La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Cossiga che seppe guardare lontano – Coronavirus, crisi economica ed Europa

 

Cossiga che seppe guardare lontano

Francesco Cossiga è mancato dieci anni fa .E’ stato uno dei Presidenti della Repubblica più discussi che si rivela con il passare degli anni uno degli statisti più lucidi della storia repubblicana. Egli colse prima di ogni altro la crisi della I Repubblica successiva al crollo del Muro di Berlino e allo sconquasso degli equilibri europei e internazionali derivati dalla fine dell’ Unione Sovietica. Ebbe chiara la necessità di rinnovare l’impianto istituzionale italiano a cui si rivelò sorda la classe politica dei partiti di governo e di opposizone. Si dimise da Presidente nella primavera del 1992 ,alla vigilia di Tangentopoli che fece collassare il sistema dei partiti ,complice una magistratura che era debordata dai suoi ruoli per assumere una funzione giustiziera e moralizzatrice che Cossiga ebbe il coraggio di denunciare. Come uomo politico democristiano venne meno allo stereotipo del conformismo e del moderatismo proprio di una certa politica. Come è stato ricordato di recente ,cercò anche di porre in evidenza il problema della catena di comando in tempi di emergenza ,un tema che si sta rivelando molto attuale in questi tempi in cui il Parlamento è assente nel dibattito e ratifica a posteriori l’ operato del governo.  Cossiga denunciò con chiarezza la fine di un regime partitocratico non democratico e di una Magistratura politicamente schierata . Non venne ascoltato o addirittura venne considerato un pazzo. In effetti, se rileggiamo oggi certi suoi discorsi e certi messaggi al Parlamento comprendiamo la sua lungimiranza che la storia finirà di riconoscergli. Ho avuto rapporti personali con Cossiga quand’era Presidente e conobbi la raffinatezza politica dell’uomo e la sua intelligenza che lo ponevano molto al disopra dei vari Occhetto e De Mila allora predominanti .

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Coronavirus, crisi economica ed Europa

Forse stiamo lentamente uscendo dalla fase più acuta della pandemia che l’ Italia non ha saputo o voluto affrontare per tempo,come dimostrano i Tg e i giornali di gennaio 2020 quando tanti politici dimostrarono di aver sottovalutato la gravità dell’epidemia . Solo alla fine di febbraio si cominciò ad agire seriamente, anche se le mascherine restano un problema ancora oggi. Siamo invece nel pieno di una crisi economica che può ammazzare l’Italia ,rendendola un Paese marginale forse ancora peggiore della Grecia .Il Governo non appare idoneo a mettere in campo provvedimenti adeguati, anzi la scelta verso il credito e il conseguente ulteriore indebitamento delle aziende in crisi appare scellerata ,come scellerato appare il ricorso ad una patrimoniale. L’ Europa finora ha dimostrato di non voler realmente aiutare l’Italia e l’eventuale ricorso al Mes appare un colpo micidiale all’economia italiana boccheggiante .Sembriamo un Paese in balìa di principianti assolutamente inadeguati ad affrontare i tempi eccezionali che dobbiamo affrontare .L’Europa ha dimostrato di non esistere come fatto politico ,trattando l’ Italia come un Paese di straccioni . Di fronte ai colossi degli USA e della Cina l’Europa rischia essa stessa di liquefarsi in nome degli egoismi nazionali. Pandemia, crisi economica e fine della UE sono i segni della fine di un’epoca storica a cui subentra il caos internazionale. Per il bene del Paese spero di essere troppo pessimista e mi auguro di sbagliare. Spero di essere io in errore e di non comprendere una situazione ingarbugliata, la più difficile della storia italiana  dall’unità in poi.
Buona Pasqua a tutti i lettori
Scrivere a quaglieni@gmail.com

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