Oggi al cinema

in CULTURA E SPETTACOLI

Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

Aspromonte – La terra degli ultimi – Drammatico. Regia di Mimmo Calopresti, con Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte e Sergio Rubini. In un arretrato paese della Calabria, nel primo dopoguerra, allorché una donna muore di parto poiché non esiste un medico condotto, la popolazione decide di costruirsi una strada che la colleghi ai centri maggiori. Su ogni persona e su ogni decisione valgono le volontà del signorotto del paese. Durata 88 minuti. (F.lli Marx sala Chico)

 

Cena con delitto – Knives out – Drammatico. Regia di Rian Johnson, con Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis e Michael Shannon. Harlan Thrombey, romanziere, editore e carismatico patriarca di una bizzarra famiglia allargata, viene scoperto cadavere da una cameriera il mattino dopo una sontuosa festa di compleanno per i suoi 85 anni, la gola tagliata che sembra il risultato di un suicidio. La lussuosa villa di campagna vede l’arrivo di due ispettori di polizia, dell’investigatore privato Benoit Blanc e dei famigliare del ricco imprenditore. Con una eredità che fa gola ad ognuno dei componenti la famiglia, e con un’indagine che gratta sotto la superficie degli eventi, la costernazione lascia velocemente il posto al sotterfugio e al pregiudizio. Durata 131 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Classico anche V.O., Eliseo Grande, Reposi, The Space, Uci)

Che fine ha fatto Bernadette – Commedia. Regia di Richard Linklater, con Cate Blanchett, Billy Crudup e Laurence Fishburne. Elgin e Bernadette formano una coppia benestante ma solo apparentemente felice. Hanno una figlia, Bee. Elgin, è sempre più occupato con il proprio lavoro mentre Bernadette – uno tra i migliori ex architetti che si possa immaginare, una professione interrotta da un incidente che l’ha ferita profondamente – vive con difficoltà crescente i rapporti con il vicinato e la sua condizione di casalinga. Quando l’equilibrio tra le tensioni contrapposte sembra cedere, Elgin decide di correre ai ripari e di intervenire, prima che la depressione della moglie abbia il sopravvento: infatti Bernadette, stanca della piattezza di quella vita, è fuggita verso il Polo Sud, in un viaggio che le faccia riscoprire la propria personalità con la libertà che da troppo tempo ha dimenticato. Durata 104 minuti. (Museo del Cinema – Massimo sala Rondolino V.O., Romano sala 2, Uci anche V.O.)

Dio è donna e si chiama Petrunya – Commedia. Regia di Teona Strugar Mitevska, con Zorica Nusheva. Petrunya vive in un piccolo paese della Macedonia, ha poco più di trent’anni, una inservibile laurea, una sfilza lunga così di colloqui per trovarsi un lavoro puntualmente andati male e non è certo ai piani più alti della bellezza femminile. Un giorno, proprio al ritorno da uno di questi colloqui, s’imbatte in una processione, una cerimonia ortodossa durante la quale il pope ha il compito di gettare dall’alto di un ponte giù nel fiume una croce: l’uomo che saprà riappropriarsene sarà fortunato per l’intera annata successiva. Anche Petrunya si tuffa e rintraccia la croce che da quel momento non può essere che sua: ma l’egemonia maschile prevede ben altro e da quel giorno la vita di Petrunya cambia. Viene accusata di furto, è condotta in tribunale, interrogatori e minacce, autorità civili e religiose in disaccordo mentre cercano di salvare capra e cavoli, un caso per una giovane e agguerrita giornalista televisiva. Tratto da una storia vera, successa nel 2014, Orso d’oro all’ultima Berlinale, un successo vero al recente TFF, un grido autentico contro una società estremamente legata alle tradizioni e alle leggi che la governano. Durata 100 minuti. (Museo del Cinema – Massimo sala Cabiria anche V.O.)

 

La famiglia Addams – Animazione. Regia di Greg Tiernan e Conrad Vernon. Non più Anjelica Huston e soci a dar vita alle avventure di Morticia, Gomez e Mercoledì, del nucleo familiare più strampalato e horror del cinema, bensì una compagine animata che da noi può vantare voci famose, da Pino Insegno alla nonna rock Loredana Berté, da Raoul Bova a Virginia Raffaele. Questa volta i nostri dovranno vedersela con l’affascinante Margaux, una conduttrice di reality show al colmo della celebrità, subdolamente desiderosa di vedere il mondo nei più dolci color pastello. Durata 105 minuti. (Uci)

 

La famosa invasione degli orsi in Sicilia – Animazione. Regia di Lorenzo Mattotti. Dal racconto illustrato di Dino Buzzati, edito nel 1945. Nel tentativo di ritrovare il figlio da tempo perduto e di sopravvivere ai rigori di un terribile inverno, Leonzio, il Grande Re degli Orsi (è Toni Servillo a prestagli la voce), decide di condurre il suo popolo dalle montagne alla pianura, dove vivono gli uomini. Grazie al suo esercito e all’aiuto di un mago, riuscirà a sconfiggere il malvagio Granduca e a trovare finalmente il figlio Tonio. Ben presto tuttavia Re Leonzio si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini. Durata 82 minuti. (Greenwich Village sala 2)

Le Mans ’66 – La grande sfida – Azione. Regia di James Mangold, con Christian Bale e Matt Damon. CarrollShelby è il pilota che nel ’59 ha vinto la 24 ore di Le Mans, la più ardua delle gare automobilistiche. Quando scopre di non poter più correre per una grave patologia cardiaca si dedica a progettare e vendere automobili. Con lui c’è il suo fedele amico e collaudatore Ken Miles, dotato di uno spiccato talento per la guida, ma anche di un carattere complicato. insieme accetteranno la sfida targata ford di sconfiggere la ferrari e si batteranno per vincere una nuova 24 ore di le mans, contro tutti, a bordo di un nuovo veicolo messo a punto da loro stessi. durata 152 minuti. (Uci)

 

L’immortale – Drammatico. Regia di Marco D’Amore, con Marco D’Amore. Ciro di Marzio, detto l’Immortale, è stato ripescato dopo il colpo di pistola al petto ricevuto da Jenny e la caduta nelle acque del mare di Napoli. Don Aniello gli spiega che la sua resurrezione gli permette quello che per altri è solo un sogno: ripartire da capo. Gli affida l’incarico di fare da intermediario con la mafia russa a Riga, in Lituania, dove però i russi sono in guerra con la criminalità locale. Per far arrivare la droga, Ciro si appoggia all’attività di sartoria di Bruno, ovvero colui che lo ha aiutato quando era ragazzo a Napoli. Una collaborazione che ha il potere di far riaffiorare in lui molti ricordi. Durata 116 minuti. (Massaua, Greenwich Village sala 3, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

L’inganno perfetto – Drammatico. Regia di Bill Condon, con Helen Mirren, Ian McKellen e Jim Carter. Roy è un vispo ottantenne, pronto a rivelarsi una perfetta canaglia che proprio grazie ai suoi comportamenti raffinati circuisce il prossimo con perfette truffe finanziarie: se qualcuno pensasse di farsi risarcire in qualche modo, Roy non ci pensa su due volte a ricorrere all’omicidio. Quando su un sito di cuori solitari incontra la simpatica Betty, una simpatica vedova con curioso nipote a carico, che tappa dopo tappa gli mette a disposizione casa, affetti e quattrini, ecco che l’uomo non si ferma davanti all’idea di comportarsi con lei come ha fatto con tanti altri. Ma chi imbroglia chi? e i sospetti del ragazzo non sono lì a dimostrarsi veri, certezze che possono virare la storia in tutt’altra direzione? Anche perché un viaggio a Berlino può rivangare una vicenda di sangue che Roy aveva seppellito da tempo. Durata 109 minuti. (Centrale anche V.O., Due Giardini sala Ombrerosse, F.lli Marx sala Harpo, Reposi, The Space, Uci anche V.O.)

 

Il paradiso probabilmente – Commedia. Regia di Elia Suleiman, con Gael Garcìa Bernal e Elia Suleiman. La storia di Es che, fuggito dalla Palestina in cerca di una patria alternativa o di una terra che lo accolga, si renderà conto che il suo paese d’origine lo segue come un’ombra. La promessa e la speranza di una nuova vita si trasformano rapidamente in una commedia dell’assurdo, per quanto si allontani dal suo paese e visiti città a lui sconosciute come New York o Parigi, c’è sempre qualcosa che gli ricorda casa. Il film è un racconto, tra il comico e l’assurdo, della ricerca e dell’esplorazione dell’identità, della nazionalità e dell’appartenenenza, che pone una domanda fondamentale: dov’è il posto dove ci possiamo sentire davvero “a casa”? Durata 97 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Parasite – Drammatico. Regia di Bong Joon-ho. Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes. Ki-woo vive in un modesto appartamento sotto il livello stradale. La presenza dei genitori e della sorella rende le condizioni abitative difficoltose, ma l’affetto familiare li unisce nonostante tutto. Insieme si prodigano in lavoretti umili per sbarcare il lunario, senza una vera e propria strategia ma sempre con orgoglio e una buona dose di furbizia. La svolta arriva con un amico di Ki-woo, che offre al ragazzo l’opportunità di sostituirlo come insegnante d’inglese della figlia di una ricca famiglia: il lavoro è ben pagato e la villa del signor Park, dirigente di un’azienda informatica, è un capolavoro architettonico. Il ragazzo ne è talmente entusiasta che, parlando con la signora Park dei disegni del figlio più piccolo, intravede un’opportunità da cogliere al volo, creando un’identità segreta per la sorella come insegnante di educazione artistica e insinuandosi ancor più in profondità nella vita degli ignari sconosciuti: sino ad una inattesa scoperta nel finale. Durata 132 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Il primo Natale – Commedia. Diretto e interpretato da Ficarra e Picone, con Massimo Popolizio. Un viaggio nel tempo, dall’oggi alla Palestina della nascita di Gesù. Comicamente, lo fanno Salvo e Valentino, come per magia: il primo è un ateo e un ladro colpito dalla passione per l’arte sacra e non appena si appropria di di una preziosa reliquia in un piccolo paese della Sicilia ecco che Valentino prende a inseguirlo… ma i due si ritrovano al centro di un presepe vivente nei giorni che precedono l’arrivo della Sacra Famiglia. Durata 100 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Groucho, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Qualcosa di meraviglioso – Biografico. Regia di Pierre François Martin-Laval, con Gérard Depardieu e Assad Ahmed. Da una storia vera. Nel maggio del 2011, un padre lascia il Bangladesh con suo figlio in cerca di stabilità e speranza. C’è anche Fahim, un gran talento per gli scacchi. Padre premuroso e protettivo, Nura tace al figlio le violenze che agitano il loro paese e giustifica la loro partenza con la promessa di fargli incontrare in occidente un grande maestro di scacchi. Ma arrivati in Francia le cose non si rivelano così semplici. A semplificare la partita e l’amministrazione francese ci pensa il vecchio Charpentier, campione di scacchi di grande mole e saggezza. Accolto nella sua aula, Fahim imparerà rapidamente le regole del gioco e della vita. Durata 107 minuti. (Romano sala 3)

Le ragazze di Wall Street – Commedia. Regia di Lorene Scarafia, con Jennifer Lopez, Julia Stiles e Madeline Brewer. Alla crisi finanziaria del 2008 che vede assottigliarsi i clienti nel locale dove esercitano, un gruppo di lap dancer cerca di far fronte escogitando una serie di truffe ai danni di broker, dove alla base stanno gli adescamenti, la droga e i furti. JLo, splendida cinquantenne, la fa da padrona e la sfrontata quanto carismatica bellezza finirà col raccogliere un folto pubblico (soprattutto femminile), in vena di ribellione. Durata 104 minuti. (Uci)

 

The Irishman – Drammatico. Regia di Martin Scorsese, con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel e Anna Paquin. Una stupenda, densa sceneggiatura firmata da Steven Zaillian, come sempre un capolavoro di montaggio da parte dell’abituale collaboratrice Thelma Schoonmaker, Pacino vicinissimo all’Oscar in vero stato di grazia (come Joe Pesci, lontanissimo nelle sue malinconie dall’esuberanza assassina di “Quei bravi ragazzi”, pronto come un serafico nonno a cercare l’affetto di una bambina): Scorsese abbandona, nel suo crepuscolo cinematografico, le tinte forti, certo non abbandona la mafia italoamericana, ma ne traccia i bilanci con un profilo estremamente basso, i colpi delle pistole continuano ad echeggiare tra le strade di New York, ma sembra che ad ogni regolamento di conti il regista abbia voluto mettere il silenziatore. La storia di Frank Sheeran, sicario della mafia e veterano della seconda guerra mondiale (su suolo italiano), il suo voltarsi indietro, ormai chiuso a girare in carrozzina tra i corridoi di una casa di riposo per anziani, a ripensare alla sua scalata nell’universo del crimine. Il perno di una vita è l’amicizia e il tradimento di Jimmy Hoffa, il celebre sindacalista degli autotrasportatori il cui corpo non venne mai ritrovato, “guida” di una certa politica a stelle e strisce, raccoglitore di certo scontento nazionale, e poi l’elezione di Kennedy e il suo assassinio, e poi il fallimento dell’operazione della Baia dei Porci, e altro ancora, attraverso decenni di Storia (Sheeran morì nel dicembre del 2003). Un grande affresco, dalle parti del capolavoro: e la bellezza di vedere un film in una sala cinematografica. Durata 209 minuti. (Greenwich sala 2 V.O.)

L’ufficiale e la spia – Drammatico. Regia di Roman Polanski, con Jean Dujardin, Louis Garrel e Emmanuelle Seigner. La vicenda del capitano francese Alfred Dreyfuss, giovane militare di origine ebrea, accusato ingiustamente di alto tradimento, come spia dei tedeschi. Nel gennaio 1895, nel cortile dell’Ecole Militaire di Parigi un ufficiale dell’esercito francese, Georges Picquart, assiste alla condanna all’esilio del giovane militare, inviato all’Isola del Diavolo, al largo della costa della Guyana francese. All’indomani, Picquart viene promosso e messo a capo dell’unità di controspionaggio militare e si rende conto che, nonostante l’esilio di Dreyfus, le informazioni segrete francesi giungono egualmente ai tedeschi. L’ufficiale si convince che il collega è stato accusato ingiustamente e che la spia è ancora tra loro. Picquart inizia le proprie indagini, scontrandosi con il suo stesso Paese e con il rischio di compromettere la sua stessa carica militare: mentre Dreyfus viene umiliato in prigionia e sottoposto a processi farsa che non mutano la sua situazione. Dodici anni di indagini, sino a scoprire il vero colpevole: merito anche di Emile Zola, che prese le difese dell’accusato con l’articolo “J’accuse”, apparso su L’aurore, dove accusava la Terza Repubblica Francese di antisemitismo. Durata 126 minuti. (Ambrosio sala 3, Eliseo Blu, Romano sala 1, Uci)

 

Un giorno di pioggia a New York – Commedia. Regia di Woody Allen, con Thimotée Chalamet, Elle Fanning, Jude Law, Selena Gomez, Diego Luna e Liev Scheriber. Due giovani fidanzati trascorrono un fine settimana nella Grande Mela: lui, che abita in città e non vede l’ora di vestire gli abiti del cicerone, si chiama Gatsby (!) Welles, ama le citazioni letterarie e il cinema classico, di notte va in un vecchio bar per ascoltare Erroll Garner, lei arriva da Tucson, in Arizona, e dirige il giornale della piccola università locale, ne approfitterà per un’intervista ad un celebre regista. La quale cambierà i programmi del soggiorno della ragazza, affaccendata a conoscere persone nuove e importanti del mondo del cinema e a rifiutare gli inviti che le vengono dai genitori del fidanzato, mentre Gatsby otterrà una parte in un film accanto alla seducente Shannon. Durata 92 minuti. (Ambrosio sala 1, Massaua, Eliseo Rosso, Greenwich Village sala 1 e sala 2 V.O., Ideal, Reposi, The Space, Uci)