La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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Giovanni Giovannini, il grande giornalismo e non solo  – Colao e il contante – Alfredo Cattabiani, un torinese dimenticato – Riapre il Museo del Risorgimento

Giovanni Giovannini, il grande giornalismo e non solo

Ieri si sarebbe dovuto celebrare il centenario della nascita di un grande giornalista ed editore italiano , Giovanni Giovannini che fu un grande inviato speciale e girò il mondo, offrendo ai suoi lettori articoli di straordinario interesse  che divennero libri . Era tutto predisposto all’ Università per un convegno che forse verrà rimandato all’autunno. Giovannini dal 1972 divenne amministratore delegato e quindi presidente dell’editoriale “La Stampa“ che gli consentì di essere  successivamente presidente della FIEG ,la federazione degli editori dei giornali per molti anni. Fu poi anche presidente dell’ ANSA . Ho conosciuto Giovannini quando era presidente del Circolo della Stampa di cui fu tra i fondatori e ho mantenuto un costante rapporto con lui che si tradusse anche nella presidenza del Comitato scientifico del Centro “Pannunzio. Nel corso degli anni si stabilì tra di noi  anche un’amicizia molto forte. Quando mi buttarono fuori dalla “Stampa” di cui ero elzevirista da quasi dieci anni, non volli però chiedere la sua intercessione ed accettai il trattamento subìto senza neppure una telefonata del nuovo direttore. Ho sempre seguito la massima di mio padre secondo la quale le amicizie non si sfruttano per fini personali. Una volta, invece,andando a trovare Giovannini nella sua bella casa di corso Cairoli, mi imbattei in Ezio Mauro che era andato a sollecitare l’appoggio di Giovannini che poi commentò con me l’incontro con quasi sboccata franchezza. Poteva un giornalista diventare rappresentante degli editori di giornali? Sembrava uno stridente ossimoro, ma l’equilibrio e la capacità di mediazione di Vanni erano tali da consentire questa unica, straordinaria esperienza. Nessun sindacalista ebbe da ridire a al comportamento di Giovannini ed erano tempi in cui il sindacato unitario dei giornalisti egemonizzato dai comunisti sparava a palle incatenate contro chiunque non appartenesse alla sua congrega. Ricordo che volle organizzare con me un convegno a Palazzo Lascaris con i direttori dei giornali locali in Piemonte che forse per la prima volta si incontrarono e si scambiarono idee ed esperienze. Giovannini si dedicò soprattutto alle nuove tecnologie che aveva appreso nei suoi viaggi all’estero e di cui è testimonianza il suo bel libro Dalla selce al silicio, pubblicato in tempi in cui i giornali usavano il piombo e le macchine da scrivere. Era un toscano aperto e sincero che volentieri ricorreva alla battuta di spirito .Era bello cenare in sua compagnia come facevamo noi spesso al “ Cambio “ o da “Armando al Pantheon“ a Roma. Negli ultimi anni della sua vita scrisse un libro di memorie dal titolo Il quaderno nero, che presentai al Centro  “Pannunzio”, in cui narra la sua tragica vicenda di ufficiale italiano internato in Germania durante la seconda guerra mondiale dopo l’8 settembre. Un libro essenziale e molto importante che non venne accolto con la dovuta attenzione e che ricordava agli immemori la resistenza  di oltre mezzo milione di soldati italiani che patirono il freddo, la fame, la malattia e anche la morte nei lager. Ebbe un grande rapporto con il presidente Ciampi che lo insignì della medaglia d’argento al merito civile. Fin dal 1993 era stato nominato Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica. Quando io ricevetti la stessa nomina nel 1999 mi scrisse un ironico e bellissimo biglietto. Una volta mi disse che con i “direttorini“ e i “giornalistini“ di oggi il giornalismo italiano sarebbe entrato in crisi. Una profezia che si è avverata con il calo di qualità dei giornali e delle vendite. Pur ricoprendo cariche importanti, non volle mai esibirsi in televisione e mantenne sempre sobrietà di comportamenti. Fu anche estraneo ai partiti, pur avendo le sue radicate e precise convinzioni. E’ stato bello averlo conosciuto ed aver collaborato con lui.

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Riapre il Museo del Risorgimento

Il 2 giugno riapre il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino che è  rimasto chiuso per tre mesi ed ha perso centomila euro di autofinanziamento ,perdendo anche gli allievi delle gite scolastiche. Il Museo del Risorgimento di Torino, l’unico nazionale, è un qualcosa di molto importante anche perché ha sede nel Palazzo Carignano dove si radunava il Parlamento subalpino e venne proclamato il Regno d’Italia nel 1861 . Non vorrei che la cultura dell’effimero avesse più attenzione del Museo che ha necessità di essere sostenuto in modo adeguato. Il disinteresse dell’assessorato alla cultura della Regione Piemonte diventa preoccupante. L’indifferenza  verso il Risorgimento e le critiche astiose e false contro quello che Croce definiva il “Sorgimento”, è una delle caratteristiche dei tempi che viviamo. Voglio augurare al Presidente del Museo Umberto Levra buon lavoro. Sono certo che sotto la sua guida il Museo saprà superare brillantemente le difficoltà provocate dalla pandemia.
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Colao e il contante

Colao, scelto a capo del task force per la ripresa della fase 2, è rimasto comodamente a casa sua in Inghilterra e non è affatto chiaro cosa abbia fatto per l’Italia. Invece è apparso un suo breve intervento sui giornali in cui si è espresso per l’abolizione del contante di cui lui non farebbe personalmente più uso . Un’ idea bastarda e pericolosa proprio per la ripresa. Oggi il problema è che non ci sono soldi che circolano e penalizzare in qualsiasi modo chi può spendere sarebbe un gravissimo errore. Se questi sono gli intendimenti di Colao per la fase 2, c’è ulteriormente da preoccuparsi.
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Alfredo Cattabiani, un torinese dimenticato

Alfredo Cattabiani era nato a Torino il 26 maggio del 1937 e partecipò attivamente  con Elemire Zolla e Augusto del Noce alla vita culturale torinese. Esprimeva una cultura conservatrice se non addirittura reazionaria, ma la sua denuncia verso la soffocante egemonia marxista sulla cultura fu un atto di coraggio civile e morale di grande importanza nel coro starnazzante e conformista della stragrande maggioranza degli intellettuali italiani. Ha fatto grandi cose, pubblicando libri che nessuno avrebbe pubblicato. E’ stato lui a lanciare Guido Ceronetti. Fu direttore editoriale della casa editrice torinese Borla, ma  soprattutto come direttore della Rusconi libri  rappresentò un vero e coraggioso  tentativo di resistenza alla subcultura demagogica della sinistra sessantottina e pressapochista. Anche un uomo lontano dalle idee di Cattabiani, lo storico  Franco Venturi, una volta mi disse dell’ importanza di quelle edizioni che contribuivano a disintossicare il Paese dal virus del conformismo e del pregiudizio. Fu uno dei protagonisti del “Settimanale“ che durò poco e che si proponeva di essere l’anti “Espresso“. Non si legò mai a nessun partito e seppe tutelare la sua indipendenza . E’ stato un cattolico coraggioso in tempi nei quali certe idee erano combattute come eresie e le vere eresie apparivano a molti come la verità assoluta. Meriterebbe di essere ricordato .
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

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