori della contestazione e del suo estremismo velleitario e demagogico,difendendo la vecchia scuola ed elogiando il vecchio esame di maturità. Incominciò  anche la sua polemica nei confronti del sindacalismo irresponsabile. Considerava lo slogan “L’immaginazione al potere” una vera e propria idiozia. Di fronte al terrorismo accusò di viltà quegli intellettuali che dissero di non essere né con lo Stato ne’ con le Br e accusò la sinistra di aver parlato di sedicenti Br e di compagni che sbagliavano. Era considerato il leader della destra del PCI,l’ala migliorista da cui proveniva Giorgio Napolitano. Alcuni l’hanno definito la destra della sinistra. A casa Soldati mi parlò di suo Padre e di Benedetto Croce che aveva frequentato da giovane con una certa nostalgia. Credo che forse nella sostanza avesse ragione Berlinguer almeno  per l’ultima parte della sua vita perché il suo marxismo quanto meno era pieno di dubbi. E forse intuì ,anche se non lo disse mai, che l’Unione Sovietica non poteva essere un modello di riferimento. Non me lo disse in modo esplicito, anche se me lo fece intendere perché Soldati gli pose apertamente  senza tanti problemi la questione dell’ Unione Sovietica. Tra i leader comunisti fu quello che più ha rappresentato l’Italia civile di cui ha scritto Bobbio e ho scritto anch’io. Anni fa proposi alla Fondazione torinese che porta il suo nome, di organizzare un incontro su Giorgio e Giovanni Amendola. Lasciarono cadere l’idea, invece io credo che sarebbe interessante accostare Padre e figlio,perché nell’ ultimo Amendola vibrava anche la lezione di suo padre.
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Quando Soldati votò per Castellani

Mario Soldati venne a Torino a premiare l’amico Enrico Paulucci con il Premio Pannunzio ai primi di giugno del 1993, il giorno in cui si votava per le amministrative con la nuova legge dei Sindaci. Andammo insieme al seggio elettorale all’ istituto magistrale “Regina Margherit “ in via Bidone. Aveva sempre votato socialista, ma quella volta mi disse che avrebbe votato per il prof. Valentino Castellani di cui gli aveva parlato suo cugino.Volle sapere da me altre notizie di Castellani ed entrò nel seggio deciso a votarlo. Non venne per il ballottaggio, ma mi telefonò, dicendomi di votare per Castellani che era in alternativa a Novelli che venne nettamente  battuto. Una una terza sindacatura Di Novelli sarebbe stato un  vero disastro per Torino,mentre Castellani per dieci anni e’ stato un ottimo sindaco per la città. Ricordo che il mio amico Dondona che si candidò coerentemente con i liberali, venne abbandonato da quello che restava del Pli perché un rampante destinato a fare molta carriera, sostenne Castellani, anche se tra il rampante di allora e Castellani c’era una differenza abissale in termini  di cultura e di onestà. Da allora ho sempre avuto una grande considerazione del Sindaco Castellani che non fu “la marmellata“,  come sosteneva Novelli ,ma un uomo capace di governare la Città, facendola crescere  e progredire in modo illuminato. Le cose da lui programmate si videro realizzate soprattutto nel quinquennio successivo, quando Chiamparino visse di luce riflessa. Quando Soldati mori  nel 1999 Castellani  partecipò ai suoi funerali privatissimi a Torino e una settimana dopo accolse una mia proposta di intitolare una via allo scrittore -regista che venne inaugurata dal Sindaco nel 2000. A Castellani non ho mai raccontato del voto di Soldati per lui. La sua simpatia per Mario è stata spontanea e sincera come è nel suo stile di vita.
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Gli Stati Generali di Conte

A giugno il presidente del Consiglio Conte vorrebbe con mossa improvvisa ed improvvisata convocare gli Stati Generali dopo il Coronavirus. Sulla “Repubblica“ di Molinari che sta tornando un giornale leggibile, è stato fatto osservare che il richiamo a quegli Stati Generali che precedettero la rivoluzione, il crollo dell’antico regime e la ghigliottina di Luigi XVI che li aveva convocati, non rappresenta un’idea tra le più felici e rassicuranti per il presidente del Consiglio che vorrebbe aprire una discussione a 360 gradi. In effetti non è una buona idea perché il coinvolgimento di tutti doveva determinarsi subito allo scoppio della pandemia e non a giugno. Gli italiani attendono velocità di decisioni e di interventi e la proposta di Conte appare un modo per prendere e perdere altro tempo.
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