La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Farinetti e la patrimoniale – Manlio Brosio grande italiano – La centralità del Parlamento

Farinetti e la patrimoniale

Oscar Farinetti non è una persona simpatica , si crede, insieme a Carlin Petrini, un oracolo della sinistra enograstronomica che discetta su tutto e tutti. Un esponente delle Coop chic che fa grandi affari e vuole anche dettare legge in politica e persino nell’etica pubblica attraverso compiacenti interviste televisive e giornalistiche. Ha perfino scritto libri banali e faziosi che hanno avuto vasta eco nei soliti ambienti della sinistra snob. E’ un ospite gradito di Lilli Gruber e di altre trasmissioni simili.  Adesso il guru  del cibo genuino lancia l’idea di una patrimoniale sui risparmi, sempre più ridotti e precari, degli Italiani, già quasi decimati dall’ epidemia e dalle tasse. Speriamo che sia solo una sua idea molto peregrina e non sia stato ispirato da qualche politico che non sa più a chi votarsi.
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Manlio Brosio grande italiano

Ricorrono quarant’anni dalla morte di Manlio Brosio, avvocato, ministro, ambasciatore, senatore, grande piemontese. Brosio andrebbe ricordato adeguatamente e forse in altri tempi scriverò su di lui in modo più esaustivo. Nel 1945 fu ministro della Guerra e vice presidente del Consiglio. Era negli Anni Venti  amico e stretto collaboratore  di Piero Gobetti, ma in età matura fu molto critico sul gobettismo, le sue ambiguità illiberali e le sue aperture a Gramsci e ai comunisti. Nel 1946 fu il leader della componente repubblicana del PLI e non venne eletto alla Costituente perché il Partito Liberale fu prevalentemente monarchico, seguendo Croce ed Einaudi. Uscì dal partito insieme a Franco Antonicelli, dedicandosi all’attività diplomatica, essendo stato nominato ambasciatore a Mosca. In quella veste si occupò del dramma dei prigionieri italiani in Russia che tornarono in Italia in diecimila su un contingente di circa sessantamila. Per tentare di tenere un rapporto con i sovietici sconsigliò di aderire all’ Alleanza atlantica , anche se poi le vicende successive portarono proprio Brosio a ricoprire la carica di Segretario Generale della NATO, una carica che esercitò con grande dignità ed autorevolezza. Fu anche  ambasciatore a Londra e seguì la vicenda di Trieste e del suo ritorno all’Italia con tatto e passione di italiano e di ex combattente nella Grande Guerra. Al contrario di Antonicelli che finì senatore nelle file del PCI, Brosio scelse di tornare nel Partito Liberale dove venne eletto senatore nel 1972. La sinistra del partito pensava che l’ex gobettiano si sarebbe schierato dalla sua parte, invece Brosio assunse posizioni sue che alcuni giudicarono conservatrici, ma che in effetti era solo coerentemente liberali. L’ho conosciuto ed anche un po’ frequentato. Era un grande italiano di statura internazionale, un uomo che ormai era già entrato nella Storia, ma aveva mantenuto il tratto gentile nei suoi rapporti con le persone e con i giovani in particolare. I liberali per primi si dimenticarono molto presto di lui,  forse perché inadeguati a reggere il confronto con la sua figura. Insieme a lui tornò nel 1972  nel PLI  un altro grande liberale che aveva aderito alla scissione radicale con Bruno Villabruna, l’avvocato Gaetano Zini Lamberti che era stato internato militare in Germania. Un’altra grande figura dimenticata che meriterebbe attenzione.

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La centralità del Parlamento

Ormai in Italia si governa solo più a colpi di decreti legge riconvertiti in legge molto rapidamente dal Parlamento.  Ma soprattutto a colpi di decreti del Presidente del Consiglio che sono una vera anomalia costituzionale ai sensi dell’articolo 77 della Carta   che andrebbe rispolverato. Si tratta di  un’accelerazione  dovuta all’emergenza , ma anche potenzialmente molto pericolosa e lesiva per la stessa democrazia. L’ idea malsana di far votare i soli capi gruppo è davvero una follia  se non un attentato alla Costituzione .In Italia non esiste la regola degli Orazi e dei Curiazi. Anche il televoto da casa dei parlamentari appare un precedente grave. Le istituzioni parlamentari, presidio delle nostre libertà, vanno salvaguardate. Le alte cariche dello Stato non possono permettere che si deroghi in presenza dell’ampliamento smisurato che sta avendo il potere esecutivo. C’è perfino chi ritiene che chiedere un dibattito parlamentare sia ostruzionismo. Una frase poco intelligente, rivelatrice  di un forma mentis antidemocratica e profondamente illiberale.

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Scrivere a quaglieni@gmail.com

 

(La foto di Oscar Farinetti è di Pietro Vitti)

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