La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Grandi figure – Papa Francesco – L’editore Cairo – La morte di Arbasino

Grandi figure

In questi momenti di immensa difficoltà sovvengono al ricordo grandi figure del passato a Torino e non solo. Il medico Giovanni Francesco Fiochetto (1564-1642) che fu pedagogo dei figli di Emanuele Filiberto . Si distinse nell’affrontare con coraggio, competenza e rigore la peste a Torino tra il 1630 e il 1631. Lasciò anche un celebre” Trattato sulla peste e il contagio di Torino” che nel 1631 fu pubblicato a spese del Comune e venne ripubblicato con un nuovo titolo durante la peste nera di Marsiglia del 1720 . Fu nobilitato dai Savoia e gli venne concesso il titolo di Conte di Bussoleno. Una via secondaria nelle vicinanze di Porta Palazzo lo ricorda. Un’altra figura esemplare fu il beato Sebastiano Valfrè (1629-1710),per certi versi anticipatore dei grandi santi sociali torinesi.Durante l’assedio di Torino del 1706 si distinse nel soccorso ai soldati e nel sostegno alla popolazione civile .Il Consiglio Comunale gli affidò l’incarico di promuovere novene di preghiere per salvare la città assediata. Fu lui a suggerire al re Vittorio Amedeo II il voto di edificare la Basilica di Superga. Oggi è passato tanto tempo,ma il loro ricordo potrebbe ancora essere di esempio per il presente.

 Papa Francesco

 La benedizione al mondo di Papa Francesco nel corso di una cerimonia austera e solenne nello stesso tempo di fronte ad una piazza San Pietro assolutamente vuota,è un fatto difficile da dimenticare.Un episodio di pari valore ,anche se più circoscritto, evoca un altro papa ,totalmente distante da Francesco, Pio XII che di fronte al bombardamento di Roma del 19 luglio 1943 si precipitò tra la folla a San Lorenzo.Il Papa si mescolò con la gente da solo e senza scorta. Il gesto di Francesco risalta ancora di più in Italia dove si sente il bisogno di una guida riconosciuta da tutti e dal forte carisma politico in un momento  così drammatico della nostra storia .
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L’editore Cairo

Apprendiamo da una nota del Comitato di Redazione del “Corriere della Sera” che l’editore Cairo intende dare anche quest’anno un dividendo di quindici milioni agli azionisti dell’editrice. In tempi normali apparirebbe un’assurda interferenza quella del CdR di criticare le decisioni di Cairo. Ma di fronte al prepensionamento di oltre cinquanta giornalisti motivato dalle cattive condizioni dell’azienda,appare davvero incredibile il comportamento di Cairo che pure vorrebbe apparire un editore modello.
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La morte di Arbasino

Ho conosciuto Alberto Arbasino, che fu collaboratore del “Mondo” di Pannunzio e fu anche deputato repubblicano. E’ mancato novantenne. Fu lui a coniare l’espressione divenuta famosa della “casalinga di Voghera”, città dov’era nato. A molti lettori invece il nome di Arbasino dirà poco e in futuro ancora meno. Ha scritto moltissimo,ha riscritto tre volte il suo libro “Fratelli d’Italia” con un’umiltà che gli fa onore. Si è dedicato,oltre alla scrittura, a tante attività collaterali dalla carriera universitaria alla televisione. Di lui direi quello che ingiustamente Indro Montanelli scrisse di Soldati: fu un dissipatore della sua intelligenza. Aveva un modo di fare affettato ,falsamente cortese,che non mi è mai piaciuto, il suo sofisticato modo di scrivere, spesso intriso di un’ironia non sempre azzeccata, rispecchiava il dandy che era rimasto. L’aver partecipato all’avanguardia del Gruppo ’63 fu una scelta di rottura contraddetta dal resto della sua attività letteraria successiva.
C’e’ chi niente meno lo ha paragonato a Parini e all’Illuminismo  con un raffronto privo di significato, in quanto i suoi articoli su “Repubblica “ non sono certo di alto valore etico- politico ,sono molto lontani dalla tradizione settecentesca lombarda e molto vicini al radical – chiccume scalfariano. Spadolini, divenuto direttore del “Corriere!” nel 1968, lo allontanò dal giornale, malgrado vi fosse entrato l’anno prima. Dichiaratamente omosessuale, non ha mai voluto immischiarsi con i vari Pride che anzi  criticò  con asprezza. La sua opera dispersa in mille rivoli difficilmente costituirà un riferimento culturale significativo ,se non come espressione di una letteratura in crisi e di un mondo intellettuale incapace di esercitare la sua funzione: il “birignao”, come diceva Arbasino.

 

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