La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città
Lo stile Ghigo – Il governo dei  rinvii – Germano Benzi, il socialdemocratico – Lettere
Lo stile Ghigo
Il nuovo presidente del Museo nazionale del cinema  on. Enzo Ghigo ha posto la parola fine, dopo sei anni, alla direzione del Torino film  festival di Emanuela  Martini, ma nel contempo le ha annunciato una collaborazione esterna, considerata l’esperienza accumulata. Questo è lo stile istituzionale  di  Ghigo, lontano da chi vuole monopolizzare tutto in base alle appartenenze politiche . Il Museo è stato un feudo per troppi anni di gente di  sinistra e della “lobby gay” che voleva intitolare una sala del Museo ad un suo leader, degnissima persona, ma insignificante per la storia del cinema.
La storia di Ghigo presidente inizia bene all’ insegna del rinnovamento e dell’equilibrio, lo stesso che lo  ha ispirato quando presiedeva il governo regionale del Piemonte.
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Il governo dei  rinvii
Sembrava il governo più giacobino della storia italiana ,il governo delle tasse per eccellenza .Il governo Conte sta invece diventando il governo del rinvio, dei compromessi , delle liti continue e dell’ immobilismo. Pur di restare al potere sono pronti a tutto,cioè a vivacchiare in modo sfrontato. Ilva, Alitalia, Venezia, le autostrade che crollano e sono insicure, il dissesto idrogeologico, le spiagge mangiate dalle mareggiate sono problemi lontani dal Palazzo.
I cittadini sono consapevoli che il Paese sta letteralmente sprofondando in una crisi molto pericolosa, in una crisi che economicamente  evoca quasi la repubblica di Weimar. E ieri sono usciti articoli con un sondaggio che dice che il 48 per centro degli italiani  desidera l’uomo forte al potere,una stupida idea che non risolverebbe nulla e finirebbe per uccidere la democrazia . Dobbiamo tutti stare all’erta ed augurarci elezioni al più presto. Libere elezioni che mandino a casa i grillini e non spianino la strada ad avventure di destra estrema.Il popolo italiano ha tutta la saggezza per scegliere il proprio futuro.
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Germano Benzi, il socialdemocratico
Fu assessore comunale e regionale per tanti anni e divenne anche presidente del Consiglio Regionale del Piemonte bel 1980, in cambio del voto socialdemocratico alla seconda giunta di sinistra della Regione Piemonte che mancava della necessaria maggioranza. Nella legislatura successiva di pentapartito voleva restare presidente e, non ottenuta la rielezione, si dimise dal PSDI, tanto per dimostrare la sua ferrea coerenza. Poi verso fine legislatura ottenne un posto di sottogoverno e si dimise dal Consiglio regionale. Era un uomo fisicamente enorme, quasi un ammasso di carne, Gli piaceva bere e mangiare bene e gli piacevano le donne di cui non sempre si rivelò rispettoso perché rozzamente antifemminista. Il suo socialismo era un qualcosa di inesistente che avrebbe fatto la gioia di Fortebraccio, se avesse avuto modo di conoscerlo. Veniva dal Marp, una specie di Lega Nord degli anni 50. Era grossolano come Bossi, senza averne la furbizia politica.  Poi si convertì alla socialdemocrazia di Terenzio Magliano e successivamente a quella di Pier Luigi Romita. Malgrado fosse corpulento, passava molto agilmente da una corrente all’altra e, se necessario si suoi fini, da un partito all’altro. Il suo vero interesse era il potere. In lui mai uno slancio ideale . Lo misero persino a presiedere il Circolo degli Artisti,  senza averne la minima preparazione e in quel ruolo dimostrò tutta la sua rozzezza campagnina. Giunse persino a scrivere delle lettere di propaganda  elettorale su carta intestata  del Consiglio Regionale, ma questo marchiano errore, ai limiti della illegalità, fu tollerato dai comunisti che avevano bisogno del suo voto per tenere in piedi la giunta di sinistra di cui il fiero e grosso anticomunista Benzi divenne un paladino molto convinto. La Giunta che sosteneva era quella presieduta da Ezio Enrietti, socialista arrestato per alcune vicende poco limpide. Una volta Aldo Viglione presidente dal 1975  all’80 mi disse che mai avrebbe accettato il voto di Benzi. Già  nella I Repubblica ci furono personaggi alla Benzi ormai, e giustamente, del tutto dimenticati. Ma anche nell’attuale legislatura ci sono alcuni Benzi redivivi che con le loro battute  inqualificabili e stupide  fanno quasi rimpiangere il vero Benzi. Il che e’ tutto dire .
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La spiaggia scomparsa
Le mando questa fotografia scattata ieri alla spiaggia di Alassio totalmente scomparsa.
Cosa ne pensa?     Tina De Gilli
Ne penso molto male. Ci sono responsabilità comunali, regionali e nazionali. Toti  ha delle  colpe evidenti .Nessuno ha fatto il proprio dovere. La non spiaggia di Alassio ( città che vive esclusivamente di turismo  e di mare ) e’ oggi un esempio,neppure tra i più gravi,dello sfascio italiano . E’ molto triste dover constatare il decadimento in ogni campo. E’ la finis Italiae. Il comune di Alassio ha delle colpe particolari. Oggi per arrivare da Albenga ad Alassio ci sono due interruzioni con semaforo per frane del terreno sovrastante la strada. Queste frane sono ani che si ripetono,senza che mai si pensi as interventi radicali e non  tamponare in qualche modo la situazione.