(1986: Giorgio Bocca, Sandro Viola, Bernardo Valli)

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Questa settimana: Il centenario di Giorgio Bocca – Le Regioni

Il centenario di Giorgio Bocca


Ho avuto un costante rapporto per un po’ di anni con Giorgio Bocca,di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Considerato un maestro di giornalismo, a lui è intitolato il Master che si svolge presso l’Università di Torino. Era una persona difficile, spigolosa ed anche abbastanza superba. I nostri rapporti erano addolciti dall’amicizia che io avevo con la sorella Anna che aveva sposato il capo partigiano Benedetto Dalmastro e con Aldo Viglione che era stato partigiano nelle valli cuneesi come Bocca, Aldo autonomo e Giorgio giellista. I nostri rapporti si interruppero quando Bocca attaccò aspramente Giampaolo Pansa per il “Sangue dei vinti” che io ritenni un libro coraggioso che colmava una lacuna che gli storici della Resistenza non avevano avuto il coraggio di affrontare. Bocca fu politicamente ondivago: in gioventù fu fascista convinto con toni volgarmente antisemiti. Poi andò in montagna dopo l’8 settembre e rimase sempre attaccato all’esperienza partigiana di cui scrisse una storia che appare disomogenea:la sottovalutazione delle Divisioni Alpine di Mauri ne sono un esempio clamoroso. Socialista,non si può considerare tra quelli che si accodarono al PCI e questo risulta già di per sé un gran merito. Il suo libro su Togliatti, spesso non citato tra le sue opere, è forse l’opera migliore perché incominciò a smantellare il mito che i comunisti avevano costruito attorno al loro leader. <<Un libro senza timori reverenziali>>, lo definì il comunista Luciano Canfora,ma altri comunisti lo considerarono un’eresia dissacrante. Oltre all’iniziale fascismo, Bocca prese anche altre cantonate quando nel 1975 considerò le BR una favola raccontata dai servizi segreti . Dopo qualche anno dovette ricredersi pubblicamente di questa  incredibile sottovalutazione. D’altra parte, nel 1971, fu tra i firmatari del manifesto che armò la mano dei sicari del commissario Luigi Calabresi ingiustamente accusato dell’omicidio dell’anarchico Pinelli. Bocca collaborò a lungo con le televisioni di Silvio Berlusconi ,salvo poi diventarne acerrimo nemico. Inizialmente fu sostenitore di Craxi,che  poi divenne  uno dei suoi bersagli preferiti. Si considerò un “Antitaliano” dal titolo delle sua famosa rubrica su “L’Espresso”. Ebbe all’inizio persino qualche simpatia per Bossi e la sua furia giacobina e giustiziera. Fu anche coraggioso quando si chiese il perché del silenzio attorno a due giornalisti di destra come Giovannino Guareschi e Gianna Preda. E non fu tra gli esaltatori di Pier Paolo Pasolini, scrivendo con durezza che era di “una violenza spaventosa nei confronti dei suoi amici puttaneschi”. Di fronte ad un personaggio imprevedibile e anche contraddittorio, mancato da poco più di dieci anni, lo storico deve rinviare un giudizio, riconoscendo le indubbie capacità giornalistiche di Bocca che sicuramente è entrato nella storia del giornalismo.Un giudizio di sintesi oggi non è possibile.

.
Le Regioni

Il Vice Segretario del Pd Orlando intende togliere in futuro alle Regioni le competenze in materia sanitaria alla luce dell’esperienza che stiamo vivendo. Lui stesso mette le mani avanti difendendosi a priori dall’accusa di statalismo. Ma togliere alle Regioni quella competenza, che equivale ad oltre circa l’80% delle risorse finanziarie delle medesime, significa svuotarle ,rendendole di fatto  inutili. Io credo che Malagodi non avesse tutti i torti quando si oppose alla loro creazione e i 50 anni passati dal 1970 dovrebbero far riflettere serenamente anche se i tempi attuali non lo consentono . In un momento tanto grave i protagonismi di certi governatori appaiono un errore,ma anche gli errori del Governo centrale sono evidenti. Togliere la competenza regionale sulla sanità significa di fatto abolire le Regioni. Questo è il punto,al là delle polemiche strumentali di oggi. E si ripropone il ruolo delle Province che in modo maldestro sono state abolite,senza che i loro compiti siano stati delegati ad altri. Lo Stato accentrato di tipo napoleonico veniva considerato del tutto superato e secondo alcuni l’Italia nasceva vecchia perché nel 1861 fu scelto lo Stato accentrato ,andando contro al decentramento voluto da Minghetti. Io sono convinto che  senza l’accentramento non si sarebbe fatta l’Italia perché le forze centrifughe e disgregatrici erano molto forti. Poi si è cominciato con le Regioni a Statuto speciale come la Sicilia che ha sprecato quasi tutte le opportunità che lo Stato le ha offerto. Persino la Valle d’Aosta non ha dato buona prova di  sé. Non sono contrario all’autonomia regionale in linea di principio,ma oggi sorgono dei legittimi dubbi. Non sono per lo statalismo come Orlando ma non posso neppure concepire come Musumeci pretenda di avere in Sicilia poteri speciali per comandare polizia ed esercito. In questo caso sarebbe il tracollo dello Stato, sarebbe un nuovo separatismo alla Finocchiaro Aprile sfruttando la pandemia. Per combattere la pandemia ci vorrebbe una Autorità europea forte e capace, un organismo internazionale in grado di imporsi. Lo Stato nazionale non basta,figurarsi la regione Sicilia.
Scrivere a quaglieni@gmail.com

Recenti: Cosa succede in città

IL METEO E' OFFERTO DA



Da qui si Torna su