Il vestito nuovo del procuratore

in CULTURA E SPETTACOLI

Il primo romanzo di Giorgio Vitari / Coinvolgente, appassionante e dalla scrittura serrata il libro di Giorgio Vitari, già avvocato generale della Procura di Torino, è un giallo dal   taglio giuridico che ci riporta nostalgicamente negli anni ‘80 all’interno di una società che sta affrontando un cambiamento rapido ridisegnando, inevitabilmente, scale di valori e priorità, “Stiamo passando da una società dove valeva l’etica del rispetto ad un’altra basata sull’etica del consenso. Non contano più la morale, lo studio o la competenza: conta solo avere molti che la pensino come te”. A Torino, nel 1983, Francesco Rotari segue, per la Procura di Torino, un importante e difficile caso di tangenti che vede protagonisti una grande azienda e alcuni politici locali. La vicenda ricorda il caso Zampini di cui Vitari si occupò proprio in quegli anni delegato dal Procuratore Generale Bruno Caccia, morto tragicamente nell’83 in un agguato a Torino. Durante le indagini, la morte di una commessa di un noto negozio di Via Roma, avvenuta a causa di un apparente incidente domestico non convince il magistrato. I due casi sembrano legati, fino a che, dopo intercettazioni, interrogatori e molta suspense, arriva alla verità. Il libro, oltre alla sua vocazione di thriller legale-giudiziario, che ne determina il ritmo e assicura una lettura allettante e appassionante, ha un risvolto ironico-psicologico, le frequenti   considerazioni che il magistrato fa tra sé e sé, infatti, specchio di “ …debolezze fisiche e psicologiche, pigrizie e incapacità. L’avversario era la parte negativa di sé stesso, di piacevole e spassosa lettura, rappresentano una chiave di lettura diversa, non alternativa semmai valorizzante. L’autore, infatti, attraverso le sue speculazioni interiori e i suoi dubbi propone una visione differente, e per certi versi inedita,   di quella enorme entità, spesso impersonale, che è la Magistratura. Dalla lettura di questo romanzo viene fuori l’umanità e le terrene fragilità di coloro che lavorano per assicurare la giustizia, le incertezze, le riflessioni, le delusioni e gli sconforti provati ogniqualvolta si fallisce, si sbaglia o si sfiora un successo. Francesco Rotari con la sua corsa mattutina, le conversazioni con la moglie, il suo articolato rapporto col mondo femminile, con la sua puntualità e la sua giornaliera e normale routine è, oltre ad un magistrato impegnato contro il crimine, un essere umano al servizio della comunità, “Francesco Rotari ebbe ben presente…. il monito a rispettare tutti, anche se in una condizione di debolezza nei suoi confronti.”

 

Maria La Barbera

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